Le Tute da Ginnastica sono capi che uniscono comfort, performance e sostenibilità, ridisegnando il futuro della moda sportivadi Marco ArezioLe tute da ginnastica, da decenni simbolo di comodità e funzionalità, stanno vivendo una trasformazione profonda. Da semplice capo sportivo a icona di stile urbano, oggi si trovano al centro di una rivoluzione: quella della moda sostenibile. Realizzate con materiali ecologici e processi produttivi responsabili, le tute ecosostenibili sono diventate la scelta ideale per chi desidera unire praticità e attenzione per l’ambiente. Ma qual è la storia di questo capo così versatile, e cosa lo rende davvero sostenibile? La Storia della Tuta: Da Funzionale a Simbolo di Cultura La tuta da ginnastica affonda le sue radici alla fine del XIX secolo, quando gli sport cominciarono a diffondersi come pratiche organizzate. I primi modelli erano progettati esclusivamente per atleti e ginnasti, con tessuti robusti e confortevoli, pensati per offrire libertà di movimento e protezione durante l’allenamento. Inizialmente priva di particolari accorgimenti stilistici, la tuta era semplicemente un capo funzionale. Con il passare del tempo, però, questo indumento sportivo ha iniziato a cambiare. Negli anni ’20, aziende come Champion iniziarono a proporre tute in tessuti tecnici, pensate per resistere a usi intensivi. Ma fu negli anni ’60 e ’70 che la tuta attraversò una vera e propria rivoluzione. Con il boom dello streetwear e della cultura hip-hop, questo capo si trasformò in un simbolo culturale: da indumento sportivo a dichiarazione di stile. Brand come Adidas e Puma iniziarono a giocare con design iconici, creando tute riconoscibili che, per la prima volta, venivano indossate anche fuori dagli ambienti sportivi. Oggi, la tuta ha assunto un ruolo ancora più ampio. Non è solo un capo casual o sportivo, ma un prodotto che risponde alle esigenze di un consumatore consapevole, attento alla qualità, al design e all’impatto che i suoi acquisti hanno sull’ambiente. Cosa Rende una Tuta Ecosostenibile? Creare una tuta ecosostenibile significa ripensare ogni fase del processo produttivo, dalla scelta dei materiali alle tecniche di lavorazione, fino alla distribuzione. L’obiettivo è ridurre al minimo l’impatto ambientale senza compromettere la qualità o le performance del prodotto. Materiali Innovativi e Responsabili I materiali utilizzati giocano un ruolo centrale nella sostenibilità di una tuta. Tra quelli più diffusi troviamo: - Cotone biologico: Coltivato senza pesticidi chimici e fertilizzanti artificiali, protegge il suolo e l’acqua, oltre a garantire un capo ipoallergenico e traspirante. - Poliestere riciclato: Derivato dal recupero di bottiglie di plastica e scarti tessili, riduce i rifiuti plastici e il consumo di risorse fossili. - Nylon rigenerato: Come l’ECONYL®, ottenuto dal riciclo di reti da pesca abbandonate e altri rifiuti industriali. Questo materiale non solo abbassa l’impatto ambientale, ma contribuisce anche alla pulizia degli oceani. - Tencel: Una fibra naturale ricavata dalla polpa di legno, biodegradabile e prodotta attraverso un processo che riduce il consumo di acqua ed energia. Processi Produttivi Sostenibili Non sono solo i materiali a fare la differenza: i metodi di lavorazione e produzione sono altrettanto cruciali. Aziende impegnate nella sostenibilità adottano pratiche come: - L’uso di energie rinnovabili per alimentare gli stabilimenti produttivi. - Tecniche di tintura ecologiche che riducono il consumo di acqua e l’impiego di sostanze chimiche nocive. - Sistemi per riciclare gli scarti di tessuto, minimizzando i rifiuti. Inoltre, per garantire la trasparenza, molte aziende si affidano a certificazioni come il Global Organic Textile Standard (GOTS) per il cotone biologico o il Global Recycle Standard (GRS) per i materiali riciclati.Global Organic Textile Standard (GOTSGl)Global Recycle Standard (GRS)Cosa Cercano i Consumatori in una Tuta Ecosostenibile? Il consumatore moderno è sempre più consapevole e informato. Quando sceglie una tuta ecosostenibile, non si limita a valutare il comfort o lo stile, ma considera anche aspetti legati alla sostenibilità. Tracciabilità dei materiali: È importante sapere da dove provengono i tessuti e come sono stati lavorati. La trasparenza è fondamentale. Durata e qualità: Un prodotto sostenibile deve resistere nel tempo, garantendo un ottimo rapporto qualità-prezzo. Versatilità: Le tute vengono sempre più spesso utilizzate in contesti diversi, dal relax domestico all’allenamento, fino all’uso casual quotidiano. Design accattivante: La sostenibilità non esclude lo stile. Un capo ben disegnato rimane un fattore decisivo per molti acquirenti. Certificazioni affidabili: Etichette che garantiscono la sostenibilità del prodotto aumentano la fiducia del consumatore. Tre Esempi di Tute Ecosostenibili Tommy HilfigerIl marchio offre la "Tuta Sportiva Uomo New York Tracksuit", composta per il 63% da cotone biologico in conversione e per il 37% da poliestere riciclato. Il set include una felpa con cappuccio e pantaloni da jogging con coulisse. AcuryxPer i più piccoli, Acuryx propone una tuta da ginnastica in 2 pezzi per neonati e bambini, realizzata in tessuto di peluche composto all'80% da cotone e al 20% da poliestere riciclato. Il materiale è morbido e confortevole, ideale per la pelle delicata dei bambini. Joma Tuta Eco Championship Uomo La tuta Joma Eco Championship è realizzata al 100% in poliestere interlock riciclato, sottolineando l'impegno del brand verso la sostenibilità. Il set comprende una giacca con cerniera completa, dotata di tasche con zip e polsini e orlo a costine per una migliore vestibilità, e pantaloni coordinati. Questa tuta è ideale per chi cerca un abbigliamento sportivo ecologico senza compromettere comfort e funzionalità. Conclusioni: La Sostenibilità è il Futuro della Moda Le tute da ginnastica ecosostenibili rappresentano un’evoluzione non solo del capo in sé, ma anche del nostro modo di pensare alla moda. Scegliere un prodotto realizzato con materiali etici e tecniche responsabili significa contribuire a un cambiamento positivo, riducendo il nostro impatto ambientale. Con marchi che sempre più spesso abbracciano questa filosofia, il futuro delle tute – e della moda in generale – sembra sempre più orientato verso una sostenibilità concreta, dove comfort, stile e rispetto per il pianeta convivono in perfetta armonia. © Riproduzione Vietata
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Come gli imprenditori possono mantenere le promesse attraverso la comunicazione proattiva e l'impegno verso soluzioni alternative, rafforzando la fiducia tra collaboratori, clienti e stakeholderdi Marco ArezioIn tempi di crisi economica e sociale, la parola data assume un valore inestimabile. Tuttavia, troppo spesso gli imprenditori non sentono pienamente questa responsabilità, sottovalutando l'importanza di mantenere gli impegni presi. Mantenere la parola data non è solo un atto di integrità personale, ma un elemento cruciale per consolidare la fiducia tra collaboratori, clienti e stakeholder. Questo articolo esplorerà perché mantenere le promesse è fondamentale e come la comunicazione proattiva può prevenire il tradimento della fiducia. La Parola Data come Pilastro della Fiducia La fiducia è la base di qualsiasi relazione professionale. In un contesto di business, essa è essenziale per il funzionamento e il successo a lungo termine di un'azienda. Mantenere la parola data è un atto che rafforza questa fiducia. Quando un imprenditore fa una promessa, sia essa verso un cliente, un dipendente o un partner commerciale, quella promessa diventa una parte del tessuto di fiducia che tiene insieme la relazione. Il mancato rispetto degli impegni presi può avere conseguenze disastrose. Non solo può danneggiare la reputazione dell'azienda, ma può anche erodere la motivazione dei dipendenti e la fedeltà dei clienti. In un mondo dove la competizione è feroce e le informazioni viaggiano rapidamente, mantenere la parola data può fare la differenza tra il successo e il fallimento. La Comunicazione Proattiva come Strumento di Responsabilità Nella gestione delle promesse, la comunicazione gioca un ruolo cruciale. Non sempre è possibile mantenere gli impegni presi per vari motivi, come imprevisti economici, problemi operativi o cambiamenti nelle condizioni di mercato. Tuttavia, il modo in cui si gestiscono queste situazioni può determinare se la fiducia viene mantenuta o tradita. Comunicare tempestivamente e con trasparenza è essenziale. Informare i collaboratori, i clienti e gli stakeholder dei problemi emergenti prima delle scadenze, spiegando i motivi dell'impossibilità di rispettare gli impegni, mostra responsabilità e rispetto. Questo tipo di comunicazione non solo previene il disappunto, ma dimostra anche un impegno verso la risoluzione dei problemi. Proporre Alternative: Una Prova di Serietà e Impegno Quando non è possibile mantenere una promessa, non basta semplicemente comunicare il problema. È altrettanto importante proporre alternative praticabili. Questo approccio mostra che l'imprenditore non si limita a segnalare i problemi, ma è attivamente impegnato a trovare soluzioni. Le alternative possono variare a seconda del contesto, ma l'importante è che siano realistiche e fattibili. Ad esempio, se una consegna di prodotti viene ritardata, offrire una spedizione express gratuita o un sconto sul prossimo ordine può compensare il disagio subito dal cliente. Se un progetto non può essere completato entro la scadenza prevista, discutere nuove tempistiche o modalità alternative per portarlo a termine può mantenere la fiducia dei partner coinvolti. Il Silenzio come Tradimento della Fiducia Rimanere in silenzio di fronte all'impossibilità di mantenere una promessa è uno degli errori più gravi che un imprenditore possa commettere. Il silenzio equivale a tradire la fiducia, poiché lascia i collaboratori, i clienti e gli stakeholder nell'incertezza e nell'insoddisfazione. Questo comportamento può danneggiare irreparabilmente le relazioni professionali e la reputazione dell'azienda. La trasparenza e la comunicazione proattiva, al contrario, dimostrano un atteggiamento di rispetto e responsabilità. Anche nei momenti difficili, essere aperti e onesti riguardo alle sfide e alle limitazioni mostra che l'imprenditore è degno di fiducia e impegnato a lavorare per il bene comune. Conclusione In tempi di crisi, mantenere la parola data diventa un fattore cruciale per consolidare la fiducia tra collaboratori, clienti e stakeholder. Gli imprenditori devono sentire la responsabilità delle loro promesse e impegnarsi a mantenerle con integrità e trasparenza. La comunicazione proattiva e la proposta di alternative sono strumenti essenziali per gestire le promesse in modo responsabile. Ignorare queste pratiche equivale a tradire la fiducia e può avere conseguenze disastrose per l'azienda. Solo attraverso un impegno costante verso la parola data è possibile costruire relazioni solide e durature, capaci di resistere anche alle crisi più difficili.
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Si è costituito un gruppo di lavoro tra l'ENI e l'Università di Torino per studiare la produzione di energia dal moto ondosoCi siano già occupati, in diversi articoli, sulla grande potenzialità che il mare potrebbe regalarci sotto forma di energia prodotta dal moto ondoso. Siamo ancora nella fase di studio su come poter sfruttare in modo permanente questa risorsa, del tutto pulita ed inesauribile. Per questa ragione l'ENI, società internazionale di idrocarburi e l'Università di Tornino si sono unite per accelerare questi studi.L’energia del mare rappresenta la più grande fonte energetica rinnovabile al mondo: si stima che le onde potrebbero sviluppare una potenza lungo le coste terrestri a livello globale pari a 2 TeraWatt, circa 18 mila miliardi di chilowattora all’anno, ovvero quasi il fabbisogno annuale di energia elettrica del pianeta. Inoltre, l’energia da onde è prevedibile, più modulata delle altre fonti rinnovabili e più continua. Valorizzare questa fonte energetica dalle alte potenzialità è lo scopo del laboratorio di ricerca congiunto realizzato dal Politecnico di Torino ed Eni MORE – Marine Offshore Renewable Energy Lab - inaugurato oggi alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, della Presidente di Eni, Lucia Calvosa, dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del Rettore del Politecnico Guido Saracco. Il Laboratorio MORE concretizza ulteriormente la collaborazione tra il Politecnico di Torino ed Eni, sancita a gennaio scorso con il rinnovo di un accordo di partnership, che prevede appunto l’istituzione e il lavoro comune di ricercatori di Eni e dell’Ateneo nel laboratorio, con l’obiettivo di contribuire a una ulteriore crescita del know-how in questa materia di grande interesse sia per Eni che per l’Ateneo e ad una rapida realizzazione industriale delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche marine. Il Laboratorio permetterà di ampliare il campo d’azione congiunta allo studio di tutte le fonti di energia marina, andando a investigare non solo il moto ondoso ma anche l’eolico e solare offshore, le correnti oceaniche e di marea e il gradiente salino. Il MORE Lab ha sede presso il Politecnico, con l’impiego di infrastrutture di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e vede anche l’integrazione con le seguenti strutture Eni: il Marine Virtual Lab, presso il centro di supercalcolo HPC5 a Ferrera Erbognone e l’area di test in mare aperto a Ravenna, dove si sta valutando la fase pre-prototipale del convertitore di moto ondoso ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), il primo impianto al mondo di generazione elettrica ibrida e distribuita da moto ondoso e fotovoltaico; una tecnologia nata dai laboratori di ricerca del Politecnico e sviluppata dalla spin-off dell’Ateneo Wave for Energy, selezionata, ottimizzata ed industrializzata da Eni e in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna. ISWEC ha dimostrato elevata affidabilità e capacità di adattarsi alle diverse condizioni di mare, grazie al suo sistema attivo di controllo e regolazione. Infatti, nel periodo di esercizio si è arrivati a superare il valore nominale massimo di potenza installata pari a 50 kW. Inoltre, il Laboratorio farà rete anche con il sito di test del Politecnico a Pantelleria, dove altri aspetti della stessa tecnologia vengono testati in un ecosistema, quello isolano, che mira all’autonomia energetica e all’azzeramento dell’impatto paesaggistico. Saranno circa 50 i ricercatori coinvolti nella ricerca di MORE Lab, tra personale in ruolo e dottorandi/tesisti del Politecnico, con i quali Eni si interfaccerà, con proprie professionalità, per una rapida crescita del know-how specifico e per la finalizzazione industriale delle tecnologie. Il Centro avrà a disposizione una vasca di prova navale e dei laboratori all’avanguardia per lo sviluppo e dry test dei prototipi e un centro di calcolo ad alte prestazioni. Il Laboratorio, inoltre, si avvarrà di una cattedra specifica sull’ “Energia dal Mare”, che avrà l’obiettivo di formare ingegneri specializzati nella progettazione, realizzazione e utilizzo delle nuove tecnologie che saranno sviluppate proprio nel laboratorio. L’AD Eni Claudio Descalzi ha commentato: “L’impegno di Eni nello sviluppo di tecnologie che avranno un ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione diventa sempre più concreto grazie al lavoro di ricerca condotto insieme al Politecnico di Torino nei MORE Lab che ci permetterà di ottimizzare le tecnologie per renderle sempre più efficienti, competitive ed accelerare il processo di industrializzazione delle energie marine”. “In un settore come quello dell’energia rinnovabile e della sostenibilità, lo sviluppo di soluzioni innovative e realizzate in stretta collaborazione con il mondo industriale – quindi pronte per essere impiegate sul mercato – è quanto mai centrale per il nostro Ateneo”, ha commentato il Rettore del Politecnico Guido Saracco. “I laboratori e i progetti di ricerca e innovazione sviluppati con Eni nei MORE Lab saranno cruciali nei prossimi anni per contribuire in modo significativo a trovare soluzioni per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni che l’Europa si è data”.da eni.com
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Come i tratti psicologici tossici influenzano il benessere e la produttività in azienda e nelle relazioni personali, e le strategie per affrontarlidi Marco ArezioNel mondo del lavoro e nelle dinamiche sociali, incontriamo spesso persone con tratti psicologici complessi che possono influenzare negativamente chi le circonda. Tra questi, il sadismo, il narcisismo e il machiavellismo sono particolarmente rilevanti, poiché portano con sé una serie di comportamenti dannosi che possono compromettere il benessere altrui. Comprendere queste personalità, il loro impatto sugli altri e le possibili soluzioni per affrontare tali comportamenti può aiutarci a migliorare non solo gli ambienti professionali, ma anche le nostre relazioni personali. Sadismo: Il Piacere Derivato dalla Sofferenza Altrui Il sadismo è un tratto caratterizzato dal piacere derivato dal causare sofferenza agli altri, che si manifesta sotto forma di abusi fisici, ma soprattutto psicologici. In un contesto lavorativo, un capo o un collega con tendenze sadiche potrebbe attuare comportamenti che minano la sicurezza e la serenità degli altri, utilizzando la crudeltà come mezzo per affermare il proprio potere. Questo atteggiamento, a lungo andare, crea un ambiente di lavoro tossico, dove le vittime possono sentirsi demotivate e sperimentare stress o addirittura forme di depressione. Narcisismo: L'Ego al Centro del Mondo Il narcisismo è un tratto più diffuso e meno direttamente aggressivo, ma non per questo meno dannoso. I narcisisti tendono a essere egocentrici, alla ricerca continua di attenzione e ammirazione, spesso sopravvalutando le proprie capacità e mostrando poca empatia nei confronti degli altri. Nel contesto lavorativo, ciò si traduce in atteggiamenti che possono esasperare i colleghi: il narcisista monopolizza le discussioni, non tollera critiche, e si attribuisce meriti che non gli spettano, creando tensioni e dissapori. Chi lavora con queste persone può sentirsi sminuito, messo da parte o costretto a fare sforzi eccessivi per mantenere un equilibrio tra le proprie responsabilità e la gestione delle relazioni. Machiavellismo: L'Arte della Manipolazione Il machiavellismo si basa su un atteggiamento manipolativo e opportunistico. Chi possiede questo tratto psicologico tende a manipolare gli altri per ottenere ciò che desidera, senza alcun rimorso o considerazione per l’impatto che può avere sugli altri. Nelle relazioni lavorative, un individuo machiavellico potrebbe utilizzare astuzia e strategie subdole per creare alleanze temporanee o sfruttare le debolezze altrui, con lo scopo di avanzare nella gerarchia aziendale o ottenere benefici personali. Questo comportamento mina la fiducia tra colleghi e favorisce una cultura aziendale basata sul sospetto e sulla competizione sleale. Le Conseguenze di un Ambiente Tossico L'impatto di questi tratti sulla vita professionale è spesso devastante. Le persone che lavorano in ambienti dove sono presenti individui sadici, narcisisti o machiavellici soffrono di stress e ansia, con effetti negativi sulla loro produttività e, soprattutto, sul loro benessere psicologico. In questi contesti, la collaborazione diventa difficile, la motivazione cala, e si assiste a una maggiore rotazione del personale, poiché i dipendenti tendono a cercare altrove condizioni di lavoro più sane e rispettose. Anche l’azienda ne risente: un ambiente tossico influisce sulla reputazione dell’organizzazione e può portare a un calo della qualità del lavoro, oltre che a costi elevati legati alla sostituzione del personale. Gestire Comportamenti Tossici: Strategie e Soluzioni Affrontare e gestire questi comportamenti non è semplice, ma è possibile. La prima strategia utile è la formazione e sensibilizzazione all’interno delle organizzazioni. Educare sia i dipendenti che i manager sui tratti del sadismo, narcisismo e machiavellismo permette di riconoscere questi comportamenti e intervenire tempestivamente per limitarne i danni. Inoltre, è fondamentale che le aziende adottino politiche chiare contro il bullismo e le forme di abuso psicologico, fornendo a chi ne è vittima dei canali sicuri e riservati per segnalare tali situazioni. Un altro aspetto essenziale è il supporto psicologico. Creare uno spazio in cui i dipendenti possano ricevere consulenza e sostegno può fare la differenza nella gestione dello stress e nella prevenzione di problemi di salute mentale più gravi. Infine, i leader aziendali devono essere formati a promuovere un ambiente di lavoro positivo, dove il rispetto e la collaborazione prevalgono su dinamiche tossiche e distruttive. Una leadership efficace può fare molto per scoraggiare comportamenti negativi, risolvere conflitti in modo rapido e offrire sostegno ai dipendenti che si trovano in difficoltà. L'Impatto Sociale: Relazioni Interpersonali e Conseguenze Psicologiche Anche al di fuori del contesto lavorativo, i tratti di sadismo, narcisismo e machiavellismo hanno effetti negativi nelle relazioni personali e nella società in generale. Nelle relazioni intime, ad esempio, una persona con tendenze narcisistiche o manipolative può creare dinamiche di controllo, portando a situazioni di abuso emotivo. Queste relazioni, se non affrontate con consapevolezza e il giusto sostegno, possono lasciare cicatrici profonde, portando le vittime a sviluppare disturbi psicologici come ansia, depressione e persino PTSD. Conclusione In conclusione, è importante non solo riconoscere questi tratti psicologici, ma anche agire concretamente per limitarne gli effetti negativi. In ambito lavorativo, politiche aziendali adeguate, una leadership forte e un ambiente che promuova il benessere dei dipendenti possono ridurre l’impatto di individui con tratti sadici, narcisistici o machiavellici. Nelle relazioni personali e sociali, la consapevolezza e l'educazione sono strumenti essenziali per evitare che questi comportamenti distruggano la fiducia e l’empatia reciproca. Solo così possiamo sperare di costruire comunità e contesti lavorativi più equilibrati e rispettosi, dove tutti possano sentirsi sicuri e apprezzati.© Riproduzione Vietata
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Nell’era del boom economico, il 1963 segna una data importante per un’azienda lungimirante che pensava fuori dagli schemidi Marco ArezioI primi anni ’60 la plastica iniziava a compiere i primi e decisivi passi che avrebbero poi caratterizzato lo sviluppo economico e sociale del secolo scorso. Pochi anni prima Giulio Natta aveva ottenuto il Nobel per la chimica per le sue ricerche che lo portarono alla scoperta del polipropilene. I Caroselli nella TV in bianco e nero di allora magnificavano i molteplici usi del Moplen, con il quale si potevano realizzare contenitori leggeri, resistenti e colorati, perfettamente in grado si sostituire quelli fatti in lamiera verniciata, pesanti e che potevano arrugginirsi. Nella sale cinematografiche, intanto, gli italiani si appassionavano al Gattopardo. È infatti nel 1963, come abbiamo detto, in pieno boom economico, che grazie all’intuizione e ad una visione illuminata di Innocente Caldara e del cognato Mario Pontiggia, nasce la “Pontiggia & Caldara” che sessant’anni più tardi sarebbe diventata la Caldara Plast che conosciamo oggi. Il Sig. Innocente girava instancabilmente l’Italia con il suo camion, un OM Tigrotto, in un periodo di grandi innovazioni in tutti i settori. È in questo scenario, in un’Italia in grande fermento, in cui tutti gli scantinati di Milano erano occupati da qualche laboratorio dove si produceva “qualcosa”, che Innocente Caldara vide due residui plastici che molte industrie eliminavano, una risorsa da riutilizzare e riportare a nuova vita. Erano solo gli anni Sessanta ma questa è l’idea che oggi sta alla base dell’economia circolare. In quei primi faticosi ma emozionanti anni, l’azienda faceva trasporti per varie società situate nella provincia di Lecco, operanti nella distillazione del metacrilato, portando il monomero ai clienti di queste ditte. Il modus operandi era semplice ma efficace: da queste ditte che producevano lastre di metacrilato venivano ritirati gli scarti prodotti e, successivamente, gli stessi venivano venduti alle aziende che si occupavano di distillazione. Con l’evoluzione del mercato e dei materiali, (erano anni di gran fermento nell’industria dei polimeri), al metacrilato trattato inizialmente si aggiunsero presto anche gli scarti di Policarbonato, dell’ABS, della Poliammide e del Polistirolo. Così, anche l’azienda, come il mercato, stava cambiando. Negli anni Settanta venne costruito, non con pochi sacrifici, il capannone di Caslino d’Erba, paese d’origine della famiglia Caldara, necessario ormai per contenere tutti gli scarti ritirati. Qui vennero posizionati i primi mulini acquistati per macinare le diverse tipologia di materiali, e stoccare il macinato pronto da rivendere in Italia ma anche all’estero. Giungono in fretta gli anni Novanta e la ditta diventa “Innocente Caldara snc”. Accanto al Sig. Innocente inizia a lavorare a 17 anni il figlio Attilio, il secondo dei suoi figli, che si occupa della macinazione degli scarti. Anche Massimiliano, il figlio maggiore, lascia la società in cui lavorava ed entra nell’azienda di famiglia. Avendo la patente per guidare il camion si alterna al papà nella guida del nuovo Iveco 190, anche lui girando l’Italia recuperando scarti di polimeri da avviare alla macinazione. Nel 1994, il terzo figlio, Alessandro, si unisce ai fratelli e al padre occupandosi anche lui di trasporti e macinazione. A supportare tutto questo gran lavoro negli uffici arriva Ester, che si occupa di amministrazione e contabilità e che affianca la Sig.ra Angela, moglie del Sig. Innocente, che da sempre, con costanza e rigore, tiene le fila della parte amministrativa dell’azienda. Ora, che la quantità di scarti aumenta, sorge un dubbio ai Caldara “ma che ce ne facciamo di tutti questi scarti acquistati e macinati? Sono belli, colorati, perfino simpatici, gli ambientalisti non sono ancora intervenuti gridando che la plastica è uno dei mali del mondo, ma nel nostro magazzino incominciano a diventare un po' troppi.” E allora? Internet e il web ancora non esistevano... così si incominciò con il telefono e le pagine gialle a trovare potenziali clienti a cui interessassero le plastiche macinate, e altri potenziali fornitori da cui acquistare scarti di lavorazione. Massimiliano, approfittando di uno stop forzato a seguito di un incidente in moto, iniziò a stare al telefono e ad occuparsi in prima persona della ricerca di clienti e dei rapporti con i fornitori. Siamo negli anni Novanta e in Caldara è già iniziata l’era dell’economia circolare. Continua… Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano.Fonte: Caldara
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