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L’ENIGMA DELLA CASA ABBANDONATA DI FOPPOLO. CAPITOLO 6.1: IL GELO CHE NON SI SCIOGLIE

Slow Life
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Sommario

Nel cuore di una valle coperta di neve, Foppolo conserva un equilibrio apparentemente solido, mantenuto dalle reti di potere di poche famiglie e dagli affari che scorrono sotto la superficie. Quando Marina Ravelli torna a cercare risposte su un passato che molti speravano rimanesse sepolto, la sua presenza mette in moto sospetti, ricordi e paure che si credevano sopite.

Un giornalista determinato si unisce alla ricerca, scavando tra mappe, ricevute e archivi polverosi, e quel che emerge minaccia di collegare nomi, conti e vecchie autorizzazioni probabilmente irregolari. In una stanza dietro la cucina della Baita Vecchia, uomini influenti discutono silenziosamente di come fermare chi sta per scoprire troppo: ragionamenti freddi, minacce sottili, strategie di intimidazione. L’atmosfera è quella di un inverno morale — più tagliente del vento — e la valle sembra trattenere il respiro, pronta a rivelare la sua memoria. Tra ricatti, vecchie complicità e la volontà di verità di due testardi, la storia si snoda lenta e implacabile, con la montagna che osserva e conserva segreti che chiedono vendetta o redenzione.

L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 6.1: Il Gelo che Non si Scioglie


Novembre 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 6.1: Il Gelo che Non Scioglie

Nel ventre della valle, sotto la crosta dorata di una giornata limpida, si agitava qualcosa di marcio. La neve, così candida e immobile, sembrava nascondere ogni cosa: i sospetti, i timori… e i cadaveri. Eppure, in un piccolo locale dietro le cucine del ristorante La Baita Vecchia a Foppolo, il gelo aveva smesso da tempo di essere un fatto meteorologico: era un clima morale, un’aria densa, fatta di sguardi e sottintesi. Si erano dati appuntamento lì, senza convocazioni ufficiali. Nessun ordine del giorno, nessun verbale. Solo uomini che si conoscevano troppo bene da troppi anni.

Luigi Mainetti, il padrone degli impianti di risalita, era il primo ad arrivare. Pantaloni da lavoro, giubbotto tecnico, guance arrossate dal freddo e occhi più duri del ghiaccio. Sedette al capo del tavolo, come sempre, senza chiedere permesso. Era lui a gestire l’infrastruttura che teneva in vita Foppolo, e tutti lo sapevano.


Poco dopo entrò Giacomo Lorenzi, albergatore vecchio stile.

Non uno, ma due alberghi: il Fiocco di Neve e il Pizzo Vescovo, ereditati e ampliati con una strategia aggressiva che l’aveva reso il re delle prenotazioni. Aveva il passo veloce e l’alito di sigaro. Si tolse i guanti con lentezza, come se ogni dito portasse una tensione da liberare.....

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