Fusione nucleare: si può parlare di energia rinnovabile?La costruzione del reattore Tokamak in Francia lascia grandi speranze per l'energia prodotta attraverso la fusione nuclearedi Marco ArezioTokamak è un mega reattore nucleare in fase di costruzione nel sud della Francia e precisamente a Saint Paul Lez Durance, in base all’accordo siglato nel 2005 tra Unione Europea, Stati Uniti, Svizzera, Russia, Giappone, India e Corea del Sud. E’ già stato definito il progetto energetico del secolo in quanto ha l’obbiettivo di produrre energia nucleare pulita.Come funziona la fusione nucleare? A differenza del processo produttivo fino ad oggi utilizzato nelle centrali atomiche per la produzione di energia, che si basa sulla fissione nucleare, cioè la creazione energetica attraverso la separazione degli atomi, il nuovo concetto espresso da Tokamak sarà basato sul processo di fusione degli stessi, creando almeno 10 volte l’energia che si produceva attraverso la fissione nucleare. Il processo avviene attraverso il riscaldamento del gas idrogeno a 100 milioni di gradi, trasformandolo allo stato di plasma, controllato da enormi magneti che ne seguono l’evoluzione finchè gli atomi di questo plasma si fondono tra loro liberando energia. Il plasma può essere considerato come il quarto stato della materia, accostabile a quello liquido, gassoso e solido. Perché si parla di energia pulita? Il processo della fusione nucleare da degli indubbi vantaggi per la gestione delle scorie radioattive in quanto, se prendiamo in considerazione le scorie provenienti dalla fissione nucleare, sappiamo che per circa 3000 anni restano radioattive, mentre quelle derivanti dalla fusione nucleare già al 12° anno avranno dimezzato i loro effetti radioattivi. Non c’è dubbio che gli studi sul riutilizzo delle scorie prodotte dalle future centrali a fusione nucleare devono essere ancora completati, per cercare la via di inertizzare la radioattività al loro interno e, soprattutto, per riutilizzare il materiale di scarto nei nuovi processi produttivi. Solo allora si potrà parlare di energia rinnovabile da fusione nucleare. C’è comunque un cauto ottimismo sulla possibilità di giungere, alla fine di questo iter scientifico, ad una risposta positiva in termini di economia circolare delle scorie. Quando potrà entrare in funzione Tokamak? Lo stato costruttivo della centrale ha visto quest’anno la fine dei lavori edili primari necessari ad accogliere il mega reattore, il quale è in fase di costruzione ed è giunto a circa il 60% del suo cammino costruttivo. Se il processo di realizzazione di Tokamak non troverà impedimenti, l’accensione all’interno della centrale dovrebbe avvenire nel 2025. Ci vorranno ancora alcuni decenni prima che l’energia atomica prodotta con la fusione nucleare sia adottata su larga scala nel mondo, considerando che l’investimento, fatto in Francia dal team di paesi, raggiungerà i 20 miliardi di euro al termine del lavoro. Come si è giunti a questo accordo esteso a diversi paesi? E’ da molto tempo che si parla di poter costruire la prima centrale nucleare a fusione di atomi ed ufficialmente ne avevano già parlato Ronald Regan e Mikhail Gorbaciof nel 1985 durante un vertice USA-URSS a Ginevra. Entrambi i paesi stavano studiando il processo di fusione nucleare ma era necessario, sia per il completamento degli studi scientifici che per l’enorme investimento, la partecipazione altri paesi. Si è arrivati così all’accordo del 2005 che ha creato un team internazionale di paesi interessati, necessario per poter portare avanti questo ambizioso programma energetico.Vedi maggiori informazioni
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REACH, RoHS, TSCA, SDWTA: la Legislazione sui Prodotti ChimiciREACH, RoHS, TSCA, SDWTA: la Legislazione sui Prodotti Chimicidi Marco ArezioOgni oggetto che compriamo, utilizziamo e poi, a fine vita gettiamo, è un composto di sostanze chimiche che, legate tra loro, offrono le caratteristiche estetiche, fisiche e di utilizzo che gli richiediamo.Il contenuto chimico del prodotto è la somma di una lunga catena di attività, che arriva a monte attraverso la catena di produzione. La fabbricazione di un oggetto può coinvolgere molti elementi, da poche sostanze chimiche comuni, fino a centinaia di sostanze chimiche sintetiche. Prendiamo per esempio un tipico prodotto per la pulizia della casa che può contenere una dozzina di sostanze chimiche diverse, oppure un gadget elettronico che potrebbe essere il risultato di diverse centinaia di sostanze utilizzate durante la sua fabbricazione. Alcuni composti chimici finiscono nel prodotto finale mentre altri servono come intermedi nella catena di produzione. Molto probabilmente alcune sostanze chimiche tossiche potrebbero far parte della miscela che serve per la sua produzione, infatti, le sostanze chimiche con attributi speciali vengono utilizzate per ottenere alcune proprietà del prodotto come durata, consistenza, colore o fragranze, ecc. Non è un caso che le sostanze chimiche con proprietà tossiche possano essere abbondanti tra queste sostanze chimiche speciali, ad esempio, lo sforzo di creare proprietà "durevoli" (come i tessuti idrorepellenti) tende a favorire le sostanze chimiche che sono più difficili da riconoscere e da abbattere per i sistemi biologici e viventi, infatti, possono resistere alla dissoluzione e possono raggiungere alti livelli nocivi in natura. Quindi si può presumere che anche le sostanze tossiche possano far parte di alcuni prodotti che potremmo utilizzare. Vediamo alcune famiglie di prodotti chimici: Plastica Le materie plastiche sono un ampio gruppo di materiali a base di polimeri. I polimeri comunemente usati sono polietilene (PE), polipropilene (PP), polivinilcloruro (PVC), polistirene (PS) e poliuretano (PU o PUR). Tuttavia, l'elenco dei polimeri è molto più lungo e vengono associate costantemente nuove ricette ed additivi.Anche la miscelazione di polimeri diversi (come i materiali multistrato) è un processo normale che serve per migliorare il funzionamento delle materie plastiche. La scelta del polimero da utilizzare nella produzione dipende dalla funzione desiderata. Quasi tutti i polimeri sono prodotti dalla materia prima fossile di derivazione petrolifera. I polimeri a base biologica, come il PLA ottenuto da materie prime agricole, vengono sempre più utilizzati sebbene abbiano ancora una quota di mercato molto marginale. Alcune limitazione del loro sviluppo dipendono da un non trascurabile impatto ecologico nella loro produzione. La maggior parte dei materiali plastici contiene numerosi additivi (sostanze chimiche funzionali) per migliorare le prestazioni. La quantità di additivi applicati può variare dallo 0 al 95% a seconda del polimero e del tipo di prodotto. Molte delle proprietà negative delle plastiche derivano spesso dagli additivi piuttosto che dai polimeri stessi. Plastificanti Questi sono usati normalmente per ammorbidire la plastica, Infatti, mentre alcuni polimeri sono intrinsecamente "morbidi", altri polimeri richiedono notevoli quantità di plastificanti per diventare flessibili. Il PVC è il tipico polimero dove si fa un uso importante dei plastificanti. Gli ftalati sono un gruppo comune di plastificanti che vengono utilizzati in grandi quantità, spesso circa il 30-60% della composizione totale della plastica. Diversi ftalati hanno proprietà pericolose, come abbiamo visto in un articolo recente. Poiché gli ftalati non sono legati chimicamente al materiale plastico e possono fuoriuscire dal prodotto, è probabile che gli utilizzatori finali ne siano esposti durante il suo uso o addirittura attraverso la catena alimentare, in quanto gli ftalati possono essere assorbiti nell’ambiente. Ritardanti di fiamma I ritardanti di fiamma vengono utilizzati per rendere un prodotto meno infiammabile e, in base alle caratteristiche tecniche del prodotto da realizzare, può essere richiesto l’impegno di questi additivi. Esempi di tali utilizzi li possiamo trovare, per esempio, negli indumenti protettivi, nelle tende e nei tessuti utilizzati nei mobili, per citarne solo alcuni. Alcuni ritardanti di fiamma attualmente utilizzati, in particolare i composti alogenati, hanno dimostrato di avere proprietà pericolose, e, alcuni, sono soggetti a normative internazionali e / o nazionali. Storicamente, i ritardanti di fiamma bromurati (BFR) sono stati ampiamente utilizzati, dimostrandosi tossici in quanto avviene un bio accumulo e persistono nell'ambiente. La regolamentazione delle sostanze chimiche nei prodotti è una conquista relativamente recente, infatti non è stato sempre così. Per decenni, le sostanze chimiche sono state poco o per nulla normate, con alcune esenzioni specifiche, mentre la stragrande maggioranza delle sostanze chimiche poteva essere utilizzata senza la necessità di fornire prove della loro sicurezza. Se una sostanza era stata identificata come un inquinante tossico grave, lo si era scoperto più in seguito ad una coincidenza piuttosto che sulla base di un esame sistematico. Non era stato richiesto normalmente alcun test generale delle sostanze chimiche per le proprietà nocive. Questo è leggermente cambiato negli ultimi anni. L'UE ha applicato il REACH (registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche), un quadro giuridico completo che si occupa di tutte le sostanze chimiche in uso, richiedendo alle aziende che commercializzano sostanze chimiche di presentare una serie di dati di prova. L'equivalente statunitense, TSCA (Toxic Substances Control Act), stabilisce alcuni requisiti di base ma ha una portata molto più limitata. Cosa è il REACH Nel 2007 l'Unione Europea ha introdotto una legislazione quadro completa per le sostanze chimiche, chiamata Reach. Questo richiede che le aziende, che producono o importano sostanze chimiche, le registrino presso un'agenzia centrale (ECHA , con sede in Finlandia). Con la registrazione, le aziende devono anche riportare le proprietà di base della sostanza chimica e, se prodotta / importata in volumi maggiori, anche le informazioni che indicano se la sostanza è pericolosa. Lo scopo è rendere i produttori e gli importatori responsabili dei prodotti che mettono sul mercato e migliorare la conoscenza delle sostanze chimiche utilizzate. Il regolamento Reach contiene anche un sistema per il "solo uso autorizzato" di sostanze chimiche altamente pericolose per la salute e l'ambiente. Cosa è il TSCA Il Toxic Substances Control Act (TSCA) è un regolamento statunitense che riguarda la produzione, la lavorazione, la distribuzione, l'uso e lo smaltimento di prodotti chimici commerciali e industriali. Introdotto nel 1976, si concentra principalmente sulle nuove sostanze introdotte dopo il riconoscimento del TSCA. Cosa è il RoHS RoHS è una direttiva dell'Unione europea introdotta nel 2006 per limitare l'uso di alcune sostanze chimiche pericolose nella produzione di apparecchiature elettroniche ed elettriche. Attualmente vieta o limita dieci sostanze / gruppi di sostanze; 4 metalli pesanti, 4 ftalati e 2 gruppi di ritardanti di fiamma bromurati. Cosa è il California “Proposition 65”. Nel 1986, lo Stato della California ha introdotto il "Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act", ma più spesso indicato come "Proposition 65". Richiede allo Stato di pubblicare un elenco di sostanze chimiche note che possono causare il cancro o difetti alla nascita o altri danni riproduttivi. L'elenco viene aggiornato frequentemente e attualmente comprende circa 800 sostanze chimiche. La legge impone alle aziende di notificare ai californiani, quantità significative di sostanze chimiche nei prodotti che acquistano, nelle loro case o nei luoghi di lavoro o che vengono rilasciate nell'ambiente. La Proposition 65 vieta inoltre alle aziende californiane di scaricare consapevolmente quantità significative di sostanze chimiche elencate in presenza di falde d’acqua potabile.Categoria: notizie - tecnica - REACH - ROHS - SDWTA Vedi maggiori informazioni sulla chimica applicataFonti chemsec
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L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 13 A: Lungo la Strada del SilenzioUn viaggio tra la montagna e la pianura, dove il passato sussurra ancora e un incontro inatteso cambia il destino di MarinaNovembre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 13 A: Lungo la Strada del SilenzioMarina lasciò alle spalle Foppolo in un silenzio che sapeva di sospensione, come se la montagna, alle prime luci del mattino, trattenesse il fiato per osservarla andare via. La strada che scendeva verso la valle si snodava come un nastro lucente tra le pareti di roccia e le chiazze di neve ancora intatte, e per un tratto le parve di essere tornata bambina, quando faceva quel viaggio con suo padre, e ogni curva era una promessa di pianura, di luce, di futuro.Attraversò San Giovanni Bianco, il borgo raccolto ai piedi delle montagne, con i tetti bassi e le case in pietra che si affacciavano strette sulla provinciale. Le finestre, ornate da tendine bianche, riflettevano l’acqua del Brembo che correva a fianco come un compagno fedele. Poi, dopo pochi minuti, il paesaggio cambiò improvvisamente. San Pellegrino Terme le apparve davanti come una cartolina d’altri tempi: un paese che ancora oggi sembrava voler trattenere la Belle Époque tra le mani. Le linee eleganti del Grand Hotel, con le sue finestre ad arco e le decorazioni dorate, si stagliavano sul cielo limpido come un monumento al sogno borghese di inizio Novecento. Le terme, con la loro facciata liberty fatta di ferro e vetro, scintillavano nella luce del mattino. I portici — quelli dove, un secolo prima, dame con ombrellini e uomini in giacca di lino passeggiavano ascoltando le orchestrine — restavano oggi muti, ma conservavano la grazia delle epoche che non invecchiano. Le colonne sottili, i capitelli decorati con motivi floreali, le vetrate color ambra e verde raccontavano l’epoca in cui San Pellegrino era considerata la perla della Valle Brembana, il salotto termale della borghesia lombarda. Arrivavano da Milano, da Torino, perfino dall’estero, per bere l’acqua curativa, per danzare nei saloni del Casinò, per lasciarsi cullare dal profumo di acacie e dal suono del Brembo, sempre uguale, sempre presente....ACQUISTA IL LIBRO
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Lotta alla pesca illegale: Nuove tecnologie satellitari e droni al servizio della conservazione marinaCome la tecnologia sta rivoluzionando la protezione dei nostri oceani e la lotta contro la pesca illegaledi Marco ArezioLa pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) rappresenta una delle minacce più gravi per i nostri oceani, un flagello silenzioso che mette a repentaglio la biodiversità e mina le economie locali che dipendono dalle risorse marine. Ogni anno, migliaia di tonnellate di pesce vengono sottratte illegalmente, distruggendo gli ecosistemi e mettendo in pericolo il futuro di molte specie. Ma negli ultimi anni, una luce di speranza ha cominciato a splendere sul vasto blu dell'oceano, grazie all'adozione di nuove tecnologie avanzate come i satelliti e i droni. Questi strumenti innovativi stanno rivoluzionando il monitoraggio e la protezione delle risorse marine, e sono al centro di una battaglia globale contro la pesca illegale, fatta di perseveranza e ingegno umano. La sfida della pesca illegale Immagina l'oceano come una grande riserva naturale, con i suoi equilibri delicati e le sue creature meravigliose che lo popolano. Ora immagina qualcuno che, senza scrupoli, entra in questa riserva e ne sottrae la vita con metodi distruttivi e senza alcun rispetto per le regole. Questo è esattamente ciò che fa la pesca illegale: minaccia l'equilibrio degli ecosistemi marini, causa un impoverimento delle comunità costiere che dipendono dalla pesca sostenibile e, infine, riduce in modo drastico le popolazioni di pesci. Le ragioni che spingono molte persone a praticare la pesca illegale sono varie e complesse, come i nodi di una rete intricata. C'è una crescente domanda di prodotti ittici, alimentata dalla popolazione mondiale in continuo aumento, che spinge verso una pesca sempre più intensiva e spesso irrispettosa delle regolamentazioni. I guadagni sono altissimi, e le regole troppo spesso sono deboli o mal applicate, soprattutto in quelle zone del mondo dove la povertà spinge i pescatori a cercare un modo per sopravvivere, anche a costo di infrangere la legge. La corruzione fa il resto: molte autorità preposte al controllo chiudono un occhio in cambio di denaro, e questo alimenta il ciclo vizioso della pesca INN. Dove la pesca illegale colpisce di più La pesca illegale è un fenomeno globale, ma come un'onda che si infrange più forte su alcune coste, ci sono delle aree in cui i suoi effetti sono particolarmente devastanti. Prendiamo, ad esempio, il Pacifico Occidentale e Centrale: una regione vastissima, punteggiata da innumerevoli isole e atolli che hanno risorse limitate per il monitoraggio delle loro acque. Qui, il tonno è uno dei bersagli principali, una specie ambita e di grande valore commerciale. La mancanza di una sorveglianza efficace rende questa regione vulnerabile, come una preda facile per le flotte illegali. Anche l'Africa occidentale, lungo le coste dell'Atlantico, soffre enormemente a causa della pesca INN. Le acque sono ricche, ma le capacità di monitoraggio e di applicazione delle leggi locali sono limitate. Le grandi flotte industriali, spesso provenienti da paesi esterni alla regione, agiscono senza scrupoli, sottraendo risorse fondamentali per le comunità costiere che da esse dipendono. Il Mar Cinese Meridionale, con la sua complessità geopolitica e i suoi contesi confini, è un altro teatro dove la pesca illegale è all'ordine del giorno. Qui le grandi flotte, soprattutto cinesi, sfruttano le risorse in modo indiscriminato, approfittando delle contese territoriali per eludere i controlli. Infine, non possiamo dimenticare il Mar Mediterraneo, il nostro "mare interno". Anche qui la pesca illegale è una realtà, soprattutto per quanto riguarda il tonno rosso, una delle specie più pregiate ma anche più minacciate. La sovrapposizione delle giurisdizioni nazionali rende difficile un controllo efficace, e la pressione economica è tale da spingere molti a infrangere le regole. Chi sono i protagonisti della pesca illegale? Dietro questa minaccia globale ci sono diversi protagonisti. Da un lato troviamo le grandi flotte industriali, spesso provenienti da paesi sviluppati, che agiscono su larga scala e dispongono di mezzi tecnologicamente avanzati per eludere i controlli. Sono loro i predatori più pericolosi, capaci di catturare enormi quantità di pesce e di muoversi agilmente tra le maglie della burocrazia internazionale. Dall'altro lato ci sono i pescatori locali. Persone che, spesso, non hanno alternative: la pesca è l'unica fonte di sostentamento per le loro famiglie, e la povertà li spinge a violare le regole, anche se questo significa mettere a rischio il futuro delle risorse di cui dipendono. Il loro impatto è meno vasto rispetto a quello delle flotte industriali, ma è comunque significativo, soprattutto se si considera il numero di pescatori coinvolti. Infine, vi sono le organizzazioni criminali internazionali, che sfruttano la debolezza delle regolamentazioni e la corruzione per trarre profitto dal commercio di prodotti ittici. Questi gruppi sono ben organizzati, operano su scala globale e non si fanno scrupoli a usare metodi violenti per proteggere i loro interessi. Tecnologie satellitari e droni: la nuova frontiera del controllo marino Ma la lotta non è persa. Al contrario, nuove tecnologie stanno trasformando la battaglia contro la pesca illegale, fornendo strumenti innovativi che danno un vantaggio decisivo alle autorità. Immagina di avere un occhio sempre vigile, in grado di sorvegliare ogni angolo del mare. Questo è quello che fanno i satelliti: monitorano vastissime aree oceaniche, raccolgono dati in tempo reale e individuano attività sospette. Progetti come il Global Fishing Watch, una collaborazione tra Google, SkyTruth e Oceana, stanno rivoluzionando la lotta contro la pesca INN, rendendo visibili al pubblico i movimenti delle navi da pesca in tutto il mondo. Non possono più nascondersi: ogni movimento sospetto viene tracciato, e questo fa sì che l'ombra della legge li segua ovunque vadano. Allo stesso modo, il progetto Eyes on the Seas, sviluppato dal Pew Charitable Trusts, utilizza una combinazione di dati satellitari e analisi di big data per monitorare le attività di pesca illegale. Questo sistema è in grado di identificare le navi che disattivano i loro sistemi di tracciamento, un trucco spesso usato dai pescatori illegali per non essere rilevati. Grazie a questo, le autorità possono essere avvisate e intervenire rapidamente. I droni, d'altra parte, sono come piccoli falchi che sorvolano le acque, pronti a cogliere in flagrante chi infrange le regole. Utilizzati in combinazione con i satelliti, offrono un altro livello di sorveglianza, più ravvicinato e dettagliato. Nelle Galápagos, ad esempio, i droni vengono impiegati per monitorare le acque protette, pattugliando aree remote e raccogliendo immagini che possono essere utilizzate come prove contro i trasgressori. Anche nel Mar Cinese Meridionale, i droni sono diventati un'arma preziosa nella lotta contro la pesca illegale, operando in condizioni difficili e trasmettendo dati in tempo reale alle autorità. Un futuro di speranza: l'integrazione delle tecnologie La combinazione di tecnologie satellitari e droni rappresenta un approccio olistico e incredibilmente efficace per combattere la pesca illegale. I satelliti ci danno la visione d'insieme, una copertura globale che permette di individuare attività sospette ovunque nel mondo. I droni, invece, ci offrono la precisione, la capacità di zoomare su un punto specifico e raccogliere prove concrete. Insieme, queste tecnologie stanno cambiando le regole del gioco. Nel Pacifico, la Western and Central Pacific Fisheries Commission (WCPFC) ha avviato un programma che utilizza entrambi questi strumenti per monitorare le attività di pesca, e i risultati sono già incoraggianti. Nell'Atlantico, l'Atlantic Ocean Research Alliance sta sviluppando un sistema che integra anche i sensori subacquei, creando un quadro completo delle attività marine e facilitando l'identificazione delle violazioni. Sfide e prospettive future Certo, la strada è ancora lunga e le sfide sono molte. La mancanza di coordinamento internazionale, la sofisticazione delle tecniche usate dai pescatori illegali, la corruzione e la limitata capacità di molte nazioni costiere sono tutti ostacoli che rallentano la lotta contro la pesca illegale. Ma la tecnologia ci dà nuove speranze, e il futuro è nelle mani di chi saprà cogliere queste opportunità. L'intelligenza artificiale potrebbe essere il prossimo passo: algoritmi avanzati per analizzare i dati raccolti dai satelliti e dai droni, migliorando l'accuratezza delle previsioni e rendendo la sorveglianza ancora più efficiente. La cooperazione internazionale è un altro aspetto fondamentale: solo unendo le forze possiamo garantire un controllo efficace delle risorse marine. Conclusioni La pesca illegale è una minaccia che non possiamo ignorare, una battaglia che dobbiamo combattere non solo per salvare gli oceani, ma per garantire un futuro sostenibile a tutte le comunità che dipendono da essi. Le tecnologie satellitari e i droni ci offrono nuovi strumenti, potenti e innovativi, per affrontare questa sfida. Esempi di programmi implementati nel Pacifico e nell'Atlantico dimostrano che un approccio integrato e tecnologicamente avanzato può fare davvero la differenza nella conservazione delle risorse marine. Ogni volta che una nave illegale viene intercettata, ogni volta che un drone cattura immagini che portano all'arresto di pescatori senza scrupoli, facciamo un passo avanti verso la protezione del nostro mare. Continuare a investire in queste tecnologie e promuovere la cooperazione internazionale saranno passi cruciali per garantire un futuro migliore per i nostri oceani. I nostri oceani non sono risorse infinite, e la loro protezione deve essere una priorità globale. Insieme, possiamo fare la differenza, e possiamo far sì che le generazioni future possano ancora meravigliarsi davanti alla bellezza di un mare ricco di vita.© Riproduzione Vietata
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Ferrovie Nord Milano Avvia un Progetto di Decarbonizzazione dei TrasportiUn piano integrato per ridurre le emissioni di CO2 nei trasporti pubblici in LombardiaQuello che FNM sta pianificando è la realizzazione di un piano integrato di decarbonizzazione dei trasporti pubblici nella regione Lombardia. Questo avverrà attraverso una collaborazione con ENI, sia sul piano di utilizzo dell’idrogeno per le reti ferroviarie sia per ridurre le emissioni di CO2 dei mezzi di trasporto con motori termici.Infatti, FNM, il principale gruppo integrato nella mobilità sostenibile in Lombardia, ed Eni, a conferma del rispettivo impegno verso la decarbonizzazione, hanno firmato una Lettera di Intenti con la quale avviano una collaborazione strategica finalizzata a velocizzare i processi di transizione a nuove fonti di energia. La lettera di intenti, sottoscritta dal Presidente di FNM, Andrea Gibelli, e dal Direttore Generale Energy Evolution, Giuseppe Ricci, prevede la definizione di possibili collaborazioni e iniziative nei seguenti ambiti: l’introduzione di carburanti e vettori energetici in grado di ridurre le emissioni di CO2 per i motori termici dei mezzi di trasporto; l’introduzione di modelli di cattura, stoccaggio o utilizzo della CO2 generata nei processi di produzione dell’idrogeno da destinare ai mezzi di trasporto; l’introduzione di punti di distribuzione dell’idrogeno per la mobilità privata su strada. La collaborazione si inserisce anche nel contesto del progetto H2iseO di FNM e Trenord (società partecipata da FNM), che punta a far diventare il Sebino e la Valcamonica la prima "Hydrogen Valley" italiana e ha l’obiettivo di valutare ed implementare una serie di iniziative nel breve e lungo termine utili al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del settore dei trasporti fissati dalla strategia europea e dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima italiano. “L’intesa con Eni – commenta il Presidente di FNM Andrea Gibelli – si inserisce a pieno titolo nel percorso verso una mobilità a zero impatto ambientale, promosso da FNM. La nuova mission del Gruppo, sancita dalle linee guida del Piano strategico 2021-2025, ci vede impegnati nello sviluppare una piattaforma integrata di servizi di mobilità, costruita secondo criteri di sostenibilità ambientale ed economica. In questo contesto, un ruolo importante è ricoperto dal progetto H2iseO, che ha una forte carica innovativa e attorno al quale FNM sta costruendo una rete di collaborazioni molto importante”. “La collaborazione con FNM - dichiara Giuseppe Ricci, Direttore Generale Energy Evolution di Eni - costituisce un importante passo nel percorso di decarbonizzazione del trasporto in Lombardia. Eni, facendo leva sul proprio know-how e sulla gamma di tecnologie e prodotti energetici sviluppati con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, supporterà FNM in questo ambizioso programma, contribuendo al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del settore. Questo accordo – conclude Giuseppe Ricci – dimostra l’importanza di adottare un approccio sinergico che promuova la collaborazione tra diversi attori del settore e l’utilizzo di prodotti energetici decarbonizzati per lo sviluppo di una mobilità sostenibile”. Eni InfoArticoli correlati:I PRIMI TRENI AD IDROGENO IN ITALIA SARANNO IN LOMBARDIAApprofondisci l'argomento
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Guida alle Saldatrici: Versatilità, Precisione e SostenibilitàScopri la Saldatrice Perfetta per le Tue Esigenzedi Marco ArezioSe stai cercando una saldatrice versatile, potente e sostenibile, probabilmente hai già incontrato tre opzioni popolari sul mercato: - l'ARCCAPTAIN MIG 200A 6 in 1 - la YESWELDER TIG con Impulso 205Amp - il BELEY Saldatore in Plastica KitMa come scegliere la saldatrice giusta per te? In questa guida, esamineremo ciascuna di queste opzioni in dettaglio, evidenziando i pro e i contro e rispondendo ai dubbi più comuni che i clienti possono avere. Valuteremo anche il loro impatto ambientale, la sostenibilità dei materiali e le recensioni degli utilizzatori. ARCCAPTAIN MIG 200A 6 in 1: La Versatilità per Ogni Lavoro La ARCCAPTAIN MIG 200A 6 in 1 rappresenta una delle scelte più versatili disponibili oggi. Questa saldatrice multifunzione supporta sei diversi tipi di saldatura, tra cui MIG, TIG e MMA. La sua capacità di lavorare su diversi metalli, come acciaio, acciaio inossidabile e alluminio, la rende adatta sia per lavori domestici che professionali. Vantaggi Principali: Versatilità: Il design "6 in 1" permette di eseguire più operazioni con una sola macchina, riducendo la necessità di più dispositivi. Efficiente e Facile da Usare: L'ARCCAPTAIN ha un'interfaccia utente intuitiva e regolazioni automatiche che migliorano l'esperienza d'uso, particolarmente utile per principianti e per chi è alle prime armi. Sostenibilità: Molte delle sue componenti sono realizzate con materiali riciclabili, e l'attenzione al risparmio energetico la rende un'opzione relativamente sostenibile per una saldatrice. Punti di Attenzione: Peso e Dimensioni: Potrebbe risultare un po' pesante da trasportare, soprattutto per chi necessita di portabilità. Prezzo: Rispetto ad altre opzioni, può risultare più costosa, ma offre un eccellente rapporto qualità-prezzo grazie alla sua versatilità. Feedback dei Clienti: Gli utenti apprezzano molto la capacità di adattarsi a diversi tipi di lavori e il display semplice da leggere. Inoltre, la qualità delle saldature risulta essere molto alta, garantendo risultati professionali. YESWELDER TIG con Impulso 205Amp: Precisione per Progetti Complessi La YESWELDER TIG con Impulso 205Amp si distingue per la sua precisione e le funzionalità avanzate. È particolarmente adatta a chi necessita di una saldatrice TIG che garantisca ottimi risultati su materiali come acciaio al carbonio, inox e rame. Vantaggi Principali: Modalità a Impulsi: Questa funzionalità consente di ottenere un maggiore controllo sulla qualità della saldatura, ideale per progetti di precisione. Compatta e Potente: Pur avendo dimensioni ridotte, la YESWELDER offre una potenza di 205Amp, sufficiente per saldare una vasta gamma di spessori. Sostenibilità: È costruita con materiali leggeri e in gran parte riciclabili. Inoltre, il basso consumo energetico durante la modalità a impulsi riduce l'impatto ambientale. Punti di Attenzione: Curva di Apprendimento: Le molte funzionalità avanzate potrebbero risultare complesse per i principianti. È necessario dedicare un po' di tempo per comprendere pienamente come sfruttare il suo potenziale. Prezzo Medio-Alto: Il prezzo è in linea con le sue caratteristiche, ma potrebbe non essere la scelta più economica se hai solo bisogno di una saldatrice di base. Feedback dei Clienti: Gli utenti lodano la precisione che la modalità a impulsi è in grado di offrire, sottolineando come questa saldatrice sia perfetta per lavori complessi. La macchina viene apprezzata anche per la sua compattezza, unita a una potenza più che sufficiente per un uso semiprofessionale. BELEY Saldatore in Plastica Kit: Una Soluzione Specifica per la Plastica Il BELEY Saldatore per la Plastica in Kit è specificamente pensato per la riparazione della plastica. Questa saldatrice si rivela particolarmente utile per chi deve riparare paraurti, contenitori in plastica e altre componenti plastiche che richiedono saldature precise e stabili. Vantaggi Principali: Facilità d'Uso: Il kit è stato progettato per essere facilmente utilizzabile anche da chi non ha esperienza, con istruzioni semplici e una serie di accessori che facilitano la riparazione. Specializzazione: La sua focalizzazione esclusiva sulla plastica la rende la scelta ideale per chi ha specifiche esigenze di riparazione in questo campo. Materiali Sostenibili: Le aste di saldatura incluse sono spesso realizzate in plastica riciclata, contribuendo alla riduzione dei rifiuti plastici. Inoltre i componenti metallici e plastici che compongono la saldatrice sono riciclabili. Punti di Attenzione: Uso Limitato: Non è versatile come altre saldatrici, poiché si limita esclusivamente alla plastica. Non è quindi adatta per metalli o altri materiali. Potenza Limitata: Rispetto alle saldatrici per metalli, la potenza è ridotta, sufficiente però per la plastica. Feedback dei Clienti: I clienti apprezzano molto la capacità di riparare la plastica in modo efficace, con un buon risparmio economico rispetto alla sostituzione di parti danneggiate. Le recensioni sottolineano l'importanza degli accessori e la semplicità d'uso, particolarmente utili per chi desidera risolvere piccoli danni domestici o automobilistici. Conclusione: Quale Saldatrice Scegliere? La scelta della saldatrice giusta dipende principalmente dalle tue esigenze specifiche: - Se cerchi versatilità e la possibilità di affrontare più tipi di saldature su vari materiali, l'ARCCAPTAIN MIG 200A 6 in 1 potrebbe essere la soluzione ideale per te. - Se invece hai bisogno di una saldatrice precisa per progetti complessi e lavori su materiali specifici, la YESWELDER TIG con Impulso 205Amp è una scelta eccellente. - Per esigenze di riparazione esclusivamente su plastica, il BELEY Saldatore in Plastica Kit offre un'opzione semplice ed efficace. Inoltre, tutte e tre le saldatrici mostrano una certa attenzione alla sostenibilità, con componenti riciclabili e funzionalità pensate per ottimizzare il consumo energetico. In termini di soddisfazione del cliente, ognuna delle macchine ha recensioni positive, con specifiche considerazioni che variano a seconda delle esigenze dell'utilizzatore.© Riproduzione Vietata
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Solventi Innovativi per la Purificazione dell'Acqua: Una Svolta nella Lotta contro le NanoplasticheNuove ricerche dall'Università del Missouri mostrano come solventi eutettici profondi idrofobici possano rimuovere fino al 98% delle nanoplastiche dall'acquadi Marco ArezioL'inquinamento da plastica è una delle sfide ambientali più pressanti del nostro tempo. Le microplastiche, frammenti di plastica inferiori a 5 millimetri, sono ormai ampiamente riconosciute come una minaccia per gli ecosistemi e la salute umana. Tuttavia, una minaccia ancor più insidiosa è rappresentata dalle nanoplastiche, particelle di dimensioni ancora più ridotte (inferiori a 1 micrometro), che si sono rivelate ubiquitari e penetranti in modo preoccupante. Recentemente, un allarme è stato lanciato dopo la scoperta di nanoplastiche persino nel cervello umano, confermando i timori riguardanti la loro capacità di attraversare barriere biologiche e insinuarsi nei tessuti più delicati. Nonostante sia evidente la necessità di ridurre la produzione e il consumo di plastica come primo passo per combattere l'inquinamento da micro e nanoplastiche, rimane il problema urgente della bonifica delle risorse idriche già contaminate. Le dimensioni estremamente ridotte delle nanoplastiche le rendono difficili da rimuovere con i metodi convenzionali di filtrazione, ponendo una sfida significativa per la depurazione dell'acqua. La scoperta rivoluzionaria dell'Università del Missouri In questo contesto, emerge una notizia che potrebbe rappresentare una svolta significativa: un gruppo di ricercatori dell'Università del Missouri ha sviluppato un nuovo metodo per purificare l'acqua dalle nanoplastiche, con un'efficacia che arriva a rimuovere fino al 98% delle particelle in alcune condizioni. La chiave di questo successo risiede nell'utilizzo di solventi eutettici profondi idrofobici (hydrophobic deep eutectic solvents, HDESs), una classe di solventi che ha mostrato una particolare affinità per le nanoplastiche, consentendo la loro cattura e successiva rimozione dall'acqua. I solventi eutettici profondi sono una combinazione di due o più componenti che, mescolati, formano un liquido a temperatura ambiente, caratterizzato da un punto di fusione inferiore rispetto ai singoli componenti. Gli HDESs, in particolare, sono formulazioni idrofobiche, il che significa che non si mescolano con l'acqua. Questo li rende ideali per il loro compito di sequestrare le nanoplastiche, che tendono a interagire con sostanze idrofobiche a causa della loro natura chimica. Come funziona il processo Il processo sviluppato dai ricercatori dell'Università del Missouri prevede la miscelazione di questi solventi con acqua contaminata da nanoplastiche. Le particelle di plastica, grazie alla loro affinità per le sostanze idrofobiche, vengono catturate dai solventi. Una volta che il solvente ha catturato le nanoplastiche, la miscela può essere separata dall'acqua, riportando le particelle in superficie o aggregandole in una fase separata, facilitando così la loro rimozione. I test condotti hanno dimostrato che questi solventi sono efficaci sia in acqua dolce che salata, offrendo una soluzione versatile per la purificazione dell'acqua in diversi contesti ambientali. La capacità di rimuovere fino al 98% delle nanoplastiche è un risultato straordinario, che pone questa tecnologia all'avanguardia nella lotta contro l'inquinamento da nanoplastiche. Un approccio sostenibile Un aspetto particolarmente promettente di questa tecnologia è la sua sostenibilità. I solventi utilizzati sono formulati con componenti sicuri e non tossici, riducendo il rischio di ulteriori contaminazioni delle risorse idriche. Inoltre, la loro capacità di separarsi facilmente dall'acqua impedisce che restino tracce di solvente nel fluido trattato, un problema comune in altri metodi di purificazione. La prima autrice dello studio, Piyuni Ishtaweera, ha sottolineato come questa scoperta rappresenti un metodo "green" per affrontare l'inquinamento da nanoplastiche, un obiettivo cruciale per garantire la sostenibilità delle risorse idriche globali. Limiti e prospettive future Nonostante i risultati promettenti, gli stessi ricercatori ammettono che il funzionamento tecnico di questi solventi non è ancora completamente chiaro. Sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno i meccanismi molecolari alla base dell'interazione tra HDESs e nanoplastiche, e per ottimizzare ulteriormente il processo in vista di una possibile applicazione su larga scala. Il passo successivo sarà quello di valutare l'efficacia di questi solventi in condizioni reali, dove l'acqua contaminata può contenere una varietà di sostanze organiche e inorganiche che potrebbero interferire con il processo di cattura delle nanoplastiche. Inoltre, sarà fondamentale sviluppare sistemi di recupero e riutilizzo dei solventi, per minimizzare l'impatto ambientale e ridurre i costi operativi. Conclusione La scoperta di solventi capaci di rimuovere in maniera efficace le nanoplastiche dall'acqua rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro l'inquinamento plastico. Sebbene siamo ancora lontani da una soluzione definitiva, queste ricerche aprono nuove prospettive per la bonifica delle risorse idriche e la protezione degli ecosistemi acquatici. Il lavoro dell'Università del Missouri è un esempio di come l'innovazione tecnologica possa offrire risposte concrete a problemi ambientali complessi. Con ulteriori sviluppi e un'applicazione più ampia, questo metodo potrebbe diventare uno strumento fondamentale nella gestione dell'inquinamento da nanoplastiche, contribuendo a preservare la salute del nostro pianeta e delle future generazioni.
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Come Individuare il Limonene nelle Plastiche da Post ConsumoLa presenza dell’odore di limonene nei rifiuti plastici da post consumo ne limita l’uso e la qualitàCon l’incremento dell’uso delle plastiche da post consumo nella produzione di articoli, si è accentuato anche il problema dell’identificazione degli odori nei rifiuti da lavorare e, di conseguenza, nei granuli prodotti a seguito del riciclo. Se fino a pochi anni fa l’odore pungente e persistente nei prodotti realizzati con i polimeri da post consumo era relativamente tollerato, in quanto destinati ad oggetti con destinazioni limitate, oggi, l’uso massiccio di questi polimeri in sostituzione della materia prima vergine o da scarti post industriali, pone il problema dell’odore del prodotto finito. Come abbiamo già avuto modo di descrivere in diversi articoli presenti nel blog, sulla difficoltà di utilizzare i polimeri in plastica riciclata da post consumo, in presenza di odori fastidiosi, possiamo approfondire l’argomento parlando di come è possibile controllare la filiera della plastica per capire, sia la presenza che l’intensità dei composti chimici che danno origine agli odori sgradevoli. L’analisi può essere fatta sia dal punto di vista del cliente che acquista il polimero da post consumo per produrre gli oggetti che andrà a vendere, sia da quello del riciclatore che dovrà analizzare, quali partite di rifiuti e in che quantità, contengano le sostanze che danno origine agli odori. Prima di tutto possiamo dire che nel rifiuto plastico da post consumo sono presenti più di una sostanza chimica che da origine ad una serie di odori, ma che alcuni sono più pungenti e fastidiosi di altri. In particolare il limonene è largamente presente ed è di difficile eliminazione, nonostante il rifiuto plastico venga debitamente trattato con corretti impianti di lavaggio e adeguate procedure di riciclo. Infatti in fase di ricezione degli imballi di scarto, che sono venuti a contatto durante la loro vita di rifiuto con molti altri prodotti, nonché quelli alimentari, è importante avere la capacità di testare i flussi in entrata per capire l’incidenza delle sostanze che creeranno odore alla fine del processo di riciclo, in modo da poterle gestire con accurate miscelazioni di rifiuti che abbiano un basso tenere di queste sostanze odorose. Questi compounds si possono realizzare sulla base di dati analitici, non a sensazione, così da creare un flusso di materia prima che possa garantire, all’utilizzatore, una certezza della percentuale di odore contenuto nel granulo. Per quanto riguarda le aziende che utilizzano il polimero plastico da post consumo, è fondamentale stabilire il target di odore accettabile, con calcoli analitici, in modo da garantire ai propri clienti finali di acquistare un prodotto, realizzato con plastiche riciclare da post consumo, con un tasso di odore secondo parametri stabiliti, non in maniera empirica attraverso l’uso di testers che mettono a disposizione il proprio naso. Questo percorso di garanzia, a valle e a monte del processo, è possibile realizzarlo utilizzando una macchina da laboratorio che utilizza la gascromatografia a mobilità ionica, che permette di fare analisi rapide (15 minuti) e automatiche dei campioni di rifiuti o di granuli plastici o sui prodotti finiti. Un semplice inserimento del campione nelle provette e delle stesse nella macchina, permette un’analisi dettagliata della presenza dei composti chimici nel campione. In base al quadro grafico che la macchina restituisce si possono identificare con certezza la presenza e l’intensità dei componenti odorosi, prendendo le dovute azioni per modificare o accettare o rifiutare il prodotto. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - odori - limonene - post consumo
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1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 11. Il conclave sul velieroNel silenzio del porto, tra stufa e mappe ingiallite, una decisione segreta scioglie le ultime ancore della loro vita Ottobre 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 11. Il conclave sul velieroLa pioggia cadeva lenta e continua, una di quelle che non fanno rumore ma s’insinuano ovunque, nelle cuciture dei mantelli, nei pensieri, nelle ossa. La notte sembrava trattenere il respiro sopra il porto di Venezia: un velo d’umidità scendeva dalle nuvole basse, e l’odore del mare, di catrame e di alghe marce, si mescolava al fumo dei bracieri che ancora ardevano qua e là lungo le fondamenta. Le lanterne, coperte da vetri appannati, riflettevano ombre tremolanti sulle assi bagnate dei pontili. Il veliero Speranza ondeggiava appena, ormeggiato come una bestia addormentata. Le corde gocciolavano come serpi lucide, e le vele, arrotolate e legate, erano scure di pioggia. Il nome della nave, inciso in lettere dorate sulla poppa, luccicava a tratti sotto le fiammelle della lanterna del nostromo, che si muoveva da un’estremità all’altra per controllare che tutto restasse in silenzio. Nessuno doveva sapere che quella notte, su quella nave, si sarebbero prese decisioni destinate a cambiare molte sorti. Il primo ad arrivare fu Luzzatto, avvolto in un mantello nero foderato di velluto. La sua figura alta e sottile si muoveva rapida, il cappuccio tirato basso sul viso, una mano guantata a tenere chiusa la veste sul petto. Si guardò attorno, scrutando i movimenti delle ombre lungo le calli, poi si affrettò verso la passerella del Speranza. Fece un cenno all’uomo di guardia, che lo riconobbe e gli aprì il passaggio senza una parola. La pioggia gli scivolava lungo la barba sottile, e il rumore sordo dei suoi stivali sulle tavole bagnate sembrava il battito di un tamburo che annuncia un presagio.....Acquista il libro
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Viaggio tra le cattedrali industriali dismesse: un itinerario tra memoria e rinascitaAlla scoperta dei luoghi dove il passato industriale si intreccia con la cultura e la rigenerazione urbanadi Marco ArezioLe cattedrali industriali, imponenti testimonianze di un'epoca in cui il lavoro umano e il progresso tecnologico si fondevano, sono oggi luoghi affascinanti e ricchi di storie. Questi siti evocano un senso di connessione con il passato, offrendo una finestra su un tempo in cui il lavoro modellava comunità e paesaggi. Oggi, molte di queste strutture sono divenute mete turistiche grazie alla loro capacità di raccontare storie di fatica, innovazione e resilienza. Il turismo industriale non è solo esplorazione di spazi architettonici unici, ma anche riflessione sul rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente. Questo itinerario ti porterà a scoprire tre straordinarie cattedrali industriali, in un viaggio che intreccia storia, cultura e paesaggi urbani sorprendenti. 1. La Fabbrica di Crespi d’Adda (Bergamo, Italia) Inserito nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO, il villaggio operaio di Crespi d'Adda rappresenta uno dei migliori esempi di archeologia industriale in Italia. Fondato alla fine del XIX secolo dalla famiglia Crespi, il villaggio era un modello di welfare aziendale, in cui l'industria non si limitava a fornire lavoro, ma si prendeva cura del benessere complessivo degli operai e delle loro famiglie. Comprendeva abitazioni per gli operai, scuole, un ospedale, un teatro e una chiesa: tutto progettato per soddisfare le necessità della comunità e garantire un'alta qualità della vita in un'epoca di grandi trasformazioni sociali ed economiche. La fabbrica tessile, ormai chiusa, si erge come simbolo della rivoluzione industriale e della visione paternalistica che caratterizzava molte delle imprese dell'epoca, in cui i datori di lavoro assumevano un ruolo quasi patriarcale, offrendo servizi e infrastrutture per i loro dipendenti. Questo approccio rappresentava una sintesi tra progresso industriale e controllo sociale, tipico della seconda metà del XIX secolo. Cosa vedere: Il maestoso cotonificio con i suoi saloni tessili ormai silenziosi, le ciminiere che svettano verso il cielo come monumenti al lavoro, e il villaggio operaio perfettamente conservato, con le case ordinate, la scuola e la chiesa che raccontano di una comunità modellata dal ritmo della fabbrica. Non perderti la visita alla centrale idroelettrica sul fiume Adda, un esempio perfettamente conservato di come l'energia idroelettrica abbia sostenuto lo sviluppo industriale del villaggio. La centrale, ancora operativa, permette di comprendere il legame tra risorse naturali e progresso tecnologico, offrendo uno spaccato del funzionamento di un'industria sostenibile già alla fine del XIX secolo. Attività consigliate: Partecipa a visite guidate per scoprire la storia di Crespi, esplorando i dettagli dell'organizzazione del villaggio e le innovazioni tecniche dell'epoca. Non perderti una passeggiata lungo il fiume Adda, per ammirare il paesaggio e comprendere il legame tra l'acqua e lo sviluppo industriale. 2. La Centrale Montemartini (Roma, Italia) Una vecchia centrale elettrica del 1912, originariamente costruita per fornire energia elettrica alla città di Roma, è oggi trasformata in un museo straordinario che unisce archeologia industriale e arte classica. La Centrale Montemartini è uno dei primi esempi di riconversione di un sito industriale in uno spazio culturale a Roma, e fa parte del complesso dei Musei Capitolini. Questa fusione tra antico e moderno rappresenta un dialogo affascinante tra il progresso tecnologico e la storia millenaria della città. Situata nel quartiere Ostiense, la Centrale Montemartini era una delle prime centrali termoelettriche della capitale, progettata per soddisfare il crescente fabbisogno energetico di una Roma in piena espansione urbana e industriale. Con i suoi imponenti macchinari, come i motori Diesel e le turbine, la struttura rappresentava il simbolo dell'industrializzazione e dell'innovazione tecnica del primo Novecento. Tuttavia, con il passare degli anni e l'avvento di tecnologie più moderne, la centrale fu gradualmente dismessa, fino a essere chiusa definitivamente negli anni '60. La rinascita della Centrale Montemartini come spazio espositivo avvenne negli anni '90, quando la chiusura per restauro di alcune sale dei Musei Capitolini rese necessaria la ricerca di uno spazio temporaneo per ospitare le collezioni di sculture romane. Questo esperimento si rivelò un successo straordinario, portando alla trasformazione permanente della centrale in un museo. L'integrazione tra le maestose statue classiche e gli enormi macchinari industriali ha creato un contrasto di grande suggestione, capace di affascinare sia gli amanti dell'arte antica sia quelli dell'archeologia industriale. Cosa vedere: I grandi motori Diesel e le turbine di inizio Novecento, che fanno da sfondo a un'esposizione di sculture romane, mosaici e sarcofagi. La centrale stessa è un'opera d'arte dell'ingegneria industriale, con i suoi immensi spazi che un tempo erano dedicati alla produzione di energia per la città. Tra i pezzi più celebri ci sono il "Gruppo di Niobe" e il "Ritratto di Antinoo", che si stagliano in un contesto di macchinari d'epoca, creando un contrasto suggestivo e unico. Il museo ospita anche mosaici e affreschi che testimoniano la vita nell'antica Roma, offrendo una prospettiva unica sulla continuità della storia della città e sull'integrazione tra il passato tecnologico e artistico. Attività consigliate: Ammira il contrasto tra i reperti archeologici e l'ambiente industriale durante una visita guidata. Approfitta della vicinanza per esplorare il quartiere Ostiense, ricco di street art e ristoranti alla moda, e visita la vicina Basilica di San Paolo fuori le Mura per completare la tua giornata culturale. 3. Tate Modern (Londra, Regno Unito) La celebre ex-centrale elettrica di Bankside, conosciuta oggi come Tate Modern, è uno dei più importanti musei d’arte contemporanea al mondo. Progettata originariamente negli anni '40 per soddisfare le esigenze energetiche di una Londra in rapida crescita, la centrale elettrica di Bankside rappresentava un simbolo del progresso industriale britannico del dopoguerra. La sua imponente ciminiera era visibile da vari punti della città, un vero e proprio faro del potere industriale dell'epoca. Con il declino del carbone e la chiusura della centrale negli anni '80, la struttura restò inutilizzata fino agli anni '90, quando il rinomato studio di architettura Herzog & de Meuron la trasformò in uno spazio dedicato all'arte. La riconversione della centrale mantenne intatti molti degli elementi originali, come la ciminiera e la Turbine Hall, ora reinterpretati come spazi per esposizioni e servizi culturali. Questa trasformazione rappresenta un perfetto esempio di rigenerazione urbana, capace di fondere l'eredità industriale con l'arte contemporanea, portando nuova vita in una struttura storica e simbolo della città. Cosa vedere: L'immensa Turbine Hall, uno spazio espositivo che ospita installazioni su larga scala, le gallerie d'arte con opere di artisti di fama mondiale come Picasso, Warhol e Hockney, e la terrazza panoramica con una vista mozzafiato sul Tamigi e la skyline di Londra. Attività consigliate: Partecipa a workshop tematici e visite guidate per approfondire il dialogo tra arte contemporanea e spazio industriale. Concludi la giornata con una passeggiata lungo il Tamigi, visitando il Globe Theatre o il Millennium Bridge.© Riproduzione Vietatafoto: wikimedia
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Vetro Riciclato: Arte e Design in Nome della SostenibilitàCome Artisti e Designer Stanno Trasformando il Vetro Riciclato in Opere d’Arte Uniche e Prodotti Innovativi per Promuovere un Futuro Sostenibiledi Marco ArezioIl vetro è un materiale straordinario, ampiamente utilizzato nella vita quotidiana per la sua versatilità, trasparenza e durabilità. Tuttavia, la produzione e lo smaltimento del vetro possono avere un impatto ambientale significativo. Per affrontare questa sfida, artisti e designer stanno esplorando nuove strade per l'utilizzo del vetro riciclato, trasformandolo in opere d’arte uniche e pezzi di design innovativi. Questo approccio non solo riduce i rifiuti, ma promuove anche la sostenibilità e stimola la creatività. La Sostenibilità del Vetro Riciclato Il vetro riciclato offre numerosi vantaggi dal punto di vista ambientale. La produzione di vetro riciclato richiede meno energia rispetto alla produzione di vetro nuovo, riducendo così le emissioni di CO2. Inoltre, il vetro è infinitamente riciclabile senza perdita di qualità, il che lo rende un materiale ideale per un'economia circolare. Riduzione dei Rifiuti e Conservazione delle Risorse L'uso del vetro riciclato riduce la quantità di rifiuti che finiscono in discarica e conserva le risorse naturali. Ogni tonnellata di vetro riciclato utilizzato per produrre nuovo vetro può risparmiare circa 1,2 tonnellate di materie prime (sabbia, carbonato di sodio e calcare) e ridurre l'uso di energia del 30%. Promozione dell’Economia Circolare Integrando il vetro riciclato nella produzione di arte e design, si favorisce un modello di economia circolare. Questo modello non solo riduce gli sprechi ma crea anche nuove opportunità economiche, stimolando l'innovazione e lo sviluppo di tecnologie sostenibili. Arte con Vetro Riciclato Numerosi artisti contemporanei stanno esplorando l'uso del vetro riciclato per creare opere d'arte che non solo affascinano visivamente, ma trasmettono anche un forte messaggio ambientale. Sculture in Vetro Riciclato Artisti come Dale Chihuly e Tony Cragg hanno sperimentato l'uso del vetro riciclato per creare sculture impressionanti. Chihuly, noto per le sue installazioni in vetro soffiato, ha iniziato a incorporare pezzi di vetro riciclato nelle sue opere per esplorare nuove texture e forme. Tony Cragg, invece, utilizza frammenti di vetro riciclato per costruire sculture astratte che riflettono la bellezza e la complessità del materiale riciclato. Installazioni Interattive Artisti come Jean Shin hanno creato installazioni interattive utilizzando vetro riciclato, invitando il pubblico a riflettere sul consumo e il riciclo dei materiali. L'installazione "Glassscape" di Shin, ad esempio, utilizza bottiglie di vetro recuperate per creare un paesaggio urbano che si illumina con il passaggio dei visitatori, simboleggiando la trasformazione e il riuso. Mosaici e Murales Il vetro riciclato è anche ampiamente utilizzato per creare mosaici e murales. Artisti come Emma Biggs e Matthew Collings utilizzano frammenti di vetro colorato per creare opere murali vibranti e intricate. Questi mosaici non solo decorano spazi pubblici e privati, ma incoraggiano anche la comunità a riflettere sull'importanza del riciclo e della sostenibilità. Design Innovativo con Vetro Riciclato Oltre agli artisti, anche i designer stanno abbracciando il vetro riciclato per creare prodotti innovativi e sostenibili. Dall'arredamento all'illuminazione, il vetro riciclato è diventato un materiale di tendenza nel mondo del design. Arredamento Sostenibile Designer come Piet Hein Eek hanno fatto del riciclo il fulcro del loro lavoro. Eek, noto per i suoi mobili realizzati con materiali di recupero, ha creato una serie di tavoli, sedie e scaffali utilizzando vetro riciclato. Questi pezzi non solo sono esteticamente accattivanti, ma dimostrano anche che il design sostenibile può essere elegante e funzionale. Illuminazione Ecologica Il vetro riciclato è particolarmente adatto per la creazione di lampade e illuminazione decorativa. Designer come Benjamin Hubert hanno creato lampade uniche utilizzando frammenti di vetro riciclato, che diffondono una luce calda e morbida. Questi prodotti non solo riducono i rifiuti ma aggiungono anche un tocco di originalità agli ambienti domestici e commerciali. Accessori di Design Anche i piccoli accessori di design beneficiano dell'uso del vetro riciclato. Dalle vasi agli specchi, il vetro riciclato può essere utilizzato per creare una vasta gamma di prodotti. Designer come Alessandra Baldereschi hanno realizzato collezioni di accessori per la casa utilizzando vetro riciclato, combinando estetica e funzionalità in modo sostenibile.ACQUISTA IL LIBRO Conclusione Le applicazioni creative del vetro riciclato nell'arte e nel design dimostrano come la sostenibilità possa essere integrata in modo efficace nel processo creativo. Artisti e designer stanno utilizzando il vetro riciclato per creare opere uniche e innovative, promuovendo al contempo un messaggio importante sulla conservazione delle risorse e la riduzione dei rifiuti. Questi sforzi non solo contribuiscono a un ambiente più sano, ma ispirano anche un cambiamento positivo nella percezione del riciclo, dimostrando che i materiali di scarto possono essere trasformati in tesori artistici e funzionali.© Riproduzione Vietata#marcoarezio #artedelriciclo
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Il dalai lama si candida alle presidenziali degli stati uniti con i democraticiIl programma è incentrato sull’ambiente, l’economia circolare, i diritti delle minoranze, la riforma sanitaria, militare e diplomaticadi Marco Arezio Sarà forse stata la pandemia che ha duramente colpito gli Stati Uniti o forse i diritti violati delle minoranze ispaniche o forse la segregazione razziale che continua anche se sotto altre forme o l’enorme disuguaglianza sociale ed economica che esiste tra la popolazione o forse il disprezzo per l’ambiente o forse la mancanza del diritto alle cure mediche per la popolazione a basso reddito o forse…tutte queste cose insieme hanno spinto il Dalai Lama a concorrere per la presidenza degli Stati Uniti. Nessuno sa se la decisione del Dalai Lama di correre per la più alta posizione politica negli Stati Uniti venga da una compassione per la situazione in cui versa il paese più ricco e potente del pianeta o se sia l’ultimo atto politico di un leader internazionale, un atto d’amore verso gli americani, a cui non si poteva sottrarre. Secondo gli uomini più vicini al Dalai Lama il programma sarebbe sintetico ma efficace: Tutela dell’ambiente: progressiva riduzione dei finanziamenti alle attività di estrazione e raffineria del settore petrolifero, sotto ogni forma. Incentivazione con sussidi statali alla centralità dell’uso delle energie rinnovabili. Riconversione del parco auto, camion, treni circolante ad energia elettrica, purchè l’utilizzo dell’energia avvenga tramite elettricità sostenibile. Imposizione dei limiti di emissioni al traffico aereo. Dismissione delle centrali a carbone ed investimenti per la conversione delle centrali nucleari dalla tecnologia a fissione verso quella a fusione.Economia circolare: investimenti pubblici nel settore del riciclo con attenzione alla raccolta differenziata, al riciclo meccanico, chimico, alla termovalorizzazione per la produzione di energia e alla produzione di biogas dalla frazione umida. Apertura di un tavolo di discussione con le aziende che producono imballi per imporre un decalogo per la produzione di confezioni totalmente riciclabili. Imposizione dell’uso dei polimeri riciclati nei prodotti finiti, ad eccezione di quelli sanitari o in nel settore alimentare a contatto con il prodotto contenuto. Riciclo controllato dei rifiuti elettrici e degli scarti inquinanti e pericolosi. Divieto di esportazione dei rifiuti non trattati. Diritti delle minoranze: autorizzazione alla permanenza nel paese a chi ha un lavoro stabile e la famiglia, gestione dei flussi migratori attraverso le ricongiunzioni famigliari che siano economicamente sostenibili per la famiglia che accoglierà. Creazione di quote si solidarietà verso i nuclei famigliari che arrivano alle frontiere. Aiuti agli stati di partenza dei profughi per ridurre le pressioni alle frontiere. Parificazione morale, sociale e lavorative alle minoranze afro-americane e alle altre presenti sul territorio, accesso alle scuole con sussidi scolastici in base al reddito famigliare.Riforma sanitaria: diritto alla salute per tutti gli abitanti con contribuzione al costo dello stato da parte dei più abbienti. Rafforzamento della riforma Obamacare in tutti gli stati con investimenti statali sulle polizze sanitarie. Diritto degli americani a vivere in salute rispettando la dignità delle persone.Spese militari: l’esercito americano drena, dalle risorse dello stato, cifre enormi e, come per le lobbies del petrolio, anche quello delle armi spinge per un consumo continuo di apparati bellici. Fermo restando il diritto della difesa del proprio paese, una radicale riforma che ridimensioni l’esercito alla protezione del proprio territorio e non all’internazionalizzazione del business delle armi, facendo confluire i risparmi per migliorare le condizioni sociali dei cittadini americani. Cambio delle relazioni internazionali con distensione e relazioni diplomatiche paritarie con tutti i paesi del mondo. Cancellazione della supremazia psicologia nei confronti dei paesi esteri e collaborazioni per creare progetti comuni. Poi, è suonata la sveglia e mi sono accorto che stavo sognando.Vedi maggiori info sul Dalay Lama
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Ripensare la Catena del Freddo per Ridurre la CO2 e gli Sprechi AlimentariNon è sufficiente rendere il packaging ecocompatibile se poi non ci occupiamo della conservazione e gestione sostenibile del cibodi Marco ArezioLo sviluppo incredibile dal dopoguerra del settore del packaging e dell’accesso agli alimenti su larga scala da parte della popolazione mondiale, è dovuto anche alla creazione della cosiddetta catena del freddo, che ha permesso la conservazione dei cibi in tempi più lunghi e in aree più estese.Si è quindi sviluppata l’industria dei prodotti pronti all’uso, aumentando gli acquisti pro capite, in quanto è cresciuta la possibilità del consumo del cibo su più giorni e si è creata la conservazione di lungo periodo attraverso i freezers. Con l’avvento di questa catena si sono create aziende che costruiscono macchine automatiche per il confezionamento, per la conservazione dei cibi, per il trasporto, per gli imballi e per lo stoccaggio. Non c’è dubbio che i prodotti alimentari, attraverso la catena del freddo, possono raggiungere molte più famiglie, soprattutto nei paesi sviluppati, dove l’industrializzazione e la globalizzazione delle vendite dei cibi impone la gestione di temperature certe per la conservazione. Ci sono due aspetti importanti però da considerare: L’impatto ambientale della catena del freddo Gli anelli di questa catena partono direttamente dopo la raccolta nel campo o la macellazione del capo o la pesca del pesce, questo per consentire di rendere inerte il processo naturale di invecchiamento e decomposizione del cibo. Quindi il cibo deve essere lavorato, imballato, trasportato e stoccato sempre ad una temperatura costante di pochi gradi, operazione che comporta il consumo di molta energia. Questa energia, per ora, dipende principalmente dalle fonti fossili e questo crea la dispersione di CO2 nell’ambiente, che ha un impatto catastrofico sui cambiamenti climatici. E’ necessario che le linee del freddo siano ripensate, certificate e dichiarate ecocompatibili, se possono dimostrare che l’energia usata, dal campo allo scaffale, provenga da fonti rinnovabili. Questo vale per tutti settori, anche quelli industriali, infatti, non possiamo spingere i cittadini a comprare l’auto elettrica se poi devono ricaricarla con energie che provengono dalle fonti fossili, rischiando si scivolare nel greenwashing. Anche la catena del freddo deve essere in linea con le richieste della popolazione in termini ambientali, creando una filiera ad emissioni zero. Lo Spreco alimentare La stima delle derrate alimentari che vengono perse ogni anno nel mondo ammonta, secondo i dati dell’International Institute of Refrigeration a 1,6 milioni di tonnellate, che potrebbero essere risparmiate se si diffondessero, nei paesi in via di sviluppo, forme di refrigerazione sostenibili e diffuse. In molti paesi, non è la mancanza del prodotto fresco a creare situazioni di mal nutrizione, ma il suo deterioramento a causa del caldo, delle infrastrutture stradali carenti, dai mezzi di trasporto non attrezzati e dell’insufficiente rete elettrica. Con il quantitativo di cibo sprecato si potrebbero sfamare circa novecentocinquanta milioni di persone ogni anno, quindi un’efficiente catena di refrigerazione nei paesi in via di sviluppo fa la differenza, tra la vita e la morte. Tuttavia, sia l’Unione Europea che il Governo Britannico avevano avviato programmi di inserimento di celle frigorifero nelle fattorie, per esempio del Ruanda, ma la mancanza di creazione di un sistema sinergico che contemplasse il deposito refrigerato dopo la raccolta della frutta o della verdura, il trasporto coibentato a bassa temperatura dalla campagna ai mercati cittadini, il posizionamento di impianti energeticamente autonomi e l’istruzione dei contadini per produrre alimenti con maggiore valore aggiunto, ha fatto naufragare i progetti. Tra il trenta e il cinquanta per cento di tutto il cibo prodotto nei paesi in via di sviluppo viene perso, scartato, invenduto e non consumato, grazie a catene del freddo deboli o inesistenti. Per gli agricoltori che sopravvivono con meno di un paio di dollari al giorno, l'effetto di queste perdite è sostanziale; per l'Africa subsahariana nel suo insieme, si stima che ammontino a centinaia di miliardi di dollari ogni anno.
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Biciclette Elettriche con Telaio in Alluminio: Guida per l'Acquisto e per le Migliori ScelteScopri i vantaggi, i criteri di scelta e le opzioni più performanti di biciclette elettriche con telaio in alluminio per ogni esigenza di mobilitàdi Marco ArezioLe biciclette elettriche con telaio in alluminio stanno diventando sempre più popolari, grazie alla combinazione perfetta tra resistenza, leggerezza e tecnologia. Se stai cercando di fare il salto verso una mobilità più sostenibile, ma al tempo stesso pratica e conveniente, una bici elettrica può essere la scelta ideale. In questa guida ti aiuterò a comprendere cosa rende unica una bici elettrica con telaio in alluminio, quali sono gli aspetti da considerare prima di acquistarla, e a fare un confronto tra alcuni modelli specifici per aiutarti a scegliere quello che meglio si adatta alle tue esigenze. Cosa sono le biciclette elettriche con telaio in alluminio? Una bicicletta elettrica con telaio in alluminio è una bicicletta equipaggiata con un motore elettrico che supporta la pedalata, rendendo l’esperienza di guida più agevole, soprattutto su percorsi collinari o lunghi tratti. Il telaio in alluminio è scelto per la sua leggerezza e resistenza, che consentono di manovrare facilmente la bici e ridurre il peso complessivo rispetto a un telaio in acciaio. L'alluminio è anche un materiale resistente alla corrosione, che lo rende perfetto per essere utilizzato in condizioni di umidità o in ambienti variabili. Le cose importanti da sapere prima di acquistare Prima di acquistare una bicicletta elettrica con telaio in alluminio, ci sono vari fattori da tenere in considerazione per fare un acquisto consapevole: Tipo di utilizzo: Che tipo di percorsi percorrerai più frequentemente? Ci sono bici elettriche pensate per il trekking, per la città o per le escursioni fuoristrada. Il tipo di terreno che affronterai influenzerà la tua scelta in termini di sospensioni, tipo di ruote e motore. Autonomia: La durata della batteria è fondamentale, soprattutto se prevedi di percorrere lunghe distanze. Verifica quanti chilometri può percorrere la bici con una carica completa. L’autonomia può variare anche in base al peso del ciclista, alla modalità di assistenza elettrica e al tipo di terreno. Motore: Il motore di una bici elettrica si può trovare sulla ruota anteriore, centrale o posteriore. Un motore centrale tende a essere più equilibrato e adatto per terreni variabili, mentre i motori sulle ruote offrono maggiore potenza nelle salite. Batteria: Verifica che la batteria sia facilmente removibile per essere ricaricata separatamente e per una maggiore durata complessiva nel tempo. Le batterie al litio sono le più comuni e offrono una buona durata e prestazioni. Sospensioni: Le biciclette elettriche possono avere sospensioni anteriori, posteriori o su entrambe le ruote. Se prevedi di affrontare terreni accidentati, una buona sospensione farà la differenza per il comfort durante il viaggio. Comfort e regolazioni: Non dimenticare l'importanza della comodità. Verifica che la bicicletta offra manubri regolabili, sella ergonomica e una buona posizione di guida che riduca lo stress su schiena e articolazioni. Sostenibilità: Le biciclette elettriche stanno diventando sempre più sostenibili, ma è importante informarsi sul ciclo di vita del prodotto. Verifica se l’azienda offre soluzioni per il riciclo delle batterie e dei componenti e cerca aziende che investano in pratiche sostenibili durante la produzione. Le differenze tra i prodotti sul mercato Nel panorama delle biciclette elettriche, ci sono differenze significative tra i vari modelli, non solo in termini di design, ma anche di performance e sostenibilità. Alcuni modelli sono specificamente progettati per l'uso urbano, mentre altri sono pensati per le escursioni fuoristrada. Alcuni produttori si concentrano più sulla durata della batteria e sul motore, mentre altri danno importanza al comfort e alla resistenza del telaio. Criteri per la scelta Quando ti appresti a scegliere una bicicletta elettrica con telaio in alluminio, oltre ai fattori tecnici come motore e batteria, considera anche il livello di assistenza che desideri. Se cerchi un'esperienza di guida senza fatica, opta per un modello con un motore potente e un’autonomia elevata. Se invece vuoi un’esperienza di guida più dinamica, con la possibilità di fare un po’ più di esercizio, una bici con motore meno potente potrebbe essere l'ideale. Sostenibilità del prodotto e delle aziende produttrici Molte delle aziende che producono biciclette elettriche stanno cercando di ridurre l’impatto ambientale dei loro prodotti. Controlla se l'azienda ha certificazioni di sostenibilità o politiche di riciclo per componenti come le batterie. Inoltre, alcune aziende utilizzano materiali riciclabili o provenienti da fonti sostenibili nella produzione dei telai, delle gomme e di altri componenti della bici. Confronto tra i modelli Ecco un confronto tra quattro modelli di biciclette elettriche con telaio in alluminio: Eleglide M2Motore: 250W, motore posteriore. Batteria: 48V, 12.5Ah, autonomia fino a 50 km. Sospensione: Anteriore con ammortizzatore. Caratteristiche: Bici adatta per escursioni e percorsi collinari, ottimo per terreni accidentati. Sostenibilità: Non sono fornite informazioni dettagliate sul riciclo o sulla produzione sostenibile. E-Moon 26 PolliciMotore: 250W, motore posteriore. Batteria: 36V, 10.4Ah, autonomia fino a 60 km. Sospensione: Anteriore, comoda per l’uso urbano e per il trekking. Caratteristiche: Design compatto, adatta per l’uso cittadino. Sostenibilità: Non sono fornite informazioni sul processo produttivo ecologico, ma è una buona scelta per chi cerca un mezzo a bassa manutenzione. Eleglide T1 Step-ThruMotore: 250W, motore anteriore. Batteria: 36V, 10.4Ah, autonomia fino a 50 km. Sospensione: Anteriore, buona per percorsi urbani. Caratteristiche: Facilità di montaggio grazie al design step-thru, adatta per utenti di tutte le età. Sostenibilità: Non menzionato, ma un modello orientato al comfort urbano. ENGWE E26Motore: 250W, motore anteriore. Batteria: 36V, 12.8Ah, autonomia fino a 50 km. Sospensione: Anteriore, progettata per escursioni leggere. Caratteristiche: Buona per uso misto (urbano e leggero fuoristrada). Sostenibilità: Azienda non specifica pratiche ecologiche, ma la qualità dei componenti è abbastanza buona. Quale scegliere? La scelta dipende principalmente dalle tue esigenze di utilizzo. Se cerchi una bici più versatile per escursioni o percorsi collinari, l'Eleglide M2 è la più adatta. Se, invece, ti muovi principalmente in città e desideri una bici più compatta e comoda, l'E-Moon 26 Pollici o l’Eleglide T1 Step-Thru potrebbero essere le opzioni migliori. Se preferisci un buon compromesso tra uso urbano e fuoristrada leggero, l’ENGWE E26 è un’alternativa solida. Ogni modello ha i suoi vantaggi e, sebbene nessuno dei produttori offra informazioni dettagliate sul riciclo, tutti i modelli sono un passo verso una mobilità più sostenibile rispetto ai veicoli tradizionali. © Riproduzione Vietata
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LDPE Riciclato da Post Consumo: 60 Tipologie di Odori Ostacolano la VenditaLDPE Riciclato da Post Consumo: 60 Tipologie di Odori Ostacolano la Venditadi Marco ArezioLa raccolta differenziata degli imballi della plastica, specialmente per quelli in LDPE, è una conquista moderna che permette, attraverso il riciclo, il riutilizzo degli imballi esausti con il duplice vantaggio di ridurre l’impronta carbonica e il prelievo di risorse naturali dalla terra per creare nuovi prodotti. Molto si deve ancora fare però nel settore del riciclo in quanto la quota di plastica che viene raccolta e riutilizzata è ancora largamente inferiore a quella che viene prodotta ogni giorno. Questo scompenso quantitativo tra quanto si ricicla e quanto si produce di nuovo ha molte cause: • Limitata diffusione della raccolta differenziata nel mondo • Difficoltà nel riciclo di molti imballi plastici multistrato • Bassa qualità della materia prima riciclata • Mancanza di una cultura del riciclo Nei paesi dove la raccolta differenziata è avviata e funziona stabilmente, la produzione di materia prima riciclata soffre di un giudizio abbastanza negativo sulla qualità della stessa, causata da fattori che dipendono anche, ma non solo, dalla filiera del riciclo meccanico. Questa valutazione negativa incide in maniera rilevante sulle vendite della materia prima riciclata, relegando il suo uso solo ad alcuni settori di impiego, riducendone quindi i quantitativi vendibili e abbassando il prezzo medio per tonnellata, che comporta, a sua volta, un basso margine economico per le aziende che riciclano. Inoltre, meno granulo riciclato si vende, meno rifiuto plastico si può riciclare e più grande diventa il problema del suo smaltimento, rischiando di far finire in discarica la preziosa materia prima che potrebbe essere riutilizzata. Tra i problemi di cui soffre la materia prima riciclata, nonostante l’enorme sviluppo impiantistico del settore, quello dell’odore è tra i più sentiti dai clienti che potrebbero utilizzarla per produrre film, imballi rigidi, materiali per il settore edile, per l’automotive, giardinaggio, mobili e molti altri prodotti. Ad oggi la percezione dell’odore di una materia prima plastica proveniente dal post consumo è affidata, in modo del tutto empirico, ad una sensazione nasale di chi la produce e di chi la utilizza, che valutano in modo estremamente soggettivo sia la tipologia che l’intensità degli odori presenti nella plastica riciclata. Valutazione che poi si può scontrare con il cliente finale che comprerà il prodotto realizzato e darà un’ulteriore valutazione, personale, dell’odore. Il naso umano è sicuramente uno strumento eccellente ma ogni persona percepisce le sollecitazioni odorose in modo del tutto personale, ed è per questo che, in casi particolari, si assoldano gruppi di persone che insieme fanno valutazioni sugli odori da intercettare. Se prendiamo ad esempio la filiera del riciclo delle materie plastiche, partendo dalla raccolta differenziata, si è visto che i sacchi in LDPE e gli imballi flessibili che vanno al riciclo, portano con sé un numero elevatissimo di sostanze chimiche che generano odori nella filiera del riciclo. La rilevazione delle fonti degli odori non è stata studiata attraverso metodi sensoriali empirici, quindi attraverso il naso umano, ma attraverso un’indagine chimica svolta da uno strumento di laboratorio che consiste in un gascromatografo con uno spettrometro a mobilità ionica. Questo strumento ha analizzato i componenti chimici, all’interno di una larga campionatura di LDPE riciclato proveniente dalla raccolta differenziata, andando ad individuare 60 tipologie di sostanze chimiche che generano odori. La campionatura analizzata proveniva dal ciclo meccanico tradizionale di riciclo in cui il materiale viene selezionato, triturato e lavato con una permanenza in acqua di circa 15 minuti. Gli odori più comuni percepiti dal naso umano, di questa campionatura sono stati:• Muffe • Urina • Formaggio • Terra • Fecale • Sapone • Caffè • Sudato • Peperone Queste famiglie di odori percepite sono create da circa 60 composti chimici che si associano durante la fase di raccolta e lavorazione della plastica riciclata. Si sono individuati alcuni punti critici: Il sacco della raccolta differenziata che contengono gli imballi plastici domestici da selezionare in cui troviamo diverse tipologie di polimeri, possono contenere residui di sostanze come detersivi, cibo, oli, disinfettanti, prodotti chimici, creme e molti altri. Questo miscuglio di elementi chimici diversi si può legare alla superficie della plastica ma, in funzione del tempo di sodalizio, potrebbe anche penetrare al suo interno. La selezione tra le varie plastiche, attraverso macchine a lettori ottici, crea una certa percentuale di errore che si traduce nella possibilità di avere quantità di plastiche miste all’interno della frazione selezionata. La fase di lavaggio del macinato plastico ha la funzione di dividere ulteriormente, per densità, le plastiche immesse e ha lo scopo di pulirle dai residui di prodotti che gli imballi hanno contenuto o sono venuti in contatto. Ad eccezione del PET, gli altri polimeri provenienti dalla raccolta differenziata, vengono generalmente lavati in acqua fredda, processo che non incide in maniera rilevante nel processo di pulizia al fine di abbattere gli odori. La fase di estrusione del materiale lavato, per la formazione del granulo, potrebbe comportare un degradamento della materia prima in cui sono presenti frazioni di polimeri diversi da quella principale che quindi fonderanno a temperature diverse. Questo può causare la formazione di elementi chimici che daranno origine ad odori. Intervenire su queste fasi porterebbe a miglioramento significativo della qualità dei polimeri da post consumo prodotti, non solo attraverso un abbattimento delle tipologie e dell’intensità degli odori, ma ne migliorerebbe anche le performace tecniche. Il controllo analitico degli odori, attraverso strumenti che ne rilevino le genesi chimiche, può aiutare non solo in fase di certificazione del livello odoroso della materia prima finale in modo inequivocabile e non più empirico, ma darebbe un importante supporto anche in fase di creazione di ricette sulle tipologie di materia prima da usare durante le fasi di riciclo del rifiuto plastico, sull’individuazioni delle fonti migliori e sui risultati dei processi produttivi nello stabilimento (selezione, lavaggio ed estrusione). Ridurre gli odori e migliorare la qualità del granulo da post consumo porterebbe all’apertura di nuovi mercati nei quali si potrebbe impiegare la materia prima riciclata al posto di quella vergine con un vantaggio ambientale, economico e industriale.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - LDPE - post consumo - odoriVedi maggiori informazioni sul riciclo dell'LDPE
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Gara del Governo Polacco per Piattaforme Eoliche Offshore nel Mar BalticoGara del Governo Polacco per Piattaforme Eoliche Offshore nel Mar BalticoIl governo ha lanciato un nuovo schema di aste che copre 11 aree del Mar Baltico Polacco, per una capacità totale prevista di oltre 10 GW, al fine di sfruttare il forte potenziale dell'area per la produzione di energia eolica dovuto alle condizioni meteorologiche favorevoli.TotalEnergies e la società polacca KGHM parteciperanno alla gara e la loro partnership si baserà sui punti di forza di entrambe le società. TotalEnergies sfrutterà la sua comprovata esperienza nelle operazioni offshore, la sua esperienza nella gestione di progetti su larga scala e i suoi legami con le catene di approvvigionamento mondiali. KGHM, in quanto importante gruppo statale polacco, porterà la sua conoscenza del mercato polacco. Se premiati con uno o più parchi eolici, i partner mobiliteranno le migliori risorse per sviluppare questi progetti secondo gli standard e i tempi di consegna più elevati, con un alto livello di contenuto locale, stimolando così l'industria locale, creando posti di lavoro in Polonia e contribuendo alla fornitura di elettricità verde a un prezzo competitivo. "Lo sviluppo dell'eolico offshore contribuisce sia alla transizione energetica dell'Europa che alla sicurezza dell'approvvigionamento. Con condizioni meteorologiche favorevoli, la Polonia è particolarmente ben posizionata per partecipare alla crescita di questo mercato promettente", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies . "Siamo lieti di collaborare con KGHM per rispondere alle gare eoliche offshore polacche. Insieme, mobiliteremo tutta la nostra esperienza per affrontare le sfide di questi progetti e contribuire così agli obiettivi di energia rinnovabile della Polonia". “Nella strategia di KGHM abbiamo dichiarato il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Abbiamo superato la fase di pianificazione e siamo coinvolti in azioni concrete. Siamo impegnati nel processo di acquisizione di numerosi progetti onshore e offshore. Abbiamo anche presentato domande preliminari per il prossimo round di permessi nel Baltico", ha affermato Marcin Chludziński, presidente del consiglio di amministrazione di KGHM Polska Miedź SA . "La cooperazione con un partner francese su un progetto di parco eolico offshore sembra essere molto promettente", ha aggiunto. Info: TotalEnergies
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1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 3: Ombre sotto le unghieUn artigiano scomparso, un cadavere travestito e un segreto che Venezia non può ignorareAgosto 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 3: Ombre sotto le unghieMaria Cescon non chiuse occhio aspettando invano il marito. Alle prime lame di luce, quando il Carnevale sembrò ritirarsi stanco e la città inspirò il fiato salmastro dell’alba, si alzò dal letto che sapeva di fumo e di erbe secche, avvolse il capo nello scialle e spense la candela con un soffio. La loro casa, incollata a un rio stretto di Cannaregio, tremava a ogni passaggio di gondola come una barca legata: due stanze appena, un solaio bassissimo da cui pendevano spaghi con cipolle e foglie d’alloro, il focolare annerito, il tavolo scheggiato e il letto ricamato dalla madre, rammendato fino allo sfinimento. Sull’intonaco i sali del canale avevano disegnato mappe di isole e d’alghe, come un presagio: la vita, lì dentro, era sempre a un passo dall’acqua. Scese le scale ripide, si affacciò sulla fondamenta umida. Il Carnevale aveva lasciato per terra coriandoli impastati e macchie di vino, un odore di cera sciolta e di sudore marcito. Due maschere tardive barcollavano verso una taverna ancora aperta; una serva gettava secchiate d’acqua per pulire le soglie. Maria strinse meglio lo scialle. Era giovane, ancor più giovane di quanto il suo sguardo facesse credere, ma la povertà l’aveva asciugata presto: niente figli, il ventre muto come una stanza chiusa; un marito che l'amava a singhiozzo, con più dolcezza nelle mani davanti al forno che nelle parole di casa; eppure, orgoglio e timore insieme, un uomo d’arte: Piero Zanchi, soffiatore di Murano......Acquista il libro
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