Scopri la storia del passaggio dalle corde in canapa a quelle in nylon, le innovazioni tecnologiche, i vantaggi tecnici e l'impatto sulla sicurezza e sulle prestazioni alpinistichedi Marco ArezioL'evoluzione dei materiali ha avuto un impatto significativo su numerosi settori, incluso l'alpinismo. Uno dei progressi più rivoluzionari è stato il passaggio dalle corde in canapa a quelle in nylon, una trasformazione che ha ridefinito gli standard di sicurezza e prestazioni nelle scalate. Fin dall'antichità, le corde sono state fondamentali per l'esplorazione, la navigazione e l'architettura, diventando successivamente strumenti essenziali per gli alpinisti. Le corde in fibra naturale, come la canapa, hanno accompagnato gli alpinisti per secoli. Tuttavia, le loro limitazioni in termini di elasticità, resistenza e durabilità hanno reso evidente la necessità di un materiale innovativo. Con l’avvento delle fibre sintetiche nel XX secolo, si è assistito a una svolta decisiva: l’introduzione del nylon ha portato a miglioramenti senza precedenti in termini di resistenza, elasticità e sicurezza, segnando un punto di svolta nello sviluppo delle attrezzature alpinistiche. Questo articolo esamina l'evoluzione storica di questo cambiamento, analizzando le caratteristiche tecniche dei materiali, i vantaggi del nylon rispetto alla canapa e i processi produttivi, con particolare attenzione all’uso di queste corde nell’alpinismo moderno. Le Corde in Canapa: Storia e Utilizzo La canapa (Cannabis sativa) è stata coltivata per millenni grazie alla sua fibra robusta, impiegata in settori come la navigazione, l’agricoltura e l’industria tessile. Le civiltà mesopotamiche e cinesi utilizzavano la canapa per produrre corde resistenti, essenziali per il commercio e le costruzioni. Nel Medioevo, la canapa divenne cruciale per la marina, poiché le sue corde erano fondamentali nella costruzione di vele e reti da pesca. Nel XIX e all'inizio del XX secolo, le corde in canapa erano lo standard nell'alpinismo, utilizzate da pionieri come Edward Whymper durante la prima ascensione del Cervino nel 1865. La loro robustezza e disponibilità le rendevano ideali per le spedizioni alpinistiche. Tuttavia, presentavano notevoli limitazioni: - Bassa elasticità, che aumentava il rischio di rottura e non assorbiva l’energia della caduta. - Alto assorbimento d’acqua, rendendo la corda più pesante e meno resistente in condizioni umide. - Scarsa durabilità, con una rapida usura dovuta all’attrito e all’esposizione agli agenti atmosferici. Questi fattori hanno spinto la ricerca verso materiali più avanzati, culminando nell’introduzione del nylon come alternativa superiore. L'Avvento del Nylon e l'Innovazione nel Settore Il nylon, sviluppato nel 1935 dal chimico Wallace Carothers nei laboratori DuPont, rappresentò una svolta rivoluzionaria nel campo delle fibre sintetiche. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il nylon fu impiegato nella produzione di paracaduti, corde di traino, vele per navi militari ed equipaggiamenti aeronautici, grazie alla sua straordinaria resistenza e leggerezza. Il suo successo in ambito bellico ne accelerò l’adozione nel settore civile. Negli anni '50, le corde in nylon iniziarono a essere utilizzate nell'alpinismo, dapprima nelle operazioni militari e poi nelle spedizioni sportive. Grazie alla loro elasticità e alla capacità di assorbire gli shock delle cadute, queste corde divennero rapidamente lo standard per la sicurezza degli alpinisti. La diffusione dell’alpinismo sportivo e l’innovazione nei materiali consolidarono il nylon come scelta imprescindibile. Vantaggi delle Corde in Nylon Le corde in nylon offrirono diversi miglioramenti rispetto a quelle in canapa: - Elasticità superiore, riducendo il rischio di rottura e assorbendo l’energia in caso di caduta. - Resistenza meccanica elevata, con una maggiore durata rispetto alle fibre naturali. - Idrorepellenza, impedendo l’assorbimento di acqua e garantendo prestazioni costanti in ambienti umidi. - Minore peso, agevolando il trasporto e la gestione durante le ascensioni. Grazie a questi vantaggi, il nylon ha rivoluzionato la sicurezza e le prestazioni nell'alpinismo, rendendo le scalate più accessibili e meno rischiose. L'elasticità del nylon è stata un fattore chiave nel suo impiego alpinistico, riducendo il rischio di rottura e migliorando la sicurezza. Ciò si rivelò particolarmente cruciale durante spedizioni leggendarie come quelle di Hermann Buhl e le ascensioni dell’Himalaya negli anni '50 e '60, dove le corde in nylon permisero agli alpinisti di affrontare sfide più estreme con maggiore affidabilità. Processo di Produzione delle Corde Produzione delle Corde in Canapa La produzione delle corde in canapa segue diverse fasi, radicate in tecniche tradizionali che hanno subito miglioramenti nel tempo per ottimizzarne la qualità e la durabilità. - Coltivazione e raccolta: le piante vengono essiccate per ottenere fibre lunghe e resistenti. - Macerazione e separazione: le fibre vengono estratte e lavorate per migliorarne la qualità. - Filatura e torcitura: i filamenti vengono filati e intrecciati per formare la corda. - Trattamenti superficiali: oli naturali o cere vengono applicati per migliorarne la resistenza all'acqua e all’usura. Produzione delle Corde in Nylon Le corde in nylon vengono prodotte attraverso un processo industriale avanzato, che prevede l'impiego di tecnologie di sintesi chimica, estrusione e intrecciatura per garantire resistenza e flessibilità ottimali. Questo processo si è evoluto nel tempo per migliorare le prestazioni delle corde, aumentando la loro durata e la sicurezza nell'uso alpinistico e industriale. - Sintesi chimica: il nylon si ottiene tramite polimerizzazione per condensazione, formando lunghe catene polimeriche di poliammide. - Estrusione e filatura: il materiale sintetico viene estruso in fibre sottili. - Torcitura e intrecciatura: i fili di nylon vengono uniti in diverse configurazioni, come corde a treccia singola o con anima e guaina. - Trattamenti termici e test: le corde vengono sottoposte a test di resistenza e trattamenti per migliorarne la durata e le prestazioni. Conclusione Il passaggio dalle corde in canapa a quelle in nylon ha segnato una rivoluzione nell'alpinismo, migliorando notevolmente sicurezza, affidabilità e prestazioni. Grazie alle sue caratteristiche superiori, il nylon ha reso le scalate più sicure e ha permesso agli alpinisti di affrontare sfide sempre più impegnative. Oggi, il nylon è lo standard di riferimento nelle attrezzature alpinistiche, ma la storia delle corde in canapa rimane un elemento affascinante nell'evoluzione delle tecnologie di sicurezza in montagna. © Riproduzione Vietata
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Analisi professionale del settore marocchino dei tubi in PVC, PEHD e doppia parete tra infrastrutture idriche, irrigazione, edilizia e reti tecniche Autore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Data: 13 aprile 2026 Tempo di lettura: 14 minuti Perché il mercato marocchino dei tubi plastici è oggi strategico Il mercato dei tubi plastici in Marocco non è interessante soltanto perché esiste una base manifatturiera locale consolidata. È interessante soprattutto perché si colloca all’incrocio di quattro tensioni strutturali: la pressione idrica, la necessità di ampliare e rinnovare le reti di adduzione e di assainissement, la modernizzazione dell’irrigazione agricola e la crescita delle opere civili e tecniche legate all’edilizia, all’energia e ai servizi. In altre parole, non si tratta di un mercato periferico o meramente commerciale: è una filiera industriale che si muove dentro la politica nazionale dell’acqua e dentro il ciclo degli investimenti infrastrutturali del Paese. Questa centralità emerge in modo chiaro dal Programme national d’approvisionnement en eau potable et d’irrigation 2020-2027, richiamato più volte nelle comunicazioni istituzionali marocchine. Le autorità hanno collegato a questo programma investimenti molto rilevanti, stimati in 143 miliardi di dirham per il periodo 2020-2027, proprio per rispondere allo stress idrico, mettere in sicurezza l’approvvigionamento e sostenere al tempo stesso gli usi agricoli. Quando un Paese indirizza risorse di questa scala verso acqua potabile, trasferimenti interbacino, desalinizzazione e irrigazione, la domanda di tubi in PVC, PEHD e strutturati non è episodica: diventa una componente stabile della politica industriale e territoriale. A questo si aggiunge il fatto che il Marocco non sta solo progettando, ma sta anche realizzando opere concrete. L’interconnessione tra i bacini di Oued El Makhazine e Dar Khrofa è stata presentata come un intervento da 100 milioni di m³ con un costo globale di 820 milioni di dirham, mentre le politiche di desalinizzazione stanno accelerando sia per l’acqua potabile sia per l’acqua destinata a usi industriali e agricoli. Per il settore dei tubi plastici questo significa continuità di ordini, richiesta di diametri e classi differenti, attenzione crescente alla tenuta idraulica e alla durabilità, e una domanda che si distribuisce tra reti in pressione, gravitarie, drenaggio e protezione di infrastrutture tecniche. I driver reali della domanda: acqua, irrigazione, assainissement e costruzioni Il primo vero motore del consumo marocchino è l’acqua potabile. Le reti di adduzione, distribuzione, trasferimento e collegamento tra fonti diverse assorbono grandi quantità di tubazioni in PEHD PE100 e in PVC-U, a seconda delle pressioni di esercizio, delle specifiche tecniche e della logistica del progetto. I cataloghi dei principali produttori locali ruotano infatti in modo sistematico attorno all’AEP, all’assainissement e ai liquidi in pressione, segno che il cuore del mercato resta infrastrutturale e non marginale. Il secondo motore è l’irrigazione. Il Ministero dell’Agricoltura marocchino ha ribadito nel 2025 che l’efficienza irrigua è un asse decisivo della strategia Génération Green 2020-2030 e che l’obiettivo è portare l’irrigazione a goccia da una copertura attuale del 54% della superficie equipaggiata a oltre il 70% entro il 2030. Questo passaggio non riguarda soltanto ali gocciolanti o microirrigazione: genera una domanda continua di tubazioni PE, PVC e componenti accessori per linee principali, secondarie, adduzione, filtrazione e impianti agricoli integrati. Il terzo motore è l’assainissement, cioè la raccolta e il convogliamento di acque reflue e meteoriche. Qui si aprono due filiere principali: da un lato i tubi in PVC per reti tradizionali, dall’altro le soluzioni a doppia parete in PEHD o in PP per reti gravitarie interrate, drenaggio e collettori con maggiori esigenze di rigidità anulare. La presenza diffusa nei portafogli marocchini di gamme conformi alla NM EN 13476-3 mostra che questo segmento non è di nicchia, ma è ormai stabilmente inserito nell’offerta industriale locale. Il quarto motore è il BTP. Le indagini congiunturali richiamate dal HCP nel 2025 segnalavano un aumento dell’attività nella costruzione, con un tasso di utilizzo delle capacità produttive del settore pari al 72% nel primo trimestre 2025 e attese complessivamente positive per il trimestre successivo. Non tutto questo si traduce automaticamente in consumo di tubazioni plastiche, ma una parte rilevante sì: scarichi, evacuazione, canalizzazioni interrate, reti tecniche, protezione cavi e impianti di servizio seguono da vicino l’andamento del genio civile e delle costruzioni specializzate. Come è organizzata la produzione industriale dei tubi plastici in Marocco La produzione marocchina dei tubi plastici è più strutturata di quanto si creda guardando il Paese dall’esterno. Esiste una base industriale che copre almeno tre famiglie fondamentali: PVC-U pressione e assainissement, PEHD/PE100 in pressione, e tubi a doppia parete per assainissement, drainage e reti tecniche. A queste si aggiungono famiglie dedicate all’irrigazione, alla protezione cavi, ai fourreaux per telecomunicazioni e alle applicazioni edilizie. Non si tratta di una filiera composta soltanto da piccole officine o da distributori che importano materiale. Alcuni operatori dichiarano siti produttivi di grandi dimensioni, laboratori qualità, gamme certificate e presenza nei mercati pubblici o nei grandi progetti. Alma opera da Had Soualem su un sito di 100.000 m² e lavora su PEHD, PVC, assainissement e reti secche; INES dichiara attività dal 1980, 650 collaboratori e una proiezione in 24 Paesi di export; DIMATIT è attiva dal 1941 nel settore idraulico e offre una gamma molto estesa che include PVC, PEHD e PP doppia parete; SICDA, collegata a CMGP Group, copre i segmenti pressione, assainissement, irrigation e télécom. La struttura del mercato mostra quindi un equilibrio interessante: da una parte grandi gruppi o operatori storici con cataloghi ampi, dall’altra produttori più focalizzati su determinati segmenti o territori, come 6PO Industrie, Adeauplast, Plastima, SPLAST, SMECEPLAST e Gemaplast. Questo rende il mercato marocchino abbastanza competitivo da offrire alternative, ma sufficientemente concentrato da far emergere un numero definito di nomi industriali affidabili. Dove si concentra geograficamente l’industria marocchina della canalizzazione Dal punto di vista territoriale, il baricentro del mercato si colloca chiaramente nell’asse Casablanca–Mohammedia–Nouaceur–Berrechid–Had Soualem–Mediouna–Tit Mellil, cioè nella grande area industriale di Casablanca-Settat. Qui si trovano Alma, INES, SICDA, CMGP, DIMATIT, Plastima, SPLAST e SMECEPLAST, oltre a numerose direzioni commerciali, piattaforme logistiche e siti produttivi. Questa concentrazione non è casuale: mette la produzione vicino ai principali nodi logistici, ai cantieri infrastrutturali, al più grande bacino urbano e ai centri decisionali dei grandi committenti. Esistono poi poli complementari. Skhirat ospita Adeauplast, con agenzie anche a Marrakech e Agadir; Marrakech ospita Gemaplast e una filiale commerciale CMGP-CAS; Aït Melloul/Agadir compare come punto di presenza commerciale importante nelle reti di CMGP-CAS e Adeauplast. Per questo il mercato marocchino dei tubi plastici non va letto come un insieme di fabbriche isolate: è una rete industriale con un centro dominante e ramificazioni regionali coerenti con i principali bacini di consumo. Il ruolo della distribuzione tecnica e delle reti commerciali regionali Nel settore marocchino dei tubi plastici la distribuzione non coincide solo con il grossista tradizionale. Esistono almeno tre modelli. Il primo è la vendita diretta dal produttore al committente pubblico o al contractor. Il secondo è la direzione commerciale collegata al sito produttivo, tipica di molte aziende marocchine del comparto. Il terzo è la rete di filiali o piattaforme regionali che permette di servire il mercato agricolo, edilizio e infrastrutturale fuori dal nucleo di Casablanca. Questo si vede molto bene nei dati pubblici delle aziende. 6PO Industrie afferma di aver guadagnato la fiducia degli enti pubblici nazionali nel settore dell’acqua; INES espone tra i partner nazionali nomi come ONEE, Amendis, Redal e varie régies; SICDA pubblica notizie relative ad aggiudicazioni come il mercato quadro con AMENDIS Tétouan e commesse in polietilene pressione; CMGP-CAS presenta una vera rete di filiali commerciali in città come Casablanca, Aït Melloul, Beni Mellal, Marrakech, Berkane, Meknès, El Jadida, Kénitra, Larache ed Errachidia. Tutto questo conferma che il mercato non si muove solo per import-export o per semplice deposito merce, ma attraverso relazioni tecniche e territoriali radicate. Quali famiglie di prodotto dominano il mercato marocchino Le famiglie più importanti sono cinque. La prima è quella dei tubi PEHD/PE100 in pressione per acqua potabile, irrigazione, acque industriali e in alcuni casi gas o usi speciali. È la famiglia che più beneficia della spinta sugli investimenti idrici e della necessità di sistemi resistenti, saldabili e adatti a pressioni nominali differenti. Le norme più ricorrenti in questo segmento sono la NM EN 12201-2 e norme collegate. La seconda è quella dei tubi PVC-U pressione per reti d’acqua e irrigazione. La terza è quella dei tubi PVC assainissement ed evacuazione, ancora molto presenti per economicità, facilità di posa e standardizzazione. La quarta è quella dei tubi strutturati a doppia parete, in PEHD o PP, destinati a reti gravitarie, drenaggio e collettori. La quinta è quella dei fourreaux e gaines per telecomunicazioni, elettrico e protezione cavi, che in un Paese impegnato nell’espansione infrastrutturale rimane un segmento importante e tecnicamente meno banale di quanto sembri. Norme, certificazioni e fattori competitivi per scegliere un fornitore Nel mercato marocchino il prezzo conta, ma non basta. Chi acquista in modo professionale deve valutare almeno cinque elementi: conformità normativa, ampiezza di gamma, disponibilità logistica, assistenza tecnica e vicinanza ai cantieri o ai clienti finali. Le norme più ricorrenti nelle schede di prodotto sono la NM EN 12201-2 per il PEHD in pressione, la NM ISO 1452-2 o riferimenti equivalenti per il PVC pressione, e la NM EN 13476-3 per i sistemi a parete strutturata e doppia parete per assainissement. Conta anche la capacità di servire il mercato con una logica industriale completa. Un produttore che dispone soltanto di un recapito commerciale ma non mostra chiaramente gamma, applicazioni e assetto tecnico non dà la stessa affidabilità di un operatore che espone sito produttivo, segmenti serviti, certificazioni e canali di contatto. Per questo, nel dossier seguente, ho privilegiato operatori con presenza industriale o commerciale chiaramente documentata e con contatti ufficiali pubblicati. Principali produttori marocchini di tubi plastici con contatti completi Alma opera nella progettazione e produzione di tubi PEHD PE100 e PVC per adduzione d’acqua potabile, assainissement, trattamento delle acque reflue e reti secche. Produce anche tubi corrugati HDPE doppia parete per reti gravitarie interrate conformi alla NM EN 13476-3. Sede e stabilimento: Z.I. Had Soualem, Douar Laasilat, Commune of Sahel Ouled Hriz-Cercle de Berrechid, 26400 Marocco. Telefoni: +212 661 78 25 80; +212 611 01 06 53. Email: contact@alma.ma; reception@alma.ma; export@alma.ma. INES S.A. è uno dei nomi più solidi della canalizzazione marocchina. Fondata nel 1980, produce e commercializza soluzioni per acqua potabile, assainissement, reti secche, building e irrigazione; nella gamma PEHD assainissement propone sistemi double paroi SANIMAX per reti gravitarie. Sede sociale: Bd Chefchaouni km 11,5, Aïn Sebaâ, 20590 Casablanca, Marocco. Tel: +212 (0) 522 66 67 68. Fax: +212 (0) 522 66 67 67. Email: ines@ines.ma. Direzione commerciale: Hay Mohammadi, Rue Ali Yaâta, Casablanca. Tel: +212 (0) 522 34 99 00. Fax: +212 (0) 522 35 33 99. Email: marketing-btp@ines.ma. Sito di produzione: Commune Chellalate, Sidi Bernoussi, Casablanca.DIMATIT, società del gruppo YNNA Holding, è presente dal 1941 nel settore dell’idraulica e commercializza tubi e accessori in PVC, PEHD, PP e PRV. Per il comparto plastico è particolarmente rilevante per PEHD in pressione, PVC pressione, PVC assainissement e PP doppia parete per reti gravitarie. Indirizzo: Route côtière N°111, 28800 Mohammedia, Marocco. Telefoni: +212 05 23 30 41 94/95. Fax: +212 05 23 30 41 97. Email: dimatit@dimatit.com. Orari: lunedì-venerdì 08:00-17:15, sabato 08:00-12:00.SICDA, filiale industriale del CMGP Group, produce tubi e canalizzazioni destinati ad agricoltura, assainissement liquide, adduzione d’acqua potabile, bâtiment e télécom. La sua gamma comprende PVC pressione, PVC assainissement, PEHD pressione, PEHD doppia parete, tubi per irrigazione e tubi telecom. Direzione commerciale: Parc Industriel Sapino, 102–105 Nouaceur 20240, Casablanca, Marocco. Tel: +212 05 22 32 49 21. Fax: +212 05 22 49 56 62. Email: clients@sicda.ma. Fabbrica: Route de Marrakech, Zone Industrielle Lots N°48–52, Berrechid, Marocco. Tel: +212 05 22 32 49 21. Fax: +212 05 22 32 49 12.Adeauplast si definisce uno dei leader marocchini nella fabbricazione e commercializzazione di tubi PVC e tubi PEBD/PEHD, con applicazioni per acqua potabile, adduzione, irrigazione e altri impieghi tecnici. Sede e usine: Km 4,5, Route de Bouznika, Ouled Othmane, Skhirat, Marocco. Telefoni: +212 537 742 322; +212 661 059 212. Fax: +212 537 74 22 95. Email: contact@adeauplast.com. Agenzia Marrakech: Route de Safi, Km 10,5, Quartier industriel Harbil-Marrakech; Tel +212 524 20 50 12. Agenzia Agadir: Bloc 2, 114, Route de Taroudant, Azrou, Ait Melloul-Agadir; Tel +212 661 40 54 20.6PO Industrie: è specializzata nell’estrusione di tubi in PVC, PEHD e PEBD per distribuzione d’acqua potabile, assainissement, irrigazione, évacuation e télécommunication. Nella gamma PEHD propone anche tubi double paroi conformi alla NM EN 13476-3. Indirizzo: Zone industrielle Ain Atiq, Témara, Marocco. Telefoni: 05 37 74 96 71; 05 37 74 96 20. Email: 6poind@gmail.com. Orari: lunedì-venerdì 08:30-17:00, sabato 08:30-12:30.Plastima Canalisations copre acqua, assainissement, irrigazione, télécommunication, gainage, drainage e gas. La gamma include tube PEHD pression, tube PVC pression, gaine PEHD double paroi e altre famiglie tecniche. Sede: 1 Rue Al Maadane, ex rue L, Route Côtière, N°111, Km 11, Aïn Sebaâ 20 600, Casablanca, Marocco. Telefoni: +212 05 22 35 59 14; +212 05 22 34 44 46; +212 05 22 34 22 36. Email: plastima@plastima.com. Fabbrica: Route Secondaire 3002, Commune Chellalat, Mohammedia, Marocco. Telefoni: +212 05 22 66 28 88; +212 05 22 34 22 36.SPLAST ha sede a Mediouna, nell’area di Casablanca, e opera su tubi PVC, PEHD e prodotti associati per acqua potabile, bâtiment e altri usi. Sede sociale: Zone Lahlalate Elmajjatia Oulad Taleb, Mediouna, Casablanca 29490, Marocco. Telefoni: +212 522 51 91 45 / 46 / 47. Fax: +212 522 51 91 48. Email: contact@splast.ma. Orari: lunedì-venerdì 08:00-18:00, sabato 08:00-12:00.SMECEPLAST è focalizzata sulla fabbricazione di tubi PEBD/PEHD e PVC, con gamma per acqua potabile in pressione, irrigazione e protezione cavi e fibre ottiche. Indirizzo: Lot N°82, Zone Industrielle, Tit Mellil, Casablanca, Marocco. Telefono: +212 5 22 51 03 76. Fax: +212 5 22 51 13 22. Email: contact@smeceplast.com; smeceplast@gmail.com.Gemaplast S.A.R.L. produce condotte in PVC-U e PEHD per infrastrutture di assainissement, adduzione in pressione, elettrificazione e irrigazione. Nella gamma figurano tube en PEHD annelé double paroi, tube en PEHD ligne bleue e tubi PVC-U. Sede: N°33, Résidence Kawter, Avenue Allal El Fassi, Marrakech, Marocco. Usine et commercial: Douar Ait Ouazzou, Commune de Harbil, Marrakech. Telefoni: +212 5 24 35 62 70; +212 5 24 01 31 72. Email: adv@gemaplast.ma. Orari: lunedì-sabato 08:30-18:30.Principali operatori della distribuzione e fornitura tecnica in Marocco CMGP-CAS è uno degli operatori commerciali più rilevanti per il mondo dell’irrigazione, dell’infrastruttura acqua e delle agrofournitures. Pur non essendo solo un distributore di tubi, è un canale importante per la diffusione di prodotti PEHD, PVC e accessori tecnici sul territorio marocchino. Contatto generale: Parc Industriel Sapino 102–105, Nouaceur, Casablanca. Telefono: +212 (0)5 22 49 56 10. Email: contact@cmgp-cas.com. Secondo polo indicato sul sito: Zone industrielle, route de Biougra, Aït Melloul, Agadir; Tel +212 (0)5 28 24 74 10. Filiali commerciali documentate: Casablanca, Aït Melloul, Beni Mellal, Marrakech, Berkane, Meknès, El Jadida, Kénitra, Larache ed Errachidia. Filiale Casablanca: 135, Rue Lieutenant Mahroud Mohamed, Casablanca 20310; Tel 0522 24 91 15 / 0522 40 03 98; Fax 0522 40 09 82; Email casablanca@cmgp-cas.com. Filiale Marrakech: Av. Abdellah Ben Yassine ang. rue AlArak, Marrakech 40000; Tel 05 24 49 82 18 / 19; Fax 05 24 49 82 13; Email Marrakech@cmgp-cas.comCODETRAM è un fornitore tecnico con disponibilità di tubi PEHD e PVC per industria, BTP e idraulica, con stock a Casablanca e posizionamento da distributore specialistico più che da produttore. Indirizzo: 66 Rue N°15 Khalil III, Quartier Industriel Hay Mohammadi, Casablanca, Marocco. Telefono: +212 522 60 62 67. Email: contact@codetram.comSMSFI opera come fornitore di prodotti e soluzioni industriali in Marocco, con una linea dedicata alla tuyauterie, all’acqua potabile, all’irrigazione e a diversi impieghi industriali. Indirizzo: Bd Chefchaouni, Immeuble 217, étage 4, Casablanca, Marocco. Telefono: +212 715 082 363. Email: sales@smsfi.ma; smsfi@smsfi.ma; smsfi@outlook.fr.Prospettive del mercato marocchino dei tubi plastici nel 2026 La prospettiva 2026 resta favorevole. Non perché il mercato sia semplice, ma perché i fondamentali sono forti. Il Marocco continuerà a spendere in acqua, assainissement, desalinizzazione, trasferimenti tra bacini e modernizzazione dell’irrigazione. Allo stesso tempo, il BTP mantiene una traiettoria che sostiene le canalizzazioni per bâtiment, génie civil e reti tecniche. In questo contesto, la domanda tenderà a premiare chi combina tre qualità: conformità tecnica, capacità logistica e presenza territoriale. Per un acquirente estero, il mercato marocchino dei tubi plastici offre un vantaggio specifico: la possibilità di lavorare con produttori e distributori già abituati a servire committenti pubblici, utilities, contractor e operatori agricoli, con una gamma che copre PVC, PEHD e doppia parete senza dover ricorrere sempre a importazioni lontane. Per un editore o un osservatore industriale, invece, il caso marocchino è interessante perché mostra come la filiera della plastica per infrastrutture possa diventare una leva di resilienza nazionale quando è collegata alla politica dell’acqua. FAQ Il Marocco produce localmente tubi plastici o dipende soprattutto dalle importazioni? Il Marocco dispone di una base produttiva locale ben visibile, con operatori che fabbricano tubi in PVC, PEHD e, in diversi casi, sistemi a doppia parete per assainissement e drenaggio. La presenza di siti produttivi a Had Soualem, Casablanca, Mohammedia, Berrechid, Mediouna, Tit Mellil, Skhirat e Marrakech conferma che il Paese non è soltanto un mercato di sbocco, ma anche un polo manifatturiero regionale. Quali sono i segmenti di consumo più forti per i tubi plastici in Marocco? I segmenti più forti sono acqua potabile, assainissement, irrigazione e reti tecniche collegate a costruzioni, telecomunicazioni ed elettrificazione. Questa lettura deriva sia dai programmi nazionali sull’acqua e sull’irrigazione, sia dalle gamme di prodotto dichiarate dai principali operatori industriali marocchini. Dove si trovano i principali produttori marocchini di tubi plastici? La maggiore concentrazione si trova nella regione di Casablanca-Settat, tra Casablanca, Nouaceur, Berrechid, Mohammedia, Had Soualem, Mediouna e Tit Mellil. Esistono poi poli complementari a Skhirat, Marrakech e Agadir/Aït Melloul. Quali norme ricorrono più spesso nelle tubazioni plastiche marocchine? Per il PEHD in pressione ricorre soprattutto la NM EN 12201-2; per il PVC pressione la NM ISO 1452-2 o riferimenti equivalenti; per i sistemi doppia parete la norma più ricorrente è la NM EN 13476-3. Sono riferimenti tecnici centrali nella selezione di un fornitore affidabile. Chi sono gli operatori più interessanti da contattare per un sourcing professionale? Sul piano produttivo, i nomi più strutturati e meglio documentati sono Alma, INES, DIMATIT, SICDA, Adeauplast, 6PO Industrie, Plastima, SPLAST, SMECEPLAST e Gemaplast. Sul piano distributivo e commerciale, i contatti più utili sono CMGP-CAS, CODETRAM e SMSFI. Fonti Per questa analisi sono state utilizzate fonti istituzionali e industriali primarie: Maroc.ma, Haut-Commissariat au Plan, Ministère de l’Agriculture du Maroc e i siti ufficiali di Alma, INES, DIMATIT, SICDA, CMGP-CAS, Adeauplast, 6PO Industrie, Plastima Canalisations, SPLAST, SMECEPLAST, Gemaplast, CODETRAM e SMSFI.Immagine su licenza © Riproduzione Vietata
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Eolico Off Shore: Nuovo Progetto nel Regno Unito da 1,5 GWIl settore della produzione di energia elettrica attraverso l'utilizzo di impianti eolici sta tenendo sempre più in considerazione l'impatto ambientale che questi parchi eolici possono dare al territorio. Si stanno considerando sempre più le istanze delle comunità che preferiscono spostare questi necessari impianti di produzione di energia verde in luoghi che abbiano meno impatto paesaggistico. per questo stanno crescendo i parchi eolici Off Shore, quindi in mare aperto come quello che cerrà costruito da Total e Cig nel Regno Unito.Una joint venture 50/50 tra Green Investment Group (GIG) di Macquarie e Total è riuscita ad assicurarsi i diritti per un contratto di affitto dei fondali marini nella zona delle regioni orientali del paese. Il progetto, che sarà situato al largo della costa orientale del Regno Unito, potrebbe fornire fino a 1,5 gigawatt (GW) di elettricità rinnovabile e rappresenta un significativo investimento iniziale nel settore eolico offshore del Regno Unito per entrambe le società. Quali sono gli obbiettivi? Supportare significative opportunità di lavoro e svolgere un ruolo fondamentale nell'aiutare il Regno Unito a raggiungere il suo ambizioso obiettivo zero emissioni. Consentire ai due partner di espandersi nel Regno Unito, che è il mercato europeo più maturo per l'eolico offshore e offrire prospettive di crescita costanti e una chiara direzione verso il mercato. Sia GIG che Total sono sviluppatori e investitori globali di energia rinnovabile e apportano al progetto competenze significative, capacità tecniche e una comprovata esperienza nello sviluppo energetico di successo. GIG sta fornendo quasi il 50% della capacità eolica offshore del Regno Unito in uso attualmente, mentre Total continua a costruire una forte posizione nell'eolico offshore dopo il suo coinvolgimento nel progetto Seagreen da 1,1 GW al largo della costa orientale della Scozia e in Erebus, un progetto eolico offshore galleggiante da 96 MW nel Mar Celtico, sfruttando la sua lunga attività industriale nel UK. GIG e Total stanno attualmente collaborando in Corea del Sud per co-sviluppare un importante portafoglio di progetti eolici offshore galleggianti. “ Total è lieta di aver ricevuto 1,5 GW come parte del quarto round di leasing eolici offshore da The Crown Estate con il nostro partner GIG. Continuiamo a sostenere gli obiettivi di transizione energetica del Regno Unito. Questo progetto è il nostro più grande sviluppo di energie rinnovabili in Europa, fino ad oggi, e un passo importante verso la nostra ambizione per le emissioni zero per il 2050 ", ha affermato Julien Pouget, Vicepresidente senior Renewables di Total . " Questo successo si basa sulla nostra esperienza storica nell'offshore del Regno Unito e sta aprendo la strada all'espansione della nostra offerta di energia rinnovabile nel paese in linea con la nostra strategia di diventare una società ad ampio raggio ". Mark Dooley, responsabile globale del Green Investment Group, ha dichiarato : “ Con questo investimento, continuiamo il nostro ruolo pionieristico nella transizione energetica del Regno Unito e contribuiamo a stabilire l'eolico offshore come la spina dorsale del suo nuovo sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Basandoci sul nostro track record come uno dei maggiori finanziatori del paese di eolico offshore, questo contratto rappresenta un aumento significativo del nostro impegno nel settore nel Regno Unito. Ciò si aggiunge al nostro crescente portafoglio di progetti sull'energia rinnovabile in Europa e fa crescere il nostro posizionamento globale nel settore eolico offshore a oltre 13 GW. " Total e GIG hanno ottenuto questo contratto di affitto con un canone di opzione annuale di £ 83k per MW / anno, durante la fase di sviluppo. Ora ci sarà una valutazione delle normative (HRA) del possibile impatto del progetto sui siti naturali rilevanti nell'area assegnata. Dopo la conclusione positiva di tale processo, gli accordi finali di locazione verranno firmati nel 2022.Vedi maggiori informazioniby Total
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Un percorso di scoperta, lentezza e stupore tra boschi, borghi e acque della Lombardia più autenticaImmagina un mattino sospeso tra due mondi: la Svizzera appena alle spalle, il confine italiano che si apre tra acque quiete e colline verdi. Qui, a Lavena Ponte Tresa, la Via Francisca del Lucomagno invita il viaggiatore a lasciarsi alle spalle la fretta e il rumore, per entrare nel ritmo silenzioso del proprio passo. Non è solo una strada antica: è una scuola di lentezza, una palestra di meraviglia dove ogni giornata si guadagna metro dopo metro, osservando la trasformazione costante del paesaggio. Da secoli, la Via Francisca è la spina dorsale dei viaggiatori che cercavano Roma attraversando le Alpi dal passo del Lucomagno. Era via di fede, di scambi e di incontri fra mondi diversi, tra abbazie dove i monaci accoglievano, mercanti con le bisacce colme di storie e pellegrini in cerca di redenzione. Oggi, ogni passo su queste strade ricuce il filo di un passato che riaffiora nei silenzi dei monasteri, nelle pietre delle badie, nei borghi che si affacciano sui torrenti e tra i filari dei pioppi. Consigli e suggestioni per chi parte Per chi desidera intraprendere questa avventura slow trekking, non servono doti atletiche da maratoneta, ma piuttosto curiosità, spirito d’adattamento e rispetto per sé e per i luoghi. Le tappe sono pensate per essere percorse senza affanno e offrono mille occasioni di sosta, sia per chi ama l’ospitalità semplice dei B&B di campagna, sia per chi preferisce le accoglienze spirituali di monasteri e abbazie. Munirsi della credenziale del cammino non è solo un rituale simbolico, ma permette di accedere a una piccola rete di servizi e di collezionare i timbri lungo la via. Come raggiungere la Via Francisca e come viverla Arrivare al punto di partenza è semplice: Lavena Ponte Tresa si raggiunge comodamente in treno da Milano (direzione Varese, poi bus per Lavena) oppure direttamente da Lugano, in Svizzera, con un servizio ferroviario transfrontaliero. Chi arriva in auto trova parcheggi e punti d’appoggio, ma è il treno la scelta più slow e sostenibile, in perfetta sintonia con lo spirito del cammino. Lungo il percorso, le tappe principali sono facilmente raggiungibili anche da chi vuole percorrere solo alcuni tratti: Varese, Castiglione Olona, Morimondo e Pavia sono ben collegate dalle linee ferroviarie lombarde. Anche chi viaggia in bicicletta troverà varianti adatte, soprattutto nei tratti pianeggianti tra il Parco del Ticino e la campagna pavese. La scheda tecnica della Via Francisca del Lucomagno - Lunghezza totale: circa 135 km (tratto italiano) - Tappe consigliate: 8 (da Lavena Ponte Tresa a Pavia) Durata media6-8 giorni per il percorso completo, a seconda dell’andatura e delle soste. Possibile suddividere il cammino in tratti di 15-22 km al giorno. Principali tappe (indicative)- Lavena Ponte Tresa – Ganna - Ganna – Varese (Sacro Monte) - Varese – Castiglione Olona - Castiglione Olona – Castellanza - Castellanza – Morimondo - Morimondo – Pavia Punti d’interesse- Badia di Ganna - Sacro Monte di Varese (UNESCO) - Castiglione Olona (“piccola Toscana in Lombardia”) - Abbazia di Morimondo - Pavia, con il suo centro storico e la Certosa Difficoltà: facile-media. Sentieri ben segnalati, pochi dislivelli impegnativi. Credenziale del cammino: disponibile online e presso alcuni punti di accoglienza. Permette di soggiornare presso strutture convenzionate e ottenere il “testimonium” finale a Pavia. Segnaletica: ottima, con cartelli e segnavia dedicati. Periodo consigliato: primavera e autunno (temperature miti e natura al massimo splendore). Il percorso è comunque fruibile tutto l’anno. Come arrivare al punto di partenzaIn treno: Milano–Varese, poi bus N11 per Lavena Ponte Tresa. Da Lugano: treno per Ponte Tresa (Svizzera) e attraversamento pedonale del confine. Ritorno da Pavia: Treni diretti per Milano, facilmente raggiungibile da tutta Italia. OspitalitàB&B, agriturismi, strutture religiose, piccoli hotel. Accoglienza pellegrina lungo la via, spesso con tariffe agevolate. BiciGran parte del percorso è ciclabile o prevede varianti per le due ruote. Cosa mettere nello zainoScarpe da trekking comode, zaino leggero, borraccia, abbigliamento a strati, cappello, guida cartacea o tracce GPS, piccoli medicinali, credenziale. La condizione del sentiero: superfici, traffico e atmosfera lungo la Via Francisca del Lucomagno Percorrere la Via Francisca del Lucomagno significa immergersi in un mosaico di paesaggi e superfici che cambiano chilometro dopo chilometro, offrendo varietà ma anche un’esperienza sempre sicura e accessibile. L’intero cammino è pensato per valorizzare la natura e la storia dei territori attraversati, scegliendo nella maggior parte dei casi tracciati secondari, sentieri storici e strade bianche che preservano il fascino della camminata lenta. Superfici e fondo del cammino Gran parte della Via Francisca si svolge su sentieri sterrati, strade bianche di campagna e vie secondarie, spesso usate solo da residenti o agricoltori. In particolare, i primi tratti, dalla Valganna fino alle porte di Varese, sono caratterizzati da sentieri immersi nei boschi, percorsi battuti ma non asfaltati, circondati da una vegetazione ricca e variegata che regala ombra e freschezza nei mesi caldi. Man mano che si procede verso sud, il percorso alterna strade di campagna in ghiaia, sterrati tra i campi del Parco del Ticino e sentieri arginali lungo i fiumi, soprattutto nel tratto verso Morimondo e Pavia. Queste sezioni sono generalmente ben tenute, facili da percorrere anche con scarpe da trekking leggere o, in molte tappe, anche con la bicicletta. Tratti su asfalto Non mancano però alcuni brevi tratti su asfalto, in particolare quando si attraversano centri abitati o si collegano sezioni di sentiero con vie comunali. L’asfalto si presenta per lo più in corrispondenza dei paesi più grandi (ad esempio, l’attraversamento di Varese, Castellanza o alcune strade di Castiglione Olona), ma sono quasi sempre vie secondarie o residenziali, con traffico limitato. Sono rari e brevi i passaggi su strade più trafficate, e in quei casi la segnaletica del cammino invita alla massima attenzione, spesso indicando marciapiedi, piste ciclopedonali o alternative sicure. Traffico e rumore Uno dei punti di forza della Via Francisca del Lucomagno è proprio la sua capacità di tenere il camminatore lontano dai rumori della città e dal traffico intenso. Per lunghi tratti, soprattutto tra boschi, parchi e campagne, il silenzio è quasi assoluto: si sente il fruscio degli alberi, il canto degli uccelli, il suono dell’acqua nei canali e nei piccoli torrenti. Nei pressi delle città, il rumore del traffico può essere percepito solo in alcune brevi sezioni, ma quasi sempre si ritorna rapidamente all’atmosfera ovattata tipica dei cammini rurali lombardi. Accessibilità e sicurezza Le superfici sono in gran parte adatte anche ai principianti: raramente si incontrano dislivelli impegnativi o tratti tecnici, e solo in caso di forti piogge alcuni sentieri boschivi possono risultare fangosi e scivolosi. Per questo, è consigliato un abbigliamento tecnico a strati e scarpe con una buona suola, ma non sono necessari attrezzature particolari. Atmosfera generale L’atmosfera è quella tipica dei cammini d’Italia: i tratti più belli sono forse quelli lontani dai centri abitati, tra filari di pioppi e rogge, dove il silenzio regna sovrano e la lentezza del passo diventa un piacere puro. Anche attraversando i borghi e i centri storici, l’ambiente rimane raccolto, autentico e quasi mai disturbato dal traffico moderno, soprattutto perché la Via Francisca privilegia sempre percorsi storici e vie antiche. In sintesi - Sentiero misto: prevalentemente sterrato e sentiero, con tratti di asfalto limitati e secondari. - Traffico: minimo; pochi attraversamenti di strade principali, quasi sempre evitabili o ben segnalati. - Rumore: quasi assente nella maggior parte del percorso, salvo i brevi passaggi urbani. - Difficoltà: accessibile a tutti, con attenzione solo in caso di pioggia su fondo sterrato. La Via Francisca è quindi ideale per chi cerca il contatto con la natura, la quiete e la dimensione autentica del viaggio a piedi, senza dover affrontare né pericoli né l’inquinamento acustico e visivo delle grandi arterie moderne. Una scelta perfetta per praticare slow trekking in totale serenità. Consigli utili- Non avere fretta: lo slow trekking qui è la regola, non l’eccezione. - Fatti guidare dall’atmosfera dei luoghi, lascia spazio agli incontri e agli imprevisti. - Approfitta della gastronomia locale e dei prodotti tipici che incontrerai lungo la via.ACQUISTA IL LIBRO Una conclusione che è un nuovo inizio Chi arriva a Pavia sente addosso la stanchezza buona del viaggio vero, ma anche la leggerezza di chi ha lasciato andare il superfluo. Attraversare la Via Francisca del Lucomagno significa portarsi a casa un nuovo modo di guardare le cose, più attento, più presente, più grato per ogni piccola meraviglia incontrata. È un viaggio che non finisce con l’ultima tappa, ma che si risveglia ogni volta che scegliamo la lentezza, anche nei piccoli gesti della vita quotidiana.Immagine simbolica
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Come un impianto di riciclo a ciclo chiuso può ridurre il consumo di acqua, migliorare l’efficienza produttiva e contribuire alla sostenibilità ambientale nel settore della produzione di cartadi Marco Arezio Le cartiere sono impianti industriali che utilizzano grandi quantità di acqua per la produzione di carta. Dalla preparazione della pasta di cellulosa al lavaggio e trattamento delle fibre, l’acqua è un elemento essenziale in tutto il processo. Tuttavia, questo uso intensivo ha anche un grande impatto ambientale, soprattutto se si considera che, tradizionalmente, molte cartiere scaricano l’acqua utilizzata, anche se trattata, nell’ambiente circostante. Negli ultimi anni, sempre più aziende del settore si stanno muovendo verso sistemi di gestione idrica più sostenibili, e tra le soluzioni più efficaci spicca l’implementazione di impianti di riciclo delle acque a ciclo chiuso. Questo tipo di impianto consente di riutilizzare l’acqua all’interno del ciclo produttivo, riducendo drasticamente il consumo complessivo e minimizzando l’impatto ambientale. Vediamo come funziona un impianto di questo tipo, perché viene implementato e quali vantaggi offre. Perché adottare un sistema a ciclo chiuso L’acqua è una risorsa sempre più preziosa, e il suo utilizzo deve essere ottimizzato per ridurre la pressione sugli ecosistemi. In questo contesto, adottare un impianto di riciclo a ciclo chiuso permette di ridurre il prelievo di nuove risorse idriche dall’ambiente, contribuendo alla sostenibilità del processo produttivo. Ma i vantaggi non si limitano all’aspetto ambientale. Utilizzando meno acqua fresca e riducendo il volume delle acque reflue da trattare e smaltire, le cartiere possono anche abbattere i costi operativi. Infatti, diminuendo la quantità di acqua prelevata e quella scaricata, si riducono anche le spese legate ai sistemi di approvvigionamento e depurazione. Inoltre, adottare un sistema a ciclo chiuso aiuta le aziende a conformarsi a normative ambientali sempre più restrittive, che impongono limiti severi sugli scarichi inquinanti e sull’utilizzo di risorse naturali. La riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti e il risparmio idrico sono oggi aspetti chiave per migliorare la reputazione aziendale e allinearsi agli obiettivi di sostenibilità a lungo termine. Come funziona un impianto di riciclo a ciclo chiuso La realizzazione di un impianto di riciclo delle acque all’interno di una cartiera richiede uno studio attento del processo produttivo e delle caratteristiche delle acque reflue generate. Queste acque, infatti, possono contenere residui di fibre di cellulosa, sostanze chimiche, materiali organici e inorganici. Per garantire che l’acqua possa essere riutilizzata in sicurezza, è necessario adottare tecnologie avanzate che consentano di purificarla adeguatamente. Il processo di riciclo si articola in più fasi: 1. Trattamento delle acque reflue La prima fase consiste nel rimuovere i solidi sospesi e le impurità più grossolane. Questo avviene attraverso filtri o centrifughe che separano le fibre di cellulosa e altri residui dall’acqua. Il trattamento delle acque può avvenire anche tramite l’aggiunta di agenti chimici, come i flocculanti, che aggregano le particelle più fini, facilitandone la rimozione. Una volta rimosse le impurità solide, si passa a un trattamento più approfondito delle sostanze disciolte. In molti casi, si ricorre a trattamenti biologici, dove batteri e microrganismi decompongono le sostanze organiche, o a trattamenti chimici per abbattere i composti inorganici. 2. Filtrazione avanzata e disinfezione Dopo il trattamento iniziale, l’acqua viene sottoposta a ulteriori processi di filtrazione per eliminare anche i contaminanti più piccoli. Tecnologie come l’ultrafiltrazione o la nanofiltrazione permettono di rimuovere particelle microscopiche, virus e batteri. Infine, si procede alla disinfezione dell’acqua. In genere, vengono impiegati sistemi di irradiazione con raggi ultravioletti (UV) che sterilizzano l’acqua senza l’uso di sostanze chimiche, o, in alcuni casi, vengono utilizzati sistemi a base di cloro, sebbene l’irradiazione UV sia preferita per la sua maggiore sicurezza e sostenibilità. 3. Reimmissione nel processo produttivo Dopo essere stata trattata e disinfettata, l’acqua viene reimmessa nel ciclo produttivo. È fondamentale monitorare costantemente la qualità dell’acqua riciclata per assicurarsi che sia adatta all’uso nei processi produttivi e che non contenga impurità che potrebbero influire sulla qualità della carta o sui macchinari utilizzati. Materiali e tecnologie utilizzate Per garantire l’efficienza del sistema e mantenere elevata la qualità dell’acqua riciclata, è essenziale adottare materiali e tecnologie avanzate: Membrane filtranti: Le membrane utilizzate per l’ultrafiltrazione e la nanofiltrazione sono progettate per bloccare le particelle più piccole, garantendo che l’acqua riciclata sia priva di contaminanti. Sistemi di ossidazione avanzata: In alcuni casi, è necessario ricorrere a tecnologie di ossidazione avanzata come l’ozonizzazione o l’uso di perossido di idrogeno per abbattere le sostanze organiche refrattarie e garantire una disinfezione efficace. Agenti chimici: Per facilitare il trattamento dell’acqua, vengono spesso utilizzati coagulanti e flocculanti, che aggregano le particelle fini e ne agevolano la rimozione durante i processi di filtrazione. Sistemi di automazione: Il controllo della qualità dell’acqua e il monitoraggio del funzionamento dell’impianto sono gestiti attraverso sistemi di automazione avanzati. Sensori e software di monitoraggio consentono di intervenire tempestivamente in caso di malfunzionamenti e di mantenere costantemente elevati gli standard di efficienza. La gestione e la manutenzione dell’impianto Un impianto di riciclo delle acque a ciclo chiuso, per mantenere un’elevata efficienza, richiede una gestione costante e una manutenzione regolare. Uno degli aspetti più critici è il monitoraggio continuo della qualità dell’acqua, per evitare che l’accumulo di impurità comprometta il processo produttivo o danneggi i macchinari. Le membrane utilizzate per la filtrazione, ad esempio, devono essere periodicamente pulite o sostituite, poiché nel tempo possono intasarsi o perdere la loro capacità filtrante. Anche i sistemi di disinfezione, come quelli UV, richiedono una manutenzione regolare per garantire che continuino a operare correttamente e a mantenere l’acqua priva di contaminanti patogeni. I vantaggi del riciclo a ciclo chiuso Oltre ai benefici ambientali, l’adozione di un impianto di riciclo delle acque a ciclo chiuso rappresenta un vantaggio competitivo per le cartiere. Riducendo il consumo di acqua e le emissioni di sostanze inquinanti, le aziende possono abbattere i costi operativi, limitare le spese legate ai trattamenti esterni e migliorare la propria immagine sotto il profilo della sostenibilità. A livello normativo, inoltre, le cartiere che adottano questo tipo di impianto si preparano al futuro, rispondendo alle crescenti esigenze di conformità ambientale e riducendo il rischio di sanzioni o restrizioni imposte dalle autorità competenti. Conclusioni In un contesto in cui l’attenzione alla sostenibilità ambientale è sempre più centrale, l’adozione di un impianto di riciclo delle acque a ciclo chiuso in una cartiera rappresenta una soluzione innovativa e vantaggiosa. Riducendo il consumo di acqua e minimizzando gli scarichi, questo sistema consente alle cartiere di contribuire alla protezione dell’ambiente e di ridurre i propri costi operativi, garantendo al contempo un elevato livello di qualità nel processo produttivo. La corretta progettazione e gestione di questi impianti richiede una profonda conoscenza delle tecnologie di trattamento delle acque e dei processi industriali, ma i benefici che ne derivano sono chiari: meno risorse consumate, meno rifiuti generati e un miglioramento complessivo delle performance aziendali.© Riproduzione Vietata
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