Come dai rifiuti si può ottenere un carburante ecologico contribuendo all’indipendenza energeticadi Marco ArezioPetrolio e gas sono diventati ormai l’incubo della popolazione Europea, che li usa massicciamente per la mobilità e per la produzione di energia elettrica, alimentando le case, le fabbriche, gli ospedali, l’illuminazione stradale, le ricariche dei nostri cellulari, i condizionatori e ogni altro ambito in cui abbiamo bisogno di luce e del funzionamento di un elettrodomestico. Inoltre, la crisi climatica in corso, ci impone un cambiamento radicale basato sull'abbandono graduale delle fonti fossili per arrivare all'utilizzo di fonti rinnovabili ed energia pulita. Nel suo nuovo Green Deal l'Europa si è posta l'obiettivo di diventare carbon neutral nel 2050 e di abbattere le emissioni climalteranti del 40% entro i prossimi dieci anni. Da tanto tempo, quindi, si sta parlando di trovare soluzioni alternative alle fonti fossili per la produzione di energia, prima un po' per snobbismo, poi per questioni ambientali palesi, ed adesso per una questione di sopravvivenza ed economia. Se da una parte c’è stata una recente forte spinta, seppur con molti ritardi, sulle energie rinnovabili tramite l’eolico e il solare, nel campo dei biocarburanti si stanno studiando e testando nuove forme di combustibili ecosostenibili che derivano dai rifiuti. Fino ad oggi conoscevamo i biocarburanti di derivazione agricola, che venivano prodotti attraverso il trattamento degli zuccheri o dagli amidi che, impiegando il processo si sintetizzazione, permetteva di ottenere il bioetanolo. Esiste anche una produzione di biocarburante che parte dal trattamento dei grassi esausti per ottenere il biodiesel. Per chiudere il cerchio delle fonti green usate nelle bioraffinerie, possiamo annoverare anche i rifiuti delle attività legate al legno che, producendo la biomassa, possono essere utilizzate per le attività di bioraffinazione. Un nuovo filone, molto promettente dei biocarburanti, è la loro produzione attraverso l’utilizzo degli scarti alimentari, il cosiddetto FORSU, che ha indubbi vantaggi ambientali, in quanto riduce la presenza dei rifiuti prodotti giornalmente, non impiega i terreni agricoli, ha un impatto modesto sui costi produttivi rispetto ad altri biocarburanti e, altro punto importante, ha un approvvigionamento di materia prima sempre disponibile. Ma come avviene il processo di produzione del bio-olio dagli scarti alimentari? Gli scarti alimentari, quello che definiamo umido, vengono lavorati attraverso un processo chiamato di termoliquefazione, trasformando la massa dei rifiuti e dell’acqua in esso contenuta, in bio-olio a basso contenuto di zolfo. In questa fase del processo produttivo è possibile l’uso del bio-olio per la navigazione marittima, mentre attraverso un successivo passaggio di raffinazione è possibile produrre un bio carburante ad alte prestazioni. Per parlare di numeri e fare un esempio, si può dire che da circa 100 Kg. di rifiuto umido (FORSU) si può ottenere circa 16 kg. di bio-olio e, considerando che solo in Italia vengono raccolte circa 7 milioni di tonnellate di FORSU, si potrebbe auspicare che attraverso una maggiore attenzione nella differenziazione dei rifiuti e una maggiore diffusione degli impianti Waste to Fuel, su tutto il territorio nazionale, potremmo idealmente ricavare ogni anno circa un miliardo di litri di bio-olio. Con questi volumi, che equivarrebbero a circa 6 milioni di barili di greggio all’anno, sarebbe come scoprire un piccolo giacimento senza, però, dover perforare pozzi e senza, soprattutto, emettere ulteriore CO2 nell'ambiente. Attraverso il processo di termoliquefazione possiamo accelerare in poche ore, i processi chimici che il pianeta ha compito in milioni anni creando i depositi fossili, avendo l’opportunità di produrre il bio-olio senza impatti ambientali negativi. Il primo vantaggio della termoliquefazione, rispetto ad altri processi di trattamento dei rifiuti, si concretizza nel non dover rimuovere l’acqua, infatti, in tutti gli altri processi l’acqua viene fatta evaporare riscaldando la biomassa con evidenti costi energetici. Qui, invece, l’acqua viene utilizzata nella reazione stessa, sfruttandone le proprietà ad alta temperatura. Inoltre, si utilizzano temperature più basse: 250-310 °C invece dei 400-500 °C della pirolisi e degli 800-1000 °C della gassificazione. Risulta vantaggiosa anche la resa energetica della termoliquefazione, che raggiunge l'80%.
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PRSE: Un'analisi approfondita dei vantaggi e degli svantaggi di una delle fiere più importanti del riciclaggio della plastica in Europa, con un confronto con altre fiere del settore di Marco ArezioLa Plastics Recycling Show Europe (PRSE) è una delle fiere più importanti nel settore del riciclaggio della plastica. Tenutasi annualmente ad Amsterdam, questa fiera attira professionisti del settore, aziende, enti governativi e organizzazioni non governative. L'evento offre una piattaforma per discutere le ultime innovazioni, sfide e soluzioni nel riciclaggio della plastica. Il tema principale della PRSE è l'economia circolare, con un focus particolare sul riciclaggio e la gestione sostenibile dei rifiuti plastici.Tema della Plastics Recycling Show Europe (PRSE)Il tema centrale della PRSE è il riciclaggio della plastica in un'ottica di economia circolare. Questo concetto implica un sistema in cui i materiali vengono riutilizzati e riciclati il più possibile, riducendo al minimo i rifiuti e l'impatto ambientale. La fiera esplora vari aspetti di questo tema, inclusi: Tecnologie di riciclaggio avanzate: Presentazioni e dimostrazioni di nuove tecnologie che migliorano l'efficienza e la qualità del riciclaggio della plastica. Politiche e regolamentazioni: Discussioni sulle normative europee e internazionali che influenzano il settore del riciclaggio della plastica. Innovazioni nei materiali: Esposizione di nuovi materiali plastici riciclabili e biodegradabili. Soluzioni di gestione dei rifiuti: Presentazione di strategie e soluzioni innovative per la raccolta, la separazione e la gestione dei rifiuti plastici.Vantaggi per i Visitatori Accesso a Innovazioni e Tecnologie: I visitatori hanno l'opportunità di vedere in anteprima le ultime tecnologie e innovazioni nel settore del riciclaggio della plastica. Questo è particolarmente utile per le aziende che cercano di rimanere competitive e aggiornate sulle nuove tendenze. Networking: La PRSE offre un ambiente ideale per il networking, consentendo ai visitatori di connettersi con esperti del settore, potenziali partner commerciali e fornitori di servizi. Questo può portare a nuove collaborazioni e opportunità di business. Educazione e Formazione: La fiera offre una serie di conferenze, seminari e workshop che forniscono approfondimenti su vari aspetti del riciclaggio della plastica. Questi eventi educativi aiutano i professionisti a migliorare le loro conoscenze e competenze. Conoscenza delle Normative: I visitatori possono ottenere informazioni aggiornate sulle normative e le politiche che influenzano il settore del riciclaggio della plastica, aiutandoli a garantire che le loro pratiche siano conformi alle leggi vigenti.Svantaggi per i Visitatori Costo della Partecipazione: La partecipazione alla fiera può essere costosa, considerando il costo del viaggio, dell'alloggio e dei biglietti d'ingresso. Questo può rappresentare un ostacolo per le piccole imprese o per i professionisti indipendenti. Sovraccarico di Informazioni: Con un'ampia gamma di espositori e sessioni informative, i visitatori possono sentirsi sopraffatti dalla quantità di informazioni disponibili. Questo può rendere difficile concentrarsi sugli argomenti più rilevanti per le loro esigenze specifiche. Logistica: La gestione della logistica, inclusi i trasporti e l'alloggio, può essere complicata, soprattutto per coloro che provengono da fuori città o da altri paesi.Vantaggi per gli Espositori alla PRSEVisibilità e Promozione: Gli espositori hanno l'opportunità di aumentare la visibilità del loro marchio e dei loro prodotti. La fiera attira un pubblico qualificato e interessato, il che aumenta le possibilità di generare lead e di espandere la propria rete commerciale. Feedback Diretti: Interagendo direttamente con i visitatori, gli espositori possono ottenere feedback immediati sui loro prodotti e servizi, aiutandoli a migliorare e adattare le loro offerte alle esigenze del mercato. Lancio di Prodotti: La PRSE è una piattaforma ideale per il lancio di nuovi prodotti e tecnologie, poiché consente di raggiungere un vasto pubblico di professionisti del settore e di media specializzati. Opportunità di Business: La fiera facilita incontri B2B, consentendo agli espositori di incontrare potenziali clienti, partner commerciali e fornitori, creando opportunità di business e collaborazioni strategiche.Svantaggi per gli Espositori Costi Elevati: Partecipare come espositore alla PRSE può essere costoso, considerando i costi di affitto dello spazio espositivo, della costruzione dello stand, del personale e della logistica. Questo può rappresentare un onere significativo, soprattutto per le piccole imprese. Concorrenza Intensa: Con un gran numero di espositori presenti, la concorrenza per attirare l'attenzione dei visitatori è intensa. Gli espositori devono investire notevolmente in marketing e presentazione per distinguersi. Tempo e Risorse: La preparazione per la fiera richiede tempo e risorse considerevoli. Gli espositori devono dedicare personale e risorse per pianificare, allestire e gestire lo stand durante l'evento, il che può influire sulle operazioni quotidiane dell'azienda.Confronto con Altre Fiere della Plastica Riciclata in Europa La PRSE si distingue per il suo focus specifico sul riciclaggio della plastica e sull'economia circolare. Tuttavia, ci sono altre fiere della plastica in Europa che offrono piattaforme complementari e competitori: K Show (Düsseldorf, Germania): Il K Show è una delle fiere più grandi al mondo per il settore della plastica e della gomma. Copre un'ampia gamma di temi, dall'innovazione nei materiali plastici alla produzione e alla lavorazione. Sebbene il K Show abbia una sezione dedicata al riciclaggio, non è il suo focus principale come alla PRSE. Fakuma (Friedrichshafen, Germania): Fakuma è un'altra fiera importante che copre l'intera catena di valore della lavorazione della plastica. È nota per la sua attenzione alla lavorazione delle materie plastiche e alle tecnologie di produzione, con meno enfasi specifica sul riciclaggio rispetto alla PRSE. Interplas (Birmingham, Regno Unito): Interplas è la principale fiera del Regno Unito per l'industria della plastica, coprendo vari aspetti dalla produzione alla trasformazione e al riciclaggio. Sebbene simile alla PRSE, Interplas tende a essere più orientata verso l'industria manifatturiera della plastica in generale. Ecomondo (Rimini, Italia): Ecomondo è una fiera internazionale dedicata alla green economy e all'economia circolare. Pur avendo una sezione significativa sul riciclaggio della plastica, Ecomondo copre una gamma più ampia di temi ambientali, inclusi il riciclaggio dei rifiuti in generale, l'energia rinnovabile e le tecnologie verdi.Conclusione La Plastics Recycling Show Europe è un evento chiave per chiunque sia coinvolto nel settore del riciclaggio della plastica e dell'economia circolare. Offre numerosi vantaggi sia per i visitatori che per gli espositori, nonostante alcuni svantaggi legati ai costi e alla logistica. Confrontata con altre fiere della plastica in Europa, la PRSE si distingue per il suo focus specifico sul riciclaggio e sulle soluzioni sostenibili, rendendola una tappa obbligata per chiunque sia interessato a queste tematiche.
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Si parla in modo ricorrente dell’attualità di certe teorie marxiste alla luce delle precarie condizioni ambientali della terra di Marco ArezioIn un’epoca in cui la sofferenza dell’ambiente e la diminuzione dell’equilibrio tra gli elementi della natura, come li abbiamo sempre conosciuti, stanno mettendo in difficoltà l’uomo e la sua sopravvivenza, si ricomincia a parlare di ecologia sociale. In questo periodo e nel recente passato, a causa della situazione ambientale compromessa, della crescita delle disuguaglianze economiche che creano sempre più poveri e migranti ecologici e del consumismo portato all’estremo, in cui la merce vale forse più del lavoro dell’uomo, il ritorno alla lettura della filosofia classica e dei grandi pensatori, come Platone, Gandhi e Karl Marx ci hanno fatto ritrovare riferimenti precisi sul rapporto tra l’uomo e la natura. Marx ne inizia a parlare prendendo spunto da una situazione precisa successa tra il 1830 e il 1870, periodo in cui sia in Europa che in Nord America si verificò una diffusa perdita di fertilità nei suoli coltivati. A sottolineare la gravità della situazione è il fatto che a partire dal 1835 iniziarono ad arrivare in Inghilterra le prime navi di grano per soccorrere la malata agricoltura Europea, arrivando ad importare nel 1847 ben 220.000 tonnellate. L’allarme creato da questa situazione non sfugge ad un accorto osservatore come Marx, che sviluppa una teoria sullo sfruttamento capitalistico dell’agricoltura, basato sull’impoverimento dei suoli senza preoccuparsi della loro rigenerazione e del loro equilibrio produttivo a sfavore delle generazioni future. Citando un passaggio estratto dal capitolo “Genesi della rendita fondiaria capitalistica” che fa parte del terzo libro del Capitale Marx dice: «La grande proprietà fondiaria riduce la popolazione agricola al minimo, a una percentuale continuamente decrescente, e le contrappone una popolazione industriale in continua crescita e concentrata nelle grandi città; in tal modo crea condizioni che provocano una frattura incolmabile nel complesso equilibrio del metabolismo sociale prescritto dalle leggi naturali della vita. Crea così le condizioni che provocano lo spreco delle energie del suolo, spreco che il commercio trasferisce molto oltre le frontiere del paese considerato. La grande industria e la grande agricoltura industriale agiscono nello stesso senso. In origine si distinguono perché l’industria devasta e rovina soprattutto la forza lavoro e dunque la forza naturale dell’essere umano, mentre l’agricoltura rovina più direttamente la forza naturale della terra, ma poi, sviluppandosi, finiscono per darsi la mano: il sistema industriale in campagna finisce così per debilitare anche i lavoratori, e l’industria e il commercio, dal canto loro, forniscono all’agricoltura i mezzi per sfruttare il terreno.» Inoltre Marx fa un accenno anche alla mancata circolarità dell’economia, mettendo in rapporto la bassa fertilità delle campagne con l’avvelenamento dei fiumi perpetrato nelle grandi città. Infatti scrive: «A Londra, per esempio, del letame prodotto da quattro milioni e mezzo di persone non si è trovato di meglio da fare che usarlo per avvelenare, con un costo enorme, il Tamigi.» «I residui derivanti dai processi fisiologici naturali degli esseri umani avrebbero potuto, come quelli della produzione industriale e del consumo, essere reintrodotti nel ciclo produttivo, chiudendo il ciclo metabolico». Marx parla più volte di un nuovo rapporto tra la natura e l’uomo, dove l’agricoltura non poteva subire un approccio di sfruttamento industriale e capitalistico basato sul profitto immediato, così da debilitare la terra senza preoccuparsi di creare una corretta armonia con essa. Nei suoi scritti troviamo una citazione in merito: «Il fatto di dipendere, per la coltivazione dei diversi prodotti del suolo, dalle fluttuazioni dei prezzi di mercato, che determinano un continuo cambiamento di quelle colture, e lo spirito stesso della produzione capitalistica, centrato sul profitto più immediato, sono in contraddizione con l’agricoltura, che deve gestire la produzione tenendo conto dell’insieme delle condizioni di esistenza permanenti delle generazioni umane che si susseguono.» L’aspetto della sostenibilità in chiave moderna la troviamo spesso quando Marx sottolinea che la terra non può appartenere all’uomo contemporaneo che si permette di operare uno sfruttamento intensivo a suo beneficio, ma deve pensare alle generazioni future. Questo aspetto viene trattato qui di seguito: «Uno sviluppo che risponde alle necessità del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le loro.» Per Marx, è necessario che la terra sia «trattata coscientemente e razionalmente come una proprietà perpetua della collettività, condizione inalienabile di esistenza e riproduzione della serie di generazioni successive.» Nonostante Marx abbia ricevuto sostenute critiche che sostenevano il suo disinteresse al valore della natura, lui stesso a più volte espresso il concetto che la vera ricchezza consiste nei valori d’uso, che caratterizzano la produzione in generale, al di là della sua forma capitalistica, di conseguenza la natura, che contribuisce alla produzione di valori d’uso, è una fonte di ricchezza quanto il lavoro.
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Scopri come ripercorrere il cammino del poeta umanista con un'escursione nel cuore della Provenza, tra sentieri panoramici, storia medievale e riflessione interioredi Marco ArezioNel cuore della Provenza, a nord di Avignone, sorge una montagna solitaria che da secoli veglia sulla valle del Rodano: il Monte Ventoux, alto 1.912 metri. Ma questo luogo non è solo una meraviglia naturale e una meta ambita dagli escursionisti. È anche il simbolo di un’esperienza che ha segnato la nascita del trekking come atto di scoperta personale e contemplazione della natura. Fu Francesco Petrarca, il 26 aprile del 1336, a compiere una delle prime ascensioni “moderne”, non per necessità ma per desiderio di elevarsi fisicamente e spiritualmente. Oggi, risalire il Monte Ventoux “sulle orme di Petrarca” significa rivivere un viaggio dentro la storia, la letteratura e l’anima del paesaggio provenzale. In questa guida ti raccontiamo chi era Petrarca, cosa lo spinse a salire, e come puoi ripercorrere il suo cammino. Chi era Francesco Petrarca e perché il Monte Ventoux? Francesco Petrarca (1304–1374), poeta, filosofo e padre dell’Umanesimo, visse tra l’Italia e la Francia. Trascorse molti anni ad Avignone, sede papale nel XIV secolo, dove maturò il suo amore per i classici e per la contemplazione della natura. In un’epoca in cui le montagne erano viste come luoghi pericolosi e ostili, Petrarca decise di affrontare la salita al Ventoux, la “Montagna dei Venti”, per il semplice piacere di ammirare il panorama dall’alto e di riflettere su se stesso. Era il primo esempio di escursione a fini contemplativi, una scelta che precorre di secoli il moderno trekking turistico. L’impresa documentata: la lettera a Dionigi Tutto ciò che sappiamo dell’ascensione lo dobbiamo a una lettera scritta da Petrarca a Dionigi di Borgo San Sepolcro, suo amico e confessore. Il poeta vi racconta dettagliatamente la salita, fatta in compagnia del fratello Gherardo e di due servitori. Durante il cammino, Petrarca riflette sulla fatica, sulle deviazioni del sentiero e sui dubbi interiori. Arrivato in vetta, apre un libro che porta sempre con sé: le Confessioni di Sant’Agostino. Il passo che legge lo colpisce profondamente: “E gli uomini vanno a guardare le meraviglie delle montagne… e si dimenticano di se stessi.” È il momento in cui la natura diventa specchio dell’anima. Dove si trova e come arrivare al Monte Ventoux Il Mont Ventoux si trova nel dipartimento del Vaucluse, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Il punto di partenza classico per le escursioni è la cittadina di Bédoin, situata sul versante sud. Per raggiungerla: - In auto: da Avignone, circa 1 ora (45 km) - In treno + bus: stazione di Avignone TGV e collegamento con autobus locali o navette turistiche Itinerario consigliato: il sentiero di Petrarca Sebbene Petrarca non ci abbia lasciato una descrizione tecnica del percorso seguito, si ritiene che abbia affrontato la salita da Malaucène, il versante nord, meno esposto ma più selvaggio. Oggi puoi scegliere tra tre percorsi principali: - Da Bédoin (versante sud): 21 km con un dislivello di 1.600 m. È il percorso ciclistico più famoso, ma percorribile anche a piedi. - Da Malaucène (versante nord): 21 km, più ombreggiato e ripido. - Da Sault (versante est): 26 km, più dolce e panoramico, consigliato per un trekking turistico. Per un'esperienza immersiva, puoi percorrere l’itinerario a piedi in una giornata, ma molti preferiscono spezzarlo in due, pernottando in rifugi o B&B tra Malaucène e il Chalet Reynard. Cosa vedere lungo il cammino - Foresta demaniale del Ventoux: castagni, querce e faggi accompagnano i primi tratti. - Piana calcarea della sommità: un paesaggio lunare che contrasta con i boschi sottostanti. - Panorama a 360° dalla vetta: nelle giornate limpide si scorgono le Alpi, il Luberon e, in lontananza, perfino il Mediterraneo. - Monumento a Tom Simpson: per gli appassionati di ciclismo, un punto di memoria storica. Consigli pratici per il trekking - Periodo migliore: primavera (aprile–giugno) e autunno (settembre–ottobre). In estate il sole è fortissimo e i venti impetuosi. - Equipaggiamento: scarponi da trekking, bastoncini, abbigliamento a strati, crema solare, acqua (non ci sono fonti sulla vetta). - Tempo di salita: dalle 4 alle 7 ore a seconda del percorso scelto e del ritmo. - Livello di difficoltà: medio, adatto anche a camminatori non esperti purché allenati. Perché fare oggi il trekking di Petrarca? Camminare oggi sul Monte Ventoux seguendo le orme di Petrarca non è solo un’esperienza naturalistica. È un viaggio nella memoria culturale dell’Europa, una riscoperta del legame tra corpo e pensiero, tra paesaggio e coscienza. In un’epoca dominata dalla velocità, l’ascesa lenta verso la cima ci riconnette con una dimensione antica e autentica del camminare. Petrarca non salì per conquistare, ma per comprendere. E oggi, chi segue quel sentiero, lo fa per lo stesso motivo: ritrovare se stesso davanti all’infinito del mondo.© Riproduzione VietataImmagine Wikimedia
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Da molti anni gli alimenti possono essere porzionati attraverso un imballo costituito da una pellicola in PVCdi Marco ArezioE’ ormai nostra abitudine acquistare porzioni di cibo che il negoziante o la grande distribuzione confeziona attraverso una pellicola in PVC. Anche nelle nostre case, lotti parziali di cibo, vengono comunemente avvolti in queste pellicole per aumentare la durata della conservazione e salvaguardarne la qualità.Sebbene oggi esistano anche diverse pellicole per alimenti in PE, il mercato del PVC è ancora quello più importante per via di numerosi fattori tecno-economici. L’uso del polimero di PVC permette di realizzare una pellicola molto resistente, con una bassa permeabilità all’acqua e all’ossigeno, con una buona resistenza agli acidi e agli alcali diluiti. Inoltre, per un fatto del tutto pratico, le pellicole alimentari in PVC hanno una ottima capacità di confezionamento, saldandosi facilmente ad un piatto o ad una ciotola o su se stesso. Dal punto di vista economico, la presenza del cloro nel composto in PVC, fondamentale per la sua struttura chimica, riduce in modo sensibile il costo del prodotto finito, questo perché si configura un risparmio di etilene pari a circa il 50% rispetto all’uso del PE a parità di prodotto. Utilizzando il PVC è possibile inserire una serie di additivi che ne possono modificare le caratteristiche prestazionali, avendo la possibilità di creare, con un unico polimero, prodotti differenti. Vediamo gli additivi principali che vengono usati nell’industria del packaging: • Agenti anti blocking: riducono la tendenza all’adesività • Agenti anti appannamento: promuovono la formazione di un velo di liquido omogeneo e continuo • Antimicrobici: prevengono la crescita di microrganismi • Antiossidanti: Prevengono la degradazione del film dovuta all’atmosfera • Antistatici: Riducono l’accumulo di cariche elettriche che attraggono la polvere • Agenti rigonfianti: vengono impiegati per produrre schiume da materie plastiche • Catalizzatori: fanno iniziare la polimerizzazione nella produzione di resine plastiche • Coloranti: permettono la colorazione delle pellicole • Agenti accoppianti: favoriscono l’accoppiamento tra i pigmenti e i polimeri • Ritardanti di fiamma: riducono l’infiammabilità dei materiali che sono combustibili • Stabilizzatori di calore: riducono la degradazione del PVC in acido cloridrico • Lubrificanti: Riducono adesività tra il PVC e le parti metalliche • Plastificanti: migliorano la flessibilità, la lavorabilità e la dilatabilità Tutti questi additivi, ma specialmente i plastificanti, sono soggetti ad una strettissima normativa per permetterne l’uso in ambito alimentare. C’è da considerare che in commercio esistono circa 300 tipologie di plastificanti e quelli approvati per l’uso alimentare, sono soggetti alla normativa di disciplina igienica degli imballaggi, recipienti, utensili destinati a venire in contatto con le sostanze alimentari o con sostanze d’uso personale. Le sostanze che potrebbero trasferirsi dall’imballo all’alimento possiamo dividerle in tre categorie: • Sostanze aggiunte: sono principalmente rappresentate dagli additivi del PVC sopra elencati • Residui: rappresentano parti di materiale polimerico con incomplete reazioni (monomeri, catalizzatori, solventi, adesivi ecc.) • Prodotti di neo formazione: sono sostanze che si originano dalla decomposizione spontanea dei materiali o durante le operazioni di trasformazione in manufatto Queste sostanze definite di neoformazione, sono molto variabili tra loro, in funzione di molti fattori chimico-fisici che si possono presentare e che possono influire sull’eventuale trasferimento di sostanze all’alimento di difficile gestione e risoluzione.Categoria: notizie - tecnica - plastica - pellicole alimenti - PVC - packaging
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