Notizie sull'Ambiente: Approfondimenti su Inquinamento, Sostenibilità, Clima, Storia ed Energie RinnovabiliScopri la sezione "Ambiente" del blog rMIX: un punto di riferimento per chi cerca notizie aggiornate, analisi e approfondimenti su ecologia, economia circolare, depurazione delle acque e soluzioni energetiche greenIl portale rMIX si distingue come una piattaforma dedicata all'economia circolare, all'ambiente e alla slow life, offrendo un servizio informativo focalizzato su tematiche ambientali cruciali. Attraverso la sezione "Ambiente" del suo blog, rMIX fornisce approfondimenti su inquinamento, sostenibilità, cambiamenti climatici, depurazione e energie rinnovabili, contribuendo alla diffusione di conoscenze e alla sensibilizzazione su questioni ambientali di rilevanza globale. Un Hub Informativo per l'Ambiente La sezione "Ambiente" del blog di rMIX si propone come un punto di riferimento per chi desidera rimanere aggiornato sulle ultime notizie e approfondimenti riguardanti l'ambiente. Gli articoli trattano una vasta gamma di argomenti, dai cambiamenti climatici all'inquinamento, offrendo analisi dettagliate e dati aggiornati. Focus su Inquinamento e Depurazione rMIX dedica particolare attenzione ai problemi legati all'inquinamento del suolo, dell'aria e dell'acqua. Attraverso articoli informativi, il portale analizza le cause dell'inquinamento e presenta tecnologie e strategie, contribuendo a una maggiore consapevolezza sull'importanza della gestione sostenibile delle risorse ambientali. Promozione delle Energie Rinnovabili Il portale rMIX promuove l'adozione di energie rinnovabili come parte integrante della transizione verso un'economia più sostenibile. Attraverso articoli che esplorano le diverse fonti di energia pulita, come l'energia solare, eolica e idroelettrica, rMIX informa i lettori sui benefici ambientali ed economici delle energie rinnovabili, incoraggiando l'adozione di pratiche energetiche sostenibili. Impegno per la Sostenibilità e l'Educazione Ambientale Oltre a fornire informazioni aggiornate, rMIX si impegna nell'educazione ambientale, offrendo contenuti che spiegano concetti chiave della sostenibilità. Attraverso articoli educativi, il portale mira a sensibilizzare il pubblico sull'importanza di adottare comportamenti responsabili nei confronti dell'ambiente. Storia nell'ambito ambientale In questa sezione vengono ripercorsi gli avvenimenti storici, anche attraverso investigazioni giornalistiche, che hanno contraddistinto i fatti accaduti in merito all'ambiente, alla sostenibilità, all'inquinamento e alle energie rinnovabili. Conclusione Il servizio di notizie sull'ambiente offerto da rMIX rappresenta una risorsa preziosa per chiunque sia interessato a tematiche ambientali e desideri approfondire la propria conoscenza su questioni cruciali. Attraverso una combinazione di notizie aggiornate, analisi approfondite e contenuti educativi, rMIX contribuisce attivamente alla promozione di un futuro più sostenibile. Per esplorare ulteriormente i contenuti offerti da rMIX, visita la sezione "Ambiente" del loro blog: https://www.rmix.it/blog/1/1/
SCOPRI DI PIU'
Economia Circolare NEWS: Lo Spazio Dedicato all'Economia CircolareEconomia Circolare NEWS: Lo Spazio Dedicato all'Economia CircolareEconomia Circolare NEWS è lo spazio informativo, creato all'interno del blog che mette in evidenza, senza veli o filtri, gli articoli ritenuti interessanti riferiti alle aziende nel campo dell'economia circolare.Gli articoli avranno un taglio divulgativo, non commerciale e saranno scelti tra quelli pubblicati in rete che siano aderenti allo spirito del portale così da creare un contenuto indipendente a disposizione dei clienti. Agli iscritti della piattaforma è possibile intervenire alla vita di questa sezione attraverso la pubblicazione di un articolo, in modo gratuito, nel rispetto delle regole di divulgazione senza fini commerciali. Nell'articolo pubblicato verranno sempre citate le fonti e l'autore, che rimarrà proprietario dei contenuti. La direzione si riserva la facoltà di accettare, ridurre o escludere articoli se questi non sono in linea con lo spirito del portale. Se desideri inviare un articolo per la pubblicazione inviaci un'email con il testo e una foto. Buona lettura!Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti
SCOPRI DI PIU'
Novamont: Il Produttore del Polimero Mater-Bi Verrà CedutoTrattative in corso per il controllo della società Novamont attiva nella produzione di bioplasticheIl nome di Novamont e del suo polimero di punta il Mater-Bi, sono conosciuti da tutti gli attori del settore delle plastiche vergini, riciclate e delle bioplastiche, come l’azienda di punta della filiera, in continua evoluzione, nella produzione delle bioplastiche, biodegradabili e compostabili. Il polimero di Novamont è appunto il Mater-Bi, una plastica completamente biodegradabile e compostabile, che permette il suo recupero, a fine vita, attraverso la raccolta e il riciclo dei rifiuti organici urbani, utilizzando i processi di compostaggio e digestione anaerobica. Ma quale è la differenza tra biodegradabilità e compostabilità? Il processo di biodegradazione è la capacità delle sostanze e dei materiali organici di essere degradati in sostanze più semplici, mediante l’attività (enzimatica) di microorganismi. Quando il processo biologico è completo, si ha una totale trasformazione delle sostanze organiche di partenza in molecole inorganiche semplici: acqua, anidride carbonica e metano. Ma la biodegradazione è influenzata da molti fattori, come le temperature, il tasso di umidità, la natura chimica dei materiali da lavorare. Per questo motivo gli ambienti industriali del compostaggio e della digestione anaerobica favoriscono ed accelerano questi processi. Per quanto riguarda la compostabilità di un materiale, si può dire che è la capacità di un elemento di trasformarsi in compost (concime) attraverso il processo di compostaggio. Questa attività, in presenza di ossigeno, comporta la realizzazione di una trasformazione biologica e aerobica del materiale fino a trasformalo in compost. Novamont, utilizzando risorse naturali come il mais e gli oli vegetali non modificati geneticamente, ha realizzato una famiglia di polimeri biodegradabili e compostabili che si possono usare per la realizzazione di film per il commercio e l’agricoltura, oggetti di varie tipologie attraverso lo stampaggio per iniezione e molte altre cose. Alla luce di queste conoscenze tecnico-commerciali, si sta concludendo un’operazione di acquisizione della società Novamont da parte di Versalis, che la porterà a detenere l’intero pacchetto azionario di Novamont. A sua volta Versalis è una società del gruppo ENI fortemente impegnata nella chimica verde, anche attraverso la conversione di raffinerie petrolifere in bioraffinerie per la produzione di combustibili sostenibili.Foto: Novamont
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: Lucart si Espande in Gran Bretagna Acquisendo ESP LtdLucart si Espande in Gran Bretagna Acquisendo ESP LtdNel settore del packaging dei prodotti in carta la società Italiana Lucart ha acquisito il controllo della società Inglese ESP un traspformatore di prodotti professionali in carta.Lucart ha acquisito il 100% del capitale sociale di ESP Ltd (Essential Supply Products Ltd.). Si tratta del principale trasformatore indipendente di prodotti professionali per l'igiene della Gran Bretagna. Il Gruppo prosegue così il proprio piano di internazionalizzazione, nonostante le incertezze derivanti dalla Brexit e dalla pandemia.L'investimento contribuirà a rafforzare in maniera decisiva la leadership di Lucart nel mercato europeo dei prodotti per l’igiene Away from Home. Massimo Pasquini, Amministratore Delegato di Lucart, ha così commentato l'importante traguardo: “Questa operazione ha una rilevanza strategica per tutto il Gruppo, in quanto ci permette di consolidare la nostra presenza in Gran Bretagna, che rappresenta, per i prodotti in carta tissue, il secondo mercato più grande d’Europa. La nostra solidità finanziaria e la volontà di perseguire gli obiettivi strategici del Gruppo, unitamente alla consapevolezza che le difficoltà legate al momento storico che stiamo vivendo non debbano farci perdere la visione di lungo periodo - prosegue Pasquini - ci hanno consentito di superare anche le incertezze generate dalla Brexit e dalla pandemia Covid-19. Abbiamo portato a termine un importante ulteriore passo per lo sviluppo futuro di tutto il Gruppo”. Essential Supply Products Ltd Fondata nel 1990, Essential Supply Products Ltd registra oggi un fatturato pari a circa 30 milioni di euro all’anno. La Società, con sede e stabilimento produttivo a Malvern, impiega 85 persone su 5 diverse linee di trasformazione. Gli impianti produttivi si sviluppano su una superficie di 77.000 mq, di cui 15.000 coperti. Per posizione, mercato e tipologia di produzione, questi permetteranno di attivare importanti sinergie con gli altri stabilimenti del Gruppo. Il fondatore Carl Theakston collaborerà in prima persona per favorire il passaggio di consegne. Le sue parole riflettono la consapevolezza di aver trovato in Lucart l'acquirente ideale per il futuro della Società: "Negli anni abbiamo effettuato numerose operazioni per permettere a ESP di continuare a competere ai massimi livelli. Col tempo però mi sono reso conto che lo standard di investimenti necessario a rendere concrete le mie ambizioni per questa azienda necessitava di un investitore che condividesse i valori della famiglia ESP e che avesse la visione e il desiderio di far crescere la società in modo sostenibile e al suo pieno potenziale. Lucart - conclude Theakston - è un gruppo multinazionale a conduzione familiare che opera da 68 anni. La sua storia, visione e impegno verso i modelli di sviluppo sostenibile lo rendono l’investitore ideale perché l’avventura di ESP possa proseguire nel migliore dei modi”.Info da Lucart
SCOPRI DI PIU'
Joule: Formazione Manageriale per Aspiranti ImprenditoriJoule è il nuovo programma di formazione creato da Eni per migliorare le competenze manageriali nel campo dell'economia circolare e della transizione energeticaInsieme per far crescere le tue idee La mission di Joule è formare e sostenere nel proprio sviluppo chi vuole fare impresa, crescere e fare crescere I'Italia in maniera sostenibile, con l’obiettivo di incidere positivamente sui processi di transizione energetica ed economia circolare. Joule forma le aspiranti e gli aspiranti imprenditori, fornisce strumenti, competenze e chiavi di lettura con moduli in aula e a distanza. Inoltre, supporta chi ha già avviato un’impresa e vuole svilupparla. Lo Human Knowledge Program di Joule è un'esperienza innovativa, iniziata a ottobre 2020 con un percorso in aula e a distanza, il Blended Program, rivolto a 25 partecipanti già selezionati, e che continua ora con uno full distance learning, gratuito e aperto a tutti, Open Program. Infine, Energizer è l’hybrid accelerator che supporta chi ha già avviato una startup sostenibile. L’obiettivo di Human Knowledge Program è accompagnare la crescita imprenditoriale attraverso l’approfondimento di dieci macro temi pillars, challenge e opportunità concrete, un network di formatori d’eccellenza oltre che imprenditori che mettono a disposizione le proprie esperienze con cui sviluppare insieme una community. Open è molto più di un programma formativo full distance, è un acceleratore di apprendimento pensato per tutti coloro che vogliano mettersi in gioco nel fare impresa in modo dinamico e coinvolgente: la tua avventura imprenditoriale può iniziare oggi.Maggiori informazioni
SCOPRI DI PIU'
Gli USA Superano la Cina: Nuovo Primo Partner Commerciale della GermaniaTra guerre, sanzioni e strategie economiche, gli Stati Uniti emergono come il maggior partner commerciale della Germania nei primi mesi del 2024, ridefinendo gli equilibri globali di Marco ArezioLa dinamica degli equilibri commerciali globali sta subendo importanti trasformazioni, influenzate dalle tensioni geopolitiche e dalle strategie economiche delle grandi potenze. Recentemente, gli Stati Uniti hanno superato la Cina come principale partner commerciale della Germania, secondo gli ultimi dati rivelati dall’Ufficio federale di statistica tedesco e analizzati da Reuters. Nei primi tre mesi del 2024, il commercio tra Germania e Stati Uniti ha raggiunto i 63 miliardi di euro, mentre quello con la Cina si è attestato a 60 miliardi di euro. Nel 2023, la Cina aveva mantenuto la sua posizione di leader per l'ottavo anno consecutivo, con scambi che avevano totalizzato 253 miliardi di euro. Tuttavia, il nuovo scenario mostra un'influenza crescente degli Stati Uniti sull'Europa, motivata sia da fattori economici che politici. La guerra in Ucraina e le relative sanzioni imposte alla Russia hanno spinto gli USA a incrementare significativamente le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) verso l'Europa, rimpiazzando una parte delle forniture energetiche russe, di cui la Germania era uno dei maggiori consumatori. Prima del conflitto, le esportazioni americane di GNL verso l'Unione Europea ammontavano a circa 2 miliardi di metri cubi mensili, cifra che ora è più che raddoppiata. In aggiunta, Washington ha esercitato pressioni per limitare l'uso di tecnologie cinesi in Europa, come dimostra la campagna contro le infrastrutture 5G fornite da Huawei, una delle aziende leader del settore in Cina. Queste dinamiche si riflettono anche nel discorso di Jurgen Matthes, dell’Istituto tedesco di economia di Colonia, che ha descritto un vero e proprio reindirizzamento della Germania "dal rivale di sistema Cina verso un partner transatlantico". Le esportazioni tedesche verso gli USA continuano a crescere, mentre quelle verso la Cina si riducono, segno di un cambiamento nelle dinamiche produttive. Secondo Vincent Stamer, economista di Commerzbank, la Cina sta crescendo dal punto di vista valoriale, producendo internamente beni più complessi che un tempo importava dalla Germania. Questo ha portato le aziende tedesche a spostare parte della produzione in Cina piuttosto che esportarla da casa. La stessa tendenza si osserva in Italia, dove il bilancio commerciale sta virando verso l'America a scapito dell'Estremo Oriente. Nel primo trimestre del 2024, le esportazioni italiane verso gli USA sono aumentate del 9%, mentre quelle verso la Cina sono diminuite del 46%. Anche le importazioni dall'America sono cresciute del 7%, mentre quelle dalla Cina hanno visto un calo superiore al 20%. Questi cambiamenti potrebbero offrire all'Italia nuove opportunità economiche, soprattutto considerando il suo vantaggio competitivo in termini di costi del lavoro rispetto ad altri paesi occidentali, posizionandola come una potenziale alternativa alla Cina per alcune tipologie di forniture destinate agli USA o alla Germania.
SCOPRI DI PIU'
Dal sale del prosciutto alla strada: l’impianto di Trasaghis trasforma gli scarti in risorsaL’impianto di riciclo del Consorzio San Daniele: come sale esausto e salamoia diventano antifreddo, concianti e risorsa per l’industriadi Orizio LucaNel cuore verde del Friuli, circondato da dolci colline e piccoli centri, Trasaghis si risveglia oggi con un nuovo ruolo da protagonista. Dove un tempo si vedevano solo camion in partenza carichi di scarti da smaltire, oggi sorge un impianto che rappresenta un passo avanti per tutta l’Europa. Qui si chiude un ciclo: quello degli scarti della lavorazione del Prosciutto di San Daniele, che trovano nuova vita invece di gravare sull’ambiente e sui bilanci delle aziende.Il cambiamento nasce da una necessità concreta e da una visione moderna: ridurre la dipendenza dagli impianti distanti, eliminare i costi del trasporto e abbattere l’impatto ambientale. È stato investito molto, sia in risorse economiche che in competenze, ma la sfida è stata vinta. Trasaghis diventa così il primo esempio di filiera che si riappropria dei propri residui, trasformandoli in opportunità.Due fili, due cicli: sale solido e salamoia, due percorsi virtuosiIl cuore dell’impianto è diviso in due linee principali, che lavorano in parallelo ma seguono percorsi complementari. Da un lato, il sale solido esausto viene accuratamente selezionato e purificato. Una volta che il sale ha svolto il suo compito nella stagionatura, viene lavorato per tornare utile: pronto per essere usato come sale antigelo sulle strade d’inverno, o come materia prima nell’industria della concia.Dall’altro lato, la salamoia – quel liquido salino carico di residui che la produzione del prosciutto genera in quantità – viene trattata con processi sofisticati, in grado di separare l’acqua pulita dai materiali solidi. Questo non solo riduce l’impatto ambientale, ma permette di ottenere nuove risorse valorizzabili. È un sistema che lavora quasi senza sosta, ridisegnando i confini della gestione degli scarti.Strategia e sostenibilità: il modello San DanieleQuesta storia non nasce per caso. È frutto di anni di dialoghi, incontri e visioni condivise tra imprenditori, tecnici e amministratori pubblici. Quando la questione dello smaltimento dei sali è diventata urgente, si è scelto di non subire la crisi, ma di rispondere innovando. Da questa volontà collettiva è nato il progetto che oggi mette il distretto di San Daniele sulla mappa europea dell’economia circolare.La sostenibilità non è solo un concetto astratto, ma un valore pratico, tradotto in azioni e investimenti. Qui è stato recuperato un capannone industriale abbandonato, evitando nuovo consumo di suolo. Il lavoro di squadra tra pubblico e privato ha permesso di integrare la tecnologia più moderna con il rispetto della tradizione locale, creando un modello che oggi viene studiato anche fuori regione.Impatto ambientale, economico e logisticoGli effetti di questa scelta sono concreti e misurabili. Prima, ogni tonnellata di sale esausto o di salamoia doveva affrontare un viaggio lungo e costoso. Oggi tutto avviene a pochi chilometri dal luogo di produzione, con un abbattimento drastico delle emissioni di CO₂ dovute ai trasporti.Anche l’impatto economico è notevole: le aziende risparmiano sulle spese di smaltimento e possono reinvestire sul territorio. La gestione degli scarti diventa una nuova fonte di ricchezza e occupazione locale, contribuendo al benessere della comunità. È una rivoluzione silenziosa che parte dalla logistica e arriva fino al cuore della filiera produttiva.Il dietro le quinte: tecnologia e innovazioneL’impianto di Trasaghis non è solo il risultato di una scelta etica, ma anche di un impegno tecnologico di alto livello. Ogni fase del trattamento degli scarti è studiata per massimizzare il recupero e minimizzare gli sprechi. Si usano processi fisici, chimici e biologici, combinati tra loro per ottenere il massimo rendimento.Dietro le quinte, un team di tecnici specializzati lavora ogni giorno per migliorare i processi, monitorare i risultati e assicurarsi che ogni residuo abbia la possibilità di essere trasformato in risorsa. La struttura stessa è un esempio di recupero industriale: un edificio che, invece di essere demolito o lasciato al degrado, torna a vivere come motore dell’economia locale.Valorizzazione territoriale: ricadute localiIl valore di questo impianto va oltre la semplice gestione dei rifiuti. Si tratta di una scelta che rafforza il legame con il territorio, crea nuove opportunità di lavoro e rafforza la competitività del distretto. Trasaghis diventa così un punto di riferimento non solo per il Friuli, ma per tutta la filiera agroalimentare italiana, dimostrando che l’innovazione non è appannaggio delle grandi metropoli, ma può nascere anche nei piccoli centri.La comunità locale partecipa attivamente, vede riconosciuto il proprio ruolo e si sente parte di un progetto più grande. Questo rafforza l’identità del distretto e spinge altre realtà a seguire la stessa strada. Ogni sacco di sale che riparte dall’impianto, ogni litro d’acqua recuperata rappresentano un piccolo successo per tutto il territorio.Dalla prospettiva locale a quella nazionaleL’esperienza di Trasaghis parla anche al resto d’Italia. Mentre l’Europa chiede di ridurre la produzione di rifiuti e di aumentare la circolarità dei processi produttivi, qui si offre un esempio concreto di come si possa agire. La visione del distretto friulano si allinea perfettamente alle nuove strategie nazionali ed europee, anticipando le richieste della transizione ecologica.Il modello può essere replicato, adattato ad altri settori e territori, diventando un patrimonio comune. In questo modo la piccola Trasaghis dimostra che l’innovazione vera nasce dal basso, da chi conosce a fondo le esigenze e le risorse del proprio territorio.Conclusione: il futuro riparte dal saleLa storia dell’impianto di Trasaghis è la dimostrazione che la sostenibilità non è solo un obiettivo futuro, ma una realtà che può essere costruita oggi, con investimenti, coraggio e collaborazione. L’idea di trasformare uno scarto in risorsa, chiudendo i cicli produttivi e ridando valore a ogni residuo, è la chiave di un’agricoltura moderna e responsabile.Nel sale recuperato, nella salamoia che torna utile, nelle strade più sicure d’inverno e nelle concerie che lavorano materie seconde c’è il segno di una nuova economia: circolare, inclusiva, attenta all’ambiente e alle persone. Trasaghis ne è il simbolo, San Daniele la culla, il Friuli il punto di partenza. E da qui, forse, può partire una nuova stagione di crescita sostenibile per tutto il Paese.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
rMIX ti Porta Direttamente ai Prodotti RiciclatiL’economia circolare è fatta da prodotti finiti e materie prime, rMIX li raccoglie e li promuove Plastica, metalli, legno, gomma, vetro, carta, tessuti sono tutti materiali che scartiamo durante i nostri consumi e che possono e devono essere riciclati per non sottrarre alla terra nuove risorse naturali. Inoltre il riciclo di questi scarti risolve l’annoso problema della gestione dei rifiuti evitando che, attraverso scelte sconsiderate di poche persone, questi scarti finiscano nell’ambiente. E’ un impegno etico e di responsabilità sociale acquistare prodotti finiti fatti con materiali riciclati o utilizzare materie prime che provengono dal riciclo per produrre i propri prodotti. A volte non è facile riuscire ad identificare articoli che vengono realizzati in modo circolare e, allo stesso tempo, non è semplice, per chi li produce seguendo i canoni del riciclo, essere scelti dal cliente finale. Oggi si può contare su rMIX, la piattaforma specializzata nel mondo del riciclo, che accoglie, gratuitamente o con contratti annuali, le tue offerte o le tue richieste di prodotti finiti fatti in materiali riciclati o di materie prime riciclate o di macchine che servono per la loro produzione o di offerte o ricerche di lavoro nel settore dell’economia circolare o di aziende che offrono servizi e consulenze. Il consumatore finale può trovare i posts delle aziende che producono prodotti finiti fatti in materiali riciclati e i produttori possono trovare le materie prime, le macchine e le collaborazioni che servono per il loro business. Pubblicare un’offerta o una richiesta è semplice e può essere del tutto gratuito, sapendo che ci prenderemo cura delle tue pubblicazioni, traducendole in 4 lingue e mettendole a disposizione degli iscritti (12.000 in 154 paesi al mondo) e a tutti coloro che sono interessati. Inoltre rMIX ha un servizio di promozione gratuito in quanto offre al portale prodotti e servizi meritevoli di nota delle aziende del settore scelte dalla redazione, senza nessun costo, permettendo un avvicinamento tra le aziende e il mercato nel settore del riciclo. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - legno - carta - metalli - tessuti - RAEE
SCOPRI DI PIU'
Accordo per il Riciclo di 15.000 Ton Anno di Film Plastico a Circuito ChiusoDue società francesi hanno sviluppato un accordo per la gestione degli scarti dei film plastici attraverso un canale dedicatoSelezionare il rifiuto post consumo, in modo che non venga contaminato da altre plastiche o da altri agenti inquinanti, è sempre stato l’obbiettivo più alto nel campo del riciclo delle materie plastiche derivanti dalla raccolta differenziata. Si sono fatti molti passi avanti nel settore del PET, dove gli sforzi che si sono compiuti e si stanno ancora compiendo per creare una raccolta monoprodotto, quindi delle sole bottiglie separate dagli altri rifiuti, sta portando a buoni risultati. Risultati che si possono toccare con mano, in termini di qualità del rifiuto in PET che si può riciclare, in quanto la raccolta delle sole bottiglie di PET riduce di molto gli inquinanti tipici presenti nella raccolta differenziata. Ora, in Francia, si è esteso questo principio di raccolta, monocanale, anche per gli imballi flessibili del packaging, creando una circolazione del prodotto-rifiuto a circuito chiuso, raccogliendo e lavorando solo lo scarto del film, creando un processo di riciclo dedicato che non comporti la contaminazione dello stesso con altre plastiche. Infatti, TotalEnergies e Paprec, leader nel riciclaggio della plastica in Francia, hanno firmato un accordo commerciale a lungo termine per sviluppare una catena del valore francese per il riciclaggio avanzato dei rifiuti di film plastici. L'accordo assicurerà la fornitura del futuro impianto avanzato di riciclaggio della plastica di TotalEnergies a Grandpuits. In base ai termini di questo accordo, Citeo, la principale organizzazione francese responsabile degli imballaggi domestici a fine vita, fornirà un flusso di rifiuti di plastica flessibile selezionati dagli imballaggi post-consumo. Questo flusso sarà consegnato allo stabilimento Paprec Plastiques 80 di Amiens (Francia), dove verrà costruita una linea di selezione e preparazione unica nel suo genere. TotalEnergies utilizzerà questi rifiuti di origine francese nel suo impianto di riciclaggio avanzato, presso la piattaforma zero-greggio di Grandpuits, e produrrà plastica riciclata con le stesse proprietà della plastica vergine per uso alimentare. L'impianto di riciclaggio avanzato, realizzato da TotalEnergies (60%) e Plastic Energy (40%), sarà in grado di trattare 15.000 tonnellate di rifiuti all'anno e dovrebbe essere operativo nel 2024. "Questo accordo a lungo termine è un'importante pietra miliare per il nostro impianto di riciclaggio avanzato a Grandpuits, in quanto garantisce una fornitura di rifiuti di origine francese", ha dichiarato Valérie Goff, vicepresidente senior per i combustibili rinnovabili e i prodotti chimici di TotalEnergies. "È un esempio tangibile dell'impegno di TotalEnergies nello sviluppo di un'economia circolare per la plastica e contribuisce pienamente alla nostra ambizione di produrre il 30% di polimeri circolari entro il 2030". "Il nostro compito è fornire ai nostri clienti e partner imballaggi circolari che consentano di riportare il materiale al suo utilizzo originale e ottenere risparmi di carbonio. Stiamo adottando un approccio aggressivo e innovativo alle resine monostrato come PET, HDPE e PVC. Questa innovazione con TotalEnergies integra il riciclaggio meccanico o "a basse emissioni di carbonio", che non può offrire la stessa circolarità per la plastica che non è così eco-progettata o che è troppo sporca. Sostenere e sviluppare l'eccellenza industriale francese è una delle nostre missioni ", ha affermato Sébastien Petithuguenin, Presidente e Amministratore Delegato di Paprec Plastiques. Informazioni su TotalEnergies e Polimeri TotalEnergies sviluppa, produce e commercializza polimeri - polietilene, polipropilene, polistirene, loro equivalenti riciclati e biopolimeri - che possono essere incorporati nel processo di produzione della plastica. Più leggeri di molti materiali alternativi, aiutano a ridurre l'impronta di carbonio delle applicazioni finali attraverso una maggiore efficienza energetica. Gli esperti di polimeri di TotalEnergies in Europa, Asia e Stati Uniti d'America stanno lavorando a fianco di tutti i professionisti, compresi i produttori di plastica, i centri di ricerca, le società di raccolta e selezione dei rifiuti e i loro clienti per accelerare nell'economia circolare. L'azienda sta sviluppando diversi processi di riciclaggio della plastica e utilizzando materie prime rinnovabili, con l'ambizione di commercializzare il 30% di polimeri circolari entro il 2030. A proposito di Paprec Il gruppo è stato fondato dalla famiglia Petithuguenin nel 1994 ed è stato gestito dalla famiglia sin dalla sua creazione. Paprec è il leader francese nel riciclaggio e uno dei principali attori europei del trattamento dei rifiuti e dell'energia dal recupero dei rifiuti. Il gruppo è passato da 45 dipendenti a 13.000, distribuiti su più di 300 siti nei paesi din. Nel 2022 il gruppo ha gestito 16 milioni di tonnellate di rifiuti e il fatturato ha superato i 2,5 miliardi di euro.Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano.Fonte TotalEnergy
SCOPRI DI PIU'
Plenitude inaugura un nuovo impianto solare in Francia: un passo avanti per l'energia sostenibileCon una capacità di 5 MW, l’impianto di Bouillac contribuirà alla transizione energetica francese, riducendo le emissioni e sostenendo l’economia localedi Marco ArezioNel contesto delle sfide energetiche globali e della transizione verso fonti rinnovabili, l'Italia si distingue per l’impegno delle sue aziende nell'espansione delle energie pulite in Europa. Un esempio rilevante è Plenitude, la divisione energetica del gruppo ENI dedicata alle energie rinnovabili, che ha recentemente avviato la produzione del suo nuovo impianto solare a Bouillac, in Francia, con una capacità installata di 5 megawatt (MW). Questo nuovo progetto rappresenta un passo significativo per Plenitude, che ha come obiettivo il rafforzamento del proprio portafoglio di energia rinnovabile e la riduzione delle emissioni di gas serra. Un Impianto Strategico per la Francia L'impianto solare di Bouillac si inserisce in una strategia di espansione delle fonti rinnovabili in Francia, dove il governo si è impegnato a incrementare la quota di energia pulita per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Con una capacità di 5 MW, l'impianto è in grado di fornire energia pulita a migliaia di famiglie e contribuire alla stabilità energetica del paese, riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili. Plenitude e la Transizione Energetica Plenitude è una delle aziende leader in Europa nella produzione di energia rinnovabile e, attraverso iniziative come l'impianto di Bouillac, dimostra un impegno concreto nella transizione energetica. La società punta a raggiungere una capacità installata di energia rinnovabile di 15 GW entro il 2030, combinando impianti solari, eolici e di bioenergia per sostenere una rete energetica più sostenibile e resiliente. La scelta della Francia per questo nuovo progetto non è casuale: il paese è uno dei principali mercati europei per l’energia rinnovabile e offre incentivi significativi per lo sviluppo di impianti solari. Questo favorisce aziende come Plenitude nel contribuire all’espansione dell'energia solare e accelerare il raggiungimento degli obiettivi climatici fissati a livello nazionale ed europeo. Impatti e Benefici per la Comunità Locale L’impianto di Bouillac non solo favorirà la transizione energetica, ma avrà anche un impatto positivo sull'economia locale. La costruzione e la manutenzione di impianti solari richiedono competenze tecniche e manodopera specializzata, creando opportunità di lavoro sia dirette che indirette nella regione. Inoltre, l'energia solare genera una produzione di energia a basso impatto ambientale, migliorando la qualità dell'aria e riducendo l'inquinamento atmosferico locale rispetto alle fonti fossili. La Visione a Lungo Termine di Plenitude Plenitude si impegna non solo nella produzione di energia rinnovabile, ma anche nella promozione di un modello di business sostenibile e responsabile. L’azienda ha implementato diverse iniziative per migliorare l'efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale delle sue attività. Attraverso collaborazioni con altre imprese e istituzioni, Plenitude mira a sviluppare tecnologie innovative e a sostenere la ricerca e lo sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Conclusione L’inaugurazione dell’impianto solare di Bouillac rappresenta un traguardo importante per Plenitude e un contributo significativo alla decarbonizzazione della rete energetica francese. In un contesto di crescente urgenza per affrontare il cambiamento climatico, progetti come questo non solo aiutano a ridurre le emissioni di CO2, ma offrono anche un modello replicabile per altre aziende e nazioni che vogliono investire in un futuro più sostenibile.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
Brembo, la rivoluzione sostenibile: pinze freno in alluminio riciclatoInnovazione e responsabilità ambientale: come Brembo ha ridotto del 70% le emissioni di CO₂ nelle sue pinze freno grazie all’uso di una lega di alluminio riciclatodi Marco ArezioQuando si parla di eccellenza italiana nel settore automobilistico, il nome Brembo emerge come sinonimo di qualità, sicurezza e innovazione. Ma oggi l’azienda lombarda compie un passo ulteriore, scegliendo di intrecciare la propria storia con un impegno concreto verso la sostenibilità. Dopo oltre cinque anni di ricerca e sviluppo, Brembo ha annunciato l’introduzione di una lega interamente composta da alluminio riciclato nella produzione delle sue pinze freno di primo equipaggiamento. Un progetto nato nel 2020 con obiettivi chiari Il percorso verso questa innovazione non è stato immediato: il progetto è stato avviato nel 2020 con l’obiettivo di conciliare due aspetti spesso ritenuti difficili da far convivere, ovvero la performance tecnica e la responsabilità ambientale. L’idea era semplice ma ambiziosa: realizzare pinze freno in grado di mantenere gli stessi standard di sicurezza e prestazioni, ma riducendo in modo significativo l’impatto ambientale. Emissioni ridotte fino al 70% La chiave del successo risiede nell’impiego di un alluminio composto al 100% da materiale riciclato, capace di garantire caratteristiche meccaniche paragonabili a quelle delle leghe tradizionali. Grazie a questa scelta, Brembo è riuscita a ridurre le emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo di vita del prodotto di circa il 70%. Un risultato che non rappresenta solo un primato tecnologico, ma anche una risposta concreta alla crescente necessità di ridurre l’impronta ecologica del settore automotive. Il nuovo marchio «ALU» come garanzia di sostenibilità Per contraddistinguere le pinze freno realizzate con alluminio riciclato, Brembo ha introdotto il marchio «ALU». Un simbolo che non si limita a certificare l’origine del materiale, ma che diventa anche testimonianza tangibile dell’impegno dell’azienda verso un futuro più sostenibile. Dal punto di vista estetico, le pinze mantengono intatto il design che ha reso il brand riconoscibile a livello mondiale, confermando che innovazione e tradizione possono convivere armoniosamente. Design iconico e coerenza stilistica Uno degli aspetti più apprezzati dagli automobilisti e dagli appassionati è che le pinze freno in alluminio riciclato conservano le stesse linee distintive dei modelli tradizionali. L’eleganza e la riconoscibilità del marchio restano dunque inalterate, dimostrando che la sostenibilità non implica sacrifici dal punto di vista estetico o prestazionale. Una filiera industriale orientata al futuro L’adozione dell’alluminio riciclato non è un episodio isolato, ma parte di una strategia industriale più ampia. Brembo ha infatti dichiarato di voler dare sempre più spazio a materiali riciclati e a componenti realizzati con energia rinnovabile. Questo approccio non solo riduce i costi ambientali della produzione, ma contribuisce a costruire un futuro in cui i prodotti dell’azienda saranno sempre più intelligenti, sicuri e sostenibili. Un impegno che non si ferma Nonostante l’introduzione delle nuove pinze, Brembo continuerà a utilizzare i materiali convenzionali per le linee già in produzione, garantendo una transizione graduale. Tuttavia, l’obiettivo dichiarato è chiaro: dare priorità a soluzioni basate su alluminio riciclato e, più in generale, a scelte in grado di ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alla qualità. L’Italia come motore dell’innovazione sostenibile Questa scelta dimostra come l’Italia possa essere protagonista di una trasformazione industriale in chiave green. L’innovazione di Brembo non riguarda solo la tecnica, ma incarna un modello virtuoso in cui la ricerca e lo sviluppo diventano strumenti concreti per affrontare le sfide ambientali globali.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
ENI: Sfruttare l'Energia che Viene dal MareSi è costituito un gruppo di lavoro tra l'ENI e l'Università di Torino per studiare la produzione di energia dal moto ondosoCi siano già occupati, in diversi articoli, sulla grande potenzialità che il mare potrebbe regalarci sotto forma di energia prodotta dal moto ondoso. Siamo ancora nella fase di studio su come poter sfruttare in modo permanente questa risorsa, del tutto pulita ed inesauribile. Per questa ragione l'ENI, società internazionale di idrocarburi e l'Università di Tornino si sono unite per accelerare questi studi.L’energia del mare rappresenta la più grande fonte energetica rinnovabile al mondo: si stima che le onde potrebbero sviluppare una potenza lungo le coste terrestri a livello globale pari a 2 TeraWatt, circa 18 mila miliardi di chilowattora all’anno, ovvero quasi il fabbisogno annuale di energia elettrica del pianeta. Inoltre, l’energia da onde è prevedibile, più modulata delle altre fonti rinnovabili e più continua. Valorizzare questa fonte energetica dalle alte potenzialità è lo scopo del laboratorio di ricerca congiunto realizzato dal Politecnico di Torino ed Eni MORE – Marine Offshore Renewable Energy Lab - inaugurato oggi alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, della Presidente di Eni, Lucia Calvosa, dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del Rettore del Politecnico Guido Saracco. Il Laboratorio MORE concretizza ulteriormente la collaborazione tra il Politecnico di Torino ed Eni, sancita a gennaio scorso con il rinnovo di un accordo di partnership, che prevede appunto l’istituzione e il lavoro comune di ricercatori di Eni e dell’Ateneo nel laboratorio, con l’obiettivo di contribuire a una ulteriore crescita del know-how in questa materia di grande interesse sia per Eni che per l’Ateneo e ad una rapida realizzazione industriale delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche marine. Il Laboratorio permetterà di ampliare il campo d’azione congiunta allo studio di tutte le fonti di energia marina, andando a investigare non solo il moto ondoso ma anche l’eolico e solare offshore, le correnti oceaniche e di marea e il gradiente salino. Il MORE Lab ha sede presso il Politecnico, con l’impiego di infrastrutture di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e vede anche l’integrazione con le seguenti strutture Eni: il Marine Virtual Lab, presso il centro di supercalcolo HPC5 a Ferrera Erbognone e l’area di test in mare aperto a Ravenna, dove si sta valutando la fase pre-prototipale del convertitore di moto ondoso ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), il primo impianto al mondo di generazione elettrica ibrida e distribuita da moto ondoso e fotovoltaico; una tecnologia nata dai laboratori di ricerca del Politecnico e sviluppata dalla spin-off dell’Ateneo Wave for Energy, selezionata, ottimizzata ed industrializzata da Eni e in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna. ISWEC ha dimostrato elevata affidabilità e capacità di adattarsi alle diverse condizioni di mare, grazie al suo sistema attivo di controllo e regolazione. Infatti, nel periodo di esercizio si è arrivati a superare il valore nominale massimo di potenza installata pari a 50 kW. Inoltre, il Laboratorio farà rete anche con il sito di test del Politecnico a Pantelleria, dove altri aspetti della stessa tecnologia vengono testati in un ecosistema, quello isolano, che mira all’autonomia energetica e all’azzeramento dell’impatto paesaggistico. Saranno circa 50 i ricercatori coinvolti nella ricerca di MORE Lab, tra personale in ruolo e dottorandi/tesisti del Politecnico, con i quali Eni si interfaccerà, con proprie professionalità, per una rapida crescita del know-how specifico e per la finalizzazione industriale delle tecnologie. Il Centro avrà a disposizione una vasca di prova navale e dei laboratori all’avanguardia per lo sviluppo e dry test dei prototipi e un centro di calcolo ad alte prestazioni. Il Laboratorio, inoltre, si avvarrà di una cattedra specifica sull’ “Energia dal Mare”, che avrà l’obiettivo di formare ingegneri specializzati nella progettazione, realizzazione e utilizzo delle nuove tecnologie che saranno sviluppate proprio nel laboratorio. L’AD Eni Claudio Descalzi ha commentato: “L’impegno di Eni nello sviluppo di tecnologie che avranno un ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione diventa sempre più concreto grazie al lavoro di ricerca condotto insieme al Politecnico di Torino nei MORE Lab che ci permetterà di ottimizzare le tecnologie per renderle sempre più efficienti, competitive ed accelerare il processo di industrializzazione delle energie marine”. “In un settore come quello dell’energia rinnovabile e della sostenibilità, lo sviluppo di soluzioni innovative e realizzate in stretta collaborazione con il mondo industriale – quindi pronte per essere impiegate sul mercato – è quanto mai centrale per il nostro Ateneo”, ha commentato il Rettore del Politecnico Guido Saracco. “I laboratori e i progetti di ricerca e innovazione sviluppati con Eni nei MORE Lab saranno cruciali nei prossimi anni per contribuire in modo significativo a trovare soluzioni per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni che l’Europa si è data”.da eni.com
SCOPRI DI PIU'
Rivoluzione Circolare: Lenzing e il Futuro dei Materiali SostenibiliScopri come Lenzing, pioniera nella produzione di fibre di cellulosa rigenerata, rivoluziona il tessile con innovazioni circolaridi Marco ArezioNegli ultimi anni, l’economia circolare è diventata un punto di riferimento per le industrie intenzionate a ridurre l’impatto ambientale e a valorizzare le risorse naturali. Tra le aziende che incarnano con maggior forza questo approccio spicca Lenzing, multinazionale austriaca specializzata nella produzione di fibre di cellulosa rigenerata. Lungo l’intera filiera, dal tessile ai geotessili biodegradabili, fino alle tecnologie di tintura senza acqua, Lenzing sta ridisegnando gli standard della sostenibilità. La recente vittoria del “Biodiversity and Water Award 2024” ai Sustainable Fashion Awards, organizzati dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, ne conferma il ruolo di leader globale nel settore. Innovazione in chiave circolare: dalla fibra alla protezione dei ghiacciai Da sempre impegnata a integrare responsabilità ambientale e crescita economica, Lenzing ha sviluppato fibre come Tencel™ e Modal, ottenute da legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile. Queste fibre tessili si distinguono per la biodegradabilità, la traspirabilità e la resistenza, offrendo un’alternativa concreta alle fibre sintetiche, spesso associate ad emissioni di CO₂ e microplastiche. Grazie a processi produttivi avanzati, l’impatto ambientale viene ridotto sensibilmente su tutta la filiera, dalla materia prima fino allo smaltimento. Oltre al tradizionale settore dell’abbigliamento, Lenzing ha ampliato il raggio d’azione verso nuove applicazioni, come i geotessili biodegradabili. Questi materiali innovativi vengono utilizzati per proteggere i ghiacciai dal riscaldamento globale e dal conseguente scioglimento, evitando la dispersione di microplastiche. Una volta conclusa la loro funzione sulle superfici glaciali, i geotessili possono essere recuperati e riciclati, trasformandosi nuovamente in fibre utilizzabili nella produzione tessile. Dopo una fase iniziale applicata ai ghiacciai in Austria e Svizzera, il progetto è destinato a espandersi anche su quelli italiani e francesi, dimostrando la portata internazionale e la versatilità di questa innovazione. Premi e investimenti nella ricerca: una strategia a lungo termine Il riconoscimento del “Biodiversity and Water Award 2024” testimonia l’impegno di Lenzing nel salvaguardare le risorse naturali e la biodiversità. Non si tratta solo di premi simbolici: l’azienda, quotata in Borsa dal 1986, investe circa 30 milioni di euro all’anno in ricerca e sviluppo. Questo sostegno costante consente di potenziare la capacità innovativa, migliorare continuamente i processi produttivi e sperimentare nuove tecnologie circolari capaci di ridurre l’impatto ambientale. Dal legno alla fibra rigenerata, fino alla gestione dei rifiuti tessili e alla tintura a basso impatto, l’impegno in R&S favorisce l’emergere di soluzioni che riducono la dipendenza da materie prime vergini, abbracciano il riuso degli scarti e incrementano l’efficienza della filiera. Questo approccio integrato non solo garantisce una maggiore resilienza del sistema produttivo, ma assicura anche la costante evoluzione verso standard ambientali sempre più rigorosi. Dal Refibra™ ai processi di tintura senza acqua: ridisegnare la filiera tessile L’adozione di tecnologie circolari non si limita alla fase di produzione delle fibre vergini. Con il progetto Refibra™, Lenzing incorpora rifiuti tessili pre- e post-consumo nella produzione di nuove fibre rigenerate di alta qualità. In questo modo si chiude il cerchio del tessile, riducendo lo spreco e la necessità di materiali vergini, e creando un ciclo virtuoso che integra perfettamente la filosofia dell’economia circolare. Parallelamente, l’azienda collabora con partner tecnologici come Exponential Envirotech per introdurre processi di tintura senza l’utilizzo di acqua, tradizionalmente uno dei passaggi più impattanti. Eliminando una delle principali fonti di spreco idrico, Lenzing ottimizza l’efficienza dei processi e riduce l’utilizzo di sostanze chimiche, tutelando così le risorse idriche e l’equilibrio degli ecosistemi. Oltre il tessile: un approccio a 360° alla sostenibilità Ciò che distingue Lenzing è la capacità di estendere l’applicazione delle proprie fibre a settori non tessili, come prodotti igienici, salviette biodegradabili e soluzioni domestiche. Questo ampliamento dell’offerta testimonia come la cellulosa rigenerata possa diventare un’opzione sostenibile in numerosi ambiti, sostituendo materiali sintetici e riducendo l’impatto sulle acque, sui suoli e sull’ambiente in generale. Gli sforzi dell’azienda vanno anche oltre la produzione: Lenzing promuove l’educazione e la sensibilizzazione di consumatori, partner e stakeholder. Attraverso collaborazioni, partecipazioni a eventi internazionali e divulgazione di best practice, spinge l’intera industria a riconsiderare i propri modelli e ad adottare logiche più circolari. L’obiettivo è generare un cambiamento culturale, portando la sostenibilità al centro del processo decisionale, dall’ideazione di un capo alla sua seconda vita. Un modello di crescita circolare Lenzing dimostra come sia possibile coniugare competitività, rispetto per l’ambiente e responsabilità sociale. Attraverso investimenti mirati, ricerca continua, tecnologie innovative e partnership strategiche, l’azienda non solo riduce l’impatto ambientale della filiera tessile, ma crea un percorso praticabile che altri attori del settore possono seguire. Grazie all’approccio circolare, l’industria tessile si trasforma da simbolo di spreco e inquinamento a modello di rigenerazione, dove ogni fase della produzione punta a valorizzare le risorse, minimizzare gli scarti e preservare gli ecosistemi. È questa visione che ha portato Lenzing a ottenere riconoscimenti internazionali e a guidare una transizione sostenibile dell’intera filiera. Conclusione La storia di Lenzing mostra che l’economia circolare non è un miraggio, ma un traguardo tangibile. Dalle fibre di cellulosa rigenerata ai geotessili biodegradabili per la protezione dei ghiacciai, dall’integrazione dei rifiuti tessili al ricorso a processi di tintura senza acqua, ogni innovazione spinge il settore verso un futuro più rispettoso del pianeta. Il premio “Biodiversity and Water Award 2024” e l’espansione di progetti virtuosi nelle Alpi europee attestano l’efficacia di questa strategia. In definitiva, Lenzing rappresenta un esempio illuminante di come ricerca, investimento e collaborazione possano trasformare radicalmente la produzione tessile, offrendo soluzioni sostenibili per le generazioni presenti e future. L’azienda austriaca non solo traccia un percorso di crescita circolare, ma apre nuove prospettive per un’economia in cui ambiente, innovazione e valore economico convivono armoniosamente. © Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: Decarbonizzazione e Produzione di Idrogeno Blu in UKUn protocollo di intesa che va nel senso della decarbonizzazione e della produzione dell'Idrogeno blu attraverso la cattura della CO2 e del suo immagazzinamentoQuesto è possibile dalla collaborazione di una società petrolifera che opera nell'estrazione del gas naturale e una società che si occupa della produzione di energia elettrica utilizzando questo gas.Eni UK e Uniper annunciano la sigla di un Protocollo d’Intesa per valutare iniziative congiunte che possano contribuire alla decarbonizzazione del Galles del Nord. La collaborazione è in linea con il piano in 10 punti per la transizione energetica del Governo britannico e si propone di verificare la fattibilità tecnica e commerciale di progetti a basse emissioni di anidride carbonica nella regione.Si ricorda, infatti, che tra le azioni del piano governativo UK per il raggiungimento del target zero emissioni al 2050 (piano che mobiliterà 12 miliardi di sterline di investimenti governativi, e potenzialmente 3 volte tanto dal settore privato, per creare e supportare fino a 250.000 nuovi posti di lavoro) sono previsti investimenti per la crescita dell'idrogeno a basse emissioni di CO2 e per lo sviluppo del processo di Cattura e Stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS). Eni UK attualmente è operatore dei giacimenti di idrocarburi nella Baia di Liverpool che alimentano a gas naturale la centrale elettrica di Connah's Quay di proprietà di Uniper, nel Flintshire. Sulla base del Protocollo, Uniper valuterà delle soluzioni per lo sviluppo presso il proprio sito industriale sia di una produzione di idrogeno blu tramite la cattura dell’anidride carbonica sia di idrogeno verde; mentre Eni UK metterà a disposizione l’infrastruttura per il trasporto e per lo stoccaggio della CO2 nei propri giacimenti depletati nella Baia di Liverpool. La posizione dell'impianto Uniper di Connah's Quay è ideale, in quanto è alimentato da una fonte di gas fornita dal sistema di trasporto nazionale e perchè si trova in prossimità dell’infrastruttura di Eni UK già esistente, che sarà riconvertita al trasporto di CO2 nell’ambito del più ampio progetto HyNet North West. Philip Hemmens, Responsabile Eni del Coordinamento Nord Europa, ha dichiarato: “È un grande momento per investire nelle tecnologie di decarbonizzazione e contribuire a rendere il Regno Unito uno dei leader globali nella transizione energetica. Auspichiamo che questa collaborazione tra Eni UK e Uniper possa integrare e ulteriormente arricchire il nostro impegno nel più ampio progetto HyNet North West, ponendo il Nord Ovest dell'Inghilterra e il Galles del Nord in prima linea nel percorso UK verso il raggiungimento del target “zero emissioni”, per la transizione energetica e la decarbonizzazione di molti settori dell’economia dal 2025 in poi”. Mike Lockett, Country Chairman di Uniper UK e Group Chief Commercial Officer Power, ha commentato: “La centrale elettrica di Connah's Quay di Uniper si trova in una posizione ottimale per prendere parte al processo di decarbonizzazione del Galles del Nord e del nord-ovest dell'Inghilterra, dal momento che prevediamo di incrementare la nostra capacità produttiva di idrogeno nel Regno Unito. Non vediamo l'ora di lavorare insieme a Eni UK per esplorare le future opportunità di produzione di idrogeno e CCS nel sito”. Questo Protocollo d’Intesa è l'ultimo di una serie di accordi tra Eni UK e alcune società con sede nel Nord Ovest dell'Inghilterra e nel Nord del Galles, dove la società sta sviluppando il processo di Cattura e Stoccaggio di anidride carbonica (CCS). Nello scorso mese di maggio è stato firmato un accordo quadro con Progressive Energy Limited per accelerare la Cattura e lo Stoccaggio della CO2 (CCS) nell'ambito del progetto HyNet North West, volto alla creazione di un distretto industriale a basse emissioni di anidride carbonica. Eni UK ha già ottenuto nel mese di Ottobre 2021 la licenza per lo stoccaggio di anidride carbonica per utilizzare i propri giacimenti offshore nella Baia di Liverpool come depositi permanenti di CO2. All’inizio del 2021 Eni UK ha anche creato la “Liverpool Bay CCS Limited”, una nuova società completamente controllata da Eni UK che gestirà future operazioni soggette a licenza nell’ambito del programma previsto dal Governo britannico per il trasporto e lo stoccaggio di anidride carbonica. Uniper è una società all’avanguardia nel campo della produzione di idrogeno e possiede le competenze tecniche e l'esperienza ideali per contribuire al raggiungimento del target “zero emissioni” del Regno Unito, entro il 2050. Uniper contribuirà investendo in progetti accuratamente selezionati, condividendo la sua esperienza nello sviluppo della produzione e dell'uso dell'idrogeno, oltre a creare nuovi posti di lavoro attraverso la sua Engineering Academy. Uniper si è impegnata a rendere climaticamente neutro il proprio portafoglio europeo entro il 2035. Con la produzione di idrogeno quale pietra angolare della sua strategia, la centrale elettrica di Connah's Quay è nella posizione ideale per contribuire alla storia futura di questa fonte energetica per Uniper e per il Regno Unito. Il Protocollo d’Intesa con Eni UK fa parte della strategia di crescita di Uniper nel Regno Unito e costituisce una delle numerose partnership attualmente in atto in tutto il Paese.Vedi maggiori informazioni sull'idrogenoFonti: ENI
SCOPRI DI PIU'
Arezio Marco: Servizio di Fornitura di Polimeri Riciclati per Tubi in PlasticaLa società Arezio Marco è specializzata nella fornitura di servizi e consulenze sulle materie prime nel campo delle plastiche riciclate da post consumo e post industrialiIn particolare, offre ai clienti che producono tubi in plastica, un servizio di fornitura di polimeri riciclati per la maggior parte delle tipologie prodotte, siano essi tubi corrugati o lisci. Pienamente integrata nel percorso dell’economia circolare, la società affianca i produttori di tubi in LDPE, HDPE, PP e PVC nella fornitura dei polimeri riciclati più idonei alle singole produzioni, tenendo conto delle tipologie dei tubi da estrudere, delle caratteristiche meccaniche richieste, dai colori attesi, del livello qualitativo atteso dal cliente, del mercato nel corretto rapporto tra qualità e prezzo. La scelta della correttezza del materiale da impiegare nella produzione dei tubi parte dall’analisi della produzione del polimero riciclato, dalla sua selezione, dalla tipologia dello scarto plastico usato, dalle tipologie di lavaggio e dai sistemi di estrusione e filtratura. Questo comporta lo scambio con il produttore di tubi di una serie di informazioni per definire, all’origine della fornitura, la tipologia di famiglia di riciclo più idonea, cioè se il materiale deve provenire dagli scarti post industriali o da post consumo. Successivamente si analizzeranno le tipologie di tubi da produrre, corrugati o lisci, i diametri, gli spessori delle pareti, se sono mono strato o doppio strato, se la doppia parete necessita di polimeri diversi, quali pressioni di esercizio, le resistenze meccaniche richieste, il gradiente di odore dei polimeri, o la sua totale assenza ed infine i colori. Attraverso la raccolta di queste informazioni la società Arezio Marco può fornire le giuste risposte, condivise con il cliente, sulle tipologie di granuli da fornire. Vediamo la gamma prodotti offerti: Granuli riciclati per tubi e raccordi in PVC Rigido La fornitura può riguardare la materia prima riciclata adatta alla produzione di tubi lisci, non a pressione, di spessori compresi tra 1,8 mm. fino a 7 mm. con tonalità a richiesta del cliente. Il polimero normalmente è impiegato in macchina al 100% senza bisogno di correzioni. Si può optare per ricette standard oppure per compounds con ricette studiate appositamente per il cliente. Anche nella scelta dei colori si possono raggiungere i RAL dei colori richiesti dal cliente. Con lo stesso principio forniamo granuli per lo stampaggio di raccordi per i tubi che abbiano le stesse caratteristiche dei tubi sopra esposti.Granuli riciclati per tubi corrugati e lisci flessibili in PVC Soft Nell’ambito del PVC flessibile riciclato forniamo granuli provenienti dalla lavorazione di scarti post industriali adatti all’estrusione di tubi corrugati, specialmente per il settore elettrico e per l’estrusione di tubi lisci per l’acqua, nel settore del giardinaggio o piccoli tubi elastici per il settore dell’agricoltura. Granuli riciclati per tubi corrugati in HDPE e raccordi Il comparto dei tubi corrugati in HDPE contempla il settore della fognatura, dei tubi che accolgono i cavi per le telecomunicazioni o elettrici e quello dei sistemi drenanti. I tubi, in base alla loro destinazione, hanno diametri e spessori diversi, possono essere mono o doppia parete, di colori scuri o chiari o entrambe le soluzioni. A tutte queste variabili corrispondono soluzioni di polimeri riciclati differenti, con MFI più o meno bassi, filtrazioni di estrusione differenti in base agli spessori dei tubi da realizzare, basi colori chiare, scure o neutre a seconda della tonalità finale da ottenere ed eventualmente le cariche minerali, talco o carbonato di calcio se richiesti. Anche per i raccordi si suggeriscono le giuste ricette in funzione dei tubi da abbinare. Granuli riciclati per tubi lisci e raccordi in HDPEIl tubo liscio in HDPE viene usato sia nel campo dell’edilizia civile sia in quello agricolo per il trasporto dell’acqua. Le ricette dipendono dal grado di pressione che il tubo deve sopportare, dall’assenza di odori richiesta o dal livello di tolleranza ammessa, dal tipo di tubo, se in barre o in rotolo, dal colore e dalla resistenza agli UV richiesta. Così come il tubo, anche i raccordi seguiranno le ricette corrette, tenendo in considerazione le caratteristiche tecniche generali. Granuli riciclati per tubi corrugati e lisci in Polipropilene La materia prima riciclata è scelta in base alla tipologia di tubo da realizzare. Normalmente per l’uso nel settore fognario, dove gli spessori del tubo crescono in funzione dell’aumento dei diametri, si può impiegare un granulo in PP proveniente dal riciclo degli imballi di rafia, mentre per i tubi lisci, anche di diametri piccoli, si predilige uno scarto di produzione neutro che permette di non avere nessun tipo di odore legato al riciclo post consumo e di realizzare colorazioni a RAL. Granuli riciclati per tubi lisci in LDPE e per interno dei tubi corrugati per i cavi Nel campo dei tubi in LDPE, in base ai diametri e agli spessori, spesso vengono usati granuli che derivano dalla raccolta differenziata. Tecnicamente è possibile estrudere un tubo con il post consumo da scarti domestici, ma l’incostanza della qualità, che dipende dalla presenza del polipropilene, da inquinanti di altre plastiche e dalla possibile degradazione del materiale in estrusione, ne sconsiglia l’uso se si vuole realizzare un tubo tecnicamente ed esteticamente qualitativo. Sia nel campo dei tubi in LDPE rigidi che in quelli flessibili, per realizzare una superficie liscia, senza micro bolle, elastica e senza fessurazioni o piccoli fori, forniamo un granulo in LDPE che proviene dagli scarti del packaging industriale o commerciale. Questa filiera di raccolta non viene in contatto con altre plastiche e quindi, essendo un mono prodotto, ne garantisce la qualità dell’input. Per quanto riguarda i tubi di piccolo o piccolissimo diametro si valuta l’uso di un granulo in LDPE, post industriale che deriva dalla lavorazione dei blocchi petrolchimici riciclati. Il prodotto è composto da un LDPE 100%, neutro, senza odori o contaminazioni ed è adatto all’estrusione di spessori piccoli. Inoltre si presta a compound con l’HDPE per ricette particolari. Un’altra applicazione del granulo in LDPE è quella della parete interna dei tubi corrugati in cui passano i cavi. La solidarizzazione tra lo strato in HDPE della parte corrugata e lo strato liscio in LDPE interno richiede una qualità elevata del granulo. Questo deve essere elastico e, per esserlo, non deve contenere polipropilene che possa irrigidire la pelle posata, non deve contenere parti rigide non fuse, composte da residui di estrusione o da inquinanti nell’input. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - polimeri - tubi - ricicloVedi maggiori informazioni sui sistemi fognari
SCOPRI DI PIU'
In Arabia Saudita il Primo Impianto per i Polimeri Riciclati ISCC+I rifiuti urbani non riciclabili o non separati sono la fonte per produrre polimeri riciclati certificati ISCC+Non esiste solo la strada del riciclo meccanico, quando si tratta di riutilizzare i rifiuti urbani che premono sull’ambiente, ma esistono anche altre soluzioni, a volte alternative e a volte complementari, per migliorare la gestione dello scaro che quotidianamente il mondo produce. In ogni ciclo di trattamento meccanico dei rifiuti si creano degli scarti che non possono essere riciclati, scarti che contengono ancora polimeri sotto forma di associazioni complesse tra di loro. Inoltre, purtroppo, molte aree del mondo, non si occupano di differenziare i rifiuti, quindi esiste una grande quantità di rifiuti non selezionati e non separati. Tre aziende internazionali hanno concluso un’ampia collaborazione che gli permette di intercettare i rifiuti difficili da riciclare, trattarli attraverso il riciclo chimico, creare una nuova famiglia di polimeri plastici riciclati che possono essere immessi nuovamente sul mercato, supportati anche da una certificazione internazionale come la ISCC+. Infatti, TotalEnergies, Aramco e SABIC hanno convertito con successo per la prima volta in Medio Oriente e Nord Africa i rifiuti di plastica in polimeri circolari certificati ISCC+. L'olio di pirolisi della plastica, chiamato anche olio derivato da rifiuti di plastica (DOP), è stato lavorato presso la raffineria SATORP di proprietà congiunta di Aramco e TotalEnergies, a Jubail, in Arabia Saudita. È stato quindi utilizzato come materia prima da Petrokemya, un'affiliata di SABIC, per produrre polimeri circolari certificati. Il progetto mira a spianare la strada alla creazione di una attività per il riciclaggio avanzato della plastica, trasformando i rifiuti in polimeri circolari nel Regno dell'Arabia Saudita. Il processo consente l'utilizzo di plastica non differenziata, che può essere difficile da riciclare meccanicamente e, di conseguenza, contribuisce a risolvere la sfida della plastica a fine vita. Una prima pietra miliare per il progetto è stata l'ottenimento della certificazione ISCC+ per garantire la trasparenza e la tracciabilità dell'origine riciclata di materie prime e prodotti. Il sistema ISCC (International Sustainability and Carbon Certification) ha una sezione dedicata alle biomasse e ai prodotti derivati dalle biomasse, compresa la plastica riciclata. L'obiettivo principale della certificazione ISCC+ è dimostrare che la plastica riciclata soddisfa standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Si verifica anche la catena di approvvigionamento, inclusi gli aspetti legati alla tracciabilità e al rispetto delle normative ambientali. Tre impianti industriali sono stati coinvolti nel processo: la raffineria SATORP, l'impianto di frazionamento NGL di Ju'aymah di Aramco e Petrokemya. Tutti hanno ottenuto con successo la certificazione ISCC+, abilitando la produzione di materiali circolari. Mohammed Y. Al Qahtani, Presidente di Downstream di Aramco, ha dichiarato: “Questo risultato dimostra l'importanza del settore petrolchimico nella creazione di prodotti e soluzioni più sostenibili. Il nostro obiettivo è creare soluzioni circolari per i rifiuti di plastica, facendo progressi anche sulla nostra ambizione di raggiungere l'azzeramento netto delle emissioni di gas serra entro il 2050, attraverso le nostre risorse gestite interamente dall'azienda. Aramco sta prendendo in considerazione diversi modi per attingere a nuove tecnologie e sfruttare le risorse esistenti per supportare l'implementazione di prodotti circolari, più sostenibili e a basse emissioni di carbonio". Bernard Pinatel, President, Refining & Chemicals, TotalEnergies, ha dichiarato: “Questa avanzata iniziativa di riciclaggio della plastica riflette l'ambizione di TotalEnergies di contribuire concretamente ad affrontare la sfida del fine vita della plastica. Diversi altri progetti di economia circolare sono allo studio, sfruttando le competenze tecniche e l'esperienza dei partner per contribuire ulteriormente al riciclaggio della plastica. È un percorso importante verso l'obiettivo di TotalEnergies di produrre il 30% di polimeri circolari entro il 2030 e la sua strategia per costruire un'azienda multi-energia con l'ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, insieme alla società". Sami Al-Osaimi, SABIC EVP Petrochemicals (A), ha dichiarato: “SABIC è un leader nel settore chimico che supporta Saudi Vision 2030, garantendo una crescita futura sostenibile concentrandosi su ambiente, energia e clima. Questo progetto è in linea con l'impegno di SABIC per evitare lo smaltimento in discarica e l'incenerimento attraverso le sue competenze in materia di innovazione e tecnologia avanzata. Questo progetto mostra la collaborazione del settore petrolchimico per superare le sfide a monte e a valle della plastica circolare. A tal fine, SABIC ha recentemente annunciato il suo obiettivo di un milione di tonnellate di soluzioni TRUCIRCLE ™ entro il 2030, che intende aiutare a fornire ai nostri clienti soluzioni più sostenibili”.Fonte TotalEnergy
SCOPRI DI PIU'
Cerca le Informazioni Tecniche sull'Economia Circolare - rMIXScopri la sezione "Informazioni Tecniche" del blog rMIX: approfondimenti su materiali riciclati, processi industriali, innovazioni, normative e strumenti per professionisti dell’economia circolare Il portale rMIX è un punto di riferimento per aziende, professionisti e cittadini impegnati nella transizione ecologica. Non è solo una piattaforma di scambio per offerte e richieste di prodotti riciclati o servizi ambientali: è anche un luogo dove l’informazione assume un ruolo centrale nel guidare scelte più sostenibili. Tra le sezioni più rilevanti del blog rMIX, spicca quella dedicata alle “Informazioni Tecniche”, uno spazio editoriale pensato per fornire contenuti approfonditi, aggiornati e altamente qualificati a chi opera o desidera operare all’interno della filiera dell’economia circolare. Un laboratorio informativo per la transizione circolare La sezione “Informazioni Tecniche” del blog di rMIX si propone come un vero e proprio laboratorio informativo, dove il sapere tecnico incontra la divulgazione accessibile. Qui si esplorano materiali innovativi, processi industriali, tecnologie di riciclo e normative aggiornate, con uno stile chiaro ma rigoroso, adatto sia a tecnici del settore sia a lettori motivati a comprendere meglio il mondo del riciclo e del riuso. Gli articoli pubblicati offrono una panoramica ampia ma dettagliata su ciò che muove davvero il motore dell’economia circolare: i materiali secondari, i polimeri, i metalli, i biomateriali, gli impianti di trattamento, i macchinari specializzati, ma anche le certificazioni ambientali, le schede tecniche e le normative europee ed italiane. Focus su materiali riciclati e tecnologie emergenti Uno degli aspetti più interessanti di questa sezione è il suo focus sui materiali riciclati e sulle tecnologie emergenti. rMIX pubblica regolarmente contenuti che raccontano le proprietà, i limiti, i vantaggi e gli ambiti applicativi di materiali come il PET riciclato, il PLA compostabile, le plastiche rigenerate da RAEE, o le fibre tessili post-consumo, ecc.. Allo stesso tempo, vengono analizzati i processi industriali di separazione, selezione, lavaggio, granulazione, pirolisi e rigenerazione, offrendo una guida preziosa per chi vuole conoscere a fondo il funzionamento della catena del riciclo. Spesso queste informazioni sono arricchite da riferimenti a case study reali, innovazioni brevettate o pratiche adottate da aziende italiane virtuose nel settore. Schede tecniche, normative e aggiornamenti professionali Nella sezione “Informazioni Tecniche” non mancano le schede pratiche e normative, che aiutano professionisti e imprese a orientarsi tra certificazioni ambientali, codici CER, requisiti REACH e CLP, parametri tecnici per l’idoneità dei materiali riciclati a specifici usi. Un ponte tra innovazione e mercato Questa sezione del blog non è solo teoria o divulgazione, ma un ponte tra l’innovazione tecnica e il mercato. Le informazioni fornite sono pensate per creare connessioni tra chi sviluppa soluzioni green e chi le applica nella pratica: dai progettisti agli impiantisti, dai buyer di materie prime seconde ai ricercatori universitari. rMIX crea così un circolo virtuoso tra conoscenza, pratica e scambio commerciale, aiutando l’economia circolare a uscire dalla nicchia e a diventare un ecosistema vivo, accessibile e redditizio. Conclusione: un punto di riferimento per chi lavora nella sostenibilità La sezione “Informazioni Tecniche” di rMIX è molto più di una raccolta di articoli: è uno strumento di lavoro per chi crede in una produzione e un consumo più consapevoli. Qui la tecnica si fa racconto, la complessità si fa comprensibile, e l’innovazione si apre a chiunque desideri fare la propria parte per un futuro sostenibile. Per approfondire i contenuti tecnici sull’economia circolare, visita la sezione dedicata del blog rMIX: 👉 Informazioni Tecniche – rMIX Blog
SCOPRI DI PIU'