La comunicazione a firma del CEO del gruppo Snetor. Emmanuel Aubourg, che rende noto al mercato la doppia acquisizione di società operanti nel campo dei polimeri in EuropaSiamo lieti di confermare, in qualità di partner privilegiato, l'acquisizione da parte del Gruppo Snetor di Gazechim Plastics il 27 luglio 2020. Questa operazione arriva ad appena una settimana dall'acquisizione del 70% di Tecnopol Spa in Italia e Spagna da parte del Gruppo Snetor. Valori condivisi e una visione comune Il Gruppo Snetor e Gazechim Plastics sono due aziende a conduzione familiare con la stessa cultura aziendale e valori condivisi in cui la dimensione umana e le relazioni basate sulla fiducia sono al centro delle decisioni e delle organizzazioni. Fortemente legati agli stretti legami con i nostri partner, condividiamo anche le stesse ambizioni: creare valore per i nostri clienti e fornitori e diventare un attore chiave nella distribuzione di materie plastiche in Europa. Da questa operazione nasce un gruppo che rappresenterà oggi un perimetro di aziende che impiegano quasi 300 dipendenti per un fatturato consolidato di 1,2 miliardi di euro, presenti in Europa, Africa, Stati Uniti e America Latina. Ad oggi, Gazechim Plastics opera nel continente europeo attraverso 7 filiali che coprono le seguenti zone: Francia, Italia, Regno Unito, Benelux, Iberica, Romania e Norden. Un attore chiave in Europa Con queste 2 operazioni, Snetor diventa un player paneuropeo in grado di offrire una soluzione globale a tutti i suoi partner attraverso diversi canali di distribuzione a seconda del Paese e di perseguire la sua strategia di prossimità e impegno nei confronti dei propri clienti e fornitori ovunque si trovino. Orgogliosi e attenti ai rapporti duraturi che intratteniamo con voi, i nostri team continueranno a collaborare con voi sui progetti dei nostri clienti, con la stessa professionalità e livello di rigore e qualità del servizio.
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Due progetti europei rivoluzionano i trasporti puntando su sostenibilità, efficienza e innovazione tecnologicadi Marco ArezioIl trasporto pubblico sta vivendo una rivoluzione silenziosa ma profondamente trasformativa. L’introduzione di pratiche legate all’economia circolare, come dimostrano i progetti europei CE4CE ed E-MED, sta cambiando il modo in cui le città affrontano le sfide della mobilità urbana. In questo contesto, Atb (Azienda Trasporti Bergamo) ha deciso di farsi portavoce di questa trasformazione, puntando a rendere i trasporti pubblici più sostenibili, efficienti e attenti al consumo di risorse. Il cuore di questi progetti risiede nella capacità di ripensare non solo il modo in cui si utilizzano i mezzi, ma anche come vengono costruiti e gestiti nel loro ciclo di vita. La sostenibilità, dunque, non è più un concetto astratto, ma una strategia concreta che sta prendendo forma grazie alla collaborazione internazionale e all’utilizzo delle tecnologie più avanzate. Trasformare i Trasporti con CE4CE ed E-MED I progetti CE4CE ed E-MED rappresentano due esempi virtuosi di come l’Europa stia investendo in un futuro più sostenibile. Il primo, CE4CE (Circular Economy for Circular Economy), si concentra sulla riduzione degli sprechi e sul riutilizzo dei materiali, promuovendo un approccio circolare che trasforma i rifiuti in risorse. Attraverso questo programma, i vecchi autobus vengono analizzati in dettaglio per recuperare materiali e componenti che possono essere reimpiegati nella costruzione di nuovi mezzi, riducendo così la necessità di risorse vergini e il volume di materiali destinati alle discariche. E-MED, invece, guarda alla sostenibilità attraverso l’ottimizzazione delle infrastrutture e dei mezzi stessi. Uno degli obiettivi principali è migliorare l’efficienza energetica dei trasporti pubblici, riducendo le emissioni e garantendo un servizio più sostenibile per le città del futuro. Grazie a questo progetto, Atb ha pianificato l’acquisto di 65 nuovi autobus entro il 2030, scegliendo veicoli progettati per rispondere ai più alti standard di efficienza energetica e di impatto ambientale. Una Nuova Vita per i Materiali Uno degli aspetti più innovativi di questi progetti è l’approccio alla gestione dei rifiuti. In un’ottica di economia circolare, materiali come l’acciaio o le plastiche provenienti da vecchi mezzi vengono recuperati e utilizzati nella costruzione di nuove strutture, senza compromessi sulla sicurezza e sulla qualità. Questo approccio non solo riduce l’impatto ambientale del settore, ma genera anche un significativo risparmio economico, dimostrando che la sostenibilità può andare di pari passo con l’efficienza finanziaria. Tecnologia e Intelligenza Artificiale: Una Nuova Era per i Tram Il progresso tecnologico gioca un ruolo chiave in questa transizione. Sui tram della linea Teb, ad esempio, viene applicata l’intelligenza artificiale per monitorare in tempo reale le condizioni dei mezzi, prevedere guasti e ottimizzare le operazioni di manutenzione. Questo tipo di innovazione non solo migliora la qualità del servizio, ma contribuisce a ridurre i consumi energetici e l’impatto ambientale, rendendo il trasporto pubblico una scelta sempre più competitiva rispetto all’uso dell’auto privata. Inoltre, grazie all’intelligenza artificiale, è possibile analizzare i flussi di traffico urbano per ottimizzare i percorsi e i tempi di percorrenza, riducendo gli sprechi di energia e migliorando l’esperienza degli utenti. Si tratta di un esempio concreto di come tecnologia e sostenibilità possano lavorare insieme per creare soluzioni intelligenti e lungimiranti. L’Obiettivo: Una Mobilità Sostenibile entro il 2030 Il traguardo è chiaro: entro il 2030, Atb vuole non solo ridurre drasticamente gli sprechi e aumentare l’utilizzo di materiali riciclati nei propri mezzi, ma anche creare un modello di mobilità sostenibile replicabile in altre città. L’impegno dell’azienda, affiancata dai partner europei coinvolti nei progetti CE4CE ed E-MED, dimostra che il futuro della mobilità non può prescindere dalla sostenibilità ambientale e dall’innovazione tecnologica. Verso un Futuro più Verde La partecipazione di Atb a questi progetti europei non è solo un passo avanti per la città di Bergamo, ma un esempio virtuoso per tutte le realtà urbane che vogliono intraprendere la strada della sostenibilità. Ridurre l’impatto ambientale dei trasporti pubblici è una sfida complessa, ma i risultati di iniziative come CE4CE ed E-MED dimostrano che è possibile trasformare questa sfida in un’opportunità per costruire un futuro più verde. In un mondo sempre più consapevole dell’urgenza di affrontare i cambiamenti climatici, progetti come questi offrono una speranza concreta. Non si tratta solo di ridurre le emissioni o di risparmiare risorse, ma di ridefinire il concetto stesso di mobilità, rendendolo più rispettoso del pianeta e delle generazioni future.© Riproduzione Vietata
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Un team di scienziati giapponesi annuncia la molecola LYL 8, capace di inibire gli impulsi negativi dell’amigdala; mercati finanziari, governi e bioeticisti si interrogano sull’impatto di una società senza colleraLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’. Capitolo 12 – Notte d’asta a ShoreditchLondra, 17 maggio, ore 21:27. Il taxi nero sfrecciava silenzioso lungo Curtain Road, lo sportello rigato di pioggia e le gomme che schivavano pozzanghere profonde e scure, dove l’acqua odorava di gin stantio, sigarette e carta bruciata. Sui marciapiedi, la notte di Shoreditch era una sinfonia di luci e di voci: dai pub storici e dai cocktail bar uscivano ondate di risate ubriache, nuvole di vapore bianco e l’odore acre e persistente di patatine fritte, pesce in pastella e salsa piccante. La porta di un locale sbatteva contro il muro, lasciando filtrare per un attimo una hit elettronica soffocata e l’eco sguaiata di una festa privata. Un autobus rosso a due piani passò con uno scroscio, spruzzando scie d’acqua sull’asfalto e lasciando dietro di sé la scia leggera di carburante, che si mischiava al profumo di birra versata e fiori appassiti dai fiorai notturni. Sul parabrezza del taxi si allungavano strisce liquide che deformavano i riflessi dei lampioni, trasformando il quartiere in un caleidoscopio di giallo sporco, blu elettrico, vetrine intermittenti e neon verde menta. Le insegne delle gallerie d’arte, le saracinesche decorate da murales, i graffiti sui muri umidi: tutto si fondeva in un mosaico nervoso, vivo e sfuggente. Dentro il taxi, Aya Nakamura sedeva rigida sul sedile posteriore, un ginocchio sopra l’altro, le dita che sfioravano il colletto perfetto dell’abito nero: tessuto tecnico, traspirante, cuciture invisibili, progettato per apparire elegante ma nascondere microfibre anti-traccia. Un abito che si confondeva con le ombre, con la promessa di poter sparire in pochi secondi tra la folla. Sotto, scarpe basse, lucide e silenziose. Aya chiuse per un momento gli occhi, ripassando mentalmente ogni dettaglio del copione: il nome falso che avrebbe dovuto pronunciare con sicurezza, un accento creato dopo ore di ascolto fra Oxford e Tokyo, il tono da specialista di peptides abituata a trattare con collezionisti eccentrici e poco inclini a fare domande. Il passaporto diplomatico era ben nascosto nella tasca interna, la chiavetta di Haruto ancora più vicina alla pelle...Acquista il libro© Riproduzione Vietata
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Dalla produzione alla distribuzione, come i contratti regolano obblighi, garanzie e responsabilità per materiali di imballaggio non conformidi Marco ArezioNel complesso universo del packaging, dove materiali, processi, funzioni e requisiti si intrecciano, la conformità di un imballaggio non può essere valutata solo in termini tecnici. Dietro ogni vaschetta termosaldata, ogni film barriera, ogni tappo a vite, si cela una catena di responsabilità contrattuali che lega strettamente produttori di materiali, trasformatori, confezionatori e distributori. Quando un imballaggio non risponde ai requisiti normativi — ad esempio per contenuto migrante oltre i limiti di legge, per errori nell’etichettatura ambientale, o per utilizzo di materiali vietati — non è solo il prodotto a essere “non conforme”: è l’intero sistema contrattuale della filiera che viene messo in discussione. Lungi dall’essere un elemento accessorio, il packaging diventa così un elemento centrale di rischio contrattuale e normativo, e il modo in cui le parti regolano la gestione di tali rischi nei contratti di fornitura e trasformazione è fondamentale per prevenire contenziosi e tutelare l’operatore a monte e a valle. La filiera del packaging come sistema contrattuale multilivello La produzione di un imballaggio — soprattutto in ambito alimentare, cosmetico, farmaceutico — coinvolge normalmente una pluralità di soggetti: - il produttore del materiale (film plastici, carta, alluminio, vetro, ecc.) - il trasformatore (stampatore, laminatore, formatore di sacchetti, vasi, bottiglie, ecc.) - il confezionatore (industria alimentare o cosmetica che riempie l’imballaggio) - il distributore (che veicola il prodotto al mercato) Questa articolazione non è solo logistica o produttiva, ma anche contrattuale. Ogni passaggio comporta la stipula di contratti di fornitura, trasformazione o lavorazione, spesso formalizzati in condizioni generali di contratto, ordini ricorrenti, accordi quadro o contratti di filiera più articolati. Il problema nasce quando, in caso di non conformità dell’imballaggio, emerge un danno: al consumatore (es. contaminazione del cibo), al cliente (es. ritiro di prodotto), o all’immagine aziendale (es. campagna stampa o intervento delle autorità). Chi è responsabile? Chi paga? Chi ha l’onere della prova? Le responsabilità giuridiche per imballaggi non conformi: un mosaico a più livelli A livello normativo, le responsabilità derivanti da un imballaggio non conforme si articolano in diverse forme giuridiche, che si intrecciano: - Responsabilità contrattuale (art. 1218 e ss. Codice Civile): il fornitore risponde verso il cliente per inadempimento degli obblighi di fornitura conformi alla legge e al contratto. - Responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.): in caso di danno a terzi, anche esterni al contratto, per comportamento colposo o doloso. - Responsabilità per danno da prodotto difettoso (Direttiva 85/374/CEE e D.Lgs. 206/2005): se l’imballaggio causa danni alla salute o a cose, il produttore può essere ritenuto responsabile. - Responsabilità amministrativa e penale: per violazione della normativa sui materiali a contatto con alimenti (Reg. 1935/2004, Reg. 10/2011), normativa ambientale (etichettatura, recupero, riciclabilità), o sicurezza sul lavoro. La qualifica giuridica del difetto o della non conformità determina dunque quale soggetto della filiera risponde, su quale base, con quale onere probatorio e con quale copertura assicurativa. Il contratto come strumento di distribuzione del rischio In un settore così frammentato e regolato, il contratto rappresenta lo strumento principe per regolare il rischio. Eppure, nella pratica, molti contratti di filiera sono vaghi, sbilanciati, o troppo generici per affrontare efficacemente situazioni di non conformità. Esistono però clausole chiave che, se ben redatte, possono fare la differenza tra un contenzioso e una gestione preventiva del rischio: - Clausola di conformità normativa: obbliga il fornitore a garantire che il materiale fornito è conforme a tutte le norme europee e nazionali applicabili, incluse quelle sulla migrazione, i MOCA, la tracciabilità, ecc. - Clausola di indennizzo: stabilisce che il fornitore si impegna a tenere indenne il cliente da qualunque danno diretto o indiretto derivante da non conformità del materiale. - Clausola di cooperazione in caso di crisi: obbliga le parti a collaborare in caso di ritiro prodotto o allerta sanitaria. - Clausola sulla dichiarazione di conformità (DoC): impone che il materiale sia sempre accompagnato da documentazione tecnica aggiornata e conforme al Reg. 10/2011. - Clausole di ispezione, test e audit: conferiscono al committente il diritto di effettuare controlli presso il fornitore, o di richiedere campioni e analisi. Queste clausole devono essere coerenti con le linee guida del diritto alimentare europeo e con i criteri di buona prassi manifatturiera (GMP) secondo il Reg. 2023/2006. Il problema dell’onere della prova e dei test di migrazione Uno dei nodi più critici, dal punto di vista giuridico, riguarda l’onere probatorio. In caso di imballaggio non conforme (per esempio con migrazione di sostanze oltre i limiti), chi deve dimostrare la causa del problema? Il produttore del film? L’azienda che lo ha stampato? Il confezionatore che ha eseguito il termoformato? Senza una catena documentale solida, che includa test di migrazione, schede tecniche, dichiarazioni di conformità e report di audit, diventa difficile stabilire chi è il soggetto responsabile. Il contratto può (e deve) prevedere oneri di tracciabilità documentale e obblighi di collaborazione per la gestione di richieste da parte delle autorità (NAS, ASL, Ministero della Salute, EFSA). Etichettatura ambientale e nuovi obblighi: chi risponde del “fine vita”? Un ambito di responsabilità crescente riguarda l’etichettatura ambientale degli imballaggi. Dal 2023, in base al D.Lgs. 116/2020 (attuazione della Direttiva UE 2018/851), tutti gli imballaggi devono riportare: - codifica del materiale secondo norma UNI - indicazioni sulla raccolta (differenziata) - informazioni per il corretto smaltimento L’omissione o l’errata indicazione può comportare sanzioni amministrative e ritiri di prodotto. In questo contesto, i contratti di fornitura dovrebbero contenere clausole sulla responsabilità per le informazioni ambientali, prevedendo che il fornitore garantisca l’accuratezza delle diciture e delle codifiche, sulla base della composizione reale dei materiali impiegati. Questo è particolarmente importante nel caso di imballaggi multistrato, difficilmente riciclabili, o composti da componenti prodotti da soggetti diversi (es. film, tappo, etichetta, liner...). La responsabilità solidale nei contratti di filiera: un rischio occulto Una clausola spesso sottovalutata nei contratti di filiera è la responsabilità solidale. In assenza di una netta ripartizione delle responsabilità, più soggetti possono essere chiamati a rispondere solidalmente di un imballaggio non conforme, anche se il loro contributo al difetto è stato minimo. Questo può accadere, ad esempio, se: - il fornitore non ha comunicato una modifica nella composizione del materiale- il confezionatore ha modificato il processo termico di saldatura alterando le prestazioni barriera- il distributore ha gestito male lo stoccaggio, compromettendo le proprietà dell’imballaggioSolo una pianificazione contrattuale chiara, con clausole di allocazione del rischio, può tutelare ogni attore lungo la filiera. Conclusione: il contratto come presidio di conformità e strategia di tutela Nel packaging, l’apparente semplicità di una scatola o di un film nasconde una matrice giuridica complessa e spesso sottovalutata. L’imballaggio, oggi più che mai, è un dispositivo regolato, che porta con sé obblighi normativi, rischi legali, obblighi informativi, e impatti reputazionali. I contratti di filiera rappresentano il vero baluardo contro le non conformità. Non basta affidarsi a buone prassi tecniche: è indispensabile trasformare le responsabilità normative in clausole contrattuali chiare, operative e condivise, in grado di resistere anche sotto pressione — che si tratti di un’ispezione, di un richiamo, o di un procedimento giudiziario. Per ogni soggetto della filiera – dal produttore del film al retailer – la conformità dell’imballaggio non è solo un requisito tecnico: è una leva strategica di tutela giuridica, di affidabilità commerciale e di sostenibilità del business.© Riproduzione Vietata
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Sostenibilità e Prestazioni Acustiche: Esplorazione delle Potenzialità del Cartone Ondulato a Struttura Alveolare nelle Applicazioni Domestiche e Industrialidi Marco ArezioL'interesse per i materiali fibrosi naturali è in costante crescita grazie alla loro sostenibilità, biodegradabilità e potenziale di riciclo. Tra questi materiali, i derivati della cellulosa, come il cartone riciclato, rappresentano un'alternativa promettente ai materiali sintetici comunemente utilizzati, grazie alla loro capacità di combinare proprietà acustiche con un basso impatto ambientale. In particolare, il cartone riciclato a nido d'ape sta guadagnando attenzione per le sue potenzialità nel campo dell'isolamento acustico. Questo articolo esplora le caratteristiche e le applicazioni di questo materiale innovativo. Struttura del Cartone a Nido d'Ape Il cartone a nido d'ape è caratterizzato da una struttura interna simile a quella di un alveare, con celle esagonali che forniscono una combinazione unica di resistenza meccanica e leggerezza. Questa configurazione permette al materiale di avere una serie di vantaggi significativi: - Resistenza Meccanica e Leggerezza: Il design a nido d'ape offre una notevole resistenza meccanica pur mantenendo una leggerezza significativa. Questa caratteristica rende il materiale facile da maneggiare, trasportare e installare, riducendo i costi logistici e migliorando l'efficienza nei processi costruttivi. - Proprietà Isolanti: La struttura alveolare intrappola l'aria all'interno delle celle, contribuendo a un efficace isolamento sia termico che acustico. L'aria intrappolata funge da barriera contro la trasmissione del calore e del suono, migliorando le prestazioni complessive del materiale. - Assorbimento Acustico: Diversi studi hanno dimostrato che il cartone ondulato, specialmente nelle configurazioni a nido d'ape, può avere buone proprietà di assorbimento acustico, specialmente alle medie-alte frequenze. Questa caratteristica è particolarmente utile in ambienti dove il controllo del rumore è essenziale, come uffici, sale conferenze e spazi residenziali. Studi e Risultati Comportamento Acustico del Cartone Ondulato Uno studio del 2015 (Asdrubali et al., 2015) ha evidenziato che i campioni di cartone ondulato testati presentano un comportamento di assorbimento acustico piuttosto scarso a causa della struttura interna e della sua eccessiva resistenza al flusso. La resistenza al flusso è un parametro chiave che influisce sulla capacità di un materiale di assorbire il suono: una resistenza troppo elevata impedisce al suono di penetrare nel materiale e di essere assorbito efficacemente. Tuttavia, l'orientamento degli elementi di cartone può modificare queste prestazioni. Ad esempio, i pannelli disposti parallelamente alla direzione dell'onda sonora mostrano migliori valori di isolamento acustico rispetto a quelli con configurazione ortogonale. Questa configurazione riduce le oscillazioni interne e crea un sistema più rigido e meno performante dal punto di vista acustico. Ottimizzazione della Configurazione Campioni di cartone ondulato testati tramite tubo a impedenza hanno mostrato che un foglio ondulato disposto in modo da formare canali di foratura lungo la direzione del flusso d'aria presenta una bassa resistenza al flusso (250 – 50 Rayl/m), migliorando le capacità di fonoassorbenza alle medie-alte frequenze, ma con scarso contributo sotto i 400 Hz (Berardi e Iannace, 2015). Analisi Comparativa Secchi et al. (2015) hanno condotto un'analisi comparativa e una verifica in camera riverberante, evidenziando che i prodotti a base cellulosa, come il cartone a nido d'ape, mostrano un assorbimento acustico superiore rispetto ad altri materiali fonoassorbenti tradizionali. Un prototipo specifico ha evidenziato che l'orientamento dei canali di foratura incide significativamente sulle proprietà fonoassorbenti. L'orientamento parallelo ai canali sonori consente una maggiore dissipazione dell'energia sonora, mentre l'orientamento ortogonale porta a una maggiore rigidità strutturale, riducendo l'efficacia dell'assorbimento. Sostenibilità e Innovazione Dal punto di vista della sostenibilità, il cartone riciclato a nido d'ape rappresenta una soluzione interessante non solo per le sue proprietà acustiche, ma anche per la sua origine ecologica. La produzione di questo materiale utilizza carta riciclata, riducendo così il consumo di nuove risorse e minimizzando l'impatto ambientale. Questo processo non solo contribuisce alla riduzione dei rifiuti, ma favorisce anche l'economia circolare, dove i materiali vengono continuamente riutilizzati e riciclati. Le innovazioni nel design e nella configurazione dei pannelli di cartone possono ulteriormente migliorare le prestazioni acustiche. Ad esempio, la combinazione di cartone a nido d'ape con altri materiali fonoassorbenti o l'implementazione di tecniche di fabbricazione avanzate possono portare a soluzioni ancora più efficaci. L'uso di tecniche di fabbricazione additiva, come la stampa 3D, potrebbe permettere la creazione di strutture a nido d'ape ottimizzate per specifiche applicazioni acustiche, aumentando l'efficienza del materiale. Applicazioni Pratiche Il cartone riciclato a nido d'ape può essere utilizzato in una vasta gamma di applicazioni pratiche, grazie alla sua versatilità e alle sue proprietà uniche: - Costruzioni Edili: In ambito edilizio, il cartone a nido d'ape può essere utilizzato come materiale isolante in pareti, soffitti e pavimenti. La sua leggerezza facilita l'installazione, mentre le sue proprietà fonoassorbenti migliorano il comfort acustico degli ambienti interni. - Arredamento e Design: Il cartone a nido d'ape è ideale per la realizzazione di mobili e complementi d'arredo, come pannelli divisori, librerie e sedute. La combinazione di estetica, funzionalità e sostenibilità rende questo materiale una scelta innovativa per designer e architetti. - Industria Automobilistica: Nel settore automobilistico, il cartone a nido d'ape può essere impiegato per ridurre il rumore all'interno dei veicoli, migliorando il comfort dei passeggeri. La leggerezza del materiale contribuisce anche a ridurre il peso complessivo del veicolo, migliorando l'efficienza energetica. - Spazi Commerciali e Uffici: In contesti commerciali e lavorativi, i pannelli di cartone a nido d'ape possono essere utilizzati per creare ambienti acusticamente confortevoli, riducendo il rumore di fondo e migliorando la produttività. Conclusione In conclusione, il cartone riciclato a nido d'ape rappresenta una valida alternativa ai materiali tradizionali per l'isolamento acustico, grazie alle sue proprietà di assorbimento del suono, leggerezza e sostenibilità. La continua ricerca e sviluppo in questo campo promette di migliorare ulteriormente le prestazioni di questo materiale, rendendolo una scelta sempre più attraente per applicazioni sia domestiche che industriali. La combinazione di innovazione e rispetto per l'ambiente rende il cartone a nido d'ape un protagonista chiave nella costruzione di un futuro più sostenibile. La sfida futura sarà quella di perfezionare ulteriormente le tecniche di produzione e ottimizzazione del cartone a nido d'ape, al fine di massimizzare le sue potenzialità acustiche e garantirne l'adozione su larga scala in una varietà di settori. L'adozione di questo materiale può rappresentare un passo significativo verso un mondo più eco-compatibile, dove le soluzioni sostenibili diventano la norma anziché l'eccezione.© Riproduzione VietataFonti- Berardi, U., & Iannace, G. (2015)- Asdrubali, F., D’Alessandro, F., & Schiavoni, S. (2015)- Secchi, S., D'Alessandro, F., & Pispola, G. (2015)- Kishore, V., Khandelwal, H., & Reddy, K. S. (2021)
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