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1572 CARNEVALE DI SANGUE. CAPITOLO 17: IL GIURAMENTO DI MANTOVA

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 17: Il Giuramento di Mantova
Sommario

Il viaggio di Lorenzo Vendramin verso Mantova si apre sotto il velo della nebbia lagunare, tra il ricordo di un amore svanito e il peso di un incarico che intreccia dovere e dolore. Nella carrozza che lo allontana da Venezia, la mente corre a Elisabetta, alla sua assenza inspiegabile, mentre la pianura veneta scorre come un sogno grigio e immobile. Ogni rumore, ogni volto incontrato sulla strada diventa sospetto, preludio di un inganno che sembra inseguirlo. La sosta in una locanda di campagna non placa la sua inquietudine, e la città dei Gonzaga si avvicina come un labirinto di potere e segreti.

Giunto infine a Mantova, Lorenzo varca i cancelli del palazzo ducale, tra colonne, affreschi e sguardi attenti, per presentarsi al Duca Vincenzo I Gonzaga. L’incontro tra i due uomini segna l’inizio di un gioco diplomatico sottile, in cui l’arte della parola cela verità inconfessabili. Ma dietro la missione ufficiale, un giuramento silenzioso lega Lorenzo a un destino che nessun sigillo potrà sciogliere.

Tra nebbie veneziane e fasti gonzagheschi, Lorenzo Vendramin affronta il viaggio verso Mantova: una missione diplomatica che nasconde un dramma personale e un mistero


Ottobre 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 17: Il Giuramento di Mantova


Il viaggio verso Mantova era iniziato quando la città ancora dormiva, immersa in quella nebbia lattiginosa che si alzava dai canali come un respiro di vetro. Le ruote della carrozza, bagnate d’umidità, stridevano piano sulle lastre di pietra della fondamenta mentre il cocchiere spronava i due stalloni neri, possenti e nervosi, che sbuffavano vapore dalle froge. Lorenzo, avvolto in un mantello di panno scuro, osservava dal finestrino la Venezia che svaniva alle sue spalle: torri, campanili, vele immobili nel porto, e poi solo il riflesso argenteo della laguna che si faceva via via più lontana.

Accanto al veicolo, cavalcavano Pietro e due armigeri scelti, uomini di provata fedeltà, con la cotta di maglia nascosta sotto giacche di pelle, le spade al fianco e lo sguardo fisso sulla strada. Si erano lasciati alle spalle Mestre da poche ore e già la pianura veneta si stendeva dinanzi a loro come una tavola di vetro, punteggiata da cascine isolate, campi arati e rogge che riflettevano il cielo terso.


Lorenzo sedeva nella carrozza, le braccia conserte, ma la mente non conosceva pace.

Il suo pensiero tornava ossessivamente a Elisabetta, alla sera precedente, al vuoto dietro la porta rimasta chiusa.

Il fuoco del camino, acceso tre volte, si era ridotto a braci fredde; la candela sulla scrivania aveva consumato tutta la cera, e l’alba lo aveva sorpreso ancora vestito, con il mantello sulle spalle e la gola arsa. Aveva atteso, credendo ogni rumore di passi fosse il suo, ogni voce sul canale un segno del suo arrivo.....

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