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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come vengono demolite le navi fuori dalla legge
Ambiente

Come inquinare l’ambiente e manipolare i principi dell’economia circolare demolendo le navi in modo illegaledi Marco ArezioAggirare i principi dell’economia circolare e inquinare l’ambiente per soldi. La demolizione delle navi è un’attività di grande interesse dal punto di vista dell’economia circolare in quanto vengono recuperati centinaia di migliaia di tonnellate di materie prime ogni anno, soprattutto acciaio, che rientra nel circuito della produzione salvaguardando l’ambiente e risparmiando risorse naturali ed inquinamento per produrre nuove materie prime.E’ tutto così semplice? Purtroppo no. Le demolizioni delle navi dovrebbero essere eseguite in uno dei 41 impianti autorizzati sparsi nel mondo, dove il materiale da riciclare viene avviato a centri autorizzati e specializzati e le sostanze pericolose ed inquinanti, che sono presenti sulle navi, trovano una corretta collocazione, evitando che vadano disperse nell’ambiente. In realtà, alcuni armatori, per questioni di mero profitto, preferiscono vendere la nave che vogliono rottamare a società che operano fuori dalle regole dell’economia circolare e ambientali, incassando un prezzo molto più interessante rispetto ai centri autorizzati. Il business è più importante di quello che si crede, se consideriamo che, secondo le informazioni dell’ONG Shipbreaking, nel solo 2019 sono state vendute ai cantieri di demolizione 674 navi oceaniche, commerciali, piattaforme galleggianti ed offshore, da carico, petroliere e passeggeri. Questa pratica, definita “Shipwrecking“, viene svolta sulle spiagge principalmente di tre paesi: Banglasedh, India e Packistan, le cui imprese locali, che si occupano della demolizione, arrivano a pagare fino a 400 UDS per tonnellata leggera (ltd) che corrisponde a circa 3-4 volte di più rispetto al ricavo che un armatore può ottenere facendo demolire la propria nave in un cantiere Europeo autorizzato. Dove è il profitto? Chi acquista le navi in questi paesi, ad un prezzo di mercato più alto rispetto ai cantieri autorizzati, fa leva sul basso costo della manodopera, sulla bassa considerazione sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e sul mancato rispetto dello smaltimento dei rifiuti e delle sostanze pericolose in centri autorizzati e con procedure corrette. Mentre chi rivende le navi, a fronte di un maggiore guadagno, aggira le leggi internazionali, che impongono uno smaltimento controllato, facendo cambiare la bandiera alle navi durante l’ultimo viaggio e togliendosi qualsiasi responsabilità della fine del natante. Per il cambio di bandiera e quindi di proprietà, gli stessi demolitori si occupano di tutta la trafila burocratica semplificando le operazioni. Quale è l’impatto sull’ambiente? Sulle spiagge di Chattogram, Alang e Gadani e altre, vengono smontate le navi trasformando luoghi che fino a poco tempo fa erano incontaminati, in discariche a cielo aperto in cui i materiali nobili, come l’acciaio, vengono rivenduti per la laminazioni ad industrie locali, mentre quelli meno nobili e gli agenti inquinanti o tossici, vengono dispersi nell’ambiente, quali piombo, amianto bifenili policrolurati, mercurio e radio. Il Bangladesh, secondo la ONG Shipbreaking, è la discarica preferita per le imbarcazioni che hanno trasportato sostanze tossiche, causando danni irreparabili all’ambiente proprio in un’area di movimento delle maree. Cosa dicono le normative internazionali? Secondo la convenzione di Hong Kong varata dall’organizzazione marittima internazionale, ci sono regole ben precise e dettagliate sullo smaltimento di una nave a fine vita, inoltre esiste il regolamento Europeo entrato in vigore il primo Gennaio 2019, che impone lo smaltimento dei natanti solo nei centri autorizzati. Inoltre, le norme sulla tutela dei lavoratori, nonostante non sia un aspetto che riguarda le normative marittime in materia di smaltimento delle navi, sono spesso disattese per portare a termine questi tipi di attività. In particolare la manipolazione di sostanze tossiche o pericolose senza le adeguate attrezzature di protezione, la mancanza di strutture mediche e di assistenza e la mancanza prevenzione degli incidenti sul lavoro. Cosa si può fare? Come abbiamo visto, alcuni armatori non consegnano la nave ai centri autorizzati per lo smaltimento, ma la vendono prima della demolizione a società non autorizzate, godendo di una procedura semplice e collaudata che non gli fa correre rischi. Una decisa azione politica internazionale potrebbe cambiare le regole che permettono l’aggiramento della legge in fatto di ultima proprietà e della successiva demolizione della nave, il divieto di smaltimento nei siti non autorizzati che deve interessare, in qualche misura, anche l’armatore per cui la nave ha fatto servizio. Le autorità di polizia internazionale e le autorità della protezione dell’ambiente devono continuare il lavoro di investigazione, per perseguire coloro che creano, per profitto, disastri ambientali, mettono in pericolo anche la salute dei lavoratori. Nel frattempo le istituzioni finanziarie hanno iniziato a disincentivare gli investimenti verso aziende che non seguono una politica di circolarità dell’economia e che non dimostrano di avere un’impronta verde sulla propria attività. Infatti stanno definanziando l’industria petrolifera e hanno iniziato anche un ritiro dalle compagnie di navigazione, come è successo nel 2018 quando i fondi pensionistici KLP e GPFG, hanno alleggerito il loro portafoglio sulle compagnie navali.

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https://www.rmix.it/ - Polvere o Granulo Riciclato di PVC: Sarà Sempre come tu lo Vuoi
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Polvere o Granulo Riciclato di PVC: Sarà Sempre come tu lo Vuoi
Economia circolare

Polvere o Granulo Riciclato di PVC: Sarà Sempre come tu lo Vuoidi Marco ArezioIl PVC riciclato si è fatto in mille forme per te, per i tuoi estrusori o per le tue presse, in granulo, macinato o in polvere è sempre a tua disposizione per le tue produzioni.Si mette al tuo servizio con mille vestiti diversi, colori a RAL o standard, miscele popolane o di classe, che non fanno desiderare di avere altri polimeri vergini. Diventa sempre quello che vuoi tu vuoi che sia: • Tubi • Profili • Zerbini • Raccordi • Accessori • Masselli autobloccanti • Finestre • Scarpe • Ciabatte • Stivali • Canne dell’acqua • Griglie • Fili per legature • Angolari • Guarnizioni • Membrane impermeabili • Puntali antiinfortunistici • Semilavorati • Chiusini • E molto altro Si adatta a quello che desideri, può essere rigido o soft a seconda di cosa richiede la situazione, può essere trasparente se lo richiedi, senza ombre o sfumature strane, o di mille colori se preferisci. Ma sa anche essere forte e resistente come il granulo, aspettando che tu possa scioglierlo e plasmarlo secondo i tuoi desideri, oppure impalpabile come la polvere nella quale lasciare la tua impronta o sfuggente come le scaglie di un macinato che assomigliano ai coriandoli della tua infanzia. Il PVC riciclato, sotto qualsiasi forma, cammina con te, ti accompagna nella tua vita lavorativa, ti esorta a rispettare l’ambiente, a ridurre l’impronta carbonica, a non utilizzare i polimeri vergini di derivazioni petrolifera se possibile, ti rendono fiero di partecipare al processo dell’economia circolare, ti insegna a credere di poter costruire un mondo migliore attraverso il riciclo. Quando fai una cosa che ritieni socialmente utile, come realizzare prodotti in PVC riciclato, lo fai anche per le generazioni future, forse anche per i tuoi figli, insegnandoli che la riduzione dei consumi, il riciclo, il riuso e il recupero di ciò che sembrerebbe un rifiuto, sono fattori non trascurabili ma essenziali per vivere in un mondo meno consumista, dove si brucia tutto quello che si tocca, lasciando solo scorie.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - riciclo - PVC Vedi maggiori informazioni sulle materie plastiche

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https://www.rmix.it/ - Trasformazione Creativa: L'Arte di Rinnovare i Rifiuti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Trasformazione Creativa: L'Arte di Rinnovare i Rifiuti
Economia circolare

Esplorazione del Movimento dell'Arte da Rifiuto: Impatto, Artisti e Mercatodi Marco ArezioL'arte realizzata con materiali di rifiuto affonda le sue radici nel contesto delle avanguardie artistiche del XX secolo, quando artisti come Marcel Duchamp introdussero l'uso di oggetti quotidiani, i ready-made, nelle loro opere, sfidando le definizioni tradizionali di cosa potesse essere considerato arte. Tuttavia, l'adozione specifica di rifiuti e materiali scartati come mezzi principali per la creazione artistica ha iniziato a guadagnare terreno negli anni '60 e '70, parallelamente all'emergere di movimenti ambientalisti e di sensibilizzazione verso il consumo sostenibile. In questo periodo, l'arte da rifiuto emergeva non solo come espressione estetica ma anche come critica sociale e commento politico. Artisti come Robert Rauschenberg e Tony Cragg hanno utilizzato rifiuti e detriti urbani per creare le loro opere, esplorando temi di sovrapproduzione, consumismo e la trasformazione del rifiuto in risorsa. Evoluzione nel Tempo Nel corso dei decenni successivi, l'arte da rifiuto ha continuato a evolversi, con artisti che sperimentano una vasta gamma di materiali scartati, dai rifiuti domestici ai detriti industriali, fino a materiali naturali considerati "rifiuti" in un contesto specifico. La pratica si è espansa per includere una varietà di tecniche e media, dall'assemblaggio alla scultura, dall'installazione al collage, riflettendo una crescente preoccupazione globale per le questioni ambientali e la sostenibilità. Negli anni 2000, l'arte da rifiuto ha guadagnato ulteriore visibilità e riconoscimento, con artisti come El Anatsui e Vik Muniz che raggiungono un pubblico internazionale attraverso mostre in prestigiosi musei e gallerie. Questo periodo ha visto anche un aumento della collaborazione tra artisti e comunità locali, con progetti che non solo trasformano fisicamente i rifiuti in arte, ma cercano anche di coinvolgere e sensibilizzare il pubblico sui problemi di gestione dei rifiuti e conservazione ambientale. Riconoscimento Accademico e Culturale L'accoglienza accademica e culturale dell'arte da rifiuto ha variato nel tempo, con alcuni critici e istituzioni che inizialmente esitavano a riconoscerla come forma d'arte legittima. Tuttavia, con l'aumentare della consapevolezza ambientale e il crescente apprezzamento per le pratiche artistiche che sfidano i confini tradizionali, l'arte da rifiuto ha guadagnato un posto rispettato nel dialogo artistico contemporaneo. Le università e le scuole d'arte hanno iniziato ad includere l'arte da rifiuto nei loro curricula, riconoscendola come un importante veicolo per esplorare e discutere questioni di sostenibilità, etica del consumo e il ruolo dell'arte nella società. Musei e gallerie in tutto il mondo ospitano regolarmente mostre dedicate a questa forma d'arte, segnando il suo consolidamento come movimento influente e rilevante. Artisti e Opere Chiave Questo capitolo si concentra sui protagonisti del movimento dell'arte da rifiuto, esaminando gli artisti che hanno segnato con le loro opere il panorama artistico contemporaneo. Attraverso l'analisi delle loro creazioni, si evidenziano i materiali utilizzati, le tecniche adottate e i messaggi che intendono trasmettere, sottolineando l'unicità e l'importanza di ogni artista nel contesto del movimento. Artisti e Opere Europei Michelangelo Pistoletto: Uno dei pionieri dell'Arte Povera, Pistoletto ha utilizzato materiali di scarto e oggetti di uso quotidiano per riflettere sul rapporto tra arte e vita. Le sue "Venus of the Rags" combinano statue classiche con montagne di stracci, simboleggiando il confronto tra l'ideale di bellezza e il rifiuto della società consumistica. Thomas Hirschhorn: Conosciuto per le sue installazioni immersive create da materiali effimeri e di scarto, come cartone, nastro adesivo e plastica. L'opera "Bataille Monument" ha trasformato spazi pubblici in aree di dialogo sociale, utilizzando i rifiuti per interrogare temi di consumo, povertà e comunità. Artisti e Opere dalle Americhe Vik Muniz: L'artista brasiliano ha guadagnato fama internazionale con la serie "Pictures of Garbage", dove ha collaborato con i catadores (raccoglitori di materiali riciclabili) di uno dei più grandi discariche a cielo aperto del mondo, a Rio de Janeiro, creando ritratti grandiosi utilizzando i rifiuti raccolti. Queste opere interrogano la natura del valore artistico e sociale, trasformando letteralmente il rifiuto in bellezza e dignità. Mierle Laderman Ukeles: Artista americana associata al movimento di manutenzione dell'arte, ha dedicato la sua carriera a sfidare le nozioni di lavoro di servizio, arte e il valore dei rifiuti. La sua performance "Touch Sanitation" ha coinvolto il saluto personale di ogni lavoratore dell'igiene di New York, enfatizzando l'umanità e l'importanza del lavoro considerato "invisibile". Artisti e Opere dall'Asia e altre regioni El Anatsui: L'artista ghanese è celebre per le sue sculture flessibili realizzate da migliaia di tappi di bottiglia di metallo riciclati, collegati insieme per creare vasti panneggi che ricordano tessuti tradizionali africani. Le sue opere, come "Black River", esplorano temi di consumo, scambio culturale e la bellezza rinvenuta nei materiali trascurati. Song Dong: Questo artista cinese utilizza una varietà di materiali scartati nelle sue installazioni per esplorare la transitorietà della vita e il valore emotivo degli oggetti quotidiani. "Waste Not" è un'opera commovente che presenta gli oggetti domestici accumulati dalla famiglia dell'artista per decenni, riflettendo su perdita, memoria e il consumismo. Analisi delle Opere Significative Ogni artista selezionato rappresenta un approccio unico all'utilizzo di materiali di scarto, dimostrando la versatilità e la profondità del movimento dell'arte da rifiuto. Attraverso le loro opere, questi artisti non solo trasformano fisicamente i materiali ma ricodificano il significato e il valore attribuito al rifiuto, invitando a una riflessione critica sulle pratiche di consumo e sulle responsabilità ecologiche. Le tecniche variano dalla scultura all'installazione, dal collage alla performance, evidenziando la ricchezza e la diversità del movimento. I materiali, una volta considerati inutili, acquistano nuove vite come elementi di opere d'arte, sfidando le percezioni convenzionali di bellezza e valore. I messaggi veicolati attraverso queste opere sono potenti e molteplici, spaziando dalla critica al consumismo sfrenato e all'indifferenza ambientale, alla celebrazione della resilienza umana e alla capacità di reinvenzione e rigenerazione. Questi artisti ci ricordano che l'arte ha il potere di trasformare non solo materiali ma anche prospettive, invitando a una maggiore consapevolezza e responsabilità verso il nostro pianeta e le nostre comunità. Tematiche e Messaggi L'arte creata a partire da materiali scartati non è solo una manifestazione di creatività e ingegnosità; è anche una forma di comunicazione potente che veicola messaggi profondi riguardanti l'ambiente, il consumismo, la sostenibilità e la trasformazione. Questo capitolo esplora le tematiche e i messaggi intrinseci nell'arte da rifiuto, analizzando come gli artisti utilizzano i materiali scartati per riflettere su questioni globali e stimolare un cambiamento nel pubblico. Ambientalismo e Sostenibilità Una delle tematiche più evidenti nell'arte da rifiuto è l'ambientalismo. Gli artisti che lavorano con materiali scartati spesso cercano di mettere in luce l'impatto ambientale del consumismo sfrenato e della produzione di rifiuti. Opere che incorporano plastica monouso, elettronica obsoleta e altri rifiuti industriali servono come commento critico sulla cultura del "usa e getta" e sull'accumulo di detriti che minaccia gli ecosistemi naturali. Critica al Consumismo Molti artisti dell'arte da rifiuto mirano a sfidare direttamente le norme del consumismo, evidenziando la brevità della vita utile di molti prodotti e il ciclo incessante di consumo e scarto. Attraverso la trasformazione di rifiuti in arte, questi artisti propongono una riflessione sul valore degli oggetti, invitando a considerare pratiche di consumo più consapevoli e sostenibili. Rinascita e Trasformazione Un messaggio potente veicolato attraverso l'arte da rifiuto è quello della trasformazione e rinascita. Gli artisti dimostrano come materiali considerati inutili o dannosi possano essere trasformati in qualcosa di bello e significativo. Questa tematica non solo serve a ispirare un nuovo apprezzamento per i materiali scartati, ma funge anche da metafora per la possibilità di cambiamento e rinnovamento nella società e nell'individuo. Messaggio Sociale ed Ambientale L'arte da rifiuto spesso incorpora un forte messaggio sociale ed ambientale, incitando alla riflessione su come le pratiche individuali e collettive influenzino l'ambiente. Attraverso l'esplorazione di temi come la gestione dei rifiuti, l'inquinamento e la conservazione delle risorse, gli artisti mirano a stimolare un dialogo attivo sui modi in cui possiamo contribuire a un futuro più sostenibile. Riflessioni Iniziali Questo capitolo sottolinea l'importanza dell'arte da rifiuto come veicolo per la critica sociale e la sensibilizzazione ambientale. Attraverso l'uso di materiali scartati, gli artisti non solo mettono in discussione le norme del consumismo e dell'accumulo di rifiuti, ma offrono anche una visione di speranza e cambiamento, dimostrando il potenziale di trasformazione insito nei materiali più umili. L'arte da rifiuto, quindi, emerge come una pratica profondamente radicata nelle questioni contemporanee, che sfida gli spettatori a riflettere sul proprio impatto ambientale e a considerare vie alternative verso un futuro più sostenibile. Classificazione e Accoglienza Critica La crescente prevalenza dell'arte da rifiuto nel panorama artistico contemporaneo solleva questioni interessanti sulla sua classificazione e sulla ricezione da parte della critica e del pubblico. Questo capitolo esamina il posizionamento dell'arte da rifiuto all'interno delle categorie artistiche esistenti e considera le varie risposte che ha suscitato nel mondo dell'arte. L'Arte da Rifiuto come Arte Moderna o Contemporanea Determinare se l'arte da rifiuto debba essere classificata come arte moderna, contemporanea o come un movimento a sé stante è un compito complesso. L'uso di materiali di scarto come medium artistico sfida le definizioni tradizionali dell'arte, proponendo una nuova narrazione nell'arte contemporanea. Sebbene condivida affinità con alcune pratiche dell'arte moderna e contemporanea, come l'arte concettuale e l'assemblaggio, l'arte da rifiuto spesso si distingue per il suo forte impegno etico e ambientale. Accoglienza Critica e Posizionamento nel Panorama Artistico L'accoglienza critica dell'arte da rifiuto è stata varia, oscillando tra l'ammirazione per la sua innovazione e l'ingegnosità e il dibattito sulla sua legittimità come forma d'arte. La critica spesso si concentra sul messaggio ambientale e sociale trasmesso attraverso i materiali di scarto, lodando la capacità di questi artisti di sollevare consapevolezza e provocare il dibattito pubblico su temi urgenti. Tuttavia, alcuni critici hanno sollevato interrogativi sulla longevità e la conservazione di queste opere, dato il carattere degradabile e transitorio dei materiali usati. Queste preoccupazioni evidenziano la tensione tra il valore estetico e tematico dell'arte da rifiuto e le pratiche conservative tradizionali. Un Nuovo Canone? Man mano che l'arte da rifiuto continua a guadagnare terreno, alcuni propongono che meriterebbe di essere considerata una categoria artistica a parte, data la sua unicità e il suo impatto. Questa prospettiva suggerisce che l'arte da rifiuto non solo rappresenta una sfida alle convenzioni artistiche, ma offre anche una visione critica delle pratiche sociali e ambientali, meritevole di riconoscimento e studio specifico. La creazione di un nuovo canone per l'arte da rifiuto potrebbe facilitare ulteriori discussioni e ricerche su questo movimento, promuovendo una maggiore comprensione e apprezzamento delle sue qualità uniche e del suo potenziale per influenzare positivamente la società. Riflessioni Iniziali La classificazione e l'accoglienza dell'arte da rifiuto riflettono le sfide e le opportunità di questa pratica artistica innovativa. Mentre naviga tra ammirazione e critica, l'arte da rifiuto sollecita una riflessione continua sul ruolo dell'arte nella società e sulle responsabilità degli artisti e del pubblico nei confronti dell'ambiente. La sua capacità di connettere estetica, etica e azione offre un campo fertile per esplorazioni future, sia all'interno che al di fuori delle tradizionali categorie artistiche. Mercato e Valore Economico L'ultimo capitolo di questa tesi esplora il mercato e il valore economico dell'arte da rifiuto, un argomento che rivela tanto sul riconoscimento sociale e culturale di quest'arte quanto sulla sua sostenibilità finanziaria. Analizzando come le opere create da materiali scartati sono valutate, vendute e collezionate, possiamo ottenere una visione più completa del ruolo che l'arte da rifiuto gioca nel panorama artistico contemporaneo. Analisi del Mercato Negli ultimi anni, il mercato dell'arte da rifiuto ha visto una crescita significativa, con un numero crescente di collezionisti e gallerie interessati a queste opere. Questo interesse è spesso alimentato dalla crescente consapevolezza delle questioni ambientali e dalla ricerca di arte che esprime un impegno sociale o politico. Le mostre dedicate a questa forma d'arte, sia in gallerie private che in istituzioni pubbliche, hanno contribuito a incrementare la sua visibilità e attrattiva sul mercato. Esempi di Valori Approssimativi Il valore delle opere d'arte da rifiuto può variare ampiamente a seconda dell'artista, della complessità dell'opera e del messaggio che veicola. Alcuni artisti, come Vik Muniz o El Anatsui, hanno visto le loro opere raggiungere prezzi significativi in aste e vendite private. Ad esempio, le opere di El Anatsui possono superare i centomila dollari, riflettendo il suo riconoscimento internazionale e l'importanza critica del suo lavoro. Tuttavia, il valore di quest'arte non risiede esclusivamente nella sua quotazione economica. Il significato sociale, ambientale e culturale delle opere contribuisce a un valore intrinseco che trascende il prezzo di mercato, rendendole importanti per collezionisti e istituzioni che cercano di sostenere e promuovere l'arte con un messaggio forte e trasformativo. Fattori che Influenzano il Prezzo Diversi fattori influenzano il valore di mercato dell'arte da rifiuto, tra cui: Riconoscimento dell'Artista: Artisti con una solida reputazione e una presenza consolidata nel panorama artistico tendono a raggiungere prezzi più elevati. Unicità e Complessità dell'Opera: Le opere che dimostrano un alto livello di ingegnosità e originalità nel trattamento dei materiali scartati sono particolarmente apprezzate. Messaggio e Impatto Sociale: Opere che comunicano un messaggio potente e stimolano la riflessione su questioni ambientali o sociali possono suscitare un interesse maggiore. Riflessioni Conclusive Il mercato dell'arte da rifiuto riflette un crescente riconoscimento del valore dell'arte come mezzo per esplorare e affrontare questioni critiche del nostro tempo. Sebbene il valore economico delle opere possa essere un indicatore del successo e dell'accettazione all'interno del mercato dell'arte, è importante ricordare che l'arte da rifiuto trascende il suo valore commerciale, offrendo prospettive uniche su come possiamo riconciliarci con il nostro ambiente e le nostre pratiche di consumo. L'arte da rifiuto, quindi, rappresenta non solo un movimento artistico significativo ma anche un catalizzatore per il cambiamento sociale e ambientale, invitando artisti, collezionisti e spettatori a riconsiderare il valore e il potenziale dei materiali scartati.

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https://www.rmix.it/ - Come Scegliere un HDPE Riciclato da Soffiaggio senza Odori per l’Automotive
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come Scegliere un HDPE Riciclato da Soffiaggio senza Odori per l’Automotive
Informazioni Tecniche

Come Scegliere un HDPE Riciclato da Soffiaggio senza Odori per l’Automotivedi Marco ArezioL’uso dell’HDPE riciclato per il soffiaggio si sta moltiplicando nelle aziende che fino a pochi anni fa rinnegavano il materiale riciclato, bollandolo come uno scarto, un rifiuto, dalle scarse qualità tecniche, estetiche e d’immagine.Per fortuna molte cose sono cambiate dentro e fuori le aziende, così che l’HDPE riciclato da soffiaggio è passato nel giro di qualche anno da reietto a prodotto di grande interesse, pratico e mediatico. Senza dubbio ci sono stati anche notevoli miglioramenti tecnici sugli impianti che caratterizzano la filiera produttiva del riciclo, tanto che molte delle problematiche classiche che si riscontravano nell’uso dell’HDPE riciclato durante la produzione di articoli soffiati, in parte sono state risolte. Molto ha fatto anche un diverso approccio sia dell’acquirente della materia prima che del consumatore finale, che hanno perso quella criticità relativa ad un articolo fatto con materiale riciclato. Ma nel campo del riciclo ci sono ancora flussi di HDPE che possono presentare problemi qualitativi, estetici e di odore. In relazione all’odore contenuto nei flaconi da riciclare, materia prima da post consumo utilizzata per la realizzazione del granulo da soffiaggio, sicuramente il più persistente è quello che deriva dai detersivi, infatti nonostante il lavaggio, anche accurato dei flaconi da riciclare, l’odore di tensioattivo rimane in modo quasi indelebile. Se nel settore del packaging la rimanenza di odore di detersivo è sempre più tollerato, ma in altri settori, come quello dell’automotive, è una forte discriminante. Nell’ottica dell’economia circolare, l’impiego di granuli in HDPE riciclato che provengano dal post consumo è diventato una vera necessità per l’ambiente, in quanto è indispensabile riutilizzare il più possibile la plastica a fine vita, per evitare che finisca in rifiuto. Sul mercato esistono dei granuli in HDPE neutri od opacizzati, che non hanno al loro interno odori di detersivo, alimentari o di altre fragranze (o puzze), rendendoli così adatti ad un uso più professionale. Per esempio i condotti dell’aria nel settore automotive, possono essere realizzati con granuli in HDPE riciclati, ma non devono attribuire all’aria che ci passa all’interno, odori sgradevoli o persistenti. L’input di questi granuli è costituito da una mono plastica (solo HDPE) che non viene a contatto con altri rifiuti e quindi non ne assorbe, durante il ciclo di immagazzinamento, trasporto nei sacchi e riciclo finale, le contaminazioni classiche che danno origine agli odori pungenti e persistenti della raccolta differenziata. Con questi materiali, neutri od opacizzati, si possono soffiare bocchettoni di aerazione, o altri parti nel settore dell’automotive, che non presentano odori sul prodotto finito, riuscendo a coniugare qualità, circolarità ed esigenze tecniche. In ogni caso, i granuli in ingresso, si possono testare attraverso una semplice analisi sull’impronta degli odori contenuti, attraverso un test di gas cromatografia a mobilità ionica, che in soli 20 minuti ci può dare una fotografia sui componenti chimici dei granuli, in relazione a possibili odori durante le fasi di soffiaggio dell’articolo o una volta posizionato nel veicolo. Questi dati rilasciati dalla prova non sono empirici, come il test fatto con il naso da un gruppo di persone, ma sono del tutto analitici, precisi ed inconfutabili.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - HDPE - soffiaggio - post consumo - automotive - odori Vedi maggiori informazioni sul riciclo

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https://www.rmix.it/ - Nuovo Progetto per la Produzione di Energia Elettrica Rinnovabile in Sud Africa
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Nuovo Progetto per la Produzione di Energia Elettrica Rinnovabile in Sud Africa
Ambiente

Un nuovo impianto misto, solare ed eolico, per ridurre la dipendenza dal carbone nella la produzione di energia elettrica di Marco ArezioLa produzione industriale in Sud Africa, oltre alle esigenze civili, richiede sempre maggiore disponibilità di energia elettrica, che il paese deve fornire bruciando, prevalentemente il carbone. Il Sud Africa dipende ancora per circa l'80% dal carbone per la produzione di energia elettrica e non riesce ad avere un efficiente sistema di fornitura, tanto che le interruzioni di energie sono all'ordine del giorno. Un' altro aspetto da considerare è l'elevato inquinamento che si produce bruciando il carbone, nonostante sia stato, fino ad ora, una difficile scelta, da parte del governo,  quella di ridurre l'uso di una materia prima di produzione locale. Inoltre il carbone ha un costo idrico pesantissimo: per l’estrazione sono necessari oltre 10mila litri d’acqua per ogni tonnellata estratta.Per queste ragioni le società Sasol e Air Liquid Large Industries South Africa, hanno firmato un Corporate Power Purchase Agreements (CPPA) con TotalEnergies per la fornitura di 260 MW di elettricità rinnovabile in 20 anni. TotalEnergies svilupperà un impianto solare da 120 MW e un parco eolico da 140 MW nella provincia del Capo Occidentale per fornire circa 850 GWh di elettricità verde all'anno al sito di Secunda di Sasol, situato 700 chilometri più a nord-est, dove Air Liquide gestisce la maggiore produzione di ossigeno sito nel mondo. I due progetti forniranno elettricità rinnovabile competitiva e disponibile per decarbonizzare la produzione di Sasol e Air Liquide. Questi accordi dimostrano la posizione di TotalEnergies per contribuire all'evoluzione del mix energetico in Sud Africa. I progetti avranno un impatto diretto sulla comunità locale attraverso la creazione di posti di lavoro. “La produzione di energia in Sud Africa è ancora basata per l'80% sul carbone e le interruzioni di corrente si verificano quotidianamente. Con questi sviluppi siamo orgogliosi di supportare Air Liquide e Sasol per la loro fornitura di elettricità verde. Nel frattempo, siamo lieti di contribuire alla transizione energetica del Sudafrica, che consiste nell'aumentare la sua quota di energie rinnovabili e gas come alternativa al carbone” ha affermato Vincent Stoquart, Senior Vice President, Renewables di TotalEnergies. "Esiste un mercato dinamico per i PPA aziendali in Sud Africa e vogliamo che TotalEnergies assuma una forte posizione di leadership". I due progetti dovrebbero essere operativi nel 2025. I CPPA con SASOL e Air Liquide sono stati firmati con un consorzio di TotalEnergies Marketing South Africa 1 (70%), il suo partner Mulilo (17%) e un B- Partner BBEE (13%).Info: TotalEnergies

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https://www.rmix.it/ - Cappotti Termici Anti-Fuoco per i Grattacieli: Guida alla Sicurezza e all'Innovazione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Cappotti Termici Anti-Fuoco per i Grattacieli: Guida alla Sicurezza e all'Innovazione
Informazioni Tecniche

Materiali Autoestinguenti (Anche Riciclati) e Tecniche Costruttive Avanzate per la Protezione Antincendio dei Grattacieli di Marco ArezioIl cappotto termico sui grattacieli non solo migliora l'efficienza energetica dell'edificio ma gioca un ruolo cruciale nella protezione contro il fuoco, mitigando l'effetto camino, in determinate condizioni applicative e qualitative degli isolanti, che può accelerare la propagazione delle fiamme. Data la crescente altezza e complessità delle strutture urbane moderne, la sicurezza antincendio è diventata una priorità assoluta. Questo articolo esplora come costruire un cappotto termico efficace e sicuro, con un focus particolare sui materiali autoestinguenti e sulle tecniche costruttive avanzate. L'Effetto Camino in Caso di Incendio nei Grattacieli L'effetto camino si verifica quando l'aria calda sale rapidamente all'interno di un edificio, creando un flusso ascendente che aspira aria fresca dalle aperture inferiori. Nei grattacieli, questo fenomeno può accelerare drammaticamente la diffusione del fuoco, spingendolo verso i piani superiori a una velocità allarmante. Materiali Isolanti e Rischio Incendio Ma i materiali isolanti esterni possono anche contribuire significativamente all'effetto camino se non sono adeguatamente selezionati e applicati. Materiali altamente infiammabili non solo alimentano il fuoco ma possono anche generare fumi tossici, mettendo a rischio la sicurezza degli occupanti. Materiali Isolanti AutoestinguentiDefinizione e Importanza dell'AutoestinguenzaUn materiale isolante è considerato autoestinguente quando è capace di fermare la propagazione delle fiamme senza l'intervento esterno. Questa caratteristica è cruciale nei grattacieli, dove l'accesso ai piani superiori per le operazioni di spegnimento potrebbe essere difficoltoso. L'autoestinguenza si misura attraverso standard specifici che valutano la capacità di un materiale di estinguersi entro un tempo definito dopo l'ignizione. Panoramica sui Materiali Isolanti Comuni e la Loro Reazione al Fuoco I materiali isolanti più comuni includono polistirene (EPS e XPS), poliuretano, lana di roccia, e fibra di vetro. Ognuno presenta caratteristiche uniche in termini di resistenza al fuoco: Polistirene (EPS e XPS): Pur offrendo buone prestazioni termiche, richiede additivi ritardanti di fiamma per migliorare la sicurezza antincendio. Poliuretano: Ha un'eccellente resistenza termica ma può degradarsi rapidamente in presenza di fuoco se non trattato adeguatamente. Lana di roccia: Naturalmente resistente al fuoco, non contribuisce alla propagazione delle fiamme ed è spesso utilizzata in applicazioni che richiedono un'alta resistenza al fuoco. Fibra di vetro: Similmente alla lana di roccia, offre buone prestazioni in termini di resistenza al fuoco. Criteri per la Scelta di un Isolante Termico Autoestinguente Quando si seleziona un isolante termico per i grattacieli, è fondamentale considerare: La classificazione di reazione al fuoco: Preferire materiali classificati come A1 o A2, secondo le norme europee, che indicano nessuna o limitata contribuzione al fuoco. Densità e spessore: Fattori che influenzano la capacità di isolamento e la resistenza al fuoco del materiale. Durabilità e stabilità chimica: La capacità del materiale di mantenere le sue proprietà nel tempo, anche in condizioni avverse. Isolanti Termici Prodotti con Materiali Riciclati Recentemente, l'attenzione si è spostata verso materiali isolanti sostenibili prodotti con materiali riciclati, che non solo offrono una buona resistenza termica ma sono anche più ecologici. Alcuni esempi includono: Isolanti a base di cellulosa: Prodotti principalmente da carta riciclata, trattati con boro per conferire proprietà ignifughe. Pannelli di lana riciclata: Utilizzano scarti di tessuto e lana per creare pannelli isolanti con buone proprietà di resistenza al fuoco. Polistirolo riciclato: Benché il polistirene sia meno desiderabile dal punto di vista della resistenza al fuoco, le versioni riciclate trattate con additivi ritardanti di fiamma possono rappresentare un'opzione economica e relativamente sicura. Migliori Isolanti Termici in Relazione al Fuoco Approfondiremo ora gli isolanti termici, concentrandoci sulla loro efficacia in relazione al fuoco, per identificare i materiali più sicuri e performanti per l'uso nei grattacieli. Analisi Comparativa dei Materiali Isolanti Per comprendere quale isolante termico offre le migliori prestazioni in caso di incendio, è fondamentale considerare diversi fattori, tra cui la resistenza al fuoco, la capacità di isolamento termico, e le emissioni in caso di combustione. Ecco una breve panoramica: Lana di roccia: Eccelle nella resistenza al fuoco grazie alla sua composizione minerale. Non brucia ed è capace di resistere a temperature superiori ai 1000°C. Offre anche un'ottima isolazione termica e acustica. Fibra di vetro: Simile alla lana di roccia per prestazioni antincendio e isolamento termico, ma può essere meno confortevole da maneggiare a causa delle fibre fini che possono irritare la pelle e le vie respiratorie. Poliuretano trattato: Con l'aggiunta di ritardanti di fiamma, il poliuretano espanso può raggiungere una buona resistenza al fuoco, ma rimane inferiore alla lana di roccia e alla fibra di vetro in termini di performance antincendio. Polistirene (EPS e XPS): Anche se trattati con ritardanti di fiamma, tendono a essere meno performanti in caso di incendio rispetto agli altri materiali menzionati. Dati Tecnici: Reazione al Fuoco, Limiti di Temperatura, Emissioni Tossiche La selezione dei materiali isolanti per i grattacieli deve tenere conto non solo della loro capacità di isolamento termico ma anche della loro reazione al fuoco. Materiali come la lana di roccia e la fibra di vetro non contribuiscono alla propagazione delle fiamme e resistono a temperature estremamente alte senza emettere sostanze tossiche. Al contrario, materiali a base di polimero, anche se trattati con ritardanti di fiamma, possono degradarsi e rilasciare gas tossici a temperature elevate. Emissioni Tossiche dei Materiali Isolanti in Combustione Descrizione dei Fumi Tossici Quando i materiali isolanti bruciano, possono rilasciare una varietà di fumi tossici e gas pericolosi. La composizione e la quantità di queste emissioni variano a seconda del tipo di materiale coinvolto nella combustione. I fumi possono includere monossido di carbonio (CO), diossine, acido cloridrico (HCl), cianuro di idrogeno (HCN), oltre a particolato fine che può trasportare sostanze tossiche più profondamente nel sistema respiratorio. Composizione dei Fumi e Materiali Responsabili Polistirene (EPS e XPS): In caso di incendio, il polistirene può rilasciare monossido di carbonio e benzene, un idrocarburo aromatico noto per le sue proprietà cancerogene. Poliuretano: La combustione del poliuretano può produrre cianuro di idrogeno, un gas estremamente velenoso, oltre a monossido di carbonio e diossido di carbonio (CO2). PVC e altri materiali plastici con cloro: La combustione di isolanti contenenti PVC può generare acido cloridrico, diossine e furani, sostanze altamente tossiche e persistenti nell'ambiente. Impatti sulla Salute Umana L'esposizione ai fumi tossici può avere gravi conseguenze per la salute, includendo: Irritazioni: Gli occhi, la pelle e le vie respiratorie possono subire irritazioni acute a causa dell'esposizione ai gas acidi come l'acido cloridrico. Avvelenamento da monossido di carbonio: Il monossido di carbonio, inalato in quantità sufficienti, può essere fatale poiché impedisce il trasporto dell'ossigeno nel sangue. Effetti a lungo termine: L'esposizione a diossine e altri composti organici persistenti può avere effetti cancerogeni o danneggiare il sistema immunitario a lungo termine. Misure di Mitigazione Per ridurre il rischio associato alle emissioni tossiche, è essenziale: Scegliere materiali con basso potenziale di emissione tossica: Preferire materiali isolanti che, in caso di incendio, rilascino meno sostanze pericolose. Sistemi di evacuazione fumi e gas: Implementare sistemi di sicurezza atti a ridurre la concentrazione di fumi tossici negli ambienti interni. Normative e test rigorosi: Assicurare che tutti i materiali isolanti siano sottoposti a test rigorosi per valutare il loro comportamento in caso di incendio e le emissioni potenzialmente tossiche. Tecniche Costruttive dei Cappotti Termici Anti-Fuoco La progettazione e l'installazione di cappotti termici anti-fuoco richiedono attenzione e precisione per garantire che l'edificio sia protetto efficacemente contro la propagazione del fuoco. Principi di Design a Prova di Fuoco I principi fondamentali nel design di cappotti termici a prova di fuoco includono: Integrità strutturale: Assicurare che i materiali isolanti siano applicati in modo da non compromettere l'integrità strutturale dell'edificio in caso di incendio. Barriere al fuoco: Installazione di barriere al fuoco in punti critici per prevenire la diffusione delle fiamme attraverso il cappotto termico. Ventilazione: Progettare sistemi di ventilazione che impediscono l'effetto camino, limitando la quantità di ossigeno disponibile per alimentare un incendio. Metodi di Applicazione e Integrazione con la Struttura Esistente L'applicazione di cappotti termici anti-fuoco richiede tecniche specifiche per garantire che siano ben integrati con la struttura esistente: Fissaggio meccanico: Utilizzo di sistemi di fissaggio che non compromettono la resistenza al fuoco dei materiali isolanti. Sigillature resistenti al fuoco: Impiego di sigillanti e schiume resistenti al fuoco per chiudere qualsiasi apertura o giunto, impedendo la penetrazione delle fiamme. Monitoraggio e manutenzione: Implementazione di un programma di monitoraggio e manutenzione per assicurare l'integrità del cappotto termico nel tempo. Propagazione del Fuoco e Dati Tecnici La comprensione dei meccanismi di propagazione del fuoco è essenziale per progettare sistemi di isolamento efficaci. Il fuoco può propagarsi in verticale attraverso l'effetto camino, ma anche in orizzontale, attraverso la conduzione termica dei materiali. La scelta dei materiali e delle tecniche costruttive deve essere guidata da dati tecnici solidi su come diversi materiali reagiscono al calore e al fuoco, nonché sulle loro proprietà di isolamento termico. Casi di Studio: Incendi Catastrofici nei Grattacieli Analizziamo più dettagliatamente alcuni dei più significativi incendi di grattacieli, esaminando le cause, le dinamiche di propagazione del fuoco, e le lezioni apprese in termini di sicurezza antincendio e scelta dei materiali. Grenfell Tower, Londra, 2017 Cosa è accaduto: Nelle prime ore del 14 giugno 2017, un incendio iniziato in un appartamento al quarto piano della Grenfell Tower si è rapidamente diffuso all'intero edificio, causando 72 vittime. Causa principale: La rapida propagazione del fuoco all'esterno dell'edificio è stata facilitata dal rivestimento in polietilene (PE) e dai pannelli isolanti in poliuretano, entrambi altamente infiammabili. Lezioni apprese: L'incidente ha sottolineato la cruciale importanza di utilizzare materiali di rivestimento e isolamento che rispettino elevati standard di resistenza al fuoco. Ha inoltre evidenziato la necessità di revisioni normative e controlli più rigorosi sulle procedure di sicurezza antincendio in edifici residenziali alti. Torre Plasco, Teheran, 2017 Cosa è accaduto: Il 19 gennaio 2017, un incendio scoppiato nei piani superiori della Torre Plasco, un edificio di 17 piani, ha portato al crollo completo della struttura, causando la morte di 22 vigili del fuoco. Causa principale: La mancanza di adeguate misure di sicurezza antincendio e la presenza di materiali infiammabili all'interno dell'edificio hanno contribuito al crollo. Lezioni apprese: Questo disastro ha evidenziato l'importanza di adeguati sistemi di prevenzione incendi e di strutture costruite per resistere a lunghi periodi di esposizione al fuoco, evitando così crolli catastrofici. Hotel Address Downtown, Dubai, 2015 Cosa è accaduto: Il 31 dicembre 2015, un incendio ha avvolto l'Hotel Address Downtown di Dubai, danneggiando gravemente l'edificio ma senza causare vittime. Causa principale: Analogamente alla Grenfell Tower, il fuoco si è diffuso rapidamente a causa del materiale utilizzato per il rivestimento esterno dell'edificio, che includeva componenti infiammabili. Lezioni apprese: L'incendio ha messo in luce la necessità di revisionare gli standard di sicurezza per i materiali di rivestimento usati negli edifici alti, spingendo Dubai a modificare le sue normative edilizie per richiedere materiali con maggiore resistenza al fuoco.Letteratura Tecnica"La sicurezza antincendio negli edifici" - Questo tipo di pubblicazione spesso esplora le normative, i materiali e le strategie di progettazione per prevenire e combattere gli incendi in strutture di varie dimensioni, inclusi potenzialmente i grattacieli. "Materiali per l'architettura sostenibile: Prestazioni, sostenibilità, riciclo" di Valentina Serra - Sebbene il focus sia sull'architettura sostenibile in generale, il libro può offrire informazioni preziose sui materiali isolanti innovativi e sostenibili, alcuni dei quali con buone proprietà di resistenza al fuoco. "Tecnologia dei sistemi edilizi: Progettazione e costruzione" - Libri con questo titolo tendono a coprire un ampio spettro di tecnologie edilizie, inclusi i sistemi di isolamento termico. Possono fornire informazioni tecniche utili sulla selezione e l'applicazione di materiali isolanti nei grattacieli. "Manuale dell'ingegnere civile e ambientale" - Sebbene non focalizzato esclusivamente sull'isolamento termico o sulla sicurezza antincendio, un manuale così completo può contenere capitoli o sezioni dedicate alla progettazione antincendio e ai materiali isolanti utilizzati in edilizia.

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Versione Inglese. A volte capita di essere convinti che alcuni processi, alcuni prodotti o alcuni servizi siano frutto di scoperte recenti, che alcuni filoni di pensiero come il riciclo, la green economy, l’economia circolare, le energie rinnovabili o la funzione della plastica, tra sostenitori e contrari, siano nati negli ultimi anni. Tutto sembra così vicino nel tempo, i mari inquinati dalla plastica, la spazzatura nelle strade, la raccolta differenziata che non funziona come dovrebbe, il riscaldamento globale, il traffico veicolare e le caldaie a combustione fossile che ammorbano l’aria, la speranza dell’idrogeno, del vento e del sole per un’energia più pulita e per la lotta all’innalzamento delle temperature del pianeta.  I media, i social, la gente parlano dei cambiamenti climatici, della razionalizzazione dell’uso dei prodotti, di riuso e del rifiuto del monouso, di mobilità sostenibile, di un’alimentazione meno sbilanciata verso la carne, di forestazione per il bilanciamento carbonico, di desertificazione e di sconvolgimenti degli habitat naturali con la conseguenza della nascita di nuovi ceppi virali non conosciuti che minacciano l’uomo.  Un bombardamento di notizie, concentrate, che sembrano nate tutte insieme, sviluppandosi come un intreccio di anelli collegati tra loro che rafforzano il nostro senso di inquietudine.  Tra speranze e angosce cerchiamo di capire l’evoluzione dell’intreccio tra ambiente-consumi-produzione-energia-rifiuti-alimentazione, come se nessuno prima di oggi si fosse accorto quanto la corretta gestione di queste fasi siano indispensabili per il nostro futuro e quello dei nostri figli.  Ma nulla come in questo periodo sembra sicuro, nulla sembra avere un’evoluzione dal passato che ci faccia capire come affrontare il futuro in base alle esperienze di chi ci ha preceduto, tutto sembra nuovo e sconosciuto.  Ma è forse il carico di notizie che pervade la nostra vita quotidiana in cui non abbiamo a volte il tempo di approfondire e soppesare le cose, che ci fa pensare che non esista un passato e tutto accada oggi.  In realtà ci sono molte cose nella nostra vita che nonostante ci sembrino recenti o relativamente nuove o addirittura solo abbozzate e di cui aspettiamo l’arrivo come la risoluzione a problemi attuali, in realtà, nella maggior parte delle volte sono note ai percorsi storici.  Magari sono state abbozzate, utilizzate poi abbandonate e poi riprese, erano acerbe e oggi possono ritornare vigorosamente grazie ai progressi tecnologici, fuori tempo allora e adesso attuali, non essenziali nel passato ma utili oggi.  Stiamo parlando di scoperte scientifiche, di materiali indispensabili, di processi industriali innovativi, di iniziative a protezione dell’ambiente, di economia sostenibile e di attenzione all’ambiente, in un periodo storico in cui niente di tutto questo era considerato importante veramente, ma che ha segnato un inizio, attraverso uomini lungimiranti e fuori dal comune che, caparbiamente, hanno messo un piccolo seme che ha fatto fiorire, a distanza di anni o secoli, una continuità con i tempi moderni.  In questo libro partiamo da lontano, dal periodo medioevale, per legare il nostro presente con il nostro passato e, attraverso personaggi che operavano in settori completamente diversi tra loro, risaliamo la china degli anni, fino ai giorni nostri, con quello che sembra ancora per noi il futuro: l’idrogeno.  Non è un libro di storia, ma un racconto ad episodi, liberamenti tratti dalla vita e dal lavoro di personaggi famosi o completamente sconosciuti, raccontati in base al contributo che hanno dato al progresso, piccolo o grande, ma sempre innovativo e utile ancora oggi per la nostra vita.  Molti altri personaggi potranno seguire, tutti accumunati dalla certezza che oggi ci troviamo dove l’uomo ha voluto essere, nel bene e nel male, e che nulla nasce per caso, improvvisamente.  Il libro è disponibile nella versione Italiana e Inglese su Amazon in versione eBook oppure nella versione PDF scrivendoci.

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https://www.rmix.it/ - Come Realizzare Piste Ciclabili con Masselli Autobloccanti in PVC Riciclati e Riciclabili
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come Realizzare Piste Ciclabili con Masselli Autobloccanti in PVC Riciclati e Riciclabili
Economia circolare

Come Realizzare Piste Ciclabili con Masselli Autobloccanti in PVC Riciclati e Riciclabilidi Marco ArezioIl problema della tutela dell’ambiente è un argomento ormai del tutto trasversale nella nostra vita e, ad ogni livello di responsabilità e competenze, la riduzione dell’impatto dell’uomo sull’ecosistema è da tenere in evidenza. Le città e le aree di collegamento tra di esse stanno vivendo una trasformazione nel campo della mobilità sostenibile, spingendo in modo deciso verso l’utilizzo della bicicletta.Proprio in epoca di pandemia si è verificato una riscoperta del mezzo a pedali, attività che assume in sé fattori che non sono solo di carattere sociale, urbanistico o ambientale, ma sposa quei principi della “slow life”, cioè un approccio più naturale e rilassato alla vita, dove al tempo è dato il giusto valore, non consumato ma vissuto. L’utilizzo della bicicletta ha fatto riscoprire un sistema di mobilità più salutare, più partecipativa verso l’ambiente attraversato e una forma di ritrovata familiarità e convivialità tra le persone. Per seguire questa nuovo approccio alla mobilità sostenibile si devono creare e migliorare percorsi che siano espressamente dedicati al traffico per le biciclette, attraverso progetti che tengano in considerazione i principi della sostenibilità e dell’economia circolare. Per questo, in fase di progettazione tecnica, si dovrebbe tenere presente l’impiego di materiali che possano dare un contributo all’ambiente, alla riduzione dei rifiuti e alla riciclabilità degli elementi a fine vita. Per quanto riguarda il pavimentato stradale delle piste ciclabili in aree urbane o di collegamento tra una città e l’altra, la tendenza è di non utilizzare materiali che abbiano creato un impatto ambientale già nella loro costituzione prima del loro utilizzo, come asfalti o masselli in cemento, le cui materie prime derivano dalle risorse naturali, ma di utilizzare elementi che derivano dal riciclo dei materiali plastici. Uno di questi è il massello autobloccante realizzato in PVC riciclato, la cui materia prima è costituita dallo scarto delle lavorazioni dei cavi elettrici, dai quali si separa il rame e le guaine in plastica. Queste guaine vengono recuperate, selezionate, riciclate e trasformate in materia prima per realizzare manufatti carrabili ad incastro monolitico adatti alle pavimentazioni stradali e ciclo-pedonabili. Una pavimentazione fatta con i masselli autobloccanti riciclati in PVC sposa pienamente i principi dell’economia circolare, cioè l’utilizzo dei rifiuti lavorati in sostituzione di materie prime naturali per evitare l’impoverimento del pianeta. La pavimentazione in masselli autobloccanti in PVC riciclato ha una lunga durata, rimane flessibile nell’esercizio, non crea buche, non subisce degradazione a causa dei sali stradali, è leggera e con una economica posa fai da te, non si macchia in quanto non assorbe oli o sostanze inquinanti, è lavabile, non scivolante e verniciabile. Inoltre la sostituzione di singoli pezzi della pavimentazione e semplicissima ed economica, in quanto si sostituisce velocemente il massello autobloccante senza creare un’interruzione della viabilità per la manutenzione. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - PVC - Masselli - piste ciclabiliVedi maggiori informazioni sul cicloturismo

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https://www.rmix.it/ - Granulo in Plastica Riciclata da Post Consumo con Certificazione dell’Odore
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Informazioni Tecniche

I Prodotti in Plastica Riciclata Puzzano? Si, No, Forse, un Po', Ogni Tanto, Spesso…in questo campo vige l’incertezzadi Marco ArezioLa plastica riciclata da post consumo sta entrando in modo sempre più nelle produzioni degli oggetti che quotidianamente utilizziamo e che troviamo sugli scaffali dei negozi, nelle catene distributive di mobili od oggetti per la casa, negli interni delle nostre auto e in molti prodotti che maneggiamo ogni giorno. Non sempre l’uso della plastica da post consumo è stata una scelta volontaria da parte dei produttori di articoli in plastica, in quanto la sua provenienza dalla raccolta differenziata, porta con sé delle problematiche odorose che, se non gestite bene, possono compromettere i prodotti finali creando fastidi ai clienti. Ma la necessità impellente di riutilizzare la quantità più alta possibile di plastica riciclata nelle produzioni di articoli, al fine di ridurre i rifiuti, ha imposto un nuovo modo di vedere le miscele per fare i prodotti plastici. Le grandi catene distributive di articoli per la casa, per esempio, si sono indirizzati alla produzione dei loro articoli con una percentuale di plastica riciclata da post consumo, ma impongono che la materia prima non porti con sé odori molesti. La verifica dell’accettabilità o meno della materia prima viene fatta, normalmente con un sistema di tests compiuti da persone che mettono a diposizione il loro naso per avvallare gli acquisti della materia prima e la messa in commercio dei prodotti. Normalmente sono valutazioni empiriche, soggettive e personali che lasciano ampi spazi di discussione su ciò che è un odore molesto e quello che può essere una fragranza. Tra il produttore di materia prima e il distributore di prodotti per la casa vige una costante incertezza tra cosa sarà vendibile in termini di materia prima e cosa sarà acquistabile dal cliente finale se l’odore dovesse essere percepito in modo diverso rispetto ai testers. E’ necessario, quindi, stabilire in modo scientifico ed analitico i gradienti degli odori e la loro provenienza chimica per stabilire, tra le parti, un range che tuteli sia la produzione ma anche la vendita finale dei prodotti per la casa. Oggi la tecnologia ci viene incontro attraverso una macchina da laboratorio che intercetta, in modo analitico, le sostanze odorose dei campioni liquidi, solidi o in polvere, restituendo una valutazione esatta dei componenti chimici presenti e delle loro quantità, confrontati con un archivio di 80.000 sostanze odorose. Il sistema di controllo è utile al produttore di materia prima, non solo alla fine del processo, attraverso l’analisi tecnica dei livelli odorosi dei granuli plastici che andrà a vendere, ma sarà molto utile anche per analizzare la materia prima d’ingresso, per classificare in modo esatto il suo comportamento nelle successive ricette. Il conoscere in modo certo l’apporto odoroso del rifiuto o del semilavorato in entrata, permette di gestire in modo più semplice le ricette che porteranno alla produzione di un granulo con i gradienti odorosi stabiliti. L’utilità della macchina è tangibile anche per chi acquista la materia prima e la trasforma in prodotti finali, in quanto ha la certezza di immettere nel circuito un granulo certificato dal punto dell’odore e può realizzare un controllo di qualità, dal punto di vista dell’impatto odoroso, sui prodotti che andrà a proporre al pubblico. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - post consumo - certificazione odoriVedi maggiori informazioni sul riciclo

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https://www.rmix.it/ - Otto Rohm: il Pioniere del Mondo della Plastica
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Informazioni Tecniche

Il visionario che studiò le “PMMA” e brevettò il Plexiglas di Marco ArezioCome tutti i pionieri illustri nel mondo della plastica anche Otto Rohm è una figura che non si può circoscrivere alla figura di un geniale inventore di un prodotto che ha fatto epoca. La sua preparazione chimica e la sua determinazione alla conoscenza hanno caratterizzato la sua vita spingendolo a studiare e a capire in prima persona i misteri che allora aleggiavano nella chimica industriale. Otto Rohm nasce il 14 Marzo 1876 a Ohringen, nell’attuale Germania, compie i primi studi di base e poi all’età di 15 anni viene impiegato come aiutante presso una farmacia. Questa dura formazione lavorativa lo temprano sia nel rigore lavorativo sia nella curiosità e nella conoscenza della chimica di base. Consegue dopo alcuni anni l’abilitazione alla professione di farmacista che gli permette di iscriversi all’università di Tubinga, presso la facoltà di chimica, raggiungendo la laurea nel 1901, presentando la tesi “Sui prodotti di polimerizzazione degli acidi acrilici”. Nonostante l’interesse per i polimeri le sue prime esperienze lavorative e di ricerca furono fatte nel mondo della conceria con lo studio sugli enzimi, sviluppando un innovativo processo per la mordenzatura del cuoio. Produsse un prodotto chiamato Oropon che permetteva un processo più igienico e dai risultati migliori. Fu un risultato commerciale di grande livello che impegnò Otto Rohm nella costituzione di una società commerciale nel 1907 con il socio Otto Haas. Gli studi sugli enzimi continuano e ne scaturiscono soluzioni innovative applicate al mondo dei detersivi, delle bevande, dei cosmetici e dei preparati farmaceutici. Nello stesso periodo i suoi laboratori di ricerca stanno lavorando sugli acrilati e verso la fine degli anni 20 anche sui metacrilati. Il direttore del laboratorio Walter Bauer inizia gli studi e le sperimentazioni sull’uso dei metacrilati come vetro stratificato. Proprio attraverso questi studi che nasce il PMMA con le qualità, a lungo ricercate, di trasparenza e durezza al contrario degli acrilati, creando così il famoso Plexiglas.Categoria: notizie - tecnica - plastica - plexiglass - storia foto Evonik Industries AG

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https://www.rmix.it/ - L’arte con lo scarto dei rifiuti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’arte con lo scarto dei rifiuti
Economia circolare

Zehra Dogan un artista che con il “nulla” ha creato un’arte espressiva, coinvolgente e terapeuticadi Marco ArezioI rifiuti, gli scarti e i prodotti da riciclare diventano mezzi di espressione artistica per Zehra Dogan un artista che con il “nulla” ha creato un’arte espressiva, coinvolgente e terapeuticaPer un artista e per la sua arte, i materiali sotto forma di colori, matite, tele, fogli, materiali da plasmare ed attrezzature per lavorarli, sono il mezzo scontato per esprimersi attraverso il proprio talento. Ma Zehra Dogan, artista Curda di nazionalità Turca, non aveva i mezzi scontati dei pittori, ma aveva l’arte di creare l’arte, con qualsiasi cosa che poteva lasciare un segno sulla carta di giornale, sulla stoffa di magliette rotte, su lenzuola da buttare, su cartoni da imballo e su tante altre cose consumate e senza vita, adatte alla discarica. Se non disponeva dei supporti tradizionali per esprimersi, non disponeva nemmeno dei mezzi tradizionali per disegnare o dipingere, niente matite, pennelli, carboncini, colori, diluenti, spatole e tutto quello che serve ad un artista per creare la propria arte. Ma come ha fatto Zehra Dogan dal nulla a creare la sua arte, che è una medicina per le menti di chi guarda le sue opere? Il desiderio espressivo dirompente, in condizioni di prigionia nelle carceri Turche, ha permesso all’artista di creare opere utilizzando i propri capelli, i resti del te, la curcuma, le bucce della frutta, la cenere delle sigarette, il mestruo, i fondi del caffè, il limone e molte altre cose che trovava tra i rifiuti del carcere. Molte opere di Zehra riguardano le donne, tutte le donne che vivono in condizioni di scarsa libertà, di scarsa indipendenza e di scarsa considerazione, riportando al centro dell’attenzione un femminismo positivo, attraverso il tentativo di valorizzare la figura della donna nella famiglia e nella società, ad un livello paritetico, ma differente, rispetto all’uomo. Il superamento del sessismo nella vita quotidiana, nell’arte, nei media e nel lavoro, lo vive attraverso l’impegno artistico e giornalistico con la prospettiva di dare voce alle donne che non l’hanno. Nata a Diyarbakir, in Turchia, nel 1989, ha frequentato la facoltà di arte e Design di Dicle, ottenendo il diploma, trovandosi ad esprimere i concetti del suo femminismo attraverso l’arte e il giornalismo, con l’intento di contribuire a migliorare le condizioni delle donne in una società maschilista. Dopo la condanna a 2 anni e 9 mesi terminata nel 2019, Zehira, lascia la Turchia e si trasferisce a Londra dove espone alla Tate Modern. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - arte - rifiuti

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https://www.rmix.it/ - TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill Gates
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill Gates
Notizie Brevi

Una nuova era nell'energia sostenibile: Il progetto innovativo di TerraPower promette di trasformare l'industria nucleare con tecnologie avanzate e sicurezza intrinsecadi Marco ArezioNel panorama delle innovazioni energetiche, TerraPower si distingue come una delle aziende più all'avanguardia. Fondata nel 2006 da Bill Gates e Nathan Myhrvold, TerraPower si è posta l'ambizioso obiettivo di fornire soluzioni energetiche sostenibili, sicure e a basso costo attraverso lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate.Tra i progetti più promettenti dell'azienda spicca il reattore Natrium, una tecnologia che promette di rivoluzionare il settore nucleare e di dare un significativo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico. Un Nuovo Tipo di Reattore Il reattore Natrium rappresenta un salto evolutivo rispetto ai reattori nucleari tradizionali. Combinando un reattore a metallo liquido con un innovativo sistema di accumulo di energia basato su sali fusi, Natrium offre una flessibilità operativa senza precedenti e una perfetta integrazione con le fonti di energia rinnovabile. Il cuore del reattore è il refrigerante a metallo liquido, specificamente sodio. A differenza dell'acqua, comunemente utilizzata nei reattori tradizionali, il sodio ha una capacità termica superiore e non richiede pressioni elevate per rimanere liquido. Questo riduce significativamente il rischio di incidenti, aumentando la sicurezza operativa. Il sistema di accumulo di energia con sali fusi è un'altra innovazione cruciale. Questo sistema consente di immagazzinare l'energia in eccesso prodotta durante le ore di bassa domanda, per poi rilasciarla durante i picchi di consumo. Ciò migliora l'integrazione del reattore con le energie rinnovabili, che sono notoriamente intermittenti, come il solare e l'eolico. Vantaggi e Sicurezza Il reattore Natrium non è solo efficiente, ma anche estremamente sicuro. Il suo design incorpora numerosi sistemi di sicurezza passiva, che non richiedono interventi umani o alimentazione elettrica esterna per attivarsi. Ad esempio, in caso di emergenza, il reattore può spegnersi autonomamente grazie alla proprietà del sodio di espandersi e rallentare la reazione nucleare. Inoltre, Natrium promette di essere una soluzione energetica a basso costo. La capacità di accumulo di energia consente un utilizzo più efficiente della produzione, riducendo gli sprechi. Il reattore contribuirà significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2, rappresentando un importante passo avanti nella lotta contro il cambiamento climatico. La Costruzione del Primo Reattore Natrium Il primo reattore Natrium sarà costruito a Kemmerer, nel Wyoming. Questa località è stata scelta per la sua vicinanza a infrastrutture energetiche esistenti e per il supporto della comunità locale. Il progetto prevede un investimento di circa 4 miliardi di dollari, di cui metà finanziati dal governo federale degli Stati Uniti attraverso il programma Advanced Reactor Demonstration Program (ARDP). Il processo di costruzione si articolerà in diverse fasi. Inizialmente, saranno effettuati studi dettagliati e ottenuti i permessi necessari dalle autorità regolatorie partirà la costruzione vera e propria, che includerà la preparazione del sito, l'installazione delle strutture di supporto e la costruzione del reattore. Infine, il reattore sarà sottoposto a rigorosi test per garantire la sicurezza e l'efficienza operativa prima di entrare in funzione. Un Futuro Energetico Sostenibile Il successo del reattore Natrium potrebbe rappresentare una svolta epocale per l'industria nucleare. Se dimostrerà di essere efficace e sicuro, aprirà la strada a una nuova generazione di reattori nucleari avanzati, contribuendo alla sostenibilità energetica globale. TerraPower non sta lavorando da sola su questo progetto. L'azienda collabora con numerose altre imprese e istituzioni internazionali, tra cui GE Hitachi Nuclear Energy, che fornisce competenze tecniche e ingegneristiche. Inoltre, TerraPower sta esplorando collaborazioni con altri paesi interessati a sviluppare tecnologie nucleari avanzate, contribuendo così alla diffusione globale di questa innovazione. Conclusione Il progetto Natrium rappresenta una delle iniziative più ambiziose e innovative nel campo dell'energia nucleare. Sotto la guida visionaria di Bill Gates, TerraPower sta lavorando per realizzare un futuro in cui l'energia nucleare possa giocare un ruolo chiave nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. La costruzione del nuovo reattore Natrium non è solo un passo avanti per l'azienda, ma un potenziale balzo in avanti per l'intera umanità nella lotta contro il cambiamento climatico e nella ricerca di fonti di energia sostenibili e sicure.

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https://www.rmix.it/ - Esiste una Relazione tra l’Inflazione Mondiale e i Trasporti Marittimi?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Esiste una Relazione tra l’Inflazione Mondiale e i Trasporti Marittimi?
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Esiste una Relazione tra l’Inflazione Mondiale e i Trasporti Marittimi?di Marco ArezioIl trasporto marittimo dei containers è diventato quasi proibitivo per le aziende che ne devono usufruire a causa degli aumenti incontrollati che, nel corso dell’anno, hanno fatto lievitare i prezzi dei containers.Ci sono dei porti cinesi come quello di Yantian nel sud del paese, uno dei più trafficati della Cina, che a fine maggio ha comunicato, a seguito della situazione pandemica locale, che non avrebbe più accettato containers, creando un’immensa congestione di navi all’imbocco del porto. Le attività portuali stanno ora lentamente tornando alla normalità ma ci sono ancora bloccate circa 140 navi in attesa di avere l’autorizzazione al carico o allo scarico, con il conseguente rallentamento delle nuove in arrivo. Dopo il problema dei ritardi registrati nel canale di Suez a Marzo a causa dell’incagliamento di una nave, la poca disponibilità di containers liberi ha fatto crescere esponenzialmente il prezzi, portando il prezzo di un container da 40” sulla rotta Shangai- Rotterdam a 11.196 UDS, valore 7 volte superiore rispetto ad un anno fa. L’attuale livello di prezzi e l’estrema lunghezza dei tempi di consegna delle merci sta mettendo in seria difficoltà il commercio mondiale, nel momento in cui ci si aspettava una ripresa dopo la fase più acuta della pandemia. Questa situazione internazionale incide fortemente sul prezzo delle merci e, a sua volta, sull’inflazione dei paesi che importano i prodotti trasportati via nave. Infatti, la Federal Reserve negli Stati Uniti, ha aumentato le previsioni inflazionistiche in quanto le merci in arrivo hanno prezzi decisamente più cari rispetto allo scorso anno e la disponibilità delle stesse è inferiore alla domanda. Mentre si apprezza un generale calo dei prezzi delle materie prime, dopo aumenti incredibili negli ultimi mesi, il loro costo, con il trasporto incluso, non da nessun beneficio al cliente finale. Ma la mancanza di containers liberi non dipende solo dalla congestione dei porti dovuti al COVID, ma anche da nuove regole apportate dall’Organizzazione Marittima Mondiale che ha imposto a tutte le compagnie di navigazione di abbassare la quota di zolfo nell’olio combustibile dal Gennaio 2020, portandolo dal 3,5% allo 0,5%. Questa nuova normativa ha portato alla rottamazione di molte navi vecchie e il revamping di altre, comprese i portacontainers, facendo diminuire la flotta circolante ed aumentare i prezzi dei noli.

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https://www.rmix.it/ - 1952: La Plastica Entra per la Prima Volta nel Cuore di una Donna
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Sensazionale intervento al cuore per posizionare una valvola di plasticadi Marco ArezioLe malattie al cuore negli anni ’50 del secolo scorso erano molto diffuse, ma pochi erano gli strumenti per poter risolvere i problemi dei pazienti e, ancora lontano era l’anno in cui il professor Barnard, il 3 Dicembre del 1967 a Città del Capo compì il primo trapianto di cuore. Ma la cardiochirurgia vascolare iniziò molti anni prima dell’intervento sensazionale di Barnard, anche ad opera del dott. Charles A. Hufnagel, un americano nato a Louisville nel Kentucky nel 1916, che si interessò della cardiologia prima e della cardiochirurgia dopo. Il dottore si concentrò nello studio dell’utilizzo della plastica per sostituire i vasi sanguigni ammalorati e non più efficienti, attraverso una tecnica chiamata “fissazione multipunto”, che avrebbe portato al perfezionamento delle tecniche di sostituzione delle valvole aortiche. Nel 1952 arriva l’occasione per mettere in pratica gli studi e gli esperimenti fatti, decidendo di impiantare una valvola di assistenza nel cuore di una donna di 30 anni che, a causa della febbre reumatica, le aveva compromesso la valvola naturale. Fece costruire una sfera di plastica di piccolissime dimensioni, all’interno di un tubo a camera che regolava il flusso sanguineo nel cuore della giovane. Hufnagel doveva replicare, attraverso la piccola sfera e il tubo in cui scorreva, la situazione naturale che si creava nel cuore, quindi, non sostituì la valvola ammalorata ma la impiantò vicino quella nuova, permettendo un migliore funzionamento, apri e chiudi, del flusso sanguigno. Infatti, lo scopo della valvola aortica era quello di impedire che il flusso di sangue tornasse verso il cuore, cosicché la valvola in plastica, scorrendo all’interno del tubo, andava ad ostruire il flusso di ritorno. La paziente visse per una decina di anni con la nuova valvola in plastica e, successivamente, morì per cause non dipendenti da questo intervento, aprendo così la strada a centinaia di altri pazienti che ebbero salva la vita per merito di una minuscola pallina di plastica. Gli studi del dott. Hufnagel non si fermarono, infatti, diede un importante contributo nella progettazione e realizzazione della macchina cuore-polmone, ricevendo numerosi premi per il suo impegno nella ricerca cardiaca e vascolare. Categoria: notizie - tecnica - plastica - chirurgia - valvola cardiaca - storia

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https://www.rmix.it/ - La Plastica Riciclata e i Raggi Gamma Aumentano le Prestazioni del Calcestruzzo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Plastica Riciclata e i Raggi Gamma Aumentano le Prestazioni del Calcestruzzo
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La Plastica Riciclata e i Raggi Gamma Aumentano le Prestazioni del Calcestruzzodi Marco ArezioCi sono diverse applicazioni della plastica riciclata, o del rifiuto plastico non riciclabile, che sono state testate nel settore dell’edilizia, con lo scopo di aiutare il sistema a smaltire i rifiuti che produciamo e, nello stesso tempo, a migliorare la circolarità di un settore che ha bisogno di integrarsi nel grande obbiettivo comune di produrre e consumare la minor quantità di risorse naturali e incidere il meno possibile sull’ambiente.L’impiego della plastica riciclata è già presente in molti prodotti di uso comune in edilizia, come vedremo più avanti, ma meno numerosi sono stati i progetti di successo nell’impiego delle plastiche non riciclabili, come per esempio i poliaccoppiati o gli scarti degli impianti di lavaggio, un mix di plastiche eterogenee non separabili meccanicamente. Nel settore degli asfalti stradali si sono utilizzate con successo miscele tra bitume e plastica macinata non riciclabile come descritto nell’articolo che potrete leggere in calce. Un progetto interessante riguarda l’uso della plastica macinata negli impasti cementizi, frutto di vari tentativi, alcuni non riusciti, che hanno permesso di trovare la chiave per avere una miscela cementizia con prestazioni migliorative rispetto a quella tradizionale, come ci racconta Luisa Dalaro. Infatti, non si vuole parlare del cemento che tutti conosciamo, ma di un particolare cemento, “il cemento di plastica”. Si potrebbe pensare ad un cemento di prestazioni inferiori, di scarsa qualità al primo impatto, ma invece può essere un’alternativa valida al classico calcestruzzo, in un contesto di crescente interesse verso il riciclo di materiali derivanti da rifiuti solidi urbani ed industriali. Questo modus operandi rappresenta un’efficiente soluzione al depauperamento delle risorse naturali e, allo stesso tempo, un efficace metodo di smaltimento dei rifiuti. I materiali riciclati sono una valida alternativa ai tipici materiali edili, a patto che il processo di trasformazione richieda un consumo di energia e materie prime minore rispetto alla produzione ex novo. Gran parte dei rifiuti sono materiali plastici, dunque la plastica è un materiale che deve essere quanto più possibile riciclato o riusato. In edilizia, la plastica riciclata è ampiamente utilizzata per la realizzazione di pavimentazioni, pannelli isolanti, tubi, vespai, ed infissi. Sperimentazioni più estreme prevedono l’impiego di bottiglie di plastica nel getto cementizio. In particolare, la plastica riciclata delle bottiglie usate potrebbe portare alla produzione di un cemento più resistente ed ecologico. Cemento eco più resistente: la sperimentazioneEd ecco il frutto di una ricerca di alcuni studiosi del MIT (Massachusetts Institute of Technology), la cui proposta potrebbe essere la soluzione capace di ridurre l’impatto ambientale della produzione del calcestruzzo e trovare un utilizzo su larga scala alla plastica riciclata. Gli studiosi del MIT avevano ipotizzato che mischiando dei fiocchi di plastica riciclata nella miscela cementizia, si sarebbero potute migliorare le proprietà fisiche di quest’ultima, ma purtroppo il risultato fu deludente. Gli scienziati continuando la loro ricerca su questa via, trovarono che sottoponendo la plastica a raggi gamma, mediante un irradiatore cobalto-60 che emette raggi gamma (solitamente utilizzato per decontaminare il cibo), i fiocchi di plastica riciclata e poi polverizzata, cristallizzavano, divenendo perfettamente assimilabili ed “inglobati in maniera uniforme” dal calcestruzzo. La polvere così ottenuta è stata unita a vari composti cementizi, che sono stati poi versati in stampi cilindrici, per poi essere sottoposti, una volta solidificati, a test di compressione. I risultati dei test hanno confermato che il cemento di plastica è più resistente del tradizionale calcestruzzo di circa il 15%. La nuova miscela di calcestruzzo ha dimostrato proprietà incredibili: come un’aumentata resistenza e flessibilità. “Abbiamo osservato che all’interno dei parametri del nostro programma di test, maggiore è la dose irradiata, maggiore è la resistenza del calcestruzzo, quindi sono necessarie ulteriori ricerche per personalizzare la miscela e ottimizzare il processo con l’irradiazione per ottenere dei risultati ancora migliori. Il processo che abbiamo sviluppato ha delle enormi potenzialità sia sul fronte della sostenibilità sia su quello della resistenza.” – Kupwade-Patil, ricercatore del MIT.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - calcestruzzo - ediliziaVedi maggiori informazioni sulla tecnologia del calcestruzzo Articoli correlati:Vetro e Plastica non Riciclabili: c’è un’Alternativa alla Discarica?

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https://www.rmix.it/ - Poliuretano: Produzione, Impiego, Riciclo e Storia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Poliuretano: Produzione, Impiego, Riciclo e Storia
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Un materiale di grandissima diffusione in molti settori che ha una storia prestigiosa e un presente circolare complicatodi Marco ArezioIl poliuretano è un polimero conosciuto anche da chi non è addetto ai lavori, in quanto lo si identifica facilmente negli isolanti per le abitazioni, nei prodotti chimici di comune utilizzo del fai da te, negli oggetti che arredano le nostre case e in molte altre occasioni. La sua storia nasce agli albori della ricerca sulla chimica dei polimeri, con continui miglioramenti nel corso degli anni e creando nuove applicazioni facendo leva sulle molteplici qualità del composto.Cosa è il poliuretano Il poliuretano è un tipo di polimero che viene utilizzato in una vasta gamma di prodotti a causa della sua versatilità. Si tratta di un materiale che può essere flessibile o rigido e viene utilizzato in prodotti come schiume, elastomeri, adesivi, sigillanti, vernici e molti altri. Le schiume di poliuretano, ad esempio, sono spesso utilizzate in materassi, cuscini e mobili a causa della loro capacità di adattarsi e ritornare alla loro forma originale. I poliuretani possono essere formulati per avere una varietà di proprietà, rendendoli adatti a molte diverse. Come si produce il poliuretano Il poliuretano viene prodotto attraverso una reazione chimica tra due componenti principali: un isocianato e un poliolo. La natura esatta e la proporzione di questi composti determinano le proprietà finali del poliuretano prodotto. Ecco un processo base per produrre poliuretano: Preparazione dei componenti Gli isocianati ei polioli vengono prodotti separatamente attraverso vari processi chimici. Gli isocianati comuni utilizzati includono il diisocianato di toluene (TDI) e il diisocianato di metilene difenile (MDI). I polioli possono variare dalla glicerina ai polieteri. Mescolamento Una volta preparati, gli isocianati e i polioli vengono miscelati insieme in proporzioni controllate. Al mix possono essere aggiunti altri ingredienti come catalizzatori, stabilizzanti, coloranti o additivi per ottenere proprietà specifiche. Reazione Quando gli isocianati ei polioli reagiscono insieme, formano una catena di poliuretano. Questa reazione può essere esotermica (produrre calore). Formazione A seconda dell'applicazione desiderata, la miscela reagente può essere versata in stampi per produrre forme solide come blocchi o lastre, oppure può essere spruzzata o applicata su superfici. Ad esempio, la schiuma spray di poliuretano viene spruzzata sulle superfici per l'isolamento, mentre le schiume flessibili possono essere versate in stampi per produrre cuscini o materassi. Indurimento e Cura Dopo la formazione, il poliuretano richiede un periodo di "cura" durante il quale completa la sua reazione e raggiunge le proprietà desiderate. Taglio o lavorazione Una volta indurito, il poliuretano può essere tagliato, sagomato o lavorato secondo le specifiche dell'applicazione finale. A seconda del tipo e delle proprietà desiderate del poliuretano, i dettagli del processo possono variare. Ad esempio, la produzione di schiume rigide utilizzate per l'isolamento potrebbe differire da quella di elastomeri utilizzati nelle applicazioni industriali. Dove si utilizza il poliuretano Il poliuretano è un materiale estremamente versatile e si trova in una vasta gamma di prodotti grazie alle sue diverse proprietà. Ecco alcuni degli usi comuni del poliuretano: - Schiume flessibili:  utilizzate in materassi, cuscini, imbottiture di mobili e sedili automobilistici. - Schiume rigide: utilizzate per l'isolamento termico di edifici, frigoriferi, congelatori e apparecchiature per il riscaldamento e il raffreddamento. - Elastomeri: trovano impiego in suole di scarpe, guarnizioni, cinghie di trasmissione, componenti automobilistici e alcuni adesivi. - Adesivi e sigillanti: utilizzati in edilizia, industria automobilistica e molte altre industriali. - Vernici e rivestimenti: offrono protezione contro l'abrasione, la corrosione ei raggi UV. Sono usati per verniciare automobili, pavimenti e altri oggetti. - Pellicole e fogli: per l'imballaggio, la laminazione e come componenti in prodotti tessili. - Spugne abrasive: usate per lavare e pulire. - Componenti automobilistici: come parafanghi, parti di interni, e componenti di sospensione. - Imballaggi: schiume protettive per l'imballaggio di elettronica e altri beni fragili. - Applicazioni mediche: come bendaggi, impianti e componenti di dispositivi medici. - Fibra di poliuretano: utilizzata in tessuti elastici e abbigliamento. Questi sono solo alcuni esempi. Grazie alla sua versatilità, il poliuretano ha trovato in quasi ogni settore industriale e continua ad essere un materiale chiave in molte innovazioni tecnologiche. Quali caratteristiche tecniche ha il poliuretano l poliuretano è un materiale estremamente versatile con una vasta gamma di proprietà che possono essere adattate in base ai requisiti specifici di un'applicazione. Le caratteristiche tecniche del poliuretano possono variare a seconda della formula specifica, dei componenti utilizzati e del processo di produzione. Tuttavia, alcune delle caratteristiche generali e dei vantaggi del poliuretano includono: - Il poliuretano è noto per la sua resistenza all'usura, al taglio e all'abrasione. - Può essere estremamente elastico e flessibile, il che lo rende ideale per suole di scarpe, guarnizioni e altri prodotti che richiedono elasticità. - Offre una buona resistenza a oli, grassi, solventi e molti altri prodotti chimici. - Il poliuretano ha eccellenti proprietà isolanti, sia termiche che acustiche, ed è spesso utilizzato come materiale isolante in edilizia e in apparecchiature refrigeranti. - Può essere prodotto in una vasta gamma di densità e rigidità, da schiume morbide e flessibili a materiali solidi e duri. - Ha una buona capacità adesiva su una vasta gamma di substrati, il che lo rende utile come adesivo e sigillante. - Il poliuretano ha una buona resistenza all'acqua e non si decompone facilmente quando esposto all'umidità. - Sebbene il poliuretano standard possa degradarsi sotto l'esposizione ai raggi UV, può essere formulato con additivi che migliorano la sua resistenza ai raggi UV. - Mentre il poliuretano non è inerentemente resistente al fuoco, può essere formulato con ritardanti di fiamma per soddisfare specifiche esigenze di resistenza al fuoco. - Ha la capacità del materiale di tornare alla sua forma originale dopo essere stato deformato. Come si ricicla il poliuretano Il riciclo del poliuretano può essere una sfida a causa della sua natura termoindurente e delle diverse forme in cui può presentarsi. Tuttavia, ci sono diverse metodologie adottate per il riciclaggio del poliuretano, a seconda del tipo e dell'applicazione. Ecco alcune delle tecniche comuni: Riutilizzo meccanico Questo metodo coinvolge la triturazione della schiuma di poliuretano in piccoli pezzi che possono essere utilizzati come riempitivi o combinati con altri materiali per produrre nuovi prodotti. Ad esempio, la schiuma triturata può essere utilizzata in cuscini, materassi o come isolamento. Riciclo chimico Glicolisi. Qui, il poliuretano viene scomposto in presenza di glicoli. Questo processo produce polioli che possono essere riutilizzati nella produzione di nuovo poliuretano. Idrogenazione. In questo metodo, il poliuretano viene esposto all'idrogeno ad alte temperature, producendo polioli che possono essere riutilizzati. Pirolisi. Il poliuretano viene scomposto termicamente in assenza di ossigeno, producendo oli che possono essere utilizzati come carburanti o materie prime per la produzione chimica. Riciclaggio energetico. Anziché cercare di recuperare il materiale, il poliuretano può essere incenerito in impianti di incenerimento di rifiuti per recuperare l'energia. Questo metodo trasforma il poliuretano in calore, che può essere utilizzato per produrre elettricità o riscaldare l'acqua. Riciclaggio mediante bonifica. Questo metodo è simile alla glicolisi, ma utilizza ammine alifatiche. Produce ammine e polioli che possono essere utilizzati nella produzione di nuovo poliuretano o altri polimeri. Mentre le tecniche di riciclaggio sono in continua evoluzione, uno dei principali ostacoli al riciclaggio su larga scala del poliuretano è la raccolta e la separazione dei rifiuti di poliuretano dalle altre correnti di rifiuti. Tuttavia, con la crescente enfasi sulla sostenibilità e la gestione dei rifiuti, sono in corso ricerche per sviluppare metodi più efficaci e sostenibili per il riciclaggio del poliuretano. Storia del poliuretano Il poliuretano è stato scoperto nel 1937 dal chimico tedesco Otto Bayer e dal suo team. La ricerca era parte degli sforzi per sviluppare nuovi materiali polimerici durante il periodo tra le due guerre mondiali, quando c'era una grande domanda di alternative ai materiali tradizionali. Otto Bayer è noto per aver sviluppato il processo di produzione di poliuretano utilizzando diisocianati e polioli, il che ha portato alla produzione commerciale di poliuretano nel 20° secolo. Il poliuretano ha una storia interessante e la sua evoluzione e diffusione in vari settori è un esempio di come i nuovi materiali possano rivoluzionare le industrie. Le tappe storiche importanti per il poliuretano sono le seguenti: - 1937. Otto Bayer e il suo team in Germania sviluppano il processo di polimerizzazione per produrre poliuretano usando diisocianati e polioli. - 1940. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ci fu un grande bisogno di materiali alternativi a causa della scarsità di risorse come il caucciù. Questo ha portato a un interesse crescente per i poliuretani come potenziale sostituto. Alla fine degli anni '40, le schiume rigide di poliuretano iniziarono ad essere usate per isolamento. - anni '50. Le schiume flessibili di poliuretano diventano popolari come materiale per cuscini e materassi. Inizia la produzione su larga scala di elastomeri di poliuretano, che vengono utilizzati in vari settori, compresa l'industria calzaturiera. - anni '60 e '70. L'uso di schiume di poliuretano per l'isolamento termico degli edifici diventa sempre più comune. La tecnologia del poliuretano continua ad evolversi, portando allo sviluppo di adesivi, sigillanti, rivestimenti e vernici di poliuretano. - 1980. Gli elastomeri di poliuretano diventano comuni in molte industrie. La ricerca si concentra sull'ottimizzazione delle proprietà del poliuretano, come la resistenza alla fiamma e la resistenza all'abrasione. - anni '90 e 2000. Si assiste a una crescente preoccupazione per l'ambiente e la salute, il che porta a ricerche su poliuretani a base d'acqua ea basso contenuto di composti organici volatili (VOC). L'industria automobilistica adotta ampiamente il poliuretano per interni, sedili, e componenti esterni. - anni 2010. Con l'aumento dell'interesse per la sostenibilità, iniziano le ricerche per produrre poliuretani da fonti rinnovabili e biobased. L'innovazione continua con lo sviluppo dei poliuretani con proprietà migliorate, come maggiore resistenza ai raggi UV e migliore resistenza termica. Nel corso degli anni, il poliuretano ha dimostrato di essere un materiale estremamente versatile, adattandosi e rispondendo alle esigenze in continua evoluzione di molte industrie. La sua capacità di essere formulato per una vasta gamma di proprietà ha reso possibile il suo uso in una miriade di, dall'edilizia all'automobile, dai prodotti per la casa all'abbigliamento e molto altro.

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https://www.rmix.it/ - Ricerche microbiologiche per studiare un batterio che decompone il poliuretano
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Ricerche microbiologiche per studiare un batterio che decompone il poliuretano
Economia circolare

Lo Pseudomonas è un batterio, che potrebbe decomporre i legami della resina termoindurente come il poliuretanodi Marco ArezioTra le varie attività di studio, sulle strade alternative nella gestione dei rifiuti, la microbiologia si sta sforzando di trovare e testare batteri per scomporre quei legami chimici definiti irreversibili, come quelli del poliuretano. Le resine termoindurenti, di cui fa parte il poliuretano, è un materiale molto rigido costituito da polimeri reticolati nei quali il moto delle catene polimeriche è fortemente limitato dall’elevato numero di reticolazioni esistenti. Durante il riscaldamento subiscono una modificazione chimica irreversibile. Le resine di questo tipo, sotto l’azione del calore nella fase iniziale, rammolliscono (diventano plastiche) e, successivamente, solidificano. Contrariamente alle resine termoplastiche, non presentano la possibilità di subire numerosi processi di formatura durante il loro utilizzo. Le resine termoindurenti, sono materiali nei quali il moto delle catene polimeriche è fortemente vincolato da un numero elevato di reticolazioni esistenti. Infatti, durante il processo di produzione, subiscono modifiche chimiche irreversibili associate alla creazione di legami covalenti trasversali tra le catene dei pre-polimeri di partenza. La densità delle interconnessioni e la natura dipendono dalle condizioni di polimerizzazione e dalla natura dei precursori: generalmente essi sono sistemi liquidi, o facilmente liquefacibili a caldo, costituiti da composti organici a basso peso molecolare, spesso multifunzionali, chimicamente reattivi, a volte in presenza di iniziatori o catalizzatori. Il poliuretano è un composto largamente usato come isolante termico, nel settore dell’edilizia, dell’industria dell’auto, negli elettrodomestici, nelle celle frigorifere, nel settore navale e ferroviario, nei mobili, nel settore calzaturiero e in molti altri settori industriali. Ogni anno, nella sola Europa, si producono circa 3,5 milioni di tonnellate di poliuretano che, alla fine del ciclo di vita, non trova una corretta destinazione nel settore del riciclo e vanno a finire normalmente in discarica. La difficoltà che oggi incontra questa tipologia di rifiuto plastico nel processo di riconversione, finchè il riciclo chimico non avrà preso piede, hanno spinto le ricerche biologiche a tracciare nuove strade. Un gruppo di ricerca Europeo chiamato P4SB sta studiando materiali provenienti dalla biologia sintetica che siano in grado, tramite dei catalizzatori batterici, di creare bio enzimi che possano depolimerizzare il poliuretano, ma anche il PET. Lo studio ha identificato un batterio, chiamato Psneudomonas, che opportunamente ingegnerizzato, sia in grado di metabolizzare i componenti del poliuretano, che verranno poi resi, all’interno della massa batterica, sotto forma di bio plastica. Questo batterio ha la capacità di sopravvivere in condizioni estreme ed è molto resistente alle sostanze tossiche, infatti è un nemico per eccellenza nel campo medico in quanto resiste facilmente agli antibiotici. Fa parte della famiglia dei batteri gram-negativi che colpisce normalmente le persone con barriere immunitarie basse o con problemi alla pelle e alle mucose. Il batterio nell’uomo scatena malattie associate alle infezioni, come i problemi respiratori, la polmonite, l’endocardite, meningiti, problemi agli occhi, alle articolazioni, gastrointestinali, dermatologici e altre forme di reazione del corpo. Questo dimostra che è un batterio da prendere sul serio e il suo utilizzo nel campo microbiologico, applicato al riciclo delle plastiche come il poliuretano, fa capire il grado di colonizzazione e decomposizione che potrebbe mettere in campo se trattato con le dovute attenzioni.Categoria: notizie - plastica - batteri - riciclo - rifiuti - poliuretano

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https://www.rmix.it/ - eBook: Ambiente ed Economia Circolare
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30 pillole per riflettere. E' disponibile il nuovo eBook: Ambiente ed Economia Circolare 30 Pillole per Riflettere nella versione in lingua Italiana. Ambiente ed economia circolare sono due lati della stessa medaglia. Non esiste un concetto di ambiente ed ecosistema sostenibile se non riusciamo a realizzare un processo di gestione circolare dei rifiuti che produciamo ed un uso massiccio delle energie rinnovabili. Immaginiamo un grande motore che viene alimentato dalle nostre azioni attraverso una catena di congiunzione che genera la nostra vita. Senza energia non possiamo vivere, ma questo motore deve essere alimentato da azioni della nostra vita che permettano e giustifichino, nel tempo, l'esistenza del circuito. Le azioni sono rappresentate dal un corretto approccio alla gestione dei rifiuti secondo il concetto delle 4R, ridurre, riuso, riciclo e recupero, e dall'uso incondizionato delle fonti di energia rinnovabili. Versione in lingua Italiana L'eBook è possibile acquistarlo su Amazon. Oppure in versione cartacea inviando una richiesta a: info@arezio.it

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