Nel quindicesimo capitolo de I Misteri di Oltrecolle, Elena entra nel cuore di una città che sembra accoglierla con una quiete quasi irreale. Strade eleganti, piazze armoniose e volti gentili le trasmettono un senso di appartenenza inatteso, ma sotto quella calma apparente sembra celarsi qualcosa di più profondo. Ogni incontro, ogni parola scambiata, lascia intuire regole non scritte e un’attenzione particolare nei suoi confronti.
Piccoli dettagli fuori dall’ordinario insinuano domande che restano senza risposta, mentre l’ospitalità che le viene offerta appare tanto generosa quanto misteriosa. C’è qualcuno che sa già di lei, che la osserva senza mostrarsi. In questa realtà sospesa, dove il tempo scorre in modo diverso, Elena percepisce che ogni passo la sta conducendo verso un incontro inevitabile. Ma quando accadrà, e cosa scoprirà davvero, resta avvolto nel silenzio di Oltrecolle.
Tra locande senza specchi e piazze senza tempo: l’arrivo di Elena nel cuore segreto di Oltrecolle
Luglio 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 15: Il Salto nel Buio
Immersa nella folla composta e variegata che animava la strada, Elena si lasciò guidare dall’istinto, seguendo un viale che si apriva ampio e maestoso oltre il dedalo di vicoli in cui aveva camminato fino a quel momento. Il viale era un tripudio di alberi frondosi—platani e ippocastani dalle chiome larghe, sotto cui si stendevano filari di panchine e aiuole fiorite. Da entrambi i lati, palazzi di pietra chiara e mattoni rossi si alternavano a eleganti palazzetti di epoca rinascimentale, le cui facciate decorate di stucchi e affreschi sembravano appena restaurate. Nonostante l’assenza di traffico, la strada pulsava di vita: bambini che correvano con biciclette dallo stile antico, signore a passeggio con cesti di vimini, giovani seduti sulle scalinate intenti a leggere o a chiacchierare a bassa voce.
Mentre avanzava, Elena sentiva i rumori della città farsi più vivaci, ma senza mai diventare caotici o sgradevoli.
Tutto era regolato da un’armonia spontanea, come se esistesse un tacito accordo tra gli abitanti su come condividere lo spazio e il tempo.Arrivò così in una piazza che si apriva all’improvviso come un cuore pulsante al centro di quel quartiere antico. La piazza era pavimentata in grossi lastroni di pietra chiara, con una grande fontana centrale da cui zampillava acqua cristallina in una vasca circolare. Intorno, file di alberi ombrosi proteggevano i tavolini all’aperto di una locanda che, a uno sguardo superficiale, avrebbe potuto ricordare un bar dei centri storici italiani, ma qui tutto sembrava più curato, più accogliente, privo delle note stonate del nostro mondo.