L'amministratore delegato di Versalis, in un'intervista a Repubblica, ripercorre le attività dell'azienda in un'ottica di economia circolare Accogliamo volentieri su rNEWS l'intervista di Giacomo Talignani all'amministratore delegato di Versalis, Daniele Ferrari, in cui si affrontano i nodi del presente e del futuro dell'economia circolare, in merito alla lavorazione e allo smaltimento dei rifiuti plastici. Nell'articolo si affrontano le problematiche, ancora aperte, del ciclo dei rifiuti: discariche, termovalorizzazione, pirolisi, prodotti monouso e creazione di packaging sostenibili.La chimica e i suoi processi come chiave per disegnare un mondo basato su una maggiore capacità di riciclo, packaging e prodotti più snelli e amici dell'ambiente, ma anche plastica recuperata e resa nuovamente "vergine" e nuove ricette per la lunga strada verso la decarbonizzazione. I prodotti pensati sotto la lente della circolarità, il recupero dei materiali e la ricerca di quelli alternativi, sono oggi al centro della missione di Versalis, società chimica di Eni. Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis, racconta l'importanza della chimica per la sostenibilità di oggi e del futuro. Come la chimica può oggi aiutare il riciclo ed essere al centro dell'economia circolare?"Come produttori di materie plastiche e prodotti chimici per noi è importantissimo oggi non solo produrre ma anche fornire nuove soluzioni che poi verranno utilizzate sui mercati. Ecco perché per Versalis la circolarità deve essere a 360 gradi. Ci muoviamo su tre linee fondamentali: l'eco design, ovvero produrre e pensare i nostri prodotti anche sotto l'aspetto del fine vita, massimizzando le risorse e pensando per esempio come rendere i manufatti più semplici da riciclare; poi l'utilizzo dei feedstock alternativi con un giusto mix di transizione fra materie prime fossili e quelle rinnovabili, su cui ci stiamo concentrando sempre di più nelle nostre produzioni; e infine un particolare sviluppo e attenzione alle tecnologie di riciclo. Abbiamo un forte senso di responsabilità sociale, con sempre maggiore attenzione alla sostenibilità in azienda: quindi noi come industria chimica dobbiamo impegnarci a contribuire con lo scopo di riciclare sia meccanicamente che chimicamente i prodotti". La plastica, di cui vi occupate, è un materiale complesso da riciclare. Come vi state muovendo per recuperarlo? "Il tasso del riciclo della plastica nel mondo è ancora basso. In Europa, con un mercato di circa 50 milioni di tonnellate di plastica vergine, oltre il 30% dei rifiuti in plastica raccolti viene inviato a processi di riciclo, oltre il 40% viene termovalorizzato e il restante finisce in discariche, e quest'ultimo è un grosso problema. Dobbiamo riuscire a riciclare di più. Durante la pandemia legata al Covid ci siamo resi conto dell'importanza di alcune applicazioni della plastica: da quelle usate nel settore sanitario a quelle del packaging alimentare, è balzata agli occhi l'importanza della plastica proprio per la sua versatilità, perché senza questo materiale sarebbe stato difficile fare molte cose che abbiamo fatto, dai tamponi sino alle mascherine. E' necessario dunque pensare sempre di più al riuso della plastica: oggi in Europa il riciclo meccanico può soddisfare l'esigenza fino a un certo punto. Probabilmente si arriverà a incrementare la percentuale di plastica riciclata meccanicamente, ma difficilmente si andrà oltre perché sui mercati sono presenti plastiche miste e materiali multi-strato. Ecco perché, per andare oltre e ottenere maggiori possibilità di recupero, stiamo sviluppando il riciclo molecolare. Un esempio è quello che facciamo col progetto Hoop, prevediamo di realizzare un primo impianto da 6 mila tonnellate anno a Mantova". In che cosa consiste questo progetto? "In parole molto semplici Hoop si basa sul processo di pirolisi per trasformare plastiche miste in materia prima che possa dar vita a nuove plastiche "vergini", in modo da avere un ciclo di economia circolare. La plastica recuperata viene scaldata nel reattore a 400-500 gradi con basse pressioni: in sostanza la scomponiamo per poterla riutilizzare. Al di là della produzione energetica per scaldare il reattore non ci sono emissioni dirette e questo processo fa in modo che questa plastica ritorni ad essere un bene primario. Con il riciclo molecolare si è meno limitati rispetto a quello meccanico. In futuro speriamo che questo ciclo comprenda anche la possibilità che l'energia necessaria per questo processo arrivi totalmente da fonti rinnovabili, in modo da chiudere il ciclo completamente" E' difficile applicare il concetto di circolarità al recupero della plastica? "Noi facciamo parte della Circular Plastics Alliance e abbiamo preso impegni importanti per il riciclo della plastica, cercando di dimostrare che questo materiale si può recuperare. La plastica non è un problema, ma lo è la cattiva gestione del fine vita. Questo si può realizzare con le tecnologie che stiamo sviluppando. Crediamo infatti che per il futuro sia meglio impegnarsi per gestire al meglio i rifiuti di plastica, piuttosto che eliminare questo materiale, in uno slogan meglio essere "plastic waste free" che "plastic free". Quali altre sfide coinvolgono i rifiuti di plastica? "Una delle prime sfide intraprese è per esempio il progetto Versalis Revive. Creiamo nuovi prodotti con plastica vergine e plastica da riciclo sino al 75%. Lo riusciamo a fare sia nel polistirene, sia nel polietilene per esempio per ottenere prodotti per il settore agricolo per il packaging come film e pellicole. Poi ci sono iniziative come RiVending, in cui raccogliamo bicchierini e palette del caffè e dai monouso diamo vita alla produzione di polistirene espandibile per lastre isolanti per condomini o abitazioni e packaging protettivo di elettrodomestici e mobili. Credo che RiVending dimostri anche che nella grande corsa a bandire monouso di plastica si poteva ragionare diversamente, cioè su come riciclarli e rilevarne valore senza danneggiare un'industria già sotto pressione. Abbiamo dimostrato in modo pratico cosa si può fare con i monouso, un esempio di riciclo applicabile anche in altre realtà". Un esempio di riconversione invece arriva da Crescentino (Vercelli), dove ora producete disinfettante. "Sì, con l'esperienza che abbiamo nella chimica da fonti rinnovabili nel sito di Crescentino in Piemonte abbiamo adattato gli impianti produttivi per produrre una gamma di disinfettanti (chiamati Invix, ndr) utilizzando come principio attivo l'etanolo da materie prime vegetali. Una riconversione necessaria per il momento particolare e difficile che stiamo vivendo. Continueremo a produrre ed espanderemo presto la nostra gamma di prodotti". Quali altre trasformazioni saranno invece necessarie per garantire la transizione energetica? "Servirà una trasformazione completa della nostra industria, ma non si può fare in un solo stadio. Integrare gli impianti chimici tradizionali con strutture nuove e tecnologiche che ci permettono di essere sempre più rinnovabili e circolari è l'obiettivo. Per fare questo usiamo una strategia che definirei a fasi, modulare, un percorso che la chimica sta già facendo e deve fare per essere all'avanguardia, stimolati dalla sensibilità ambientale, dal New Green Deal e da tutti gli apparati di sostegno che verranno per il cambiamento". In questa partita la chimica che ruolo gioca? "All'interno di Eni ogni business fa la sua parte verso la decarbonizzazione. Noi come parte chimica abbiamo la possibilità di integrarci e poter dare l'apporto tecnologico verso questo cambiamento. Ci sentiamo fortemente motivati e responsabilizzati: l'industria chimica tocca circa il 95% di ogni settore industriale, molti dei prodotti che ci circondano sono fatti grazie alla chimica e per questo sappiamo di avere un ruolo importante verso il futuro. Speriamo che anche le persone comprendano quanto la chimica, a volte inquadrata erroneamente o associata magari all'inquinamento, abbia in realtà un ruolo decisivo e prezioso, come risorsa, per lo sviluppo di una società più sostenibile".Giacomo Talignani, la Repubblica
SCOPRI DI PIU'
Con rMIX aiutiamo le imprese del riciclo e dei servizi ambientali a raggiungere un pubblico qualificato, migliorare la propria reputazione tecnica e ottenere una visibilità stabile e coerenteAutore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili.Data: 6 aprile 2026 Tempo di lettura: 11 minutiParliamo a chi vuole farsi trovare da clienti veri, non da traffico casualeQuando un’azienda decide di investire in pubblicità, il punto non è solo comparire online. Il punto vero è comparire davanti alle persone giuste, nel contesto giusto e con un messaggio che venga percepito come credibile. Noi di rMIX lavoriamo da anni proprio su questa idea: non offrire visibilità generica, ma una presenza dentro un ambiente specializzato che parla il linguaggio del riciclo, dell’economia circolare e delle filiere industriali collegate. Sul nostro portale, nella sezione offerte e richieste, oggi sono presenti 4.243 annunci e 1.716 aziende, distribuiti in categorie che spaziano da polimeri riciclati, metalli, RAEE, vetro e carta fino a trattamento delle acque, logistica, consulenza, energie rinnovabili e materiali edili riciclati.Questo dato non è solo quantitativo. Per noi significa soprattutto una cosa: chi arriva su rMIX non entra in un contenitore indistinto, ma in un ecosistema verticale dove prodotti, servizi, contenuti e opportunità commerciali sono già organizzati per settore. È da qui che nasce il vantaggio della pubblicità su rMIX. Non promettiamo una folla generica. Offriamo un contesto specializzato, dove il messaggio aziendale può incontrare lettori, operatori, buyer, tecnici e imprenditori che hanno già un interesse reale verso i temi trattati dal portale. A nostro avviso, per chi lavora nel B2B industriale, questa pertinenza vale spesso più del volume puro del traffico.Il primo vantaggio che offriamo è un pubblico qualificatoNoi sappiamo bene che, nel mondo della pubblicità digitale, il traffico non ha tutto lo stesso valore. Una campagna può generare molte visualizzazioni e pochissimi contatti utili, oppure numeri apparentemente più contenuti ma con una qualità molto superiore. Per questo, quando proponiamo un investimento pubblicitario su rMIX, partiamo sempre da un principio semplice: meglio essere visti da chi appartiene davvero alla filiera che da un pubblico vasto ma dispersivo.Nella presentazione del servizio Banner Certificato dichiariamo oltre 1.000.000 di pagine visitate ogni trimestre e spieghiamo chiaramente che lo spazio banner è rivolto a un pubblico mirato e qualificato nel settore dell’economia circolare e della sostenibilità. Sottolineiamo anche che, a differenza delle piattaforme generaliste, le visualizzazioni provengono da visitatori già interessati ai temi trattati sul portale.Per noi questo è il cuore della proposta commerciale. Se la vostra azienda vende granuli riciclati, impianti, servizi di consulenza ambientale, prodotti finiti, additivi, lavorazioni conto terzi o tecnologie di recupero, essere presenti in un ambiente verticale significa parlare a un pubblico già predisposto a capire ciò che fate. Non dobbiamo convincere il lettore a interessarsi al riciclo o alla circular economy: il lettore è già arrivato qui proprio per questo. E questa, sul piano commerciale, è una differenza concreta.Il secondo vantaggio è la coerenza tra il vostro messaggio e l’ambiente in cui appareNel marketing industriale, la collocazione di un messaggio cambia la sua efficacia. Noi non consideriamo la pubblicità come un elemento da appoggiare ovunque in modo indistinto. La consideriamo molto più efficace quando è inserita in un ambiente coerente con l’attività dell’azienda che si promuove.Questo principio emerge in modo molto chiaro nella presentazione della nostra pubblicità tecnica integrata nei manuali. Lì spieghiamo che, nel settore delle materie plastiche, la comunicazione non può essere generica e che l’inserimento di una pagina pubblicitaria all’interno di un manuale tecnico cambia completamente la prospettiva: la comunicazione non resta isolata, ma viene collocata in un ambiente specialistico, dove il lettore sta già approfondendo contenuti coerenti con la propria attività. Aggiungiamo inoltre che la coerenza tra contenuto e inserzione amplifica la credibilità del messaggio.Questo stesso criterio, per noi, vale in generale su tutto rMIX. Vale per i banner, per i profili, per i link inseriti in contenuti già pertinenti, per gli articoli sponsorizzati e per le newsletter. Quando promuoviamo un’azienda all’interno di un ecosistema che parla lo stesso linguaggio del suo mercato, il messaggio non appare come un corpo estraneo. Appare, più naturalmente, come parte di una conversazione tecnica già in corso. E nel B2B industriale questa sensazione di pertinenza è spesso ciò che apre la porta all’interesse reale.Il terzo vantaggio è la durata della visibilitàMolte aziende ci dicono la stessa cosa: non vogliono una presenza online che duri solo finché c’è un budget giornaliero da consumare. Vogliono strumenti più rassicuranti, più stabili, più coerenti con i tempi lunghi delle trattative industriali. Noi comprendiamo bene questa esigenza, ed è per questo che una parte importante della nostra offerta si basa sulla persistenza della visibilità.Nel pacchetto 3 in 1 spieghiamo che l’azienda può restare visibile 24 ore su 24 nella prima pagina di Google per il periodo scelto, grazie alla combinazione tra profilo aziendale, collegamento a un post già presente nella prima pagina del motore di ricerca e fissaggio del profilo nella home page e nella categoria di riferimento. Nella descrizione del servizio di link building precisiamo che possiamo inserire il link del cliente in articoli o post già indicizzati in prima pagina e che questa attività può durare sei mesi, un anno o più in base all’abbonamento. Nel Banner Certificato evidenziamo inoltre che la visibilità è costante e continuativa, indipendentemente dal numero di clic o dal budget giornaliero.Per noi questo è un argomento molto forte, soprattutto per le PMI industriali. I processi decisionali nel B2B non sono quasi mai immediati: spesso un potenziale cliente legge, confronta, torna, approfondisce e solo dopo contatta. Una presenza che resta nel tempo aiuta molto di più questo processo rispetto a una comunicazione che si accende e si spegne in fretta. Non diciamo che la durata, da sola, basti. Diciamo però che una visibilità persistente, inserita in contenuti e posizionamenti coerenti, offre un terreno più solido per costruire fiducia e memoria del marchio.Il quarto vantaggio è la dimensione multilinguaNoi sappiamo che molte imprese del riciclo e dell’economia circolare non si muovono solo sul mercato nazionale. Lavorano con l’estero, cercano fornitori e clienti in più paesi, partecipano a fiere internazionali, sviluppano contatti commerciali lungo filiere che oltrepassano i confini. Per questo, nella nostra proposta pubblicitaria, la multilingua non è un dettaglio accessorio: è una leva commerciale vera.Nel servizio newsletter dichiariamo che il messaggio viene redatto in quattro lingue — italiano, francese, spagnolo e inglese — e inviato agli interessati nella loro lingua di appartenenza. Indichiamo inoltre che la newsletter raggiunge circa 12.000 contatti che operano nel mondo della plastica riciclata, del riciclo, delle macchine, della distribuzione e dell’economia circolare. Nella Share Newsletter specifichiamo che questi contatti sono distribuiti in 154 paesi del mondo. Anche il profilo aziendale viene presentato come una vetrina sul mercato dell’economia circolare in 154 paesi.Per noi, offrire questa dimensione internazionale significa mettere a disposizione delle aziende uno strumento che può accompagnarle anche oltre il mercato domestico. Se un’impresa ha una vocazione export, una linea prodotto vendibile all’estero o un posizionamento tecnico che merita diffusione internazionale, poter contare su un ambiente che già lavora in più lingue e con una base di contatti globale rappresenta un vantaggio concreto. Non è solo traduzione. È la possibilità di rendere il messaggio più accessibile e più naturale per chi lo riceve.Il quinto vantaggio è la flessibilità dei formatiNoi non crediamo che tutte le aziende debbano usare lo stesso strumento promozionale. Ogni impresa ha obiettivi diversi: c’è chi vuole far conoscere il brand, chi deve raccontare un nuovo prodotto, chi desidera presidiare una nicchia di ricerca, chi punta sui contatti diretti, chi preferisce rafforzare il profilo istituzionale. Per questo il nostro approccio non è rigido.La sezione servizi di rMIX presenta un portafoglio articolato che comprende banner certificato, profilo aziendale, pacchetto 3 in 1, link building, newsletter, flash newsletter, share newsletter, articoli sponsorizzati e pubblicità tecnica integrata nei manuali. Nel testo del Banner Certificato specifichiamo anche che possiamo adattare l’offerta a esigenze specifiche, compresi posizionamenti personalizzati, dimensioni particolari e durate differenti. Nella Share Newsletter indichiamo che l’azienda può scegliere la frequenza mensile desiderata.Per noi questa flessibilità è fondamentale perché permette di costruire una proposta più aderente al reale bisogno del cliente. Se un’azienda vuole una presenza continuativa, possiamo ragionare su banner e profilo. Se vuole sfruttare contenuti già ben posizionati, possiamo lavorare su 3 in 1 e link building. Se ha bisogno di spiegare in modo approfondito un investimento, una nuova linea o una specializzazione tecnica, gli articoli sponsorizzati diventano più adatti. Se invece vuole entrare direttamente nel flusso informativo di un pubblico professionale, la newsletter può essere lo strumento giusto. Noi non proponiamo una forma pubblicitaria astratta: proponiamo combinazioni coerenti con l’obiettivo.Il sesto vantaggio è il taglio tecnico della comunicazioneNoi lavoriamo in un settore dove la fiducia non nasce da slogan generici. Nasce dalla capacità di parlare bene dei materiali, dei processi, dei problemi reali, delle prestazioni, delle applicazioni e delle soluzioni. Per questo consideriamo il contenuto tecnico una parte centrale del marketing B2B.Quando presentiamo il servizio degli articoli sponsorizzati, spieghiamo che molte aziende hanno bisogno di comunicare in modo approfondito a un mercato specifico come quello dell’economia circolare e che questo formato è indicato quando si deve far conoscere in modo esaustivo la propria attività o raccontare una notizia importante. Nei manuali tecnici sponsorizzati diciamo esplicitamente che il lettore ragiona in termini di parametri di stampaggio, curve reologiche, stabilità termica, MFI, controllo delle ceneri o gestione del colore e che, in questo contesto, la pubblicità tradizionale rischia di risultare superficiale.Per noi è proprio qui che rMIX si distingue. Non ci limitiamo a “mostrare” un’azienda: possiamo aiutarla a presentarsi in una forma più comprensibile per il suo pubblico. Un articolo tecnico, una presenza coerente in un manuale, un link inserito in un contenuto specialistico o una newsletter tecnico-commerciale parlano la lingua delle filiere. E quando un’azienda viene percepita come competente, specializzata e allineata ai problemi reali del mercato, aumenta non solo la visibilità, ma anche la qualità della sua reputazione. Questa è una valutazione strategica nostra, fondata però sul taglio dichiaratamente tecnico dei servizi che il portale mette a disposizione.Il settimo vantaggio è la misurabilitàNoi sappiamo che un’azienda non investe volentieri in pubblicità se non riesce a percepire come leggerne i risultati. Nel B2B questa esigenza è ancora più forte, perché i budget vengono valutati con attenzione e la visibilità deve trasformarsi, almeno potenzialmente, in opportunità concrete.Nel servizio Banner Certificato dichiariamo che ogni trimestre il cliente riceverà il risultato della campagna con il numero delle pagine visitate in cui compare il suo banner. Nello stesso servizio spieghiamo anche che offriamo supporto dedicato per aiutare il cliente a capire come creare banner efficaci, dove posizionarli e come misurare i risultati.Per noi questo è un passaggio essenziale. La pubblicità B2B non può essere affidata a impressioni vaghe. Deve essere accompagnata da indicatori concreti: visualizzazioni, clic, visite al profilo, aperture newsletter, contatti ricevuti, traffico indirizzato al sito, qualità delle interazioni. Alcuni di questi elementi sono già esplicitamente presenti nella struttura dei nostri servizi, altri dipendono dal formato scelto e dal tipo di campagna attivata. Ma il principio resta invariato: per costruire fiducia commerciale, la visibilità deve essere il più possibile leggibile.Come vediamo noi l’investimento pubblicitario su rMIXNoi non proponiamo rMIX come una semplice vetrina online. Lo proponiamo come un ambiente verticale dove categorie, annunci, aziende, contenuti e strumenti promozionali si sostengono a vicenda. Le categorie presenti nella sezione offerte e richieste mostrano con chiarezza l’ampiezza del perimetro: polimeri riciclati, prodotti plastici, metalli riciclati, RAEE, vetro riciclato, carta riciclata, tessuti riciclati, trattamento delle acque, macchine industriali, consulenza, logistica, energie rinnovabili e altri comparti della circular economy.Per questo, quando un’azienda investe con noi, non sta solo acquistando uno spazio. Sta entrando in un contesto dove il suo messaggio può essere collocato con maggiore coerenza, più continuità e un linguaggio più vicino a quello della propria clientela professionale. A nostro avviso, è questo che rende l’investimento più sensato per molte imprese del riciclo e dell’economia circolare: non la promessa di una visibilità indistinta, ma la possibilità di essere trovate in un luogo che già appartiene al loro mercato.Conclusione: con noi non cercate solo audience, cercate pertinenzaSe valutate dove destinare il vostro budget pubblicitario, noi vi invitiamo a porvi una domanda semplice: preferite comparire in mezzo al rumore o dentro un ambiente che parla già il vostro linguaggio? Noi abbiamo costruito rMIX proprio per dare alle aziende del riciclo, dei materiali recuperati, delle tecnologie e dei servizi ambientali un luogo in cui il messaggio commerciale non sia isolato, ma inserito in una struttura verticale, tecnica e internazionale.Con banner, profili, link building, articoli sponsorizzati, newsletter e manuali tecnici, mettiamo a disposizione strumenti diversi per obiettivi diversi, ma con una logica comune: aiutare le imprese a farsi trovare da interlocutori più pertinenti, in un contesto coerente, con una visibilità che non sia solo effimera. Per noi, investire in pubblicità su rMIX significa questo: non comprare semplicemente spazio, ma scegliere un ecosistema dove reputazione tecnica, continuità e specializzazione possono lavorare insieme a favore della vostra crescita commerciale.FAQPerché dovremmo valutare la pubblicità su rMIX se facciamo già marketing altrove?Perché rMIX si presenta come un portale verticale dedicato al riciclo e all’economia circolare, con 4.243 annunci, 1.716 aziende e un insieme ampio di categorie tecniche e commerciali. Questo rende il contesto più vicino alle filiere specialistiche rispetto a piattaforme generaliste.Quali strumenti pubblicitari mettiamo a disposizione su rMIX?Mettiamo a disposizione banner certificato, profilo aziendale, pacchetto 3 in 1, link building, newsletter, flash newsletter, share newsletter, articoli sponsorizzati e pubblicità tecnica integrata nei manuali.Possiamo usare rMIX anche se lavoriamo con clienti esteri?Sì. Dichiaramo servizi e comunicazioni in quattro lingue — italiano, francese, spagnolo e inglese — e una base di circa 12.000 contatti distribuiti in 154 paesi per alcuni servizi di newsletter e profilo.Gli articoli sponsorizzati sono adatti anche a una comunicazione tecnica?Sì. Nella presentazione del servizio spieghiamo che l’articolo sponsorizzato è indicato quando l’azienda deve informare il mercato in modo approfondito o far conoscere in modo esaustivo la propria attività.Offriamo anche soluzioni con visibilità duratura?Sì. Il pacchetto 3 in 1 viene presentato come una presenza 24 ore su 24 per il periodo scelto, il link building può durare sei mesi, un anno o più, e il banner certificato viene descritto come una forma di visibilità costante e continuativa.È possibile misurare i risultati?Per il Banner Certificato dichiariamo un report trimestrale con il numero delle pagine visitate in cui compare il banner del cliente, oltre a supporto dedicato per comprendere il posizionamento e la misurazione dei risultatiScrivici per un preventivoImmagine su licenza
SCOPRI DI PIU'
Nel 1942, nel cuore del Tennessee, nacque una città che non esisteva sulle mappe. Consumava più energia di New York e nessuno sapeva perchédi Marco ArezioNel pieno della Seconda guerra mondiale, un fenomeno inspiegabile cominciò a destare curiosità tra chi studiava la distribuzione dell’energia elettrica negli Stati Uniti. In una zona remota del Tennessee, lontana dalle città e dai centri industriali, le linee ad alta tensione confluivano in un punto che non compariva su alcuna mappa. Là dove non esisteva nemmeno un nome, si registravano consumi di corrente più alti di quelli dell’intera New York. Era il 1942, e nessuno poteva immaginare che in mezzo a quelle colline stesse prendendo forma una delle più straordinarie – e inquietanti – imprese della storia umana. Un luogo che, per anni, non sarebbe esistito ufficialmente e che avrebbe cambiato il destino del mondo. Un progetto nato nel silenzio Quel punto misterioso, invisibile a ogni carta geografica, era in realtà il cantiere di una nuova città costruita dal nulla. Il governo degli Stati Uniti lo aveva scelto per la sua posizione isolata, difficilmente individuabile e facilmente sorvegliabile. La zona fu recintata, le strade di accesso chiuse, e su un’area di oltre 230 chilometri quadrati cominciò a sorgere una città segreta. Gli operai arrivavano da ogni parte del Paese, senza sapere davvero dove fossero diretti. Il nome ufficiale era neutro e poco significativo: Clinton Engineer Works. Ma dietro quella sigla burocratica si nascondeva il cuore industriale del Progetto Manhattan, il piano con cui gli Stati Uniti intendevano costruire la prima bomba atomica prima che ci riuscissero i nazisti. Gli edifici crescevano a ritmo frenetico, giorno e notte, e nel giro di pochi mesi una distesa di colline e boschi si trasformò in un complesso urbano pulsante di vita e mistero: Oak Ridge. Il cuore del Progetto Manhattan A Oak Ridge vennero installati gli impianti destinati a separare e purificare l’uranio-235, l’elemento necessario per la reazione nucleare che avrebbe generato la bomba. Era un compito enorme, mai tentato prima. Le strutture, note con sigle come Y-12, K-25 e X-10, divennero i simboli del nuovo potere industriale americano. Al loro interno lavoravano decine di migliaia di persone, ciascuna concentrata su un frammento del processo complessivo, senza mai avere un quadro d’insieme. Tutto era compartimentato: chi manovrava una leva, chi monitorava una valvola, chi trascriveva numeri. L’energia necessaria a mantenere operativi questi impianti era immensa. Le centrali idroelettriche della Tennessee Valley Authority furono spinte al limite della loro capacità per alimentare una città che, ufficialmente, non esisteva. Da fuori, sembrava un’anomalia elettrica; da dentro, era una fucina di segreti. La vita in una città che non c’era Vivere a Oak Ridge significava abitare in una città invisibile, dove tutto era regolato e sorvegliato. C’erano scuole, cinema, negozi, strade e perfino un giornale, ma ogni parola scritta o detta poteva essere controllata. I cittadini non potevano comunicare l’indirizzo ai familiari, e il semplice gesto di parlare del proprio lavoro poteva costare il licenziamento – o peggio. Gli operai e le operaie, molti dei quali giovanissimi, vivevano immersi in un’atmosfera sospesa tra l’orgoglio patriottico e un senso indefinibile di mistero. Solo i vertici sapevano realmente cosa stessero producendo. Molti anni dopo, una testimone ricordò: “Trascorrevo le giornate a ruotare una manopola e a leggere cifre su un quadrante. Non avevo idea che stessi contribuendo alla costruzione della bomba atomica.” Eppure, giorno dopo giorno, quel lavoro silenzioso accumulava la materia prima per un’arma che avrebbe posto fine alla guerra e inaugurato una nuova epoca di terrore e potenza. Quando il segreto esplose Il 6 agosto 1945, la bomba atomica soprannominata Little Boy esplose sopra Hiroshima. In poche ore la notizia fece il giro del mondo, e a Oak Ridge – dove ancora si lavorava senza sapere perché – le persone capirono all’improvviso. Le facce si riempirono di stupore, poi di orgoglio, e infine di un silenzio pesante. Avevano partecipato alla costruzione di un’arma che aveva distrutto una città intera, e la consapevolezza di questo potere li cambiò per sempre. Il segreto era finito. Oak Ridge venne nominata pubblicamente, e il mondo scoprì che in quella città mai segnata sulle mappe si era prodotto l’uranio che aveva reso possibile la bomba. Il dopoguerra e il peso della memoria Dopo la guerra, Oak Ridge rimase un centro nevralgico per la ricerca nucleare. Le sue strutture vennero riconvertite, gli scienziati continuarono a studiare l’energia atomica per scopi civili, e la città cessò di essere un segreto. Ma il suo nome restò legato a un dilemma morale che non si è mai davvero risolto. Molti dei protagonisti del Progetto Manhattan, a partire da Robert Oppenheimer, si interrogarono sulla responsabilità etica della scienza. Avevano vinto la corsa contro Hitler, ma a quale prezzo? Oggi Oak Ridge è una città reale, con università, centri di ricerca e musei che raccontano la sua storia. Eppure, camminando per le sue strade ordinate, resta la sensazione che sotto l’asfalto scorra ancora l’eco di quei giorni in cui la scienza divenne segreto, e il segreto divenne potere. Il mistero energetico che svelò un’epoca Quel consumo di energia inspiegabile, osservato nel 1942 nel nulla del Tennessee, segnò l’inizio dell’era atomica. Oak Ridge fu il simbolo della modernità nascosta, della scienza che si muove nel buio, alimentata dalla paura e dall’ambizione. Il suo mistero non è più tecnico, ma umano: come può l’intelligenza collettiva, spinta dal desiderio di protezione o supremazia, costruire qualcosa di tanto grande e insieme tanto distruttivo? La città che non esisteva, e che bruciava più energia di New York, continua a ricordarci che ogni progresso ha un prezzo – e che i segreti, prima o poi, finiscono per illuminare il mondo.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
Un nuovo biopoliestere flessibile e biodegradabile apre la strada a un futuro più verdedi Marco ArezioNel panorama odierno della sostenibilità e dell'economia circolare, un materiale emerge come protagonista per le sue proprietà ecologiche e le potenzialità di mercato: il biopoliestere PLA (acido polilattico). Prodotto a partire da risorse rinnovabili, il PLA offre un'alternativa sostenibile ai polimeri tradizionali, aprendo nuovi orizzonti grazie alle sue caratteristiche di biodegradabilità e riciclabilità con un consumo energetico ridotto. Il Contributo del Fraunhofer Institute Uno dei principali innovatori nel campo del biopoliestere PLA è il Fraunhofer Institute di Potsdam, che ha sviluppato una versione avanzata di questo materiale, ottenendo un polimero più flessibile, biodegradabile e di origine biologica. Questo progresso non è solo teorico ma ha ricevuto riconoscimenti a livello internazionale, dimostrando il valore delle ricerche condotte. La Sfida della Flessibilità Il PLA classico, pur vantando un elevato potenziale di mercato, presenta alcune limitazioni. La sua elevata rigidità lo rende ideale per imballaggi rigidi, come bicchieri usa e getta, ma inadatto per imballaggi flessibili, che costituiscono una parte significativa dei rifiuti plastici. Per superare questa limitazione, il Fraunhofer Institute ha esplorato l'uso dei polieteri, polimeri contenenti gruppi etere che possono essere incorporati nella catena polimerica del PLA per migliorare la flessibilità del materiale. Polieteri: Una Soluzione Innovativa I polieteri, atossici e disponibili in commercio, possono essere prodotti da materie prime di origine biologica. Tradizionalmente, questi plastificanti venivano aggiunti al PLA come additivi, ma la loro migrazione nel tempo rendeva il materiale nuovamente rigido. Per risolvere questo problema, i ricercatori del Fraunhofer Institute hanno ancorato i polieteri direttamente alla catena polimerica del PLA tramite legami covalenti. Questa tecnica innovativa ha portato alla sintesi di copolimeri a blocchi, in cui i segmenti di polietere si connettono alle estremità della catena di PLA. Un Nuovo PLA Flessibile e Biodegradabile Il risultato di questa ricerca è un nuovo tipo di PLA che mantiene la flessibilità nel lungo termine senza il rischio di migrazione dei plastificanti. Questo biopoliestere è almeno per l'80% di origine biologica, con la possibilità di arrivare al 100% attraverso ulteriori sviluppi. Inoltre, la sua produzione può avvenire in modo economico e con processi chimici accessibili anche a imprese di medie dimensioni, democratizzando così la produzione di PLA che fino ad ora era dominata da grandi impianti. Implicazioni Commerciali e Ambientali Il nuovo PLA sviluppato dal Fraunhofer Institute non solo offre un'alternativa più sostenibile ai polimeri tradizionali, ma rappresenta anche un significativo passo avanti per l'economia circolare. Il processo di riciclo chimico di questo materiale richiede un apporto energetico inferiore rispetto a quello necessario per polimeri come l'LDPE (polietilene a bassa densità), riducendo ulteriormente l'impatto ambientale. Conclusioni Il biopoliestere PLA sviluppato dal Fraunhofer Institute rappresenta un esempio concreto di come la ricerca e l'innovazione possono guidare la transizione verso un'economia più sostenibile. Con le sue caratteristiche di biodegradabilità, riciclabilità e origine biologica, questo materiale ha il potenziale per rivoluzionare il settore degli imballaggi e oltre. La possibilità di una produzione economica e scalabile apre nuove opportunità commerciali, rendendo il PLA una scelta sempre più attraente per aziende e consumatori attenti all'ambiente.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
Gomma da masticare: Un prodotto storico, nato vegetale e diventato un mix di chimica poco amico dell’ambientedi Marco ArezioLe prime tracce storiche della gomma da masticare risalgono ai Maya, che erano abituati a masticare delle palline di gomma dette Chicle, tratte da una pianta chiamata Manilkara Chicle. Successivamente si sono trovate altre tracce, in epoca più recente, attribuite al generale e presidente del Messico, Antonio Lopez de Santa Maria, chiamato il Napoleone dell’West, ( Xalapa, 21 febbraio 1794 – Città del Messico, 21 giugno 1876) militare e politico di lungo corso, al quale verrebbe attribuita l’invenzione della gomma da masticare moderna. Ma se parliamo di dati certi, circa l’origine del prodotto, dobbiamo allora far riferimento al brevetto depositato da William Semple il 28 Dicembre del 1869 negli Stai Uniti. Una ricetta messa in commercio due anni più tardi che non entusiasmò troppo i clienti in quanto, le palline, erano insapori e molli. Ma sulla scorta di questi insuccessi, Semple modificò più volte la ricetta, inserendo aromi e lavorando sulla consistenza della gomma, riuscendo a far crescere l’interesse per il prodotto verso la fine del decennio del secolo. Nel corso del XX secolo l’industria cambiò radicalmente la ricetta, utilizzando non più una gomma naturale ma una sintetica, il Poliisobutilene, relegando la lavorazione del Chicle ad una nicchia di mercato. Successivamente si era lavorato sulle proprietà elastiche del prodotto inserendo additivi, raggiungendo così la voluta viscosità attraverso l’aggiunta di una gomma di Xanthano. In Europa la conoscenza di questo articolo rimase sconosciuto fino all’avvento della seconda guerra mondiale quando i soldati americani, di stanza nel vecchio continente, lo fecero conoscere alla popolazione. Infatti lo stato maggiore dell’esercito aveva inserito nella cosiddetta “Razione K”, un mix di alimenti che ogni soldato aveva con sé sul campo di battaglia, la gomma da masticare per svariate ragioni. Si riteneva che masticare la gomma, additivata anche di caffeina, aiutasse i soldati a sopportare meglio le tensioni dei combattimenti, inoltre favoriva la pulizia del cavo orale in quelle situazioni in cui i soldati non potevano lavarsi i denti. Ma come viene prodotta, oggi, la gomma da masticare? L’impasto che compone la gomma da masticare contiene il Poliisobutilene, come composto base, poi lo zucchero gli additivi e gli aromi. Il Poliisobutilene o PIB, è una gomma sintetica, ricavato dalla polimerizzazione dell’Isobutilene e una piccola parte (2%) di Isoprene, prodotto dalla Basf per usi alimentari. Il Poliisobutilene, è un polimero vinilico e, dal punto di vista strutturale, assomiglia al comune Polipropilene Homopolimero e al Polietilene, fatta eccezione per il fatto che ogni altro atomo di carbonio è sostituito con due gruppi metilici. Possiede due caratteristiche importanti che sono l’elevata impermeabilità e un’eccellente flessibilità. Come viene impiegata la gomma da masticare? L’uso più comune si può dire sia stato, per moltissimi anni, paragonabile a quello delle caramelle, godendo durante la masticazione della gomma degli aromi che erano all’interno del prodotto. Ma nel corso degli anni, la gomma da masticare ha avuto anche un uso medico e farmaceutico. Infatti esistono sul mercato numerosi farmaci, sotto questa forma, che curano la nausea, le cefalee, la dipendenza da fumo, alcune malattie del cavo orale e sotto forma di integratori alimentari dalle tipologie più disparate. Ma la gomma da masticare si è rilevata un pessimo amico per l’ambiente, in quanto impiega almeno 5 anni per decomporsi, si appiccica alle superfici sulle quali viene posta, specialmente i marciapiedi nelle città. La pulizia delle superfici pedonabili sulle quali si è attaccata comporta l’uso di sostanze chimiche, adatte ad interrompere la solidarizzazione tra gomma e superficie di camminamento, l’acqua con getto ad alto potenziale e, dove questi sistemi non ottengono i risultati sperati, si deve fresare la superficie per togliere le macchie nere composte dalle gomme.Categoria: notizie - tecnica - storia - gommaVedi maggiori informazioni sul rapporto tra alimenti e la chimica
SCOPRI DI PIU'