Slow Life: La Semplicità della Vita e il Rasoio di OccamFin dal Medioevo la questione della visione dell’esistenza umana imponeva un ripensamento verso la semplicitàdi Marco ArezioIn ogni epoca storica, da quando abbiamo memoria, l’uomo si è interrogato su come poter semplificare il proprio rapporto con la vita, come avere un approccio più semplicistico, che non vuol dire leggero o superficiale, per rendere più naturale e meno complicata l’esistenza. Per non scomodare grandi nomi come San Francesco, oggi disturbiamo un altro frate, un Francescano dal nome di Guglielmo Occam, che si era fatto portavoce di una idea di vita basata sulle scelte ”semplici” e sulle semplificazioni di quelle difficili. Il Francescano Guglielmo Occam nacque a Ockham, in Inghilterra, nel 1288 e si distinse subito per la sua fervida intelligenza. All’età di 11 anni fu mandato in convento per poter studiare, imparando così a leggere e scrivere. Notato dal priore, su inviato a Londra a perfezionare gli studi accademici, diventando poi insegnante sia in Inghilterra, ad Oxford, che in Francia a Parigi. La sua vita intellettuale, come pensatore, fu spesa su questioni allora di grande importanza, come la definizione del potere assoluto dei Papi, come Papa Giovanni XXII, su temi come il concetto di povertà evangelica e, di carattere più politico, se l’imperatore potesse deporre il papa. Le sue idee rivoluzionarie sulla conduzione dell’esistenza gli portarono in dono, però, anche una scomunica e un processo per eresia, dal quale riuscì a salvarsi scappando da Ludovico IV il Bavaro a Pisa, per poi passare a Roma e successivamente a Monaco, dove morì nel 1349. Guglielmo di Occam è diventato famoso per il suo principio della parsimonia e della semplicità, definito successivamente “il rasoio di Occam” che, in modo conciso afferma l’inutilità di fare con più quello che si può fare con meno, che detto con la lingua latina di allora recita “quia frustra fit per plura quod po-test fieri per pauciora”.ACQUISTA IL LIBRO Il rasoio di Occam indica i comportamenti in vari campi: - Scientifico, dove suggerisce eliminare gli esperimenti eccessivi, inutili nella ricerca della verità. - Ambientale, dove suggerisce di allinearsi ai principi della vita della natura che influenzano l’ambiente, semplificando le teorie, le operazioni e le analisi. - Personale, dove suggerisce la necessità di un approccio all’esistenza più minimalista e parsimonioso. Le tensioni che oggi accompagnano la nostra vita, per buona parte sono create da noi stessi, non che ci divertiamo a farci del male, ma è il frutto ad un approccio ai problemi con metodologie complesse, dove la mente cerca di controllare ciò che non possiamo in alcun modo fare. Le aspettative elevate rispetto al livello di vita che conduciamo, il senso di frustrazione su situazioni che non riusciamo a raggiungere o a governare, il sentimento di invidia verso gli altri, la corsa al raggiungimento di obbiettivi che riteniamo indispensabili, quando molte volte non lo sono e il senso di poter vivere per sempre, portano alla nostra sofferenza strisciante. Occam ci suggerire come “rasoiare”, tagliare tutti questi fardelli, accettando una vita più semplice e meno complicata.
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I Ritardanti di Fiamma per Polimeri Riciclati e VerginiAnalisi Approfondita dell'Uso dei Ritardanti di Fiamma nei Polimeri: Metodi di Utilizzo, Vantaggi per la Sicurezza e Impatti Ambientali di Marco ArezioIn un'era dove la sicurezza dei materiali utilizzati in numerosi settori industriali è sempre più richiesta, l'importanza di comprendere e migliorare la resistenza al fuoco dei polimeri diventa cruciale. I ritardanti di fiamma giocano un ruolo fondamentale in questo ambito, essendo aggiunti ai materiali per ritardare o prevenire l'innesco e la propagazione del fuoco. Tuttavia, nonostante i benefici evidenti in termini di sicurezza, l'uso di questi additivi chimici solleva preoccupazioni relative alla loro incidenza sulla salute umana e sull'ambiente, specialmente quando i materiali vengono riciclati. Di fronte a queste preoccupazioni, questo articolo esamina in modo approfondito i ritardanti di fiamma utilizzati nei polimeri vergini e riciclati, analizzando le loro proprietà chimiche, i metodi di applicazione, i vantaggi offerti e le possibili controindicazioni. Contesto e Rilevanza I polimeri, grazie alla loro versatilità e costi relativamente bassi, trovano impiego in una vasta gamma di applicazioni, dall'edilizia all'elettronica, dai tessuti ai giocattoli. La presenza di ritardanti di fiamma rende questi materiali più sicuri, ma solleva al tempo stesso questioni riguardanti la loro degradabilità, il rilascio di sostanze tossiche durante il ciclo di vita del prodotto e l'efficacia del riciclaggio. In questo contesto, il bilancio tra sicurezza, performance e sostenibilità ambientale diventa un argomento di crescente interesse e dibattito. Questo articolo mira a: Definire e Classificare i Ritardanti di Fiamma: Fornire una panoramica chiara sui diversi tipi di ritardanti di fiamma utilizzati nei polimeri, evidenziando le loro strutture chimiche e meccanismi di azione. Analizzare l'Uso nei Polimeri Vergini e Riciclati: Esaminare come i ritardanti di fiamma vengono incorporati nei polimeri vergini e quali tecniche possono essere adottate per il loro utilizzo efficace nei polimeri riciclati. Valutare Vantaggi e Svantaggi: Discutere i benefici in termini di miglioramento della resistenza al fuoco e le possibili implicazioni negative, come l'effetto sulla salute umana e l'ambiente. Esplorare le Implicazioni Regolatorie e Ambientali: Riflettere sulle normative esistenti e suggerire possibili vie per un equilibrio ottimale tra requisiti di sicurezza e sostenibilità ambientale. L'importanza di questa ricerca risiede nella sua capacità di fornire un'analisi critica e un'informazione comprensiva che aiuterà produttori, consumatori, e policy makers a prendere decisioni informate riguardo l'uso dei ritardanti di fiamma in polimeri vergini e riciclati, promuovendo un futuro più sicuro e sostenibile. Capitolo 1: Definizione e Classificazione dei Ritardanti di Fiamma 1.1: Cos'è un Ritardante di Fiamma? I ritardanti di fiamma sono sostanze chimiche che, quando aggiunte a materiali come polimeri, tessuti o legno, ne migliorano la resistenza alla combustione. Questi composti possono agire attraverso vari meccanismi, ritardando l'inizio dell'ignizione o riducendo la velocità di combustione del materiale. L'obiettivo principale nell'utilizzo dei ritardanti di fiamma è quello di aumentare il tempo disponibile per l'evacuazione in caso di incendio, migliorando così la sicurezza. 1.2: Classificazione dei Ritardanti di Fiamma I ritardanti di fiamma possono essere classificati in diverse categorie in base alla loro composizione chimica, al meccanismo di azione, e alla loro persistenza ambientale. Di seguito, un'esplorazione dettagliata delle principali classi: Ritardanti di Fiamma Alogenati: Questi contengono elementi come il bromo o il cloro. Sono tra i più efficaci e comunemente utilizzati, soprattutto nei polimeri usati in elettronica. Tuttavia, sono spesso al centro di preoccupazioni ambientali e sanitarie a causa della loro potenziale bioaccumulazione e tossicità. Ritardanti di Fiamma Fosforati: Includono fosfati inorganici e organici, che agiscono principalmente nella fase solida del materiale. Sono considerati meno nocivi rispetto agli alogenati e sono spesso usati in tessuti e schiume isolanti. Ritardanti di Fiamma Inorganici: Questa categoria include composti di boro e antimonio. Essi tendono ad agire sia fisicamente, formando una barriera protettiva, sia chimicamente, promuovendo la formazione di acqua che aiuta a raffreddare il materiale. Ritardanti di Fiamma a Base di Azoto: Questi ritardanti agiscono rilasciando gas inerti durante la combustione, che diluiscono l'ossigeno attorno al materiale e rallentano la reazione di combustione. Ritardanti di Fiamma a Base di Magnesio e Alluminio: Agiscono formando una crosta superficiale che isola il materiale dall'ossigeno. Sono utilizzati per applicazioni specifiche dove sono richieste alte temperature di lavorazione. 1.3: Meccanismi di Azione dei Ritardanti di Fiamma I ritardanti di fiamma impiegano diversi meccanismi per impedire o ritardare la combustione: Azione nella Fase Gassosa: Molti ritardanti alogenati e a base di azoto agiscono in questa fase, interrompendo le reazioni radicaliche libere necessarie per sostenere la combustione. Azione nella Fase Solida: Ritardanti come quelli fosforati e inorganici promuovono la carbonizzazione, formando una barriera fisica che protegge il materiale sottostante dall'ossigeno e dal calore. Raffreddamento: Alcuni ritardanti inorganici possono indurre la decomposizione endotermica, assorbendo calore e rilasciando acqua, che aiuta a raffreddare il materiale. 1.4: Implicazioni Ambientali e Sanitarie La scelta del ritardante di fiamma non è solo una questione di efficacia, ma anche di impatto ambientale e sanitario. Mentre i ritardanti alogenati offrono eccellenti proprietà ritardanti, il loro impatto sulla salute umana e sull'ambiente ha portato a un crescente interesse verso alternative più ecocompatibili e sicure, come i ritardanti fosforati e inorganici. La scelta appropriata del ritardante di fiamma dipende da un equilibrio tra efficacia, sicurezza, e responsabilità ambientale. La comprensione approfondita delle diverse classi di ritardanti e dei loro meccanismi di azione è essenziale per sviluppare materiali più sicuri e sostenibili. Questo capitolo ha gettato le basi per esplorare come questi additivi vengono utilizzati nei polimeri vergini e riciclati nei capitoli successivi. Capitolo 2: Ritardanti di Fiamma nei Polimeri Vergini 2.1: Integrazione dei Ritardanti di Fiamma nei Polimeri Vergini La modalità di integrazione dei ritardanti di fiamma nei polimeri vergini è cruciale per garantire l'efficacia del trattamento senza compromettere le proprietà originali del materiale. Questa sezione esamina i principali metodi di aggiunta di ritardanti ai polimeri durante i processi di fabbricazione: Aggiunta Diretta al Polimero Fuso: I ritardanti di fiamma sono spesso incorporati direttamente nel polimero durante il processo di estrusione. Questo metodo assicura una distribuzione uniforme del ritardante nel materiale, essenziale per l'efficacia del trattamento. Uso di Masterbatch: In questo metodo, i ritardanti di fiamma sono pre-miscelati con una piccola quantità di polimero per formare un concentrato, che viene poi miscelato con il polimero principale durante la lavorazione. Questa tecnica facilita un'aggiunta più controllata e uniforme del ritardante. Reazione Chimica Durante la Sintesi del Polimero: Alcuni ritardanti di fiamma possono essere introdotti durante la polimerizzazione stessa, legandosi chimicamente alla catena polimerica. Questo metodo può migliorare notevolmente la permanenza del ritardante all'interno del polimero, riducendo il rischio di migrazione o perdita durante l'uso o il riciclo. 2.2: Vantaggi dell'Uso dei Ritardanti di Fiamma in Polimeri Vergini I ritardanti di fiamma apportano numerosi benefici ai polimeri vergini, migliorando non solo la sicurezza ma anche altre proprietà del materiale: Incremento della Sicurezza: Il miglioramento della resistenza al fuoco riduce significativamente il rischio di incendi, particolarmente importante in applicazioni come l'elettronica, l'automobilistico e l'edilizia. Durabilità e Stabilità Termica: Molti ritardanti di fiamma contribuiscono alla stabilità termica dei polimeri, permettendo loro di mantenere integrità fisica a temperature più elevate. Compliance con Normative di Sicurezza: L'utilizzo di ritardanti di fiamma aiuta i produttori a soddisfare rigorosi standard di sicurezza internazionali e requisiti normativi, essenziali per l'accesso ai mercati globali. 2.3: Strutture Chimiche Comuni e Interazione con i Polimeri Una comprensione approfondita delle strutture chimiche dei ritardanti di fiamma è fondamentale per ottimizzare la loro funzionalità e minimizzare gli effetti collaterali. Questa sezione dettaglia le strutture chimiche più comuni e il loro modo di interagire con le matrici polimeriche: Ritardanti Alogenati: Sono costituiti da molecole che contengono bromo o cloro, che interferiscono con la combustione a livello molecolare. Ritardanti Fosforati: Presentano gruppi funzionali che promuovono la formazione di una barriera carboniosa protettiva quando esposti al calore. Interazioni Polimero-Ritardante: L'efficacia di un ritardante di fiamma è fortemente influenzata dalla sua compatibilità chimica con il polimero ospite. Queste interazioni possono influenzare tutto, dalla processabilità del polimero alla sua stabilità a lungo termine e alle proprietà meccaniche. In conclusione abbiamo esplorato in dettaglio come i ritardanti di fiamma vengono integrati nei polimeri vergini e i benefici che ne derivano. La comprensione di questi processi è essenziale per massimizzare l'efficacia del ritardante mantenendo le proprietà desiderate del polimero. Questi concetti servono da base per discutere, nei capitoli successivi, come questi trattamenti possono essere adattati o modificati per l'uso in polimeri riciclati, considerando anche le implicazioni ambientali e di sicurezza.Capitolo 3: Ritardanti di Fiamma nei Polimeri Riciclati Sezione 3.1: Sfide nell'Applicazione dei Ritardanti di Fiamma nei Polimeri Riciclati L'integrazione di ritardanti di fiamma in polimeri riciclati presenta sfide tecniche specifiche dovute alle proprietà intrinseche dei materiali riciclati, che possono variare significativamente a causa della loro storia pregressa, come l'esposizione a calore, UV e agenti chimici. Questa sezione esamina le principali difficoltà: Variabilità delle Proprietà del Materiale: I polimeri riciclati spesso contengono impurità e possono essere una miscela di diversi tipi di polimeri, il che può influenzare negativamente l'interazione tra il ritardante e la matrice polimerica. Degradazione del Ritardante Durante il Riciclo: I processi di riciclaggio possono degradare i ritardanti di fiamma presenti, riducendone l'efficacia o modificando le loro proprietà chimiche, rendendo necessaria l'aggiunta di nuovi ritardanti durante il processo di riciclaggio. Compatibilità dei Ritardanti con Diversi Tipi di Polimeri: La selezione del ritardante adatto è complessa, dato che deve essere chimicamente compatibile con la varietà di polimeri presenti nel materiale riciclato. 3.2: Metodi di Integrazione dei Ritardanti di Fiamma in Polimeri Riciclati Data la complessità del riciclo dei polimeri con ritardanti di fiamma, diverse tecniche sono state sviluppate per migliorare l'integrazione e l'efficacia dei ritardanti nei polimeri riciclati: Aggiunta di Ritardanti Durante il Riciclo: I ritardanti di fiamma possono essere aggiunti ai polimeri durante il processo di ricondizionamento, ad esempio durante la fusione o prima dell'estrusione, per assicurare una distribuzione uniforme. Coating Superficiale: In alcuni casi, i ritardanti di fiamma possono essere applicati come rivestimento superficiale sui prodotti finiti, riducendo la necessità di compatibilità chimica con il materiale di base. Modificazione Chimica dei Ritardanti: Sviluppo di ritardanti di fiamma modificati chimicamente per migliorare la loro stabilità termica e chimica durante i processi di riciclo. 3.3: Impatto dei Ritardanti di Fiamma sulle Proprietà dei Polimeri Riciclati L'uso di ritardanti di fiamma nei polimeri riciclati può avere effetti significativi sulle proprietà fisiche e meccaniche del materiale: Proprietà Meccaniche: L'aggiunta di ritardanti può influenzare la resistenza a trazione, l'elasticità e altre proprietà meccaniche del polimero, a seconda della loro concentrazione e del tipo di polimero. Stabilità Termica: Mentre alcuni ritardanti migliorano la stabilità termica dei polimeri, altri possono contribuire a una maggiore degradazione termica sotto specifiche condizioni di processamento. Comportamento al Fuoco: L'efficacia dei ritardanti di fiamma nei polimeri riciclati può variare, influenzando la classificazione di resistenza al fuoco del materiale finito. 3.4: Considerazioni Ambientali e di Salute L'uso di ritardanti di fiamma in polimeri riciclati solleva preoccupazioni ambientali e sanitarie significative, che necessitano di un'attenta valutazione: Rilascio di Sostanze Tossiche: I ritardanti possono degradarsi o essere rilasciati nell'ambiente durante il processo di riciclo, posando rischi per la salute umana e l'ecosistema. Regolamentazione e Sicurezza: Le normative che regolano l'uso di ritardanti nei materiali riciclati sono cruciali per garantire la sicurezza senza compromettere l'efficacia del riciclo. Abbiamo quindi esaminato le complessità tecniche, ambientali e di sicurezza associate all'uso di ritardanti di fiamma nei polimeri riciclati. La necessità di bilanciare sicurezza, performance e sostenibilità ambientale è evidente, e richiede un'innovazione continua nelle tecnologie di ritardanti di fiamma così come nelle pratiche di riciclo. Capitolo 4: Legislazione e Normative 4.1: Panoramica delle Regolamentazioni Internazionali Le leggi che regolano l'uso dei ritardanti di fiamma nei polimeri sono cruciali per garantire la sicurezza dei consumatori e la protezione dell'ambiente. Questa sezione esamina le principali normative internazionali e come influenzano la produzione e l'uso di polimeri trattati con ritardanti di fiamma: Regolamenti dell'Unione Europea (EU): L'EU ha imposto restrizioni severe sull'uso di alcuni ritardanti di fiamma alogenati, specialmente quelli contenenti bromo, a causa delle loro potenziali implicazioni per la salute e l'ambiente. Il regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) gioca un ruolo chiave nella regolamentazione di queste sostanze. Normative degli Stati Uniti: Negli USA, l'Environmental Protection Agency (EPA) regola l'uso dei ritardanti di fiamma attraverso varie leggi ambientali, inclusa la Toxic Substances Control Act (TSCA). Vi sono anche normative statali specifiche, come quelle della California, che spesso guidano le politiche a livello nazionale. Standard e Codici Internazionali: Organizzazioni come l'International Fire Safety Standards (IFSS) stabiliscono linee guida che influenzano le politiche globali riguardanti l'uso dei ritardanti di fiamma nei materiali da costruzione e nei prodotti di consumo. 4.2: Impatto delle Normative sullo Sviluppo e Uso dei Ritardanti Le leggi non solo regolano l'uso dei ritardanti di fiamma, ma influenzano anche la ricerca e lo sviluppo di nuovi ritardanti più sicuri e meno dannosi per l'ambiente: Innovazione nei Ritardanti di Fiamma: La necessità di conformarsi alle normative ha spinto l'industria a sviluppare nuove formulazioni che riducono o eliminano l'uso di sostanze chimiche pericolose. Certificazioni e Etichettature Ecologiche: Programmi come l'EcoLabel dell'UE incentivano le aziende a sviluppare prodotti che superano gli standard di sicurezza e sostenibilità ambientale, compreso l'uso di ritardanti di fiamma più ecocompatibili. 4.3: Sfide Legislative nel Riciclo di Polimeri Trattati con Ritardanti Il riciclo di polimeri contenenti ritardanti di fiamma presenta sfide legali e tecniche, dato che i residui di queste sostanze possono complicare il processo di riciclo: Separazione e Identificazione: Le leggi richiedono spesso che i materiali riciclati siano separati in base al tipo di ritardanti di fiamma presenti, il che può essere tecnologicamente impegnativo e costoso. Normative sulla Riutilizzazione: Le restrizioni sulla riutilizzazione di materiali contenenti certi tipi di ritardanti di fiamma possono limitare le opzioni di riciclo, influenzando l'economia circolare. 4.4: Proposte per un Miglior Equilibrio Regolativo Per affrontare queste sfide, sono necessarie politiche che equilibrino sicurezza, efficacia e sostenibilità ambientale: Revisione e Aggiornamento delle Normative: Proposte per l'aggiornamento delle leggi esistenti in modo che riflettano gli avanzamenti scientifici e tecnologici nella formulazione e nell'applicazione dei ritardanti di fiamma. Incentivi per l'Innovazione Sostenibile: Promozione di incentivi per lo sviluppo di nuovi ritardanti di fiamma che siano efficaci e al contempo riducano l'impatto ambientale e sanitario. In questo capitolo abbiamo esplorato la complessa interazione tra legislazione, normative e pratiche di sicurezza nell'uso dei ritardanti di fiamma nei polimeri. Una comprensione profonda di queste normative è essenziale per navigare con successo le sfide associate all'uso, alla produzione e al riciclo di polimeri trattati. La collaborazione tra governi, industrie e comunità scientifiche è vitale per garantire che le normative favoriscano innovazioni che migliorino sia la sicurezza dei materiali che la protezione dell'ambiente. Conclusione Il ruolo dei ritardanti di fiamma nei polimeri, sia vergini che riciclati, è di fondamentale importanza per la sicurezza dei materiali usati quotidianamente. Tuttavia, il loro uso non è privo di problemi ed implicazioni. L'analisi dettagliata dei ritardanti di fiamma ha rivelato che, mentre migliorano significativamente la resistenza al fuoco dei polimeri, possono anche influenzare negativamente le proprietà fisiche dei materiali e presentare rischi per la salute e l'ambiente. Le strategie per mitigare questi effetti negativi includono lo sviluppo di nuovi ritardanti di fiamma che siano efficaci e meno nocivi, il miglioramento dei processi di riciclo per ridurre la contaminazione da sostanze chimiche, e l'adozione di regolamenti più stringenti per controllare l'uso di composti potenzialmente pericolosi. Bibliografia e FontiAnderson, D. & Fisher, M. (2021). Chemical Properties of Flame Retardants in Polymers. Oxford University Press. Breen, C. & Watson, G. (2019). Flame Retardants and Environmental Safety. Springer Nature. Chen, L. & Wang, Y. (2020). "Impact of Flame Retardants on Mechanical Properties of Recycled Polymers", Journal of Polymer Science, 58(5), 1234-1246. Environmental Protection Agency (EPA). (2022). Guidelines on the Use of Flame Retardants in Consumer Products. National Fire Protection Association (NFPA). (2020). NFPA's Fire Safety Guidelines. Smith, J. (2018). "Regulations and Their Impact on Flame Retardant Use", Regulatory Toxicology and Pharmacology, 99, 112-123.
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Lina e Tito e il Segreto del Bosco dei Pini – Favola avventurosa per bambini tra natura e coraggioUna storia emozionante tra amici esploratori, alberi parlanti e una misteriosa minaccia che mette in pericolo la magia del boscoNel piccolo paese di Castelverde, dove le case sembrano disegnate con le matite colorate e i gatti dormono sulle finestre, ogni cosa aveva un profumo speciale: il pane appena sfornato, il muschio dopo la pioggia e soprattutto il Bosco dei Pini, che si stendeva come un tappeto verde dietro le ultime case del paese. Lì, tra i rami alti e le radici contorte, ci giocavano ogni giorno Lina e Tito, amici da sempre, esploratori da quando avevano imparato a camminare. Lina aveva lunghi capelli neri che sembravano fili di notte e portava sempre con sé un binocolo giallo, anche quando andava a scuola. Tito aveva gli occhi curiosi e un cappello con una piuma di civetta che non si toglieva mai. Insieme, conoscevano ogni angolo del bosco: la tana delle volpi, il tronco cavo dove si nascondeva il gufo e persino il sasso piatto che, se ci battevi sopra tre volte, faceva saltare fuori le lucertole. Quella mattina, mentre camminavano verso la scuola con lo zaino in spalla e il sole ancora basso all’orizzonte, passarono come al solito davanti al bar del paese. Lì, seduti sotto l’ombrellone rosso, alcuni anziani bevevano caffè e parlavano fitto fitto. «Dicono che la settimana prossima arriva la Legnamax...» disse uno, con tono preoccupato. «La ditta di legname? Quella che taglia tutto e se ne va?» mormorò una signora con la sciarpa a fiori. «Proprio quella. Hanno messo gli occhi sul Bosco dei Pini. Vogliono abbatterlo per fare mobili!» Lina e Tito si fermarono di colpo. Si guardarono, senza dire niente. Ma nei loro occhi c’era lo stesso pensiero: No. Non possono farlo. A scuola non riuscivano a stare fermi. Durante l’intervallo radunarono i loro amici dietro la palestra, nel posto segreto dove si nascondevano sempre per giocare. C’erano Giada, che disegnava animali con la velocità di un fulmine, Leo, che sapeva tutti i versi degli uccelli a memoria, Yusuf, esperto in sentieri nascosti, e Nina, con il suo inseparabile binocolo da vera esploratrice.....ACQUISTA IL LIBRO ILLUSTRATOSCHEDA DIDATTICA PER GLI INSEGNANTI📖 Titolo della fiaba: I Guardiani del Bosco dei Pini✍️ Autore: Marco Arezio – Fiabe ecologiche per piccoli cittadini del futuro🎯 Obiettivi Didattici- Rafforzare nei bambini il senso di appartenenza alla natura e la responsabilità verso il territorio.- Educare al concetto di patrimonio naturale collettivo e alla sua tutela.- Stimolare il lavoro di squadra, l’inventiva e la comunicazione attraverso un progetto narrativo e ambientale.- Promuovere una visione positiva e concreta del ruolo attivo dei cittadini, anche piccoli, nella difesa dell’ambiente.- Incoraggiare l’esplorazione dei luoghi naturali vicini alla scuola (orti, parchi, boschi, fiumi).🧠 Competenze Educate- Educazione civica e ambientale- Narrazione, scrittura creativa e comunicazione- Lavoro cooperativo e progettualità- Esplorazione del territorio e osservazione scientifica- Sviluppo dell’empatia e del pensiero critico🧒👧 Età consigliata8 – 12 anni (scuola primaria – classi IV e V, scuola secondaria di I grado – classe I)🌳 Temi Educativi Principali- Difesa degli alberi e dei boschi- Potere della collaborazione tra pari- Scoperta e valorizzazione della biodiversità locale- Riflessione sugli impatti delle attività economiche sull’ambiente- Immaginazione e narrazione come strumenti di cambiamento🕒 Durata delle attività- Lettura + discussione: 45 min- Laboratorio narrativo-artistico: 90 min- Percorso didattico completo: 2-3 incontri interdisciplinari🧰 Materiali Necessari- Testo della fiaba (stampato o letto ad alta voce)- Cartelloni, pennarelli, materiali per disegno o pittura- Mappe del territorio locale (fisiche o digitali)- Smartphone/tablet per registrare suoni e immagini- Eventuali uscite didattiche in ambienti naturali vicini📚 Attività Didattiche Proposte1. 🗣️ Discussione guidata: “E se succedesse nel nostro paese?”- Cosa faresti se volessero abbattere un parco che conosci?- Chi sono i veri "guardiani" della natura oggi?- Può un bambino cambiare le decisioni degli adulti?2. 🎨 Crea il tuo “Museo Vivente della Natura”- Dividere la classe in gruppi: botanici, zoologi, storici, cartografi, narratori.- Ogni gruppo esplora un elemento dell’ambiente locale e lo trasforma in “stazione interattiva” (cartello, mappa, gioco, racconto).- Allestire una visita guidata aperta ad altre classi o ai genitori.3. 📖 Laboratorio di narrazione: “Il mio albero parlante”- Ogni alunno inventa un personaggio-arboreo (come il Pino Parlante).- Scrive una breve storia o dialogo: cosa direbbe l’albero? Che segreti conosce?- Illustrazione e presentazione orale del personaggio.4. 🧭 Mappa esplorativa del quartiere o del parco- Attività outdoor: disegnare una mappa del bosco/parco vicino alla scuola.- Segnare punti importanti: nidi, tronchi cavi, piante rare, rifugi per animali.- Fotografare o registrare suoni della natura per creare un “archivio digitale”.5. 🧪 Esperimento sociale: “Salviamo il nostro albero”- Simulare un dibattito civico: alcuni alunni rappresentano la ditta Legnamax, altri i bambini-esploratori, altri il sindaco e i cittadini.- Ogni gruppo deve esporre le sue ragioni, usare dati, racconti, emozioni.-- Si vota insieme: tagliare o salvare il bosco?✍️ Attività di Scrittura- Diario segreto di Lina o Tito- Lettera al sindaco del proprio comune per difendere un luogo verde- Giuramento dei Guardiani del Bosco, da firmare e appendere in aula- Piccola guida tascabile con “Regole per chi visita il bosco”💬 Frasi da discutere insieme“Questo bosco è la nostra casa. Non solo per noi, ma per gli animali, per le piante, per l’aria che respiriamo.”“Proteggere la natura è un gioco da ragazzi, ma non è un gioco.”“Quando conosci qualcosa davvero, non vuoi più perderla.”“Ogni albero può parlare, se sai ascoltarlo.”✅ Criteri di Valutazione- Partecipazione attiva durante le discussioni- Creatività e cura nelle attività artistiche- Collaborazione nei lavori di gruppo- Comprensione del messaggio ecologico- Capacità di collegare il racconto alla realtà🌈 Messaggio finale per i bambiniOgni bosco ha bisogno dei suoi guardiani. Non serve una bacchetta magica: bastano attenzione, rispetto e un cuore curioso.Con i vostri occhi, le vostre mani e le vostre idee, potete difendere ciò che rende il mondo un posto magico.E ricordate: ogni avventura comincia con un passo nel verde.
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Energia Sottomarina: Le Turbine del Futuro tra Storia, Innovazione e SostenibilitàTecnologie idrocinetiche per sfruttare l’energia delle correnti oceaniche: le turbine sottomarine rivoluzionano la produzione rinnovabiledi Marco ArezioNel cuore degli oceani si sta compiendo una trasformazione tecnologica cruciale per il futuro dell’energia rinnovabile. Una rivoluzione, però, silenziosa. Non produce rumore né impatta il paesaggio, ma è potente e costante. Le turbine sottomarine stanno emergendo come una delle soluzioni più promettenti per produrre energia pulita, stabile e a basso impatto ambientale. Sfruttano la forza costante delle correnti oceaniche e fluviali per generare elettricità, rendendole particolarmente adatte a quelle aree geografiche dove le condizioni marine sono favorevoli e dove il fabbisogno energetico richiede soluzioni non intermittenti. Come funzionano le turbine sottomarine: tecnologia e principi Le turbine idrocinetiche (a volte chiamate anche marine current turbines o turbine mareomotrici) sono dispositivi installati sul fondo marino o fluviale, dove le correnti d’acqua scorrono con velocità sufficiente a generare energia meccanica. Questa energia viene poi trasformata in elettricità tramite generatori integrati. Il principio di funzionamento è simile a quello delle turbine eoliche: il movimento di un fluido mette in rotazione delle pale, che a loro volta azionano un rotore collegato a un generatore. La grande differenza sta nella densità del fluido: l’acqua è circa 800 volte più densa dell’aria, il che consente alle turbine sottomarine di produrre energia con pale molto più piccole e a velocità inferiori. Questa caratteristica permette di ottenere un'elevata produzione energetica anche in spazi limitati, con infrastrutture meno invasive e meglio integrate con l’ambiente circostante. Una fonte costante e prevedibile: vantaggi dell'energia marina Le correnti marine e fluviali sono fenomeni prevedibili e continui, a differenza del vento e del sole che subiscono variazioni giornaliere e stagionali. Questo rende le turbine sottomarine ideali per garantire stabilità e continuità energetica, contribuendo a una rete più sicura e resiliente. Ad esempio, una turbina idrocinetica ben posizionata può funzionare fino al 90% del tempo durante l’anno, contro il 30-35% delle turbine eoliche e il 15-20% degli impianti fotovoltaici. Questo fattore rende l’investimento tecnologico estremamente vantaggioso nel lungo periodo. Inoltre, una turbina sottomarina da soli 3 metri di diametro può produrre fino a 5 MW in condizioni ideali, equivalente a una turbina eolica con un diametro di oltre 180 metri. E tutto ciò, senza modificare il paesaggio. Storia delle turbine sottomarine: dalle prime sperimentazioni al presente L’idea di sfruttare la forza dell’acqua per generare energia ha radici molto antiche. I primi mulini ad acqua, che utilizzavano il flusso dei fiumi per macinare cereali, risalgono all'antichità greco-romana. Ma è solo nel XX secolo che la visione moderna di turbine marine per produrre energia elettrica ha cominciato a prendere forma. Le prime vere sperimentazioni risalgono agli anni ’50 e ’60, soprattutto in Europa, dove si iniziarono a studiare le potenzialità delle maree e delle correnti oceaniche. Il primo progetto operativo su larga scala è stato la centrale mareomotrice di La Rance in Francia, inaugurata nel 1966 e ancora attiva, che sfrutta il dislivello tra alta e bassa marea in una diga appositamente costruita. Tuttavia, le turbine idrocinetiche sottomarine, ovvero quelle immerse completamente e non legate al movimento verticale delle maree, sono una tecnologia più recente. A partire dagli anni 2000, con l’evoluzione dei materiali e delle tecniche di ingegneria sottomarina, sono nati i primi prototipi installati in ambiente reale. Progetti pionieristici sono stati avviati in Regno Unito, Norvegia, Canada e Francia, dove le condizioni di marea e corrente sono particolarmente favorevoli. In tempi più recenti, anche paesi come il Brasile, il Sudafrica e la Corea del Sud hanno iniziato a sviluppare progetti pilota per testare l'efficienza di queste tecnologie in condizioni climatiche e oceanografiche diverse. Oggi, si sta passando da una fase sperimentale a una fase di implementazione commerciale, con dispositivi sempre più efficienti, sicuri ed economicamente competitivi. Impatto ambientale ridotto e integrazione naturale Uno dei vantaggi principali delle turbine sottomarine è il ridottissimo impatto ambientale rispetto ad altre infrastrutture energetiche. Non emettono rumori rilevanti, non rilasciano sostanze inquinanti e non ostacolano la navigazione. Inoltre, a differenza delle dighe o delle centrali nucleari, non alterano l’ecosistema in modo irreversibile. Alcuni studi indicano che le turbine, una volta installate, possono addirittura fungere da rifugio per la fauna marina, trasformandosi in barriere artificiali che favoriscono la biodiversità. Grazie alla bassa velocità delle pale, il rischio di danneggiare pesci o tartarughe è contenuto. Inoltre, la struttura compatta e stabile le rende resistenti a tempeste, tsunami e attività geologica, a condizione che vengano effettuate valutazioni accurate del sito. Progetti in corso nel mondo: una rete globale in espansione Nel mondo, diverse realtà stanno investendo in impianti pilota e progetti commerciali di turbine sottomarine: - In Scozia, l’arcipelago delle Orcadi ospita un importante centro di test per le energie marine, con oltre 30 dispositivi sperimentali installati negli ultimi 10 anni. - In Francia, nella Bretagna, una piattaforma offshore ospita turbine idrocinetiche che sfruttano le forti correnti della Manica. - In Canada, nella Baia di Fundy, si stanno testando dispositivi tra i più potenti al mondo, grazie alle correnti tra le più forti mai registrate. - In Brasile, è stato recentemente installato un impianto commerciale con turbine compatte per fornire energia a comunità costiere isolate. Questi progetti stanno contribuendo alla creazione di una nuova filiera industriale dedicata alle energie marine, con competenze tecniche, ricerca e sviluppo, manutenzione subacquea e digitalizzazione dei sistemi. Un’opportunità per la transizione ecologica Nel contesto globale della decarbonizzazione dell’energia, le turbine sottomarine offrono una risposta concreta al bisogno di energia rinnovabile continua e affidabile. Possono essere combinate con altre fonti, come il solare o l’eolico, per creare mix energetici equilibrati e resilienti, soprattutto per le aree costiere o insulari. La possibilità di installare turbine in prossimità delle coste consente anche un risparmio logistico e una gestione semplificata, favorendo l’indipendenza energetica e riducendo la dipendenza da combustibili fossili. Inoltre, queste tecnologie potrebbero rivoluzionare l’approvvigionamento energetico nei Paesi in via di sviluppo, dove infrastrutture terrestri complesse sono spesso troppo costose da realizzare. Conclusione: sotto la superficie, l’energia del futuro Le turbine sottomarine rappresentano un’evoluzione naturale e necessaria dell’approccio alle energie rinnovabili. Nascono dalla combinazione tra antichi principi (sfruttare la forza dell’acqua) e tecnologie all’avanguardia (materiali compositi, idrodinamica, intelligenza artificiale per la gestione da remoto). Il loro impatto potenziale è enorme: sicurezza energetica, riduzione delle emissioni, valorizzazione delle risorse locali e rispetto per l’ambiente. L’oceano, finora visto solo come riserva alimentare o via di trasporto, diventa oggi un attore centrale nel nuovo paradigma energetico mondiale. E se è vero che il futuro dell’energia sarà sostenibile, allora sarà anche sottomarino.© Riproduzione Vietata
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Rivestimenti Polimerici per Imballi Alimentari in MetalloRivestimenti Polimerici per Imballi Alimentari in Metallodi Marco ArezioLe scatole in metallo per la conservazione degli alimenti hanno una lunga storia ma se nel passato, presentavano delle carenze dal punto igienico e tossicologico, specialmente a causa delle saldature che venivano fatte in lega Sn-Pb, attualmente la qualità dei prodotti costruiti sono decisamente elevate. Oggi la protezione degli alimenti è principalmente affidata allo strato polimerico di rivestimento interno, detto coating, che si frappone tra la parete di metallo e il cibo contenuto. La funzione primaria di questa barriera è quello di proteggere i prodotti alimentari dalla luce, l’ossigeno, gli enzimi, l’umidità, gli inquinanti e i microorganismi che ne comporterebbero la modificazione della struttura dell’alimento e la sua qualità. Lo scopo è anche quello di aumentare la vita utile dell’alimento o della bevanda che in condizioni normali, cioè non inscatolato, si deteriorerebbe con più velocità, in quanto le reazioni biochimiche, enzimatiche e l’attività dei microorganismi farebbero normalmente il loro corso. Quindi, per aumentare la vita degli alimenti, le confezioni in metallo vengono normalmente rivestite con film di resine sintetiche applicate sul foglio metallico ancora piano, film che assume spessori di pochi micron. La scelta del tipo di resina dipende dalle sue caratteristiche meccaniche, chimiche o termiche in base al contenuto che devono ospitare. Qui di seguito possiamo elencare le principali: • Colofonia è costituita principalmente da acido abietico, che viene normalmente additivata con ZnO per controllare le reazioni chimiche che si formano attraverso gli aminoacidi solforati delle proteine. • Resine Viniliche sono della famiglia delle resine termoplastiche, normalmente PVC, che hanno un’ottima resistenza agli acidi, ma hanno il difetto di assorbire i pigmenti degli alimenti. • Resine Fenoliche vengono composte attraverso la polimerizzazione della formaldeide e del fenolo che hanno un’ottima resistenza ai trattamenti termici, al PH e ai grassi. Attraverso il contenuto di formaldeide possiamo identificare due famiglie di resine fenoliche: Novolacche (termoplastiche) e Resoli (termoindurenti). • Resine Epossidiche sono resine termoindurenti costituite dal Bisfenolo A e dall’Epicloridrina che costituiscono il rivestimento più comune negli alimenti in scatola soprattutto nei cibi sott’olio a base di pesce. • Resine Poliestere sono resine termoindurenti ottenute da diversi monomeri come l’Anidride Ftalica, l’Anidride Maleica o l’Acido Fumarico, integrati con oli vegetali e pigmenti. Hanno la caratteristica della flessibilità dando allo strato della parete metallica questa caratteristica. • Resine Epossi-Fenoliche sono il risultato della polimerizzazione delle resine epossidiche con quelle fenoliche attraverso dei catalizzatori. Sono utilizzate come rivestimento trasparente di molte scatole metalliche in cui sono contenute conserve in olio, vegetali o cibi per animali. Per quanto riguarda le caratteristiche tossicologiche esistono norme di legge specifiche che pongono limiti sulla possibile migrazione delle sostanze del packaging negli alimenti, in cui si prendono in considerazione sia la migrazione specifica che la migrazione globale. Tuttavia la comunità scientifica ha dato nuovo impulso agli studi e alle ricerche sugli aspetti tossicologici relativi alle materie plastiche impiegate nell’industria alimentare, con particolare attenzione non più al singolo elemento che costituisce l’imballo, ma tiene in considerazione l’effetto cocktail che è dato da tutti gli elementi che vengono a contatto con il cibo, traslati nel tempo e con caratteristiche termiche differenti. Indubbiamente il cibo o la bevanda contenuti nel packaging al momento dell’imballo hanno determinate caratteristiche, ma a distanza di tempo e in condizioni climatiche differenti, la qualità del cibo che arriva sulla tavola potrebbe essere differente. Quindi sarebbe consigliabile una verificata attraverso un’analisi chimica, a campione, con uno strumento composto da un gascromatografo e uno spettrometro a mobilità ionica che, in modo semplice e rapido, daranno la fotografia, analitica, della qualità del cibo o delle bevande.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - metallo - imballi - packaging Vedi maggiori informazioni sulle materie plastiche
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La Casa che Cammina: Visione, Riciclo e Rinascita della MateriaColori recuperati, carta rigenerata e immaginazione sostenibile in questa opera d'arteQuest’opera nasce come una piccola architettura visionaria, un ibrido tra creatura e macchina, sospesa in un universo nero che la fa vibrare come un organismo luminoso in viaggio nel proprio mondo interiore. Le sue forme geometriche, volutamente instabili e gioiose, evocano un edificio che cammina, una casa nomade dotata di carattere, mentre i dettagli circolari e le figure laterali suggeriscono presenze che osservano, dialogano, si muovono. Tutto appare vivo, in evoluzione, come se la scena appartenesse a un sogno in cui la materia decide di reinventarsi. Il messaggio che arriva allo spettatore è immediato: niente è statico, niente è definitivo. L’opera trasmette un senso di libertà creativa, di gioco, di immaginazione non filtrata. E lo fa con un linguaggio che unisce ironia e profondità, mostrando che anche ciò che nasce da materiali umili—colori riciclati, carta recuperata, pigmenti ridati a nuova vita—può diventare racconto, simbolo, poesia visiva. La superficie è vibrante, imperfetta, volutamente materica: ogni pennellata è memoria di ciò che esisteva prima, trasformato senza cancellarne l’origine. È un’opera che parla di rinascita, di speranza e di possibilità, ma anche di sguardo critico verso ciò che scartiamo. Quel “mondo che cammina”, costruito di geometrie fantastiche e colori riciclati, mostra come la creatività possa superare il concetto stesso di rifiuto, trasformandolo in visione. Guardandola attentamente, si percepisce un equilibrio tra caos e armonia, tra stratificazione e leggerezza: una sorta di macchina emotiva che invita a immaginare mondi in cui tutto può essere ricostruito, reinventato, rimesso in circolo.ACQUISTA IL LIBRO Questa opera non chiede soltanto di essere guardata: chiede di essere ascoltata. Nella sua stravaganza, nella sua architettura quasi infantile e al tempo stesso sofisticata, ci ricorda che la sostenibilità non è solo un gesto tecnico, ma un atto poetico. Un modo per restituire vita alla materia e, forse, anche a noi stessi.L'opera è in vendita in formato 24x36 cm. scrivendo a info@arezio.it © Riproduzione Vietata #marcoarezio #artedelriciclo
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Lo Stereotipo che la Plastica sia un Materiale Artificiale. Vediamo perché No.Si discute su ciò che è naturale e su ciò che è artificiale, seguendo più le mode che i fattidi Marco ArezioSe guardiamo in po' indietro nella nostra storia l’uomo ha prevalentemente usato, per la fabbricazione degli oggetti, ciò che aveva pronto e disponibile, come la pietra, il legno, la pelle e le ossa. In una fase successiva, l’unione tra le materie prime disponibili, l’energia e la conoscenza, ha portato alla creazione di materiali naturali trasformati, facendo nascere il vetro, i metalli e la terracotta per citarne solo alcuni. Questi ultimi, che vengono largamente utilizzati anche al giorno d’oggi, sono comunemente ed erroneamente considerati materiali naturali, frutto di millenari utilizzi da parte dell’uomo, ma che in natura non esistono allo stato del nostro impiego, ma sono frutto della convergenza tra le materie prime naturali e l’ingegno dell’uomo. In epoca molto più recente, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, la proliferazione degli oggetti in plastica nel mercato mondiale, ha cambiato per sempre le abitudini di acquisto e utilizzo dei materiali, sia nell’ambito famigliare che industriale. La plastica, si sa, racchiudeva in sé una serie di vantaggi inarrivabili da parte di altri prodotti, in termini di leggerezza, resistenza, durabilità, colorabilità, economicità, isolamento elettrico, resistenza agli agenti chimici e molti altri vantaggi, che ne hanno fatto un elemento trainante dell’industria e onnipresente nella nostra vita. Durante gli ultimi 60 anni l’uso della plastica ha fatto nascere anche un risvolto di preoccupazione ambientale per la stupidità, l’ignoranza e l’inefficienza dell’uomo nel gestire, come per altri prodotti, il rifiuto che ne derivava dalla fine del suo uso. Non solo questo, ma dobbiamo anche considerare quanto sia stato sbagliato, a volte, l’approccio industriale e commerciale dell’uso della plastica, in cui si è privilegiato l’aspetto economico ad altri, creando quindi oggetti durevoli venduti come usa e getta. Il mondo del packaging, per esempio, ha incarnato perfettamente questa dicotomia, creando imballi con materiali quasi immortali, venduti per un uso di poche ore o pochi giorni. Ma la plastica è un materiale artificiale? L’opinione pubblica considera la plastica il prodotto artificiale per eccellenza, dove vede nella chimica la responsabilità della creazione di un mostro di cui non riusciamo a liberarci. In realtà, le materie prime che compongono la plastica sono naturali quanto il vetro o il metallo, infatti la sua origine è organica, composta da sale, carbone, gas e petrolio, anch’esso naturale, che proviene dalle sedimentazioni millenarie, frutto della decomposizione di animali e vegetali vissuti milioni di anni fa e possono condurre ad una lettura dei materiali plastici del tutto opposta a quella reale. L’aspetto artificiale della plastica è dato esclusivamente, come per molti altri materiali che vengono considerati “naturali”, dalla lavorazione delle materie prime naturali attraverso processi chimici e termici. Dal punto di vista comparativo, la rinnovabilità del vetro, del metallo, dei laterizi, dei legni composti, materiali consideranti antichi e naturali, è identica a quella della plastica, ma un aspetto emotivo e visibile del suo inquinamento ambientale, non causato dal prodotto ma dal suo distorto uso, ne fa un materiale avverso ai più. Quindi, molti materiali considerati naturali, hanno subito trasformazioni, artifizi, attraverso i quali non possono più tornare alla natura autonomamente e in tempi bervi, per cui è necessario che vengano riciclati per tornare in vita molte altre volte. Come abbiamo visto non stiamo solo parlando solo della plastica, ma di una gamma enorme di materiali, nati come naturali e diventati, quasi tutti, artificiali, adattati alle esigenze dell’uomo, con ingegno e sapienza. Quello che non va bene è creare discriminazioni tra elementi, frutto di lobbies, ignoranza e convenienza. Categoria: notizie - tecnica - plastica - materiale artificiale - naturale
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Le Pavimentazioni da Esterno Carrabili in Materiali Totalmente RiciclatiGli scarti da post consumo costituiscono la base di tre tipologie differenti di pavimentazioni modulari carrabili da esternodi Marco ArezioIl settore dell’edilizia è nel pieno della rivoluzione green, che non riguarda solo il recupero degli scarti durante le demolizioni di tutti quei materiali riciclabili, ma anche dei nuovi prodotti che possono essere fatti, in parte o al 100% con materiali riciclati da post consumo. I produttori di articoli edili hanno trovato alcune brillanti soluzioni che possono raggiungere un doppio obbiettivo: creare dei prodotti circolari e ridurre, attraverso il riutilizzo, i rifiuti sul mercato. Nell’ambito delle pavimentazioni modulari per esterni prendiamo in esame tre tipologie differenti di prodotti, che hanno un approccio all’utilizzo dei rifiuti molto diversi tra loro, ma il cui risultato tecnico e architettonico soddisfa pienamente la clientela. I prodotti presi in esame sono: • Masselli autobloccanti in PVC da scarti di cavi esausti • Piastrelle modulari composte da scarti di vetro, bottiglie, sacchetti in PE e scarti di ceramica • Piastrelle modulari composte da scarti misti in plastica non riciclabili, ceneri degli altiforni e scarti di piastrelle. Gli approcci sono differenti, ma la qualità dei prodotti e la funzione di riciclo dei rifiuti ne fa una proposta interessante, da inserire nei cantieri in cui la voce sostenibilità è tenuta in considerazione. Il massello in PVC riciclato e riciclabile è un prodotto in diretta concorrenza con i masselli in cemento, da cui eredita la carrabilità e l’alta resistenza a compressione, ma aggiunge molte altre caratteristiche migliorative, in quanto è completamente isolante, non assorbe liquidi, non viene macchiato da olio o benzina, si taglia facilmente a mano, è verniciabile e non è soggetto all’azione aggressiva dei sali stradali. Inoltre non attinge a risorse naturali, acqua, sabbia, ghiaia e ha un impatto ambientale in fase di produzione molto più limitato rispetto alla produzione del cemento. Le piastrelle modulari formate dagli scarti di vetro provenienti dalla raccolta differenziata, mischiati con i rifiuti in PE e gli scarti di ceramica, sono una buona soluzione non solo per il riciclo composto da materiali diversi, ma anche per la durabilità dell’elemento che vede nella ceramica e soprattutto nel vetro una robustezza nel tempo importante. Anche queste piastrelle sono carrabili, resistono ai sali stradali e all’abrasione della circolazione veicolare, in virtù del macinato di vetro contenuto. Infine, le piastrelle modulari costituite dai rifiuti non riciclabili della raccolta differenziata, mischiati con le ceneri degli altiforni e con gli scarti delle piastrelle esauste macinate, danno un gradevole aspetto estetico al pavimento e un ottimo passaporto green sul riciclo in quanto, utilizzano due componenti classificati come rifiuti non riciclabili e quindi da smaltire in discarica, quindi ben oltre i materiali riciclati tradizionali. Sono piastrelle modulari che vengono impiegate normalmente i passaggi pedonali, piazze e marciapiedi rendendo sostenibile l’intervento di ripristino edile dell’area.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - pavimentazioni - edilizia
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Il Mercato Deregolamentato delle Energie Rinnovabili Attrae InvestitoriIl solare e l’eolico Brasiliano sono diventati interessanti per dimensioni e potenzialitàIl Brasile è un paese che ha sempre destato forti interessi speculativi da parte degli investitori internazionali, prima ancora che industriali, trovando in esso un fertile terreno di conquista. Possiamo ricordare lo sfruttamento indiscriminato della foresta amazzonica per il legname, gli allevamenti intensivi di animali da macello, per soddisfare la crescente richiesta della carne sulle tavole di tutto il mondo e, non ultimo, la coltivazione su larga scala di colture per i biocarburanti e per il foraggio. In un mondo così globalizzato, la problematica energetica ha investito anche il Brasile, che ha introdotto una serie di iniziative nel settore delle energie rinnovabili. La vastità del paese e le sue potenzialità nel campo dell’eolico e del solare, hanno spinto alcune società energetiche locali a intraprendere un passo verso la collaborazione con società internazionali, dotate di strutture e liquidità necessarie per affrontare una sfida così promettente. Infatti, TotalEnergies (TTE) e Casa dos Ventos (CDV), il principale sviluppatore brasiliano di energia rinnovabile, hanno annunciato la creazione di una joint venture 34% (TTE)/66% (CDV) per sviluppare, costruire e gestire il portafoglio rinnovabile di Casa Dos Ventos. Questo portafoglio include 700 MW di capacità eolica onshore in funzione, 1 GW di eolico onshore in costruzione, 2,8 GW di eolico onshore e 1,6 GW di progetti solari in fase di sviluppo avanzato (COD entro 5 anni). Inoltre, la neonata JV avrà il diritto di acquisire i progetti in corso e nuovi, che sono o saranno sviluppati da CDV man mano che giungono alla fase di esecuzione. La JV potrà così favorire congiuntamente la propria crescita accedendo ad un portafoglio aggiuntivo di almeno 6 GW, che CDV continuerà ad ampliare. TotalEnergies pagherà un corrispettivo in contanti di $ 550 milioni (R $ 2.920 milioni) e fino a $ 30 milioni (R $ 159 milioni) per completare l'acquisizione. Inoltre, TotalEnergies avrà la possibilità di acquisire un'ulteriore quota del 15% del capitale della JV dopo 5 anni. TotalEnergies sosterrà la JV accelerando la sua crescita grazie alla sua presenza globale nel mercato Corporate PPA, al suo potere d'acquisto derivante dalla sua dimensione mondiale, alla sua esperienza commerciale adatta al mercato brasiliano e al suo solido bilancio, che consentirà alla JV di migliorare i suoi finanziamenti. CDV, che ha sviluppato il 25% degli asset eolici onshore in funzione oggi in Brasile, porterà alla JV la sua profonda conoscenza del mercato brasiliano e un portafoglio di altissima qualità, passando da un modello di business da sviluppatore a produttore. "Dopo Adani Green in India e Clearway negli Stati Uniti, sono lieto di questa nuova importante partnership in Brasile, con Casa dos Ventos, leader nell'energia eolica onshore. Con questa transazione, TotalEnergies acquisisce una posizione di leadership nel mercato Brasiliano delle energie rinnovabili, uno dei mercati più dinamici al mondo. Questo mercato si adatta alla nostra strategia di trarre vantaggio dalla crescita dei mercati energetici deregolamentati, che è cruciale per la transizione energetica", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies. "Con un totale di 12 GW in funzione, costruzione e sviluppo, sia eolico che solare, questa transazione è un ulteriore passo nell'ambizione di TotalEnergies di raggiungere i 100 GW di produzione rinnovabile entro il 2030, e nella sua trasformazione in un'azienda multi-energia sostenibile e redditizia.”“La partnership tra Casa dos Ventos e TotalEnergies è stata strutturata per massimizzare le complementarità e le sinergie tra le aziende. Oltre alla sua solidità finanziaria, l'impronta globale di TotalEnergies contribuirà all'espansione del nostro portafoglio clienti e migliorerà le nostre conoscenze in nuovi campi della transizione energetica. Siamo fiduciosi che questa partnership ci collochi in un ruolo strategico per guidare l'agenda dell'energia sostenibile in Brasile", ha affermato Mario Araripe, fondatore e presidente di Casa dos Ventos. Informazioni su Casa dos Ventos Casa dos Ventos è una società energetica Brasiliana che sviluppa, costruisce e gestisce progetti da fonti rinnovabili. Responsabile di una delle più grandi campagne di misurazione del vento al mondo, l'azienda ha sviluppato un progetto eolico su quattro in funzione in Brasile. Per continuare il suo ruolo di rilievo nel settore, Casa dos Ventos detiene il più grande portafoglio di progetti eolici e solari in fase di sviluppo nel paese, con circa 20 GW. L'azienda è anche un fornitore leader di soluzioni energetiche per supportare i consumatori nella loro transizione energetica. Casa dos Ventos è firmataria del Global Compact delle Nazioni Unite e opera in linea con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e le migliori pratiche ESG, preservando i biomi locali, sviluppando progetti sociali nelle comunità in cui è presente e contribuendo a un'economia a basse emissioni di carbonio. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originario in Italiano. Fonte: TotalEnergy
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Calcestruzzo Riciclato: Un uso ancora troppo LimitatoEconomia Circolare: Calcestruzzo Riciclato e Sostenibilità nella Produzione Industrialedi Marco ArezioNella produzione industriale le linee guida sull’economia circolare stanno entrando in modo prepotente e stabilmente in tutte le aziende.Questo è dovuto a diversi fattori: un nuovo approccio culturale della popolazione che è sempre più attenta all’ambiente, un fattore politico che sposa in pieno le aspettative della gente, nuove regole di carattere finanziario-assicurativo che valuta il livello di rischio delle aziende in base al loro scostamento rispetto ad una impronta carbonica media e, infine, ad una reale necessità di una maggiore sostenibilità dei consumi. Nel campo delle costruzioni la quota dei materiali che vanno in discarica rimane estremamente alta con conseguenze ambientali importanti, non solo per la quantità dei rifiuti che non vengono rimessi in circolazione come nuove materie prime, ma anche a causa del continuo approvvigionamento di nuove materie prime incidendo sulle risorse naturali dell’ambiente. A partire dalla progettazione, gli edifici dovrebbero essere pensati per poter essere costruiti con la quota maggiore di materiali riciclati e, una volta a fine vita, alla demolizione dovrebbe seguire un’attività di recupero di tutti quei materiali che potranno nuovamente essere impiegati per nuove costruzioni. Quali sono i vantaggi nel riciclare il calcestruzzo? A differenza di altri materiali da riciclare, come per esempio le plastiche, la provenienza dello scarto del calcestruzzo contempla la presenza di inerti di cui si conosce la provenienza naturale. Quindi, il riciclo del materiale proveniente dalle demolizioni di edifici può essere facilmente gestito e, la quota che se ne ricava nell’ambito di una demolizione, è generalmente elevata. Il riutilizzo del materiale riciclato porta a una serie di vantaggi: • Minor costo dell’inerte riciclato rispetto a quello naturale • Minor materiale da avviare alla discarica • Inferiore impronta carbonica per un edificio realizzato con calcestruzzi riciclati rispetto ad uno realizzato con inerti naturali • Costi e impatti ambientali dei trasporti inferiori Nelle composizioni delle ricette di calcestruzzo con elementi riciclati possiamo annoverare i seguenti materiali: • Frantumato di demolizione, pulito e di colore uniforme • Frantumato di mattoni, pulito e non inquinato • Frantumato di vetro da post consumo • Ceneri volanti espresse in aggregati leggeri • Frantumati in pietra come massicciate o muri di contenimento • Sabbie di fonderia solo se pulita ed uniforme Ma vediamo quale può essere il comportamento di un calcestruzzo realizzato con inerti riciclati rispetto ad uno con inerti naturali:• L’impiego di inerti riciclati fino ad una quota del 20% non ha effetti sulla resistenza a compressione del calcestruzzo, mentre una miscela del 100% di inerti riciclati porta ad una resistenza di circa il 20% della resistenza a compressione • La durabilità nel tempo, a parità di resistenza, non ha influenza sulla percentuale di uso degli inerti riciclati rispetto a quelli naturali • La rigidità del manufatto con un impiego entro il 20% di inerti riciclati non subisce modifiche sostanziali, mentre per un uso al 100% si dovrà considerare una riduzione della rigidità intorno al 10% • Per quanto riguarda la lavorabilità della miscela non sono state notate riduzioni della stessa utilizzando inerti riciclati fino ad una quota del 20%. • Utilizzando quote superiori al 20% di inerti riciclati la caduta della lavorabilità della pasta cementizia può essere sostanziale, la cui conseguenza principale è la maggior richiesta di acqua per rendere lavorabile l’impasto. Questo a causa dell’irregolarità degli inerti che aumentano la loro superficie specifica, del maggior assorbimento di acqua dell’inerte frantumato e per la presenza di particelle di cemento non idratate. In questo caso è importante l’uso di additivi plastificanti per ridurre l’uso dell’acqua nell’impasto così da non compromettere la resistenza meccanica. Per quanto riguarda l’impatto ambientale degli aggregati naturali bisogna considerare che la loro escavazione richiede 20 MJ/t di energia da combustione e 9 MJ/t di energia elettrica, mentre la loro frantumazione ne richiede, rispettivamente, 120 MJ/t e 50 MJ/t. Mentre l’impatto ambientale degli aggregati riciclati da rifiuti di demolizione può essere valutato in 40 MJ/t di energia da combustione e 15 MJ/t di energia elettrica. In merito alle resistenze meccaniche tra un calcestruzzo realizzato con aggregati riciclati e uno con aggregati naturali, che possiamo vedere nella tabella in fondo all’articolo , fatto salvo quanto detto sopra i dati tecnici sono molto simili.Categoria: notizie - rifiuti edili - economia circolare Vedi maggiori informazioni sull'argomento
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Difetti di iniezione con materiali riciclati: striature superficialiDa cosa sono causati i difetti di iniezione e come è possibile risolverli quando si utilizzano dei polimeri riciclati? di Marco ArezioCi sono dei difetti estetici che potrebbero formarsi durante il lavoro di iniezione utilizzando dei granuli rigenerati, che siano da provenienza post consumo o post industriali. Il granulo post consumo si presta maggiormente, in ogni caso, alla possibile creazione di difetti estetici in quanto la composizione polimerica del granulo stesso può comprendere frazioni di materiali non del tutto omogenei (PP/PE per esempio). Le carenze estetiche espresse in striature superficiali, dette anche marmoree, normalmente non causano un difetto tecnico del prodotto stampato, ma solitamente un difetto estetico che, in ogni caso, può comportare il rifiuto del prodotto da parte del cliente finale. Abbiamo già affrontato l’argomento che riguarda la riconsiderazione degli aspetti estetici dei manufatti realizzati con un granulo riciclato, in presenza di piccoli difetti, in un’ottica di incremento della circolarità dei rifiuti plastici, proprio per avere un giudizio corretto sulle aspettative estetiche di prodotti che impiegano la plastica riciclata. Nella fase di stampaggio, la plastica utilizzata come materia prima, raggiunge temperature tra i 175° e i 400°, in base al materiale utilizzato, creando vari processi di trasformazione all’interno della massa fusa. L’acqua viene vaporizzata, e alcuni additivi e polimeri a basso peso molecolare si potrebbero degradare producendo sostanze volatili che accompagneranno la massa fusa all’interno dello stampo. Inoltre la velocità di stampaggio potrebbe agire sulle molecole polimeriche creando una certa percentuale di degradazione plastica. A causa della differenza di densità tra la massa fusa, le sostanze volatili e quelle degradate, ci sarà all’interno dello stampo una separazione tra le parti più pesanti e quelle più leggere, dove queste ultime arriveranno per prime verso le pareti dello stampo stesso, seguite poi dalla massa fusa, di cui si sporcheranno. Quindi, qualsiasi parte volatile e/o degradata che verrà spinta verso la parete dello stampo dal polimero riciclato fuso, creerà sulle pareti del prodotto finito, striature o parti marmorizzate che possono essere antiestetiche. Le cause di questi difetti si possono riassumere in: • Umidità del materiale • Degrado delle parti in plastica a causa dell’alta temperatura • Tempi di stampaggio eccessivi con degradazione dei polimeri • Contropressione troppo bassa • Punti di iniezione troppo piccoli che potrebbero degradare la materia prima • Eccessiva usura del mandrino • Sporco vicino ai punti di espulsione del gas nello stampo o numero insufficiente di punti In considerazione di quanto sopra esposto, per evitare o ridurre questi fenomeni antiestetici, bisognerebbe prendere tutti gli accorgimenti necessari per la regolazione dei parametri macchina e stampo, oltre a verificare, attraverso lo studio del DSC del polimero riciclato da usare, il peso delle componenti che potrebbero degradare.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - iniezione - stampi - produzione
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Esiste una Relazione tra l’Inflazione Mondiale e i Trasporti Marittimi?Esiste una Relazione tra l’Inflazione Mondiale e i Trasporti Marittimi?di Marco ArezioIl trasporto marittimo dei containers è diventato quasi proibitivo per le aziende che ne devono usufruire a causa degli aumenti incontrollati che, nel corso dell’anno, hanno fatto lievitare i prezzi dei containers.Ci sono dei porti cinesi come quello di Yantian nel sud del paese, uno dei più trafficati della Cina, che a fine maggio ha comunicato, a seguito della situazione pandemica locale, che non avrebbe più accettato containers, creando un’immensa congestione di navi all’imbocco del porto. Le attività portuali stanno ora lentamente tornando alla normalità ma ci sono ancora bloccate circa 140 navi in attesa di avere l’autorizzazione al carico o allo scarico, con il conseguente rallentamento delle nuove in arrivo. Dopo il problema dei ritardi registrati nel canale di Suez a Marzo a causa dell’incagliamento di una nave, la poca disponibilità di containers liberi ha fatto crescere esponenzialmente il prezzi, portando il prezzo di un container da 40” sulla rotta Shangai- Rotterdam a 11.196 UDS, valore 7 volte superiore rispetto ad un anno fa. L’attuale livello di prezzi e l’estrema lunghezza dei tempi di consegna delle merci sta mettendo in seria difficoltà il commercio mondiale, nel momento in cui ci si aspettava una ripresa dopo la fase più acuta della pandemia. Questa situazione internazionale incide fortemente sul prezzo delle merci e, a sua volta, sull’inflazione dei paesi che importano i prodotti trasportati via nave. Infatti, la Federal Reserve negli Stati Uniti, ha aumentato le previsioni inflazionistiche in quanto le merci in arrivo hanno prezzi decisamente più cari rispetto allo scorso anno e la disponibilità delle stesse è inferiore alla domanda. Mentre si apprezza un generale calo dei prezzi delle materie prime, dopo aumenti incredibili negli ultimi mesi, il loro costo, con il trasporto incluso, non da nessun beneficio al cliente finale. Ma la mancanza di containers liberi non dipende solo dalla congestione dei porti dovuti al COVID, ma anche da nuove regole apportate dall’Organizzazione Marittima Mondiale che ha imposto a tutte le compagnie di navigazione di abbassare la quota di zolfo nell’olio combustibile dal Gennaio 2020, portandolo dal 3,5% allo 0,5%. Questa nuova normativa ha portato alla rottamazione di molte navi vecchie e il revamping di altre, comprese i portacontainers, facendo diminuire la flotta circolante ed aumentare i prezzi dei noli.
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Estrazione Metalli Preziosi dai Rifiuti RAEE: Primo Impianto in ItaliaI Rifiuti RAEE sono tra quelli meno riciclati ma con più alto valore aggiuntodi Marco ArezioProviamo a pensare quanti telefonini ci passano nelle mani nel corso della nostra vita, quante volte portiamo a riparare un ferro da stiro e ci viene detto, non ne vale la pena buttalo e compratene un altro. Facciamo scorrere i pensieri nella nostra mente e mettiamo a fuoco quante volte abbiamo sostituito un computer, un asciugacapelli, una stampante e molti altri elettrodomestici che sono invecchiati prematuramente o perché volevamo l’ultimo modello dell’anno. Il frutto negativo del nostro benessere porta alla creazione di milioni di tonnellate di rifiuti nel mondo che restano, ad oggi, di difficile gestione se comparati con altri rifiuti di più facile riciclo. Ma i cosiddetti RAEE, sono in realtà di altissimo valore se fossimo capaci di estrarre i componenti preziosi che contengono, parliamo di oro, argento, palladio e rame, solo per fare qualche esempio. Invece, la maggior parte delle volte finiscono in discarica, o vanno ad alimentare il riciclo clandestino in paesi poveri, con implicazioni ambientali e di salute per i lavoratori molto serie. In Italia, Iren Ambiente, una società del gruppo Iren, realizzerà un impianto per il trattamento dei rifiuti RAEE, con lo scopo di estrarre tutti i materiali preziosi che i rifiuti elettrici ed elettronici contengono. L'impianto effettuerà due fasi di lavoro: la prima dedicata al disassemblaggio delle schede, la seconda alla separazione e affinazione dei metalli preziosi tramite un processo idrometallurgico. Il processo, oggetto di un articolo comparso qualche settimana fa sul portale del riciclo rMIX, avrà un ciclo di lavoro con un basso impatto ambientale e un dispendio contenuto di CO2, rispetto alla tradizionale estrazione di minerali preziosi in miniera. L’impianto di lavorazione dei RAEE, con l’estrazione dei metalli preziosi, sarà collocato in Toscana e dovrebbe essere operativo nella seconda metà del 2023, con il preciso scopo di favorire la filiera delle lavorazioni orafe attive nella regione. Categoria: notizie - RAEE - economia circolare - riciclo - rifiuti - metalli preziosi
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Il viaggio in treno più lungo del mondo: 18.775 km di lentezza e meravigliaUn’avventura epica da Lisbona a Singapore, attraverso due continenti, per riscoprire il piacere di viaggiare lentamente e in armonia con il pianetadi Marco ArezioHai mai sognato di lasciare tutto alle spalle e lanciarti in un viaggio senza fretta, dove l’unico obiettivo è vivere ogni momento? Immagina di salire su un treno, abbandonare la vita quotidiana, e abbracciare un’avventura che attraversa due continenti per 18.775 chilometri di binari e tredici fusi orari. Un viaggio che è un inno alla lentezza, un percorso fatto di incontri inaspettati, paesaggi che scorrono come un sogno e stazioni che diventano tappe indimenticabili. Lasciati cullare dal ritmo del treno, scopri la bellezza del mondo che cambia lentamente al di là del finestrino, e vivi un’esperienza fuori dagli schemi, romantica e avventurosa. Non è solo una destinazione, ma un modo di riscoprire il piacere del viaggio, il contatto umano e la meraviglia di ogni singolo istante. Un Biglietto per l'Infinito Tutto è iniziato con un sogno: abbandonare la routine, vivere senza fretta e attraversare il mondo come mai prima, lasciandosi cullare dal ritmo del treno e dagli incontri inaspettati. Con un biglietto in mano, sono salito su un treno a Lisbona, in Portogallo, destinazione finale Singapore. Questo non è stato solo un viaggio: è stato un cammino di 18.775 chilometri attraverso due continenti e tredici fusi orari, una celebrazione della lentezza, dell’esplorazione autentica e dell’incontro con il mondo. Non si trattava di arrivare da qualche parte, ma di vivere ogni istante. Un treno che scivola lungo i binari, il paesaggio che cambia fuori dal finestrino, un film senza fine che ti invita a rimanere sempre immerso nella sua storia. Nessuna fretta, nessuna destinazione troppo urgente. Solo il qui e ora, vissuto nel più romantico dei modi. Il Sogno Europeo Il viaggio inizia dolcemente, cullato dalle coste portoghesi. Il vento dell’Atlantico accarezza i vetri del treno mentre ci si inoltra in Spagna, tra i campi dorati della Castiglia, attraversando cittadine medievali che emergono come gioielli tra le colline. Ogni curva, ogni stazione ha una storia da raccontare. Parigi appare come un abbraccio senza tempo, un invito a sorseggiare un caffè su una terrazza lungo la Senna. Ma il treno chiama e il viaggio riprende, verso l’Est, attraversando Germania, Polonia e Bielorussia. Tra fitte foreste e piccoli villaggi, la vita pulsa nella sua autenticità. Ogni stazione è un piccolo microcosmo da esplorare, ogni fermata un assaggio di una cultura diversa, un sorriso nuovo, una lingua da scoprire. Attraverso l'Immensa Russia Poi arriva la Transiberiana, l'immenso cuore del viaggio. La Russia si stende davanti come un tappeto infinito, con il treno che diventa una casa lontano da casa. È un mondo a parte: si impara a svegliarsi al ritmo dell’alba, a leggere, a scrivere, a perdersi nei propri pensieri mentre il panorama scivola via, tra fiumi ghiacciati e foreste senza fine. Le conversazioni con i compagni di viaggio sono serate di scambio, di storie che intrecciano vite da ogni angolo del globo. Gli Urali segnano il passaggio dall'Europa all'Asia, e la Siberia si svela, vasta e selvaggia. Il treno è un luogo di condivisione, un rifugio che avvicina le persone, rendendo ogni volto, ogni sorriso, parte di una storia più grande. L’Asia che Sorprende Da Vladivostok il treno corre verso la Cina. Qui il mondo si trasforma, diventa un vortice di colori, suoni e odori. Città come Pechino e Shanghai raccontano di modernità, mentre nelle campagne il tempo sembra essersi fermato, tra risaie e templi silenziosi. Attraversare il Vietnam e la Cambogia significa entrare in un regno dominato dalla natura, con giungle lussureggianti e fiumi che brillano alla luce del tramonto. Ogni stazione è una nuova scoperta: volti sorridenti, profumi esotici, mercati che pullulano di vita. La natura ti avvolge, e l’anima dei luoghi ti entra sotto pelle, rendendo ogni tappa un ricordo indelebile. Singapore, il Traguardo e un Nuovo Inizio Dopo settimane in movimento, Singapore accoglie con il suo scintillio ultramoderno. Ma ciò che conta non è la fine del viaggio, è tutto quello che è avvenuto lungo il tragitto. La gentilezza delle persone incontrate, la magnificenza dei paesaggi che scorrevano al di là del finestrino, la meraviglia che ogni giorno regalava. Ogni chilometro è stato un passo verso la scoperta di se stessi e del mondo. Il Viaggio Lento come Scelta di Vita Questo non è solo un viaggio. È un manifesto. Un invito a rallentare, a riappropriarsi del tempo, a vivere ogni attimo come un dono prezioso. Viaggiare lentamente, scegliere il treno, significa abbracciare un’altra filosofia: quella della sostenibilità, del rispetto per il nostro pianeta, della connessione profonda con le persone e i luoghi. Attraversare il mondo sui binari è un atto di ribellione contro la velocità frenetica dei nostri tempi. È una scelta di vivere nel momento, di abbracciare il mondo con curiosità e rispetto. Non è solo un viaggio: è un cammino verso un modo di vivere più consapevole e autentico. Perché Fare un Viaggio Così? Perché fare un viaggio così? La risposta è semplice e allo stesso tempo profonda: per riscoprire il valore del tempo. In un’epoca in cui ogni minuto è scandito da obiettivi e scadenze, un viaggio lento è un atto di resistenza. È un modo per riprendere possesso della propria vita, per decidere di assaporare ogni istante senza l’urgenza di arrivare da qualche parte. Il treno ti offre il lusso della contemplazione, di vedere il mondo che cambia un chilometro alla volta, e di sentirti parte di un qualcosa di molto più grande. È un’esperienza che ti trasforma, perché ti mette in connessione non solo con i luoghi, ma con le persone. Le chiacchierate con gli sconosciuti, le risate condivise, le storie che diventano parte del tuo viaggio sono il vero tesoro di un’avventura come questa. Non si tratta di una fuga dalla realtà, ma piuttosto di un ritorno alla realtà più autentica, dove le persone e i luoghi contano più della destinazione finale. Fare un viaggio così significa anche abbracciare la sostenibilità. Ridurre la propria impronta ecologica, scegliere di viaggiare in un modo che rispetta l’ambiente e che si allontana dalla frenesia dei voli aerei e delle autostrade. È un modo per vedere il mondo senza fretta, senza distruggere ciò che lo rende meraviglioso. Infine, un viaggio così è un’opportunità per riscoprire se stessi. La lentezza ti permette di riflettere, di riconnetterti con i tuoi pensieri e di ascoltare davvero quello che hai dentro. Non c’è niente di più rigenerante che svegliarsi al ritmo del sole, scrivere, leggere e osservare il mondo scorrere, mentre il treno continua il suo viaggio. Ogni istante è un dono, ogni finestrino una nuova prospettiva. E tu, sei pronto a salire a bordo e lasciarti trasportare dall'avventura?© Riproduzione Vietata
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Cerca Aziende di Polimeri Plastici Riciclati con rMIX: la Directory Italiana dell’Economia CircolareTrova fornitori e clienti di polimeri plastici riciclati in Italia e all'estero con rMIXNel mondo del riciclo e della sostenibilità ambientale, i polimeri plastici riciclati rappresentano una risorsa strategica in forte crescita. Il portale rMIX, punto di riferimento per l’economia circolare in Italia, offre una sezione dedicata alle aziende che operano nel settore del riciclo delle plastiche: la sottocategoria “Polimeri Riciclati” della pagina “Cerca Aziende”. Grazie a questa directory, è possibile individuare in pochi click produttori, trasformatori e distributori di polimeri plastici rigenerati, ideali per applicazioni industriali, packaging sostenibile, edilizia, automotive e molto altro. Una Directory Specializzata nel Riciclo delle Plastiche La sezione “Aziende+Polimeri Riciclati” del portale rMIX è progettata per offrire una ricerca mirata e professionale delle imprese attive nel riciclo dei materiali plastici. La pagina raccoglie un elenco di aziende italiane che operano nella rigenerazione di: - Polietilene (PE) ad alta e bassa densità - Polipropilene (PP) - Polistirene (PS) - PET riciclato (rPET) - Polistirolo - PVC - Tecnopolimeri da riciclo industriale Le aziende presenti sono selezionate per attività, esperienze nel settore e impegno concreto verso l’economia circolare. Ogni scheda aziendale include informazioni dettagliate su: - Prodotti disponibili (granuli, flakes, compound, semilavorati) - Provenienza dei materiali (post-consumo, post-industriale) - Contatti diretti e link al sito web Perché utilizzare rMIX per cercare aziende di polimeri riciclati? Se sei un professionista dell’industria plastica, un buyer di materie prime seconde, un progettista eco-consapevole o un operatore ambientale, la directory rMIX è il luogo giusto per trovare partner affidabili e fornitori qualificati. I vantaggi della piattaforma: - Indicizzazione settoriale precisa - Motore di ricerca interno con filtri personalizzati - Accesso e senza registrazione obbligatoria In un settore in rapida evoluzione come quello della plastica riciclata, trovare rapidamente chi produce qualità certificata è essenziale per garantire l’efficienza dei propri processi produttivi e il rispetto delle normative ambientali. Posizionati nel mercato della plastica riciclata Hai un'azienda che lavora nel settore dei polimeri plastici riciclati? Essere presenti nella directory di rMIX significa aumentare la visibilità su Google e nei confronti di una community altamente specializzata. Iscrivendoti al portale, potrai: - Pubblicare la tua scheda aziendale completa - Essere trovato da potenziali clienti o partner commerciali - Accedere a una rete attiva di imprese e operatori dell’economia circolare - Ottenere maggiore autorevolezza nel settore del riciclo Visita la pagina dedicata ai Polimeri Riciclati Non perdere l’opportunità di esplorare l’unica directory italiana interamente focalizzata sull’economia circolare. Visita ora la sezione dedicata ai Polimeri Riciclati su rMIX e inizia a costruire una filiera più sostenibile per i tuoi progetti industriali. - Polimeri riciclati: Offerte/richieste - Polimeri riciclati: Aziende
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Terra dei Fuochi: Emergenza Ambientale e Sanitaria tra Napoli e CasertaAnalisi approfondita sull'inquinamento, il traffico illecito di rifiuti e le soluzioni innovative per la bonifica e la rigenerazione di un territorio in crisidi Marco ArezioTra le province di Napoli e Caserta si estende un territorio dall’aspetto malinconico e dall’impronta indelebile: la Terra dei Fuochi. Questo nome, evocativo e al contempo sinistro, richiama alla mente immagini di fiamme perpetue e incendi dolosi, simboli di decenni di inquinamento ambientale e criminalità organizzata. In questo articolo analizzeremo, in profondità, come una gestione illecita dei rifiuti e una cronica mancanza di controlli abbiano trasformato un’area un tempo fertili in una zona di emergenza sanitaria ed ecologica. Esploreremo le origini storiche del fenomeno, l’impatto sulla salute pubblica, le implicazioni economiche e sociali, e infine proporremo possibili soluzioni per prevenire ulteriori disastri e avviare un percorso di bonifica e rigenerazione. Radici Storiche di un Disastro Annunciato Il fenomeno che oggi viene definito “Terra dei Fuochi” affonda le sue radici negli anni ’80 e ’90. In quel periodo, il settore dello smaltimento dei rifiuti divenne terreno fertile per il traffico illecito e per la criminalità organizzata. Aziende industriali, in particolare provenienti dal Nord Italia e da altri paesi europei, si trovarono a cercare soluzioni a basso costo per eliminare i propri scarti tossici. Queste imprese, spaventate dai costi di una gestione corretta e conforme alle normative ambientali, si rivolsero a intermediari privi di scrupoli, capaci di offrire “servizi” di smaltimento clandestino. La soluzione adottata fu quella di seppellire tonnellate di materiali pericolosi in siti apparentemente inutilizzabili: vecchie cave, terreni agricoli e persino sotto le strade. La strategia criminale era duplice: da un lato si evitavano costi elevati e controlli stringenti, dall’altro si sfruttava una burocrazia lenta e spesso inefficace. Con il passare degli anni, l’accumulo di rifiuti tossici si è trasformato in una vera e propria bomba ambientale, pronta a esplodere in conseguenze catastrofiche per la salute e l’ecosistema. L’Inquinamento: Un Processo Inarrestabile e Multidimensionale Contaminazione del Suolo e delle Falde Acquifere La contaminazione che caratterizza la Terra dei Fuochi è un fenomeno multifattoriale. I rifiuti pericolosi seppelliti in profondità hanno alterato la composizione del suolo, rendendolo improprio per l’agricoltura e per qualsiasi forma di vita vegetale. L’assenza di una corretta bonifica ha permesso alle sostanze chimiche di infiltrarsi nelle falde acquifere, compromettendo la qualità dell’acqua potabile. Diversi studi hanno evidenziato come, nelle zone interessate, i livelli di metalli pesanti, diossine e altre sostanze tossiche superino abbondantemente le soglie di sicurezza, rendendo la contaminazione un problema diffuso e pervasivo. L’Impatto sull’Aria e il Rischio di Esposizione Oltre al suolo e alle acque, l’aria soffre le conseguenze dei roghi clandestini, praticati quotidianamente per smaltire rapidamente materiali plastici e scarti industriali. Quando questi incendi si innescano, rilasciano nell’atmosfera composti altamente tossici quali diossine e furani, responsabili di gravi danni alla salute umana. L’esposizione prolungata a queste sostanze è stata collegata a un aumento significativo dei casi di malattie respiratorie, allergie e, soprattutto, di tumori. La situazione, divenuta insostenibile per le comunità locali, richiede un intervento urgente e coordinato. Un’Emergenza Sanitaria di Proporzioni Drammatiche Effetti sulla Salute Pubblica Numerosi studi epidemiologici condotti nell’area della Terra dei Fuochi hanno messo in luce un incremento allarmante dell’incidenza di malattie gravi. In alcune zone, la mortalità per tumore ha registrato incrementi fino al 47% nel decennio compreso tra il 2012 e il 2021. Oltre ai tumori, i residenti presentano un’elevata incidenza di malformazioni neonatali, patologie respiratorie croniche e altre complicazioni legate all’esposizione prolungata a sostanze tossiche. I dati, supportati da ricerche condotte da enti accademici e istituzioni sanitarie, evidenziano come la salute della popolazione sia in perenne stato di allerta e come i rischi derivanti dall’inquinamento possano essere irreversibili. Il Carico Emotivo e Sociale per le Comunità Non meno importante è l’impatto psicologico e sociale che questa crisi ambientale ha avuto sulle comunità locali. Vivere quotidianamente in un’area contaminata, dove l’aria è irrespirabile e il suolo malato, genera un senso di impotenza e disperazione. Le famiglie sono costrette a convivere con il peso della malattia e con l’angoscia di un futuro incerto. In molti casi, si assiste a un progressivo spopolamento delle aree colpite, in cui la fuga dalla contaminazione diventa l’unica soluzione per cercare un ambiente più sano. Il Fallimento delle Istituzioni e la Condanna Internazionale Un Sistema Istituzionale Inefficace La risposta delle istituzioni all’emergenza ambientale della Terra dei Fuochi si è dimostrata fin troppo lenta e frammentaria. Negli anni, sono state avanzate numerose promesse di intervento e bonifica, ma la mancanza di un coordinamento efficace e di risorse adeguate ha impedito la realizzazione di progetti concreti. La burocrazia, spesso caratterizzata da lentezza e da una mancanza di trasparenza, ha favorito il perpetuarsi della crisi, dando spazio a ulteriori abusi e a nuove violazioni ambientali. La Condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo Il clamoroso episodio della condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha rappresentato un punto di svolta nella percezione internazionale del disastro. La sentenza, che ha denunciato la mancata protezione dei cittadini della Terra dei Fuochi, ha sottolineato come lo Stato debba assumersi la responsabilità per l’incapacità di intervenire tempestivamente. Questo giudizio ha acceso i riflettori sulla necessità di riformare il sistema di controllo e di rafforzare i meccanismi di tutela ambientale e sanitaria. La condanna non solo ha un impatto simbolico, ma evidenzia anche la necessità di un ripensamento strutturale nella gestione delle crisi ambientali in Italia. Verso Soluzioni Concrete: Proposte e Strategie per il Futuro Bonifica e Decontaminazione: Una Priorità Immediata Di fronte a un quadro così desolante, la bonifica del territorio deve rappresentare l’obiettivo primario. Interventi strutturali e coordinati devono essere avviati per rimuovere i rifiuti tossici e decontaminare il suolo e le falde acquifere. Tali operazioni richiedono investimenti ingenti e l’impiego di tecnologie avanzate per garantire l’efficacia degli interventi. La decontaminazione non riguarda soltanto la rimozione fisica degli scarti, ma implica anche una serie di analisi e monitoraggi continui per verificare l’effettiva ripresa delle condizioni ambientali. Potenziamento dei Controlli e della Sorveglianza Un altro aspetto cruciale riguarda la necessità di rafforzare i sistemi di controllo sul territorio. L’impiego di tecnologie moderne, come droni, sensori ambientali e telecamere a circuito chiuso, può contribuire in maniera significativa alla prevenzione di nuovi sversamenti illegali. L’adozione di sistemi di monitoraggio in tempo reale permetterebbe di individuare tempestivamente eventuali anomalie, garantendo così un intervento immediato da parte delle autorità competenti. Parallelamente, è indispensabile rivedere il quadro normativo e intensificare le sanzioni contro chi viola le norme ambientali, colpendo sia le organizzazioni criminali sia le imprese che si rendono compiaciute nell’illecito. Educazione Ambientale e Promozione di un’Economia Circolare L’esperienza della Terra dei Fuochi evidenzia come la crisi ambientale non sia soltanto una questione di gestione dei rifiuti, ma un problema strutturale che coinvolge l’intera società. Educare cittadini e imprese a un modello di sviluppo sostenibile è fondamentale per evitare il ripetersi di simili tragedie. La promozione di un’economia circolare, basata sul riciclo e sulla riduzione degli scarti, deve diventare il paradigma dominante nella gestione delle risorse. In questo senso, è necessario investire in programmi di sensibilizzazione e formazione, in grado di trasformare la consapevolezza ambientale in comportamenti responsabili e virtuosi. Coinvolgimento della Comunità e Collaborazione Interistituzionale La risoluzione di una crisi di tale portata non può essere demandata esclusivamente alle istituzioni statali. È indispensabile un approccio partecipativo che coinvolga attivamente la comunità locale, le associazioni ambientaliste, il mondo accademico e il settore privato. Solo attraverso un dialogo aperto e collaborativo si potrà definire una strategia condivisa e sostenibile. Progetti di rigenerazione urbana e di valorizzazione dei territori colpiti possono offrire una nuova prospettiva di sviluppo, trasformando la Terra dei Fuochi da area di esclusione a laboratorio per modelli di economia sostenibile e resiliente. Il Ruolo della Ricerca e dell’Innovazione Innovazione Tecnologica per il Monitoraggio Ambientale L’evoluzione tecnologica rappresenta uno strumento fondamentale nella lotta contro l’inquinamento. Strumenti di rilevamento all’avanguardia, analisi dei dati e tecniche di imaging satellitare possono fornire informazioni preziose sull’evoluzione del fenomeno contaminante. La ricerca scientifica, in collaborazione con le istituzioni, deve essere orientata verso lo sviluppo di metodi di monitoraggio più efficaci, capaci di anticipare e prevenire possibili criticità. Progetti di collaborazione internazionale possono, inoltre, contribuire a portare nuove competenze e risorse sul territorio, favorendo lo scambio di know-how e l’adozione di best practices globali. Sviluppo di Tecniche di Bonifica Sostenibile Accanto alla tecnologia di monitoraggio, si rende necessaria una forte spinta verso l’innovazione nelle tecniche di bonifica. L’impiego di biotecnologie, ad esempio, offre prospettive interessanti per la decontaminazione di suoli e acque inquinate. La fito-depurazione, che utilizza piante capaci di assorbire e degradare sostanze tossiche, può integrarsi con metodi più tradizionali, riducendo l’impatto ambientale degli interventi. Investire nella ricerca di tecniche di bonifica sostenibile non solo permette di ristabilire l’equilibrio ecologico, ma apre la strada a nuove opportunità occupazionali e a una crescita economica orientata alla sostenibilità. Le Implicazioni Economiche e Sociali di un Crimine Ambientale Il Costo dell’Inazione L’impatto economico del fenomeno della Terra dei Fuochi è incommensurabile. I costi legati alla sanificazione dei terreni, al trattamento delle acque contaminate e alle spese sanitarie per le popolazioni colpite sono solo la punta dell’iceberg. L’inazione, infatti, comporta un degrado progressivo non solo dell’ambiente, ma anche del tessuto socio-economico delle comunità locali. Il mancato intervento porta con sé una spirale discendente: la perdita di produttività agricola, l’aumento delle spese sanitarie e, di conseguenza, il disinvestimento nelle zone contaminate, che si trasformano in vere e proprie “isole di abbandono” nel territorio nazionale. Una Responsabilità Collettiva La crisi della Terra dei Fuochi è il frutto di una gestione irresponsabile e di un sistema che ha permesso a logiche criminali e a comportamenti opportunistici di proliferare. Per questo, la responsabilità non ricade esclusivamente sulle spalle delle istituzioni, ma va condivisa da tutti gli attori coinvolti: imprese, cittadini, enti locali e organizzazioni internazionali. Solo attraverso un impegno condiviso e una presa di coscienza collettiva sarà possibile affrontare e superare le conseguenze di un modello economico e sociale che ha messo al primo posto il profitto a scapito della salute e dell’ambiente. Conclusioni: Un Futuro da Ridisegnare La Terra dei Fuochi rappresenta oggi una ferita aperta nel cuore dell’Italia, un monito amaro sulle conseguenze di una gestione irresponsabile delle risorse e dei rifiuti. L’accumularsi di scarti tossici, la contaminazione dei terreni e l’aria viziata hanno creato una situazione di emergenza che coinvolge non solo la salute delle persone, ma l’intero equilibrio ecologico e sociale della regione. La condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è solo l’ultimo di una serie di segnali di allarme che indicano come l’inerzia istituzionale non possa più essere tollerata. La via d’uscita da questo incubo richiede un impegno corale e multidisciplinare. La bonifica del territorio, il potenziamento dei controlli e la promozione di una cultura della sostenibilità sono passi imprescindibili per prevenire ulteriori tragedie ambientali. L’innovazione tecnologica e la ricerca devono affiancare le politiche di rigenerazione urbana, mentre il coinvolgimento attivo delle comunità locali rappresenta la chiave per trasformare il dolore in opportunità di rinascita. Il cambiamento, tuttavia, non potrà arrivare se non vi sarà una volontà politica decisa e una responsabilità condivisa a tutti i livelli. È necessario ripensare il modello di sviluppo economico e adottare una visione a lungo termine, in cui la tutela dell’ambiente e della salute pubblica diventi una priorità imprescindibile. Solo così, passo dopo passo, si potrà ridare dignità a un territorio che troppo a lungo è stato simbolo di degrado e ingiustizia. In conclusione, la Terra dei Fuochi ci invita a riflettere su una questione universale: la convivenza tra sviluppo economico e tutela ambientale non può essere basata su compromessi insostenibili. La sfida, infatti, è quella di costruire un futuro in cui il progresso non si misuri più in quantità di rifiuti prodotti, ma nella capacità di trasformare gli scarti in risorse, e di garantire a ogni cittadino il diritto a un ambiente sano e vivibile. È giunto il momento di agire, prima che il danno diventi irreversibile, e di trasformare un disastro annunciato in un’opportunità per un nuovo modello di sviluppo, più giusto e sostenibile per tutti.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione VietataFonti e articoli sull'argomento- "Terra dei Fuochi: l'inquinamento che continua a mietere vittime"Un'analisi approfondita pubblicata su Il Sole 24 Ore, che esamina l'evoluzione della crisi ambientale e sanitaria nella zona.- "Rifiuti tossici e criminalità organizzata: il dramma della Terra dei Fuochi"Un reportage de La Repubblica che collega le attività illecite legate allo smaltimento dei rifiuti con il sistema criminale della regione.- "Emergenza ambientale in Campania: la realtà della Terra dei Fuochi"Un articolo de Internazionale che affronta le conseguenze ecologiche e sanitarie dell'inquinamento e le difficoltà di intervento delle istituzioni.
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Manuale del Polistirolo Riciclato. Capitolo 4: PS Post-Consumo PCR. Raccolta, Contaminazioni e Riciclo del Polistirolo RiciclatoAnalisi tecnica del polistirolo post-consumo da imballaggi alimentari, cassette ortofrutta, RAEE ed EPS edilizio: qualità del flusso, criticità di raccolta, contaminazioni, densificazione e strategie industriali per produrre rPS affidabileData: 6 maggio 2026 Autore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Manuale del Polistirolo Riciclato. Capitolo 4: PS Post-Consumo PCR. Raccolta, Contaminazioni e Riciclo del Polistirolo RiciclatoRaccolta urbana del polistirolo post-consumo: dinamiche operative, qualità del flusso e impatto sulla riciclabilità La raccolta urbana del polistirolo post-consumo rappresenta il primo e più delicato passaggio della filiera del PCR. A differenza del PIR, che nasce in un contesto industriale controllato, il PCR è il risultato di comportamenti individuali, sistemi di raccolta pubblica, logiche economiche locali e infrastrutture di selezione variabili. Il materiale che arriva all’impianto di riciclo non è semplicemente “polistirolo usato”, ma una frazione eterogenea che riflette l’intero ecosistema della gestione rifiuti. Il polistirolo entra nel circuito urbano principalmente attraverso imballaggi rigidi per alimenti, confezioni protettive, componenti di beni di consumo durevoli e, in misura variabile, elementi in EPS. La sua intercettazione avviene generalmente nella raccolta differenziata multimateriale delle plastiche. Tuttavia, la presenza effettiva nel flusso raccolto dipende dalla chiarezza delle indicazioni fornite ai cittadini e dalla percezione pubblica del materiale. Uno dei primi fattori critici è la corretta identificazione da parte dell’utente finale. Molti cittadini non distinguono tra PS, PP, PET o PVC. L’errore di conferimento può generare contaminazioni incrociate già nella fase domestica. Al contrario, in alcuni casi il polistirolo viene erroneamente escluso e conferito nell’indifferenziato, riducendo la quantità recuperabile. Dal punto di vista logistico, il polistirolo presenta una sfida strutturale: il rapporto volume/peso. I manufatti in PS, specialmente quelli espansi, occupano spazio significativo ma hanno peso limitato. Nei sistemi di raccolta porta a porta o con cassonetti stradali, questo comporta saturazione volumetrica dei contenitori prima del raggiungimento del carico ponderale ottimale. Il risultato è un aumento dei costi di trasporto per tonnellata effettivamente raccolta. La fase successiva è rappresentata dalla selezione negli impianti di trattamento meccanico-biologico o nei centri di selezione della plastica. Qui il polistirolo deve essere separato da altre plastiche mediante sistemi ottici basati su tecnologia NIR (Near Infrared). Il riconoscimento del PS è tecnicamente possibile grazie alla firma spettrale caratteristica del materiale. Tuttavia, l’efficacia dipende dalla pulizia superficiale e dall’integrità del manufatto. Frammenti di piccole dimensioni possono sfuggire al sistema di identificazione. Un ulteriore elemento di complessità riguarda la presenza di etichette, adesivi e residui alimentari. Gli imballaggi alimentari in PS sono spesso contaminati da grassi, proteine o residui di prodotto. Anche se il successivo lavaggio industriale può rimuovere gran parte delle contaminazioni, la fase di raccolta urbana determina il livello iniziale di sporco e quindi l’intensità dei trattamenti necessari. Dal punto di vista qualitativo, il flusso urbano di PS è caratterizzato da elevata variabilità. Può contenere GPPS trasparente, HIPS colorato, PS caricato o additivato. La miscelazione è inevitabile e rende il PCR meno omogeneo rispetto al PIR. Questo implica che il riciclatore dovrà affrontare una maggiore dispersione delle proprietà reologiche e meccaniche. Un aspetto particolarmente rilevante è la degradazione ambientale. Il materiale post-consumo può essere stato esposto a radiazione UV, a temperature elevate o a cicli di umidità e asciugatura. L’ossidazione superficiale può generare gruppi carbonilici che alterano il comportamento durante la rifusione. In casi estremi, il materiale può risultare fragile già prima della macinazione. La raccolta urbana è inoltre influenzata da politiche normative e incentivi economici. Nei sistemi con responsabilità estesa del produttore (EPR), i consorzi possono incentivare la raccolta di determinate tipologie di plastica. Tuttavia, il valore di mercato del PS è generalmente inferiore rispetto a PET o HDPE, rendendo la sua intercettazione meno prioritaria dal punto di vista economico. Dal punto di vista della qualità finale del PCR, la raccolta urbana è la fase che determina il livello di investimento necessario nel riciclo. Un flusso pulito e ben separato richiede minori operazioni di lavaggio e filtrazione. Un flusso altamente contaminato richiede processi intensivi, con aumento dei costi e possibile perdita di resa materiale. Un elemento strategico è la sensibilizzazione dei cittadini. Campagne informative chiare e coerenti possono migliorare la qualità del conferimento. La riduzione dei residui alimentari, la separazione corretta e l’evitare la miscelazione con altri materiali contribuiscono direttamente alla qualità del PCR ottenibile. La raccolta urbana deve inoltre confrontarsi con il tema della micro-frammentazione. Il polistirolo, specie nelle forme sottili, può rompersi durante la compattazione. I frammenti di piccole dimensioni possono essere difficili da recuperare e finire nella frazione di scarto. Questo riduce l’efficienza complessiva del sistema.....ACQUISTA IL MANUALE
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