Un luogo sospeso nel tempo dove storia, affreschi rinascimentali e percorsi immersi nella natura regalano un’esperienza unica nel cuore della Lombardiadi Marco ArezioHai mai desiderato rallentare il ritmo, immergerti nella bellezza della natura e riscoprire il piacere di camminare senza fretta? Immagina di percorrere sentieri che costeggiano il fiume Adda, con il suono dell’acqua che scorre dolcemente accanto a te e una vista che si apre su colline verdeggianti e paesaggi da cartolina. Ogni passo ti avvicina a un luogo speciale, il Santuario della Madonna di Lavello, dove arte, storia e spiritualità si intrecciano per regalarti un’esperienza unica e rigenerante. La storia del Santuario: un luogo di fede e miracoli Nel cuore della provincia di Lecco, il Santuario della Madonna di Lavello, situato a Calolziocorte, custodisce secoli di storia e devozione. Le sue origini risalgono al XV secolo, quando si diffusero notizie di eventi miracolosi attribuiti alla Madonna, venerata in una piccola cappella presso una fonte d’acqua ritenuta taumaturgica. Secondo la tradizione, numerosi malati trovarono guarigione presso questa fonte miracolosa, portando a una crescente devozione popolare. La cappella originaria si trasformò presto in un luogo di pellegrinaggio, e nel XVI secolo fu edificato l’attuale Santuario, arricchito nel tempo con affreschi e decorazioni che lo rendono una testimonianza straordinaria dell’arte rinascimentale lombarda. Un capolavoro d’arte: gli affreschi e l’architettura Entrando nel Santuario, ti troverai immerso in un ambiente ricco di fascino e spiritualità. Le pareti e la cupola sono decorate con affreschi rinascimentali, raffiguranti episodi della vita della Madonna e dei santi. Le scene, piene di dettagli e simbolismi, testimoniano la maestria degli artisti lombardi che le hanno realizzate. Il soffitto ligneo a capriate, datato 1589, è un elemento di particolare interesse. Con la sua semplicità rustica, crea un contrasto armonioso con le raffinate decorazioni pittoriche, regalando un senso di equilibrio e autenticità a tutto l’ambiente. Passeggiare all’interno del Santuario è un viaggio nella storia, dove ogni dettaglio architettonico racconta la devozione e l’arte di un’epoca passata. Un’esperienza slow: trekking lungo il fiume Adda Prenditi il tuo tempo, abbandona lo stress e lasciati guidare dal ritmo della natura. Il Santuario di Lavello non è solo un luogo di culto, ma anche un punto di partenza perfetto per esplorare la bellezza naturale della zona. Dopo aver visitato il Santuario, puoi proseguire il tuo itinerario lungo le piste ciclabili e i sentieri del fiume Adda, all’interno del Parco Adda Nord. Questo parco è un’area protetta che valorizza la biodiversità del territorio e offre numerose opportunità per attività outdoor. I percorsi sono pianeggianti e facilmente accessibili, rendendoli ideali per una giornata di trekking lento o una pedalata rilassante. Cosa aspettarsi lungo il percorso? Paesaggi mozzafiato: Camminando lungo il fiume, potrai ammirare il lento scorrere dell’acqua, il verde della vegetazione e le colline circostanti. Aree di sosta attrezzate: Perfette per fermarti a riposare, fare un picnic o semplicemente goderti la tranquillità della natura. Storia e cultura: Lungo il tragitto, incontrerai antichi mulini, vecchie strade alzaie e altri segni di un passato legato alla vita fluviale e alla tradizione contadina. Itinerario consigliato per una giornata tra natura e cultura Partenza da Calolziocorte: Raggiungi il Santuario, facilmente accessibile sia in auto che in treno. Visita al Santuario: Dedica del tempo alla contemplazione degli affreschi e all’atmosfera di raccoglimento del luogo. Trekking lungo il fiume Adda: Segui la pista ciclabile che attraversa il Parco Adda Nord. Puoi scegliere percorsi più brevi, adatti anche ai bambini, o prolungare la camminata fino a Brivio o Olginate. Sosta gastronomica: Concludi la giornata in uno degli agriturismi o ristoranti locali, dove potrai gustare i piatti tipici della tradizione lecchese, come i pizzoccheri, la polenta o il pesce di lago. Un’esperienza che rigenera corpo e anima Visitare il Santuario della Madonna di Lavello e immergersi nei suoi dintorni è molto più di una semplice escursione: è un’esperienza che unisce fede, arte e natura, regalando momenti di autentica serenità. Che tu sia un appassionato di storia dell’arte, un amante del trekking o semplicemente alla ricerca di una pausa dalla frenesia quotidiana, questo luogo saprà offrirti ciò di cui hai bisogno. Prepara lo zaino, scegli il tuo ritmo e vivi una giornata indimenticabile tra le meraviglie del Santuario e il fascino del fiume Adda.© Riproduzione Vietata
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Un viaggio interiore tra luci e ombre, dove le finestre diventano simboli di vita, sogni e solitudine“Le Finestre della Memoria” è un’opera che parla silenziosamente, con la voce calda dei colori e la profondità delle ombre. Ogni finestra, incastonata in una parete che sembra viva e pulsante, rappresenta una storia, una possibilità, un frammento di esistenza sospeso tra l’interno e l’esterno. Le superfici rugose e vibranti raccontano il passaggio del tempo, la stratificazione delle emozioni, l’eco di voci che un tempo abitavano quei vuoti luminosi.L’artista non ci mostra delle semplici facciate: ci invita a spiare dentro noi stessi, a guardare attraverso i vetri della nostra memoria. Alcune finestre si accendono, come fossero anime che ancora bruciano di vita; altre restano immerse nell’ombra, chiuse al mondo, testimoni del silenzio e dell’attesa. C’è una malinconia sottile, ma anche una dolcezza intima in questo gioco di chiaroscuri che trasforma la parete in un mosaico emotivo.L’opera comunica la tensione continua fra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo, fra la voglia di aprirci e il bisogno di restare al sicuro. Le pennellate dense e materiche traducono questa ambivalenza, come se ogni colore respirasse una propria verità. Il blu profondo allude alla quiete e alla riflessione, l’arancio e il rosso portano il calore della vita, il giallo il ricordo del sole che filtra nei giorni più chiari.Guardando il quadro, ci si sente osservati e osservatori al tempo stesso. È un invito alla consapevolezza interiore, al riconoscimento delle proprie stanze emotive: quelle spalancate, quelle sigillate, e quelle che ancora attendono di essere illuminate.ACQUISTA IL LIBRO“Le Finestre della Memoria” non è soltanto un’opera da contemplare: è un dialogo con la nostra vulnerabilità, un riflesso del mondo che portiamo dentro, dove ogni luce accesa o spenta racconta un pezzo di noi.L'opera è in vendita in formato 24x36 cm. scrivendo a info@arezio.it NON PIU' DISPONIBILE
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Come Vengono Catalogati i Rifiuti e Quali Sono le Responsabilità di Riciclatori e Cittadini nella Promozione di un’Economia Circolaredi Arezio MarcoI codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), noti anche come codici EER (Elenco Europeo dei Rifiuti), sono una classificazione standardizzata dei rifiuti a livello europeo, utilizzata per identificare e gestire correttamente i vari tipi di rifiuti prodotti. Questo sistema di codifica è stato introdotto per facilitare il monitoraggio, la gestione e il trattamento dei rifiuti, promuovendo al contempo una gestione più efficiente e sostenibile delle risorse. Di seguito, esamineremo in dettaglio cosa sono i codici CER, come vengono catalogati e quali sono le implicazioni per i riciclatori e i cittadini. Definizione e Struttura dei Codici CER Il sistema di codici CER è stato istituito dalla Decisione 2000/532/CE della Commissione Europea, e successivamente modificato per adattarsi alle evoluzioni normative e tecniche. Ogni codice CER è costituito da sei cifre, organizzate in tre coppie di numeri. La struttura dei codici è la seguente: Capitolo (prima coppia di cifre): identifica la categoria generale del rifiuto, spesso correlata all'industria o all'attività che lo produce. Ad esempio, i codici che iniziano con 01 si riferiscono a rifiuti derivanti dall'industria mineraria. Sottocapitolo (seconda coppia di cifre): specifica ulteriormente il tipo di attività o processo di produzione. Ad esempio, 01 04 riguarda rifiuti derivanti da attività di perforazione e produzione di idrocarburi. Voce (terza coppia di cifre): descrive in dettaglio il tipo di rifiuto. Ad esempio, 01 04 13 si riferisce a rifiuti costituiti da fanghi contenenti sostanze pericolose. In totale, il sistema CER comprende 20 capitoli principali, che coprono una vasta gamma di rifiuti, dai rifiuti municipali ai rifiuti industriali e pericolosi. Classificazione e Catalogazione dei Rifiuti La catalogazione dei rifiuti avviene attraverso un processo sistematico di identificazione e classificazione. Le fasi principali includono: Identificazione del Rifiuto: La prima fase consiste nell'identificare il rifiuto prodotto. Questo può essere fatto attraverso l'analisi delle caratteristiche fisiche e chimiche del rifiuto, nonché l'osservazione del processo che lo genera. Assegnazione del Codice CER: Una volta identificato il rifiuto, viene assegnato il codice CER appropriato. Questo passaggio richiede la consultazione dell'elenco dei codici CER e la selezione del codice che meglio descrive il rifiuto. In caso di rifiuti complessi, potrebbe essere necessario consultare esperti o utilizzare strumenti di analisi più avanzati. Documentazione e Tracciabilità: Dopo l'assegnazione del codice, è fondamentale documentare accuratamente il rifiuto e il suo codice CER. Questa documentazione è essenziale per garantire la tracciabilità del rifiuto lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento o al riciclaggio. Gestione e Trattamento: Infine, il rifiuto viene gestito e trattato in conformità con le normative vigenti. Il codice CER aiuta a determinare le procedure di trattamento adeguate, che possono includere il riciclaggio, l'incenerimento, la discarica o altre forme di smaltimento. Ruolo del Riciclatore I riciclatori svolgono un ruolo cruciale nella gestione dei rifiuti, e la conoscenza dei codici CER è fondamentale per il loro lavoro. Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo del riciclatore: Conformità Normativa: I riciclatori devono assicurarsi che i rifiuti siano classificati correttamente e gestiti in conformità con le normative nazionali ed europee. L'uso appropriato dei codici CER è essenziale per evitare sanzioni legali e garantire una gestione sicura dei rifiuti. Ottimizzazione del Processo di Riciclaggio: Conoscere i codici CER consente ai riciclatori di ottimizzare i processi di selezione, trattamento e riciclaggio dei rifiuti. Ad esempio, la separazione dei rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi può migliorare l'efficienza del riciclaggio e ridurre i rischi ambientali. Collaborazione con i Produttori di Rifiuti: I riciclatori devono lavorare a stretto contatto con i produttori di rifiuti per garantire una corretta classificazione e gestione. Questo può includere la formazione del personale sui codici CER e sulle migliori pratiche di gestione dei rifiuti. Innovazione e Sostenibilità: Infine, i riciclatori devono essere proattivi nel cercare nuove soluzioni e tecnologie per migliorare il riciclaggio e ridurre l'impatto ambientale dei rifiuti. La conoscenza dettagliata dei codici CER può facilitare l'adozione di pratiche innovative e sostenibili. Comportamento del Cittadino Anche i cittadini hanno un ruolo importante nella gestione dei rifiuti e devono essere consapevoli dell'importanza dei codici CER. Ecco alcuni consigli su come i cittadini possono contribuire: Educazione e Consapevolezza: I cittadini devono essere informati sui diversi tipi di rifiuti e sui rispettivi codici CER. Le campagne di sensibilizzazione e l'educazione ambientale possono aiutare a diffondere questa conoscenza. Raccolta Differenziata: La corretta separazione dei rifiuti domestici è essenziale per facilitare il riciclaggio. I cittadini devono seguire le indicazioni fornite dalle autorità locali e separare i rifiuti in base ai diversi tipi, come plastica, carta, vetro e rifiuti organici. Riduzione dei Rifiuti: I cittadini possono contribuire riducendo la quantità di rifiuti prodotti. Questo può essere fatto adottando pratiche di consumo sostenibile, come l'acquisto di prodotti con meno imballaggi, il riutilizzo degli oggetti e il ricorso a prodotti riciclabili. Segnalazione dei Rifiuti Pericolosi: È importante che i cittadini siano consapevoli dei rifiuti pericolosi, come batterie, vernici e prodotti chimici, e che li smaltiscano correttamente seguendo le linee guida specifiche. La mancata corretta gestione di questi rifiuti può comportare gravi rischi per l'ambiente e la salute pubblica. Partecipazione Attiva: Infine, i cittadini possono partecipare attivamente alle iniziative di riciclaggio e gestione dei rifiuti nella loro comunità. Questo può includere la partecipazione a programmi di raccolta dei rifiuti, il volontariato in attività di pulizia e il sostegno a politiche e progetti di sostenibilità ambientale. Conclusione I codici CER rappresentano uno strumento fondamentale per la gestione efficace e sostenibile dei rifiuti. La loro corretta applicazione richiede la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, dai produttori di rifiuti ai riciclatori, fino ai cittadini. Comprendere e utilizzare questi codici non solo facilita il rispetto delle normative, ma contribuisce anche a promuovere un ambiente più sano e sostenibile. Con l'educazione e la consapevolezza, possiamo tutti giocare un ruolo attivo nella riduzione dell'impatto ambientale dei rifiuti e nella promozione di un'economia circolare.© Riproduzione Vietata
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Pere al forno con sciroppo d’acero e noci del Piemonte. Dolce caldo, sano e 100% stagionale: la ricetta che valorizza i prodotti locali e la sostenibilità in cucinaQuando arriva l’autunno, la natura ci offre i suoi frutti più dolci e profumati: tra questi, la pera è senza dubbio protagonista. Scegliere di preparare un dessert come le pere al forno con sciroppo d’acero e noci del Piemonte significa immergersi nei sapori genuini della stagione, ma anche compiere un gesto di sostenibilità. È una ricetta che parla di rispetto per la terra, di scelta consapevole degli ingredienti e di valorizzazione dei prodotti locali. Il risultato? Un dolce semplice, elegante e coinvolgente, che unisce il calore della frutta cotta alla dolcezza naturale dello sciroppo d’acero, arricchito dal tocco rustico e croccante delle noci piemontesi. Ideale da servire caldo, perfetto dopo una cena autunnale o come coccola nelle serate più fresche. Ingredienti per 4 persone - 4 pere mature ma sode, meglio se biologiche e a km zero - 3-4 cucchiai di sciroppo d’acero puro - 60 g di noci del Piemonte, sgusciate - Un pizzico di cannella in polvere (opzionale) - Succo di mezzo limone bio - Yogurt bianco naturale o panna fresca (opzionale, per servire) La scelta degli ingredienti è fondamentale: pere di stagione, preferibilmente acquistate da produttori locali, sciroppo d’acero di qualità certificata, e le famose noci del Piemonte che, con la loro croccantezza e il sapore pieno, fanno la differenza. Preparazione Preparare le pere al forno con sciroppo d’acero e noci è un gesto semplice e quasi rituale. Inizia lavando accuratamente le pere, poi tagliale a metà lasciando la buccia, così da preservare tutte le fibre e il sapore naturale. Elimina con delicatezza il torsolo e disponi le mezze pere in una teglia leggermente unta o rivestita di carta forno. Bagna le pere con il succo di limone per evitare che anneriscano, poi versa sopra ciascuna un generoso cucchiaio di sciroppo d’acero, lasciando che penetri nelle cavità lasciate dal torsolo. Trita grossolanamente le noci e distribuiscile sulle pere, completando con una leggera spolverata di cannella se ami i profumi caldi e avvolgenti. Inforna in forno già caldo a 180°C per circa 25-30 minuti, o finché le pere saranno morbide e dorate, ma ancora compatte. Negli ultimi 5 minuti, alza la temperatura a 200°C per caramellare la superficie e tostare leggermente le noci. Durante la cottura, lo sciroppo d’acero si mescolerà ai succhi delle pere, formando un liquido aromatico e profumato: raccoglilo con un cucchiaio e usalo per nappare la frutta prima di servire. Come servirla Il modo migliore per assaporare le pere al forno con sciroppo d’acero e noci è servirle calde, appena sfornate. Disponi due mezze pere per ogni commensale in una ciotolina o su un piattino da dessert, irrorale con il loro sciroppo di cottura e completa con una cucchiaiata di yogurt bianco naturale o, per i più golosi, con un ciuffo di panna fresca montata senza zucchero. Il contrasto tra la morbidezza della frutta, la croccantezza delle noci e la freschezza dello yogurt rende questo dolce irresistibile. Accompagna con una tisana alle erbe o una tazza di tè nero speziato: sarà la chiusura perfetta per una serata autunnale all’insegna del gusto e della sostenibilità. Perché le pere al forno con sciroppo d’acero e noci del Piemonte sono un piatto sostenibile Scegliere questo dolce significa fare una scelta di valore non solo per il gusto, ma anche per l’ambiente e il territorio. Ecco perché questa ricetta può essere considerata un vero esempio di sostenibilità in cucina: 1. Valorizza la stagionalità e il territorio Le pere sono frutti tipicamente autunnali: utilizzare ingredienti di stagione significa ridurre l’impatto ambientale legato alla conservazione e al trasporto di prodotti fuori periodo. Scegliendo pere locali, magari provenienti da piccoli produttori o da filiere biologiche, si supporta l’agricoltura di prossimità e si limita l’inquinamento dovuto alle lunghe distanze percorse dal cibo. 2. Promuove ingredienti semplici e naturali Lo sciroppo d’acero, rispetto ai dolcificanti raffinati, è meno impattante in termini di produzione industriale ed è naturalmente ricco di minerali. Le noci del Piemonte, eccellenza italiana, rappresentano una fonte proteica vegetale a basso impatto, raccolta nel rispetto dei ritmi naturali. 3. Riduce gli sprechi La ricetta utilizza le pere con tutta la buccia, limitando gli scarti e preservando le fibre. Anche il liquido di cottura viene recuperato e riutilizzato, per esempio per guarnire yogurt, porridge o pane tostato. 4. Favorisce un consumo consapevole È un dolce senza ingredienti industriali, conservanti o grassi saturi aggiunti. Si tratta di una preparazione “pulita”, con pochi elementi essenziali e genuini, ideale anche per chi segue un’alimentazione naturale. 5. Incoraggia la cucina circolare Sperimentare ricette come questa invita a riscoprire il valore della semplicità, a scegliere prodotti stagionali e a ridurre la dipendenza da materie prime esotiche o industriali. Ogni ingrediente è scelto con attenzione, con l’obiettivo di rispettare la natura e il lavoro dei produttori locali. In sintesi, le pere al forno con sciroppo d’acero e noci del Piemonte sono molto più di un semplice dessert: sono un messaggio di attenzione verso il pianeta, un gesto concreto di amore per il territorio e un invito a riscoprire la cucina autentica, sostenibile e piena di gusto. Scegliendo questa ricetta, porti in tavola un esempio concreto di cucina circolare: utilizzi ingredienti di stagione, valorizzi le eccellenze locali e regali ai tuoi ospiti un’esperienza di dolcezza autentica e rispettosa dell’ambiente.Un ricettario vegetale e familiare per ridurre sprechi, mangiare meglio e scoprire il piacere della semplicità, un piatto alla volta C'è qualcosa di profondamente rassicurante nel titolo Semplicemente green. Perché la sostenibilità, quando si parla di cucina, dovrebbe proprio essere così: semplice, quotidiana, naturale. Questo libro, edito da Vallardi, è esattamente questo — un invito caldo e concreto a portare in tavola cibo buono per noi e per il pianeta, senza complicazioni, senza dogmi, ma con tanta ispirazione. Pensato per chi vive la cucina come un luogo affettivo, ma anche come uno spazio dove ogni gesto può fare la differenza, “Semplicemente green” raccoglie ricette vegetali, stagionali, nutrienti e gustose, pensate per tutta la famiglia. Non è un libro riservato a vegani incalliti né a chef professionisti. È rivolto a chi ogni giorno deve mettere insieme un pranzo o una cena con ciò che ha in casa, ma vuole farlo con un pizzico di etica e molta attenzione alla qualità. Le ricette sono suddivise per momenti della giornata e tipo di portata, spaziando dalle colazioni energetiche e sane, come pancake integrali, porridge cremosi e torte vegane senza zuccheri raffinati, ai primi piatti colorati, come zuppe di legumi, risotti con verdure dell’orto e paste con salse vegetali fatte in casa. Non mancano i secondi proteici, spesso a base di legumi o tofu, preparati in modo semplice ma ricco di sapore, e una selezione di dolci leggeri, perfetti anche per bambini e occasioni speciali. Un valore aggiunto del libro è la sua capacità di semplificare le scelte alimentari, offrendo spunti per una spesa intelligente, suggerimenti per evitare lo spreco e tante alternative per utilizzare ciò che abbiamo già in dispensa. Non si tratta di “cucinare green” per moda, ma per necessità e desiderio: la necessità di ridurre l’impatto ambientale e il desiderio di nutrirsi meglio, con ingredienti veri, cucinati con amore. Ciò che colpisce, nel tono del libro, è la sua accessibilità: ogni ricetta è spiegata con chiarezza, senza termini tecnici o liste infinite di ingredienti. È un manuale che ti mette a tuo agio, che accoglie le imperfezioni e valorizza il gesto quotidiano del cucinare come un atto di cura. Non solo per chi si siede a tavola, ma anche per chi prepara, chi sceglie, chi sperimenta. È anche un libro pensato per essere vissuto: da chi ha bambini e cerca pasti bilanciati e golosi, da chi lavora e ha poco tempo, da chi è curioso di avvicinarsi a una dieta più vegetale ma non vuole sentirsi giudicato. “Semplicemente green” ti fa sentire che ogni passo verso la sostenibilità, anche piccolo, conta. Perché comprarlo? Perché è un ricettario che semplifica la sostenibilità senza banalizzarla. Perché ti aiuta a trasformare il frigorifero e la credenza in alleati della tua salute e dell’ambiente. Perché è bello da sfogliare, pratico da usare, e profuma di casa vera — quella dove il tempo è poco, ma la voglia di fare bene è tanta. In un panorama editoriale in cui molti libri impongono modelli rigidi, “Semplicemente green” è una boccata d’aria fresca: ti accoglie dove sei, e ti accompagna dove vuoi arrivare. 👉 Scopri il libro su Amazon e inizia il tuo percorso verso una cucina più sana, più semplice e più verde — un pasto alla volta
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Estrusori per materie plastiche: vediamo cosa succede all'interno durante il funzionamentodi Marco ArezioPer chiunque impieghi o faccia utilizzare gli estrusori per le materie plastiche, specialmente se usano polimeri riciclati, dovrebbe avere la conoscenza del comportamento del fuso all’interno del cilindro, delle fasi di trasformazione dallo stato solido a viscoso e delle implicazioni negative che possono nascere durante la lavorazione.Queste implicazioni possono generare difetti sul polimero che si sta producendo o sui manufatti che sono direttamente collegati all’estrusore. L’articolo non si dovrebbe rivolge agli addetti della produzione, che probabilmente conoscono bene i comportamenti del polimero in transito nell’estrusore, ma principalmente agli addetti alle vendite dei prodotti finiti in plastica o dei polimeri riciclati. Conoscere le fasi di produzione e la criticità che possono rappresentare, è un bagaglio culturale tecnico che permette di risolvere, più velocemente e più professionalmente possibile, i problemi con i clienti in merito alla qualità. Per fare un discorso generale possiamo prendere in considerazione gli elementi che entrano in gioco per portare a termine una fase di estrusione delle materie plastiche: • La materia prima • L’estrusore • Il filtro Materia Prima La materia prima, in base all’utilizzo che si vuole fare dell’estrusore, può essere sotto forma di macinato o di granulo. In entrambi i casi il materiale riciclato deve avere subito i corretti trattamenti di selezione, macinazione, deferrizazzione, lavaggio in vasca, lavaggio in centrifuga, asciugatura (eventuale densificazione per materiali leggeri). Più le fasi preliminari che portano il semilavorato all’estrusore sono fatte bene, migliore sarà la qualità del prodotto in uscita da esso, evitando che aumentino i problemi sui prodotti finiti da realizzare. Ogni fase preliminare non eseguita in modo corretto avrà dei risvolti negativi durante la fusione della plastica all’interno dell’estrusore, che possono essere impurità rappresentate da plastiche rigide non fondibili all’interno della massa, degradazione del materiale causata da una non corretta selezione, presenza di parti metalliche causate da un lavaggio non accurato o residui di materiali elastici non filtrabili. Maggiore sarà la qualità attesa per la fabbricazione del prodotto, maggiore saranno le attenzioni da impiegare nelle fasi di riciclo del semilavorato, minori saranno gli spessori da realizzare sul prodotto finito, per esempio un flacone, maggiore dovrà essere la pulizia e l’omogeneità della plastica. Estrusore Una linea di estrusione, per non entrare troppo nella tecnicità dell’argomento, è formata da una tramoggia di ingresso della materia prima, un cilindro di contenimento del polimero, una o più viti di movimento, un filtro (nella maggior parte dei casi) e una testa finale. Fin qui, ogni parte è visibile ed intuibile nel suo lavoro, ma cosa succede all’interno di queste parti? Partiamo dalla tramoggia di carico dei polimeri che alimenteranno l’estrusore, una sorte di grande imbuto di canalizzazione con il quale alimentare l’impianto, sia utilizzando i polimeri sotto forma di palline che di macinato o densificato. La discesa della materia prima all’interno del cilindro avviene normalmente per gravità, quindi il granulo viene attirato verso la parte bassa dell’imbuto in virtù del proprio peso, offrendo scarsa resistenza allo scivolamento. Non sempre succede la stessa cosa per il macinato e il densificato, in quando hanno forme più spigolose e per la loro natura tendono ad aggregarsi, specialmente se non sono ben asciutti, creando qualche difficoltà nella discesa. Una volta che la materia prima arriva all’imbocco del cilindro, entra in contatto con una o più viti, composte da elementi elicoidali che hanno lo scopo di trascinare la materia prima ancora solida lungo il cilindro e restituire alla testa, alla fine del percorso, la massa fusa di plastica per realizzare il prodotto o per creare i granuli plastici. La zona d’ingresso dell’estrusore è sempre raffreddata con acqua, per evitare che il calore generato dalle resistenze che riscaldano il cilindro possano portare a fusione il polimero che staziona nella zona, quando l’estrusore è fermo. Il polimero, sceso dalla tramoggia, aderisce alle pareti tra le quali si trova, quelle del filetto, del nocciolo della vite e del cilindro. A questo punto, i granuli che aderiscono alla vite ruotano con essa e quindi non possono avanzare, mentre quelli che aderiscono al cilindro vengono spinti verso l’uscita dalla cresta del filetto che sfiora e raschia la superficie del cilindro stesso. La conclusione è che tanto più i granuli tendono ad aderire al cilindro, e quindi a non ruotare con la vite, tanto maggiore è la spinta in avanti esercitata dai filetti, che trasferiscono la forza motrice del motore al polimero per spingerlo fuori dal cilindro. La velocità massima di avanzamento del polimero si avrà a contatto con il cilindro sia per i granuli, in alimentazione, sia per le molecole di polimero dopo la fusione, mentre negli strati sottostanti la velocità sarà via via minore fino a essere zero a contatto con il nocciolo della vite. Una convinzione comune rispetto al lavoro dell’estrusore è che le resistenze termiche hanno lo scopo di sciogliere la materia prima, solida, lungo il percorso di attraversamento del cilindro fino alla sua uscita in testa. Questo non è del tutto vero, in quanto le resistenze intervengono principalmente nella fase iniziale del contatto tra la materia prima in ingresso dalla tramoggia con la vite. Nella fase successiva la forza che il motore imprime alla vite, la quale ruotando crea attrito tra la materia prima e il cilindro, realizzano il calore necessario alla fusione del materiale. Il comportamento del volume della massa plastica all’interno del cilindro, in corrispondenza della vite, cambia man mano che percorre l’estrusore. Infatti da quando inizia la fusione, la quantità di solido che si trova tra i due filetti è sempre inferiore a quella che c’è tra i due filetti precedenti. L’avanzamento del fuso è quindi determinato, sia dalla spinta meccanica dei filetti della vite, ma anche per differenza di pressione che si crea all’interno del cilindro, facilitando la spinta verso l’esterno del polimero fuso in virtù di una minore pressione. La zona di trasporto del fuso può assumere ulteriore importanza quando si richiedono all’estrusore anche delle diverse prestazioni, oltre a quella di fondere, come ad esempio la miscelazione del polimero. A tal fine il tratto finale della vite può essere modificato per migliorare la miscelazione dell’estruso. Filtro Lavorando con i polimeri riciclati non sempre si conosce la qualità di preparazione dei granuli che dovrebbero entrare nell’estrusore o dei macinati o dei densificati, quindi, inserire in un estrusore un polimero riciclato senza premunirsi di effettuare un’operazione di filtraggio può essere pericoloso. Un tempo i filtri erano costituiti da un disco forato sul quale si montavano delle reti in metallo, che avevano lo scopo di filtrare ed eliminare eventuali impurità presenti nel fuso. Le reti, in numero e con diametri delle maglie variabili, erano montate alla fine del cilindro su flange e costituivano un modo per migliorare la qualità del polimero. La presenza del filtro causa però un aumento della pressione alla fine della vite, pari alla perdita di carico che serve per far passare il fuso attraverso il filtro. La variazione di pressione è dovuta al fatto che man mano che le reti si intasano aumenta la pressione in testa e, quindi, sale il riflusso nella vite. L’aumento di pressione fa sì che la vite chieda più lavoro al motore per spingere la stessa quantità di materiale fuori dalla filiera e, poiché il maggiore lavoro della vite si trasforma in calore trasferito al polimero, la temperatura del fuso in uscita sarà maggiore e la viscosità minore di quando non c’è il filtro. L’aumento della temperatura per periodi prolungati può causare la degradazione del polimero, con conseguenze negative sulla produzione di prodotto. Ed è per questo motivo che oggi esistono nuovi cambia filtri automatici che regolano questa delicata fase. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - estrusione
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