Radici Novacips è Stata Premiata da Stihl Un premio importante che riconosce la qualità dei tecnopolimeri prodotti dal gruppo Radici che vengono acquistati da Stihl per produrre le motoseghe, decespugliatori, tosaerba e i soffiatori per il giardino. Nonostante il Covid la premiazione come "Supplier of the Year 2019" è stata fatta con una video conferenza.Radici Novacips Spa, società con sede in Italia (Chignolo d’Isola – Bergamo) e appartenente alla Business Area RadiciGroup High Performance Polymers, ha ricevuto il prestigioso premio "Supplier of the Year 2019" promosso da STIHL, nota azienda produttrice di motoseghe e altri attrezzi per l’esterno tra cui decespugliatori, tosaerba, soffiatori. Non è la prima volta che STIHL manifesta la sua riconoscenza nei confronti di RadiciGroup: già nel 2016 infatti, High Performance Polymers era stata premiata dai vertici dell’azienda tedesca come partner strategico nella fornitura di materiali polimerici di qualità. «Ringrazio RadiciGroup per l’eccellente collaborazione dimostrata in questi dieci anni di lavoro fianco a fianco – ha detto Marc Moser Senior Vice President Purchasing di Stihl – La consolidata esperienza nel settore dei tecnopolimeri e la capacità di saper cogliere i bisogni di Stihl fanno di RadiciGroup un fornitore per noi di assoluta fiducia in grado di offrirci tecnologia, innovazione, servizio e ottimizzazione dei costi». A differenza delle altre edizioni e a causa delle restrizioni anti Covid, questa volta la premiazione è stata “virtuale” con un video messaggio indirizzato a RadiciGroup da parte di Marc Moser, Senior Vice President Purchasing di Stihl e Martin Schwarz, Executive Board Member Manufactuing and Materials.Siamo onorati del premio e della stima di Stihl nei nostri confronti – ha detto Cesare Clausi Global Sales Director di RadiciGroup High Performance Polymers - Siamo pronti ad affrontare nuove sfide e non vediamo l'ora di rafforzare la nostra collaborazione su scala globale. Con il consueto lavoro di squadra sono certo che saremo capaci di raggiungere, insieme, traguardi sempre più ambiziosi». Info Radici
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Memoria, segni e rinascite della carta riciclata nell’arte contemporaneaNovembre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Saggio. Materia Nuova: Capitolo 2. La Carta e le sue Tracce InvisibiliLa carta è uno dei materiali più umani che esistano. Leggera, vulnerabile, apparentemente fragile, accompagna la nostra vita fin dai primi gesti: la usiamo per scrivere, per disegnare, per custodire pensieri, per avvolgere oggetti, per registrare ricordi, per trasmettere emozioni. È un materiale che vive a stretto contatto con l’intimità: poche superfici al mondo sfioriamo tante volte quanto un foglio. Non sorprende allora che la carta sia anche uno dei materiali più potenti quando viene trasformata in arte, soprattutto quando è riciclata, vissuta, segnata dal tempo.ACQUISTA IL LIBRO Nella sua semplicità, racchiude una complessità culturale, ecologica ed estetica che oggi assume un valore ancora più centrale. La carta racconta sempre qualcosa: di noi, della società che l’ha prodotta, delle mani che l’hanno toccata, delle cicatrici che ha ricevuto lungo il percorso. È un archivio silenzioso, intriso di storie che attendono di essere rilette, reinterpretate, rinate. Per capire davvero la carta riciclata come oggetto artistico, è necessario imparare ad ascoltarne l’origine, il viaggio materiale che affronta prima di diventare un foglio. La carta, nel mondo industriale moderno, nasce da un processo che combina tecnologia, chimica, ingegneria, ma anche elementi primordiali: acqua, fibre vegetali, pressione. Questo intreccio di mondo naturale e mondo industriale ha sempre affascinato gli artisti, perché fa della carta un materiale ibrido: al tempo stesso vivo e costruito, organico e meccanico......
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Qualità tecnica dei tessuti non tessuti, campi di applicazione, circolarità delle materie prime ed impronta carbonica ridottadi Marco ArezioLo spunbond dell’azienda di cui parliamo oggi, è un tessuto non tessuto in polipropilene riciclato che viene realizzato utilizzando, in produzione, solo energia rinnovabile. Lo Spunbond in PP è un materiale leggero ma incredibilmente resistente, appartenente al gruppo dei tessuti sintetici, oggi anche riciclati, omogeneo e sulla superficie è visibile un debole effetto geometrico. Questo tipo di tessuto non tessuto in polipropilene è impiegato in moltissimi campi applicativi, come quello dell’edilizia, dell’automotive, dei tessuti commerciali, dei mobili, dei materassi, nell’agricoltura, nell’industria, nel settore sanitario e in molti altri casi. Ma come si produce un tessuto non tessuto in polipropilene riciclato attraverso la tecnica dello spunbond? Rispetto alla filiera di produzione di un tessuto non tessuto in PP vergine attraverso la tecnica dello spunbond, volendo produrre un prodotto riciclato, si dovrà partire dalla raccolta degli scarti di produzione o di altri canali che forniscono il tessuto non tessuto in PP a fibre. Gli scarti dei tessuti non tessuti verranno macinati, in dimensioni sufficientemente piccole da permettere un lavaggio del materiale, se questo fosse necessario, e successivamente densificati per aumentare il peso del materiale riciclato che dovrà essere lavorato nell’estrusore. Se utilizzeremo esclusivamente scarti da lavorazioni industriali, sarà possibile evitare il lavaggio del materiale in quanto il suo ciclo di vita non ha avuto contaminazioni esterne. Utilizzando la tecnologia termica di estrusione, lo scarto dei tessuti non tessuti in PP viene fuso e, attraverso un processo di filatura, si realizzano le fibre di PP che daranno vita al nuovo materiale. Successivamente le fibre, disposte in maniera casuale su un trasportatore, verranno riscaldate per calandratura realizzando un unico velo continuo. Il tessuto non tessuto prodotto con la tecnica dello spunbond ha notevoli vantaggi tecnici, in quanto ha una grande resistenza a trazione longitudinale e trasversale, è permeabile all’acqua, al vapore e all’aria, resiste agli acidi, è anallergico, non irritante e adattabile ai diversi settori di applicazione. La novità che la Radici Group, produttore dello spunbond con materiali riciclati, vuole sottolineare non è solo quella di aver studiato e industrializzato un tessuto non tessuto con in polipropilene di recupero, in percentuali differenti in base alla tipologia di prodotto da realizzare, ma che questa produzione venga fatta utilizzando al 100% energia proveniente da fonti rinnovabili. L’azienda ha dimostrato che una percentuale variabile di materiale riciclato dal 50 al 70%, porta una riduzione delle emissioni di CO2 dal 30 al 40% circa, rispetto a un tessuto realizzato a partire completamente da materiali vergini, senza compromessi sulle performance tecniche che restano elevate. Inoltre Radici Group, avendo aderito allo schema ISCC PLUS (International Sustainability and Carbon Certification), può proporre non tessuti spunbond e meltbown realizzati in polipropilene bio, bio-circolare o circolare, dove il materiale sostenibile è allocato tramite bilancio di massa. Si tratta di una certificazione che fornisce tracciabilità lungo la filiera, verificando che le aziende certificate soddisfino elevati standard ambientali e sociali. Il fatto che il tessuto non tessuto venga realizzato con scarti di PP riciclato non impatta negativamente nemmeno nel segmento del colore, anzi, Radici Group può offrire un’ampia cartella colori per il cliente, inoltre è possibile realizzare colori "tailor made", per soddisfare le necessità produttive.
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Scopri come le grandi civiltà antiche, dai Romani ai Cinesi, hanno affrontato l’inquinamento ambientale e quali lezioni possiamo trarre dal loro utilizzo delle risorse naturali e dei metalli come il piombodi Marco ArezioSiamo soliti pensare all’inquinamento ambientale come una conseguenza della rivoluzione industriale, ma il suo impatto era già evidente in molte civiltà antiche. Tra queste, l’Impero Romano rappresenta un caso unico per la portata globale dell’inquinamento che ha generato, in particolare quello derivante dal piombo. La lavorazione dei metalli e l’uso di tubature in piombo per l’acqua potabile sono esempi di come il progresso tecnologico possa avere effetti collaterali sulla salute e sull’ambiente. Confrontando i Romani con altre società dell’epoca, come i Greci, gli Egizi e i Cinesi, emergono differenze significative nelle modalità di sfruttamento delle risorse naturali e nei relativi impatti ambientali. Il piombo e l’inquinamento atmosferico nell’antica Roma L’Impero Romano, con la sua vasta economia e il suo sistema di infrastrutture, fu uno dei maggiori produttori di piombo dell’antichità. Questo metallo era ottenuto principalmente come sottoprodotto della lavorazione della galena, un minerale utilizzato per estrarre argento. I forni utilizzati per fondere questi minerali rilasciavano grandi quantità di piombo nell’atmosfera, causando una contaminazione su larga scala. Le carote di ghiaccio prelevate in Groenlandia rivelano livelli elevati di piombo risalenti al periodo romano, indicando che l’inquinamento atmosferico prodotto dall’Impero si estendeva ben oltre i suoi confini geografici. Il piombo era anche ampiamente utilizzato nella vita quotidiana: dalle tubature idriche ai contenitori per il vino, passando per gli strumenti medici. Tuttavia, la sua diffusione non era accompagnata dalla consapevolezza dei rischi per la salute, esponendo la popolazione a livelli di tossicità oggi considerati inaccettabili. I Greci: un approccio meno intensivo A differenza dei Romani, i Greci non svilupparono un’industria metallurgica su larga scala. L’uso del piombo era limitato ad applicazioni specifiche, come pesi per reti da pesca, vasi decorativi e piccole strutture architettoniche. Questa differenza non era solo tecnologica, ma anche culturale: la società greca, più decentralizzata rispetto all’Impero Romano, non necessitava di un sistema economico basato sulla produzione intensiva di metalli. Tuttavia, i Greci contribuirono all’inquinamento ambientale attraverso altre attività, come la deforestazione. La costruzione di navi, essenziale per il commercio e le guerre, richiedeva enormi quantità di legno, portando alla progressiva scomparsa di foreste in molte regioni. Anche l’agricoltura intensiva alterò il paesaggio naturale, causando erosione del suolo e perdita di biodiversità. Gli Egizi: inquinamento e sfruttamento delle risorse naturali Gli Egizi, noti per le loro grandi opere ingegneristiche, avevano un rapporto diverso con il piombo. Questo metallo era utilizzato principalmente per scopi decorativi, come amuleti e gioielli, e per applicazioni rituali. I pigmenti a base di piombo erano impiegati nella pittura murale e nella decorazione delle tombe, ma la scala di utilizzo era nettamente inferiore rispetto a quella dei Romani. Nonostante ciò, gli Egizi causarono un impatto ambientale significativo attraverso l’estrazione di rame e oro. Questi metalli, essenziali per la produzione di armi, strumenti e ornamenti, venivano estratti utilizzando forni alimentati a legna, contribuendo alla deforestazione. Inoltre, il controllo delle acque del Nilo per l’agricoltura intensiva modificò profondamente gli ecosistemi fluviali, causando salinizzazione del suolo e perdita di habitat naturali. I Cinesi: una società con un approccio diverso La Cina della dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.) era una potenza tecnologica e industriale comparabile a Roma. Anche in Cina, il piombo era utilizzato in vari contesti, tra cui la produzione di oggetti in bronzo e pratiche alchemiche. Tuttavia, l’inquinamento da piombo non raggiunse i livelli osservati nell’Impero Romano, in parte perché la Cina aveva un approccio diverso alla gestione delle risorse. Il sistema cinese si basava su una produzione più decentralizzata e su una pianificazione agricola che mirava a mantenere un equilibrio con l’ambiente. Anche se l’estrazione mineraria era diffusa, l’impatto ambientale risultava meno intenso grazie a un maggiore rispetto per le risorse naturali e a una distribuzione più uniforme delle attività industriali. Impatti sulla salute: Romani contro altri popoli Gli effetti dell’inquinamento da piombo sulla salute romana sono stati documentati da numerosi studi. I livelli di piombo nel sangue dei Romani erano significativamente più alti rispetto a quelli di altre popolazioni antiche, portando a una serie di problemi neurologici, comportamentali e cognitivi. Si stima che l’esposizione cronica al piombo abbia ridotto il quoziente intellettivo medio dei Romani di 2-3 punti.Nonostante le prove dell’esposizione massiccia al piombo, non ci sono evidenze scientifiche che colleghino direttamente questo fattore al declino dell’Impero Romano. Il crollo dell’Impero è generalmente attribuito a una combinazione di cause politiche, economiche e militari. Tuttavia, l’avvelenamento da piombo potrebbe aver contribuito a indebolire la salute della popolazione e la capacità decisionale delle élite romane, aggravando indirettamente le difficoltà già presenti. Al contrario, i Greci, gli Egizi e i Cinesi, pur affrontando sfide ambientali, non mostrarono gli stessi livelli di tossicità nella popolazione. Questo potrebbe essere attribuito a un uso più limitato del piombo e a un’esposizione meno diretta. Tuttavia, gli impatti ambientali legati alla deforestazione, all’erosione del suolo e alla gestione idrica non erano privi di conseguenze a lungo termine per queste civiltà. Lezioni per il presente La storia dei Romani e delle altre società antiche ci offre un quadro complesso di come l’innovazione tecnologica possa avere effetti collaterali significativi sull’ambiente e sulla salute umana. Mentre i Romani eccellevano nella costruzione di infrastrutture e nella gestione delle risorse, il loro uso intensivo del piombo rappresenta un esempio di progresso tecnologico privo di considerazioni ambientali e sanitarie. Queste lezioni storiche sono rilevanti anche oggi, in un’epoca in cui l’inquinamento da metalli pesanti, rifiuti industriali e sfruttamento delle risorse naturali continua a rappresentare una minaccia globale. Riconoscere gli errori del passato può aiutarci a costruire un futuro più sostenibile, equilibrando il progresso con la protezione dell’ambiente.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione Vietatafoto wikimedia
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Scegliere Bagnoschiuma e Shampoo sostenibili per una routine di bellezza rispettosa dell'ambiente e delle risorse naturalidi Marco ArezioOggi, fare scelte sostenibili è diventato una priorità per molti consumatori consapevoli, soprattutto per i prodotti di uso quotidiano come shampoo e bagnoschiuma. Il settore della cosmesi ha un impatto ambientale significativo, non solo in termini di produzione, ma anche di smaltimento dei prodotti e dei loro imballaggi. Questa guida è pensata per aiutarti a scegliere con consapevolezza, considerando i materiali utilizzati, gli impatti ambientali e le iniziative di sostenibilità di alcuni produttori. Perché Scegliere Prodotti Sostenibili per l’Igiene Personale? Shampoo e bagnoschiuma spesso contengono ingredienti chimici, imballaggi non riciclabili e materiali non biodegradabili, che possono causare gravi danni all’ambiente. La produzione, il consumo e lo smaltimento di questi prodotti contribuiscono all'inquinamento delle acque, all'emissione di gas serra e all'accumulo di rifiuti in plastica. Scegliere prodotti sostenibili significa ridurre l’impatto ambientale e promuovere una gestione più responsabile delle risorse. Cosa Cercare in un Bagnoschiuma o Shampoo Sostenibile? Per fare una scelta realmente sostenibile, ecco alcuni aspetti da considerare: Ingredienti Naturali e Biodegradabili: Opta per prodotti che contengono ingredienti derivati da fonti rinnovabili, preferibilmente biologici e facilmente biodegradabili, come estratti vegetali e oli naturali. Imballaggi Riciclati e Riciclabili: Gli imballaggi dovrebbero essere realizzati in materiali riciclati (come il PET o l'HDPE riciclati) e dovrebbero essere a loro volta riciclabili, per ridurre la domanda di nuova plastica e limitare i rifiuti. Formulazioni Prive di Microplastiche: Le microplastiche sono particelle plastiche che non si dissolvono e finiscono per inquinare i mari, con gravi conseguenze sugli ecosistemi acquatici. Preferisci formulazioni che ne siano prive. Certificazioni Ambientali: Diverse certificazioni garantiscono che il prodotto sia stato realizzato in modo responsabile. Le principali includono EcoCert, Ecolabel e la certificazione biologica. Inoltre, molte etichette garantiscono che il prodotto sia cruelty-free. Produzione a Basso Impatto Ambientale: Scegli aziende che investono in processi di produzione sostenibili, come l’uso di energia rinnovabile e la riduzione dell’uso di acqua ed emissioni durante la produzione. Riciclabilità degli Imballaggi: Come Orientarsi La riciclabilità degli imballaggi è cruciale. Ecco alcune opzioni sostenibili: Plastica Riciclata (rPET e HDPE): Queste plastiche sono ottenuti dal riciclo di bottiglie e altri contenitori. Scegliere prodotti confezionati in rPET o HDPE contribuisce a ridurre la produzione di plastica vergine. Bioplastica: Derivata da fonti biologiche come canna da zucchero o mais, è biodegradabile e ha un impatto minore in termini di emissioni di CO2. Tuttavia, non tutte le bioplastiche sono compostabili, quindi è importante leggere le indicazioni del produttore. Carta e Cartone Riciclato: Questi materiali possono rappresentare un’alternativa valida alla plastica, soprattutto per gli imballaggi secondari. Sono facilmente riciclabili e hanno un impatto ambientale ridotto. Plastica Compostabile: Alcuni marchi stanno iniziando a utilizzare plastiche compostabili, che si degradano rapidamente. È fondamentale verificare che siano realmente compostabili e se richiedano condizioni di smaltimento specifiche. Prodotti Solidi e Ricariche: Alternative Sostenibili Optare per shampoo e bagnoschiuma solidi, privi di imballaggi in plastica, è un'ottima scelta per ridurre l'impatto ambientale. I prodotti solidi non necessitano di confezioni ingombranti e possono essere facilmente conservati in contenitori riutilizzabili. Anche le ricariche possono essere una soluzione valida per ridurre il consumo di plastica. Marchi che Promuovono la Sostenibilità Diversi produttori di shampoo e bagnoschiuma stanno adottando pratiche sostenibili. Ecco alcuni esempi: Lush: Conosciuto per i suoi prodotti solidi, Lush utilizza esclusivamente ingredienti naturali e biodegradabili e punta a eliminare gli imballaggi con la sua linea "Naked". Garnier: Garnier ha lanciato la linea "Garnier Bio", che utilizza ingredienti biologici e packaging riciclati. La campagna "Green Beauty" mira a rendere la produzione carbon neutral entro il 2025. Ethique: Questo brand si specializza in shampoo e bagnoschiuma solidi, utilizzando packaging compostabile e riducendo l’uso di acqua nelle formulazioni per minimizzare l'impatto ambientale. Davines: Azienda italiana certificata B-Corp, che utilizza energia rinnovabile e ingredienti locali e biologici, con un'attenzione particolare agli imballaggi sostenibili. The Body Shop: Impegnato in iniziative per il commercio equo e solidale, The Body Shop utilizza packaging riciclato e incoraggia il riciclo delle confezioni attraverso la campagna "Return, Recycle, Repeat". Consigli Pratici per una Scelta Responsabile Quando scegli uno shampoo o un bagnoschiuma, tieni a mente questi consigli: Leggi l’Etichetta: Controlla la lista degli ingredienti e verifica la presenza di certificazioni ambientali. Evita microplastiche e sostanze chimiche non biodegradabili. Considera il Packaging: Preferisci prodotti con imballaggi riciclati o riciclabili e informati sul loro corretto smaltimento. Preferisci Prodotti Solidi o Ricariche: Riduci l’uso di plastica e utilizza contenitori riutilizzabili. Sostieni i Brand Sostenibili: Supporta marchi impegnati nella sostenibilità, per promuovere una cultura aziendale più attenta all'ambiente. Conclusione Fare scelte sostenibili per shampoo e bagnoschiuma è un passo importante verso una routine di igiene personale rispettosa dell’ambiente. Optare per prodotti con ingredienti naturali, imballaggi riciclati e supportare marchi impegnati nella sostenibilità contribuisce a ridurre l’impatto ambientale complessivo. Ogni scelta consapevole aiuta a spingere le aziende verso pratiche più responsabili, favorendo un cambiamento positivo per il pianeta e le generazioni future.© Riproduzione Vietata
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