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https://www.rmix.it/ - Plastica da Post Consumo: Raccolta, Riciclo e Riuso
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Plastica da Post Consumo: Raccolta, Riciclo e Riuso
Informazioni Tecniche

Plastica da Post Consumo: Raccolta, Riciclo e Riusodi Marco ArezioLa plastica riciclata da post consumo e i polimeri in plastica riciclata che derivano dalla raccolta differenziata dei rifiuti domestici sono una conquista, relativamente recente, in un mondo che si muove verso la circolarità dei beni e delle risorse.  Nell’ambito dell’economia circolare, quell’area di interesse che riguarda lo studio e l’applicazione di metodi, sistemi produttivi e legislativi, atti a riciclare i prodotti a fine vita, la plastica è sicuramente un attore primario della raccolta, lavorazione e riuso. La plastica riciclata si definisce da post consumo quando il prodotto, sotto forma di imballo o di oggetto finito, esaurisce il compito per cui viene prodotto e viene conferito, attraverso la raccolta differenziata, agli impianti di riciclo meccanici, per creare nuova materia prima in una sorta di circolarità continua. In Italia la raccolta dei rifiuti da post consumo e la loro selezione di base è affidata, prevalentemente, a consorzi nazionali, quali il Corepla per gli imballi come l’HDPE, il PP, l’LDPE, il PET e il PS, il Coripet per i soli imballi in PET e il Conip per gli imballi rigidi dal settore ortofrutticolo, solo per citarne alcuni. Ma ogni paese, in cui la raccolta differenziata è normata e organizzata, ha la propria o le proprie struttura di raccolta nazionali.Tra i prodotti più raccolti e riciclati troviamo:LDPE, polietilene a bassa densità, che viene dalla raccolta degli imballi flessibili, come i sacchetti, i film da imballo, i teli da copertura e gli imballi rigidi come possono essere i vasi dei fiori. • HDPE, polietilene ad alta densità, che viene principalmente dalla raccolta dei flaconi dei detersivi e delle taniche per i liquidi. • PP, polipropilene, che deriva da imballi flessibili come i film per il packaging ma anche da imballi rigidi come cassette, paraurti, giochi, sedie, tavoli, prodotti per l’edilizia, come tubi, sifoni, griglie, vespai, piastrelle, secchi. • PS, Polistirolo, che proviene dagli imballi per il packaging, dai vasi e da molti articoli per l’edilizia e il settore elettrico, come prese per la corrente, quadri elettrici. • PET, polietilene tereftalato, nella plastica da post consumo è principalmente espresso dalle bottiglie dell’acqua minerale e delle bibite. La lavorazione degli imballi in plastica post consumo comporta la conoscenza approfondita della filiera della raccolta, dei sistemi di riciclo industriale del rifiuto e dell’applicazione della materia prima che ne deriva per la realizzazione di nuovi prodotti. La raccolta differenziata dei materiali plastici, ma anche degli altri prodotti raccolti, come il vetro, i metalli, il legno, la carta, la gomma contribuiscono in modo determinante alla riduzione dell’impronta carbonica, a regolare la gestione dei rifiuti in modo che non vadano dispersi nell’ambiente e a risparmiare le materie prime che diversamente dovrebbero essere estratte dal pianeta. Raccogliere i rifiuti, riciclarli, creare nuove materie prime dagli scarti, produrre nuovi prodotti attraverso la circolarità del sistema di produzione e di consumo è una delle chiavi, ma non la sola, che permette la progettazione di un mondo migliore. Una filiera di grande importanza, anche a livello economico, che contribuisce in modo attivo ai bilanci degli stati, a dare lavoro e a creare un’importante sostenibilità tra l’uomo e la natura. Una filiera che contempla non solo la produzione di materie prime ricavate dai rifiuti, ma anche l’industria della macchine e degli stampi per la produzione e il suo controllo, i produttori di oggetti finiti fatti in plastica riciclata, di società di servizi, di trasporto, gli enti di ricerca e molto altro. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - post consumo . produzione

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https://www.rmix.it/ - Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’ che spegne odio e violenza. Capitolo 11 – Cieli di neon, odore di pioggia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’ che spegne odio e violenza. Capitolo 11 – Cieli di neon, odore di pioggia
Slow Life

Un team di scienziati giapponesi annuncia la molecola LYL 8, capace di inibire gli impulsi negativi dell’amigdala; mercati finanziari, governi e bioeticisti si interrogano sull’impatto di una società senza colleraGiugno 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’. Capitolo 11 – Cieli di neon, odore di pioggiaOsaka, 15 maggio, ore 06:15. Fuori, il giorno si annunciava con una luce fredda e obliqua che scivolava fra i palazzi alti del distretto portuale. Un vento sottile, carico di salsedine e promesse di pioggia, arrivava dal porto, insinuandosi tra le strade deserte e facendo tremare le finestrelle a vasistas del quartier generale. Il vetro vibrava leggermente, accompagnato dal ticchettio irregolare delle gocce residue della notte. Nell’aria galleggiava l’odore umido di asfalto appena lavato e di alghe portate dalla bassa marea: una miscela salmastra che si incollava ai vestiti e agli archivi di carta assorbente. Dentro la sala operativa, però, tutto sembrava sospeso. L’aria era ferma, quasi ostile, secca come carta carbone lasciata troppo al sole. Sul soffitto, le lampade al neon disegnavano linee dure, fredde, che graffiavano la superficie delle tazze di caffè abbandonate a metà sulle scrivanie: una fila di mezzalune marroni, circondate da piccoli anelli iridescenti che testimoniavano l’accumulo di ore insonni. Il profumo del caffè, ormai spento, si mescolava a quello più acre dei cavi e dei circuiti scaldati, e a tratti si avvertiva la traccia dolciastra dei detergenti notturni. Il maxischermo centrale era il vero cuore pulsante della stanza: sopra il nero compatto dello sfondo digitale, scorrevano in tempo reale matricole di badge, stringhe di codici criogenici, sigle aeroportuali e coordinate geografiche che si accendevano e si spegnevano a intermittenza, come lucciole elettroniche in una notte d’estate. Alcuni numeri cambiavano colore, altri si ingrandivano per un attimo, prima di svanire; ogni variazione poteva significare una svolta, una minaccia, un’opportunità. L’ispettore Keisuke Mori stava immobile, la schiena dritta come se portasse ancora la divisa di un tempo, le mani raccolte dietro la schiena in un gesto che era mezzo disciplina e mezzo difesa. L’indice destro tamburellava appena sul polso sinistro, un tic che tradiva la tensione che serpeggiava sottopelle. Lo sguardo era fisso sul planisfero digitale proiettato davanti a lui: un’immensa tavola da go, punteggiata da centinaia di piccoli segnalini bianchi e neri. Ma era un’unica pietra rossa, appena apparsa come un lampo solitario nel Pacifico, a concentrare tutta la sua attenzione: un ping satellitare non riconosciuto, che minacciava di ribaltare quell’equilibrio fragile costruito in anni di paziente strategia...Acquista il libro© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Slow Life: Riflettere, Decidere e Proseguire Serenamente
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Slow Life: Riflettere, Decidere e Proseguire Serenamente
Slow Life

Il tarlo del dubbio di sbagliare si potrebbe insinuare in ogni decisione assuntaRiflettere ponderatamente su ogni cosa prima di metterla in opera, ma quando si è fatto e si attendono gli esiti, non angustiarsi rimuginando sui possibili pericoli, ma sbarazzarsi completamente della cosa, tenendo chiuso il cassetto dei pensieri che la riguardano e tranquillizzarsi con la convinzione che a suo tempo, tutto è stato soppesato a dovere. Se nondimeno sopraggiunge un esito negativo, ciò accade perché tutte le cose sono soggette al caso e all’errore. Arthur Schopenhauer Categoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.rmix.it/ - Anime di Cartone Riciclato per Cartiere: Come Sceglierle
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Anime di Cartone Riciclato per Cartiere: Come Sceglierle
Economia circolare

Criteri tecnici e pratiche sostenibili per ottimizzare la produzione e ridurre l'impatto ambientaledi Marco ArezioLe anime di cartone riciclato per le cartiere rappresentano un componente cruciale nel processo produttivo di queste aziende, offrendo il supporto necessario per l'avvolgimento di vari tipi di carta. La scelta del fornitore giusto e delle specifiche tecniche delle anime di cartone riciclato può influire significativamente sull'efficienza operativa, la qualità del prodotto finale e l'impatto ambientale dell'azienda. Pertanto, è essenziale considerare attentamente le caratteristiche tecniche, le opzioni di personalizzazione e i criteri di sostenibilità quando si sceglie un fornitore di anime di cartone. Criteri Tecnici per Scegliere le Anime di Cartone Riciclato per le Cartiere Nella selezione delle anime di cartone riciclate per le cartiere, è essenziale considerare una serie di criteri tecnici che determinano l'idoneità e l'efficienza del prodotto all'interno del processo produttivo. Questi criteri devono essere valutati attentamente per garantire che le anime soddisfino le esigenze operative e contribuiscano alla qualità del prodotto finale. Resistenza alla Compressione La resistenza alla compressione è un parametro fondamentale per le anime di cartone riciclato, che devono sostenere il peso della carta avvolta senza deformarsi. Questo parametro può essere misurato tramite test di compressione assiale che valutano la capacità dell'anima di mantenere la propria forma sotto carico. Le anime con elevata resistenza alla compressione evitano deformazioni che possono compromettere l'integrità del rotolo di carta. Rettilineità La rettilineità delle anime di cartone riciclato influisce direttamente sull'uniformità dell'avvolgimento della carta. Le anime devono mantenere una forma diritta per prevenire irregolarità nel rotolo di carta. La rettilineità può essere valutata mediante strumenti di misurazione ottici o meccanici che rilevano deviazioni lungo l'asse longitudinale dell'anima. Uniformità dei Diametri La costanza del diametro lungo tutta la lunghezza dell'anima è cruciale per l'interazione con le attrezzature di avvolgimento e trasformazione della carta. Le variazioni di diametro possono causare problemi di allineamento e tensionamento della carta. La precisione dimensionale delle anime viene garantita attraverso rigorosi controlli di processo e misurazioni con strumenti di alta precisione, come calibri laser. Robustezza Dinamica La robustezza dinamica è la capacità delle anime di cartone riciclato di resistere agli stress meccanici durante il trasporto e l'uso. Questa caratteristica è valutata mediante prove di resistenza agli impatti e flessioni, simulando le condizioni di trasporto e manipolazione che le anime dovranno affrontare. Anime con elevata robustezza dinamica prevengono danni e deformazioni durante queste fasi. Qualità delle Materie Prime La scelta delle materie prime è un aspetto fondamentale per la qualità complessiva delle anime di cartone riciclato. Queste devono essere realizzate con cartone riciclato di alta qualità, che garantisca resistenza e durabilità. Le proprietà delle materie prime, come la densità, la composizione delle fibre e l'adesivo utilizzato, sono importanti per ottenere le prestazioni desiderate. Resistenza alla Torsione La resistenza alla torsione è importante per prevenire deformazioni durante l'uso, specialmente quando le anime sono soggette a forze di torsione durante l'avvolgimento e lo svolgimento della carta. Questo parametro può essere testato tramite prove di torsione controllate, che misurano la capacità dell'anima di mantenere la propria integrità strutturale sotto stress torsionale. Resistenza all'Umidità La resistenza all'umidità è essenziale per le anime utilizzate in ambienti con variazioni di umidità. Le anime devono mantenere la loro rigidità e forma anche in condizioni umide, evitandone l'assorbimento che potrebbe comprometterne le prestazioni. Trattamenti specifici del cartone, come rivestimenti impermeabilizzanti, possono migliorare questa caratteristica. Sostenibilità delle Anime di Cartone per Cartiere La sostenibilità è diventata una componente essenziale nella produzione e nell'utilizzo delle anime di cartone per cartiere. Questo capitolo esplora in dettaglio le pratiche e i criteri che le aziende devono considerare per garantire che le anime di cartone contribuiscano a una produzione più sostenibile, riducendo l'impatto ambientale e rispettando le normative ambientali vigenti. Normative Ambientali e Direttive Europee Una delle principali normative che influenzano la produzione di anime di cartone è la direttiva UE 2018/852, che promuove la riduzione dei rifiuti e l'incremento delle pratiche di riciclo. Questa direttiva fa parte di un quadro legislativo più ampio volto a incentivare l'uso efficiente delle risorse e la riduzione dell'impatto ambientale dei prodotti industriali. Le aziende produttrici di anime di cartone devono conformarsi a queste normative per assicurare che i loro processi siano ecologicamente responsabili. Utilizzo di Materiali Riciclati L'uso di cartone riciclato per la produzione delle anime è una pratica chiave per la sostenibilità. Il cartone riciclato è ottenuto da carta e cartone già utilizzati, riducendo la necessità di nuove materie prime e l'impatto ambientale legato alla produzione di carta vergine. L'utilizzo di materiali riciclati non solo riduce i rifiuti, ma anche il consumo di energia e acqua, abbattendo le emissioni di CO₂ associate alla produzione. Benefici dell'Utilizzo di Cartone Riciclato Riduzione dei Rifiuti: Riutilizzare carta e cartone già utilizzati riduce la quantità di rifiuti che finiscono in discarica. Risparmio Energetico: La produzione di cartone riciclato richiede meno energia rispetto alla produzione di cartone vergine. Conservazione delle Risorse Naturali: Riduce la domanda di legno, preservando le foreste e gli ecosistemi naturali. Minore Inquinamento: La produzione di cartone riciclato genera meno emissioni di CO₂ e altri inquinanti. Processi di Produzione Eco-Friendly I processi di produzione delle anime di cartone devono essere ottimizzati per ridurre al minimo l'impatto ambientale. Questo può includere l'adozione di tecnologie a basso consumo energetico, l'utilizzo di energie rinnovabili, e l'implementazione di sistemi di gestione dei rifiuti efficienti. Le aziende possono ottenere certificazioni ambientali, come ISO 14001, per dimostrare il loro impegno verso pratiche sostenibili. Tecnologie e Pratiche Sostenibili Energie Rinnovabili: Utilizzo di fonti di energia rinnovabile, come solare o eolico, per alimentare i processi produttivi. Efficienza Energetica: Implementazione di tecnologie e processi che riducono il consumo energetico, come l'uso di motori ad alta efficienza e sistemi di recupero del calore. Riduzione delle Emissioni: Utilizzo di filtri e altre tecnologie per ridurre le emissioni di CO₂ e altri inquinanti. Gestione dei Rifiuti: Programmi di riciclo e riutilizzo degli scarti di produzione per minimizzare i rifiuti inviati in discarica. Trattamenti Eco-Compatibili I trattamenti utilizzati per migliorare le caratteristiche delle anime di cartone, come la resistenza all'umidità e alla torsione, devono anch'essi essere ecocompatibili. L'uso di adesivi e rivestimenti a base d'acqua, privi di solventi nocivi, contribuisce a ridurre l'impatto ambientale. Inoltre, tali trattamenti devono essere facilmente riciclabili, garantendo che le anime di cartone possano essere riciclate al termine del loro ciclo di vita. Economia Circolare per la Sostenibilità delle Anime di CartoneL'approccio dell'economia circolare è fondamentale per la sostenibilità delle anime di cartone. Questo modello economico mira a mantenere i materiali e i prodotti in uso il più a lungo possibile, riducendo i rifiuti e ottimizzando l'uso delle risorse. Per le anime di cartone, l'economia circolare implica: Progettazione per la Riciclabilità: Le anime devono essere progettate in modo da poter essere facilmente riciclate al termine del loro ciclo di vita. Ciclo di Vita Esteso: Migliorare la durabilità delle anime per prolungare il loro utilizzo e ridurre la frequenza di sostituzione. Recupero e Riciclo: Implementazione di sistemi per il recupero delle anime usate e il loro riciclo in nuovi prodotti. Conclusioni La scelta delle anime di cartone riciclate per cartiere richiede una valutazione approfondita delle caratteristiche tecniche per garantire efficienza e qualità nel processo produttivo. Resistenza alla compressione, rettilineità, uniformità dei diametri, robustezza dinamica, qualità delle materie prime, resistenza alla torsione e all'umidità, e conformità agli standard di sostenibilità sono criteri essenziali per selezionare anime che rispondano adeguatamente alle esigenze operative delle cartiere. La sostenibilità delle anime di cartone per cartiere richiede un approccio integrato che consideri l'intero ciclo di vita del prodotto, dalle materie prime alla produzione, dall'uso allo smaltimento. L'adozione di materiali riciclati, processi di produzione eco-friendly, trattamenti ecocompatibili e principi di economia circolare sono tutti elementi chiave per minimizzare l'impatto ambientale e promuovere una produzione più sostenibile. Inoltre, l'impegno verso la responsabilità sociale e il rispetto delle normative ambientali contribuiscono a creare un'industria più responsabile e attenta all'ambiente.

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https://www.rmix.it/ - La Proprietà dei Rifiuti Domestici e il Diritto di Cessione Onerosa
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Proprietà dei Rifiuti Domestici e il Diritto di Cessione Onerosa
Economia circolare

I rifiuti che produciamo ogni giorno hanno un valore e in virtù di questo che dovrebbero essere cedutidi Marco ArezioSembra che il ritiro del rifiuto plastico, del vetro, della carta, dei metalli e della frazione umida dalle nostre case sia un servizio gentile che i comuni organizzano per farci un favore, quello di liberare quotidianamente le nostre case dai rifiuti. Ma è proprio così? Incominciamo a dire che gratis oggi, probabilmente, non si fanno più nemmeno i favori, ma quello che i cittadini hanno in testa, in relazione al servizio di raccolta dei rifiuti, è un concetto non del tutto corretto. Non si vede spesso, nel mercato reale, una cessione di un bene senza un corrispettivo economico pagato da parte dell'acquirente e, probabilmente, ancora meno si vedono operazioni in cui il venditore debba pagare l'acquirente per cedere il suo prodotto. Nel mondo dei rifiuti capita invece con una certa frequenza e i motivi nascono da una visione distorta da parte della gente del concetto di rifiuto di nostra proprietà. Già la parola rifiuto è assimilato a tutti questi prodotti che, nelle nostre case o aziende, finiscono il ciclo di vita che gli abbiamo attribuito, diventando un impellente problema di spazio e di decoro. Con questo concetto, non riuscendo a intravedere nessun valore al prodotto a fine vita, siamo disposti a pagare purché venga portato via dal nostro ambito di vita. Le attività imprenditoriali che si occupano di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti ringraziano per la golosa opportunità offerta dai cittadini (sebbene le logiche delle aste delle materie prime a volte raffreddano questi entusiasmi) e i comuni, che hanno il compito di raccogliere i rifiuti, coprono i costi del servizio, lontani dalle logiche di mercato, attraverso i nostri soldi. In realtà, con questo sistema, il cittadino rimane beffato 3 volte: - cede il rifiuto di sua proprietà senza ricavarne alcun vantaggio economico - paga per la cessione e il ritiro del rifiuto presso la propria abitazione - ricompra un bene che probabilmente è fatto con una quota dei rifiuti che ha ceduto in modo oneroso Molti anni fa quando i rifiuti domestici venivano prevalentemente sotterrati in discariche o bruciati passivamente, il contributo economico al ritiro e smaltimento poteva avere un senso logico in quanto, il comune, attraverso società specializzate, offriva un servizio al cittadino non remunerativo. Oggi, i rifiuti hanno un valore intrinseco in quanto producono, attraverso la loro lavorazione, sottoprodotti con cui si crea un nuovo valore. Il vetro, la carta, la plastica la frazione umida delle nostre cucine creano un circolo virtuoso espresso in materie prime seconde o in energia che vengono offerte nuovamente al mercato in una normale attività commerciale. Quindi può facilmente capitare che il rifiuto che noi abbiamo, forse ingenuamente pagato per liberarcene, lo ripagheremo una seconda volta quando andremo a comprare un flacone di detersivo fatto in plastica riciclata o accenderemo la luce a casa nostra, utilizzando l'energia realizzata con la frazione umida delle nostre cucine. In alcune parti del mondo si comincia a pensare che questo approccio alla cessione onerosa, da parte dei cittadini dei propri rifiuti, sia una cosa che ha poco senso e che la sua inversione potrebbe creare un'economia sociale importante e un concreto aiuto alla salvaguardia dell'ambiente. Ma come è possibile cambiare questa mentalità e quali vantaggi porterebbe? Vediamo alcuni punti: Si deve accompagnare il cittadino ad un cambiamento culturale radicale, spostando il concetto di rifiuto da un onere ad una risorsa per sé e per la propria famiglia. Acquistando un valore, il rifiuto domestico permette di creare un ulteriore introito al bilancio famigliare riducendo le tasse a suo carico, come già succede già in alcuni paesi, attenzionando il cittadino al corretto approccio alla raccolta differenziata. Si creerebbe una sostanziale riduzione dei rifiuti dispersi nell'ambiente in quanto si potrebbe generare una nuova economia che valorizza la raccolta e il riciclo. I maggiori oneri che le industrie del riciclo e i comuni saranno costretti a sostenere potrebbero essere compensati, da un aumento della quota di rifiuti lavorabili immessi sul mercato, da una riduzione degli oneri derivanti dalle bonifiche ambientali o dalle conseguenze economiche in relazione all'aumento del tasso di inquinamento circolare e dalla dipendenza dalle materie prime vergini. Pensateci, potrebbe fare bene a tutti.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti urbaniVedi maggiori informazioni sul riciclo

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https://www.rmix.it/ - Nei Luoghi di Lucio Dalla: Viaggio Turistico e Musicale tra Vita, Arte e Memoria
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Nei Luoghi di Lucio Dalla: Viaggio Turistico e Musicale tra Vita, Arte e Memoria
Slow Life

Un itinerario che unisce musica, cultura e turismo sulle tracce di Lucio Dalla: Bologna, le Tremiti, Sorrento e la Siciliadi Marco ArezioVisitare i luoghi legati a Lucio Dalla significa intraprendere un viaggio che non è soltanto geografico, ma soprattutto umano e poetico. È attraversare l’Italia seguendo i fili della sua musica, ascoltando le storie che ancora oggi risuonano nei portici di Bologna, nelle onde delle Tremiti, nei tramonti di Sorrento e nelle campagne assolate della Sicilia. Ogni tappa racconta un lato del cantautore: il ragazzo curioso che cresceva tra i vicoli bolognesi, il musicista innamorato del jazz, il poeta che scriveva di mare e di luna, l’uomo che sapeva ridere e commuovere con la stessa naturalezza. Lucio Dalla, storia di un uomo e di un artista Lucio nacque a Bologna nel 1943, in un’Italia ferita dalla guerra. Rimase presto orfano di padre e crebbe con la madre, che lo spinse a coltivare la sua passione per la musica. Scoprì il clarinetto, strumento che lo accompagnò a lungo, e iniziò presto a frequentare i locali jazz della città. La sua prima vita artistica fu quella del musicista, curioso e irrequieto, che cercava nelle improvvisazioni un linguaggio libero. Gli anni Sessanta furono quelli della scoperta, tra esperienze con il gruppo “I Flippers” e i primi tentativi come solista. Ma il vero Lucio arrivò negli anni Settanta, quando trovò la sua voce di cantautore. 4/3/1943, presentata a Sanremo, lo fece conoscere al grande pubblico e aprì una stagione di capolavori che segnarono la storia della musica italiana. Album come Com’è profondo il mare e brani come Caruso o Anna e Marco non furono semplici canzoni, ma racconti collettivi in cui l’Italia si riconobbe. Lucio era un uomo fatto di contrasti: schivo e riservato nella vita privata, travolgente e ironico sul palco. Viveva di passioni improvvise, di amicizie strette e di ritiri solitari, di notti passate a chiacchierare e di giornate trascorse a scrivere in silenzio. Morì improvvisamente nel 2012, lasciando un vuoto che nessun altro ha saputo colmare, ma anche un’eredità che oggi si può ancora respirare nei luoghi che amava. Bologna, la città che gli apparteneva Chi vuole conoscere Lucio deve partire da Bologna, la sua vera casa. Passeggiare sotto i portici di Via D’Azeglio è già un incontro con lui: qui, davanti al civico di Piazza dei Celestini, si trova la sua abitazione. Ogni anno, nei giorni che ricordano la sua nascita o la sua scomparsa, centinaia di persone si riuniscono sotto quelle finestre e cantano insieme le sue canzoni, trasformando la piazza in un concerto improvvisato, vivo, commovente. La Bologna di Dalla non è solo la sua casa. È anche il Conservatorio Martini, dove iniziò a coltivare la musica; il Teatro Comunale, che ne custodisce la memoria artistica; le piccole osterie dove amava sedersi con gli amici. Camminare per il centro storico, con le sue torri medievali e le strade lastricate, significa entrare in contatto con il suo universo creativo, fatto di incontri casuali, chiacchiere spontanee e note che nascevano tra la gente. La Sicilia e il vino Stronzetto Pochi sanno che Lucio aveva un amore profondo anche per la Sicilia, che visitava spesso non solo per concerti e vacanze, ma per puro piacere personale. La considerava una seconda casa, attratto dal calore delle persone, dalla bellezza dei paesaggi e dal ritmo lento della vita quotidiana. Nell’entroterra coltivava una sua passione segreta: la produzione di vino. Lo chiamava con ironia Stronzetto, un rosso dal carattere deciso, nato più per gioco che per impresa. Lo offriva agli amici nelle cene conviviali, scherzando sul nome e sulla sua bontà genuina. Quella bottiglia raccontava bene il suo spirito: semplice e diretto, allegro e malinconico allo stesso tempo. Un viaggio sulle tracce siciliane di Dalla può passare dalle campagne di Modica e Ragusa, dove i vigneti e gli ulivi si alternano alle architetture barocche, fino ai grandi teatri antichi di Siracusa e Taormina, dove l’arte incontra il mare. Non è difficile immaginare Lucio tra quelle pietre antiche, rapito dalla bellezza e dall’energia di un’isola che amava profondamente. Oggi chi visita questi luoghi può unire la memoria dell’artista a un percorso enogastronomico, tra degustazioni di vini locali e piatti tradizionali, per vivere la Sicilia con gli occhi e i sensi che tanto affascinavano il cantautore. Le altre geografie dell’anima: Rimini, Sorrento, le Tremiti Oltre a Bologna e alla Sicilia, altri luoghi compongono la mappa sentimentale di Dalla. La Riviera Romagnola, con Rimini e le sue estati leggere, fa da sfondo a melodie come Stella di mare e al suo amore per il mare e la spensieratezza. A Sorrento, nell’Hotel Excelsior Vittoria, nacque la sua canzone più celebre, Caruso. Dalla si trovava lì quando, guardando il golfo e pensando al grande tenore Enrico Caruso, scrisse una delle pagine più amate della musica italiana. Ancora oggi la suite che lo ispirò è visitabile, diventando un luogo di pellegrinaggio musicale. Infine le Isole Tremiti, rifugio privato e creativo, dove trovava pace e silenzio per scrivere. Il mare cristallino e la natura selvaggia erano per lui fonte di ispirazione e riflessione. Per i visitatori sono oggi un luogo ideale per capire la dimensione più intima e spirituale dell’artista, lontano dalle luci della ribalta. Un viaggio che unisce musica e turismo Seguire i luoghi di Lucio Dalla è costruire un itinerario unico attraverso l’Italia. Si parte da Bologna, città raggiungibile facilmente in treno o aereo, per una passeggiata tra i suoi portici e i luoghi che lo hanno visto nascere e crescere. Da qui si può scendere verso il mare, fermandosi alle Tremiti per respirare la sua isola del cuore, proseguire fino a Sorrento per rivivere la nascita di Caruso, e infine volare o imbarcarsi verso la Sicilia, dove il vino, la musica e il calore della gente restituiscono la sua passione più nascosta. È un viaggio che non si limita a visitare monumenti, ma invita a entrare nelle pieghe della vita di un uomo che ha saputo trasformare ogni incontro in poesia. È turismo culturale e insieme pellegrinaggio affettivo, un modo per continuare a cantare con lui, per strada, in piazza, o davanti a un bicchiere di vino condiviso.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Il Futuro Sostenibile del Granulo Riciclato in LLDPE: Innovazione e Applicazioni
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Futuro Sostenibile del Granulo Riciclato in LLDPE: Innovazione e Applicazioni
Informazioni Tecniche

Scopri come il Riciclo Avanzato dell' LLDPE Connette l'Industria della Plastica all'Economia Circolaredi Marco ArezioIl polietilene lineare a bassa densità (LLDPE) è un materiale plastico ampiamente utilizzato in numerosi prodotti, dall'imballaggio flessibile ai manufatti agricoli. La sua flessibilità, resistenza e durabilità lo rendono un candidato ideale per molteplici applicazioni. Tuttavia, l'impiego massiccio di LLDPE solleva preoccupazioni ambientali legate alla gestione dei rifiuti e alla sostenibilità. Il riciclo del LLDPE, in particolare sotto forma di granulo riciclato, emerge come una soluzione promettente per affrontare queste sfide, consentendo di ridurre l'impatto ambientale associato alla produzione e allo smaltimento dei materiali plastici. Processo di Produzione dell'LLDPE Il polietilene lineare a bassa densità (LLDPE) è prodotto attraverso un processo di polimerizzazione che utilizza catalizzatori specifici per ottenere una struttura molecolare unica, che conferisce al materiale le sue caratteristiche desiderate di resistenza, duttilità e flessibilità. La produzione dell'LLDPE può essere suddivisa in diverse fasi chiave:Il polietilene lineare a bassa densità (LLDPE) è prodotto attraverso un processo di polimerizzazione, come abbiamo visto, che coinvolge l'unione di monomeri di etilene in lunghe catene polimeriche. Questo processo si svolge tipicamente in due modi principali: Polimerizzazione in fase gassosa: L'etilene gassoso viene iniettato in un reattore contenente un catalizzatore, solitamente a base di titanio o cromo. Le condizioni di pressione e temperatura elevate facilitano l'unione dei monomeri di etilene, formando il polimero LLDPE. Polimerizzazione in soluzione o in slurry: L'etilene viene disciolto in un solvente o sospeso in una miscela sotto forma di slurry, con l'aggiunta di un catalizzatore. La reazione di polimerizzazione avviene in queste condizioni, portando alla formazione di LLDPE. La scelta del processo dipende dalle specifiche esigenze di produzione e dalle caratteristiche desiderate nel prodotto finale. Il LLDPE prodotto è noto per la sua resistenza alle sollecitazioni meccaniche e chimiche, la flessibilità e la capacità di formare film sottili di alta qualità. Controllo di Qualità Prima di essere distribuito, il LLDPE subisce rigorosi test di controllo qualità per assicurare che le proprietà meccaniche e chimiche rispettino gli standard richiesti per le applicazioni specifiche. Processo di Riciclo del LLDPE Il riciclo del LLDPE inizia con la raccolta e la selezione dei rifiuti di plastica, seguita da una serie di passaggi che trasformano il materiale usato in granuli riciclati pronti per un nuovo ciclo di produzione: Raccolta e Selezione: I rifiuti di LLDPE vengono raccolti e separati da altri tipi di plastica e contaminanti. Questo passaggio è cruciale per garantire la purezza del materiale riciclato. Lavaggio e Pulizia: I materiali selezionati vengono lavati per rimuovere impurità, residui di cibo, etichette e adesivi. Questo processo include solitamente una fase di triturazione, che riduce il materiale in pezzi più piccoli, facilitandone il lavaggio. Rigenerazione e Pelletizzazione: I frammenti puliti di LLDPE vengono poi fusi in un estrusore, che omogenizza il materiale. Durante l'estrusione, il materiale fuso viene filtrato per rimuovere eventuali contaminanti rimasti. Infine, il LLDPE fuso viene tagliato in piccoli granuli, pronti per essere utilizzati nella produzione di nuovi oggetti. Questo processo non solo riduce la quantità di rifiuti destinati alle discariche ma contribuisce anche a conservare le risorse naturali e a ridurre l'impatto ambientale associato alla produzione di nuove plastiche. Vantaggi Ambientali del Riciclo del LLDPE Il riciclo del LLDPE porta numerosi benefici ambientali, cruciale per migliorare le sfide globali legate ai rifiuti di plastica e alla sostenibilità. Ecco i principali vantaggi: Riduzione dell'Impronta di Carbonio: La produzione di granulo riciclato in LLDPE richiede meno energia rispetto alla produzione di LLDPE vergine. Ciò si traduce in una significativa riduzione delle emissioni di gas serra, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico. Conservazione delle Risorse Naturali: L'utilizzo di materiale riciclato riduce la dipendenza dalle risorse fossili, come il petrolio e il gas naturale, necessarie per produrre etilene, il monomero di base del LLDPE. Promozione dell'Economia Circolare: Il riciclo del LLDPE si inserisce nell'idea di economia circolare, dove i materiali vengono riutilizzati e riciclati il più possibile, riducendo i rifiuti e migliorando l'efficienza delle risorse. Applicazioni del Granulo Riciclato in LLDPE Grazie alle sue proprietà, il granulo riciclato in LLDPE trova impiego in diversi settori: Imballaggio Flessibile: Sacchetti per la spesa, film per imballaggi alimentari e materiali di imballaggio protettivo sono alcuni esempi dove il granulo riciclato in LLDPE viene utilizzato, sfruttando la sua flessibilità e resistenza. Prodotti per l'Agricoltura: Teli per pacciamatura, tubi per l'irrigazione e reti protettive sono prodotti agricoli fabbricati con LLDPE riciclato, beneficiando della sua durabilità e resistenza agli agenti atmosferici. Beni di Consumo e Industriale: Contenitori, cestini per la raccolta differenziata e componenti industriali sono altri esempi di applicazioni del LLDPE riciclato, che ne valorizzano la resistenza e la versatilità. Problemi e Limitazioni Nonostante i numerosi vantaggi, il riciclo del LLDPE presenta alcune difficoltà: Qualità e Uniformità del Materiale: La variabilità nella qualità dei rifiuti di plastica può influenzare le proprietà del granulo riciclato, rendendo a volte difficile l'uso in applicazioni che richiedono specifiche tecniche strette. Limitazioni Tecniche: Alcune applicazioni, specialmente quelle che richiedono materiale con proprietà meccaniche o di barriera specifiche, possono essere difficili da realizzare con il LLDPE riciclato a causa delle sue variazioni di performance. Superamento delle Barriere Tecnologiche e di Mercato: Per incrementare l'uso del LLDPE riciclato, sono necessarie innovazioni tecnologiche che migliorino la qualità del materiale riciclato e strategie di mercato che ne promuovano l'adozione. Innovazioni Tecnologiche nel Riciclo del LLDPE Le innovazioni tecnologiche giocano un ruolo cruciale nel migliorare l'efficienza e l'efficacia del processo di riciclo del LLDPE, affrontando le problematiche legate alla qualità e all'applicabilità del materiale riciclato. Di seguito vengono illustrate alcune delle principali innovazioni in questo campo: Tecnologie di Separazione Avanzate: Nuovi metodi di separazione e purificazione, come la tecnologia NIR (Near Infrared) e le tecniche di flottazione, consentono una migliore selezione dei materiali, aumentando la purezza del LLDPE riciclato e migliorandone le proprietà. Processi di Compatibilizzazione: Lo sviluppo di additivi compatibilizzanti aiuta a migliorare le interazioni tra diversi tipi di plastiche nel riciclo misto, migliorando la qualità del prodotto finale e ampliandone le possibili applicazioni. Raffinamento della Qualità attraverso il Riciclo Chimico: Il riciclo chimico, che converte i polimeri in monomeri o in altri composti chimici intermedi, offre la possibilità di produrre LLDPE riciclato con qualità paragonabile a quella del vergine, superando le limitazioni delle tecniche di riciclo meccanico. Tendenze di Mercato e Impatto delle Politiche Ambientali Il mercato del LLDPE riciclato è influenzato da diverse tendenze globali e politiche ambientali: Crescente Domanda di Materiali Sostenibili: La crescente consapevolezza ambientale tra consumatori e aziende spinge la domanda di materiali riciclati, inclusi il LLDPE riciclato, specialmente in settori come l'imballaggio, dove la sostenibilità sta diventando un criterio di scelta sempre più importante. Impatto delle Politiche Ambientali: Legislazioni e normative, come le direttive sull'economia circolare dell'Unione Europea, che impongono quote di contenuto riciclato nei prodotti e incentivano la riduzione dei rifiuti di plastica, stimolano l'industria a investire nel riciclo e nell'uso di materiali riciclati. Innovazioni nella Supply Chain: L'integrazione verticale e le partnership lungo la catena di fornitura del riciclo stanno migliorando l'efficienza del processo di riciclo e la qualità del materiale riciclato, rendendo il LLDPE riciclato più competitivo sul mercato.

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https://www.rmix.it/ - ENI: Sfruttare l'Energia che Viene dal Mare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare ENI: Sfruttare l'Energia che Viene dal Mare
Notizie Generali

Si è costituito un gruppo di lavoro tra l'ENI e l'Università di Torino per studiare la produzione di energia dal moto ondosoCi siano già occupati, in diversi articoli, sulla grande potenzialità che il mare potrebbe regalarci sotto forma di energia prodotta dal moto ondoso. Siamo ancora nella fase di studio su come poter sfruttare in modo permanente questa risorsa, del tutto pulita ed inesauribile. Per questa ragione l'ENI, società internazionale di idrocarburi e l'Università di Tornino si sono unite per accelerare questi studi.L’energia del mare rappresenta la più grande fonte energetica rinnovabile al mondo: si stima che le onde potrebbero sviluppare una potenza lungo le coste terrestri a livello globale pari a 2 TeraWatt, circa 18 mila miliardi di chilowattora all’anno, ovvero quasi il fabbisogno annuale di energia elettrica del pianeta. Inoltre, l’energia da onde è prevedibile, più modulata delle altre fonti rinnovabili e più continua. Valorizzare questa fonte energetica dalle alte potenzialità è lo scopo del laboratorio di ricerca congiunto realizzato dal Politecnico di Torino ed Eni MORE – Marine Offshore Renewable Energy Lab - inaugurato oggi alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, della Presidente di Eni, Lucia Calvosa, dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del Rettore del Politecnico Guido Saracco.  Il Laboratorio MORE concretizza ulteriormente la collaborazione tra il Politecnico di Torino ed Eni, sancita a gennaio scorso con il rinnovo di un accordo di partnership, che prevede appunto l’istituzione e il lavoro comune di ricercatori di Eni e dell’Ateneo nel laboratorio, con l’obiettivo di contribuire a una ulteriore crescita del know-how in questa materia di grande interesse sia per Eni che per l’Ateneo e ad una rapida realizzazione industriale delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche marine. Il Laboratorio permetterà di ampliare il campo d’azione congiunta allo studio di tutte le fonti di energia marina, andando a investigare non solo il moto ondoso ma anche l’eolico e solare offshore, le correnti oceaniche e di marea e il gradiente salino.  Il MORE Lab ha sede presso il Politecnico, con l’impiego di infrastrutture di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e vede anche l’integrazione con le seguenti strutture Eni: il Marine Virtual Lab, presso il centro di supercalcolo HPC5 a Ferrera Erbognone e l’area di test in mare aperto a Ravenna, dove si sta valutando la fase pre-prototipale del convertitore di moto ondoso ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), il primo impianto al mondo di generazione elettrica ibrida e distribuita da moto ondoso e fotovoltaico; una tecnologia nata dai laboratori di ricerca del Politecnico e sviluppata dalla spin-off dell’Ateneo Wave for Energy, selezionata, ottimizzata ed industrializzata da Eni e in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna.   ISWEC ha dimostrato elevata affidabilità e capacità di adattarsi alle diverse condizioni di mare, grazie al suo sistema attivo di controllo e regolazione. Infatti, nel periodo di esercizio si è arrivati a superare il valore nominale massimo di potenza installata pari a 50 kW.   Inoltre, il Laboratorio farà rete anche con il sito di test del Politecnico a Pantelleria, dove altri aspetti della stessa tecnologia vengono testati in un ecosistema, quello isolano, che mira all’autonomia energetica e all’azzeramento dell’impatto paesaggistico.  Saranno circa 50 i ricercatori coinvolti nella ricerca di MORE Lab, tra personale in ruolo e dottorandi/tesisti del Politecnico, con i quali Eni si interfaccerà, con proprie professionalità, per una rapida crescita del know-how specifico e per la finalizzazione industriale delle tecnologie. Il Centro avrà a disposizione una vasca di prova navale e dei laboratori all’avanguardia per lo sviluppo e dry test dei prototipi e un centro di calcolo ad alte prestazioni.  Il Laboratorio, inoltre, si avvarrà di una cattedra specifica sull’ “Energia dal Mare”, che avrà l’obiettivo di formare ingegneri specializzati nella progettazione, realizzazione e utilizzo delle nuove tecnologie che saranno sviluppate proprio nel laboratorio.  L’AD Eni Claudio Descalzi ha commentato: “L’impegno di Eni nello sviluppo di tecnologie che avranno un ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione diventa sempre più concreto grazie al lavoro di ricerca condotto insieme al Politecnico di Torino nei MORE Lab che ci permetterà di ottimizzare le tecnologie per renderle sempre più efficienti, competitive ed accelerare il processo di industrializzazione delle energie marine”.  “In un settore come quello dell’energia rinnovabile e della sostenibilità, lo sviluppo di soluzioni innovative e realizzate in stretta collaborazione con il mondo industriale – quindi pronte per essere impiegate sul mercato – è quanto mai centrale per il nostro Ateneo”, ha commentato il Rettore del Politecnico Guido Saracco. “I laboratori e i progetti di ricerca e innovazione sviluppati con Eni nei MORE Lab saranno cruciali nei prossimi anni per contribuire in modo significativo a trovare soluzioni per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni che l’Europa si è data”.da eni.com

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https://www.rmix.it/ - L’economia circolare sarà messa in ginocchio dalla caduta del prezzo del petrolio?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’economia circolare sarà messa in ginocchio dalla caduta del prezzo del petrolio?
Economia circolare

Ci sono relazioni tra ambiente, economia circolare ed energie rinnovabili con le quotazioni del bariledi Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili.Data: Settembre 2020Il mondo, negli ultimi anni, ha fortemente spinto per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, che sono tra le cause principali dell’inquinamento, del degrado della salute umana, della distruzione dell’ecosistema, dei cambiamenti climatici, di un potere economico concentrato in poche mani che influenza la vita di miliardi di persone. Ma ora, potrebbero cambiare gli equilibri e il lavoro fatto fino a oggi. Non si era mai visto, da quando si era iniziato il monitoraggio delle quotazioni petrolifere, che il prezzo del WTI, il greggio che viene prodotto negli Stati Uniti, avesse un valore di mercato negativo: – 37,63 dollari. Si, non c’è un errore, è proprio così. Il mercato americano del petrolio, in questo momento, sarebbe disposto a pagare i clienti che potessero ridurre le sue scorte, avendo oggi un oggettivo problema di stoccaggio se la domanda di greggio dovesse rimanere sulle quantità odierne. Non fanno festa, però, nemmeno in Europa dove la quotazione del Brent del mare del nord è intorno a 27 dollari al barile e le prospettive per i prossimi mesi, a sentire gli esperi energetici, non sono delle più rosee. In effetti il blocco delle auto, delle navi, degli aerei e delle fabbriche nel mondo, a causa del coronavirus, ha distrutto la domanda di greggio facendo salire in modo esponenziale le scorte, con la conseguenza di non sapere più dove mettere le nuove produzioni di greggio. Inoltre, il taglio della produzione di 10 milioni di barili al giorno, deciso dai paesi aderenti all’OPEC +, non ha dato i frutti sperati in quanto il calo della domanda è risultata superiore ai tagli. In questo scenario complesso, oltre alla crisi del comparto petrolifero, che vede remunerativo il costo minimo del greggio tra i 30 e i 60 dollari al barile, in base alle tipologie di estrazione che impiegano, il comparto dell’economia circolare, delle energie rinnovabili e dell’ambiente intravede all’orizzonte dei seri problemi. Possiamo citarne alcuni: In molti paesi, a causa della pandemia, sono ritornati in uso i prodotti plastici monouso, che vanno dai sacchetti, ai piatti, ai bicchieri e alle posate. Questi prodotti, se dispersi nell’ambiente, sono imputati quali una tra le principali cause della formazione di micro e nano plastiche che vengono dispersi negli oceani, nei fiumi e nei mari, entrando, attraverso la catena alimentare nei nostri corpi con tutte le conseguenze sanitarie che implicano. L’industria automobilistica è stata duramente colpita dalla pandemia. Il blocco delle produzioni in tutto il mondo, ha causato il crollo delle entrate finanziarie ai produttori di auto, camion e machine industriali. Negli ultimi anni le aziende si stavano dedicando al delicato passaggio della produzione dai motori termici a quelli elettrici, con grandi investimenti programmati. Questi investimenti erano necessari per rientrare nei valori massimi di emissioni decise dai governi, soprattutto quelli Europei, al fine di contenere il riscaldamento globale. Ora, il settore auto si sta chiedendo se non sia il caso di spostare di 5 anni almeno la data per il raggiungimento, dal punto di vista industriale, di questi valori. Il mercato del riciclo delle materie plastiche ha già vissuto un anno difficile nel 2019, con una netta concorrenza sui prezzi da parte del comparto delle materie prime vergini. Nonostante molti stati nel mondo stiano adoperandosi per promuovere il riciclo dei rifiuti plastici che quotidianamente si producono, questo non si traduce in supporti reali all’industria del riciclo. La competizione che esiste tra i prezzi delle materie prime plastiche vergini con quelle rigenerate non è educativa, socialmente utile ed economicamente vantaggiosa per i governi, che hanno la responsabilità di gestire e trovare soluzioni corrette allo smaltimento dei rifiuti. Con il crollo dei prezzi del petrolio che stiamo vedendo in questi giorni, ci si può aspettare che le quotazioni dei polimeri vergini diventino, definitivamente e in ogni settore, più competitivi di quelle dei polimeri rigenerati. Questo bloccherebbe il mercato della lavorazione dei rifiuti plastici con la creazione di un enorme problema ambientale ed economico. Il grande sforzo fatto per incrementare la produzione delle energie rinnovabili, quale il solare, l’eolico, le biomasse, il geotermico e tutte le altre fonti in fase di studio e progettazione (energie dalle maree, dalle onde, dalle differenze di temperature dell’acqua, dall’idrogeno, dalla fusione nucleare e altre fonti) si potrebbero impattare con dei conti economici di produzione non più in linea rispetto al costo attuale del greggio. Pur sapendo che la lungimiranza tecnico-politica direbbe che le energie alternative al petrolio, in quanto rinnovabili, rimarranno nella nostra vita senza mai esaurirsi, le lobbies potrebbero giocare un ruolo determinante in questi periodi, per rallentare la spinta verso le energie rinnovabili. Ci auguriamo che il buon senso possa far capire che l’economia circolare, l’ambiente e le energie rinnovabili sono i pilastri della nostra vita su cui non si dovrebbe discutere per metterli in difficoltà.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - petrolio

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https://www.rmix.it/ - I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 14: La Trasformazione di Elena nel Mondo Riflesso
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 14: La Trasformazione di Elena nel Mondo Riflesso
Slow Life

Dal confine tra realtà e sogno: Elena affronta il mistero degli specchi, tra verità nascoste e la promessa di una nuova dimensioneLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 14: La Trasformazione di Elena nel Mondo RiflessoQuando la mamma di Matteo salutò con un bacio e rientrò in casa, lasciando la porta socchiusa dietro di sé, un silenzio nuovo calò sul terrazzo. Solo la notte restava ad ascoltare. Elena e Matteo rimasero a fissare le stelle, le mani intrecciate sul tavolino ormai freddo, mentre la grappa lasciava un calore sottile che si spargeva nello stomaco. Per un po’ nessuno parlò. Poi, con la voce che sembrava emergere da una profondità inaspettata, Elena disse piano: «Matteo… posso chiederti una cosa?» Lui la guardò, serio. «Certo. Puoi chiedermi qualsiasi cosa.» Lei sorrise con una gratitudine che le illuminò il volto, poi tornò a fissare il profilo scuro delle montagne. «Avrei bisogno che tu mi ascoltassi, davvero. Ho bisogno di raccontarti qualcosa che non ho mai detto a nessuno. Forse nemmeno a me stessa fino in fondo.» Matteo si voltò completamente verso di lei, si spostò con la sedia più vicino, e le prese la mano tra le sue, con una calma che sembrava antica. «Raccontami tutto, Elena. Sai che sono qui.» Lei si prese un lungo momento per trovare le parole. La notte pareva offrirle tempo e spazio. Raccolse il respiro, lasciando che il fresco della valle la aiutasse a schiarirsi la mente. «Tutto è cominciato con una consulenza che mi è stata affidata dal professor Visconti, un luminare della psichiatria. Voleva che indagassi sulla situazione di un collega, il dottor Morandi, ricoverato nel manicomio di Oltre il Colle. All’inizio sembrava un incarico quasi di routine, anche se il contesto era già strano: un manicomio in un paese sperduto, atmosfere da altri tempi… Ma, via via che procedeva l’indagine, ogni cosa è diventata sempre più surreale.» Acquista il libro© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Il Riciclo delle Plastiche Post-Industriali e dei Tecnopolimeri. Capitolo 11: Rigenerazione del PC con Chain Extender e Nuove Frontiere del Recupero Strutturale
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Riciclo delle Plastiche Post-Industriali e dei Tecnopolimeri. Capitolo 11: Rigenerazione del PC con Chain Extender e Nuove Frontiere del Recupero Strutturale
Manuali Tecnici

Riciclo ingegnerizzato di policarbonato: chain extender, riciclo chimico mirato, super-filtrazione e digitalizzazione nel recupero avanzato dei tecnopolimeriManuale tecnico. Il Riciclo delle Plastiche Post-Industriali e dei Tecnopolimeri. Capitolo 11: Rigenerazione del PC con Chain Extender e Nuove Frontiere del Recupero Strutturaledi Marco Arezio11.1. Policarbonato rigenerato: dal riciclo “tollerato” al riciclo progettato Tra tutti i tecnopolimeri, il policarbonato è forse quello che più chiaramente segna il confine tra un riciclo generico, basato sulla semplice granulazione, e un riciclo “ingegnerizzato”, dove chimica, reologia e controllo di processo diventano strumenti di progettazione a tutti gli effetti. Il PC è un materiale straordinario per trasparenza, tenacità, comportamento a urto e stabilità termica, ma è altrettanto sensibile alla storia termica e all’ambiente in cui viene lavorato e utilizzato: una combinazione di temperatura, ossigeno, umidità e stress di taglio può innescare fenomeni di scissione di catena che si manifestano come calo di viscosità, perdita di modulo, riduzione drastica dell’energia assorbita all’urto. Per questo, per anni, il PC rigenerato è stato percepito come una soluzione di ripiego: utilizzabile in miscele secondarie, spesso confinato a colorazioni scure e ad applicazioni con requisiti tecnici modesti. La logica era essenzialmente passiva: dato un certo macinato, si accettava la viscosità residua come limite invalicabile, si adattavano le applicazioni a ciò che il materiale “consentiva”, si cercava al massimo di non degradarlo ulteriormente. L’introduzione sistematica dei chain extenders ha ribaltato questa prospettiva. I chain extenders sono molecole reattive capaci di “ricucire” catene spezzate durante la rigenerazione. Inseriti in piccole percentuali in estrusore, in condizioni ben definite di temperatura e tempo di residenza, reagiscono con le estremità funzionalizzate delle macromolecole di PC – estremità che si sono formate proprio per effetto di scissioni termiche o idrolitiche – e costruiscono nuovi legami, talvolta sotto forma di ponti tra catene diverse. Dal punto di vista reologico, il risultato è un innalzamento della viscosità e, soprattutto, un recupero del comportamento del fuso in condizioni di taglio paragonabili a quelle reali di stampaggio. Questo non significa “tornare al vergine” in senso nostalgico, ma collocarsi su un gradino superiore rispetto al semplice PC riciclato non modificato. La chiave sta nella messa a punto fine: un dosaggio insufficiente di chain extender non produce effetti significativi, mentre un dosaggio troppo aggressivo può spingere il sistema verso una reticolazione eccessiva, con formazione di gel, instabilità in estrusione e comportamenti imprevedibili in pressa. Allo stesso modo, il profilo di temperatura lungo il cilindro deve essere definito in modo da permettere la fusione omogenea del PC, la distribuzione uniforme dell’additivo, la cinetica di reazione desiderata e, al tempo stesso, il contenimento di ulteriori degradazioni. In un reparto R&D che lavora seriamente sulla rigenerazione del PC, la combinazione tra prove di laboratorio e sperimentazioni in linea diventa centrale. Le curve reologiche prima e dopo l’introduzione dei chain extenders, ad esempio, permettono di vedere non solo un aumento della viscosità a una data velocità di taglio, ma anche la modifica del profilo viscosità/taglio su più decadi. È qui che si capisce se il materiale rigenerato si sta avvicinando al comportamento di un PC vergine di riferimento o se, al contrario, si sta trasformando in un sistema troppo “duro” da lavorare. Allo stesso tempo, le prove meccaniche su provini stampati – resistenza a trazione, allungamento, impatto a diverse temperature – danno la misura di quanto la ricostruzione del peso molecolare si traduca in prestazioni reali. Una volta trovato un equilibrio stabile, il PC rigenerato tramite chain extender smette di essere un materiale “tollerato” e diventa un candidato credibile per applicazioni non più marginali. Nei gradi opachi, dove la trasparenza non è un requisito, il vincolo estetico si alleggerisce: ci si può concentrare sulla costanza del modulo, sulla tenacità, sulla stabilità dimensionale. Nei blend con ABS, dove la fase in policarbonato governa molte proprietà meccaniche e termiche, la qualità del PC rigenerato influenza direttamente l’intero comportamento della miscela. Questa evoluzione ha anche un impatto sul modo di concepire i flussi di scarto. Sapere che esiste uno strumento chimico per recuperare in parte il peso molecolare sposta l’attenzione dalla rassegnazione alla progettazione: flussi prima giudicati “troppo degradati” per un reimpiego tecnico possono rientrare in gioco, a patto di essere caratterizzati con precisione e gestiti in combinazione con additivi adeguati. La rigenerazione del PC tramite chain extender non è solo una tecnica; è l’emblema di un passaggio culturale, in cui il riciclatore diventa a tutti gli effetti un formulatore di materiali ingegnerizzati....ACQUISTA IL MANUALE

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https://www.rmix.it/ - Quali Saranno le Previsioni di Crescita della Bioeconomia al 2030?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Quali Saranno le Previsioni di Crescita della Bioeconomia al 2030?
Economia circolare

La filiera sostenibile è in crescita ma necessita di supporto e continuitàdi Marco ArezioQuando si parla di performances economiche di un settore, si pensa spesso alle industrie del comparto digitale o farmaceutico o legato alla tecnologia robotica o al settore energetico o a quelle aree di novità tecniche che rivoluzioneranno la nostra vita, come l’intelligenza artificiale. In realtà esistono altri settori, meno conosciuti, che rientrano ultimamente tra quelli di grande interesse strategico per le nazioni e che rispecchieranno trends di crescita molto importanti. Parliamo della bioeconomia, che in Europa conta già un fatturato di circa 2000 miliardi di euro l’anno, occupando più di 22 milioni di addetti in settori come l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, la lavorazione delle biomasse alimentari e quelle industriali. Per biomasse industriali, per esempio, parliamo della produzione di pasta di cellulosa per il mondo della carta, biocomposti chimici, biomateriali e biocombustibili. Un capitolo particolarmente interessante riguarda proprio questa ultima categoria che, rientrando nel campo della bioindustria, è diventata uno dei pilastri primari della bioeconomia Europea, in grado di convertire le biomasse, residuali o coltivate, in un’ampia gamma di prodotti sostenibili che possono sostituire quelli convenzionali.Gli studi indicano le seguenti previsioni di crescita del settore per il 2030: - Il 30% dei composti chimici avrà un’origine bio e riguarderanno la chimica fine e i prodotti di elevato valore aggiunto- Il 25% dell’energia dei trasporti sarà originata dalla biomassa, con particolare incremento dei carburanti sostenibili per il trasporto aereo - Il 30% dell’energia elettrica e termica in Europa deriverà dalla biomassaInoltre, possiamo citare un mercato in forte espansione per quanto riguarda il settore dei biopolimeri, delle bioplastiche, delle fibre di origine biologica, dei biocompositi e derivati dalla nano-cellulosa. Si genereranno nuovi composti chimici, su base biologica, per il settore della cosmesi, farmaceutico, aereonavale, bioedilizia, dell’agricoltura e del settore automobilistico. Esiste inoltre un fiorente mercato delle macchine per la lavorazione e trasformazione delle biomasse in bioenergia e bioprodotti, che hanno un grande futuro di sviluppo e di occupazione. Ovviamente, un mercato giovane e potenzialmente in crescita si scontrerà con lo spirito conservatore del mercato degli idrocarburi, che cercherà di mantenere le posizioni commerciali incidendo sui prezzi al ribasso. Nella filiera della bioeconomia e della bioindustria il ruolo dei finanziamenti al sistema, attraverso gli incentivi per sostenere la competitività del settore, permettere di industrializzare e rendere sostenibile a livello imprenditoriale il mercato, sarà del tutto strategico.Le bioraffinerie diventeranno competitive quando: - Si potrà creare dei centri di trasformazione che lavorino multiprodotti e che il rifiuto sia di derivazione locale - Si creerà una filiera della raccolta dei rifiuti, in modo da rendere disponibili masse sufficienti per la lavorazione industriale in modo continuativo - I prezzi della cessione dei rifiuti dovranno essere competitivi per poter sostenere la filiera, ma nello stesso tempo essere sostenibili per gli agricoltori - Non creare la competizione nelle aree di coltivazione pregiate adatte alla produzione di cibo con quelle per la biomassa - Il ripristino dei terreni a bassa produttività per l’utilizzo di colture che possano sostenere l’industria della biomassa e, allo stesso tempo, migliorino il bilanciamento della CO2 e l’incremento della biodiversità.

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https://www.rmix.it/ - I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 15: Il Salto nel Buio
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Slow Life

Tra locande senza specchi e piazze senza tempo: l’arrivo di Elena nel cuore segreto di OltrecolleLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 15: Il Salto nel BuioImmersa nella folla composta e variegata che animava la strada, Elena si lasciò guidare dall’istinto, seguendo un viale che si apriva ampio e maestoso oltre il dedalo di vicoli in cui aveva camminato fino a quel momento. Il viale era un tripudio di alberi frondosi—platani e ippocastani dalle chiome larghe, sotto cui si stendevano filari di panchine e aiuole fiorite. Da entrambi i lati, palazzi di pietra chiara e mattoni rossi si alternavano a eleganti palazzetti di epoca rinascimentale, le cui facciate decorate di stucchi e affreschi sembravano appena restaurate. Nonostante l’assenza di traffico, la strada pulsava di vita: bambini che correvano con biciclette dallo stile antico, signore a passeggio con cesti di vimini, giovani seduti sulle scalinate intenti a leggere o a chiacchierare a bassa voce. Mentre avanzava, Elena sentiva i rumori della città farsi più vivaci, ma senza mai diventare caotici o sgradevoli. Tutto era regolato da un’armonia spontanea, come se esistesse un tacito accordo tra gli abitanti su come condividere lo spazio e il tempo. Arrivò così in una piazza che si apriva all’improvviso come un cuore pulsante al centro di quel quartiere antico. La piazza era pavimentata in grossi lastroni di pietra chiara, con una grande fontana centrale da cui zampillava acqua cristallina in una vasca circolare. Intorno, file di alberi ombrosi proteggevano i tavolini all’aperto di una locanda che, a uno sguardo superficiale, avrebbe potuto ricordare un bar dei centri storici italiani, ma qui tutto sembrava più curato, più accogliente, privo delle note stonate del nostro mondo. Acquista il libro

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https://www.rmix.it/ - I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 3: La Quiete del Paese
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Dalle ombre del manicomio al calore del paese: la ricerca di Elena tra enigmi irrisolti e silenzi di OltrecolleLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Elena lasciò la biblioteca di Oltrecolle alle spalle, scivolando oltre il portone principale mentre l’ultimo sole dardeggiava radente le mura grigie del manicomio. Fuori, l’aria pareva più sottile e il cielo si tingeva di arancio e rame, come se il tramonto volesse bruciare i ricordi pesanti accumulati tra quei libri e le loro ossessioni. Il sentiero che portava verso il paese serpeggiava tra faggi e abeti, costeggiando antichi muretti a secco e radici affioranti, a tratti così stretto che le fronde sembravano richiuderlo in un tunnel vegetale. Ad ogni passo, le scarpe di Elena affondavano nella ghiaia umida, smuovendo profumi di terra e muschio, mentre un vento sottile le scompigliava i capelli e le idee.A mano a mano che si scendeva lungo il crinale, la vista si apriva su un panorama che toglieva il fiato: ai piedi del colle si distendevano due valli scure, profondamente incise tra le montagne, coperte di boschi e intervallate da piccoli prati punteggiati di stalle e baite. Le ultime case del paese di Oltrecolle sorgevano arroccate intorno alla vecchia piazza, schierate come sentinelle contro la notte in arrivo. Le facciate, di pietra locale e legno scuro, mostravano infissi antichi e balconi stracolmi di fiori anche a settembre inoltrato, come a volersi difendere dalla ruvidità dell’inverno che già lambiva le cime. Entrando in paese, Elena fu subito avvolta da un’atmosfera sospesa, dove tutto sembrava rallentato: i pochi abitanti già si radunavano all’osteria con le giacche sulle spalle, scambiando saluti a bassa voce, e la bottega di alimentari aveva già abbassato la serranda, lasciando solo un filo di luce a filtrare dalle finestre appannate. Acquista il libro© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Antoine-Laurent de Lavoisier: il Chimico che Identificò il processo dell’Idrogeno
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Antoine-Laurent de Lavoisier: il Chimico che Identificò il processo dell’Idrogeno
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Uno scienziato Intelligente, Furbo e Opportunista. “Favorì” la scoperta dell’Idrogeno di Marco ArezioAntoine-Laurent de Lavoisier, scienziato Francese, è riconosciuto come il padre della storia della chimica avendo emanato la prima versione della conservazione della massa nel 1789, inoltre riconobbe e catalogò scoperte fondamentali come l’ossigeno e l’idrogeno. Studiò in modo approfondito e, con un approccio scientifico, la relazione tra combustione e la respirazione polmonare, attraverso l’osservazione del comportamento dell’aria in questi due fenomeni. Essendo un nobile, sedeva nei maggiori salotti della politica e della finanza e, proprio attraverso le sue relazioni di alto livello, riusciva a farsi finanziare le sue ricerche. Chimico, botanico, astronomo e matematico entrò a soli 25 nell’accademia delle scienze e nel 1775 si occupò, per l’amministrazione reale, dello studio e del miglioramento della polvere da sparo, compiendo studi sul salnitro. Attraverso questi studi notò la stretta relazione tra il comportamento della combustione e dell’ossigeno, tra l’ossigeno e la vita delle piante e il processo dell’arrugginimento del metallo, ribaltando la teoria del flogisto in essere all’epoca. Inoltre fece propri alcuni studi condotti da Henry Cavendish, riuscendo a capire il rapporto tra l’aria infiammabile, scoperta da quest’ultimo e l’ossigeno con la formazione di acqua, in base anche agli studi di Joseph Priestley, definendo in modo esplicito l’idrogeno. Questa caratteristica di Lavoisier di utilizzare gli studi di colleghi, inglobandoli nelle sue ricerche per poi attribuirsi tutti i meriti, sembrava essere una costante nella sua vita di ricercatore. Dimostrò la legge della conservazione della massa bruciando lo zolfo con il fosforo in aria e affermando che il peso del risultato di questa combustione era maggiore del peso delle singole masse, essendo questo processo stato influenzato dall’aria. Catalogò inoltre, in modo scientifico attraverso la nomenclatura precisa, le sostanze chimiche che erano allora conosciute creando una base letteraria scientifica di massimo rilievo. Nel 1769 fu chiamato dall’amministrazione monarchica, quale matematico, a riformare il sistema fiscale e delle riscossioni delle tasse, aiutando gli uffici preposti a riformare il sistema di misurazione metrico decimale per tutta la Francia. Nel 1793, a seguito degli eventi politici susseguiti alla rivoluzione francese, fu arrestato insieme alle persone che si erano occupati della riscossione delle tasse per conto della monarchia per alto tradimento. Invano cercò di dimostrare che il suo ruolo era solo quello di un consulente tecnico e che niente aveva a che fare con il lavoro diretto legato all’azione di riscossione, ma non fu creduto e l’8 Maggio del 1794 il tribunale rivoluzionario lo condannò a morte tramite ghigliottina.

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https://www.rmix.it/ - Slow Trekking ai Piani dei Resinelli: Percorso Panoramico dal Belvedere alla Cima del Coltignone
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Slow Trekking ai Piani dei Resinelli: Percorso Panoramico dal Belvedere alla Cima del Coltignone
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Scopri un’esperienza rigenerante tra natura, panorami mozzafiato sul Lago di Como e sentieri adatti a tuttidi Marco ArezioImmagina di trovarti in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Lontano dal frastuono della città, il respiro si fa più lento e profondo, e ogni passo ti connette con la natura. Questo è ciò che ti aspetta ai Piani dei Resinelli, un angolo di paradiso sospeso tra cielo e terra, perfetto per chi desidera un’esperienza rigenerante e autentica. La passeggiata dal Piano dei Resinelli, attraverso i boschi del parco Valentino, fino al Belvedere e poi alla cima del Coltignone, non è solo un trekking, ma un invito a vivere un momento di pura armonia con l’ambiente circostante.La magia del Belvedere: uno spettacolo che parla all’anima Ti è mai capitato di rimanere senza fiato davanti a un panorama? Il Belvedere, con la sua terrazza metallica a strapiombo sul Lago di Como, è uno di quei luoghi che catturano il cuore. Arrivare qui, dopo essere partiti dai piani dei Resinelli (partenza vicino al "grattacielo"), aver attraversato il bosco del parco Valentino, significa concedersi il tempo per fermarsi, guardare l’orizzonte e sentire il peso della vita quotidiana dissolversi nell’aria fresca di montagna.Il contrasto tra il blu profondo del lago e le verdi pendici delle montagne crea una tavolozza di colori che cambia con la luce del giorno. Al mattino, i raggi del sole illuminano le acque calme; al tramonto, il cielo si tinge di rosa e arancione, regalando uno spettacolo che sembra dipinto. È il luogo perfetto per fare pace con se stessi e lasciarsi cullare dal silenzio della natura.Il cammino verso la cima del Coltignone: una metafora della vita Proseguendo oltre il Belvedere, il sentiero che porta alla cima del Coltignone diventa una metafora del viaggio personale. La salita è un po’ più impegnativa, ma ogni passo è una piccola conquista. Il rumore delle foglie sotto i piedi, il canto degli uccelli e il fruscio del vento tra i rami creano una melodia naturale che accompagna il cammino.E poi c’è la ricompensa: dalla vetta, la vista si apre in tutte le direzioni, offrendoti la sensazione di essere sul tetto del mondo. È un momento che invita a riflettere, a guardare indietro con gratitudine per il percorso fatto e a guardare avanti con speranza e determinazione. La cima del Coltignone non è solo una destinazione, ma una celebrazione della forza interiore e del potere della lentezza.Un trekking per tutti: ascolta il tuo ritmo Non serve essere un atleta per affrontare questo trekking. È un percorso pensato per tutti, dove non contano le prestazioni ma il piacere di camminare con calma. La bellezza dello slow trekking è proprio questa: puoi fermarti ogni volta che vuoi, respirare a pieni polmoni, osservare un dettaglio, scattare una foto o semplicemente sederti su una roccia e lasciarti avvolgere dal paesaggio.Se viaggi con la famiglia, i bambini adoreranno scoprire gli angoli nascosti del sentiero e osservare la natura. Se sei in coppia, questo percorso è un’occasione per condividere momenti intimi e costruire ricordi speciali. Se vai da solo, sarà un viaggio dentro te stesso, un’opportunità per ritrovare equilibrio e serenità.Perché fare questa gita? Ci sono tanti motivi per cui dovresti scegliere questa esperienza:Ritrova te stesso. Il contatto con la natura ha un potere terapeutico. Ti aiuta a liberarti dallo stress e a ritrovare energia positiva. Scopri una bellezza autentica. I Piani dei Resinelli, il Belvedere e la cima del Coltignone sono luoghi ancora autentici, dove la natura regna incontrastata. Coltiva il tempo di qualità. Che tu sia da solo o in compagnia, questa gita ti insegna il valore del tempo speso bene, lontano dalle distrazioni. Un’esperienza sostenibile. Lo slow trekking è un modo rispettoso di vivere la montagna, in armonia con l’ambiente. Come prepararsi per un’esperienza indimenticabile Prima di partire, prenditi del tempo per prepararti al meglio. Porta con te un piccolo zaino con acqua, qualche snack e una macchina fotografica o uno smartphone per immortalare i momenti più belli. Indossa scarpe comode e abiti a strati per adattarti alle variazioni di temperatura. E non dimenticare una giacca a vento, perché in cima può tirare un po’ d’aria.Raggiungere i Piani dei Resinelli è semplice: se arrivi in auto, troverai parcheggi disponibili; se preferisci i mezzi pubblici, puoi prendere un autobus da Lecco a Ballabio e poi salire con un collegamento locale. Una volta arrivato, tutto ciò che devi fare è seguire il sentiero segnalato che parte nei pressi della costruzione detta "grattacielo" e lasciare che la natura faccia il resto.Tempi di cammino: 30 minuti circa al belvedere e altri 20-30 minuti per la vetta del monte Coltignone.Dislivello: circa + 200 metri Concludendo: un’esperienza che lascia il segno Ci sono esperienze che non si dimenticano, e lo slow trekking dai Piani dei Resinelli al Belvedere e alla cima del Coltignone è una di queste. È un viaggio che ti invita a rallentare, a respirare, a guardare il mondo con occhi nuovi. Ti regala emozioni semplici ma profonde, che rimangono con te anche quando torni a casa.Questa non è solo una gita, è un dono che fai a te stesso. Preparati a scoprire la bellezza della lentezza, a sentire il battito della natura e a lasciare che la montagna parli alla tua anima. I Piani dei Resinelli ti aspettano. Pronto a partire? © Riproduzione Vietata

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L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 6.1: Il Gelo che Non si ScioglieNovembre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 6.1: Il Gelo che Non ScioglieNel ventre della valle, sotto la crosta dorata di una giornata limpida, si agitava qualcosa di marcio. La neve, così candida e immobile, sembrava nascondere ogni cosa: i sospetti, i timori… e i cadaveri. Eppure, in un piccolo locale dietro le cucine del ristorante La Baita Vecchia a Foppolo, il gelo aveva smesso da tempo di essere un fatto meteorologico: era un clima morale, un’aria densa, fatta di sguardi e sottintesi. Si erano dati appuntamento lì, senza convocazioni ufficiali. Nessun ordine del giorno, nessun verbale. Solo uomini che si conoscevano troppo bene da troppi anni. Luigi Mainetti, il padrone degli impianti di risalita, era il primo ad arrivare. Pantaloni da lavoro, giubbotto tecnico, guance arrossate dal freddo e occhi più duri del ghiaccio. Sedette al capo del tavolo, come sempre, senza chiedere permesso. Era lui a gestire l’infrastruttura che teneva in vita Foppolo, e tutti lo sapevano. Poco dopo entrò Giacomo Lorenzi, albergatore vecchio stile. Non uno, ma due alberghi: il Fiocco di Neve e il Pizzo Vescovo, ereditati e ampliati con una strategia aggressiva che l’aveva reso il re delle prenotazioni. Aveva il passo veloce e l’alito di sigaro. Si tolse i guanti con lentezza, come se ogni dito portasse una tensione da liberare.....ACQUISTA IL LIBRO

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