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https://www.rmix.it/ - rNEWS: RadiciGroup Avvia un nuovo Impianto di MeltBlown per le Mascherine
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: RadiciGroup Avvia un nuovo Impianto di MeltBlown per le Mascherine

Attraverso il processo di Meltblow, tra i più innovativi per il trattamento del tessuto non tessuto, si riescono a realizzare prodotti che hanno elevata morbidezza, elasticità, bagnabilità e resistenza sia longitudinale che trasversale. RadiciGroup prosegue nel suo impegno per far fronte all’emergenza sanitaria effettuando un importante investimento per l’acquisizione di una nuova linea di produzione di meltblown, materiale utilizzato per la produzione di mascherine protettive e altri DPI. Il Gruppo - in prima linea dall’inizio della pandemia nella lotta alla diffusione del Covid-19 con l’attivazione, in tempi strettissimi, di una filiera locale per la realizzazione di camici e altri dispositivi in tessuto non tessuto spunbond – ha maturato velocemente la decisione di puntare anche sulla produzione di meltblown, altro tipo di TNT non presente sul mercato italiano, ma indispensabile nella realizzazione delle mascherine chirurgiche. «In piena pandemia – ha detto Maurizio Radici, Vicepresidente e COO di RadiciGroup – è risultata evidente la mancanza di disponibilità di meltblown. Noi stessi continuavamo a ricevere decine e decine di richieste di potenziali clienti: il meltblown è un materiale prodotto in quantità minima in Europa e sicuramente non sufficiente per fronteggiare le esigenze in emergenza sanitaria. Visto che abbiamo una consolidata esperienza nel mondo dei tessuti non tessuti, ci siamo mossi velocemente per capire come sviluppare una filiera made in Italy per i DPI e, appena si è presentata l’opportunità di fare concretamente qualcosa, non abbiamo avuto esitazioni». È di 15 milioni di euro l’investimento di RadiciGroup per la linea di produzione di meltblown: il nuovo impianto, in corso di installazione, è estremamente sofisticato, tecnologicamente avanzato e di notevoli dimensioni: presenta un’elevata produttività e consente di realizzare prodotti con caratteristiche tecniche particolari, non solo in polipropilene, ma anche a base di altri polimeri come poliestere, poliammide e TPU. Il macchinario si trova all’interno di Tessiture Pietro Radici SpA, società del Gruppo con sede a Gandino (Bergamo), dove sono stati anche effettuati lavori di adeguamento degli spazi. Comunicato RadiciGroup

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https://www.rmix.it/ - Il Riciclo del Sughero: Come Utilizzare 30 milioni di Tappi Usati Ogni Anno
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Riciclo del Sughero: Come Utilizzare 30 milioni di Tappi Usati Ogni Anno
Economia circolare

Del legno non si butta niente, nemmeno un piccolo tappo, vediamo perchédi Marco ArezioNel mondo dell’economia circolare il legno riciclato ha un suo onorevole posto, contribuendo alla salvaguardia delle nostre foreste, alla riduzione della CO2 e ad operazioni sociali di grande respiro. Se fino a poco tempo fa un tappo, che sia stato in sughero, in plastica o in metallo, era un oggetto considerato trascurabile per il suo peso e per la sua dimensione, tanto che veniva generalmente buttato, oggi, ha ottenuto il rispetto dovuto in quanto i numeri che rappresenta sono del tutto ragguardevoli. Il riciclo dei tappi di sughero è un’attività di primaria importanza, in quanto completa la filiera della bottiglia in vetro, permettendo il riciclo completo dell’imballo del vino, avviando i due prodotti alla creazione di nuove materie prime. Ma come avviene in Italia il riciclo dei tappi di sughero? Le strade per realizzare il recupero dei tappi di sughero possono essere tante, ma ci piacerebbe raccontare quella intrapresa da Carlos Veloso del gruppo Amorin, che ha deciso di creare, non solo un circuito virtuoso del riciclo del sughero, ma un’operazione di carattere eco-sociale, coinvolgendo molte onlus che si adoperano nella raccolta dei tappi in sughero. Questo progetto, denominato Etico, ha come obbiettivo non solo la raccolta del prodotto finalizzato al suo riciclo, ma anche la remunerazione delle onlus per ogni tonnellata di tappi di sughero consegnata. L’obbiettivo è la ramificazione territoriale della raccolta attraverso le onlus, che ad oggi sono già 45, permettendo di raccogliere ogni anno circa 30 milioni di tappi, che costituiranno il comburente ad un altro progetto denominato Suber. Suber utilizza la “granina” (macinato) di sughero per realizzare oggetti di design che, combinati con legno, acciaio e vetro, portano nelle nostre case oggetti d’arredo di spiccata qualità e bellezza. Il progetto Suber, riesce, come dice Carlos Veloso, ad unire la sostenibilità ambientale, la raccolta di un rifiuto, la giustizia social, la donazione in beneficienza, la prosperità economica, creando un progetto di ispirazione che genera anche cultura. Gli oggetti vengono realizzati mischiando la granina dei tappi di sughero con delle resine naturali, realizzando sedili, tavolini, lampade e molti altri prodotti. Quali altre applicazioni ha il sughero riciclato? Possiamo annoverare molti e variegati utilizzi del sughero riciclato, in quanto è un prodotto che ha ottime qualità, tra le altre, di isolamento termico e acustico. I principali utilizzo sono: • fabbricazione di granuli in sughero destinati all’isolamento di edifici per riempimento • fabbricazione di lastre rigide per l’isolamento termo-acustico di pareti e sottotetti • fabbricazione di lastre in sughero per pavimentazioni • creazione di pannelli estetici in sughero • produzione di suole per calzature • realizzazione di isolanti termici per l’industria aeronautica e aerospaziale • creazione di decorazioni • realizzazione di oggetti per il design interno Categoria: notizie - sughero - economia circolare - riciclo - rifiutirNEWS

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https://www.rmix.it/ - CO2: la Butto? No la Catturo, la Imprigiono e la Riutilizzo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare CO2: la Butto? No la Catturo, la Imprigiono e la Riutilizzo
Ambiente

La CO2 come Risorsa: Cattura, Imprigionamento e Riutilizzo per un Futuro SostenibileL’anidride carbonica è sempre stata additata come un veleno per l’ambiente, dispersa senza criterio nell’atmosfera, distrutti gli ambienti che fungevano da moderatore delle quantità dell’aria, costruiti prodotti che ne emettono in quantità pericolose.Ma c’è un altro risvolto della medaglia che consiste nel considerare la CO2 una vera risorsa da riutilizzare in molti campi civili ed industriali. La CO2, opportunamente trattata, viene usata nel settore alimentare, nelle bibite, nel settore medicale, nella depurazione delle acque, nella lavorazione dei metalli, come gas refrigerante ecologico e in molti altri campi applicativi. Quindi catturarla, imprigionarla, lavorarla e riutilizzarla è un’opportunità importante ma anche una necessità per il bilanciamento carbonico del nostro pianeta. Tra i primi in Italia a realizzare industrialmente un processo di riciclo della CO2 è stata l’azienda Bergamasca Tenaris Dalmine, che attraverso lo stabilimento a Dalmine (Bg), iniziò a trattare questa preziosa materia prima nel settore della lavorazione dei metalli Oggi l’azienda ha aperto una collaborazione con la società Saipem e la Siad, che, attraverso l’acquisto di una innovativa tecnologia Canadese tramite Saipem, utilizza un enzima particolare per la cattura della CO2. Processo che sta interessando l’approfondimento tecnico-scientifico, con studi già in fase avanzata anche il Politecnico di Milano e di Torino. Questa tecnologia riduce notevolmente i costi di post-combustione per la cattura della C02 e permette il suo impiego in moltissimi settori di competenza delle tra aziende. Michele della Botta, Ad di TenarisDalmine, sostiene che questo progetto aiuterà l’azienda nell’obbiettivo di riduzione del 30% delle emissioni di CO2 entro il 2030.

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https://www.rmix.it/ - Innovazione e Sostenibilità al Centro: Un'Analisi della FIP - France Innovation Plasturgie
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Innovazione e Sostenibilità al Centro: Un'Analisi della FIP - France Innovation Plasturgie
Notizie Brevi

Esplorando i vantaggi e gli svantaggi per visitatori ed espositori della Fiera FIP - France Innovation PlasturgieLa FIP - France Innovation Plasturgie rappresenta uno degli appuntamenti più significativi nel calendario delle fiere europee dedicate alla plastica e all'innovazione nei materiali plastici. Questo evento, che si svolge in Francia, è un vero e proprio crocevia di idee, tecnologie avanzate e nuove pratiche sostenibili nel settore della plastica. Caratteristiche Distintive della FIP La FIP si distingue per il suo forte accento sull'innovazione e sulla sostenibilità. L'evento è strutturato per coprire l'intera filiera del settore plastico, dalla materia prima fino al prodotto finito e al riciclo. Inoltre, una delle sue principali attrazioni è l'ampio spazio dedicato alle start-up e alle nuove tecnologie, che offre una panoramica comprensiva delle tendenze emergenti e delle soluzioni innovative. Un altro aspetto peculiare della FIP è la sua capacità di attrarre un vasto pubblico internazionale. I partecipanti provengono da vari settori industriali, non solo limitati alla plastica, ma anche dall'automotive, dall'aerospaziale, dall'elettronica, e dalla costruzione. Questo rende la FIP un punto di incontro privilegiato per professionisti e aziende che cercano di espandere la loro rete e di esplorare nuove opportunità di mercato. Vantaggi e Svantaggi della fiera France Innovation Plasturgie Partecipare a una fiera industriale come la FIP - France Innovation Plasturgie può offrire una serie di vantaggi e presentare alcuni svantaggi, sia per i visitatori che per le aziende espositrici. Analizziamo questi aspetti in confronto ad altre fiere europee del settore della plastica. Vantaggi della FIP - France Innovation Plasturgie Per i Visitatori: Innovazione e Tecnologia: La FIP è rinomata per il suo focus sull'innovazione. I visitatori hanno l'opportunità di vedere da vicino le ultime tecnologie, materiali avanzati e soluzioni sostenibili che stanno plasmando il futuro del settore. Networking Concentrato: Grazie alla sua dimensione più gestibile rispetto a fiere più grandi come la K-Fair, la FIP permette un networking più efficace e personalizzato, facilitando incontri e discussioni tra professionisti del settore. Contenuti Educativi: La fiera offre un ricco programma di seminari e workshop che trattano temi attuali come la sostenibilità, il riciclo e l'innovazione nei materiali, fornendo ai visitatori preziose informazioni e aggiornamenti professionali. Per le Aziende Espositrici: Target Specializzato: La FIP attira un pubblico altamente specializzato interessato alle innovazioni e alle soluzioni sostenibili. Questo permette alle aziende di interagire direttamente con potenziali clienti che hanno una comprensione profonda del settore e dei suoi bisogni. Visibilità nel Mercato Francese e Europeo: Esponendo alla FIP, le aziende possono aumentare la loro visibilità non solo nel mercato francese, ma anche in quello europeo più ampio, sfruttando la posizione della Francia come hub logistico e commerciale in Europa. Opportunità di Partnership e Collaborazioni: L'ambiente collaborativo della FIP facilita la creazione di partnership strategiche e collaborazioni con altre aziende e istituzioni. Svantaggi della FIP - France Innovation Plasturgie Per i Visitatori: Dimensioni più Ridotte: Rispetto a fiere come la K-Fair, la FIP può offrire una gamma leggermente più limitata di espositori e prodotti. Questo potrebbe significare meno opzioni comparative per specifiche tecnologie o soluzioni. Focus Specifico: Il forte focus su innovazione e sostenibilità è estremamente utile per chi cerca queste qualità, ma può risultare meno attraente per visitatori interessati a aspetti più tradizionali del settore della plastica. Per le Aziende Espositrici: Costi di Partecipazione: I costi di partecipazione e di allestimento dello stand possono essere significativi, soprattutto per le PMI o le start-up. Il ROI (Return On Investment) deve essere attentamente valutato in relazione agli obiettivi specifici di business. Concorrenza Focalizzata: Essendo un evento che attira leader di pensiero e innovatori, la competizione tra gli espositori può essere molto alta, richiedendo investimenti notevoli in termini di stand e materiali promozionali per distinguersi. Conclusione La partecipazione alla FIP può rappresentare un'opportunità significativa per acquisire visibilità, aggiornamenti e contatti nel settore della plastica, in particolare per chi è orientato verso l'innovazione e la sostenibilità. Tuttavia, è essenziale che sia i visitatori che le aziende valutino attentamente i propri obiettivi e risorse prima di decidere di partecipare, per massimizzare il valore dell'esperienza in fiera.

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https://www.rmix.it/ - I Nuovi Termovalorizzatori Possono Sconfiggere il Fenomeno NIMBY
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare I Nuovi Termovalorizzatori Possono Sconfiggere il Fenomeno NIMBY
Ambiente

Come funzionano, quali sono le differenze rispetto agli impianti di vecchia generazione e perché sono così ostacolatidi Marco ArezioQuando si vuole strumentalizzare l’opinione pubblica contro il tema di un inceneritore di rifiuti da costruire in una certa località, alimentando il fenomeno NIMBY (non nel mio territorio), può essere una carta vincente raccontare pericoli che, oggi, non sono più reali. Spaventare la popolazione sui possibili inquinanti che potrebbero uscire dall’impianto, con una ricaduta negativa sulla salute pubblica, è un modo di fare politica che non sembra obbiettivo e costruttivo. I rifiuti domestici sono una risorsa incredibile che possiamo utilizzare per creare energia termica e, nello stesso tempo, non diventano a loro volta un problema se non consumati. Ricordiamo che miglia di tonnellate di rifiuti preziosi vengono imballati e spediti all’estero, pagando per di più, per lo smaltimento e il trasporto. Dire all’opinione pubblica che i nuovi termovalorizzatori sono inquinanti e pericolosi per la salute è poco corretto, in quanto non stiamo parlando di impianti di 30 anni fa o più, dove le emissioni di inquinanti erano più elevate. E’ infatti scientificamente riconosciuto che gli inceneritori di nuova generazione hanno delle capacità filtranti delle emissioni, come i metalli pesanti, le diossine e i furani non paragonabili al passato. Un termovalorizzatore ben progettato e correttamente gestito, comporta basse quantità di inquinanti, che non superano lo 0,03% di PM10, lo 0,007% di idrocarburi policiclici aromatici e lo 0,2% di diossine e furani (le combustioni commerciali e residenziali emettono per ogni voce il 53,8%, il 78,1% e il 37,5%). Vediamo qualche comparazione con altre attività di uso quotidiano. Relativamente alle Pm10 il contributo degli inceneritori è pari solo allo 0,03% (contro il 53,8% delle combustioni commerciali e residenziali), per gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) è pari allo 0,007% (contro il 78,1% delle combustioni residenziali e commerciali) e per le diossine ed i furani si attesta allo 0,2% (contro il 37,5% delle combustioni residenziali e commerciali). L’85% delle ceneri pesanti prodotte dalla combustione, inoltre, sono ormai interamente avviate a processi di riciclaggio, con ulteriori miglioramenti degli impatti ambientali rispetto all’utilizzo delle materie vergini in attività quali la produzione di cemento e la realizzazione di sottofondi stradali. Se consideriamo, inoltre, che la produzione di energia viene, in alternativa, prodotta con il gas o il carbone, non possiamo non considerare che queste tipologie di combustibili portano con loro il rilascio di inquinanti che contribuiscono all’effetto serra. Vediamo come funziona un impianto di termovalorizzazione I rifiuti non riciclabili vengono conferiti all’inceneritore e scaricati nella vasca di raccolta e miscelazione. Da lì vengono caricati nelle caldaie delle linee di combustione, la cui temperatura è regolata a oltre 1.000 gradi, per l’ossidazione completa dei rifiuti. Il calore prodotto dalla combustione genera vapore ad alta pressione, che viene immesso in un turbogeneratore per la produzione di energia elettrica e, successivamente, utilizzato per scaldare l’acqua che alimenta la rete del teleriscaldamento della città. Ogni linea di combustione ha un trattamento fumi dedicato e già nella camera di combustione i fumi vengono trattati con ammoniaca, per abbattere gli ossidi di azoto. Successivamente passano attraverso un sistema catalitico per l’ulteriore riduzione degli ossidi di azoto e di ammoniaca. In uscita dal circuito della caldaia, arrivano a un sistema di depurazione e filtrazione, che trattiene i microinquinanti, tra cui metalli pesanti, diossine e furani. I fumi depurati passano attraverso filtri a maniche, che trattengono tutte le polveri in sospensione, e quindi convogliati al camino.

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https://www.rmix.it/ - Produzione e Caratteristiche Termo-Acustiche degli Isolanti in Fibra di Poliestere Riciclata
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Produzione e Caratteristiche Termo-Acustiche degli Isolanti in Fibra di Poliestere Riciclata
Informazioni Tecniche

Impiego di Isolanti in Fibra di Poliestere Riciclata: Rivoluzionare l'Isolamento Termo-Acustico nell'Edilizia Sostenibiledi Marco ArezioNell'ambito dell'economia circolare, gli isolanti termo-acustici prodotti con fibre di poliestere riciclate rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per l'edilizia moderna. Questi materiali non solo contribuiscono alla riduzione dell'impatto ambientale, ma offrono anche prestazioni competitive rispetto agli isolanti tradizionali. In questo articolo, esploreremo la produzione, le caratteristiche, l'utilizzo, il confronto con altri isolanti termo-acustici riciclati, la riciclabilità e l'installazione di questi materiali. Produzione della Fibra di Poliestere RiciclataLa produzione di isolanti termo-acustici in fibre di poliestere riciclate inizia con la raccolta di PET (tereftalato di polietilene), normalmente proveniente dalle bottiglie di plastica e imballaggi. Questi rifiuti vengono puliti, triturati e trasformati in fiocchi e successivamente fusi e filati in fibre. Le fibre di poliestere riciclate sono poi cardate e agugliate per formare dei pannelli o rotoli isolanti. Questo processo da fibra riciclata, non solo riduce la quantità di rifiuti in discarica, ma riduce anche il consumo energetico e le emissioni di CO2 rispetto alla produzione di poliestere vergine. Caratteristiche Termo-Acustiche Gli isolanti in fibra di poliestere riciclata offrono eccellenti proprietà termo-acustiche. Grazie alla loro struttura fibrosa, questi materiali hanno una bassa conducibilità termica, che li rende efficaci nel limitare il trasferimento di calore. Ciò contribuisce a migliorare l'efficienza energetica degli edifici, riducendo la necessità di riscaldamento in inverno e di raffrescamento in estate. Dal punto di vista acustico, le fibre di poliestere assorbono e disperdono le onde sonore, migliorando così il comfort acustico all'interno degli spazi abitativi. Utilizzo in EdiliziaGli isolanti termo-acustici in fibra di poliestere riciclata trovano impiego in una vasta gamma di applicazioni nell'edilizia, dalla coibentazione di pareti, tetti e solai, all'isolamento di pavimenti e condotte HVAC. La loro versatilità e facilità di installazione li rendono adatti sia a nuove costruzioni che a progetti di ristrutturazione. Confronto con Altri Isolanti Termo-Acustici Riciclati Rispetto ad altri isolanti termo-acustici riciclati, come quelli in lana di roccia o fibra di vetro, gli isolanti in fibre di poliestere riciclate offrono vantaggi significativi in termini di sostenibilità e salute. Sono privi di leganti chimici nocivi, non irritano la pelle o le vie respiratorie durante l'installazione e sono completamente riciclabili a fine vita. Tuttavia, è importante considerare che ogni materiale ha le sue specifiche proprietà e applicazioni ottimali, e la scelta dovrebbe essere basata su una valutazione complessiva delle esigenze di isolamento, del contesto di utilizzo e degli obiettivi di sostenibilità. Riciclabilità Uno degli aspetti più rilevanti degli isolanti in fibra di poliestere riciclata è la loro riciclabilità. A fine vita, possono essere facilmente raccolti e reintrodotti nel ciclo produttivo per creare nuovi prodotti, contribuendo a ridurre ulteriormente l'impronta ecologica dell'edilizia. Questo ciclo chiuso è fondamentale per promuovere un'economia circolare nel settore delle costruzioni. Installazione L'installazione degli isolanti termo-acustici in fibre di poliestere riciclate è relativamente semplice e non richiede attrezzature speciali. I materiali possono essere tagliati a misura e adattati agli spazi da isolare. È importante seguire le migliori pratiche per garantire l'efficacia dell'isolamento, come la corretta sigillatura dei giunti e l'evitamento di ponti termici. Gli isolanti termo-acustici in fibre di poliestere riciclate sono disponibili in vari formati in commercio, adattandosi così a diverse esigenze di applicazione nell'edilizia. Questi materiali combinano sostenibilità con elevate prestazioni di isolamento, rendendoli una scelta popolare per progetti di costruzione e ristrutturazione orientati all'efficienza energetica e al comfort abitativo. Di seguito, esploriamo i formati disponibili e i valori di isolamento tipici associati a questi prodotti. Formati Disponibili Pannelli Rigidi o Semi-rigidi: Questi sono tra i formati più comuni e sono utilizzati per l'isolamento di pareti, tetti, solai e pavimenti. Offrono una buona resistenza alla compressione e sono facili da installare, tagliare e adattare alle diverse strutture edilizie. Rotoli: Flessibili e facili da dispiegare, i rotoli sono ideali per l'isolamento di grandi superfici, come tetti a falda e sottotetti. Possono essere facilmente tagliati per adattarsi a spazi irregolari, offrendo un'installazione rapida e efficiente. Battiscopa: Specificamente progettati per l'isolamento acustico di pareti divisorie interne e solai, questi formati offrono un'eccellente riduzione del trasferimento di suono tra le unità abitative o le stanze. Fiocchi: Usati per l'isolamento soffiato, i fiocchi sono particolarmente adatti per riempire cavità irregolari o difficili da raggiungere, come gli spazi tra le travi dei tetti. Materassini Acustici: Specializzati per l'isolamento acustico, questi prodotti sono spesso utilizzati in studi di registrazione, cinema in casa e altre applicazioni dove il controllo del suono è critico. Valori di Isolamento Termo-AcusticoI valori di isolamento degli isolanti termo-acustici in fibre di poliestere riciclate variano a seconda dello spessore e della densità del materiale. Ecco alcuni valori tipici: Conducibilità Termica (λ): La conducibilità termica di questi materiali si aggira comunemente intorno a 0,038 - 0,040 W/(m·K), che indica una buona capacità di limitare il flusso di calore attraverso l'isolante. Resistenza Termica (R): La resistenza termica, espressa in m²K/W, dipende dallo spessore del materiale isolante. Per esempio, un pannello di 100 mm di spessore con una conducibilità termica di 0,038 W/(m·K) avrà una resistenza termica di circa 2,63 m²K/W, offrendo un buon livello di isolamento termico. Coefficiente di Assorbimento Acustico (α): Questo valore varia a seconda della frequenza del suono, ma gli isolanti in poliestere riciclati possono raggiungere coefficienti di assorbimento acustico superiori a 0,8 (su una scala da 0 a 1) in specifiche bande di frequenza, indicando un'elevata capacità di assorbire il suono. Indice di Riduzione del Suono (Rw): Gli isolanti in fibre di poliestere possono avere indici Rw che variano significativamente, con valori che possono superare i 50 dB per configurazioni ottimali, indicando un'eccellente capacità di riduzione del trasferimento di suono attraverso le strutture isolate. Conclusione Gli isolanti termo-acustici in fibre di poliestere riciclate offrono una combinazione di versatilità, prestazioni e sostenibilità, rendendoli adatti a un'ampia gamma di applicazioni nell'edilizia moderna. La disponibilità in diversi formati assicura che possano essere impiegati in vari contesti di costruzione, mentre i loro valori di isolamento li rendono una scelta efficace per migliorare l'efficienza energetica e il comfort abitativo. La scelta del formato e dello spessore appropriati dipenderà dalle specifiche esigenze del progetto e dagli obiettivi di isolamento desiderati.

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https://www.rmix.it/ - Wallace Hume Carothers: Il Triste Inventore del Nylon PA 6.6
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Wallace Hume Carothers: Il Triste Inventore del Nylon PA 6.6
Informazioni Tecniche

Il Triste Inventore del Nylon PA 6.6di Marco ArezioWallace Hume Carothers nacque negli Stati Uniti il 27 Aprile 1896 da una famiglia modesta il cui padre faceva il maestro di scuola.Riuscì tuttavia ad andare all’università dell’Illinois ed a laurearsi nel 1924 in filosofia e nel 1928 in chimica, laurea che gli aprì le porte ad una brillante carriera nel mondo della nuova chimica. Appena terminati gli studi fu subito assunto dalla ditta Du Pont, in qualità di direttore del reparto ricerche di chimica organica che si trovava a Wilmington nel Delaware. Attraverso lo studio sulla sintesi dell’acido adipico e della esametilendiammina ottenne la poliesametilenadipamide, o più brevemente Naylon 6,6, che fu brevettato nel 1937 e commercializzato nel 1938. Il prodotto chimico ebbe subito un enorme successo, soprattutto nel settore tessile dove si rivoluzionarono le produzioni di molti indumenti, soprattutto nelle calze da donna. Nella produzione dei collant, la fibra viene utilizzata attraverso la realizzazione di un filo continuo, ma sempre più spesso questa tecnica, oggi, è applicata anche per i costumi da bagno, nell’abbigliamento sportivo, nel settore degli indumenti intimi, nelle fodere, negli ombrelli, nell’arredamento e in molti altri settori. Nella produzione del filo, per aumentarne la resistenza e l’elasticità, si può impiegare il processo di torsione o quello di testurizzazione. Rispetto alle fibre naturali utilizzate in precedenza il Nylon presenta molti vantaggi: • Maggiore resistenza all’usura • Non viene attaccata dalle tarme • E’ più leggero • Non modifica la sua dimensione durante i lavaggi (non restringe) • Si asciuga velocemente • Non si stropiccia Wallace Hume Carothers, nonostante il successo e la fama che le sue scoperte gli diedero, ebbe una vita segnata dalla depressione, tanto che si portava sempre con sé una capsula di cianuro di potassio. Un tragico evento segnò la sua vita, infatti nel 1937 morì di polmonite sua sorella, alla quale era particolarmente legato, episodio che lo spinse ad usare la sua capsula di cianuro. Morì quindi il 29 Aprile del 1937, a pochi mesi dalla sorella, senza lasciare nessun messaggio sul motivo del gesto. Categoria: notizie - tecnica - plastica - nylon - PA

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https://www.rmix.it/ - Una Pista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli Alberi
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Una Pista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli Alberi
Ambiente

Una pista ciclo-pedonale sopraelevata che corre tra gli alberi, poggiata su due file parallele di piante che fungono da pilastri, sarà probabilmente un’esperienza fantastica.Abbiamo passato la seconda metà del secolo scorso nella più sfrenata cementificazione del suolo, creando città dormitorio, periferie squallide, consumato spazi verdi e costruendo senza anima. Un’edilizia anche senza cuore, fatta per il denaro e non per l’uomo, dove si consumavano le vite tra lavoro, impegni, sacrifici e poche speranze, vivendo in edifici spersonalizzati lontani dalla natura. La natura, questo è il punto. Abbiamo tentato di cancellare il rapporto primario tra l’uomo e l’ambiente, riempendolo di cemento, asfalto, macchine in una sequenza continua. Durante gli ultimi 10 anni le esigenze della popolazione sono cambiate, l’attenzione all’ambiente è diventata una spinta propulsiva e il controesodo dalle città, in cerca di abitazioni a misura d’uomo, ha fatto riflettere i progettisti e i costruttori. Una nuova esigenza abitativa ma anche sociale, con la necessità di ripensare un’urbanizzazione meno cemento-centrica, a favore di spazi verdi in cui ripristinare un equilibrio con se stessi e con il mondo. In questa filosofia si inserisce il progetto dello studio CRA-Carlo Ratti Associati e l'organizzazione no-profit GAL “The Tree Path”, che ha pensato a un percorso sopraelevato per pedoni e ciclisti supportato da più di mille alberi, come ci racconta Cuoghi Dalila. Il percorso sensoriale conduce a Sabbioneta, patrimonio mondiale dell'UNESCO nel nord Italia, ed è stato sviluppato in stretta collaborazione con OLA, il massimo esperto di una tecnica di costruzione che utilizza gli alberi come elementi architettonici. Arrivare a Sabbioneta, uno dei più famosi siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, in bicicletta, lungo una pista ciclo-pedonale sopraelevata che corre tra gli alberi, poggiata su due file parallele di piante che fungono da pilastri, sarà probabilmente un’esperienza fantastica. Una soluzione sostenibile e smart al tempo stesso: le persone possono camminare o andare in bicicletta su una piattaforma rialzata tra le cime degli alberi, mentre i sensori integrati nel verde tracciano le condizioni ambientali in tempo reale. Indissolubile rapporto tra architettura e natura Il sentiero degli alberi si snoda verticalmente su tre diversi livelli, salendo fino a sei metri dal suolo, aggirando il traffico stradale e i corsi d'acqua. Il percorso incorpora sensori digitali per misurare molteplici fattori nell'atmosfera, dall'inquinamento atmosferico allo stato di salute e crescita dei singoli alberi. I sensori aiuteranno anche a garantire che tutti gli organismi viventi lungo il percorso possano rispondere alle mutevoli condizioni ambientali o ai carichi strutturali, realizzando una visione di "Internet degli alberi". In questo progetto lo studio CRA segue OLA - Office for Living Architecture, l’ufficio specializzato nella tecnica del Baubotanik con il quale CRA ha collaborato per questo progetto. In passato loro hanno usato con funzione strutturale specie diverse come salice, platano, pioppo, betulla e carpino. Tutti alberi sufficientemente flessibili e vigorosi con cortecce sottili che possono essere facilmente innestate. Una volta piantumati gli alberi, quanto tempo bisognerà attendere per il loro accrescimento affinché possa essere realizzata la passerella? Questa è una caratteristica molto interessante del progetto. Non si seguiranno i ritmi della costruzione umana, ma quelli della natura. Ovviamente la tecnica del Baubotanik prevede un accompagnamento della crescita degli alberi, in modo che quest’ultimo processo possa dispiegarsi in parallelo a un sostegno sempre più solido della struttura. Si tratta di un modo di pensare l’architettura su tempi lunghi: un antidoto a certe costruzioni frettolose… Con quali materiali sarà realizzata la passerella sospesa? In questa fase di concept abbiamo ipotizzato una leggera struttura metallica, sulla quale si innestino materiali organici – legno, micelio e altro. La passerella sarà completamente sostenuta dagli alberi o sono comunque previste opere puntuali di sostegno realizzate con altri materiali? Soprattutto all’inizio ci saranno anche strutture temporanee di sostegno – il mondo del naturale e dell’artificiale che si danno la mano! Foto: studio CRA-Carlo Ratti Associati

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https://www.rmix.it/ - Slow Life: Vivere nel Presente senza Idealizzare la nostra Impronta Futura
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Slow Life: Vivere nel Presente senza Idealizzare la nostra Impronta Futura
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Chi si ricorderà di noi, dei nostri sacrifici e delle nostre rinunce fra alcune generazioni?di Marco ArezioLa nostra vita è formata da una certa quantità di piccoli pezzi di un puzzle, ricevuti alla nostra nascita, che rappresentano idealmente i giorni della nostra esistenza, apparentemente tutti uguali ma in realtà molto diversi tra loro, di cui ce ne dobbiamo prendere cura, riempirli di colori più o meno intensi, in base a come passeremo le giornate. Alla nostra nascita ci vengono regalati, sparsi e confusi nell’area della vita e, giorno per giorno, ne spostiamo uno alla volta verso la zona di destinazione, costruendo il disegno della nostra vita. I giorni vissuti o consumati faranno transitare da un’area all’altra la nostra dotazione di pezzi di puzzle, in una danza continua, dall’alba al tramonto, meccanismo, questo, che non si fermerà mai più. Da giovani guardiamo il mucchio disordinato che abbiamo avuto alla nascita e ci sentiamo invincibili, immortali, carichi di tempo e inclini a non considerare l’importanza di questo meccanismo di transizione, consci dei tanti pezzi che vediamo sparsi che ci attendono. Siamo molto concentrati su noi stessi, sulle nostre attività, sugli obbiettivi che ci siamo dati, su quelli che gli altri ci chiedono, avvolti nel turbinio delle cose, delle esigenze che sembrano siano irrinunciabili. Può essere tale la nostra foga di costruire un’immagine di noi stessi, di afferrare e consumare ogni desiderio che riteniamo indispensabile nel momento in cui lo pensiamo, che possiamo barattare i nostri obbiettivi con la velocità di spostamento dei pezzettini del puzzle della nostra vita, dal posto primario alla zona di in cui ogni pezzo si incastra con un altro, senza più muoversi. Per essere quello che vorremmo o che gli altri ci spingono ad essere, utilizziamo la scorta di tempo che abbiamo, senza valutare il costo, nella convinzione di poter guadagnare un posto rilevante tra i nostri simili, per il presente e per il futuro. Ma chi si ricorderà di noi fra qualche generazione? I figli godranno legittimamente dei nostri sacrifici, i nipoti avranno un ricordo già un po' sbiadito della nostra vita trascorsa a costruirci, imputando più ai propri genitori la loro situazione sociale che a noi. Fra 100 anni, forse, non sapranno più chi eravamo, cosa facevamo, confondendo date e luoghi, senza un grande interesse per le vite spese, anche perché più ci si allontana nei ricordi, meno si godrà dell’importanza sperata. I nostri beni, tanto faticosamente accumulati, barattando il nostro tempo, saranno progressivamente divisi, ereditati, venduti, forse separati e magari in mano a sconosciuti. Nessun senso di affezione per quelle cose che ci siamo faticosamente costruiti e vissute, tutto ridotto ad un valore e, a volte, gli eredi ringrazieranno la fortuna se cadrà in tasca il risultato di un’eredità, forse faticando a mettere a fuoco da chi proviene, ma alla fine, quello che conta, sono i soldi o un bell’immobile. Se avessimo costruito una ditta importante, lavorando giorno e notte, può essere che i nostri figli continuino il nostro lavoro, ma anche loro saranno soggetti alle leggi della vita, tra alti e bassi, e non è detto che il nostro nome continui nel tempo. Tante cose potranno cambiare, persino la genesi dell’attività stessa, un ricordo sfuocato o assente dai più che lavoreranno al suo interno. Forse si può pensare che la vita sia oggi, che la nostra impronta nelle generazioni future sia una idea che ci facciamo, traslando il nostro ego troppo avanti, pensando che potremmo essere in un certo senso immortali, ma le cose non andranno sempre come pensiamo. Lasciamo che i pezzettini del puzzle, durante la nostra vita si spostino lentamente, coloriamoli di tonalità calde, e non cerchiamo di barattarli con i mille desideri che potrebbero affannare la nostra mente. Niente ha più valore del tempo, quindi non disturbiamo il lento movimento che i giorni segneranno la nostra vita, non chiediamo di andare più veloce, perché non si tornerà più indietro. Guardiamo con attenzione ogni singolo pezzetto di puzzle, giorno per giorno, e non rattristiamoci se il disegno della nostra vita si sta formando, incastrando pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, niente può influenzare il suo movimento, ma godiamoci ogni singolo elemento, con la calma, insegnando ai nostri figli e ai nostri amici di aver cura di loro, di tenerseli stretti, di curarli e di sorridergli. Quando avremo in mano l’ultimo incastro, guarderemo tutti quelli che abbiamo curato, amato, colorato e vissuto e ci sentiremo soddisfatti della nostra nuova casa, inserendo senza timore l’ultimo pezzo mancante.

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Il Caso della Formula del Polipropilene Perduta a Milano. Capitolo 12: La Dura Legge delle Indaginidi Marco ArezioMentre lasciavano la calda atmosfera dell'Hotel Belvedere alle loro spalle, Lucia e Alessandro iniziarono la loro passeggiata serale attraverso le vie di Corenno Plinio, dirigendosi verso il porto. La sera aveva steso il suo velo tranquillo sul paese, con le luci che si riflettevano sull'acqua del lago, creando un'atmosfera magica e sospesa.Alessandro: "Commissario Marini, deve essere davvero affascinante dedicare la propria vita a svelare misteri e portare alla luce la verità. Come ha scelto questa carriera?" Lucia: "È sempre stato un richiamo per me, fin da piccola. La ricerca della verità, l'adrenalina delle indagini, l'idea di poter rendere giustizia... Tutto questo mi ha sempre spinto a diventare ciò che sono. E lei, Alessandro? Come ha scoperto la sua passione per il volo e per il lago?" Alessandro: "Il lago è sempre stato il mio primo amore, credo. Crescere qui mi ha insegnato a rispettare la sua bellezza e i suoi segreti. Per il volo, è stata un'evoluzione naturale. La sensazione di libertà che si prova là in alto, sopra l'acqua, è incomparabile. Ogni volo è un'avventura, un'opportunità per vedere il mondo da una prospettiva diversa." Mentre camminavano, il dialogo tra Lucia e Alessandro si faceva via via più intenso e personale, riflettendo una crescente complicità. Passando accanto alle case di pietra, salutavano di tanto in tanto gli abitanti del paese che si godevano la serata all'aria aperta, testimoni inconsapevoli di questo crescente legame. Lucia: "Mi ha colpito molto il suo lavoro di restauro sul dinghi dell'industriale comasco. Deve richiedere una grande abilità e pazienza." Alessandro: "Sì, è un lavoro che richiede tempo e dedizione, ma vedere una vecchia barca tornare a navigare, rivivere la sua storia... È una soddisfazione unica. E, a suo modo, non è così diverso dal suo lavoro, commissario. Anche lei cerca di riportare alla luce la verità nascosta, di dare nuova vita alla giustizia." Arrivati al porto, si fermarono un momento a guardare le acque scure del lago, il riflesso delle stelle che danzava sulla superficie. In quel silenzio condiviso, entrambi sentirono una connessione profonda, un'intesa che andava oltre le parole. La sera di Corenno Plinio aveva tessuto intorno a loro un legame sottile ma resistente, fatto di comprensione reciproca e di una promessa non pronunciata di scoprire insieme cosa riservava il futuro. Mentre la barca di Alessandro scivolava silenziosamente sulle acque calme del Lago, il crepuscolo avvolgeva il paesaggio in una luce soffusa e magica. Lucia e Alessandro, avendo deciso di darsi del tu, approfittarono di quella tranquillità per approfondire la loro conoscenza reciproca, entrando in territori più intimi e personali delle loro vite. Lucia: "Alessandro, se non ti dispiace che io chieda, come sono state le tue esperienze sentimentali passate? Credo che le storie d'amore, felici o dolorose che siano, ci modellino profondamente." Alessandro: "Hai ragione, Lucia. Ho avuto un paio di relazioni significative in passato. Ciascuna mi ha insegnato qualcosa di importante su me stesso e su ciò che cerco in un partner. Penso che ogni esperienza, per quanto difficile, sia un passo verso la comprensione di ciò che veramente conta. E tu?" Lucia: "Sono stata così concentrata sulla mia carriera negli ultimi anni che le relazioni sono passate in secondo piano. Ma ciò non significa che non desideri una connessione profonda con qualcuno, qualcuno che capisca la vita che ho scelto e condivida con me le piccole grandi gioie e le sfide." Alessandro: "Capisco perfettamente. E quando pensi alla persona giusta, cosa ti viene in mente? Cosa cerchi in lei?" Lucia: "Cerco qualcuno che sia innanzitutto mio amico, con cui possa ridere, condividere i miei pensieri più intimi e affrontare insieme la vita. Qualcuno che non abbia paura delle difficoltà e che sappia stare al mio fianco anche nei momenti meno facili. E tu, Alessandro, cosa ti aspetti dalla vita e dall'amore?" Alessandro: "Per me, è importante trovare qualcuno che condivida le mie passioni, o che almeno le rispetti e le incoraggi. Qualcuno che ami l'avventura tanto quanto i momenti di tranquillità, che sappia apprezzare sia un volo sopra le montagne che una serata tranquilla a casa. Ma più di tutto, cerco complicità, quella sensazione di essere pienamente compreso e accettato per chi sono." Lucia: "Sembra che entrambi cerchiamo qualcosa di molto simile in una relazione. Complicità, condivisione, sostegno... Sono fondamentali per costruire qualcosa di vero e duraturo." Mentre la conversazione si sviluppava, Lucia e Alessandro si accorgevano di quanto fossero allineati nei loro desideri e aspettative, non solo in termini di relazioni sentimentali, ma anche riguardo alla vita in generale. Quella serata sul lago, con il susseguirsi di domande e risposte, li aveva avvicinati più di quanto avessero immaginato, lasciando intravedere la possibilità di un futuro condiviso, pieno di comprensione, rispetto e, forse, amore. Durante la loro navigazione serale da Corenno Plinio a Varenna, Lucia ed Alessandro furono avvolti da un'atmosfera di magica serenità. Il cielo, in quel momento di transizione tra la sera e l'arrivo della notte, era un capolavoro di sfumature di blu e neri, riflettendosi nelle acque tranquille del lago e creando un effetto di infinita profondità. Il vento leggero accarezzava il volto, portando con sé i profumi misti di acqua dolce e della flora che cresceva rigogliosa lungo le rive: note fresche di foglie verdi, sottili tracce floreali e il distinto aroma di terra umida. Man mano che procedevano, il paesaggio lungo la costa cambiava lentamente. Piccoli villaggi illuminati si alternavano a tratti di natura selvaggia, con rocce che si tuffavano nell'acqua e boschi che si spingevano fino alla riva. Ogni tanto, il luccichio delle luci nelle case rifletteva la vita che pulsava in quelle comunità: famiglie riunite per la cena, amici che condividevano una serata insieme, l'eco di risate e conversazioni che raggiungeva la barca e si fondeva con il suono dell'acqua. Sull'acqua, il riflesso delle stelle iniziava a farsi più nitido, e la luna, quasi piena, disegnava un sentiero luminoso che sembrava guidare Lucia e Alessandro nella loro navigazione. La quiete del lago, in quel momento, era totale, rotta solo dal soffio del vento e dal morbido fruscio dello scafo che fendeva l'acqua. Dopo circa 20 minuti, la silhouette caratteristica di Varenna cominciò a delinearsi davanti a loro, con le sue case colorate affacciate sul lago e le luci che creavano un'accogliente atmosfera. Approdando al porto di Varenna, i due scesero dalla barca e si incamminarono verso il ristorante "Il Crotto del Lago", un luogo che Alessandro aveva accuratamente scelto per la loro cena. Il percorso fino al ristorante fu breve ma intenso, con le stradine acciottolate del paese che risuonavano sotto i loro passi e l'aria fresca della sera che rendeva tutto più vivo e reale. "Il Crotto del Lago" li accoglieva con la sua atmosfera calda e invitante, promettendo una serata all'insegna del buon cibo, del buon vino e della piacevole compagnia, un momento perfetto per approfondire la loro conoscenza in un contesto di rara bellezza e serenità. Seduti al loro tavolo con vista mozzafiato sul lago, Lucia ed Alessandro si trovavano avvolti da un'atmosfera che sembrava sospesa fuori dal tempo. Alessandro, con un gesto disinvolto ma attento, chiamò il cameriere per richiedere i menù e ordinare un aperitivo per entrambi, cogliendo l'occasione per assicurarsi che Lucia non avesse freddo. Alessandro: "Ti trovi bene, Lucia? Non hai freddo, vero? Non smetto di pensare a quanto sia fortunato a trascorrere questa serata con te. Sei davvero affascinante stasera." Lucia, sorpresa ma compiaciuta dal complimento: "Grazie, Alessandro. La serata è meravigliosa, e il posto è incantevole. E...no, non ho freddo, grazie per la premura." Con i menù in mano, Alessandro iniziò a descrivere le specialità della serata, suggerendo piatti a base di prelibatezze del lago: "Hanno una fantastica trota al burro e salvia, oppure il risotto con pesce persico, è delizioso. E poi, c'è il lavarello alla griglia che è una vera specialità di queste parti. Cosa ne dici, ti ispira qualcosa in particolare?" Lucia: "Tutto sembra squisito. Penso che mi affiderò al tuo consiglio e proverò il risotto con pesce persico. E per il vino, hai qualche suggerimento?" Quando il cameriere fece ritorno per prendere le ordinazioni, Alessandro scelse un vino bianco locale, perfetto per accompagnare i sapori delicati dei piatti scelti. Dopo aver preso nota, il cameriere accese la candela sul loro tavolo, aggiungendo un tocco di magia all'atmosfera già particolarmente intima e suggestiva. Con la luce soffusa della candela ad illuminare i loro volti, Lucia ed Alessandro si sentivano incredibilmente a proprio agio, come se si conoscessero da sempre. Alessandro: "Sai, Lucia, c'è qualcosa di molto speciale in questa serata. Mi sento così a mio agio con te, come se ci fossimo sempre conosciuti. È una sensazione che non provavo da tempo." Lucia: "Anch'io provo lo stesso, Alessandro. È strano come certe volte, con alcune persone, si possa creare immediatamente un legame profondo. Questa serata è davvero speciale per me." Tra sorrisi complici e i brindisi sotto il cielo stellato, la cena procedeva tra conversazioni leggere e momenti di silenzioso apprezzamento per la bellezza che li circondava. In quell'incanto, Lucia ed Alessandro scoprivano la gioia di essere semplicemente insieme, condividendo esperienze, speranze e, forse, l'inizio di qualcosa di nuovo e emozionante nella loro vita. Mentre gustavano le specialità del lago, la conversazione tra Lucia ed Alessandro fluttuava leggera come l'aria serale intorno a loro. Lucia, sempre più affascinata dall'uomo che aveva di fronte, non perse l'occasione di approfondire la conoscenza sul suo conto, soprattutto riguardo al suo intrigante lavoro. Lucia: "Alessandro, raccontami di più sul tuo lavoro. Come riesci a gestire i voli per lavoro? E poi, come hai fatto a comprarti un aereo così giovane? Deve essere affascinante poter volare così spesso." Alessandro, con un sorriso aperto e senza esitazione, era più che felice di condividere dettagli della sua vita lavorativa con Lucia: "In realtà, volo per circa 2-3 giorni a settimana. E per quanto riguarda l'aereo, non è mio. Appartiene a un imprenditore comasco, una delle figure di spicco dell'industria della seta che risiede in villeggiatura qui a Varenna. Io sono il suo pilota personale." Lucia: "Quindi, hai la fortuna di viaggiare spesso. E quali sono le aree di volo che copri maggiormente?" Alessandro: "Sì, è vero. Mi sposto principalmente in Lombardia per le esigenze del mio principale, ma non è raro che i nostri viaggi ci portino anche in Svizzera. Le Alpi sono uno scenario spettacolare da lassù, ti assicuro. E quando non sono in volo, mi dedico al restauro e alla manutenzione delle barche per i turisti qui sul lago. È un lavoro che mi permette di restare sempre a contatto con l'acqua e con il cielo, le mie due grandi passioni." Lucia ascoltava affascinata, realizzando quanto Alessandro fosse profondamente legato al suo ambiente e quanto amore e dedizione mettesse in entrambi gli aspetti della sua vita professionale. Lucia: "Deve essere davvero un bel modo di vivere, tra cielo e acqua. Ammiro molto la tua capacità di bilanciare due lavori così intensi e diversi tra loro." Alessandro: "Grazie, Lucia. Sì, a volte può essere impegnativo, ma non cambierei questa vita con nessun'altra. Ogni giorno mi offre la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, di incontrare persone interessanti e di ammirare paesaggi che mai mi stancherei di guardare." La cena procedeva tra questi scambi, entrambi apprezzando la compagnia reciproca e la condivisione di esperienze e visioni di vita. La serata a "Il Crotto del Lago" si stava rivelando non solo un'occasione per gustare ottimo cibo ma anche per tessere legami più profondi e significativi. Lucia, sempre più affascinata, approfondì ulteriormente l'argomento, chiedendo a Alessandro quali tipi di mansioni richiedessero i suoi viaggi e perché un imprenditore avesse scelto di lasciare un mezzo così prezioso come un aereo a Varenna. Lucia: "E per questi viaggi in Svizzera, quali tipi di mansioni devi svolgere? E perché Giulio Conti ha deciso di tenere un aereo qui a Varenna? Mi sembra una scelta insolita per un imprenditore." Alessandro: "Giulio Conti gestisce diverse attività finanziarie e commerciali in Svizzera, molte delle quali richiedono una presenza personale per trattative o per la supervisione di progetti. Quando ha bisogno di viaggiare velocemente e in sicurezza, chiama me. Il motivo per cui l'aereo è basato qui è semplice: Giulio ama questo posto, passa qui tutti i suoi fine settimana e vuole avere la possibilità di decollare non appena ne ha bisogno, senza doversi preoccupare di spostarsi in un grande aeroporto." Lucia: "E cosa trasporti con il tuo aereo? Solo passeggeri o anche altro?" Alessandro: "Principalmente trasporto Giulio e, occasionalmente, altri membri del suo team. A volte trasportiamo anche documenti o piccoli pacchi che non possono essere affidati a corrieri tradizionali per questioni di sicurezza o urgenza. È un servizio molto personalizzato, basato sulla fiducia e sulla discrezione." Mentre la conversazione fluiva dolcemente, Alessandro menzionò casualmente due destinazioni svizzere che spiccavano nel contesto dei suoi voli con Giulio Conti: Basilea e St. Moritz. Queste parole risuonarono in Lucia con una risonanza inaspettata, mandando un brivido lungo la sua schiena. La coincidenza era sorprendente, quasi troppo perfetta per essere ignorata. Proprio quelle erano le località verso cui si sarebbero dirette le sue indagini. Lucia: "Basilea e St. Moritz? Non posso credere alla coincidenza. Proprio in quelle località devo svolgere delle indagini. È incredibile pensare che i nostri mondi si sovrappongano così... fortemente." La sorpresa iniziale lasciò presto spazio a un turbinio di pensieri. Lucia si interrogava su quanto il destino potesse essere intrecciato in maniere inaspettate, portando le vite delle persone a convergere in punti nodali, apparentemente casuali. Poi si pentì subito di aver condiviso con Alessandro questa affermazione. Alessandro: "Davvero? Questo è... sorprendente. Ma sai, Lucia, il mondo è pieno di collegamenti inaspettati. La cena proseguì in un clima di complicità, con Lucia e Alessandro più consapevoli del profondo legame che iniziava a formarsi tra loro, un legame forgiato non solo da interessi comuni, ma anche da misteriose coincidenze che sembravano guidarli verso destini intrecciati. Lucia, sentendosi avvolgere da un turbinio di pensieri provocati dall'incredibile coincidenza menzionata da Alessandro, fece una scelta consapevole. Decise di mettere da parte, almeno per quella sera, le domande e i dubbi che affollavano la sua mente riguardo alle possibili connessioni tra Conti, Alessandro e la pista della formula rubata del polipropilene che la portava in Svizzera. Voleva preservare la magia e la serenità di quella serata speciale, senza lasciare che le preoccupazioni professionali ne offuscassero la bellezza. Lucia: "Sai, Alessandro, il mondo è pieno di coincidenze, alcune sorprendenti come quella di cui abbiamo parlato. Ma stasera, ho deciso di non lasciare che il mio lavoro invada questo momento. Voglio godermi la serata con te, senza pensare a domani. Ci sarà tempo per le indagini e per le domande." Alessandro accolse le parole di Lucia con un sorriso comprensivo, apprezzando la sua capacità di separare il momento presente dalle complessità del suo lavoro. Alessandro: "Lucia, ammiro davvero il tuo impegno e la tua dedizione. E sono onorato che tu voglia dedicare questa serata a noi, al nostro stare insieme. Sono convinto che qualsiasi cosa il futuro ci riservi, sapremo affrontarla con la stessa forza e determinazione che ti contraddistinguono." Lucia: "Grazie, Alessandro. È raro trovare qualcuno con cui condividere così apertamente pensieri e sensazioni. Questa serata mi ha fatto capire quanto sia prezioso il tempo che passiamo insieme." Il resto della cena trascorse in un clima di leggerezza, risate, racconti di esperienze passate e piani per avventure future riempirono il tempo, sigillando un legame che, seppur nato da poco, prometteva già di essere profondo e significativo. Quando infine si alzarono da tavola, il mondo intorno a loro sembrava avvolto in una quiete perfetta, con il lago che rifletteva le luci tremolanti dei lampioni e le stelle che brillavano nel cielo limpido. Camminando fianco a fianco verso il porto, Lucia e Alessandro sapevano che quella serata sarebbe stata solo l'inizio di un percorso che avrebbero esplorato insieme, con la curiosità e la speranza come guide nel viaggio che li attendeva. Dopo la cena, Lucia e Alessandro decisero di fare una passeggiata lungo il lago, per godersi la frescura della sera e il panorama mozzafiato che Varenna offriva di notte. Camminavano a passo lento, vicini, avvolti in una sorta di bolla di complicità che sembrava escludere il resto del mondo. La superficie dell'acqua era un tappeto scuro e liscio, sul quale si riflettevano le luci tremolanti dei paesi sulla sponda opposta del lago. Quelle luci, come piccole fiammelle danzanti, creavano un suggestivo paesaggio notturno, un quadro vivo che solo il Lago di Como poteva offrire. Il cielo era un velo di stelle sparse, testimoni silenziosi di quel momento sospeso tra due persone che stavano scoprendo l'uno dell'altra molto più di quanto avessero immaginato. Fermatisi su una piccola banchina, si persero a guardare le luci dei paesi lontani, lasciando che il suono dell'acqua li cullasse in quella tranquillità così piena di promesse. Fu in quel momento che Alessandro, mosso da un impulso dolce e sincero, posò delicatamente la sua mano sulla guancia di Lucia. La sua carezza era leggera come una brezza serale, ma carica di un'intensità che faceva battere il cuore più forte. Lucia, invece di ritrarsi, rimase immobile, accogliendo quel gesto con un misto di sorpresa e desiderio. I suoi occhi si incontrarono con quelli di Alessandro, e in essi lesse un'emozione pura e profonda. Senza parole, ma con un'intesa chiara e silenziosa, Alessandro si avvicinò per baciarla. Lucia, rispondendo al suo invito, si sporse incontro alle sue labbra, lasciando che il mondo attorno a loro sfumasse in un'indistinta lontananza. Quel bacio fu il sigillo di un'intimità nascente, un momento in cui tutto il resto sembrò scomparire, lasciandoli soli, avvolti nella magia della notte sul lago. Era un bacio dolce ma carico di significato, l'espressione di un'affinità scoperta e di una promessa non ancora pronunciata. Per alcuni attimi, Lucia e Alessandro si persero l'uno nell'altro, dimenticando il tempo, le preoccupazioni e le indagini in sospeso. Quando infine si separarono, i loro sorrisi raccontavano di una complicità approfondita e di un'affezione crescente. Ancora una volta, il lago aveva assistito all'inizio di una storia, diventando scenario di un momento che, per quanto semplice, avrebbe avuto il potere di cambiare il corso delle loro vite. In quella serata speciale, Lucia e Alessandro avevano trovato qualcosa di inaspettato l'uno nell'altra, un legame che andava oltre la casualità del loro incontro, promettendo nuove scoperte e, forse, un futuro condiviso. Dopo quel bacio sotto le stelle, un momento così carico di emozioni e promesse, Alessandro si trovò a un bivio. Da un lato, il desiderio di trascorrere più tempo possibile con Lucia invitandola a casa sua, dall'altro, il rispetto per lei e la paura di sembrare troppo invadente. Il silenzio che seguì il loro bacio era denso di domande non formulate, di speranze e di incertezze. Fu Lucia a rompere quel silenzio, con una domanda che sembrava tanto semplice quanto significativa. Lucia: "Alessandro, mi mostri dove abiti? Ho sentito parlare della tua casa, della piccola torretta sul porto." Alessandro, sorpreso ma visibilmente sollevato dalla sua iniziativa, indicò con un gesto discreto verso un piccolo balcone fiorito che si affacciava direttamente sul porto. "È là," disse con un sorriso timido. "Ho sempre amato i fiori, mi danno una sensazione di pace, di casa. Forse è un dettaglio da poco, ma per me significa molto." Lucia, ammirata dalla cura e dall'attenzione che Alessandro dedicava ai dettagli, non poté fare a meno di commentare: "È bellissimo, Alessandro. Si vede che ci tieni molto. I fiori sul balcone... è un tocco di cura personale che dice molto su una persona. Mi piace." In quel momento, qualcosa tra loro cambiò impercettibilmente. Quel semplice scambio di parole aveva avvicinato ancora di più i loro cuori, confermando la sensazione di profonda affinità che entrambi avevano avvertito. Dopo un lungo sguardo, in cui sembrava che ogni emozione fosse palpabile nell'aria, iniziarono a camminare lentamente verso la casa di Alessandro. Il percorso verso la piccola torretta sul porto fu un viaggio carico di silenzi eloquenti, di sguardi che si cercavano e si ritrovavano, di mani che a volte si sfioravano quasi per caso. La notte intorno a loro sembrava avvolgerli in un abbraccio protettivo, mentre le luci dei paesi sul lago brillavano come faro verso il loro destino. Arrivati davanti alla porta di casa di Alessandro, entrambi si resero conto che quella serata aveva segnato l'inizio di qualcosa di unico e speciale. L'invito a entrare non fu pronunciato a parole, ma era chiaro nel silenzioso accordo tra i loro sguardi. Quella notte, Varenna non fu solo testimone di una nascente storia d'amore, ma anche del coraggio di seguire il cuore, anche quando il futuro appare incerto e pieno di domande. Con un passo deciso ma carico di emozione, varcarono la soglia, pronti ad esplorare insieme ciò che li attendeva. La casa di Alessandro era pulita e profumata, entrarono, richiusero la porta alle loro spalle e continuarono a baciarsi, intensamente, aiutandosi vicendevolmente nel togliersi i vestiti. Poi si spostarono lentamente sul letto di Alessandro che guardava direttamente sul lago e, senza accendere la luce, ma sfruttando la luna piena, si amarono senza risparmio. La luce dell'alba filtrava delicatamente attraverso le tende, bagnando la stanza in modo soffuso e dorato. Lucia si svegliò accanto ad Alessandro, avvolta in una sensazione di calma e felicità che le era estranea da molto tempo. Guardò il suo volto tranquillo mentre dormiva e, con un gesto delicato, gli accarezzò la guancia per svegliarlo. Lucia: "Buongiorno, Alessandro. Come ti senti?" Alessandro aprì lentamente gli occhi, sorpreso ma visibilmente felice di trovare Lucia al suo fianco. Un sorriso si disegnò sulle sue labbra mentre la realtà della notte trascorsa insieme iniziava a prendere forma nei suoi pensieri. Alessandro: "Buongiorno, Lucia. Non potrei sentirmi meglio... E tu? Come stai?" Lucia: "Sto bene, molto bene. Ti andrebbe di fare colazione insieme? Potremmo scendere al bar del porto, ho sentito che fanno un ottimo cappuccino." Alessandro: "Mi sembra un'ottima idea. Mi piacerebbe molto iniziare la giornata così, insieme a te." Si prepararono per uscire, muovendosi con naturalezza nella piccola casa di Alessandro, ancora avvolti in quella sensazione di intimità e complicità che aveva caratterizzato la loro serata e notte insieme. Uscendo dalla casa, furono accolti dalla freschezza dell'aria mattutina e dal panorama mozzafiato del lago che si risvegliava. Arrivati al bar del porto, scelsero un tavolino all'aperto, da dove potevano godere della vista del lago e dell'andirivieni delle barche. Ordinarono cappuccino e cornetti, immergendosi in una conversazione leggera, condividendo pensieri sulla notte trascorsa e sui sogni per il futuro. Alessandro: "Questa notte con te è stata incredibile, Lucia. Non so come ringraziarti per aver condiviso con me questi momenti." Lucia: "Non c'è bisogno di ringraziamenti, Alessandro. Anche per me è stata una notte speciale, che ricorderò per sempre. Mi ha fatto capire molte cose, su di me e su ciò che desidero dalla vita." Alessandro: "Spero che ciò includa la possibilità di trascorrere più tempo insieme, di esplorare cosa potrebbe riservarci il futuro." Lucia: "Anche io lo spero. Ma ora dobbiamo affrontare la realtà del giorno. Mi accompagneresti a Corenno Plinio?" Alessandro: "Certo, sarei felice di farlo. È il modo migliore per prolungare questi momenti insieme." Dopo aver terminato la colazione, si incamminarono verso la barca di Alessandro, pronti a salpare verso Corenno Plinio. Il viaggio sul lago, sotto il sole del mattino, era un'ulteriore conferma del legame speciale che si era creato tra loro, un legame che entrambi speravano di poter esplorare e approfondire nei giorni a venire. Mentre la barca di Alessandro solcava le acque tranquille del lago verso Corenno Plinio, Lucia si trovava immersa in un mare di pensieri e riflessioni. La notte magica che aveva trascorso con Alessandro aveva aperto le porte a sentimenti ed emozioni che non si aspettava, ma ora, alla luce del giorno, il suo istinto investigativo e la sua razionalità stavano riprendendo il sopravvento. La menzione casuale di Basilea e St. Moritz nelle conversazioni della serata precedente aveva acceso una lampadina nella sua mente, spingendola a considerare attentamente ogni dettaglio riguardante Alessandro e il suo rapporto con Giulio Conti. Lucia pensava: "Devo approfondire chi sia veramente questo Giulio Conti e quali siano le nature delle sue attività in Svizzera. La coincidenza delle destinazioni potrebbe non essere tale, e non posso permettermi di ignorare alcun collegamento, per quanto remoto possa sembrare." La decisione di Lucia fu chiara: avrebbe raccolto più informazioni possibili su Conti prima di partire per la Svizzera. Sapeva che avrebbe dovuto procedere con cautela, per non compromettere le indagini e per non mettere Alessandro in una posizione difficile, nel caso in cui la sua fiducia fosse mal riposta. Durante la conversazione con Alessandro, tuttavia, Lucia si rese conto di aver forse condiviso troppo riguardo ai suoi prossimi passi investigativi. Un lampo di preoccupazione le attraversò la mente al pensiero che le sue parole potessero, in qualche modo, influenzare o compromettere il corso delle indagini. Lucia: "Alessandro, c'è qualcosa che devo dirti. La mia indagine è delicata e, anche se mi fido di te, devo essere cauta nel proteggere le informazioni. Ho parlato forse troppo e non dovrò fare più lo stesso errore. Spero che tu possa capire." Alessandro, con uno sguardo di comprensione e un po' di tristezza: "Lucia, capisco perfettamente. Il tuo lavoro è importante e non voglio essere d'intralcio. Ti prometto che manterrò per me ciò che mi hai detto e non farò nulla che possa mettere a rischio le tue indagini." Lucia sentì un misto di sollievo e di preoccupazione nel dover mettere delle barriere tra lei e Alessandro, ma sapeva che era necessario per mantenere l'integrità del suo lavoro. Allo stesso tempo, era consapevole che, qualora emergessero connessioni tra Alessandro, Conti, Müller o Gentili, avrebbe dovuto prendere in considerazione l'idea di interrompere la loro frequentazione per non compromettere l'indagine. Con questi pensieri a pesare sul cuore, Lucia sapeva che i giorni a venire sarebbero stati cruciali, non solo per le sue indagini ma anche per il futuro della relazione nascente con Alessandro. La priorità rimaneva risolvere il mistero della formula rubata e delle sue connessioni internazionali, ma non poteva negare il desiderio di esplorare ciò che stava nascendo tra loro, sempre che le circostanze lo permettessero. Una volta rientrata nell'atmosfera tranquilla del suo albergo a Corenno Plinio, Lucia si sentiva carica di una nuova determinazione. La giornata trascorsa con Alessandro aveva aggiunto complessità ai suoi pensieri, ma anche rinnovato la sua determinazione di seguire ogni possibile pista per le sue indagini. Cosciente delle implicazioni che le recenti scoperte potessero avere, decise di agire immediatamente. Si sistemò nella piccola scrivania della sua camera, affacciata sulla quiete del lago, e compose il numero dell'ufficio a Milano. Quando rispose il suo collega, Lucia fu diretta e concisa. Lucia: "Buongiorno, ho bisogno di un'indagine approfondita su Giulio Conti, l'imprenditore comasco. Voglio sapere tutto dei suoi affari, sia in Italia che in Svizzera, e in particolare cosa lo porti frequentemente a Basilea e a St. Moritz." Il collega annuì, sebbene solo verbalmente dato il mezzo telefonico, e assicurò Lucia che l'indagine sarebbe stata avviata immediatamente. Lucia, poi, espresse la necessità di ricevere le informazioni nel minor tempo possibile, data l'urgenza di collegare i punti prima della sua partenza per la Svizzera. Terminata la chiamata con l'ufficio, Lucia si prese un momento per riflettere sulla situazione, prima di decidere di informare anche il Questore Romani. Conosceva l'importanza di tenerlo al corrente delle svolte delle indagini e delle sue prossime mosse, sia per cortesia professionale sia per una questione di protocollo. Lucia: "Questore Romani Buongiorno, volevo aggiornarla sulle ultime evoluzioni delle indagini sulla formula rubata. Ho dei sospetti su un certo Giulio Conti, imprenditore comasco con frequenti viaggi in Svizzera, e ho richiesto un'indagine approfondita su di lui. Inoltre, ho intenzione di recarmi personalmente in Svizzera per seguire alcune piste che potrebbero rivelarsi cruciali." Il Questore Romani accolse le notizie con interesse e approvazione, consapevole del valore che Lucia portava alle indagini e della sua dedizione nel seguire ogni possibile pista. Le assicurò tutto il suo supporto e le chiese di rimanere in stretto contatto, data la natura potenzialmente internazionale del caso. Lucia, seduta al tavolo della sua camera d'albergo con vista sul tranquillo lago di Como, rifletteva intensamente sul complesso puzzle che aveva di fronte. La luce pomeridiana che entrava dalla finestra illuminava le numerose note e documenti sparsi davanti a lei, ciascuno rappresentante un pezzo del mistero che stava cercando di risolvere. Era consapevole che il caso che stava investigando si stava rivelando molto più intricato di quanto avesse inizialmente previsto. Lucia pensava: "Devo trovare il collegamento tra Giulio Conti e la Svizzera, ma anche tra Thomas Müller e Marco Gentili. È evidente che ci sia una rete di relazioni qui che va oltre un semplice furto di una formula scientifica." La morte di Marco Gentili al castello di Corenno Plinio aveva aggiunto un ulteriore livello di urgenza alle sue indagini. Doveva scoprire chi l'avesse ferito e perché, e inoltre dove fosse finita la preziosa formula del polipropilene che sembrava essere al centro di tutto. Lucia: "Ogni nuova scoperta sembra solo aprire ulteriori domande. Gentili lavorava come giardiniere, ma il suo coinvolgimento e la sua morte indicano che c'era molto di più dietro. E poi c'è Müller, il commercialista svizzero... Come si inserisce in tutto questo?" Lucia si rese conto che, man mano che il tempo passava, il mistero si infittiva e i personaggi coinvolti aumentavano. Ogni persona che emergeva nelle sue indagini sembrava portare con sé una nuova serie di indizi e domande, ampliando la rete di misteri che circondava la scomparsa della formula. Per un momento, si sentì sopraffatta dalla complessità della situazione, ma poi scosse la testa, cercando di scacciare la frustrazione. Sapeva che l'unico modo per procedere era mantenere la calma e procedere sistematicamente, un passo alla volta. Lucia: "Devo rimanere concentrata. La chiave sta nel collegare i punti tra le diverse persone e luoghi coinvolti. Conti, Müller, Gentili, la formula... c'è un filo conduttore qui, e io devo trovarlo." Determinata, Lucia iniziò a organizzare le sue note, predisponendo un piano d'azione per i giorni a venire. Avrebbe approfondito le indagini su Conti e le sue frequentazioni in Svizzera, cercato di ottenere maggiori informazioni su Müller e le sue relazioni professionali, e condotto ulteriori ricerche su Gentili per scoprire più dettagli sulla sua vita e sulle circostanze che avevano portato alla sua morte.

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https://www.rmix.it/ - La Gomma da Masticare Compie 150 anni: Dai Maya a Greta Thunberg
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Gomma da Masticare Compie 150 anni: Dai Maya a Greta Thunberg
Informazioni Tecniche

Gomma da masticare: Un prodotto storico, nato vegetale e diventato un mix di chimica poco amico dell’ambientedi Marco ArezioLe prime tracce storiche della gomma da masticare risalgono ai Maya, che erano abituati a masticare delle palline di gomma dette Chicle, tratte da una pianta chiamata Manilkara Chicle. Successivamente si sono trovate altre tracce, in epoca più recente, attribuite al generale e presidente del Messico, Antonio Lopez de Santa Maria, chiamato il Napoleone dell’West, ( Xalapa, 21 febbraio 1794 – Città del Messico, 21 giugno 1876) militare e politico di lungo corso, al quale verrebbe attribuita l’invenzione della gomma da masticare moderna. Ma se parliamo di dati certi, circa l’origine del prodotto, dobbiamo allora far riferimento al brevetto depositato da William Semple il 28 Dicembre del 1869 negli Stai Uniti. Una ricetta messa in commercio due anni più tardi che non entusiasmò troppo i clienti in quanto, le palline, erano insapori e molli. Ma sulla scorta di questi insuccessi, Semple modificò più volte la ricetta, inserendo aromi e lavorando sulla consistenza della gomma, riuscendo a far crescere l’interesse per il prodotto verso la fine del decennio del secolo. Nel corso del XX secolo l’industria cambiò radicalmente la ricetta, utilizzando non più una gomma naturale ma una sintetica, il Poliisobutilene, relegando la lavorazione del Chicle ad una nicchia di mercato. Successivamente si era lavorato sulle proprietà elastiche del prodotto inserendo additivi, raggiungendo così la voluta viscosità attraverso l’aggiunta di una gomma di Xanthano. In Europa la conoscenza di questo articolo rimase sconosciuto fino all’avvento della seconda guerra mondiale quando i soldati americani, di stanza nel vecchio continente, lo fecero conoscere alla popolazione. Infatti lo stato maggiore dell’esercito aveva inserito nella cosiddetta “Razione K”, un mix di alimenti che ogni soldato aveva con sé sul campo di battaglia, la gomma da masticare per svariate ragioni. Si riteneva che masticare la gomma, additivata anche di caffeina, aiutasse i soldati a sopportare meglio le tensioni dei combattimenti, inoltre favoriva la pulizia del cavo orale in quelle situazioni in cui i soldati non potevano lavarsi i denti. Ma come viene prodotta, oggi, la gomma da masticare? L’impasto che compone la gomma da masticare contiene il Poliisobutilene, come composto base, poi lo zucchero gli additivi e gli aromi. Il Poliisobutilene o PIB, è una gomma sintetica, ricavato dalla polimerizzazione dell’Isobutilene e una piccola parte (2%) di Isoprene, prodotto dalla Basf per usi alimentari. Il Poliisobutilene, è un polimero vinilico e, dal punto di vista strutturale, assomiglia al comune Polipropilene Homopolimero e al Polietilene, fatta eccezione per il fatto che ogni altro atomo di carbonio è sostituito con due gruppi metilici. Possiede due caratteristiche importanti che sono l’elevata impermeabilità e un’eccellente flessibilità. Come viene impiegata la gomma da masticare? L’uso più comune si può dire sia stato, per moltissimi anni, paragonabile a quello delle caramelle, godendo durante la masticazione della gomma degli aromi che erano all’interno del prodotto. Ma nel corso degli anni, la gomma da masticare ha avuto anche un uso medico e farmaceutico. Infatti esistono sul mercato numerosi farmaci, sotto questa forma, che curano la nausea, le cefalee, la dipendenza da fumo, alcune malattie del cavo orale e sotto forma di integratori alimentari dalle tipologie più disparate. Ma la gomma da masticare si è rilevata un pessimo amico per l’ambiente, in quanto impiega almeno 5 anni per decomporsi, si appiccica alle superfici sulle quali viene posta, specialmente i marciapiedi nelle città. La pulizia delle superfici pedonabili sulle quali si è attaccata comporta l’uso di sostanze chimiche, adatte ad interrompere la solidarizzazione tra gomma e superficie di camminamento, l’acqua con getto ad alto potenziale e, dove questi sistemi non ottengono i risultati sperati, si deve fresare la superficie per togliere le macchie nere composte dalle gomme.Categoria: notizie - tecnica - storia - gommaVedi maggiori informazioni sul rapporto tra alimenti e la chimica

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https://www.rmix.it/ - La Tutela dell’Ambiente Secondo il Buddismo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Tutela dell’Ambiente Secondo il Buddismo
Ambiente

Il concetto di consapevolezza e di saggezza compassionevole applicati al creatodi Marco ArezioAbbiamo affrontato, negli articoli scorsi, la visione della tutela della natura secondo le principali religioni monoteiste. Oggi vediamo il punto di vista dei buddisti in merito all’ambiente e alle indicazioni che vengono da questa religione. La tutela dell'ambiente è un tema importante per i buddisti, i quali sottolineano il concetto di interconnessione e interdipendenza di tutti gli esseri viventi. Secondo la prospettiva buddista, tutti gli esseri sono considerati degni di compassione e rispetto, inclusa la natura e l'ambiente in cui viviamo. I buddisti cercano di coltivare una consapevolezza profonda dell'impatto delle loro azioni sull'ambiente. Questo può includere pratiche come l'adozione di uno stile di vita sostenibile, riducendo gli sprechi e l'inquinamento, nonché il consumo responsabile delle risorse naturali. Incoraggiano anche ad evitare attività che possano causare danni diretti agli esseri viventi, come la caccia indiscriminata o la distruzione dell'habitat naturale degli animali. Inoltre, promuovono una prospettiva di lungo termine, considerando le conseguenze delle azioni sull'ambiente per le future generazioni. Questo si basa sull'idea di coltivare una saggezza compassionevole e di agire in armonia con la natura, riconoscendo che siamo tutti parte di un ecosistema interconnesso. Cosa è la saggezza compassionevole verso la natura per il buddismo La saggezza compassionevole, nota anche come prajna-paramita nel buddismo, è un concetto centrale che descrive una forma di comprensione profonda e altruistica. È la combinazione di due qualità fondamentali nel buddismo: la saggezza (prajna) e la compassione (karuna). La saggezza compassionevole implica una comprensione profonda della natura, della realtà e la consapevolezza della sofferenza e del desiderio che affliggono gli esseri viventi. Questa comprensione va oltre la mera conoscenza intellettuale, e si sviluppa attraverso la pratica meditativa e l'esperienza diretta. Non si limita a comprendere la sofferenza, ma spinge all'azione compassionevole per alleviare tale sofferenza. Essa motiva a mettere in pratica la compassione, l'amore benevolo e la gentilezza verso gli altri esseri viventi. La saggezza compassionevole verso la natura, nel buddismo implica un profondo rispetto e amore per tutti gli esseri viventi e per l'intero ambiente naturale. Si basa sulla consapevolezza che ogni forma di vita è preziosa e che tutte le cose sono interconnesse. Questo stato implica la comprensione che le azioni umane hanno un impatto sull'equilibrio ecologico e sul benessere di tutti gli esseri viventi, inclusi gli animali, le piante e l'ambiente naturale. Quindi spinge i buddisti a prendere responsabilità delle loro azioni e a fare scelte consapevoli che non causino danni alla natura. La saggezza compassionevole comprende anche la consapevolezza che la sofferenza umana e animale è profondamente interconnessa con la distruzione dell'ambiente. I buddisti riconoscono che il rispetto e la cura per la natura sono essenziali per garantire il benessere di tutti gli esseri viventi, inclusi gli esseri umani stessi. In sintesi, la saggezza compassionevole verso la natura nel buddismo implica una profonda connessione emotiva con l'ambiente naturale e un impegno attivo per la sua protezione e conservazione.

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https://www.rmix.it/ - Novamont: Il Produttore del Polimero Mater-Bi Verrà Ceduto
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Novamont: Il Produttore del Polimero Mater-Bi Verrà Ceduto
Notizie Brevi

Trattative in corso per il controllo della società Novamont attiva nella produzione di bioplasticheIl nome di Novamont e del suo polimero di punta il Mater-Bi, sono conosciuti da tutti gli attori del settore delle plastiche vergini, riciclate e delle bioplastiche, come l’azienda di punta della filiera, in continua evoluzione, nella produzione delle bioplastiche, biodegradabili e compostabili. Il polimero di Novamont è appunto il Mater-Bi, una plastica completamente biodegradabile e compostabile, che permette il suo recupero, a fine vita, attraverso la raccolta e il riciclo dei rifiuti organici urbani, utilizzando i processi di compostaggio e digestione anaerobica. Ma quale è la differenza tra biodegradabilità e compostabilità? Il processo di biodegradazione è la capacità delle sostanze e dei materiali organici di essere degradati in sostanze più semplici, mediante l’attività (enzimatica) di microorganismi. Quando il processo biologico è completo, si ha una totale trasformazione delle sostanze organiche di partenza in molecole inorganiche semplici: acqua, anidride carbonica e metano. Ma la biodegradazione è influenzata da molti fattori, come le temperature, il tasso di umidità, la natura chimica dei materiali da lavorare. Per questo motivo gli ambienti industriali del compostaggio e della digestione anaerobica favoriscono ed accelerano questi processi. Per quanto riguarda la compostabilità di un materiale, si può dire che è la capacità di un elemento di trasformarsi in compost (concime) attraverso il processo di compostaggio. Questa attività, in presenza di ossigeno, comporta la realizzazione di una trasformazione biologica e aerobica del materiale fino a trasformalo in compost. Novamont, utilizzando risorse naturali come il mais e gli oli vegetali non modificati geneticamente, ha realizzato una famiglia di polimeri biodegradabili e compostabili che si possono usare per la realizzazione di film per il commercio e l’agricoltura, oggetti di varie tipologie attraverso lo stampaggio per iniezione e molte altre cose. Alla luce di queste conoscenze tecnico-commerciali, si sta concludendo un’operazione di acquisizione della società Novamont da parte di Versalis, che la porterà a detenere l’intero pacchetto azionario di Novamont. A sua volta Versalis è una società del gruppo ENI fortemente impegnata nella chimica verde, anche attraverso la conversione di raffinerie petrolifere in bioraffinerie per la produzione di combustibili sostenibili.Foto: Novamont

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https://www.rmix.it/ - Energia dal carbone: perché la Cina continua a costruire nuove centrali?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Energia dal carbone: perché la Cina continua a costruire nuove centrali?
Ambiente

Energia dal carbone: Una pessima notizia per l’ambiente questo amore per il carboneNon potevamo aprire nel peggiore dei modi questo 2020 ripensando al disastro, in termini ambientali, di un 2019 dove, nonostante le problematiche dei mutamenti climatici hanno campeggiato su tutti i giornali, media, social e piazze, queste non hanno ottenuto un minimo risultato positivo. Possiamo dire francamente che nella conferenza di Madrid di fine anno non solo non si sono fatti passi avanti, ma ne sono stati fatti molti indietro. Gli Stati Uniti che vogliono uscire dall’accordo sul clima, la Cina, l’India, il Brasile, la Russia e la Polonia che spingono per modificare, a loro modo, i punti dell’accordo di Parigi sul clima. Se prendiamo ad esempio la Cina, per la quale abbiamo speso parole di elogio negli ultimi anni per l’impegno che stava mettendo in campo ambientale, sembrava avviata ad una nuova leadership a seguito di numerose e coraggiose scelte prese dal governo. La sospensione dell’importazione dei rifiuti del mondo, la costruzione dei parchi solari, tra i più grandi mai visti, l’avvio della produzione di mega impianti a biomassa, l’accelerazione dei progetti per la costruzione delle centrali a fusione nucleare e i progetti sull’idrogeno, ci facevano ben sperare. La Cina sembrava diventata un laboratorio impegnato in molti campi, che aveva l’obbiettivo di produrre energia da fonti rinnovabili, potendo diventare un esempio per il mondo, sapendo di essere stato uno dei paesi più inquinati sulla terra. E il carbone? Sembrava anch’esso destinato ad essere travolto da questa nuova visione ecologista del governo di Pechino, confortati dal fatto che buona parte dei problemi ambientali che strozzavano le megalopoli Cinesi erano dati dal traffico e dall’uso del carbone nella produzione industriale, sul quale il governo era intervenuto con mano ferma. Forse ci siamo sbagliati, ma sembra che per il carbone ci sia una nuova vita, quindi non più un uso parcellizzato per la produzione di energia nelle singole unità produttive, ma impianti di grandi dimensioni che producano energia elettrica ad uso civile ed industriale. In parole semplici delocalizzare fuori dalle città l’inquinamento prodotto dal carbone. Ma purtroppo sappiamo che i Cinesi fanno sempre le cose in grande, infatti, secondo le indicazioni dell’organizzazione no-profit Global Energy Monitor, sono in via di costruzione nuove centrali a carbone per una potenza pari a 148 GigaWatt, che corrisponde alla potenza installata su tutto il continente Europeo. Se sommiamo questa nuova capacità inquinante a quella proveniente dalle vecchie centrali Cinesi già in funzione, che secondo le informazioni dell’International Energy Agency (IEA) ammontano a circa 1000 GigaWatt, ci dobbiamo preoccupare? Direi che la produzione di energia dal carbone è davvero una pessima scelta ambientale, in quanto a parità di rendimento energetico, il carbone produce il doppio dei gas serra rispetto ad un’altra fonte fossile come il gas naturale. Siamo portati quindi a pensare che, nonostante sia del tutto lecito per ogni paese decidere di adeguare la propria produzione energetica rispetto alla domanda interna, la scelta “green” della politica energetica cinese non sia troppo “green”, ma dettata da scelte puramente economiche e di trovare immediate soluzioni ai problemi. La costruzione di nuove centrali a carbone, è sicuramente meno impegnativa, dal punto di vista tecnico ed economico, rispetto alla riconversione a biomassa delle vecchie o alla costruzione di nuove centrali totalmente a biomassa, dove l’approvvigionamento ai rifiuti urbani comporta una organizzazione a monte molto importante. Ma quanto costa la riconversione di una vecchia centrale a carbone? Secondo le informazioni disponibili e considerando le tecnologie ora sul mercato, sembrerebbe che il costo si aggirerebbe intorno al miliardo di dollari per ogni GigaWatt trattato. Quindi, avanti con la produzione di energia rinnovabile, ma avanti anche con l’utilizzo del carbone per soddisfare la crescente richiesta di energia, senza preoccuparsi troppo di trovare una nuova soluzione al problema del riscaldamento globale. Non è solo la Cina che non vuole lasciare il carbone, ma anche paesi Europei come la Polonia, la Grecia e la Repubblica Ceca che stanno facendo del problema, una questione di finanziamenti da parte della comunità Europea, giocando in una posizione comoda ed attendista. Ma se il denaro governa sulle scelte ambientali, nonostante le larghe proteste delle piazze, il continuo susseguirsi dei fallimenti nei vertici politici sull’ambiente, potrebbe ingenerare, nell’opinione pubblica una pericolosa rassegnazione. I livelli degli oceani che si alzano facendo intravedere, in un futuro vicino, la scomparsa di larghi territori abitati, la perdita di habitat naturali per molte specie causati dai cambiamenti climatici, le diffuse siccità in altre zone del continente che innescano povertà e migrazioni di massa, l’aumento di malattie legate al clima, l’inquinamento che è entrato a tutti i livelli nella nostra catena alimentare e che velocizza la cronicità di malattie ormai epidemiche, sono questioni all’ordine del giorno ma pare che nessuno voglia risolvere veramente. Tutti argomenti che la popolazione mondiale sembra ormai vedere come l’ineluttabile destino della specie, acquisendo una sfiducia verso la classe politica ed industriale che non vuole vedere l’evidenza delle cose. La gente si è resa conto che le associazioni ambientaliste, il movimento delle masse, come mai era avvenuto prima del 2019, non riescono ad aprire quel collo di bottiglia di burocrati legati agli interessi nazionali, quando la catastrofe ambientale riguarda tutto il mondo. Se subentra davvero la rassegnazione non avremo scampo.Vedi maggiori informazioni

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https://www.rmix.it/ - Slow Life: La Civiltà e l'Affanno della Moltiplicazione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Slow Life: La Civiltà e l'Affanno della Moltiplicazione
Slow Life

Slow Life: La Civiltà e l'Affanno della MoltiplicazioneLa civiltà, nel senso reale del termine, non consiste nella moltiplicazione,ma nella volontaria e deliberata restrizione di bisogni.Questa soltanto porta la felicità e il vero appagamento e accresce la facoltà di servire.Un certo grado di armonia e benessere fisico è necessario,ma oltre questo livello diventa un impaccio, anziché un aiuto.Perciò, l'ideale di creare un numero illimitato di bisogni e di soddisfarli,mi sembra un'illusione e un'insidia.A un certo punto, la soddisfazione dei bisogni fisici, e anche intellettuali, del proprio io limitato, deve subire un brusco arrestoprima di degenerare in voluttà fisica ed intellettuale.Bisogna ordinare la propria vita fisica ed intellettuale in modo che non impacci il servizio all'umanità,verso il quale si dovrebbero concentrare tutte le proprie energie.GandhiCategoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.rmix.it/ - Cosa è un Fotoelettrolizzatore e Come Funziona nella Produzione dell'Idrogeno Verde
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Cosa è un Fotoelettrolizzatore e Come Funziona nella Produzione dell'Idrogeno Verde
Informazioni Tecniche

Innovazione e Sostenibilità: La Rivoluzione dell'Idrogeno Verde attraverso la Fotoelettrolisidi Marco ArezioL'idrogeno verde rappresenta una delle fonti energetiche più promettenti e sostenibili del nostro futuro energetico. La sua produzione attraverso il fotoelettrolisi dell'acqua utilizza fonti di energia rinnovabile, riducendo significativamente l'impatto ambientale rispetto ai metodi convenzionali basati sui combustibili fossili. Un componente chiave in questo processo è il fotoelettrolizzatore, una tecnologia innovativa che svolge un ruolo cruciale nella conversione dell'energia solare in idrogeno verde. Cos'è un Fotoelettrolizzatore? Un fotoelettrolizzatore è un dispositivo che scompone molecole d'acqua (H2O) in ossigeno (O2) e idrogeno (H2) utilizzando la luce solare come fonte di energia. Questa tecnologia combina i principi della fotoelettrochimica con quelli dell'elettrolisi, permettendo di ottenere idrogeno in modo efficiente e sostenibile. Come Funziona Il processo di fotoelettrolisi si basa sull'utilizzo di semiconduttori sensibili alla luce, noti come fotoelettrodi, che assorbono l'energia solare e la convertono in energia elettrica. Questa energia elettrica viene poi utilizzata per scomporre le molecole d'acqua in idrogeno e ossigeno attraverso una reazione elettrochimica. Il processo può essere riassunto in tre fasi principali: Assorbimento della luce solare: I fotoelettrodi assorbono la luce solare e generano coppie di elettrone-lacuna. Generazione di corrente: Le coppie di elettrone-lacuna generano una corrente elettrica quando si muovono verso gli elettrodi. Elettrolisi dell'acqua: La corrente elettrica stimola la scomposizione dell'acqua negli elettrodi, producendo idrogeno all'anodo e ossigeno al catodo. Costi dell'Idrogeno Verde La produzione di idrogeno verde è storicamente stata considerata costosa a causa dell'alto costo dei fotoelettrolizzatori e dell'energia rinnovabile necessaria per alimentarli. Tuttavia, con il miglioramento delle tecnologie e l'aumento dell'efficienza, i costi stanno diminuendo. Attualmente, il costo dell'idrogeno verde è influenzato da vari fattori, tra cui il costo dell'energia solare, l'efficienza del fotoelettrolizzatore, e i costi operativi e di manutenzione. Perché non si è ancora Sviluppato Completamente l'Idrogeno VerdeNonostante il suo potenziale, lo sviluppo dell'idrogeno verde tramite fotoelettrolisi è limitato da sfide tecniche, economiche e infrastrutturali. Le principali barriere includono l'alto investimento iniziale per la produzione e lo stoccaggio, la necessità di ulteriori ricerche per aumentare l'efficienza dei fotoelettrolizzatori, e la mancanza di infrastrutture dedicate al trasporto e all'utilizzo dell'idrogeno. Vantaggi sull'Ambiente Riduzione delle emissioni di CO2: L'utilizzo dell'energia solare per produrre idrogeno verde elimina le emissioni di gas serra associate alla produzione di idrogeno da combustibili fossili. Sostenibilità: L'idrogeno verde è prodotto utilizzando risorse rinnovabili e abbondanti, come l'acqua e la luce solare. Versatilità: L'idrogeno può essere utilizzato in una varietà di applicazioni, inclusa la generazione di energia, il riscaldamento e come carburante per i veicoli. Svantaggi sull'Ambiente Costi iniziali elevati: Lo sviluppo delle infrastrutture necessarie per la produzione e distribuzione dell'idrogeno verde richiede investimenti significativi. Efficienza: Le attuali tecnologie di fotoelettrolisi hanno efficienze inferiori rispetto ad altri metodi di produzione dell'idrogeno, sebbene vi sia un potenziale di miglioramento. Conclusioni Il fotoelettrolizzatore gioca un ruolo fondamentale nella produzione sostenibile di idrogeno verde, offrendo una soluzione promettente per un futuro energetico pulito. Nonostante le difficoltà esistenti, gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, insieme ai miglioramenti tecnologici, stanno rendendo la produzione di idrogeno verde sempre più fattibile e conveniente. Con un impegno continuo verso l'innovazione, l'idrogeno verde ha il potenziale per diventare una componente chiave del nostro mix energetico sostenibile.

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https://www.rmix.it/ - Nasce REFENCE™, il Polistirolo Riciclato per Alimenti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Nasce REFENCE™, il Polistirolo Riciclato per Alimenti
Notizie Brevi

Nuove soluzioni sostenibili per il riciclo del polistirolo a contatto con gli alimentidi Marco ArezioIl riciclo meccanico del polistirolo per uso alimentare in Italia rappresenta una sfida significativa e un'opportunità promettente nel contesto dell'economia circolare. Questo processo consente di trasformare i rifiuti di polistirolo post-consumo in nuovi materiali utilizzabili, riducendo così l'impatto ambientale e promuovendo la sostenibilità. Nonostante le difficoltà iniziali legate alla creazione di una catena di riciclo efficiente per il polistirolo, recenti innovazioni tecnologiche e collaborazioni strategiche hanno permesso di raggiungere risultati importanti in questo settore. A seguito della collaborazione tra Versalis, la società chimica di Eni, e Forever Plast, azienda leader in Italia nel riciclo della plastica post-consumo, nasce REFENCE™, una gamma innovativa di polimeri riciclati destinati all'imballaggio per alimenti. Questa nuova gamma è già disponibile sul mercato per applicazioni in polistirene, come vasetti per yogurt, vassoi per carne e pesce, e altri tipi di imballaggi rigidi ed espansi. Questi nuovi prodotti andranno ad ampliare il portafoglio Versalis Revive® di materiali riciclati meccanicamente, ridefinendo i limiti di applicazione e permettendo il contatto diretto con gli alimenti. REFENCE™ è stato sviluppato grazie alla tecnologia NEWER™, creata nei laboratori di ricerca di Versalis a Mantova e industrializzata negli impianti di Forever Plast a Lograto (Brescia), nell'ambito di un accordo di co-sviluppo tra le due aziende. La tecnologia NEWER™ consente la purificazione dei polimeri riciclati in conformità con il Regolamento UE 1616/2022 sul riciclo e ha ottenuto anche la Non-Objection Letter (NOL) dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. Adriano Alfani, CEO di Versalis, ha dichiarato: "La circolarità è una leva strategica fondamentale. Per questo motivo, ci impegniamo a sviluppare processi di riciclo complementari per valorizzare le plastiche a fine vita e integrarci nella catena di raccolta nazionale italiana. Stiamo completando i lavori sul nostro primo hub avanzato di riciclo meccanico a Porto Marghera per le plastiche post-consumo, in particolare i polimeri stirenici. La nostra collaborazione con Forever Plast mira a raggiungere settori applicativi, come l'imballaggio alimentare, dove la sostenibilità e la qualità sono essenziali, rafforzando così la nostra leadership europea nel riciclo meccanico." Piersandro Arrighini, CEO di Forever Plast, ha aggiunto: "Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto, soprattutto considerando che fino a pochi anni fa non esisteva una catena di riciclo per il polistirene dalla raccolta differenziata a livello europeo. La collaborazione con Versalis ci ha permesso di raggiungere questo straordinario traguardo."

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https://www.rmix.it/ - Facile Dire Scatola di Cartone. Ma Quanti Tests Deve Superare per Dirlo?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Facile Dire Scatola di Cartone. Ma Quanti Tests Deve Superare per Dirlo?
Economia circolare

La scatola di cartone ondulato riciclato è un imballo che è sottoposto a molti tests prima di arrivare fino a noi. Vediamolidi Marco ArezioNel packaging moderno le scatole in cartone riciclato hanno preso uno spazio nel mercato molto importante, sono economiche, protettive, sostenibili, facili da produrre, stampabili e riutilizzabili. Inoltre, considerando che per ogni 100 kg. di materia prima utilizzata per fabbricare il cartone ondulato più del 50% è composto da materiale riciclato, l’approvvigionamento delle materie prime è meno complicato che in altri settori. L’utilizzo di una quota così elevata di cartone riciclato è reso possibile anche dal progresso degli impianti di lavorazione del macero, che permettono di recuperare e selezionare una percentuale elevata di fibre, eliminare i contaminanti ed effettuare trattamenti per ottenere prestazioni di qualità. Ma per produrre una scatola in cartone ondulato di qualità dobbiamo risalire la filiera, controllando la carta utilizzata ed effettuare delle prove di laboratorio, che ci indichino le caratteristiche fisiche per il prodotto che utilizziamo come imballo. Tra le prove principali troviamo: • Grammatura • Resistenza alla compressione • Resistenza allo scoppio • Resistenza alla compressione in piano • Assorbimento dell’acqua Cobb • Permeabilità all’aria • Resistenza alla delaminazione • Resistenza alla trazione • Rigidità a trazione Non tutti i tests saranno effettuati in modo uniforme su tutte le tipologie di cartoni ondulati, ma si utilizzeranno alcuni sistemi di controllo in base alla tipologia di imballo e a cosa conterranno. Per quanto riguarda le scatole di cartone ondulato, destinate all’immagazzinamento della merce, un test molto importante riguarda la resistenza a compressione verticale, che esprime la portanza degli imballi accatastati. La prova viene eseguita secondo metodo Fefco n° 50, che consente di mettere in relazione il progetto della scatola in cartone ondulato in funzione dell’accatastamento, ovvero del peso del contenuto, dell’altezza di accatastamento e di un fattore di sicurezza (Ct). La prova di resistenza alla compressione sul cartone ondulato si esegue con le onde orientate perpendicolarmente al piano delle piastre e si applica a tutti i tipi di cartone ondulato. Dovendo utilizzare le scatole per la logistica è inoltre importante verificare la prova della contenibilità degli oggetti, la resistenza alle vibrazioni e alle cadute. Queste prove sono propedeutiche per capire la resistenza della scatola alle sollecitazioni e agli eventuali urti imposti durante il trasporto e quale grado di protezione la stessa può dare ai prodotti contenuti. Inoltre, essendo le scatole composte da cartone ondulato igroscopico, è importante effettuare la prova di assorbimento dell’acqua Cobb, infatti, questo il metodo esprime, in g/m2, la quantità di acqua distillata assorbita da un provino di carta sottoposta a una pressione di colonna d’acqua di 1 cm in un determinato tempo. Come abbiamo capito anche le scatole di cartone ondulato, alle quali non diamo molta considerazione quando ci arriva un pacco, sono degli imballi pensati per proteggere nel migliore dei modi i nostri acquisti, al prezzo più contenuto possibile e, cosa non trascurabile, in modo ecologico e sostenibile. Categoria: notizie - carta - economia circolare - riciclo - rifiuti - packaging

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