A Foppolo, il paese sospeso tra memoria e gelo, tre destini tornano a incrociarsi. Marina Ravelli attende con il giornalista Marco l’arrivo di Giorgio, un geologo metodico e solitario, chiamato a indagare l’enigma della casa abbandonata che ancora pesa sul passato del paese. Sul tavolo dell’albergo Monte Toro, un orologio inciso e una fotografia inquietante riaccendono la storia dei Ravelli, scomparsi nel nulla decenni prima. Mentre la neve fitta avvolge ogni cosa, la scienza si misura con la leggenda e il sospetto si insinua come una crepa nel ghiaccio. Qualcuno, però, li osserva già. E il loro passo nella neve potrebbe aver riaperto una ferita che non voleva più guarire.
L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 7.1: Il Geologo e la Casa dei Ravelli
Novembre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 7.1: Il Geologo e la Casa dei Ravelli
L’appuntamento era fissato per le dieci e trenta all’Albergo Monte Toro, il rifugio che Marina Ravelli aveva scelto come base dei suoi ritorni a Foppolo. Fuori, la neve cadeva lenta e fitta, in silenzio, coprendo ogni cosa con un candore ingannevole. Il paese sembrava sospeso tra due mondi: quello reale e quello dei ricordi. Marco Anselmi, nella piccola hall, fissava l’orologio del bancone con l’impazienza di chi sa che ogni minuto d’attesa pesa come un presagio.
Giorgio avrebbe impiegato più di due ore per salire da Bellano, ma Marina non dubitava della sua puntualità. Conosceva quel tipo di uomini: metodici, testardi, incapaci di prendere la vita con leggerezza. Geologo di professione, amante delle montagne per vocazione, Giorgio aveva una reputazione solida nel mondo delle analisi ambientali e dei terreni.
Alle dieci e ventotto, il ronzio di un motore in salita annunciò il suo arrivo.
La Fiat Panda 4x4 verde scuro, impolverata, fischiava nelle curve come un vecchio aereo che si ostina a volare. Giorgio la trattava come un compagno di spedizioni: la carrozzeria segnava i ricordi di viaggi e campioni geologici, il sedile posteriore era pieno di mappe, martelli, corde e strumenti. Sopra i cento all’ora, la macchina tremava come un animale stanco, ma lui non se ne curava. “Quando un mezzo ti porta dove devi arrivare,” ripeteva, “non chiedergli di essere comodo.”...