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https://www.rmix.it/ - Dinamica dei sistemi meccanici complessi: analisi delle vibrazioni e della risonanza nelle macchine industriali
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Dinamica dei sistemi meccanici complessi: analisi delle vibrazioni e della risonanza nelle macchine industriali
Informazioni Tecniche

Approfondimento tecnico sulla risposta dinamica di macchinari industriali complessi, le problematiche legate alla risonanza e le strategie di controllo delle vibrazioni nei sistemi meccanici multicomponentedi Marco ArezioLa dinamica dei sistemi meccanici complessi ricopre un ruolo fondamentale nell’ingegneria industriale moderna: garantire efficienza, sicurezza e durata dei macchinari che operano in ambienti industriali. Le vibrazioni non sono semplicemente fenomeni da ignorare, ma segnali preziosi che riflettono l’interazione fra componenti meccanici, strutture e inevitabili forze operative. La risonanza, poi, rappresenta un limite critico: occorre conoscerla, prevederla, domarla. In questo articolo svilupperemo un discorso fluido ma dettagliato: partiremo dall’origine delle vibrazioni, passeremo alla risonanza, poi alla modellazione numerica e sperimentale, e concluderemo con le strategie industriali più efficaci per monitorare e mitigare questi fenomeni. Sistemi meccanici complessi: definizione e caratteristiche dinamiche Immaginiamo una macchina industriale composta da un insieme di alberi rotanti, riduttori, supporti, strutture e controlli elettronici: non si tratta più di sistemi elementari, ma di un network meccanico dove masse, rigidezze e smorzamenti interagiscono tra loro. Il risultato è una risposta dinamica spesso non lineare, che può presentare fenomeni di modulazione, accoppiamenti meccanici, ritorni di feedback dal sistema di controllo. Componenti come motori, telai elasticizzati, giunti flessibili e sistemi di trasmissione rendono il sistema ricco di gradi di libertà. Come conseguenza, le vibrazioni che si generano possono spaziare da semplici oscillazioni armoniche a comportamenti complessi, transitori o addirittura caotici, a seconda delle condizioni operative e di progettazione. Vibrazioni meccaniche: origine, classificazione e fenomenologia Le vibrazioni nascono da sollecitazioni meccaniche interne ed esterne: difetti nei cuscinetti, squilibri nei rotori, disallineamenti, giochi meccanici, forzanti periodiche o impulsive. Ciò genera oscillazioni che possono essere libere, se dipendenti dalle condizioni iniziali; forzate, se causate da eccitazioni esterne; o autoeccitate, come nel caso del flutter aerodinamico o fenomeni di instabilità autoalimentata. Queste vibrazioni si misurano in termini di spostamento, velocità o accelerazione, e si analizzano sia nel dominio del tempo (per identificare transitori o picchi) sia della frequenza (per isolare componenti specifiche tramite FFT o analisi modale operativa). In un contesto produttivo, ogni regime vibratorio ha implicazioni diverse: una vibrazione armonica dominata può essere gestita con un bilanciamento, mentre modulazioni o subarmoniche possono segnalare degenerazioni meccaniche o instabilità emergenti. Risonanza: effetti e criticità industriali La risonanza emerge quando la frequenza di eccitazione – sia essa derivante dal moto rotante o da vibrazioni esterne – coincide o si avvicina a una delle frequenze naturali del sistema. Il risultato è un’amplificazione significativa della risposta meccanica, che può provocare stress ciclici elevati e guasti per fatica, perdite di tolleranza nei processi di lavorazione, vibrazioni incontrollate che minacciano la sicurezza del macchinario e del personale. A livello ingegneristico diventa cruciale identificare le frequenze naturali – che dipendono da massa, rigidezza e geometria del sistema – e gestire la loro relazione con le frequenze operative effettive. Quando la struttura evolve a causa di usura, alterazioni termiche o modifiche operative, anche le frequenze naturali mutano, e va ripetuta l’analisi per evitare sorprese dinamiche non previste. Modellazione dinamica dei sistemi multicomponente Il cuore dell’analisi risiede nel modellare con precisione le caratteristiche dinamiche del sistema. Si parte dai modelli a parametri concentrati – massa-sbarre-molla-smorzatore – utili per sistemi semplificati, fino ad arrivare a modelli FEM più sofisticati: discretizzazione FEM con matrici di massa, rigidezza e smorzamento, utili per mappare le modalità di vibrazione reali. Dal modello numerico si ricava l’analisi modale: forme modali, frequenze naturali e smorzamenti associati. In parallelo, l’analisi sperimentale (impact test, operational modal analysis) riproduce condizioni operative reali per validare il modello teorico. La sinergia tra simulazione e testing garantisce maggiore accuratezza, che in ambito industriale si traduce in maggior affidabilità progettuale e riduzione dei tempi di start-up. Tecniche industriali di mitigazione delle vibrazioni Per controllare vibrazioni e risonanza in un contesto industriale moderno, si adottano strategie multidisciplinari: – Interventi strutturali: potenziare la rigidezza dei telai o isolare blocchi critici con supporti elastomerici; bilanciare i rotori dinamicamente per ridurre le eccitazioni centrifughe. – Smorzamento: applicazione di materiali viscoelastici, uso di strati smorzanti o dispositivi come tuned mass dampers (TMD) per attenuare specifiche frequenze problematiche. – Controllo attivo: sistemi meccatronici con sensori e attuatori che rilevano vibrazioni in tempo reale e applicano forze di correzione (active vibration control); utili soprattutto in applicazioni ad alta velocità o dove serve massima precisione. – Manutenzione predittiva: monitoraggio continuo del comportamento vibratorio, analisi FFT e trend per cogliere segnali di deterioramento: in questo modo gli interventi saranno tempestivi e mirati, riducendo i fermi e prevenendo guasti. Normative e standard tecnici internazionali Il quadro normativo definisce soglie di accettabilità per le vibrazioni e metodologie di misura standardizzate. Standard come ISO 10816/20816 si applicano alle macchine rotanti, definendo i limiti di vibrazione accettabili; ISO 7919 riguarda le vibrazioni sugli alberi rotanti; linee guida tedesche (VDI 2056/3839) forniscono criteri per il monitoraggio continuo; e API 670 è uno standard critico per compressori e turbine in ambito energivoro o estrattivo. Conformarsi a questi standard non è solo questione di certificazione ma garanzia di affidabilità e sicurezza operativa. Applicazioni industriali e casi studio In molteplici settori l'analisi dinamica fa la differenza. Nelle macchine utensili di precisione, il controllo delle vibrazioni garantisce finiture accurate e tolleranze ristrette. Nelle turbomacchine ad alta velocità, la risonanza può essere catastrofica se non identificata in fase di progettazione. Anche settori come ferroviario, automotive, robotica industriale e packaging traggono vantaggio dall’ottimizzazione vibrazionale: la riduzione delle vibrazioni migliora comfort, migliora affidabilità e allunga la vita utile degli apparati. Studi pratici dimostrano riduzioni di costo di manutenzione del 30‑40 % e incrementi di vita utile delle macchine fino al 50‑60 % quando si investe in un’analisi e controllo dinamico accurato. Prospettive future: digital twin e intelligenza artificiale L’evoluzione degli strumenti digitali apre nuove prospettive: i digital twin, simulazioni fedeli in tempo reale legate al comportamento vibrazionale effettivo, permettono di prevedere e prevenire criticità dinamiche. Le tecniche di intelligenza artificiale, compresi gli algoritmi di machine learning, analizzano grandi moli di dati vibratori, individuano pattern emergenti e suggeriscono azioni correttive con largo anticipo. Ciò trasforma l’approccio da reattivo a proattivo, consentendo interventi manutentivi intelligenti e ottimizzazioni continue. Conclusione La dinamica dei sistemi meccanici complessi è molto più che una materia teorica: è un elemento strategico nella vita operativa delle macchine industriali. Comprendere, modellare e controllare vibrazioni e risonanza significa poter costruire impianti più affidabili, sicuri, efficienti e duraturi. La combinazione fra modelli analitici, strumenti sperimentali, dispositivi attivi e monitoraggio predittivo costituisce oggi lo stato dell’arte. Le tecnologie emergenti – basate su digital twin e intelligenza artificiale – promettono un salto di qualità ulteriore, trasformando la diagnosi vibratoria in uno strumento dinamico e predittivo, capace di supportare decisioni tempestive nella gestione industriale.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - 6 Giugno 1944: D DAY - l’84° Reggimento Aviotrasportato USA Poteva Contare sulla PA6
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare 6 Giugno 1944: D DAY - l’84° Reggimento Aviotrasportato USA Poteva Contare sulla PA6
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Durante lo sbarco in Normandia i paracadutisti Americani avevo la poliammide, un’arma in piùdi Marco ArezioDurante la seconda guerra mondiale l’uso dell’aviazione militare aveva compiuto passi da gigante rispetto alla guerra precedente, non solo per maneggevolezza dei nuovi bombardieri ed incursori, ma anche per la notevole distanza che potevano coprire nelle fasi operative. Inoltre si introdusse una nuova disciplina, quella dei paracadutisti, che potevano infiltrarsi dietro le linee nemiche per azioni di sabotaggio, salvataggio o di logistica, a tutto vantaggio delle teste di ponte della fanteria. I paracaduti, all’inizio, erano normalmente fatti in seta naturale che proveniva dalla Cina ma, dopo l’invasione Giapponese del 7 Luglio 1937, gli Americani dovettero trovare un nuovo materiale per i propri paracaduti. Fu cosi che chiesero alla Du Pont, azienda chimica di grande importanza negli Stati Uniti, di trovare una soluzione al problema, in modo che l’esercito potesse realizzare un milione di nuovi paracaduti per il D-DAY, l’invasione dell’Europa. La Du-Pont, fornì un nuovo polimero, la poliammide 6 e 12 con cui si realizzarono i nuovi paracaduti, creando subito una superiorità tecnica del prodotto rispetto a quello fatto in seta naturale. I responsabili dell’esercito Americano si accorsero subito che il paracadute fatto con la PA era decisamente più robusto agli strappi e alle lacerazioni, rispetto alla seta, cosa che durante gli atterraggi poteva facilmente capitare. Inoltre, la capacità dinamica di contenimento dell’aria era migliore, evitando rischi di rottura delle vele in volo, ma non solo, durante i lanci con brutto tempo, il paracadute fatto con la poliammide non si riempiva di acqua, appesantendo la vela quando si trattava di navigare in volo e raccogliere della stessa all’atterraggio. Era anche possibile che durante la discesa sul campo di battaglia il paracadute potesse essere colpito da proiettili, ma le forature di piccole dimensioni non laceravano il tessuto, permettendo al paracadutista di atterrare sul terreno. I paracadutisti della 82° divisione aviotrasportata, con i nuovi paracaduti in PA, furono impiegati anche in Nord Africa, nell’Aprile del 1943, sotto il comando del generale Ridgway, e successivamente il 9 Luglio dello stesso anno sbarcarono in Sicilia e il 13 Settembre 1943 a Salerno in Italia. L’efficacia dei paracadutisti Americani dotati delle vele in PA fu annotata anche dai comandanti tedeschi, che li soprannominavano “i diavoli dai pantaloni gonfi” in segno di rispetto per le loro capacità e superiorità tecnica.Categoria: notizie - tecnica - plastica - PA6 - storia

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https://www.rmix.it/ - La Decarbonizzazione secondo AlcelorMittal
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Decarbonizzazione secondo AlcelorMittal
Notizie Generali

ArcelorMittal annuncia un impegno a livello di gruppo per essere "carbon neutral" entro il 2050La decarbonizzazione, la circolarità delle attività produttive e la ricerca di una forma di impresa che possa coniugare sviluppo, redditività e sostenibilità è stata affrontata sul blog rMIX molte volte, più spesso affrontando le tematiche dell'economia circolare con un focus sulla plastica riciclata.Con questo articolo, si vuole sottolineare l'impegno delle aziende per una produzione più sostenibile e circolare anche nel campo dei metalli.ArcelorMittal annuncia un impegno a livello di gruppo per essere "carbon neutral" entro il 2050, basandosi sull'impegno assunto nel 2019 per la sua attività europea di ridurre le emissioni del 30% entro il 2030 ed essere carbon neutral entro il 2050. Commentando l'obiettivo di zero netto al 2050, prima di parlare della sfida della decarbonizzazione dell'industria siderurgica oggi alla Financial Times Commodities Conference, Aditya Mittal, Presidente e CFO, ha dichiarato: “Se il mondo vuole raggiungere lo zero netto entro il 2050, sarà necessario che tutte le parti dell'economia in tutte le regioni del mondo contribuiscano. In qualità di azienda siderurgica leader a livello mondiale, riteniamo di avere la responsabilità di guidare gli sforzi per decarbonizzare il processo di produzione dell'acciaio, che oggi ha un'impronta di carbonio significativa. “L'acciaio rimarrà un materiale vitale per il nostro mondo e in effetti è il materiale più circolare di tutti. La nostra sfida è essere in grado di produrre acciaio utilizzando tecnologie energetiche pulite su scala commerciale, pur rimanendo competitivi nell'industria siderurgica globale. “Stiamo lavorando su varie tecnologie pilota che hanno un potenziale eccellente. Ad Amburgo, dove possediamo e gestiamo l'unico impianto DRI-EAF in Europa, testeremo non solo la capacità dell'idrogeno di ridurre il minerale di ferro e formare DRI, ma testeremo anche quel DRI privo di carbonio nell'EAF nell'acciaio reale -processo di fabbricazione. “L'idrogeno ha un grande potenziale ma, visti i costi di transizione significativi, crediamo anche nel lavorare su soluzioni per il tradizionale percorso integrato. Questo segue essenzialmente il percorso della bioenergia, della cattura, dell'utilizzo e dello stoccaggio del carbonio, che, come sottolineato sia dall'IPCC che dall'IEA, sarà fondamentale per raggiungere lo zero netto entro il 2050. Ciò che è anche interessante di questo percorso è che ha il potenziale non solo per fornire acciaio a emissioni zero, ma anche altri prodotti che aiuteranno l'industria chimica a produrre plastica in modo carbon neutral. “Fondamentale per trasformare l'obiettivo in realtà sarà la politica volta a consentire all'acciaio di rimanere competitivo durante la decarbonizzazione, in particolare dato che ogni regione del mondo si muove a un ritmo diverso. Intendiamo impegnarci attivamente con i governi per tracciare una via da seguire che consenta all'industria siderurgica di compiere progressi significativi attraverso una politica attentamente progettata che protegga dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio ". ArcelorMittal ha identificato due percorsi di produzione dell'acciaio a basse emissioni, entrambi potenzialmente in grado di portare a una produzione di acciaio a emissioni zero: • La via Hydrogen-DRI, che utilizza l'idrogeno come agente riducente. Un impianto dimostrativo ad Amburgo, dove ArcelorMittal possiede l'unico impianto DRI-EAF operativo in Europa, è attualmente pianificato con un avvio mirato nel 2023. • Il percorso Smart Carbon è incentrato sulla modifica del percorso dell'altoforno per creare una produzione di acciaio neutra al carbonio attraverso l'uso di carbonio circolare - sotto forma di biomassa sostenibile o flussi di rifiuti contenenti carbonio - e cattura e uso (CCU) e stoccaggio (CCS) del carbonio. ArcelorMittal è a buon punto nella costruzione di diversi progetti su scala commerciale per testare e dimostrare una gamma di tecnologie Smart Carbon. L'obiettivo di avvio per i progetti chiave è previsto nel 2022. Sebbene entrambe le strade abbiano il potenziale per fornire acciaio a emissioni zero entro il 2050, riteniamo che Smart Carbon possa fornire risultati prima e dare un contributo significativo alla riduzione delle emissioni di CO2 in questo decennio, mentre è improbabile che la produzione su scala industriale dalla rotta Hydrogen-DRI possa essere significativo prima del 2030 a causa degli attuali costi elevati. La Società ha inoltre delineato in precedenza le fasi della politica che ritiene necessaria affinché la produzione di acciaio a emissioni zero diventi una realtà, che include: 1. Una parità di condizioni a livello mondiale che eviti il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio attraverso meccanismi come l'adeguamento delle frontiere verdi 2. Accesso a un'energia pulita abbondante e conveniente 3. Politiche a sostegno dello sviluppo della necessaria infrastruttura energetica pulita 4. Accesso a finanziamenti sostenibili per la produzione di acciaio a basse emissioni e 5. Politiche che accelerano la transizione verso un'economia circolare. ArcelorMittal fornirà ulteriori dettagli a sostegno del suo obiettivo di zero netto al 2050 nel suo secondo rapporto sull'azione per il clima, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2020. ArcelorMittal è membro della Energy Transitions Commission (ETC) ed è un membro attivo della Net Zero Steel Initiative di ETC in corso in collaborazione con il World Economic Forum. ArcelorMittal è anche attivamente impegnata con la Science Based Targets Initiative (SBTI) per definire un SBT realizzabile per l'industria siderurgica tenendo conto delle due distinte rotte in funzione oggi. Per maggiori infoFoto&Info: ArcelorMittal

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https://www.rmix.it/ - Gli Additivi Biocidi nella Produzione della Carta Riciclata: Sicurezza e Sostenibilità
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Gli Additivi Biocidi nella Produzione della Carta Riciclata: Sicurezza e Sostenibilità
Informazioni Tecniche

Analisi delle Componenti, Funzionamento, Vantaggi, Svantaggi e Impatti Ambientalidi Marco ArezioNel panorama industriale contemporaneo, la carta riciclata rappresenta una soluzione sostenibile di primaria importanza per ridurre l'impatto ambientale della produzione cartaria. Tuttavia, la carta riciclata presenta problematiche uniche che necessitano di soluzioni specifiche per garantire un prodotto di alta qualità. Tra queste soluzioni, gli additivi biocidi giocano un ruolo cruciale. Questi composti chimici sono utilizzati per prevenire la crescita di microorganismi che potrebbero deteriorare la carta e compromettere la sua sicurezza igienica. Questo articolo esplora la composizione, il meccanismo d'azione, le motivazioni per l'uso, le quantità impiegate, i vantaggi, gli svantaggi e l'impatto ambientale degli additivi biocidi nella produzione della carta riciclata.Composizione degli Additivi Biocidi Gli additivi biocidi sono una classe eterogenea di composti chimici progettati per eliminare o inibire la crescita di batteri, funghi e alghe che possono proliferare nella carta riciclata. I biocidi possono essere suddivisi in due categorie principali: organici e inorganici. Tra i composti organici, troviamo isotiazolinoni, fenoli e organosolfati, noti per la loro efficacia antimicrobica anche a basse concentrazioni. Gli isotiazolinoni, ad esempio, sono preferiti per la loro ampia gamma di attività antimicrobica e per la loro stabilità chimica. I composti inorganici includono sali di metalli come l'argento e il rame, che possiedono potenti proprietà antimicrobiche. Inoltre, con l'aumentare della sensibilità ambientale, si stanno sviluppando biocidi di origine naturale, come estratti vegetali con proprietà antimicrobiche, che offrono un'alternativa più ecologica.Meccanismo d'Azione degli Additivi BiocidiIl funzionamento degli additivi biocidi si basa su diversi meccanismi. Alcuni biocidi agiscono inibendo la sintesi delle proteine essenziali per la sopravvivenza dei microorganismi. Altri danneggiano le membrane cellulari, causando la lisi delle cellule e la conseguente morte dei microorganismi. Altri ancora interferiscono con la respirazione cellulare, impedendo la produzione di energia necessaria per la vita cellulare. Questi meccanismi d'azione rendono i biocidi estremamente efficaci nel controllo della proliferazione microbica.Motivazioni per l'Uso degli Additivi Biocidi L'utilizzo degli additivi biocidi nella produzione della carta riciclata è guidato da diverse necessità. In primo luogo, la carta riciclata è particolarmente vulnerabile alla crescita microbica a causa dei residui organici che possono essere presenti nei materiali riciclati. Senza l'uso di biocidi, questi microorganismi possono causare il deterioramento della carta, compromettendone la qualità. In secondo luogo, l'uso di biocidi assicura che la carta riciclata sia igienicamente sicura per l'uso. Ciò è particolarmente importante per applicazioni che richiedono alti standard igienici, come il confezionamento alimentare. Infine, i biocidi aiutano a prolungare la durata della carta riciclata, preservandone le proprietà fisiche e meccaniche.Quantità di Utilizzo degli Additivi BiocidiLa quantità di biocidi impiegata nella produzione della carta riciclata varia in base a diversi fattori, tra cui il tipo di biocida utilizzato e le specifiche esigenze del prodotto finale. In generale, le concentrazioni di biocidi sono comprese tra lo 0,01% e l'1% del peso totale della carta. L'obiettivo è sempre quello di utilizzare la quantità minima efficace per ridurre al minimo l'impatto ambientale.Vantaggi degli Additivi Biocidi L'uso di additivi biocidi nella produzione della carta riciclata offre numerosi vantaggi. Innanzitutto, garantiscono un'efficace protezione antimicrobica, prevenendo la crescita di batteri, funghi e alghe. Questo non solo migliora la qualità della carta, ma ne prolunga anche la durata. Inoltre, l'uso di biocidi assicura che la carta riciclata soddisfi gli standard igienici richiesti per molte applicazioni, migliorando la sicurezza del prodotto finale.Svantaggi degli Additivi Biocidi Tuttavia, l'uso di additivi biocidi non è privo di svantaggi. Gli additivi biocidi possono avere un impatto ambientale significativo se non gestiti correttamente. I residui di biocidi possono contaminare le acque, danneggiando gli ecosistemi acquatici e riducendo la biodiversità. Inoltre, alcuni biocidi possono essere tossici per l'uomo, richiedendo misure di sicurezza rigorose per i lavoratori coinvolti nella produzione della carta. Infine, l'uso continuativo di biocidi può portare allo sviluppo di resistenza microbica, riducendo l'efficacia degli additivi nel tempo.Impatto Ambientale L'uso di additivi biocidi nella produzione della carta riciclata comporta diverse implicazioni ambientali. I residui di biocidi possono finire nei corsi d'acqua, accumulandosi negli ecosistemi acquatici e influenzando negativamente la flora e la fauna. Alcuni biocidi sono difficili da degradare e possono persistere nell'ambiente per lunghi periodi, aumentando il rischio di contaminazione. Inoltre, l'esposizione ai biocidi può ridurre la biodiversità, colpendo organismi non bersaglio come alghe e batteri benefici. Un ulteriore problema è rappresentato dalla produzione di sottoprodotti tossici. Alcuni biocidi possono degradarsi in composti secondari ancora più tossici, aumentando il rischio per l'ambiente. Per mitigare questi impatti, l'industria della carta sta cercando di sviluppare biocidi più sicuri ed efficaci, con un minore impatto ambientale.Conclusioni Gli additivi biocidi sono essenziali per garantire la qualità e la sicurezza della carta riciclata. Tuttavia, il loro uso deve essere bilanciato con una attenta considerazione degli impatti ambientali e dei potenziali rischi per la salute. L'industria della carta sta facendo progressi significativi nello sviluppo di biocidi più sicuri ed ecocompatibili, utilizzando sempre più spesso biocidi naturali. L'adozione di pratiche sostenibili e l'uso di biocidi ecologici rappresentano passi importanti verso una produzione di carta riciclata più responsabile ed ecocompatibile.

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https://www.rmix.it/ - Tecnologie a Bassa Temperatura per il Recupero di Metalli dalle Polveri di Saldatura: Zinco e Stagno
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Tecnologie a Bassa Temperatura per il Recupero di Metalli dalle Polveri di Saldatura: Zinco e Stagno
Informazioni Tecniche

Esplorazione delle nuove frontiere del riciclo a bassa temperatura per il recupero di metalli preziosi dalle polveri di saldaturadi Marco ArezioNegli ultimi decenni, il crescente consumo di risorse naturali e la domanda di metalli strategici hanno portato a una maggiore attenzione sul riciclo dei materiali metallici. Le polveri di saldatura, sottoprodotti generati durante i processi di saldatura, rappresentano un'opportunità per il recupero di metalli preziosi come zinco e stagno. Tradizionalmente, queste polveri venivano trattate ad alte temperature o smaltite, ma recenti sviluppi nelle tecnologie di riciclo a bassa temperatura offrono nuove possibilità. Questo articolo esplora i progressi, le sfide e le potenzialità delle tecnologie a bassa temperatura per il recupero di metalli dalle polveri di saldatura, con un focus specifico su zinco e stagno. Il Contesto: Composizione e Problematica delle Polveri di Saldatura Le polveri di saldatura contengono una varietà di metalli e sostanze tossiche come piombo, cadmio, zinco e stagno, nonché ossidi metallici, fluoruri e altri composti. Questi sottoprodotti possono presentare rischi per la salute e l'ambiente se non gestiti correttamente. Tuttavia, il contenuto di metalli preziosi nelle polveri di saldatura offre un incentivo economico e ambientale al recupero, poiché questi metalli sono critici per molte industrie, dall'elettronica all'automotive. Tradizionalmente, il riciclo dei metalli dalle polveri di saldatura viene effettuato tramite pirometallurgia, processo che richiede temperature elevate (tra 1200 e 1500°C) per la fusione e separazione dei metalli. Tuttavia, questo approccio presenta svantaggi significativi, tra cui il consumo elevato di energia e l'emissione di gas tossici. Al contrario, le tecnologie a bassa temperatura rappresentano una soluzione sostenibile, grazie alla riduzione del consumo energetico e al minor impatto ambientale. Tecnologie di Riciclo a Bassa Temperatura: Principi e Vantaggi Le tecnologie a bassa temperatura per il riciclo dei metalli includono processi idrometallurgici, elettrochimici e di biolisciviazione, che operano generalmente a temperature inferiori ai 100°C. Questi metodi utilizzano solventi, reagenti chimici o batteri per disciogliere i metalli, permettendo il loro successivo recupero. I principali vantaggi di queste tecnologie comprendono: Riduzione del consumo energetico: operare a temperature più basse consente un risparmio significativo di energia rispetto ai processi pirometallurgici. Minore impatto ambientale: le emissioni di gas tossici e le scorie sono ridotte, riducendo la necessità di impianti di trattamento secondario per i residui. Elevata purezza dei metalli recuperati: alcuni processi a bassa temperatura permettono di ottenere metalli di elevata purezza, riducendo la necessità di ulteriori fasi di raffinazione. Progressi nei Processi Idrometallurgici I processi idrometallurgici si basano sull'uso di soluzioni acide, basiche o di agenti chelanti per dissolvere selettivamente i metalli presenti nelle polveri di saldatura. La tecnologia si sviluppa attraverso diverse fasi: dissoluzione, precipitazione e recupero. I principali metodi comprendono l'uso di acidi come l'acido solforico o nitrico per sciogliere il metallo, con conseguente precipitazione per ottenere un composto stabile e recuperabile. Estrazione di Zinco e Stagno dalle Polveri di Saldatura Per l’estrazione dello zinco, uno dei metodi comuni prevede l’uso di acido solforico diluito per dissolvere lo zinco presente nelle polveri sotto forma di ossido di zinco. Successivamente, mediante precipitazione selettiva o tecniche di elettrolisi, è possibile ottenere zinco metallico o solfato di zinco, utilizzabile in vari settori industriali. Nel caso dello stagno, l’utilizzo di acidi o agenti complessanti permette la formazione di cloruri di stagno, composti che possono essere ulteriormente trattati per ottenere stagno metallico di elevata purezza. Recenti studi hanno dimostrato come l’aggiunta di piccole quantità di perossido di idrogeno o di cloruri possa migliorare la dissoluzione dello stagno e la successiva separazione dal materiale di scarto. Sfide e Soluzioni dei Processi Idrometallurgici Nonostante l'efficacia di questi metodi, esistono delle problematiche significative. La corrosione dei materiali, la gestione dei rifiuti liquidi e il controllo della selettività dei reagenti possono rendere il processo complesso e costoso. Per ridurre l’impatto dei rifiuti liquidi, alcune tecnologie combinano il processo idrometallurgico con filtri e sistemi di evaporazione per recuperare e riutilizzare i reagenti. Tecnologie Elettrochimiche per il Recupero dei Metalli Le tecnologie elettrochimiche rappresentano un’altra promettente soluzione a bassa temperatura. In questi processi, l'elettrolisi viene utilizzata per separare i metalli dai composti disciolti, ottenendo depositi metallici sulle superfici catodiche. Questa tecnica è particolarmente vantaggiosa per il recupero dello zinco e dello stagno, in quanto consente di ottenere metalli di elevata purezza e di ridurre l’uso di agenti chimici tossici. Elettrolisi dello Zinco e dello Stagno Nel caso dello zinco, l'elettrolisi avviene generalmente in una soluzione di solfato di zinco, ottenuta precedentemente con un processo idrometallurgico. Attraverso una corrente elettrica applicata a una cella elettrolitica, lo zinco si deposita in forma metallica sulla superficie del catodo, mentre le impurezze vengono rimosse attraverso il controllo del potenziale elettrico. Analogamente, per il recupero dello stagno, l’elettrolisi in soluzione di cloruro di stagno consente di ottenere stagno puro. Le variabili chiave sono la densità di corrente, la temperatura e la concentrazione della soluzione, che influenzano il tasso di deposizione e la qualità del metallo recuperato.Vantaggi e Limiti delle Tecnologie Elettrochimiche La principale problematica delle tecnologie elettrochimiche è il consumo energetico e la necessità di attrezzature specializzate. Tuttavia, la possibilità di ottenere metalli puri e l’assenza di reagenti chimici aggressivi rendono queste tecnologie particolarmente promettenti in un’ottica di sostenibilità. Recenti progressi nella progettazione delle celle elettrolitiche e nell’ottimizzazione dei parametri operativi hanno permesso di ridurre i costi operativi e di migliorare l'efficienza complessiva. Biolisciviazione: Una Frontiera Innovativa a Bassa Temperatura La biolisciviazione, o bioleaching, rappresenta un metodo innovativo che utilizza microrganismi per dissolvere e recuperare i metalli dalle polveri di saldatura. Questo processo sfrutta la capacità di specifici batteri e funghi di produrre acidi organici e inorganici che dissolvono i metalli, consentendo il loro recupero a temperature ambientali. Applicazione della Biolisciviazione per Zinco e Stagno La biolisciviazione è particolarmente promettente per il recupero dello zinco, in quanto i batteri possono produrre acido solforico, dissolvendo efficacemente lo zinco dalle polveri. Studi recenti hanno esplorato l’uso del Thiobacillus ferrooxidans e del Thiobacillus thiooxidans per facilitare il processo. Analogamente, per lo stagno, la ricerca è ancora in fase iniziale, ma vi sono indicazioni positive sul ruolo dei funghi nel migliorare la dissoluzione dello stagno. Le Problematiche della Biolisciviazione Tra i principali problemi della biolisciviazione vi sono i tempi relativamente lunghi per la dissoluzione dei metalli e la difficoltà di gestire il pH e la concentrazione di ossigeno, fattori che influenzano l'attività microbica. Tuttavia, le nuove tecniche di coltura batterica e l’ingegneria genetica offrono soluzioni per accelerare i processi e migliorare l’efficienza complessiva. Conclusioni Le tecnologie a bassa temperatura per il riciclo dei metalli dalle polveri di saldatura rappresentano un progresso significativo nel campo della sostenibilità industriale e dell’economia circolare. L’adozione di approcci come i processi idrometallurgici, le tecnologie elettrochimiche e la biolisciviazione offrono una soluzione concreta per affrontare le sfide legate al recupero di risorse critiche come zinco e stagno. Questi metodi non solo consentono di ridurre il consumo energetico rispetto alle tecnologie pirometallurgiche tradizionali, ma contribuiscono anche a minimizzare l’impatto ambientale derivante dalla gestione delle polveri di saldatura, spesso considerate rifiuti pericolosi. Nonostante i progressi, permangono alcune problematiche da affrontare. Tra queste figurano l’ottimizzazione dei processi per garantire un recupero selettivo ed efficiente dei metalli, la gestione dei sottoprodotti residui e l'applicabilità industriale delle tecnologie emergenti, in particolare quelle basate sulla biolisciviazione. Inoltre, l’interesse per il riciclo dei metalli critici deve essere accompagnato da politiche di supporto e incentivi economici che favoriscano l’investimento in infrastrutture e ricerca.L'implementazione diffusa di queste tecnologie potrebbe contribuire a mitigare la dipendenza dalle risorse primarie, riducendo l’estrazione di minerali e le relative emissioni di gas serra. Inoltre, il recupero di metalli critici come zinco e stagno, essenziali per industrie strategiche come l’elettronica, la costruzione e la produzione di batterie, può rappresentare un vantaggio economico significativo per molte nazioni.In sintesi, le tecnologie a bassa temperatura per il riciclo dei metalli dalle polveri di saldatura non solo offrono soluzioni immediate per la gestione sostenibile dei rifiuti industriali, ma si profilano anche come un pilastro fondamentale per il futuro dell’economia circolare. Il loro sviluppo e la loro implementazione richiedono però una collaborazione sinergica tra industria, accademia e legislatori, così da massimizzare il loro potenziale e trasformare un problema ambientale in una risorsa economica sostenibile. © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-Cincinnati
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-Cincinnati
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Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-CincinnatiIl mercato dei tubi in HDPE sta allargando la possibilità di impego del prodotto rispetto ad altre tipologie ti materiali come il cemento, il metallo o il PVC. Grazie alla durabilità del materiale, alla facilità di costruzione, di taglio e per la semplicità di saldatura, l’HDPE offre al mercato dello scarico e trasporto delle acque, un’arma in più nella costruzione di reti idriche e fognarie.Oggi, è possibile produrre e installare tubi in HDPE con diametro fino a 1600 mm con un sistema produttivo del tutto semplificato e di grande efficacia. Il produttore di tubi in HDPE, Policonductos SA, ha acquistato una linea completa da Battenfeld-Cincinnati la cui testa permette la produzione di tubi di diverse dimensioni senza necessità di modifiche particolari della macchina. Con questo impianto industriale, la società specializzata nella produzione di tubi in HDPE, sta realizzando tubi con diametri fino a 1.600 mm. L'elemento chiave di questa linea di tubi di grande diametro è la testa, che ha la più grande distanza regolabile mai prodotta consentendo la produzione di tubi in un'ampia gamma di dimensioni senza la necessità di modifiche alla linea. La macchina recentemente consegnata permette un miglioramento delle estensioni massime di produzione, che finora erano offerte solo per tubi con diametri compresi tra 160 e 250 mm, 200-355 mm e 400-630 mm. Grazie alla nuova testa è stato compiuto il primo passo verso una gamma dimensionale completamente nuova per tubi fino a 1.600 mm di diametro. Il sistema di regolazione è particolarmente semplice quando si desidera produrre tubi di diverse dimensioni sulla linea e rispondere in modo flessibile e rapido alle richieste del mercato. La testa si adatta alla una nuova dimensione del tubo con la semplice pressione di un pulsante. Un altro grande vantaggio è la manipolazione in macchina. Proprio con tubi di grandi dimensioni, in una linea convenzionale sarebbe necessario un cambio ugello, che non solo rappresenta un'enorme perdita di tempo, ma anche un rischio per la sicurezza dovuto alle dimensioni. Con questa linea per tubi di grande diametro, che oltre ad essere dotata della nuova testa per il tubo, comprende anche un estrusore di ultima generazione, oltre a tutti i componenti prima e dopo il processo di estrusione stesso, raggiungendo una velocità di produzione in crescita a 2 t / h. I tubi in HDPE con una striscia colorata sono prodotti per l'approvvigionamento idrico, le acque reflue e le applicazioni minerarie, in una gamma di dimensioni da 406 x 12,5 mm a 1.651 x 97,1 mm. “Siamo assolutamente entusiasti delle possibilità che ci offre la nuova linea. Non solo ci ha permesso di espandere la nostra gamma di prodotti per includere tubi di grande diametro, ma ora possiamo anche implementare senza le richieste individuali dei clienti in termini di dimensioni dei tubi ", ha affermato Homero Garza, direttore generale di Polyconducts.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - tubi HDPE Fonte PT

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Economia circolare

La plastica ha straordinarie doti che hanno reso la nostra vita, attraverso le sue applicazioni, decisamente più comoda, sicura ed economicadi Marco ArezioNon sono sensazioni ma dati chiari e inconfutabili quanto la plastica sia economica, resistente, durevole, adatta agli alimenti e al medicale, impermeabile, elettricamente neutra, malleabile, modellabile, leggera, colorabile e con un impatto carbonico in fase di produzione molto basso. Il polverone mediatico sollevato da più parti, a volte spinto da interessi non cristallini e da persone che non hanno conoscenza del settore, anche a livello politico, attribuisce alla plastica colpe che non ha, come quella di inquinare il pianeta. Il problema esiste, non si deve negare, ma la questione è da ridurre a due fattori: il principale è l’abitudine dell’uomo a sbarazzarsi comodamente dei propri rifiuti, qualsiasi, nell’ambiente e la seconda è che i tassi di riciclo della plastica, come per altri prodotti, sono ancora molto bassi, per svariate ragioni che vedremo in questo articolo realizzato dalla Basf. I temi sono trattati attraverso l’intervista al Prof. Dr. Helmut Maurer, Giurista principale presso l’Unità Gestione Rifiuti e Riciclo della Commissione Europea, Direzione Generale per l’Ambiente e a Patricia Vangheluwe, PhD, Direttore Affari Consumatori e Ambientali presso PlasticsEurope. Il successo della plastica è indiscusso, contemporaneamente i suoi aspetti negativi come lo smaltimento dei rifiuti sono oggetto di molte discussioni. Il Prof. Dr. Helmut Maurer e Patricia Vangheluwe, PhD, due esperti nel settore delle materie plastiche, discutono le loro idee su come affrontare questa sfida globale. Le materie plastiche interessano quasi ogni settore delle nostre vite, apportando miglioramenti, comodità e risparmi sui costi. Da oltre 100 anni questi materiali altamente versatili contribuiscono a plasmare il nostro mondo e nuove materie plastiche sono sempre in fase di sviluppo. Ma poiché i rifiuti plastici si accumulano nelle discariche e negli oceani, il loro smaltimento costituisce oggi un serio problema ambientale. Patricia Vangheluwe, PhD, di PlasticsEurope, e il Professor Dr. Helmut Maurer della Commissione Europea per la Gestione dei Rifiuti e il Riciclo, discutono del dilemma dinanzi al quale ci troviamo. Per alcuni la parola “plastica” è diventata sinonimo di cultura usa e getta, tuttavia il materiale fornisce un enorme contributo alle nostre vite quotidiane. Ritenete che la plastica abbia un problema di immagine? Helmut Maurer: La plastica è vittima della sua versatilità e del suo grande successo. Cosa non facciamo con la plastica? Ce l’abbiamo persino nei nostri corpi come parte delle applicazioni medicali. Non c’è motivo di demonizzare la plastica. Il problema, dal mio punto di vista, è che è ampiamente abusata. La commercializziamo e la produciamo il più possibile ma poi non disponiamo degli strumenti per gestirla adeguatamente. L’obsolescenza programmata è diventata un principio industriale. Patricia Vangheluwe: Concordo che le materie plastiche soffrano di un problema di immagine e che dobbiamo cambiare questa situazione. Ad esempio dobbiamo fare molto di più per utilizzare i rifiuti plastici post-consumo come risorsa e far capire alla gente che la plastica è un materiale prezioso. Come società dobbiamo affrontare questo problema perché la plastica offre enormi possibilità per affrontare le sfide sociali ed è uno dei materiali più eco-efficienti in circolazione. Il consumo crescente ha creato problemi poiché gli stati fanno ogni sforzo possibile per gestire grandi quantitativi di materiale plastico come rifiuto. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), tra il 22% e il 43% dei rifiuti plastici finisce nelle discariche di tutto in modo invece di essere riutilizzato o riciclato. Come possiamo risolvere questo problema? Maurer: Nei paesi in via di sviluppo, la plastica viene praticamente sempre buttata via, in discarica o nella natura. Anche in Europa circa il 50% finisce in discarica. È chiaro che dobbiamo intervenire urgentemente. Quello di cui abbiamo bisogno è un divieto globale di collocamento in discarica. E abbiamo milioni di tonnellate di plastica decomposte in microparticelle che galleggiano nei nostri oceani – un flusso di altri 10 - 15 milioni di tonnellate raggiunge l’ambiente marino ogni anno. Dobbiamo parlare a livello globale – gli oceani non hanno confini. Dobbiamo inoltre lavorare sulla composizione chimica dei materiali. È necessario realizzare prodotti con materiali progettati per essere riciclati ed evitare additivi tossici che ne rendano difficoltoso il recupero. È una grande sfida per l’industria della plastica. Vangheluwe: Condivido l’opinione di Helmut che dobbiamo incoraggiare un divieto di collocamento in discarica a livello globale. Quando si arriva ai rifiuti post-consumo, l’intera catena di valore – dalle aziende produttrici di materie plastiche ai produttori, rivenditori e consumatori finali dei prodotti – può fare di più. Dobbiamo progettare prodotti per garantire l’eco-efficienza, che non è esattamente la stessa cosa della progettazione per il riciclo, e nel fare questo dobbiamo tener conto di quello che succederà con il prodotto alla fine della sua vita. Le società produttrici hanno sempre preso molto sul serio i rifiuti, perché dal punto di vista economico ha senso usare le risorse all’interno della produzione nel modo più efficiente possibile. Tutti gli sviluppi di prodotti e di applicazioni che stanno portando avanti sono destinati a rendere i prodotti più leggeri, più duraturi e più funzionali. Questo contribuisce a risparmiare risorse, il che ha effetti positivi simili alla prevenzione dei rifiuti. “Dobbiamo fare molto di più per utilizzare i rifiuti plastici post-consumo come risorsa e far capire alla gente che la plastica è un materiale prezioso.” Spesso per i paesi industrialmente avanzati risulta più economico spedire le materie plastiche via nave a migliaia di chilometri di distanza piuttosto che rilavorarle nel luogo in cui sono state usate. Non sarebbe opportuno rendere il riciclo vicino a casa più economicamente sostenibile? Vangheluwe: I riciclati di qualità dovrebbero essere considerati prodotti, così come qualunque altro prodotto in commercio. In un mercato libero i prodotti possono essere scambiati; domanda e offerta regolano il mercato. Ma sarebbe bene che i riciclatori procedessero di pari passo con la catena del valore vicino a casa per ricavare un valore maggiore da questi materiali riciclati. I produttori di materie plastiche possono aiutare i riciclatori perché hanno la conoscenza del materiale stesso. Queste informazioni possono contribuire a determinare a quali mercati possono essere destinati quei prodotti e come effettuare i controlli di qualità. Maurer: Come giustamente dice Patricia, i produttori conoscono meglio il loro materiale ed è estremamente importante che i riciclatori abbiano quella stessa conoscenza. C’è ancora molto da fare per semplificare questo trasferimento di conoscenze. Ci sono parecchie cose che possiamo fare per migliorare il riciclo interno delle materie plastiche. Innanzitutto possiamo fissare obiettivi per riciclare molto di più. Quindi dobbiamo anche agevolare i mercati. Possiamo definire criteri di cessazione della qualifica di rifiuto e creare una domanda del mercato verso il riciclo di alta qualità. Anche bruciare i rifiuti plastici per generare energia è un’industria. Poiché i tassi di riciclo della plastica a livello mondiale sono bassi, molti affermano che è una componente fondamentale del mix energetico. Ritenete che gli schemi di recupero di energia dai rifiuti utilizzando la plastica abbiano un ruolo a lungo termine? Maurer: In linea di massima, la combustione della plastica dovrebbe essere evitata perché nella combustione perdiamo l’energia di processo necessaria per produrre la plastica. La combustione rallenterà mano a mano che il riciclaggio diventerà più allettante. Ma la realtà è che molta plastica post-consumo non è adatta al riciclo – in parte a causa dei materiali nocivi immessi dai produttori, come alcuni ritardanti di fiamma o ftalati. Ma stiamo parlando di un obiettivo in movimento perché la plastica di domani – la plastica meglio riciclabile – porterà naturalmente a un riciclo maggiore. Un altro argomento importante contro la combustione della plastica è costituito dai cambiamenti climatici. Fino al 2050 abbiamo un budget massimo di 1.000 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 da rispettare se vogliamo limitare il riscaldamento globale a 2°gradi Celsius. Ma come già sappiamo le riserve globali di combustibili fossili sono pari a 2.900 miliardi di tonnellate di CO2. Se dovessimo lasciarle nel terreno, questo ci obbligherebbe a riciclare di più. Vangheluwe: Il recupero energetico costituisce a volte la soluzione più eco-efficiente, soprattutto per i rifiuti misti. Quando questo avviene da una prospettiva di ciclo di vita, il recupero dell’energia ha senso come una delle opzioni di gestione dei rifiuti. Si spera che un giorno ci sarà un’innovazione che ci consentirà di decomporre le materie plastiche miste che non possono essere riciclate in maniera sostenibile in materie prime che possono essere riutilizzate per produrre plastica in maniera economica ed ecosostenibile – questa sarebbe una conquista che contribuirebbe ad aumentare il riciclo della plastica. “Anche in Europa circa il 50% della plastica finisce in discarica. È chiaro che dobbiamo intervenire urgentemente. Quello di cui abbiamo bisogno è un divieto globale di collocamento in discarica.” Come ritenete si evolveranno i prodotti in plastica nei prossimi 50 anni? In quali settori vedete le maggiori opportunità e sfide? Maurer: Vorrei che la plastica si sbarazzasse della sua immagine negativa di materiale onnipresente, economico e facilmente scomponibile. Ma vorrei mettere in guardia dal ritenere che il futuro dipenda solo da una maggiore tecnologia. Dobbiamo affrontare il fatto che un tasso di crescita annuo globale del 5% nella produzione della plastica significherebbe raddoppiare la produzione ogni 14 anni, cosicché entro il 2043 produrremmo 1.200 milioni di tonnellate all’anno. Questo ovviamente non sarebbe sostenibile. Già oggi la plastica nell’ambiente marino è totalmente fuori controllo. Penso che stiamo producendo troppe cose di cui non abbiamo realmente bisogno. Vangheluwe: Vedremo sviluppi continui nell’imballaggio intelligente e negli accoppiati barriera, applicazioni medicali come protesi e anche materiali compositi più leggeri che possono essere usati nelle applicazioni strutturali per i mercati automobilistici e delle costruzioni. Le materie plastiche a base biologica continueranno ad essere sviluppate e credo che avremo materie plastiche miste che verranno utilizzate come flusso di materie prime per la plastica nei prossimi 50 anni. Assisteremo anche a un impiego crescente di CO2 come materia prima chiudendo in questo modo l’intero ciclo del carbonio. È quello che sta avvenendo ora per la produzione dei poliuretani. Se la plastica è destinata a continuare a fornire tutti i benefici che ha offerto fino ad ora, tutti noi dovremo continuare a lavorare alla sfida della gestione dei rifiuti come spazzatura e alla plastica nell’ambiente. Ho sempre ritenuto che la tecnologia e l’innovazione possano fare la differenza. Con una crescente educazione alla corretta gestione dei rifiuti e innovazione, la plastica continuerà a fornire soluzioni a molte delle sfide sociali che ci aspettano. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti

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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Pneumatici Esausti: Il Pericolo dei Rifiuti che non Galleggiano
Ambiente

Un Nemico Invisibile: Gli Pneumatici Esausti e il Loro Impatto Nascosto sull'Ambiente AcquaticoIn un articolo pubblicato qualche tempo fa dal titolo: "La Densità della Plastica Crea la sua Sfortuna nella Nostra Società", avevamo messo in guardia dal pericolo dei rifiuti che non si vedevano e da quelli che, molto bistrattati come la plastica, rimanevano visibili in acqua per via del loro peso specifico. Infatti, ci si indigna giustamente quando si vedono residui plastici galleggiare nei mari e nei fiumi, ma purtroppo non consideriamo altri tipi di rifiuti che, in modo scellerato, vengono abbandonati nei corsi d’acqua o nei mari stessi. Probabilmente ciò che non vediamo non ci fa paura, ma le conseguenze sull’ambiente dei rifiuti sommersi sono del tutto reali ed è meglio conoscerle. Il CNR si è preoccupato di fare delle comparazioni tra le microplastiche che galleggiano nei nostri mari e gli pneumatici che giacciono sui fondali, cercando di capire il grado di pericolosità per l’ambiente e l’uomo. Uno studio ha rilevato che, in acqua, i batteri che crescono sulle microparticelle derivate dagli pneumatici sono più pericolosi per l’ambiente rispetto a quelli che si sviluppano sui frammenti delle bottiglie di plastica, che invece potrebbero porre problemi per la salute dell’uomo. Plastiche e microplastiche sono riconosciute come un inquinante emergente con effetti nefasti sulla salute dell'ambiente, dell'uomo e degli animali acquatici. Uno studio dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania (Cnr-Irsa) ha dimostrato come microplastiche diverse possano causare un impatto differente sulle comunità batteriche in acqua. La ricerca è stata pubblicata su Journal of Hazardous Materials. Come ci spiega Gianluca Corno del Cnr-Irsa, in un sistema che replica un fiume o un lago italiano abbiamo comparato le comunità batteriche che crescono sul polietilene tereftalato (Pet) ricavato da una bottiglia di bibita, molto abbondante in acqua, con quelle che si sviluppano su particelle di pneumatico usato, quasi sconosciute a causa del fatto che tendono a non galleggiare e ad affondare molto lentamente”, spiega Gianluca Corno del Cnr-Irsa. Abbiamo quindi dimostrato che la prima offre rifugio a batteri patogeni umani che possono causare rischio immediato per la salute umana, senza però favorirne una crescita immediata. Le particelle di pneumatico, grazie al rilascio costante di materia organica e nutrienti, favoriscono invece la crescita abnorme di batteri cosiddetti opportunisti che, pur non causando un rischio diretto per l'uomo, causano una perdita di qualità ambientale, di biodiversità microbica, e un conseguente depauperamento dei servizi ecosistemici offerti. Generalmente le comunità batteriche che crescono sulle microplastiche come biofilm sono studiate senza approfondirne le differenze legate al tipo di plastica su cui proliferano, ma come un unico comparto, la cosiddetta plastisfera. Questo risultato ci pone, per la prima volta, di fronte alla necessità di riconsiderare i metodi di analisi dell'inquinamento da microplastiche e di tenere in conto le particelle di pneumatico, che possono avere un impatto decisivo sulla qualità degli ecosistemi acquatici in nazioni come l'Italia dove i fiumi sono particolarmente esposti a questo tipo di inquinamento.ACQUISTA IL LIBRO ACQUISTA IL LIBROFonti: CNR

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https://www.rmix.it/ - Donald Trump e l’ombra dei dittatori: il carisma dell’ego e la fragilità del potere
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Donald Trump e l’ombra dei dittatori: il carisma dell’ego e la fragilità del potere
Management

Un’analisi storica e psicologica sulle affinità tra lo stile politico di Donald Trump e i grandi leader autoritari del NovecentoDonald Trump ha incarnato, nella politica americana contemporanea, la figura dell’uomo “fuori dal sistema”, del salvatore che si erge a difesa del popolo contro un’élite corrotta e distante. Questo mito, profondamente emotivo, non è nuovo: nella storia del Novecento, figure come Benito Mussolini, Adolf Hitler o Juan Perón hanno costruito la propria forza su una promessa di riscatto collettivo. In tutti i casi, la narrazione segue la stessa logica: un popolo umiliato, un passato glorioso da riconquistare, un capo forte che restituisce dignità alla nazione. Trump ha riformulato questa visione in chiave mediatica e americana, trasformando la politica in un’estensione del suo brand, dove lo slogan Make America Great Again è divenuto una sorta di credo identitario. L’ego come architettura del potere personale Ogni regime carismatico si fonda sull’idea che il capo sia non solo guida politica, ma incarnazione stessa della nazione. Mussolini diceva: “Io sono l’Italia.” Hitler vedeva in sé la “provvidenza tedesca”. Trump, in modo più sottile ma non meno egocentrico, si è presentato come unico interprete della volontà popolare: “I alone can fix it”, dichiarò nel 2016. L’ego non è solo un tratto caratteriale, ma una strategia di costruzione del potere. Il leader narcisista non ammette delega né condivisione: ogni successo è personale, ogni critica è tradimento. La politica diventa una proiezione psicologica, un’estensione del sé. In questo senso, la Casa Bianca sotto Trump ha assunto le sembianze di un impero privato, dove il confine tra la persona e l’istituzione si dissolve. Il linguaggio emotivo e la folla come strumento politico I dittatori del passato hanno compreso, prima di ogni altro, che la folla non cerca verità ma appartenenza. Le adunate di Mussolini, i comizi di Perón o i raduni di massa del nazismo erano riti collettivi che sostituivano la ragione con l’emozione. Trump, in un contesto democratico e mediatico, ha riprodotto quella stessa dinamica. I suoi comizi, scanditi da slogan e gesti teatrali, evocano la stessa energia rituale. L’oratoria è semplice, ripetitiva, quasi ipnotica. Il linguaggio è corporeo, visivo, aggressivo. Come ogni capo populista, Trump parla “al ventre” della gente, non alla sua mente. La folla, in questo schema, non è pubblico ma specchio: riflette e amplifica il suo ego, ne conferma il potere simbolico. Ogni applauso diventa un atto di fede. La costruzione del nemico come forma di identità Ogni potere autoritario vive di opposizioni. Non si definisce per ciò che è, ma per ciò che combatte. I regimi del Novecento individuavano nel comunismo, negli ebrei, nei nemici esterni o nei dissidenti interni il collante della propria ideologia. Trump ha usato lo stesso meccanismo, adattato ai tempi moderni: i migranti, la stampa, il “deep state”, le agenzie federali, gli oppositori repubblicani. Tutti diventano parte di una grande cospirazione. La politica si trasforma in una guerra simbolica dove la complessità è bandita. “Chi non è con me è contro di me”: una frase che sintetizza il principio totalitario per eccellenza. L’elettore, come il suddito di un tempo, non è chiamato a riflettere, ma a schierarsi. Il disprezzo per la mediazione e il culto dell’immediatezza Le istituzioni democratiche vivono di compromesso e di mediazione. Ma per un leader carismatico, la lentezza del confronto è un fastidio. Mussolini definiva il Parlamento “un teatrino inutile”, Hitler lo sciolse con il fuoco, Perón lo marginalizzò. Trump non ha potuto distruggere le istituzioni, ma ha tentato di delegittimarle. I giornalisti erano “nemici del popolo”, i giudici “politicizzati”, i funzionari “traditori”. È il linguaggio dell’uomo d’azione contro la burocrazia, dell’immediatezza contro la riflessione. Ma dietro questo mito dell’efficienza si cela una visione autoritaria del potere: quello che non obbedisce, ostacola. E ciò che ostacola, va eliminato — simbolicamente o mediaticamente. L’estetica della forza e la teatralità del comando Il potere autoritario si nutre di immagini. Mussolini curava la postura, Hitler i gesti, Stalin i ritratti. Trump, nell’era dei social e della televisione, ha reinventato quella stessa estetica. La forza non è solo un valore, ma una rappresentazione: il leader deve apparire instancabile, invincibile, virile. Il suo linguaggio corporeo è un arsenale simbolico: dita puntate, sopracciglia alzate, tono imperioso. Come i dittatori del passato, Trump disprezza la fragilità. Il corpo del capo, la sua ricchezza, la sua “success story” sono metafore di dominio. L’immagine è potere, e il potere è immagine.Trump e Putin: convergenze autoritarie e divergenze culturaliSe esiste una figura contemporanea con cui Trump è stato più volte paragonato — e a tratti ammirato — è Vladimir Putin. Entrambi condividono una visione verticale del potere, un linguaggio machista e la convinzione che il leader debba incarnare la nazione. Ma dietro queste somiglianze si celano differenze sostanziali di cultura, metodo e finalità.Putin nasce dal silenzio, Trump dal rumore. L’ex agente del KGB è figlio della segretezza sovietica, del controllo e della strategia. Trump, invece, è prodotto dello spettacolo, della televisione e dell’eccesso. Il primo governa attraverso la paura e l’opacità, il secondo attraverso la visibilità e la provocazione.Entrambi riducono la politica a un atto personale. Putin la plasma con disciplina e freddezza; Trump con narcisismo e improvvisazione. Ma la sostanza è la stessa: concentrare il potere in un solo uomo e presentarlo come destino inevitabile.Sul piano psicologico, condividono la diffidenza verso la debolezza e la convinzione che la forza — militare o simbolica — sia la misura del rispetto. Tuttavia, la differenza profonda è nel rapporto con l’istituzione. Putin ne è il custode autocratico, Trump il distruttore mediatico. Il primo difende lo Stato come corpo sacro, il secondo lo smantella per dimostrare di essere più grande di esso.Eppure entrambi hanno capito una verità antica: che l’egemonia moderna non nasce più dai carri armati, ma dalla percezione. Putin la controlla; Trump la manipola. Il primo teme il caos, il secondo lo usa come strumento. Due volti di un’autorità che, pur diversamente, si nutre della stessa fame: quella di dominio e riconoscimento. La menzogna come mito politico e comunicativo Il totalitarismo del XX secolo ha insegnato che la menzogna, ripetuta, diventa verità collettiva. Goebbels teorizzò la “grande bugia” come strumento di controllo mentale. Trump ha portato questa strategia nel XXI secolo, sostituendo la propaganda statale con quella digitale. Le sue false affermazioni non mirano a convincere, ma a confondere: dissolvono il concetto stesso di realtà. Nell’era post-verità, il leader non impone una dottrina: crea un universo alternativo dove ogni fatto può essere reinterpretato. È un potere sottile ma pericoloso, perché erode la fiducia nelle istituzioni e rende impossibile il dialogo razionale. Il fallimento negato e la fragilità dell’ego travestita da forza Il leader carismatico non ammette la sconfitta. Per Mussolini, la disfatta militare fu colpa dei generali; per Hitler, un tradimento; per Trump, le elezioni del 2020 furono “rubate”. Negare la realtà serve a proteggere l’immagine di infallibilità. La verità, per questi uomini, non è un valore ma una minaccia. Il loro potere si fonda su una fede personale che non tollera incrinature. Dietro la maschera della forza, però, si nasconde una profonda insicurezza: la paura di essere dimenticati, di perdere l’applauso, di scomparire nell’indifferenza. L’ego autoritario è una corazza fragile: ha bisogno continuo di specchiarsi nel consenso. Mussolini cercava la folla di Piazza Venezia, Hitler quella del Reichstag, Trump quella virtuale dei social network. Tutti, in modi diversi, hanno costruito un culto di sé che finisce per inghiottire la realtà. Conclusione: l’ombra lunga del carisma Il parallelismo tra Trump e i dittatori storici non sta nella violenza istituzionale, ma nella psicologia del potere. La differenza è di contesto, non di dinamica: il mondo democratico contemporaneo, con i suoi media globali, offre nuovi strumenti per la stessa antica pulsione — quella di dominare attraverso l’immagine. Trump, come i capi del passato, ha saputo sedurre le paure e modellare il linguaggio della rabbia. Ma ciò che lo lega a loro è, in fondo, una fragilità universale: l’impossibilità di vivere senza l’adorazione del pubblico. E quando il potere si riduce a un riflesso del proprio ego, il rischio non è solo per chi governa, ma per tutta la democrazia che lo circonda.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi Perde
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi Perde
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Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi PerdeLa società di consulenza Bloomberg ha redatto uno studio che ha analizzato alcune grandi società in settori differenti come quello del petrolio, delle forniture energetiche, delle miniere e del settore dei prodotti di consumo.Il lavoro si basava sugli obbiettivi societari dichiarati in termini di impatti produttivi e sui risultati circa il loro rispetto. Total, come si legge nel comunicato, è risultata tra quelle società che hanno conseguito il punteggio più alto. Nello specifico, il 13 aprile, BloombergNEF ha pubblicato il suo primo studio sull'allineamento delle strategie aziendali con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Con un punteggio di 97/100, Total si è classificata al terzo posto a livello mondiale nel sondaggio, tra i quattro settori di attività studiati (Oil and Gas, Utilities, Metals & Mining, Consumer Goods) e primo nel suo settore. Lo studio, intitolato “UN Sustainable Development Goals for Companies: Primer” valuta le aziende sulla base di un'analisi di 10 categorie di criteri, in termini di integrazione degli SDGs nella loro strategia, identificazione dei loro impatti prioritari e obiettivi di miglioramento. La valutazione tiene anche conto della trasparenza della rendicontazione associata. Dal 2016, Total si è impegnata a contribuire al raggiungimento degli SDG e li utilizza come punto di riferimento per misurare e definire le priorità dei suoi impatti. Il Gruppo ha anche svolto un ruolo pionieristico nella rendicontazione relativa agli SDG contribuendo al lavoro della piattaforma creata nel 2017 da UN Global Compact e Global Reporting Initiative (GRI). “Total è risolutamente impegnata in una trasformazione che affronti le sfide dell'agenda di sviluppo sostenibile: combattere il riscaldamento globale, fornire soluzioni tangibili e promuovere attivamente una transizione giusta. Total vuole essere un punto di riferimento per l'impegno aziendale verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono lieto che l'impegno dei nostri team sia stato riconosciuto con questa prima classifica ", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e Amministratore delegato di Total . Lo studio Bloomberg riconosce l'allineamento della strategia aziendale di Total con obiettivi climatici chiaramente dichiarati (SDG 13), la sua trasformazione in un'ampia azienda energetica con progetti tangibili di energia a basse emissioni di carbonio (SDG 7) e l'uso del suo peso economico e sociale, in particolare all'interno della propria catena di fornitura (SDG 8). Lo studio evidenzia anche il lavoro di Total sull'informativa trasparente, con la pubblicazione di report dettagliati sugli SDG. Total ritiene che la trasparenza sia essenziale per costruire rapporti di fiducia con i propri stakeholder e per porre il Gruppo in un percorso di miglioramento continuo.

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https://www.rmix.it/ - Bolsonaro: l’Amazonia è Nostra non Vostra
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Bolsonaro: l’Amazonia è Nostra non Vostra
Ambiente

La foresta Amazzonica non è mai stata così minacciata da quando il presidente Bolsonaro vuole imitare Trumpdi Marco ArezioChe l’elezione del presidente Bolsonaro fosse una pessima notizia per la tutela dell’ambiente era una cosa risaputa ma che a soli nove mesi dall’elezione fosse riuscito a collezionare un disastro ambientale in Amazzonia di queste proporzione nessuno sarebbe riuscito a prevederlo. Nella sua politica liberistica coniuga ignoranza sui temi scientifici legati alle risorse ambientali, necessari per la sopravvivenza degli stessi Brasiliani, ad una certa arroganza condita con una lungimiranza politica al quanto discutibile.  Dare a Macron del colonialista a seguito del tentativo del presidente francese di far capire l’ovvio a Bolsonaro sembrerebbe una scenetta teatrale poco degna di uno statista.  Il business di togliere la terra alla foresta, tramite il fuoco, per permettere agli allevatori di estendere i pascoli intensivi allo scopo di sostenere un’attività, quella della produzione di carne, di per sé tra le maggiori attività inquinanti al mondo, comporta un incomprensibile disegno di autodistruzione che anche i bambini possono facilmente comprendere.  La politica del presidente Bolsonaro evidentemente non arriva a tanto, ma preferisce accusare le associazioni ambientalistiche degli incendi con lo scopo di farsi pubblicità o lamentarsi che non ha i mezzi per poter contenere il fuoco nel suo paese.  Come sempre, dove la politica non ragiona per il bene dei propri cittadini, sono i cittadini del mondo che possono condizionare e boicottare pacificamente gli interessi economici che sono alla base di questi disastri.  Come? Semplicemente continuare a preferire nei propri acquisti prodotti che vengano da filiere alimentari che non abbiano creato danni all’ecosistema.  Ricordandoci sempre che la produzione di ossigeno che viene dall’Amazzonia copre il 20% del nostro fabbisogno mondiale e che l’anidride carbonica immessa in atmosfera tramite questi incendi andrà a pesare in modo importante sul riscaldamento globale, che a catena velocizzerà tutta una serie di conseguenze ambientali già molto gravi, sarebbe importante che ognuno facesse la propria parte per contrastare l’accelerazione dell’implosione della specie umana.Approfondisci l'argomento

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https://www.rmix.it/ - Rivestimenti Polimerici Ecologici a Base di Silani per la Protezione dei Metalli
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Informazioni Tecniche

Innovazione sostenibile per prevenire la corrosione dei metalli in ambienti estremidi Marco ArezioLa protezione delle superfici metalliche dalla corrosione rappresenta una delle sfide principali in ambito industriale, con importanti implicazioni sia economiche che ambientali. La corrosione, infatti, non solo compromette l'efficienza e la sicurezza delle strutture, ma genera costi elevati per manutenzione e sostituzione. In questo contesto, i rivestimenti polimerici a base di silani si stanno affermando come una soluzione innovativa e sostenibile per estendere la vita utile dei metalli esposti a condizioni ambientali avverse. Questo articolo si propone di analizzare in dettaglio le proprietà protettive di questi rivestimenti, la loro efficienza, le applicazioni pratiche e l’impatto positivo sulla sostenibilità ambientale.Caratteristiche dei Rivestimenti a Base di SilaniI silani sono composti organosiliconici caratterizzati da gruppi funzionali che permettono una forte adesione chimica alle superfici metalliche, garantendo al contempo una reattività ottimizzata con materiali polimerici. Questa combinazione unica li rende particolarmente adatti a creare barriere protettive contro ossigeno, umidità e agenti chimici aggressivi. Grazie alla loro versatilità, i silani facilitano l’adesione tra substrati metallici e strati organici, migliorando significativamente le prestazioni del rivestimento.Un altro aspetto distintivo è l’approccio eco-compatibile che i silani offrono. Rispetto ai rivestimenti tradizionali, la loro applicazione comporta una ridotta emissione di composti organici volatili (VOC), minimizzando l’impatto ambientale durante il processo di produzione e utilizzo. Inoltre, l'ottimizzazione delle formulazioni chimiche ha permesso di incrementare le proprietà meccaniche e termiche dei rivestimenti, migliorandone la resistenza e la durata nel tempo.Meccanismo di ProtezioneIl meccanismo protettivo dei rivestimenti a base di silani si basa sulla formazione di un reticolo tridimensionale che si ancora saldamente alla superficie metallica tramite legami covalenti e idrogeno. Questo reticolo agisce come una doppia barriera: fisica, impedendo il contatto diretto tra il metallo e gli agenti corrosivi, e chimica, intrappolando molecole reattive all'interno della struttura del rivestimento.La densità del reticolo e la composizione chimica del rivestimento sono fattori determinanti per la sua efficacia. Studi sperimentali hanno dimostrato che rivestimenti con un’elevata densità reticolare offrono una protezione superiore, mantenendo intatte le proprietà adesive anche dopo prolungate esposizioni a condizioni ambientali estreme.Prestazioni in Condizioni EstremePer valutare l’efficienza dei rivestimenti silanici, sono stati condotti rigorosi test su superfici metalliche trattate, sottoponendole a nebbia salina, umidità elevata e cicli termici estremi. I risultati di questi esperimenti hanno evidenziato una drastica riduzione del tasso di corrosione rispetto alle superfici non trattate. Anche dopo centinaia di ore di esposizione, le proprietà protettive del rivestimento sono rimaste pressoché inalterate, garantendo un’eccellente preservazione delle superfici metalliche.L’adattabilità dei rivestimenti è un altro elemento chiave. Grazie alla possibilità di personalizzare le formulazioni, è possibile ottenere prestazioni ottimali anche in applicazioni particolarmente esigenti, come quelle tipiche del settore aerospaziale o offshore.Applicazioni Industriali e Benefici AmbientaliL’adozione di rivestimenti a base di silani sta crescendo rapidamente in numerosi settori industriali, tra cui l’automotive, il settore marittimo e la produzione di elettrodomestici. In ciascuno di questi ambiti, i rivestimenti offrono una combinazione unica di resistenza chimica, durata meccanica e facilità di applicazione, rendendoli una scelta superiore rispetto ai rivestimenti tradizionali.Dal punto di vista ambientale, i benefici sono altrettanto significativi. I rivestimenti silanici sono privi di solventi tossici e contribuiscono a ridurre la frequenza degli interventi di manutenzione, diminuendo così l’uso di risorse e l’emissione di rifiuti. Inoltre, grazie alla loro compatibilità con i processi di riciclo dei metalli, questi rivestimenti si inseriscono perfettamente in una strategia di economia circolare, contribuendo a un minore impatto ambientale complessivo.Innovazioni Future e ProspettiveL’evoluzione dei rivestimenti silanici è solo all’inizio. Futuri sviluppi potrebbero focalizzarsi sull’ulteriore ottimizzazione delle formulazioni per rispondere a esigenze specifiche di settori altamente tecnologici, come quello biomedicale o delle energie rinnovabili. Inoltre, l’integrazione di tecnologie di monitoraggio avanzate potrebbe consentire una gestione predittiva della corrosione, migliorando ulteriormente l’efficienza e la sostenibilità delle soluzioni adottate.Parallelamente, la ricerca continua a esplorare nuove combinazioni chimiche che possano ampliare il range di applicazioni dei rivestimenti silanici, rendendoli ancora più versatili e performanti.ConclusioniI rivestimenti polimerici a base di silani rappresentano una svolta nella protezione dei metalli, offrendo un’alternativa efficace ed ecologica ai metodi tradizionali. La loro capacità di combinare prestazioni elevate con un ridotto impatto ambientale li rende una scelta ideale per numerose applicazioni industriali. Con l’avanzamento della ricerca e l’implementazione di nuove tecnologie, il loro ruolo nell’industria è destinato a crescere, contribuendo a un futuro più sostenibile e innovativo.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Enilive: Da Gela decolla il futuro del biojet sostenibile per l'aviazione europea
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Enilive: Da Gela decolla il futuro del biojet sostenibile per l'aviazione europea
Notizie Generali

La bioraffineria di Gela guida la transizione verso carburanti a basse emissioni con il biojet, contribuendo alla decarbonizzazione dell'aviazione e agli obiettivi green dell'UEdi Marco ArezioGela si afferma come protagonista nel settore dell'aviazione sostenibile grazie a Enilive, che ha inaugurato la produzione di biojet presso la bioraffineria locale. La società interamente controllata da Eni si posiziona come la seconda azienda energetica europea, dopo la finlandese Neste, a sviluppare una soluzione innovativa per la decarbonizzazione del trasporto aereo. Un progetto ambizioso per l'aviazione verde La bioraffineria di Gela, già riconvertita nel 2019, rappresenta un pilastro chiave nella strategia di Eni per ridurre l'impatto ambientale dei combustibili fossili. Con una capacità di lavorazione annua di 736 mila tonnellate di biomassa, l'impianto produce biojet utilizzando materie prime di origine sostenibile, tra cui oli alimentari esausti e sottoprodotti della lavorazione di oli vegetali. Entro il 2030, Enilive prevede di ampliare la propria capacità produttiva fino a 5 milioni di tonnellate di SAF (Sustainable Aviation Fuel), contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità stabiliti dall'Unione Europea. Il regolamento FuelEU, infatti, richiede che il carburante per aerei includa una percentuale crescente di SAF, passando dal 2% attuale fino al 70% entro il 2050. Un contributo decisivo per l'Europa Gela, con la sua posizione strategica, sarà in grado di coprire una parte significativa della domanda europea di biojet entro il 2025. Questo traguardo è il risultato di investimenti significativi da parte di Eni, che ha destinato 2 miliardi di euro per sviluppare tecnologie innovative e ampliamenti infrastrutturali. Parallelamente, Enilive sta portando avanti progetti di bio-raffineria in Asia, con impianti in Corea del Sud e Malesia, e il rilancio della chimica verde nel sito di Priolo (Siracusa), dove entro il 2028 entreranno in funzione nuovi impianti per biocarburanti. Questi sviluppi si inseriscono nella strategia di lungo termine per la transizione energetica e la decarbonizzazione. Prospettive economiche solide Secondo Stefano Ballista, CEO di Enilive, le aspettative economiche del SAF sono promettenti, con proiezioni di ritorni economici doppi rispetto agli investimenti. Inoltre, il recente accordo di vendita del 25% delle quote societarie a KKR per 2,9 miliardi di euro rafforza la posizione finanziaria di Enilive, garantendo ulteriori risorse per l'espansione del business. Un passo verso un'aviazione sostenibile La produzione di biojet a Gela segna una svolta importante nel panorama energetico italiano ed europeo. Questo carburante non solo riduce significativamente le emissioni di CO2, ma contribuisce anche a promuovere un modello di economia circolare, valorizzando i rifiuti come risorsa. Con la visione strategica di Enilive e il sostegno di Eni, Gela diventa un simbolo di innovazione e sostenibilità, tracciando la rotta verso un futuro più verde per l'aviazione mondiale.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Carbonio Solido da Fonti Riciclate: Una Rivoluzione Sostenibile nell'Economia Circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Carbonio Solido da Fonti Riciclate: Una Rivoluzione Sostenibile nell'Economia Circolare
Economia circolare

Trasformare i Rifiuti in Risorse: Le Innovazioni e le Applicazioni del Carbonio Solido nel Cammino verso la Sostenibilità di Marco ArezioIn un'epoca che vede una costante ricerca di soluzioni eco-compatibili per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, il carbonio solido si afferma come una soluzione promettente, in grado di reinterpretare il concetto di sostenibilità. Questa innovativa strategia implica l'uso della pirolisi del metano, un processo che decompone il metano in idrogeno e carbonio solido senza produrre emissioni di CO2. Tale approccio non solo previene le emissioni di gas serra, ma produce anche carbonio solido come sottoprodotto, il quale trova applicazione in diverse aree industriali. Cosa è il Carbonio Solido Il carbonio solido, prodotto attraverso vari processi industriali tra cui la pirolisi del metano, è una forma di carbonio puro o quasi puro che si manifesta in stato solido. Questo materiale presenta una serie di proprietà uniche che ne fanno un candidato ideale per diverse applicazioni nel campo industriale, tecnologico e ambientale. Caratteristiche del Carbonio Solido Il carbonio solido è una forma allotropica dell'elemento carbonio, caratterizzata da una struttura atomica che gli conferisce un insieme unico di proprietà fisiche e chimiche. Queste proprietà rendono il carbonio solido estremamente versatile e prezioso per una vasta gamma di applicazioni industriali e tecnologiche. Di seguito, vengono esplorate le principali caratteristiche fisiche e chimiche del carbonio solido. Caratteristiche Fisiche e Chimiche Struttura Cristallina e Amorfa: Il carbonio solido può presentarsi in forme cristalline come il diamante e la grafite, o in forme amorfe come il nero di carbonio e il carbonio attivo. La struttura cristallina del diamante gli conferisce estrema durezza e elevata trasparenza, mentre la grafite, composta da strati di atomi di carbonio organizzati in un reticolo esagonale, è morbida e buona conduttrice di elettricità. Le forme amorfe, d'altra parte, sono caratterizzate da una disposizione atomica meno ordinata. Elevata Resistenza Meccanica: Il carbonio solido, soprattutto nella sua forma di diamante, è noto per essere uno dei materiali naturali più duri, rendendolo ideale per applicazioni che richiedono materiali di elevata resistenza e durabilità. Conduttività Termica ed Elettrica: Mentre il diamante è uno dei migliori conduttori di calore, la grafite è apprezzata per la sua capacità di condurre elettricità, caratteristica che la rende utile in numerosi contesti elettronici e termici. Leggerezza e Porosità: Forme di carbonio solido come il carbonio attivo e i nanotubi di carbonio si distinguono per la loro leggerezza e porosità, che li rendono ideali per applicazioni di filtrazione, stoccaggio di energia, e rinforzo di materiali compositi. Stabilità Chimica: Il carbonio solido è generalmente resistente agli attacchi chimici a temperatura ambiente, il che lo rende adatto per applicazioni in ambienti corrosivi o per la manipolazione di sostanze chimiche aggressive. Reattività a Temperature Elevate: Sebbene stabile a temperatura ambiente, il carbonio solido può reagire con diversi elementi a temperature elevate, formando composti come carburi e ossidi di carbonio. Comportamento in Presenza di Luce: Il carbonio solido, in particolare nella forma di diamante e grafite, mostra comportamenti interessanti in presenza di luce. Il diamante ha un alto indice di rifrazione, che contribuisce al suo brillante scintillio, mentre la grafite assorbe la luce, risultando in un colore nero opaco. In sintesi, le caratteristiche fisiche e chimiche del carbonio solido lo rendono un materiale di straordinaria importanza in una moltitudine di settori, dalla tecnologia avanzata all'ingegneria dei materiali, dalla chimica ambientale alla produzione energetica, illustrando l'incredibile versatilità e il potenziale di questo elemento fondamentale. Applicazioni del Carbonio Solido Materiali Compositi: Il carbonio solido è utilizzato per rinforzare materiali compositi, conferendo loro resistenza e leggerezza. Questo è particolarmente utile nell'industria aerospaziale, automobilistica e nella produzione di attrezzature sportive. Elettronica e Tecnologia: Grazie alla sua eccellente conducibilità, il carbonio solido trova impiego in componenti elettronici, batterie, celle a combustibile e supercondensatori. I nanotubi di carbonio, ad esempio, sono utilizzati per sviluppare circuiti elettronici miniaturizzati di alta precisione. Filtrazione e Purificazione: Il carbonio attivo, una forma porosa di carbonio solido, è ampiamente impiegato per filtrare acqua e aria, rimuovendo contaminanti e impurità grazie alla sua elevata superficie di adsorbimento. Agricoltura e Terriccio: Il biochar, un tipo di carbonio solido ottenuto dalla pirolisi di biomasse, viene utilizzato come emendante per il suolo. Migliora la fertilità del terreno, la ritenzione di acqua e nutrienti e contribuisce alla cattura del carbonio, riducendo l'impatto dell'agricoltura sul cambiamento climatico. Industria degli Pneumatici e della Gomma: Il nero di carbonio è un componente chiave nella produzione di pneumatici e vari prodotti in gomma, migliorandone la resistenza all'usura e le proprietà fisiche. Sequestro di Carbonio: L'utilizzo del carbonio solido in applicazioni stabili e a lungo termine, può contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, sequestrando carbonio che altrimenti sarebbe rilasciato nell'atmosfera. Vantaggi Ambientali del Carbonio Solido L'impiego del carbonio solido, in particolare quando derivato da processi sostenibili come la pirolisi da risorse rinnovabili, presenta vantaggi significativi in termini ambientali. Contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2, promuove l'economia circolare attraverso il riutilizzo di sottoprodotti industriali, e supporta lo sviluppo di tecnologie e materiali sostenibili. Produzione del Carbonio Solido da Fonti Riciclate Il carbonio solido da fonti rinnovabili si riferisce al carbonio ottenuto tramite la trasformazione di materie prime organiche provenienti da fonti rinnovabili, anziché da fonti fossili come petrolio, gas naturale o carbone. Questa trasformazione avviene generalmente attraverso processi termochimici come la pirolisi o la gassificazione, che convertono la biomassa in carbonio solido e altri prodotti. Il concetto si inserisce perfettamente nell'ambito dell'economia circolare e dello sviluppo sostenibile, offrendo un'alternativa ecocompatibile e rinnovabile per la produzione di materiali a base di carbonio. Fonti Rinnovabili per la Produzione di Carbonio Solido Le fonti rinnovabili utilizzate per la produzione di carbonio solido includono una vasta gamma di biomasse, come: Rifiuti Agricoli: Residui di coltivazioni come paglia, gusci di riso e scarti di potatura. Rifiuti Forestali: Trucioli di legno, rami, foglie e altri residui della gestione forestale. Rifiuti Organici Urbani: Parti non riciclabili di rifiuti alimentari e verde urbano. Alghe e Biomasse Acquatiche: Fonti ad alta crescita che non competono con le terre agricole. Processi di Trasformazione La trasformazione di queste materie prime in carbonio solido avviene principalmente attraverso due processi: Pirolisi Un processo termochimico che decompone la materia organica in assenza di ossigeno, producendo biochar (una forma stabile di carbonio solido), oltre a gas e olio pirolitico. Il biochar, un materiale carbonioso prodotto dalla pirolisi di biomassa organica in assenza di ossigeno, ha guadagnato riconoscimento per il suo potenziale nel miglioramento della fertilità del suolo, nella gestione dei rifiuti organici e nel sequestro del carbonio.La storia del biochar si intreccia con quella delle Terra Preta nell'Amazzonia precolombiana, suoli incredibilmente fertili creati artificialmente dagli indigeni tramite l'incorporazione di carbone di legna, rifiuti organici, ossa, e ceramiche rotte. Questa pratica antica non solo migliorava la produttività agricola ma immobilizzava anche il carbonio nel suolo per millenni, contrastando l'emissione di CO2. Il riconoscimento moderno del biochar come strumento per il miglioramento del suolo e il sequestro del carbonio si ispira direttamente a queste antiche pratiche agricole.La produzione di biochar avviene, come abbiamo detto, attraverso la pirolisi, un processo termochimico che scompone la biomassa organica a temperature tra 350 e 700 gradi Celsius in condizioni di basso ossigeno o anaerobiche. Questo processo differisce dalla combustione e dalla gasificazione per le sue condizioni operative e per il fatto che il principale prodotto desiderato è il carbone, anziché l'energia.Gassificazione Simile alla pirolisi, ma condotta in presenza di una quantità limitata di ossigeno o vapore, che converte la biomassa in un gas sintetico (syngas) e carbonio solido. Il processo permette una gestione più flessibile delle risorse e la produzione di energia insieme al carbonio solido.

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https://www.rmix.it/ - Il Trenino del Foliage: viaggio incantato nelle foreste tra Domodossola e Locarno
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Trenino del Foliage: viaggio incantato nelle foreste tra Domodossola e Locarno
Slow Life

Il Trenino del Foliage, 52 chilometri di emozioni tra i boschi del Piemonte e del Canton Ticino, tra paesaggi dorati, vallate alpine e piccoli borghi sospesi nel tempodi Marco ArezioC’è un momento dell’anno, sospeso tra il caldo addio dell’estate e il primo respiro d’inverno, in cui le montagne del Piemonte e del Ticino si accendono di un fuoco gentile: è il periodo del foliage, quando le foglie cambiano colore e la natura si veste d’oro, rame e rubino. È in questo scenario che prende vita il Trenino del Foliage, una linea ferroviaria panoramica che collega Domodossola a Locarno, attraversando vallate, boschi e piccoli borghi che sembrano usciti da un quadro impressionista. Appena si sale a bordo, la prima sensazione è quella di un ritorno alla lentezza: il tempo smette di correre e diventa parte del paesaggio. I suoni del viaggio sono antichi — il respiro regolare della locomotiva, il fruscio delle ruote sui binari, i rintocchi lontani di una campana di paese. La luce filtra tra gli alberi e disegna ombre in continuo movimento sui vetri del treno. Il profumo del bosco, misto a quello della pioggia e della terra umida, accompagna ogni chilometro. È un viaggio dei sensi e della memoria, un invito a guardare, respirare e ascoltare. Il percorso tra Italia e Svizzera: un mosaico naturale La Ferrovia Vigezzina-Centovalli si sviluppa per 52 chilometri tra Italia e Svizzera, collegando due mondi diversi eppure uniti da una stessa anima alpina. La partenza è da Domodossola, cittadina dal fascino ottocentesco, circondata da montagne severe e da un centro storico fatto di vicoli lastricati e balconi fioriti. Da qui il treno si inerpica verso la Val Vigezzo, la “valle dei pittori”, chiamata così per la luce speciale che ha ispirato artisti come Carlo Fornara e Giovanni Battista Ciolina, ma anche poeti e viaggiatori di ogni epoca. Dopo pochi minuti di viaggio, i paesaggi si aprono: faggete e castagneti si alternano a prati e piccoli corsi d’acqua che riflettono il cielo. Ogni stazione ha un nome che suona come una promessa: Masera, Druogno, Santa Maria Maggiore, Malesco, Re. A Re il treno rallenta e lascia scorgere il Santuario della Madonna del Sangue, una basilica imponente incastonata nel verde, con le cupole che si specchiano nei ruscelli vicini. Da qui, superato il confine svizzero, inizia la parte più spettacolare: le Centovalli, una gola di ponti e dirupi, dove il treno attraversa viadotti sospesi e gallerie scavate nella roccia. L’ultimo tratto, dolce e luminoso, conduce a Locarno, dove le montagne si aprono sul blu del Lago Maggiore. È un arrivo che sembra una carezza, come se la natura, dopo aver mostrato la sua forza, si distendesse nel riflesso sereno dell’acqua. La storia della Ferrovia Vigezzina-Centovalli Costruita agli inizi del Novecento e inaugurata nel 1923, la ferrovia nacque da un sogno di collegamento e libertà. L’obiettivo era unire le popolazioni di montagna divise dal confine italo-svizzero, facilitando gli scambi commerciali e culturali. Fu un’impresa ardita per l’epoca: 83 ponti e 31 gallerie, costruiti con tecniche d’avanguardia per superare dirupi, corsi d’acqua e pendenze vertiginose. Durante la Seconda guerra mondiale, la ferrovia subì danni e interruzioni, ma fu ricostruita con passione dagli abitanti delle valli, che la consideravano un simbolo di rinascita. Oggi la Vigezzina-Centovalli è un gioiello riconosciuto a livello internazionale: Lonely Planet l’ha inserita tra le dieci linee ferroviarie più belle del mondo, mentre il New York Times l’ha definita “una poesia di binari tra boschi e vallate”. Emozioni lungo i binari Ogni passeggero vive il Trenino del Foliage a modo suo. C’è chi resta incantato a guardare fuori dal finestrino, catturando con lo sguardo ogni sfumatura dei boschi; chi approfitta delle soste per passeggiare nei borghi e degustare prodotti tipici come i formaggi della Vigezzo o il pane di segale. Altri ancora scattano fotografie a ogni curva, incapaci di resistere alla bellezza che cambia di minuto in minuto. Il treno diventa una piccola comunità in movimento: gli sguardi si incrociano, le conversazioni si fanno sussurrate, e spesso basta un sorriso per condividere lo stupore. Ogni tratto di binario è una finestra sulla vita alpina, su case di pietra, stalle antiche, ponti che sembrano sospesi nel tempo. Il foliage qui non è solo uno spettacolo naturale, ma una vera e propria esperienza emotiva, capace di risvegliare il senso del viaggio lento, quello che si vive con il cuore prima che con la macchina fotografica. Consigli pratici per vivere l’esperienza Il viaggio completo dura circa due ore per tratta e può essere percorso in un solo giorno oppure vissuto come un itinerario di più tappe. I biglietti speciali del Foliage permettono di salire e scendere a piacere, per esplorare i paesi lungo il percorso. È consigliabile prenotare online sul sito ufficiale della Ferrovia Vigezzina-Centovalli, soprattutto nei fine settimana autunnali, quando l’affluenza è elevata. Le carrozze panoramiche sono la scelta ideale per chi desidera ammirare i panorami in tutto il loro splendore: i finestrini ampi, i sedili comodi e l’atmosfera silenziosa rendono il viaggio un’esperienza meditativa. Si consiglia di portare con sé una fotocamera o un binocolo, perché non mancano punti di osservazione unici su vallate e cascate. Durante le soste, si possono percorrere sentieri segnalati nei pressi delle stazioni, visitare musei locali, gustare specialità tipiche o semplicemente passeggiare tra le vie dei borghi. Cosa vedere lungo il percorso Domodossola: punto di partenza con il suo centro medievale, i portici, il mercato e il Sacro Monte Calvario, patrimonio UNESCO. Santa Maria Maggiore: cuore culturale della valle, sede del Museo dello Spazzacamino e di botteghe artigiane del legno. Malesco: porta d’accesso al Parco Nazionale della Val Grande, perfetta per escursioni naturalistiche. Re: il santuario della Madonna del Sangue, imponente e affascinante, merita una visita e una sosta per la vista sulle montagne. Intragna e Verscio: borghi svizzeri di pietra con torri medievali, piazze lastricate e piccole osterie. Locarno: elegante località sul Lago Maggiore, famosa per il clima mite, i giardini e il suo lungolago luminoso. Quando partire Il momento ideale per vivere il Trenino del Foliage è tra inizio ottobre e metà novembre, quando i boschi della Val Vigezzo e delle Centovalli esplodono di colori e la luce del sole autunnale rende tutto più vivido. Tuttavia, ogni stagione regala una prospettiva diversa: - In primavera, la natura rinasce e i pendii si coprono di fiori e rododendri. - In estate, il verde domina e i ruscelli creano fresche oasi lungo il percorso. - In inverno, la neve trasforma il treno in un piccolo viaggio fiabesco tra le montagne bianche. Un viaggio lento, sostenibile e poetico Il Trenino del Foliage non è solo un’attrazione turistica: è un manifesto di turismo sostenibile. Viaggiare su rotaia riduce l’impatto ambientale, sostiene le economie locali e invita a una nuova forma di scoperta: quella lenta, rispettosa, immersiva. È un invito a rallentare, a riscoprire l’Italia e la Svizzera dei piccoli borghi, dei silenzi, delle luci che cambiano con le stagioni. Un’esperienza che non si dimentica, perché lascia addosso la sensazione di aver toccato — almeno per qualche ora — il cuore vivo della natura.© Riproduzione VietataACQUISTA IL LIBRO

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https://www.rmix.it/ - Floricoltura: L'Importanza delle Lastre Bugnate in HDPE Riciclato per le Fioriere
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Floricoltura: L'Importanza delle Lastre Bugnate in HDPE Riciclato per le Fioriere
Economia circolare

Come le lastre bugnate in HDPE riciclato non solo preservano la struttura delle fioriere, ma migliorano anche la salute delle piantedi Marco Arezio Le fioriere sono elementi fondamentali per l’arredo degli spazi verdi, sia privati che pubblici. Tuttavia, per assicurare la loro durata nel tempo e garantire la salute delle piante, è essenziale proteggerle adeguatamente. Una delle soluzioni più efficaci in questo senso è l’utilizzo di lastre bugnate in HDPE (polietilene ad alta densità) riciclato, che offrono numerosi benefici sia a livello strutturale che botanico. Cosa sono le Lastre Bugnate in HDPE Riciclato? Le lastre bugnate sono fogli di plastica con una superficie irregolare, caratterizzata da piccole protuberanze distribuite uniformemente. Queste lastre sono solitamente prodotte in HDPE, un materiale plastico noto per la sua resistenza e longevità. L'HDPE riciclato è particolarmente apprezzato perché combina prestazioni eccellenti con un approccio sostenibile, riducendo l'impatto ambientale rispetto alla produzione di nuova plastica. Resistenza e Circolarità delle Lastre Bugnate Riciclate Uno dei principali vantaggi delle lastre bugnate in HDPE riciclato è la loro straordinaria resistenza e la loro capacità di integrarsi in un’economia circolare. - Resistenza Meccanica: Le lastre bugnate in HDPE sono estremamente resistenti agli urti, alla compressione e alla trazione. Questa caratteristica le rende particolarmente adatte a sopportare il peso del terreno e delle piante, nonché la pressione esercitata dalle radici in crescita. Inoltre, l’HDPE è resistente agli agenti chimici e ai raggi UV, garantendo che le lastre mantengano le loro proprietà nel tempo, anche quando esposte agli agenti atmosferici. - Circolarità e Sostenibilità: L’HDPE riciclato utilizzato per la produzione di queste lastre proviene da plastica post-consumo, riducendo così la necessità di nuove risorse e contribuendo a diminuire l’impatto ambientale. Inoltre, una volta terminato il ciclo di vita della lastra, essa può essere riciclata nuovamente, favorendo un ciclo produttivo più sostenibile e contribuendo all’economia circolare. - Mantenimento dell’Umidità: Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le lastre bugnate non hanno una funzione drenante. Invece, contribuiscono a mantenere un livello ottimale di umidità nel terreno. Le protuberanze sulle lastre creano piccoli spazi che favoriscono la ritenzione idrica, assicurando che le radici delle piante possano accedere a una riserva d'acqua costante, particolarmente utile durante i periodi di siccità. - Protezione dalle Radici Invasive: Le radici delle piante, se non controllate, possono espandersi e danneggiare la struttura delle fioriere. Le lastre bugnate creano una barriera fisica che impedisce alle radici di penetrare nel materiale della fioriera, preservandone l'integrità e prolungandone la durata. - Isolamento Termico: Le fioriere esposte alle intemperie subiscono variazioni termiche significative, che possono influire negativamente sulle piante. Le lastre in HDPE offrono un buon isolamento termico, proteggendo le radici dalle temperature estreme e contribuendo a mantenere un ambiente più stabile all'interno della fioriera. - Protezione Strutturale: Le lastre bugnate aggiungono uno strato di protezione alle pareti delle fioriere, particolarmente utile se queste sono realizzate in materiali soggetti a usura, come il legno. Questo strato aggiuntivo aiuta a prevenire danni causati dall'umidità e dalla pressione delle radici, prolungando la vita delle fioriere. Vantaggi Botanici delle Lastre Bugnate in HDPE Riciclato Oltre ai benefici strutturali, le lastre bugnate in HDPE riciclato offrono numerosi vantaggi botanici, migliorando le condizioni di crescita per molte specie vegetali. - Ritenzione Idrica Ottimale: Le protuberanze delle lastre creano microspazi che trattengono l'umidità nel terreno, favorendo una distribuzione uniforme dell'acqua intorno alle radici. Questo è particolarmente vantaggioso per piante che necessitano di un'umidità costante, come le felci, le begonie e le impatiens. - Riduzione dello Stress Idrico: Durante i periodi di siccità o in condizioni di irrigazione irregolare, la capacità delle lastre bugnate di mantenere l'umidità nel terreno aiuta a ridurre lo stress idrico sulle piante. Specie come i gerani, le petunie e le piante tropicali coltivate in fioriera traggono notevole beneficio da questo aspetto. - Protezione delle Radici Delicate: Le lastre bugnate creano un ambiente stabile e protetto per le radici, prevenendo danni meccanici che potrebbero verificarsi durante il riempimento o lo spostamento delle fioriere. Piante con radici particolarmente delicate, come le orchidee e alcune specie di piante carnivore, beneficiano di questa protezione. - Promozione della Crescita Sana: Mantenendo un livello di umidità adeguato e proteggendo le radici dalle temperature estreme, le lastre bugnate favoriscono una crescita sana e vigorosa delle piante. Specie che richiedono un ambiente di coltivazione più controllato, come le erbe aromatiche (basilico, menta) e i piccoli frutti (fragole, lamponi), possono prosperare grazie a queste condizioni ottimali. Conclusioni L'uso di lastre bugnate in HDPE riciclato per la protezione delle fioriere non solo preserva l'integrità strutturale della fioriera stessa, ma offre anche significativi vantaggi per la salute delle piante. Grazie alla loro capacità di mantenere un'umidità costante nel terreno, proteggere le radici e fornire un ambiente termicamente stabile, queste lastre rappresentano una soluzione ideale per chi desidera creare condizioni ottimali per la coltivazione in fioriere. Optare per lastre bugnate in HDPE riciclato significa fare una scelta sostenibile, che tutela l'ambiente e assicura alle piante le migliori condizioni per crescere rigogliose e sane, contribuendo al contempo alla longevità delle fioriere.© Riproduzione Vietata

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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Joint Venture nel Campo del Packaging Farmaceutico in Plastica
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Due aziende unite per migliorare l’offerta commerciale e produttiva degli imballi in plastica Non si è mai grandi abbastanza quando si vuole migliorare se stessi e la propria azienda, non si è mai abbastanza efficienti se si vuole dare un servizio alla clientela di primo piano, non si è mai abbastanza capillari quando si vuole essere vicino, in ogni parte del mondo, ai propri clienti, non si finisce mai di affinare le performaces sulla sostenibilità, quando si vuole ridurre al massimo l’impatto ambientale della propria azienda. Da questi e da altri impegni ed obbiettivi, che possiamo pensare sia nata la joint venture che un gruppo internazionale, specializzato nella produzione di plastica riciclata in granuli e leader di mercato degli imballi in HDPE e PET, con un’azienda focalizzata nel settore degli imballi farmaceutici a respiro internazionale.L’obbiettivo della joint venture è la produzione, già nel 2023, di 800 milioni di prodotti per l’imballaggio e di triplicarli all’interno del nuovo piano di sviluppo quinquennale. Le società che partecipano a questo accordo sono ALPLA, che sta espandendo la sua presenza nel mercato globale del packaging farmaceutico e la spagnola Inden Pharma. ALPLA, lo specialista internazionale degli imballaggi e del riciclaggio in plastica, e l'azienda spagnola di imballaggi farmaceutici di fama internazionale Inden Pharma, stanno, come detto, avviando una partnership a lungo termine per la produzione certificata di flaconi, contenitori e chiusure in camere bianche. La joint venture comprende due siti produttivi di ALPLApharma in Grecia (Koropi) e Polonia (Żyrardów) e i due stabilimenti spagnoli di Inden Pharma a Ibi, a nord di Alicante, nonché un quinto stabilimento in Germania (Markdorf) costruito congiuntamente, che è previsto iniziare la produzione a giugno. “Uniamo la presenza globale con standard elevati e leadership tecnologica. Insieme, siamo ancora più vicini ai nostri clienti e stiamo ampliando la nostra gamma di soluzioni di imballaggio di alta qualità, convenienti e sostenibili", afferma Philipp Lehner, CEO di ALPLA. Da quando è entrata nel mercato in rapida crescita del packaging farmaceutico nel 2016, ALPLA si è continuamente espansa in nuovi paesi, tecnologie e categorie di prodotti. Anche Inden Pharma è focalizzata su una forte crescita. Negli ultimi quattro anni, l'azienda ha triplicato le sue vendite per raggiungere i 30,5 milioni di euro nel 2022. Inden Pharma vende ogni anno più di 550 milioni di contenitori in 35 paesi nei 5 continenti. Vantaggio tecnologico e aumento della capacità Nei cinque impianti gestiti congiuntamente nel primo anno verranno prodotti circa 800 milioni di imballaggi. I prodotti standard offerti da Inden Pharma saranno integrati nel catalogo congiunto dei prodotti ALPLApharma e Inden Pharma, raggiungendo un'offerta di oltre 150 articoli. Si prevede inoltre di espandere in futuro l'attività in altri luoghi al di fuori dell'Europa, come l'India, gli Stati Uniti o il Centro e Sud America. “I nostri clienti internazionali beneficiano di una maggiore varietà di impianti, vicinanza, elevata flessibilità, nonché del servizio e della qualità nelle consegne che è stato abituale negli ultimi anni. È una vera sfida, non solo per Inden Pharma, ma per l'intera organizzazione della joint venture, poiché il nostro obiettivo è raggiungere la leadership nel mercato degli imballaggi in plastica farmaceutica nei prossimi cinque anni.Walter Knes, amministratore delegato di ALPLApharma, sottolinea l'importanza del trasferimento di tecnologia e know-how: “Uniamo i nostri punti di forza e le nostre reti di distribuzione, utilizziamo le più moderne tecniche di soffiaggio a iniezione ed estrusione e possiamo contare sulla nostra lunga esperienza nel riciclaggio per futuri sviluppi”.Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte: Alpla

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