Pale eoliche, una composizione di molti materiali solidamente ancorati tra loro ne rendeva impossibile il riciclodi Marco ArezioIl vento è un pilastro della produzione delle energie rinnovabili e, da anni, si sta sfruttando con sempre maggiore interesse costruendo ed installando turbine che possano intercettare il vento e creare energia elettrica. Nonostante la prima informazione che ci è giunta dal passato circa l’utilizzo del vento per scopi meccanici risale al I secolo D.C. ad opera dell’Ingegnere greco Erone di Alessandria, la forza del vento all’epoca veniva soprattutto sfruttata nel campo navale, per riempire le vele e creare il moto delle barche sull’acqua. Intorno al IX secolo D.C. si iniziò in India, Iran e in Cina, ad usare il vento per far girare delle pale telate che potevano imprimere una forza ad un sistema di trasmissione, attraverso il quale si potevano eseguire nuovi lavori meccanizzati, come macinare i cereali, pompare l’acqua o eseguire alcune attività nel campo edile. In Europa i mulini a vento si diffusero in maniera capillare, soprattutto in Olanda, utilizzandoli per pompare l’acqua dai terreni sotto il livello del mare. Questa operazione fu così importante nelle operazioni di bonifica, che il mulino a vento assunse una figura rappresentativa del paese. Per vedere l’uso del vento nella produzione di energia elettrica, abbiamo dovuto aspettare fino al 1887 quando il professor James Blyth costruì, nel suo guardino, la prima turbina eolica per dare la corrente al suo cottage. Il risultato fu così incoraggiante che nel 1891 depositò il brevetto. Negli anni successivi molti altri inventori e scienziati studiarono, testarono e brevettarono, migliorie sul numero di pale ideale per fruttare al meglio la forza del vento, il loro profilo, i sistemi meccanici dei rotori e le altezze corrette di installazione delle turbine. Le pale eoliche, non metalliche, sono formate da un agglomerato di prodotti la cui prevalenza è costituita da legno di balsa, plastica, fibra di vetro, ed in misura minore da fibre di carbonio e metalli vari. Il ciclo di vita di un parco eolico può essere considerato intorno ai 25 anni e, recentemente, si è presentata la prima ondata di turbine dismesse. Teniamo in considerazione che, nella sola Germania, si prevedono nel 2024 circa 15.000 pale da riciclare. La difficoltà di separare gli elementi che costituiscono il manufatto ha fatto mettere in moto l’istituto tedesco WKI, che hanno studiato come separare il legno di balsa dalle parti plastiche e dalla vetroresina, al fine di recuperare le parti in legno per costruire nuovi pannelli isolanti per edifici. In una lama del rotore può contenere fino a 15 metri cubi di balsa, un legno leggerissimo e molto resistente, ma essendo solidarizzato con la vetroresina e la plastica, era considerato un rifiuto non riciclabile e finiva negli impianti di incenerimento o nelle cementerie come combustibile. L’istituto WKI dopo vari tentativi, ha capito che i componenti si potevano separate sfruttando la loro tenacità, infatti inserendo il prodotto in un mulino a rotazione e scagliando il pezzo contro delle parti metalliche, la balsa si scomponeva dai pezzi in vetroresina e da quelli in plastica. La balsa recuperata veniva ceduta agli impianti di produzione di pannelli fonoisolanti ultraleggeri, infatti, questi, raggiungono una densità di circa 20 Kg. per metro cubo e le loro prestazioni sono paragonabili ai pannelli in polistirolo.Categoria: notizie - pale eoliche - economia circolare - riciclo - rifiutiVedi maggiori informazioni sull'energia eolica
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Dalle catastrofi del passato alle tecnologie moderne: come il legno riciclato può diventare un materiale sicuro e sostenibile per le costruzioni futuredi Marco ArezioL'uso del legno riciclato nelle costruzioni sta guadagnando sempre più popolarità, spinto dall'interesse crescente per la sostenibilità e l'economia circolare. Tuttavia, una delle sfide più significative associate all'utilizzo del legno, in particolare del legno riciclato, è la resistenza al fuoco. Questo articolo esplorerà le tecniche storiche e moderne per migliorare la resistenza al fuoco nelle strutture in legno, con un focus specifico sul legno riciclato. Storia dell'Utilizzo del Legno nelle Costruzioni e della Resistenza al Fuoco Il legno è uno dei materiali da costruzione più antichi, utilizzato in tutto il mondo per migliaia di anni. Tuttavia, la sua vulnerabilità al fuoco ha sempre rappresentato una preoccupazione. Nelle epoche passate, le città costruite prevalentemente in legno erano soggette a devastanti incendi. Uno degli esempi più noti è il Grande Incendio di Londra del 1666, che distrusse gran parte della città, evidenziando la necessità di materiali da costruzione più resistenti al fuoco. Nel corso dei secoli, sono state sviluppate varie tecniche per migliorare la resistenza al fuoco del legno. Tra le prime soluzioni si annoverano l'uso di rivestimenti di argilla o intonaco e, successivamente, l'impregnazione del legno con sali minerali come il cloruro di ammonio o il borace. Tuttavia, queste tecniche non sempre erano efficaci o pratiche su larga scala. Con l'industrializzazione e l'introduzione di nuovi materiali da costruzione, il legno ha perso terreno rispetto al cemento e all'acciaio, considerati più sicuri in caso di incendio. Tuttavia, con l'odierno ritorno all'uso del legno, favorito dalle sue proprietà ecologiche, è diventato cruciale sviluppare tecniche moderne per aumentare la sua resistenza al fuoco. Caratteristiche del Legno Riciclato Il legno riciclato proviene da fonti diverse, come vecchi edifici, pallet o mobili dismessi. Questo tipo di legno può presentare una variabilità significativa in termini di qualità, densità e contenuto di umidità, fattori che influenzano la sua reazione al fuoco. Inoltre, il legno riciclato potrebbe contenere residui di vernici, colle o altri trattamenti precedenti, che possono alterare la sua infiammabilità. La variabilità del legno riciclato rappresenta una sfida per gli ingegneri e i progettisti, che devono garantire che il materiale mantenga adeguati standard di sicurezza. Di conseguenza, diventa essenziale adottare tecniche specifiche per aumentare la resistenza al fuoco di questo materiale. Tecniche Moderne per Aumentare la Resistenza al Fuoco Esistono diverse tecniche moderne per migliorare la resistenza al fuoco delle strutture in legno riciclato. Queste tecniche possono essere suddivise in trattamenti superficiali, trattamenti in profondità e soluzioni ingegneristiche. Trattamenti Superficiali I trattamenti superficiali sono una delle tecniche più comuni per migliorare la resistenza al fuoco del legno. Questi includono l'applicazione di vernici ignifughe, che formano una barriera protettiva quando esposte al calore. Queste vernici sono progettate per espandersi sotto l'effetto del calore, creando uno strato isolante che protegge il legno sottostante. Un altro approccio è l'uso di rivestimenti in gesso o cemento, che possono essere applicati direttamente sulla superficie del legno. Questi materiali sono noti per le loro proprietà ignifughe e possono aumentare significativamente la resistenza al fuoco delle strutture in legno riciclato. Trattamenti in Profondità Oltre ai trattamenti superficiali, esistono metodi per impregnare il legno riciclato con sostanze ignifughe. Questo processo può essere realizzato attraverso l'immersione del legno in soluzioni chimiche o mediante l'iniezione di queste sostanze sotto pressione. Gli agenti ignifughi comunemente utilizzati includono sali di fosfato, borati e cloruri, che reagiscono chimicamente con i componenti del legno per ridurre la sua infiammabilità. Questi trattamenti sono particolarmente efficaci per legno riciclato che presenta elevate porosità o densità irregolari, migliorando così la sua resistenza al fuoco in modo più omogeneo. Soluzioni Ingegneristiche Le soluzioni ingegneristiche comprendono la progettazione di strutture che integrano materiali ignifughi o che limitano la propagazione del fuoco. Un esempio è l'uso di pannelli multistrato, dove strati di legno sono alternati a strati di materiali ignifughi, come il gesso o il cemento. Inoltre, la progettazione può includere barriere antincendio interne, compartimentazioni e l'uso di strutture portanti in acciaio o cemento, che offrono un'ulteriore protezione in caso di incendio. Queste soluzioni sono particolarmente utili in edifici che utilizzano grandi quantità di legno riciclato, dove la sicurezza antincendio è una priorità. Normative e Standard di Sicurezza In molti paesi, l'uso del legno nelle costruzioni è regolamentato da normative specifiche, che stabiliscono i requisiti minimi di resistenza al fuoco. Queste normative includono test standardizzati per valutare le prestazioni del legno in caso di incendio, come la prova di combustibilità, la resistenza al fuoco e il rilascio di fumi. Per il legno riciclato, queste normative possono essere più stringenti a causa delle variabilità del materiale. È fondamentale che i produttori e i costruttori seguano rigorosamente queste linee guida per garantire che il legno riciclato utilizzato nelle costruzioni soddisfi tutti i requisiti di sicurezza. Negli ultimi anni, sono stati sviluppati nuovi standard e certificazioni per il legno riciclato, che tengono conto delle sue specificità e delle tecniche di trattamento ignifugo. Queste certificazioni forniscono un ulteriore livello di sicurezza per gli architetti e gli ingegneri che desiderano utilizzare legno riciclato nei loro progetti.I grandi Incendi nella Storia Il Grande Incendio di Londra (1666) Uno degli eventi più catastrofici che segnò la storia delle costruzioni in legno fu il Grande Incendio di Londra nel 1666. Iniziato in una panetteria, l'incendio si propagò rapidamente a causa delle strutture in legno e delle strette strade della città. In soli quattro giorni, l'incendio distrusse oltre 13.000 edifici, tra cui la Cattedrale di St. Paul. Questo disastro evidenziò la necessità di materiali più resistenti al fuoco e portò a regolamenti edilizi più severi. Se fossero state disponibili tecniche moderne, come trattamenti ignifughi o soluzioni ingegneristiche per compartimentare le strutture, è probabile che l'incendio avrebbe potuto essere contenuto con maggior successo, limitando i danni. L'incendio della Grenfell Tower (2017) Sebbene l'incendio della Grenfell Tower a Londra non coinvolse direttamente il legno, il disastro dimostrò l'importanza critica dei rivestimenti superficiali. Il rivestimento infiammabile dell'edificio contribuì alla rapida propagazione delle fiamme, causando la morte di 72 persone. Se il rivestimento fosse stato ignifugo, come quelli utilizzabili per il legno, l'incendio avrebbe avuto un impatto molto meno devastante. L'incendio della Cattedrale di Notre-Dame (2019)L'incendio della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi nel 2019 distrusse gran parte della struttura in legno del tetto, risalente al XII secolo. La mancanza di trattamenti ignifughi moderni per il legno antico contribuì alla rapida diffusione delle fiamme. Se il legno fosse stato trattato con metodi di impregnazione in profondità, è possibile che il danno sarebbe stato meno esteso. L'incendio della Città di Chicago (1871) L'incendio della città di Chicago nel 1871 è un altro esempio di disastro dovuto a strutture in legno non protette. L'incendio, alimentato dalle costruzioni in legno della città, distrusse un'area vasta e causò enormi perdite. Le moderne soluzioni ingegneristiche, come compartimentazioni e barriere antincendio, avrebbero potuto ridurre significativamente la propagazione del fuoco.Conclusione L'uso del legno riciclato nelle costruzioni rappresenta una scelta sostenibile e in linea con i principi dell'economia circolare. Tuttavia, per garantire la sicurezza delle strutture in legno riciclato, è essenziale adottare tecniche efficaci per migliorare la resistenza al fuoco. Le soluzioni moderne, che vanno dai trattamenti superficiali e in profondità alle innovazioni ingegneristiche, offrono una vasta gamma di opzioni per proteggere il legno e garantire la sicurezza degli edifici. Con l'avanzamento delle tecnologie e delle normative, il legno riciclato può diventare un materiale da costruzione sicuro e resiliente, contribuendo a un futuro più sostenibile senza compromettere la sicurezza. Il continuo sviluppo di tecniche e la ricerca in questo campo saranno fondamentali per superare le sfide attuali e sfruttare appieno il potenziale del legno riciclato nelle costruzioni moderne.© Riproduzione Vietata
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Plastica, vetro, legno, metalli, carta, gommadi Marco ArezioPrima di addentrarci nella valutazione dello stato di salute dell’economia circolare in Europa , è buona cosa ricordarci come la Comunità Europea è arrivata, negli anni, a promulgare norme sempre più ambiziose per spingere l’economia circolare. Dobbiamo partire dal 1975 quando la CEE emanò la prima direttiva relativa alla gestione dei rifiuti che aveva lo scopo, non tanto di responsabilizzare i cittadini Europei al riciclo e riuso, ma di tutelare la competitività commerciale del mercato in relazione alle diverse normative nazionali sullo smaltimento dei rifiuti. Si cercava quindi di impedire che un minore onere nazionale nello smaltimento dei propri rifiuti potesse generare un vantaggio economico sui prodotti finiti, con conseguenze di alterare principio della libera e corretta concorrenza. In quel momento, nonostante già si sapesse delle conseguenze sanitarie ed ambientali che comportava una gestione non oculata dei rifiuti, si preferiva considerare l’aspetto meramente commerciale del mercato. Ma fu solo nel 2008 che la Comunità Europea, attraverso una specifica direttiva, la numero 98, ha disciplinato la corretta gestione dei rifiuti in funzione alla sostenibilità ambientale e al principio di circolarità, con lo scopo di tutelare la salute, l’ambiente e le risorse naturali. Inoltre, nel 2018, è stata aggiornata la direttiva del 2008 innalzando gli obbiettivi di riciclo, ampliando la famiglia dei prodotti da riciclare, migliorando la prevenzione, varando piani di sostegno finanziario al mercato della circolarità, regolando la frazione dei rifiuti avviati allo smaltimento e al recupero energetico e molti altri punti. Per quanto riguarda l’evoluzione, in termini numerici, della circolarità dell’economia Europea negli ultimi 10 anni, si è notato che la produzione complessiva dei rifiuti è rimasta abbastanza stabile, con un valore di circa 2,5 Mld, ma è cresciuto del 7% la frazione di materiale recuperato, passando da 1029 a 1102 Mt. Esistono differenze di performance, tra le varie famiglie di prodotti che compongono il paniere delle attività circolari, in cui vediamo i rifiuti da imballaggio crescere del 27% dal 2006, portando il tasso di riciclo, rispetto all’immesso sul mercato nell’UE28 dal 57 al 67%, perfettamente in linea con le aspettative Europee pari al 65% per il 2025. I paesi con i più alti tassi di riciclo degli imballi sono la Germania con il 71%, seguono la Spagna con il 70% e l’Italia.Vediamo nel dettaglio le varie famiglie: Carta e Cartone A livello Europeo la percentuale di riciclo della carta e del cartone, rispetto al valore di merce immessa sul mercato, è passata dall’83% del 2009 all’85% del 2017, la cui lenta crescita è frutto di una buona attività di recupero avvenuta già negli anni scorsi, portando il comparto a superare gli obbiettivi previsti per il 2025. Ci sono sicuramente anche delle zone d’ombra per il futuro, in quanto il settore deve risolvere l’impatto sugli alti costi energetici che le cartiere devono sostenere e la gestione dello scarto del riciclo.Vetro Il tasso di riciclo degli imballaggi in vetro, a livello Europeo, rispetto al valore del prodotto immesso sul mercato, è passato dal 68% del 2009 al 74% del 2017, ponendo la Germania in testa in termini di volumi, seguita dalla Francia e dall’Italia. Anche in questo settore, come in quello della carta, la possibilità di ampliare la raccolta e il recupero della materia prima passa dall’incremento e dall’ammodernamento degli impianti di trattamento del vetro e dalla soluzione della gestione degli scarti di produzione che vengono generati durante il riciclo.Plastica Per quanto riguarda la plastica i dati di riciclo a livello Europeo ci dicono che la raccolta è passata dal 32% del 2009 al 42% del 2017, ponendo la Germania in testa con la Spagna a 48% seguita dall’Italia. La crescita negli ultimi periodi è stata molto importante, ma è assolutamente necessario risolvere la questione delle plastiche miste che oggi pongono un freno al settore e incrementare l’uso dei polimeri rigenerati che derivano dalle attività di riciclo, verso prodotti che permettono il loro utilizzo. In merito a questo problema si sono emanate alcune normative che impongono l’uso dei polimeri rigenerati, come il PET, nelle bottiglie con capacità fino a 3 litri, e che limitano la produzione e la vendita di prodotti monouso. Ma molto ancora resta da fare in altri ambiti produttivi, dove si potrebbe imporre l’uso di una certa % di materiale rigenerato in quei prodotti che non hanno una valenza sanitaria o alimentare.Legno Il tasso di riciclo Europeo del legno non configura valori di crescita molto elevati, passando dal 38% del 2009 al 40% del 2017, infatti il comparto soffre ancora della cattiva gestione della separazione del legno rispetto ad altri prodotti avviati alla discarica. Si sta comunque lavorando per riuscire a separarlo in modo più mirato, durante la raccolta differenziata, con l’obbiettivo di ridurre in modo sostanziale l’approvvigionamento industriale da risorse naturali.Metalli Per quanto riguarda l’alluminio la crescita del riciclo dei rottami è stata del 44%, passando da 683 Kt del 2009 a 981 Kt nel 2018, mentre per quanto riguarda il riciclo degli imballi si è superato l’obbiettivo del 2030. I settori di interesse riguardano gli scarti dei processi di laminazione, i rottami pre-consumo e post-consumo e gli imballaggi. In merito al riciclo dei rottami d’acciaio, si può notare un aumento da 12,8 Mt del 2009 a 12,9 Mt del 2019. Per gli imballi si evidenzia una buona performance pari all’8% rispetto al volume immesso. Anche in questo settore, nonostante gli obbiettivi del 2025 siano già stati superati, permangono difficoltà da affrontare come la necessità di raccogliere separatamente, in maniera qualitativa gli imballaggi e l’incremento dei prodotti realizzati con materiale riciclato.Gomma I dati relativi al riciclo della gomma e degli pneumatici esausti ha visto un incremento pari al 29%, passando da 136 Kt del 2013 a 176 Kt nel 2018. Da quando si è inserito il principio della “responsabilità estesa del produttore” la raccolta e l’avvio al riciclo degli pneumatici è aumentata riducendo il fenomeno dell’abbandono degli scarti nell’ambiente, fenomeno che tuttavia ancora persiste in alcune nazioni.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - vetro - gomma - legno - metalli
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La tecnologia del girotrone apre la strada alla geotermia supercritica, riducendo limiti tecnici, costi e impatto ambientaledi Marco ArezioL’energia geotermica, da tempo annoverata tra le fonti rinnovabili più stabili e costanti, è sempre stata considerata una risorsa strategica per la transizione energetica. A differenza del solare o dell’eolico, che dipendono da condizioni ambientali variabili, la geotermia garantisce una disponibilità continua, giorno e notte, indipendentemente dal clima o dalle stagioni. Nonostante queste potenzialità, il suo impiego rimane confinato a contesti geografici specifici, come aree vulcaniche o zone a intensa attività idrotermale, e gli impianti realizzati non rappresentano ancora una quota significativa del mix energetico globale. Il motivo principale risiede nelle sfide tecnologiche e nei costi elevati della perforazione profonda. Oltre i 5-6 chilometri di profondità, le tecniche meccaniche tradizionali incontrano limiti quasi invalicabili: usura accelerata degli utensili, lunghi tempi di lavorazione, difficoltà nella gestione dei fluidi e instabilità delle pareti dei pozzi. Per accedere alle riserve di calore presenti a 15-20 chilometri di profondità, dove la temperatura raggiunge valori sufficienti a trasformare l’acqua in stato supercritico, è necessaria una rivoluzione tecnologica. La perforazione con onde millimetriche si propone come questa rivoluzione. Basata sull’impiego di radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza, generate da un dispositivo chiamato girotrone, questa tecnologia consente di vaporizzare la roccia senza ricorrere a contatto meccanico. Ne derivano vantaggi in termini di velocità, efficienza ed economicità, con la prospettiva di rendere l’energia geotermica super profonda una risorsa accessibile e diffusa. Oltre i limiti della geotermia tradizionale Le tecniche convenzionali di trivellazione si basano sull’azione meccanica di punte rotanti, rinforzate con materiali resistenti come carburi o diamanti sintetici. Tuttavia, man mano che si scende nella crosta terrestre, la resistenza delle rocce aumenta e le condizioni termiche diventano proibitive. Il risultato è una drastica riduzione della velocità di avanzamento, frequenti interruzioni per sostituire le punte consumate e costi operativi che crescono in maniera esponenziale. Un ulteriore problema riguarda la stabilità dei fori. A profondità estreme, il calore e la pressione tendono a deformare le pareti, aumentando il rischio di collasso. Anche la gestione dei fanghi di perforazione, indispensabili per raffreddare le punte e portare in superficie i detriti, diventa sempre più complessa e dispendiosa. Queste difficoltà spiegano perché la geotermia, pur essendo una fonte rinnovabile potenzialmente illimitata, sia stata finora confinata a regioni geologicamente favorevoli, lasciando inesplorata la possibilità di sfruttarla in modo universale. Onde millimetriche e ablazione della roccia La nuova tecnologia si fonda sull’uso delle onde millimetriche, una particolare porzione dello spettro elettromagnetico compresa tra 30 e 300 GHz, corrispondente a lunghezze d’onda nell’ordine di 1-10 millimetri. Queste radiazioni, non ionizzanti, possiedono una capacità unica di concentrare energia in un punto ristretto, trasferendola rapidamente alla materia circostante. Quando un fascio di onde millimetriche viene convogliato sulla roccia, il materiale assorbe l’energia e subisce un innalzamento termico che porta prima alla fusione e poi alla vaporizzazione. Si tratta di un processo di ablazione termica che elimina progressivamente la roccia, creando un foro senza necessità di contatto fisico. Questo approccio elimina l’usura meccanica e riduce drasticamente i tempi di fermo per sostituzioni o manutenzioni. Inoltre, durante il processo, le pareti del foro subiscono una parziale vetrificazione, formando una superficie vetrosa che stabilizza il condotto e ne migliora la conducibilità termica, rendendolo più adatto al successivo passaggio dei fluidi geotermici. Il girotrone: cuore della perforazione elettromagnetica Il generatore di onde millimetriche utilizzato in questo contesto è il girotrone, un dispositivo sviluppato originariamente per applicazioni nel campo della fusione nucleare controllata. Si tratta di un tubo a vuoto capace di produrre radiazioni elettromagnetiche ad altissima potenza, nell’ordine dei megawatt, con una frequenza stabile e focalizzata. Il fascio generato dal girotrone viene convogliato nel foro tramite una guida d’onda, un condotto che mantiene la coerenza del segnale e riduce le perdite energetiche. Questo permette di trasportare l’energia dalla superficie fino al fronte di perforazione con efficienza, raggiungendo le rocce profonde e garantendo un’ablazione costante. L’intero sistema è supportato da un’infrastruttura di raffreddamento e da un flusso di gas inerti, che hanno il compito di rimuovere i vapori prodotti e mantenere stabile il processo. Geotermia supercritica: il nuovo orizzonte energetico L’obiettivo finale di questa tecnologia è raggiungere la cosiddetta geotermia supercritica. Oltre i 374 °C e i 22,1 MPa, l’acqua assume uno stato supercritico, in cui le proprietà fisiche si collocano a metà tra quelle di un liquido e di un gas. In questa condizione, il fluido possiede una capacità termica e una conducibilità molto più elevate, rendendolo estremamente efficiente nel trasferire energia. Un pozzo che raggiunge profondità di 15-20 km può produrre energia fino a dieci volte superiore rispetto a un impianto geotermico tradizionale. Ciò significa che, con un numero ridotto di pozzi, sarebbe possibile soddisfare il fabbisogno energetico di intere aree urbane, riducendo drasticamente la dipendenza da combustibili fossili. Efficienza e vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali Il confronto tra le due tecniche è illuminante. Una perforazione meccanica oltre i 10 km può richiedere anni e costi insostenibili, con il rischio costante di guasti e interruzioni. Con le onde millimetriche, invece, la velocità di avanzamento è superiore, i costi per metro scavato si riducono e la manutenzione diventa minima. Il foro, seppur più stretto, risulta sufficiente per garantire un flusso termico significativo. Inoltre, la possibilità di operare in aree non necessariamente vulcaniche apre scenari completamente nuovi: città e regioni che oggi non possono accedere alla geotermia avrebbero la possibilità di sfruttarla localmente, riducendo la necessità di importare energia. Impatto ambientale e sostenibilità Uno degli aspetti più rilevanti è la sostenibilità ambientale. La geotermia super profonda, ottenuta grazie alla perforazione con onde millimetriche, permette di produrre energia rinnovabile a zero emissioni dirette, riducendo drasticamente la CO₂ rispetto alle centrali a carbone, gas o petrolio. Inoltre, l’impatto in superficie è ridotto: i cantieri occupano spazi limitati, simili a quelli di una torre di perforazione compatta, e non richiedono vaste infrastrutture. Anche il consumo di acqua e di materiali per la perforazione è minore, dal momento che non sono necessari grandi volumi di fanghi. Restano tuttavia sfide importanti: la gestione dei materiali vaporizzati, la sicurezza nel maneggiare sorgenti elettromagnetiche di alta potenza e la necessità di sviluppare materiali resistenti a condizioni estreme di calore e pressione. Ma la traiettoria tecnologica mostra chiaramente un potenziale in grado di rivoluzionare l’intero settore. Conclusioni La perforazione con onde millimetriche e l’impiego del girotrone rappresentano una nuova frontiera nella ricerca di energia geotermica sostenibile. L’accesso a riserve di calore supercritico a profondità finora irraggiungibili potrebbe trasformare la geotermia in una risorsa universale, disponibile in qualsiasi parte del pianeta. La possibilità di disporre di energia rinnovabile, continua, stabile e a basse emissioni pone questa tecnologia come una delle soluzioni più promettenti per affrontare la crisi climatica ed energetica globale. Se i progetti pilota confermeranno le previsioni, nei prossimi decenni potremmo assistere a un cambiamento epocale: dalla geotermia di nicchia, confinata in pochi distretti, a una geotermia universale, super profonda, capace di alimentare intere società con energia pulita e inesauribile.© Riproduzione Vietata
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Total acquista il 20% progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo.L'energia eolica è una tra le tante fonti rinnovabili di cui possiamo dotarci per la decarbonizzazione del pianta, insieme a quella idrica, solare, dei moti ondosi e l'energia atomica a fusione.Ci sono sempre state, anche per la costruzione di questi impianti, varie forme di opposizione, il classico fenomeno NIMBY (Not in My Back Yard), che ha in qualche modo frenato lo sviluppo di questa fonte alternativa. In effetti, la scelta di creare dei parchi eolici in mare aperto non ha solo il vantaggio di poter usufruire di correnti più regolari ed intense, rispetto a quelle che passano sulla terraferma, ma mitiga sicuramente l'impatto estetico di un impianto di grandi dimensioni da inserire in un contesto abitato.Total, come ha annunciato recentemente in un comunicato, sta continuando lo sviluppo di questa tecnologia attraverso acquisizioni di società specializzate nel settore.Infatti diventa azionista del 20% nel progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo, al largo della costa di Gruissan e vicino a Port-La-Nouvelle (regione occitana). Attribuito a luglio 2016, questo progetto da 30 megawatt (MW) accelererà lo sviluppo di una tecnologia eolica galleggiante. Insieme a Qair, lo storico sviluppatore e azionista di maggioranza del progetto, e ai suoi partner locali, Total porta la sua esperienza nella concezione, implementazione e sfruttamento di installazioni offshore durante tutto il loro ciclo di vita. Total continua così a rafforzare la sua posizione nel settore emergente dell'eolico offshore galleggiante, nel quale vuole essere uno dei leader mondiali. Oggi il Gruppo è presente in Corea del Sud con un portafoglio di 2 gigawatt e nel Regno Unito con il progetto Erebus da 100 MW, a cui sono stati appena assegnati i diritti di sviluppo esclusivo per la sua area. Julien Pouget, Direttore Rinnovabili di Total, ha dichiarato: “Questo annuncio dimostra ancora una volta l'ambizione e la volontà del Gruppo di innovare nel campo delle energie rinnovabili. L'eolico offshore galleggiante è un segmento molto promettente in cui Total apporta in particolare la sua vasta esperienza in progetti offshore. Insieme al nostro partner Qair, disponiamo delle risorse necessarie per affrontare le sfide tecnologiche e finanziarie che determineranno il nostro successo futuro. Sono lieto che Total possa contribuire all'emergere di questo nuovo settore in Francia. " “Il progetto Eolmed è al centro della strategia della regione Occitanie per lo sviluppo delle energie rinnovabili, attivamente supportato dai partner locali. Dimostra anche l'ambizione di Qair di diventare un attore importante nell'energia eolica offshore galleggiante in Europa. Unendo le forze con un rinomato partner industriale francese per questo progetto innovativo sviluppato dai nostri team dal 2016, Qair sta rafforzando la sua competenza tecnica per la realizzazione del progetto Eolmed e per i futuri progetti eolici galleggianti ". aggiunge Louis Blanchard, CEO di Qair. Total, rinnovabili ed elettricità Nell'ambito della sua ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, Total sta costruendo un portafoglio di attività nel settore dell'elettricità, in particolare rinnovabile, che potrebbe rappresentare fino al 40% delle sue vendite entro il 2050. Entro la fine del 2020, la potenza lorda di Total la capacità di generazione mondiale sarà di circa 12 gigawatt, inclusi circa 7 gigawatt di energia rinnovabile. Con l'obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità produttiva da fonti rinnovabili entro il 2025, Total continuerà a espandere la propria attività fino a diventare uno dei leader mondiali nelle energie rinnovabili.Vedi maggiori informazioniFoto: Qair
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