Guida tecnica comparativa sui consolidanti per il restauro ligneo: resine epossidiche, acriliche, silicati, polimeri naturali e nanomaterialidi Marco ArezioIl restauro e la conservazione del legno rappresentano attività fondamentali per preservare il patrimonio storico-artistico, data la particolare vulnerabilità del materiale ligneo a molteplici fattori di degrado. L’esposizione continua a umidità, radiazioni ultraviolette, attacchi di insetti xilofagi, funghi e agenti chimici provoca inevitabilmente un deterioramento delle caratteristiche fisiche, chimiche ed estetiche del legno. Se non trattato adeguatamente, tale degrado può causare danni irreversibili sia alla struttura che al valore storico ed estetico dei manufatti. La complessità dei processi degradativi richiede una scelta ponderata e metodologicamente rigorosa del trattamento consolidante. Questo trattamento deve garantire una protezione efficace, stabilizzando il materiale originale e minimizzando al contempo ogni impatto negativo sull'identità storico-estetica del manufatto stesso. Questa articolo offre un'analisi comparativa dettagliata delle principali tecnologie consolidanti disponibili, valutandone benefici, limiti e contesti applicativi, fornendo strumenti critici utili a studenti universitari e futuri professionisti del settore. Criteri Tecnici Essenziali nella Scelta del Consolidante La selezione del consolidante ideale deve rispondere a precisi criteri tecnico-scientifici: - Compatibilità Chimica e Fisica: evitare tensioni e reazioni indesiderate che possano compromettere la struttura originale. - Durabilità e Stabilità nel Tempo: mantenere nel lungo periodo efficacia e resistenza anche in condizioni ambientali sfavorevoli. - Neutralità Estetica: non alterare significativamente colore, lucentezza o trasparenza originali del manufatto. - Reversibilità: consentire, ove possibile, futuri interventi di manutenzione o correzione senza arrecare ulteriori danni. - Facilità Applicativa: permettere un'applicazione agevole e precisa per garantire l'efficacia del trattamento stesso. Tecnologie Consolidanti: Analisi Comparativa e Approfondimenti Resine Epossidiche Le resine epossidiche, come Epo 150 o Araldite, sono frequentemente utilizzate per interventi su legni strutturalmente compromessi, grazie all'ottima penetrazione e robustezza meccanica derivante dalla loro polimerizzazione irreversibile. Tuttavia, la rigidità conferita dalle resine può aumentare la fragilità del legno nel lungo periodo e può introdurre variazioni estetiche indesiderate, quali lucidità e alterazioni cromatiche. Resine Acriliche Le resine acriliche, tra cui il noto Paraloid B-72, rappresentano un'opzione intermedia equilibrata tra requisiti estetici e strutturali. Essendo termoplastiche, sono reversibili e facilmente rimovibili tramite solventi specifici. Nonostante presentino minore capacità strutturale rispetto alle resine epossidiche, risultano ideali per restauri conservativi che richiedono attenzione all’aspetto estetico e reversibilità dell’intervento. Silicati Consolidanti Il silicato di etile è particolarmente indicato per trattamenti su legni colpiti da infestazioni biologiche. Attraverso l'interazione con l'umidità interna, forma strutture silicizzate che rinforzano significativamente le fibre del legno. Tuttavia, richiede applicazioni tecnicamente molto accurate per prevenire la formazione di cristalli superficiali che comprometterebbero il risultato estetico finale. Polimeri Naturali I polimeri naturali derivati da lignina o cellulosa rigenerata stanno emergendo come soluzioni sostenibili e altamente compatibili con il materiale originale. Nonostante i benefici ambientali e la buona compatibilità estetica, la loro stabilità nel tempo deve essere ulteriormente studiata, considerando possibili vulnerabilità al degrado biologico e termico. Nanomateriali L'uso di nanomateriali, come nanoparticelle di silice o nanocellulosa, rappresenta una recente innovazione tecnologica nel restauro ligneo. La ridotta dimensione delle particelle garantisce una penetrazione profonda e uniforme nelle fibre del legno, offrendo un consolidamento efficace senza compromettere l’estetica originale del manufatto. Tuttavia, l’alto costo e la necessità di competenze specializzate limitano attualmente l’utilizzo diffuso di queste tecnologie avanzate. Conclusioni: Un Approccio Integrato per un Restauro Sostenibile La selezione del consolidante ottimale deve basarsi su una rigorosa analisi tecnica del manufatto e sugli obiettivi specifici del progetto di restauro. Le resine epossidiche risultano ideali per interventi strutturali critici; le resine acriliche per restauri conservativi con particolare attenzione alla reversibilità; silicati e polimeri naturali si adattano a specifiche situazioni di degrado, mentre i nanomateriali rappresentano soluzioni avanzate in continua evoluzione. Un approccio multidisciplinare che integri competenze tecniche, scientifiche, storiche e artistiche è essenziale per garantire restauri sostenibili e rispettosi dell'integrità culturale e storica dei manufatti lignei.© Riproduzione Vietata
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Come le Manager Donne Possono Creare un Ambiente di Lavoro Sicuro e i Rischi per le Aziende che Trascurano il Problemadi Marco ArezioLe pressioni a carattere sessuale in azienda rappresentano una delle problematiche più complesse e delicate da affrontare. Non solo minano il morale dei dipendenti, ma possono anche avere ripercussioni devastanti sulla produttività e sulla reputazione di un'impresa. In questo contesto, il ruolo delle donne in posizioni manageriali assume un'importanza fondamentale, offrendo vantaggi unici nella gestione e nella prevenzione di tali situazioni. Tuttavia, le aziende che trascurano queste problematiche si espongono a rischi significativi. Esploriamo quindi come individuare e risolvere le pressioni sessuali in azienda, mettendo in luce i benefici derivanti dalla leadership femminile e i pericoli per le imprese che non adottano misure adeguate. Individuare le Pressioni Sessuali Riconoscere i segnali di pressioni sessuali sul luogo di lavoro può essere complesso, ma è il primo passo cruciale per affrontare il problema. Spesso, le vittime non parlano apertamente per paura di ritorsioni o per timore di non essere credute. Tuttavia, alcuni segnali possono indicare che qualcosa non va: cambiamenti comportamentali improvvisi, un aumento delle assenze ingiustificate o un calo nella performance lavorativa possono essere sintomi di una situazione di disagio. È fondamentale che le aziende creino un ambiente in cui i dipendenti si sentano sicuri nel segnalare episodi di molestie. Questo può essere facilitato tramite l'implementazione di canali di segnalazione anonimi, come hotline dedicate o piattaforme online, che garantiscano la riservatezza e la protezione delle vittime. La fiducia dei dipendenti nella possibilità di segnalare gli abusi senza temere ritorsioni è un elemento chiave per una gestione efficace delle molestie sessuali. Risolvere le Pressioni Sessuali Una volta individuati i segnali di pressione sessuale, è essenziale che le aziende agiscano prontamente e con decisione. Le politiche aziendali devono essere chiare e ben definite, esplicitando cosa costituisce molestia sessuale e le conseguenze per chi si rende colpevole di tali atti. Ma non basta avere delle politiche scritte; queste devono essere accompagnate da una formazione continua e da una sensibilizzazione costante. Organizzare workshop e seminari può aiutare i dipendenti a comprendere meglio cosa si intende per molestia sessuale e come prevenirla. Inoltre, fornire materiali educativi, come manuali e guide, può essere utile per mantenere alta l'attenzione su queste tematiche. È altrettanto importante offrire supporto alle vittime, attraverso consulenze psicologiche e assistenza legale, per garantire che possano affrontare le conseguenze delle molestie senza sentirsi isolate o abbandonate. Il Ruolo delle Donne in Posizioni Manageriali Le donne in posizioni manageriali possono fare la differenza nella gestione delle pressioni sessuali in azienda. La loro maggiore sensibilità e empatia verso queste problematiche può creare un ambiente di lavoro più sicuro e inclusivo. Le manager donne, infatti, tendono a promuovere una cultura aziendale che non tollera le molestie e che incoraggia la segnalazione di abusi. Inoltre, le donne leader possono fungere da modelli positivi, ispirando altre donne a perseguire posizioni di leadership e a segnalare eventuali molestie. Questo può contribuire a creare un ambiente di lavoro più equilibrato e rispettoso, in cui le dinamiche di potere che facilitano le molestie sessuali sono ridotte. La promozione della diversità e dell'inclusione è un altro aspetto cruciale: un ambiente di lavoro diversificato è meno tollerante verso comportamenti inappropriati e promuove una cultura aziendale più sana. I Rischi per le Aziende Le aziende che non affrontano adeguatamente le pressioni sessuali si espongono a gravi rischi. Dal punto di vista legale, possono incorrere in costose cause giudiziarie e risarcimenti significativi. Le sentenze sfavorevoli non solo rappresentano un danno economico, ma possono anche compromettere la reputazione dell'azienda, con conseguenze a lungo termine sulla fiducia dei clienti e degli investitori. Un altro rischio significativo è legato alla perdita di fiducia dei dipendenti. Un ambiente di lavoro in cui le molestie sessuali non vengono gestite adeguatamente può portare a un aumento del turnover, con costi elevati per la formazione e l'integrazione di nuovi dipendenti. Inoltre, un clima aziendale negativo può avere ripercussioni sulla produttività: i dipendenti che si sentono insicuri o non supportati sono meno motivati e meno produttivi. Conclusione Affrontare le pressioni a carattere sessuale in azienda non è solo una questione di conformità legale, ma anche di responsabilità morale e di gestione efficace delle risorse umane. Le donne in posizioni manageriali possono svolgere un ruolo cruciale in questo processo, grazie alla loro sensibilità e alla capacità di promuovere una cultura aziendale inclusiva e rispettosa. Tuttavia, ignorare queste problematiche può comportare rischi significativi per le aziende, sia dal punto di vista legale che reputazionale e produttivo. Implementare politiche efficaci, offrire supporto alle vittime e promuovere la diversità sono passi essenziali per creare un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso, in cui tutti i dipendenti possano prosperare.© Riproduzione Vietata
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Togliamo dal vocabolario dell’economia circolare la parola rifiutodi Marco ArezioNon è un esercizio di lessico accademico, quello che vorrebbe che la parola Rifiuto scomparisse dal vocabolario per essere sostituita da –Risorsa– ma una provocazione che serve a farci capire come, in un periodo in cui le parole – Economia Circolare e Rifiuti – assumono un’importanza nella comunicazione generale, facciamo un pò di confusione e difficoltà a capirne i veri termini e le vere implicazioni. Il modello circolare di cui tanto si parla, non è solo quello di cercare di fare del nostro meglio, come cittadini, per avere una vita che sia più rispettosa dell’ambiente, quindi ridurre gli imballi, ridurre l’uso della plastica, razionalizzare gli spostamenti con i mezzi a con motori termici, regolare il riscaldamento o l’aria condizionata per evitare gli sprechi, razionalizzare l’uso dell’acqua, favorire negli acquisti le aziende che producono rispettando l’ambiente e sfavorire chi non lo fà. Potremmo citare molti altri comportamenti virtuosi da tenere, ma non dobbiamo dimenticarci che l’economia circolare si raggiunge attraverso una crescita culturale continua che può aiutare il nostro pianeta. Non ci dobbiamo accontentare dei piccoli gesti quotidiani, peraltro importantissimi, ma dobbiamo guardare, con la mente aperta, a come migliorare la nostra vita da cittadini “circolari“, perchè le idee di molti possono aiutare il sistema produttivo e distributivo. Nella filiera dell’economia circolare ci sono aree ancora trascurate e inespresse, a causa di deficit comunicativi, di una struttura manageriale e di una parte di consumatori che non hanno realmente compreso l’importanza degli argomenti trattati, di una errata scala dei valori in cui il denaro gioca un ruolo importante nelle scelte di tutti. Queste aree le troviamo in molti settori produttivi e distributivi su cui dovremmo lavorare meglio per dare un risultato più concreto al progetto comune di un’economia e di una vita meno impattante sull’ambiente. La prima cosa da fare è declassificare la parola rifiuto e riclassificarla come risorsa. La bottiglia dell’acqua che buttiamo non è un rifiuto, per fare un esempio banale, è la risorsa che permetterà alle aziende di produrre, nuovamente, altre bottiglie, indumenti, imbottiture per divani, articoli per il packaging senza intaccare le risorse naturali. La seconda cosa è la produzione di articoli con materiali che possano essere riciclati al 100%, non può più succedere che l’immissione sul mercato di un prodotto, un imballo per esempio, non tenga conto dei parametri di riciclabilità e possa costituire, per la collettività, un rifiuto che non sia una risorsa. La terza cosa, nell’era di internet super veloce, è la comunicazione circolare trasversale, che significa che lo scarto di produzione di un settore che non può essere riutilizzato nuovamente all’interno di esso, possa diventare una risorsa per atri settori. Le piattaforme web servono per comunicare anche, appunto, trasversalmente, informazioni in tempo reale che possano risolvere problematiche immediate e concrete. Ogni settore industriale è gravato da una parte di rifiuti di lavorazione che, nonostante accurate analisi, non può essere riutilizzato all’interno di esso, ma deve essere messo a disposizione di altri settori, in modo da poter scoprire le potenzialità del prodotto-rifiuto che può essere impiegato in campi differenti, così da creare una economia circolare trasversale. Per fare alcuni esempi, certamente non esaustivi, possiamo citare: Gli scarti del settore della carta potrebbero essere valorizzati nel settore della plastica Gli scarti della combustione del carbone potrebbero essere impiegati nel campo delle ceramiche Gli scarti della lavorazione delle pietre e delle demolizioni nel settore edile Gli scarti del vetro nell’arredamento e nel calcestruzzo I fanghi di alcune lavorazioni industriali possono essere impiegati in vari settori. Gli scarti di plastiche composite possono diventare polvere per compounds Gli scarti di alcuni rifiuti plastici non riciclabili da impiegare nel settore dei bitumi Ci sono molti altri esempi di settori che già si scambiano i rifiuti-risorse, ma il problema che i numeri sono decisamente bassi e molti dei prodotti descritti ed altri non citati, oggi, finiscono ancora in discarica e, a volte, anche per mancanza di comunicazione, che crea nuove opportunità e un nuovo modello circolare.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiutoVedi maggiori informazioni sul riciclo
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La fata Marella rende la terra più pulita e più bella Testo: Laura MaffazioliIllustrazione: Mara BicelliQualche mese fa, in una località non molto lontana, esisteva e ancora c'è una fabbrica di oggetti di plastica, nella quale si producono molte cose utili e colorate e altre meno utili, ma altrettanto belle e interessanti. In un reparto molto speciale di quella fabbrica si producevano i tappi che ogni giorno grandi e bambini tolgono e mettono alle bottiglie. Qualcuno si svita, qualche altro si stappa qualche altro, con una linguetta, si tira e si strappa. Rossi, gialli, blu, bianchi e violetti, alti e stretti, fucsia e marroni, allegri seriosi e burloni.I tappi appena fabbricati tra loro chiacchieravano gioiosi e animati. Da ogni parte si sentiva parlare, ridere e scherzare, di tanto in tanto si riusciva a capire quel che i piccoli tappi stavano a dire: "io conserverò l'acqua con le bollicine, io latte o aranciatine. lo vi terrò sicuri chiudendo bene saponi, detersivi e prodotti oscuri. Io che ho la chiusura ben stretta, conserverò per papà vino, liquori e birretta." Tutti, comunque, si sentivano utili belli e soddisfatti e su di un nastro trasportatore procedevano ordinati e compatti. Tra tutti quei tappi ce n'era uno particolarmente simpatico. Si chiamava Tap.Tappino e aveva una faccetta rotonda, un sorriso sempre stampato sulle labbra e grandi sogni per il futuro. Sperava di finire su una bottiglia di acqua con le bollicine o di aranciata e partecipare alla testa di compleanno di un bambino o di una bambina. Una bella mattina ad ogni tappo venne affidata una bottiglia piena di qualcosa di prezioso, gustoso e in qualche caso pericoloso; a ciascuno fu applicata una piccola fascetta e una coloratissima etichetta. Così confezionati i tappi, tra cui il nostro amico Tap Tappino, erano pronti per la loro avventura che presto sarebbe iniziata nei grandi supermercati e nei piccoli negozi di quartiere o sulle bancarelle di mercati e fiere.Flaconi, bottiglie e barattoli in plastica facevano bella mostra di sé sugli scaffali dei negozi e dei supermercati e sembravano sussurrare: "prendi me! Ho una gustosa sorpresa per te...", "Vuoi fare un bel bagnetto? Contengo un bagnoschiuma profumato... provalo è perfetto!" e così via mentre persone e carrelli passavano frettolosi davanti a loro.Tap Tappino, emozionatissimo, finì su una bottiglia di acqua con le bollicine e tenendosi ben stretto alla sua bottiglia lucida e trasparente controllava che la sua etichetta colorata non si sciupasse e che le sue scritte fossero ben in vista.Di tanto in tanto, proprio come fanno i bambini, litigava e si prendeva a gomitate con le altre bottiglie e con gli altri tappini dello scaffale su cui stava. Voleva stare sempre al primo posto... si annoiava nel supermercato e sognava di essere preso per primo da un cliente; magari, da un bimbo di quelli che stanno seduti nei seggiolini dei carrelli della spesa. Un pomeriggio Tap sentì la voce di un bimbo e pensò: "eccolo! Ci siamo! Devo mettermi in vista sullo scaffale, lì, vicino al cartello dell'offerta speciale." Sgomitò tra le bottigliette, ne fece ruzzolare un paio e si mise in prima fila. Il bimbo seduto nel carrello della spesa allungò la manina e prese Tap Tappino e la sua bottiglia e li mise nel carrello. Il tappino eccitatissimo e incuriosito, dall'avventura che finalmente era iniziata, disse alle bollicine dell'acqua che gli facevano il solletico ai piedini: "ferme e tranquille, non preoccupatevi ci sono io a trattenervi, potrete uscire quando ci avranno portato a casa, ora mettetevi sedute o rischio di saltare!" Il giretto sul nastro trasportatore della cassa del supermercato, fu un poco pauroso, la bottiglietta di Tap rotolò più volte, ma poi tu riposta ben sicura in una borsa di plastica e le bollicine tornarono tranquille. Poi fu la volta del baule dell'automobile: là dentro era buio, ma si sentiva la musica della radio e si sentiva anche la voce del bambino che aveva acquistato la bottiglietta di acqua con le bollicine. Il bimbo raccontava felice che quella sera avrebbe festeggiato il suo quarto compleanno con gli amici in una festa indimenticabile. Tap Tappino diceva alle bollicine che già si facevano belle ed effervescenti: "questa sera saremo su una tavola imbandita e verrete versate in bicchieri di cristallo luccicante, io dall'alto della bottiglia baderò a che tutto sia perfetto, che l'acqua non si rovesci e che rimanga ben fresca, badate di comportarvi bene e di non farmi fare figuracce!"Finalmente la festa iniziò. Tap Tappino era felicissimo ed emozionato. Coriandoli e stelle filanti rallegravano l'ambiente, luci colorate rendevano tutto brillante e variopinto e lui, piccolo tappo, indossava un divertente cappuccetto decorativo mentre al collo della sua bottiglietta era stato messo un elegante farfallino rosso a pois gialli. Musica, canti e balli. La torta con le candeline, fiumi di cioccolato e zucchero filato, caramelle e leccornie... tutti si divertivano un mondo, scartavano i regali e svolazzavano i palloncini.Tap Tappino era molto felice ed orgoglioso. Aveva un ruolo importante in quella festa e le bollicine della sua acqua erano apprezzatissime. Lui vigilava sulla tavola imbandita e di tanto in tanto chiacchierava con le posate birichine o con i tovaglioli di carta sui quali era disegnato un folletto. Quando qualcuno stappava la sua bottiglia si sentiva importante. Tra le mani dei bambini si sentiva felice e al sicuro e poi, quando chiudevano la bottiglietta, si rimetteva stretto stretto a tener a bada le bollicine che si divertivano a frizzare e a fare capriole dentro l'acqua. Fu proprio parlottando con una cannuccia da bibite che si dondolava in un bicchiere d'aranciata, che si prese il suo primo spavento. Le luci, i colori e la meraviglia della festa si sbiadirono immediatamente quando Nuccia la cannuccia gli disse queste parole: "sai Tap, tra poco la festa finirà, i bimbi andranno nei loro lettini avvolti da caldi pigiamini e la mamma ripulirà tutto." Tap Tappino incuriosito chiese: "e noi, dove andremo?" "Noi? - rise sdegnosa Nuccia la cannuccia io e te in pattumiera e poi in un posto spaventoso chiamato discarica di cui mi hanno raccontato i tovaglioli di carta. Loro che sanno sempre tutto di tutti, descrivono mostruose orrendità. Le posate di metallo, i piatti di ceramica le ciotole di cristallo e le brocche di vetro in lavastoviglie. Verranno lavate asciugate e lucidate, poi riposte nelle credenze e prenderanno parte alla prossima festa." "Anch'io - protestò Tap - verrò alla prossima festa!" "Tu!? - lo scherni Nuccia la cannuccia - anche se dentro di sè provava la stessa grande paura... "tu finirai nella spazzatura proprio come me e... poveri noi... una lacrima di terrore scese lungo tutta la sua esile figurina..." Tap Tappino ormai non sentiva più nulla di quanto lo circondava, eppure la festa non era finita, ma a lui ora, non interessava più. Temeva la spazzatura e la discarica e si rifiutava di pensare che la sua avventura dovesse finire così presto e così male. Specchiandosi in un vassoio d'argento ormai vuoto, notava che il suo color bianco era ancora bello, lui era ancora capace di tenersi ben saldo e chiudere perfettamente la sua bottiglietta e si sentiva ancora forte e desideroso di essere utile a qualcuno. Senza considerare che invidiava un pochino le brocche di vetro che sarebbero andate ancora a chissà quante feste di compleanno. Certo, l'acqua della bottiglietta era ormai finita, le bollicine svanite, qualcuno aveva strappato l'etichetta e le decorazioni che prima lo avevano abbellito... ma no! Lui assolutamente voleva andare ancora ad un'altra festa di compleanno a fare il tappo delle bottiglie.Tap Tappino non si perse d'animo, girò gli occhi un poco a destra e un poco a sinistra in cerca della sua amica cannuccia e quando la trovò le disse piano: "avvicinati, ho un'idea!" Quando, più tardi, la mamma del bimbo festeggiato sparecchiò il tavolo della festa, Tap Tappino e Nuccia cannuccia tenendosi per mano rotolarono verso il bordo della tovaglia e con un balzo acrobatico finirono sul pavimento anziché nella pattumiera. "Salvi!" esclamarono un poco ammaccati per il salto e impauriti, ma subito si rialzarono. Dal pavimento, con l'aiuto della scopa, che di quella casa conosceva ogni angolo e fessura, riuscirono ad uscire nel giardino e, appena fuori, videro la notte. Era buio e freddo, ma erano liberi e nel cielo brillavano le stelle. I due amici si incamminarono, rotolando, senza sapere bene dove andare e st fermarono nell'erba al ciglio della strada stanchi, assonnati e infreddoliti: non c'erano più il calore della festa e le luci a scaldarli e rincuorarli. Avevano paura di essere schiacciati dalle auto che sfrecciavano veloci sull'asfalto della strada vicina, ma poco dopo si addormentarono abbracciati ed erano talmente stanchi che non sognarono nemmeno. Quando il mattino si svegliarono il sole era già alto nel cielo e brillava; Tap Tappino e Nuccia la cannuccia si ritrovarono sul margine di una strada trafficata e pericolosa, l'erba su cui stavano era umida di rugiada e sporca di fumi di scarico e i fiori tossivano forte per la puzza di fumo. "Ed ora - chiese Nuccia la cannuccia - come faremo a tornare sullo scaffale del supermercato puliti confezionati e di nuovo utili?" "Proprio non ne ho idea!" rispose Tap Tappino guardandosi d'intorno. "Io non conosco la strada, ero andato in quella bella casa chiuso nel baule dell'auto insieme alla spesa e poi: chi mai ci vorrà così sporchi? Io ho perso la mia bottiglietta e tu sei un po' spiegazzata." D'improvviso una vocina sottile li interruppe ritmando più volte questa cantilena: La fata Marella rende la terra pulita e bella! La fata Marella rende la terra pulita e bella! La fata Marella rende la terra pulita e bella I due amici si fissarono stupiti e con la bocca spalancata e poi Tap Tappino iniziò a rotolare per vedere chi avesse parlato. Era stata una tartarughina a quadretti verdi e marroni che indossava un fazzoletto di seta e che munita di scopa cercava invano di ripulire il prato dalle cartacce, dai rifiuti e dal fumo di scarico delle automobili che lo sporcavano. "Chi sei?" chiese Tap Tappino. "Sono l'aiutante della fata Marella" rispose la tartarughina, senza smettere di ripulire pianticelle e margheritine. "Io e tanti altri animali e insetti buoni la aiutiamo a tenere la terra pulita e bella, ma ora siete arrivati voi oggetti di plastica. Gli uomini vi producono, vi usano per un poco e poi vi buttano ed ecco il risultato! Prati pieni di rifiuti, ruscelli inquinati e aria puzzolente." "Proprio non era nostra intenzione”- rispose Tap un poco intimidito e vergognoso - noi vorremmo ancora essere utili, abbiamo paura della discarica e della pattumiera e vorremmo tornare alle feste di compleanno dei bambini, ma purtroppo ci buttano senza pensarci troppo e noi siamo qui solo perché siamo riusciti a fuggire prima di finire nella discarica." "Se è così - esclamò la Tartarughina - cambia tutto, venite con me e vi porterò dalla fata Marella, vi farà diventare suoi aiutanti proprio come me e ci darete una mano! C'è tanto lavoro da fare." La fata Marella rende la terra pulita e bella! La fata Marella rende la terra pulita e bella! La fata Marella rende la terra pulita e bella! Canticchiando la filastrocca con la tartarughina, Tap e Nuccia si diressero verso un grosso fungo che ospitava una fata tutta vestita di bianco, che al posto dell'ombrello usava la corolla di una margherita per ripararsi dal sole e che stava seduta su mezzo guscio di noce rovesciato. Quando le ebbero raccontato la loro triste storia, Tap Tappino e Nuccia la cannuccia restarono in silenzio ad osservare la fata Marella mentre sfogliava un enorme libro di magie scritto su grandi foglie di betulla e scorrendo le parole con un dito annuiva e dissentiva aggrottando le sopracciglia e arricciando il nasino a patata. Dopo una attenta riflessione e una smorfia a metà con un sorriso, la fata Marella disse: "Farò per voi una grande e meravigliosa magia, ma.... dovrete dimostrare di essere disponibili a lavorare con me, tartarughina e i bambini. Sapete, i bambini sono gli unici in grado di salvare i prati dai rifiuti perché essendo piccoli hanno modo di vedere anche quello che i grandi non notano più." "E sia! - esclamarono Tap e Nuccia - Dicci cosa dovremo fare e lo faremo, ma ad una condizione: vogliamo tornare alle feste di compleanno dei bambini per mille volte." "D'accordo - rispose la tata Marella - ci tornerete e vi dirò di più: resterete sempre con loro perché la mia magia farà in modo che a nessuno venga più in mente di buttarvi nella spazzatura per molto e molto tempo." La fata Marella diede a Tap Tappino una pergamena con disegnate tante immagini di oggetti in plastica che erano stati utili ma che ormai venivano buttati sempre più spesso senza pensare; chiese loro di cercarne tantissimi uguali a quelli raffigurati e di portarli in un saccone che era stato preparato appositamente in un angolo. Tap Tappino e Nuccia la cannuccia allora si avvicinarono ad uno steccato e facendo gesti e saltelli chiesero ai bambini di avvicinarsi. Quando due o tre bimbi furono lì vicino, sorridendo chiesero loro di aiutarli a raccogliere una montagna di tappi di plastica. I bambini e le bambine presero seriamente l'impegno. Ciascuno raccoglieva tappi di ogni tipo e colore facendosi aiutare da mamma e papà a scegliere i tappi uguali a quelli disegnati sulla pergamena di Tap e Nuccia. Pensate che i bambini erano tanto bravi che ad un certo punto in tutte le case c'erano solo bottiglie e flaconi senza tappo e le mamme erano quasi disperate. Di giorno in giorno il saccone dei tappini recuperati dai bambini si riempiva sempre di più e i prati i ruscelli e i parchi del circondario erano sempre meno sporchi e più allegri e divertenti. Entusiasti, anche i loro genitori mettevano da parte i tappini prima di buttare le bottiglie vuote e in poco tempo la raccolta dei tappi era diventata una moda. Persino le maestre raccoglievano i tappi e si dice che qualcuno abbia visto pur anche il vigile e l'autista dello scuolabus con le tasche piene di tappini. Una sera, Tap e Nuccia, che ormai vivevano nel giardino della scuola materna, stanchissimi, si addormentarono sul saccone dei tappini raccolti dai bambini e sognarono un cielo azzurrissimo nel quale brillava un arcobaleno. Tap e Nuccia giocavano sull'arcobaleno come se fosse uno scivolo e alla fine si tuffavano in un laghetto di zucchero filato e ridevano, nuotavano e si sentivano felici quasi come ad una festa di compleanno. La mattina successiva, poco prima dell'alba, la fata Marella vide che Tap Tappino e Nuccia la cannuccia aiutati dai loro amici bambini avevano fatto un buon lavoro. Prese la sua bacchetta magica, che non era altro che una piccola scintillante scopa di saggina, e trasformò tutti quei tappi raccolti in giochi nuovissimi e coloratissimi, che all'apertura della scuola fecero la gioia di quei bambini che si erano impegnati nel raccogliere i tappi usati e quella delle loro maestre e dei loro genitori che li avevano tanto aiutati. Ma!? Dove sono finiti Tap Tappino e Nuccia la cannuccia? Si erano addormentati su quel saccone... erano scivolati, in sogno, sull'arcobaleno e... Eccoli, anche loro due magicamente trasformati! Tap Tappino è diventato un sorriso dipinto su una seggiolina di plastica che ora sta tutto il giorno con i bambini e partecipa a tutte le loro feste perché vive nella scuola materna. E Nuccia la cannuccia? Dove sarà mai finita? Scopritelo voi!!! La fata Marella rende la terra pulita e bella! La fata Marella rende la terra pulita e bella! La fata Marella rende la terra pulita e bella! Ringraziamenti delle autrici Il nostro affettuosissimo grazie a... Sandro, marito di Laura, che, nonostante sia fermamente convinto del fatto che le donne siano poco dotate di fantasia, riesce ancora a stupirsi ogni volta che la sente narrare fiabe di sua invenzione alla figlia Rachele e che una volta scherzando ha lanciato l'idea di una pubblicazione. Antonio, marito di Mara, che molte volte rimane fermo in silenzio senza sapere cosa aspettarsi dalla vena creativa della moglie e che comunque sostiene ogni sua iniziativa, interviene talvolta, correggendola e le lascia anche lo spazio per sbagliare sopportando la casa invasa da scatole e materiali in attesa di trasformazione. Stefano Tagliani, calciatore part-time, aspirante tipografo e futuro editore di successo che ha avuto fiducia nella nostra opera prima e che, debitamente sponsorizzato, ha avuto anche il coraggio di pubblicarla. Ma, soprattutto mamma Laura e mamma Mara ringraziano: la piccola Rachele che a qualche mese dai quattro anni è stata la mia cavia da narratrice, la mia correttrice di bozze, la mia prima agguerritissima critica, la mia musa nelle notti ancora oggi interrotte dai "brutti sogni", dalla pipì e da quel "birichino di un ciucio" che troppo spesso si perde tra le lenzuola. La piccola Gaia che a soli due anni apprezza sempre il mio spirito artistico e approva con la sua mitica esclamazione: "Oh... bello il tuo gioco, mamma, mi piace!". Laura e Mara
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La sperimentazione di Dalmine apre nuove prospettive sostenibili per l'ex Ilva e l'industria dell'acciaio italianadi Marco ArezioL'industria siderurgica, nota per la sua intensità energetica e le elevate emissioni di CO2, sta esplorando nuove frontiere per la decarbonizzazione. In questo contesto, l'idrogeno emerge come una soluzione promettente. La sperimentazione dell'utilizzo dell'idrogeno per fornire energia alla siderurgia comincia a Dalmine e potrebbe presto estendersi ad altre realtà industriali, compresa l'ex Ilva, offrendo una soluzione sostenibile per tutta l'industria dell'acciaio. Il Contesto della Sperimentazione Il primo test di utilizzo dell'idrogeno nell'industria siderurgica in Italia ha luogo presso lo stabilimento di TenarisDalmine, a Dalmine, in provincia di Bergamo. Questo progetto è il frutto della collaborazione tra Snam, TenarisDalmine e Tenova. Snam è uno dei principali operatori europei di infrastrutture energetiche, TenarisDalmine è una società di Tenaris, leader mondiale nella produzione di tubi e servizi per il mondo dell'energia, e Tenova è un'azienda leader nello sviluppo di soluzioni sostenibili per la transizione verde dell'industria metallurgica. La sperimentazione avrà una durata iniziale di sei mesi e mira a valutare le prestazioni e l'affidabilità dell'idrogeno come combustibile nell'industria siderurgica, con l'obiettivo di estendere queste pratiche ai settori "hard to abate", quelli più difficili da decarbonizzare. Idrogeno Prodotto “In Situ” Il cuore del progetto è l'utilizzo di idrogeno prodotto direttamente sul sito per alimentare un bruciatore sviluppato da Tenova. Questo bruciatore è installato in un forno di riscaldo per la laminazione a caldo di tubi senza saldatura presso lo stabilimento di TenarisDalmine. La produzione in situ dell'idrogeno consente di evitare le complicazioni legate al trasporto e allo stoccaggio di questo gas, riducendo i costi e migliorando l'efficienza. Obiettivi della Sperimentazione Il test di Dalmine contribuirà a definire linee guida sulla sicurezza e procedure di gestione degli impianti, con l'obiettivo di trovare soluzioni integrate che riducano significativamente le emissioni di CO2 dei processi industriali. Questo progetto è un passo cruciale verso la transizione verde dell'industria siderurgica, che mira a ridurre l'impatto ambientale della produzione di acciaio. L'idrogeno, infatti, ha il potenziale di diventare una delle principali fonti di energia pulita per l'industria pesante. La sua combustione produce solo vapore acqueo, eliminando le emissioni di anidride carbonica associate ai combustibili fossili tradizionali. Inoltre, l'idrogeno può essere prodotto utilizzando fonti rinnovabili, come l'elettrolisi dell'acqua alimentata da energia eolica o solare, rendendo l'intero ciclo di produzione completamente sostenibile. Implicazioni per l'Industria Siderurgica Italiana L'ex Ilva, una delle maggiori acciaierie d'Europa, potrebbe beneficiare enormemente da queste nuove tecnologie. L'adozione dell'idrogeno come combustibile potrebbe non solo ridurre le emissioni, ma anche migliorare l'efficienza energetica degli impianti, riducendo i costi operativi a lungo termine. Inoltre, il successo della sperimentazione a Dalmine potrebbe fungere da modello per altre industrie siderurgiche in Italia e nel mondo. L'implementazione di tecnologie a idrogeno potrebbe diventare un elemento chiave della strategia di sostenibilità delle aziende, contribuendo a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dagli accordi internazionali sul clima. Problematiche e Prospettive Future Nonostante il potenziale dell'idrogeno, ci sono ancora diversi problemi da affrontare. La produzione di idrogeno verde, cioè prodotto da fonti rinnovabili, è attualmente più costosa rispetto ai combustibili fossili. Tuttavia, con il continuo progresso tecnologico e l'aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, i costi dell'idrogeno verde potrebbero diminuire significativamente nei prossimi anni. Un altro problema riguarda l'infrastruttura necessaria per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dell'idrogeno. È necessario sviluppare una rete di infrastrutture adeguate per supportare l'utilizzo diffuso dell'idrogeno nell'industria. Questo richiederà una cooperazione tra aziende, governi e istituzioni di ricerca per creare un ecosistema favorevole all'adozione dell'idrogeno. Infine, la formazione del personale e la gestione della sicurezza saranno aspetti cruciali per l'implementazione dell'idrogeno nell'industria siderurgica. L'idrogeno è un gas altamente infiammabile e richiede misure di sicurezza rigorose per prevenire incidenti. Le linee guida e le procedure sviluppate durante la sperimentazione a Dalmine saranno fondamentali per garantire un utilizzo sicuro dell'idrogeno su larga scala. Conclusioni La sperimentazione dell'idrogeno per l'industria siderurgica che ha avuto inizio a Dalmine rappresenta un passo significativo verso la decarbonizzazione del settore. Questa iniziativa non solo potrà fornire soluzioni sostenibili all'ex Ilva e ad altre acciaierie italiane, ma anche influenzare positivamente l'industria siderurgica globale. Se la sperimentazione avrà successo, l'idrogeno potrebbe diventare una componente fondamentale della strategia energetica dell'industria dell'acciaio, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2 e promuovendo una transizione verso un'economia più verde e sostenibile. L'integrazione dell'idrogeno nei processi industriali potrebbe rappresentare una svolta, non solo per la siderurgia, ma anche per altri settori industriali difficili da decarbonizzare, segnando l'inizio di una nuova era per l'industria pesante.
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