Caricamento in corso...
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Italiano rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Inglese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Francese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Spagnolo
191 risultati
https://www.rmix.it/ - L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 3: I segreti sotto la neve
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 3: I segreti sotto la neve
Slow Life

L’enigma della casa abbandonata di Foppolo - Capitolo 3: I segreti sotto la neveGiugno 2024di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. I segreti sotto la neve.  Capitolo n° 3 L’indomani mattina, quando Marco Anselmi aprì gli occhi, la luce del giorno filtrava già attraverso le tende sottili della stanza 204 dell’Albergo Bernardi. Non si sentiva per nulla riposato. Il corpo era stanco, provato dalla tensione della notte precedente, e nella mente si affollavano ancora le immagini di quella porta che si chiudeva da sola, del passo strascicato, del rantolo innaturale udito tra le mura fredde della casa dei Ravelli. Si alzò con fatica, rimase qualche istante a sedere sul letto cercando di riordinare i pensieri. Ricordò le parole di Marina, la sua disperazione mista a determinazione. “Io voglio scoprire la verità, fosse anche l’ultima cosa che faccio.” Anche lui la voleva, quella verità, ma un confuso timore gli suggeriva che in quel mistero si celassero ombre ben più oscure di quanto potesse immaginare. La stufa a parete emetteva un flebile calore, mentre uno strato di brina si era formato sui vetri della finestra. Fuori, Foppolo continuava a vivere il suo inverno silenzioso, quasi indifferente a ciò che era accaduto nella casa abbandonata soltanto qualche ora prima. Eppure, Marco si sentiva come se portasse sulle spalle il peso di una storia dimenticata da troppo tempo e, ora, tornata a bussare con insistenza....ACQUISTA IL LIBRO

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Le Luci di Roccachiara. Capitolo 4: Il Piccolo Mare di Plastica
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Le Luci di Roccachiara. Capitolo 4: Il Piccolo Mare di Plastica
Slow Life

Una fiaba ecologica per bambini e ragazzi sul legame tra fiume, mare e responsabilità quotidianaLibro di racconti per bambini. Le Luci di Roccachiara. Capitolo 4: Il Piccolo Mare di PlasticaIl giorno dopo la seconda Festa delle Storie Vere, i colori a Roccachiara non erano ancora tornati del tutto, ma si percepiva una differenza: come se il paese avesse ripreso a respirare meglio. La casa di Amina aveva ritrovato un giallo gentile vicino alle finestre, e il blu della porta della biblioteca era diventato più profondo, come un lago che si riempie lentamente. Nico e Amina, che ormai avevano imparato a cercare i segnali come si cerca una traccia nel bosco, si accorsero subito di un’altra cosa: il fiume portava qualcosa di nuovo. Non era un ramo trascinato dalla corrente. Non era un sasso. Era una conchiglia. La conchiglia stava incastrata tra due ciottoli vicino alla riva, lucida e bianca. A Roccachiara nessuno aveva conchiglie, se non quelle nei cassetti dei ricordi, portate dal mare durante le vacanze. Amina la raccolse con delicatezza. «Questa… non dovrebbe essere qui.» Nico annuì. «È del mare.» Amina guardò il fiume, poi la conchiglia. «E allora significa che…» «Che qualcosa dal mare è arrivato fin qui?» provò Nico, confuso. Amina scosse la testa. «Che qualcosa del mare ci sta chiamando.» Sembrava una frase strana, ma Nico, da quando aveva attraversato la porta della memoria e visto Cromavia, non si affrettava più a ridere. Le cose insolite avevano un modo di diventare importanti. Quella stessa mattina, la maestra Claudia annunciò una gita: «Andremo al Lago Piccolo.» Il Lago Piccolo era un bacino d’acqua poco distante dal paese, una specie di laghetto naturale alimentato da un canale che, più a valle, finiva nel fiume. Non era grande, ma d’estate diventava un luogo per passeggiare, pescare e fare picnic. «Faremo un’osservazione scientifica.» disse la maestra. «E una raccolta dati: piante, insetti, qualità dell’acqua. La natura è un libro, e voi avete già iniziato a leggerlo.» Nico e Amina si guardarono. Un libro. Un’altra volta. Sempre la stessa idea: se vuoi salvare qualcosa, devi prima saperlo leggere. Arrivarono al Lago Piccolo nel tardo mattino. Il cielo era chiaro, e l’acqua, vista da lontano, sembrava una stoffa azzurra stesa al sole. Ma quando si avvicinarono alla riva, Nico sentì un disagio immediato. L’acqua non era davvero azzurra. Era… macchiata. Chiazze lucide galleggiavano come pelle d’olio, ma non avevano l’odore dell’olio. Avevano un odore sottile e sgradevole, come plastica scaldata. Amina si chinò e raccolse con un rametto una cosa trasparente. Era un frammento di sacchetto. Poi un altro. E un altro ancora. «Guardate.» disse, e la sua voce era ferma ma piena di allarme. I compagni si avvicinarono. Alcuni fecero “che schifo”. Alcuni risero per darsi coraggio. Qualcuno disse: «È solo un po’ di spazzatura.» Poi la maestra Claudia indicò un punto più in là, vicino alle canne. «Non è solo un po’.» Lì, come se qualcuno avesse rovesciato un sacco intero, galleggiava una massa di plastiche leggere: bottigliette, tappi, involucri, pezzi di polistirolo, persino un vecchio palloncino sgonfio. La corrente interna del lago li spingeva sempre verso lo stesso angolo, formando una specie di piccolo mare di plastica. Samuele, che era venuto anche lui, deglutì. «Sembra… un’isola.» Nico fissò quella massa e sentì una fitta di rabbia. Non una rabbia generica: una rabbia precisa, come una puntura. Perché quel posto era bello. E qualcuno lo aveva reso brutto senza pensarci. La maestra parlò in modo chiaro: «Questo lago è collegato al fiume. Se la plastica entra nel lago, poi passa nel fiume. E il fiume, più giù, arriva al mare.» Amina strinse la conchiglia che aveva portato nello zaino. Nico la notò. «Ecco perché la conchiglia.» mormorò. Amina annuì. «È come un messaggio.»....ACQUISTA IL LIBRO

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 17: Il Giuramento di Mantova
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 17: Il Giuramento di Mantova
Slow Life

Tra nebbie veneziane e fasti gonzagheschi, Lorenzo Vendramin affronta il viaggio verso Mantova: una missione diplomatica che nasconde un dramma personale e un misteroOttobre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 17: Il Giuramento di MantovaIl viaggio verso Mantova era iniziato quando la città ancora dormiva, immersa in quella nebbia lattiginosa che si alzava dai canali come un respiro di vetro. Le ruote della carrozza, bagnate d’umidità, stridevano piano sulle lastre di pietra della fondamenta mentre il cocchiere spronava i due stalloni neri, possenti e nervosi, che sbuffavano vapore dalle froge. Lorenzo, avvolto in un mantello di panno scuro, osservava dal finestrino la Venezia che svaniva alle sue spalle: torri, campanili, vele immobili nel porto, e poi solo il riflesso argenteo della laguna che si faceva via via più lontana. Accanto al veicolo, cavalcavano Pietro e due armigeri scelti, uomini di provata fedeltà, con la cotta di maglia nascosta sotto giacche di pelle, le spade al fianco e lo sguardo fisso sulla strada. Si erano lasciati alle spalle Mestre da poche ore e già la pianura veneta si stendeva dinanzi a loro come una tavola di vetro, punteggiata da cascine isolate, campi arati e rogge che riflettevano il cielo terso. Lorenzo sedeva nella carrozza, le braccia conserte, ma la mente non conosceva pace. Il suo pensiero tornava ossessivamente a Elisabetta, alla sera precedente, al vuoto dietro la porta rimasta chiusa. Il fuoco del camino, acceso tre volte, si era ridotto a braci fredde; la candela sulla scrivania aveva consumato tutta la cera, e l’alba lo aveva sorpreso ancora vestito, con il mantello sulle spalle e la gola arsa. Aveva atteso, credendo ogni rumore di passi fosse il suo, ogni voce sul canale un segno del suo arrivo.....Acquista il libro

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Quando le Ombre Sussurrano: Un Mistero Medievale nella Foresta
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Quando le Ombre Sussurrano: Un Mistero Medievale nella Foresta
Slow Life

Thriller medievale, sparizioni inspiegabili, segreti oscuri del Fratello Elara l'investigatoreAprile 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Il vento di tramontana frustava la Foresta di Ombrelunga come un flagello mandato dal Cielo – o forse dall’Inferno. Soffiava tra gli alberi nodosi arrancando lamenti d’anime inespresse, e a ogni folata l’oscurità pareva sfilacciarsi, lasciando intravedere abissi più cupi dell’ombra stessa.Era il gennaio del 1346, anno in cui il peccato dilagava come un morbo e la speranza marciva rapida quanto la carne degli appestati. In quella notte senza luna Fratello Elara, austero monaco dell’ordine benedettino, avanzava solo, con la tonaca che gli schioccava contro le gambe ossute e la barba brizzolata incrostata di ghiaccio.Portava al petto la sua Bibbia rilegata in cuoio nerastro – pelle d’agnello conciata alla maniera di Cluny – e sotto la veste custodiva un pugnale francescano, lama stretta e corta, perché da qualche tempo anche la santità aveva scoperto che la fede, da sola, non sempre bastava.Erano spariti in quattro, nel villaggio di Pietra Bianca: due pastori d’alta montagna, un carbonaio, un garzone di bottega. Uomini dal fisico saldo come querce, scivolati via nel nulla come foglie morte dentro un gorgo. La plebe bisbigliava d’un culto sepolto, d’un demone prima adorato dagli antichi Lingones e poi sprofondato nell’oblio. Il Priore, pallido come cera ai piedi dell’altare, aveva pregato Elara di farsi investigatore e, se necessario, esorcista. Non era la prima volta che al monaco toccava addentrarsi dove la luce di Dio faticava a filtrare. Ma stavolta l’aria stessa sapeva di presagio. Nell’acquoso chiarore dell’alba aveva incrociato vecchie che sputavano sale dietro la sua ombra e bambini che facevano il segno della croce al contrario, convinti che così la sventura avrebbe scelto un’altra porta.La selva gli serrava il passo con radici gonfie come serpi addormentate; il suolo, un impasto di foglie marce, ingoiava ogni orma e restituiva un rantolo d’umidità. Elara procedeva scandendo il rosario in un mormorio basso, quasi timoroso di disturbare la cortina di tenebra. Eppure, a ogni decina di grani, un interrogativo blasfemo gli si affacciava nel petto: e se quella creatura esistesse davvero? Se l’Inferno avesse mandato un emissario per reclamare i vivi all’alba di una peste che già imperversava oltre le montagne, a Caffa e a Costantinopoli? Un corvo gracchiò tra le fronde; il frate vi scorse presagio di morte. Non poteva sapere che, di lì a pochi mesi, stormi interi di uccelli neri avrebbero banchettato sui corpi appestati d’Europa, ma l’aria sapeva già di lutto lontano.All’improvviso la penombra si fece chiara: un anfiteatro di pietre druidee, coperte di licheni cerulei, si aprì come un morso fra i tronchi. Al centro, la terra era stata rivoltata da artigli giganteschi: cinque solchi obliqui, profondi come ferite di spada su carne viva. Elara si chinò, passò un polpastrello sulla fossa umida. Il fango odorava di ferro, quasi vi fosse stillato sangue....Acquista il libro© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 2: Un Nuovo Inizio
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 2: Un Nuovo Inizio
Slow Life

Amore e Coraggio in un Borgo tra Misteri e Cospirazionidi Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 2: Un Nuovo Inizio La luce dorata dell’alba riempiva la casa in pietra di Lisa e Andrea a Corenno Plinio, filtrando attraverso le tende e risvegliandoli dolcemente dal sonno. La giornata prometteva di essere serena, e l’aria era fresca e frizzante, tipica delle mattine sul Lago di Como. Dopo una settimana intensa di lavoro, erano felici di prendersi una pausa e godersi la tranquillità del borgo. Sembra che Lisa e Andrea avessero tutto ciò che desideravano dalla vita. Andrea lavorava come medico all’ospedale di Bellano, a pochi chilometri di distanza. Specializzato in medicina interna, era apprezzato dai colleghi per la sua competenza e dai pazienti per la sua empatia. Ogni giorno si dedicava con passione alla cura dei malati, affrontando situazioni complesse e delicate. Il lavoro era impegnativo, ma Andrea trovava sempre il modo di bilanciare la sua vita professionale con quella personale. Lisa, invece, era insegnante di storia dell’arte al liceo di Colico. La sua passione per l’arte traspariva in ogni lezione, ispirando i suoi studenti a esplorare il mondo dell’arte con curiosità e creatività. Amava condurre visite guidate ai musei e alle gallerie, arricchendo l’apprendimento con esperienze dirette. Il suo entusiasmo e la sua dedizione la rendevano una delle insegnanti più amate della scuola. La strada panoramica che portava a Colico era un viaggio che Lisa affrontava volentieri ogni giorno, godendosi la vista del lago e delle montagne circostanti. La loro casa, situata nella parte alta di Corenno Plinio, era un rifugio perfetto. Costruita in pietra locale, aveva un aspetto rustico ma accogliente. Le finestre con persiane verdi si affacciavano su un piccolo giardino pieno di fiori. Il balcone offriva una vista mozzafiato sul Lago di Como, un panorama di cui non si stancavano mai. All’interno, la casa era arredata con gusto semplice ma elegante, grazie ai pezzi scovati da Lisa nei mercatini locali, che avevano immerso la casa nella cultura del lago. Il soggiorno era dominato da un grande camino in pietra, perfetto per le serate invernali. Sopra il camino, una pergamena, inquadrata in una cornice di rovere, raccontava la storia di Corenno Plinio. La pergamena, scoperta da Lisa in un mercatino a Menaggio, narrava le origini del borgo, fondato nel XIII secolo. Secondo la pergamena, Corenno Plinio prende il nome da Plinio il Vecchio, il famoso scrittore e naturalista romano che aveva esplorato queste terre. Sebbene non ci siano prove concrete che Plinio abbia fondato il borgo, la sua figura è venerata come simbolo del sapere e della scoperta. Nel XIII secolo, Corenno Plinio divenne un punto strategico di difesa contro le incursioni, grazie alla costruzione del castello e delle mura difensive. Il castello, oggi parzialmente in rovina, era un'imponente struttura che dominava il borgo e offriva una vista strategica sul lago. Fu costruito per volere di Ottone Visconti, un influente arcivescovo di Milano che cercava di consolidare il suo potere nella regione. Durante il Rinascimento, il borgo visse un periodo di prosperità grazie alla famiglia Borromeo, che acquisì il controllo della zona. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e successivamente santo, visitò frequentemente Corenno Plinio, promuovendo riforme religiose e sociali. La sua influenza portò alla costruzione di nuove chiese e all'abbellimento del borgo con opere d'arte e architettura. Nel XVIII secolo, il paese fu testimone delle invasioni napoleoniche. Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi, passò per Corenno Plinio durante la sua campagna per l'unificazione dell'Italia. Si dice che abbia trovato rifugio nel borgo per alcuni giorni, ricevendo il sostegno degli abitanti locali. La pergamena continuava descrivendo come Corenno Plinio avesse resistito ai cambiamenti del tempo, mantenendo intatto il suo fascino medievale. Ogni pietra, ogni vicolo, raccontava una storia di resistenza e di bellezza senza tempo. Quella sera, Lisa e Andrea decisero di cucinare un risotto al pesce persico, una specialità del Lago di Como. Andrea si occupò del pesce, sfilettandolo con abilità e preparando una leggera panatura. Lisa, invece, si dedicò al risotto, utilizzando un brodo fatto in casa e insaporendo il tutto con un tocco di salvia fresca, raccolta direttamente dal loro giardino. Mentre il risotto cuoceva lentamente, Lisa preparò un antipasto di bruschette con pomodorini, basilico e mozzarella di bufala. La tavola era apparecchiata con cura, con un centrotavola di fiori freschi dal giardino e candele che creavano un’atmosfera calda e accogliente. Il giardino, seppur piccolo, era un tripudio di colori. Lisa e Andrea avevano piantato rose di diverse varietà, che riempivano l’aria con il loro profumo dolce. Tulipani e narcisi spuntavano in primavera, seguiti da gerani e lavanda in estate. C’era anche un angolo dedicato alle erbe aromatiche: rosmarino, salvia, basilico e menta, che usavano spesso in cucina. Il giardino era un luogo di pace, dove amavano trascorrere il tempo leggendo, chiacchierando o semplicemente rilassandosi. Dopo cena, decisero di fare una passeggiata lungo il lago. Corenno Plinio, con le sue antiche case in pietra, i vicoli stretti e le scalinate che conducevano al lago, aveva un fascino senza tempo. Mentre camminavano, salutavano i vicini e osservavano la vita del borgo che si svolgeva intorno a loro. Passarono accanto alla chiesa medievale di San Tommaso di Canterbury, le cui antiche pietre raccontavano storie di secoli passati. Sul sagrato, alcuni abitanti del paese chiacchieravano, godendosi la frescura della sera. Un gruppo di bambini correva e giocava a nascondino tra i vicoli, le loro risate riempiendo l'aria. Mentre percorrevano una delle stradine acciottolate, notarono i lampioni accendersi, gettando una luce calda sulle facciate delle case. La vista era suggestiva e romantica. Arrivarono alla piazzetta principale del borgo, dove il tempo sembrava essersi fermato. Le case di pietra, le stradine acciottolate e le scalinate che conducevano al lago contribuivano a creare un'atmosfera magica. Nella piazza, un gruppo di anziani discuteva animatamente di politica locale, mentre un artista di strada dipingeva un paesaggio del lago. "È bello vedere tanta vita in paese anche di sera," commentò Andrea, osservando la scena. "Corenno Plinio ha un'energia unica." "Sì, è vero," rispose Lisa. "Ogni angolo ha una storia da raccontare, e le persone qui sono straordinarie." Si avvicinarono al lungolago, dove le barche erano ormeggiate pacificamente. I pescatori locali avevano già sistemato le reti e le attrezzature per la nottata di pesca successiva. Il vecchio Pietro, che stava finendo di attrezzare la sua barca, salutò Andrea con una mano callosa. "Buonasera, Andrea! Oggi sarà una giornata perfetta per la pesca." "Buonasera, Pietro," rispose Andrea. "Spero che tu possa fare una buona pesca." Proseguirono lungo il sentiero che costeggiava il lago, godendosi la vista delle montagne circostanti e il suono delle onde che lambivano dolcemente la riva. "Stavo pensando," disse Andrea, "che potremmo sistemare meglio il giardino dietro casa. Potremmo piantare altri fiori e creare un angolo dove poterci rilassare nelle serate estive." Lisa annuì. "Mi sembra una splendida idea. Adoro i giardini fioriti. E poi, sarebbe bello avere un posto tutto nostro dove trascorrere del tempo all'aperto." Tornarono a casa con una nuova energia, determinati a rendere il loro rifugio a Corenno Plinio ancora più speciale. Dopo aver sistemato la casa e iniziato a pianificare i lavori in giardino per il giorno dopo, decisero di concedersi un momento di relax sul balcone, che offriva una vista mozzafiato sul lago. Seduti sulle sedie di vimini, con una tazza di tisana in mano, osservavano lo spegnersi del giorno. Il cielo si tingeva di colori caldi, la luce stava sparendo, riflettendosi nelle acque calme del lago. "Sai," disse Lisa, "questa settimana mi ha fatto capire quanto sia importante prenderci del tempo per noi stessi. Dobbiamo imparare a rallentare e apprezzare i piccoli momenti." Andrea annuì, il viso illuminato dalla fioca luce dorata del tramonto. "Hai ragione. A volte siamo così presi dalla routine quotidiana che dimentichiamo di fermarci e goderci il presente. Questo posto ci offre la possibilità di farlo." La serata proseguì in un clima di serenità e complicità. Mentre il cielo si oscurava e le stelle cominciavano a fare capolino, Lisa e Andrea si sentirono grati per tutto ciò che avevano. La loro casa a Corenno Plinio era più di un semplice rifugio; era il luogo dove potevano essere se stessi, crescere insieme e affrontare qualsiasi sfida. Prima di andare a dormire, si sedettero nuovamente sul balcone, avvolti da una coperta, osservando le stelle che brillavano nel cielo limpido. "Sai," disse Andrea, "ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto siamo fortunati. Questo posto, la nostra vita insieme... è tutto così perfetto." Lisa si accoccolò vicino a lui, sentendo il calore del suo corpo. "Sì, lo è. E non vedo l'ora di vedere cosa ci riserva il futuro." E con quelle parole, si addormentarono, avvolti nel calore del loro amore, pronti ad affrontare un nuovo giorno a Corenno Plinio, con il cuore colmo di speranza e di gioia.© Vietata la Riproduzione

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 15. Il Giudizio di Palazzo Mion
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 15. Il Giudizio di Palazzo Mion
Slow Life

Una famiglia di servitori si trova di fronte al potere spietato del loro signore. Un capitolo di tensione e paura, dove l’obbedienza diventa sopravvivenza e il silenzio, l’unica forma di difesaOttobre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 15. Il Giudizio di Palazzo MionTre figure erano in ginocchio davanti a una scrivania immensa, intagliata nel noce e lucidata a cera, tanto grande che avrebbe potuto contenere una tavolata di venti persone. Tenevano gli occhi bassi, tremanti, mentre il silenzio della stanza pareva schiacciarli sotto il peso di un lusso che non apparteneva loro. L’aria sapeva di incenso e di cuoio antico, un misto di sacro e di potere. Si sentivano fuori posto, come intrusi in una chiesa consacrata a un dio che non perdona. Le pareti erano coperte di arazzi fiamminghi, fitti di scene di caccia, battaglie, cavalieri che brandivano spade dorate o fiere imbrigliate in catene d’oro. Il rosso e il blu delle stoffe si confondevano nella luce fioca delle candele, mentre sopra la scrivania pendeva una lampada d’ottone cesellato, con vetri color ambra che riflettevano ombre mobili sui loro volti impauriti. A destra, tre carte nautiche dipinte a mano raffiguravano mari e continenti che nessuno di loro aveva mai sentito nominare. Non sapevano leggere, ma gli bastava osservare i disegni per capire che quelle mappe valevano più delle loro vite messe insieme. Il pavimento, coperto da tappeti orientali, era così morbido che le ginocchia affondavano come nella sabbia. Il rosso cremisi si intrecciava con il verde giada, il blu notte con il giallo oro; motivi geometrici che parevano scritture misteriose, un linguaggio di seta e di tempo.....Acquista il libro

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Il Respiro delle Montagne: La Fiaba Ecologica che Insegna a Salvare la Natura
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Respiro delle Montagne: La Fiaba Ecologica che Insegna a Salvare la Natura
Slow Life

Scopri la storia di Leo e del suo villaggio, uniti per proteggere il cuore della loro montagna da una minaccia inaspettataFiaba: Il Respiro delle Montagne: La Fiaba Ecologica che Insegna a Salvare la NaturaAi confini del mondo conosciuto, dove il cielo si specchiava nei laghi alpini e i boschi profumavano di resina e di mistero, sorgeva un piccolo villaggio di nome Alpefiorita. Le sue case di legno e pietra sembravano nate dalla terra stessa, aggrappate al pendio di una valle verdissima. A vegliare su ogni cosa c'era lei, la Grande Madre, una montagna così imponente e maestosa che la sua cima, spesso avvolta dalle nuvole, sembrava un pensiero del cielo. In questo villaggio viveva Leo, un bambino di dieci anni con due occhi color castagna, sempre pieni di domande, e una zazzera di capelli che non conosceva l'ordine di un pettine. La sua persona preferita al mondo era il nonno, un uomo con le mani nodose come radici di quercia e il volto solcato da rughe che raccontavano storie di sole, vento e neve. Fu proprio il nonno, in un pomeriggio d'estate, a svelargli il segreto più grande. Erano seduti su una panca fuori casa, a intagliare un pezzetto di cirmolo. «Nonno, perché la Grande Madre è così silenziosa?» chiese Leo, alzando lo sguardo verso la vetta. Il nonno smise di intagliare. Socchiuse gli occhi e un sorriso lieve gli increspò le labbra. «Silenziosa, dici? Oh no, nipotino mio. Non è affatto silenziosa. Devi solo imparare ad ascoltare nel modo giusto.» «E qual è il modo giusto?» chiese Leo, avvicinandosi. «Devi ascoltare con il cuore, non solo con le orecchie,» spiegò il vecchio. «Ogni montagna, vedi, ha un suo respiro. È un soffio lento, profondo, potente come quello di un gigante buono che dorme un sonno millenario. È il respiro che fa crescere i boschi, che purifica l'aria e che tiene il nostro mondo in equilibrio. La Grande Madre ha il respiro più dolce di tutti.» Da quel giorno, per Leo, la montagna non fu più la stessa. Ogni pomeriggio, finito di aiutare in casa, correva nei prati ai suoi piedi. Si sdraiava sull'erba fresca, appoggiava l'orecchio contro una grande roccia levigata dal tempo e aspettava. E alla fine, lo sentiva. Un brontolio sordo e profondo, un buuuuum... buuuuum... ritmico e costante che gli vibrava dentro, calmando ogni sua paura. Era il suo segreto, il suo concerto personale. Passarono le stagioni. La primavera portò un'esplosione di crochi e genziane, l'estate un caldo sole che dorava i campi di fieno, l'autunno un tappeto di foglie rosse e gialle. Ma con l'arrivo del nuovo anno, Leo iniziò a notare qualcosa di strano. Il respiro della montagna era cambiato. «Nonno, il respiro è... diverso,» disse una sera a cena, mentre la mamma gli serviva la polenta. «È più debole. Affannato.» Suo padre, un uomo pratico e con la testa piena di pensieri per il lavoro, gli scompigliò i capelli. «Sarà solo il vento tra le rocce, Leo. Mangia, che si fredda.» Ma Leo sapeva che non era il vento. Giorno dopo giorno, il buuuuum... buuuuum si faceva più flebile, a volte quasi impercettibile, come un sussurro stanco. Una tristezza sottile cominciò a farsi strada nel suo cuore. La sua grande amica stava soffrendo, ne era certo. Decise che doveva scoprirne il perché. Una mattina, invece di fermarsi al suo solito masso, continuò a camminare. Seguì un sentiero che non aveva mai percorso, un sentiero che si inerpicava sul fianco est della montagna, quello che dal villaggio non si vedeva. L'aria, man mano che saliva, si faceva più pesante. Sentiva un odore aspro, di polvere e terra smossa, che gli pizzicava il naso. Dopo quasi un'ora di cammino, superata una cresta, si fermò di colpo. Il fiato gli si mozzò in gola. Davanti a lui, il fianco verde e vivo della Grande Madre era squarciato da un'enorme ferita. Una voragine grigia, spoglia e polverosa si apriva nella montagna come una bocca urlante di dolore. Era una cava. Giganteschi macchinari gialli, simili a insetti metallici, giacevano silenziosi sul fondo, ma le tracce del loro passaggio erano ovunque: rocce frantumate, terra arida, una desolazione che spezzava il cuore. Un cartello sbiadito diceva: "Cava della Roccia Forte - Proprietà Privata".,,,,,ACQUISTA IL LIBRO ILLUSTRATOSCHEDA DIDATTICA PER GLI INSEGNANTI📘 Titolo della Fiaba: Il Respiro delle Montagne. La fiaba ecologica che insegna a salvare la natura✍️ Marco Arezio – Fiabe per bambini🎯 Obiettivi Didattici- Comprendere il valore ecologico, simbolico e sociale dell’ambiente montano.- Riflettere sull’equilibrio tra attività umane e tutela del territorio.- Stimolare l’empatia ambientale e il senso di responsabilità verso il paesaggio.- Valorizzare il ruolo delle comunità locali nella difesa del proprio ambiente.- Promuovere comportamenti di partecipazione attiva, sostenibile e costruttiva.🍃 Temi Educativi Principali- Educazione ambientale e paesaggistica- Ascolto della natura e dei suoi segnali- Conflitto tra lavoro, economia e sostenibilità- Valore della voce dei bambini nel cambiamento sociale- Rinascita collettiva e azione condivisa⏳ Durata delle attività- 60 minuti: lettura condivisa e confronto- 90 minuti: attività creative e praticheEstendibile a progetti a medio termine (orti scolastici, osservazioni sul campo, iniziative civiche)👧👦 Età consigliata- 8 – 12 anni (classi IV e V primaria e scuola secondaria di primo grado)🧠 Attività Didattiche Proposte🗣️ 1. Conversazione collettiva: ascoltare la montagna- Domande guida per la classe:- Che cos’è, per te, il “respiro della montagna”?- Cosa rappresenta la “Grande Madre” nella fiaba?- Quali sono i segnali che indicano un ambiente che soffre?- Cosa ha fatto Leo per farsi ascoltare? Avresti fatto lo stesso?🧭 2. Mappa emotiva della montagnaI bambini disegnano la montagna del racconto prima e dopo la ferita. Ogni punto della mappa viene colorato in base a un’emozione: gioia, paura, rabbia, speranza… Si crea così una "mappa emotiva ambientale".📝 3. Lettera alla montagnaOgni alunno scrive una lettera alla “Grande Madre” come se fosse una persona reale. Può raccontare emozioni, promesse o chiedere scusa per i danni dell’uomo. Le lettere possono essere lette ad alta voce o esposte in aula.🌱 4. Progetto “Adotta un angolo verde”In piccoli gruppi, gli studenti individuano un angolo trascurato della scuola, del quartiere o del giardino, e progettano un piano per rigenerarlo (pulizia, semina, segnaletica, cura continua).🎭 5. Teatro ecologico: “Ascolta la Montagna”Drammatizzazione di una scena della fiaba (es. il discorso di Leo alla piazza o l’incontro con il nonno). I bambini possono scrivere e mettere in scena un breve copione ispirato alla storia.🧰 Materiali Necessari- Copia della fiaba- Cartoncini, colori, tempere, materiali naturali o di recupero- Mappe geografiche o plastici della montagna locale (se disponibile)- Accesso a uno spazio verde per eventuali attività sul campo🌍 Competenze Educate- Educazione ambientale e civica- Lettura, ascolto e comprensione del testo- Espressione scritta ed emotiva- Spirito critico e pensiero ecologico- Collaborazione e cittadinanza attiva📌 Frasi simboliche da ricordare o usare in classe“Anche la cosa più grande e forte, per vivere, ha bisogno del gesto d’amore più piccolo.”“Ogni montagna ha un respiro. Bisogna solo imparare ad ascoltarlo.”“Difendere la natura non è un compito da grandi. È un diritto di tutti.”“Se un bambino parla per amore, anche i potenti ascoltano.”✅ Valutazione- Partecipazione attiva e riflessione personale- Creatività nelle attività grafiche e teatrali- Capacità di identificare temi chiave della fiaba- Iniziativa e responsabilità nel proporre soluzioni ambientali concrete- Collaborazione con i compagni e rispetto delle opinioni altrui🌿 Attività Extra consigliataUscita didattica in montagna o collina: ascoltare i suoni del paesaggio, raccogliere piccoli campioni naturali, osservare i segni dell’equilibrio (acqua pulita, biodiversità) o del degrado (sporcizia, tagli, cave abbandonate). Collegare l’esperienza con la storia di Leo.📦 Possibilità di integrazione- Creazione di un PDF illustrato con fiaba + immagini + scheda didattica- Progetto “Un diario della Grande Madre” da compilare durante l’anno scolastico- Collaborazione con associazioni ambientali locali o enti parco

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Materia Nuova. Capitolo 21-2° Parte. Il Riciclo come Sguardo Nuovo sul Tempo, sulla Bellezza e sul Mondo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Materia Nuova. Capitolo 21-2° Parte. Il Riciclo come Sguardo Nuovo sul Tempo, sulla Bellezza e sul Mondo
Slow Life

Come la filosofia del riuso trasforma la nostra percezione del tempo, dell’identità e della responsabilità collettivaNovembre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Saggio. Materia Nuova. Capitolo 21-2° Parte. Il Riciclo come Sguardo Nuovo sul Tempo, sulla Bellezza e sul MondoLa filosofia del riciclo, dunque, non è una teoria astratta, ma un modo di abitare il mondo. È una lente attraverso cui esplorare il rapporto tra individuo e collettività, tra locale e globale, tra passato e futuro. È un invito a riconoscere valore dove non pensavamo ci fosse, a vedere nell’ordinario ciò che può diventare straordinario, a comprendere che il destino delle cose non è scritto una volta per tutte. La rinascita degli oggetti diventa così una forma di presenza: un richiamo a essere più attenti, più disponibili, più capaci di ascolto. E soprattutto, ci ricorda che la materia — come l’essere umano — non è mai completamente definita. Vive, cambia, si adatta, resiste. E nella sua resilienza troviamo un’immagine potente della nostra. Se c’è un aspetto che più di ogni altro rivela la profondità del riciclo come filosofia contemporanea, è la sua capacità di trasformare la nostra percezione del tempo. Viviamo immersi in una temporalità frammentata, spezzata, accelerata. Gli oggetti che acquistiamo hanno un tempo di vita sempre più breve; ciò che possediamo oggi è progettato per perdere significato domani. Siamo circondati da una temporalità che ci sfugge, e nella quale la durata non è più un valore. Il riciclo, invece, opera in direzione contraria: restituisce alla materia una vita più lunga, a volte imprevedibile, quasi mai lineare, spesso circolare. È un gesto che ricuce il tempo, che ricostruisce continuità là dove la cultura dello spreco crea interruzione. Ogni oggetto riciclato porta con sé almeno due vite: quella che ha vissuto e quella che vivrà. Molti ne portano tre, quattro, dieci. La loro identità è stratificata, come se fossero piccole geologie culturali. Un pezzo di legno recuperato da un cantiere può avere vissuto decenni come pavimento, essere stato poi abbandonato, e infine ritrovare una nuova esistenza come scultura. Queste stratificazioni non sono decorative: sono la prova che la materia non è mai ferma. Il riciclo ci insegna che anche ciò che consideriamo “vecchio” è, in realtà, nel mezzo della sua storia. La percezione lineare del tempo — nascita, uso, fine — si modifica in una percezione ciclica, aperta, dove ogni fase contiene potenzialmente l’inizio della successiva....ACQUISTA IL LIBRO

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Lina e Tito e il Segreto del Bosco dei Pini – Favola avventurosa per bambini tra natura e coraggio
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Lina e Tito e il Segreto del Bosco dei Pini – Favola avventurosa per bambini tra natura e coraggio
Slow Life

Una storia emozionante tra amici esploratori, alberi parlanti e una misteriosa minaccia che mette in pericolo la magia del boscoNel piccolo paese di Castelverde, dove le case sembrano disegnate con le matite colorate e i gatti dormono sulle finestre, ogni cosa aveva un profumo speciale: il pane appena sfornato, il muschio dopo la pioggia e soprattutto il Bosco dei Pini, che si stendeva come un tappeto verde dietro le ultime case del paese. Lì, tra i rami alti e le radici contorte, ci giocavano ogni giorno Lina e Tito, amici da sempre, esploratori da quando avevano imparato a camminare. Lina aveva lunghi capelli neri che sembravano fili di notte e portava sempre con sé un binocolo giallo, anche quando andava a scuola. Tito aveva gli occhi curiosi e un cappello con una piuma di civetta che non si toglieva mai. Insieme, conoscevano ogni angolo del bosco: la tana delle volpi, il tronco cavo dove si nascondeva il gufo e persino il sasso piatto che, se ci battevi sopra tre volte, faceva saltare fuori le lucertole. Quella mattina, mentre camminavano verso la scuola con lo zaino in spalla e il sole ancora basso all’orizzonte, passarono come al solito davanti al bar del paese. Lì, seduti sotto l’ombrellone rosso, alcuni anziani bevevano caffè e parlavano fitto fitto. «Dicono che la settimana prossima arriva la Legnamax...» disse uno, con tono preoccupato. «La ditta di legname? Quella che taglia tutto e se ne va?» mormorò una signora con la sciarpa a fiori. «Proprio quella. Hanno messo gli occhi sul Bosco dei Pini. Vogliono abbatterlo per fare mobili!» Lina e Tito si fermarono di colpo. Si guardarono, senza dire niente. Ma nei loro occhi c’era lo stesso pensiero: No. Non possono farlo. A scuola non riuscivano a stare fermi. Durante l’intervallo radunarono i loro amici dietro la palestra, nel posto segreto dove si nascondevano sempre per giocare. C’erano Giada, che disegnava animali con la velocità di un fulmine, Leo, che sapeva tutti i versi degli uccelli a memoria, Yusuf, esperto in sentieri nascosti, e Nina, con il suo inseparabile binocolo da vera esploratrice.....ACQUISTA IL LIBRO ILLUSTRATOSCHEDA DIDATTICA PER GLI INSEGNANTI📖 Titolo della fiaba: I Guardiani del Bosco dei Pini✍️ Autore: Marco Arezio – Fiabe ecologiche per piccoli cittadini del futuro🎯 Obiettivi Didattici- Rafforzare nei bambini il senso di appartenenza alla natura e la responsabilità verso il territorio.- Educare al concetto di patrimonio naturale collettivo e alla sua tutela.- Stimolare il lavoro di squadra, l’inventiva e la comunicazione attraverso un progetto narrativo e ambientale.- Promuovere una visione positiva e concreta del ruolo attivo dei cittadini, anche piccoli, nella difesa dell’ambiente.- Incoraggiare l’esplorazione dei luoghi naturali vicini alla scuola (orti, parchi, boschi, fiumi).🧠 Competenze Educate- Educazione civica e ambientale- Narrazione, scrittura creativa e comunicazione- Lavoro cooperativo e progettualità- Esplorazione del territorio e osservazione scientifica- Sviluppo dell’empatia e del pensiero critico🧒👧 Età consigliata8 – 12 anni (scuola primaria – classi IV e V, scuola secondaria di I grado – classe I)🌳 Temi Educativi Principali- Difesa degli alberi e dei boschi- Potere della collaborazione tra pari- Scoperta e valorizzazione della biodiversità locale- Riflessione sugli impatti delle attività economiche sull’ambiente- Immaginazione e narrazione come strumenti di cambiamento🕒 Durata delle attività- Lettura + discussione: 45 min- Laboratorio narrativo-artistico: 90 min- Percorso didattico completo: 2-3 incontri interdisciplinari🧰 Materiali Necessari- Testo della fiaba (stampato o letto ad alta voce)- Cartelloni, pennarelli, materiali per disegno o pittura- Mappe del territorio locale (fisiche o digitali)- Smartphone/tablet per registrare suoni e immagini- Eventuali uscite didattiche in ambienti naturali vicini📚 Attività Didattiche Proposte1. 🗣️ Discussione guidata: “E se succedesse nel nostro paese?”- Cosa faresti se volessero abbattere un parco che conosci?- Chi sono i veri "guardiani" della natura oggi?- Può un bambino cambiare le decisioni degli adulti?2. 🎨 Crea il tuo “Museo Vivente della Natura”- Dividere la classe in gruppi: botanici, zoologi, storici, cartografi, narratori.- Ogni gruppo esplora un elemento dell’ambiente locale e lo trasforma in “stazione interattiva” (cartello, mappa, gioco, racconto).- Allestire una visita guidata aperta ad altre classi o ai genitori.3. 📖 Laboratorio di narrazione: “Il mio albero parlante”- Ogni alunno inventa un personaggio-arboreo (come il Pino Parlante).- Scrive una breve storia o dialogo: cosa direbbe l’albero? Che segreti conosce?- Illustrazione e presentazione orale del personaggio.4. 🧭 Mappa esplorativa del quartiere o del parco- Attività outdoor: disegnare una mappa del bosco/parco vicino alla scuola.- Segnare punti importanti: nidi, tronchi cavi, piante rare, rifugi per animali.- Fotografare o registrare suoni della natura per creare un “archivio digitale”.5. 🧪 Esperimento sociale: “Salviamo il nostro albero”- Simulare un dibattito civico: alcuni alunni rappresentano la ditta Legnamax, altri i bambini-esploratori, altri il sindaco e i cittadini.- Ogni gruppo deve esporre le sue ragioni, usare dati, racconti, emozioni.-- Si vota insieme: tagliare o salvare il bosco?✍️ Attività di Scrittura- Diario segreto di Lina o Tito- Lettera al sindaco del proprio comune per difendere un luogo verde- Giuramento dei Guardiani del Bosco, da firmare e appendere in aula- Piccola guida tascabile con “Regole per chi visita il bosco”💬 Frasi da discutere insieme“Questo bosco è la nostra casa. Non solo per noi, ma per gli animali, per le piante, per l’aria che respiriamo.”“Proteggere la natura è un gioco da ragazzi, ma non è un gioco.”“Quando conosci qualcosa davvero, non vuoi più perderla.”“Ogni albero può parlare, se sai ascoltarlo.”✅ Criteri di Valutazione- Partecipazione attiva durante le discussioni- Creatività e cura nelle attività artistiche- Collaborazione nei lavori di gruppo- Comprensione del messaggio ecologico- Capacità di collegare il racconto alla realtà🌈 Messaggio finale per i bambiniOgni bosco ha bisogno dei suoi guardiani. Non serve una bacchetta magica: bastano attenzione, rispetto e un cuore curioso.Con i vostri occhi, le vostre mani e le vostre idee, potete difendere ciò che rende il mondo un posto magico.E ricordate: ogni avventura comincia con un passo nel verde.

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Le Luci di Roccachiara. Capitolo 5: Il Libro che Cambiava Lingua
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Le Luci di Roccachiara. Capitolo 5: Il Libro che Cambiava Lingua
Slow Life

Una storia su parole, identità e inclusione: quando le lingue diventano ponti e la memoria costruisce comunitàLibro di racconti per bambini. Le Luci di Roccachiara. Capitolo 5: Il Libro che Cambiava LinguaDa quando a Roccachiara era nato il Patto dell’Acqua Chiara e la Festa delle Storie Vere era diventata un appuntamento quasi naturale, la biblioteca aveva iniziato a riempirsi più spesso. Non solo di bambini: anche di adulti che, magari, venivano per un motivo pratico — un modulo, un avviso, una connessione — e poi restavano un attimo a guardare un libro. Come se la memoria, una volta riaccesa, avesse iniziato a chiedere spazio. Un pomeriggio, mentre Nico e Amina aiutavano Elena a sistemare alcuni volumi, accadde una cosa piccola e strana: un libro cadde da uno scaffale senza che nessuno lo toccasse. Non fu un tonfo forte. Fu un colpo secco e poi un fruscio di pagine. Nico lo raccolse. Era un libro di copertina scura, senza titolo. Non aveva neanche il nome dell’autore. Solo un piccolo simbolo inciso: una chiave che sembrava fatta di linee sottili, come disegnate con la punta di un coltello. «Non l’ho mai visto.» disse Elena, sorpresa. Amina lo guardò con attenzione. «Eppure… sembra antico.» Nico sfogliò. Le pagine erano chiare, ma la scrittura dentro non era italiana. Sembrava una lingua straniera. O forse più di una. Amina si sporse e lesse una riga. Poi aggrottò la fronte. «Non capisco.» Nico, che a scuola era bravo ma non un mago, provò anche lui. Non capiva. C’erano segni, lettere, parole che sembravano scivolare fuori dalla testa. Elena prese il libro, lo girò, lo annusò (sì, lei annusava i libri, come se il profumo dicesse la verità). «Non è un libro del catalogo.» disse. «E non è un libro moderno.» Amina indicò il simbolo della chiave. «Forse è un libro che apre qualcosa. Come la porta della memoria.» Nico si sentì attraversare da un brivido: da quando avevano visto Cromavia, ogni oggetto con un simbolo sembrava poter parlare sottovoce. Elena lo posò sul tavolo e disse: «Non possiamo lasciarlo qui senza capire. Ma c’è un problema: se è in una lingua che nessuno conosce, come facciamo a leggerlo?» Amina lo guardò. «Forse… non è in una lingua. Forse è in molte.» Nico fece una smorfia. «Come un libro confuso?» Amina scosse la testa. «Come un libro che… cambia.» Nico stava per ribattere, ma in quel momento successe l’impossibile. La pagina che Nico aveva sotto gli occhi — piena di segni incomprensibili — sembrò tremare. Non fisicamente come se ci fosse vento, ma come se l’inchiostro cambiasse consistenza. Poi, lentamente, le lettere si riordinarono. E davanti a Nico comparvero parole chiarissime. In italiano. Nico sbiancò. «Amina… lo vedi?» Amina si sporse e rimase senza fiato. «Sì.» Sulla pagina c’era una frase semplice: “Leggimi nella lingua del tuo cuore.” Nico deglutì. «È… uno scherzo?» Elena guardò la pagina e impallidì a sua volta. «Non è uno scherzo.»...ACQUISTA IL LIBRO

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’ che spegne odio e violenza. Capitolo 13 – Scalo Ombra a Malpensa
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’ che spegne odio e violenza. Capitolo 13 – Scalo Ombra a Malpensa
Slow Life

Un team di scienziati giapponesi annuncia la molecola LYL 8, capace di inibire gli impulsi negativi dell’amigdala; mercati finanziari, governi e bioeticisti si interrogano sull’impatto di una società senza colleraGiugno 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’. Capitolo 13 – Scalo Ombra a MalpensaMilano-Malpensa, area cargo remota, 24 maggio – ore 05:32. Il 737 dell’Interpol finì la corsa con i reverser aperti e una scia d’acqua nebulizzata dalle ruote. Il comandante spense i motori, ma il gemito del turbofan parve restare incollato nell’aria lattiginosa che colava dalla brughiera verso la pista. Daniel Kamanzi—quarantaquattro anni, epidemiologo convertito a detective—sentì il freddo lombardo fargli arricciare le narici, impregnate ancora del kerosene di Nairobi. Stringeva la giacca anti-schegge sotto il braccio sinistro; con la destra tastò d’istinto il piccolo flacone di ossigeno iperbarico che portava sempre con sé da quando, in Liberia, aveva respirato cloroformio durante un blitz mal riuscito. Ai piedi della scaletta lo attendeva la tenente Luisa Ferretti, Guardia di Finanza – S.O.A. (Sezione Operazioni Antiterrorismo). La luce giallognola dell’alba le lucidava i capelli raccolti in uno chignon che pareva saldato con lo stagno. Il giubbotto balistico era lasciato semiaperto, rivelando una felpa color salvia con la scritta Politecnico di Milano—a ricordare che dietro l’aria marziale c’era un dottorato in ingegneria dei materiali esplosivi. «Benvenuto in Padania, dottor Kamanzi» esordì, porgendogli un badge provvisorio che odorava di inchiostro fresco. «Il container è qui da due ore e venticinque minuti. Registrato come frutta esotica fresca, dogana lampo e transito DHL. Ma la sonda integrata dà partenza a meno ottanta gradi. Più Siberia che tropici.» Saliti su un pick-up blindato Iveco VM90, presero il sentiero asfaltato che correva dietro gli hangar. Le lamelle dei lampioni stillavano condensa: un metronomo d’acqua che batteva sul tetto corazzato. Kamanzi, dietro il parabrezza antiproiettile, enumerò mentalmente i codici IATA stampigliati sui container impilati: ZA per il Sudafrica, CN per la Cina, IN per l’India… Ogni sigla un possibile varco per la nuova alchimia delle emozioni. «PhobosCrew?» chiese, puntando il pollice verso l’icona verde acido che solcava un box arancione come un graffio di felino. Ferretti annuì. «Hacker-logistici specializzati in triangolazioni di carichi. Si sono fatti un nome nell’epoca delle vaccinazioni fake: aghi pieni d’acqua, attestati autentici. Ora trafficano quel che resta del mercato nero di LYL-8.» Frenarono davanti al capannone 17B DHL, isolato da un cordone di nastro nero-giallo. Sotto i portelloni sollevati, uomini in tuta bianca fissavano pistole termiche e rilevatori Raman alle casse di polistirolo....Acquista il libro© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 4: Oltre la soglia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 4: Oltre la soglia
Slow Life

L’enigma della casa abbandonata di Foppolo - Capitolo 4: Oltre la soglia Giugno 2024di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Oltre la soglia. Capitolo n° 4Le nubi cariche di neve si addensavano sopra Foppolo, diffondendo una luce grigia e pallida che filtrava a stento dalle finestre dell’Albergo Monte Toro. Marina si svegliò con un senso di oppressione sul petto, come se la montagna stessa gravasse sui suoi pensieri. La notte era stata agitata: immagini di corridoi sotterranei, voci sussurrate e passi trascinati continuavano a riaffiorare nella sua mente. Si concesse un attimo per raccogliere le forze, guardando il soffitto di travi di legno scuro della sua stanza. Sentiva il mugghiare del vento fuori e il crepitio del riscaldamento avviato all’alba. L’Albergo Monte Toro, di proprietà di Luca e Claudia, sembrava un rifugio sicuro nel cuore di un paese avvolto dai segreti. Ma anche quel calore familiare non riusciva a dissipare del tutto la sottile paura che provava. Marina discese la scala in legno, appoggiando la mano al corrimano, e si ritrovò nella sala comune: un ambiente ampio e accogliente, con il grande camino acceso al centro e i divani di pelle disposti in cerchio. Da una vetrata laterale si scorgeva un piccolo piazzale ingombro di neve; più in là, la linea delle montagne si stagliava imponente e misteriosa....ACQUISTA IL LIBRO

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 5: Amore e potere sul Canal Grande
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 5: Amore e potere sul Canal Grande
Slow Life

Nell’ombra del palazzo Mion, una nobile ribelle sfida il matrimonio d’interesse e ama in segreto Lorenzo Vendramin, mentre la Serenissima stringe la sua morsa di intrighiSettembre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 5: Amore e potere sul Canal Grande  Il palazzo dei Mion si affacciava con orgoglio sul Canal Grande, poco lontano dal ponte di Rialto. Non era il più sfarzoso tra quelli che si specchiavano nell’acqua, ma aveva un’eleganza severa che lo rendeva temuto e rispettato. La facciata gotico-veneziana, con le trifore ornate da colonnine di marmo bianco, pareva guardare la città dall’alto in basso. Al piano nobile, le finestre si aprivano su stanze ampie rivestite di velluti rossi e arazzi fiamminghi che raccontavano scene di caccia e di guerra. L’odore di cera d’api e incenso impregnava i corridoi, e nei pavimenti di terrazzo veneziano le pietre multicolori formavano disegni geometrici che riflettevano la luce delle torce. Al centro di quel palazzo viveva messere Adalvise Mion, uomo duro, temprato da anni di lotte nelle sale del potere veneziano. Notaio della Repubblica, membro del Gran Consiglio, la sua vita era stata un duello costante con i rivali. Non aveva mai ereditato titoli o fortune spropositate: li aveva costruiti con astuzia, con la penna più che con la spada, usando la legge come lama sottile per tagliare e cucire destini. Sapeva parlare a bassa voce nei saloni affollati e far valere la sua autorità con un solo sguardo. I suoi occhi grigi, taglienti, erano la sua arma più affilata: incutevano rispetto e paura. Per lui, il mondo era un’arena, e Venezia un immenso scacchiere dove ogni uomo era pedina sacrificabile.....Acquista il libro

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Ombre di Ambizione. Capitolo 10: Ombre e Sangue sotto il Castello di Corenno Plinio
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Ombre di Ambizione. Capitolo 10: Ombre e Sangue sotto il Castello di Corenno Plinio
Slow Life

Il Caso della Formula del Polipropilene Perduta a Milano Maggio 2024di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Ombre di Ambizione. Capitolo 10: Ombre e Sangue sotto il Castello di Corenno PlinioLa commissaria Lucia Marini e il maresciallo Valenti, dopo aver organizzato meticolosamente le ronde discrete in borghese, si trovarono di fronte a un momento decisivo della loro indagine. Una sera, mentre la luce del crepuscolo avvolgeva il paesaggio di Corenno Plinio, notarono una figura sospetta che si introduceva nel castello attraverso una porta non facilmente visibile, celata da uno sperone di roccia. Valenti: "Guardi là, commissaria! Qualcuno sta entrando nel castello da quella porta nascosta." Lucia: "Sì, l'ho visto. Questa potrebbe essere la nostra occasione. Dobbiamo decidere velocemente cosa fare." Valenti: "Proporrei di seguirlo dentro. Se quella porta non era chiusa a chiave, potrebbe significare che l'interno del castello nasconde altre sorprese. Dovremmo approfittarne ora che abbiamo l'opportunità." Lucia: "Concordo. Ma procediamo con cautela. Non sappiamo cosa o chi troveremo all'interno. Gli altri militari resteranno qui a fare la guardia alla porta per assicurarci una via di fuga e impedire che altri possano seguirlo o sorprenderci." Valenti fece un segno ai militari, indicando loro di rimanere in posizione, mentre lui e Lucia si avvicinavano silenziosamente alla porta semiaperta. Con movimenti cauti e coordinati, varcarono la soglia, immergendosi nell'oscurità del castello. Valenti: "Stia attenta, commissaria. Non sappiamo cosa ci aspetta. Manteniamo un profilo basso e cerchiamo di non fare rumore." Lucia: "Sì, procediamo. Teniamo gli occhi aperti per qualsiasi indizio o segno che possa dirci di più su chi abbiamo visto entrare e su cosa stia facendo qui." Mentre avanzavano con cautela attraverso i corridoi bui del castello, i due si affidavano alla luce debole delle loro torce per orientarsi. Ogni tanto, il rumore dei loro passi risuonava sulle antiche pietre, ma procedevano determinati, guidati dall'istinto e dalla volontà di scoprire la verità dietro le mura del castello......#lagodicomo #corennoplinio© Vietata la RiproduzioneAcquista il Libro

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Ombre di Ambizione. Capitolo 17: La Rinuncia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Ombre di Ambizione. Capitolo 17: La Rinuncia
Slow Life

Il Caso della Formula del Polipropilene Perduta a Milanodi Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Ombre di Ambizione. Capitolo 17: La RinunciaQuella mattina, Lucia si svegliò presto nella sua stanza d'albergo a Corenno Plinio, mentre all'esterno il lago di Como riposava placido sotto un cielo che prometteva un'altra giornata soleggiata. Nonostante la bellezza tranquilla del paesaggio lacustre, il cuore di Lucia era agitato, gravato dal peso delle decisioni che si apprestava a prendere. Dopo una notte di riflessioni e dubbi, era giunta alla conclusione ineludibile che Müller le aveva mentito su tutta la linea. Non c'erano più dubbi, non c'era spazio per ulteriori colloqui o tentativi di mediazione. Era tempo di agire e per farlo, doveva tornare a Milano, alla questura, e prendere misure decisive. Lucia si preparò con cura, scegliendo un abito semplice ma professionale che riflettesse la serietà del compito che aveva davanti. Prima di lasciare la camera, si soffermò un momento a contemplare il lago dalle finestre dell'albergo. L'acqua calma le offriva un breve momento di pace, rafforzando la sua determinazione. Uscita dall'albergo, Lucia si avvicinò alla sua Fiat Topolino parcheggiata poco distante. La piccola auto a noleggio era diventata una compagna fidata nei suoi spostamenti tra Corenno Plinio e Milano, e nonostante le dimensioni contenute, era sorprendentemente affidabile e agile sulle strade che costeggiavano il lago. Il viaggio verso Milano iniziò con il percorso che serpeggiava lungo la sponda del lago. La strada era ancora poco affollata a quell'ora, permettendo a Lucia di guidare con una certa tranquillità. Mentre avanzava, il paesaggio cambiava, passando dalla quiete delle acque del lago a un ambiente più urbano e frenetico man mano che si avvicinava alla città. Il tragitto le offrì il tempo di riflettere sulle sue prossime mosse. Era consapevole delle sfide che l'attendevano, ma anche della necessità di agire rapidamente per prevenire ulteriori danni o manipolazioni da parte di Müller. Dopo circa un'ora e mezzo di viaggio, Lucia entrò nel traffico più denso di Milano. La città era un formicaio di attività, un netto contrasto con la tranquillità di Corenno Plinio. Manovrando abilmente la sua Topolino attraverso le strade, Lucia sentì crescere dentro di sé un mix di ansia e risolutezza. Arrivata alla questura, parcheggiò l’auto e si diresse direttamente verso l'ufficio del suo superiore. La sua andatura era decisa, il viso serio e concentrato. Non appena le fu consentito l'accesso, iniziò a esporre con precisione e autorità le sue scoperte e le sue conclusioni.....© Vietata la RiproduzioneAcquista il Libro

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - L'Inquisizione. Il processo a Edmund Webber e il libellus segreto di Fratello Elara. Capitolo 3
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L'Inquisizione. Il processo a Edmund Webber e il libellus segreto di Fratello Elara. Capitolo 3
Slow Life

Tra ballate proibite, nobildonne solidali e testi clandestini, si scopre che la condanna di un fabbro può innescare un nuovo moto contadino mentre la Chiesa vacilla sotto il peso delle proprie coscienzeAprile 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Capitolo 3. Londra. Fine Settembre 1381L’alba del 3 settembre 1381 filtrò tra i merli della Marshalsea Prison con la stessa inesorabilità del dazio reale. Edmund Webber, fabbro di Harpenden, sedeva su un giaciglio di paglia, le caviglie serrate dal “ceppo del navigante”, grossa trave forata che gli impediva di alzarsi. Da tre settimane attendeva il processo per “incendio di pubblici registri” e “ribellione istigata da dottrine ereticali”. Ogni notte ripassava a mente il salmo imparato a Sevenoaks — Those who sow in tears shall reap in joy (Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia) — sperando d’incatenare la paura con le stesse mani che un tempo forgiavano spade. Il secondino, un gallese dal sorriso sdentato, gli portava acqua e pane duro. Mormorava: «Dicono che ti faranno un processo breve. Il re vuol chiudere la faccenda prima di Ognissanti». Edmund annuiva, ma in cuor suo sapeva che non esiste processo breve quando la coscienza ha molte pagine da voltare. A Canterbury, Fratello Elara rifiniva l’ultimo capitolo del suo scritto clandestino: De iustitia rusticorum et missione Ecclesiae. Ne aveva copiato tre esemplari. Uno lo nascose nel vano di una trave della biblioteca di St Augustine, un altro lo consegnò al novizio Isaac perché lo portasse a Margery Tilman, il terzo restò nel cassetto della sua cella, sigillato con ceralacca incolore. L’opera denunciava tasse inique, decime vessatorie e l’obbligo evangelico di restituire ai poveri il superfluo. Elara sapeva che quel testo, se scoperto, sarebbe valso un’accusa di complicità. Eppure, mentre intingeva la penna, udì dentro di sé la voce di Ball: “Le domande coltivano semi”. Pensò: Meglio rischiare la condanna che lasciare sterile il campo. Nel palazzo reale, l’eco della notte di Sevenoaks stava mutando in decreto. Sir William Knolles riferì al consiglio privato che “facinorosi contadini” avevano incendiato gli archivi fiscali. Lord Thomas Percy, Tesoriere, propose la linea dura: “Imporremo una taglia su chiunque canti ancora quella ballata”. Lady Matilda de Vere, dama di compagnia della regina madre ma figura d’ingegno sottovalutata, alzò un sopracciglio: «Bandire una canzone è come arginare la marea con un ventaglio». Non fu ascoltata. Si decise di processare Edmund con rito abbreviato e di inviare in Kent nuove pattuglie. Inoltre, un emissario avrebbe dovuto indagare su eventuali “complicità ecclesiastiche”. Quel compito finì nelle mani di un certo monsignor Odo Wrottesley, canonista dallo sguardo affilato. Nel frattempo, a Cheapside, comparvero soldati in cotta di maglia che imponevano silenzio a menestrelli e banditori. Old Thom vide il suo banco perquisito; xilografie della ballata furono confiscate e bruciate. Ma la musica, amputata in piazza, germogliò in cantine e soffitte. Richard Langley, scampato per un soffio all’arresto, si rifugiò presso una comunità di frati carmelitani che, segretamente, apprezzavano la sua arte. Fu lì che compose la variante “sommessa” del canto: stesso ritornello, melodia più lenta, adatta a essere intonata come preghiera. In pochi giorni divenne il Pater Noster dei poveri: nessuna guardia poteva vietare una nenia che sembrava un salmo. Il filo del destino cucì il suo punto quando Margery Tilman — ricercata per l’assalto a Sevenoaks — giunse di nascosto a Londra per trovare un avvocato disposto a difendere Edmund. Portava con sé il libellus di Elara, cucito nella fodera del mantello. Attraversava il ponte sotto una pioggia insistente quando il piede le scivolò sul legno viscido; l’intera mole di farina che teneva in un sacco per camuffarsi si riversò ai piedi di una dama in cocchio: era Lady Matilda de Vere. I soldati volevano arrestare Margery per “ostacolo al traffico reale”, ma Matilda, notando gli occhi intelligenti della mugnaia e forse mossa da curiosità, intervenne: «Portatela con me. Ho bisogno di farine per il convento di Bermondsey». Così, ignara, la nobildonna accoglieva nel suo seguito la donna che incarnava la nuova coscienza contadina....Acquista il libro© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 7.2: Minacce sotto la neve
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 7.2: Minacce sotto la neve
Slow Life

L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 7.2: Minacce sotto la neveNovembre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 7.2: Minacce sotto la neveIl telefono squillò a raffiche brevi, insistenti, come dita impazienti sulla porta. Visinelli si girò nel letto, allungò un braccio oltre il piumone e pescò la cornetta sul comodino. Gli occhi, ancora appannati dal sonno, caddero sull’orologio a lancette: le 5.45. Chi diamine chiamava a quell’ora? «Pronto?» gracchiò, la voce incollata alla gola. Dall’altro capo arrivò un timbro gutturale, metallico, che pareva tagliare l’aria. «Sono Rodan. Dobbiamo vederci al più presto. Non state facendo il lavoro per cui siete stati pagati.» Visinelli aprì la bocca per giustificarsi, ma la voce lo travolse senza lasciare spazio: «Domani alle undici. Tártano, bar Millevette.» Un click secco. Silenzio. Restò immobile, con la cornetta ancora contro l’orecchio, come se il silenzio potesse restituirgli qualche parola di scorta da incastrare tra quelle appena subite. Poi appoggiò il telefono, si mise seduto e lasciò che il buio gli si assestasse attorno. Il tono di Rodan non ammetteva interpretazioni: domani sarebbe finito in Valtellina a rendersene conto di persona. E sapeva di non essere a posto. Marina e quel giornalista, Marco, continuavano a ficcare il naso dove non dovevano, rischiando di rovinare tutto. La “gallina dalle uova d’oro”—così la chiamavano tra loro—non poteva essere profanata: quel rudere doveva restare com’era, un guscio vuoto pieno di ombre, utile proprio perché nessuno osava entrarci davvero.....ACQUISTA IL LIBRO

SCOPRI DI PIU'
191 risultati
1 2 3 4 5 6 ... 12

CONTATTACI

Copyright © 2026 - Privacy Policy - Cookie Policy | Tailor made by plastica riciclata da post consumoeWeb

plastica riciclata da post consumo