Cosa la storia del PET può insegnare al packaging flessibileCosa la storia del PET può insegnare al packaging flessibile. Conoscere le esperienze di altri settori plastici aiuta a risolvere i problemi in altri di Marco ArezioE’ noto a tutti quanto siano comodi ed efficienti i packaging flessibili per alimenti che hanno negli anni sostituito altri imballaggi alimentari non plastici. Per anni si lodava l’efficienza, la comodità e l’economicità di questi imballi che davano, anche nella grande distribuzione, un risparmio di tempo e di spazio negli scaffali. Dopo anni di produzione e utilizzo di questi prodotti, ci siamo accorti che le milioni di confezioni che ogni giorno produciamo e utilizziamo nel mondo non trovano una corretta collocazione in quanto non sono riciclabili. Perché? Per il semplice motivo, che per garantire igiene, ottimo livello di conservazione e durabilità, i tecnici delle produzioni di imballaggi flessibili hanno studiato involucri multistrato e multi prodotto che non possono essere riciclati. Queste milioni di confezioni al giorno non possono che andare in discarica o nella peggiore delle ipotesi inquinare l’ambiente. Conoscere la storia è sempre importante per non ripetere gli errori del passato e per trarne un insegnamento, questo ci insegnavano a scuola alla prima lezione di storia. Se volessimo mettere in pratica questo insegnamento scolastico dovremmo guardarci intorno e vedere cosa la storia della plastica ci può insegnare sul problema della riciclabilità dei prodotti che produciamo. Infatti il problema non è sempre concentrarci su come riciclare un rifiuto che già c’è ma anche concentrarci nel trovare delle soluzioni industriali che possano produrre un imballo che sia in ogni caso riciclabile, al costo più basso, al consumo energetico minore e con lo scarto ridotto. La storia, come sempre, per chi vuole guardare, ci dice che già il settore del PET ha percorso questa strada trovando soluzioni che rispondessero a queste domande. Intorno agli anni 70 ci fu una rivoluzione culturale nel campo delle bottiglie per le bibite, passando dalle confezioni in vetro a quelle di “plastica”, che in realtà erano un miscuglio di varie plastiche, con tappi a vite in alluminio il cui vantaggio era sicuramente la leggerezza e il minor costo verso il vetro, ma di contro la totale impossibilità di riciclo. Questo oggi sarebbe stato un punto di sicuro insuccesso del lancio di un prodotto ma così non fu in quel periodo in cui si guardava più alla comodità e alla marginalità sulla confezione che ai problemi ambientali. In questa euforia generale si mise però di traverso uno studio che indicava l’acrilonitrile, elemento costituente la prevalenza della bottiglia, quale possibile prodotto cancerogeno, inoltre l’incenerimento di queste bottiglie inglobate nei rifiuti domestici producevano gas tossici. La Coca Cola, nel 1978, a seguito del brevetto depositato dalla DuPont, iniziò ad adottare il PET come materia prima per produrre le sue bottiglie ma, non sarebbe bastato un cambio di materiale per risolvere definitivamente tutti i problemi, a monte e a valle della filiera, se non avessero anche pensato cosa farne degli imballi utilizzati dai consumatori. La standardizzazione dell’utilizzo del PET nelle bibite portò alla grande diffusione del prodotto creando un flusso importante di materiale che poteva essere riciclato per creare prodotti alternativi come tessuti, fibre o corde, contribuendo all’utilizzo massiccio del materiale di scarto. Oggi ci troviamo davanti alla necessità di convertire la produzione degli imballaggi flessibili a barriera in elementi riciclabili che tengano conto delle esigenze dei prodotti alimentari ma anche del problema dello smaltimento. Sono stai avviati processi di produzione di imballi flessibili a barriera utilizzando i prodotti della famiglia delle poliolefine ma senza una riconversione industriale globale degli imballi non si può risolvere il problema dei rifiuti. L’industria del riciclaggio sta facendo grandi sforzi per aumentare le quantità di prodotti da riciclare ma esistono limiti tecnici che non permettono soluzioni convenienti. Queste possono essere prese a monte dall’industria della produzione che deve mettere sul mercato solo prodotti totalmente riciclabili. La storia del PET forse può insegnare qualche cosa.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - PET - packaging
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Ribaltamento della lotta di classe: come le élite combattono per mantenere il potereRifletti su come il conflitto sociale si è invertito nell’era del neoliberismo, con le classi dominanti all’attacco e le strategie sottili per consolidare disuguaglianze economiche, tecnologiche e culturalidi Marco ArezioNel pensiero marxista classico, la lotta di classe è il motore della storia. Operai contro padroni, proletariato contro borghesia: un confronto radicato nella diseguaglianza strutturale dei mezzi di produzione. Tuttavia, in un’epoca segnata dalla finanziarizzazione dell’economia, dalla digitalizzazione dei rapporti lavorativi e dalla crisi del welfare, il paradigma si è deformato, talvolta capovolto. Oggi si parla di ribaltamento della lotta di classe, un concetto che implica una drammatica inversione di ruoli e strategie: non più i subalterni a lottare per l’uguaglianza, ma le élite a combattere per mantenere e ampliare i propri privilegi. Questo articolo esplora la genesi, le dinamiche e le implicazioni di questo capovolgimento. Dal conflitto verticale alla guerra asimmetrica Nella visione tradizionale, la lotta di classe si configura come un conflitto verticale: dal basso verso l’alto. I lavoratori, sfruttati e marginalizzati, rivendicano diritti, salario, sicurezza e dignità, spesso organizzandosi in sindacati o movimenti politici. Oggi, questo asse verticale si è inclinato, se non completamente rovesciato. Lo storico Thomas Piketty ha mostrato come, negli ultimi quarant’anni, la distribuzione della ricchezza sia tornata ai livelli della Belle Époque, con l’1% della popolazione globale che detiene oltre la metà del patrimonio mondiale. Ma il dato più inquietante non è tanto l’accumulazione quanto la strategia. Le classi dominanti non attendono più passivamente le rivendicazioni: le prevengono, le disinnescano, le criminalizzano. Investono in lobbying, storytelling e tecnologie di sorveglianza per neutralizzare sul nascere ogni forma di dissenso. Non è un caso che Noam Chomsky abbia definito il neoliberismo come una “controrivoluzione dall’alto”: un processo per cui i vincoli del capitale vengono progressivamente rimossi, mentre quelli sul lavoro si moltiplicano. Una lotta di classe rovesciata, dunque, dove chi detiene il potere combatte per indebolire chi non ce l’ha. Tecnologia, lavoro e nuove forme di controllo Nel mondo del lavoro, il ribaltamento della lotta di classe si manifesta in forme sempre più sottili. La gig economy, ad esempio, ha trasformato il lavoratore da soggetto collettivo a individuo atomizzato. L’autista di una piattaforma di delivery non ha colleghi, ma concorrenti. L’algoritmo diventa il suo capo, la sua valutazione, la sua fonte di ansia. Questo modello dissolve l’idea stessa di classe, frammenta il corpo sociale, disinnesca la solidarietà. L’operaio fordista poteva scioperare, l’account della piattaforma può solo disconnettersi. Anche questo è un effetto del ribaltamento: la classe dominante ha imparato a prevenire l’organizzazione, a isolare, a spingere verso l’autosfruttamento sotto le sembianze della “libertà di scegliere”. In parallelo, le tecnologie digitali — dai social network alla geolocalizzazione — non solo raccolgono dati, ma costruiscono narrazioni. Le piattaforme non sono neutre: premiano l’influencer che ripete i valori dominanti, silenziano o emarginano la voce critica. Il controllo non è più solo economico, ma cognitivo, valoriale, emotivo. Finanza e fiscalità: la lotta di classe nei bilanci pubblici Il ribaltamento si osserva anche nei meccanismi fiscali. Oggi il conflitto di classe si combatte nei meandri delle riforme tributarie, nei paradisi fiscali, nelle privatizzazioni. Mentre il cittadino medio è soggetto a controlli serrati, i grandi capitali si muovono agilmente tra normative compiacenti e interstizi giuridici. Secondo l'economista Gabriel Zucman, il 10% più ricco evade legalmente (e spesso anche illegalmente) miliardi di dollari ogni anno. Questo non è solo un problema di giustizia fiscale, ma una strategia politica: sottrarre risorse allo Stato sociale significa affamare le istituzioni pubbliche, renderle inefficienti, giustificare la loro privatizzazione. Ancora una volta, una guerra dall’alto, pianificata con freddezza e sostenuta da una retorica meritocratica che legittima ogni diseguaglianza. Cultura e narrazione: quando il conflitto viene negato Uno dei tratti più sottili del ribaltamento è la sua invisibilità. Il potere, oggi, non si mostra con la forza, ma con il consenso. Non impone, ma seduce. I valori dominanti — competitività, crescita, successo individuale — vengono interiorizzati, celebrati, riprodotti anche dalle classi subalterne. In questo quadro, parlare di “lotta di classe” sembra anacronistico, quasi volgare. Eppure, come scriveva Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del mondo: “La lotta di classe esiste, eccome. Ma è la mia classe che la sta vincendo.” Una frase che racchiude in sé l’essenza del ribaltamento: non è il proletariato a essere in rivolta, ma la borghesia a essere in offensiva. La cultura, i media, persino l’istruzione contribuiscono a questa narrazione. Le diseguaglianze sono raccontate come “fallimenti personali”, l’indigenza come “mancanza di spirito imprenditoriale”. Così, chi subisce le conseguenze del sistema ne diventa anche il difensore inconsapevole. Conclusione: dalla consapevolezza alla resistenza Il ribaltamento della lotta di classe non è un destino ineluttabile. È una costruzione storica, sociale, culturale. Comprenderlo è il primo passo per contrastarlo. Riappropriarsi del linguaggio del conflitto, riconoscere la natura strutturale delle diseguaglianze, riorganizzare la solidarietà collettiva sono atti di resistenza. Oggi più che mai, la lotta non è tra ricchi e poveri, ma tra chi vuole un mondo basato sulla dignità e chi difende un ordine fondato sulla disuguaglianza. Il conflitto c’è, anche se è camuffato, rovesciato, manipolato. Sta a noi riportarlo alla luce, con lucidità e determinazione.© Riproduzione Vietata
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Guida all'Acquisto dei Martelli Demolitori e Perforatori IndustrialiScopri come scegliere i migliori strumenti per le demolizioni e perforazioni. Una guida pratica e consigli utili per ogni esigenzadi Marco ArezioI martelli demolitori e perforatori industriali sono strumenti indispensabili per chi lavora nel campo dell'edilizia e delle costruzioni. Questi utensili, potenti e versatili, ti permettono di affrontare una vasta gamma di compiti, dal perforare il calcestruzzo fino al demolire le strutture più robuste. Se stai pensando di acquistare uno di questi strumenti, è importante conoscere alcuni dettagli fondamentali per fare una scelta consapevole e trovare il modello perfetto per le tue esigenze. In questa guida, esploreremo ciò che devi sapere prima di acquistare un martello demolitore o perforatore, le differenze tra i modelli disponibili sul mercato, i criteri per la scelta e l'importanza della sostenibilità del prodotto e delle aziende che li producono. Cosa Sapere Prima di Acquistare un Martello Demolitore o Perforatore Acquistare un martello demolitore o perforatore non è solo una questione di prezzo o potenza: ci sono diverse variabili da considerare. La potenza e le prestazioni, la tipologia di utilizzo, il peso e la maneggevolezza, il sistema anti-vibrazioni e gli accessori disponibili possono fare una grande differenza nella tua esperienza d'uso. La potenza è misurata in Joule (J) per la forza d'impatto e in Watt (W) per la potenza complessiva del motore. Maggiore è la potenza, più il martello sarà in grado di affrontare lavori impegnativi. Tuttavia, se devi lavorare su dettagli di precisione, potresti preferire un modello meno potente ma più maneggevole. È tutta una questione di equilibrio tra prestazioni e praticità. Devi anche considerare la tipologia di utilizzo: i martelli perforatori sono perfetti per forare cemento e mattoni, mentre i martelli demolitori sono ideali per rimuovere materiali. Esistono modelli versatili che offrono entrambe le funzioni, e se hai bisogno di flessibilità, queste opzioni potrebbero fare al caso tuo. Il peso e la maneggevolezza sono aspetti cruciali da non sottovalutare. Se il lavoro richiede lunghe sessioni di utilizzo, un martello leggero e ben bilanciato renderà tutto più semplice e meno stancante. Anche un sistema di assorbimento delle vibrazioni può fare la differenza in termini di comfort, proteggendo il tuo corpo da stress inutili, specialmente in lavori prolungati. Infine, valuta sempre la compatibilità con diversi accessori: un martello che ti permette di montare diverse punte è uno strumento più versatile e adattabile a vari tipi di lavori. Differenze tra i Prodotti sul Mercato Sul mercato troverai diverse tipologie di martelli demolitori e perforatori. Tra i più comuni ci sono i martelli SDS-Plus e gli SDS-Max. I primi sono indicati per lavori di perforazione leggeri o di media difficoltà, ideali per ristrutturazioni domestiche, mentre i martelli SDS-Max sono progettati per applicazioni più pesanti, come demolizioni estese e perforazioni profonde. Un'altra distinzione da fare è tra martelli demolitori e martelli rotativi. I modelli rotativi combinano movimenti rotativi e colpi, consentendoti di perforare materiali duri, mentre i demolitori sono dedicati principalmente alla demolizione di strutture solide come il calcestruzzo. Come Scegliere il Martello Giusto Quando si tratta di scegliere il martello perfetto per te, pensa al tipo di lavoro che devi svolgere. Per demolizioni pesanti, avrai bisogno di un modello SDS-Max, robusto e potente. Per lavori di ristrutturazione più leggeri, un SDS-Plus sarà sufficiente. Il budget è un altro fattore determinante: i modelli professionali tendono ad avere un costo maggiore, ma offrono una durata superiore e una migliore affidabilità. Se il tuo utilizzo è occasionale, un modello più economico potrebbe fare al caso tuo, garantendo comunque buone prestazioni senza richiedere un grande investimento. Non trascurare l'ergonomia e il comfort: il martello che scegli deve essere facile da usare e comodo. L'impugnatura, la distribuzione del peso e il sistema anti-vibrazioni sono aspetti che possono influenzare notevolmente la tua esperienza d'uso, rendendo il lavoro più efficiente e meno faticoso. La Sostenibilità del Prodotto e delle Aziende Produttrici Oggi più che mai, la sostenibilità gioca un ruolo importante. Sempre più aziende stanno adottando pratiche produttive ecologiche. Bosch, ad esempio, è nota per il suo impegno nella riduzione delle emissioni di CO2 e per l'utilizzo di plastica riciclata nei suoi prodotti. Anche Dewalt ha avviato iniziative per migliorare l'efficienza energetica dei suoi processi produttivi. Scegliere un prodotto sostenibile non solo ti permette di fare un investimento consapevole, ma contribuisce anche a ridurre l'impatto ambientale dell'intero ciclo di vita dello strumento. Confronto tra Martelli: Einhell TE-DH 50, Dewalt D25614K-QS e Bosch GBH 5-40 DCE Martello Demolitore Einhell TE-DH 50 Con una potenza di 1700 W e un'energia di impatto di 50 Joule, l'Einhell TE-DH 50 è progettato per affrontare demolizioni pesanti. Il suo peso di 17 kg e il sistema di riduzione delle vibrazioni lo rendono adatto a lavori intensi di abbattimento di pareti in calcestruzzo. Questo modello è una scelta eccellente per chi cerca una buona combinazione tra potenza e prezzo accessibile, anche se il marchio è meno noto per iniziative ecologiche rispetto ad altri concorrenti. Martello Demolitore DEWALT D25614K-QS Questo modello da 1350 W offre un'energia di impatto di 10.5 Joule e pesa 9 kg. La compatibilità con le punte SDS-Max e il sistema anti-vibrazioni avanzato ne fanno uno strumento versatile, ideale per demolizioni e perforazioni di media entità. Grazie al suo buon bilanciamento tra potenza e peso, è particolarmente indicato per lavori prolungati, ed è prodotto da un'azienda attenta all'efficienza energetica. Martello Perforatore Bosch Professional GBH 5-40 DCE Il Bosch GBH 5-40 DCE ha una potenza di 1150 W e un'energia di impatto di 8.8 Joule, con un peso di soli 6.8 kg. È dotato di un sistema Turbo Power che incrementa la potenza di perforazione, oltre a un sistema anti-vibrazione e a un design ergonomico. Perfetto per lavori di perforazione in muratura e calcestruzzo, questo modello si distingue per la sua maneggevolezza e per l'impegno di Bosch verso la sostenibilità, grazie all'uso di materiali riciclati e alle iniziative per la riduzione delle emissioni. Quale Scegliere? Se stai cercando potenza pura per demolizioni pesanti, il Einhell TE-DH 50 è la scelta giusta: un martello che offre prestazioni elevate ad un prezzo competitivo, perfetto per abbattere strutture solide. Se hai bisogno di un compromesso tra demolizione e perforazione, il DEWALT D25614K-QS rappresenta un'ottima opzione grazie alla sua potenza ben bilanciata e al peso gestibile, ideale per lavori vari. Per lavori di perforazione più leggeri e per chi è attento alla sostenibilità, il Bosch Professional GBH 5-40 DCE è perfetto: leggero, versatile e realizzato da un'azienda con un forte impegno per l'ambiente. In definitiva, la scelta del martello giusto dipende dalle tue esigenze specifiche: quanta potenza ti serve, quanto tempo intendi usare il martello e quanto sei sensibile alla questione ambientale. Con queste informazioni in mano, potrai fare una scelta consapevole e trovare l'attrezzo che meglio soddisfa le tue necessità. © Riproduzione Vietata
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I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 9: Psiche e Realtà ParalleleUn viaggio profondo negli incubi e nella memoria di Elena, mentre il caso Morandi si rivela più complesso e surreale del previsto, sfidando ogni confine tra clinica e misteroLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 9: Psiche e Realtà ParalleleLa notte di Elena fu popolata da sogni irrequieti, densi come nebbia e attraversati da un senso di minaccia sottile e persistente. Nel dormiveglia, si ritrovava a rivivere il volto enigmatico di Morandi: lo vedeva seduto nella sala colloqui, poi in piedi, poi ancora in movimento, mentre attraversava porte che si aprivano una dopo l’altra su scenari sempre diversi. C’erano corridoi interminabili, stanze spoglie, e ogni volta che Morandi spariva dietro una porta socchiusa, Elena sentiva crescere dentro di sé una sensazione di perdita, quasi di abbandono. Ma il sogno non si fermava lì: da quella stessa porta da cui Morandi era scomparso, compariva lentamente la figura di suo fratello, quello che aveva perso tanti anni prima in un incidente che ancora le tormentava i pensieri. Lo vedeva avanzare, il volto segnato ma sereno, lo sguardo pieno di dolcezza e nostalgia. Si avvicinava a lei, allungava le braccia per abbracciarla, e per un attimo Elena sentiva un calore struggente, il desiderio infantile di essere protetta, consolata. Eppure, proprio quando stava per essere sfiorata da quell’abbraccio, qualcosa cambiava: il fratello sembrava sbiadire, la distanza tra loro si faceva improvvisamente insormontabile, e la scena si dissolveva in una sensazione di vuoto che lasciava Elena con il fiato corto e il cuore pesante. Rimaneva sola, immersa in un’oscurità inquieta, con la consapevolezza di non essere riuscita a trattenere nulla di ciò che più desiderava. Nella notte sconvolta dai sogni, la mente di Elena la trascinò ancora più a fondo nei territori dell’angoscia e della memoria. La scena si apriva su un corridoio interminabile, stretto e male illuminato, le cui pareti sudicie sembravano chiudersi lentamente su di lei a ogni suo movimento. L’aria era densa, quasi irrespirabile, e in lontananza si sentiva solo un gocciolio ossessivo, come se il tempo stesso colasse via inesorabile....Acquista il libro© Riproduzione Vietata
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Polimeri da Fonti Rinnovabili Rinforzati con Grafene: Innovazione, Applicazioni e SostenibilitàScopri come la sintesi avanzata e la caratterizzazione di materiali compositi a base di grafene aprano nuove frontiere tecnologiche e sostenibilidi Marco ArezioNegli ultimi anni, l’attenzione verso materiali sostenibili derivati da fonti rinnovabili è cresciuta notevolmente. Tra questi materiali spiccano i polimeri biodegradabili come l'acido polilattico (PLA), i poliidrossialcanoati (PHA) e vari derivati della cellulosa. Questi polimeri rappresentano una valida alternativa ai materiali tradizionali derivati da fonti fossili, grazie al ridotto impatto ambientale e alla loro biodegradabilità. Tuttavia, presentano alcune limitazioni intrinseche, come la bassa resistenza meccanica, una limitata conducibilità termica ed elettrica e una scarsa stabilità termica, che ne limitano significativamente le applicazioni industriali avanzate. Grafene come Rinforzo Innovativo nei Materiali Compositi Il grafene, un materiale composto da uno strato bidimensionale di atomi di carbonio disposti in una struttura esagonale, si distingue per proprietà eccezionali di resistenza meccanica, superiore persino a quella dell'acciaio, e per elevate conducibilità termica ed elettrica. Queste proprietà lo rendono ideale per rinforzare matrici polimeriche, migliorando in maniera significativa le prestazioni dei materiali compositi derivati da fonti rinnovabili. L'integrazione del grafene consente di realizzare materiali compositi sostenibili con proprietà comparabili o superiori rispetto ai materiali convenzionali, aprendo nuove opportunità applicative. Tecniche di Sintesi dei Compositi Polimerici Rinforzati con Grafene La realizzazione di compositi polimerici rinforzati con grafene richiede tecniche di sintesi specifiche e avanzate, volte a ottenere una dispersione omogenea e stabile del rinforzo nella matrice polimerica. Tra queste tecniche si distinguono la sonificazione ultrasonica, efficace nel separare uniformemente le lamelle di grafene, la miscelazione meccanica ad alta energia, capace di miscelare fisicamente i componenti in modo uniforme, e l’utilizzo di solventi ecocompatibili, che migliorano la dispersione senza comprometterne la sostenibilità. Una dispersione efficace previene l'agglomerazione, ottimizzando le proprietà meccaniche e termiche del materiale finale. Tecniche di Caratterizzazione Avanzata dei Compositi Per garantire la qualità e l’efficacia dei compositi polimero-grafene, sono necessarie tecniche avanzate di caratterizzazione. La spettroscopia Raman consente di analizzare le interazioni molecolari tra grafene e matrice polimerica, evidenziando il grado di adesione interfaciale. La microscopia elettronica a scansione (SEM) e la microscopia a forza atomica (AFM) offrono informazioni dettagliate sulla morfologia della dispersione, identificando eventuali irregolarità o agglomerati. Infine, l'analisi termogravimetrica (TGA) valuta la stabilità termica e la resistenza del materiale composito in condizioni operative ad alta temperatura. Risultati Tecnici e Applicazioni Industriali L’impiego di grafene nei polimeri sostenibili ha mostrato miglioramenti significativi nelle proprietà meccaniche, conducendo a materiali compositi dalle performance superiori rispetto ai polimeri non rinforzati. Le applicazioni emergenti riguardano l’elettronica flessibile, con polimeri conduttivi altamente resistenti; l'industria automobilistica, dove leggerezza e proprietà avanzate sono essenziali; il packaging alimentare, che richiede proprietà barriera migliorate; e il settore biomedicale, dove la biocompatibilità si combina con le performance offerte dal grafene. Prospettive Future e Sostenibilità I polimeri rinforzati con grafene rappresentano una promettente frontiera tecnologica per la sostenibilità ambientale e l’innovazione industriale. Tuttavia, restano sfide tecniche, come la scalabilità industriale, l’ottimizzazione continua delle tecniche di dispersione e la valutazione del ciclo di vita completo del materiale. Le future ricerche dovranno focalizzarsi su metodi produttivi ancora più ecocompatibili e scalabili. L'adozione crescente di questi materiali potrebbe favorire una significativa transizione verso modelli di produzione e consumo sostenibili, contribuendo agli obiettivi globali di sostenibilità ambientale ed economica. © Riproduzione Vietata
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PVC Riciclato – Manuale Tecnico - Capitolo 4: Origine e qualità degli scarti di PVC rigido e plastificato: una lettura tecnica e industriale dei flussiDalla raccolta post-industriale al post-consumo e ai rifiuti complessi: criteri tecnici, criticità e strategie industriali nel riciclo del PVCPVC Riciclato – Manuale Tecnico - Capitolo 4: Origine e qualità degli scarti di PVC rigido e plastificato: una lettura tecnica e industriale dei flussidi Marco ArezioRaccolta post-industriale: profili, tubi, foglie, lastre La raccolta post-industriale rappresenta, dal punto di vista tecnico e operativo, la forma più “leggibile” e potenzialmente più affidabile di approvvigionamento di scarti di PVC per il riciclo. Si tratta di flussi generati direttamente all’interno dei processi produttivi, prima che il materiale venga immesso sul mercato e sottoposto a lunghi cicli di utilizzo. Questa origine conferisce agli scarti post-industriali una serie di caratteristiche che li rendono particolarmente interessanti per i riciclatori, ma che richiedono comunque una valutazione attenta e non superficiale. Gli scarti post-industriali di PVC rigido e morbido derivano principalmente da attività di estrusione, calandratura e stampaggio. Rifili di profili, sfridi di tubi, avviamenti di linea, foglie fuori specifica e lastre difettose costituiscono la parte più consistente di questi flussi. A prima vista, essi appaiono omogenei, puliti e facilmente gestibili, soprattutto se confrontati con i flussi post-consumo. Tuttavia, proprio questa apparente semplicità può indurre a sottovalutarne le criticità. Uno dei principali vantaggi della raccolta post-industriale è la tracciabilità. Nella maggior parte dei casi, è possibile risalire con precisione alla formulazione di origine, al tipo di processo produttivo e alle condizioni operative cui il materiale è stato sottoposto. Questa conoscenza rappresenta un valore tecnico enorme, perché consente di prevedere con maggiore accuratezza il comportamento del materiale in fase di rigenerazione. Tuttavia, la tracciabilità non deve essere confusa con l’assenza di problemi: anche uno scarto post-industriale può presentare alterazioni significative, soprattutto se deriva da cicli di lavorazione non ottimali. Nel caso dei profili in PVC rigido, gli scarti post-industriali sono spesso costituiti da materiali con un elevato contenuto di additivi funzionali, come stabilizzanti termici e modificanti d’urto. Questi materiali, se correttamente selezionati, possono dare origine a riciclati di buona qualità. Tuttavia, è necessario considerare che i profili fuori specifica possono aver subito stress termici o meccanici superiori alla norma, soprattutto in caso di avviamenti di linea problematici o di regolazioni non corrette dell’estrusore. Questo può tradursi in una riduzione della stabilità termica residua, che deve essere valutata prima della reintroduzione nel ciclo produttivo. Gli scarti di tubi in PVC rigido presentano caratteristiche simili, ma con alcune peculiarità. Le tubazioni sono spesso formulate per garantire resistenza meccanica e durabilità nel tempo, con additivazioni specifiche che influenzano il comportamento del materiale. Gli sfridi di produzione, pur essendo omogenei dal punto di vista della formulazione, possono includere porzioni di materiale che hanno subito cicli termici più lunghi o raffreddamenti non uniformi. Anche in questo caso, la qualità apparente del flusso non deve far trascurare un’analisi tecnica approfondita. Le foglie e le lastre in PVC rappresentano un’altra categoria importante di scarti post-industriali. Questi materiali, spesso destinati a calandratura o a successive lavorazioni, presentano superfici ampie e spessori variabili. Gli scarti derivanti da queste produzioni includono bordi rifilati, lastre non conformi e materiali scartati per difetti superficiali. Dal punto di vista del riciclo, questi flussi possono essere molto interessanti, ma presentano anche una maggiore esposizione a contaminazioni superficiali, come polveri, residui di distaccanti o impurità ambientali.ACQUISTA IL MANUALEPROMUOVI LA TUA AZIENDA SUI MANUALI DI rMIX E REGALA LE COPIE AI TUOI CLIENTI
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Gli Ultimi 70 Giorni di Vincent van Gogh: Il Tramonto di un Genio tra Arte, Dolore e RinascitaUn viaggio tra le emozioni, le lettere, i colori e gli incontri che segnarono l’epilogo della vita di Vincent van Gogh ad Auvers-sur-Oise, nell’estate del 1890di Marco ArezioQuando Vincent van Gogh arriva ad Auvers-sur-Oise, un piccolo villaggio a nord di Parigi, è il 20 maggio 1890. Ha trentasette anni, i capelli rossicci ancora spettinati e uno sguardo perennemente affamato di luce. I suoi ultimi 70 giorni sono quelli di una cometa che brucia nel suo massimo splendore, lasciando dietro di sé una scia indelebile nella storia dell’arte e nell’immaginario collettivo. In queste dieci settimane, Vincent lavora senza sosta, quasi in trance, dipingendo più di settanta quadri: paesaggi, ritratti, nature morte, ma soprattutto la propria inquietudine e la propria umanità ferita. Questa è la storia, vissuta e narrata giorno dopo giorno, di un uomo che ha visto la bellezza e la tragedia nei campi di grano e nei cieli agitati d’Auvers, portando a compimento una parabola esistenziale e artistica senza eguali. Il Viaggio verso Auvers: Speranza e Vulnerabilità L’uscita dall’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence è per Van Gogh una liberazione e, allo stesso tempo, un rischio. Scrive al fratello Theo di sentirsi meglio, più lucido, ma la fragilità resta. Parigi lo accoglie per pochi giorni, una tappa necessaria ma turbolenta: il rumore, la folla, le tensioni familiari lo mettono a disagio. Theo, il fratello-amico, ormai padre di un bambino, è preoccupato per la salute mentale e per le condizioni di Vincent, e lo indirizza verso Auvers-sur-Oise, un luogo più tranquillo dove risiede il dottor Paul Gachet, medico appassionato d’arte, vicino agli impressionisti e disposto a seguire il tormentato pittore olandese. L’arrivo di Van Gogh ad Auvers è segnato da una lettera a Theo in cui scrive: “Ho trovato un luogo magnifico, con case dal tetto di paglia, giardini fioriti, colline verdi, e il medico Gachet mi pare quasi più malato di me, ma simpatico.” Il villaggio, con le sue strade acciottolate, i muri coperti di edera e le chiese gotiche, sembra offrire rifugio. Ma in Vincent la tensione è costante: alterna momenti di grande energia creativa a giorni di malinconia, ansia e senso di solitudine. La Furia Creativa: 70 Quadri in 70 Giorni Mai nella sua vita Vincent dipinge tanto come nell’estate del 1890. Esce ogni giorno, tela sotto il braccio, e dipinge en plein air: le distese di grano mosse dal vento, i papaveri rossi che spiccano tra il verde, il cielo di nuvole vorticose. Le pennellate diventano ancora più impetuose, i colori vibrano di un’intensità nuova, quasi febbrile. Dipinge i tetti a punta di Auvers, i ritratti dei bambini Ravoux, le figure solitarie lungo le strade del villaggio. Un giorno, nel suo diario, il dottor Gachet annota: “Lavoro disperato, ogni quadro sembra un addio, ogni paesaggio è una confessione.” La tela “Campo di grano con corvi”, uno degli ultimi dipinti, sembra quasi un urlo nella tempesta: il cielo minaccioso, i sentieri che si perdono nell’infinito, gli uccelli neri in fuga. Ma Van Gogh dipinge anche la serenità dei giardini in fiore e il candore della “Chiesa di Auvers”, come a voler trovare, nei dettagli architettonici e nei colori, una fragile consolazione. Le Lettere: Dialogo con Theo e la Famiglia I giorni ad Auvers sono scanditi dalla corrispondenza costante con il fratello Theo, la cognata Jo e alcuni amici. Nelle lettere, Vincent riversa i suoi pensieri più intimi: la paura di non guarire mai, il senso di fallimento, ma anche la speranza che le sue opere possano essere comprese, un giorno, da qualcuno. Theo resta il suo sostegno, il suo punto di riferimento emotivo e pratico: “Se non ci fossi tu, non so come potrei andare avanti…” Ma la salute di Theo peggiora, i problemi lavorativi e le difficoltà economiche si aggravano, e Vincent percepisce il peso che rappresenta per il fratello. Questo senso di colpa cresce giorno dopo giorno, come una nube che oscura la creatività e trasforma la sua energia in una forma di urgenza autodistruttiva. Gli Incontri: Il Dottor Gachet e la Comunità di Auvers Il rapporto con il dottor Gachet è complesso e ambiguo. Il medico, che ha già curato altri artisti e si definisce un “amico degli impressionisti”, capisce la profondità del tormento di Vincent, ma si sente spesso impotente davanti ai suoi sbalzi d’umore. Gachet stesso è un uomo malinconico, vedovo e incline alla tristezza, e tra i due si crea una sorta di complicità. Il medico posa per Vincent in uno dei suoi più famosi ritratti, dipinto con pennellate rapide e colori intensi: il volto pallido, le mani intrecciate, uno sguardo che sembra interrogare il futuro. Nel villaggio, la gente guarda con curiosità quello straniero taciturno che dipinge instancabilmente nei campi o si ferma a osservare un angolo di strada per ore. Qualcuno lo evita, altri – come la famiglia Ravoux, che lo ospita nella locanda – imparano ad apprezzare il suo carattere gentile, la generosità e il bisogno quasi infantile di calore umano. La comunità di Auvers diventa, suo malgrado, spettatrice dell’ultima stagione del pittore, senza comprendere fino in fondo la portata di ciò che sta accadendo. Il Crollo: L’Inquietudine e il Peso dell’Invisibilità Nonostante la furia creativa, le ultime settimane di Vincent sono segnate da un senso di precarietà crescente. Le lettere diventano più rare e angosciose. Scrive a Theo: “A volte mi sento come un uccello in gabbia… non riesco a trovare il mio posto nel mondo.” La tensione cresce: le notti sono popolate da incubi, il sonno è irregolare, le paure si moltiplicano. Vincent sente di non aver raggiunto il successo, teme che le sue opere vengano dimenticate o addirittura distrutte. L’invisibilità sociale ed economica si somma alla malattia mentale, portando a un senso di isolamento profondo. Il 27 luglio 1890, Vincent lascia la locanda Ravoux, cammina fino ai campi di grano e, in un gesto estremo, si spara al petto con una pistola. Ferito gravemente, riesce a tornare a piedi nella sua stanza, dove trascorre due giorni in agonia, assistito dalla famiglia Ravoux e dal dottor Gachet. Le ultime parole rivolte a Theo sono cariche di rassegnazione e tenerezza: “La tristezza durerà per sempre.” L’Eredità di una Vita Luminosa e Dolorosa Il 29 luglio 1890, Vincent van Gogh muore ad Auvers-sur-Oise, circondato dall’affetto di Theo, da poche persone che ne avevano compreso il valore, e da una dozzina di tele ancora fresche di colore. Quello che nessuno può ancora immaginare è che quei 70 giorni diventeranno leggenda: un’epopea di dolore e di genio, la testimonianza che la sofferenza può diventare arte, che il limite tra follia e creazione è sottile ma necessario per aprire nuove strade all’umanità. Oggi, ripercorrendo ogni gesto, ogni pennellata, ogni parola delle sue lettere, possiamo vedere Van Gogh non solo come il pittore della luce, ma come l’uomo che ha saputo trasformare la fine in un nuovo inizio, regalandoci uno sguardo diverso sul mondo.ACQUISTA IL LIBRO Conclusione: Un Uomo tra le Spighe e il Cielo Gli ultimi 70 giorni di Vincent van Gogh sono un racconto universale di speranza, lotta e bellezza, di vulnerabilità e di ricerca di senso. In ogni quadro di quell’estate c’è il desiderio di dire, ancora una volta, che la vita – anche nelle sue pieghe più oscure – può trovare la forza di illuminare il futuro. E così, ad Auvers, tra le spighe dorate e i cieli tempestosi, il genio di Vincent van Gogh continua a parlare, a commuovere e a ispirare chiunque senta ancora il bisogno di guardare oltre il visibile.© Riproduzione Vietata
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La Filiera del Vetro in Difficoltà sul Gas e sul Rottame. Cosa Fare?Le aziende del packaging in vetro, dopo le rapide crescite post Covid, stanno incontrando enormi difficoltàdi Marco ArezioIl vetro è una materia prima fondamentale nell’ambito del packaging alimentare, medicale ed industriale ma, nello stesso tempo, riveste una grande importanza in altri settori, a partire da quello edile, dell’arredamento, dell’automotive e artistico. Nonostante il periodo del Covid abbia rallentato i produttori del vetro piano, quelli del packaging, specialmente le aziende che producevano bottiglie e vasetti, hanno continuato a lavorare servendo il settore alimentare e farmaceutico. Passati i periodi di restrizione e ripartiti i consumi, tutti i settori avevano visto una forte ripresa del consumo nazionale e delle esportazioni, con risultati positivi, 2022 su 2021, anche a due cifre in qualche paese (+10,4% USA, +9,3% Germania, +7,2% Spagna). La guerra tra la Russia e l’Ucraina ha scatenato la corsa sfrenata al prezzo del gas, in un settore assolutamente energivoro, che ha visto salire la propria bolletta energetica a livelli insostenibili. Inoltre, la dinamica rialzista del prezzo del gas non è l’unico problema a cui devono guardare le vetrerie, in quanto, anche il reperimento stesso del gas per il 2023 potrebbe essere complicato, vista la riduzione quasi totale delle forniture del gas russo. Una mano la potrebbe dare un utilizzo maggiore del rottame di vetro che, dal punto di vista produttivo, secondo i dati Coreve, riduce il consumo di gas di circa il 30%. Infatti, per produrre il vetro attraverso il rottame basta scaldare il forno fino al punto di fusione del materiale, mentre produrre vetro da materie prime vergini bisogna dosare diversi componenti, come la sabbia silicea, che hanno bisogno di molta più energia per mescolarsi. Ma anche nel settore del riciclo, nonostante sia uno tra quelli più virtuosi, si sente ma mancanza di materia prima seconda rispetto alle necessità, sapendo che lo scarto è presente nel mercato. Qui, entrano in gioco dinamiche non gestibili dalle vetrerie, che riguardano le percentuali di riciclo del vetro per paese e per area geografica, dove troviamo delle eccellenze che superano il 70% di raccolta e aree in cui non si arriva al 50%, con una perdita di prodotto enorme e un impatto ambientale maggiore. Considerando che l’utilizzo del rottame nella produzione del vetro nuovo ha un impatto ambientale inferiore rispetto all’uso di materie prime vergini, permettendo quindi un risparmio di gas in produzione, credo che sia necessario concentrare l’attenzione ad un miglioramento della raccolta differenziata in modo da aumentare la materia prima seconda disponibile. Inoltre, la florida produzione di bottiglie e barattoli per le salse, il vino, la confettura, l’olio e molti altri prodotti del food che l’Italia esporta, non permettono il recupero del vetro usato, quindi, diventa fondamentale migliorare la raccolta in quei settori dove siamo più carenti. Per quanto riguarda il vetro artistico, possiamo dire che le eccellenze italiane sono formate normalmente da artigiani che costituiscono piccole realtà imprenditoriali, con piccole produzioni di grande pregio. Le limitate dimensioni societarie portano ad un peso energetico elevatissimo delle bollette del gas rispetto al fatturato, mettendo in crisi l’esistenza stessa di alcune imprese. Murano, la storica isola Italiana, famosa in tutto il mondo per le realizzazioni artistiche in vetro, è in forte difficoltà sul mantenimento dei forni accesi 24 su 24 a causa del caro gas, nonostante la regione Veneto abbia dato dei ristori per compensare, almeno in parte, l’oscillazione delle bollette. Categoria: notizie - pvetro - economia circolare - riciclo - rifiuti - rottame
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Lo Sviluppo dell’Energia Eolica in Europa: Facciamo il PuntoQuale è la situazione nel campo delle energie rinnovabili in Europa alla luce delle tensioni energetiche con la Russia?di Marco ArezioOramai è sotto gli occhi di tutti quale grave situazione si può creare quando uno stato, o un gruppo di essi come l’Europa per esempio, dipende a doppio filo da altre nazioni per un bene così assoluto come l’energia.La guerra tra Russia e Ucraina ha aperto gli occhi, improvvisamente, a chi dormiva tranquillamente e comodamente sui contratti del gas e del petrolio con la Russia, accorgendosi immediatamente che se un tuo fornitore strategico non vuole più fornirti o aumenta, con un gioco subdolo di domanda e offerta, il prezzo dell’energia, ti ritrovi come un re nudo. L’ Europa, paladina del verde e delle energie rinnovabili, ha perso molto tempo nel settore delle energie verdi, pensando che potesse impiegare molti più anni nella transizione energetica. Adesso è diventata una corsa ad ostacoli, stretti tra esigenze di avere a tutti i costi, è proprio il caso di dirlo, il gas e il petrolio e la necessità di spingere sull’incremento della produzione di energie rinnovabili. In questo articolo riportiamo con interesse l’intervista che Kyra Taylor ha fatto Sven Utermöhlen, presidente di WindEurope e CEO dell'eolico offshore presso RWE, che ci aiuta a capire la situazione europea delle rinnovabili. La Commissione europea punta ad almeno 60 gigawatt (GW) di produzione eolica offshore entro il 2030. Quali sono i piani di RWE per aumentare la capacità offshore in Europa? Quanti investimenti state facendo e quando vi aspettate che questi investimenti inizino a generare elettricità? Entro il 2030 investiremo 50 miliardi di euro lordi nel nostro core business, ovvero 50 miliardi di euro per la protezione del clima. L'eolico offshore è uno dei nostri punti focali nella nostra strategia di crescita: entro il 2030, intendiamo triplicare la nostra capacità eolica offshore pro-quota da 2,4 GW a 8 GW in tutto il mondo. Presto annunceremo il completamento del nostro parco eolico offshore Triton Knoll nel Regno Unito, inoltre abbiamo recentemente avviato i lavori di costruzione offshore per Kaskasi, al largo della costa tedesca. Questi parchi eolici offshore avranno una capacità installata totale di 1.200 MW e stiamo anche procedendo con il parco eolico offshore Sofia da 1,4 GW nel Regno Unito. Stiamo inoltre guidando un progetto di sviluppo eolico offshore di 10 GW con diritti offshore garantiti, ad esempio, il progetto da 1.000 MW Thor in Danimarca o FEW Baltic II in Polonia. Le nostre attività di sviluppo offshore sono concentrate nel Nord America, nella regione dell'Asia Pacifica e in mercati particolarmente interessanti in Europa. L'Unione Europea e gli Stati membri stanno aumentando i propri obiettivi nazionali, fornendo ulteriori opportunità di crescita. Paesi come Germania, Regno Unito e Paesi Bassi hanno aumentato i loro progetti offshore ed incrementeranno anche i volumi delle aste. Tutto ciò fornirà ulteriori opportunità di crescita e questo significa che amplieremo ulteriormente la nostra rete di energie rinnovabili e, in particolare, il nostro business eolico offshore. In totale, l'UE punta a far sì che il 40% del suo mix energetico sia fornito da fonti rinnovabili entro il 2030: il Parlamento europeo vuole addirittura puntare ancora più in alto, al 45%. Quale sostegno è necessario in termini di politica da parte dell'UE e dei governi nazionali per raggiungere questi obiettivi? Ciò che è di vitale importanza è che vengano messi in atto meccanismi che continuino a stimolare gli investimenti. Soprattutto nell'attuale situazione con la guerra in Ucraina, ci sono stress e tensioni sulla catena di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime. In generale è essenziale che, in primo luogo, le aste avvengano rapidamente perché i tempi di consegna sono relativamente lunghi nell'eolico offshore. Con le tempistiche nell'eolico offshore di solito comprese tra cinque e 10 anni, quei volumi aggiuntivi devono essere messi all'asta al più tardi nei prossimi due o tre anni, altrimenti nessuno di questi progetti aggiuntivi sarà operativo entro il 2030. Poi c'è un altro aspetto molto importante: i progetti e i regimi delle aste non dovrebbero essere basati solo su criteri finanziari o di prezzo, ma dovrebbero anche considerare criteri qualitativi, come la sostenibilità, la capacità dei partecipanti, la loro capacità di portare a termine questi progetti e il loro contributo all'economia europea. Questo è fondamentale per garantire che i progetti vengano realizzati. L'unica cosa che vediamo in una luce critica sarebbero le componenti di prezzo negative, soprattutto se non coperte, infatti questo comporterà aumenti di prezzo da parte dei consumatori. Diamo uno sguardo più approfondito agli ultimi sviluppi in Germania. Il cosiddetto “Pacchetto Pasquale” del governo tedesco è un altro passo verso una transizione energetica più rapida. Obiettivi di espansione significativamente più elevati per l'energia eolica onshore e offshore, nonché per il fotovoltaico, una maggiore velocità nell'espansione della rete e una nuova priorità assoluta per le energie rinnovabili. Ma ci devono essere miglioramenti quando si tratta delle condizioni di espansione offshore, in particolare, la componente di offerta negativa pianificata aumenterebbe semplicemente il costo dell'energia verde per i consumatori industriali, l'opposto di ciò di cui abbiamo bisogno. Inoltre, il percorso del “Contratto per differenza” per le aree pre-rilevate senza indicizzazione dell'inflazione e massimali di offerta restrittivi si scontrano con l'andamento dei costi attualmente imprevedibile nel settore delle materie prime. Inoltre, secondo lo stato attuale, l'elettricità verde proveniente da aree pre-rilevate per i parchi eolici offshore, non può essere commercializzata all'industria perché rimane intrappolata nel sistema del "Contratto per differenza". Grandi quantità di elettricità verde non sarebbero quindi affatto disponibili per l'industria. La decarbonizzazione del settore è una delle maggiori sfide sulla nostra strada per raggiungere gli obiettivi climatici europei e realizzare la transizione energetica. L'energia eolica offshore dovrebbe svolgere un ruolo centrale in questo. Durante questa conferenza, abbiamo sentito molte preoccupazioni sulla catena di approvvigionamento. Cosa state chiedendo all'Unione Europea e dai governi nazionali per risolvere questo problema? L'industria eolica è determinata a fornire risultati, anche in tempi difficili. Ma abbiamo più che mai bisogno delle giuste politiche di governo. I prezzi sono significativamente più alti al momento – in particolare i prezzi delle materie prime e il prezzo di alcuni componenti, come le parti in ghisa – e le previsioni sui prezzi sono diventate significativamente più incerte. In questo momento, è molto difficile per le aziende della catena di approvvigionamento prevedere dove andranno i prezzi, il che significa che se viene loro chiesto di fare offerte per la consegna tra quattro o cinque anni, è molto difficile prevederne i costi. Quindi i governi devono guardare a come questa incertezza, sul lato dei costi, può riflettersi nei sistemi di aste e potenzialmente sul lato delle entrate, perché anche semplicemente mettere il rischio sulle aziende che istallano e gestiscono gli impianti non funzionerà. Dobbiamo pensare a meccanismi che ci consentano di prendere decisioni di investimento, anche se queste incertezze sui costi sono ora molto più elevate e dobbiamo, assolutamente, considerare questo come un argomento a medio termine: non deve essere un problema a breve termine. Per quanto riguarda la filiera, questo bisogno di espandersi. Doveva farlo molto prima, anche senza la guerra in Ucraina e, probabilmente, ora ha bisogno di crescere ulteriormente a causa delle interruzioni dovute alla guerra. Ciò di cui la filiera ha bisogno sono investimenti e stimoli per espandere la base industriale in Europa. A parte queste preoccupazioni, quali sono le maggiori sfide che il suo settore deve affrontare in questo momento e quali soluzioni stai cercando? Garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e diversificare l'approvvigionamento energetico sono le massime priorità, in particolare attraverso l'espansione delle energie rinnovabili. Per accelerare la produzione di energia eolica, le decisioni chiave devono essere prese ora. Per l'eolico onshore, i problemi di autorizzazione sono molto difficili nella maggior parte dei paesi. Queste tempistiche devono essere notevolmente ridotte e i percorsi attuativi devono anche essere semplificati: il nuovo governo tedesco ha appena pubblicato proposte per semplificare le autorizzazioni per l'eolico onshore. Molte delle loro proposte sembrano promettenti, ma misure simili devono essere adottate in tutta Europa per semplificare i processi di autorizzazione per l'eolico onshore. Naturalmente, questo ha anche a che fare con l'aumento dell'accettazione della popolazione locale. Come settore, dobbiamo lavorare fianco a fianco con le comunità locali e i comuni in cui operiamo. Per l'eolico offshore, l'accettazione da parte delle persone che vivono sulle coste non è il problema. Ma abbiamo delle sfide da risolvere per quanto riguarda le autorizzazioni, così dobbiamo intensificare il dialogo con le parti interessate per le stesse aree offshore, questo include il tema della protezione della natura e della coesistenza tra l'eolico offshore e altri utilizzatori del mare, come la pesca o la navigazione. Dobbiamo inoltre chiarire e semplificare alcune regole e procedure per garantire tempi più brevi per le valutazioni di impatto ambientale e la consultazione con i vari soggetti interessati. Abbiamo anche bisogno di una migliore comunicazione sugli effetti positivi dell'eolico offshore sull'ambiente, ad esempio, alcuni studi dimostrano che, dove sono in funzione parchi eolici offshore, dopo pochissimi anni la popolazione di alcune specie marine aumenta. Qual è stato l'impatto della guerra in Ucraina sull'introduzione delle rinnovabili? C'è preoccupazione su come potrebbe avere un impatto sul settore, ma c'è anche una maggiore spinta per le energie rinnovabili. Qual è la tua opinione? C'è una richiesta ancora più forte per una partenza più rapida e più ampia delle rinnovabili, perché il tema della sicurezza dell'approvvigionamento energetico e dell'indipendenza ha assunto una priorità significativa. Ed è vero, infatti, che le energie rinnovabili e l'eolico possono svolgere un ruolo molto importante nel garantire la sicurezza energetica. Il problema è che, almeno nel breve e medio termine, la guerra ha portato a interruzioni nella catena di approvvigionamento e all'aumento dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, l'industria eolica è determinata a fornire risultati e, noi di RWE, stiamo continuando ad espandere il nostro core business verde a pieno ritmo. Quanto è importante l'energia eolica come fonte di energia in Europa, vista la guerra in Ucraina? È di vitale importanza. Le energie rinnovabili, in generale, sono molto importanti per la sicurezza energetica e, l'energia eolica, è uno dei due grandi pilastri oltre al solare. Se si guarda al potenziale delle energie rinnovabili in tutta Europa, probabilmente l'energia eolica ha il ruolo più importante. Ovviamente, questo varia da paese a paese, infatti alcuni stati hanno una risorsa solare molto favorevole, ci sono poi altri paesi del nord e nord-ovest dell'Europa, per esempio, dove l'energia eolica gioca un ruolo ancora più importante. Così il Mare del Nord e il Mar Baltico in Europa sono i posti migliori per costruire l'eolico offshore rispetto ad altre aree del mondo. La combinazione di acque relativamente basse e un'eccezionale velocità del vento è unica. Questo è qualcosa che dobbiamo assolutamente utilizzare come Europa perché è un'opportunità unica. La Commissione Europea ha delineato il suo piano per ridurre la dipendenza dell'Europa dalla Russia, chiamato REPowerEU. Qual è il suo punto di vista? Pensa che sia buono? Pensa che serva di più? E quale può essere il vostro contributo come RWE? Accogliamo decisamente con favore l'iniziativa della Commissione europea e crediamo che sia la giusta direzione in cui andare. Quello che possiamo fare come RWE è realizzare la strategia Growing Green che abbiamo pubblicato l'anno scorso, con il nostro investimento di 50 miliardi di euro fino alla fine di questo decennio. La stragrande maggioranza di ciò andrà nelle energie rinnovabili, in particolare nell'energia eolica, sia in mare che in mare aperto. Un'altra pietra miliare importante per noi è l'avvio dei progetti sull'idrogeno il prima possibile. Portare avanti questa strategia è il nostro obbiettivo. Ovviamente, con l'aumento dei progetti per l'energia eolica e le energie rinnovabili nell'UE, cercheremo sicuramente di partecipare a queste ulteriori opportunità di crescita. Lei menziona il piano di RWE di investire nelle energie rinnovabili. Come saranno i prossimi dieci anni in termini di investimenti? Su quale tecnologia di energia rinnovabile vi state concentrando? L'attenzione alle energie rinnovabili è principalmente suddivisa in eolico offshore e onshore. C'è anche un elemento significativo sul solare fotovoltaico. Insieme, rappresentano il 90% degli investimenti complessivi nella strategia green. Il resto è sulla produzione di energia flessibile, idrogeno e stoccaggio. E qual è il rapporto tra progetti di combustibili fossili e rinnovabili nel portafoglio di RWE nel 2030? In RWE, stiamo guidando la transizione energetica più rapidamente rispetto alla maggior parte delle altre società, puntando allo zero netto entro il 2040. Abbiamo un percorso chiaro verso la neutralità climatica: stiamo gradualmente eliminando nucleare e carbone e continuiamo a investire in una crescita verde, che passerà all'idrogeno verde il prima possibile. Con la nostra vasta strategia di investimento e crescita, espanderemo la nostra capacità di generazione verde a 50 GW a livello internazionale entro il 2030. La nostra crescita è sostenibile: oltre il 90% dei nostri investimenti fino al 2030 confluirà in progetti sostenibili secondo la tassonomia dell'UE. Infine, lei è appena stato eletto presidente di WindEurope. Quali sono i tuoi obiettivi principali per questo? Sono onorato di essere stato eletto a rappresentare l'intera catena del valore dell'energia eolica in Europa, un'industria che contribuisce a costruire un futuro a basse emissioni di carbonio. Voglio aiutare l'industria eolica a superare questi tempi difficili, che sono infatti caratterizzati dall'enigma delle prospettive di crescita, forse i più grandi di sempre e probabilmente più grandi di quanto avessimo mai pensato. Allo stesso tempo, ci sono parti di questo settore e parti della catena di approvvigionamento la cui situazione, vista la guerra in Ucraina, è diventata ancora più complicata. WindEurope, in quanto associazione, ha bisogno di aiutare il settore a superare questa situazione instaurando il giusto dialogo con i responsabili politici, le parti interessate e la società, fornendo le giuste argomentazioni, le giuste informazioni, la giusta educazione nel nostro settore, in modo da raggiungere gli obiettivi che condividiamo con l'UE e i governi nazionali in tutta Europa.
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Polimero con Talina: La Rivoluzione nella Resistenza agli UrtiL'integrazione della talina nei polimeri offre una nuova frontiera nei materiali ad alte prestazioni, migliorando la resistenza agli urtidi Marco ArezioNegli ultimi anni, la ricerca sui materiali ha fatto passi da gigante, portando alla scoperta di nuove tecnologie in grado di migliorare significativamente le proprietà dei polimeri. Una di queste innovazioni è rappresentata dall'integrazione della talina nei polimeri, che ha dimostrato di aumentare notevolmente la resistenza agli urti. Questo articolo esplora in profondità questa tecnologia emergente, analizzando le sue caratteristiche, le applicazioni e gli studi scientifici che ne supportano l'efficacia.La Magia della Talina La talina è un minerale naturale che appartiene al gruppo dei silicati. È noto per la sua struttura lamellare e per le sue proprietà uniche, come la resistenza al calore, la capacità lubrificante e la non reattività chimica. Queste caratteristiche hanno reso la talina un materiale di interesse in vari settori, ma è solo di recente che i ricercatori hanno iniziato a esplorare il suo potenziale nei polimeri. Proprietà della Talina La talina è principalmente composta da silicato di magnesio idrato. La sua struttura stratificata permette una facile scorrevolezza tra gli strati, conferendo al materiale un effetto lubrificante naturale. Inoltre, può resistere a temperature elevate senza degradarsi, il che la rende ideale per applicazioni che richiedono stabilità termica. La sua inerzia chimica garantisce che non reagisca con la maggior parte dei composti chimici, mantenendo intatte le proprietà del materiale composito. L'Integrazione nei Polimeri La combinazione di talina e polimeri ha dato vita a materiali con proprietà meccaniche superiori. Questo processo prevede la dispersione di particelle di talina all'interno della matrice polimerica, creando un materiale composito con caratteristiche migliorate. Tecniche di Integrazione Esistono diverse tecniche per integrare la talina nei polimeri. La miscelazione a fusione è una delle più comuni, in cui la talina viene miscelata con il polimero fuso per garantire una distribuzione uniforme delle particelle. La polimerizzazione in situ è un'altra tecnica, dove la talina viene aggiunta durante il processo di polimerizzazione, permettendo una migliore interazione tra la matrice polimerica e le particelle di talina. Infine, il compounding utilizza estrusori per combinare la talina con polimeri in forma granulare, migliorando la dispersione e l'adesione tra le componenti.Effetti sulla Resistenza agli Urti L'inclusione della talina nei polimeri ha dimostrato di aumentare significativamente la resistenza agli urti del materiale composito. Questo miglioramento è dovuto a diversi fattori, tra cui l'aumento della durezza, l'assorbimento dell'energia d'urto e il rafforzamento della matrice polimerica. Le particelle di talina aumentano la durezza complessiva del materiale, rendendolo più resistente agli impatti. La struttura lamellare della talina consente un migliore assorbimento e distribuzione dell'energia d'urto, riducendo il rischio di fratture. Inoltre, agiscono come rinforzo all'interno del polimero, migliorandone la robustezza e la durata.Applicazioni dei Polimeri con Talina Grazie alle loro migliorate proprietà meccaniche, i polimeri con talina trovano applicazione in diversi settori industriali. Industria Automobilistica Nell'industria automobilistica, la resistenza agli urti è una caratteristica cruciale per la sicurezza e la durabilità dei veicoli. I polimeri con talina sono utilizzati per la produzione di paraurti, cruscotti e altri componenti interni che devono resistere a impatti elevati senza deformarsi o rompersi. Studi recenti hanno dimostrato che l'uso di polimeri rinforzati con talina può aumentare la resistenza agli urti dei componenti automobilistici del 30% rispetto ai materiali convenzionali.Settore Aerospaziale L'industria aerospaziale richiede materiali leggeri ma resistenti, capaci di sopportare le estreme condizioni di volo. I polimeri con talina offrono una combinazione ideale di leggerezza e resistenza, risultando in componenti più sicuri e affidabili. La NASA e altre agenzie spaziali stanno attualmente conducendo ricerche sull'uso di questi materiali nei satelliti e nelle strutture dei razzi, con risultati preliminari molto promettenti. Elettronica e Dispositivi di Consumo Nel settore dell'elettronica, la resistenza agli urti è essenziale per proteggere i dispositivi durante l'uso quotidiano. I polimeri con talina vengono utilizzati in custodie per smartphone, laptop e altri dispositivi portatili, garantendo una maggiore protezione contro cadute e urti accidentali. Un recente studio pubblicato su "Journal of Applied Polymer Science" ha evidenziato che l'aggiunta di talina ai polimeri utilizzati nelle custodie per smartphone può ridurre i danni da caduta del 40%.Impatti sul Mercato e Sostenibilità L'adozione di polimeri con talina ha anche implicazioni significative per il mercato e la sostenibilità ambientale. Competitività di Mercato L'introduzione di polimeri ad alta resistenza agli urti ha aumentato la competitività delle aziende che adottano questa tecnologia. La capacità di offrire prodotti più duraturi e sicuri rappresenta un vantaggio competitivo significativo, specialmente in settori dove la resistenza agli urti è un fattore determinante per la scelta del consumatore. Aziende leader come BASF e Dow Chemical stanno investendo massicciamente in questa tecnologia, prevedendo una crescita significativa del mercato nei prossimi anni.Sostenibilità Ambientale L'integrazione della talina nei polimeri può contribuire a migliorare la sostenibilità dei prodotti. La talina è un minerale abbondante e a basso costo, e l'uso di materiali compositi più resistenti può ridurre la necessità di sostituzioni frequenti, diminuendo così l'impatto ambientale complessivo. Inoltre, i processi di produzione dei polimeri con talina possono essere ottimizzati per minimizzare gli sprechi e l'uso di energia. Uno studio del 2023 condotto dall'Università di Cambridge ha dimostrato che l'uso di talina nei polimeri può ridurre le emissioni di CO2 del 20% rispetto ai polimeri tradizionali.Problemi e Prospettive Future Nonostante i numerosi vantaggi, l'integrazione della talina nei polimeri presenta alcune problematiche tecniche e di mercato. Problemi Tecnici La dispersione uniforme della talina all'interno della matrice polimerica è cruciale per ottenere le proprietà desiderate. Questo richiede tecniche di produzione avanzate e un controllo preciso dei parametri di processo. Inoltre, l'adesione tra le particelle di talina e la matrice polimerica deve essere ottimizzata per massimizzare i benefici meccanici. La ricerca in corso presso il MIT sta esplorando nuovi metodi di dispersione della talina per migliorare ulteriormente queste proprietà. Adozione di Mercato L'adozione su larga scala dei polimeri con talina dipende dalla disponibilità di infrastrutture produttive adeguate e dalla sensibilizzazione del mercato sui benefici di questi materiali. Le aziende devono investire in ricerca e sviluppo per migliorare ulteriormente le proprietà dei polimeri con talina e ridurre i costi di produzione. Tuttavia, con il crescente interesse per materiali sostenibili e ad alte prestazioni, le prospettive per l'adozione di questi polimeri sono molto positive.Prospettive Future Il futuro dei polimeri con talina appare promettente, con potenziali applicazioni in nuovi settori e miglioramenti continui nelle tecnologie di produzione. La ricerca continua può portare a scoperte ancora più innovative, come la combinazione della talina con altri nanomateriali per creare compositi con proprietà meccaniche e funzionali senza precedenti. Gli studi in corso presso l'Università di Tokyo stanno investigando l'uso di talina in combinazione con grafene per creare materiali super resistenti e leggeri. Conclusioni Il polimero con talina rappresenta una delle innovazioni più significative nel campo dei materiali ad alta resistenza agli urti. Grazie alle sue eccezionali proprietà meccaniche e alla sua versatilità applicativa, questo materiale ha il potenziale per rivoluzionare numerosi settori industriali, dalla produzione automobilistica all'elettronica di consumo. Nonostante le sfide tecniche e di mercato, le prospettive future sono estremamente positive, con continue ricerche che promettono di svelare ulteriori miglioramenti e nuove applicazioni per i polimeri con talina.© Riproduzione Vietata
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Riciclo delle Plastiche Post-Consumo. Capitolo 5: Raccolta dei Rifiuti Plastici. Modelli Organizzativi, Qualità dei Flussi e Impatti sulla Filiera del RicicloDalla raccolta urbana ai rifiuti industriali: come sistemi, logistica e comportamento dei cittadini determinano la qualità della plastica riciclataSaggio. Riciclo delle Plastiche Post-Consumo. Capitolo 5: Raccolta dei Rifiuti Plastici. Modelli Organizzativi, Qualità dei Flussi e Impatti sulla Filiera del Riciclodi Marco Arezio. Dicembre 25La raccolta dei rifiuti plastici rappresenta la prima fase operativa della filiera industriale del riciclo. È qui che si determina, in larga misura, la qualità del materiale disponibile per le fasi di selezione, trattamento e rigranulazione. A differenza delle tecnologie di selezione o delle fasi di trasformazione, la raccolta non è un processo industriale in senso stretto: è un’attività logistica distribuita, complessa, influenzata da variabili territoriali, socioeconomiche, normative e comportamentali. È l’anello più vicino al cittadino, e allo stesso tempo quello più critico per la stabilità della filiera. Le plastiche post-consumo che raggiungono gli impianti di selezione non sono mai un flusso omogeneo: sono il risultato di sistemi di raccolta differenti, modellati da decisioni politiche, disponibilità infrastrutturali e modelli di finanziamento dei servizi. Comprendere la logica della raccolta urbana significa quindi analizzare non solo la tecnologia disponibile, ma soprattutto la configurazione organizzativa che determina la qualità del rifiuto in ingresso agli impianti.La raccolta urbana come infrastruttura sistemica La raccolta urbana è il perno della gestione dei rifiuti plastici domestici. Si distingue per alcune caratteristiche strutturali: è capillare, coinvolge l’intera popolazione, richiede continuità operativa e presenta una forte componente di variabilità giornaliera e stagionale. La plastica è un materiale leggero, voluminoso, a basso peso specifico: questo implica costi logistici elevati e la necessità di ottimizzare la densità di carico, il numero di fermate e i percorsi dei mezzi.ACQUISTA IL MANUALE Il primo elemento che condiziona la raccolta urbana è la modalità di conferimento. I sistemi più diffusi sono tre: - raccolta stradale con cassonetti - raccolta porta a porta - sistemi misti, che combinano elementi dei due modelli Ogni configurazione presenta una diversa relazione tra costi, qualità dei flussi e partecipazione dei cittadini. La raccolta stradale garantisce costi inferiori per tonnellata raccolta, ma genera generalmente una maggiore variabilità qualitativa: la presenza di frazioni estranee e contaminazioni organiche è più elevata, e i comportamenti opportunistici sono più frequenti. Il porta a porta, al contrario, offre una qualità media superiore, con minori contaminanti e maggiore purezza del flusso plastico, ma richiede costi operativi più elevati, una maggiore pianificazione dei percorsi e un rapporto più strutturato con l’utenza domestica......© Riproduzione Vietata
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Bisfenolo A negli Imballi Alimentari: il Parere dell'EFSABisfenolo A negli Imballi Alimentari: il Parere dell'EFSAdi Marco ArezioCome abbiamo già avuto modo di trattare nell'articolo "Rivestimenti polimerici per imballi alimentari in metallo" il massiccio ricorso ai prodotti alimentari preconfezionati, siano essi con imballi di metallo, di plastica o di altri materiali, pone l'interrogativo delle possibili sostanze chimiche, potenzialmente pericolose per la salute umana, che si potrebbero generare all'interno della confezione.Alcune di queste sostanze possono essere generate dall'effetto cedente dei materiali da imballo verso il cibo, altre riguardano la cessione di sostanze chimiche che si generano dagli alimenti stessi a causa dell'imballo.Infatti, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha riesaminato i rischi da Bisfenolo A (BPA) negli alimenti proponendo di abbassare considerevolmente la dose giornaliera tollerabile (DGT) rispetto a quella della sua precedente valutazione del 2015. Le nuove conclusioni dell'EFSA sul BPA vengono esposte in una bozza di parere scientifico disponibile a pubblica consultazione fino al 22 febbraio 2022. Tutte le parti interessate sono invitate a parteciparvi. La DGT è la stima della quantità di una sostanza (espressa in rapporto al peso corporeo in kg) che può essere ingerita quotidianamente nel corso dell’esistenza senza rischi degni di nota. Nella sua valutazione del rischio da BPA del 2015, l'EFSA aveva stabilito una DGT temporanea di 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Nella sua bozza di valutazione ex novo del BPA, pubblicata oggi, il gruppo di esperti dell'EFSA sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi e i coadiuvanti tecnologici (gruppo CEP) ha stabilito una DGT di 0,04 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. L'abbassamento della DGT è il risultato della valutazione di studi apparsi nella letteratura dal 2013 al 2018, in particolare quelli che evidenziano effetti avversi del BPA sul sistema immunitario: in studi su animali si è osservato un aumento del numero di cellule "T-helper", un tipo di globuli bianchi che svolge un ruolo fondamentale nei meccanismi immunitari cellulari e che, se aumenta, può portare allo sviluppo di infiammazioni polmonari allergiche. Confrontando la nuova DGT con le stime dell'esposizione dei consumatori al BPA tramite l'alimentazione, l'EFSA conclude che sia l'esposizione media che quella elevata al BPA superano la nuova DGT in tutte le fasce di età, dando così adito a preoccupazioni di termini di salute. Un approccio sistematico Il dr. Claude Lambré, presidente del gruppo CEP, ha dichiarato: "Questa bozza aggiornata è il risultato di un’accurata valutazione durata diversi anni. Abbiamo applicato un approccio sistematico per selezionare e valutare le evidenze disponibili. I nuovi studi scientifici apparsi nella letteratura ci hanno aiutato ad affrontare importanti elementi di incertezze circa la tossicità del BPA". L'EFSA ha già valutato la sicurezza del BPA destinato a materiali a contatto con gli alimenti nel 2006 e nel 2015. Allora i suoi esperti riuscirono a stabilire solo una DGT temporanea in ragione di alcuni elementi di incertezza , sottolineando la necessità di colmare le lacune riscontrate nei dati.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - bisfenoloFonte: EFSA
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Il mercato europeo del vetro riciclato: analisi dei trend, dati e protagonisti del settoreCrescita, innovazione e strategie dei principali player europei nella filiera del vetro riciclato, tra sostenibilità e sfide futuredi Marco ArezioIl vetro è uno dei materiali simbolo dell’economia circolare. La sua capacità di essere riciclato infinite volte senza perdita di qualità lo rende un alleato imprescindibile nella strategia europea per ridurre i rifiuti e limitare il consumo di risorse naturali. Nel Vecchio Continente, la filiera del vetro riciclato è ormai un settore maturo, sostenuto da normative ambientali sempre più rigorose e da un crescente interesse dei consumatori per soluzioni di packaging sostenibile. Analizzare trend, dati e protagonisti consente di capire come l’Europa si stia affermando come leader mondiale in questo comparto. Trend di crescita e direzioni del mercato Il mercato europeo del vetro riciclato è in costante espansione. Le proiezioni indicano tassi di crescita annuali compresi tra il 4% e il 6% sia in termini di valore che di volume. Questa dinamica si spiega con diversi fattori: da un lato, gli obiettivi fissati dalle istituzioni comunitarie che obbligano gli Stati membri a raggiungere percentuali sempre più elevate di riciclo; dall’altro, la crescente richiesta da parte delle industrie di packaging, edilizia e cosmetica di materiali secondari certificati. La tendenza non riguarda soltanto i volumi, ma anche la qualità del materiale disponibile. Le vetrerie puntano a ottenere cullet di purezza sempre maggiore, in grado di sostituire la materia prima vergine senza compromessi. Questo porta le aziende del settore a investire in tecnologie di selezione ottica, automazione e digitalizzazione dei processi. Raccolta differenziata e qualità del riciclato La raccolta del vetro in Europa ha raggiunto livelli elevati, con una media che supera l’80% per i contenitori in vetro. Tuttavia, i dati non sono uniformi: i Paesi del Nord Europa, grazie a sistemi di raccolta più capillari e ben organizzati, registrano performance superiori, mentre alcune aree del Sud e dell’Est faticano a raggiungere le stesse percentuali. Il vero punto critico resta la qualità del materiale raccolto. Anche minime contaminazioni con ceramiche, plastiche o metalli possono compromettere il riutilizzo diretto in vetreria. Per questo motivo, la filiera sta puntando a sistemi di selezione sempre più sofisticati, che permettono di ottenere vetro di alta purezza idoneo a un riciclo “bottle-to-bottle”, cioè da bottiglia a bottiglia, garantendo un ciclo chiuso e virtuoso. Tipologie di riciclato e settori di utilizzo Il vetro riciclato non è tutto uguale e trova impieghi diversi a seconda della granulometria e della qualità: - Il cullet ad alta purezza è destinato quasi esclusivamente alla produzione di nuove bottiglie e contenitori alimentari. - Il vetro triturato è spesso utilizzato come aggregato nell’edilizia o come componente in prodotti industriali. - La polvere di vetro trova applicazione in settori specifici, come le fibre vetrose, i materiali isolanti e persino in alcune formulazioni chimiche. Accanto all’imballaggio, che resta il principale sbocco, cresce l’uso del vetro riciclato nell’edilizia sostenibile. Malte, conglomerati e materiali isolanti contenenti vetro riciclato consentono di rispettare standard ambientali sempre più stringenti, rispondendo alla domanda del settore delle costruzioni green. Valore economico e vantaggi competitivi Il valore del mercato europeo del vetro riciclato continua a salire, alimentato da fattori sia economici che ambientali. Utilizzare vetro riciclato in vetreria consente un risparmio energetico significativo: per ogni 10% di cullet impiegato, il consumo energetico si riduce in media del 2-3%. Inoltre, le emissioni di CO₂ diminuiscono sensibilmente, con vantaggi tangibili per l’ambiente. Dal punto di vista delle materie prime, il riciclo riduce la dipendenza da risorse naturali come sabbia, soda e calcare. A livello competitivo, le aziende che integrano elevate percentuali di vetro riciclato nei loro processi ottengono non solo benefici economici, ma anche un vantaggio reputazionale, fondamentale in un mercato dove i consumatori chiedono trasparenza e responsabilità ambientale. I protagonisti della filiera europea La filiera europea del vetro riciclato è un mosaico complesso che tiene insieme grandi gruppi multinazionali, aziende specializzate nella selezione e player locali. Le prime controllano spesso l’intero ciclo produttivo, dalla raccolta alla fusione; le seconde operano come fornitori strategici di cullet ad alta purezza per le vetrerie; i terzi garantiscono la copertura capillare nei territori, spesso coordinati da consorzi nazionali che hanno il compito di promuovere la raccolta, certificare i dati e comunicare i benefici del riciclo ai cittadini. Se guardiamo però ai numeri, emerge un’Europa a due velocità. I Paesi più virtuosi - Germania si colloca stabilmente in testa con tassi di riciclo del vetro intorno al 90%. Qui il successo è legato a una lunga tradizione di sistemi cauzionali e a impianti industriali ad alta efficienza, capaci di selezionare grandi volumi con livelli minimi di impurità. - Belgio e Paesi Bassi hanno percentuali molto elevate, anch’esse superiori all’85%, grazie a sistemi di raccolta differenziata consolidati e a un forte senso civico che favorisce la restituzione del materiale. - Svezia e Danimarca non sono da meno: in entrambi i Paesi la cultura ambientale è radicata e i dati oscillano tra l’85% e il 90%. - Francia ha compiuto passi importanti, portandosi intorno all’80%, con politiche che favoriscono il riciclo e con un forte sostegno governativo a programmi di sensibilizzazione. - Italia, storicamente più indietro, ha recuperato terreno: nel 2000 i tassi erano attorno al 50%, oggi superano l’80% con punte oltre l’85% in alcune regioni del Nord. È uno dei casi di crescita più rilevanti a livello europeo. I Paesi in difficoltà Nei Paesi dell’Europa orientale i dati sono meno incoraggianti. - Romania registra un tasso di riciclo del vetro attorno al 40%, spesso a causa di sistemi di raccolta incompleti e di carenze infrastrutturali. - Bulgaria si mantiene su valori simili, intorno al 45%, penalizzata da una scarsa diffusione della raccolta porta a porta. - Grecia, pur avendo migliorato la raccolta negli ultimi anni, fatica a superare il 55%, complici difficoltà logistiche legate alla frammentazione territoriale delle isole. - Polonia, con valori vicini al 60%, mostra progressi costanti ma resta ancora lontana dai livelli dell’Europa occidentale. Un’Europa a due velocità La fotografia della filiera mette quindi in luce una netta spaccatura: da un lato i Paesi del Nord e del Centro Europa, che hanno già consolidato un modello di economia circolare efficiente e competitivo; dall’altro quelli del Sud e dell’Est, dove il potenziale di crescita è ancora ampio ma ostacolato da carenze infrastrutturali e investimenti insufficienti. L’obiettivo delle istituzioni comunitarie nei prossimi anni sarà colmare questo divario, uniformando i risultati. Solo così il mercato europeo del vetro riciclato potrà realmente esprimere tutto il suo potenziale e confermare la leadership mondiale del continente. Le sfide ancora aperte Nonostante i progressi, il mercato europeo del vetro riciclato deve affrontare diverse criticità: - Disparità territoriali: non tutti gli Stati membri dispongono di sistemi di raccolta avanzati, generando perdite di materiale potenzialmente riciclabile. - Contaminazioni: la presenza di materiali estranei compromette la qualità e limita il riciclo in filiera chiusa. - Capacità industriale: in alcune aree, la produzione di vetro riciclato supera la capacità locale di riassorbimento, portando all’export del materiale. - Normative complesse: gli standard qualitativi per il contatto alimentare o farmaceutico sono severi e variano da Paese a Paese, creando ostacoli alle aziende che operano su scala internazionale.Prospettive future Il futuro del vetro riciclato in Europa si giocherà su tre fronti principali. Il primo riguarda la tecnologia, con l’adozione sempre più diffusa di sistemi di selezione ottica e digitalizzazione della filiera. Il secondo riguarda la politica, con nuove direttive europee che renderanno obbligatorio l’impiego di percentuali crescenti di riciclato negli imballaggi. Il terzo riguarda il mercato, dove settori come l’edilizia e il design possono aprire nuove opportunità di valorizzazione del materiale. Se ben gestito, il vetro riciclato non sarà solo un prodotto industriale, ma un modello di riferimento per tutte le filiere che puntano alla chiusura del ciclo dei materiali. L’Europa, grazie alla sua esperienza e ai suoi investimenti, è nelle condizioni di consolidare una leadership mondiale e di trasformare un settore maturo in un laboratorio di innovazione e sostenibilità. Conclusione Il mercato europeo del vetro riciclato è la dimostrazione concreta di come economia e ambiente possano coesistere. I dati sulla crescita, le performance di raccolta e l’impegno dei principali player indicano una traiettoria chiara: ridurre sprechi, aumentare efficienza e valorizzare le risorse già disponibili. In questo equilibrio virtuoso si gioca non solo la competitività del settore, ma anche il futuro della sostenibilità industriale europea.© Riproduzione Vietata
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Google investe nel nucleare: piccoli reattori modulari per alimentare l'AIPer affrontare le crescenti esigenze energetiche dell'intelligenza artificiale, Google si allea con Kairos Power per costruire reattori nucleari modularidi Marco ArezioL’intelligenza artificiale (AI) è diventata un elemento centrale nelle strategie di crescita delle grandi aziende tecnologiche, come Google. Tuttavia, il crescente utilizzo di queste tecnologie richiede una quantità enorme di energia. I data center, che alimentano modelli AI avanzati come il recente progetto Gemini di Google, stanno consumando sempre più risorse energetiche. Nel 2023, Google ha visto un aumento del 13% nelle proprie emissioni di carbonio, causato dall’aumento del consumo di energia dei suoi centri dati e dalla catena di approvvigionamento. La svolta: l’investimento nel nucleare Per far fronte a queste esigenze, Google ha stretto una partnership con Kairos Power, una startup specializzata nello sviluppo di reattori nucleari modulari avanzati, noti come Small Modular Reactors (SMR). Questa collaborazione rappresenta un passo fondamentale per il colosso tecnologico, con l’obiettivo di portare online nuove centrali nucleari entro il 2030, fornendo fino a 500 megawatt di energia pulita e continua per alimentare i suoi data center. I piccoli reattori modulari (SMR) offrono numerosi vantaggi rispetto ai reattori nucleari tradizionali. Sono progettati per essere costruiti in modo più rapido e a costi inferiori, con una capacità di produzione energetica flessibile. Gli SMR, grazie alle loro dimensioni ridotte, possono essere collocati vicino ai luoghi di consumo energetico, riducendo le perdite di trasmissione e migliorando l’efficienza della rete. Tecnologia SMR: Un approfondimento tecnico Gli SMR sono una nuova generazione di reattori nucleari che si differenziano dai reattori convenzionali per dimensioni, capacità e sicurezza. Questi reattori utilizzano combustibile nucleare arricchito a livelli più bassi rispetto ai reattori tradizionali e sono progettati per essere intrinsecamente più sicuri. Ad esempio, molti SMR incorporano sistemi di raffreddamento passivo, che non richiedono energia elettrica per mantenere il reattore a temperature di sicurezza, riducendo così il rischio di fusione del nocciolo. Un aspetto chiave degli SMR è la modularità: possono essere prodotti in fabbrica e poi assemblati sul sito finale, accelerando i tempi di costruzione e riducendo i costi complessivi del progetto. Questo approccio si adatta perfettamente alla strategia di Google, che ha bisogno di soluzioni rapide per affrontare l’aumento esponenziale della domanda energetica generata dalle sue infrastrutture di AI. In particolare, Kairos Power ha iniziato la costruzione di uno di questi reattori SMR nel Tennessee e prevede di completare il progetto entro il 2030. Una volta operativo, il reattore fornirà energia sufficiente per alimentare circa 438.000 abitazioni americane, dimostrando la capacità degli SMR di contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione del settore energetico. Vantaggi della scelta nucleare L’utilizzo dell’energia nucleare rappresenta una svolta per Google e per l’intero settore tecnologico. A differenza delle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare, che sono intermittenti e dipendono dalle condizioni atmosferiche, il nucleare offre una produzione costante di energia. Questo è cruciale per i data centers che richiedono operazioni continue e che non possono permettersi interruzioni. L’energia prodotta dagli SMR sarà inoltre priva di emissioni di carbonio, contribuendo così a ridurre l’impatto ambientale delle operazioni di Google e avvicinandola al suo obiettivo di alimentare tutte le sue attività globali con energia carbon-free entro il 2030. Partnership e sostenibilità a lungo termine L’accordo con Kairos Power è solo uno dei tanti passi che Google sta compiendo per ridurre il proprio impatto ambientale e garantire la sostenibilità delle sue operazioni a lungo termine. L’azienda è già leader nell’adozione di energie rinnovabili e ha investito massicciamente in soluzioni energetiche innovative negli ultimi anni. Tuttavia, la crescente domanda di energia da parte dei sistemi AI sta spingendo Google e altre aziende tecnologiche a esplorare opzioni a lungo termine come il nucleare, che offre una fonte stabile e pulita di energia. Inoltre, l’adozione di SMR potrebbe aprire nuove opportunità per l’industria nucleare, che ha lottato per mantenere la sua posizione nel mix energetico globale a causa dei costi elevati e delle preoccupazioni relative alla sicurezza. Google, con la sua influenza e risorse, potrebbe contribuire a catalizzare una rinascita dell’energia nucleare, rendendola una parte fondamentale della transizione energetica globale. Conclusione L'investimento di Google nei piccoli reattori nucleari modulari rappresenta un cambiamento strategico non solo per l’azienda stessa, ma anche per il settore energetico nel suo complesso. L'energia nucleare offre una soluzione sostenibile e affidabile, per affrontare le sfide energetiche future, soprattutto in un mondo dove l'AI e altre tecnologie avanzate richiedono risorse sempre maggiori. La partnership con Kairos Power segna l’inizio di una nuova era per Google, in cui l'innovazione tecnologica si fonde con la sostenibilità ambientale, creando un futuro più pulito e più intelligente.© Riproduzione VietataFoto Wikipedia
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Il peso invisibile dell’apparenza: perché consumiamo per sentirci vistiUn’analisi psico-sociale sui meccanismi che spingono individui e comunità a investire risorse, tempo e identità in comportamenti di consumo orientati all’immaginedi Marco ArezioViviamo in un tempo in cui il valore percepito di una persona sembra misurarsi sempre più attraverso ciò che possiede, mostra o ostenta. Dietro a questa dinamica non c’è soltanto un’industria del consumo capace di generare desideri continui, ma anche un complesso intreccio psicologico e sociale che porta molti individui a investire energie, risorse economiche e persino la propria autostima in un processo di rappresentazione più che di autenticità. Non si tratta semplicemente di comprare oggetti: è il tentativo, spesso inconsapevole, di trovare un posto nel mondo attraverso simboli esteriori. È la ricerca di un riconoscimento che, nella percezione collettiva contemporanea, sembra passare quasi inevitabilmente per la costruzione di un’immagine. Ma dietro ogni immagine c’è una fragilità, e dietro ogni fragilità c’è una storia.L’identità come performance In un contesto sociale che premia la visibilità, l’identità rischia di trasformarsi in una vera e propria performance. L’individuo viene spinto a costruire se stesso come un prodotto da esporre, valutare e confrontare. Una sorta di vetrina emotiva e materiale dove ciò che si mostra diventa più importante di ciò che si vive davvero. Questa rappresentazione nasce da un bisogno profondo: essere accettati. Il timore di non essere abbastanza — abbastanza interessanti, abbastanza realizzati, abbastanza forti — induce molte persone a usare il consumo come strumento per colmare il vuoto della percezione di sé. Gli oggetti diventano così una sorta di corazza, una protezione contro il giudizio altrui, un segnale che rassicura: “anche io valgo”. La pressione sociale e la paura dell’esclusione Ogni epoca ha avuto i suoi codici simbolici, ma oggi questi codici sono diventati più rapidi, più fluidi e soprattutto più visibili. La società iperconnessa amplifica la pressione sociale: ogni contenuto condiviso, ogni immagine confrontata, ogni storia pubblicata diventa un elemento di paragone continuo. La paura dell’esclusione — un impulso radicato nel nostro cervello primitivo — trova terreno fertile in questo scenario. Essere fuori dal gruppo equivaleva, per i nostri antenati, a mettere a rischio la sopravvivenza. Oggi non rischiamo più la vita, ma rischiamo qualcosa che molti percepiscono come altrettanto importante: il senso di appartenenza. Così, si spende per non sentirsi esclusi, si acquista per non sembrare inferiori, si accumula per tenere il passo con un ritmo che spesso nessuno può sostenere davvero. Il consumismo come anestetico emotivo Non si compra solo per apparire. Molti consumi diventano tentativi di colmare un vuoto emotivo. Una giornata difficile, un momento di solitudine, un senso di frustrazione: ogni occasione può trasformarsi in una spinta verso l’acquisto impulsivo. È un meccanismo psicologico semplice ma potente: l’atto di comprare genera una breve scarica di dopamina, una sensazione di eccitazione e sollievo. Tuttavia, questa sensazione dura poco, e quando svanisce lascia dietro di sé una zona d’ombra ancora più ampia. Il ciclo ricomincia, e il consumo diventa un anestetico che illude senza mai risolvere. La distanza tra ciò che desideriamo e ciò che ci serve davvero Uno degli aspetti più significativi di questo fenomeno è la distanza crescente tra il desiderio autentico e il desiderio indotto. Molte persone non comprano ciò che veramente le rappresenta, ma ciò che rappresenta un ideale esterno: un modello culturale, un’aspettativa percepita, un’immagine di successo. In questo disallineamento si crea una frattura interiore. Gli individui rischiano di costruire vite non basate sui propri bisogni reali, ma su un copione che la società ha scritto per loro. Ciò genera smarrimento, senso di inadeguatezza, e una profonda perdita di contatto con la propria identità più autentica. La libertà che nasce dall’autenticità La via d’uscita non passa attraverso il rifiuto del consumo in sé — impossibile in un mondo interconnesso e complesso — ma attraverso una nuova consapevolezza. Significa recuperare la capacità di riconoscere ciò che ci serve davvero, ciò che ci fa stare bene, ciò che ci rappresenta senza bisogno di dimostrare nulla a nessuno.Essa permette di liberarsi da un modello di confronto continuo e di trovare una dimensione più equilibrata nella gestione delle risorse, nelle scelte quotidiane, nel rapporto con il proprio valore personale. Non si tratta solo di psicologia: è un gesto profondamente sociale, perché ogni individuo che sceglie la sincerità interiore rompe una catena di aspettative collettive e apre spazio a una società meno frenetica e più umana. Ripensare la cultura dell’immagine Per trasformare questo meccanismo occorre un cambiamento culturale. Una società che valorizza la sostanza più dell’apparenza è una società che favorisce relazioni più autentiche, meno competitive e più solidali. Ciò riduce non solo la pressione emotiva sugli individui, ma anche lo spreco sistemico di risorse, il consumismo compulsivo e la necessità di “comprare identità” attraverso beni materiali. Ripensare il valore della semplicità, della lentezza, dell’essenzialità non è un ritorno al passato, ma un possibile futuro più sostenibile — psicologicamente, socialmente e anche ambientalmente.Alla fine, la domanda fondamentale diventa: per chi viviamo davvero? Se la risposta è “per lo sguardo degli altri”, allora continueremo a rincorrere modelli impossibili. Se la risposta è “per noi stessi”, allora troveremo finalmente un equilibrio che non dipende da ciò che possediamo, ma da ciò che siamo.© Riproduzione VietataACQUISTA IL LIBRO
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rNEWS: Nuovo Investimento di Eni nel Fotovoltaico in SpagnaL'impegno di Eni nel settore fotovoltaico spagnolo come parte della strategia di transizione energetica e diversificazione industrialeLa diversificazione industriale delle aziende che sono vissute da sempre sull’estrazione, raffinazione e distribuzione dei derivati del petrolio, sta correndo velocemente quasi forse una competizione. Abbiamo seguito da vicino gli investimenti di Total nel campo delle energie rinnovabili a livello mondiale, di Enel in diversi paesi, mentre oggi vediamo le nuove iniziative di Eni in Spagna nel campo del settore fotovoltaico.Infatti, Eni ha riferito attraverso un comunicato stampa che ha siglato un accordo con X-Elio per l’acquisizione di tre progetti fotovoltaici nel sud della Spagna per una capacità complessiva di 140 MW. Eni e X-Elio hanno inoltre avviato le discussioni per una collaborazione strategica tra le due aziende per lo sviluppo di progetti di energia verde in Spagna, dove Eni punta a una crescita pari a 1 GW nei prossimi 5 anni, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo di 5GW di capacità installata da rinnovabili entro il 2025. X-Elio è tra i leader nell’ambito di progetti di energia rinnovabile a livello globale con una presenza importante in Spagna, dove ha sviluppato e costruito progetti da oltre 1 GW. L’azienda attualmente ha nel paese progetti da 250 MW in fase di costruzione, un accordo a lungo termine per l’acquisto di elettricità (PPA) da oltre 650 MW, e oltre 1,5 GW in fase di sviluppo. In base all’intesa, il trasferimento dei progetti sarà soggetto alle consuete autorizzazioni, a partire dal secondo semestre del 2021. Eni sarà responsabile della realizzazione degli impianti e della commercializzazione dell'energia elettrica. Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, ha dichiarato: “Questa iniziativa rafforza in modo significativo la presenza di Eni nel mercato spagnolo con un grande investimento nel campo delle energie rinnovabili e integra i business dell’azienda già esistenti nella regione. Lo sviluppo di progetti fotovoltaici è in linea con la nostra strategia a sostegno della transizione energetica ed è un elemento chiave dell’impegno dell’azienda verso una riduzione delle emissioni di CO2. Questa acquisizione, inoltre, consentirà di sfruttare future sinergie con il business luce & gas retail“. Questo accordo si aggiunge a quello siglato recentemente da Eni gas e luce, società controllata al 100% da Eni, con il Grupo Pitma per l’acquisizione del 100% di Aldro Energía Y Soluciones S.L., attiva in Spagna e Portogallo nel mercato della vendita di energia elettrica, gas e servizi a clienti residenziali e grandi, piccole e medie imprese. Eni inoltre sta per finalizzare gli accordi relativi alla risoluzione amichevole delle controversie relative a Union Fenosa Gas, a valle dei quali Eni entrerà direttamente nelle attività di vendita di gas naturale in Spagna ai clienti del settore industriale, grossisti e termoelettrico, rafforzando la sua presenza nel mercato europeo del gas.
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Calcestruzzi Cellulari con Aggregati Riciclati dai Rifiuti: C’è un Futuro?Calcestruzzi Cellulari con Aggregati Riciclati dai Rifiuti: C’è un Futuro?di Marco ArezioAnche il mondo dell’edilizia deve affrontare un percorso di sostenibilità che è sempre più importante per l’ambiente e per l’uomo.I calcestruzzi sono elementi costruttivi che comportano un consumo importante di risorse naturali, in particolare gli aggregati che li compongono, essendo estratti e messi a disposizione del settore delle costruzioni. Come succede sempre più spesso nell’ambito stradale e dell’isolamento acustico, dove si impiegano, per esempio, polverini di guaine bituminose riciclate e macinati degli pneumatici riciclati, anche nell’ambito del calcestruzzo la domanda del mercato per un prodotto più sostenibile è ormai crescente. Le ricette che compongono un calcestruzzo tradizionale vedono l’impiego di aggregati naturali, con granulomentrie differenti, una quota di cemento, acqua e additivi quando necessario. Nell’ambito di un approccio ecosostenibile al prodotto, si sono eseguite diverse sperimentazioni e tests di laboratorio che hanno puntato alla sostituzione integrale dell’aggregato naturale con aggregati costituiti da rifiuti selezionati, industriali e da post consumo. Nella famiglia dei rifiuti presi in considerazione in questi tests possiamo annoverare le ceneri volanti, che sono dei rifiuti prodotti durante l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, la loppa d’altoforno macinata, che è anche lei un sottoprodotto delle operazioni di incenerimento e un prodotto plastico da post consumo, la polvere di PET, proveniente dal riciclo delle bottiglie dell’acqua e delle bibite. Metodologie di prova Con questi tre elementi, si sono costituiti differenti impasti cementizi volti ad ottenere calcestruzzi alleggeriti, creando una serie di campionature da laboratorio con lo scopo di testare la resistenza a compressione e la conducibilità termica di elementi composti, sia con aggregati naturali alleggeriti sia con varie tipologie di aggregati provenienti dai rifiuti. Lo studio è stato promosso con l’intenzione di dare una storia analitica ai calcestruzzi riciclati alleggeriti che possano essere impiegati, per esempio, nella costruzione di blocchi di cemento alleggerito per la realizzazione di pareti non strutturali. Si sono quindi create una serie di miscele differenti con la corrispondente quantità di campioni, che sono stati testati a compressione ed è stata calcolata la conducibilità termica degli stessi. Lo scopo era quello di mettere a confronto, una tradizionale miscela di calcestruzzo con aggregati naturali leggeri, con le miscele di calcestruzzo fatte con gli inerti riciclati dai rifiuti. Risultati delle prove I risultati hanno evidenziato una riduzione media della resistenza a compressione dei campioni composti con gli aggregati da rifiuto, senza il PET, del 13,7 %, rispetto ai campioni realizzati con gli inerti naturali, mentre le miscele che contenevano la polvere di PET hanno avuto performances di resistenza ulteriormente più basse del 10%. Si è però notato che l’aggiunta di polvere di PET ha influito positivamente sulla conducibilità termica, rispetto ai campioni composti al 100% con aggregati dai rifiuti, ma inferiore di circa il 22% rispetto ad un calcestruzzo realizzato con inerti naturali alleggeriti. Conclusioni Per quanto il calcestruzzo alleggerito riciclato abbia inferiori prestazioni meccaniche e termiche rispetto a quello prodotto con elementi naturali, la necessità di limitare l’uso delle risorse naturali e quella di ridurre i rifiuti non riciclabili che vanno in discarica, potrebbe portare ad una nuova consapevolezza nell’ambito della progettazione edilizia e della produzione. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - calcestruzzi cellulari - edilizia
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