rNEWS: Tazze Adatte al Microonde in Fibra Riciclabile e CompostabileL'azienda Americana Kraft Heinz sta studiano la produzione di tazze in fibra che possano essere riutilizzabili o riciclabili compostabili e che possano essere inserite, senza problemi nel microonde. L'azienda ha l'obiettivo di rendere il 100% dei suoi imballaggi riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025. Kraft Mac & Cheese, un marchio di proprietà di Kraft Heinz Co. con sede a Chicago, ha annunciato che sta sviluppando e testando la prima tazza per microonde riciclabile a base di fibre. Al termine dei test, il marchio lancerà una nuova varietà Kraft Mac & Cheese Shapes più avanti nel 2021 utilizzando la nuova tazza e il nuovo design. Secondo un comunicato stampa di Kraft Mac & Cheese, la tazza per microonde a base di fibre attualmente in prova è adatta al microonde ed ha le stesse dimensioni degli altri imballaggi attualmente offerti dal marchio. Il marchio segnala inoltre che sta eliminando l'etichetta di plastica su questa confezione attraverso la nuova tecnologia di stampa diretta. L'azienda afferma che l'intento del cambiamento di design dalla plastica alla fibra è ridurre l'uso di plastica e essere sia riciclabile che compostabile negli impianti di compostaggio industriale. Kraft afferma che sta lavorando con partner esterni per certificare e incorporare l'etichettatura di riciclaggio appropriata per aiutare i consumatori a sapere cosa fare con l'imballaggio. L'azienda aggiunge che questa innovazione supporta l'obiettivo di Kraft Heinz Co. di diventare un'azienda più sostenibile. L'azienda ha un impegno che mira a rendere il 100 percento dei suoi imballaggi riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - packagingby Megan Smalley
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Economia circolare: il rifiuto non esiste – viva il rifiutoTogliamo dal vocabolario dell’economia circolare la parola rifiutodi Marco ArezioNon è un esercizio di lessico accademico, quello che vorrebbe che la parola Rifiuto scomparisse dal vocabolario per essere sostituita da –Risorsa– ma una provocazione che serve a farci capire come, in un periodo in cui le parole – Economia Circolare e Rifiuti – assumono un’importanza nella comunicazione generale, facciamo un pò di confusione e difficoltà a capirne i veri termini e le vere implicazioni. Il modello circolare di cui tanto si parla, non è solo quello di cercare di fare del nostro meglio, come cittadini, per avere una vita che sia più rispettosa dell’ambiente, quindi ridurre gli imballi, ridurre l’uso della plastica, razionalizzare gli spostamenti con i mezzi a con motori termici, regolare il riscaldamento o l’aria condizionata per evitare gli sprechi, razionalizzare l’uso dell’acqua, favorire negli acquisti le aziende che producono rispettando l’ambiente e sfavorire chi non lo fà. Potremmo citare molti altri comportamenti virtuosi da tenere, ma non dobbiamo dimenticarci che l’economia circolare si raggiunge attraverso una crescita culturale continua che può aiutare il nostro pianeta. Non ci dobbiamo accontentare dei piccoli gesti quotidiani, peraltro importantissimi, ma dobbiamo guardare, con la mente aperta, a come migliorare la nostra vita da cittadini “circolari“, perchè le idee di molti possono aiutare il sistema produttivo e distributivo. Nella filiera dell’economia circolare ci sono aree ancora trascurate e inespresse, a causa di deficit comunicativi, di una struttura manageriale e di una parte di consumatori che non hanno realmente compreso l’importanza degli argomenti trattati, di una errata scala dei valori in cui il denaro gioca un ruolo importante nelle scelte di tutti. Queste aree le troviamo in molti settori produttivi e distributivi su cui dovremmo lavorare meglio per dare un risultato più concreto al progetto comune di un’economia e di una vita meno impattante sull’ambiente. La prima cosa da fare è declassificare la parola rifiuto e riclassificarla come risorsa. La bottiglia dell’acqua che buttiamo non è un rifiuto, per fare un esempio banale, è la risorsa che permetterà alle aziende di produrre, nuovamente, altre bottiglie, indumenti, imbottiture per divani, articoli per il packaging senza intaccare le risorse naturali. La seconda cosa è la produzione di articoli con materiali che possano essere riciclati al 100%, non può più succedere che l’immissione sul mercato di un prodotto, un imballo per esempio, non tenga conto dei parametri di riciclabilità e possa costituire, per la collettività, un rifiuto che non sia una risorsa. La terza cosa, nell’era di internet super veloce, è la comunicazione circolare trasversale, che significa che lo scarto di produzione di un settore che non può essere riutilizzato nuovamente all’interno di esso, possa diventare una risorsa per atri settori. Le piattaforme web servono per comunicare anche, appunto, trasversalmente, informazioni in tempo reale che possano risolvere problematiche immediate e concrete. Ogni settore industriale è gravato da una parte di rifiuti di lavorazione che, nonostante accurate analisi, non può essere riutilizzato all’interno di esso, ma deve essere messo a disposizione di altri settori, in modo da poter scoprire le potenzialità del prodotto-rifiuto che può essere impiegato in campi differenti, così da creare una economia circolare trasversale. Per fare alcuni esempi, certamente non esaustivi, possiamo citare: Gli scarti del settore della carta potrebbero essere valorizzati nel settore della plastica Gli scarti della combustione del carbone potrebbero essere impiegati nel campo delle ceramiche Gli scarti della lavorazione delle pietre e delle demolizioni nel settore edile Gli scarti del vetro nell’arredamento e nel calcestruzzo I fanghi di alcune lavorazioni industriali possono essere impiegati in vari settori. Gli scarti di plastiche composite possono diventare polvere per compounds Gli scarti di alcuni rifiuti plastici non riciclabili da impiegare nel settore dei bitumi Ci sono molti altri esempi di settori che già si scambiano i rifiuti-risorse, ma il problema che i numeri sono decisamente bassi e molti dei prodotti descritti ed altri non citati, oggi, finiscono ancora in discarica e, a volte, anche per mancanza di comunicazione, che crea nuove opportunità e un nuovo modello circolare.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiutoVedi maggiori informazioni sul riciclo
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I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 6: Sarnico, luce sul lago e ombre nella menteDall’alba di Sarnico sulle rive del Lago d’Iseo al cuore dell’ospedale Faccanoni: tra atmosfere sospese e misteri cliniciLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 6: Sarnico, luce sul lago e ombre nella menteQuando Elena si svegliò la mattina seguente, fu accolta da una luce dorata che filtrava attraverso le tende leggere della sua camera. Si avvicinò alle grandi finestre, aprendo i vetri per lasciar entrare l’aria fresca e profumata. Davanti a lei, il lago d’Iseo – all’altezza di Sarnico – si stendeva come uno specchio d’argento increspato da minuscole onde, vibrante sotto i primi raggi del sole. L’acqua rifletteva il cielo limpido, in cui si rincorrevano nuvole sottili e trasparenti. Sulle rive, i glicini arrampicati ai portici dell’hotel si piegavano verso la passeggiata; qualche barca a remi scivolava lenta sulla superficie calma, lasciando dietro di sé scie leggere, mentre i gabbiani volteggiavano sopra i pontili illuminati dal mattino. Il paesaggio era una tavolozza di colori brillanti: il verde intenso delle colline che si rifletteva nell’acqua, il bianco delle barche, il rosso ruggine dei tetti di Sarnico, e il profilo scuro di Montisola che si stagliava all’orizzonte come un’isola sospesa tra lago e cielo. Elena rimase alcuni istanti incantata, lasciando che la serenità del panorama le scivolasse dentro, sciogliendo la tensione accumulata nei giorni precedenti. Dopo una doccia rapida, scese nella luminosa sala colazioni dell’Hotel Montisola. L’ambiente era elegante ma familiare, arredato con tavolini in legno chiaro, grandi vetrate affacciate sul lago e tovaglie candide impreziosite da piccoli mazzi di fiori freschi. Il profumo del caffè si mescolava a quello dei croissant appena sfornati, delle torte di mele e di nocciole disposte su vassoi di porcellana. Un angolo del buffet ospitava pane caldo, burro d’alpeggio, marmellate di agrumi fatte in casa, yogurt fresco, macedonia e una selezione di formaggi tipici della zona....Acquista il libro© Riproduzione Vietata
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L’inferno del Sudan: Fame, Stupri e Guerra Civile nell’Indifferenza MondialeKhartoum è al centro di una crisi umanitaria devastante, con milioni di persone intrappolate nella fame, nella violenza e nella disperazione, mentre il mondo guarda altrove di Marco ArezioKhartoum, capitale del Sudan, è diventata l’emblema di una crisi umanitaria dimenticata. Mentre il mondo sembra focalizzarsi su altre emergenze, la popolazione di Khartoum è intrappolata in un incubo fatto di fame, violenze sessuali, guerra civile e disperazione. Questo articolo vuole esplorare le radici del conflitto, le condizioni attuali e le implicazioni globali di questa crisi. Le Radici del Conflitto Il Sudan ha una lunga storia di instabilità politica e conflitti interni. Dal 1956, anno della sua indipendenza dal Regno Unito, il paese è stato teatro di due guerre civili devastanti che hanno causato milioni di morti e sfollati. La prima guerra civile (1955-1972) e la seconda (1983-2005) si sono concluse con la firma di accordi di pace, ma le tensioni sono rimaste latenti. Nel 2011, il Sudan ha visto la secessione del Sud Sudan, che ha portato via circa il 75% della produzione petrolifera del paese, aggravando ulteriormente la situazione economica. Tuttavia, le cause più recenti del conflitto affondano le loro radici nella competizione per il potere tra diversi gruppi armati e nella repressione sistematica da parte del governo centrale di Omar al-Bashir, che è stato rovesciato nel 2019 dopo 30 anni di dittatura. La Fame e la Malnutrizione Una delle conseguenze più devastanti della guerra civile in Sudan è la crisi alimentare. Secondo le Nazioni Unite, oltre 7 milioni di persone in Sudan soffrono di insicurezza alimentare acuta. Le operazioni militari hanno distrutto vaste aree agricole, rendendo difficile la coltivazione e la raccolta dei raccolti. Inoltre, i continui scontri hanno interrotto le vie di approvvigionamento, impedendo l’arrivo di aiuti umanitari essenziali. La malnutrizione è dilagante, soprattutto tra i bambini. Le strutture sanitarie, già fragili, sono state ulteriormente compromesse dai bombardamenti e dai saccheggi, lasciando migliaia di famiglie senza accesso alle cure mediche di base. Questa situazione ha portato a un aumento allarmante delle morti per cause prevenibili come la diarrea e le infezioni respiratorie. La Violenza Sessuale come Arma di Guerra La violenza sessuale è una tragica realtà quotidiana per molte donne e ragazze a Khartoum. I gruppi armati utilizzano lo stupro come arma di guerra per terrorizzare la popolazione e minare la coesione sociale. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, migliaia di donne sono state vittime di violenze sessuali durante gli scontri. Le sopravvissute a questi abusi spesso non ricevono alcun supporto psicologico o medico, e molte sono stigmatizzate dalle loro comunità. Questa mancanza di sostegno non solo aggrava il trauma subito, ma perpetua un ciclo di violenza e disperazione che colpisce le generazioni future. Guerra Civile e Devastazione La guerra civile in Sudan ha provocato una devastazione senza precedenti. Gli scontri tra le forze governative e i gruppi ribelli hanno trasformato Khartoum in una zona di guerra, con edifici distrutti e infrastrutture ridotte in macerie. Gli attacchi aerei e i bombardamenti indiscriminati hanno causato la morte di migliaia di civili e lo sfollamento di milioni di persone. Le strutture pubbliche, come ospedali e scuole, sono state colpite duramente, lasciando la popolazione senza accesso ai servizi essenziali. I blackout elettrici e la carenza di acqua potabile sono diventati la norma, aggravando ulteriormente le già disastrose condizioni di vita. La Crisi dei Profughi Uno degli aspetti più tragici della crisi di Khartoum è il numero crescente di profughi disperati. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), oltre 2 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Molti si sono rifugiati in campi sovraffollati, dove le condizioni igieniche sono precarie e le risorse scarseggiano. Questi profughi affrontano una vita di incertezza e privazioni. Le opportunità di lavoro sono limitate e l’accesso all’istruzione è spesso negato ai bambini, creando una generazione perduta senza prospettive per il futuro. La disperazione tra i profughi è palpabile, e molti rischiano la vita attraversando deserti e mari nel tentativo di trovare sicurezza altrove. L’Indifferenza Mondiale Nonostante la gravità della situazione, la crisi di Khartoum ha ricevuto scarsa attenzione a livello internazionale. Le emergenze in altre parti del mondo, come la guerra in Ucraina o la crisi dei migranti in Europa, hanno oscurato il dramma che si sta consumando in Sudan. Questa indifferenza è aggravata dalla mancanza di copertura mediatica e dall’inerzia politica delle potenze mondiali. Le organizzazioni umanitarie sono in difficoltà a causa della carenza di fondi e delle restrizioni imposte dal conflitto. Molte missioni di soccorso sono state costrette a ridurre le loro operazioni, lasciando milioni di persone senza l’aiuto di cui hanno disperatamente bisogno. La comunità internazionale deve urgentemente riconsiderare le sue priorità e intervenire per alleviare la sofferenza della popolazione sudanese. Conclusione L’inferno di Khartoum è una ferita aperta nel cuore dell’Africa, una crisi umanitaria che richiede attenzione e azione immediata. La fame, la violenza sessuale, la guerra civile e la disperazione dei profughi sono realtà che non possiamo più ignorare. È imperativo che la comunità internazionale si mobiliti per fornire assistenza umanitaria, promuovere la pace e garantire la protezione dei diritti umani in Sudan. Solo attraverso un impegno globale concertato potremo sperare di mettere fine a questa tragedia e dare al popolo di Khartoum la possibilità di ricostruire le loro vite e il loro futuro.© Vietata la Riproduzione
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Storia dei Pannelli Solari: Dall’Effetto Fotovoltaico ai Moduli ModerniChi ha inventato i pannelli solari, come si sono evoluti nel tempo e quali materiali venivano usati nelle prime celle fotovoltaiche fino alle tecnologie solari più avanzate di oggidi Marco ArezioI pannelli solari sono una delle tecnologie più promettenti e in rapida evoluzione nel campo delle energie rinnovabili. La loro storia è lunga e affascinante, radicata nella scienza del XIX secolo e sviluppata attraverso il XX secolo fino ai nostri giorni. Questo articolo esplora la storia dei pannelli solari, gli inventori chiave che hanno contribuito al loro sviluppo, le caratteristiche dei primi prototipi e i materiali utilizzati. I Primi Passi nel XIX Secolo La storia dei pannelli solari inizia nel XIX secolo con l'effetto fotovoltaico, scoperto dal fisico francese Alexandre Edmond Becquerel nel 1839. Becquerel scoprì che certi materiali producevano piccole quantità di corrente elettrica quando esposti alla luce. Sebbene questa scoperta fosse pionieristica, i dispositivi costruiti all'epoca non erano ancora in grado di produrre energia significativa. L'Invenzione della Cellula Fotovoltaica Il passo successivo avvenne nel 1873, quando Willoughby Smith scoprì la fotoconduttività del selenio. Tre anni dopo, nel 1876, William Grylls Adams e Richard Evans Day scoprirono che il selenio produceva elettricità quando esposto alla luce, senza bisogno di calore o altre energie. Questo fu un momento cruciale, poiché dimostrava che la luce solare poteva essere convertita direttamente in elettricità. Tuttavia, fu Charles Fritts, un inventore americano, a creare la prima vera cellula solare nel 1883. Fritts coprì il selenio con uno strato sottile di oro per formare le giunzioni e riuscì a creare un dispositivo con un'efficienza di conversione inferiore all'1%. Sebbene l'efficienza fosse molto bassa, questo rappresentava il primo tentativo di creare un pannello solare. I Progressi del XX Secolo Nel XX secolo, la ricerca sui pannelli solari proseguì a ritmo sostenuto. Un salto significativo avvenne nel 1941 quando Russell Ohl, un ingegnere della Bell Laboratories, inventò la moderna cellula fotovoltaica in silicio. La cellula di Ohl era basata sul silicio semiconduttore, che si rivelò essere molto più efficiente del selenio. Nel 1954, i Bell Laboratories presentarono al pubblico la prima cellula solare al silicio, con un'efficienza di circa il 6%.Questa scoperta segnò l'inizio dell'era moderna dell'energia solare. La cellula al silicio divenne il prototipo di tutti i pannelli solari futuri e aprì la strada a ulteriori miglioramenti nell'efficienza e nella produzione. I Materiali Utilizzati nei Pannelli Solari I primi pannelli solari erano costituiti principalmente da selenio e oro, come nel caso del pannello di Charles Fritts. Tuttavia, con l'invenzione delle celle al silicio, il materiale dominante divenne il silicio. Le cellule solari moderne sono costituite da diversi tipi di silicio: - Silicio Monocristallino: Prodotte da un singolo cristallo di silicio, queste celle offrono un'alta efficienza (15-20%) ma sono costose da produrre. - Silicio Policristallino: Realizzate da frammenti di cristalli di silicio fusi insieme, queste celle sono meno costose ma anche meno efficienti (13-16%). - Silicio Amorfo: Utilizzato per applicazioni a film sottile, queste celle sono economiche e flessibili ma offrono efficienze più basse (5-7%). Oltre al silicio, altri materiali utilizzati nei pannelli solari includono il tellururo di cadmio (CdTe) e il diseleniuro di rame indio gallio (CIGS). Questi materiali sono spesso utilizzati nei pannelli solari a film sottile, che sono più leggeri e flessibili rispetto ai pannelli tradizionali in silicio cristallino. Le Innovazioni Recenti Negli ultimi decenni, la tecnologia dei pannelli solari ha fatto enormi progressi. L'efficienza delle celle solari commerciali è aumentata significativamente, con alcune tecnologie che raggiungono il 22-25%. Inoltre, i costi di produzione sono diminuiti drasticamente, rendendo l'energia solare competitiva con le fonti di energia tradizionali. Un'altra area di innovazione è l'integrazione dei pannelli solari nei materiali da costruzione, come tegole solari e vetri fotovoltaici, che permettono di incorporare la generazione di energia direttamente nelle strutture degli edifici.Conclusioni La storia dei pannelli solari è una testimonianza del progresso scientifico e dell'innovazione tecnologica. Da una scoperta accidentale nel XIX secolo alla creazione di pannelli solari avanzati e altamente efficienti, la tecnologia solare ha percorso un lungo cammino. Grazie agli sforzi di numerosi scienziati e inventori, oggi i pannelli solari rappresentano una delle soluzioni più promettenti per un futuro energetico sostenibile. © Riproduzione Vietata
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1953: La Storia della Nascita del Policarbonato 1953: La Storia della Nascita del Policarbonatodi Marco ArezioIl policarbonato è un prodotto termoplastco appartenente alla famiglia dei tecnopolimeri che è stato scoperto attraverso le reazioni di sintesi realizzate da Hermann Schnell nel 1953.Ma chi è Hermann Schnell?Nasce a Gaienhofen, in Germania, nel settembre 1916 e, dopo aver completato il sevizio militare, inizia lo studio della fisica e della chimica all'Università Albert-Ludwigs di Friburgo, in Germania, dove ha studiato con il Premio Nobel Professor Hermann Staudinger (Premio Nobel per la Chimica nel 1953).Terminati gli studi entra nella società Bayer AG nel dipartimento di ricerca e sviluppo che era situato a Leverkusen in Germania. Hermann Schnell, in collaborazione con il suo team di ricercatori, scopre una nuova plastica attraverso una particolare reazione di sintesi dal bisfenolo A e fosgene, che viene nominato successivamente policarbonato, le cui doti primarie sono la trasparenza, l'infrangibilità e la leggerezza. il 16 Ottobre del 1953 viene attribuito il brevetto sul policarbonato, dando vita ad un futuro successo commerciale del prodotto in tutto il mondo. A soli 36 anni, Hermann Schnell, passa a dirigere il dipartimento di ricerca e sviluppo e viene incaricato quale responsabile della fondazione di un secondo laboratorio per la Bayer Central Research a Krefeld-Uerdingen sempre in Germania. Bayern produrrà e commercializzerà il policarbonato di Hermann Schnell sotto il nome di Makrolon® attivando la produzione nello stabilimento di a Uerdingen, in Germania. La sua lunga carriera all'interno di Bayer, nel campo della ricerca e sviluppo, si concluderà nel 1975, anno in cui andò in pensione. Nel 1995 ha istituito la Fondazione Hermann-Schnell con 500.000 euro del suo denaro personale per sostenere i giovani scienziati nel campo della ricerca chimica macromolecolare.Categoria: notizie - tecnica - plastica - policarbonato
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Riscoprire i Valori Umani in un Mondo Dominato dal PrezzoCome la società moderna può ritrovare il valore della dignità, dell'empatia e della sostenibilità in un'epoca ossessionata dal materialismodi Marco ArezioNella società odierna, in cui l'economia e il mercato sembrano dominare ogni aspetto della vita, emerge una preoccupante tendenza: la capacità di attribuire un prezzo a tutto, senza però comprendere il reale valore delle cose, specialmente quando si parla di valori umani. Questa disconnessione non è solo economica, ma profondamente etica e sociale, portando a una progressiva svalutazione di ciò che è veramente importante nella vita. Il Prezzo del Materialismo e la Perdita dei Valori Umani Viviamo in un'epoca in cui il successo personale e professionale viene spesso misurato in termini di ricchezza e beni materiali. Il prezzo di un oggetto o di un servizio diventa il metro di giudizio principale, oscurando ciò che realmente conta: i valori umani. La compassione, l'onestà, l'integrità, e l'empatia sono solo alcuni dei valori che rischiano di essere messi in secondo piano in una cultura ossessionata dal profitto e dalla competizione. Il rischio di questa mentalità è evidente: ci porta a considerare le persone in base alla loro capacità di produrre o acquistare, piuttosto che per la loro umanità e il loro contributo positivo alla società. Ciò che non può essere misurato o monetizzato tende ad essere trascurato o addirittura ignorato. Il Valore delle Relazioni Umane: Oltre il Prezzo Le relazioni umane, il senso di comunità e l'interconnessione tra individui sono fondamentali per il benessere collettivo. Tuttavia, questi aspetti della vita non hanno un prezzo e, pertanto, vengono spesso sottovalutati in una società che privilegia l'utile e il tangibile. Il valore di un'amicizia sincera, di una famiglia unita, di un atto di gentilezza, non può essere espresso in termini economici, ma rappresenta una ricchezza incommensurabile che arricchisce la vita e dà senso all'esistenza. Valori Umani e Sostenibilità: Un Legame Indissolubile Un altro aspetto cruciale è il legame tra valori umani e sostenibilità. Il rispetto per l'ambiente, la giustizia sociale e l'equità non sono solo ideali astratti, ma principi fondamentali che dovrebbero guidare le nostre azioni quotidiane e le scelte collettive. Tuttavia, quando il prezzo diventa l'unico criterio di decisione, queste priorità vengono messe da parte, con conseguenze disastrose per la nostra società e per il pianeta. Riscoprire i valori umani significa anche riconoscere l'importanza di un'economia che non sia solo orientata al profitto, ma che tenga conto del benessere collettivo e della salvaguardia del nostro ambiente. Significa promuovere un sistema in cui le persone siano valutate per ciò che sono e per il loro contributo al bene comune, piuttosto che per ciò che possiedono. L'Urgente Bisogno di Riconnessione con i Valori Umani In un mondo che sembra sempre più freddo e calcolatore, è essenziale ritornare ai valori che ci rendono umani. Questo richiede uno sforzo collettivo per rivedere le nostre priorità, mettere al centro le persone e le loro storie, e valorizzare ciò che non può essere comprato o venduto. I valori umani, come la dignità, l'amore, e la solidarietà, devono ritrovare il loro posto al centro delle nostre vite, guidando le scelte individuali e collettive verso un futuro più giusto e sostenibile.Una Nuova Scala di ValoriRiconoscere l'importanza dei valori umani in un mondo che sembra ossessionato dal prezzo è una sfida fondamentale dei nostri tempi. È un invito a riflettere su ciò che davvero conta nella vita e a costruire una società in cui le persone, e non i prezzi, siano al centro. Solo riscoprendo e mettendo in pratica questi valori possiamo sperare di creare un mondo più equo, empatico e, in definitiva, più umano.© Riproduzione Vietata
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I 7 Progetti Sostenibili Lanciati dalla 'Coalition for the Energy of the Future'I 7 Progetti Sostenibili Lanciati dalla 'Coalition for the Energy of the Future'Una coalizione di 14 aziende che si occupano di trasporti, materie prime, certificazioni, finanza, elettricità, solo per citarne alcune, ha lanciato un ambizioso piano in 7 punti, per il 2021, con lo scopo di iniziare lo studio e la sperimentazione di forme di mobilità più sostenibile e ridurre l'impatto climatico dei trasporti e della logistica, come ci racconta M. Duvelleroy.Lanciata alla fine del 2019, la “Coalition for the Energy of the Future” mira ad accelerare lo sviluppo di energie e tecnologie future per sostenere nuovi modelli di mobilità verde e ridurre l'impatto dei trasporti e della logistica sui cambiamenti climatici, annunciando i primi obbiettivi da raggiungere di quest’anno. Il 2021 sarà un anno fondamentale per la Coalizione e per i suoi gruppi di lavoro intersettoriali con 7 progetti da sviluppare: Idrogeno verde: capitalizza i progetti Carrefour Cathyope e H2Haul per testare, per la prima volta in Europa, camion a idrogeno alimentati con celle a combustibile con zero emissioni a lunga percorrenza, proponendo un portafoglio ordini consolidato per il trasporto di merci sulle strade francesi ed Europee.Biocarburanti: proporre e testare il primo bio-greggio dedicato alle esigenze marittime per aumentare l'utilizzo di Biocarburanti lungo la filiera e sviluppare l'utilizzo di biocarburanti di 3° generazione.Gas naturale liquefatto a impatto zero (GNL) : tracciare un percorso per bioLNG verso la neutralità del carbonio, evidenziando le questioni chiave da affrontare. Elettricità verde: identificare e convertire, lungo la catena di approvvigionamento globale, gli elementi chiave (depositi, terminali e magazzini ...) in entità verdi autosufficienti per accelerare la conversione elettrica nella catena di trasporto. Veicoli a zero emissioni per il trasporto stradale, aereo e marittimo: condividere entro la fine del primo trimestre del 2021 una visione comune e una tabella di marcia per sviluppare progetti innovativi di ricerca e sviluppo attorno a nuove energie come l'idrogeno o l'ammoniaca. Digital Ecocalcolatore della catena del trasporto: creare un supercalcolatore che possa analizzare le emissioni di singoli mezzi di trasporto con lo scopo di proporre soluzioni con impatti carbonici inferiori. Hub verdi intermodali: proporre un piano per sostenere la conversione dei porti in nuovi hub multimodali verdi, utilizzando rotte a basso impatto con energia più verde entro la fine del 2021. Le 14 aziende continueranno a lavorare a stretto contatto nei prossimi mesi per sviluppare nuovi progetti concreti che vadano nella direzione della lotta al cambiamento climatico. Airbus, Bureau Veritas e PSA International si uniscono alla “Coalition for the Energy of the Future” Il 2021 segna anche l'ingresso nella Coalizione di tre società internazionali, riconosciute a livello mondiale per il loro coinvolgimento nello studio e realizzazione delle innovazioni tecnologiche: Airbus, riferimento internazionale nel settore aerospaziale e pioniere dell'aviazione sostenibile Bureau Veritas, leader mondiale nei test, ispezioni e certificazioni, PSA International, un gruppo di trasporti marittimi, leader a livello mondiale e partner di fiducia per le attività del trasporto merci. Si uniscono ad AWS, Carrefour, CMA CGM Group, Cluster Maritime Français, Crédit Agricole CIB, ENGIE, Faurecia, Michelin, Schneider Electric, Total e Wärtsilä nella Coalizione. Insieme, porteranno al gruppo risorse e talenti aggiuntivi per raccogliere la sfida del trasporto e della logistica sostenibili del domani. " Airbus ha un ruolo di primo piano da svolgere per raggiungere un'aviazione sostenibile" , afferma Jean-Brice Dumont, Vicepresidente esecutivo Engineering, Airbus . " Siamo convinti dei vantaggi che le iniziative congiunte possono portare nella ricerca di soluzioni innovative per ridurre le emissioni di C02 del nostro settore, perché sappiamo che questa sfida richiede uno sforzo collettivo. Riteniamo che questa coalizione promuoverà lo sviluppo di progetti creativi con risultati efficaci che aprirà la strada a nuovi modelli di mobilità in tutto il settore ". Secondo Matthieu de Tugny, Presidente di Bureau Veritas Marine e Offshore, “I progetti innovativi e i programmi di sviluppo congiunto saranno sicuramente vitali per essere sicuri di essere pronti per il futuro. Le diverse parti interessate e l'esperienza di questa coalizione conferiscono certamente un potere reale al settore marittimo e alle linee di fornitura per sviluppare soluzioni innovative di cui abbiamo bisogno. Si tratta di un approccio collettivo e tutti i nostri sforzi devono assolutamente essere collegati per sostenere nuovi modelli di trasporto verde ". Il signor TAN Chong Meng, CEO di PSA International, dichiara: “PSA è orgogliosa di far parte della Coalizione, che è in linea con la nostra missione di consentire scelte logistiche maggiormente ecologiche per tutti, lavorando con partner qualificati. Siamo entusiasti di aiutare lo sviluppo di energie e tecnologie future e di fare la nostra parte per creare, collettivamente, un futuro più sostenibile per i trasporti e il commercio ". Con questi membri aggiuntivi, la Coalizione continua a radunare i principali leader di mercato in diversi settori e persegue la sua missione di accelerare lo sviluppo di energie e nuove tecnologie, sostenendo nuovi modelli con basse emissioni di carbonio per raggiungere l'obiettivo delle emissioni zero nei trasporti e nella logistica. Vedi maggiori informazioni
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L'Instabilità del Mercato del lavoro: Il Prezzo della Precarietà per i GiovaniAnalisi delle problematiche economiche, sociali e psicofisiche affrontate dai giovani nel mondo del lavoro deregolamentato di Marco Arezio Nel corso degli ultimi decenni, il mercato del lavoro globale ha subito trasformazioni radicali, a seguito di una serie di cambiamenti legislativi e di politiche di deregolamentazione che hanno ridisegnato profondamente le dinamiche lavorative tradizionali. Parallelamente, l'avvento dell'economia digitale e la crescita esponenziale del settore gig e freelance hanno introdotto nuove forme di flessibilità lavorativa. Queste evoluzioni, se da un lato hanno ampliato le opportunità di lavoro atipico e a progetto, dall'altro hanno generato un'incertezza significativa, particolarmente palpabile tra i lavoratori più giovani. Il nuovo panorama lavorativo è caratterizzato da contratti a termine, lavori occasionali, stage non retribuiti e impieghi freelance, che spesso non offrono la sicurezza o i benefici di un impiego tradizionale a tempo indeterminato. Questa instabilità è stata promossa da una combinazione di fattori economici globali, cambiamenti nelle politiche di impiego, e una spinta verso una maggiore "flessibilità" nel lavoro che favorisce l'adattabilità aziendale a scapito della sicurezza del lavoratore. Le ripercussioni di tale instabilità sono particolarmente severe per i giovani lavoratori, i quali si trovano ad affrontare non solo una crescente incertezza economica, ma anche problematiche significative nel loro sviluppo personale e professionale. L'insicurezza lavorativa impedisce ai giovani di fare previsioni a lungo termine, sia in termini economici che di pianificazione della vita personale e familiare. Questi fattori, combinati, delineano un quadro di precarietà che può influenzare profondamente non solo le prospettive economiche, ma anche il benessere sociale e psicologico dei giovani. L'analisi delle conseguenze della deregolamentazione e della precarietà lavorativa su questo segmento della forza lavoro è cruciale. Esaminare dettagliatamente come tali dinamiche influenzano la stabilità economica, le relazioni familiari, la vita sociale e la salute mentale e fisica può offrire spunti importanti per la formulazione di politiche lavorative più eque e sostenibili. In questo contesto, emerge chiaramente la necessità di un dibattito approfondito e di un impegno collettivo per riconfigurare le normative del lavoro in modo da proteggere e supportare i lavoratori più vulnerabili, specialmente i giovani, nel costruire un futuro più sicuro e stabile. Problemi Economici Instabilità del reddito: I giovani lavoratori affrontano problemi significativi dovuti all'instabilità del reddito che impedisce loro di fare previsioni finanziarie a lungo termine. L'assenza di un salario regolare e prevedibile rende complesso gestire le finanze personali, specialmente quando si tratta di risparmiare per eventi futuri come l'acquisto di una casa o la pianificazione della pensione. Questo può limitare anche l'accesso a servizi finanziari come mutui e prestiti, dato che le banche e le istituzioni finanziarie spesso richiedono prove di un reddito stabile per approvare tali servizi. Mancanza di benefici: Molti giovani lavoratori in situazioni di precarietà non beneficiano di vantaggi legati all'impiego tradizionale, il congedo pagato e le pensioni adeguate. Questa mancanza espone i lavoratori a rischi maggiori in caso di malattia o necessità di prendere periodi di riposo, aumentando la pressione economica su di loro. Problemi Famigliari Difficoltà nella pianificazione a lungo termine: La precarietà lavorativa impedisce ai giovani di fare piani a lungo termine, sia personali che familiari. La decisione di avere figli o sposarsi viene spesso rimandata a causa dell'insicurezza finanziaria. Inoltre, l'instabilità lavorativa può richiedere frequenti traslochi, rendendo difficile stabilire una casa stabile per la famiglia. Stress relazionale: La pressione finanziaria e l'incertezza possono portare a tensioni nelle relazioni familiari e di coppia. Questi stress possono causare problemi di comunicazione e conflitti, che a loro volta possono deteriorare ulteriormente la qualità della vita familiare e sociale dei giovani. Problemi Sociali Isolamento e mobilità: La frequente necessità di cambiare lavoro o città può ostacolare la capacità dei giovani di costruire e mantenere relazioni sociali stabili. Questo isolamento sociale può diminuire il senso di appartenenza e aumentare i sentimenti di solitudine e alienazione. Partecipazione sociale limitata: L'insicurezza lavorativa può ridurre la partecipazione dei giovani in attività comunitarie o sociali, limitando il loro ruolo attivo nella società. Il mancato coinvolgimento in attività sociali e comunitarie non solo impedisce ai giovani di contribuire alla vita sociale ma riduce anche le loro opportunità di networking e supporto personale. Problemi Psicofisici L'incertezza lavorativa e le pressioni economiche possono avere un impatto devastante sulla salute mentale dei giovani. Problemi come stress cronico, ansia e depressione sono comuni tra i lavoratori precari. La mancanza di stabilità lavorativa e finanziaria contribuisce a un senso di impotenza e insicurezza, che può aggravare ulteriormente questi disturbi psicologici. Conclusione Il quadro della precarietà lavorativa rappresenta una problematica significativa per i giovani lavoratori, con impatti che si estendono ben oltre il mero ambito lavorativo e finanziario. È essenziale che le politiche future indirizzino queste problematiche con misure che promuovano la stabilità lavorativa, il supporto economico e la sicurezza sociale per mitigare gli effetti negativi della deregolamentazione e garantire che i giovani possano costruire un futuro prospero e stabile. © Vietata la Riproduzione
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Storia di un Manager Commerciale di Successo con un Lato NascostoEstroso, loquace, competente, caparbio, ostinato, trascinatore, disponibile, eclettico, coinvolgente. Ma soprattutto asocialedi Marco ArezioL’attività commerciale, in aziende di qualsiasi livello, ha necessariamente bisogno di managers che facciano della platea del mercato, un campo naturale di lotta senza esclusione di colpi. La capacità di intessere rapporti personali e commerciali, di incontrare potenziali clienti per convincerli a diventare parte della propria azienda, l’esposizione in prima persona durante meetings e fiere, facendosi portavoce del proprio gruppo di lavoro o della propria società, portano ad identificare un manager dotato di un’attitudine alla comunicazione, all’empatia verso il mondo e a suo agio con la gente. E’ uno stereotipo professionale questa figura? Forse no, infatti, il carattere ti porta, spesso, a scegliere il tuo ambito lavorativo per una sorta di minore frizione verso le attività in cui ci si inserisce. Ma non sempre è così, ci sono figure manageriali, anche di successo, che sono vincenti nelle attività commerciali, dove il contatto con i clienti è costante e dove la collaborazione con la propria squadra di lavoro si fa sul campo, in gruppo e ben motivati, ma che hanno un carattere schivo, asociale a volte misantropo. Sembra un assurdo eppure è possibile, un manager che ha ben presente non solo le strategie di vendita, di relazione, di persuasione, di creazione del feeling giusto con i clienti o potenziali tali, ma fa anche di sé stesso una strategia di marketing. Ha ben presente quali sono i suoi passi per raggiungere gli obbiettivi che si è prefissato o che ha ricevuto dall’azienda, passi che lo porta a cene, visite in aziende, colloqui, momenti di incontro collettivi, meetings, esposizione a platee di persone e molte altre manifestazioni di contatto con il pubblico. Questa è la sua strada, il suo programma, i suoi passi da compiere per raggiungere i budgets, un percorso del tutto innaturale per lui, dove vive con ostinata riluttanza cenare con i clienti, parlare della propria e della loro vita, condividere inviti e momenti conviviali extra lavorativi, stringere mani alle fiere e ascoltare chiunque, parlare in pubblico, tenere corsi e seminari. Ogni momento di condivisione sociale è sofferto, ogni viaggio è un peso, ogni riunione con collaboratori e clienti è un dovere oneroso. Ma tutto questo non lo porta a incrinare il suo successo professionale, un’avanzata programmata nei modi, nei tempi, nell’intensità che si è imposto, cliente dopo cliente, incontro dopo incontro, fiera dopo fiera. Lui stesso fa parte della propria strategia professionale, lui stesso è un cliente da incontrare, convincere e inglobare nel suo risultato strategico. L’autodisciplina e la severità verso sé stesso non ne hanno modificato il carattere, ma hanno creato uno sdoppiamento della personalità, creando una figura che opera come un manager rilassato, disponibile in consessi di persone e pienamente a suo agio, che convive con una persona che si sente un pesce fuor d’acqua, che ama la solitudine, il basso profilo e i fari spenti della ribalta. Un’attività di successo che può essere molto logorante per chi la esercita e che, dopo un periodo più o meno lunga di resistenza ostinata, di solito si esaurisce per consunzione.
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Storia delle Lenti da Vista: dal Vetro alla PlasticaQuando e come sono nate le lenti da vista?di Marco ArezioLa fondazione dell’ottica moderna la possiamo attribuire all’astronomo arabo Ibn al-Heitam (ca. 965-1040 d.C.) che in quel periodo mise in discussione le teorie sulla natura e sulla diffusione delle immagini visive dell’epoca.I suoi studi rivoluzionari sulle immagini, sulla riflessione della luce su specchi e sul vetro e il tentativo di capire il funzionamento della cornea umana, gli procurarono molti problemi, al punto che dovette fingersi pazzo per non incorrere in gravi conseguenze personali. Nonostante ciò, continuò i suoi studi che riassunse, tra gli altri, nel “libro dell’ottica” che rimase a noi sconosciuto fino al XIII° secolo, quando i monaci tradussero, questo e altri suoi libri in latino, destando subito grande scalpore ed interesse. Prima del XIV° secolo i difetti di vista che fossero congeniti, come la miopia, o collegati all’età, provocavano limitazioni irreparabili. I primi ad accorgersi di quale incredibile scoperta avevano tra le mani furono proprio i monaci, che erano consci dei problemi di vista che potevano affliggere l’uomo, specialmente quando si dedicavano alla traduzione di manoscritti e alla conservazione e diffusione del sapere. I monaci inventarono la prima “pietra di lettura”, una lente in vetro convessa che riusciva ad ingrandire le immagini dando un grande sollievo a chi aveva delle carenze visive. Esiste una trascrizione di un sermone, fatto durante una cerimonia religiosa a Firenze da parte di un frate Domenicano alla popolazione, che si può datare intorno al 1306, in cui veniva citata l’invenzione delle lenti e dei primi occhiali. Un altro monaco, a Pisa, Alessandro della Spina, nel 1313 parlò diffusamente dell’invenzione e della produzione degli occhiali da vista, con lenti che correggevano i difetti visivi che affliggevano anziani e giovani dell’epoca. Alla fine del XIII° secolo le vetrerie di Murano riuscirono a creare le prime lenti completamente trasparenti, incastonandole in piccoli cerchietti di legno o di osso, creando così la prima produzione in serie di occhiali. Per molto tempo gli occhiali si dovettero tenere davanti agli occhi con una mano, perché non si era trovato ancora il sistema di appoggiarli in modo autonomo sul viso delle persone. Così la diffusione delle lenti per i difetti visivi delle persone anziane fu rapida ed inaspettata, come possiamo notare dalle affermazioni di Petrarca in cui ci diceva che, raggiunti i 60 anni, aveva perso la buona vista e fu costretto a farsi aiutare dalle nuove lenti. Nel secolo successivo si svilupparono anche le lenti “per i giovani” che correggevano la miopia, come ci riporta una lettera del 1462, nella quale in Duca di Milano scriveva che si era dotato di lenti per poter vedere bene da lontano. Gli occhiali non divennero più solo uno strumento per la lettura e la scrittura, ma erano usate tutto il giorno per correggere il deficit visivo causato dalla miopia. Si iniziò a studiare come poter sostenere in modo autonomo gli occhiali senza la necessità di doverli tenere in mano, arrivando a pensare a speciali cappelli con inglobate le lenti o ad elastici posizionati intorno alla testa. Ma solo nel XVIII° secolo si arrivò ad inventare le stanghette degli occhiali, creando un modo comodo e pratico per indossare gli occhiali. Per molti secoli le lenti furono prodotte esclusivamente in vetro ma, a partire dalla scoperta delle materie plastiche, nel secolo scorso, si iniziò a produrle con materiali sintetici. Le lenti da vista o da sole, con materiali plastici, si rilevarono di grande comodità ed efficacia in quanto erano molto più resistenti del vetro, molto più leggere e più economiche. Di contro, le lenti in plastica, potevano essere più spesse rispetto a quelle di vetro e più facili da graffiare e quindi non consigliate in certe condizioni di uso. Categoria: notizie - tecnica - plastica - lenti da vista - vetro - storia
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Riciclo Sostenibile dei Tessuti Multi-Fibra: La Nuova Frontiera Circolare della ModaTecnologie d’avanguardia e casi reali per dare una seconda vita ai capi in fibre mistedi Marco ArezioImmaginate un classico paio di jeans stretch o una t-shirt tecnica da running: molto spesso, ciò che indossiamo quotidianamente non è composto da una sola fibra, ma da un mix sapiente di materiali naturali e sintetici. Poliestere, cotone, elastan, viscosa… sono solo alcuni degli ingredienti che rendono un tessuto funzionale, resistente, bello al tatto e versatile. Eppure, proprio questa ricchezza compositiva, tanto ricercata dai designer e apprezzata dai consumatori, si trasforma in un vero e proprio rompicapo quando arriva il momento di dare nuova vita a questi capi. Nel settore tessile, chiunque si sia confrontato con il tema del fine vita dei prodotti sa bene che la complessità del riciclo di un capo multi-fibra è una delle sfide tecniche più affascinanti e frustranti. Non si tratta solo di una questione di volontà o di investimenti, ma di una battaglia contro la chimica stessa dei materiali e contro l’entropia industriale. Riciclo Meccanico: Il Limite della Forza Bruta Il primo approccio, ancora oggi largamente diffuso in Europa e in Italia, è quello meccanico: triturare, sfilacciare, cardare. In pratica, i capi vengono ridotti a una massa di fibre, che vengono poi riutilizzate per creare nuovi filati, imbottiture o materiali isolanti. Semplice a dirsi, molto meno a farsi. Chi lavora in una linea di riciclo tessile lo sa: appena si introducono tessuti con blend complessi (pensiamo a un poliestere-cotone-elastan), il rischio di ottenere una fibra “corta”, debole, ricca di impurità e non idonea a un uso nobile è altissimo. Il risultato? Materiali destinati a prodotti a basso valore aggiunto come feltri industriali, pannelli fonoassorbenti o tessuti non tessuti. Da qualche anno però qualcosa sta cambiando. L’introduzione di sensori ottici, analisi spettroscopiche e algoritmi di intelligenza artificiale permette di riconoscere, quasi “al volo”, la composizione dei tessuti che entrano in impianto. Questo consente di separare più efficacemente i materiali e di decidere, caso per caso, quale percorso di riciclo sia il più adatto. Ad esempio, presso il centro di Prato, cuore pulsante del riciclo tessile italiano, molte aziende stanno già sperimentando impianti pilota basati su queste tecnologie, capaci di classificare i capi con una precisione un tempo impensabile. Riciclo Chimico: Smontare per Ricostruire Se il riciclo meccanico si basa sulla forza, quello chimico punta sull’intelligenza delle reazioni. Qui la parola d’ordine è “separazione selettiva”: riuscire a smontare, molecola per molecola, il tessuto complesso, recuperando i singoli costituenti in purezza e ricostruendoli come nuovi polimeri o filati. Le tecniche più avanzate – che si stanno sviluppando tra laboratori e startup in Svezia, Olanda, Italia e USA – includono: Solvolisi selettiva: L’utilizzo di solventi specifici (spesso green o riciclabili) permette di sciogliere il poliestere lasciando intatto il cotone, o viceversa. Ad esempio, Gr3n, una startup con sede in Svizzera e Italia, ha brevettato un processo di depolimerizzazione del PET che consente di recuperare poliestere da blend con cotone, aprendo la porta al riciclo di milioni di tonnellate di abbigliamento tecnico oggi considerate rifiuto non recuperabile. Idrolisi enzimatica: Una frontiera biotecnologica affascinante. Qui si usano enzimi selezionati per demolire le fibre naturali (come il cotone) presenti nei blend, liberando le fibre sintetiche (come il poliestere) che possono essere recuperate quasi intatte. Il vantaggio? Una separazione “dolce”, a basse temperature e con minori residui chimici. Il limite? Gli enzimi sono costosi e la loro attività, spesso, rallenta con l’aumento della scala industriale. Rigenerazione tramite solventi: Un altro approccio vede l’impiego di solventi ecologici (come l’NMMO) per sciogliere la cellulosa delle fibre naturali, che può poi essere riprecipitata per formare nuove fibre come la lyocell. È un metodo già usato per alcune fibre artificiali, ma che si sta adattando anche al recupero da miste. Tutte queste tecnologie, per funzionare davvero, hanno bisogno di materia prima ben selezionata, input energetici e chimici monitorati, e una gestione attenta degli scarti. La Digitalizzazione come Chiave di Volta Per chiunque gestisca un impianto di selezione o una filiera tessile circolare, la vera rivoluzione è digitale. Il futuro prossimo del riciclo passa, infatti, attraverso la raccolta e la condivisione di dati precisi sulla composizione dei prodotti, lungo tutta la catena. Pensiamo ai cosiddetti “passaporti digitali dei prodotti”, etichette RFID, QR code integrati nel capo che ne raccontano la storia, la composizione e le istruzioni per il corretto riciclo. Quando la materia arriva a fine vita, diventa molto più semplice individuare il percorso migliore – meccanico o chimico – se si conosce la ricetta esatta di ciò che si ha tra le mani. Non solo: diverse startup stanno lanciando marketplace digitali dove scarti di produzione, abbigliamento post-consumo e materiali riciclati trovano nuovi sbocchi tra brand, terzisti e riciclatori specializzati, riducendo sprechi e aumentando il valore aggiunto. Dalla Teoria alla Pratica: Casi Reali e Opportunità Industriali Nel cuore della Toscana, ma anche nei distretti tessili del Nord Europa, non mancano le aziende che hanno già intrapreso la strada dell’innovazione sostenibile. Un esempio significativo è rappresentato dal progetto europeo ECOSIGN, che ha coinvolto produttori, riciclatori e centri di ricerca nella creazione di capi progettati sin dall’inizio per essere facilmente riciclati, utilizzando fibre compatibili o separabili e tracciando ogni fase del ciclo produttivo tramite piattaforme digitali condivise. Nel frattempo, grandi brand internazionali come H&M, Adidas o Patagonia stanno collaborando attivamente con startup tecnologiche per testare i nuovi processi chimici su scala industriale, nella speranza di offrire ai propri clienti capi realizzati interamente da materiali riciclati… davvero, e non solo in minima parte. Criticità e Ostacoli: La Lunga Strada Verso il Cambiamento Eppure, non mancano gli ostacoli. La raccolta differenziata dei capi a fine vita è spesso disomogenea; la mancanza di standard universali sulla tracciabilità e sulla qualità delle fibre riciclate complica il lavoro degli operatori. A livello industriale, non è sempre facile convincere i clienti finali ad accettare prodotti realizzati in fibre miste riciclate, soprattutto quando il prezzo o la performance differiscono dai materiali vergini. Le startup che operano nel campo del riciclo chimico spesso si scontrano con costi di investimento elevati, una regolamentazione ancora poco chiara sui nuovi polimeri “riciclati” e una concorrenza globale agguerrita. Conclusione: Una Trasformazione Che Nasce dal Basso Ma proprio per queste ragioni, chi oggi investe nel riciclo sostenibile dei tessuti multi-fibra si trova a operare in un settore ad alto potenziale di crescita, in cui l’innovazione può davvero cambiare le regole del gioco. Per chi lavora nella moda, nella chimica, nella logistica o nella gestione dei rifiuti, il tema non è più solo un dovere etico, ma un’opportunità concreta per innovare e riposizionare la propria impresa. La differenza, sempre più spesso, la fa la collaborazione tra chi produce, chi raccoglie, chi ricicla e chi progetta le nuove tecnologie. Un approccio che, in un futuro ormai prossimo, farà la differenza tra chi saprà cavalcare la transizione circolare e chi rischierà di rimanere indietro.© Riproduzione Vietata
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L’Intimità Autentica: Oltre il Corpo, Dentro l’AnimaScoprire il coraggio di aprirsi emotivamente, donando una parte di sé che rimane per sempredi Marco ArezioNella vita tendiamo a pensare all'intimità come a qualcosa di visibile, tangibile: un abbraccio caldo, un bacio appassionato, un momento di vicinanza fisica. Eppure, l'autentica intimità va oltre i gesti e il contatto corporeo. Risiede in un luogo più profondo, invisibile ma potentissimo: è un'apertura del cuore, un atto di condivisione che ci rende vulnerabili, ci espone in modo unico e ci fa sentire intensamente umani.Il Coraggio di CondividereRaccontare chi siamo, aprire il libro delle nostre fragilità, dei nostri sogni e delle paure che ci tengono svegli la notte, è un gesto di coraggio straordinario. È come consegnare una parte del nostro essere, un dono che non può essere facilmente restituito. Quando decidiamo di condividere i nostri pensieri più intimi con qualcuno, stiamo aprendo la porta a una dimensione interiore che spesso cerchiamo di proteggere con ogni forza.Il Corpo e il CuoreIl corpo è importante, certo, ma è qualcosa di concreto, che possiamo riprendere e riappropriarci. Il cuore, invece, è più delicato: quando doniamo una parte del nostro mondo interiore, quel frammento rimane legato per sempre alla persona che lo ha accolto. Questo è ciò che rende l'intimità così rara e preziosa: è una promessa silenziosa, un filo invisibile che ci unisce e ci cambia.La Fiducia nell'AltroLa vera intimità è fatta di parole sussurrate nel buio, di silenzi che non hanno bisogno di essere riempiti, di una fiducia totale che ci permette di spogliarci di ogni difesa. È la scelta di mostrarsi per come siamo, senza filtri, senza maschere, sapendo che dall'altra parte ci sarà qualcuno pronto ad accogliere e custodire ciò che gli stiamo offrendo. Non c'è intimità più profonda di questa: aprirsi completamente, non solo con il corpo, ma con l'anima.Il Rischio e la Magia dell'IntimitàForse è per questo che spesso abbiamo paura di aprirci davvero. L'idea che qualcosa di così prezioso come il nostro mondo interiore possa essere ignorato, sottovalutato o, peggio, ferito, ci spaventa. Ma è proprio nel rischio che si nasconde la magia dell'intimità: solo accettando la possibilità di essere feriti possiamo sperimentare la bellezza di un legame profondo, un legame che sfida il tempo e trasforma entrambi.ACQUISTA IL LIBRORiscoprire l'Intimità AutenticaIn un mondo che sembra premiare la superficie, riscoprire il valore dell'intimità autentica è un atto rivoluzionario. Significa scegliere la profondità, l'autenticità, significa permettere a qualcuno di vedere veramente chi siamo. Questa è la vera essenza dell'intimità: non il semplice contatto fisico, ma l'incontro delle anime, un'unione così profonda da farci sentire finalmente a casa, finalmente compresi.© Riproduzione Vietata
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Pannelli Solari Esausti: La Sfida del Riciclo e le Prospettive FutureAffrontare il Problema dei Rifiuti Solari attraverso le Innovazioni e le Strategie per un Futuro Sostenibiledi Marco ArezioIl crescente investimento globale nelle energie rinnovabili ha portato a un aumento esponenziale dell'installazione di pannelli solari. Sebbene ciò rappresenti un passo significativo verso la sostenibilità ambientale, solleva una problematica importante relativa alla gestione dei pannelli solari a fine vita. Questo articolo esplora la previsione della produzione di rifiuti derivanti dai pannelli solari, esamina le attuali metodologie di riciclaggio e propone direzioni future per affrontare questa sfida crescente. Il Problema dei Pannelli Solari Esausti I pannelli solari, componenti essenziali delle tecnologie per la generazione di energia rinnovabile, si avvicinano inevitabilmente al termine del loro ciclo vitale, generalmente stimato tra i 25 e i 30 anni. La fine della loro vita utile non solo segna una diminuzione nell'efficienza energetica ma anche l'inizio di una sfida ambientale significativa: la gestione dei pannelli solari esausti. Volume dei Rifiuti Prevedibili La crescita esponenziale dell'installazione di pannelli solari, stimolata da incentivi governativi e dalla crescente consapevolezza ambientale, comporta una conseguente crescita nel volume dei rifiuti generati una volta che questi pannelli raggiungono la fine della loro vita operativa. L'International Renewable Energy Agency (IRENA) valuta che entro il 2050 potrebbero accumularsi fino a 78 milioni di tonnellate di pannelli solari esausti. Questa stima pone in evidenza l'urgenza di sviluppare strategie efficaci per il loro smaltimento o riciclaggio. Composizione e Problemi di Smaltimento I pannelli solari sono composti da una varietà di materiali, che includono vetro, silicio, metalli come argento e piombo, e altri composti tossici. Questa diversità di componenti rende il processo di riciclo particolarmente complesso e costoso. Il vetro, che rappresenta circa il 75% della massa di un pannello, può essere riciclato in modo relativamente facile. Tuttavia, il recupero di silicio di alta qualità e di altri metalli preziosi è tecnicamente impegnativo e richiede processi avanzati e specifici che non sono ancora ampiamente disponibili su scala industriale. Impatti Ambientali L'incapacità di riciclare efficacemente i materiali dei pannelli solari non solo comporta la perdita di risorse preziose ma anche potenziali danni ambientali. I materiali tossici, come il piombo, se non gestiti correttamente, possono contaminare il suolo e le acque, minacciando la salute pubblica e gli ecosistemi. La crescente accumulazione di pannelli solari in discarica solleva preoccupazioni significative per la sostenibilità a lungo termine dell'energia solare come soluzione verde. Normative e Logistiche Una problematica nella gestione dei pannelli solari esausti è l'assenza di una normativa internazionale uniforme che regoli il loro riciclaggio. Mentre alcuni paesi hanno iniziato a implementare leggi specifiche per il riciclo dei pannelli solari, molti altri sono ancora indietro. Inoltre, la logistica del recupero dei pannelli, molti dei quali sono installati in luoghi remoti o difficilmente accessibili, complica ulteriormente gli sforzi di riciclo. Quindi, mentre i pannelli solari sono un pilastro fondamentale delle strategie di riduzione delle emissioni di carbonio, la loro gestione a fine vita rappresenta una sfida emergente che richiede attenzione immediata. Affrontare questo problema richiederà un approccio coordinato che includa miglioramenti tecnologici, politiche normative adeguate, e una collaborazione globale tra i settori pubblici e privati. Metodi Attuali di Riciclo dei Pannelli Solari Il riciclo dei pannelli solari è una pratica emergente che mira a mitigare l'impatto ambientale dei pannelli a fine vita e a recuperare materiali preziosi. Tuttavia, la complessità dei materiali coinvolti rende il processo tecnologicamente impegnativo e economicamente oneroso. Di seguito vengono esplorate le principali metodologie attualmente in uso per il riciclaggio dei pannelli solari. Processi Meccanici Il riciclo meccanico è il metodo più comune e implica la frammentazione fisica dei pannelli per separare i diversi materiali. Questo processo inizia con la rimozione del telaio in alluminio, seguita dalla frantumazione del vetro e delle altre componenti. Il materiale frantumato viene poi setacciato e separato in base alla dimensione delle particelle. Sebbene questo metodo sia relativamente economico, ha il limite di non recuperare il silicio in forma pura, limitando il recupero di altri materiali preziosi come l'argento e il rame. Processi Termici I processi termici utilizzano alte temperature per separare i componenti fisici dei pannelli solari. Il calore è applicato per ammorbidire o sciogliere il legante che tiene insieme il vetro e il silicio, facilitando la separazione dei materiali. Questo processo può aiutare a recuperare il silicio in una forma più pura rispetto ai metodi meccanici, ma presenta sfide relative al consumo energetico e all'impatto ambientale dell'uso di alte temperature. Processi Chimici Il riciclo chimico offre la possibilità di recuperare materiali ad alta purezza attraverso l'uso di solventi e reagenti chimici. Questi processi implicano la dissoluzione selettiva di metalli o di altri composti, permettendo il recupero specifico di elementi come l'argento, il rame e il piombo. Il riciclo chimico può anche rigenerare il silicio di grado solare. Tuttavia, la gestione sicura e ambientalmente sostenibile dei solventi chimici e dei rifiuti prodotti rappresenta una sfida significativa. Innovazioni e Ricerca in Corso Studi e ricerche sono in corso per migliorare l'efficienza e la sostenibilità dei processi di riciclo esistenti e per svilupparne di nuovi. Alcune ricerche si concentrano sullo sviluppo di nuovi metodi meccanici che minimizzino la perdita di materiali preziosi. Altre esplorano tecnologie avanzate di trattamento termico che riducano il consumo energetico e le emissioni. Inoltre, l'innovazione nei processi chimici sta esplorando l'uso di solventi meno tossici e più efficaci. Prospettive Future Il progresso nei metodi di riciclo è essenziale per gestire l'ingente volume previsto di pannelli solari a fine vita nei prossimi decenni. L'efficacia di questi metodi dipenderà dalla loro capacità di adattarsi alle tecnologie di pannelli solari in evoluzione e alle normative ambientali, oltre che dall'interesse economico delle industrie nel supportare queste pratiche sostenibili. Innovazioni nel Riciclo dei Pannelli Solari Il settore del riciclo dei pannelli solari è al centro di un'intensa attività di ricerca e sviluppo, mirata a trovare soluzioni innovative per migliorare l'efficienza e l'impatto ambientale del processo. Di seguito vengono esplorate alcune delle innovazioni più promettenti in questo campo. Miglioramento del Recupero dei Materiali Una delle principali aree di innovazione riguarda il miglioramento delle tecniche di recupero dei materiali preziosi contenuti nei pannelli solari, in particolare il silicio, l'argento e altri metalli. Gli scienziati stanno sviluppando metodi più efficaci per separare e purificare questi materiali in modo che possano essere riutilizzati nella produzione di nuovi pannelli o in altri settori industriali. Riciclo del Silicio: I ricercatori stanno esplorando processi come la purificazione termica e chimica per recuperare il silicio di grado solare dai pannelli esausti. Questo approccio non solo riduce il bisogno di silicio vergine ma anche diminuisce l'impronta ecologica associata alla sua produzione primaria. Recupero di Metalli Preziosi: Le tecniche avanzate di trattamento chimico, come l'uso di liquidi ionici o di solventi elettrochimici, stanno diventando sempre più efficienti nel recupero di metalli preziosi come l'argento e il rame, essenziali per la produzione di pannelli solari. Tecnologie di Riciclo Sostenibili La ricerca si sta orientando anche verso la creazione di tecnologie di riciclo più sostenibili, che utilizzano meno energia e riducono la produzione di rifiuti pericolosi. Processi a Bassa Emissione: Alcune nuove tecnologie mirano a ridurre significativamente l'energia necessaria per il riciclo dei pannelli solari, utilizzando tecniche di trattamento a freddo o a temperatura moderata che richiedono meno energia rispetto ai metodi termici tradizionali. Utilizzo di Materiali Biodegradabili: Un'altra innovazione include lo sviluppo di pannelli solari che incorporano materiali biodegradabili o più facilmente riciclabili, rendendo il processo di fine vita meno nocivo per l'ambiente. Legislazione e Normative Le innovazioni nel campo del riciclo dei pannelli solari sono spesso accompagnate da sviluppi nelle legislazioni e nelle normative, che possono incentivare o obbligare le pratiche di riciclaggio. Politiche di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): Alcuni paesi stanno implementando politiche di EPR, che obbligano i produttori di pannelli solari a essere responsabili della gestione dei loro prodotti a fine vita. Queste politiche stimolano l'innovazione e l'investimento in tecnologie di riciclaggio efficaci. Sviluppi Futuri Le innovazioni nel riciclo dei pannelli solari sono essenziali per garantire la sostenibilità a lungo termine del settore dell'energia solare. La continua ricerca e lo sviluppo in questo campo sono fondamentali per affrontare le sfide future, migliorare l'efficienza dei processi esistenti e ridurre ulteriormente l'impatto ambientale dei pannelli Proiezioni Future e Implicazioni del Riciclo dei Pannelli Solari Il futuro del riciclo dei pannelli solari si prospetta sia sfidante sia promettente, con significative implicazioni per l'industria dell'energia solare, la gestione dei rifiuti e la sostenibilità ambientale. Di seguito, vengono esaminati alcuni aspetti chiave delle proiezioni future. Crescita Esponenziale dei Rifiuti di Pannelli Solari Con l'aumento previsto dell'adozione dell'energia solare a livello globale, il volume dei pannelli solari a fine vita destinati al riciclo è previsto crescere esponenzialmente. Si stima che entro il 2050, milioni di tonnellate di pannelli solari raggiungeranno la fine del loro ciclo di vita. Questo aumento richiederà una capacità di riciclo su larga scala, nonché l'implementazione di infrastrutture efficienti per la raccolta e il trattamento dei rifiuti solari. Sviluppo di Tecnologie Avanzate L'evoluzione delle tecnologie di riciclo sarà fondamentale per gestire l'aumento dei volumi di rifiuti. La ricerca continuerà a focalizzarsi sul miglioramento delle efficienze di recupero dei materiali e sulla riduzione dei costi operativi. Le innovazioni future potrebbero includere: Tecnologie di Separazione Migliorate: Per aumentare la purezza e il recupero di materiali preziosi come il silicio, l'argento e il rame. Processi Energeticamente Efficienti: Che minimizzino l'uso di energia e riducano le emissioni di CO2 associate al riciclaggio. Automazione nel Riciclo: L'uso di robotica avanzata e intelligenza artificiale per ottimizzare e automatizzare il processo di smantellamento e separazione. Impatto delle Normative Ambientali Le politiche ambientali e le normative continueranno a giocare un ruolo cruciale nel plasmare l'industria del riciclaggio dei pannelli solari. Leggi più stringenti potrebbero: Imporre Requisiti di Riciclo Obbligatorio: Forzando i produttori a considerare la fine della vita dei prodotti già nella fase di design. Stimolare Investimenti in R&D: Incoraggiare l'industria a investire in tecnologie di riciclaggio innovative attraverso incentivi fiscali o sovvenzioni. Favorire la Creazione di Standard Industriale: Promuovere standard uniformi per il riciclo che possono facilitare processi più efficienti a livello globale. Collaborazioni Internazionali La collaborazione internazionale sarà essenziale per affrontare la sfida globale del riciclaggio dei pannelli solari. Gli sforzi congiunti potrebbero includere: Scambio di Tecnologie e Best Practices: Collaborazioni transnazionali che permettono di condividere innovazioni e strategie di successo. Programmi di Finanziamento Condivisi: Iniziative multilaterali per finanziare la ricerca e lo sviluppo nel settore del riciclaggio solare. Accordi Ambientali Internazionali: Integrare la gestione dei rifiuti solari nelle politiche ambientali globali per assicurare un approccio coerente e efficace. Riflessioni sul Ciclo di Vita La necessità di considerare l'intero ciclo di vita dei pannelli solari, dalla produzione al riciclo, diventerà sempre più importante. Questo approccio potrebbe comportare: Design per il Riciclo: Sviluppo di pannelli solari con materiali più facilmente separabili e riciclabili. Valutazioni di Impatto Ambientale: Studi più approfonditi sull'impatto ambientale dei pannelli solari per ottimizzare le pratiche produttive e di smaltimento. In conclusione, il futuro del riciclo dei pannelli solari presenta sia enormi sfide che significative opportunità. Affrontare queste sfide richiederà un impegno coordinato a livello globale, innovazioni tecnologiche continue, e un impegno serio da parte di tutte le parti interessate per assicurare che l'energia solare rimanga una fonte di energia veramente sostenibile nel lungo termine. I Più Grandi Parchi Solari del Mondo: Giganti dell'Energia Rinnovabile L'energia solare ha assunto un ruolo sempre più centrale nella transizione globale verso fonti di energia pulita. I grandi parchi solari, con la loro capacità di produrre energia su larga scala, sono fondamentali in questo movimento. Di seguito, è presentato un resoconto sui più grandi parchi solari attualmente in funzione nel mondo. 1. Bhadla Solar Park, India Il Bhadla Solar Park si estende su una superficie impressionante di 14.000 acri nel deserto del Rajasthan, in India. Completato nel 2020, questo impianto è il più grande parco solare del mondo con una capacità produttiva di circa 2.245 MW. L'India, con il suo ampio programma di espansione dell'energia solare, vede in Bhadla una pietra miliare significativa verso il raggiungimento dell'obiettivo di 100 GW di capacità solare installata entro il 2022. 2. Tengger Desert Solar Park, Cina Conosciuto anche come il "Great Wall of Solar" della Cina, il Tengger Desert Solar Park occupa una zona del deserto di Tengger nel Ningxia Hui Autonomous Region della Cina e ha una capacità di circa 1.547 MW. Questo parco contribuisce significativamente agli sforzi della Cina per aumentare la quota di energie rinnovabili nel suo mix energetico. 3. Pavagada Solar Park, India Un altro gigante in India è il Pavagada Solar Park, noto anche come Shakti Sthala, che si trova nello stato del Karnataka. Con una capacità di 2.050 MW, copre circa 13.000 acri. Questo parco solare è un esempio emblematico dell'impegno dell'India nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione dello sviluppo sostenibile. 4. Benban Solar Park, Egitto Situato nella regione di Aswan, il Benban Solar Park ha il potenziale per raggiungere una capacità di quasi 1.650 MW. Una volta completamente operativo, dovrebbe produrre più di 3.8 miliardi di kWh all'anno, risparmiando all'Egitto circa 2 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Benban rappresenta un passo cruciale nell'obiettivo dell'Egitto di ottenere il 20% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2022. 5. Noor Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti Il parco solare di Noor Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, con una capacità di 1.177 MW, è uno dei più grandi del mondo. Inaugurato nel 2019, questo parco può fornire energia pulita a circa 195.000 case, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 1 milione di tonnellate all'anno. 6. Villanueva Solar Park, Messico In Messico, il Villanueva Solar Park, situato nello stato di Coahuila, è uno dei più grandi parchi solari dell'America Latina con una capacità di 828 MW. Questo parco gioca un ruolo importante nell'ambizione del Messico di generare il 35% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2024.
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La Newsletter del portale rMIX nel Settore del RicicloPerchè può essere efficace acquistare uno spazio nella newsletter del portale del riciclo rMIX per promuovere la tua azienda o il tuo prodotto o il tuo servizioAcquistare uno spazio nella newsletter del portale del riciclo rMIX può essere un'ottima strategia per promuovere la tua azienda, prodotto o servizio per diversi motivi: Target di riferimento: La newsletter de portale del riciclo rMIX è indirizzata a un pubblico interessato e attivo nell'ambito dell'economia circolare e del riciclo (circa 12.000 aziende in 154 paesi al mondo). Questo significa che il tuo messaggio raggiungerà direttamente coloro che sono più propensi ad essere interessati ai tuoi prodotti o servizi legati al riciclo e alla sostenibilità ambientale. Credibilità e fiducia: Essendo rMIX un portale specializzato nell'ambito del riciclo e dell'economia circolare, avere la tua azienda o prodotto promosso all'interno della loro newsletter può conferire un'immediata credibilità al tuo marchio. I lettori della newsletter saranno più propensi a fidarsi delle informazioni e delle offerte presentate, considerando la fonte autorevole e specializzata. Visibilità: La newsletter di rMIX offre un'opportunità di visibilità diretta e focalizzata. Con un annuncio ben posizionato, puoi garantire che il tuo messaggio sia notato dai lettori, aumentando così la consapevolezza del tuo marchio o dei tuoi prodotti/servizi. Coinvolgimento della community: La presenza nella newsletter di rMIX ti permette di entrare in contatto diretto con una community attiva e coinvolta nell'ambito del riciclo e della sostenibilità. Questo può favorire l'interazione con potenziali clienti, partner o altri attori del settore, creando opportunità di networking e collaborazione. Supporto alla missione: Collaborare con un portale dedicato al riciclo come rMIX può essere visto come un modo per sostenere attivamente la causa della sostenibilità ambientale e dell'economia circolare. Questo tipo di associazione può essere molto apprezzato dai consumatori sensibili alle questioni ambientali, contribuendo alla percezione positiva del tuo marchio. In sintesi, acquistare uno spazio nella newsletter di rMIX può offrire numerosi vantaggi, tra cui un'audience di riferimento ben definita, credibilità, visibilità, coinvolgimento della community e supporto alla missione ambientale, tutti elementi che possono contribuire al successo della tua campagna di marketing nell'ambito del riciclo e della sostenibilità. Chiedi maggiori informazioni alla nostra redazione o vedi tutti i servizi di marketing nel settore del riciclo.
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Far Bene le Cose ma Comunicarle Male: + 1 – 1 = 0Far Bene le Cose ma Comunicarle Male: + 1 – 1 = 0. Comunicazione e MarketingImprenditori non ci si improvvisa, non ti alzi una mattina e decidi che entro il pomeriggio puoi fare un prodotto o un servizio che non conosci. Non acquisisci le nozioni tecniche, produttive e distributive in un lasso di tempo limitato, ma vengono da un chiaro e ponderato ragionamento in cui si bilanciano pro e contro, tecnica e dedizione, fatica e capacità, tempo e risultato. Emergere nel mercato interconnesso di oggi è veramente difficile, il tuo prodotto o servizio deve essere ben ponderato e devi dedicargli la massima cura e il massimo sforzo per dare ai tuoi clienti un risultato che sia, non solo utile alla loro vita, ma probabilmente migliore della media della concorrenza. La globalizzazione ha cambiato i sistemi distributivi e, se da una parte offrono molte opportunità, hanno l’inconveniente di essere estremamente affollati di proposte più o meno valide, in cui le imprese lottano per avere una corretta vetrina di sé stesse. Fare buoni prodotti o buoni servizi oggi non è più sufficiente se non sai come comunicare al mercato le tue qualità e le tue prerogative. Anni fa bastava avere un sito internet, fare delle fiere, avere collaboratori commerciali che proponevano la tua azienda. Oggi le cose sono cambiate, in modo radicale, in quanto internet è sempre più affollato e le proposte si moltiplicano riducendo l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Le fiere attraversano periodi di difficoltà e la rete vendita, complice anche i costi aziendali per la sua gestione, sono in diretta concorrenza con le vendite on line. Farsi notare sulla rete, avere la possibilità di trovare la giusta attenzione per la tua azienda in modo da catturare nuovi clienti, comporta impegno e dedizione. La comunicazione aziendale è un pilastro portante di ogni grande o piccola azienda, perché in internet siamo tutti uguali, ma ci possiamo differenziare in base ai contenuti che creiamo e la fidelizzazione che costruiamo con i nostri potenziali clienti. Blog, Newsletter, pagine social e articoli aziendali sono un valido aiuto all’imprenditore che vuole far crescere la sua azienda sul proprio territorio o all’estero. Pensare di risparmiare sulla comunicazione significa chiudere il cancello della propria azienda e staccare i telefoni e la corrente elettrica aspettando la fine. Una comunicazione corretta, qualitativa, puntuale e professionale crea una reputazione importante che ti darà la giusta spinta nel tuo business, senza portare via tempo a te e al tuo staff per concentrarti su quello che sai fare bene.
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I Brands della Moda Vogliono i Tessuti Riciclati. Ma dove sono?Il settore del riciclo dei cascami tessili non riesce a fornire ai produttori di capi di abbigliamento sostenibili le quantità richiestedi Marco ArezioSembra un controsenso, ma la realtà è che le case di produzione di indumenti ed accessori per la moda stanno virando il timone, fortemente, verso le materie prime di riciclo e chiedono sempre più rifiuti tessili da riciclare. Per andare incontro alle richieste dei clienti, che vogliono acquistare indumenti ed accessori di moda che possano rispecchiare la loro voglia di ecosostenibilità, si sono studiate linee senza compromessi, con percentuali di materiali riciclati dichiarati e verificabili.Ma il mercato del riciclo è pronto a questa transizione? La risposta potrebbe essere in un dato, abbastanza sconfortante, che indica il tasso di riciclo dei cascami tessili, nel mondo, intorno al 3%, valore molto più basso della vituperata plastica o del vetro o della carta o dei metalli. Questo significa che, nonostante l’industria tessile sia tra quelle con il maggior impatto ambientale, vengono prodotti ogni anno milioni di vestiti che finiscono in discarica o, peggio, bruciati, ad un ritmo medio di un autotreno ogni secondo. In questa percentuale media di riciclo, troviamo i paesi occidentali sopra il tre percento e i paesi del sud est asiatico, dove sono concentrate molte produzioni, sotto questa soglia, con un picco negativo in India che racimola appena l’1,5%. Un grave problema, anche dal punto industriale e dell’immagine delle aziende che vivono di moda, in quanto le richieste dei clienti sono chiare ma la loro soddisfazione resta complicata.Cosa si può fare per incrementare il sistema riciclo? La filiera del riciclo dei cascami tessili è abbastanza arretrata rispetto a quelle sopra citate, come la plastica, il vetro, la carta o i metalli, ed è necessario spingere per recuperare il gap.Tra le principali e più urgenti azioni da compiere possiamo suggerire: - Incrementare la raccolta post consumo dei tessuti usati come avviene per gli altri prodotti da riciclo- Migliorare la raccolta differenziata evitando di inserire i capi vecchi nel sacco del rifiuto indifferenziato che andrà bruciato - A fronte di una domanda in crescita, industrializzare e incrementare i punti di raccolta dei cascami tessili meccanizzando la loro separazione - Incrementare la ricerca chimica e meccanica, in modo da rendere sempre più disponibile ed ampia la gamma di tessuti recuperati - Fare sistema, quindi responsabilizzare chi deve emettere normative sul riciclo dei cascami tessili, migliorare la comunicazione con i cittadini, rendere accattivante e profittevole il settore della raccolta, smistamento e riciclo dei tessuti. Secondo il report di “Circular Fashion Index 2023” di Kearney, che ha preso in considerazione circa 200 imprese del settore prevalentemente della moda e del lusso, vi sono aziende più virtuose di altre, in termini di riciclo dei cascami tessili, comunicazione sulla circolarità relativa al brand, la qualità per la manutenzione del prodotto e la possibilità di offrire una riparazione del capo con lo scopo di allungargli la vita. Inoltre si sono considerati alcuni servizi post vendita come l’offerta di capi usati, il servizio di noleggio e la raccolta del cascame tessile a fine vita del capo. La classifica stilata della Top Ten delle aziende più sostenibili è la seguente: 1. Patagonia 2. Levi’s 3. The North Face 4. OVS 5. Gucci 6. Madewell 7. Coach 8. Esprit 9. LululemonAthletica 10. Lindex
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