La plastica non riciclabile nei forni delle cementerie: siamo sicuri?Se i termovalorizzatori nascono per utilizzare correttamente l’End of Waste, le cementerie lasciano molti dubbidi Marco ArezioNell’ottica dell’economia circolare, lo scarto dei prodotti del riciclo plastico, che per sua composizione chimica non può essere utilizzato, ha una valenza termica come combustibile. Ma se l’End of Waste non può essere riciclato è perché è composto da un mix di scarti plastici che, se bruciati nei forni, determinano l’emissione di sostanze tossiche che non devono essere immesse in atmosfera. Per questo sono nati i termovalorizzatori. Gli impianti di termovalorizzazione sono progettati, costruiti e destinati alla combustione dell’End of Waste, tenendo in considerazione il processo chimico di trasformazione delle varie plastiche sotto l’effetto del calore. Questo processo comporta la produzione di fumi nei quali sono contenute sostanze pericolose per l’uomo e l’ambiente che, un impianto nato per questo lavoro, gestisce in modo corretto, con l’obbiettivo di abbattere le sostanze dannose. E’ una pratica comune però, destinare una parte dell’End of Waste anche agli impianti di produzione del cemento, che lo utilizza come comburente per i propri forni a prezzi contenuti, ma attraverso impianti che non sono stati progettati specificatamente per lo smaltimento dei rifiuti. Ma cos’è l’End of Waste? Nelle corrette politiche di gestione dei rifiuti urbani ci sono due categorie di scarti che vengono raccolti e trattati in modo diverso e con scopi diversi: I rifiuti organici, che produciamo quotidianamente nell’ambito domestico, che vengono conferiti nei centri di raccolta dei rifiuti differenziati. Questi prodotti vengono trattati per la produzione di biogas, fertilizzante, anidride carbonica per uso anche alimentare ed energia elettrica. I rifiuti urbani, sotto forma di plastiche miste, che vengono selezionati per tipologia di plastica e avviati al riciclo trasformandoli in scaglie, densificati e polimeri. Nell’ambito della selezione delle frazioni di plastica emergono alcune famiglie, le cui caratteristiche non si prestano ad una selezione meccanica come, per esempio, i poli accoppiati, plastiche formate da famiglie di polimeri differenti tra loro ed incompatibili. Quando una plastica, alla fine del suo ciclo non è recuperabile in modo meccanico, può assumere una importante valenza termica creando un materiale comburente, di caratteristiche caloriche decisamente apprezzabili, che aiuta, attraverso il suo utilizzo, a continuare il cammino dell’economia circolare. Infatti, oltre a non mandare in discarica questa frazione di plastiche miste, che in termini di volume annuo è decisamente importante, possiamo risparmiare l’utilizzo di risorse naturali derivanti dal petrolio. Con l’End of Waste si alimentano oggi principalmente centrali elettriche e cementifici. L’utilizzo di questo rifiuto nelle centrali elettriche ha ridotto la dipendenza anche verso il carbone, carburante fossile con un tenore di inquinamento molto elevato e responsabile di problemi legati alla salute dei cittadini che vivono nelle vicinanze delle centrali. La produzione di energia elettrica, attraverso l’End of Waste, ha permesso di calibrare la progettazione degli impianti rispetto al prodotto che serve come combustibile, creando un’alta efficienza ecologica rispetto ad altri sistemi. Nel nord Europa la produzione di energia attraverso la combustione di rifiuti plastici non riciclabili, risulta un buon compromesso tra risultato tecnico e ambientale. Il secondo ambito di utilizzo del carburante derivato dall’ End of Waste riguarda l’uso nelle cementerie, che lo impiegano per alimentare i forni per la produzione di clinker. Secondo uno studio fatto Agostino di Ciaula, gli impianti per la produzione di clinker/cemento non sarebbero adeguati, dal punto sanitario, ad impiegare questo tipo di rifiuto plastico. In base a queste ricerche, l’impiego dell’End of Waste nei cementifici, in sostituzione di percentuali variabili di combustibili fossili, causa la produzione e l’emissione di metalli pesanti, tossici per l’ambiente e dannosi per la salute umana. Queste sostanze quando emesse nell’ambiente, sono in grado di determinare un aumento del rischio sanitario per i residenti a causa della loro non biodegradabilità (persistenza nell’ambiente), della capacità di trasferirsi con la catena alimentare e di accumularsi progressivamente in tessuti biologici (vegetali, animali, umani). È stato dimostrato che, per alcuni metalli pesanti (soprattutto quelli dotati di maggiore volatilità), il fattore di trasferimento di queste sostanze dal combustibile derivato da rifiuti alle emissioni dell’impianto, è di gran lunga maggiore nel caso dei cementifici, quando confrontati con gli inceneritori classici. Questo valore è significativamente superiore a quello rilevabile in seguito all’utilizzo di End of Waste in impianti progettati per questo scopo (Termovalorizzatori) e, negli stessi cementifici, in misura maggiore rispetto al solo utilizzo di combustibili fossili. Questo impiego è in grado di incrementare le emissioni nell’ambiente di diossine, PCB e altri composti tossici clorurati persistenti con conseguenze negative sulla salute umana. Fattori di trasferimento considerevolmente maggiori per i cementifici sono anche evidenti nel caso del cadmio, sostanza riconosciuta come cancerogeno certo (emissioni percentuali 3.7 volte maggiori nel caso dei cementifici) e del piombo (fattore di trasferimento percentuale 203 volte maggiore nel caso dei cementifici). Nonostante le misure tecnologiche di limitazione delle emissioni adottate dai cementifici, considerato l’elevato volume di fumi emessi da tali impianti, la quantità totale di Hg che raggiungerà l’ambiente sarà, comunque, tale da incrementare in maniera significativa il rischio sanitario dei residenti nei territori limitrofi. Limitando l’analisi al solo mercurio, è stato calcolato che ogni anno in Europa nascono oltre due milioni di bambini con livelli di mercurio oltre il limite considerato “di sicurezza” dall’OMS. Pur tralasciando l’incremento del rischio sanitario da emissione di metalli pesanti cancerogeni presenti nell’End of Waste (arsenico, cadmio, cromo, nichel), problemi altrettanto rilevanti derivano dalla presenza, concessa nel rifiuto stesso, di quantità rilevanti di piombo. Il fattore di trasferimento del piombo, dall’End of Waste alle emissioni, è circa 203 volte maggiore nei cementifici, rispetto agli inceneritori tradizionali, e i valori emissivi sono resi, nel caso dei cementifici, ancora più problematici da un volume medio di fumi emessi, circa cinque volte maggiore nei cementifici rispetto agli inceneritori classici. Anche per il piombo, come per gli altri metalli pesanti, il rispetto dei limiti di legge non è in grado di tutelare adeguatamente l’età pediatrica. L’esposizione a piombo, infatti, come quella da mercurio, inizia durante la vita fetale (in utero) e comporta un accumulo progressivo e irreversibile nell’organismo. Per limitarsi all’assunzione di piombo attraverso l’acqua potabile, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’assunzione di acqua con concentrazioni di piombo pari a soli 5 μg/L comporta un apporto totale di piombo che varia da 3.8 μg/giorno in età pediatrica a 10 μg/giorno per un adulto. Un altro problema riscontrato sono le emissioni di diossina, che anche se contenute all’1% è pur sempre una quantità da considerarsi ad alto rischio per la formazione e la conseguente emissione in atmosfera di diossine, (delle quali il cloro è precursore) e altri composti tossici clorurati, da parte dei cementifici che impieghino la co-combustione dell’End of Waste in sostituzione dei combustibili fossili. Le alte temperature presenti in alcuni punti del ciclo produttivo di questi impianti favoriscono la disgregazione delle diossine. Tuttavia, evidenze scientifiche mostrano con chiarezza come, sebbene le molecole di diossina abbiano un punto di rottura del loro legame a temperature superiori a 850°C, durante le fasi di raffreddamento, (nella parte finale del ciclo produttivo la temperatura scende sino a circa 300°C) esse si riaggregano e si riformano, comparendo di conseguenza nelle emissioni. Rapporti SINTEF e pubblicazioni scientifiche internazionali, documentano la produzione di diossine e di naftaleni policlorurati da parte di cementifici con pratiche di co-combustione e, un recente studio, ha dimostrato quantità considerevoli di diossine nella polvere domestica di case localizzate nei territori limitrofi a cementifici con co-combustione di rifiuti. La Convenzione di Stoccolma richiede la messa in atto di tutte le misure possibili utili a ridurre o eliminare il rilascio nell’ambiente di composti organici clorurati (POPs) e, i cementifici con co-combustione, di rifiuti sono esplicitamente menzionati in essa. Inoltre, anche quando le emissioni di diossine siano quantitativamente contenute, l’utilizzo di combustibile derivato da rifiuti plastici, può generare la produzione e l’emissione di ingenti quantità di PCB (concentrazioni migliaia di volte superiori), composti simili alle diossine in termini di pericolosità ambientale e sanitaria. Le diossine sono composti non biodegradabili, persistenti nell’ambiente con una lunga emivita (che per alcuni congeneri arriva a superare il secolo), trasmissibili con la catena alimentare e, soprattutto, bio-accumulabili. La Environmental Protection Agency (USA EPA) ha recentemente ricalcolato il livello giornaliero di esposizione a diossine considerato non a rischio per l’organismo umano, che è pari a 0.7pg (0.0007ng) di diossine per Kg di peso corporeo.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - termovalorizzatoriApprofondisci l'argomento
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Pattumiere domestiche fatte in plastica vergine: uno schiaffo all’economia circolarePerché si sono scelti alcuni colori che impongono l’uso della plastica non riciclata? di Marco ArezioE’ davvero un controsenso, un cortocircuito verso i principi dell’economia circolare la scelta di fabbricare pattumiere per i rifiuti domestici di colori come il giallo, il rosso, l’azzurro, il bianco o il silver, per citarne alcuni, che difficilmente possono essere fatte con la plastica riciclata. I rifiuti domestici, che tanto diligentemente i cittadini separano in casa, servono alla collettività per essere trasformati, secondo i principi dell’economia circolare, in nuovi materiali di uso quotidiano, evitando di utilizzare risorse naturali, come il petrolio, per costruire prodotti che si possono fare con quello che noi scartiamo. Tra questi rifiuti, nelle case viene separata la plastica dal vetro, dal metallo e dalla carta, che prendono percorsi di riciclo diversi in modo da essere lavorati e offerti nuovamente sul mercato come materie prime seconde. La plastica viene raccolta dai comuni ed inviata ai centri di selezione che sono incaricati di dividere il contenuto dei sacchetti della raccolta domestica, nelle varie tipologie di plastiche che vengono raccolte all’interno della casa. Vediamo alcuni impieghi dei rifiuti plastici raccolti: Le bottiglie dell’acqua e delle bibite in PET saranno lavorate per creare nuovo granulo per la produzione di altre bottiglie, di fibra per i vestiti e per l’imbottitura dei divani, per le regge adatte al confezionamento degli imballi industriali, per fare le vaschette alimentari trasparenti. I flaconi dei detersivi in HDPE vengono lavorati per produrre materia prima con cui si ottengono altri flaconi per i detersivi o gli oli industriali, taniche per la benzina, prodotti per l’edilizia, film da copertura per i bancali di prodotti, tubi rigidi di irrigazione per l’agricoltura, raccordi idraulici per l’irrigazione, membrane di protezione, grigliati erbosi carrabili, reti di segnalazione e contenimento. Con gli imballi rigidi in PP si possono fabbricare pattumiere, cassette da trasporto, sedie e tavoli per il giardino, divani e poltrone tipo rattan, palette e scope, armadi da esterno, bauli per il giardino o per la casa, secchi per la pulizia, carrelli e imballi vari. Con la plastica flessibile degli imballi in LDPE, selezionata per tipologia, si possono creare altri sacchetti per la pattumiera, film da copertura agricola, tubi flessibili per l’irrigazione in agricoltura o per il giardino, teli da copertura per l’edilizia, vasi, supporti per le reti dei letti, secchi, lastre in legno polimero, pannelli divisori per pareti, camminamenti agricoli. Abbiamo quindi visto alcuni esempi di come i materiali che provengono dal riciclo domestico possono, e devono, essere riutilizzati per produrre nuovi prodotti senza sfruttare le risorse della terra. Tecnicamente, si possono reimpiegare i rifiuti urbani, creando prodotti utili alla comunità, di buona qualità tecnica e con un buon impatto estetico, il quale, però, non dovrebbe mai essere una discriminante nella scelta del consumatore, in quanto, se una pattumiera è marrone scuro invece che gialla, non credo che per contenere dei rifiuti possa fare la differenza in casa. In realtà, su questo inutile valore estetico, i consumatori, o chi sceglie per loro, consegnandogli la pattumiera per la raccolta differenziata, fanno una differenza sostanziale se contribuire al ciclo dell’economia circolare o vanificare gli sforzi di separazione dei rifiuti che non verranno riutilizzati. Infatti, pattumiere in polipropilene con colori sgargianti, quali il bianco, il rosso, il celeste, il giallo, il colore panna, il silver, l’azzurro o il verde chiaro, solo per citarne alcuni, difficilmente possono essere prodotte utilizzando la plastica riciclata in quanto, questa, provenendo da un mix di colori degli imballi raccolti, non permette solitamente di arrivare a colori così chiari. Di conseguenza, o vengono prodotti con materiali vergini, quindi granuli di derivazione petrolifera e non riciclati, o il produttore deve fare delle miscele nelle quali inserire una piccola percentuale di materiale riciclato e poi aggiungere del materiale vergine. Le pattumiere fatte con il granulo proveniente dal post consumo, quindi dalla raccolta differenziata, sono sostanzialmente prodotte con colori scuri, quali il nero, il verde, il marrone, il blu e il grigio scuro. A chi interessa la perfezione estetica di un prodotto destinato ai rifiuti se questo comporta problemi all’ambiente?Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - pattumiereVedi maggiori informazioni sul riciclo
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La Germania è Virtuosa nella Gestione dei Rifiuti Plastici?La Germania, un paese virtuoso sotto molti aspetti, industriale, economico, finanziario e sociale, vive con un grave problema che riguarda i propri rifiuti in plasticadi Marco ArezioInfatti, esporta ogni anno circa un milione di tonnellate di rifiuti di plastica per un valore di circa 254 milioni di euro, rimanendo il più grande esportatore nell’ambito europeo, con circa 1,5 milioni di tonnellate di questa tipologia di rifiuti spediti all’estero. Fino al 2018, la Cina era il principale cliente per questo di scarto ed era anche una comoda via per fare pulizia in casa propria. Ma da quella data, tuttavia, la Repubblica Popolare ha vietato l'importazione di alcuni materiali provenienti dai sistemi urbani e industriali di raccolta, compresi i rifiuti di plastica indifferenziati. La Germania, come molti altri paesi nel mondo, ha cercato nuovi porti di approdo per questa tipologia di materiale di scarto, trovando la Malesia disponibile a riceverli raggiungendo così il 17% delle esportazioni tedesche. Tuttavia, ultimamente, anche la Malesia sta controllando con maggiore attenzione il mix di questi rifiuti, iniziando a rifiutare alcune navi dopo le ispezioni. Nel 2019, ad esempio, il paese ha restituito circa 4.000 tonnellate di rifiuti di plastica ai paesi di provenienza. Motivo per il quale anche la Germania è sempre alla ricerca di nuovi sbocchi per i rifiuti plastici che non vuole riciclare nel proprio paese e, con meraviglia, proprio vicino a casa ha trovato una soluzione. Infatti i Paesi Bassi ritirano circa il 15% dei rifiuti tedeschi con costi logistici ben più convenienti che spedirli nel far east. In un confronto tra i paesi dell’Unione Europea, la Germania è di gran lunga il principale esportatore con oltre un milione di tonnellate di rifiuti di plastica, seguita da Belgio (476.100 tonnellate), Paesi Bassi (389.900 tonnellate), Francia (385.600 tonnellate) e Italia (206.100 tonnellate). C'è ancora molto spazio per migliorare quando si tratta di riciclo: solo una frazione dei rifiuti raccolti in Germania è destinata all'incenerimento e al recupero, secondo i dati dell'Ufficio federale tedesco. Infatti, nel 2019 sono stati raccolti 38 milioni di tonnellate di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, una media di 457 chilogrammi di rifiuti domestici pro capite e, secondo l'autorità competente, solo un terzo viene riciclato o incenerito.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti
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La storia del Calcestruzzo: dai Romani al Moderno RiciclatoE’ stato un legante essenziale per lo sviluppo di città e vie di comunicazione, fino ai giorni nostri con i nuovi calcestruzzi ecosostenibilidi Marco ArezioSi può dire che il legante cementizio, noto come calcestruzzo, sia stato davvero una rivoluzione sin dalle epoche più antiche, per la crescita dei popoli, migliorando la solidità e il confort abitativo delle case, costruendo linee di comunicazioni più efficienti e sicure e creando monumenti che la storia ci ha donato perché solidi e duraturi. Dai Romani al XXI° Secolo La storia del calcestruzzo risale a molti secoli fa, a partire dalle antiche civiltà dell'Egitto e della Mesopotamia, dove veniva utilizzato, anche se con una ricetta grezza, per creare strutture come le piramidi e i templi. Tuttavia, la vera diffusione del calcestruzzo, come materiale da costruzione, avvenne durante l'Impero Romano. Questi, infatti, svilupparono una ricetta che includeva l'uso di calce, sabbia, acqua e una forma di pozzolana, un tipo di cenere vulcanica. L'opus caementicium era molto versatile e veniva utilizzato per creare strutture come ponti, acquedotti, basiliche, anfiteatri e persino l'imponente Colosseo. La sua versatilità e resistenza gli permisero di sopportare pesanti carichi e di resistere all'usura del tempo. Per ottenere l'opus caementicium, veniva preparato un impasto utilizzando una miscela di calce (calce viva o idrata) e sabbia. Successivamente, si aggiungeva acqua per creare una pasta lavorabile e la pozzolana, aggiunta come materiale legante, conferiva al calcestruzzo una maggiore resistenza e durabilità. Un altro tipo di calcestruzzo utilizzato dagli antichi Romani era l'"opus reticulatum". Questo stile di muratura consisteva in una disposizione di piccoli blocchi di calcestruzzo rettangolari, generalmente posti a formare un motivo reticolare. L'opus reticulatum veniva spesso utilizzato per rivestire le superfici esterne delle strutture in muratura, conferendo loro un aspetto distintivo. In sintesi, l'uso del calcestruzzo durante l'epoca romana fu un importante contributo all'architettura e all'ingegneria. La combinazione di calce, sabbia, acqua e pozzolana permise ai Romani di realizzare strutture durature e resistenti, lasciando un'eredità che ancora oggi si può ammirare in molte rovine romane. Dopo la caduta dell'Impero Romano, l'uso del calcestruzzo diminuì notevolmente in Europa occidentale durante il periodo medievale. Tuttavia, in altre parti del mondo, come nell'architettura islamica e nell'architettura bizantina, il calcestruzzo continuò ad essere utilizzato. Durante la Rivoluzione Industriale, questo legante conobbe una rinascita grazie ai progressi nella tecnologia di produzione del cemento. Nel XIX secolo, l'ingegnere francese Joseph-Louis Lambot sviluppò il cemento armato, una combinazione di calcestruzzo e acciaio, che rese possibile la costruzione di strutture ancora più resistenti. Nel 1848, Lambot creò un piccolo battello di calcestruzzo armato che presentò all'Esposizione Universale di Parigi. Questa invenzione fu il primo utilizzo documentato di cemento armato. Lambot incorporò una struttura di ferro all'interno dell’impasto per aumentarne la resistenza e la durabilità, aprendo la strada a un nuovo modo di costruire. L'idea di Lambot non ottenne subito grande riconoscimento, ma il suo lavoro aprì la strada a ulteriori sviluppi nell'utilizzo del cemento armato. Successivamente, nel corso del XX secolo, ingegneri come François Hennebique e Auguste Perret perfezionarono e diffusero l'uso del cemento armato, contribuendo alla sua adozione su larga scala nell'industria delle costruzioni. Da allora, il calcestruzzo è diventato uno dei materiali da costruzione più utilizzati al mondo, ed ampiamente impiegato per la costruzione di edifici, strade, dighe, ponti e molte altre infrastrutture. Negli ultimi decenni, sono state sviluppate nuove tecnologie per migliorare le prestazioni del prodotto, come l'uso di additivi per aumentarne la resistenza e la durabilità. In sintesi, la storia del calcestruzzo è una lunga e affascinante evoluzione, che ha visto questo materiale diventare uno dei pilastri della moderna ingegneria e dell'architettura. Cosa è il calcestruzzo riciclato Il calcestruzzo riciclato è un tipo di legante ottenuto tramite il riciclaggio dei materiali di scarto, provenienti dalla demolizione o dalla rottura di strutture di calcestruzzo esistenti. Il processo di riciclaggio del calcestruzzo comporta solitamente la frantumazione delle porzioni di calcestruzzo di scarto in pezzi più piccoli, che vengono quindi selezionati in base alla dimensione e alla qualità. Dopo la selezione, i frammenti di calcestruzzo vengono lavati per rimuovere eventuali impurità e contaminanti. A questo punto, il materiale riciclato può essere utilizzato come aggregato per la produzione di nuovo calcestruzzo. L'utilizzo del calcestruzzo riciclato offre diversi vantaggi ambientali ed economici. Innanzitutto, consente di ridurre la quantità di rifiuti che finiscono nelle discariche, contribuendo così alla sostenibilità ambientale. Inoltre, l'utilizzo del calcestruzzo riciclato richiede meno energia e risorse rispetto alla produzione di uno vergine, riducendo l'impatto ambientale complessivo. Dal punto di vista economico, il calcestruzzo riciclato può essere un'opzione più conveniente rispetto al quello vergine, contribuendo a ridurre i costi di costruzione. Tuttavia, è importante tenere presente che il calcestruzzo riciclato potrebbe avere alcune limitazioni in termini di resistenza e qualità rispetto al calcestruzzo vergine. Pertanto, è necessario un adeguato controllo di qualità e la valutazione delle caratteristiche specifiche del calcestruzzo riciclato per garantirne l'idoneità all'uso in progetti specifici. Quali differenze tecniche esistono tra il calcestruzzo riciclato e quello con inerti naturali Il calcestruzzo riciclato, rispetto a quello realizzato con inerti naturali, può presentare alcune differenze tecniche e di prestazioni. Ecco alcune tra le più comuni: Composizione Il calcestruzzo riciclato utilizza inerti provenienti da materiali di scarto di strutture in cemento demolite, mentre quello con inerti naturali utilizza inerti provenienti da materiali naturali, come ghiaia e sabbia. Qualità degli inerti Gli inerti riciclati possono contenere impurità e contaminanti residui, come vernici, rivestimenti o materiali di rinforzo. Questi residui potrebbero influire sulla qualità e sulla resistenza del calcestruzzo riciclato. Nel calcestruzzo con inerti naturali, gli aggregati tendono ad essere di qualità controllata e privi di contaminanti. Resistenza A causa delle possibili impurità e della variabilità degli inerti riciclati, il calcestruzzo riciclato potrebbe presentare una resistenza leggermente inferiore rispetto a quello con inerti naturali. Tuttavia, con un adeguato controllo di qualità e una corretta selezione degli inerti riciclati, è possibile ottenere livelli di resistenza simili al calcestruzzo tradizionale. Durabilità La durabilità del calcestruzzo riciclato dipende dalla qualità degli inerti utilizzati e dalle caratteristiche del materiale di scarto riciclato. Alcuni studi suggeriscono che il calcestruzzo riciclato potrebbe essere meno resistente all'azione degli agenti aggressivi come la corrosione delle armature o l'attacco chimico rispetto al calcestruzzo con inerti naturali. Tuttavia, è possibile adottare misure correttive come l'uso di additivi o trattamenti superficiali per migliorare la durabilità del calcestruzzo riciclato. Sostenibilità Dal punto di vista ambientale, il calcestruzzo riciclato offre un vantaggio significativo rispetto a quello con inerti naturali, in termini di riduzione dei rifiuti di demolizione e dell'impatto ambientale complessivo legato all'estrazione di materiali naturali. Pertanto, il calcestruzzo riciclato è spesso considerato una scelta più sostenibile. Dove è consigliabile utilizzare il calcestruzzo riciclato Il calcestruzzo riciclato può essere utilizzato in diversi contesti e applicazioni. Ne riportiamo alcuni a livello esemplificativo: Strade e pavimentazioni Il calcestruzzo riciclato può essere utilizzato per la realizzazione di strade, autostrade, marciapiedi e altre pavimentazioni. In questi contesti può offrire una soluzione economicamente vantaggiosa e sostenibile, riducendo l'utilizzo di materiali vergini e la quantità complessiva di rifiuti di costruzione. Opere di ingegneria civile Può inoltre essere impiegato nella costruzione di opere di ingegneria civile come muri di sostegno, ponti, dighe e opere di drenaggio. Tuttavia, è importante valutare attentamente le specifiche tecniche richieste per il progetto e garantire che il calcestruzzo riciclato soddisfi i requisiti di resistenza e durabilità. Elementi prefabbricati Si può anche utilizzare per la produzione di elementi prefabbricati come blocchi di calcestruzzo, pavimenti prefabbricati, travi e pilastri. Il suo utilizzo, nella produzione di elementi prefabbricati, può contribuire alla riduzione dei costi di produzione e all'impatto ambientale complessivo. Opere di riqualificazione e ristrutturazione Il calcestruzzo riciclato può essere una scelta appropriata durante i progetti di riqualificazione o ristrutturazione, in cui sono disponibili materiali di scarto provenienti dalle strutture demolite. L'utilizzo del della versione riciclata, può ridurre la necessità di acquistare calcestruzzo vergine e contribuire alla sostenibilità del progetto. Quali paesi utilizzano maggiormente il calcestruzzo riciclato L'utilizzo del calcestruzzo riciclato ha avuto origine negli anni '70, quando si è iniziato a sperimentare ed adottare metodi per riciclare i materiali di scarto provenienti dalla demolizione delle strutture in calcestruzzo. Tuttavia, l'adozione su larga scala del calcestruzzo riciclato è avvenuta successivamente, negli anni '80 e '90, con lo sviluppo di tecniche più avanzate di triturazione, selezione e produzione di calcestruzzo riciclato. L'uso del calcestruzzo riciclato si è diffuso in vari paesi nel corso degli anni. Alcuni dei paesi in cui l'utilizzo del prodotto riciclato è particolarmente diffuso sono: Stati Uniti Gli Stati Uniti sono stati tra i pionieri nell'utilizzo del calcestruzzo riciclato. Negli anni '80, il riciclaggio del prodotto è stato ampiamente adottato in molti stati americani, per affrontare il problema dei rifiuti da costruzione e promuovere la sostenibilità ambientale. Paesi Europei Diversi paesi europei hanno adottato l'uso del calcestruzzo riciclato in modo significativo. Ad esempio, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Francia e Svezia hanno incorporato il prodotto ecosostenibile nelle loro prassi di costruzione e nelle normative ambientali. Giappone Il Giappone ha sviluppato tecniche avanzate per il riciclaggio del calcestruzzo e ha fatto ampio uso del prodotto nella costruzione di strade e infrastrutture, soprattutto a partire dagli anni '90. Australia L'Australia ha fatto progressi significativi nell'utilizzo del calcestruzzo riciclato, soprattutto per la realizzazione di pavimentazioni stradali e infrastrutture. Numerose iniziative e progetti sono stati promossi per ridurre l'uso di materiali vergini e favorire l'impiego di quelli riciclati.
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rNEWS: La Sostenibilità dell'Auto Passa Attraverso il Riciclo delle BatterieLa Sostenibilità dell'Auto Passa Attraverso il Riciclo delle Batteriedi Marco ArezioL'elettrificazione del settore auto sta investendo tutte le case automobilistiche che, nonostante la pandemia e il crollo delle vendite, stanno fortemente spingendo nella produzione di auto più sostenibili. Ma la sostenibilità passa anche attraverso l'uso di materiali costruttivi secondo il principio dell'economia circolare e, quindi, la componentistica deve seguire il riciclo dei materiali. In Italia, Midac, sarà all'avanguardia nelle produzione di batterie per auto attraverso il riciclo di quelle esauste.Con un investimento complessivo di 104 milioni di euro, l’azienda Midac sarà in grado di produrre le proprie batterie al litio con il riutilizzo delle materie prime derivanti dal riciclo delle batterie esauste, conformemente ai principi della circular economy.Nell'Europa attraversata dalla pandemia c'è un'industria che continua a investire e creare posti di lavoro: quella delle batterie agli ioni di litio. Favorendo la transizione dai combustibili fossili verso un'energia più pulita, questa filiera risponde pienamente all’ambizioso obiettivo europeo del Green Deal, che mira alla neutralità climatica nel 2050. Per sostenere questo settore strategico, la Commissione Europea ha dato il via libera alla seconda tranche di finanziamenti per Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo (IPCEI) sulle batterie di nuova generazione (2,9 miliardi di euro), attribuiti dopo attenta selezione a 42 aziende europee del settore. Una di queste è Midac Batteries Spa ha ottenuto il via libera per lo sviluppo di tre progetti innovativi relativi alla produzione, al riutilizzo e alla gestione sostenibile del fine vita delle batterie al litio. Questi progetti permetteranno all’azienda di realizzare il primo impianto di produzione batterie litio integrato in Italia, per un investimento complessivo di 104 milioni di euro. L’azienda così sarà in grado di produrre le proprie batterie al litio con il riutilizzo delle materie prime derivanti dal riciclo delle batterie esauste, conformemente ai principi della circular economy, garantendo così il rispetto della filosofia “verde” di Midac. In particolare, il primo progetto riguarda il processo di selezione e recupero delle batterie a fine vita, che consente di inviare quelle non riutilizzabili ad un impianto di riciclo con una capacità pari a 30.000 ton/anno e di utilizzare quelle ancora funzionanti in applicazioni less demanding. In questo modo le batterie possono vivere una seconda vita, riducendo l’impatto ambientale e aumentando le percentuali dei materiali recuperati dal 60% a oltre il 90%. Le attività di riciclo e riuso saranno sviluppate in collaborazione con aziende partner, tra le quali Enel X. Il secondo progetto riguarda lo sviluppo di un nuovo impianto di produzione delle celle basata sulla tecnologia di terza e quarta generazione, che consentono ricariche più rapide, autonomia e sicurezza maggiori. Queste saranno poi destinate al nuovo reparto di assemblaggio batterie di Soave e a quello di Cremona da utilizzare in applicazioni automotive, Material Handling e di reserve power. Il terzo progetto è relativo allo sviluppo dell’elettronica di gestione delle batterie, che, grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale, permetterà di allungarne la vita. Le batterie saranno dotate anche di sistemi IoT per facilitarne l’uso da parte dei clienti finali. Il piano di realizzazione del nuovo impianto, della durata complessiva di 7 anni, rappresenta un’irripetibile occasione per l’azienda e per l’intero comparto italiano ed europeo per ricavarsi un ruolo da protagonista nel settore della tecnologia di accumulo agli ioni di litio, e per sviluppare, anche in Europa, l’intera filiera tecnologica che ruota attorno a questa tecnologia così strategica.Categoria: notizie - economia circolare - rifiuti - batterie - automotive Fonte: nordesteconomia
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PLA orientato: cosa sono i polimeri e i film MOPLA e BOPLA. Differenze con il PP, PET e PEScopri cosa sono i film in PLA mono e biassialmente orientati, come si producono, in cosa si differenziano da PP, PET e PE, le applicazioni più innovative e le sfide del riciclodi Marco ArezioNegli ultimi anni il settore dei materiali plastici ha vissuto una vera e propria rivoluzione, sospinto dalla crescente domanda di soluzioni sostenibili e dalla pressione normativa che spinge verso la riduzione degli imballaggi tradizionali a base fossile. Al centro di questa trasformazione si trova il PLA (acido polilattico), una bioplastica nata da fonti vegetali che oggi rappresenta uno dei materiali più promettenti per il futuro degli imballaggi flessibili. Ma non tutti i PLA sono uguali: tra le innovazioni più interessanti spiccano i film orientati, sia monodirezionali (MOPLA) che biassiali (BOPLA), che stanno conquistando nuovi spazi tra produttori e brand sensibili alle tematiche ambientali. Che cos’è il PLA e perché è considerato rivoluzionario Il PLA nasce dalla fermentazione di zuccheri estratti da biomasse vegetali, come il mais o la canna da zucchero. Una volta ottenuto l’acido lattico, questo viene polimerizzato e trasformato in granuli, che possono poi essere estrusi in film sottili e trasparenti. Il PLA è famoso per la sua compostabilità industriale: in condizioni controllate, può decomporsi in poche settimane restituendo acqua, anidride carbonica e biomassa, senza lasciare microplastiche. Ma la sua struttura chimica, basata su una catena polimerica relativamente rigida, gli dona anche un’elevata trasparenza e una buona barriera agli aromi, rendendolo adatto per numerose applicazioni nel packaging. L’importanza dell’orientamento nei film: MOPLA e BOPLA Per soddisfare le esigenze di mercato più evolute, il PLA viene spesso sottoposto a un processo di orientamento che ne potenzia le performance. Il film MOPLA viene stirato in una sola direzione (di solito lungo il senso di avanzamento della macchina): così si ottengono pellicole più resistenti e rigide in quella direzione, ideali per prodotti come nastri adesivi, etichette, oppure imballaggi che richiedono una resistenza direzionale ben precisa. Con la tecnologia BOPLA, invece, il film viene orientato sia in senso longitudinale sia trasversale. Questo doppio stiramento aumenta drasticamente la resistenza e la stabilità dimensionale del materiale, rendendolo simile per prestazioni meccaniche ai film BOPP (polipropilene bi-orientato) e BOPET (polietilene tereftalato bi-orientato), oggi dominanti nel mondo del packaging alimentare e non solo. Il risultato è una pellicola sottilissima, incredibilmente trasparente, brillante e molto più resistente di un film non orientato. Dalla produzione all’applicazione: come si realizzano i film orientati in PLA La produzione parte da granuli di PLA che vengono estrusi a caldo in un film sottile. Nel caso del MOPLA, il film passa poi attraverso una serie di rulli che lo stirano solo in una direzione, conferendo resistenza e rigidità soprattutto in senso longitudinale. Per il BOPLA, il processo si fa più complesso: il film prima viene stirato in senso macchina e poi trasversalmente grazie a speciali “stenter” che lo allungano lateralmente. Il controllo preciso di temperatura, velocità e rapporto di stiramento permette di modulare le proprietà finali del film. Un film BOPLA ben realizzato può raggiungere livelli di trasparenza, brillantezza e resistenza paragonabili ai migliori film petrolchimici, con in più il vantaggio di essere compostabile. Un confronto con PP, PET e PE: punti di forza e limiti del PLA orientato Quando si parla di film per imballaggi, il confronto con i materiali tradizionali è inevitabile. Il PP bi-orientato (BOPP), ad esempio, è leader di mercato grazie alla sua ottima barriera all’umidità, al basso costo e alla versatilità. Il PET bi-orientato (BOPET) eccelle nella barriera a ossigeno e aromi, oltre che nella resistenza alle alte temperature. Il PE, infine, offre flessibilità e una certa resistenza chimica, ma non brilla in trasparenza o rigidità. Il PLA orientato (sia MOPLA che BOPLA) si posiziona a metà tra questi materiali: - Offre trasparenza e rigidità superiori al PE, con una barriera agli aromi molto valida, anche se non raggiunge i livelli del PET nelle applicazioni “barriera”. - La sua resistenza termica è inferiore rispetto a BOPP e BOPET, anche se l’orientamento ne innalza i limiti d’impiego. - L’aspetto davvero rivoluzionario, però, sta nella compostabilità: a fine vita, i film in PLA possono essere trattati negli impianti di compostaggio industriale, chiudendo così il cerchio dell’economia circolare. - Il PLA non deriva dal petrolio, ma da colture rinnovabili, riducendo la dipendenza da risorse fossili e l’impatto climatico della produzione. Nuove applicazioni e opportunità di mercato La flessibilità produttiva e le performance dei film orientati in PLA aprono la strada a numerose applicazioni, molte delle quali impensabili fino a pochi anni fa per una bioplastica. Nel mondo del packaging alimentare, MOPLA e BOPLA vengono sempre più spesso utilizzati per confezioni flowpack, buste trasparenti, sacchetti per prodotti freschi e da forno, vassoi, etichette e persino per la produzione di film stampabili da accoppiare con carta o altri materiali compostabili. Il settore delle etichette apprezza soprattutto il MOPLA per la sua resistenza direzionale, mentre il BOPLA, grazie alla sua stabilità dimensionale e brillantezza, trova impiego nei packaging che richiedono performance elevate e un’estetica di alto livello. Oltre al food, si stanno diffondendo applicazioni nel settore tecnico, per blister, pellicole protettive e prodotti monouso compostabili, soprattutto dove la normativa incentiva o impone l’utilizzo di materiali compostabili certificati. Il riciclo del PLA: opportunità e sfide reali Uno dei temi più dibattuti resta quello del fine vita dei prodotti in PLA. In teoria, il PLA orientato è completamente compostabile in impianti industriali, ma la realtà operativa è ancora complessa: - In molte città, la raccolta dei compostabili è ancora poco differenziata e i film in PLA finiscono spesso nella plastica tradizionale, rischiando di contaminare le filiere di riciclo. - Il riciclo meccanico del PLA è tecnicamente possibile, ma richiede filiere dedicate e volumi adeguati, condizioni non sempre facili da ottenere al momento. - Più promettente, anche se ancora sperimentale, è il riciclo chimico, che permette di depolimerizzare il PLA riportandolo all’acido lattico originario e consentendo così una vera chiusura del ciclo. - Il futuro del PLA orientato dipenderà anche dalla capacità di creare sistemi di raccolta e trattamento efficienti, oltre che dalla diffusione degli impianti di compostaggio industriale sul territorio. Conclusioni: un materiale in rapida evoluzione I film in PLA orientato, sia monodirezionale che biassiale, rappresentano una delle evoluzioni più interessanti del packaging sostenibile. Se da un lato non hanno ancora sostituito completamente i polimeri fossili nelle applicazioni più critiche, dall’altro si sono già ritagliati uno spazio significativo grazie alle loro proprietà e alla crescente sensibilità ambientale di aziende e consumatori. La ricerca continua, sia nei materiali che nei processi produttivi, promette di superare presto i limiti attuali in termini di resistenza termica e barriera ai gas, mentre il perfezionamento delle filiere di riciclo e compostaggio sarà la chiave per realizzare un packaging davvero circolare. © Riproduzione Vietata
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Riciclo Sostenibile dei Tessuti Multi-Fibra: La Nuova Frontiera Circolare della ModaTecnologie d’avanguardia e casi reali per dare una seconda vita ai capi in fibre mistedi Marco ArezioImmaginate un classico paio di jeans stretch o una t-shirt tecnica da running: molto spesso, ciò che indossiamo quotidianamente non è composto da una sola fibra, ma da un mix sapiente di materiali naturali e sintetici. Poliestere, cotone, elastan, viscosa… sono solo alcuni degli ingredienti che rendono un tessuto funzionale, resistente, bello al tatto e versatile. Eppure, proprio questa ricchezza compositiva, tanto ricercata dai designer e apprezzata dai consumatori, si trasforma in un vero e proprio rompicapo quando arriva il momento di dare nuova vita a questi capi. Nel settore tessile, chiunque si sia confrontato con il tema del fine vita dei prodotti sa bene che la complessità del riciclo di un capo multi-fibra è una delle sfide tecniche più affascinanti e frustranti. Non si tratta solo di una questione di volontà o di investimenti, ma di una battaglia contro la chimica stessa dei materiali e contro l’entropia industriale. Riciclo Meccanico: Il Limite della Forza Bruta Il primo approccio, ancora oggi largamente diffuso in Europa e in Italia, è quello meccanico: triturare, sfilacciare, cardare. In pratica, i capi vengono ridotti a una massa di fibre, che vengono poi riutilizzate per creare nuovi filati, imbottiture o materiali isolanti. Semplice a dirsi, molto meno a farsi. Chi lavora in una linea di riciclo tessile lo sa: appena si introducono tessuti con blend complessi (pensiamo a un poliestere-cotone-elastan), il rischio di ottenere una fibra “corta”, debole, ricca di impurità e non idonea a un uso nobile è altissimo. Il risultato? Materiali destinati a prodotti a basso valore aggiunto come feltri industriali, pannelli fonoassorbenti o tessuti non tessuti. Da qualche anno però qualcosa sta cambiando. L’introduzione di sensori ottici, analisi spettroscopiche e algoritmi di intelligenza artificiale permette di riconoscere, quasi “al volo”, la composizione dei tessuti che entrano in impianto. Questo consente di separare più efficacemente i materiali e di decidere, caso per caso, quale percorso di riciclo sia il più adatto. Ad esempio, presso il centro di Prato, cuore pulsante del riciclo tessile italiano, molte aziende stanno già sperimentando impianti pilota basati su queste tecnologie, capaci di classificare i capi con una precisione un tempo impensabile. Riciclo Chimico: Smontare per Ricostruire Se il riciclo meccanico si basa sulla forza, quello chimico punta sull’intelligenza delle reazioni. Qui la parola d’ordine è “separazione selettiva”: riuscire a smontare, molecola per molecola, il tessuto complesso, recuperando i singoli costituenti in purezza e ricostruendoli come nuovi polimeri o filati. Le tecniche più avanzate – che si stanno sviluppando tra laboratori e startup in Svezia, Olanda, Italia e USA – includono: Solvolisi selettiva: L’utilizzo di solventi specifici (spesso green o riciclabili) permette di sciogliere il poliestere lasciando intatto il cotone, o viceversa. Ad esempio, Gr3n, una startup con sede in Svizzera e Italia, ha brevettato un processo di depolimerizzazione del PET che consente di recuperare poliestere da blend con cotone, aprendo la porta al riciclo di milioni di tonnellate di abbigliamento tecnico oggi considerate rifiuto non recuperabile. Idrolisi enzimatica: Una frontiera biotecnologica affascinante. Qui si usano enzimi selezionati per demolire le fibre naturali (come il cotone) presenti nei blend, liberando le fibre sintetiche (come il poliestere) che possono essere recuperate quasi intatte. Il vantaggio? Una separazione “dolce”, a basse temperature e con minori residui chimici. Il limite? Gli enzimi sono costosi e la loro attività, spesso, rallenta con l’aumento della scala industriale. Rigenerazione tramite solventi: Un altro approccio vede l’impiego di solventi ecologici (come l’NMMO) per sciogliere la cellulosa delle fibre naturali, che può poi essere riprecipitata per formare nuove fibre come la lyocell. È un metodo già usato per alcune fibre artificiali, ma che si sta adattando anche al recupero da miste. Tutte queste tecnologie, per funzionare davvero, hanno bisogno di materia prima ben selezionata, input energetici e chimici monitorati, e una gestione attenta degli scarti. La Digitalizzazione come Chiave di Volta Per chiunque gestisca un impianto di selezione o una filiera tessile circolare, la vera rivoluzione è digitale. Il futuro prossimo del riciclo passa, infatti, attraverso la raccolta e la condivisione di dati precisi sulla composizione dei prodotti, lungo tutta la catena. Pensiamo ai cosiddetti “passaporti digitali dei prodotti”, etichette RFID, QR code integrati nel capo che ne raccontano la storia, la composizione e le istruzioni per il corretto riciclo. Quando la materia arriva a fine vita, diventa molto più semplice individuare il percorso migliore – meccanico o chimico – se si conosce la ricetta esatta di ciò che si ha tra le mani. Non solo: diverse startup stanno lanciando marketplace digitali dove scarti di produzione, abbigliamento post-consumo e materiali riciclati trovano nuovi sbocchi tra brand, terzisti e riciclatori specializzati, riducendo sprechi e aumentando il valore aggiunto. Dalla Teoria alla Pratica: Casi Reali e Opportunità Industriali Nel cuore della Toscana, ma anche nei distretti tessili del Nord Europa, non mancano le aziende che hanno già intrapreso la strada dell’innovazione sostenibile. Un esempio significativo è rappresentato dal progetto europeo ECOSIGN, che ha coinvolto produttori, riciclatori e centri di ricerca nella creazione di capi progettati sin dall’inizio per essere facilmente riciclati, utilizzando fibre compatibili o separabili e tracciando ogni fase del ciclo produttivo tramite piattaforme digitali condivise. Nel frattempo, grandi brand internazionali come H&M, Adidas o Patagonia stanno collaborando attivamente con startup tecnologiche per testare i nuovi processi chimici su scala industriale, nella speranza di offrire ai propri clienti capi realizzati interamente da materiali riciclati… davvero, e non solo in minima parte. Criticità e Ostacoli: La Lunga Strada Verso il Cambiamento Eppure, non mancano gli ostacoli. La raccolta differenziata dei capi a fine vita è spesso disomogenea; la mancanza di standard universali sulla tracciabilità e sulla qualità delle fibre riciclate complica il lavoro degli operatori. A livello industriale, non è sempre facile convincere i clienti finali ad accettare prodotti realizzati in fibre miste riciclate, soprattutto quando il prezzo o la performance differiscono dai materiali vergini. Le startup che operano nel campo del riciclo chimico spesso si scontrano con costi di investimento elevati, una regolamentazione ancora poco chiara sui nuovi polimeri “riciclati” e una concorrenza globale agguerrita. Conclusione: Una Trasformazione Che Nasce dal Basso Ma proprio per queste ragioni, chi oggi investe nel riciclo sostenibile dei tessuti multi-fibra si trova a operare in un settore ad alto potenziale di crescita, in cui l’innovazione può davvero cambiare le regole del gioco. Per chi lavora nella moda, nella chimica, nella logistica o nella gestione dei rifiuti, il tema non è più solo un dovere etico, ma un’opportunità concreta per innovare e riposizionare la propria impresa. La differenza, sempre più spesso, la fa la collaborazione tra chi produce, chi raccoglie, chi ricicla e chi progetta le nuove tecnologie. Un approccio che, in un futuro ormai prossimo, farà la differenza tra chi saprà cavalcare la transizione circolare e chi rischierà di rimanere indietro.© Riproduzione Vietata
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Guida alle Migliori Friggitrici ad Aria: Tecnologia, Sostenibilità e Confronto dei ModelliScopri come scegliere la friggitrice ad aria perfetta con consigli utili, analisi sulla sostenibilità e confronto tra i migliori prodottidi Marco ArezioLa friggitrice ad aria si è guadagnata un posto d'onore nelle cucine moderne, grazie alla sua capacità di cucinare cibi croccanti e gustosi con poco o nessun olio. Questo è possibile grazie a un sofisticato sistema che combina una resistenza elettrica e un potente ventilatore, capace di generare un flusso d'aria calda che cuoce uniformemente gli alimenti. La temperatura, regolabile fino a 200 °C nei modelli più avanzati, permette di ottenere risultati simili alla frittura tradizionale, ma con un ridotto apporto calorico. Come scegliere il modello giusto, soprattutto se si desidera un prodotto sostenibile e in linea con valori ambientali? In questa guida, esploreremo i criteri fondamentali per l'acquisto, le differenze tra i prodotti sul mercato e un confronto tra tre modelli disponibili su Amazon.it. Cos'è una friggitrice ad aria e come funziona? La friggitrice ad aria utilizza un sistema di ventilazione avanzato, che combina un elemento riscaldante con un ventilatore ad alta potenza per generare un flusso d'aria calda circolante a velocità costante. Questa tecnologia permette di cuocere gli alimenti replicando l'effetto della frittura, ma in modo più salutare e sostenibile. L'aria calda raggiunge ogni angolo del cestello grazie a un design studiato per massimizzare l'efficienza termica, garantendo una distribuzione uniforme del calore. Alcuni modelli integrano sensori di temperatura per regolare automaticamente il calore durante la cottura, evitando bruciature e riducendo i consumi energetici. Grazie a queste innovazioni, il processo di cottura risulta veloce, preciso e capace di mantenere intatte le proprietà organolettiche degli alimenti. Cosa sapere prima di acquistare una friggitrice ad aria Capacità: Le friggitrici ad aria variano in termini di capacità, da modelli compatti da 2 litri ideali per single o coppie, a modelli più grandi da 6-8 litri, perfetti per famiglie numerose. Valuta il volume delle porzioni che prepari abitualmente. Consumi energetici: Anche se le friggitrici ad aria sono generalmente più efficienti rispetto ai forni tradizionali, è importante controllare la potenza espressa in watt. Un buon equilibrio è tra i 1.200 e i 2.000 watt per garantire prestazioni rapide senza consumi eccessivi. Funzionalità: I modelli di fascia alta offrono programmi preimpostati per vari alimenti, funzioni di mantenimento in caldo e app con ricette integrate. Considera quali funzioni ti sono davvero utili. Facilità di pulizia: Parti smontabili e lavabili in lavastoviglie semplificano la manutenzione. Materiali antiaderenti di alta qualità sono una scelta vincente. Certificazioni di sostenibilità: Per chi presta attenzione all'ambiente, è essenziale verificare se l'azienda utilizza materiali riciclati o riciclabili, offre programmi di recupero dei prodotti a fine vita o adotta pratiche produttive a basse emissioni di carbonio. Sostenibilità delle friggitrici ad aria La sostenibilità è un aspetto sempre più importante nella scelta di elettrodomestici, e le friggitrici ad aria non fanno eccezione. Molte aziende stanno adottando pratiche e tecnologie innovative per minimizzare l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, dalla produzione al fine vita. Materiali ecologici I materiali utilizzati per costruire le friggitrici ad aria possono fare una grande differenza in termini di sostenibilità. Alcuni modelli integrano plastica riciclata di alta qualità e acciaio inossidabile resistente per ridurre la quantità di risorse vergini impiegate. Inoltre, sempre più produttori scelgono materiali privi di sostanze tossiche come BPA e PFOA, migliorando non solo l’impatto ambientale, ma anche la sicurezza per la salute degli utenti. Un numero crescente di aziende adotta un approccio a ciclo chiuso, utilizzando scarti industriali per creare nuovi prodotti e riducendo così gli sprechi. Efficienza energetica Le friggitrici ad aria sono progettate per consumare meno energia rispetto ai metodi tradizionali di cottura, come i forni o le friggitrici a olio. Questo è reso possibile grazie a tecnologie di riscaldamento rapido e a sistemi di controllo della temperatura avanzati, che ottimizzano l’efficienza termica. Alcuni modelli includono modalità di standby o spegnimento automatico, riducendo ulteriormente gli sprechi di energia quando l’apparecchio non è in uso. L’efficienza energetica non solo contribuisce a ridurre i costi sulla bolletta, ma ha anche un impatto positivo sull’ambiente, diminuendo le emissioni di carbonio associate al consumo di energia. Packaging sostenibile Anche l’imballaggio gioca un ruolo cruciale nella sostenibilità delle friggitrici ad aria. Le aziende più attente all’ambiente utilizzano materiali biodegradabili o riciclabili, come il cartone certificato FSC o fibre vegetali. Per ridurre ulteriormente l’impatto, alcuni produttori impiegano inchiostri a base vegetale e progettano confezioni compatte che ottimizzano il trasporto, riducendo così le emissioni di CO2 legate alla logistica. Fine vita e programmi di riciclo Una delle sfide principali per la sostenibilità degli elettrodomestici è il loro smaltimento. Alcuni produttori hanno istituito programmi di ritiro e riciclo per garantire che i materiali recuperabili vengano riutilizzati e che i componenti elettronici siano smaltiti correttamente. Questa pratica non solo riduce i rifiuti elettronici, ma consente anche di risparmiare risorse preziose che altrimenti andrebbero perdute. Produzione a basso impatto Le migliori aziende stanno investendo in processi produttivi più sostenibili, utilizzando fonti di energia rinnovabile come solare e eolica per alimentare gli impianti di produzione. Inoltre, molte di loro si impegnano a ridurre le emissioni di carbonio e a certificare i loro prodotti secondo standard ambientali internazionali. Confronto tra tre friggitrici ad aria sostenibili Ecco tre modelli disponibili su Amazon.it che si distinguono per prestazioni, sostenibilità e recensioni positive. I link ai prodotti sono inclusi per facilitare l'acquisto. 1. Philips Essential Airfryer HD9252/90 Capacità: 4,1 litri, adatta per 3-4 persone. Potenza: 1.400 watt. Punti di forza: Tecnologia Rapid Air per ridurre il consumo energetico, funzioni intuitive e parti lavabili in lavastoviglie. Sostenibilità: Packaging riciclabile, prodotto con materiali certificati per la riduzione dell'impatto ambientale e un sistema di funzionamento ottimizzato per consumi ridotti. L'azienda utilizza anche pratiche produttive che limitano le emissioni di CO2 e promuove programmi di riciclo per i dispositivi a fine vita.2. Cosori Smart WiFi Air FryerCapacità: 5,5 litri, ideale per famiglie. Potenza: 1.700 watt. Punti di forza: Connettività WiFi per controllo da remoto tramite app, ricettario incluso con opzioni sane e versatili. Sostenibilità: L'azienda promuove un programma strutturato per il riciclo dei dispositivi a fine vita, collaborando con centri di recupero certificati. Questo include il ritiro dei vecchi elettrodomestici per un corretto smaltimento e il riutilizzo dei materiali recuperabili. Inoltre, l'impresa investe in iniziative di educazione ambientale per incoraggiare i consumatori a gestire i rifiuti elettronici in modo responsabile. 3. Ninja Air Fryer MAX AF160EU Capacità: 5,2 litri, perfetta per 4-5 persone. Potenza: 1.750 watt. Punti di forza: Materiali robusti, rivestimento antiaderente privo di PFOA e BPA, cottura uniforme. Sostenibilità: L'azienda adotta un approccio completo alla sostenibilità, riducendo il packaging e utilizzando materiali biodegradabili o riciclabili. Inoltre, si impegna a raggiungere la neutralità carbonica attraverso l'impiego di fonti di energia rinnovabile nei processi produttivi e il supporto a progetti di riforestazione. Viene incentivata anche la riparabilità dei dispositivi, con pezzi di ricambio disponibili per prolungare la vita utile del prodotto, riducendo così i rifiuti elettronici.Conclusioni La scelta della friggitrice ad aria dipende dalle tue esigenze quotidiane e dai tuoi valori. Se cerchi un modello compatto e versatile, la Philips Essential Airfryer è una scelta solida. Per chi vuole integrare la tecnologia smart, la Cosori Smart WiFi offre grande praticità. Infine, il modello Ninja Air Fryer MAX è ideale per chi desidera robustezza e affidabilità. Indipendentemente dalla scelta, una friggitrice ad aria è un investimento non solo per la tua salute ma anche per il pianeta, soprattutto optando per prodotti sostenibili e di qualità.© Riproduzione Vietata
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Guida all'Acquisto per i Trapani Avvitatori Industriali: Come Scegliere Quello Giusto e Perché la Sostenibilità ContaTrapani Avvitatori Industriali: Scopri le Migliori Opzioni e Come Scegliere il Modello Ideale per le Tue Esigenzedi Marco ArezioQuando si sceglie un trapano avvitatore industriale, è fondamentale fare una valutazione approfondita delle proprie esigenze specifiche. Sul mercato esistono diverse opzioni, ognuna con caratteristiche che possono variare notevolmente in base a potenza, versatilità, tipo di batteria, e perfino il grado di sostenibilità delle aziende produttrici. Questa guida ti fornirà tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione consapevole e confrontare alcuni dei modelli più popolari: WORX WX352, Bosch GSB 18V-45 e DEWALT XRP DCD991P2-QW. Cosa Considerare Prima di Acquistare un Trapano Avvitatore Industriale Prima di tutto, è utile chiarire a cosa si intende destinare il trapano avvitatore: è per lavori pesanti, per il bricolage occasionale o per operazioni di costruzione più complesse? Questo ti aiuterà a determinare la potenza e le funzionalità di cui hai bisogno. Ecco alcuni aspetti cruciali da considerare: Potenza e Velocità: I trapani avvitatori industriali sono dotati di diverse potenze, espresse in Volt (V) e giri al minuto (RPM). Più alto è il voltaggio, maggiore sarà la capacità di perforare materiali duri come metallo o cemento. La velocità, invece, può essere regolabile in base al lavoro da svolgere. Tipo di Batteria: Oggigiorno, la maggior parte dei trapani avvitatori è alimentata da batterie al litio. Queste offrono una buona autonomia, sono più leggere rispetto alle batterie al nichel-cadmio e si ricaricano più rapidamente. Considera il tempo di ricarica e la durata della batteria per evitare interruzioni durante i lavori. Funzionalità Aggiuntive: Alcuni trapani avvitatori hanno funzioni di martellatura che li rendono particolarmente utili per lavori in muratura. Anche la presenza di più livelli di velocità e coppia è un punto a favore se si necessita di maggiore controllo. Ergonomia e Peso: Un trapano avvitatore ergonomico e ben bilanciato può ridurre notevolmente l'affaticamento durante le lunghe sessioni di lavoro. Il peso è un altro fattore importante: per lavori sopra la testa o in posizioni scomode, un modello più leggero è preferibile. Accessori e Versatilità: Valuta se il trapano è compatibile con vari tipi di punte e accessori. La disponibilità di batterie sostitutive, caricabatterie veloci e la possibilità di utilizzare diversi inserti per avvitare sono tutte caratteristiche che aumentano la versatilità del prodotto. Differenze dei Prodotti sul MercatoI trapani avvitatori possono essere classificati principalmente per la potenza (tensione della batteria) e per le funzionalità aggiuntive come la funzione a percussione o la regolazione della coppia. Alcuni modelli, come il DEWALT XRP DCD991P2-QW, sono progettati per un uso industriale pesante, mentre altri, come il WORX WX352, possono essere più indicati per lavori di media intensità. Trapani Avvitatori a Percussione: Adatti a chi lavora spesso con muratura o cemento. Trapani Compatti: Ideali per chi ha bisogno di una maggiore manovrabilità e di lavorare in spazi ristretti. Trapani Senza Filo: Sono più pratici rispetto ai modelli con filo, offrendo una maggiore libertà di movimento, ma necessitano di batterie di buona qualità e lunga durata. Criteri per la Scelta del Trapano Avvitatore Giusto Quando decidi quale trapano avvitatore acquistare, considera i seguenti criteri: Tipo di Lavoro: Se devi affrontare lavori pesanti, opta per un trapano con alta tensione e batteria a lunga durata. Frequenza d'Uso: Per un uso quotidiano, è meglio investire in modelli robusti e potenti come DEWALT o Bosch. Per utilizzi più occasionali, un modello più economico potrebbe bastare. Budget: I prezzi dei trapani avvitatori possono variare notevolmente. Un investimento maggiore spesso garantisce una maggiore durabilità e più funzionalità. Compatibilità degli Accessori: Se già possiedi utensili di una specifica marca, potrebbe essere vantaggioso rimanere fedele a quella marca per usare le stesse batterie. Sostenibilità del Prodotto e dell'Azienda La sostenibilità è diventata un criterio importante nella scelta degli strumenti industriali. Marchi come Bosch e WORX stanno adottando politiche di produzione più sostenibili. WORX, ad esempio, ha iniziato a utilizzare materiali riciclati nei loro utensili e punta a ridurre l'impronta di carbonio del ciclo di produzione. Bosch, dal canto suo, è impegnata nella riduzione delle emissioni di CO2 e offre linee di prodotti efficienti dal punto di vista energetico. DEWALT è nota per la durabilità dei suoi strumenti, il che, sebbene non direttamente legato all'uso di materiali riciclati, contribuisce alla sostenibilità riducendo la necessità di sostituire spesso l'attrezzatura. Confronto tra Tre Trapani Avvitatori: WORX WX352, Bosch GSB 18V-45, DEWALT XRP DCD991P2-QW Di seguito un confronto dettagliato tra tre trapani avvitatori popolari sul mercato. WORX WX352 Potenza: 20V, ottimo per utilizzi di media intensità. Funzioni: Funzione a percussione, velocità variabile e mandrino autoserrante da 13 mm. Batteria: Batteria al litio con buona durata, ma tempo di ricarica leggermente più lungo rispetto agli altri. Peso: Relativamente leggero e facile da maneggiare. Sostenibilità: Utilizzo di componenti riciclati e politiche di riduzione delle emissioni durante la produzione. Bosch GSB 18V-45 Potenza: 18V, con funzione a percussione, ideale per lavori su muratura leggera e legno. Funzioni: 2 velocità, controllo di coppia regolabile e compatibilità con un'ampia gamma di accessori Bosch. Batteria: Sistema di batteria Power for All, che consente l'intercambiabilità tra vari utensili Bosch. Peso: Ben bilanciato, con impugnatura ergonomica. Sostenibilità: Bosch punta alla neutralità carbonica e adotta processi di produzione più ecologici. DEWALT XRP DCD991P2-QW Potenza: 18V, progettato per utilizzi intensivi su materiali duri come metallo e cemento. Funzioni: 3 velocità, tecnologia brushless per massimizzare la potenza e ridurre l'usura del motore. Batteria: Batterie XR Li-Ion da 5.0 Ah, garantendo lunga autonomia e rapida ricarica. Peso: Più pesante rispetto agli altri modelli, ma molto robusto. Sostenibilità: DEWALT si distingue per la robustezza dei suoi strumenti, che prolungano il ciclo di vita del prodotto. Conclusione: Quale Trapano Avvitatore Scegliere? WORX WX352 è l'ideale per chi cerca un prodotto versatile e leggero, adatto a lavori di media intensità e con un occhio alla sostenibilità. Bosch GSB 18V-45 è perfetto per chi ha già altri strumenti Bosch e desidera un trapano affidabile, con funzioni di percussione per la muratura leggera. DEWALT XRP DCD991P2-QW è la scelta migliore per i professionisti che necessitano di un prodotto robusto e potente, adatto a lavori pesanti e intensivi. Valuta attentamente le tue necessità specifiche, il tipo di lavori che devi svolgere e quanto la sostenibilità conta nella tua scelta finale. Così facendo, troverai il trapano avvitatore industriale più adatto a te.© Riproduzione Vietata
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La Nuova Rivoluzione Francese dei Rifiuti: da Pasteur a PoubelleNel 1883 il decreto di Poubelle sancisce la nascita della raccolta differenziata in Franciadi Marco ArezioCome abbiamo già affrontato in altri articoli, che hanno riguardato la gestione dei rifiuti nella storia medioevale e nel periodo a cavallo con la rivoluzione industriale, è interessante vedere come venne gestita in Francia, nei secoli XVIII° e XIX° e perché divenne così urgente affrontare l’argomento rifiuti. Il periodo illuminista, succeduto alla Rivoluzione Francese, portò con sé una serie interessanti cambiamenti sociali e nel campo dell’organizzazione urbana, infatti, le città principali continuarono ad attrarre la popolazione dalle campagne, con la conseguenza di dover gestire una serie di problematiche sanitarie mai affrontate nel passato. Un’urbanizzazione senza regole, che cercò di dare una veloce soluzione abitativa alla crescente popolazione, ma aveva messo a nudo problematiche importanti che andavano risolte in modo professionale. Si può ricordare il trattato del 1769 a cura dell’architetto Pierre Patte, in cui si cercò di dare un ordine e delle priorità di intervento sui temi della depurazione delle acque, della dislocazione degli ospedali, dell’ubicazione dei cimiteri, delle attività industriali, della pulizia delle strade e sull’annoso problema degli incendi. Nello stesso tempo la scienza iniziò dei passi importanti per rispondere alle esigenze di sanificazione degli ambienti affollati, per esempio si iniziò ad usare il cloruro di calce per disinfettare gli ospedali, le carceri e altri luoghi di aggregazione, al fine di prevenire le epidemie. Verso la fine del 1700 la scienza, la politica, l’industria, pervasi da una nuova forma di stato, nato con la rivoluzione francese e la spinta illuminista, iniziarono a trattare la questione dei rifiuti urbani ed industriali. A rendere sempre più necessario lo studio di soluzioni efficaci in questo campo, fu l’inizio della rivoluzione industriale, che possiamo idealmente collocarla nel 1779, quando James Watt brevettò la caldaia a vapore, con la quale si trasformò l’energia termica in energia meccanica. Il motore a vapore rivoluzionò la vita e il lavoro della popolazione in quanto, la progressiva sostituzione della forza muscolare umana ed animale che era impiegata in passato, creò un’emigrazione di persone in cerca di lavoro, dalle campagne alle città in cui risiedevano le nuove fabbriche meccanizzate dal vapore. Questo fenomeno creò un’incredibile spinta all’urbanizzazione, con la conseguente necessità di gestire i rifiuti urbani, industriali e l’igiene pubblica. Inoltre, anche il nuovo comparto industriale ebbe una crescita esponenziale, con la costruzione di fabbriche in modo disordinato e senza alcun tipo di pianificazione urbana, corollata da quartieri operai che sorgevano nei pressi delle attività industriali. Con agglomerati urbani sempre più popolosi e la continua crescita produttiva, scoppiò in poco tempo un problema ambientale e sanitario che portò ad epidemie, con un incremento dei morti. Si svilupparono condizioni ambientali degradate, proprio perché i rifiuti urbani non venivano smaltiti, quelli industriali venivano scaricati nelle campagne o nei fiumi e le acque nere non erano convogliate e trattate a dovere. In quel periodo vigeva il pensiero denominato “classico” in cui il benessere di una nazione passava anche attraverso l’industria e l’incremento della produzione, oltre ad arricchire i proprietari, questo, tuttavia, veniva visto con un benessere collettivo. Questa teoria, come riportato nel 1776 da Adam Smith, si basava sull’incessante accumulo di capitale che rendeva florido un paese ed imponeva un tacito consenso tra industria e politica, dove quest’ultima lasciava mano libera agli industriali di sfruttare le risorse naturali e la popolazione lavoratrice per il bene supremo della nazione. L’ideologia della crescita e la politica liberista costituirono fino alla metà del 1800, in particolar modo in Inghilterra, due ostacoli enormi per l’organizzazione di un servizio municipalizzato di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Ma a mettere in dubbio la mancanza di autocontrollo sociale di queste teorie, arrivarono le epidemie (1831 e 1849) che colpirono prevalentemente i quartieri del proletariato industriale, facendo ripensare alla necessità di regolare in modo organico la raccolta dei rifiuti, la pulizia e il decoro delle città. La scienza nel frattempo, ad opera di Louis Pasteur e dei suoi studi sulla microbiologia, scoprì uno stretto legame tra organismi che vivono e proliferano sui rifiuti e nelle deiezioni, sancendo una correlazione tra questi e la diffusione di alcune malattie. I suoi studi sui processi di fermentazione alcolica lo portarono a scoprire che il “fermento” è un essere vivente mobile, in grado di riprodursi sia in presenza che in assenza di ossigeno ed invisibile ad occhio nudo: nacque in questo modo il concetto di microbo. In Francia nacque così una forte corrente igienista che si affermò con il decreto firmato nel 1883 dal prefetto Eugène Poubelle, nel quale obbligava tutti i cittadini di Parigi a dotarsi di tre contenitori in cui inserire separatamente: carta e stracci, poi l’organico e infine un bidone per la ceramica e il vetro. Questi tre bidoni, ben chiusi, dovevano essere depositati fuori dalla porta di casa ogni mattina, in modo che potessero essere ritirati dagli addetti del comune. Categoria: notizie - economia circolare - riciclo - rifiuti - storia
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L'Evoluzione dei Carrelli della Spesa: Dai Primi Modelli del 1937 ai Moderni Carrelli in Plastica RiciclataScopri la storia del carrello della spesa, dall'invenzione di Sylvan Goldman nel 1937 all'utilizzo di plastica riciclata per una scelta più sostenibile e innovativadi Marco ArezioIl 4 giugno 1937 segna una data storica nel mondo della vendita al dettaglio: nei negozi di alimentari Humpty Dumpty a Oklahoma City, Oklahoma, furono introdotti i primi carrelli della spesa al mondo. Questa invenzione, che oggi consideriamo indispensabile, è stata il frutto della genialità di Sylvan Goldman, un intraprendente negoziante dell'Oklahoma. Negli anni '30, Goldman affrontava una sfida comune: le sue clienti, principalmente donne, smettevano di fare acquisti quando le loro ceste a mano diventavano troppo pesanti. Goldman, riflettendo su come risolvere questo problema, ebbe un'idea semplice ma rivoluzionaria: creare una cesta più grande e montarla su ruote. Utilizzando una sedia pieghevole come base, sviluppò il primo prototipo di carrello della spesa. La Resistenza al Cambiamento e l'Adozione del Carrello Come molti innovatori, Goldman dovette affrontare la resistenza al cambiamento del suo mercato di riferimento. Le donne trovavano il carrello simile a un passeggino per bambini, mentre gli uomini lo consideravano poco virile. Determinato a superare queste barriere, Goldman adottò una strategia proattiva: assunse persone per fare la spesa usando i carrelli e mise a disposizione assistenti per offrire i carrelli ai clienti all'ingresso del negozio. Questa strategia si rivelò vincente. Gradualmente, i clienti iniziarono a utilizzare i carrelli, riconoscendone la praticità. Goldman brevettò la sua invenzione e vide crescere il suo business in modo significativo, diventando uno dei filantropi multimilionari dell'Oklahoma. L'Evoluzione dei Materiali e del Design Dopo l'adozione iniziale, i carrelli della spesa continuarono a evolversi. I primi modelli erano costruiti principalmente in metallo, con ceste di filo metallico, offrendo resistenza e funzionalità. Tuttavia, con l'avanzare della tecnologia e l'introduzione di nuovi materiali, i carrelli della spesa iniziarono a incorporare componenti in plastica per ridurre il peso e i costi di produzione. Negli anni '70 e '80, l'uso della plastica divenne predominante, portando alla produzione di carrelli più leggeri e meno costosi. Tuttavia, l'uso diffuso della plastica sollevò preoccupazioni ambientali, portando alla ricerca di soluzioni più sostenibili. Carrelli in Plastica Riciclata: Una Soluzione Sostenibile La crescente consapevolezza ambientale ha stimolato l'industria a sviluppare carrelli della spesa realizzati in plastica riciclata. Questi carrelli combinano i vantaggi della plastica - leggerezza e resistenza - con un minore impatto ambientale. La plastica riciclata proviene da diverse fonti, tra cui rifiuti post-consumo come bottiglie e imballaggi, nonché rifiuti industriali. Tipologie di Plastica Riciclata - Polietilene Tereftalato (PET): Questa plastica è comunemente utilizzata nelle bottiglie per bevande. Viene raccolta, pulita e triturata in piccoli fiocchi che vengono poi fusi per creare nuovi prodotti, inclusi i componenti dei carrelli della spesa. - Polietilene ad Alta Densità (HDPE): Utilizzato per prodotti come contenitori di latte e detergenti, l'HDPE è robusto e resistente, rendendolo ideale per le parti strutturali dei carrelli. - Polipropilene (PP): Trovato in articoli come tappi di bottiglie e contenitori di yogurt, il PP è leggero ma resistente, spesso usato per componenti che richiedono una buona resistenza chimica e termica. Processo di Produzione Il processo di produzione dei carrelli in plastica riciclata inizia con la raccolta dei rifiuti plastici, che vengono poi selezionati e puliti per rimuovere impurità. Questi materiali vengono triturati in piccoli pezzi e fusi in pellet, che possono essere colorati e modellati in vari componenti del carrello attraverso stampaggio a iniezione. Questo processo consente di creare carrelli che non solo riducono l'impatto ambientale, ma sono anche robusti e leggeri. Vantaggi dei Carrelli in Plastica Riciclata I carrelli in plastica riciclata offrono diversi vantaggi. Sono più leggeri rispetto ai carrelli in metallo, facilitando il loro utilizzo da parte dei clienti. Inoltre, la plastica riciclata può essere modellata in una varietà di forme e colori, offrendo maggiore flessibilità nel design. Il Futuro dei Carrelli della Spesa Il futuro dei carrelli della spesa è promettente, con continue innovazioni mirate a migliorare la sostenibilità e l'efficienza. L'integrazione di nuove tecnologie, come sensori e funzionalità smart, potrebbe trasformare ulteriormente l'esperienza di acquisto, rendendo i carrelli più interattivi e personalizzati. In conclusione, dai prototipi di Sylvan Goldman ai moderni carrelli in plastica riciclata, l'evoluzione dei carrelli della spesa riflette un percorso di innovazione e adattamento. Ogni fase della loro storia ha contribuito a migliorare l'efficienza del processo di acquisto e a rispondere alle esigenze dei consumatori e alle sfide ambientali. Con un continuo impegno verso l'innovazione sostenibile, i carrelli della spesa continueranno a svolgere un ruolo cruciale nell'esperienza di acquisto quotidiana.© Riproduzione Vietata
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Le Pavimentazioni da Esterno Carrabili in Materiali Totalmente RiciclatiGli scarti da post consumo costituiscono la base di tre tipologie differenti di pavimentazioni modulari carrabili da esternodi Marco ArezioIl settore dell’edilizia è nel pieno della rivoluzione green, che non riguarda solo il recupero degli scarti durante le demolizioni di tutti quei materiali riciclabili, ma anche dei nuovi prodotti che possono essere fatti, in parte o al 100% con materiali riciclati da post consumo. I produttori di articoli edili hanno trovato alcune brillanti soluzioni che possono raggiungere un doppio obbiettivo: creare dei prodotti circolari e ridurre, attraverso il riutilizzo, i rifiuti sul mercato. Nell’ambito delle pavimentazioni modulari per esterni prendiamo in esame tre tipologie differenti di prodotti, che hanno un approccio all’utilizzo dei rifiuti molto diversi tra loro, ma il cui risultato tecnico e architettonico soddisfa pienamente la clientela. I prodotti presi in esame sono: • Masselli autobloccanti in PVC da scarti di cavi esausti • Piastrelle modulari composte da scarti di vetro, bottiglie, sacchetti in PE e scarti di ceramica • Piastrelle modulari composte da scarti misti in plastica non riciclabili, ceneri degli altiforni e scarti di piastrelle. Gli approcci sono differenti, ma la qualità dei prodotti e la funzione di riciclo dei rifiuti ne fa una proposta interessante, da inserire nei cantieri in cui la voce sostenibilità è tenuta in considerazione. Il massello in PVC riciclato e riciclabile è un prodotto in diretta concorrenza con i masselli in cemento, da cui eredita la carrabilità e l’alta resistenza a compressione, ma aggiunge molte altre caratteristiche migliorative, in quanto è completamente isolante, non assorbe liquidi, non viene macchiato da olio o benzina, si taglia facilmente a mano, è verniciabile e non è soggetto all’azione aggressiva dei sali stradali. Inoltre non attinge a risorse naturali, acqua, sabbia, ghiaia e ha un impatto ambientale in fase di produzione molto più limitato rispetto alla produzione del cemento. Le piastrelle modulari formate dagli scarti di vetro provenienti dalla raccolta differenziata, mischiati con i rifiuti in PE e gli scarti di ceramica, sono una buona soluzione non solo per il riciclo composto da materiali diversi, ma anche per la durabilità dell’elemento che vede nella ceramica e soprattutto nel vetro una robustezza nel tempo importante. Anche queste piastrelle sono carrabili, resistono ai sali stradali e all’abrasione della circolazione veicolare, in virtù del macinato di vetro contenuto. Infine, le piastrelle modulari costituite dai rifiuti non riciclabili della raccolta differenziata, mischiati con le ceneri degli altiforni e con gli scarti delle piastrelle esauste macinate, danno un gradevole aspetto estetico al pavimento e un ottimo passaporto green sul riciclo in quanto, utilizzano due componenti classificati come rifiuti non riciclabili e quindi da smaltire in discarica, quindi ben oltre i materiali riciclati tradizionali. Sono piastrelle modulari che vengono impiegate normalmente i passaggi pedonali, piazze e marciapiedi rendendo sostenibile l’intervento di ripristino edile dell’area.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - pavimentazioni - edilizia
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Nuovo Consorzio per il Fine Vita dei Mobili: Una Rivoluzione Sostenibile per l'Arredamento ItalianoUn'alleanza tra aziende per promuovere il riutilizzo e il riciclo nel settore dell’arredamento, verso un modello di economia circolaredi Marco ArezioIl settore dell’arredamento italiano si arricchisce di una nuova iniziativa di portata nazionale che punta a promuovere il riutilizzo, il riciclo e la gestione del fine vita dei mobili. La creazione di un consorzio dedicato a questi obiettivi rappresenta un’innovazione per un’industria che si trova oggi davanti a sfide ambientali crescenti, ma anche a opportunità rilevanti per sviluppare pratiche sostenibili. Questa iniziativa coinvolge numerose aziende del settore e mira a ridurre l’impatto ecologico della produzione e smaltimento dei mobili, rispondendo a una sensibilità ambientale sempre più forte sia tra i consumatori sia tra i produttori. Un Consorzio per la Sostenibilità: Missione e Obiettivi Il consorzio appena formato si pone l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per la gestione del ciclo di vita dei mobili, con particolare attenzione alle fasi di riutilizzo, riparazione e riciclo. L’idea è quella di strutturare un sistema in grado di facilitare il recupero di componenti e materiali per evitare che i mobili, una volta terminata la loro funzione, finiscano in discarica. Questo obiettivo ambizioso si inserisce nel contesto dell’economia circolare, che incoraggia la transizione da un modello lineare (produzione-consumo-smaltimento) a uno circolare, dove i prodotti e le risorse mantengono il loro valore il più a lungo possibile. Tra le principali attività previste dal consorzio figurano: Promozione del riutilizzo: facilitare la donazione, la vendita o la riconversione di mobili usati. Recupero dei materiali: incentivare il recupero di legno, metalli, tessuti e altri materiali dai mobili dismessi. Supporto alla ricerca: finanziare studi e progetti per migliorare i processi di recupero e riciclo. Collaborazione con aziende e istituzioni: stabilire partnership con altri attori della filiera per creare un ecosistema collaborativo. Perché è Importante Gestire il Fine Vita dei Mobili Il settore dei mobili genera una quantità significativa di rifiuti che, in assenza di politiche di gestione adeguate, si accumulano nelle discariche. Inoltre, la produzione di mobili richiede risorse naturali preziose, come il legno, che potrebbero essere preservate con politiche di riutilizzo e riciclo efficaci. Secondo alcune stime, ogni anno vengono gettati migliaia di tonnellate di mobili, con un impatto ecologico rilevante. A ciò si aggiunge l’impronta di carbonio generata sia dalla produzione sia dallo smaltimento, un problema che può essere mitigato riducendo la necessità di nuovi materiali e favorendo il riuso. In questo contesto, il consorzio può svolgere un ruolo chiave nell’incentivare pratiche virtuose come la riparazione e il riutilizzo, che non solo riducono l’impatto ambientale ma offrono anche opportunità di risparmio per i consumatori e di guadagno per le aziende. Molti mobili, infatti, potrebbero avere una “seconda vita” con minimi interventi di restauro, contribuendo così a ridurre i costi per le famiglie e a creare un mercato dell’usato strutturato e affidabile. Un Modello di Collaborazione per la Filiera dell’Arredamento L’idea di un consorzio rappresenta un’importante innovazione nel settore del mobile, che fino a oggi ha affrontato il tema della sostenibilità principalmente dal punto di vista della produzione. Molte aziende, infatti, hanno adottato materiali sostenibili e ridotto l’uso di sostanze inquinanti, ma la gestione del fine vita dei prodotti rimaneva un’area poco esplorata. Con questo nuovo consorzio, le imprese dell’arredamento hanno l’opportunità di collaborare per sviluppare soluzioni condivise, evitando sprechi e favorendo un uso efficiente delle risorse. Una delle caratteristiche distintive del consorzio è la sua apertura a collaborazioni con enti pubblici, ONG e università. L’obiettivo è quello di costruire un network che vada oltre il solo settore dei mobili, coinvolgendo esperti di economia circolare, studiosi di materiali e professionisti della logistica, al fine di migliorare ogni fase del ciclo di vita dei prodotti, dalla progettazione alla dismissione. Questo approccio olistico permette di identificare le best practice e adattarle alle esigenze di un mercato che deve necessariamente diventare più sostenibile. I Benefici Attesi per Aziende e Consumatori Il consorzio punta a generare vantaggi per tutti gli attori coinvolti. Per le aziende, la partecipazione a un sistema di recupero e riciclo strutturato rappresenta non solo un’opportunità di migliorare la propria immagine in termini di sostenibilità, ma anche una fonte di risparmio sui materiali. Il riciclo dei componenti permette infatti di ridurre la dipendenza dalle risorse vergini, i cui costi stanno crescendo a causa della scarsità e delle fluttuazioni del mercato. Per i consumatori, il consorzio offre nuove opportunità per ridurre i costi legati all’acquisto di nuovi mobili. La possibilità di donare o vendere i propri mobili usati in un contesto regolamentato e sicuro incoraggia la circolazione di beni ancora in buono stato, evitando sprechi e promuovendo una cultura del riuso. Inoltre, con il supporto del consorzio, le aziende potranno proporre nuovi servizi di riparazione e manutenzione, facilitando la vita utile dei prodotti. Gli Ostacoli e le Sfide Future Nonostante gli evidenti benefici, il consorzio dovrà affrontare diverse sfide per affermarsi. Una delle principali difficoltà riguarda la logistica del recupero dei mobili, che richiede una rete di trasporto efficiente e sostenibile. Inoltre, il consorzio dovrà lavorare per cambiare le abitudini dei consumatori, ancora poco inclini a considerare il fine vita dei mobili come un’opportunità di recupero. Sensibilizzare il pubblico sarà quindi fondamentale, e sarà necessario investire in campagne informative che spieghino i vantaggi ambientali ed economici del riutilizzo e del riciclo. Un’altra sfida riguarda la qualità dei materiali recuperati, che in alcuni casi potrebbero essere difficili da riutilizzare o riciclare per via dell’usura o della contaminazione. In questo senso, sarà essenziale collaborare con aziende specializzate nel trattamento dei materiali e nella gestione dei rifiuti, così da garantire un processo di recupero efficace e sostenibile. Conclusione: Un Passo Verso un Futuro Sostenibile La nascita del consorzio per la gestione del riutilizzo e del fine vita dei mobili segna un passo significativo verso la sostenibilità nel settore dell’arredamento. Questa iniziativa dimostra come l’industria possa evolvere per rispondere alle sfide ambientali, adattandosi a un modello di economia circolare che beneficia l’ambiente, le aziende e i consumatori. In un’epoca in cui le risorse sono sempre più limitate e la sensibilità verso i temi ecologici è in crescita, il consorzio rappresenta un esempio di come la collaborazione possa portare a soluzioni innovative e sostenibili.© Riproduzione Vietata
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Tecnologie Avanzate nel Riciclo del Vetro: Innovazione e Sostenibilità per un Futuro CircolareIllustrazione delle ultime innovazioni tecnologiche nel riciclo del vetro e del loro impatto sull’efficienza dei processi e sulla qualità del materiale riciclatodi Marco ArezioIl riciclo del vetro rappresenta una componente cruciale nell'ambito dell'economia circolare e della sostenibilità ambientale. Il vetro è un materiale infinitamente riciclabile senza perdita di qualità, rendendolo ideale per un ciclo chiuso di produzione e riutilizzo. Negli ultimi anni, il settore del riciclo del vetro ha visto significative innovazioni tecnologiche che stanno trasformando il modo in cui questo materiale viene raccolto, trattato e reinserito nel ciclo produttivo. In questo articolo esploreremo le tecnologie più recenti e come stanno contribuendo a migliorare l’efficienza e la qualità del processo di riciclo del vetro. Tecnologie di Raccolta e Smistamento Raccolta Differenziata Avanzata La raccolta differenziata è il primo passo fondamentale per un efficace riciclo del vetro. Le tecnologie avanzate nel campo della raccolta stanno rendendo questo processo più efficiente e preciso. Sensori intelligenti e sistemi di monitoraggio IoT (Internet of Things) sono sempre più utilizzati per ottimizzare i percorsi di raccolta dei rifiuti, riducendo i costi e l’impatto ambientale. Smistamento Ottico Una delle innovazioni più significative è rappresentata dai sistemi di smistamento ottico. Queste tecnologie utilizzano sensori a infrarossi e a raggi X per identificare e separare i diversi tipi di vetro e altri materiali contaminanti. Questi sistemi sono in grado di distinguere tra vetro chiaro, verde e marrone, migliorando notevolmente la purezza del materiale riciclato. La precisione dello smistamento ottico permette di ridurre le impurità, rendendo il vetro riciclato più adatto per la produzione di nuovi prodotti. Processi di Frantumazione e Pulizia Frantumazione Controllata La frantumazione del vetro è una fase critica nel processo di riciclo. Le nuove tecnologie di frantumazione controllata permettono di ottenere frammenti di vetro di dimensioni omogenee, ottimizzando il successivo trattamento. I frantumatori di ultima generazione sono dotati di sistemi di controllo automatizzato che regolano la velocità e la pressione, minimizzando la produzione di polveri e riducendo l’usura delle macchine. Tecniche di Pulizia Avanzate La pulizia del vetro frantumato è essenziale per eliminare le impurità come carta, plastica e metalli. I moderni impianti di riciclo utilizzano una combinazione di tecniche avanzate, tra cui lavaggi con acqua ad alta pressione, separatori ad aria e magnetici, e centrifughe. Queste tecnologie migliorano la qualità del vetro riciclato, rendendolo comparabile al vetro vergine in termini di purezza e trasparenza. Innovazioni nella Rifusione del Vetro Forni a Basso Impatto Ambientale La rifusione del vetro richiede una grande quantità di energia. I nuovi forni a basso impatto ambientale sono progettati per ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2. Questi forni utilizzano tecnologie avanzate come il recupero di calore, l’uso di combustibili alternativi e la gestione automatizzata dei processi di combustione, contribuendo a rendere la produzione di vetro riciclato più sostenibile. Additivi per la Rifusione L'aggiunta di specifici additivi durante la rifusione può migliorare le proprietà del vetro riciclato. Recenti studi hanno esplorato l'uso di materiali nanostrutturati che aumentano la resistenza e la trasparenza del vetro, consentendo una maggiore varietà di applicazioni per il vetro riciclato. Tecnologie di Monitoraggio e Controllo Sistemi di Controllo in Tempo Reale L'implementazione di sistemi di controllo in tempo reale nei processi di riciclo permette di monitorare costantemente le condizioni operative e la qualità del prodotto. Questi sistemi utilizzano sensori avanzati e algoritmi di intelligenza artificiale per ottimizzare ogni fase del processo, dalla raccolta alla rifusione. Il monitoraggio in tempo reale aiuta a identificare e correggere rapidamente eventuali problemi, migliorando l'efficienza complessiva del riciclo. Blockchain per la Tracciabilità La blockchain è una tecnologia emergente che sta trovando applicazione anche nel riciclo del vetro. Utilizzando registri distribuiti e immutabili, è possibile tracciare ogni fase del ciclo di vita del vetro riciclato, garantendo la trasparenza e l’affidabilità delle informazioni. Questo approccio può aumentare la fiducia dei consumatori e degli stakeholder nei prodotti riciclati, favorendo una maggiore adozione di materiali riciclati. Impatto delle Innovazioni sul Settore Le innovazioni tecnologiche nel riciclo del vetro stanno avendo un impatto significativo su diversi fronti: Efficienza Energetica: Le nuove tecnologie riducono il consumo energetico nei processi di raccolta, frantumazione e rifusione, contribuendo a una diminuzione delle emissioni di gas serra. Qualità del Materiale Riciclato: I miglioramenti nella separazione e nella pulizia del vetro aumentano la purezza del vetro riciclato, rendendolo più competitivo rispetto al vetro vergine. Riduzione dei Costi: L'automazione e il controllo avanzato riducono i costi operativi e migliorano l'efficienza complessiva del processo. Sostenibilità: L’adozione di tecnologie a basso impatto ambientale e la tracciabilità dei materiali favoriscono una gestione più sostenibile delle risorse. Sfide e Prospettive Future Nonostante i progressi, il settore del riciclo del vetro affronta ancora diverse sfide. La contaminazione dei rifiuti, la variabilità della domanda di vetro riciclato e la necessità di investimenti significativi in nuove tecnologie sono tra i principali ostacoli. Tuttavia, le prospettive future sono promettenti. La ricerca continua nel campo dei materiali avanzati e delle tecnologie di processo promette ulteriori miglioramenti. In particolare, l’integrazione delle tecnologie digitali, come l’intelligenza artificiale e la blockchain, potrebbe rivoluzionare il settore, rendendo il riciclo del vetro ancora più efficiente e sostenibile. Conclusioni Le tecnologie avanzate stanno trasformando il settore del riciclo del vetro, rendendo i processi più efficienti, sostenibili e capaci di produrre materiali di alta qualità. Queste innovazioni non solo contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale, ma anche a promuovere un’economia circolare più robusta e resiliente. Per continuare su questa strada, sarà fondamentale supportare la ricerca e l’adozione di nuove tecnologie, garantendo al contempo politiche favorevoli e investimenti adeguati. Solo così sarà possibile realizzare pienamente il potenziale del vetro riciclato come risorsa preziosa e sostenibile per il futuro.© Riproduzione Vietata
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Gestione dei Rifiuti Ospedalieri: Separazione, Stoccaggio e SmaltimentoPratiche di Eccellenza e Innovazioni nella Gestione dei Rifiuti Ospedalieri di Marco ArezioLa gestione dei rifiuti ospedalieri rappresenta una delle problematiche più complesse e critiche per il settore sanitario a livello globale. Ogni giorno, le strutture sanitarie producono una vasta gamma di rifiuti, che vanno dai materiali generali non pericolosi a quelli altamente infettivi e pericolosi. Questi rifiuti, se non gestiti correttamente, possono rappresentare gravi rischi per la salute pubblica, l'ambiente e la sicurezza degli operatori sanitari. La corretta separazione, stoccaggio, trasporto e smaltimento dei rifiuti ospedalieri non è solo una questione di conformità normativa, ma un imperativo etico e professionale. La mancata adozione di pratiche adeguate può portare a infezioni nosocomiali, inquinamento ambientale e potenziali danni legali per le strutture sanitarie. Pertanto, è essenziale che gli ospedali e le cliniche implementino strategie di gestione dei rifiuti che siano sia efficaci che sostenibili. Negli ultimi anni, l'evoluzione delle tecnologie e delle pratiche di gestione dei rifiuti ospedalieri ha aperto nuove opportunità per migliorare l'efficienza, ridurre l'impatto ambientale e garantire la sicurezza. Le innovazioni tecnologiche, come l'autoclavaggio con vapore per la sterilizzazione dei rifiuti infettivi e la pirolisi per la trasformazione dei rifiuti in energia, stanno rivoluzionando il settore. Allo stesso tempo, l'adozione di sistemi di tracciabilità basati su blockchain sta migliorando la trasparenza e la responsabilità nel ciclo di vita dei rifiuti. Questo articolo esplora le pratiche e i protocolli attuali nella gestione dei rifiuti ospedalieri, mettendo in luce l'importanza di strategie efficaci e sostenibili. Analizzeremo le procedure di separazione, le tecniche di stoccaggio, la logistica del trasporto e le modalità di smaltimento, evidenziando le migliori pratiche a livello globale. Inoltre, discuteremo delle innovazioni tecnologiche e delle tendenze emergenti che stanno ridefinendo il panorama della gestione dei rifiuti nel settore sanitario. Separazione dei Rifiuti Ospedalieri Classificazione dei Rifiuti I rifiuti ospedalieri sono classificati in categorie specifiche in base al loro potenziale rischio: Rifiuti Generali Non Pericolosi: Simili ai rifiuti domestici, non rappresentano un rischio biologico. Rifiuti Infettivi: Materiali che possono contenere patogeni in quantità sufficienti a causare malattie. Rifiuti Pericolosi: Comprendono rifiuti chimici, radioattivi e farmaceutici. Rifiuti Taglienti: Oggetti che possono tagliare o perforare la pelle, come aghi e lame. Procedure di Separazione La separazione inizia alla fonte con l'utilizzo di contenitori codificati per colore e simbologia per differenziare i tipi di rifiuti. Questo sistema minimizza il rischio di contaminazione e facilita le fasi successive di gestione.Stoccaggio dei Rifiuti Ospedalieri Strutture di Stoccaggio Dopo la separazione, i rifiuti vengono temporaneamente stoccati in aree designate all'interno dell'ospedale, attrezzate per prevenire la diffusione di agenti infettivi. Queste aree sono generalmente ventilate, facilmente sanificabili e sicure. Protocolli di Sicurezza I protocolli di sicurezza per lo stoccaggio includono la limitazione dell'accesso al solo al personale autorizzato, la regolare disinfezione delle aree di stoccaggio, e la gestione attenta dei contenitori per evitare sovraccarichi e rotture.Quantità, Logistica e Trasporto dei Rifiuti OspedalieriQuantificazione dei Rifiuti La quantità di rifiuti prodotta dipende dalle dimensioni dell'istituto sanitario e dalla tipologia di servizi offerti. È cruciale monitorare regolarmente questi volumi per ottimizzare la logistica e i costi di gestione. Logistica La logistica interna comprende la raccolta regolare dei rifiuti dalle diverse aree dell'ospedale e il loro trasporto verso le aree di stoccaggio. La pianificazione effettiva riduce il rischio di esposizione e contaminazione. Trasporto Esterno Il trasporto esterno verso gli impianti di trattamento o smaltimento è sottoposto a regolamentazioni rigorose. I veicoli utilizzati devono garantire la sicurezza del carico, prevenire perdite e limitare l'esposizione al pubblico e all'ambiente. Innovazioni Tecnologiche nella Gestione dei Rifiuti Ospedalieri Le innovazioni tecnologiche stanno rivoluzionando la gestione dei rifiuti ospedalieri, mirando a ridurre l'impatto ambientale e a migliorare l'efficienza e la sicurezza dei processi di trattamento e smaltimento. Alcuni esempi notevoli includono: Autoclavaggio con Vapore: Tecnologia avanzata per sterilizzare i rifiuti infettivi, riducendone il volume e neutralizzando i patogeni prima dello smaltimento finale. Pirolisi e Gassificazione: Questi processi termici trasformano i rifiuti in gas combustibili, riducendo la necessità di discariche e producendo energia rinnovabile. Tracciabilità dei Rifiuti Mediante Blockchain: L'implementazione della tecnologia blockchain per la gestione dei rifiuti ospedalieri migliora la tracciabilità, garantendo una documentazione immutabile del ciclo di vita dei rifiuti, dalla generazione allo smaltimento. Materiali di Scarto Ospedaliero che Possono Essere Riciclati La gestione dei rifiuti ospedalieri prevede non solo il corretto smaltimento di quelli pericolosi, ma anche la valorizzazione dei materiali che possono essere riciclati. Il riciclo dei rifiuti ospedalieri non solo riduce l'impatto ambientale ma contribuisce anche alla sostenibilità economica delle strutture sanitarie. Di seguito, una panoramica sui materiali di scarto ospedaliero che possono essere riciclati: Carta e Cartone: Cartelle cliniche e documenti amministrativi (dopo la distruzione o la deidentificazione), Imballaggi di forniture mediche e farmaceutichePlastica: Bottiglie e contenitori di plastica (es. soluzioni saline, farmaci), dispositivi medici monouso (se non contaminati da materiali biologici pericolosi), imballaggi di prodotti sanitariVetro: Flaconi e fiale di farmaci, contenitori di soluzioni medicheMetalli: Strumenti chirurgici in acciaio inossidabile (se non più utilizzabili e non contaminati), contenitori in alluminio e acciaioTessuti: Biancheria e indumenti sanitari, coperture per letti e materiali di stoffaElettronica: Apparecchiature mediche obsolete o danneggiate (monitor, dispositivi diagnostici), computer e dispositivi elettroniciPile e Batterie: Batterie di dispositivi medici portatili, batterie utilizzate in apparecchiature elettronicheLa continua ricerca e implementazione di tecnologie innovative, l'apprendimento da pratiche di successo in contesti diversi e l'impegno verso la sostenibilità sono fondamentali per affrontare le problematiche future nella gestione dei rifiuti ospedalieri. La collaborazione a tutti i livelli, dalla comunità scientifica ai decisori politici, è essenziale per promuovere un approccio sostenibile ed efficace alla gestione dei rifiuti nel settore sanitario.
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L’economia circolare sarà messa in ginocchio dalla caduta del prezzo del petrolio?Ci sono relazioni tra ambiente, economia circolare ed energie rinnovabili con le quotazioni del bariledi Marco ArezioIl mondo, negli ultimi anni, ha fortemente spinto per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, che sono tra le cause principali dell’inquinamento, del degrado della salute umana, della distruzione dell’ecosistema, dei cambiamenti climatici, di un potere economico concentrato in poche mani che influenza la vita di miliardi di persone. Ma ora, potrebbero cambiare gli equilibri e il lavoro fatto fino a oggi. Non si era mai visto, da quando si era iniziato il monitoraggio delle quotazioni petrolifere, che il prezzo del WTI, il greggio che viene prodotto negli Stati Uniti, avesse un valore di mercato negativo: – 37,63 dollari. Si, non c’è un errore, è proprio così. Il mercato americano del petrolio, in questo momento, sarebbe disposto a pagare i clienti che potessero ridurre le sue scorte, avendo oggi un oggettivo problema di stoccaggio se la domanda di greggio dovesse rimanere sulle quantità odierne. Non fanno festa, però, nemmeno in Europa dove la quotazione del Brent del mare del nord è intorno a 27 dollari al barile e le prospettive per i prossimi mesi, a sentire gli esperi energetici, non sono delle più rosee. In effetti il blocco delle auto, delle navi, degli aerei e delle fabbriche nel mondo, a causa del coronavirus, ha distrutto la domanda di greggio facendo salire in modo esponenziale le scorte, con la conseguenza di non sapere più dove mettere le nuove produzioni di greggio. Inoltre, il taglio della produzione di 10 milioni di barili al giorno, deciso dai paesi aderenti all’OPEC +, non ha dato i frutti sperati in quanto il calo della domanda è risultata superiore ai tagli. In questo scenario complesso, oltre alla crisi del comparto petrolifero, che vede remunerativo il costo minimo del greggio tra i 30 e i 60 dollari al barile, in base alle tipologie di estrazione che impiegano, il comparto dell’economia circolare, delle energie rinnovabili e dell’ambiente intravede all’orizzonte dei seri problemi. Possiamo citarne alcuni: In molti paesi, a causa della pandemia, sono ritornati in uso i prodotti plastici monouso, che vanno dai sacchetti, ai piatti, ai bicchieri e alle posate. Questi prodotti, se dispersi nell’ambiente, sono imputati quali una tra le principali cause della formazione di micro e nano plastiche che vengono dispersi negli oceani, nei fiumi e nei mari, entrando, attraverso la catena alimentare nei nostri corpi con tutte le conseguenze sanitarie che implicano. L’industria automobilistica è stata duramente colpita dalla pandemia. Il blocco delle produzioni in tutto il mondo, ha causato il crollo delle entrate finanziarie ai produttori di auto, camion e machine industriali. Negli ultimi anni le aziende si stavano dedicando al delicato passaggio della produzione dai motori termici a quelli elettrici, con grandi investimenti programmati. Questi investimenti erano necessari per rientrare nei valori massimi di emissioni decise dai governi, soprattutto quelli Europei, al fine di contenere il riscaldamento globale. Ora, il settore auto si sta chiedendo se non sia il caso di spostare di 5 anni almeno la data per il raggiungimento, dal punto di vista industriale, di questi valori. Il mercato del riciclo delle materie plastiche ha già vissuto un anno difficile nel 2019, con una netta concorrenza sui prezzi da parte del comparto delle materie prime vergini. Nonostante molti stati nel mondo stiano adoperandosi per promuovere il riciclo dei rifiuti plastici che quotidianamente si producono, questo non si traduce in supporti reali all’industria del riciclo. La competizione che esiste tra i prezzi delle materie prime plastiche vergini con quelle rigenerate non è educativa, socialmente utile ed economicamente vantaggiosa per i governi, che hanno la responsabilità di gestire e trovare soluzioni corrette allo smaltimento dei rifiuti. Con il crollo dei prezzi del petrolio che stiamo vedendo in questi giorni, ci si può aspettare che le quotazioni dei polimeri vergini diventino, definitivamente e in ogni settore, più competitivi di quelle dei polimeri rigenerati. Questo bloccherebbe il mercato della lavorazione dei rifiuti plastici con la creazione di un enorme problema ambientale ed economico. Il grande sforzo fatto per incrementare la produzione delle energie rinnovabili, quale il solare, l’eolico, le biomasse, il geotermico e tutte le altre fonti in fase di studio e progettazione (energie dalle maree, dalle onde, dalle differenze di temperature dell’acqua, dall’idrogeno, dalla fusione nucleare e altre fonti) si potrebbero impattare con dei conti economici di produzione non più in linea rispetto al costo attuale del greggio. Pur sapendo che la lungimiranza tecnico-politica direbbe che le energie alternative al petrolio, in quanto rinnovabili, rimarranno nella nostra vita senza mai esaurirsi, le lobbies potrebbero giocare un ruolo determinante in questi periodi, per rallentare la spinta verso le energie rinnovabili. Ci auguriamo che il buon senso possa far capire che l’economia circolare, l’ambiente e le energie rinnovabili sono i pilastri della nostra vita su cui non si dovrebbe discutere per metterli in difficoltà.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - petrolioVedi maggiori informazioni sull'Economia Circolare
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Quali alternative al riciclo meccanico dei rifiuti da post consumo?Un sistema che non risponde più alle stringenti esigenze dell’economia circolaredi Marco ArezioDa quando il mondo si è accorto che la plastica veniva riciclata in quantità del tutto marginale rispetto a quanta ne veniva prodotta e, che la parte non riciclata, circa il 90%, finiva nell’ambiente e negli oceani, ci si è interrogati sulle tecnologie disponibili e sul futuro del riciclo. I dati sono del tutto allarmanti, nonostante la buona volontà di istituire, nei vari paesi, flussi di riciclo secondo i principi dell’economia circolare, almeno partendo da quelli urbani che contano una quota rilevante di plastica, si rimane però preoccupanti per la quantità di rifiuti plastici che possono essere riciclati e reimpiegati. Non è più sufficiente capire che la vaschetta del prosciutto o la bottiglia di acqua o il vassoio dei pomodori in polistirolo debbano essere raccolti, separati, ritirati dagli operatori e avviati agli impianti di riciclo, ma risulta oggi necessario capire, come e quanto ed a che prezzo si possono riciclare tutti i rifiuti domestici che produciamo. Perché in questo periodo ci dobbiamo chiedere, con più insistenza, come mai dobbiamo analizzare così accuratamente il problema? Fino ad un paio di anni fa, riciclare i rifiuti urbani, il così detto post consumo, era un esercizio industriale, dove contavano soprattutto i numeri e poco la qualità del prodotto, quindi si produceva per liberarsi, dai magazzini, gli stock di rifiuti. Naturalmente si separavano i rifiuti per tipologie, si macinavano, si lavavano e si estrudevano secondo un ciclo collaudato del riciclo meccanico. Ma ogni operazione era finalizzata alla velocità degli impianti, al volume prodotto Ton/ora, con l’obbiettivo di minimizzare lo scarto, in quanto i costi di discarica erano molto alti, quindi si cercava di non buttare niente. Ma tutto questo aveva una valenza fino a quando la Cina importava qualsiasi tipologia di granulo, di macinato e di rifiuto, quindi c’era posto per tutti alla festa. I produttori di granulo da post consumo si erano abituati a comporre ogni tipologia di granulo, riuscendo a raccogliere e trasformare polimeri di qualità medio-bassa e di qualità “immondizia”. Tutto andava bene, finché la Cina ha detto basta. Oggi ci troviamo a considerare che l’enorme quantità di rifiuti che dobbiamo gestire nei nostri paesi, non ci permette di dare risposte al mercato né in termini tecnici, né in termini ambientali e né in termini economici. Ci troviamo con le infrastrutture del riciclo carenti in termini quantitativi, tecnologicamente non adeguate a gestire i flussi di poli-accoppiati che si mandavano in Cina, non sappiamo come gestire lo scarto della frazione delle plastiche non riciclabili, esiste un’avversità diffusa dell’opinione pubblica verso i termovalorizzatori e le discariche. Nel frattempo il nostro trend di consumi, che genera imballi plastici anche complessi, non diminuisce, le aziende che producono i packaging non hanno ancora fatto un passo determinante per avere imballi completamente riciclabili e i governi nazionali sono ancora un po’ latitanti nell’ imprimere cambiamenti radicali (ad eccezione della Comunità Europea). La situazione potrebbe avere una soluzione se si verificassero alcune situazioni: Incremento del riciclo chimico delle plastiche complesse da post consumo e riduzione di quello meccanico, che genera prodotti scadenti e di difficile utilizzo. Cambiamento dei parametri sulla qualità estetica attesa sui prodotti, utilizzando granuli riciclati. Miglioramento della separazione dei rifiuti, a partire dall’abitazione, per utilizzare solo quelle plastiche che non si contaminano con altri materiali (la bottiglia di PET per esempio). Incremento della disponibilità di termovalorizzatori per utilizzare la frazione delle plastiche, che conviene non riciclare, come carburante. Incremento degli impianti per la creazione di biogas ed energia elettrica dagli scarti alimentari domestici. Imposizioni all’industria per produrre imballi più riciclabili possibilmente con mono plastiche. Aumento della cultura della durabilità della plastica contro il concetto del monouso. Aumento dell’utilizzo dell' energia rinnovabile per i processi produttivi. Ascoltare più i giovani e le donne, che sono i più coinvolti nella tutela ambientale, sia con nuove idee e comportamenti, sia nelle scelte di acquisto.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti
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