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https://www.rmix.it/ - Inquinanti Domestici: Origini, Effetti sulla Salute e Strategie di Mitigazione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Inquinanti Domestici: Origini, Effetti sulla Salute e Strategie di Mitigazione
Ambiente

Un Approfondimento sulle Migliori Pratiche per Ridurre gli Inquinanti Interni e Proteggere la Salute degli Occupantidi Marco ArezioLe abitazioni moderne, pur essendo luoghi di rifugio e comfort, possono anche diventare fonti di esposizione a numerosi inquinanti ambientali. Questi inquinanti possono derivare da una varietà di fonti interne ed esterne, portando a potenziali rischi per la salute. Questo articolo esplorerà le origini di tali inquinanti, i meccanismi attraverso i quali si formano, i loro effetti sulla salute umana, e le strategie per ridurre l'esposizione e proteggere la salute degli occupanti. Inquinanti Domestici: Dettagli e Implicazioni Sostanze Volatili Organiche (VOCs) Le sostanze volatili organiche sono composti organici che hanno un'elevata pressione di vapore a temperatura ambiente. La loro capacità di evaporare rapidamente li rende comuni in molti prodotti di uso quotidiano come vernici, solventi, e materiali di costruzione. Origine: Vernici, verniciature, adesivi, prodotti per la pulizia, cosmetici, e mobili trattati. Effetti sulla Salute: L'esposizione può causare irritazioni degli occhi, della gola e del naso, mal di testa e in casi gravi può influire sul fegato, sui reni e sul sistema nervoso centrale. Misure di Prevenzione: Utilizzo di prodotti con basso contenuto di VOC, arieggiare adeguatamente durante l'uso di tali prodotti, e preferire alternative naturali quando possibile. Particolato Fine (PM2.5 e PM10) Il particolato è costituito da particelle solide o liquide sospese in aria, di dimensioni variabili ma generalmente inferiori a 10 micron (PM10) e 2.5 micron (PM2.5). Origine: Processi di combustione (es. stufe, veicoli), attività di costruzione, e polvere domestica. Effetti sulla Salute: Può penetrare profondamente nei polmoni e persino entrare nel flusso sanguigno, causando problemi respiratori, malattie cardiovascolari, e a lungo termine può contribuire allo sviluppo di malattie croniche e cancro. Misure di Prevenzione: Utilizzo di purificatori d'aria, mantenimento di un'adeguata ventilazione, e limitazione dell'uso di fonti di combustione interna. Radon Il radon è un gas radioattivo naturale derivante dal decadimento dell'uranio nel suolo, nelle rocce e nell'acqua e può accumularsi in ambienti chiusi come le abitazioni. Origine: Penetrazione del gas dal suolo attraverso crepe nelle fondamenta delle case. Effetti sulla Salute: L'esposizione prolungata è una delle principali cause di cancro ai polmoni non legato al fumo. Misure di Prevenzione: Realizzazione di test del radon regolari e installazione di sistemi di mitigazione del radon se i livelli sono elevati. Muffe Le muffe sono microrganismi che possono crescere su quasi ogni superficie umida, rilasciando spore e sostanze potenzialmente tossiche. Origine: Alta umidità, scarsa ventilazione, perdite d'acqua. Effetti sulla Salute: Problemi respiratori, reazioni allergiche, e in alcuni casi, tossicità diretta dovuta all'esposizione a micotossine. Misure di Prevenzione: Controllo dell'umidità nella casa (idealmente tra il 30% e il 50%), riparazione di perdite, e pulizia regolare di aree a rischio come bagni e cucine. Prodotti di Combustione I prodotti di combustione includono monossido di carbonio, biossido di azoto e altre sostanze chimiche nocive che possono essere rilasciate da apparecchiature di riscaldamento mal mantenute o mal funzionanti. Origine: Apparecchiature di riscaldamento a gas, stufe a legna, caminetti, e motori di veicoli in garage annessi. Effetti sulla Salute: Il monossido di carbonio può essere letale, in quanto impedisce il trasporto di ossigeno nel corpo. Altri gas possono aggravare condizioni respiratorie e cardiovascolari. Misure di Prevenzione: Manutenzione regolare delle apparecchiature di riscaldamento, installazione di rilevatori di monossido di carbonio, e garanzia di una buona ventilazione durante l'uso di questi dispositivi. Effetti sulla Salute degli Inquinanti Domestici Gli effetti sulla salute dei vari inquinanti domestici possono variare ampiamente a seconda del tipo di inquinante, della durata dell'esposizione, della concentrazione e delle condizioni di salute preesistenti degli individui esposti. Ecco un approfondimento sugli effetti sulla salute dei principali inquinanti domestici. Sostanze Volatili Organiche (VOCs) Le VOCs possono avere una vasta gamma di effetti sulla salute, da lievi a gravi, a seconda della concentrazione e della durata dell'esposizione: Effetti a Breve Termine: Irritazione degli occhi, del naso e della gola, mal di testa, nausea, e vertigini sono comuni. Questi sintomi sono spesso reversibili una volta cessata l'esposizione. Effetti a Lungo Termine: Esposizioni prolungate o elevate concentrazioni possono portare a danni al fegato, ai reni e al sistema nervoso centrale. Alcune VOCs, come il benzene e il formaldeide, sono state classificate come cancerogene per l'uomo. Particolato Fine (PM2.5 e PM10) Il particolato fine, a causa delle sue dimensioni ridotte, può penetrare profondamente nei polmoni e persino entrare nel flusso sanguigno: Sistema Respiratorio: Aggravamento dell'asma, bronchite cronica e ridotta funzione polmonare sono comuni in individui esposti a lungo termine a particelle sottili. Sistema Cardiovascolare: L'esposizione a lungo termine è stata collegata ad aumenti nel tasso di attacchi cardiaci, ictus e alta pressione sanguigna. Mortalità Prematura: In ambienti con alta concentrazione di PM2.5, è stata osservata una correlazione con un aumento della mortalità prematura. Radon Il radon, essendo un gas radioattivo, ha effetti particolarmente gravi sulla salute: Cancro ai Polmoni: Il radon è la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il fumo di sigaretta e la principale tra i non fumatori. Il rischio aumenta proporzionalmente con la concentrazione di radon e la durata dell'esposizione. Muffe Le muffe possono causare una varietà di problemi di salute, particolarmente in individui con sensibilità preesistenti: Reazioni Allergiche: Le spore di muffa possono scatenare starnuti, eruzioni cutanee, occhi rossi e un naso che cola. Problemi Respiratori: In persone asmatiche o con problemi respiratori preesistenti, le muffe possono aggravare i sintomi e causare difficoltà respiratorie. Effetti Tossici: Alcune muffe producono micotossine che possono essere tossiche se ingerite o inalate, potenzialmente causando effetti nocivi gravi e a lungo termine. Prodotti di Combustione I prodotti di combustione, come il monossido di carbonio (CO) e il biossido di azoto (NO2), hanno effetti specifici sulla salute: Monossido di Carbonio: Il CO lega l'emoglobina più efficacemente dell'ossigeno, riducendo l'ossigenazione degli organi vitali, il che può essere fatale in dosi elevate. Biossido di Azoto: L'esposizione al NO2 può irritare le vie respiratorie, aggravare le condizioni asmatiche e aumentare la suscettibilità a infezioni respiratorie. Strategie di Difesa dagli Inquinanti Domestici Per mitigare gli effetti nocivi degli inquinanti domestici e migliorare la qualità dell'aria interna, è fondamentale adottare una serie di strategie di difesa efficaci. Queste strategie possono essere applicate a livello individuale, familiare e comunitario per ridurre l'esposizione e proteggere la salute di tutti gli occupanti. Ecco un approfondimento sulle principali strategie di difesa contro gli inquinanti domestici: Migliorare la Ventilazione Una ventilazione adeguata è fondamentale per diluire gli inquinanti interni con aria fresca esterna. Questo può essere realizzato attraverso diverse pratiche: - Apertura di finestre e porte quando possibile per favorire il flusso d'aria naturale. - Utilizzo di ventilatori nei punti strategici per promuovere un efficace scambio d'aria. - Installazione di sistemi di ventilazione meccanica controllata che possono garantire un flusso costante di aria fresca e pulita all'interno dell'edificio. Utilizzo di Materiali e Prodotti a Basso Emissione Scegliere materiali e prodotti che rilasciano minori quantità di inquinanti può ridurre significativamente la presenza di sostanze nocive in casa: - Vernici, adesivi e sigillanti a basso contenuto di VOC per ridurre l'esposizione a composti organici volatili. - Mobili e pavimenti certificati che non emettono sostanze chimiche nocive. - Prodotti di pulizia ecologici che non contribuiscono all'inquinamento interno. Purificazione dell'Aria L'uso di purificatori d'aria è un altro metodo efficace per rimuovere gli inquinanti dall'ambiente domestico: - Purificatori con filtri HEPA possono catturare particelle molto fini, inclusi pollini, spore di muffa, e particolato fine. - Purificatori con filtri a carboni attivi sono utili per assorbire gas e odori, inclusi VOCs e fumi di cucina. Controllo dell'Umidità e Prevenzione delle Muffe Mantenere un livello di umidità adeguato è essenziale per prevenire la crescita di muffe: - Utilizzo di deumidificatori in ambienti particolarmente umidi come cantine e bagni. - Riparazione di perdite da tubature, tetti, e finestre per evitare accumuli di umidità. - Pulizia regolare delle superfici a rischio per evitare l'accumulo di condensa e la crescita di muffe. Rilevamento e Mitigazione del Radon Il radon è un gas invisibile e inodore che può rappresentare un serio rischio per la salute se presente in alte concentrazioni: - Test del radon devono essere effettuati per determinare la presenza e la concentrazione del gas. - Sistemi di mitigazione del radon, come la ventilazione sottovuoto del suolo, possono essere installati per ridurre i livelli di radon in casa. Manutenzione Regolare degli Apparecchi di Combustione Apparecchi che bruciano combustibili fossili possono emettere inquinanti pericolosi se non mantenuti correttamente: - Ispezione e manutenzione annuale di stufe, caldaie, e camini per assicurarsi che siano in buone condizioni operative e non producano livelli eccessivi di monossido di carbonio o altri inquinanti. - Installazione di rilevatori di monossido di carbonio per allertare gli occupanti in caso di livelli pericolosi di gas. Conclusione Le abitazioni moderne, pur essendo luoghi di rifugio e sicurezza, possono ospitare numerosi inquinanti ambientali che rappresentano rischi significativi per la salute. È essenziale comprendere le origini di questi inquinanti, i meccanismi della loro formazione e i potenziali effetti sulla salute per poter adottare misure efficaci di prevenzione e mitigazione. Attraverso strategie come la migliorata ventilazione, l'uso di materiali a basso emissione, la purificazione dell'aria, il controllo dell'umidità, il rilevamento e la mitigazione del radon, e la manutenzione regolare degli apparecchi di combustione, è possibile ridurre significativamente l'esposizione agli inquinanti domestici. Implementare queste pratiche non solo protegge la salute degli occupanti ma migliora anche la qualità della vita all'interno delle abitazioni. Investire nella qualità dell'aria interna è una scelta fondamentale per garantire un ambiente domestico sano e sicuro per tutti.

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https://www.rmix.it/ - Il Ruolo dell'Economia Circolare nella Rivoluzione Industriale: Storia, Innovazioni e Impatti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Ruolo dell'Economia Circolare nella Rivoluzione Industriale: Storia, Innovazioni e Impatti
Economia circolare

Approfondimento delle Pratiche di Recupero e Riutilizzo dei Materiali Durante la Rivoluzione Industriale e il loro Confronto con le Strategie Moderne di Sostenibilitàdi Marco Arezio La Rivoluzione Industriale, iniziata nel tardo XVIII secolo, rappresenta un periodo cruciale nella storia economica mondiale, caratterizzato da una trasformazione radicale nei processi produttivi e nella struttura sociale. Mentre l'immagine popolare di questo periodo evoca spesso l'idea di un consumo sfrenato di risorse naturali e l'inizio di problemi ambientali su larga scala, meno nota è l'influenza delle prime pratiche di economia circolare che sono emerse in risposta a queste nuove problematiche. Questo articolo esplorerà come, in piena Rivoluzione Industriale, abbiano preso forma importanti pratiche di recupero e riutilizzo dei materiali per risparmiare risorse, analizzandone gli esempi storici, le tecnologie emergenti e gli impatti economici e ambientali, oltre a confrontarli con le pratiche moderne. Esempi Storici di Riciclo Durante la Rivoluzione Industriale, le risorse naturali come il carbone e il ferro erano fondamentali per alimentare le macchine e costruire infrastrutture. Tuttavia, la disponibilità di queste risorse non era infinita e i costi associati alla loro estrazione e trasporto erano elevati. Questo scenario ha spinto molte industrie a sviluppare metodi per recuperare e riutilizzare materiali. Uno degli esempi più emblematici di riciclo durante questo periodo è rappresentato dall'industria del ferro. Le ferriere riciclavano i rottami metallici, fondendoli per produrre nuovi manufatti. I cascami di lavorazione del ferro venivano raccolti e rifusi, riducendo così la necessità di estrarre nuovo minerale di ferro. Questa pratica non solo risparmiava risorse ma riduceva anche i costi di produzione, migliorando l'efficienza economica. Un altro esempio significativo riguarda il riciclo degli stracci. Nell'industria cartaria, gli stracci di cotone e lino venivano raccolti e trasformati in carta. Questo processo di riciclo degli stracci non solo riduceva la dipendenza dalle fibre vegetali fresche, ma permetteva anche di risparmiare acqua e ridurre i rifiuti tessili. Tecnologie Emergenti La Rivoluzione Industriale ha visto l'introduzione di numerose tecnologie che hanno facilitato le pratiche di economia circolare. La macchina a vapore, ad esempio, non solo ha rivoluzionato i trasporti e l'industria, ma ha anche reso possibile l'utilizzo di fonti energetiche alternative e il recupero di calore e materiali. Le tecnologie per la fusione del ferro e dell'acciaio, come il convertitore Bessemer, hanno aumentato l'efficienza del riciclo dei metalli. Questo processo consentiva di trasformare grandi quantità di ferro di bassa qualità in acciaio ad alta qualità, riducendo così la necessità di estrarre nuovo minerale di ferro. Anche l'industria tessile ha beneficiato di innovazioni tecnologiche. Le macchine per la filatura e la tessitura, come la Spinning Jenny e il telaio meccanico, permettevano di riutilizzare filati e tessuti, migliorando la gestione delle risorse tessili. Impatti Economici e Ambientali Le pratiche di economia circolare durante la Rivoluzione Industriale hanno avuto significativi impatti economici e ambientali. Economicamente, il riciclo e il riutilizzo dei materiali hanno contribuito a ridurre i costi di produzione e a migliorare la competitività delle industrie. La possibilità di recuperare materiali ha ridotto la dipendenza dalle materie prime vergini, mitigando l'esposizione ai rischi di approvvigionamento e alle fluttuazioni dei prezzi delle risorse naturali. Dal punto di vista ambientale, le pratiche di riciclo hanno contribuito a ridurre i rifiuti industriali e a limitare l'impatto dell'estrazione mineraria e della deforestazione. Sebbene l'industrializzazione abbia portato a un aumento dell'inquinamento e del consumo di risorse, l'adozione di pratiche circolari ha rappresentato un primo passo verso una gestione più sostenibile delle risorse. Confronti con le Pratiche Moderne Confrontando le pratiche di economia circolare della Rivoluzione Industriale con quelle moderne, emergono alcune similitudini e differenze significative. Oggi, l'economia circolare è guidata da principi di sostenibilità e innovazione tecnologica avanzata. Le moderne tecnologie di riciclo sono molto più efficienti e sofisticate, permettendo il recupero di una vasta gamma di materiali, dai metalli ai polimeri complessi. Inoltre, la consapevolezza ambientale e le normative sono molto più sviluppate oggi rispetto al passato. Le politiche di sostenibilità e gli incentivi economici promuovono attivamente le pratiche circolari, mentre durante la Rivoluzione Industriale, queste pratiche erano principalmente motivate da ragioni economiche e di scarsità di risorse. Tuttavia, i principi fondamentali dell'economia circolare, come il risparmio delle risorse e la riduzione dei rifiuti, sono rimasti invariati. Le lezioni apprese durante la Rivoluzione Industriale hanno gettato le basi per le pratiche moderne, dimostrando che l'efficienza economica e la sostenibilità ambientale possono essere raggiunte attraverso l'innovazione e il recupero delle risorse. Conclusione La Rivoluzione Industriale non è stata solo un periodo di intenso sfruttamento delle risorse naturali, ma anche un'epoca in cui sono emerse importanti pratiche di economia circolare. Attraverso il riciclo dei metalli, degli stracci e l'adozione di tecnologie emergenti, le industrie hanno cercato di risparmiare risorse e ridurre i costi di produzione. Queste prime pratiche di economia circolare hanno avuto significativi impatti economici e ambientali, gettando le basi per le strategie di sostenibilità che vediamo oggi. Confrontando le pratiche storiche con quelle moderne, possiamo apprezzare i progressi compiuti e comprendere meglio l'importanza di continuare a sviluppare soluzioni innovative per un futuro più sostenibile.

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https://www.rmix.it/ - rMIX il Portale del Riciclo: Newsletter 30122
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rMIX il Portale del Riciclo: Newsletter 30122

La newsletter del portale del riciclo rMIX n° 30122 è stata aperta spiegando lo spirito della piattaforma, basata sulle doti di sintesi per il tuo lavoro e della fiducia.Sintesi perchè ti offre una sintesi del mercato del riciclo con offerte e richieste nei settori della plastica, metalli, carta, legno, vetro, tessuti, prodotti finiti fatti con materiali riciclati, scarti del settore edilizio, macchine, consulenti, distributori e molto altro.Fiducia perchè nel portale non è possibile iscriversi in automatico e pubblicare le offerte/richieste in modo autonomo, ma si può chiedere l'iscrizione alla redazione, la quale verificherà il potenziale cliente per valutarne l'affidabilità. La gestione automatica del caricamento di offerte sulla rete porta spesso con se truffe o tentate truffe, quindi noi abbiamo scelto la strada, meno rapida, ma un pò più sicura per i nostri clienti. Inoltre sul portale inseriamo anche aziende che conosciamo personalmente, a seguito della nostra attività ventennale passata nel settore commerciale del settore del riciclo.La piattaforma non offre solo la possibilità di postare offerte o richieste di prodotti o servizi nel settore del riciclo, ma si occupa anche di assistere i propri clienti dal punto di vista del marketing, con i banners, le newsletter, gli articoli sponsorizzati e altre forme di comunicazione personalizzate (gestione social e blogs aziendali).Per quanto riguarda i prodotti e i servizi presenti in questa newsletter abbiamo parlato di:Stampaggio conto terzi con macchine da 50 a 9000 tonMacinato in rPET blu dalle bottiglie dell'acquaGranulo riciclato in PPH e PPC Macinato in TPU post industrialeCilindri e viti per presse a iniezioneProgettazione e realizzazione di stampi per materie plasticheDistribuzione di polimeri vergini e riciclati in UEA

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https://www.rmix.it/ - Pale Eoliche: Aumentarne l’Altezza per Ridurne il Numero
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Pale Eoliche: Aumentarne l’Altezza per Ridurne il Numero
Ambiente

Come incrementare la produzione di energia elettrica riducendo il numero delle pale eoliche sul territoriodi Marco ArezioL’impellente necessità di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili ha fatto sviluppare sul territorio molti progetti in ambiti diversi: eolico, solare, termico, biomasse, moto ondoso e altri progetti in fase di studio. Se da una parte la popolazione ha ben presente l’importanza di utilizzare e, quindi, di produrre energia pulita, dal punto di vista istituzionale e governativo, la burocrazia spesso mette in difficoltà i nuovi progetti verdi. Dal punto di vista della produzione di energia eolica sul territorio la presenza delle pale può creare un disturbo di carattere ambientale, in quanto spesso non si integrano in modo ottimale con il paesaggio, soprattutto se in presenza di aree tutelate in ambiti artistico-artistici. L’industria sta venendo incontro a queste necessità attraverso la produzione di parchi eolici che contano su un numero minore di pale per area considerata, ma con un’altezza maggiore del fusto che crea un’ estensione dell’area di rotazione maggiore. Un progetto di “repowering”, per esempio, che sta portando avanti al ERG in Sardegna, nei comuni di Nulvi e Ploaghe, con l’obbiettivo di sostituire le vecchie pale con una serie impianti la cui altezza passerà da 76 a 180 metri, ma il loro numero passerebbe da 51 a 27 realizzando, nello stesso tempo, una produzione di energia maggiore. Nonostante il parere negativo rispetto al progetto di repowering da parte della Regione Sardegna e del Ministero dei Beni Culturali, gli enti territoriali come i comuni dell’area sono favorevoli al progetto, in quanto la società Erg, riconosceranno una commissione sull’energia prodotta dal parco eolico, aiutandoli così a sostenersi finanziariamente in un periodo di riduzione generalizzata dei flussi monetari verso i comuni. Anche il sindacato FilctemCgil è favorevole al progetto in quanto permetterebbe di mantenere l’occupazione in un’area in cui trovare lavoro è complicato, inoltre non si capisce come si possa bloccare un progetto di sostituzione delle pale in un’area in cui già esistevano e soprattutto riducendone il numero. Per una volta la sindrome di Nimby, non nel mio giardino, per una volta non c’entra.

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https://www.rmix.it/ - La 24 Ore di Le Mans Iscriverà solo Auto con Carburante Rinnovabile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La 24 Ore di Le Mans Iscriverà solo Auto con Carburante Rinnovabile
Ambiente

Vediamo come, nella più iconica delle competizioni d'auto, la 24 Ore di Le Mans, si useranno solo biocarburantidi Marco ArezioLa gara automobilistica che si svolge ogni anno, nel mese di Giugno, presso il circuito di Le Mans in Francia è nata nel 1923 e, non c’è dubbio, ha fatto la storia delle competizioni sportive delle auto. Attraverso le competizioni, l’industria automobilistica si metteva in luce verso i propri clienti, utilizzando le corse come veicolo pubblicitario per i propri modelli di serie. Ricordiamo nomi eccellenti dell’industria dell’auto come la Ferrari, l’Alfa Romeo, la Bugatti, la Ford, la Bentley, la Jaguar, la Mercedes e molte altre marche, e più recenti, che hanno calcato il prestigioso circuito. Alcuni piloti sono diventati oramai leggenda, come Tazio Nuvolari, Luigi Chinetti, Phil Hill, Olivier Gendebien, Ludovico Scarfiotti, Lorenzo Bandini, Bruce McLaren, Chris Amon, Jacky Ickx, Henri Pescarolo, Gérard Larrousse, Jean-Pierre Jaussaud, Didier Pironi, Michele Alboreto, Stefan Johansson, Tom Kristensen e molti altri che si sono sfidati a velocità folli per far vincere il proprio team. La gara ha visto anche delle enormi tragedie, come l’incidente avvenuto nel 1955 quando una Mercedes, volò letteralmente oltre la pista, atterrando tra la folla che seguiva la gara. Ci furono 83 morti e 120 feriti. Ma la competizione di Le Mans è sempre stata vista come la battaglia tecnologica tra le case costruttrici che, attraverso le gare, volevano sottolineare la capacità industriale e la maestria nel produrre modelli vincenti, veloci e carismatici. I clienti di auto si identificavano, come nel calcio, con il proprio marchio preferito, supportandone le gesta e, i fortunati che potevano permettersi macchine così prestigiose, ne facevano uno status symbol. L’intreccio tra industria e sport è durato per molto tempo, nonostante da un po' di anni le case automobilistiche sono viste come produttori di mezzi inquinanti e, quindi, si è allentato quel forte sodalizio passionale che c’era prima con le auto. In realtà oggi si vuole cercare di conservare quella passione per il motore endotermico, che ha sempre affascinato il pubblico, cerando carburanti che siano pienamente rispettosi dell’ambiente e non di derivazione petrolifera. Infatti, secondo le informazioni di Total, si è realizzato un biocarburante composto da residui delle lavorazioni agricole, come le vinacce e le fecce, chiamato Excellium Racing 100, che è stato approvato dalla FIA come carburante adatto alle competizioni. Soddisfa inoltre le direttive delle case automobilistiche per quanto riguarda i motori, dei piloti per la guidabilità e dell’ente europeo sulle energie rinnovabili (RED). Tutte le 60 auto che correranno la gara di Le Mans nel 2022 saranno rifornite questo carburante ecologico, dimostrazione che passione e ambiente sono conciliabili, se si vuole.

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https://www.rmix.it/ - Come nasce nel 990 d.C. lo Slow Trekking Moderno ad Opera di Sigerico
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come nasce nel 990 d.C. lo Slow Trekking Moderno ad Opera di Sigerico
Slow Life

Come nasce nel 990 d.C. lo Slow Trekking Moderno ad Opera di Sigericodi Marco ArezioA cavallo dell’anno mille lo spostamento della popolazione era limitato alle aree in cui viveva e lavorava, non c’era l’abitudine, né probabilmente le possibilità economiche, per visitare città o luoghi distanti dalla propria residenza. Inoltre le strade erano insicure per via del brigantaggio e delle lunghe distanze tra un paese e l’altro, lasciando i viaggatori a lungo senza la possibilità di chiedere aiuto. La vita scorreva imperniata sulle lunghe ore di lavoro nei campi o presso qualche bottega artigianale o mercato rionale e, alla fine della giornata, il popolo non aveva altri svaghi che visitare qualche taverna per bere del vino e la domenica partecipare alla messa. Quando una persona doveva mettersi in viaggio era per estrema necessità, sapendo i pericoli a cui andava incontro e il lungo periodo di assenza che ne conseguiva. La componente religiosa era uno dei motivi per cui le persone che potevano si decidevano a muoversi dai propri paesi, con lo scopo di fare un pellegrinaggio verso i luoghi sacri che erano identificati in Roma, la terra Santa e Santiago di Compostela. Il viaggio era vissuto, dal punto di vista spirituale, come una purificazione dei peccati commessi precedentemente, al quale si partecipava dopo aver effettuato un percorso di pentimento, come riappacificarsi con il nemico, pagare i debiti contratti e fare delle offerte alla chiesa. Il pellegrinaggio era sentito come un viaggio non solo fisico e geografico, ma soprattutto interiore, in cui la fatica era parte del percorso di redenzione e dove il tempo non aveva alcun valore. In base alle disponibilità economiche il pellegrino decideva la propria meta e le strade per raggiungere le tre destinazioni culto della fede cristiana. A partire da X° secolo d.C. l’Italia fu percorsa, per centinaia di anni, da pellegrini di tutta Europa che si spostavano verso Roma a visitare la tomba si S. Pietro, inoltre maggiore importanza la città l’acquisì quando Papa Bonifacio VIII dichiarò il primo giubileo, con la Bolla Antiquorum habet fida relatio, emanata il 22 febbraio del 1300. In quell’occasione il Papa istituì l’Indulgenza Plenaria a tutti i pellegrini che avrebbero visitato, un certo numero di volte nell’anno, le Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura. Altri pellegrini proseguivano, sempre a piedi, verso i porti Pugliesi per imbarcarsi in direzione della Terra Santa, con lo scopo di visitare i luoghi legati alla vita di Gesù, ovvero Betlemme, Nazareth e Gerusalemme. In quel periodo gli Arabi detenevano il controllo delle aree di interesse per il Cristianesimo, ma essendo tolleranti i pellegrini non ebbero grandi problemi. Quando si insediarono i Turchi, considerati rozzi e battaglieri, si decisero scorte armate per proteggere i pellegrini. Infatti, nel 1095 il Papa Urbano II organizzò la prima crociata per liberare Gerusalemme dagli invasori Turchi. Questa prima crociata fu semplicemente un pellegrinaggio armato e, coloro che partivano, non chiamavano se stessi crociati, ma pellegrini. Il precursore di quello che oggi chiamiamo “slow trekking”, di cui si condividono ancora oggi molte delle ragioni per cui i pellegrini si mettevano in cammino, fu l’arcivescovo di Canterbury Sigerico, che nel 990 d.C. partì a piedi da Canterbury, in Inghilterra, attraversando la Francia e l’Italia, arrivando a Roma per ricevere dalle mani del Papa il Pallium, il paramento liturgico simbolo del compito pastorale riservato ad alcuni delle alte figure ecclesiastiche. L’arcivescovo, durante il percorso di ritorno verso Canterbury, scrisse un diario minuzioso, tappa per tappa, in cui annotava le sue impressioni, le locande in cui riposava e il percorso che faceva. Nacque un documento storico di eccezionale importanza che ancora ora oggi è una pietra miliare per i pellegrini odierni. Oggi la componente religiosa dello slow trekking non è più la sola ragione, ma l’essenza, laica o spirituale per cui ci si mette in cammino, ha una valenza comune. Partire vuol dire soprattutto essere in viaggio, non arrivare velocemente e a tutti i costi, ma godere del tempo che si investe in questa esperienza per stare con se stessi. L’importanza di un viaggio introspettivo, nella natura, senza distrazioni della vita moderna, riporta ad una dimensione che non si vive normalmente, in cerca di pace e senza nessuna necessità. Le motivazioni che spingono a vivere questo viaggio sono le più disparte, ma hanno un comune denominatore che è la ricerca della parte migliore di se stessi, che non può essere cercata con l’assillo del tempo, perché nessuno è in competizione e tutti sono alla ricerca del proprio equilibrio, come i pellegrini del medioevo.

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https://www.rmix.it/ - ENEL: Produzione di Idrogeno da impianti Eolici in Cile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare ENEL: Produzione di Idrogeno da impianti Eolici in Cile
Notizie Brevi

Il Cile avrà il suo primo impianto per la produzione di Idrogeno attraverso un elettrolizzatore alimentato ad energia eolica.Sebbene oggi la produzione di idrogeno, attraverso le energie rinnovabili non sia ancora competitiva in termini di costo Kw, rispetto alla produzione con gas naturale o con il carbone, non c'è dubbio che la progressiva diminuzione dei costi della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, nei prossimi anni, permetterà l'apertura di un mercato molto interessante in termini di dislocazione della produzione energetica totalmente verde.Come si può leggere dal rapporto di Enel sull'impianto di produzione di Idrogeno in Cile, attraverso l'uso di energia eolica, la decarbonizzazione dei sistemi industriali e civili passa anche per questa strada.Enel Green Power Chile (EGP Chile), controllata di Enel Chile, prevede di partecipare con la società elettrica cilena AME e i futuri partner ENAP, Siemens Energy e Porsche, all’installazione di un impianto pilota per la produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore alimentato da energia eolica a Cabo Negro, a nord di Punta Arenas, nella regione di Magallanes, soggetto all’approvazione da parte delle autorità locali e alla finalizzazione della struttura di finanziamento. L’entrata in esercizio dell’impianto è prevista per il 2022, rendendolo così il primo progetto di questo tipo che produrrà idrogeno in Cile, oltre ad uno dei più grandi in America Latina. L’annuncio è avvenuto durante un evento a cui ha partecipato il ministro cileno dell'Energia Juan Carlos Jobet. Salvatore Bernabei, recentemente nominato CEO globale di Enel Green Power nonché responsabile della linea di business Global Power Generation di Enel ha dichiarato: “L'idrogeno verde può davvero svolgere un ruolo importante nella transizione energetica supportando la decarbonizzazione di settori le cui emissioni sono più difficili da abbattere, e nei quali l'elettrificazione degli usi finali non è una soluzione semplice. Enel punta su questo tipo di idrogeno, che viene prodotto tramite elettrolizzatori, alimentati al 100% da elettricità rinnovabile. Questo progetto, che è una pietra miliare per il Gruppo a livello globale, può mettere in pratica la nostra visione; nello specifico, un impianto come questo può consentirci di analizzare le migliori soluzioni tecnologiche per produrre in modo efficiente idrogeno sfruttando la ricchezza di risorse e le solide infrastrutture della regione di Magallanes. Come stiamo facendo in Cile, continueremo a cercare altri Paesi in tutto il mondo nei quali è possibile lanciare iniziative simili ".  Un progetto in Patagonia In un Paese con risorse naturali straordinarie, la Patagonia si distingue per avere alcune delle migliori condizioni del vento sulla terraferma al mondo grazie alla sua vicinanza all’Antartide, come dimostra uno studio sulle risorse eoliche condotto da EGP Chile negli ultimi due anni. Queste caratteristiche uniche permettono alla Patagonia di avere una produzione costante di energia eolica, che rappresenta un elemento chiave per consentire alla regione di posizionarsi come polo di sviluppo dell’idrogeno verde. In particolare, la regione di Magallanes ha la necessità di diversificare il suo mix energetico che era storicamente improntato su petrolio e gas, facendo leva sulle infrastrutture esistenti per accelerare la decarbonizzazione attraverso l’idrogeno verde generato dall’energia eolica.  Idrogeno verde in Cile Il Cile si sta affermando come uno dei Paesi con il maggior potenziale per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde al mondo. Stando al Ministero dell’Energia cileno, grazie all’idrogeno verde a basso costo, entro il 2050, sarà resa possibile una riduzione del livello di CO2 accumulato del Paese fino al 20%. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il Cile sia in grado di produrre 160 milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno, raddoppiando l’attuale domanda di idrogeno e, secondo le proiezioni di Bloomberg, il prezzo dell’idrogeno verde sarà competitivo con il diesel in meno di 10 anni circa. Enel in Cile è la più grande azienda elettrica per capacità installata con oltre 7.200 MW di cui oltre 4.700 MW di energia rinnovabile, nello specifico: oltre 3.500 MW di energia idroelettrica, oltre 600 MW di energia eolica, circa 500 MW di energia solare e circa 40 MW di energia geotermica. Il Gruppo opera anche nel settore della distribuzione attraverso Enel Distribución Chile, che serve circa 2 milioni di clienti, e nel business delle soluzioni energetiche avanzate attraverso Enel X Chile. Enel Green Power, all’interno del Gruppo Enel, è dedicata allo sviluppo e alla gestione di rinnovabili in tutto il mondo, con una presenza in Europa, Americhe, Asia, Africa e Oceania. Leader mondiale nel settore dell’energia rinnovabile, con una capacità gestita di oltre 46,4 GW e un mix di generazione che include l’energia eolica, l’energia solare, l’energia geotermica e l’energia idroelettrica, Enel Green Power è all’avanguardia nell’integrazione di tecnologie innovative in impianti rinnovabili. 

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https://www.rmix.it/ - Scomparsa della Nave Londra. Capitolo 3: Il Cuore della Tempesta
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Scomparsa della Nave Londra. Capitolo 3: Il Cuore della Tempesta
Slow Life

Racconti. Un Piano Audace per Fermare la "Marea" di Marco ArezioRacconti. Scomparsa della Nave Londra. Capitolo 3: Il Cuore della TempestaIl crepuscolo si stava abbattendo su Napoli quando Marco Ferri ed Elisa Romano si trovarono in un caffè poco illuminato, lontano dagli occhi indiscreti. Erano giorni che non dormivano adeguatamente, ma il loro spirito era alimentato dalla consapevolezza di essere vicini alla verità. Avevano scoperto che la nuova nave, chiamata "Marea", sarebbe partita entro quarantotto ore, carica di rifiuti tossici e armi destinate a zone di conflitto nel Nord Africa."Abbiamo bisogno di un piano", disse Elisa, tracciando nervosamente cerchi con il dito sul bordo della tazza di caffè. "Qualcosa che non solo fermi la 'Marea', ma che porti alla luce questa rete di traffici una volta per tutte." Ferri annuì, il volto segnato dalla tensione. "Dobbiamo raccogliere prove inconfutabili e portarle direttamente alla stampa e alle autorità internazionali. Se il mondo saprà cosa sta succedendo, non potranno ignorarci."Mentre elaboravano il loro piano, Ferri ricevette una chiamata da un numero sconosciuto. Dall'altro capo del telefono, una voce roca e inconfondibilmente ansiosa sussurrò: "Ho delle informazioni su quello che state cercando. Incontratemi al porto a mezzanotte. E non portate nessuno." Ferri riconobbe la voce: era di Antonio Russo, un operaio portuale con precedenti per piccoli crimini, che aveva probabilmente visto troppo. Era una pista rischiosa, ma non avevano scelta.A mezzanotte, Ferri ed Elisa si trovavano al porto, immersi nelle ombre delle enormi gru e container. Antonio emerse dall'oscurità, visibilmente nervoso. "Ho visto la 'Marea'. Stanno caricando di notte per evitare sospetti. Non si tratta solo di armi e rifiuti tossici. Ci sono anche materiali radioattivi. Questo è grosso." Antonio passò a Ferri una chiavetta USB. "Qui dentro ci sono le registrazioni e le transazioni. Ma fate attenzione, vi stanno già cercando."Con le prove in mano, Ferri ed Elisa si resero conto che il tempo stringeva. Tornarono al loro nascondiglio temporaneo per analizzare i dati. La chiavetta conteneva registrazioni video dei carichi sospetti, documenti finanziari che collegavano le transazioni a entità governative corrotte, e persino email compromettenti. "Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno", disse Elisa, il volto illuminato dalla luce dello schermo del laptop. "Ora dobbiamo solo farlo arrivare nelle mani giuste."Decisero di organizzare una conferenza stampa d'urgenza, coinvolgendo giornalisti fidati e rappresentanti delle autorità internazionali. Ferri contattò un suo vecchio amico, un ispettore dell'Interpol, spiegandogli la gravità della situazione. Con il supporto dell'Interpol, speravano di ottenere la copertura necessaria per proteggere la nave e arrestare i responsabili. Nel frattempo, Elisa preparava un articolo dettagliato, pronto per essere pubblicato sui principali giornali e sui media online. La loro finestra temporale era stretta, ma ogni minuto contava.La conferenza stampa fu organizzata in un magazzino abbandonato vicino al porto, un luogo scelto per la sua discrezione. Giornalisti e rappresentanti dell'Interpol arrivarono alla spicciolata, mentre Ferri ed Elisa si preparavano a svelare le prove raccolte. Appena iniziarono a parlare, le porte del magazzino furono abbattute e uomini armati entrarono, sparando. Il caos esplose. Ferri e Elisa si gettarono a terra, cercando copertura dietro le casse di legno. L'Interpol rispose al fuoco, ma la situazione era critica.Nel pandemonio, Ferri riuscì a mettere la chiavetta USB nelle mani dell'ispettore dell'Interpol. "Prendila e corri", urlò, mentre un proiettile sfiorava la sua spalla. Elisa, con una ferita al braccio, cercò di seguirlo. L'ispettore riuscì a fuggire con le prove, mentre Ferri ed Elisa venivano catturati dai criminali. Vennero trascinati via, con le mani legate dietro la schiena, ma sapevano che il loro sacrificio non sarebbe stato vano. Le prove erano ormai fuori dal loro controllo, ma abbastanza visibili da scatenare una reazione globale.Le azioni dell'Interpol, sostenute dalle prove fornite da Ferri ed Elisa, portarono a un'operazione su vasta scala. La "Marea" fu fermata prima di lasciare il porto, e le indagini rivelarono una rete internazionale di traffici illeciti, con ramificazioni in diverse nazioni. Le operazioni di sgombero e bonifica dei rifiuti tossici e radioattivi furono avviate immediatamente. Ferri ed Elisa, nonostante le ferite, furono considerati eroi, il loro sacrificio riconosciuto e celebrato. La rete criminale subì un duro colpo, e le autorità internazionali misero in atto nuove misure di sicurezza per prevenire simili traffici in futuro. Ma mentre il mondo applaudiva alla fine di un incubo, Ferri sapeva che la lotta contro la criminalità organizzata non era finita. Il Mediterraneo nascondeva ancora molti segreti, e la loro missione non era che all'inizio.

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https://www.rmix.it/ - Come migliorare la fidelizzazione del cliente nella vendita dei polimeri riciclati
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come migliorare la fidelizzazione del cliente nella vendita dei polimeri riciclati
Management

Le competenze tecniche sul ciclo produttivo, sulla selezione dei rifiuti e sulla chimica dei prodotti migliorano la fiducia del cliente. di Marco ArezioIl mercato della vendita dei polimeri rigenerati, siano essi granuli o macinati, ha una storia che parte da lontano e inizia dall’approccio della forza vendita dei polimeri vergini verso prodotti rigenerati, negli stessi mercati e sugli stessi clienti. I prodotti, all’inizio, sono stati visti solo come un ripiego economico, conveniente, alla richiesta del mercato di ridurre i costi dei prodotti finiti, creando una sorta di jolly da spendere quando le condizioni le ritenessero necessarie. Come poi si è visto con l’andare del tempo, la vendita dei polimeri vergini rispetto a quelli rigenerati necessita di approcci completamente diversi, in quanto la stabilità tecnica, qualitativa, produttiva e cromatica di un polimero vergine è diversa, o completamente diversa, da un prodotto rigenerato di cui è necessario conoscerne la storia. Questo approccio alla vendita ha portato in molti casi a problematiche tecniche ed economiche molto rilevanti che, nel passato, non hanno costituito problemi importanti per via dell’esigua quantità di polimero rigenerato che si produceva e si vendeva. Tuttavia, con il passare degli anni, è diventata sempre più una problematica importante a fronte di un deciso incremento della produzione e dell’uso dei materiali rigenerati sul mercato. Teniamo in considerazione che questo trend di consumo aumenterà sempre di più e le problematiche di gestione dei rifiuti, da cui hanno origine i rigenerati, saranno sempre più complessi per via dell’aumento sul mercato, di plastiche difficili da separare e riutilizzare in modo tecnicamente corretto. Fatte queste premesse l’approccio alla vendita di un granulo o macinato rigenerato deve partire dalla preparazione del venditore su vari aspetti del processo dei polimeri e del loro impiego, in particolare: Conoscenza della struttura chimica dei polimeri Conoscenza del ciclo di raccolta e separazione dei rifiuti Conoscenza del ciclo di rigenerazione, che comprende la macinazione, la vagliatura, il lavaggio, la selezione e l’estrusione del granulo Conoscenza dei limiti di queste lavorazioni in funzioni dell’input a disposizione Una volta acquisite queste informazioni è necessario avere le informazioni tecniche per valutare le differenze della qualità dei prodotti, granulati o macinati realizzati, quale base fondamentale per l’approccio corretto alla vendita, evitando errori che comporterebbero la perdita di fiducia del cliente e un costo economico non indifferente in alcuni casi. Le informazioni principali che la nostra rete di vendita dovrebbe acquisire sono: Conoscenza del funzionamento di un laboratorio e l’importanza della sistematicità delle prove dei lotti Conoscenza, dei materiali di largo consumo come il PP, HDPE, LDPE, MDPE e PVC, che non comportano necessariamente la creazione di ricette complesse, ma di alcune prove base come la densità, il DSC, l’MFI, il contenuto di ceneri, l’IZOD e il modulo. Sarebbe buona cosa sapere fare fisicamente le prove ma, se non si dispone di un laboratorio, capire come vengono fatte. Saper interpretare i risultai delle stesse per capire la qualità del prodotto che si vuole vendere Raccolte, interpretate e capite le informazioni che vengono dai tests di laboratorio, è importante capire quali interazioni i polimeri possono avere tra di loro e quali saranno le reazioni chimiche e fisiche durante la lavorazione e nella vita del prodotto stesso. Proporre al cliente un polimero solo attraverso l’identificazione di un parametro generico, per esempio solo l’MFI o la Densità, è una cosa non professionale e molto pericolosa. Nel mondo di oggi, in cui la velocità e la fluidità delle relazioni è un fatto imperante e la conclusione di una vendita è anche frutto di pressioni sia da parte di chi compra sia da parte di chi vende, la fretta non è un buon modo per fidelizzare il cliente, in quanto i polimeri riciclati hanno bisogno di un’attenta analisi sul prodotto finito che il cliente deve realizzare con i polimeri riciclati. Qui rientra in gioco una fondamentale competenza, che è quella di conoscere le interazioni e i comportamenti che le varie famiglie di polimeri hanno tra loro e tra e altre sostanze inglobate durante il riciclo dei rifiuti, in particolare: Comportamento chimico-fisico tra HD e PP per esempio nel soffiaggio di flaconi o nel film Comportamento chimico-fisico tra HD e PP per esempio nel nell’estrusione di tubi o profili Comportamento fisico tra PP e PE nello stampaggio soprattutto in relazione alla qualità delle superfici Comportamento chimico e fisico tra LD e PP e LLD per la produzione di film Comportamento fisico dei polimeri in presenza di gas o umidità Comportamento meccanico e limiti tecnici sulla presenza di cariche minerali nei vari polimeri Comportamento meccanico e limiti tecnici nell’impiego di PVC di diversa composizione per tubi, raccordi e profili Per ultimo, ma non tale per la rilevanza delle implicazioni connesse, è importante che chi si approccia alla vendita conosca il comportamento dei prodotti rigenerati, specialmente da post consumo, nell’ambito della produzione e le conseguenze, sulla qualità dei prodotti finiti, di scelte d’impiego di polimeri non idonei. Vorrei fare solo alcuni esempi esaustivi: Prevenzione dei difetti della superficie nella produzione di tubi lisci in HD, MD, PVC e LD Prevenzione dei difetti della superficie sugli anelli dei tubi corrugati in HD e PP Prevenzione dei difetti della superficie interna di tubi corrugati doppia parete Conoscenza delle tecniche di rafforzamento meccanico dei tubi corrugati utilizzando granuli da post consumo Conoscenza delle tecniche di protezione dagli agenti atmosferici e prolungamento della vita dei prodotti Conoscenza delle problematiche di soffiaggio di flaconi e taniche utilizzando materiali rigenerati, in relazione alla qualità della superficie, resistenza alla saldatura, allo schiacciamento, al colore e alla compressione verticale nel tempo. Conoscenza del comportamento in macchina e sul prodotto finito dell’uso di LD e HD, post consumo o misto, per la produzione del film di spessori differenti, in particolare l’evitare problemi di qualità della superficie, resistenza allo strappo, elasticità e brillantezza del colore Conoscenza del comportamento durante lo stampaggio e sui prodotti finiti di polimeri con componenti miste anche in piccola quantità Conoscenza dei comportamenti di bilanciamento delle ricette tra post consumo-post industriale e polimeri vergini in virtù di miglioramenti del ciclo produttivo e della qualità estetica e meccanica dei prodotti finiti.La conoscenza dei materiali rigenerati è sicuramente un motivo di auto fiducia nelle fasi di vendita, ma lo è anche per il cliente che acquista, in quanto si minimizzano errori che hanno sempre un costo.

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https://www.rmix.it/ - Qualità Chimico-Fisiche del Vetro. Confronto con Carta, Plastica e Alluminio
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Informazioni Tecniche

I materiali per gli imballi alimentari in commercio hanno caratteristiche, qualità, costi di smaltimento e riciclabilità differentidi Marco ArezioNel mondo del packaging alimentare troviamo materie prime estremamente differenti tra loro, alcune di esse, come la carta e il vetro, hanno una storia millenaria, mentre la plastica e l’alluminio hanno una storia più recente. Non vogliamo entrare volutamente in un duello di marketing sulla preferenza tra un materiale o l’altro, ma vorremmo analizzare alcuni aspetti che riguardano la conservazione dei beni contenuti, la durabilità dell’imballo, la riciclabilità. In verità a queste analisi dovremmo aggiungere quella relativa ai costi di produzione comparati e all’impatto ambientale sulla logistica, che verranno affrontati in altra sede. Se diamo uno sguardo al passato possiamo dire che il vetro è stato il materiale principe del packaging con cui si contenevano gli alimenti liquidi, latte, vino, liquori, olio e altri generi alimentari, mentre a partire dal boom economico degli anni 60 del secolo scorso, anche l’acqua minerale e le bibite avevano trovato una loro quota di mercato attraverso la confezione nelle bottiglie. Per quanto riguarda le scatole alimentari in metallo possiamo riferirci al XIX° secolo come inizio in America e in Inghilterra delle prime produzioni industriali, nonostante i costi per realizzarle risultassero molto elevati e il cibo in scatola era quindi un lusso per pochi. A spingere la loro diffusione arrivarono però le guerre mondiali, in quanto gli eserciti trovarono comodo e logisticamente utile affidare il rancio dei soldati a questa tipologia di imballo. Con l’avvento delle lattine di alluminio iniziò una larga diffusione a partire dalla metà degli anni ’50 del secolo scorso, del cibo e delle bevande confezionate nel metallo morbido. Per quanto concerne l’uso degli imballi in carta, dobbiamo arrivare alla metà degli anni ’50 del secolo scorso per vedere l’avvio, in Svezia, dei primi imballi per liquidi alimentari in confezioni di cartone e film plastici. A partire dal 1973, quando l’azienda Du Pont brevetta il PET possiamo dire che sono nati gli imballi alimentari su larga scala, con l’intento di erodere quote di mercato a quelli di vetro. Se vogliamo fare un paragone delle qualità fisico chimiche dei principali imballi alimentari possiamo elencare alcune comparazioni generali: Cessioni possibili di sostanze costituenti l’imballo • Vetro: sodio e calcio già presenti negli alimenti • Plastica: componenti degli additivi specialmente se presenti grasso o alcool • Carta o Cartone: additivi e coloranti • Metallo: Stagno e piombo entro i limiti di legge. Sostanze tossiche dalle vernici (ad alta temperatura) Impermeabilità ai liquidi, gas ed agenti microbiologici • Vetro: 100% • Plastica: variabile a seconda del polimero • Carta o Cartone: solo se assenti abrasioni superficiali • Matallo: solo se assenti abrasioni superficiali Corrosione dell’imballo • Vetro: Solo acido fluoridrico e soluzioni alcaline a Ph superiore a 8 • Plastica: può rilasciare microplastiche in corrispondenza delle piegature • Carta o Cartone: attaccabile da insetti e topi • Metallo: generata da eventuali imperfezioni della struttura Sterilizzabilità • Vetro: 100% a secco ed a umido • Plastica: con particolari additivi batteriostatici • Carta o Cartone: in fase di confezionamento con acqua ossigenata o UV o agenti chimici • Metallo: 100% anche ad alte temperature Trasparenza • Vetro: perfetta con vetro chiaro • Plastica: dipende dal polimero, difficile con polimeri riciclati in HDPE • Carta e Cartone: no • Metallo: no Protezione alla luce Attinica • Vetro: buona nei verti colorati • Plastica: buona con additivi specifici • Carta o Cartone: opaco • Metallo: opaco Sanificazione • Vetro: ottima • Plastica: monouso da riciclare • Carta o Cartone: monouso da riciclare • Metallo: monouso da riciclare Riciclabilità • Vetro: continua e senza degrado. Economica solo con il vuoto a rendere • Plastica: possibile un certo numero di volte con qualche degrado qualitativo. Difficile il riciclo dei poliaccoppiati • Carta e Cartone: riciclabile con degrado. Difficile il riciclo dei poliaccoppiati carta-plastica • Metallo: buono In conclusione, a questa analisi andrà aggiunta una comparazione economica dell’imballo alimentare in funzione della durabilità del prodotto sugli scaffali e il costo del riciclo o dello smaltimento dell’imballo a fine vita, nonché dell’impatto ambientale sia della produzione, che della logistica che della circolarità o meno del rifiuto.Categoria: notizie - tecnica - vetro - riciclo - qualità - rottame

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https://www.rmix.it/ - La Battaglia Politica nel Governo Giapponese che vuole Riaccendere i Reattori Nucleari.
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Battaglia Politica nel Governo Giapponese che vuole Riaccendere i Reattori Nucleari.
Ambiente

Reattori Nucleari - Sono bastati 8 anni dal disastro di Fukushima per perdere la memoria sulle conseguenze della tripla esplosione nucleare di Marco ArezioCosa sta succedendo all’interno del governo Giapponese in merito alla politica energetica del paese? Dopo il terremoto avvenuto 11 Marzo 2011 nell’area della centrale nucleare di Fukushima, che ha bloccato il funzionamento di tre reattori e il successivo Tsunami che ha messo fuori uso il sistema di raffreddamento dedicato al controllo delle temperature degli impianti, è avvenuta una triplice esplosione atomica incontrollata. Le conseguenze le conosciamo tutti e le conoscono soprattutto 150.000 cittadini che vivevano intorno alla centrale che hanno dovuto lasciare la loro terra contaminata dalle radiazioni. La decisione immediata del governo di Tokio era stata quella di fermare tutti i 54 reattori nucleari presenti sul territorio Giapponese e avviare un ripensamento della politica energetica nazionale. Nel corso di questi 8 anni il governo, nell’area interessata dall’esplosione, ha avviato progetti per la creazione di 11 parchi Eolici, per una spesa complessiva di 2,75 miliardi di dollari, che produrrebbero circa 600 MW, contro una produzione di circa 4700 MW provenienti dai reattori della centrale. Ci sono anche progetti di costruzione di nuove centrali a biomassa, solari e geotermiche che possano ridurre la dipendenza dal nucleare e dal carbone. Questi progetti rientrano nell’obbiettivo del governo di portare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili dal 17,4% attuale a circa il 22-24% entro il 2030, ma nello stesso tempo, facendo leva sul fatto che il Giappone è il terzo maggior importatore mondiale di carbone, la riaccensione dei reattori nucleari, secondo il primo ministro Shinzo Abe, farebbe rispettare al paese gli obbiettivi di emissioni di CO2. Il ministro dell’ambiente, Shinjiro Koizumi, non è per niente d’accordo con Abe e sostiene che la centrale di Fukushima presenta ancora un’infinità di problemi da risolvere per poter permettere alla gente di rientrare nei villaggi limitrofi. Quindi, secondo Koizumi, sarebbe improponibile imporre al paese la decisione di riaccendere i vecchi reattori nucleari. Ma quali problemi esistono ancora a Fukushima? Innanzitutto sono ancora stoccate circa 1 milione di tonnellate di acqua contaminata da radiazioni, utilizzata nelle operazioni di spegnimento dei reattori danneggiati. Nonostante le acque siano state trattate, per togliere la maggior parte dei radionuclidi, non esiste, oggi, alcuna tecnologia che possa rimuovere il trizio dall’acqua. Secondo i tecnici l’unica possibilità per risolvere il problema sarebbe quello di diluirla e riversarla poi nell’oceano. La cosa comunque, al di là degli evidenti risvolti ambientali e sociali, richiederebbe, secondo il capo del comitato che studia lo smantellamento di Fukushima, Hiroshi Miyano, non meno di 17 anni. Ovviamente i pescatori e i paesi limitrofi al Giappone sono sul piede di guerra perché temono una contaminazione del pesce e un’ulteriore disastro economico per il settore. Ci sono poi i problemi di contaminazione delle acque sotterranee che lambiscono gli edifici della centrale nucleare danneggiati dalle esplosioni, su cui il governo è intervenuto con la costruzione di un muro di contenimento ghiacciato, costato 260 milioni di dollari che ha attenuato il fenomeno ma non lo ha bloccato. Infine esiste un serio problema per il terreno contaminato che, da anni viene rimosso con lo scopo di ridurre il valore delle radiazioni nelle aree evacuate, ma che ha creato un accumulo di milioni di tonnellate di materiale che nessuno vuole. Si stima che saranno circa 14 milioni le tonnellate di terreno contaminato da rimuovere entro il 2021 e, secondo gli accordi che la prefettura locale ha preso con il governo, questa montagna di materiale dovrà essere spostata lontano dalla zona colpita dal disastro, ma nessuno sa dove portarla. Intanto i lavori vanno avanti con circa 1600 viaggi di autotreni al giorno, avendo già trasportato circa 2,3 milioni di tonnellate, che corrispondono a circa il 15% del totale del materiale da asportare e stoccare nel sito provvisorio. Il governo vorrebbe trasmettere un’immagine di sicurezza alla popolazione, avendo indicato già alcune aree decontaminate come sicure, ma, secondo Greenpeace, queste aree presenterebbero un valore di radiazioni troppo alte che non consentirebbe un rientro sicuro della gente. Alla luce di questa situazione è davvero sorprendente come il primo ministro Abe, possa pensare di riaccendere i reattori nucleari in un paese, tra l’atro, soggetto a terremoti e Tsunami.

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https://www.rmix.it/ - Dazi sulle Auto Elettriche Cinesi: L’Unione Europea tra Martello USA e Incudine Cinese
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Dazi sulle Auto Elettriche Cinesi: L’Unione Europea tra Martello USA e Incudine Cinese
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La crescente tensione commerciale vede Bruxelles costretta a manovrare con cautela tra gli aumenti tariffari imposti da Washington e le possibili ritorsioni di Pechinodi Marco Arezio La tensione tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina, considerata ormai un rivale strategico, continua a crescere, sebbene non si possa ancora parlare di una guerra commerciale. L'ultimo G7 tenutosi a Stresa ha messo in luce le divergenze tra Washington e Bruxelles riguardo a Pechino. L'UE, internamente divisa, mantiene un approccio più cauto rispetto agli USA, temendo le ritorsioni cinesi. Infatti, a giugno, la Commissione Europea annuncerà nuovi dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina, che passeranno dal 10% al 25%, una cifra comunque inferiore al 100% delle tariffe imposte dall'amministrazione Biden. La decisione di Bruxelles è il frutto di un'indagine sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina, che si concluderà il 9 giugno. L'indagine mira a verificare se Pechino stia sovvenzionando pesantemente la propria industria, inondando il mercato europeo con veicoli elettrici a basso costo. Tale iniziativa è stata promossa dalla Francia, nonostante le riserve della Germania: Parigi spinge per una politica protezionista, mentre Berlino teme per le proprie esportazioni verso la Cina. L'Italia, come evidenziato a Stresa, è più vicina alle posizioni francesi. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha dichiarato che "il tema dei dazi verso la Cina è un dato oggettivo, non una scelta politica" e che "l'Inflation Reduction Act degli USA ha costretto l'UE a riflettere su come comportarsi, altrimenti pagheremo due volte un deficit di competizione con gli USA e la Cina". Il 14 maggio scorso, la Casa Bianca ha annunciato un forte aumento dei dazi su alcuni prodotti cinesi per un valore di 18 miliardi di dollari, inclusi i veicoli elettrici, i pannelli solari e i semiconduttori (che raddoppiano fino al 50%), le batterie elettriche e i minerali critici necessari per produrle (al 25%), così come alcune importazioni di acciaio e alluminio. L'obiettivo dichiarato dagli USA è proteggere le industrie strategiche americane dalla competizione sostenuta dai sussidi cinesi. Gina Raimondo, segretaria del Commercio degli Stati Uniti, ha dichiarato: "Conosciamo le strategie della Repubblica Popolare Cinese, non possiamo permettere alla Cina di indebolire le catene di approvvigionamento statunitensi inondando il mercato con prodotti artificialmente economici". Questa mossa ha preoccupato l'Unione Europea, che teme un'invasione di auto elettriche cinesi nel mercato europeo. I veicoli elettrici sono solo parte del problema: Bruxelles sta conducendo diverse indagini su pratiche commerciali scorrette cinesi che potrebbero portare a nuovi dazi, inclusi dispositivi medici, macchine per controlli di sicurezza, turbine eoliche, pavimenti in legno e laminati in acciaio stagnato. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante una visita in Svezia, ha sottolineato che il 50% delle esportazioni di veicoli elettrici dalla Cina proviene da marchi occidentali con fabbriche nel Paese. Il premier svedese Ulf Kristersson ha criticato le tariffe americane definendole "stupide" e controproducenti per il commercio globale. Secondo il gruppo Transport & Environment, i veicoli elettrici di fabbricazione cinese rappresenteranno il 25% di tutte le vendite di auto a batteria nell'UE quest'anno, rispetto al 19,5% dello scorso anno. Bruxelles trova difficile reagire con la stessa intensità degli USA per due motivi: i produttori europei dipendono più dal mercato cinese rispetto a quelli statunitensi, e l'UE è meno incline a vietare gli investimenti diretti esteri cinesi, come dimostrato dalla decisione dell'Ungheria di accogliere BYD. I dazi americani non si limitano all'automotive. Biden manterrà gli aumenti tariffari su beni cinesi per un valore di oltre 300 miliardi di dollari, introdotti dal suo predecessore Trump, criticati da Biden stesso come "tasse sui consumatori americani". La Cina accusa Washington di voler impedire la competizione globale e avverte che questa decisione influenzerà negativamente la cooperazione bilaterale. Pechino ha investito per anni per diventare autosufficiente nei settori che Biden sta cercando di sviluppare negli USA. Produce un terzo dei prodotti manifatturieri mondiali, più di USA, Germania, Giappone, Sud Corea e Gran Bretagna messe insieme, come evidenziato dal New York Times. La mossa di Biden deve essere letta anche in chiave elettorale: il presidente deve contrastare Trump negli Stati della Rust Belt, dove l'industria automobilistica riceverà sussidi per facilitare la transizione all'energia pulita. Trump promette di imporre tariffe sulle auto elettriche cinesi, anche quelle provenienti da Paesi terzi come il Messico. Secondo fonti della campagna di Trump, l'ex presidente e i suoi consiglieri intendono imporre dazi maggiori sulle auto che entrano dal Messico se questo Paese non fermerà l'invio di auto elettriche cinesi. Trump ha dichiarato di voler tassare al 200% ogni auto proveniente da impianti cinesi in Messico e di aumentare del 10% i dazi su tutti i prodotti stranieri, con un aumento del 60% su quelli cinesi. Biden sostiene che l'approccio di Trump non ha funzionato e che la sua amministrazione sta cercando di aumentare la produzione americana e gli impieghi nei settori emergenti. Tuttavia, Biden continua a seguire alcune delle misure introdotte da Trump, come le restrizioni commerciali e i sussidi alle industrie americane. La differenza è che Biden punta sulla creazione di alleanze internazionali, anche con l'Europa, per contrastare la Cina, benché abbia fatto infuriare gli alleati imponendo tariffe su acciaio e alluminio provenienti dall'UE e dal Giappone.

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https://www.rmix.it/ - Workaholism: La Dipendenza da Lavoro che Minaccia le Aziende
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Workaholism: La Dipendenza da Lavoro che Minaccia le Aziendedi Marco ArezioLa sindrome da ubriacatura da lavoro o dipendenza da lavoro è una malattia neuro-psichiatrica scoperta in America agli inizi degli anni ‘70 del secolo scorso. In questo articolo non tratteremo l’aspetto medico, cioè le mutazioni che questa malattia infligge sul soggetto malato, ma illustreremo le ricadute che può avere nell’ambito aziendale. Nel corso degli anni si è spesso confuso, forse per convenienza, la differenza tra uno stacanovista e un lavoratore affetto da dipendenza cronica da lavoro. Quale è la differenza vista dal punto delle attività aziendali? Lo stacanovista, che ha ruoli dirigenziali, lo possiamo vedere come un soggetto responsabile, affidabile, ambizioso e fidato che trascina il proprio team a raggiungere gli obbiettivi aziendali o i budget affidati, attraverso la costruzione di un clima competitivo e appagante i cui ogni partecipante al progetto si sente inserito in una catena motrice, con lo scopo comune di far girare il motore al giusto livello per raggiungere il traguardo comune. Collegialità degli obbiettivi, degli sforzi e delle gratificazioni sono la chiave per ottenere i migliori risultati lasciando, nel leader, ma anche i tutti i soggetti della squadra, la piacevolezza dell’impegno e la riconoscenza delle qualità dei singoli, ognuno nella giusta misura. La valorizzazione degli sforzi dei singoli e del team, a tutti i livelli, dona una sorta di protezione del branco e una carica autorigenerante per le sfide di tutti i giorni. Il leader che guida il gruppo, per stimolare le energie di tutti, deve essere inclusivo, rassicurante, sincero nell’illustrare rischi e obbiettivi, ma soprattutto deve sporcarsi le mani in prima linea, nella stessa trincea e condividere sul campo le strategie. In caso di raggiungimento degli obbiettivi il gruppo sarà compatto e più forte, soddisfatto, gratificato, sicuro del fatto che l’unione fa la forza e che, egoismi o prevaricazioni interne, siano deleteri per ognuno dei partecipanti. Se guardiamo invece il leder di un gruppo affetto da dipendenza da lavoro, ci troviamo di fronte ad un soggetto che vive per raccogliere adrenalina con la quale alimentare la propria giornata. Gli obbiettivi aziendali sono una scusa per applicare questa dipendenza alla propria vita, trascinando tutta la squadra in un ciclone di stress costante. Chi vive questa dipendenza mobilita una competizione sterile, volta ad accrescere il volume di lavoro in modo negativo, mettendo sotto pressione i collaboratori senza capire i limiti e le esigenze delle persone. Non è capace di fare squadra perché vive in modo egocentrico l’attività, quindi si rapporta con i colleghi come se fossero un tassello al proprio progetto finalizzato al risultato. Gli obbiettivi aziendali sono un propellente che alimenta la spirale di impegno, la benzina che accende un motore che deve girare al massimo e la componente umana non è considerata come parte della partita. Chi soffre di dipendenza da lavoro non riesce a staccare, perde il contatto con la vita reale e pretende che i collaboratori lavorino secondo il suo schema e i suoi interessi. Facilmente mette in cattiva luce chi non lo segue, crea zizania per incrementare la competitività reciproca, e non dialoga con la squadra. Non concepisce chi dissente o chi ha un atteggiamento verso il lavoro più equilibrato, dove ogni componente della propria vita deve avere un peso ponderato. Farsi dirigere da un soggetto che soffre di dipendenza da lavoro ha l’effetto negativo di lavorare in un ambiente in costante tensione, dove la paura di sbagliare riduce i risultati, dove il rischio di sfuriate dal leader del team sono all’ordine del giorno, con possibili conseguenze sulla posizione lavorativa. La paura di sbagliare o di essere traditi dai compagni di lavoro crea correnti interne, fazioni più o meno vicine al leader, il cui scopo non è più il raggiungimento del traguardo aziendale ma quello della sopravvivenza del rapporto di lavoro. I componenti del team tendono a ritirarsi in gusci protettivi, fanno quello che gli viene detto di fare, anche se lo reputano improduttivo od addirittura sbagliato. Non si espongono con idee o proposte per non esporsi a reazioni non calcolabili, sapendo quanto un soggetto affetto da questa malattia possa essere irascibile, scostante nell’umore e rischiando di mettersi in cattiva luce. Un ambiente come quello descritto focalizzato su un soggetto che crede di correre una gara da solo, umilia il lavoro di tutti, a volte anche le persone, trasformando la spinta propositiva di un team in passività lavorativa, lasciando al leader ogni decisione e ogni conseguenza. La spirale porta la figura apicale a doversi occupare di tutto, non avendo più una squadra su cui contare, con l’avvitamento del carico di lavoro e la riduzione della lucidità nelle decisioni e la trascuratezza della qualità generale dei risultati. Si crea uno scollamento che alimenta risentimento tra il leader e la squadra, un generale disinteresse all’azienda e al suo futuro, creando la costruzione di prove che possano difendere le singole posizioni in attesa della catastrofe imminente. Infatti, le giornate lavorative passano non finalizzate al miglioramento delle perfomances societarie, ma nell’attesa del giorno del fallimento della loro team, con la speranza che il loro comportamento minimale ed ossequioso possa salvargli il posto di lavoro. Se partiamo da un paradigma molte volte usato, ma reale, che dice che i successi delle aziende sono fatti di persone guidate da leader capaci, dobbiamo quindi monitorare comportamenti eccessivi sia di lassismo che di iper lavoro.

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Nuovo Investimento di Eni nel Fotovoltaico in Spagna
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Nuovo Investimento di Eni nel Fotovoltaico in Spagna
Ambiente

L'impegno di Eni nel settore fotovoltaico spagnolo come parte della strategia di transizione energetica e diversificazione industrialeLa diversificazione industriale delle aziende che sono vissute da sempre sull’estrazione, raffinazione e distribuzione dei derivati del petrolio, sta correndo velocemente quasi forse una competizione. Abbiamo seguito da vicino gli investimenti di Total nel campo delle energie rinnovabili a livello mondiale, di Enel in diversi paesi, mentre oggi vediamo le nuove iniziative di Eni in Spagna nel campo del settore fotovoltaico.Infatti, Eni ha riferito attraverso un comunicato stampa che ha siglato un accordo con X-Elio per l’acquisizione di tre progetti fotovoltaici nel sud della Spagna per una capacità complessiva di 140 MW. Eni e X-Elio hanno inoltre avviato le discussioni per una collaborazione strategica tra le due aziende per lo sviluppo di progetti di energia verde in Spagna, dove Eni punta a una crescita pari a 1 GW nei prossimi 5 anni, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo di 5GW di capacità installata da rinnovabili entro il 2025. X-Elio è tra i leader nell’ambito di progetti di energia rinnovabile a livello globale con una presenza importante in Spagna, dove ha sviluppato e costruito progetti da oltre 1 GW. L’azienda attualmente ha nel paese progetti da 250 MW in fase di costruzione, un accordo a lungo termine per l’acquisto di elettricità (PPA) da oltre 650 MW, e oltre 1,5 GW in fase di sviluppo. In base all’intesa, il trasferimento dei progetti sarà soggetto alle consuete autorizzazioni, a partire dal secondo semestre del 2021. Eni sarà responsabile della realizzazione degli impianti e della commercializzazione dell'energia elettrica. Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, ha dichiarato: “Questa iniziativa rafforza in modo significativo la presenza di Eni nel mercato spagnolo con un grande investimento nel campo delle energie rinnovabili e integra i business dell’azienda già esistenti nella regione. Lo sviluppo di progetti fotovoltaici è in linea con la nostra strategia a sostegno della transizione energetica ed è un elemento chiave dell’impegno dell’azienda verso una riduzione delle emissioni di CO2. Questa acquisizione, inoltre, consentirà di sfruttare future sinergie con il business luce & gas retail“. Questo accordo si aggiunge a quello siglato recentemente da Eni gas e luce, società controllata al 100% da Eni, con il Grupo Pitma per l’acquisizione del 100% di Aldro Energía Y Soluciones S.L., attiva in Spagna e Portogallo nel mercato della vendita di energia elettrica, gas e servizi a clienti residenziali e grandi, piccole e medie imprese. Eni inoltre sta per finalizzare gli accordi relativi alla risoluzione amichevole delle controversie relative a Union Fenosa Gas, a valle dei quali Eni entrerà direttamente nelle attività di vendita di gas naturale in Spagna ai clienti del settore industriale, grossisti e termoelettrico, rafforzando la sua presenza nel mercato europeo del gas.

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https://www.rmix.it/ - Slow Life: Amico
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Slow Life: Amico
Slow Life

Slow Life: Amico di Marco ArezioLo senti, amico, il suono metallico della chitarra che ripercorre le note della nostra vita? Ti ricordi, amico mio, cosa ci stava intorno al ritmo sensuale di questa canzone quando eravamo insieme? Ogni colpo sulla corda è come riaprire un cassetto pieno di emozioni mai sopite, che coloravano di toni intensi le nostre giornate cariche di vitalità. Senti, amico mio, questo colpo di batteria che segnava ritmicamente il battito del nostro cuore, quando avevamo la speranza ostinata di elevare noi stessi ad altre dimensioni, fuori dalle esperienze comuni, per godere di una felicità che era solo nostra? Ti ricordi questo flauto che ci accompagnava sulle pareti delle montagne, il sibilo del vento che per noi era tutt’uno con il nostro respiro, quasi ci attraversasse il corpo e ci facesse parte dell’ambiente meraviglioso, di cui volevamo godere fino in fondo? Ogni passaggio della pianola mi riaccendeva la segreta convinzione che eravamo felici lassù, dove tutto sembrava più chiaro, dove non si poteva barare, dove i nostri personali valori si esprimevano come una fioritura primaverile, dove non avevamo bisogno di tanto e dove quel poco che avevamo non era altro che un modesto mezzo per raggiungere il nostro cuore. Amico mio, eravamo in parete a misurarci con la nostra vita, le nostre aspettative, le nostre soddisfazioni, forti di noi stessi, forti della convinzione che il mondo finiva li tra quelle rocce verticali, quelle fessure lisce, quegli strapiombi che ai più avrebbero fatto ribrezzo e che a noi davano la sensazione di appartenere a loro, ad ogni passo, ad ogni presa, ad ogni colpo di martello, ad ogni tintinnio di moschettone, ad ogni fruscio della corda. Noi non eravamo più noi stessi, eravamo la parte mobile di quel meraviglioso grido di pietra, che era a guardia di ogni afflato di vita che si avvicinava al cielo. Amico mio, la musica corre come dolce medicina per la nostra mente, ti ricordo assorto e rapito dalla durezza della via che salivi, emanando una sorte di endorfina che ci metteva al centro di un mondo tutto nostro, fatto di niente ma ricco di una felicità piena di emozioni, di adrenalina, di semplicità e di innocenza mentale. Il violino culla la mia testa riportandomi sulla vetta, in una serata di un silenzio irreale, dove solo qualche debole soffio di vento ci accarezzava i capelli e i nostri occhi potevano godere profondamente della fine della nostra lotta, estrema, con la nostra mente, consumata in parete. Il tramonto ci paralizzava per il caldo spettro di colori che avvolgeva dolcemente la montagna di fronte a noi, imprimendosi nei nostri occhi come fossimo specchi dell’immensa bellezza di cui avevamo il privilegio di godere. La pianola ora si sta allontanando e con essa scema la musica della nostra vita, nella mia testa in una frazione di secondo realizzo un istante di bilancio, le immagini di allora e quelle di oggi che si sovrappongono velocemente senza riuscire a trovare una collocazione voluta, si girano, si spostano, vicine poi lontane, davanti ed indietro, non riuscendo mai a fermarsi ed a riposizionarsi nitidamente. La musica è finita, amico mio, sbatto le palpebre e noi non ci siamo più. Categoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.rmix.it/ - Il Riciclo degli Pneumatici tra Storia e Tecnologia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Riciclo degli Pneumatici tra Storia e Tecnologia
Economia circolare

Produzione, recupero, riciclo e riuso degli pneumaticidi Marco ArezioSembra incredibile ma nel 2019 sono stati venduti nel mondo circa 3 miliardi di pneumatici, un volume enorme di materie prime impiegate, il cui prodotto finale deve essere riciclato nel rispetto delle regole dell’economia circolare. Siamo abituati a vedere gli pneumatici nella nostra vita quotidiana, sulle auto, bici, moto e su tutti gli altri mezzi della mobilità che incontriamo ogni giorno, ma dobbiamo anche pensare, in un’ottica di economia circolare, come dare una seconda vita agli pneumatici e come far diventare sostenibile il prodotto che usiamo. Per fare questo dovremmo conoscere un pò di storia del prodotto, di come viene realizzato e quali metodi oggi conosciamo per il loro smaltimento. La Storia La storia degli pneumatici è da far risalire al brevetto depositato a Londra dallo scozzese Robert William Thomson, nel 1846, ben prima della diffusione delle auto, camion, corriere e delle moto. Erano anche gli anni in cui la gomma naturale si affacciava al mondo industriale, (vedi articolo), e si provava a modellarla in forme differenti a varie temperature, per saggiarne la consistenza a caldo e a freddo. Negli Stati Uniti, nello stesso periodo, Charles GoodYear, dopo lunghi studi iniziati nel 1839 che si occupavano delle reazioni tra gomma con lo zolfo, riuscì a brevettare nel 1844, un compound attraverso il quale si potevano gestire le deformazioni elastiche della gomma sotto l’effetto delle temperature. Ma l’invenzione dei due ricercatori rimase lettera morta finché si arrivò ad inventare la camera d’aria che potesse sopportare, all’interno del pneumatico, il peso e le torsioni impresse dal mezzo in movimento. I vantaggi della ruota “ad aria” erano riassunti in una minore forza necessaria al movimento del mezzo, più silenziosità, maggiore confort e maggiore manovrabilità. Nonostante questi indubbi successi, dal punto di vista industriale non ci fù seguito e la ruota ad aria fu dimenticata rapidamente. Si dovette aspettare il 1888 quando John Boyd Dunlop brevettò nuovamente un pneumatico ad aria per biciclette e l’anno successivo lo applicò alla bicicletta di William Hume, un ciclista mediocre, che con questa rivoluzionaria bicicletta vinse, a Belfast, tutte e tre le competizioni a cui si era iscritto. Il successo fu tale che iniziò la produzione in serie di queste biciclette equipaggiate con il rivoluzionario pneumatico. Gli studi in quel periodo non si concentrarono solo sugli pneumatici, ma anche sui cerchioni che dovevano contenerli, sulle mescole per ispessire parti in cui gli sforzi del rotolamento erano superiori, sui problemi legati al surriscaldamento dei fili di orditura e, infine, per proteggere la ruota dalle forature. Nel 1912 gli pneumatici passarono dai colori chiari al nero, in quanto si era scoperto che l’aggiunta di nero fumo alla mescola, aumentasse la resistenza all’usura della gomma. Durante questi anni la produzione delle auto aumentò e l’adozione della gomma ad aria è da attribuire ai fratelli Michelin, che la testarono nella corsa Parigi-Brest-Parigi, del 1891, che vinsero con solo 5 forature. Processo di vulcanizzazione della gomma Il cuore del processo di produzione degli pneumatici sta nel principio di vulcanizzazione della materia prima, che consiste nel riscaldamento della gomma con lo zolfo. La vulcanizzazione tra il poliisoprene e lo zolfo provoca una modifica della struttura molecolare del polimero creando un aumento dell’elasticità e della resistenza a trazione del prodotto, riducendo l’abrasività e l’appicicosità iniziale. La realizzazione del processo di vulcanizzazione si ottiene attraverso una mescola tra l’elastomero, lo zolfo e altri additivi chimici quali acceleranti, attivatori, rinforzanti, antiossidanti, inibitori e anti invecchianti. Il Riciclo degli pneumatici Come abbiamo visto in precedenza, nel solo 2019 sono stati venduti circa 3 miliardi di pneumatici, che avranno un’usura in un certo lasso temporale, per poi venire sostituiti con altri articoli nuovi. Questo succede ogni anno, da anni, così da generare un’immensa quantità di pneumatici esausti che fino a poco tempo fà finivano in discarica o in centri di stoccaggio, perchè il loro riciclo era complicato a causa del mix di componenti che il prodotto contiene. Oggi disponiamo di alcuni processi di recupero degli pneumatici che possono ridurre la pressione tra produzione e riciclo. Possiamo elencare tre procedimenti di riciclo: Triturazione Meccanica Il processo prevede la triturazione grossolana degli pneumatici con pezzature intorno a 70 o 100 mm. per lato, passando poi attraverso il processo di asportazioni delle parti metalliche, la granulazione, con un’ulteriore pulizia e il processo finale di micronizzazione in cui il prodotto risulterà, pulito e diviso in differenti granulometrie. Processo Criogenico Il processo prevede una prima fase di triturazione grossolana degli pneumatici con relativa asportazione delle parti metalliche. Successivamente il macinato viene sottoposto ad un raffreddamento con azoto liquido, in modo da ricreare una struttura cristallina e fragile che permette facilmente una nuova triturazione fine. Il materiale di risulta viene poi trattato attraverso il processo di polverizzazione con mulini a martelli o dischi. Processo ElettrotermicoIl processo prevede la prima riduzione meccanica dimensionale del prodotto per poi essere inseriti in forni verticali ad induzione magnetica. In questi forni avviene il distaccamento delle parti metalliche dalla gomma sotto l’effetto di una temperatura di circa 700 gradi. Alla fine di questa operazione, la parte di gomma viene raccolta ed avviata alla de-vulcanizzazione che consiste nel riportare, l’elemento recuperato, ad una forma chimica simile all’elastomero originale, attraverso processi termochimici in autoclavi. Quali sono le caratteristiche della materia prima riciclata e quali i suoi impieghi? I granuli in gomma riciclata, vengono impiegati per la realizzazione di conglomerati resino-gommosi utilizzandoli in mescola al 60/70%, impiegando macchine a stampaggio a freddo. Per quanto riguarda il polverino, il suo impiego può essere abbinabile ad impasti con l’elastomero vergine ed impiegato attraverso i processi di pressofusione o altri tipi di stampaggio a caldo. C’è però da constatare che il riciclo degli pneumatici risulta ancora molto ridotto rispetto al totale raccolto, il che fa aumentare i costi per lo smaltimento, lasciando aperto il problema della loro gestione post vita. Le principali applicazioni dei granuli e del polverino le possiamo trovare nella produzione di superfici drenanti per campi con erba sintetica, asfalti, superfici che attutiscono le cadute nei capi gioco, pavimenti antiscivolo, isolanti acustici, accessori per l’arredo urbano, materassi per allevamenti e altri articoli. Nuovi studi sul riciclo Attualmente gli studi in corso, per cercare di aumentare la percentuale di riutilizzo degli pneumatici esausti, si indirizzano sui processi di scomposizione dei legami chimici che l’elastomero, lo zolfo e gli additivi creano tra di loro. I ricercatori dell’Università Mc Master hanno sviluppato, a livello sperimentale, un sistema che possa tagliare i legami polimerici orizzontali spezzando la maglia che tiene insieme, chimicamente, i vari componenti, riportandoli allo stato primario.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - pneumatici

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https://www.rmix.it/ - Masselli in PVC Riciclato: Come Progettare Piste Ciclabili Sostenibili
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Informazioni Tecniche

Masselli in PVC Riciclato: Come Progettare Piste Ciclabili Sostenibilidi Marco ArezioIl problema della tutela dell’ambiente è un argomento ormai del tutto trasversale nella nostra vita e, ad ogni livello di responsabilità e competenze, la riduzione dell’impatto dell’uomo sull’ecosistema è da tenere in evidenza.Le città e le aree di collegamento tra di esse stanno vivendo una trasformazione nel campo della mobilità sostenibile, spingendo in modo deciso verso l’utilizzo della bicicletta. Proprio in epoca di pandemia si è verificato una riscoperta del mezzo a pedali, attività che assume in sé fattori che non sono solo di carattere sociale, urbanistico o ambientale, ma sposa quei principi della “slow life”, cioè un approccio più naturale e rilassato alla vita, dove al tempo è dato il giusto valore, non consumato ma vissuto. L’utilizzo della bicicletta ha fatto riscoprire un sistema di mobilità più salutare, più partecipativa verso l’ambiente attraversato e una forma di ritrovata familiarità e convivialità tra le persone. Per seguire questa nuovo approccio alla mobilità sostenibile si devono creare e migliorare percorsi che siano espressamente dedicati al traffico per le biciclette, attraverso progetti che tengano in considerazione i principi della sostenibilità e dell’economia circolare. Per questo, in fase di progettazione tecnica, si dovrebbe tenere presente l’impiego di materiali che possano dare un contributo all’ambiente, alla riduzione dei rifiuti e alla riciclabilità degli elementi a fine vita. Per quanto riguarda il pavimentato stradale delle piste ciclabili in aree urbane o di collegamento tra una città e l’altra, la tendenza è di non utilizzare materiali che abbiano creato un impatto ambientale già nella loro costituzione prima del loro utilizzo, come asfalti o masselli in cemento, le cui materie prime derivano dalle risorse naturali, ma di utilizzare elementi che derivano dal riciclo dei materiali plastici. Uno di questi è il massello autobloccante realizzato in PVC riciclato, la cui materia prima è costituita dallo scarto delle lavorazioni dei cavi elettrici, dai quali si separa il rame e le guaine in plastica. Queste guaine vengono recuperate, selezionate, riciclate e trasformate in materia prima per realizzare manufatti carrabili ad incastro monolitico adatti alle pavimentazioni stradali e ciclo-pedonabili. Una pavimentazione fatta con i masselli autobloccanti riciclati in PVC sposa pienamente i principi dell’economia circolare, cioè l’utilizzo dei rifiuti lavorati in sostituzione di materie prime naturali per evitare l’impoverimento del pianeta. La pavimentazione in masselli autobloccanti in PVC riciclato ha una lunga durata, rimane flessibile nell’esercizio, non crea buche, non subisce degradazione a causa dei sali stradali, è leggera e con una economica posa fai da te, non si macchia in quanto non assorbe oli o sostanze inquinanti, è lavabile, non scivolante e verniciabile. Inoltre la sostituzione di singoli pezzi della pavimentazione e semplicissima ed economica, in quanto si sostituisce velocemente il massello autobloccante senza creare un’interruzione della viabilità per la manutenzione. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - PVC - masselli autobloccanti - edilizia - piste ciclabili

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https://www.rmix.it/ - Petrolio, metano, idrogeno: passato-presente-futuro
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Petrolio, metano, idrogeno: passato-presente-futuro
Ambiente

Petrolio, metano e idrogeno: come stiamo affrontando la transizione energetica dalle fonti fossili? di Marco ArezioA guardarci intorno sembra che nulla stia cambiando, andiamo al distributore a riempire le nostre macchine di benzina o di gasolio, vediamo circolare qualche auto a metano, poche francamente, qualche rara auto elettrica. Ci sono ancora città che usano il gasolio per il riscaldamento e l’acqua calda, molte fabbriche che hanno processi industriali alimentati da fonti fossili e il trasporto su gomma divora gasolio come fosse un fiume in piena. I trasporti via mare e il traffico aereo dipendono dai derivati del petrolio e hanno un’incidenza nell’inquinamento dell’aria notevole. Ci sono centrali che producono energia elettrica che funzionano ancora a carbone e nonostante tutto, si parla tanto di energie rinnovabili ma, nel quotidiano, facciamo fatica a vederle espresse. In realtà il processo di de-carbonizzazione in alcune aree del mondo è partito, con le attività di conversione dalle fonti fossili verso quelle rinnovabili, un processo però che richiederà tempo e che avrà bisogno di investimenti. In passato c’era solo il petrolio, che forniva, una volta raffinato, tutta l’energia di cui avevamo bisogno. Inquina, si, lo abbiamo sempre saputo, ma abbiamo fatto sempre finta di niente, anzi, ancora oggi c’è chi sostiene che il cambiamento climatico non dipende anche dal petrolio. Il pericolo che temevamo, pronunciando la parola “Petrolio”, era che prima o poi potesse finire, dovendo quindi rinunciare ai nostri agi. Poi è arrivato il metano, non che lo avessimo chiamato al nostro capezzale per una questione ambientale, ma perché costava meno e quindi ci è stato subito simpatico. Agli esperti, introdotti nel settore petrolifero, non piacevano queste grandi simpatie e per evitare un travaso di clienti importante, che avrebbe minato la marginalità dell’industria petrolifera, hanno sostenuto che le riserve di gas erano molto limitate rispetto a quelle petrolifere, quindi il mercato del gas vide un’impennata dei prezzi così da mettere al sicuro il business del petrolio. Oggi le cose si sono ristabilite, in quanto la tutela dell’ambiente è sull’agenda di qualunque cittadino, quindi le cose si vedono in un modo meno unilaterale. Le riserve di gas stimate nel 2006 in 25 anni di disponibilità oggi sono arrivate a 200 anni, portando il prezzo del gas, per esempio negli Stati Uniti, ad un valore di dieci volte inferiore a quello del 2006. Rispetto al petrolio, il gas naturale costa oggi circa la metà, rendendo appetibili gli acquisti. L’allontanamento dal petrolio si sta concretizzando anche con l’aumento della produzione di bio-metano, che darà una grossa mano, sia in termini ambientali che di gestione dei rifiuti urbani, molto importante, aiutando la riconversione energetica. In questa ottica la fonte energetica per far funzionare il trasporto su gomma e su mare può essere progressivamente sostituita dal gas con risparmi in termini di CO2 considerevoli. Come per gli impianti di produzione di energia elettrica o i termovalorizzatori che potranno godere dell’uso di gas naturale o bio-gas per il loro funzionamento riducendo l’impronta carbonica. E il futuro quale è? Il futuro oggi si chiama Idrogeno, un elemento conosciuto da molti anni ma per ragioni politiche, economiche e tecniche non ha mai visto un’alba felice. Le speranze che questo elemento energetico venga usato in larga scala nei prossimi 10 anni è confortato dal fatto che le energie rinnovabili abbasseranno il prezzo della produzione dell’idrogeno, inoltre l’industrializzazione della produzione degli elettrolizzatori, che servono a ricavare l’idrogeno dall’energia elettrica scomponendo l’acqua, aiuterà questo processo. L’idrogeno si potrà utilizzare nei trasporti pesanti, nel settore residenziale, nel riscaldamento e in alcune attività industriali. Il matrimonio tra idrogeno e l’energia prodotta da fonti rinnovabili sarà la chiave di volta per la sua diffusione, infatti si devono progettare nuovi impianti che siano in grado di trasformare, per esempio l’energia del sole, in energia elettrica specificamente dedicata a questa produzione. L’Italia sta pensando con interesse all’area del nord Africa come fonte preferita per la produzione di energia solare dedicata, mentre l’Olanda pensa al mare del nord per l’utilizzo dell’eolico. C’è un gran fervore dietro le quinte, a breve, ci auguriamo, lo spettacolo possa iniziare anche per i consumatori.Vedi maggiori informazioni

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