Analisi sperimentale dell’influenza di parametri di processo sulla tenacità interlaminare di prepreg in fibra di carbonio per applicazioni nautichedi Marco ArezioLa crescente diffusione dei materiali compositi in fibra di carbonio nel settore nautico ha reso indispensabile la comprensione approfondita dei meccanismi di danneggiamento che possono comprometterne l’integrità strutturale. Tra questi, la delaminazione—ovvero la separazione tra le lamine che compongono un laminato—costituisce una delle modalità di frattura più critiche, essendo in grado di ridurre drasticamente la rigidità e la resistenza residua della struttura, soprattutto in ambienti sottoposti a carichi ciclici o impatti accidentali. Le origini di tali fratture sono molteplici e spesso riconducibili a imperfezioni produttive, errori di progettazione o condizioni di servizio impreviste. In tale contesto, l’ottimizzazione delle condizioni di reticolazione dei compositi a matrice epossidica e rinforzo unidirezionale in fibra di carbonio si configura come leva strategica per migliorarne la tenacità interlaminare. L’obiettivo di questo studio è indagare sperimentalmente l’influenza di tre variabili chiave: lo spessore della lamina, la composizione della matrice epossidica e le condizioni di raffreddamento al termine del ciclo di cura. Sono state condotte prove in modo I (Double Cantilever Beam - DCB) e in modo II (End Loaded Split - ELS) per caratterizzare il comportamento del materiale in presenza di diversi meccanismi di frattura. Materiali e Metodi I materiali presi in esame sono prepreg unidirezionali a base di fibra di carbonio e resina epossidica, comunemente impiegati nella cantieristica nautica ad alte prestazioni. I tre prepreg utilizzati presentano caratteristiche differenti: - Materiale A (SE84 - grammatura 300 g/m²) - Materiale B (SE84 - grammatura 450 g/m²) - Materiale C (MTM57 - grammatura 300 g/m²) La percentuale volumetrica di fibra è pari al 63% per tutti i materiali. Le lamine sono state stratificate manualmente per ottenere laminati unidirezionali da 10 o 12 strati, a seconda della geometria di prova richiesta. Il processo di reticolazione è stato condotto mediante tecnica del sacco a vuoto, con l’impiego di peel-ply, film forato a densità variabile, bleeder e sacco in poliammide. Due varianti del ciclo di cura sono state applicate: un raffreddamento lento naturale (spegnimento del forno) e uno rapido mediante immersione in acqua e ghiaccio. La regolazione della quantità di resina nel laminato è stata effettuata variando pressione e tipologia di film forato. Influenza dello Spessore della Lamina Un incremento dello spessore della lamina, ottenuto passando da 300 a 450 g/m² (materiali A vs. B), ha determinato un chiaro aumento della resistenza a delaminazione durante la propagazione. Il materiale B ha mostrato, inoltre, una significativa presenza di fibre bridging, fenomeno che contribuisce alla dissipazione energetica e al ritardo dell’avanzamento della cricca. Tuttavia, il tasso di rilascio di energia all’innesco è risultato simile per entrambi i materiali, suggerendo che il contributo dello spessore si manifesti prevalentemente durante la propagazione. Effetto della Matrice Epossidica A parità di grammatura e fibra, il confronto tra i materiali A e C ha messo in evidenza il ruolo critico della formulazione della resina. Il materiale C (MTM57) ha presentato una maggiore energia dissipata, con un valore finale circa quattro volte superiore a quello del materiale A. Ancora una volta, il fibre bridging si è manifestato come meccanismo di toughening significativo. La resina MTM57 si è dunque dimostrata più efficace nel supportare i fenomeni dissipativi associati alla frattura interlaminare. Velocità di Raffreddamento Il raffreddamento rapido (C-R) ha comportato un aumento sia dei carichi massimi che della tenacità a frattura, in entrambi i modi di prova. Tale comportamento è attribuibile alla maggiore tenacità della matrice epossidica sviluppata durante una transizione vetrosa più rapida, a fronte di un’interfaccia fibra-matrice potenzialmente più debole. Nelle prove in modo II, tuttavia, la propagazione è avvenuta in maniera istantanea, impedendo la determinazione di R-curve ma confermando il trend tramite i valori all’innesco. Variazione del Contenuto di Resina L’incremento della percentuale di resina (dal 27% al 36%) ha comportato un miglioramento della resistenza in modo I, specialmente tra i livelli 27% e 33%, con un comportamento asintotico per valori superiori. L’interpretazione è legata alla maggiore estensione della zona plastica interlaminare, che consente una dissipazione energetica più efficace all’apice della cricca. Curiosamente, in modo II si è osservato un trend inverso, con una diminuzione della tenacità all’aumentare della resina. Questo comportamento, in apparente contraddizione, suggerisce che le sollecitazioni di taglio caratteristiche del modo II penalizzino l’eccesso di matrice, che può portare a una minore coesione complessiva. Conclusioni L’indagine sperimentale condotta ha dimostrato che i parametri di processo nella fabbricazione di laminati in fibra di carbonio e resina epossidica influiscono in modo decisivo sulla resistenza a delaminazione. Mentre l’innesco della cricca sembra relativamente insensibile alla maggior parte delle variazioni, la fase di propagazione è fortemente influenzata da: - Lo spessore della lamina, che favorisce fibre bridging e dissipa più energia - La tipologia di matrice, che determina la capacità della resina di supportare lo sviluppo della zona di frattura - Il raffreddamento rapido, che migliora la tenacità della matrice a scapito dell’interfaccia - La percentuale di resina, che rafforza la risposta in modo I ma può indebolirla in modo II La complessità dei meccanismi osservati e la differente risposta tra modo I e II evidenziano la necessità di un approccio multiscala e multifattoriale nella progettazione di materiali compositi ad alta prestazione, soprattutto nei settori critici come quello nautico. © Riproduzione VietataFonti e Riferimenti ISO 15024:2001 – “Fibre-reinforced plastic composites – Determination of Mode I interlaminar fracture toughness.” D. R. Moore, A. Pavan, "Fracture Mechanics Testing Methods for Polymers, Adhesives and Composites", ESIS TC4. K. Hojo et al., “Mode II interlaminar fracture of composite materials: Experimental methods and recent understanding”, Composites Science and Technology. M. J. Hogg, “Matrix effects on interlaminar fracture toughness”, Journal of Composite Materials.
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Il nuovo rapporto del World Happiness Report ratifica che un gruppo di paesi del nord Europa si contende lo scettrodi Marco ArezioParlare di felicità e di benessere psico-sociale potrebbe essere un po' azzardato in questi ultimi anni, visto la pandemia che abbiamo passato, la crisi energetica che ci ha colpiti, la guerra tra la Russia e l’Ucraina e le crescenti tensioni tra l’occidente e la Cina. Tutte queste difficoltà farebbero pensare che solo lavorare ad una classifica mondiale per catalogare i paesi, tra i più felici e i più infelici del mondo, potrebbe essere anche anacronistico e fuori luogo. In realtà, come la storia ci ha insegnato, il mondo va avanti nonostante il genere umano si sforzi, giorno e notte, di pensare come arrivare all’apocalisse, in quanto esiste un flusso di positività che non si esaurisce, che lavora, nonostante tutte le forze siano avverse, per cercare la felicità. E, probabilmente, partendo da queste irriducibili correnti positive, che il World Happiness Report 2023 ha redatto l’ultima classifica sulla felicità dei paesi del mondo. La raccolta dei dati è stata fatta sulla base di interviste in 137 paesi, coinvolgendo più di 100.000 persone, alle quali è stato chiesto di esprimere un punteggio da 1 a 10 in merito alla propria soddisfazione, rispetto ad alcuni parametri cardini, come il sostegno sociale, il reddito, la salute, la libertà, la generosità e l'assenza di corruzione. Ovviamente la felicità e la sua percezione sono parametri soggettivi, ma la miscelazione dei dati su un’utenza ampia e il confronto con i valori espressi gli anni precedenti alle medesime domande, ha dato ai ricercatori un quadro interessante. Nei paesi che sono rientrati all’interno dei primi 20 classificati si è potuto notare come la benevolenza, quel sentimento condiviso da molte popolazioni, che si traduce in azioni singole od espresse tramite il volontariato, nell’assistenza a vari livelli del prossimo, esprimendo l’attenzione ai bisogni degli altri, gratuitamente e senza scopi differenti che non siano quello di aiutare e sostenere chi ha bisogno, sia aumentata. Da qui si può cominciare ad intuire dalle interviste fatte, cosa possa essere per alcune persone la felicità, infatti, molti hanno identificato la felicità come la possibilità di poter contare sull’aiuto di qualcuno e, visto, che in alcuni paesi circa l’80% della popolazione dichiara che può contare su altre persone al bisogno, si può trarre alcune interessanti indicazioni dei gradi di felicità che compongono il paniere. In questa speciale classifica che, come abbiamo detto, comprende molti parametri, al primo posto troviamo, ancora una volta, la Finlandia, seguita da un gruppetto di paesi nordici come fa Danimarca e l’Islanda, poi Israele, per poi ricominciare con le latitudini nordiche, trovando la Svezia, la Norvegia, la Svizzera, il Lussemburgo e la Nuova Zelanda. Restando sempre al nord buoni progressi li ha fatti, per esempio la Lituania, che è entrata tra i primi venti in classifica, recuperando dal 52° posto, ma anche altri paesi baltici come l’Estonia e la Lettonia hanno avuto ottimi progressi. Parlando dei paesi in cui, più che esprimere un grado di felicità, si può parlare di paesi più infelici, troviamo al primo posto l’Afganistan dei talebani, seguito dal Libano, entrambi paesi dilaniati da guerre intestine e condizioni di vita molto difficili. Questa classifica ha rimarcato quanto la popolazione mondiale sia, comunque, resiliente, e che una buona parte della popolazione vive con animo aperto e lavora per migliorare la propria vita, adoperandosi per migliorare, in qualche modo, anche il contesto sociale in cui vive, nonostante le pandemie, le guerre, la corruzione e le disuguaglianze socio-economiche. I dati sono anche supportati dall’indice di disponibilità al volontariato in netto aumento in molti paesi presi in esame, e dall’aumento delle donazioni materiali che, nonostante l’incertezza del momento, non vede flessioni. Per parlare di numeri vediamo i paesi considerati dal World Happiness Report tra i più felici e tra i più infelici: La Top 20 dei paesi più felici del mondo 1. Finlandia 2. Danimarca 3. Islanda 4. Israele 5. Paesi Bassi 6. Svezia 7. Norvegia 8. Svizzera 9. Lussemburgo 10. Nuova Zelanda 11. Austria 12. Australia 13. Canada 14. Irlanda 15. Stati Uniti 16. Germania 17. Belgio 18. Repubblica Ceca 19. Regno Unito 20. Lituania La Top 20 dei paesi più infelici del mondo 1. Afghanistan 2. Lebanon 3. Sierra Leone 4. Zimbabwe 5. Congo 6. Botswana 7. Malawi 8. Comoros 9. Tanzania 10. Zambia 11. Madagascar 12. India 13. Liberia 14. Etiopia 15. Jordan 16. Togo 17. Egitto 18. Mali 19. Gambia 20. BangladeshCategoria: Slow life - vita lenta - felicità
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Fibra elastica in poliuretano: dagli anni 30 del secolo scorso alla chimica dell’abbigliamento elasticizzato modernodi Marco ArezioSe vogliamo dare una definizione di cosa sia la fibra di poliuretano possiamo dire che è una sostanza chimica sintetica caratterizzata da un comportamento simile alla gomma. Questa fibra è formata da una catena molecolare composta da segmenti molli, detti glicoli, intervallati da segmenti rigidi detti isocianati. La fibra di poliuretano nasce intorno al 1937 quando la tensione politica-militare in Europa rese più difficile il commercio delle materie prime, infatti fino ad allora gli elastomeri erano prevalentemente naturali, importati dal sud America e dal Sud Est Asiatico. Come si può leggere nell’articolo presente nelle NEWS sulla storia della gomma naturale, questa era un elemento conosciuto fin dai tempi dei Maya e utilizzato in tutto il mondo in diversi settori. La vera svolta nel campo dei tessuti avvenne nel 1823 quando Charles Macintosh, brevettò un composto fatto di gomma naturale e di oli, adatto all’impermeabilizzazione dei tessuti e, successivamente nel 1830, Thomas Hancock, sottopose il composto gommoso ad azioni meccaniche, mischiando additivi oleosi, cariche e pigmenti, così da rendere industrialmente lavorale in macchina il compound. Fu un tale successo che le esportazioni dal Brasile della gomma naturale aumentarono in modo esponenziale, passando da poche centinaia di tonnellate del 1846 a più di 10.000 nel 1880. Fu così che gli inglesi fiutarono il business e nel 1876 ottennero, da alcuni semi importati dal Brasile, duemila piantine di Hevea Brasilienis, che furono inviate poi nell’attuale Sri Lanka per essere ripiantate. Questo intervento botanico Inglese fece nascere una fiorente produzione, attiva ancora oggi, in Malaysia, Indonesia e Thailandia, area nella quale si produce oggi l’80% della gomma naturale. Negli anni 30 del secolo scorso, periodo nel quale la ricerca chimica stava facendo passi enormi, iniziarono i primi studi per creare una gomma sintetica replicabile in qualunque paese al mondo, senza dipendere dall’importazione della materia prima naturale. Gli studi più interessanti del periodo furono eseguiti dalla tedesca Bayer e fu così che nel 1939, Paul Schlack, sintetizò un polimero con alte proprietà elastiche, ma si dovette attendere la fine della seconda guerra mondiale per vedere la produzione, nel 1951, della prima fibra poliuretanica attraverso il processo di filatura ad umido. Anche negli Stati Uniti la ricerca portò l’azienda DuPont, a seguito di importanti investimenti fatti sulla fibra elastica in poliuretano, nel 1959, a produrre la fibra poliuretanica elastica, attraverso il processo di filatura a secco, che mise sul mercato nel 1962. La vera esplosione della produzione di questi filati avvenne alla fine degli anni 60 del secolo scorso, quando si diffuse la moda della minigonna e il relativo uso delle calze da donna. Come viene prodotta e lavorata la fibra in sintetica in Poliuretano? La fibra elastomerica sintetica è prodotta estrudendo il polimero poliuretano in soluzione o fuso, utilizzando una filiera di un impianto di filatura meccanica. Vi sono normalmente quattro metodologie per la produzione della fibra: Filatura a umido consiste nell’estrusione del polimero in bagno d’acqua calda, formando il filo per coagulazione, ed il successivo lavaggio, essiccazione, lubrificazione e avvolgimento in bobina. Filatura a secco è indubbiamente il sistema più usato al mondo e consiste nell’estrusione del polimero in una cella cilindrica verticale all’interno del quale è presente un gas caldo, che normalmente è azoto. Il filo passa dalla cella e viene successivamente lubrificato, con olio siliconico o stearato di magnesio e poi arrotolato su una bobina posta alla fine di essa. Filatura per fusione consiste nella plastificazione di granuli in un estrusore creando una messa fluida, la quale viene fatta passare attraverso una filiera in verticale che si incontra con un flusso di aria fredda che porta alla solidificazione della materia prima. Il filo in uscita, viene poi lubrificato e avvolto su bobine. La filatura per fusione, tra i quattro processi presentati, è sicuramente quello a più basso impatto ambientale in quanto non richiede solventi e ha una necessità minore di energia. Filatura reattiva consiste nell’estrusione del pre-polimero in un bagno di soluzione contenente ammine polifunzionali. Le parti di isocianato che costituiscono la materia prima reagiscono con le ammine formando un poliuretano a più alto peso molecolare. È una tecnologia oggi poco usata a causa delle basse caratteristiche elastiche del filo rispetti ad altri procedimenti produttivi. Quali sono le applicazioni principali della fibra in poliuretano? Gli utilizzi di questa fibra sono molteplici, quindi raccogliamo solo alcune indicazioni di produzione degli articoli: – Tovaglie – Copri divani – Calze per uso chirurgico – Bende elastiche – Calze a compressione graduata – Pannolini – Tute per attività sportiva – Mute da sub – Pantaloni da sci e pantacollant – Jeans e altri tessuti elasticizzati – Corsetteria – Calzini e collant – Nastri elastici – E molti altri articoliCategoria: notizie - plastica - economia circolare - PU - fibra elastica
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Come Vengono Catalogati i Rifiuti e Quali Sono le Responsabilità di Riciclatori e Cittadini nella Promozione di un’Economia Circolaredi Arezio MarcoI codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), noti anche come codici EER (Elenco Europeo dei Rifiuti), sono una classificazione standardizzata dei rifiuti a livello europeo, utilizzata per identificare e gestire correttamente i vari tipi di rifiuti prodotti. Questo sistema di codifica è stato introdotto per facilitare il monitoraggio, la gestione e il trattamento dei rifiuti, promuovendo al contempo una gestione più efficiente e sostenibile delle risorse. Di seguito, esamineremo in dettaglio cosa sono i codici CER, come vengono catalogati e quali sono le implicazioni per i riciclatori e i cittadini. Definizione e Struttura dei Codici CER Il sistema di codici CER è stato istituito dalla Decisione 2000/532/CE della Commissione Europea, e successivamente modificato per adattarsi alle evoluzioni normative e tecniche. Ogni codice CER è costituito da sei cifre, organizzate in tre coppie di numeri. La struttura dei codici è la seguente: Capitolo (prima coppia di cifre): identifica la categoria generale del rifiuto, spesso correlata all'industria o all'attività che lo produce. Ad esempio, i codici che iniziano con 01 si riferiscono a rifiuti derivanti dall'industria mineraria. Sottocapitolo (seconda coppia di cifre): specifica ulteriormente il tipo di attività o processo di produzione. Ad esempio, 01 04 riguarda rifiuti derivanti da attività di perforazione e produzione di idrocarburi. Voce (terza coppia di cifre): descrive in dettaglio il tipo di rifiuto. Ad esempio, 01 04 13 si riferisce a rifiuti costituiti da fanghi contenenti sostanze pericolose. In totale, il sistema CER comprende 20 capitoli principali, che coprono una vasta gamma di rifiuti, dai rifiuti municipali ai rifiuti industriali e pericolosi. Classificazione e Catalogazione dei Rifiuti La catalogazione dei rifiuti avviene attraverso un processo sistematico di identificazione e classificazione. Le fasi principali includono: Identificazione del Rifiuto: La prima fase consiste nell'identificare il rifiuto prodotto. Questo può essere fatto attraverso l'analisi delle caratteristiche fisiche e chimiche del rifiuto, nonché l'osservazione del processo che lo genera. Assegnazione del Codice CER: Una volta identificato il rifiuto, viene assegnato il codice CER appropriato. Questo passaggio richiede la consultazione dell'elenco dei codici CER e la selezione del codice che meglio descrive il rifiuto. In caso di rifiuti complessi, potrebbe essere necessario consultare esperti o utilizzare strumenti di analisi più avanzati. Documentazione e Tracciabilità: Dopo l'assegnazione del codice, è fondamentale documentare accuratamente il rifiuto e il suo codice CER. Questa documentazione è essenziale per garantire la tracciabilità del rifiuto lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento o al riciclaggio. Gestione e Trattamento: Infine, il rifiuto viene gestito e trattato in conformità con le normative vigenti. Il codice CER aiuta a determinare le procedure di trattamento adeguate, che possono includere il riciclaggio, l'incenerimento, la discarica o altre forme di smaltimento. Ruolo del Riciclatore I riciclatori svolgono un ruolo cruciale nella gestione dei rifiuti, e la conoscenza dei codici CER è fondamentale per il loro lavoro. Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo del riciclatore: Conformità Normativa: I riciclatori devono assicurarsi che i rifiuti siano classificati correttamente e gestiti in conformità con le normative nazionali ed europee. L'uso appropriato dei codici CER è essenziale per evitare sanzioni legali e garantire una gestione sicura dei rifiuti. Ottimizzazione del Processo di Riciclaggio: Conoscere i codici CER consente ai riciclatori di ottimizzare i processi di selezione, trattamento e riciclaggio dei rifiuti. Ad esempio, la separazione dei rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi può migliorare l'efficienza del riciclaggio e ridurre i rischi ambientali. Collaborazione con i Produttori di Rifiuti: I riciclatori devono lavorare a stretto contatto con i produttori di rifiuti per garantire una corretta classificazione e gestione. Questo può includere la formazione del personale sui codici CER e sulle migliori pratiche di gestione dei rifiuti. Innovazione e Sostenibilità: Infine, i riciclatori devono essere proattivi nel cercare nuove soluzioni e tecnologie per migliorare il riciclaggio e ridurre l'impatto ambientale dei rifiuti. La conoscenza dettagliata dei codici CER può facilitare l'adozione di pratiche innovative e sostenibili. Comportamento del Cittadino Anche i cittadini hanno un ruolo importante nella gestione dei rifiuti e devono essere consapevoli dell'importanza dei codici CER. Ecco alcuni consigli su come i cittadini possono contribuire: Educazione e Consapevolezza: I cittadini devono essere informati sui diversi tipi di rifiuti e sui rispettivi codici CER. Le campagne di sensibilizzazione e l'educazione ambientale possono aiutare a diffondere questa conoscenza. Raccolta Differenziata: La corretta separazione dei rifiuti domestici è essenziale per facilitare il riciclaggio. I cittadini devono seguire le indicazioni fornite dalle autorità locali e separare i rifiuti in base ai diversi tipi, come plastica, carta, vetro e rifiuti organici. Riduzione dei Rifiuti: I cittadini possono contribuire riducendo la quantità di rifiuti prodotti. Questo può essere fatto adottando pratiche di consumo sostenibile, come l'acquisto di prodotti con meno imballaggi, il riutilizzo degli oggetti e il ricorso a prodotti riciclabili. Segnalazione dei Rifiuti Pericolosi: È importante che i cittadini siano consapevoli dei rifiuti pericolosi, come batterie, vernici e prodotti chimici, e che li smaltiscano correttamente seguendo le linee guida specifiche. La mancata corretta gestione di questi rifiuti può comportare gravi rischi per l'ambiente e la salute pubblica. Partecipazione Attiva: Infine, i cittadini possono partecipare attivamente alle iniziative di riciclaggio e gestione dei rifiuti nella loro comunità. Questo può includere la partecipazione a programmi di raccolta dei rifiuti, il volontariato in attività di pulizia e il sostegno a politiche e progetti di sostenibilità ambientale. Conclusione I codici CER rappresentano uno strumento fondamentale per la gestione efficace e sostenibile dei rifiuti. La loro corretta applicazione richiede la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, dai produttori di rifiuti ai riciclatori, fino ai cittadini. Comprendere e utilizzare questi codici non solo facilita il rispetto delle normative, ma contribuisce anche a promuovere un ambiente più sano e sostenibile. Con l'educazione e la consapevolezza, possiamo tutti giocare un ruolo attivo nella riduzione dell'impatto ambientale dei rifiuti e nella promozione di un'economia circolare.© Riproduzione Vietata
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Scozia, fine XIII secolo. Inviato da Re Edoardo I, Fratello Elara indaga sulla morte sospetta di una nobile nel castello isolato di Dun FhionnAprile 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Capitolo 2. Autunno 1290. Un vento gelido sferzava le coste orientali dell'Inghilterra, portando con sé il sale del Mare del Nord e un'inquietudine palpabile che sembrava permeare l'aria stessa. Non era solo il presagio dell'inverno imminente a turbare gli animi, ma le notizie provenienti da nord, dalla Scozia.La morte improvvisa di Re Alessandro III quattro anni prima aveva lasciato il regno senza un erede maschio diretto. Tutte le speranze erano state riposte nella giovane Margherita, la "Fanciulla di Norvegia", nipote del defunto re. Ma il fato, o forse la mano dell'uomo, aveva decretato diversamente. La notizia era appena giunta, funesta e carica di conseguenze: la nave che trasportava la giovane regina verso il suo regno era incappata in una tempesta al largo delle Orcadi, e Margherita non era sopravvissuta al viaggio. Fratello Elara, monaco astuto presso il convento di San Goffredo su una scogliera dello Yorkshire, ripiegò con cura la pergamena che aveva appena finito di leggere. Il sigillo reale impresso nella ceralacca rossa non lasciava dubbi sull'importanza e l'urgenza della missiva. Re Edoardo I d'Inghilterra, Plantageneto dal pugno di ferro e dall'ambizione smisurata, lo convocava a Westminster con effetto immediato. Elara non era un monaco comune. Sotto la semplice tonaca, celava una mente affilata come un rasoio e un passato che pochi conoscevano. Anni di studi non solo teologici, ma anche di logica, retorica e persino delle scienze naturali, lo avevano reso un osservatore acuto e un fine deduttore. Qualità che, in più di un'occasione, lo avevano portato a svolgere delicate missioni per conto della Corona, là dove la diplomazia ufficiale falliva o dove era necessaria la massima discrezione. Il viaggio verso Westminster non fu breve e carico di pensieri. La morte di Margherita gettava la Scozia nel caos. La "Grande Causa", come già si iniziava a chiamare la disputa per la successione, vedeva contrapporsi non meno di tredici pretendenti al trono vacante, appartenenti alle più potenti famiglie nobili scozzesi: i Bruce, i Balliol, i Comyn... Un calderone di ambizioni, antiche rivalità e orgoglio nazionale pronto a esplodere. Edoardo I, invitato dagli stessi scozzesi a fare da arbitro nella contesa, vedeva in questa crisi un'opportunità unica per estendere la sua influenza, se non il suo diretto dominio, sul regno settentrionale. Ma un regno diviso e sull'orlo della guerra civile era un vicino scomodo e pericoloso. Ogni scintilla poteva incendiare la prateria. Il Re ricevette Elara non nella grande sala del trono, ma in uno studio privato, illuminato solo dal fuoco scoppiettante nel camino e da poche candele. L'atmosfera era intima, quasi cospiratoria. Edoardo I, un uomo imponente dalla barba curata che iniziava a ingrigire, andò dritto al punto. "Fratello Elara," esordì con voce grave, "la situazione in Scozia è più delicata di una ragnatela al vento. La morte della Fanciulla di Norvegia ha scatenato i lupi. Ogni nobile con una goccia di sangue reale nelle vene affila le proprie zanne. Ho accettato di dirimere la questione della successione, ma temo che non basterà a placare gli animi." Fece una pausa, fissando il monaco con i suoi penetranti occhi azzurri. "Giunge notizia da nord di un altro evento infausto, meno eclatante della morte di Margherita, ma potenzialmente altrettanto destabilizzante. Una giovane nobile, Lady Isobel di Carrick, è morta improvvisamente nel castello di Dun Fhionn, sulla costa nord-orientale." Elara annuì in silenzio, attendendo. Sapeva che quella morte, apparentemente minore, doveva avere implicazioni più vaste per meritare l'attenzione personale del Re d'Inghilterra....Acquista il libro© Riproduzione Vietata
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