Slow Life: Amico di Marco ArezioLo senti, amico, il suono metallico della chitarra che ripercorre le note della nostra vita? Ti ricordi, amico mio, cosa ci stava intorno al ritmo sensuale di questa canzone quando eravamo insieme? Ogni colpo sulla corda è come riaprire un cassetto pieno di emozioni mai sopite, che coloravano di toni intensi le nostre giornate cariche di vitalità. Senti, amico mio, questo colpo di batteria che segnava ritmicamente il battito del nostro cuore, quando avevamo la speranza ostinata di elevare noi stessi ad altre dimensioni, fuori dalle esperienze comuni, per godere di una felicità che era solo nostra? Ti ricordi questo flauto che ci accompagnava sulle pareti delle montagne, il sibilo del vento che per noi era tutt’uno con il nostro respiro, quasi ci attraversasse il corpo e ci facesse parte dell’ambiente meraviglioso, di cui volevamo godere fino in fondo? Ogni passaggio della pianola mi riaccendeva la segreta convinzione che eravamo felici lassù, dove tutto sembrava più chiaro, dove non si poteva barare, dove i nostri personali valori si esprimevano come una fioritura primaverile, dove non avevamo bisogno di tanto e dove quel poco che avevamo non era altro che un modesto mezzo per raggiungere il nostro cuore. Amico mio, eravamo in parete a misurarci con la nostra vita, le nostre aspettative, le nostre soddisfazioni, forti di noi stessi, forti della convinzione che il mondo finiva li tra quelle rocce verticali, quelle fessure lisce, quegli strapiombi che ai più avrebbero fatto ribrezzo e che a noi davano la sensazione di appartenere a loro, ad ogni passo, ad ogni presa, ad ogni colpo di martello, ad ogni tintinnio di moschettone, ad ogni fruscio della corda. Noi non eravamo più noi stessi, eravamo la parte mobile di quel meraviglioso grido di pietra, che era a guardia di ogni afflato di vita che si avvicinava al cielo. Amico mio, la musica corre come dolce medicina per la nostra mente, ti ricordo assorto e rapito dalla durezza della via che salivi, emanando una sorte di endorfina che ci metteva al centro di un mondo tutto nostro, fatto di niente ma ricco di una felicità piena di emozioni, di adrenalina, di semplicità e di innocenza mentale. Il violino culla la mia testa riportandomi sulla vetta, in una serata di un silenzio irreale, dove solo qualche debole soffio di vento ci accarezzava i capelli e i nostri occhi potevano godere profondamente della fine della nostra lotta, estrema, con la nostra mente, consumata in parete. Il tramonto ci paralizzava per il caldo spettro di colori che avvolgeva dolcemente la montagna di fronte a noi, imprimendosi nei nostri occhi come fossimo specchi dell’immensa bellezza di cui avevamo il privilegio di godere. La pianola ora si sta allontanando e con essa scema la musica della nostra vita, nella mia testa in una frazione di secondo realizzo un istante di bilancio, le immagini di allora e quelle di oggi che si sovrappongono velocemente senza riuscire a trovare una collocazione voluta, si girano, si spostano, vicine poi lontane, davanti ed indietro, non riuscendo mai a fermarsi ed a riposizionarsi nitidamente. La musica è finita, amico mio, sbatto le palpebre e noi non ci siamo più.Categoria: Slow life - vita lenta - felicità
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Dal solare al nucleare, passando per eolico e biomassa: analisi dei fattori che influenzano i costi e le sfide nella transizione energetica verso un futuro più sostenibiledi Marco ArezioIl costo dell'energia elettrica varia notevolmente a seconda delle fonti energetiche utilizzate. Analizzando le diverse opzioni disponibili, emerge chiaramente una grande differenza nei costi di produzione per megawattora, con fonti che spaziano dalle energie rinnovabili a quelle fossili e nucleari. Per comprendere meglio il motivo di tali variazioni, è essenziale analizzare non solo i costi iniziali di infrastruttura, ma anche i costi operativi, la disponibilità delle risorse e i fattori di impatto ambientale. Energia solare off-grid L'energia solare off-grid si colloca tra le opzioni più economiche. Questo basso costo può essere spiegato dalla continua riduzione del prezzo dei pannelli fotovoltaici e delle tecnologie di accumulo di energia. Nonostante la necessità di un investimento iniziale considerevole per l'acquisto di pannelli e batterie, i costi operativi successivi sono ridotti. Tuttavia, va considerata la variabilità della produzione solare, legata alle condizioni atmosferiche e alle ore di luce, che richiede spesso sistemi di accumulo costosi o il collegamento alla rete in periodi di bassa produzione. Energia geotermica L'energia geotermica, che sfrutta il calore naturale della terra, offre un equilibrio tra costi contenuti e una produzione stabile. A differenza dell'energia solare ed eolica, non è soggetta a variabilità stagionale o meteorologica, rendendola una fonte affidabile e prevedibile. Tuttavia, i costi di impianto iniziale, soprattutto per l'accesso alle risorse geotermiche, possono essere elevati, limitando la diffusione di questa tecnologia a specifiche aree geografiche con abbondanza di risorse termali. Energia eolica onshore L'energia eolica onshore rappresenta una delle soluzioni più convenienti per la produzione di energia. I parchi eolici onshore hanno beneficiato di un significativo abbassamento dei costi delle turbine e dell'efficienza dei sistemi. La loro variabilità, tuttavia, rimane una sfida: l'energia eolica è fortemente influenzata dalla posizione geografica e dalle condizioni meteorologiche. Le aree con venti costanti possono garantire una produzione più economica, ma la necessità di avere parchi eolici in prossimità di reti di distribuzione ben sviluppate influisce sui costi complessivi. Energia idroelettrica Nonostante sia considerata una fonte di energia rinnovabile, l'idroelettrico presenta costi più elevati rispetto a solare, eolico e geotermico. Le ragioni di questo risiedono principalmente nei costi di costruzione delle infrastrutture, come dighe e bacini idrici, che richiedono grandi investimenti iniziali. Inoltre, i progetti idroelettrici hanno un impatto ambientale significativo, poiché alterano gli ecosistemi fluviali. Tuttavia, una volta costruiti, questi impianti possono produrre energia per decenni con costi operativi relativamente bassi. Energia nucleare avanzata La produzione di energia nucleare, specialmente con tecnologie avanzate, si colloca tra le opzioni più costose. Ciò è dovuto principalmente ai costi iniziali elevati per la costruzione di centrali nucleari, che richiedono un alto livello di sicurezza e tecnologie sofisticate. I costi di gestione dei rifiuti radioattivi e la chiusura di centrali alla fine del loro ciclo di vita rappresentano ulteriori spese significative. Tuttavia, la produzione di energia nucleare è stabile e non soggetta alle fluttuazioni che caratterizzano le fonti rinnovabili, rendendola una componente importante per garantire la continuità della fornitura elettrica in molti paesi. Energia dal carbone Nonostante i costi relativi al carbone siano relativamente alti, questa fonte di energia continua a essere utilizzata su larga scala, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. I costi includono sia l'estrazione del carbone che le spese legate alla combustione, che produce grandi quantità di gas serra e richiede impianti di trattamento delle emissioni. Il carbone è spesso considerato una delle fonti più inquinanti, e molti paesi stanno cercando di ridurne l'utilizzo a causa del suo impatto ambientale. Biomassa La biomassa, che sfrutta materiali organici per la produzione di energia, presenta uno dei costi più alti. Nonostante sia una fonte rinnovabile, i costi operativi, che includono la raccolta e il trasporto dei materiali biologici, sono significativi. Inoltre, la produzione di energia da biomassa non è sempre efficiente quanto altre fonti rinnovabili, e l'impatto ambientale legato alla combustione può essere elevato, soprattutto se non vengono adottate tecnologie di controllo delle emissioni adeguate. Analisi del Costo dell’Elettricità per Fonte EnergeticaIl grafico illustra i costi dell'elettricità per megawattora (MWh) prodotti da diverse fonti energetiche. Questo confronto evidenzia l'ampia variabilità di costi associati alle diverse tecnologie di produzione energetica, che spaziano dalle fonti rinnovabili, come il solare e l’eolico, alle opzioni più tradizionali, come il carbone e il nucleare avanzato. Vediamo i dettagli di ciascuna fonte energetica riportata nel grafico.Solare Off-Grid - 36,49 $/MWh L'energia solare off-grid si distingue per il suo costo relativamente basso di 36,49 dollari per megawattora. Questo valore è il risultato della riduzione continua dei costi dei pannelli solari e delle tecnologie di accumulo, che consentono di immagazzinare l’energia prodotta e renderla disponibile quando il sole non è presente. Tuttavia, i costi iniziali possono ancora essere elevati, ma una volta installati, i sistemi solari richiedono bassi costi operativi, contribuendo a un prezzo competitivo per MWh.Geotermico - 39,82 $/MWh Con un costo di 39,82 dollari per MWh, l'energia geotermica rappresenta una soluzione energetica affidabile e stabile, caratterizzata da costi operativi relativamente bassi una volta costruita l'infrastruttura necessaria. Questo tipo di energia sfrutta il calore del sottosuolo, il che la rende particolarmente efficace e prevedibile, poiché non dipende da condizioni atmosferiche variabili. Tuttavia, i costi di installazione sono elevati e limitano questa opzione a regioni con risorse geotermiche naturali abbondanti. Eolico Onshore - 40,23 $/MWhL'energia eolica onshore ha un costo di 40,23 dollari per MWh, posizionandosi tra le fonti rinnovabili più economiche. I progressi tecnologici hanno ridotto i costi delle turbine e migliorato l’efficienza, rendendo questa fonte competitiva. Tuttavia, la sua produzione è influenzata dalla variabilità del vento e richiede aree geografiche con venti costanti per mantenere bassi i costi. Nonostante queste sfide, l’eolico rimane una delle fonti più sostenibili ed economiche per la produzione di energia.Idroelettrico - 64,27 $/MWh L’energia idroelettrica, con un costo di 64,27 dollari per MWh, è più costosa rispetto alle precedenti fonti rinnovabili. Questo aumento è dovuto ai costi elevati per la costruzione di dighe e infrastrutture di accumulo dell’acqua, che richiedono grandi investimenti iniziali. Tuttavia, una volta completati, gli impianti idroelettrici hanno una durata molto lunga e generano energia a costi operativi relativamente bassi. L’impatto ambientale, però, rimane una questione importante da considerare, poiché le dighe alterano significativamente gli ecosistemi locali.Nucleare Avanzato - 82,61 $/MWh La produzione di energia nucleare avanzata ha un costo di 82,61 dollari per MWh, posizionandosi tra le fonti più costose. Questo è dovuto agli alti costi iniziali di costruzione, alla necessità di tecnologie avanzate per garantire la sicurezza e ai costi di gestione dei rifiuti radioattivi. Nonostante il costo elevato, il nucleare offre una produzione energetica stabile e priva di emissioni di carbonio dirette, contribuendo alla diversificazione del mix energetico e alla continuità della fornitura.Carbone - 88,24 $/MWh Con un costo di 88,24 dollari per MWh, l'energia da carbone è ancora ampiamente utilizzata, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Sebbene il costo del combustibile e le spese legate alla gestione delle emissioni aumentino i costi complessivi, il carbone è apprezzato per la sua disponibilità e affidabilità. Tuttavia, è anche una delle fonti più inquinanti, emettendo grandi quantità di gas serra, il che spinge molti paesi a ridurne l’uso in favore di fonti più pulite.Biomassa - 90,17 $/MWh La biomassa ha il costo più elevato, pari a 90,17 dollari per MWh. Questo valore riflette i costi di raccolta, trasporto e lavorazione dei materiali organici utilizzati per produrre energia. Anche se è considerata una fonte rinnovabile, l’efficienza della biomassa è inferiore rispetto ad altre fonti rinnovabili, e il processo di combustione può avere impatti ambientali significativi. Per ridurre tali impatti, è necessario adottare tecnologie avanzate di controllo delle emissioni. Conclusione La differenza di costo tra le varie fonti energetiche è influenzata da numerosi fattori, tra cui i costi di installazione, la disponibilità delle risorse, la stabilità della produzione e gli impatti ambientali. Le energie rinnovabili come il solare e l'eolico offrono soluzioni a basso costo, ma richiedono sistemi di supporto per garantire una fornitura costante. Al contrario, il nucleare, pur essendo più costoso, offre una produzione continua e senza emissioni dirette di carbonio. La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra costi, impatti ambientali e stabilità di fornitura, garantendo al tempo stesso una transizione verso un sistema energetico più sostenibile.© Riproduzione Vietata
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Analisi dei metodi per estrarre titanio dai residui industriali: tecnologie, sfide e prospettive economiche per una gestione sostenibile del metallodi Marco ArezioIl titanio è un metallo con proprietà eccezionali come elevata resistenza alla corrosione, leggerezza e robustezza meccanica, che lo rendono un materiale cruciale per settori come l'aerospaziale, il biomedico e l'industria chimica. Tuttavia è anche un materiale costoso, principalmente a causa della complessità del processo di estrazione e della limitata disponibilità di fonti di alta qualità. Con la crescente domanda di titanio e l'incertezza nella disponibilità di materie prime, il recupero del titanio dalle scorie industriali è una strategia fondamentale per ridurre i costi e mitigare l'impatto ambientale dell'estrazione mineraria. Le scorie d'altoforno contenenti titanio sono un sottoprodotto della produzione metallurgica, in particolare nella fabbricazione dell'acciaio. Sebbene tradizionalmente considerate rifiuti, queste scorie contengono spesso percentuali significative di titanio sotto forma di ossidi, rendendole una fonte potenziale per il recupero del metallo. Questo articolo esplora i metodi attualmente studiati per il recupero del titanio da questi sottoprodotti, analizzandone l'efficacia e la sostenibilità sia economica che ambientale. Caratteristiche delle Scorie d'Altoforno e Contenuto di Titanio Le scorie d'altoforno sono un residuo del processo di fusione del ferro e possono contenere titanio principalmente sotto forma di ossidi, come il biossido di titanio (TiO₂). Questo titanio rimane generalmente intrappolato nella matrice della scoria, rendendo difficile il suo recupero diretto. La concentrazione di titanio nelle scorie varia in funzione della composizione dei minerali di partenza e delle condizioni di processo. In molti casi, il biossido di titanio rappresenta una frazione significativa della massa delle scorie, rendendo il recupero un'opzione interessante. Tecniche per il Recupero del Titanio Esistono diverse tecniche per recuperare il titanio dalle scorie d'altoforno, suddivisibili in tre categorie principali: Lisciviazione Chimica: Questo metodo utilizza soluzioni chimiche per dissolvere gli ossidi di titanio, consentendo una separazione selettiva del metallo. Tra le tecniche più comuni vi è la lisciviazione acida, spesso realizzata con acido solforico o cloridrico. Sebbene sia una tecnica efficace, presenta problematiche ambientali significative a causa dell'uso di sostanze altamente corrosive e della gestione dei residui tossici che ne derivano. Riduzione Termica e Pirometallurgia: Questa tecnica implica la riduzione degli ossidi di titanio ad alta temperatura, utilizzando solitamente carbonio come agente riducente. La pirometallurgia richiede una grande quantità di energia, ed è quindi essenziale ottimizzare i parametri del processo per ridurre i costi energetici e massimizzare l'efficienza del recupero. Processi Elettrochimici: I processi elettrochimici sfruttano le differenze di reattività tra i componenti delle scorie per separare il titanio. Sebbene questi metodi siano promettenti, sono ancora in fase di sviluppo e richiedono ulteriori studi per diventare una soluzione economicamente praticabile su scala industriale. Casi Studio e Applicazioni Pratiche Alcuni studi recenti hanno dimostrato la fattibilità del recupero del titanio utilizzando una combinazione di lisciviazione chimica e riduzione termica. Queste ricerche hanno mostrato che, combinando tali tecniche, è possibile ottenere rese di titanio sufficientemente elevate da giustificare economicamente il processo. Nei principali paesi produttori di acciaio, le tecniche pirometallurgiche vengono spesso adottate per migliorare l'efficienza dei forni d'altoforno e massimizzare il recupero dei sottoprodotti metallici. Problematiche ed Opportunità di Sostenibilità Il recupero del titanio dalle scorie d'altoforno presenta vantaggi significativi, ma comporta anche alcune problematiche importanti da affrontare: Costi Operativi e di Attrezzature: Le tecniche di recupero richiedono spesso macchinari specializzati e infrastrutture con elevati costi di investimento e manutenzione. Inoltre, i consumi energetici, in particolare nei processi pirometallurgici, rappresentano una componente rilevante dei costi operativi. Impatto Ambientale: L'uso di sostanze chimiche e l'energia necessaria per le alte temperature comportano un impatto ambientale considerevole. Per questo motivo, è fondamentale sviluppare soluzioni per ridurre al minimo le emissioni e trattare adeguatamente i residui. Economia Circolare: Recuperare il titanio dalle scorie è un'alternativa sostenibile rispetto all'estrazione convenzionale, in quanto contribuisce a ridurre i rifiuti industriali e diminuisce la pressione sulle risorse naturali di titanio. Prospettive Future e Innovazioni Le innovazioni tecnologiche sono fondamentali per migliorare l'efficienza e la sostenibilità dei processi di recupero del titanio. Ad esempio, l'impiego di nanoparticelle per migliorare la selettività nei processi di lisciviazione o l'ottimizzazione dei parametri operativi nelle tecniche pirometallurgiche potrebbe incrementare la resa del titanio e ridurre i consumi energetici. Un'altra area di interesse è l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile per alimentare i processi ad alta temperatura, riducendo così l'impronta di carbonio. Inoltre, la collaborazione tra industria e centri di ricerca è essenziale per accelerare l'adozione di nuove tecnologie e promuovere pratiche di economia circolare nel settore metallurgico. L'integrazione di diverse tecniche, come la combinazione di riduzione termica e separazione elettrochimica, potrebbe rappresentare un passo avanti significativo nella valorizzazione delle scorie come risorsa. Conclusioni Il recupero del titanio dalle scorie d'altoforno rappresenta una valida opportunità per rendere l'industria del titanio più sostenibile e allineata ai principi dell'economia circolare. Nonostante le problematiche tecniche ed economiche, i progressi nei campi della lisciviazione chimica, della riduzione termica e dei processi elettrochimici possono migliorare l'efficienza del recupero e ridurre la dipendenza dalle risorse naturali. Investimenti in ricerca e sviluppo, insieme a politiche incentivanti il recupero delle materie prime dai rifiuti industriali, saranno determinanti per rendere il recupero del titanio una pratica stabile e diffusa nell'economia circolare.© Riproduzione Vietata
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Produzione, recupero, riciclo e riuso degli pneumaticidi Marco ArezioSembra incredibile ma nel 2019 sono stati venduti nel mondo circa 3 miliardi di pneumatici, un volume enorme di materie prime impiegate, il cui prodotto finale deve essere riciclato nel rispetto delle regole dell’economia circolare. Siamo abituati a vedere gli pneumatici nella nostra vita quotidiana, sulle auto, bici, moto e su tutti gli altri mezzi della mobilità che incontriamo ogni giorno, ma dobbiamo anche pensare, in un’ottica di economia circolare, come dare una seconda vita agli pneumatici e come far diventare sostenibile il prodotto che usiamo. Per fare questo dovremmo conoscere un pò di storia del prodotto, di come viene realizzato e quali metodi oggi conosciamo per il loro smaltimento. La Storia La storia degli pneumatici è da far risalire al brevetto depositato a Londra dallo scozzese Robert William Thomson, nel 1846, ben prima della diffusione delle auto, camion, corriere e delle moto. Erano anche gli anni in cui la gomma naturale si affacciava al mondo industriale, (vedi articolo), e si provava a modellarla in forme differenti a varie temperature, per saggiarne la consistenza a caldo e a freddo. Negli Stati Uniti, nello stesso periodo, Charles GoodYear, dopo lunghi studi iniziati nel 1839 che si occupavano delle reazioni tra gomma con lo zolfo, riuscì a brevettare nel 1844, un compound attraverso il quale si potevano gestire le deformazioni elastiche della gomma sotto l’effetto delle temperature. Ma l’invenzione dei due ricercatori rimase lettera morta finché si arrivò ad inventare la camera d’aria che potesse sopportare, all’interno del pneumatico, il peso e le torsioni impresse dal mezzo in movimento. I vantaggi della ruota “ad aria” erano riassunti in una minore forza necessaria al movimento del mezzo, più silenziosità, maggiore confort e maggiore manovrabilità. Nonostante questi indubbi successi, dal punto di vista industriale non ci fù seguito e la ruota ad aria fu dimenticata rapidamente. Si dovette aspettare il 1888 quando John Boyd Dunlop brevettò nuovamente un pneumatico ad aria per biciclette e l’anno successivo lo applicò alla bicicletta di William Hume, un ciclista mediocre, che con questa rivoluzionaria bicicletta vinse, a Belfast, tutte e tre le competizioni a cui si era iscritto. Il successo fu tale che iniziò la produzione in serie di queste biciclette equipaggiate con il rivoluzionario pneumatico. Gli studi in quel periodo non si concentrarono solo sugli pneumatici, ma anche sui cerchioni che dovevano contenerli, sulle mescole per ispessire parti in cui gli sforzi del rotolamento erano superiori, sui problemi legati al surriscaldamento dei fili di orditura e, infine, per proteggere la ruota dalle forature. Nel 1912 gli pneumatici passarono dai colori chiari al nero, in quanto si era scoperto che l’aggiunta di nero fumo alla mescola, aumentasse la resistenza all’usura della gomma. Durante questi anni la produzione delle auto aumentò e l’adozione della gomma ad aria è da attribuire ai fratelli Michelin, che la testarono nella corsa Parigi-Brest-Parigi, del 1891, che vinsero con solo 5 forature. Processo di vulcanizzazione della gomma Il cuore del processo di produzione degli pneumatici sta nel principio di vulcanizzazione della materia prima, che consiste nel riscaldamento della gomma con lo zolfo. La vulcanizzazione tra il poliisoprene e lo zolfo provoca una modifica della struttura molecolare del polimero creando un aumento dell’elasticità e della resistenza a trazione del prodotto, riducendo l’abrasività e l’appicicosità iniziale. La realizzazione del processo di vulcanizzazione si ottiene attraverso una mescola tra l’elastomero, lo zolfo e altri additivi chimici quali acceleranti, attivatori, rinforzanti, antiossidanti, inibitori e anti invecchianti. Il Riciclo degli pneumatici Come abbiamo visto in precedenza, nel solo 2019 sono stati venduti circa 3 miliardi di pneumatici, che avranno un’usura in un certo lasso temporale, per poi venire sostituiti con altri articoli nuovi. Questo succede ogni anno, da anni, così da generare un’immensa quantità di pneumatici esausti che fino a poco tempo fà finivano in discarica o in centri di stoccaggio, perchè il loro riciclo era complicato a causa del mix di componenti che il prodotto contiene. Oggi disponiamo di alcuni processi di recupero degli pneumatici che possono ridurre la pressione tra produzione e riciclo. Possiamo elencare tre procedimenti di riciclo: Triturazione Meccanica Il processo prevede la triturazione grossolana degli pneumatici con pezzature intorno a 70 o 100 mm. per lato, passando poi attraverso il processo di asportazioni delle parti metalliche, la granulazione, con un’ulteriore pulizia e il processo finale di micronizzazione in cui il prodotto risulterà, pulito e diviso in differenti granulometrie. Processo Criogenico Il processo prevede una prima fase di triturazione grossolana degli pneumatici con relativa asportazione delle parti metalliche. Successivamente il macinato viene sottoposto ad un raffreddamento con azoto liquido, in modo da ricreare una struttura cristallina e fragile che permette facilmente una nuova triturazione fine. Il materiale di risulta viene poi trattato attraverso il processo di polverizzazione con mulini a martelli o dischi. Processo ElettrotermicoIl processo prevede la prima riduzione meccanica dimensionale del prodotto per poi essere inseriti in forni verticali ad induzione magnetica. In questi forni avviene il distaccamento delle parti metalliche dalla gomma sotto l’effetto di una temperatura di circa 700 gradi. Alla fine di questa operazione, la parte di gomma viene raccolta ed avviata alla de-vulcanizzazione che consiste nel riportare, l’elemento recuperato, ad una forma chimica simile all’elastomero originale, attraverso processi termochimici in autoclavi. Quali sono le caratteristiche della materia prima riciclata e quali i suoi impieghi? I granuli in gomma riciclata, vengono impiegati per la realizzazione di conglomerati resino-gommosi utilizzandoli in mescola al 60/70%, impiegando macchine a stampaggio a freddo. Per quanto riguarda il polverino, il suo impiego può essere abbinabile ad impasti con l’elastomero vergine ed impiegato attraverso i processi di pressofusione o altri tipi di stampaggio a caldo. C’è però da constatare che il riciclo degli pneumatici risulta ancora molto ridotto rispetto al totale raccolto, il che fa aumentare i costi per lo smaltimento, lasciando aperto il problema della loro gestione post vita. Le principali applicazioni dei granuli e del polverino le possiamo trovare nella produzione di superfici drenanti per campi con erba sintetica, asfalti, superfici che attutiscono le cadute nei capi gioco, pavimenti antiscivolo, isolanti acustici, accessori per l’arredo urbano, materassi per allevamenti e altri articoli. Nuovi studi sul riciclo Attualmente gli studi in corso, per cercare di aumentare la percentuale di riutilizzo degli pneumatici esausti, si indirizzano sui processi di scomposizione dei legami chimici che l’elastomero, lo zolfo e gli additivi creano tra di loro. I ricercatori dell’Università Mc Master hanno sviluppato, a livello sperimentale, un sistema che possa tagliare i legami polimerici orizzontali spezzando la maglia che tiene insieme, chimicamente, i vari componenti, riportandoli allo stato primario.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - pneumatici
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Il Cile avrà il suo primo impianto per la produzione di Idrogeno attraverso un elettrolizzatore alimentato ad energia eolica.Sebbene oggi la produzione di idrogeno, attraverso le energie rinnovabili non sia ancora competitiva in termini di costo Kw, rispetto alla produzione con gas naturale o con il carbone, non c'è dubbio che la progressiva diminuzione dei costi della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, nei prossimi anni, permetterà l'apertura di un mercato molto interessante in termini di dislocazione della produzione energetica totalmente verde.Come si può leggere dal rapporto di Enel sull'impianto di produzione di Idrogeno in Cile, attraverso l'uso di energia eolica, la decarbonizzazione dei sistemi industriali e civili passa anche per questa strada.Enel Green Power Chile (EGP Chile), controllata di Enel Chile, prevede di partecipare con la società elettrica cilena AME e i futuri partner ENAP, Siemens Energy e Porsche, all’installazione di un impianto pilota per la produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore alimentato da energia eolica a Cabo Negro, a nord di Punta Arenas, nella regione di Magallanes, soggetto all’approvazione da parte delle autorità locali e alla finalizzazione della struttura di finanziamento. L’entrata in esercizio dell’impianto è prevista per il 2022, rendendolo così il primo progetto di questo tipo che produrrà idrogeno in Cile, oltre ad uno dei più grandi in America Latina. L’annuncio è avvenuto durante un evento a cui ha partecipato il ministro cileno dell'Energia Juan Carlos Jobet. Salvatore Bernabei, recentemente nominato CEO globale di Enel Green Power nonché responsabile della linea di business Global Power Generation di Enel ha dichiarato: “L'idrogeno verde può davvero svolgere un ruolo importante nella transizione energetica supportando la decarbonizzazione di settori le cui emissioni sono più difficili da abbattere, e nei quali l'elettrificazione degli usi finali non è una soluzione semplice. Enel punta su questo tipo di idrogeno, che viene prodotto tramite elettrolizzatori, alimentati al 100% da elettricità rinnovabile. Questo progetto, che è una pietra miliare per il Gruppo a livello globale, può mettere in pratica la nostra visione; nello specifico, un impianto come questo può consentirci di analizzare le migliori soluzioni tecnologiche per produrre in modo efficiente idrogeno sfruttando la ricchezza di risorse e le solide infrastrutture della regione di Magallanes. Come stiamo facendo in Cile, continueremo a cercare altri Paesi in tutto il mondo nei quali è possibile lanciare iniziative simili ". Un progetto in Patagonia In un Paese con risorse naturali straordinarie, la Patagonia si distingue per avere alcune delle migliori condizioni del vento sulla terraferma al mondo grazie alla sua vicinanza all’Antartide, come dimostra uno studio sulle risorse eoliche condotto da EGP Chile negli ultimi due anni. Queste caratteristiche uniche permettono alla Patagonia di avere una produzione costante di energia eolica, che rappresenta un elemento chiave per consentire alla regione di posizionarsi come polo di sviluppo dell’idrogeno verde. In particolare, la regione di Magallanes ha la necessità di diversificare il suo mix energetico che era storicamente improntato su petrolio e gas, facendo leva sulle infrastrutture esistenti per accelerare la decarbonizzazione attraverso l’idrogeno verde generato dall’energia eolica. Idrogeno verde in Cile Il Cile si sta affermando come uno dei Paesi con il maggior potenziale per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde al mondo. Stando al Ministero dell’Energia cileno, grazie all’idrogeno verde a basso costo, entro il 2050, sarà resa possibile una riduzione del livello di CO2 accumulato del Paese fino al 20%. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il Cile sia in grado di produrre 160 milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno, raddoppiando l’attuale domanda di idrogeno e, secondo le proiezioni di Bloomberg, il prezzo dell’idrogeno verde sarà competitivo con il diesel in meno di 10 anni circa. Enel in Cile è la più grande azienda elettrica per capacità installata con oltre 7.200 MW di cui oltre 4.700 MW di energia rinnovabile, nello specifico: oltre 3.500 MW di energia idroelettrica, oltre 600 MW di energia eolica, circa 500 MW di energia solare e circa 40 MW di energia geotermica. Il Gruppo opera anche nel settore della distribuzione attraverso Enel Distribución Chile, che serve circa 2 milioni di clienti, e nel business delle soluzioni energetiche avanzate attraverso Enel X Chile. Enel Green Power, all’interno del Gruppo Enel, è dedicata allo sviluppo e alla gestione di rinnovabili in tutto il mondo, con una presenza in Europa, Americhe, Asia, Africa e Oceania. Leader mondiale nel settore dell’energia rinnovabile, con una capacità gestita di oltre 46,4 GW e un mix di generazione che include l’energia eolica, l’energia solare, l’energia geotermica e l’energia idroelettrica, Enel Green Power è all’avanguardia nell’integrazione di tecnologie innovative in impianti rinnovabili.
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