Guida alle Migliori Friggitrici ad Aria: Tecnologia, Sostenibilità e Confronto dei ModelliScopri come scegliere la friggitrice ad aria perfetta con consigli utili, analisi sulla sostenibilità e confronto tra i migliori prodottidi Marco ArezioLa friggitrice ad aria si è guadagnata un posto d'onore nelle cucine moderne, grazie alla sua capacità di cucinare cibi croccanti e gustosi con poco o nessun olio. Questo è possibile grazie a un sofisticato sistema che combina una resistenza elettrica e un potente ventilatore, capace di generare un flusso d'aria calda che cuoce uniformemente gli alimenti. La temperatura, regolabile fino a 200 °C nei modelli più avanzati, permette di ottenere risultati simili alla frittura tradizionale, ma con un ridotto apporto calorico. Come scegliere il modello giusto, soprattutto se si desidera un prodotto sostenibile e in linea con valori ambientali? In questa guida, esploreremo i criteri fondamentali per l'acquisto, le differenze tra i prodotti sul mercato e un confronto tra tre modelli disponibili su Amazon.it. Cos'è una friggitrice ad aria e come funziona? La friggitrice ad aria utilizza un sistema di ventilazione avanzato, che combina un elemento riscaldante con un ventilatore ad alta potenza per generare un flusso d'aria calda circolante a velocità costante. Questa tecnologia permette di cuocere gli alimenti replicando l'effetto della frittura, ma in modo più salutare e sostenibile. L'aria calda raggiunge ogni angolo del cestello grazie a un design studiato per massimizzare l'efficienza termica, garantendo una distribuzione uniforme del calore. Alcuni modelli integrano sensori di temperatura per regolare automaticamente il calore durante la cottura, evitando bruciature e riducendo i consumi energetici. Grazie a queste innovazioni, il processo di cottura risulta veloce, preciso e capace di mantenere intatte le proprietà organolettiche degli alimenti. Cosa sapere prima di acquistare una friggitrice ad aria Capacità: Le friggitrici ad aria variano in termini di capacità, da modelli compatti da 2 litri ideali per single o coppie, a modelli più grandi da 6-8 litri, perfetti per famiglie numerose. Valuta il volume delle porzioni che prepari abitualmente. Consumi energetici: Anche se le friggitrici ad aria sono generalmente più efficienti rispetto ai forni tradizionali, è importante controllare la potenza espressa in watt. Un buon equilibrio è tra i 1.200 e i 2.000 watt per garantire prestazioni rapide senza consumi eccessivi. Funzionalità: I modelli di fascia alta offrono programmi preimpostati per vari alimenti, funzioni di mantenimento in caldo e app con ricette integrate. Considera quali funzioni ti sono davvero utili. Facilità di pulizia: Parti smontabili e lavabili in lavastoviglie semplificano la manutenzione. Materiali antiaderenti di alta qualità sono una scelta vincente. Certificazioni di sostenibilità: Per chi presta attenzione all'ambiente, è essenziale verificare se l'azienda utilizza materiali riciclati o riciclabili, offre programmi di recupero dei prodotti a fine vita o adotta pratiche produttive a basse emissioni di carbonio. Sostenibilità delle friggitrici ad aria La sostenibilità è un aspetto sempre più importante nella scelta di elettrodomestici, e le friggitrici ad aria non fanno eccezione. Molte aziende stanno adottando pratiche e tecnologie innovative per minimizzare l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, dalla produzione al fine vita. Materiali ecologici I materiali utilizzati per costruire le friggitrici ad aria possono fare una grande differenza in termini di sostenibilità. Alcuni modelli integrano plastica riciclata di alta qualità e acciaio inossidabile resistente per ridurre la quantità di risorse vergini impiegate. Inoltre, sempre più produttori scelgono materiali privi di sostanze tossiche come BPA e PFOA, migliorando non solo l’impatto ambientale, ma anche la sicurezza per la salute degli utenti. Un numero crescente di aziende adotta un approccio a ciclo chiuso, utilizzando scarti industriali per creare nuovi prodotti e riducendo così gli sprechi. Efficienza energetica Le friggitrici ad aria sono progettate per consumare meno energia rispetto ai metodi tradizionali di cottura, come i forni o le friggitrici a olio. Questo è reso possibile grazie a tecnologie di riscaldamento rapido e a sistemi di controllo della temperatura avanzati, che ottimizzano l’efficienza termica. Alcuni modelli includono modalità di standby o spegnimento automatico, riducendo ulteriormente gli sprechi di energia quando l’apparecchio non è in uso. L’efficienza energetica non solo contribuisce a ridurre i costi sulla bolletta, ma ha anche un impatto positivo sull’ambiente, diminuendo le emissioni di carbonio associate al consumo di energia. Packaging sostenibile Anche l’imballaggio gioca un ruolo cruciale nella sostenibilità delle friggitrici ad aria. Le aziende più attente all’ambiente utilizzano materiali biodegradabili o riciclabili, come il cartone certificato FSC o fibre vegetali. Per ridurre ulteriormente l’impatto, alcuni produttori impiegano inchiostri a base vegetale e progettano confezioni compatte che ottimizzano il trasporto, riducendo così le emissioni di CO2 legate alla logistica. Fine vita e programmi di riciclo Una delle sfide principali per la sostenibilità degli elettrodomestici è il loro smaltimento. Alcuni produttori hanno istituito programmi di ritiro e riciclo per garantire che i materiali recuperabili vengano riutilizzati e che i componenti elettronici siano smaltiti correttamente. Questa pratica non solo riduce i rifiuti elettronici, ma consente anche di risparmiare risorse preziose che altrimenti andrebbero perdute. Produzione a basso impatto Le migliori aziende stanno investendo in processi produttivi più sostenibili, utilizzando fonti di energia rinnovabile come solare e eolica per alimentare gli impianti di produzione. Inoltre, molte di loro si impegnano a ridurre le emissioni di carbonio e a certificare i loro prodotti secondo standard ambientali internazionali. Confronto tra tre friggitrici ad aria sostenibili Ecco tre modelli disponibili su Amazon.it che si distinguono per prestazioni, sostenibilità e recensioni positive. I link ai prodotti sono inclusi per facilitare l'acquisto. 1. Philips Essential Airfryer HD9252/90 Capacità: 4,1 litri, adatta per 3-4 persone. Potenza: 1.400 watt. Punti di forza: Tecnologia Rapid Air per ridurre il consumo energetico, funzioni intuitive e parti lavabili in lavastoviglie. Sostenibilità: Packaging riciclabile, prodotto con materiali certificati per la riduzione dell'impatto ambientale e un sistema di funzionamento ottimizzato per consumi ridotti. L'azienda utilizza anche pratiche produttive che limitano le emissioni di CO2 e promuove programmi di riciclo per i dispositivi a fine vita.2. Cosori Smart WiFi Air FryerCapacità: 5,5 litri, ideale per famiglie. Potenza: 1.700 watt. Punti di forza: Connettività WiFi per controllo da remoto tramite app, ricettario incluso con opzioni sane e versatili. Sostenibilità: L'azienda promuove un programma strutturato per il riciclo dei dispositivi a fine vita, collaborando con centri di recupero certificati. Questo include il ritiro dei vecchi elettrodomestici per un corretto smaltimento e il riutilizzo dei materiali recuperabili. Inoltre, l'impresa investe in iniziative di educazione ambientale per incoraggiare i consumatori a gestire i rifiuti elettronici in modo responsabile. 3. Ninja Air Fryer MAX AF160EU Capacità: 5,2 litri, perfetta per 4-5 persone. Potenza: 1.750 watt. Punti di forza: Materiali robusti, rivestimento antiaderente privo di PFOA e BPA, cottura uniforme. Sostenibilità: L'azienda adotta un approccio completo alla sostenibilità, riducendo il packaging e utilizzando materiali biodegradabili o riciclabili. Inoltre, si impegna a raggiungere la neutralità carbonica attraverso l'impiego di fonti di energia rinnovabile nei processi produttivi e il supporto a progetti di riforestazione. Viene incentivata anche la riparabilità dei dispositivi, con pezzi di ricambio disponibili per prolungare la vita utile del prodotto, riducendo così i rifiuti elettronici.Conclusioni La scelta della friggitrice ad aria dipende dalle tue esigenze quotidiane e dai tuoi valori. Se cerchi un modello compatto e versatile, la Philips Essential Airfryer è una scelta solida. Per chi vuole integrare la tecnologia smart, la Cosori Smart WiFi offre grande praticità. Infine, il modello Ninja Air Fryer MAX è ideale per chi desidera robustezza e affidabilità. Indipendentemente dalla scelta, una friggitrice ad aria è un investimento non solo per la tua salute ma anche per il pianeta, soprattutto optando per prodotti sostenibili e di qualità.© Riproduzione Vietata
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La Filiera del Vetro in Difficoltà sul Gas e sul Rottame. Cosa Fare?Le aziende del packaging in vetro, dopo le rapide crescite post Covid, stanno incontrando enormi difficoltàdi Marco ArezioIl vetro è una materia prima fondamentale nell’ambito del packaging alimentare, medicale ed industriale ma, nello stesso tempo, riveste una grande importanza in altri settori, a partire da quello edile, dell’arredamento, dell’automotive e artistico. Nonostante il periodo del Covid abbia rallentato i produttori del vetro piano, quelli del packaging, specialmente le aziende che producevano bottiglie e vasetti, hanno continuato a lavorare servendo il settore alimentare e farmaceutico. Passati i periodi di restrizione e ripartiti i consumi, tutti i settori avevano visto una forte ripresa del consumo nazionale e delle esportazioni, con risultati positivi, 2022 su 2021, anche a due cifre in qualche paese (+10,4% USA, +9,3% Germania, +7,2% Spagna). La guerra tra la Russia e l’Ucraina ha scatenato la corsa sfrenata al prezzo del gas, in un settore assolutamente energivoro, che ha visto salire la propria bolletta energetica a livelli insostenibili. Inoltre, la dinamica rialzista del prezzo del gas non è l’unico problema a cui devono guardare le vetrerie, in quanto, anche il reperimento stesso del gas per il 2023 potrebbe essere complicato, vista la riduzione quasi totale delle forniture del gas russo. Una mano la potrebbe dare un utilizzo maggiore del rottame di vetro che, dal punto di vista produttivo, secondo i dati Coreve, riduce il consumo di gas di circa il 30%. Infatti, per produrre il vetro attraverso il rottame basta scaldare il forno fino al punto di fusione del materiale, mentre produrre vetro da materie prime vergini bisogna dosare diversi componenti, come la sabbia silicea, che hanno bisogno di molta più energia per mescolarsi. Ma anche nel settore del riciclo, nonostante sia uno tra quelli più virtuosi, si sente ma mancanza di materia prima seconda rispetto alle necessità, sapendo che lo scarto è presente nel mercato. Qui, entrano in gioco dinamiche non gestibili dalle vetrerie, che riguardano le percentuali di riciclo del vetro per paese e per area geografica, dove troviamo delle eccellenze che superano il 70% di raccolta e aree in cui non si arriva al 50%, con una perdita di prodotto enorme e un impatto ambientale maggiore. Considerando che l’utilizzo del rottame nella produzione del vetro nuovo ha un impatto ambientale inferiore rispetto all’uso di materie prime vergini, permettendo quindi un risparmio di gas in produzione, credo che sia necessario concentrare l’attenzione ad un miglioramento della raccolta differenziata in modo da aumentare la materia prima seconda disponibile. Inoltre, la florida produzione di bottiglie e barattoli per le salse, il vino, la confettura, l’olio e molti altri prodotti del food che l’Italia esporta, non permettono il recupero del vetro usato, quindi, diventa fondamentale migliorare la raccolta in quei settori dove siamo più carenti. Per quanto riguarda il vetro artistico, possiamo dire che le eccellenze italiane sono formate normalmente da artigiani che costituiscono piccole realtà imprenditoriali, con piccole produzioni di grande pregio. Le limitate dimensioni societarie portano ad un peso energetico elevatissimo delle bollette del gas rispetto al fatturato, mettendo in crisi l’esistenza stessa di alcune imprese. Murano, la storica isola Italiana, famosa in tutto il mondo per le realizzazioni artistiche in vetro, è in forte difficoltà sul mantenimento dei forni accesi 24 su 24 a causa del caro gas, nonostante la regione Veneto abbia dato dei ristori per compensare, almeno in parte, l’oscillazione delle bollette. Categoria: notizie - pvetro - economia circolare - riciclo - rifiuti - rottame
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La storia del Calcestruzzo: dai Romani al Moderno RiciclatoE’ stato un legante essenziale per lo sviluppo di città e vie di comunicazione, fino ai giorni nostri con i nuovi calcestruzzi ecosostenibilidi Marco ArezioSi può dire che il legante cementizio, noto come calcestruzzo, sia stato davvero una rivoluzione sin dalle epoche più antiche, per la crescita dei popoli, migliorando la solidità e il confort abitativo delle case, costruendo linee di comunicazioni più efficienti e sicure e creando monumenti che la storia ci ha donato perché solidi e duraturi. Dai Romani al XXI° Secolo La storia del calcestruzzo risale a molti secoli fa, a partire dalle antiche civiltà dell'Egitto e della Mesopotamia, dove veniva utilizzato, anche se con una ricetta grezza, per creare strutture come le piramidi e i templi. Tuttavia, la vera diffusione del calcestruzzo, come materiale da costruzione, avvenne durante l'Impero Romano. Questi, infatti, svilupparono una ricetta che includeva l'uso di calce, sabbia, acqua e una forma di pozzolana, un tipo di cenere vulcanica. L'opus caementicium era molto versatile e veniva utilizzato per creare strutture come ponti, acquedotti, basiliche, anfiteatri e persino l'imponente Colosseo. La sua versatilità e resistenza gli permisero di sopportare pesanti carichi e di resistere all'usura del tempo. Per ottenere l'opus caementicium, veniva preparato un impasto utilizzando una miscela di calce (calce viva o idrata) e sabbia. Successivamente, si aggiungeva acqua per creare una pasta lavorabile e la pozzolana, aggiunta come materiale legante, conferiva al calcestruzzo una maggiore resistenza e durabilità. Un altro tipo di calcestruzzo utilizzato dagli antichi Romani era l'"opus reticulatum". Questo stile di muratura consisteva in una disposizione di piccoli blocchi di calcestruzzo rettangolari, generalmente posti a formare un motivo reticolare. L'opus reticulatum veniva spesso utilizzato per rivestire le superfici esterne delle strutture in muratura, conferendo loro un aspetto distintivo. In sintesi, l'uso del calcestruzzo durante l'epoca romana fu un importante contributo all'architettura e all'ingegneria. La combinazione di calce, sabbia, acqua e pozzolana permise ai Romani di realizzare strutture durature e resistenti, lasciando un'eredità che ancora oggi si può ammirare in molte rovine romane. Dopo la caduta dell'Impero Romano, l'uso del calcestruzzo diminuì notevolmente in Europa occidentale durante il periodo medievale. Tuttavia, in altre parti del mondo, come nell'architettura islamica e nell'architettura bizantina, il calcestruzzo continuò ad essere utilizzato. Durante la Rivoluzione Industriale, questo legante conobbe una rinascita grazie ai progressi nella tecnologia di produzione del cemento. Nel XIX secolo, l'ingegnere francese Joseph-Louis Lambot sviluppò il cemento armato, una combinazione di calcestruzzo e acciaio, che rese possibile la costruzione di strutture ancora più resistenti. Nel 1848, Lambot creò un piccolo battello di calcestruzzo armato che presentò all'Esposizione Universale di Parigi. Questa invenzione fu il primo utilizzo documentato di cemento armato. Lambot incorporò una struttura di ferro all'interno dell’impasto per aumentarne la resistenza e la durabilità, aprendo la strada a un nuovo modo di costruire. L'idea di Lambot non ottenne subito grande riconoscimento, ma il suo lavoro aprì la strada a ulteriori sviluppi nell'utilizzo del cemento armato. Successivamente, nel corso del XX secolo, ingegneri come François Hennebique e Auguste Perret perfezionarono e diffusero l'uso del cemento armato, contribuendo alla sua adozione su larga scala nell'industria delle costruzioni. Da allora, il calcestruzzo è diventato uno dei materiali da costruzione più utilizzati al mondo, ed ampiamente impiegato per la costruzione di edifici, strade, dighe, ponti e molte altre infrastrutture. Negli ultimi decenni, sono state sviluppate nuove tecnologie per migliorare le prestazioni del prodotto, come l'uso di additivi per aumentarne la resistenza e la durabilità. In sintesi, la storia del calcestruzzo è una lunga e affascinante evoluzione, che ha visto questo materiale diventare uno dei pilastri della moderna ingegneria e dell'architettura. Cosa è il calcestruzzo riciclato Il calcestruzzo riciclato è un tipo di legante ottenuto tramite il riciclaggio dei materiali di scarto, provenienti dalla demolizione o dalla rottura di strutture di calcestruzzo esistenti. Il processo di riciclaggio del calcestruzzo comporta solitamente la frantumazione delle porzioni di calcestruzzo di scarto in pezzi più piccoli, che vengono quindi selezionati in base alla dimensione e alla qualità. Dopo la selezione, i frammenti di calcestruzzo vengono lavati per rimuovere eventuali impurità e contaminanti. A questo punto, il materiale riciclato può essere utilizzato come aggregato per la produzione di nuovo calcestruzzo. L'utilizzo del calcestruzzo riciclato offre diversi vantaggi ambientali ed economici. Innanzitutto, consente di ridurre la quantità di rifiuti che finiscono nelle discariche, contribuendo così alla sostenibilità ambientale. Inoltre, l'utilizzo del calcestruzzo riciclato richiede meno energia e risorse rispetto alla produzione di uno vergine, riducendo l'impatto ambientale complessivo. Dal punto di vista economico, il calcestruzzo riciclato può essere un'opzione più conveniente rispetto al quello vergine, contribuendo a ridurre i costi di costruzione. Tuttavia, è importante tenere presente che il calcestruzzo riciclato potrebbe avere alcune limitazioni in termini di resistenza e qualità rispetto al calcestruzzo vergine. Pertanto, è necessario un adeguato controllo di qualità e la valutazione delle caratteristiche specifiche del calcestruzzo riciclato per garantirne l'idoneità all'uso in progetti specifici. Quali differenze tecniche esistono tra il calcestruzzo riciclato e quello con inerti naturali Il calcestruzzo riciclato, rispetto a quello realizzato con inerti naturali, può presentare alcune differenze tecniche e di prestazioni. Ecco alcune tra le più comuni: Composizione Il calcestruzzo riciclato utilizza inerti provenienti da materiali di scarto di strutture in cemento demolite, mentre quello con inerti naturali utilizza inerti provenienti da materiali naturali, come ghiaia e sabbia. Qualità degli inerti Gli inerti riciclati possono contenere impurità e contaminanti residui, come vernici, rivestimenti o materiali di rinforzo. Questi residui potrebbero influire sulla qualità e sulla resistenza del calcestruzzo riciclato. Nel calcestruzzo con inerti naturali, gli aggregati tendono ad essere di qualità controllata e privi di contaminanti. Resistenza A causa delle possibili impurità e della variabilità degli inerti riciclati, il calcestruzzo riciclato potrebbe presentare una resistenza leggermente inferiore rispetto a quello con inerti naturali. Tuttavia, con un adeguato controllo di qualità e una corretta selezione degli inerti riciclati, è possibile ottenere livelli di resistenza simili al calcestruzzo tradizionale. Durabilità La durabilità del calcestruzzo riciclato dipende dalla qualità degli inerti utilizzati e dalle caratteristiche del materiale di scarto riciclato. Alcuni studi suggeriscono che il calcestruzzo riciclato potrebbe essere meno resistente all'azione degli agenti aggressivi come la corrosione delle armature o l'attacco chimico rispetto al calcestruzzo con inerti naturali. Tuttavia, è possibile adottare misure correttive come l'uso di additivi o trattamenti superficiali per migliorare la durabilità del calcestruzzo riciclato. Sostenibilità Dal punto di vista ambientale, il calcestruzzo riciclato offre un vantaggio significativo rispetto a quello con inerti naturali, in termini di riduzione dei rifiuti di demolizione e dell'impatto ambientale complessivo legato all'estrazione di materiali naturali. Pertanto, il calcestruzzo riciclato è spesso considerato una scelta più sostenibile. Dove è consigliabile utilizzare il calcestruzzo riciclato Il calcestruzzo riciclato può essere utilizzato in diversi contesti e applicazioni. Ne riportiamo alcuni a livello esemplificativo: Strade e pavimentazioni Il calcestruzzo riciclato può essere utilizzato per la realizzazione di strade, autostrade, marciapiedi e altre pavimentazioni. In questi contesti può offrire una soluzione economicamente vantaggiosa e sostenibile, riducendo l'utilizzo di materiali vergini e la quantità complessiva di rifiuti di costruzione. Opere di ingegneria civile Può inoltre essere impiegato nella costruzione di opere di ingegneria civile come muri di sostegno, ponti, dighe e opere di drenaggio. Tuttavia, è importante valutare attentamente le specifiche tecniche richieste per il progetto e garantire che il calcestruzzo riciclato soddisfi i requisiti di resistenza e durabilità. Elementi prefabbricati Si può anche utilizzare per la produzione di elementi prefabbricati come blocchi di calcestruzzo, pavimenti prefabbricati, travi e pilastri. Il suo utilizzo, nella produzione di elementi prefabbricati, può contribuire alla riduzione dei costi di produzione e all'impatto ambientale complessivo. Opere di riqualificazione e ristrutturazione Il calcestruzzo riciclato può essere una scelta appropriata durante i progetti di riqualificazione o ristrutturazione, in cui sono disponibili materiali di scarto provenienti dalle strutture demolite. L'utilizzo del della versione riciclata, può ridurre la necessità di acquistare calcestruzzo vergine e contribuire alla sostenibilità del progetto. Quali paesi utilizzano maggiormente il calcestruzzo riciclato L'utilizzo del calcestruzzo riciclato ha avuto origine negli anni '70, quando si è iniziato a sperimentare ed adottare metodi per riciclare i materiali di scarto provenienti dalla demolizione delle strutture in calcestruzzo. Tuttavia, l'adozione su larga scala del calcestruzzo riciclato è avvenuta successivamente, negli anni '80 e '90, con lo sviluppo di tecniche più avanzate di triturazione, selezione e produzione di calcestruzzo riciclato. L'uso del calcestruzzo riciclato si è diffuso in vari paesi nel corso degli anni. Alcuni dei paesi in cui l'utilizzo del prodotto riciclato è particolarmente diffuso sono: Stati Uniti Gli Stati Uniti sono stati tra i pionieri nell'utilizzo del calcestruzzo riciclato. Negli anni '80, il riciclaggio del prodotto è stato ampiamente adottato in molti stati americani, per affrontare il problema dei rifiuti da costruzione e promuovere la sostenibilità ambientale. Paesi Europei Diversi paesi europei hanno adottato l'uso del calcestruzzo riciclato in modo significativo. Ad esempio, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Francia e Svezia hanno incorporato il prodotto ecosostenibile nelle loro prassi di costruzione e nelle normative ambientali. Giappone Il Giappone ha sviluppato tecniche avanzate per il riciclaggio del calcestruzzo e ha fatto ampio uso del prodotto nella costruzione di strade e infrastrutture, soprattutto a partire dagli anni '90. Australia L'Australia ha fatto progressi significativi nell'utilizzo del calcestruzzo riciclato, soprattutto per la realizzazione di pavimentazioni stradali e infrastrutture. Numerose iniziative e progetti sono stati promossi per ridurre l'uso di materiali vergini e favorire l'impiego di quelli riciclati.
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Mercato della Plastica Riciclata 2020: Luci e OmbreIl mondo, nel 2020, ha attraversato una situazione di generale difficoltà umana, economica e sociale con ricadute pesanti per tutti noidi Marco ArezioLe ripetute restrizioni alle libertà personali dovute al Covid stanno cambiando il nostro approccio anche nel mondo degli affari con le limitazioni dei contatti umani e l’uso massiccio delle tecnologie di comunicazione internet. Questo ha portato vantaggi e svantaggi, ma sicuramente non vi erano possibilità diverse per continuare a lavorare e a preservare le aziende e il lavoro. Nel mondo dell’economia circolare, attività di cui ci occupiamo, il settore della plastica riciclata ha pesantemente risentito della caduta delle quotazioni petrolifere, con la conseguenza di comprimere i prezzi delle materie prime riciclate ad un punto pericoloso per la sostenibilità finanziaria delle aziende. L’annullamento del divario, in molti casi, tra il prezzo delle materie prime vergini e quelle riciclate, ha comportato, in alcuni settori non legati al food o alla detergenza, una caduta degli ordinativi delle materie prime riciclate rispetto al passato. Le aspettative al rialzo dei prezzi delle materie prime vergini, non sono ben chiare, in quanto, in un quadro macroeconomico, la crisi planetaria ha ridotto in modo sostanziale il consumo di carburanti (aerei, macchine, navi, camion, industrie) favorendo l’incremento di produzione delle materie plastiche vergini a prezzi molto compressi. Inoltre, in una situazione come quella descritta, paesi in cui il problema del riciclo non è così sentito, la mancanza di un divario di prezzo sostanziale tra la materia prima vergine e quella rigenerata, ha comportato uno spostamento degli acquisti verso le materie prime vergini con la perdita di interi mercati del comparto delle materie prime riciclate. Ma il 2020 non è però passato invano, ci sono stati visibili progressi tecnologici che fanno ben sperare per il prossimo anno in un nuovo corso per le plastiche da post consumo. La ricerca ha portato a buoni traguardi sullo sviluppo dell’uprecycling, che ha l’obbiettivo di incrementare la qualità e l’utilizzo delle plastiche da post consumo, in settori e su prodotti che fino a poco tempo fa non erano producibili con queste tipologie di plastiche da riciclo. Selezionatori, lavaggi, estrusori, cambiafiltri, degasaggi e impianti per controllo analitico degli odori hanno portato una ventata di qualità nella filiera del riciclo, migliorandone in modo sostanziale la materia prima. Ed è proprio sul controllo degli odori che si giocherà la battaglia per incrementare l’utilizzo delle plastiche da post consumo in settori che ancora oggi non le usano. Se fino a ieri la definizione di un disturbo legato all’odore era, non solo empirica, ma soggettiva, in quanto veniva fatta attraverso la sensazione percepita dal naso umano, oggi, attraverso lo strumento da laboratorio che esegue un’analisi chimica dei volatili prodotti dai campioni, niente sarà più soggettivo e incerto. Chi utilizza questo strumento, chiamato naso elettronico in maniera riduttiva, crea una patente certificata dell’odore della propria materia prima o prodotto finale, i cui valori, analitici e incontrovertibili, non lasciano adito a discussioni. Chi compra e chi vende materia prima riciclata o prodotti fatti dalla plastica da post consumo ha oggi la possibilità di certificare i livelli dei prodotti contenuti che generano odore. I motivi per vedere con un certo cauto ottimismo il 2021 nel settore della plastica riciclata da post consumo credo che ci siano, quindi il regalo che ci possiamo fare è un atteggiamento propositivo che ci accompagni a migliorare la nostra vita, il nostro lavoro e l’ambiente in cui viviamo.Categoria: notizie - plastica - economia circolare Vedi maggiori informazioni sulle materie plastiche
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Il Riciclo dei Rottami MetalliciInnovazioni e Sostenibilità: La Nuova Frontiera dei Metallidi Marco ArezioIl settore del riciclo dei rottami metallici sta vivendo una trasformazione radicale, spinta dall'innovazione tecnologica e dalla crescente necessità di pratiche sostenibili. Questo articolo esplora le ultime innovazioni nel campo, sottolineando come stiano cambiando il panorama del riciclo dei metalli, migliorando l'efficienza del processo e contribuendo significativamente alla sostenibilità ambientale. 1. Introduzione al Riciclo dei Metalli Il riciclo dei metalli gioca un ruolo cruciale nell'economia circolare, riducendo la necessità di estrazione di nuovi materiali, diminuendo l'emissione di gas serra e risparmiando energia. I metalli, grazie alla loro intrinseca capacità di essere riciclati più volte senza perdere le proprietà, offrono un'opportunità unica per lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, nonostante questi benefici, il settore si trova di fronte a sfide significative, tra cui l'efficienza del riciclaggio, la separazione dei materiali e la gestione dei residui. 2. Innovazioni Tecnologiche nel Riciclo Le tecnologie emergenti stanno apportando miglioramenti significativi nel processo di riciclaggio dei rottami metallici. Tra queste, si evidenziano: Tecnologie di Separazione Avanzate: Nuovi metodi di separazione basati su sensori ottici, raggi X, e magnetismo stanno migliorando la capacità di distinguere e separare i metalli misti nei rottami. Questi sistemi consentono una separazione più accurata, aumentando la purezza dei materiali riciclati e riducendo i rifiuti. Pirolisi e Gassificazione: Questi processi termochimici trasformano i rifiuti metallici in gas sintetico o olio, recuperando energia e materiali. Offrono una soluzione per trattare i rottami metallici contaminati o misti che altrimenti sarebbero difficili da riciclare. Processi Enzimatici: La ricerca sta esplorando l'uso di enzimi per recuperare metalli da rottami elettronici e batterie. Questi metodi biologici promettono di offrire un'alternativa ecocompatibile ai processi chimici convenzionali. 3. Efficienza Energetica e Riduzione dell'Impatto Ambientale Le innovazioni tecnologiche non solo migliorano l'efficienza del riciclaggio ma contribuiscono anche a una significativa riduzione dell'impatto ambientale. La gassificazione, ad esempio, permette di recuperare energia dai rottami metallici, riducendo il consumo di combustibili fossili. Analogamente, i metodi di separazione avanzati minimizzano la produzione di scarti, contribuendo alla riduzione delle discariche. 4. Sfide e Barriere all'Innovazione Nonostante i progressi, l'adozione di queste tecnologie innovative incontra ostacoli. Le barriere includono il costo elevato degli investimenti iniziali, la mancanza di normative chiare, e la necessità di sviluppare competenze specifiche. Inoltre, la variabilità nella composizione dei rottami metallici richiede soluzioni flessibili e adattabili, un ulteriore livello di complessità. 5. Prospettive Future Il futuro del riciclaggio dei metalli appare promettente, con la ricerca e lo sviluppo che continuano a spingere i confini dell'innovazione. L'integrazione di tecnologie digitali, come l'intelligenza artificiale e la blockchain, potrebbe offrire nuove soluzioni per migliorare la tracciabilità dei materiali e ottimizzare le catene di fornitura del riciclaggio. 6. Conclusione L'innovazione nel riciclo dei rottami metallici è fondamentale per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. Le nuove tecnologie non solo migliorano l'efficienza e la sostenibilità del processo di riciclaggio ma contribuiscono anche alla realizzazione di un'economia più circolare e resiliente. Mentre il settore si adatta a queste innovazioni, si apre la strada a nuove possibilità per ridurre l'impatto ambientale dell'industria e supportare la transizione verso pratiche più sostenibili. Le imprese e le istituzioni che operano nel settore del riciclo dei metalli sono chiamate a giocare un ruolo chiave in questa transizione, investendo in tecnologie innovative, formando le competenze necessarie e collaborando con i partner lungo l'intera catena di valore per superare le barriere esistenti. La capacità di adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie e ai cambiamenti del mercato sarà determinante per il successo in questo settore in evoluzione. Inoltre, la sensibilizzazione e l'impegno da parte dei consumatori e delle comunità svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere il riciclaggio dei metalli. Promuovere una maggiore comprensione dell'importanza del riciclo, insieme alla partecipazione attiva nella raccolta differenziata, può aumentare significativamente le quantità di materiale riciclabile disponibile, migliorando ulteriormente l'efficienza del processo di riciclaggio. L'adozione di politiche pubbliche che favoriscano il riciclo dei metalli, tramite incentivi finanziari, normative chiare e supporto alla ricerca e all'innovazione, è altresì cruciale. Queste politiche possono accelerare l'adozione delle nuove tecnologie, rendendo il riciclaggio dei metalli più economicamente vantaggioso e ambientalmente sostenibile. Infine, la collaborazione tra i vari stakeholder - industrie, governi, istituti di ricerca e società civile - è essenziale per costruire un sistema di riciclaggio dei metalli robusto e sostenibile. Attraverso un impegno congiunto, è possibile affrontare le sfide attuali e future, sfruttando appieno il potenziale dei rottami metallici come risorsa preziosa per l'industria e per la società.
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Dagli albori della storia agli sci sostenibili di oggi: l'evoluzione dei materiali sciisticiDal legno e le fibre naturali della preistoria, ai materiali compositi ad alte prestazioni, fino alle problematiche moderne del riciclo: un viaggio millenario attraverso l’innovazione degli scidi Marco ArezioGli sci rappresentano uno degli strumenti più antichi e affascinanti mai creati dall'uomo per affrontare l'ambiente naturale. Nati come mezzi di trasporto per sopravvivere nelle terre innevate, si sono evoluti nel corso dei millenni fino a diventare sofisticati attrezzi sportivi, caratterizzati da materiali innovativi e tecnologia avanzata. Questo articolo esplora l'evoluzione dei materiali utilizzati per costruire gli sci, partendo dalle radici preistoriche fino all'era moderna, e conclude con una riflessione su come oggi si affronta la sfida del riciclo degli sci usati. Preistoria: gli inizi dello sci Le prime testimonianze di sci risalgono a circa 6.000 anni fa e provengono da regioni oggi parte della Scandinavia e della Siberia. Questi primi sci, trovati nelle paludi o tra i ghiacci, erano realizzati quasi interamente in legno, un materiale facilmente reperibile e lavorabile con gli strumenti rudimentali dell'epoca. I popoli primitivi utilizzavano legni resistenti come betulla e pino per costruire superfici lunghe e piatte che consentissero di muoversi agilmente sulla neve. Per rendere gli sci più funzionali, venivano rivestiti con materiali naturali. Alcuni popoli utilizzavano pelle di animali, come le foche, che migliorava l’aderenza sulle salite e scorreva meglio nelle discese. Gli attacchi, se così possono essere chiamati, erano semplici lacci di pelle o fibre vegetali, che servivano a mantenere i piedi in posizione. Antichità e Medioevo: evoluzione e diffusione Nel corso del tempo, gli sci si diffusero tra le popolazioni del nord Europa, come i Vichinghi, e continuarono ad essere strumenti essenziali per la caccia e il trasporto. Durante il Medioevo, la costruzione degli sci divenne più sofisticata, anche se il legno rimase il materiale primario. Le tecniche per lavorare il legno migliorarono, e vennero introdotti processi di curvatura a caldo per conferire agli sci maggiore flessibilità. Gli attacchi divennero più elaborati, utilizzando cuoio lavorato per fissare meglio il piede. Questi sci non erano solo pratici, ma anche adattati alle esigenze delle popolazioni che abitavano in territori difficili e innevati, permettendo spostamenti più rapidi e meno faticosi. Rivoluzione industriale: l'inizio del cambiamento Con l’avvento della Rivoluzione Industriale, tra il XIX e il XX secolo, la costruzione degli sci subì una significativa trasformazione. Lo sci, ormai non più solo uno strumento di sopravvivenza, diventò anche un’attività ricreativa. In particolare in Scandinavia e nell’Europa centrale, lo sci si affermò come sport, e vennero introdotti miglioramenti tecnici per aumentarne le prestazioni. Durante questa fase, pur continuando a utilizzare il legno, gli sciatori cominciarono a sperimentare con metalli leggeri, come l’acciaio, per aumentare la resistenza e ridurre il peso. Fu introdotta la tecnica della laminazione, che prevedeva la sovrapposizione di più strati di legno e altri materiali per migliorare la flessibilità e la resistenza degli sci. L’era contemporanea: materiali sintetici e tecnologia avanzata Negli anni '50, con l’introduzione della plastica e delle resine sintetiche, gli sci divennero più leggeri e più veloci. Questi materiali innovativi permisero agli sciatori di raggiungere nuove velocità e di eseguire manovre più complesse sulle piste. La plastica forniva anche una maggiore resistenza all’usura e agli agenti atmosferici, rendendo gli sci più durevoli rispetto ai loro predecessori in legno. Negli anni ’70, con l’introduzione della fibra di vetro e della fibra di carbonio, la costruzione degli sci raggiunse un nuovo livello di sofisticazione. Questi materiali compositi, incredibilmente leggeri e resistenti, consentirono la creazione di sci ottimizzati per tutte le discipline, dallo sci alpino allo sci di fondo e allo snowboard. I modelli più recenti sono progettati utilizzando software di simulazione che calcolano la distribuzione del peso, la sciancratura e la capacità di assorbimento degli urti, permettendo agli atleti di ottenere prestazioni sempre più elevate. Uso storico e moderno degli sci Nelle epoche passate, gli sci erano strumenti indispensabili per la sopravvivenza in ambienti innevati. Erano utilizzati da cacciatori e pastori per spostarsi, cacciare e trasportare merci attraverso terreni inaccessibili durante l'inverno. Oltre alla funzione pratica, gli sci rivestivano anche un ruolo culturale e sociale, specialmente nelle comunità nordiche. Oggi, lo sci è principalmente uno sport e un passatempo ricreativo. Lo sci alpino, lo sci di fondo e lo snowboard attirano milioni di appassionati ogni anno e sono discipline presenti nei Giochi Olimpici. Tuttavia, in alcune regioni remote, come quelle dell’Alaska e della Siberia, gli sci continuano ad essere utilizzati come mezzo di trasporto pratico su neve. Il riciclo degli sci: una sfida moderna Con l’aumento della produzione di sci moderni in materiali sintetici, il problema del riciclo di questi strumenti è diventato sempre più rilevante. Gli sci usati o rotti, soprattutto quelli prodotti con fibre di carbonio, plastica e metalli, rappresentano una problema per l'ambiente, in quanto questi materiali non si biodegradano facilmente e il loro smaltimento può generare grandi quantità di rifiuti. Negli ultimi anni, l’industria dello sci ha iniziato a sviluppare soluzioni per affrontare questa problematica. Diverse aziende stanno introducendo programmi di riciclo che permettono di raccogliere sci usati e trasformarli in nuovi prodotti. Gli sci vengono smontati e separati nei loro componenti principali: il legno, le fibre di vetro o carbonio, l’acciaio e la plastica. Il legno e il metallo possono essere riutilizzati o riciclati, mentre le plastiche e le fibre sintetiche vengono processate per creare materiali compositi utilizzabili in altri settori, come l’edilizia. Inoltre, alcune aziende stanno sperimentando la produzione di sci più sostenibili, utilizzando materiali riciclati o naturali, come bambù, fibre vegetali e resine biologiche, che riducono l’impatto ambientale. Questo trend verso una produzione più ecologica sta guadagnando terreno, man mano che l’attenzione al rispetto dell'ambiente cresce sia tra i produttori che tra i consumatori. Conclusione Gli sci hanno attraversato un’evoluzione affascinante, dai primi modelli in legno dell'era preistorica fino ai moderni sci in fibra di carbonio e materiali compositi. Oltre a rappresentare un simbolo di adattamento umano all'ambiente naturale, sono stati al centro di importanti sviluppi tecnologici nel corso della storia. Oggi, l’attenzione si concentra non solo sulle prestazioni e sul design, ma anche sull'impatto ambientale degli sci, e la sfida del riciclo è diventata una priorità nell'industria. Innovare nel rispetto del pianeta è la prossima frontiera per questo strumento antico, che continua a giocare un ruolo centrale nella cultura e nella vita moderna.© Riproduzione Vietata
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Riciclo del Cotone: Vantaggi, Sfide ed Opportunità per un Tessile SostenibileScopri come il riciclo dei rifiuti tessili in cotone può ridurre l'impatto ambientale, creare opportunità economiche e trasformare l'industria della moda in un modello più sostenibiledi Marco ArezioIl riciclo dei rifiuti tessili in cotone sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella transizione verso un modello di produzione sostenibile. L’industria della moda, tra le più impattanti dal punto di vista ambientale, genera ogni anno milioni di tonnellate di scarti tessili, gran parte dei quali finisce in discarica o viene incenerita. Questo comporta gravi ripercussioni, sia in termini di emissioni di gas serra che di sfruttamento delle risorse naturali. La coltivazione del cotone è notoriamente una delle più dispendiose in termini di consumo idrico e utilizzo di pesticidi, fattori che aggravano il suo impatto ecologico. Per queste ragioni, il riciclo del cotone si pone come una soluzione promettente, capace di ridurre lo spreco di materiali e limitare l’utilizzo di risorse primarie. Tuttavia, il processo di riciclo presenta ancora diverse sfide, sia di natura tecnologica che economica, che ne ostacolano la diffusione su larga scala. In questo articolo analizzeremo il ciclo di vita del cotone, i vantaggi del suo riciclo e le difficoltà che ne limitano l’efficacia, oltre a esplorare le strategie più promettenti per migliorare il recupero e il riutilizzo di questa preziosa fibra. Il Ciclo di Vita del Cotone e la Generazione di Rifiuti Tessili Il cotone è una delle fibre naturali più utilizzate nell’industria tessile, grazie alle sue proprietà di morbidezza, traspirabilità e resistenza. Tuttavia, la sua coltivazione è altamente impattante: per produrre un solo chilogrammo di cotone, possono essere necessari fino a 10.000 litri d’acqua, oltre a notevoli quantità di pesticidi e fertilizzanti che danneggiano il suolo e le risorse idriche. Parallelamente, il consumo globale di prodotti tessili è in continua crescita, contribuendo all’accumulo di rifiuti difficili da gestire. La maggior parte degli indumenti scartati finisce nelle discariche, mentre solo una piccola percentuale viene recuperata attraverso il riciclo o la donazione. Questa inefficienza nei sistemi di gestione dei rifiuti tessili rappresenta una sfida cruciale per l’economia circolare. I Benefici del Riciclo del Cotone Il riciclo del cotone comporta numerosi vantaggi, sia dal punto di vista ambientale che economico. Innanzitutto, riduce significativamente il consumo di risorse naturali, limitando la necessità di nuove coltivazioni. L’uso di cotone riciclato consente di abbattere il consumo di acqua e di sostanze chimiche, contribuendo a mitigare gli effetti negativi dell’industria tessile sull’ecosistema. Dal punto di vista economico, il riciclo del cotone apre nuove opportunità di business. La crescente sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità ha spinto molte aziende a investire in materiali riciclati e a sviluppare nuovi modelli di produzione basati sul recupero dei tessuti. Marchi di moda sostenibile stanno implementando strategie di economia circolare, come la produzione di capi realizzati interamente con fibre rigenerate, favorendo la riduzione degli sprechi. Inoltre, il settore del riciclo tessile può generare nuovi posti di lavoro, specialmente nelle fasi di raccolta, selezione e lavorazione dei rifiuti tessili. L’adozione di tecnologie avanzate per il trattamento delle fibre può contribuire a rendere il riciclo più efficiente e redditizio, supportando la crescita di un’economia sostenibile. Le Sfide del Riciclo del Cotone Nonostante i numerosi vantaggi, il riciclo del cotone presenta ancora diverse difficoltà che ne limitano la diffusione su larga scala. Una delle principali problematiche riguarda la qualità delle fibre riciclate: il processo meccanico di riciclo, attualmente il più utilizzato, comporta la scomposizione del tessuto in fibre più corte e deboli, riducendone la resistenza e la durabilità. Per ovviare a questo problema, spesso il cotone rigenerato viene mescolato con fibre vergini, il che riduce il grado di sostenibilità complessiva del processo. Un’altra sfida riguarda la composizione degli indumenti. Molti capi d’abbigliamento non sono realizzati esclusivamente in cotone, ma contengono miscele di fibre sintetiche come poliestere o elastan. Questa caratteristica rende più complesso il processo di separazione delle fibre e il loro successivo riciclo. Le tecnologie di riciclo chimico, che permettono di recuperare la cellulosa dal cotone, rappresentano una soluzione promettente, ma attualmente risultano ancora costose e non sufficientemente sviluppate per essere adottate su larga scala. Dal punto di vista economico, il riciclo del cotone richiede investimenti significativi, sia per la creazione di un sistema efficiente di raccolta e selezione, sia per l’adozione di tecnologie avanzate. Inoltre, la mancanza di standard internazionali chiari per la certificazione dei prodotti riciclati rappresenta un ulteriore ostacolo alla diffusione del cotone rigenerato. Infine, la consapevolezza dei consumatori gioca un ruolo cruciale. Nonostante l’interesse crescente per la moda sostenibile, molti consumatori non sono ancora disposti a pagare un sovrapprezzo per i prodotti realizzati con materiali riciclati. Questo limita la domanda e ostacola la transizione verso un sistema tessile più sostenibile. Strategie per Migliorare il Riciclo del Cotone Per rendere il riciclo del cotone più efficiente e accessibile, è fondamentale adottare un approccio integrato che coinvolga aziende, istituzioni e consumatori. Tra le strategie più efficaci troviamo: - Investire in nuove tecnologie: Sviluppare processi di riciclo chimico e meccanico più avanzati, in grado di preservare la qualità delle fibre riciclate e di ridurre i costi di produzione. - Migliorare i sistemi di raccolta e selezione: Creare infrastrutture adeguate per il recupero dei rifiuti tessili, favorendo il riutilizzo e il riciclo dei capi dismessi. - Promuovere incentivi economici: Offrire agevolazioni fiscali e sovvenzioni alle aziende che investono nel riciclo tessile, incentivando l’adozione di pratiche sostenibili. - Sensibilizzare i consumatori: Educare il pubblico sui benefici del riciclo tessile e incoraggiare comportamenti di consumo più responsabili, come l’acquisto di capi in cotone rigenerato e il ricorso alla riparazione o al riuso degli indumenti. Conclusioni Il riciclo del cotone rappresenta una delle soluzioni più efficaci per ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile e promuovere un modello di produzione più sostenibile. Tuttavia, affinché il riciclo diventi una pratica diffusa, è necessario affrontare le sfide tecnologiche ed economiche con investimenti mirati e strategie innovative. Solo attraverso un impegno congiunto tra aziende, istituzioni e consumatori sarà possibile trasformare il riciclo del cotone in una realtà concreta, capace di coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica. La transizione verso un sistema tessile circolare rappresenta una sfida complessa, ma anche una grande opportunità per costruire un futuro più responsabile e attento alle risorse del nostro pianeta. © Riproduzione Vietata
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La Caotica Situazione del Polipropilene in Turchia: la Tempesta PerfettaLa Caotica Situazione del Polipropilene in Turchia: la Tempesta Perfettadi Marco ArezioUn periodo così se lo ricorderanno a lungo, non solo il sistema industriale Turco che utilizza il polipropilene ma, a cascata, anche gli acquirenti dei prodotti finiti che le fabbriche Turche riforniscono e il sistema finanziario che è sotto pressione.Gli aumenti spropositati del polipropilene in Turchia è la conseguenza di una serie di situazioni eccezionali che si sono verificate sui mercati mondiali delle materie prime vergini, manifestandosi come una tempesta perfetta. E come tutte le tempeste improvvise, la situazione ha colto di sorpresa anche i buyers Turchi, creando una serie di difficoltà sull’approvvigionamento della materia prima, sui livelli di prezzi insostenibili e sui bilanci delle aziende. La concatenazione degli eventi si è abbattuta su analisi previsionali di disponibilità di PP regolare, pur con una previsione di un rialzo dei prezzi che sembrava sostenibile e ciclico. Le aspettative di un rialzo graduale ruotavano intorno alla considerazione di un periodo estremamente lungo di prezzi sotto la media, di una ipotesi di ripresa internazionale e dell’avvicinarsi del capodanno Cinese che avrebbe liberato maggiori disponibilità sul mercato. In realtà queste tesi si sono rilevate sbagliate in merito all’eccezionalità degli eventi che sono capitati: • I problemi metereologici negli USA con un crollo delle produzioni di PP • Lo spostamento di parti delle scorte mondiali dei produttori verso mercati più profittevoli come gli USA e l’Europa • La scarsità di circolazione dei containers che ha impennato le quotazioni • Il concatenamento di fermi produttivi agli impianti, in parte già programmati come Total, Ineos, LyondellBasell, ExxonMobil, Borealis e Unipetrol. Scorte ridotte anche nel Medio Oriente, area di normale approvvigionamento per la Turchia • La riduzione delle festività del capodanno cinese a causa del Covid con una ripresa dei consumi di di polimeri prima del previsto • Il rallentamento delle operazioni doganali causa Covid. Questi eventi concatenati hanno portato in Turchia un livello dei prezzi elevatissimi, con una scarsità di disponibilità che ha messo in crisi i produttori locali. Gli operatori dichiarano aumenti per il PPH di 350-500 $ a tonnellata, da una settimana all’altra e i buyers non sanno come trasmettere in modo costruttivo al settore commerciale gli aumenti dei costi dei prodotti. La crescita dei prezzi in percentuale ha raggiunto il 49% per il PP Raffia e il 32% il PPBC per iniezione, rispetto a Febbraio 2021, creando il caos soprattutto nelle aziende che lavorano con contratti di forniture per clienti che assemblano i semilavorati prodotti in Turchia. Non sono solo i margini di contribuzione sulle commesse a non quadrare più, ma anche l’impossibilità di produrre per la mancanza, anche a qualsiasi prezzo, della materia prima. Nemmeno l’aumento della lira turca rispetto al dollaro è stata di aiuto in questa situazione paradossale, che sta mettendo in ginocchio il comparto delle materie plastiche avendo un peso nel paese di cruciale importanza. Ci si interroga su quando questa situazione possa risolversi, ma gli analisti sono prudenti nello stabilire delle date, in quanto il fenomeno è complesso e la risoluzione delle problematiche passa dall’evolversi in modo positivo di tutti i fattori sopra descritti.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - PP - Turchia Maggiori informazioni sulle regole di navigazione internazionali
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Globalizzazione del Marcato della Plastica Riciclata: Il Dado è Tratto (Alea iacta est)Globalizzazione del Marcato della Plastica Riciclata: Il Dado è Tratto (Alea iacta est)di Marco ArezioC’era bisogno di scomodare Giulio Cesare per dare l’idea che non c’è un momento più propizio come questo per agire? Forse si.Non è solo la Plastic Tax che spinge l’Europa a riconsiderare i polimeri riciclati, ma una serie di movimenti dal basso in cui i consumatori, preoccupati dalle condizioni ambientali del pianeta, richiedono produzioni più sostenibili anche nel mondo della plastica. Anche molti altri paesi, fuori dal confine Europeo, stanno adottando politiche restrittive per disincentivare l’uso della plastica vergine nelle produzioni massive, con lo scopo di aumentare il riciclo e diminuire i rifiuti plastici. La società S&P Global Platts Analytics prevede che la plastica riciclata, prodotta attraverso il sistema di riciclo meccanico, sostituirà oltre 1,7 milioni di tonnellate di polimeri plastici vergini entro il 2030, rispetto alle 688.000 tonnellate del 2020. Come sostituire la plastica vergine con quella riciclata a livello globale C’è ancora molta diffidenza sui polimeri plastici riciclati, specialmente nei paesi meno industrializzati, dove troppo spesso l’acquisto di questa materia prima è visto come un affare economico, volto a ridurre il costo di produzione. Questa richiesta di realizzare un’importante differenza di prezzo, rispetto a quella vergine, diventa per alcuni acquirenti l’unico metro di valutazione per l’impiego di un polimero riciclato. Ma come abbiamo visto nell’articolo pubblicato nel portale Arezio, anno dopo anno il prezzo dei polimeri riciclati si sposteranno verso il prezzo di quelli vergini e, in molti casi lo supereranno, questo per ragioni di carattere economico, ambientale e industriale. La globalizzazione del marcato dei polimeri riciclati deve passare verso una standardizzazione dei processi produttivi, in cui la filiera di trasformazione offra a tutti i clienti e in tutti i continenti dei processi di trattamento del rifiuto plastico comparabili dal punto di vista qualitativo. Oggi, in molte parti del mondo, la produzione di polimeri riciclati è un’attività localizzata dove non vengono sempre espressi valori di qualità, ma principalmente la necessità più o meno impellente del riuso del rifiuto in entrata. Bisogna acquisire la consapevolezza che l’utilizzo dei polimeri riciclati deve essere prioritario rispetto a quelli vergini, indipendentemente dal loro costo, in quanto il risparmio delle risorse del pianeta e la riduzione dei rifiuti che vengono prodotti giornalmente sono di gran lunga il fattore principale. La pressione dei governi Come abbiamo visto molti stati stanno applicando legislazioni disincentivanti all’uso della plastica vergine, attraverso una serie di tasse o imposizioni di utilizzo nelle miscele di percentuali variabili di plastica riciclata. In Gran Bretagna, per esempio, la produzione di un articolo che non contenga il 30% di plastica riciclata, per i prodotti rientranti in alcune categorie, subisce una tassa di 200 GBP/Ton, rendendo meno vantaggioso il costo finale del prodotto fatto solo con plastica vergine. Queste normative devono, da una parte disincentivare l’acquisto non deferibile della plastica vergine ma, nello stesso tempo, devono tendere, non solo ad aumentare la quota di produzione dei polimeri riciclati a livello mondiale, in modo da compensare la diminuzione dell’uso del vergine, ma devono anche portare a una filiera produttiva più uniforme per creare similitudini nei polimeri riciclati esportabili. Queste attività legislative stanno aumentando la richiesta di plastica riciclata che spesso, come in Europa, non corrisponde all’aumento dei volumi offerti. Principio di standardizzazione dei polimeri riciclati Quando si acquista un Polimero vergine con una specifica caratteristica da un fornitore è possibile, se le condizioni di mercato lo rendessero necessario, acquistarne uno molto simile prodotto da un altro fornitore, senza avere grandi differenze sui valori tecnici o di colore. Nel campo dei polimeri riciclati, non sempre questa alternanza esiste, in quanto ci possono essere delle differenze che potrebbero rendere un elemento diverso da un altro. Vediamo come: • Differenti fonti di approvvigionamento • Differente ciclo di vita del prodotto da riciclare • Differente di sostanze contenute nel prodotto se è un imballo • Differenti tecniche e metodi di riciclo nella filiera • Differenti macchinari utilizzati • Differente qualità della filiera del riciclo • Differenti mix di input per la creazione delle ricette • Differenti tecniche per il controllo di qualità dei polimeri Queste sono solo alcune alternative che possono implicare ad un polimero riciclato di essere differente da un suo simile. La standardizzazione non è sempre facile, in quanto il materiale in entrata può avere caratteristiche, a volte, più vicino al rifiuto che alla materia prima, ma lo sforzo comune di caratterizzare sempre meglio i polimeri finali permetterà una maggiore diffusione degli stessi. Nel mercato Europeo il lavoro di standardizzazione di alcuni polimeri come rPET o il PVC ha portato buoni risultati, conferendo a queste due famiglie regole qualitative, all’interno delle quali il prodotto è normato e di più facile diffusione nel mondo, potendo ripetere, lotto per lotto gli stessi valori. Anche l’rPET riciclato negli Stati Uniti sta diventando più uniforme e mostra riduzioni dei livelli di contaminanti. Questa spinta è guidata dalla California, dove dal 2022 si applicherà un contenuto minimo di plastica riciclata nelle bottiglie in PET, a partire dal 15%. Ma le produzioni di macinati trasparenti rPET della California sono in gran parte dominate da materiali con un livello di contaminanti in PVC fino a 100 ppm, questo significa che il settore dell’rPET statunitense è orientato verso mercati finali di qualità inferiore, come i mercati delle fibre e dei tessuti. I grandi marchi internazionali delle bibite stanno installando produzione di rPET nei paesi dove trovano fonti di approvvigionamento abbondanti e continuative, creando una spinta alla standardizzazione del polimero nel mondo. L’inquinamento globale procurato della plastica abbandonata a causa di comportamenti scellerati dell’uomo può essere risolto, dando valore al prodotto da riciclare in tutto il modo.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - business - internazionalizzazioneVedi maggiori informazioni sull'argomento
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Impatti Ambientali di Giornali e E-Book: Come Scegliere la Lettura più SostenibileUn’analisi del ciclo di vita, delle emissioni di CO₂ e delle strategie circolari per ridurre l’impatto ambientale nella fruizione delle notizie e dei libridi Marco ArezioLa scelta tra leggere un giornale cartaceo o fruire di un contenuto in formato digitale non si limita semplicemente a una preferenza personale. Dietro ogni pagina stampata, così come dietro ogni dispositivo elettronico, si cela un intricato percorso fatto di estrazione e trasformazione di materie prime, di consumi energetici e di emissioni inquinanti che caratterizzano l’intero ciclo di vita del prodotto. È proprio questo il cuore dell’Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment, LCA), un metodo che consente di identificare e quantificare gli impatti ambientali generati dalla nascita del prodotto (o servizio) fino alla sua dismissione o riciclo. Per i giornali cartacei, il ciclo di vita include la produzione della carta — con il consumo di acqua ed energia, oltre all’utilizzo di fibre vergini o riciclate — la fase di stampa, la distribuzione su scala locale o nazionale e, infine, lo smaltimento o riciclo. Nel caso dell’elettronica, invece, occorre considerare l’estrazione di metalli rari, la fabbricazione di componenti delicati, l’assemblaggio, il trasporto su lunghe distanze, l’utilizzo e l’eventuale ricarica del dispositivo, per poi arrivare al suo smaltimento o riuso a fine vita. Uno degli aspetti salienti dell’LCA è mettere in luce come il picco di emissioni e consumi avvenga spesso in una fase iniziale, per esempio nella produzione di un tablet o di un e-reader. Al contrario, la produzione di un quotidiano genera costantemente impatti, ma in quantità modulabili dal numero di copie stampate. In sostanza, la valutazione complessiva dell’impatto dipende dal modo in cui ognuno di noi legge: la periodicità, la quantità di testi consultati e la durata di vita del dispositivo elettronico sono parametri chiave. Emerge così che un lettore occasionale, che acquista saltuariamente il giornale in edicola, avrà un profilo d’impatto diverso da chi “divora” quotidiani e libri, preferendo magari un singolo dispositivo a inchiostro elettronico capace di durare anni. Produzione Cartacea: Impatti su Foreste ed Emissioni di CO₂ La carta che compone i giornali viene ottenuta principalmente dalla cellulosa, estratta in larga parte da alberi coltivati o da foreste gestite. Se da un lato esistono standard di certificazione come FSC (Forest Stewardship Council) o PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) che mirano ad assicurare una gestione sostenibile delle foreste, dall’altro permane il rischio che una domanda troppo elevata di carta possa spingere i produttori a ricorrere a legname proveniente da fonti non controllate. Ciò implica possibili fenomeni di deforestazione illegale o non regolamentata, con ripercussioni dirette sul sequestro di carbonio, sulla biodiversità e sull’equilibrio idrologico del pianeta. La trasformazione della cellulosa in fogli di carta richiede inoltre un notevole consumo di acqua ed energia. Le cartiere più moderne cercano di ottimizzare il riciclo delle acque di lavorazione e di ricorrere a fonti rinnovabili per la produzione di energia, ma resta elevato l’impatto di questa fase industriale, in particolare quando la domanda di carta è in crescita. A ciò si aggiungono le emissioni generate dai trasporti (per portare il legname in cartiera, quindi la carta agli stabilimenti di stampa e, infine, i giornali ai punti vendita o ai lettori). Parlando di emissioni, non va dimenticato l’uso di inchiostri e additivi chimici. Anche se molte tipografie stanno abbandonando i composti organici volatili (VOC) più pericolosi, lo smaltimento di alcune tipologie di inchiostro può comportare rilasci di sostanze potenzialmente dannose nell’ambiente. Tuttavia, uno dei vantaggi intrinseci della carta, rispetto ad altri materiali, è la sua riciclabilità. Questo può permettere, laddove esistano filiere di recupero ben funzionanti, di ridurre la quantità di risorse vergini necessarie e di contenere in parte le emissioni. E-Reader e Dispositivi Digitali: Materie Prime e Processi Produttivi La produzione di un e-reader, di un tablet o di uno smartphone non è immediatamente visibile al consumatore finale, eppure dietro allo schermo si cela una lunga filiera fatta di estrazioni minerarie, lavorazioni chimiche e logistica globale. Metalli rari come il cobalto, il litio, l’indio o le terre rare sono estratti spesso in condizioni ambientali e sociali critiche. Le miniere possono avere un notevole impatto sugli ecosistemi circostanti, inquinando le acque e alterando la morfologia del territorio. Inoltre, in alcuni paesi la tutela dei diritti dei lavoratori è carente, e il mercato dei minerali hi-tech può celare aspetti di sfruttamento e lavoro minorile. I componenti elettronici, dai microchip ai display, richiedono ambienti di produzione a camera bianca, con un controllo costante della temperatura e un’ingente quantità di energia per i processi di fabbricazione. Spesso, queste fabbriche si trovano in Asia, mentre l’assemblaggio finale avviene in altre aree, e i dispositivi vengono poi distribuiti in tutto il mondo: una catena logistica che, sebbene efficiente dal punto di vista economico, incide inevitabilmente sulle emissioni di CO₂ legate ai trasporti. Un altro aspetto cruciale è la batteria. Le batterie ricaricabili agli ioni di litio presenti negli e-reader (e ancora di più nei tablet e negli smartphone) sono soggette a usura e hanno una vita limitata. Il processo di smaltimento o riciclo delle batterie esauste è complesso e, se non gestito in modo corretto, può rilasciare sostanze tossiche nell’ambiente. Tuttavia, se un dispositivo viene costruito con criteri di eco-design e se viene utilizzato a lungo prima di essere sostituito, il suo impatto iniziale — pur elevato — può essere ammortizzato su diversi anni di servizio. Consumo di Risorse e Gestione dei Rifiuti: Carta vs. Elettronica Nel momento in cui un lettore sceglie di acquistare un quotidiano in edicola o di scaricare l’ultima edizione sul proprio e-reader, attiva processi di consumo di risorse differenti. Con la carta, la risorsa principale è costituita da fibre vegetali (in parte riciclate, in parte vergini) e dagli input energetici necessari a trasformarle in un prodotto finito. Una volta letto, il giornale può essere riciclato fino a un certo numero di volte (le fibre di cellulosa si degradano gradualmente), fornendo nuova materia prima per altri prodotti cartacei.Nel caso di un dispositivo elettronico, il singolo atto di lettura non genera, in apparenza, uno spreco di risorse tangibile: non si butta via la “materia prima” di un file, né si accumulano fogli di carta destinati al cestino. Tuttavia, ogni download, ogni aggiornamento software e persino il funzionamento dell’infrastruttura cloud comportano consumi energetici nei data center e nei sistemi di telecomunicazione. Inoltre, quando il dispositivo giunge a fine vita, lo smaltimento di un e-reader o di un tablet richiede una filiera dedicata per evitare la dispersione di metalli pesanti o composti pericolosi. La gestione dei rifiuti, cartacei o elettronici, rimane un nodo fondamentale nella valutazione dell’impatto ambientale. Se la carta, in molte regioni, può essere raccolta in modo differenziato e avviata al riciclo, lo stesso non sempre avviene per i dispositivi elettronici. Da questo punto di vista, le politiche di responsabilità estesa del produttore (EPR) e l’implementazione di sistemi di raccolta specializzati possono fare la differenza, incrementando il tasso di recupero dei materiali preziosi e riducendo lo spreco e l’inquinamento. Emissioni e Bilancio Energetico: Qual è la Soluzione più Sostenibile? È difficile fornire una risposta univoca alla domanda su quale metodo di lettura sia, in assoluto, il più sostenibile. Le variabili sono tante: da quanto spesso si legge, al tipo di mix energetico che alimenta i processi produttivi e i dispositivi, fino al comportamento dell’utente in termini di riciclo o sostituzione. Numerosi studi LCA hanno tentato di definire soglie indicative. Per esempio, un lettore che acquista un quotidiano al giorno potrebbe, nell’arco di un anno, accumulare un consumo di carta e di energia di stampa considerevole. Se, al contrario, scegliesse un e-book reader a inchiostro elettronico e lo utilizzasse per almeno 2-3 anni, probabilmente ammortizzerebbe l’impatto iniziale di produzione del dispositivo. In altre parole, per lettori assidui, la soluzione digitale tende a mostrarsi più efficiente, soprattutto se si sfruttano fonti rinnovabili per la ricarica e se il dispositivo viene mantenuto in vita il più a lungo possibile. Tuttavia, chi legge un giornale cartaceo solo saltuariamente potrebbe non trarre particolari benefici ambientali dall’acquisto di un dispositivo elettronico dedicato. Acquistare un tablet all’anno e sostituirlo di continuo, magari per avere l’ultimo modello, annulla i vantaggi ambientali legati alla dematerializzazione della carta. Il nodo centrale è la frequenza di uso, la cura del dispositivo e il modo in cui viene smaltito o riciclato. Il bilancio energetico, quindi, dipende in larga misura dalle abitudini del consumatore e dalle scelte strategiche delle aziende produttrici. Comportamenti di Lettura e Frequenza di Utilizzo Gli aspetti tecnologici e produttivi non esauriscono il tema della sostenibilità, poiché un fattore decisivo è il comportamento del lettore. Le preferenze individuali, le routine quotidiane e la disponibilità di infrastrutture incidono sul profilo di impatto dell’una o dell’altra opzione. Un utente che legge decine di testi al mese, passa da un quotidiano all’altro e sfoglia molteplici riviste, troverà probabilmente più vantaggioso concentrarsi su un dispositivo elettronico, purché duri nel tempo e venga gestito in modo responsabile. D’altra parte, esiste un pubblico che ama la carta stampata, trova più pratico il formato fisico o magari non ha accesso a una connessione internet stabile. Per queste persone, può avere un senso continuare a leggere il giornale in edizione cartacea, ma risulta sempre importante smaltirlo correttamente o avviarlo al riciclo. Oltre a ciò, va menzionato il concetto di “digital divide”: non tutti dispongono di risorse economiche o competenze per accedere a un e-reader o a un tablet. In alcune aree geografiche, l’edicola o la biblioteca restano gli unici punti di accesso all’informazione. Pertanto, optare per la sola digitalizzazione di un quotidiano potrebbe creare barriere informative per fasce di popolazione meno connesse. Riciclo e Economia Circolare: Strumenti di Riduzione dell’Impatto Nel percorso verso una maggiore sostenibilità, sia la filiera cartaria sia quella elettronica potrebbero adottare o perfezionare modelli di economia circolare. Nel caso della carta, esiste già da tempo un’attenzione particolare al riciclo, grazie al recupero di giornali, riviste, imballaggi. Questa prassi, se ben organizzata, riduce il prelievo di materia prima vergine e attenua l’impatto sui sistemi forestali. Oltre al riciclo, si può migliorare la fase di stampa con inchiostri più ecologici, ridurre il peso dei quotidiani o gestire la distribuzione con mezzi a basso impatto (elettrici o ibridi). Per i dispositivi digitali, l’economia circolare si traduce in design più modulari e riparabili, con la possibilità di sostituire batteria o display senza dover cambiare l’intero dispositivo. Inoltre, la responsabilità estesa del produttore (EPR) implica che le aziende si facciano carico del ritiro e del riciclo dei dispositivi a fine vita, recuperando le materie prime e limitando la dispersione di componenti pericolosi nell’ambiente. Infine, la scelta di alimentare i data center con fonti rinnovabili e di adottare pratiche di efficienza energetica avanzata può ridurre significativamente il peso delle infrastrutture digitali sull’ambiente. Sostenibilità e Innovazione: Verso un Futuro Green per la Lettura Guardando al futuro, è lecito aspettarsi un’evoluzione tecnologica che renda più efficienti i dispositivi elettronici, riducendo i consumi e adottando materiali di origine rinnovabile o facilmente riciclabili. Nel contempo, l’industria cartaria potrà perfezionare la gestione delle foreste e implementare processi di produzione sempre più a basso impatto, alimentati da energia rinnovabile e accompagnati da sistemi di recupero delle acque e di riduzione degli scarti. Le politiche pubbliche potranno giocare un ruolo significativo, incentivando la ricerca e l’innovazione sostenibile, nonché promuovendo modelli di business circolari capaci di premiare chi adotta soluzioni virtuose. Ad esempio, certificazioni ambientali più trasparenti, incentivi fiscali per la produzione ecologica e una corretta informazione del consumatore possono contribuire a trasformare il mercato editoriale, siano essi giornali cartacei o libri digitali. In definitiva, scegliere tra la carta e il digitale non è una questione esclusivamente legata alla comodità o al fascino della tecnologia, ma comporta una riflessione più ampia su come ci poniamo nei confronti delle risorse del pianeta. Da un lato, la carta rimane un materiale riciclabile, tangibile e culturalmente radicato; dall’altro, il digitale permette di dematerializzare una quantità enorme di contenuti, evitando in teoria la produzione continua di copie fisiche, ma al prezzo di un avvio produttivo e di un consumo energetico costante su scala globale. La sostenibilità, in fondo, non si riduce a un singolo gesto, bensì si costruisce su una serie di scelte coerenti, dalla progettazione di un dispositivo elettronico alla gestione del suo smaltimento, dall’acquisto di un quotidiano stampato alla sua fase di riciclo. In un mondo dove le risorse naturali sono limitate e il cambiamento climatico bussa sempre più forte, ognuno di noi ha la responsabilità di informarsi e di agire in modo consapevole. Attraverso il confronto tra giornali cartacei ed e-reader, possiamo cogliere l’occasione per ripensare non solo le nostre abitudini di lettura, ma anche il nostro rapporto con i beni e i servizi che consumiamo, tracciando così la strada verso un futuro più green e inclusivo per tutti.© Riproduzione Vietata
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Guida all’Acquisto di Cuffie per la Musica e le Conversazioni con la Cancellazione del RumoreScopri come scegliere le migliori cuffie per la musica e il per comfort, suono e sostenibilitàdi Marco ArezioAcquistare un paio di cuffie con cancellazione attiva del rumore (ANC) può trasformare il caos in serenità. Ideali per isolarti dal rumore di un treno affollato o immergerti completamente nella tua musica preferita, queste cuffie non sono solo un accessorio tecnologico: rappresentano un investimento per il tuo benessere e per una qualità sonora superiore. Comprendere a fondo come funziona questa tecnologia e conoscere i modelli disponibili sul mercato ti permetterà di fare una scelta informata. Vediamo insieme quali sono gli aspetti principali da considerare e i prodotti che meritano la tua attenzione. Come Funziona la Tecnologia ANC? La tecnologia ANC è un equilibrio tra hardware e software avanzato. Le cuffie raccolgono i suoni dell'ambiente tramite microfoni posizionati strategicamente sia all'interno che all'esterno dei padiglioni. Questi segnali vengono analizzati e neutralizzati generando onde sonore opposte che eliminano il rumore indesiderato. Questo avviene in tempo reale, adattandosi dinamicamente al contesto: che tu sia in un ufficio tranquillo o in una strada affollata, le cuffie garantiscono un'esperienza sonora di alta qualità. Fattori da Considerare Prima dell’Acquisto Comfort e Design: Preferisci modelli over-ear che coprono completamente le orecchie per un comfort maggiore? Oppure cerchi soluzioni più compatte? Valuta materiali come memory foam e fasce imbottite per utilizzi prolungati senza affaticamento. Durata della Batteria: Le cuffie ANC consumano energia. Modelli premium offrono 20-30 ore di autonomia con ANC attivo e funzionalità di ricarica rapida. Connettività: Bluetooth 5.0 o superiore garantisce connessioni stabili. Alcuni modelli supportano accoppiamenti multipoint, permettendoti di connettere più dispositivi contemporaneamente. Qualità Audio: Oltre alla cancellazione del rumore, è importante un suono bilanciato, con bassi profondi e alti nitidi. Se possibile, verifica se il modello supporta codec avanzati come LDAC o aptX. Sostenibilità e Impatto Ambientale: Cerca aziende che adottano pratiche sostenibili, utilizzano materiali riciclati o offrono programmi di riciclo per vecchie cuffie. La Sostenibilità Conta Scegliere cuffie sostenibili significa supportare un ciclo di consumo più responsabile. Sony, ad esempio, utilizza plastica riciclata per le sue cuffie WH-1000XM5 e adotta imballaggi ecologici. Anche Bose contribuisce alla sostenibilità con programmi di riciclo, sebbene non utilizzi materiali riciclati nei suoi prodotti. Anker, dal canto suo, riduce l'uso della plastica negli imballaggi, anche se il focus sui materiali riciclati è meno marcato. Un aspetto cruciale è anche la durabilità: prodotti progettati per durare anni riducono la necessità di sostituzioni frequenti, diminuendo l'impatto ambientale. Alcuni produttori includono componenti modulari e pezzi di ricambio, facilitando le riparazioni e allungando la vita del dispositivo. Confronto tra Tre Modelli Bose QuietComfort 35 II Un classico senza tempo, queste cuffie sono note per la loro cancellazione del rumore impeccabile e per il comfort superiore offerto dai cuscinetti morbidi. Nonostante non siano realizzate con materiali riciclati, Bose offre programmi di riciclo per vecchi dispositivi. L’autonomia arriva fino a 20 ore e la compatibilità con Alexa e Google Assistant è un plus. Sony WH-1000XM5 Le WH-1000XM5 combinano una cancellazione del rumore di alto livello con materiali parzialmente riciclati e imballaggi sostenibili. L’autonomia di 30 ore, unita alla qualità sonora eccellente, le rende ideali per chi cerca il massimo. Funzionalità avanzate come l’ascolto ambientale adattivo migliorano ulteriormente l’esperienza. Anker Soundcore Life Q35 Per chi cerca una soluzione economica ma efficace, le Anker Soundcore Life Q35 offrono una cancellazione del rumore decente, un’autonomia di 40 ore e un suono equilibrato. Sebbene non utilizzino materiali riciclati, l’azienda si impegna a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi. Conclusione Che tu scelga le Bose QuietComfort 35 II, le Sony WH-1000XM5 o le Anker Soundcore Life Q35, ogni modello offre un’esperienza unica. Valuta le tue priorità: qualità del suono, durata della batteria, comfort e sostenibilità. Investire in un buon paio di cuffie non è solo una scelta personale, ma anche un passo verso un consumo più consapevole e responsabile. Scegliere il prodotto giusto significa non solo ascoltare meglio, ma anche contribuire a un futuro più sostenibile.© Riproduzione Vietata
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Il Riciclo delle Pellicole Radiografiche, Fotografiche e CinematograficheDalla Storia alla Pratica Attuale: Approfondimenti sui Materiali e Processi Tecnici del Riciclo delle Pellicoledi Marco ArezioLe pellicole radiografiche, fotografiche e cinematografiche hanno una storia ricca e affascinante, ma insieme a questa storia c'è anche un impatto ambientale significativo dovuto alla loro produzione e smaltimento. In questo articolo, esploreremo in modo approfondito i materiali che compongono queste pellicole e i processi tecnici utilizzati nel loro riciclo, con l'obiettivo di fornire una visione chiara e dettagliata delle sfide e delle opportunità legate alla gestione sostenibile di questi materiali.Storia delle PellicoleLe pellicole radiografiche, fotografiche e cinematografiche hanno una storia ricca e affascinante, che abbraccia ambiti diversi come l'arte, la medicina e l'intrattenimento.Le pellicole hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della fotografia e del cinema. Le prime pellicole fotografiche furono create alla metà del XIX secolo, aprendo la strada a una nuova era di registrazione delle immagini. Nel mondo del cinema, il primo film realizzato su pellicola fu "La sortie de l'usine Lumière à Lyon" dei fratelli Lumière nel 1895, seguito da altri capolavori come "Viaggio nella Luna" di Georges Méliès nel 1902.Utilizzo nel Mondo MedicoLe pellicole radiografiche hanno rivoluzionato anche il campo della medicina, consentendo di visualizzare l'interno del corpo umano in modo non invasivo. Le prime lastre radiografiche furono utilizzate da Wilhelm Conrad Roentgen nel 1895, quando scoprì i raggi X. La sua famosa immagine di una mano con un anello di moglie visualizzata su una lastra radiografica rimane un'icona nella storia della medicina.Composizione delle PellicoleLe pellicole radiografiche, fotografiche e cinematografiche sono generalmente costituite da una base di plastica (solitamente poliestere) rivestita con uno strato di emulsione sensibile alla luceQuesta emulsione contiene sostanze chimiche fotosensibili e, nelle pellicole fotografiche e cinematografiche, possono essere presenti anche coloranti e additivi per migliorare la qualità dell'immagine.Processo di RicicloIl riciclo delle pellicole è un processo complesso che richiede attrezzature e tecnologie specializzate. I passaggi principali includono: Raccolta e Separazione: Le pellicole usate vengono raccolte e separate da altri materiali. Rimozione della Base Plastica: La base di plastica viene separata dall'emulsione fotosensibile. Questo può essere fatto attraverso processi meccanici o chimici. Recupero dei Metalli Preziosi: Le pellicole contengono spesso metalli preziosi come l'argento, che possono essere recuperati attraverso processi di estrazione chimica. Trattamento delle Sostanze Chimiche: Le sostanze chimiche presenti nelle pellicole devono essere trattate in modo sicuro per evitare l'inquinamento dell'ambiente. Questo può includere processi di neutralizzazione o distruzione chimica.Materiali RiciclatiI materiali recuperati durante il processo di riciclo delle pellicole possono essere utilizzati per una varietà di scopi. La plastica può essere riciclata per produrre nuove pellicole o altri prodotti in plastica, mentre i metalli preziosi possono essere utilizzati nell'industria elettronica o della gioielleria.Produzione e Riciclo AttualiNonostante i benefici ambientali del riciclo delle pellicole, attualmente solo una piccola percentuale di queste viene effettivamente riciclata. Le sfide includono la mancanza di infrastrutture specializzate e la complessità dei materiali, che rendono il processo di riciclo costoso e complesso.ConclusioniIn conclusione, il riciclo delle pellicole radiografiche, fotografiche e cinematografiche è un passo importante verso la sostenibilità ambientale delle industrie che le producono. Tuttavia, sono necessari investimenti in ricerca e infrastrutture per migliorare i tassi di riciclo e promuovere pratiche più sostenibili. Con un impegno collettivo, possiamo ridurre l'impatto ambientale di queste pellicole e garantire un futuro più pulito per il nostro pianeta.
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Come Scegliere una Lavatrice Sostenibile: Guida per un Acquisto ResponsabileScopri come le lavatrici influenzano l'ambiente, l'importanza dei materiali riciclati e le migliori caratteristiche per un elettrodomestico efficiente, duraturo e rispettoso del pianetadi Marco ArezioLa lavatrice è uno degli elettrodomestici che ha rivoluzionato le nostre vite, trasformando un compito faticoso in un’operazione semplice e veloce. Tuttavia, dietro la praticità di un elettrodomestico così essenziale si cela una realtà complessa, fatta di impatti ambientali legati alla produzione, all'uso e al fine vita del prodotto. Questo articolo esplora il ciclo di vita delle lavatrici, ponendo l'accento sull'uso di materiali riciclati, sul riciclo a fine vita e su come i consumatori possano fare scelte sostenibili al momento dell'acquisto. Il Ciclo di Vita di una Lavatrice La produzione di una lavatrice è il risultato di un processo articolato che inizia con la progettazione. In questa fase, gli ingegneri si concentrano su efficienza e funzionalità, scegliendo materiali e tecnologie che rispondano alle esigenze del consumatore e, sempre più spesso, alle sfide della sostenibilità. Le diverse parti della lavatrice sono realizzate con materiali specifici: la scocca esterna e il tamburo sono spesso in acciaio, scelto per la sua robustezza e durabilità, mentre i cassetti per il detersivo e le tubazioni interne sono in plastica modellata per resistere a pressioni elevate. Il motore, il cuore dell'elettrodomestico, viene assemblato con estrema precisione, e le componenti elettroniche, come sensori e schede digitali, completano un insieme tecnologico avanzato. Durante l’assemblaggio, tutti questi elementi vengono uniti in un processo rigoroso, spesso automatizzato, che assicura che ogni lavatrice rispetti standard elevati di qualità e sicurezza. Una volta completato, ogni elettrodomestico viene sottoposto a test approfonditi prima di essere immesso sul mercato. Materiali Riciclati: Una Nuova Frontiera L'industria delle lavatrici sta facendo grandi passi avanti verso l'uso di materiali riciclati, una scelta che consente di risparmiare risorse e ridurre i rifiuti. Ad esempio, molte parti in plastica, come la scocca esterna e le tubazioni, possono essere realizzate con materiale plastico riciclato, senza compromettere la qualità o la resistenza. Anche l'acciaio utilizzato per il telaio e il tamburo può derivare da fonti riciclate, contribuendo a limitare l'estrazione di nuove risorse naturali. Alcuni produttori stanno anche sperimentando l'impiego di componenti elettronici riciclati, recuperati da vecchi dispositivi. Questo approccio non solo riduce i costi di produzione, ma permette anche di dare nuova vita a materiali preziosi come rame e oro. Il Riciclo delle Lavatrici: Una Responsabilità Condivisa Quando una lavatrice smette di funzionare, il suo smaltimento richiede attenzione. Non si tratta semplicemente di disfarsi di un elettrodomestico ingombrante, ma di garantire che i suoi materiali possano essere recuperati e riutilizzati. La prima fase del riciclo prevede la raccolta. Le lavatrici esauste possono essere consegnate a centri di raccolta comunali o ritirate dai rivenditori al momento dell'acquisto di una nuova unità. Nei centri di riciclo, ogni lavatrice viene smontata e suddivisa per materiali: l'acciaio e l'alluminio vengono fusi per creare nuovi prodotti, la plastica viene trattata per essere riutilizzata, mentre le componenti elettroniche sono analizzate per recuperare metalli preziosi. In Europa, la Direttiva RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) regola il trattamento di questi rifiuti. In Italia, il Decreto Legislativo n. 49/2014 stabilisce che i rivenditori sono obbligati a ritirare gratuitamente la vecchia lavatrice quando il consumatore acquista una nuova (sistema "uno contro uno"). Nei negozi più grandi, è inoltre possibile consegnare piccoli elettrodomestici senza necessità di acquistare un prodotto nuovo (sistema "uno contro zero"). Questi strumenti normativi favoriscono un corretto smaltimento, promuovendo il recupero delle risorse e riducendo i rifiuti destinati alle discariche. Come Scegliere una Lavatrice Sostenibile Acquistare una lavatrice non è solo una questione di prezzo o funzionalità, ma può anche diventare un'opportunità per fare scelte sostenibili. Un primo criterio da considerare è l’efficienza energetica. Una lavatrice con classe energetica A+++ consuma meno energia e acqua, riducendo i costi in bolletta e l’impatto ambientale. Anche la capacità di carico è importante: una lavatrice troppo grande per le proprie esigenze comporta sprechi inutili, mentre una troppo piccola potrebbe richiedere più lavaggi. Le tecnologie moderne offrono inoltre sensori intelligenti che regolano automaticamente il consumo di risorse in base al peso del bucato, un’ottima soluzione per chi vuole ottimizzare le prestazioni. Verificare che il modello scelto sia prodotto con materiali riciclati o che il produttore adotti politiche di sostenibilità può essere un ulteriore passo verso un acquisto consapevole. La durabilità è un altro aspetto fondamentale: scegliere una lavatrice di qualità, progettata per durare, e verificare la disponibilità di pezzi di ricambio contribuisce a ridurre l’impatto ambientale legato alla sostituzione frequente degli elettrodomestici. Infine, è importante informarsi sui servizi di ritiro e riciclo offerti dal rivenditore o dal produttore. Molti marchi oggi promuovono il riciclo delle lavatrici esauste, garantendo che i materiali vengano recuperati e riutilizzati in nuovi prodotti. I Produttori di Lavatrici più Sostenibili: Aziende e Prodotti Il settore degli elettrodomestici sta compiendo grandi passi avanti verso la sostenibilità, con molte aziende che si impegnano a ridurre l'impatto ambientale sia nella produzione che nella gestione del ciclo di vita dei loro prodotti. Di seguito, una panoramica sui produttori di lavatrici che si distinguono per il loro approccio sostenibile, sia a livello aziendale che di prodotto. 1. Miele Impegno aziendale: Miele è un'azienda tedesca conosciuta per la qualità e la longevità dei suoi elettrodomestici. La sostenibilità è al centro della loro filosofia, con un ciclo di vita dei prodotti progettato per durare fino a 20 anni. Miele utilizza materiali di alta qualità, facilmente riciclabili, e ha implementato misure per ridurre le emissioni durante la produzione. Prodotti sostenibili: Le lavatrici Miele vantano un'eccellente efficienza energetica (classe A+++) e tecnologie che ottimizzano il consumo di acqua e detersivo. Inoltre, l’azienda offre opzioni per il riciclo dei vecchi elettrodomestici. 2. Bosch Impegno aziendale: Bosch è un leader globale nell'innovazione e nella sostenibilità. L'azienda si è impegnata a diventare carbon neutral in tutte le sue sedi produttive e operative a partire dal 2020. Bosch promuove anche l'uso di materiali riciclati nei suoi prodotti e incentiva la riparazione degli elettrodomestici. Prodotti sostenibili: Le lavatrici Bosch, come quelle della serie i-DOS, sono progettate per ottimizzare l’uso di acqua e detersivo. I motori EcoSilence Drive garantiscono efficienza e longevità, riducendo i consumi energetici. 3. Electrolux Impegno aziendale: Electrolux, azienda svedese, è pioniera nel settore della sostenibilità. Ha adottato un approccio "Better Living", con l'obiettivo di ridurre le emissioni del 25% e aumentare l'uso di materiali riciclati nei prodotti entro il 2030. Electrolux sostiene programmi di economia circolare e promuove la riparabilità dei suoi prodotti. Prodotti sostenibili: Le lavatrici PerfectCare sono altamente efficienti dal punto di vista energetico e presentano tecnologie innovative per proteggere i tessuti e ridurre l’usura del bucato, contribuendo a una maggiore durabilità dei vestiti. 4. LG Electronics Impegno aziendale: LG ha integrato la sostenibilità nelle sue operazioni globali, puntando alla neutralità carbonica entro il 2030. L'azienda sviluppa tecnologie innovative per ridurre i consumi energetici e idrici dei suoi prodotti e promuove programmi di riciclo. Prodotti sostenibili: La gamma LG ThinQ include lavatrici dotate di intelligenza artificiale che ottimizzano i cicli di lavaggio in base al carico e al tipo di tessuto, riducendo sprechi di risorse. I motori a inverter garantiscono un funzionamento silenzioso ed efficiente. 5. Samsung Impegno aziendale: Samsung ha implementato politiche di sostenibilità per ridurre le emissioni e promuovere l'uso di materiali riciclati. L'azienda supporta programmi di economia circolare, offrendo il ritiro e il riciclo dei vecchi elettrodomestici. Prodotti sostenibili: Le lavatrici Samsung della serie EcoBubble utilizzano tecnologie avanzate per lavare a basse temperature, riducendo il consumo energetico. La funzione AI Wash ottimizza i consumi di acqua e detersivo per ogni lavaggio. 6. Whirlpool Impegno aziendale: Whirlpool ha adottato un approccio integrato alla sostenibilità, impegnandosi a ridurre le emissioni di CO₂ e a migliorare l’efficienza delle sue operazioni. L’azienda promuove l’uso di materiali riciclati e sostiene programmi di riciclo per elettrodomestici a fine vita. Prodotti sostenibili: Le lavatrici della linea FreshCare+ sono progettate per essere efficienti dal punto di vista energetico e includono tecnologie per mantenere i capi freschi anche a basse temperature, riducendo il consumo di energia. 7. Haier Impegno aziendale: Haier si concentra sull'innovazione sostenibile, introducendo processi produttivi più efficienti e materiali riciclati. L'azienda punta a migliorare la durabilità e la riparabilità dei suoi prodotti, riducendo l’impatto ambientale. Prodotti sostenibili: Le lavatrici Haier sono dotate di tecnologie di lavaggio a vapore che riducono la necessità di acqua calda e garantiscono una pulizia profonda con un minore consumo di energia. Innovazioni e Futuro Il futuro delle lavatrici è sempre più orientato verso un modello di economia circolare. Innovazioni come il design per il riciclo, che prevede prodotti più facili da smontare e riciclare, e lo sviluppo di tecnologie per ridurre il consumo di acqua ed energia stanno già cambiando il settore. Modelli di business come il leasing o il noleggio di elettrodomestici potrebbero diventare la norma, garantendo un utilizzo più sostenibile delle risorse. Conclusione La lavatrice non è solo un elettrodomestico essenziale, ma anche un prodotto che, se progettato e gestito correttamente, può contribuire a un futuro più sostenibile. Scegliere un modello efficiente, realizzato con materiali riciclati e prodotto da aziende impegnate nella sostenibilità è un passo importante verso questa direzione. Conoscere il ciclo di vita delle lavatrici e fare scelte informate al momento dell’acquisto non solo migliora la qualità della nostra vita, ma aiuta a proteggere il pianeta per le generazioni future.© Riproduzione Vietata
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rNEWS: L'importanza della Plastica nella lotta al CoronavirusLa pandemia da Coronavirus ha visto aumentare in modo importante l'uso della plastica nei presidi di protezione individuale e nelle attività mediche di assistenzadi Marco ArezioMai come in questo periodo si è visto l'importanza di non demonizzare la plastica ma di ridarle il corretto posto che merita nella nostra vita, pur sapendo che un prodotto così versatile e utile deve essere smaltito e riciclato in modo corretto per creare nuova materia prima. L'articolo di Anna Munzio ci parla proprio di questo.La Reuters ha parlato di «pandemia della plastica». Perché il virus che ha sconvolto il mondo ha avuto l'effetto non del tutto secondario di farci capire come sia indispensabile questo materiale per una delle sue qualità forse più nascoste, la protezione. Dei cibi e delle bevande, ma soprattutto dal virus: così è partita la «corsa alla plastica», il nuovo oro utilizzato in mascherine, visiere, guanti, contenitori di plastica per alimenti e plastica a bolle da imballaggio per milioni di consegne a domicilio. Una corsa che ha fatto dimenticare, dopo anni di campagne, il problema principale di questo materiale magico, leggero, all'occorrenza trasparente e che quando nacque sembrò ecologico perché sostituiva risorse naturali come avorio o legno: i tempi di decomposizione, che si misurano in secoli, e l'inquinamento che ne consegue. La soluzione da tempo è indicata nel riciclo. Un sistema gestito in Italia da Corepla che nel 2019 ha raccolto 1.370.000 tonnellate di plastica in modo differenziato, il 13 per cento in più rispetto al 2018, e che oggi copre 7.345 comuni coinvolgendo 58.377.389 cittadini. Anch'esso però è stato messo sotto stress dal Covid-19. Tra marzo e aprile, in pieno lockdown, è aumentata la quantità di rifiuti di imballaggio in plastica gestiti da Corepla ma anche la quota destinata alla termovalorizzazione e quella conferita in discarica. Il presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, ci anticipa qualche dato su questo anno complicato anche sul fronte della gestione rifiuti: «Il 2020 vedrà una crescita a cifra singola dei quantitativi di rifiuti di imballaggio in plastica gestiti da Corepla, con picchi proprio in corrispondenza dei periodi di lockdown di marzo/aprile che hanno evidenziato un aumento dell'8 per cento, in controtendenza rispetto alla riduzione dei consumi (-4 per cento) e alla produzione dei rifiuti urbani (-10/14 per cento) del medesimo periodo». A cosa sono state dovute le maggiori criticità? «Alla chiusura delle attività commerciali e produttive e al brusco arresto dell'export: in sette settimane di lockdown è stata bloccata l'esportazione di oltre 16mila tonnellate di rifiuti urbani. In più, il blocco quasi totale del settore delle costruzioni ha fortemente ridotto l'utilizzo della frazione di imballaggi non riciclabili meccanicamente come combustibile nei cementifici. Cause che si sono unite alla saturazione della capacità disponibile negli impianti nazionali. Va detto che il sistema ha comunque tenuto, grazie a interventi straordinari che hanno evidenziato però le carenze strutturali impiantistiche e del mercato nazionale delle materie prime seconde». Se è vero che siamo quel che mangiamo è anche vero che siamo ciò che buttiamo nella spazzatura: e l'uso della plastica in fondo è una cartina al tornasole che rivela lo stato della nostra società, la sua economia ma anche gli stili di vita e la sensibilità ecologica dei consumatori. Dunque, la corsa alla plastica continuerà? Secondo il presidente questo dipende da diversi fattori: andamento della produzione industriale, propensione all'acquisto da parte dei consumatori, incognita della Plastic Tax, impatti della direttiva europea SUP - Single Use Plastics che intende limitare la plastica monouso, «tutti fattori resi più incerti dalla pandemia. Analoghe incertezze riguardano i numeri della raccolta, per la quale ci aspettiamo che si confermi il trend di crescita ma con rallentamenti fisiologici e legati alla situazione contingente». E le bioplastiche, di cui si fa sempre un gran parlare? «Nel 2019 hanno rappresentato circa il 3 per cento degli imballaggi in plastica immessi sul mercato; allo stato attuale della tecnologia è più complicato che possano sostituire le plastiche fossili in alcuni settori, quello medicale è possibile che sia uno di questi».Categoria: notizie - plastica - economia circolare
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Produzione di Pannelli Laminati in Legno e loro RicicloNonostante i pannelli siano composti da legno riciclato la loro etichetta green stride con le difficoltà del riciclodi Marco ArezioNonostante il pannello laminato sia un prodotto composto da legno di scarto, quindi annoverabile tra i prodotti con una valenza green, in quanto questo processo può contribuire alla riduzione della deforestazione e allo sfruttamento delle risorse naturali, la loro circolarità comporta delle difficoltà molto importanti. Riciclare un pannello in legno laminato è, ancora ad oggi, abbastanza complicato in virtù dei componenti chimici che vengono aggiunti al legno per dare struttura al pannello.Vediamo come vengono prodotti i pannelli in legno laminato La prima fase consiste nella raccolta e nella selezione del legno riciclato. Questo può includere il recupero di legname proveniente da imballaggi, pallet, mobili usati o altre fonti di legno da riciclare. Il legno riciclato viene poi sottoposto a un processo di sgranatura e tritatura, per ridurlo in particelle di dimensioni adeguate. Questo può essere fatto utilizzando attrezzature specializzate, come trituratori o sgranatrici. Successivamente le particelle di legno riciclato vengono combinate con un legante, come resine o adesivi a base di legno, per formare un materiale compatto. Questo miscuglio viene quindi sottoposto a pressatura per formare un pannello laminato di legno. Infine, il pannello laminato di legno viene sottoposto ad un processo di laminazione. Questo implica l'applicazione di uno strato decorativo sulla superficie del pannello, che può essere una finitura in legno, una carta stampata o una pellicola di laminazione. Questo strato conferisce al pannello un aspetto estetico e può fornire protezione aggiuntiva. Per concludere la produzione, il pannello laminato viene tagliato nelle dimensioni desiderate e sottoposto a una fase di rifinitura, che può includere la levigatura, l'applicazione di rivestimenti protettivi o altre operazioni di finitura per migliorarne l'aspetto e la durabilità. Quali sostanze chimiche utilizzate per la produzione Nella produzione di pannelli in legno laminato, vengono utilizzate diverse sostanze chimiche che svolgono ruoli specifici durante il processo di fabbricazione. Le principali sono: Le resine o gli adesivi a base di legno sono essenziali per unire le particelle di legno e formare un pannello compatto. Alcuni esempi di resine comunemente utilizzate sono le resine ureiche, fenoliche o a base di melamina. Queste resine forniscono una forte adesione e contribuiscono alla stabilità e alla durabilità del pannello. I catalizzatori sono utilizzati per accelerare o controllare il processo di indurimento delle resine utilizzate nella laminazione del legno. I catalizzatori possono essere utilizzati in piccole quantità e possono includere sostanze chimiche come l'acetato di ammonio o l'acetato di calcio. Per ottenere l'aspetto desiderato dei pannelli laminati di legno, possono essere aggiunti coloranti o pigmenti alla resina. Questi coloranti possono essere sia organici che inorganici e vengono utilizzati per ottenere una vasta gamma di colori e finiture. In alcuni casi, possono essere aggiunti additivi antifiamma per migliorare la resistenza al fuoco dei pannelli in legno laminato. Gli additivi antifiamma possono ridurre la combustibilità del materiale e proteggere i pannelli da potenziali rischi di incendio. Durante il processo di produzione, possono essere utilizzati lubrificanti o agenti di rilascio per facilitare la lavorazione del legno e la rimozione dei pannelli dalle attrezzature. Questi agenti riducono l'attrito e consentono una migliore manipolazione del materiale. Che impatto ha sull’ambiente la produzione dei pannelli laminati Durante il processo di produzione dei pannelli laminati in legno, l'uso di alcune sostanze chimiche può potenzialmente contribuire all'emissione di inquinanti nell'ambiente. Gli inquinanti prodotti dipendono dalla specifica sostanza chimica utilizzata e dalle pratiche di gestione adottate. Alcuni possibili impatti ambientali associati all'uso di sostanze chimiche nella produzione dei pannelli laminati in legno includono: Emissione di composti organici volatili (COV) Alcune resine utilizzate nella laminazione del legno possono contenere COV che possono essere rilasciati nell'aria durante il processo di produzione. Questi COV possono contribuire all'inquinamento atmosferico e alla formazione di inquinanti atmosferici secondari come l'ozono troposferico. Rifiuti chimici Durante il processo di produzione, possono essere generati rifiuti chimici come scarti di resine, catalizzatori o additivi. La gestione inadeguata di questi rifiuti chimici potrebbe comportare l'inquinamento del suolo o delle acque superficiali se non vengono trattati o smaltiti correttamente. Impatti sull'ecosistema acquatico Se le acque di scarico contenenti sostanze chimiche non vengono trattate adeguatamente, possono essere rilasciate nell'ambiente acquatico, potenzialmente causando impatti negativi sugli organismi acquatici e sull'ecosistema. Alcune sostanze chimiche possono essere tossiche per i pesci, gli organismi acquatici o gli ecosistemi in generale. Consumo di risorse naturali La produzione di sostanze chimiche utilizzate nella produzione dei pannelli laminati in legno può richiedere l'utilizzo di risorse naturali come acqua, energia e materie prime. Il consumo eccessivo di queste risorse può avere un impatto ambientale significativo, inclusa la degradazione delle risorse idriche e l'emissione di gas serra derivante dalla produzione di energia.È importante sottolineare che l'impatto ambientale dipende da vari fattori, tra cui la gestione degli impianti, l'uso di tecnologie di controllo delle emissioni, le pratiche di smaltimento dei rifiuti e l'aderenza alle norme e ai regolamenti ambientali. Le aziende che producono pannelli laminati in legno devono adottare misure per minimizzare gli impatti ambientali, come l'adozione di tecnologie a basso impatto ambientale, il riciclo dei rifiuti e il trattamento adeguato delle acque di scarico. Inoltre, l'implementazione di sistemi di gestione ambientale e il rispetto delle normative ambientali sono fondamentali per ridurre gli impatti negativi sulla salute umana e sull'ambiente.Come si riciclano i pannelli di legno laminato Il riciclo dei pannelli di legno laminato può essere un processo complesso a causa della loro struttura composta da diversi strati di legno e resine. Tuttavia, ci sono alcune possibilità per il riciclaggio dei pannelli di legno laminato. Vediamone alcune: Recupero energeticoI pannelli possono essere utilizzati come combustibile per la produzione di energia termica o elettrica attraverso l'incenerimento controllato in impianti specializzati. Questo processo può contribuire alla produzione di energia rinnovabile. Triturazione e produzione di trucioli I pannelli di legno laminato possono essere triturati per ottenere trucioli di legno che possono essere utilizzati come materia prima per altre industrie, come la produzione di pannelli truciolari o di pannelli di fibra di legno. Rigenerazione dei materiali Alcuni pannelli di legno laminato possono essere sottoposti a processi di separazione e rigenerazione dei materiali. Questo può coinvolgere il recupero delle particelle di legno e il recupero delle resine per essere riutilizzate come materia prima in nuovi processi di produzione. Riutilizzo e riparazione I pannelli di legno laminato possono essere riutilizzati in altri progetti o possono essere riparati e riadattati per un utilizzo continuato. Questo può aiutare a prolungare la vita utile dei pannelli e ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Riciclo dei componentiAlcuni componenti dei pannelli di legno laminato, come i rivestimenti di carta o i film di laminazione, possono essere riciclati separatamente. Questi materiali possono essere separati dai pannelli e sottoposti a processi di riciclaggio appropriati. Tuttavia il riciclo dei pannelli di legno laminato può richiedere un processo di smontaggio e separazione dei componenti, che potrebbe essere complesso e richiedere attrezzature specializzate. Inoltre, la disponibilità di impianti di riciclaggio specifici può variare a seconda delle regioni e delle infrastrutture locali. Produzione mondiale di pannelli in legno laminato Attualmente, diverse nazioni producono pannelli in legno laminato, e la produzione può variare nel corso del tempo. La Cina è uno dei principali produttori di pannelli in legno laminato a livello mondiale. Il paese ha una vasta industria del legno e dispone di impianti di produzione ben sviluppati per la produzione di pannelli laminati. Gli Stati Uniti sono una delle principali nazioni produttrici di pannelli in legno laminato. La produzione è concentrata in diverse regioni, tra cui la West Coast e il Sud-est degli Stati Uniti. La Germania è nota per la sua industria del legno altamente sviluppata e ha una significativa produzione di pannelli in legno laminato. Il paese ha una lunga tradizione nella produzione di materiali da costruzione a base di legno. Il Giappone è un altro importante produttore di pannelli in legno laminato. L'industria del legno giapponese è rinomata per la sua attenzione ai dettagli e alla qualità. Il Canada ha una vasta industria forestale e una produzione significativa di pannelli in legno laminato. Il paese è ricco di risorse forestali e ha una lunga tradizione nel settore del legno.
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Riciclo della Plastica negli USA: Stati Virtuosi, Numeri Reali, Food-Grade, Criticità Tecniche e Confronto con l’EuropaUn’analisi tecnica e aggiornata del riciclo della plastica negli Stati Uniti: raccolta differenziata, capacità impiantistica, qualità del riciclato, bottiglie food-contact, politiche statali, mercati del PCR e differenze strutturali rispetto all’EuropaAutore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Data: 1 aprile 2026 Tempo di lettura: 16 minuti Parlare di riciclo della plastica negli Stati Uniti significa entrare nel cuore di una contraddizione industriale e culturale. Da una parte c’è il più grande mercato occidentale dei consumi confezionati, una base produttiva enorme, una forte spinta delle grandi marche verso il contenuto riciclato e un ecosistema tecnologico avanzato. Dall’altra c’è un sistema frammentato, con regole diverse da stato a stato, livelli molto variabili di accesso alla raccolta, rendimenti di selezione imperfetti e una distanza ancora troppo grande tra ciò che i cittadini conferiscono e ciò che ritorna davvero sul mercato sotto forma di nuova resina. Il punto più delicato, e anche più umano, è proprio questo: molti cittadini americani separano i rifiuti convinti di partecipare a un ciclo chiuso, ma il sistema reale disperde ancora enormi quantità di materiale per mancanza di accesso, errori di conferimento, limiti di selezione, scarsa riciclabilità degli imballaggi e insufficiente convenienza economica. La fiducia nel riciclo, negli USA, non dipende più solo dal gesto domestico: dipende dalla capacità della filiera di trasformare quel gesto in polimero secondario pulito, certificabile e vendibile. La storia del riciclo americano: dall’Oregon Bottle Bill al PCR La storia moderna del riciclo statunitense non nasce da un grande piano federale, ma da una legge statale diventata simbolica. Nel 1971 l’Oregon approvò il primo sistema cauzionale-deposito del Paese per contrastare l’abbandono dei contenitori monouso, e da lì prese forma il modello dei bottle bill, poi adottato da altri nove stati. Quella stagione è importante perché mostra una caratteristica che ancora oggi definisce gli USA: l’innovazione nelle politiche del riciclo parte spesso dai territori, non dal centro. Negli anni successivi il sistema americano si è strutturato soprattutto attorno al riciclo meccanico, mentre il lavoro di standardizzazione tecnica sull’imballaggio è stato rafforzato anche dal ruolo dell’Association of Plastic Recyclers, attiva dal 1992 come riferimento per la progettazione di packaging compatibile con il riciclo. Questo aspetto è cruciale, perché negli USA il problema non è solo raccogliere di più, ma progettare meglio ciò che si immette sul mercato. I numeri reali del riciclo della plastica negli Stati Uniti Il dato ufficiale nazionale più solido disponibile dall’EPA per l’intero flusso delle plastiche municipali resta quello del 2018: 35,7 milioni di tonnellate generate, circa 3 milioni di tonnellate riciclate e un tasso di riciclo dell’8,7%. Nello stesso anno, 27 milioni di tonnellate di plastica sono finite in discarica. Già questi numeri spiegano tutto: negli Stati Uniti il problema non è marginale, è strutturale. All’interno di questo quadro generale, alcune filiere performano meglio. Sempre secondo EPA, nel 2018 le bottiglie e i vasetti in PET hanno raggiunto un tasso di riciclo del 29,1%, mentre le bottiglie in HDPE naturale il 29,3%. Si tratta di percentuali molto superiori alla media complessiva della plastica, segno che il riciclo statunitense funziona soprattutto quando il flusso è relativamente omogeneo, riconoscibile e sostenuto da un mercato finale robusto. I dati più recenti, però, sono frammentati per filiera. Nel PET, NAPCOR segnala che nel 2023 il tasso di raccolta delle bottiglie PET negli USA ha raggiunto il 33%, il livello più alto dal 1996, mentre il contenuto medio di rPET in bottiglie e vasetti statunitensi è salito al 16,2%, con 966 milioni di libbre di rPET impiegate in tali applicazioni. È un segnale importante: dove c’è domanda industriale chiara, il sistema accelera. Anche dal lato della capacità emerge una verità spesso trascurata. Secondo APR, nel 2025 i riciclatori meccanici di USA e Canada dispongono di una capacità inutilizzata significativa e potrebbero trattare quasi 2 miliardi di libbre di plastica in più ogni anno se raccogliessero più materiale e trovassero una domanda manifatturiera più stabile. In altre parole, il collo di bottiglia non è solo impiantistico: è soprattutto a monte, nella raccolta, e a valle, nella continuità del mercato. Gli Stati più virtuosi e il peso dei bottle bill Se si guarda ai singoli stati, la geografia del riciclo statunitense cambia radicalmente. Il rapporto “50 States of Recycling”, richiamato da Resource Recycling, mostra che nel 2021 i migliori risultati nel riciclo degli imballaggi plastici, escludendo fibre e film flessibili, sono stati ottenuti da Maine, Vermont, Massachusetts, Iowa, Oregon, New York, California, Michigan, New Jersey e Connecticut. Nove di questi dieci stati hanno un sistema cauzionale-deposito attivo. Questo non è un dettaglio statistico, ma una lezione di politica industriale. Gli stati con DRS riciclano in media il 34% degli imballaggi attraverso mercati closed-loop, contro appena il 7% degli stati senza DRS; per le bottiglie PET, gli stati con bottle bill riciclano oltre 3,5 volte di più pro capite rispetto agli stati senza deposito. Significa che la qualità della raccolta migliora quando il cittadino riceve un incentivo economico diretto e quando il sistema di ritorno è chiaro, comodo e capillare. I tassi di redemption del 2023 confermano il quadro. L’Oregon ha raggiunto l’87%, il Michigan il 73%, il Vermont il 72%, New York il 68%, la California il 59%, il Connecticut il 43% e il Massachusetts il 36%; il dato del Maine è indicato al 77% ma con segnalazione di parzialità del reporting. Non tutti i bottle bill americani sono quindi uguali, ma nel loro insieme dimostrano che la raccolta di qualità non è un’utopia: è il risultato di regole ben progettate. Capacità industriale e qualità del riciclato: il vero collo di bottiglia NIST ricorda che la plastica negli USA viene riciclata soprattutto con processi meccanici e che il packaging rappresenta la principale destinazione d’uso della plastica, con il 44,8% dell’impiego totale e il 46,7% della generazione di rifiuto. Questo spiega perché il destino del riciclo americano si giochi soprattutto sugli imballaggi: se non si chiude bene la filiera del packaging, non si chiude quasi nulla. La qualità del riciclato, però, viene erosa lungo tutta la catena. NIST evidenzia che per le bottiglie PET circa il 27% del materiale raccolto si perde prima di trasformarsi in nuova materia: 13% in selezione e 14% in lavorazione presso il processore. Per l’HDPE le perdite arrivano al 28%, per il PP al 41%, per le plastiche rigide #3-#7 al 44% e per altri manufatti rigidi in PET al 68%. Le cause sono note: materiale intercettato male, contaminazione, sporco, umidità, etichette, coating, tappi e colle. Qui emerge una verità scomoda ma fondamentale: la raccolta differenziata non coincide con il riciclo effettivo. Molto materiale viene “raccolto per il riciclo”, ma non riesce ad arrivare alla pelletizzazione finale con le caratteristiche richieste dal mercato. Per questo negli USA la discussione seria si sta spostando dal semplice volume raccolto alla resa reale in polimero secondario commerciabile. Le criticità tecniche del riciclo meccanico Le criticità tecniche sono almeno quattro. La prima è la contaminazione tra polimeri diversi, aggravata da imballaggi multistrato, sleeve difficili da separare, additivi non trasparenti, pigmenti e componenti incompatibili. La seconda è la contaminazione organica, che peggiora qualità e resa. La terza è la degradazione del materiale durante i cicli di riciclo meccanico. La quarta è la difficoltà di valorizzare film e flessibili, ancora molto indietro rispetto ai flussi rigidi. NIST è molto chiaro anche sul lato economico. I costi di raccolta nei programmi generici superano spesso i 300 dollari per tonnellata, a cui si aggiungono circa 100 dollari per tonnellata di processing; il prezzo di vendita dei materiali plastici riciclati è spesso inferiore a questo costo totale, e in molti casi persino inferiore al solo costo di lavorazione. È qui che il riciclo smette di essere una parola morale e torna a essere ciò che è davvero: una filiera industriale che vive o muore sulla qualità del feedstock e sulla tenuta del mercato. Per questo le innovazioni richieste al sistema non sono decorative, ma necessarie: selezione ottica e robotica, secondary MRF, watermark digitali, traccianti chimici, semplificazione del design e riduzione della complessità del packaging. Senza queste correzioni, la raccolta aumenta ma la qualità del polimero riciclato non regge le specifiche tecniche delle applicazioni più esigenti. I problemi politici e sociali del sistema americano Sul piano politico, gli Stati Uniti non hanno ancora una regia unitaria paragonabile a quella europea. Il risultato è una mappa di regole, definizioni, programmi locali e requisiti industriali fortemente disomogenea. Negli ultimi anni l’Extended Producer Responsibility per il packaging ha iniziato a consolidarsi con le leggi approvate in Maine e Oregon nel 2021, e poi in Colorado e California nel 2022. È un passaggio importante, perché l’EPR non serve solo a finanziare il sistema: serve anche a spingere il redesign degli imballaggi e a dare più continuità ai mercati del riciclato. Il problema sociale è altrettanto serio. Secondo The Recycling Partnership, oggi il 73% delle famiglie statunitensi ha accesso al riciclo, ma nelle abitazioni multifamiliari l’accesso scende al 37%. Solo il 43% delle famiglie partecipa davvero; tra quelle con accesso, il 59% utilizza il servizio, e tra quelle che lo usano solo il 57% del materiale riciclabile finisce effettivamente nel contenitore corretto. Il risultato finale è duro da leggere: il 76% dei riciclabili residenziali si perde a livello domestico e solo il 21% viene effettivamente riciclato. Questi numeri mostrano che il riciclo americano non è solo un tema di tecnologia o di mercato, ma anche di disuguaglianza infrastrutturale, di comunicazione pubblica e di fiducia. Dove il servizio è discontinuo, poco leggibile o scomodo, il cittadino si allontana. E quando il cittadino si allontana, la qualità del materiale peggiora ancora. I mercati principali dei polimeri riciclati negli USA I mercati più solidi dei polimeri riciclati negli USA restano quelli collegati agli imballaggi, perché proprio il packaging è il principale sbocco storico delle resine PET, HDPE e PP. Le applicazioni tipiche descritte da NIST comprendono per il PET bottiglie per bevande, bottiglie acqua e vaschette food; per l’HDPE contenitori per bevande, sacchetti e flaconi per detergenti; per il PP coppette, tappi, flaconi, contenitori per yogurt e altri imballaggi rigidi. Nel caso del PET il mercato è particolarmente chiaro: nel 2023 il 59% di tutto l’rPET impiegato negli end market di USA e Canada è andato ad applicazioni bottle-to-bottle. È il segnale più netto di una filiera dove la domanda finale, spinta da brand commitment e obblighi di contenuto riciclato, sta cercando di ricostruire un circuito chiuso relativamente stabile. Per HDPE e PP il mercato del PCR è più articolato. Il riutilizzo cresce in contenitori per la detergenza, personal care, household packaging, componenti rigidi stampati e applicazioni meno sensibili sotto il profilo regolatorio. Il principio industriale è semplice: più il flusso è monomateriale, tracciabile e poco contaminato, più il riciclato può risalire verso usi ad alto valore; più è misto e sporco, più scivola verso impieghi tecnicamente tolleranti e meno remunerativi. Plastica riciclata per il food: cosa si può fare davvero La produzione di polimeri riciclati idonei al contatto alimentare è il banco di prova più severo del sistema americano. FDA chiarisce che l’uso di plastica post-consumo nel food packaging viene valutato caso per caso, perché i rischi principali riguardano la presenza di contaminanti nel prodotto finale, l’ingresso di materiali non conformi alla filiera food-contact e l’eventuale non conformità degli additivi. Per questo la valutazione richiede descrizione completa del processo, controllo delle fonti, prove di decontaminazione e, quando necessario, test con contaminanti surrogati e modelli di migrazione. Il livello guida richiamato da FDA è una concentrazione dietetica non superiore a 0,5 ppb. FDA precisa inoltre che per il PET e il PEN ottenuti con riciclo terziario non ritiene più necessario il surrogate contaminant testing, perché ha già concluso che questi processi possono produrre materiale di purezza idonea al food contact. Questo aiuta a capire perché, nel panorama americano, il baricentro del food-grade riciclato sia ragionevolmente concentrato soprattutto sul PET bottle-to-bottle, con filiere fortemente controllate e decontaminate; l’HDPE ha spazi reali, ma più selettivi e meno lineari. A sostenere questa domanda non ci sono più solo impegni volontari. In California, AB 793 impone ai produttori di contenitori per bevande almeno il 15% di plastica riciclata dal 2022, il 25% dal 2025 e il 50% dal 2030. Nello Stato di Washington, i contenitori per bevande devono raggiungere il 15% nel 2023, il 25% nel 2026 e il 50% nel 2031; per household cleaning e personal care le soglie sono 15% nel 2025, 25% nel 2028 e 50% nel 2031. Washington specifica anche che, ai fini di questi obblighi, sono ammissibili sia il riciclo meccanico sia quello chimico, mentre la bio-resina non conta come contenuto riciclato. Il confronto con l’Europa: dove gli USA sono indietro e dove possono recuperare Il confronto con l’Europa va fatto con onestà metodologica. Il dato EPA dell’8,7% riguarda tutta la plastica nei rifiuti municipali USA nel 2018, mentre il 42,1% europeo diffuso da Eurostat riguarda il riciclo dei rifiuti di imballaggi plastici nel 2023. Non sono quindi indicatori perfettamente sovrapponibili. Ma proprio questa cautela rende il confronto più serio: anche tenendo conto della non piena omogeneità, il divario resta ampio e racconta una maggiore maturità europea nelle filiere degli imballaggi. Nel 2023 l’UE ha generato 35,3 kg pro capite di rifiuti di imballaggi plastici e ne ha riciclati 14,8 kg pro capite; i Paesi migliori sono stati Belgio, Lettonia e Slovacchia. Plastics Europe aggiunge che nel 2022 il contenuto circolare di plastica nei nuovi prodotti europei era pari al 13,5%, di cui 12,6% da riciclato post-consumo, e che i tassi di riciclo dei flussi raccolti separatamente sono circa 13 volte superiori a quelli dei flussi misti. È forse questo il punto chiave: l’Europa non è più avanzata perché “crede” di più nel riciclo, ma perché misura meglio, separa meglio e armonizza di più. Anche sul fronte dei deposit systems il confronto è istruttivo. Una sintesi riportata da Resource Recycling indica che nel 2023 i sistemi cauzionali statunitensi avevano una media di ritorno del 62%, contro una media europea dell’87%. Non è solo una differenza di efficienza; è una differenza di progetto istituzionale: in Europa i sistemi sono spesso più moderni, più capillari e con depositi economicamente più incisivi. Cosa insegna davvero il caso americano Gli Stati Uniti non sono un fallimento assoluto del riciclo della plastica, ma sono un sistema che mostra in modo quasi didattico dove una filiera si rompe. Si rompe quando la raccolta non è universale. Si rompe quando gli imballaggi non sono progettati per essere selezionati bene. Si rompe quando la qualità del materiale scende sotto la soglia tecnica richiesta dal mercato. Si rompe quando il costo di raccolta e lavorazione supera il valore del polimero rigenerato. E si rompe quando la politica non costruisce regole abbastanza stabili da sostenere investimenti di lungo periodo. Ma gli USA mostrano anche la direzione di recupero. Dove esistono bottle bill efficienti, il materiale migliora. Dove arrivano obblighi di contenuto riciclato, il mercato si irrobustisce. Dove il PET viene raccolto bene e decontaminato correttamente, il bottle-to-bottle torna a essere credibile. Dove si estende l’EPR, si inizia finalmente a saldare il rapporto tra design, raccolta, selezione e domanda finale. Il futuro del riciclo plastico americano non dipenderà da una singola tecnologia miracolosa, ma dalla capacità di far lavorare insieme politica industriale, progettazione degli imballaggi, infrastruttura di raccolta e mercati del PCR. FAQ Qual è il tasso ufficiale di riciclo della plastica negli USA? Il dato nazionale ufficiale EPA più citato per l’intero flusso delle plastiche municipali è l’8,7% nel 2018, pari a circa 3 milioni di tonnellate riciclate su 35,7 milioni di tonnellate generate. Quali sono gli stati più virtuosi nel riciclo della plastica? Nel ranking 2021 sugli imballaggi plastici, escludendo fibre e film flessibili, figurano ai primi posti Maine, Vermont, Massachusetts, Iowa, Oregon, New York, California, Michigan, New Jersey e Connecticut; nove su dieci hanno un bottle bill. Negli USA si produce plastica riciclata idonea al food contact? Sì, ma solo in filiere molto controllate. FDA valuta i processi caso per caso e richiede controllo della sorgente, prova di decontaminazione e, quando necessario, test con contaminanti surrogati e valutazioni di migrazione; per il PET riciclato con processi terziari la posizione FDA è più consolidata. Perché l’Europa appare più avanti degli USA? Perché dispone di metriche più armonizzate sugli imballaggi, raccolta separata più strutturata, maggiore spinta normativa e mercati del riciclato più integrati. Eurostat indica per il 2023 un riciclo del 42,1% degli imballaggi plastici UE, mentre Plastics Europe segnala che la raccolta separata moltiplica di circa 13 volte la probabilità di riciclo rispetto ai flussi misti. Fonti principali EPA, FDA, NIST, The Recycling Partnership, Association of Plastic Recyclers, NAPCOR, CalRecycle, Washington State Department of Ecology, Product Stewardship Institute, Container Recycling Institute, Eurostat, Plastics Europe.Immagine su licenza © Riproduzione Vietata
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Covid-19: la sua possibile presenza sui rifiuti domesticiCome trattare i prodotti della raccolta differenziata per evitare il contagio da Covid 19di Marco Arezio Che il virus, Covid 19 o Coronavirus, sia terribilmente contagioso per vie area lo abbiamo capito presto vedendo cosa è successo in Cina e cosa sta succedendo in Europa, ma dobbiamo anche considerare come trattare i prodotti che compriamo e i rifiuti che produciamo, per evitare eventuali contagi. Dopo La Cina, che abbiamo visto molto lontana per diverse settimane, in cui il virus aveva devastato l’equilibrio sociale di una parte del paese, ci siamo improvvisamente svegliati, non tutti in Europa direi, con il virus in casa. Sappiamo che la fonte di contagio primario rimane quella per via area, con gli sternuti e i colpi di tosse di chi è contagiato, attraverso i quali si espelle dal nostro corpo, vaporizzazioni e saliva, nei quali c’è il virus. Abbiamo imparato a capire come difenderci attraverso le mascherine, i guanti e l’allontanamento sociale. Ma cosa sappiamo della permanenza in vita del virus Covid-19 sulle superfici e sui prodotti che usiamo ogni giorno? Poco, secondo l’Istituto Superiore della Sanità Italiano, impegnato per gestire l’epidemia nel proprio paese, il virus si disattiva in un arco temporale variabile tra pochi minuti a 8-9 giorni, in base ai comportamenti di altri virus similari studiati in precedenza. Questa grande forchetta temporale dipende dal tipo di superficie con cui viene in contatto il virus, dalle condizioni quali l’umidità, il calore, la temperatura e molti atri fattori più tecnici. Non potendo sapere se gli imballi che tocchiamo posso trasportare un virus depositato in precedenza, dobbiamo stare molto attenti anche alla manipolazione dei prodotti che usiamo e che diventeranno rifiuti. Sarebbe auspicabile fare la spesa utilizzando guanti monouso e una volta che i prodotti acquistati entrano in casa, passarli, ove possibile, con liquidi a base di alcool. Ma anche i rifiuti domestici che gettiamo, sarebbe meglio seguissero strade diverse, se siete positivi al Covid-19 o se siete in quarantena, rispetto alla selezione tradizionale che normalmente facciamo in casa. Vediamo alcuni esempi: La plastica, il vetro, la carta, i residui di cibo, i fazzoletti le mascherine e i guanti (per fare alcuni esempi) sarebbe meglio metterli nel sacco del rifiuto indifferenziato, senza quindi separarli, per essere indirizzati agli impianti di termovalorizzazione. I sacchetti devono rappresentare un involucro robusto, che non si possa rompere nella movimentazione da parte dell’operatore che raccoglie i rifiuti. Se i sacchetti sono molto fini, usatene più di uno sovrapposti. La chiusura dei sacchetti deve essere ermetica, in modo che non ci sia la possibilità, rovesciandosi, che fuoriescano i rifiuti. Le legature vanno fatte con i guanti nonouso. Gettate poi i guanti in un altro sacchetto per la raccolta indifferenziata. Lavatevi sempre le mani al termine dell’operazione per almeno 30 secondi con acqua e sapone.
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