rNEWS: Transizione Energetica. Le Aziende e le Università si AlleanoTransizione Energetica. Le Aziende e le Università si AlleanoLa necessità di nuove e sempre più alte competenze nel campo ambientale e della sostenibilità delle produzioni industriali, creano collaborazioni per migliorare le conoscenze e le competenze generali.L’Università degli Studi di Padova ed Eni hanno siglato oggi un accordo di collaborazione sui temi della transizione energetica, trasformazione digitale ed economia circolare, come comunicato da ENI, nel corso di un incontro online a cui hanno preso parte il Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, la Presidente di Eni, Lucia Calvosa e l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi.L’intesa della durata di tre anni, con la possibilità di estensione fino a cinque, consolida la collaborazione già avviata in settori cruciali per Eni, come la geologia e la geofisica, e individua nuove linee strategiche di ricerca per lo sviluppo sostenibile e la decarbonizzazione: nuove tecnologie per la Carbon Capture, Utilisation and Storage e per lo sfruttamento dell’energia solare nonché studi sulla fusione nucleare a confinamento magnetico. L’amministratore di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Abbiamo siglato un accordo di importanza strategica che ci dà grande forza per il raggiungimento dei nostri obiettivi di decarbonizzazione al 2050. Questa collaborazione nel campo dell’innovazione pone le basi per superare le sfide che aziende e società civile sono chiamate ad affrontare grazie allo sviluppo di tecnologie per il futuro dell’energia”. Il Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, afferma: “L’ambiente è un patrimonio inestimabile, che abbiamo ricevuto e abbiamo il dovere di preservare intatto per le future generazioni. Questa è la filosofia che muove l’Università di Padova nel perseguire, con forza, obiettivi utili ad aumentare la nostra sostenibilità ambientale. Azioni multiple che stanno portando i loro frutti: solo grazie all’acquisto di energia da fonti rinnovabili, ad esempio, abbiamo ridotto del 20% le emissioni di ateneo, evitando la produzione di 18mila tonnellate di CO2 l’anno. E l’accordo firmato con Eni va proprio nella direzione, per noi cruciale, di una sempre maggiore tutela dell’ambiente in cui viviamo”.
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rNEWS: Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)Total comunica al mercato di aver siglato un accordo per la fornitura di 500.000 tonnellate annue di gas naturale liquefatto (LNG) fino al 2026 con l'azienda ArcelorMittal Nippon Steel (AMNS) per le attività industriali in india. I'LNG verrà scaricato al terminal LNG di Dahej o Hazira, sulla costa occidentale dell'India.“Siamo lieti di collaborare con AMNS e di soddisfare la crescente domanda industriale di GNL in India, un Paese che mira a più che raddoppiare la quota di gas naturale nel suo mix energetico entro il 2030 rispetto ad oggi”, ha affermato Thomas Maurisse, Senior Vice President GNL al totale. "La fornitura di GNL contribuirà alla riduzione delle emissioni di carbonio di AMNS, in linea con l'ambizione di Total di offrire ai propri clienti prodotti energetici che emettono meno CO2 e di supportarli nelle proprie strategie a basse emissioni di carbonio".Vedi maggiori informazioni sull'operazione Total Accessori per il gas liquefatto LNG
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rNEWS: Melinda e Novamont Alleate per il Packaging SostenibileMelinda e Novamont Alleate per il Packaging SostenibileL'accordo tra Melinda, azienda produttrice di mele e Novamont, produttore di materie plastiche da fonti rinnovabili, non è solo interessante in quanto accordo tra produttore di frutta e leader delle materie prime per un packaging sempre più sostenibile, ma è anche importante, come si legge nell'articolo di Adnkronos, in quanto le due società stanno studiando di riutilizzare gli scarti delle mele come fonte di estrazione dello zucchero per i processi produttivi della bioplastica.Ridurre il più possibile l’impatto degli imballaggi sull’ambiente. E' questo l'obiettivo della partnership siglata da Melinda con Novamont – azienda italiana nella produzione di bioplastiche da fonti rinnovabili, biodegradabili e compostabili secondo lo standard Uni En 13432, che ha consentito la messa a punto di un film in bioplastica che insieme a vassoio, bollini ed etichette rende totalmente compostabile il packaging per tutta la linea Melinda Bio. Tutto l’imballo, realizzato con una grafica consumer friendly, potrà essere riciclato con la raccolta della frazione organica dei rifiuti per essere trasformato in compost, ossia concime per il terreno, dopo il trattamento in appositi impianti industriali. A garanzia della certificata biodegradabilità e compostabilità, ogni confezione della linea Melinda Bio riporterà il marchio 'Ok compost Industrial' valido per ogni singolo componente del pack. L’intero processo non solo permetterà una migliore gestione dei flussi dei rifiuti, riducendo la loro contaminazione, ma anche di riportare materia organica pulita in suolo, contribuendo al ripristino della sua fertilità e alla riduzione delle emissioni di Co2. Grazie a questa partnership inoltre su ogni confezione di Melinda Bio sarà riportato il marchio MaterBi, di proprietà di Novamont, che identifica la materia prima bioplastica di alta qualità della quale è composto il film, un’ulteriore garanzia per il consumatore. Secondo una logica di learning by doing, la partnership tra Melinda e Novamont ha dato vita anche ad un progetto di ricerca sull’utilizzo degli scarti della lavorazione della mela della filiera Melinda per l’estrazione di zuccheri di seconda generazione che saranno utilizzati per il processo produttivo della bioplastica stessa: un perfetto esempio di bioeconomia circolare che vede due realtà appartenenti a settori estremamente diversi collaborare ad un progetto di territorio. “L’obiettivo è quello di sviluppare processi sempre più sostenibili in una valle che ha i requisiti per essere un modello di sostenibilità nel panorama nazionale e internazionale, continuando a trovare soluzioni innovative per condurre una frutticoltura moderna e sempre più rispettosa dell’ambiente" dichiara Paolo Gerevini, Direttore Generale Consorzio Melinda. "Abbiamo trovato in Novamont il partner ideale con il quale sviluppare progetti che ci permettano di essere sempre più rispettosi dell’ambiente anche nella realizzazione delle confezioni per la nostra frutta e guardiamo al futuro collaborando con loro in un’ottica di economia circolare. Un progetto di certo ambizioso ma in linea con le capacità e la voglia di sviluppo delle nostre aziende, entrambe leader nel proprio settore". “Voglio ringraziare Melinda per avere scelto di sperimentare con noi soluzioni nuove con spirito pionieristico e costruttivo – dice Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, - nella consapevolezza delle interconnessioni tra cambiamento climatico, degradazione degli ecosistemi, perdita di biodiversità, cibo, inquinamento, coesione sociale e territori. Avere al nostro fianco un partner come Melinda nel nostro percorso di ricerca è per noi è un risultato straordinario". "Come Novamont, applicando il modello della bioeconomia circolare, abbiamo contribuito alla creazione della prima filiera italiana integrata per le bioplastiche e i biochemical, con la salute del suolo come punto di partenza e di arrivo, riattivando 5 siti deindustrializzati e creando accordi di filiera con il mondo dell’agricoltura, collaborando con gli impianti di compostaggio, nonché con una rete di trasformatori innovativi, con la Gdo, con i brand owner, con le università e i centri di ricerca. Oggi questo modello è cresciuto ed è diventato un progetto demo a livello italiano e lo sviluppo di bioprodotti innovativi come soluzioni sistemiche ha dimostrato di poter alimentare le tante e diversificate filiere di grande valore presenti nel Paese” conclude Bastioli.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - packaging
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Tensioni in Medio Oriente e mercato dei metalli ferrosi e non ferrosi: impatto attuale e scenari 2026-2028Relazione sugli effetti reali della crisi mediorientale su alluminio, acciaio, rame, rottami, logistica, costi energetici e scenari previsionali fino al 2028Autore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali. Fondatore della piattaforma rMIX. Tempo di lettura: 12 minutiIl contesto geopolitico aggiornato al 27 marzo 2026 Il mercato dei metalli si trova davanti a una crisi che non è più soltanto diplomatica o militare. È diventata una crisi di accessibilità fisica, di costo logistico e di continuità industriale. Dalla fine di febbraio 2026 lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente fuori uso per la navigazione commerciale, con grandi operatori marittimi che registrano costi straordinari molto elevati e unità bloccate nel Golfo Persico. Per la manifattura, per i trader e per i riciclatori questo significa una cosa precisa: il prezzo della materia prima non è più separabile dal prezzo del rischio. La crisi non colpisce tutti i metalli nello stesso modo. L’alluminio è il comparto che manifesta il danno più diretto, perché il Medio Oriente pesa in modo rilevante sulla produzione globale e dipende da Hormuz sia per esportare metallo sia per importare allumina e bauxite. I ferrosi risultano più esposti ai costi energetici, ai semilavorati iraniani e alle disfunzioni logistiche. Il rame, invece, resta sostenuto soprattutto dai propri fondamentali strutturali, ma assorbe ugualmente tensione attraverso energia, trasporti e incertezza macroeconomica. Lo Stretto di Hormuz: quando il rischio logistico entra nel costo dei metalli Nell’analisi industriale conviene abbandonare l’idea che Hormuz riguardi solo petrolio e gas. Il problema, per chi compra metalli, è molto più concreto: disponibilità di navi, copertura assicurativa, tempi di transito, rischio di ritardi, costo del capitale immobilizzato e affidabilità della consegna. Quando uno snodo di questa importanza si blocca, il sistema non reagisce solo con una fiammata speculativa, ma con una perdita di efficienza diffusa che si trasferisce lungo tutta la catena del valore. Questa trasformazione è particolarmente importante per le imprese europee. In una fase normale, la differenza tra quotazione ufficiale e costo effettivo di approvvigionamento può restare gestibile. In una fase come l’attuale, invece, il premio logistico e il premio di rischio diventano parte integrante del prezzo finale. È questo il passaggio che rende la crisi del Golfo una crisi pienamente industriale e non soltanto geopolitica. Alluminio: il metallo più esposto alla crisi mediorientale L’alluminio è oggi il segmento più vulnerabile. Argus rileva che il Medio Oriente rappresenta circa l’8-9% della produzione globale e sottolinea che la regione è fortemente dipendente da Hormuz sia per i flussi in uscita sia per quelli in ingresso. Reuters ha inoltre documentato un deterioramento molto concreto della continuità operativa, con Alba costretta a fermare parte della capacità e con Qatalum colpita da una riduzione dell’attività. Il segnale più forte non arriva solo dalle quotazioni LME, ma dai premi fisici. I premi giapponesi per il secondo trimestre 2026 sono stati fissati a 350-353 dollari per tonnellata, il livello più alto da undici anni, con un aumento vicino all’80% rispetto al trimestre precedente. Questo benchmark conta molto perché mostra che il mercato non teme soltanto un rialzo finanziario del metallo: teme una vera difficoltà a reperire unità fisiche in condizioni normali di costo e di tempo. In termini industriali, questo significa che trasformatori, laminatoi, produttori di imballaggi, automotive e costruzioni non stanno più affrontando solo un metallo più caro, ma un metallo più incerto. Nella pratica quotidiana cambia tutto: budget acquisti, programmazione, margini e capacità di difendere i tempi di consegna al cliente finale. È qui che l’alluminio diventa il barometro più sensibile dell’attuale crisi del Golfo. Acciaio e ferrosi vergini: meno scarsità diretta, più pressione di filiera Nel comparto siderurgico il quadro è più articolato. Argus segnala che l’impatto diretto sui ferrosi è meno drammatico rispetto all’alluminio, ma non per questo irrilevante. L’attenzione si sposta dai volumi immediatamente persi ai canali di trasmissione del danno: energia, noli, assicurazioni, ritardi e assenza di semilavorati iraniani. Wood Mackenzie evidenzia che l’Iran esporta circa 4 milioni di tonnellate l’anno di acciaio finito e 7-8 milioni di tonnellate di semilavorati, pari a una quota significativa del commercio mondiale dei semis. Questo punto è decisivo: il mercato non si trova davanti a un collasso globale dell’acciaio, ma a un vuoto commerciale concreto nei billet e negli slab, con effetti sui buyer che dipendevano da quel materiale per alimentare laminazione, trasformazione o arbitraggio regionale. Nei ferrosi, dunque, la crisi è meno teatrale ma più subdola. Non si manifesta sempre con un salto improvviso di prezzo, ma con una progressiva erosione dell’efficienza della filiera. Per acciaierie elettriche, centri servizi, tubifici e operatori del commercio, questo può risultare persino più destabilizzante di una singola fiammata di mercato, perché costringe a rivedere mix di carica, fonti di semilavorato e orizzonte contrattuale. Rottame ferroso: il secondario acquista peso strategico Il rottame ferroso sta entrando in una fase di nuova centralità. Già prima dell’ultima escalation il mercato mostrava una certa solidità, ma la crisi di Hormuz rafforza il valore di tutto ciò che riduce la dipendenza da filiere lunghe, da materie prime vergini importate e da semilavorati esposti a tensioni geopolitiche. In uno scenario di logistica fragile, il rottame di prossimità e di qualità diventa più importante per la stabilità industriale. Questo non significa che il rottame salirà ovunque e subito con la stessa intensità. La domanda resta legata anche all’andamento dell’edilizia, alla concorrenza dell’acciaio asiatico e ai margini delle acciaierie elettriche. Ma il quadro di fondo cambia: il materiale secondario non è più soltanto una leva di costo o di sostenibilità, bensì una componente della sicurezza produttiva. Per chi raccoglie, seleziona e prepara rottame, la qualità tecnica del servizio diventa sempre più decisiva del semplice volume movimentato. Rame, zinco e altri non ferrosi: l’effetto è soprattutto indiretto Il rame non presenta oggi lo stesso profilo di vulnerabilità dell’alluminio. Il consenso Reuters di gennaio 2026 collocava già la media attesa del rame cash a 11.975 dollari per tonnellata, a conferma di un mercato sostenuto da vincoli di offerta e da una domanda robusta legata all' elettrificazione, infrastrutture e alle tecnologie digitali. La crisi mediorientale si innesta quindi su una struttura già tesa. Il canale di trasmissione, in questo caso, è meno geografico e più sistemico. Pesano il costo dell’energia, il trasporto, l’incertezza dei mercati e persino la disponibilità di input ausiliari collegati alle filiere minerarie e metallurgiche. Zinco e piombo seguono una logica simile: impatto diretto limitato dal Golfo, ma maggiore fragilità rispetto al costo energetico delle fonderie. Nel complesso, il comparto non ferroso diverso dall’alluminio appare oggi meno esposto alla scarsità immediata, ma più incline a una volatilità persistente. CBAM europeo: la crisi geopolitica incontra la selezione regolatoria Dal 1° gennaio 2026 il CBAM è entrato nella fase definitiva, come conferma la Commissione europea. Questo cambia molto per i metalli importati in Europa, perché aggiunge un livello di selezione ulteriore: non conta soltanto il prezzo franco arrivo, ma anche l’intensità carbonica, la documentazione e la piena conformità del materiale. In un contesto già stressato da guerra e logistica, questa trasformazione rende il mercato europeo più selettivo e più severo. Per alluminio e acciaio l’effetto combinato può essere molto forte. Da un lato la crisi del Golfo rende meno affidabili o più costose alcune origini; dall’altro il CBAM restringe il campo delle forniture facilmente utilizzabili. Per i materiali secondari europei ben tracciati questo scenario può tradursi in un vantaggio competitivo crescente, soprattutto dove il riciclo industriale riesce a offrire qualità costante, prossimità logistica e minore esposizione ai rischi esterni. Scenari previsionali 2026-2028 Lo scenario più plausibile, allo stato attuale, resta quello di un conflitto prolungato con Hormuz solo parzialmente operativo. È l’ipotesi che meglio spiega i segnali già visibili: premi fisici dell’alluminio ai massimi da undici anni, costi straordinari pesanti per lo shipping e tensione persistente sulla continuità delle forniture. In questo quadro, l’alluminio resterebbe il metallo più vulnerabile, i ferrosi continuerebbero a subire costi e disfunzioni di filiera, mentre rame e non ferrosi manterrebbero una dinamica sostenuta soprattutto dai fondamentali e dall’energia. Uno scenario di de-escalation entro il secondo trimestre 2026 non può essere escluso, ma anche in quel caso la normalizzazione industriale sarebbe più lenta di quella diplomatica. Una catena di fornitura che ha già subito "forza maggiore", ritardi, rialzi dei premi e revisioni contrattuali non torna immediatamente al punto di partenza. Il mercato continuerebbe comunque a premiare forniture più corte, contratti meglio protetti e filiere più resilienti. Lo scenario più severo resta quello di una chiusura protratta oltre dodici mesi. In quel caso l’alluminio rischierebbe una vera scarsità fisica, il rottame di alluminio e il rottame ferroso assumerebbero un valore ancora più strategico e l’intera geografia degli approvvigionamenti industriali verrebbe ridisegnata con maggiore rapidità. Per le imprese non sarebbe solo una questione di costi più alti, ma di accesso al materiale e di capacità di mantenere la produzione. Implicazioni strategiche per operatori e imprese Per gli importatori di metalli vergini la priorità non è più soltanto cercare il prezzo migliore, ma costruire una fornitura più sicura. Questo significa diversificare le origini, ridurre la dipendenza da singoli corridoi logistici, rafforzare i contratti e valutare con maggiore attenzione il rischio di interruzione. In un mercato come quello attuale, la convenienza senza affidabilità rischia di trasformarsi rapidamente in costo nascosto. Per riciclatori, commercianti di rottame, acciaierie EAF e fonderie il quadro è diverso ma potenzialmente favorevole. La crisi sta premiando materiali secondari ben preparati, flussi di prossimità e filiere documentate. In questo senso, economia circolare e sicurezza dell’approvvigionamento stanno convergendo: ciò che è riciclato, locale e tracciabile non è soltanto più coerente con la transizione ambientale, ma anche più utile in un mondo dove la logistica globale è diventata meno prevedibile. FAQ Qual è oggi il metallo più esposto? L’alluminio, perché il Medio Oriente conta per circa l’8-9% della produzione globale e dipende fortemente da Hormuz per export e approvvigionamento di materie prime. I ferrosi stanno vivendo la stessa emergenza dell’alluminio? No. I ferrosi soffrono soprattutto logistica, energia e semilavorati iraniani, più che una scarsità globale immediata del metallo. Perché il rottame diventa più importante? Perché riduce la dipendenza da filiere lunghe e da input vergini esposti a shock geopolitici, oltre a integrarsi meglio con il nuovo quadro regolatorio europeo. Il CBAM amplifica la crisi? Sì. Dal 1° gennaio 2026 il meccanismo è nella fase definitiva e aumenta la selettività su ferro, acciaio e alluminio importati. Fonti e riferimenti essenziali Reuters, 26 marzo 2026 — Hapag-Lloyd: costi extra settimanali di 40-50 milioni di dollari e navigazione commerciale bloccata a Hormuz. Reuters, 26 marzo 2026 — Premi giapponesi dell’alluminio Q2 2026 a 350-353 $/t, massimo da 11 anni. Argus Media, marzo 2026 — Il Medio Oriente pesa per l’8-9% della produzione globale di alluminio; i ferrosi risultano meno esposti direttamente. Commissione europea, gennaio 2026 — CBAM in regime definitivo dal 1° gennaio 2026. Argus Media, 5 marzo 2026 — Possibili target dell’alluminio verso 4.000 $/t in caso di crisi prolungata.Links di Approfondimernto- riciclo dei metalli e cosa si riutilizza- classificazione dei metalli non ferrosi secondo le specifiche CECA- riciclo dei rottami metallici- materie prime scarse e ruolo del riciclo nei metalli strategici- tecnologie a bassa temperatura per il recupero dei metalli- offerte e richieste di metalli riciclati su rMIXImmagine su licenza © Riproduzione Vietata
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Il Mercato del Packaging in Europa: Germania, Italia e Francia i ProtagonistiQuanto rappresenta in Europa l'industria del packaging? Molto, i numeri sono davvero consistenti se si considera che nel 2019 l'Unione Europea ha fatturato 139 miliardi di euro e che in testa troviamo la Germania, seguita dall'Italia e in terza posizione la Francia. Come ci racconta Tiziano Polito, il mercato Francese degli imballaggi è uno tra i più importanti d'Europa.Secondo INSEE, che pubblica questi dati, la Francia è il terzo produttore europeo dietro Germania e Italia. 18,3 miliardi di euro: questo è il giro d'affari rappresentato dall'industria del packaging in Francia nel 2019 secondo un rapporto INSEE. L'Istituto Nazionale di Statistica e Studi Economici ha misurato la fatturazione dei prodotti fabbricati sul territorio Francese, proveniente da 1.460 unità collegate a questo settore di attività e rappresentano il 3,8% delle vendite nell'industria manifatturiera. Come ci si potrebbe aspettare, la plastica e il cartone hanno la quota maggiore. Nel dettaglio, le vendite generate dagli imballaggi in plastica sono state pari a 6,9 miliardi di euro, pari al 38% del totale, mentre la carta-cartone rappresenta 5,3 miliardi (29%) e il metallo, il vetro e il legno 2 miliardi ciascuno (11%). I dati sull'occupazione si riferiscono all'anno finanziario 2017. INSEE aveva 79.450 dipendenti nel settore, ovvero il 4,7% dei posti di lavoro nell'industria manifatturiera non alimentare. La Normandia e la Bourgogne-Franche-Comté sono le regioni con il maggior numero di posti di lavoro nel settore degli imballaggi, rispettivamente con il 7,9% e il 7,6% del totale.Piccole aziende nel settore del legno e della plastica La struttura delle aziende è piuttosto frammentata. Nel legno, il 70% degli stabilimenti ha meno di 20 dipendenti. Negli imballaggi in plastica e carta-cartone questo rapporto sale al 39% e al 37%. Al contrario, nel vetro e nel metallo, dove le lavorazioni sono caratterizzate da una maggiore intensità di capitale, le aziende con meno di 20 dipendenti rappresentano solo il 25% e il 5% del totale. La Francia è al terzo posto in Europa per la produzione di imballaggi. Il fatturato del settore è stato di 138,1 miliardi di euro nell'Unione Europea nel 2019, la Francia contribuisce per il 13% a questo totale dietro Germania (20%) e Italia (15%). La Francia detiene il primo posto europeo nella produzione di imballaggi in legno con il 20% del fatturato e il secondo per gli imballaggi in plastica (15%). Più modesto il suo contributo per gli imballaggi carta-cartone: 10%, cioè la metà in meno della Germania con il 21%. In questo caso, se a livello nazionale domina la plastica, altrove in Europa sono gli imballaggi carta-cartone a rappresentare la quota maggiore di fatturato: 55,5 miliardi di euro, ovvero il 40% delle vendite del settore. Sul fronte del commercio internazionale, la bilancia commerciale ha mostrato un deficit di 1,7 miliardi di euro nel 2019. Le importazioni francesi sono ammontate a 7,3 miliardi di euro. L'82% di loro proviene da paesi dell'UE. Con 603 milioni di euro di importazioni, la Cina è il quarto fornitore. Altrove in Europa, gli imballaggi in carta-cartone rappresentano la quota maggiore di fatture: 55,5 miliardi di euro, ovvero il 40% delle vendite della filiera.Vedi il manuale del packaging
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La Rivoluzione del Bambù: Dalla Cina una Plastica 100% Biodegradabile che si Decompone in 90 GiorniUn team di ricercatori cinesi ha sviluppato un innovativo materiale plastico a base di bambù, resistente e riciclabile, che offre una soluzione sostenibile alla crisi dell’inquinamento da plasticadi Marco ArezioLa plastica, un materiale che ha rivoluzionato l'industria e la vita quotidiana a partire dagli anni Cinquanta, è oggi al centro di una grave crisi ambientale. Con milioni di tonnellate di rifiuti plastici che si accumulano nei mari e nei terreni, prevalentemente per colpa dell'uomo, la ricerca di materiali alternativi è diventata una priorità globale. Tra le nuove proposte per affrontare questa sfida, arriva dalla Cina una promettente innovazione: una plastica completamente biodegradabile, fatta al 100% di bambù. Questo materiale, secondo i ricercatori, ha la capacità di biodegradarsi nel suolo entro soli tre mesi, offrendo una soluzione sia ecologica che pratica. Il Ruolo Problematico della Plastica Tradizionale La plastica convenzionale, sebbene economica e incredibilmente versatile, è una delle principali cause dell'inquinamento globale. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani e nelle discariche, abbandonati dall'uomo, dove impiegano centinaia di anni a decomporsi. Le microplastiche si stanno infiltrando nei sistemi naturali, causando gravi danni alla fauna e flora marine e persino entrando nella catena alimentare umana. Le bioplastiche tradizionali, una possibile alternativa, non hanno però risolto il problema. Studi recenti dimostrano che molte di queste non sono così biodegradabili come si pensava, degradandosi solo in determinate condizioni ambientali che spesso non si trovano nei contesti di smaltimento standard. Il Bambù come Risorsa Sostenibile La Cina, uno dei principali produttori di bambù al mondo, ha individuato in questa pianta una risorsa preziosa per sviluppare nuovi materiali sostenibili. Il bambù è noto per la sua rapidità di crescita e la sua capacità di rigenerarsi senza bisogno di pesticidi o fertilizzanti. Tuttavia, creare un materiale plastico a base di bambù è stata una sfida tecnica a causa della rigidità della sua struttura cellulare. Le proprietà adesive delle cellule del bambù sono limitate, rendendo difficile la trasformazione del materiale in un sostituto diretto della plastica. Il Processo Innovativo Un gruppo di ricercatori cinesi ha recentemente sviluppato un metodo innovativo per trasformare il bambù in una plastica biodegradabile. Il processo inizia con la polverizzazione del bambù, seguita dall'uso di sostanze chimiche ecologiche per rimuovere selettivamente parte della lignina, un composto organico che contribuisce alla rigidità del materiale. Questo processo altera la struttura cristallina della cellulosa, rendendo il materiale più plastico e lavorabile. Successivamente, il materiale trattato viene pressato a caldo per formare una plastica rigida e resistente all'acqua, con proprietà simili a quelle del PVC, un tipo di plastica rigida comunemente usato in tubi e altri prodotti industriali. Ciò che rende particolarmente interessante questa innovazione è che, oltre alla sua resistenza e versatilità, la plastica di bambù è completamente biodegradabile. In condizioni ambientali naturali, si decompone nel suolo entro 90 giorni, molto più rapidamente rispetto ai materiali plastici tradizionali.Verso una Produzione Più Efficiente Una delle problematiche per rendere questo materiale economicamente competitivo con le plastiche convenzionali è ottimizzare il processo produttivo. Un'opzione promettente è l'uso della polpa di bambù, che è già priva di lignina, eliminando così uno degli step più complessi del processo. Questo potrebbe ridurre i costi e rendere il biomateriale più accessibile a livello industriale. Potenziali Applicazioni della Plastica Biodegradabile da BambùIl materiale sviluppato dai ricercatori cinesi ha dimostrato di avere una robustezza meccanica eccezionale, il che lo rende adatto a una vasta gamma di applicazioni. Potrebbe essere utilizzato nella produzione di imballaggi, utensili, giocattoli e persino componenti industriali. Inoltre, essendo riciclabile, il bambù potrebbe essere ridotto in polvere e riutilizzato per creare nuovi prodotti senza compromettere la qualità del materiale. Il settore delle costruzioni potrebbe trarre grande vantaggio dall'uso di questa plastica a base di bambù, soprattutto per sostituire materiali come il PVC, che sebbene efficiente, è altamente inquinante e difficile da smaltire. La versatilità di questo nuovo biomateriale lo rende una valida alternativa in tutti quegli ambiti in cui è richiesta una plastica rigida ma sostenibile. Il Futuro della Plastica a Base di Bambù Le implicazioni di questa scoperta sono significative. Se la plastica di bambù riuscirà a trovare un'applicazione commerciale su vasta scala, potrebbe contribuire in modo sostanziale alla riduzione dell'uso della plastica tradizionale e alla lotta contro l'inquinamento globale. Il bambù è una risorsa abbondante, facilmente rinnovabile e ampiamente disponibile in molte parti del mondo, soprattutto in Asia. La sua trasformazione in un materiale versatile e biodegradabile rappresenta un passo importante verso un'economia più circolare e sostenibile. Inoltre, l'uso di materiali biodegradabili come il bambù potrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, attualmente utilizzati nella produzione di plastica convenzionale. Questo non solo aiuterebbe a ridurre le emissioni di gas serra, ma offrirebbe anche nuove opportunità economiche per i paesi produttori di bambù. Problematiche e Prospettive della Plastica Biodegradabile da BambùNonostante le potenzialità, ci sono ancora alcuni problemi da affrontare. La produzione su larga scala di questa plastica richiederà investimenti significativi in ricerca e sviluppo, nonché l'implementazione di nuove tecnologie di produzione. Inoltre, sarà necessario sensibilizzare le industrie e i consumatori sull'importanza di utilizzare materiali biodegradabili e sostenibili. Un altro aspetto da considerare è il ciclo di vita del prodotto: mentre la plastica di bambù è biodegradabile, sarà fondamentale garantire che venga smaltita correttamente per evitare che finisca in discariche o oceani, dove potrebbe non degradarsi altrettanto rapidamente a causa delle condizioni ambientali non ottimali. In conclusione, la plastica a base di bambù rappresenta una delle innovazioni più promettenti nel campo dei materiali sostenibili. Se sviluppata e adottata su larga scala, potrebbe offrire una soluzione concreta alla crisi globale della plastica, contribuendo a proteggere l'ambiente e a promuovere un uso più responsabile delle risorse naturali.
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TOTAL acquisisce i punti di Ricarica Elettrici di Blue Point LondonLa società Inglese Blue Point London, che gestisce una parte dei punti di ricarica dei veicoli elettrici a Londra è stata acquisita da TOTALBlue Point London è stata ceduta alla società francese TOTAL secondo quanto dichiarato la stessa Total nell'ultima informativa del gruppo. Continua così la diversificazione dell'azienda di estrazione e trasformazione di idrocarburi nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità.Total ha firmato l'acquisizione di "Blue Point London" dal Gruppo Bolloré. Con questa transazione, Total acquisisce la gestione e il funzionamento di Source London, la più grande rete di ricarica per veicoli elettrici in tutta la città, che comprende più di 1.600 punti di ricarica su strada. Lanciata nel 2010, l'attuale rete Source London è stata sviluppata in collaborazione con i London Boroughs e attualmente rappresenta più della metà dei punti di ricarica in funzione nella capitale. Le prospettive di crescita di Source London sono supportate dall'ambizione della City di Londra di essere una città a zero emissioni di carbonio entro il 2050, in particolare con l'obiettivo di aumentare di dieci volte il numero di punti di ricarica entro cinque anni. Total si impegna inoltre ad alimentare questa rete di ricarica con energia elettrica garantita al 100% da fonti rinnovabili, che sarà fornita dalla sua controllata Total Gas & Power Limited. Già attiva nell'installazione e gestione di reti di punti di ricarica nella regione metropolitana di Amsterdam (Paesi Bassi) e nella regione di Bruxelles-Capitale (Belgio), questa acquisizione nel Regno Unito rafforza la posizione di Total come attore chiave nella mobilità elettrica in Europa. Il Gruppo prosegue così il suo sviluppo nelle principali città europee, in linea con la sua ambizione di operare più di 150.000 punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2025. "Combinando oggi queste infrastrutture esistenti con il know-how di Total in termini di installazione, funzionamento e gestione delle reti pubbliche di ricarica dei veicoli elettrici, stiamo iniziando una nuova fase, supportando l'espansione della mobilità elettrica a Londra". ha affermato Alexis Vovk, President, Marketing & Services di Total. "In collaborazione con i nostri partner e le autorità locali, saremo in grado di soddisfare sia la forte crescita della domanda di punti di ricarica su strada sia le esigenze di nuove soluzioni di mobilità degli utenti londinesi". Questo trasferimento di attività non avrà alcun impatto per gli attuali utenti del servizio Source London. Questa transazione dovrebbe essere chiusa entro la fine dell'anno. Informazioni su Total nel Regno Unito Total è presente in tutta la catena del valore dell'energia nel Regno Unito. È presente nel Paese da oltre 50 anni e impiega oltre 2.000 persone. A monte, Total è uno dei principali operatori di petrolio e gas del paese, con una produzione azionaria di 189.000 boe / giorno nel 2019. Proviene principalmente da giacimenti offshore operati in tre zone principali: l'area di Alwyn / Dunbar nel Mare del Nord settentrionale, l'Elgin / Aree di Franklin e Culzean nel Mare del Nord centrale e hub Laggan-Tormore nella zona ovest delle Shetland. Total è anche entrata nel mercato delle energie rinnovabili eoliche offshore del Regno Unito, con Erebus al largo della costa del Galles e Seagreen al largo della costa scozzese. A valle, Total è uno dei maggiori fornitori di gas ed elettricità del Regno Unito alle imprese e al settore pubblico. Il Gruppo è inoltre presente nella commercializzazione di prodotti petroliferi tra cui lubrificanti, carburante per aviazione, bitume e fluidi speciali. Info by TOTAL
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Trinseo e Tyre Recycling Solution Creano una Nuova PartnershipAccordo commerciale tra Trinseo e Tyre Recycling Solution per realizzare nuove ricette per pneumatici sintetici sostenibiliTrinseo è un'azienda che si occupa della produzione di materiali plastici, leganti in lattice e gomme sintetiche che conta 2700 dipendenti e 17 stabilimenti produttivi in tutto il mondo, ha annunciato, attraverso un comunicato stampa, un accordo con l'azienda Svizzera TRS per la formulazione di ricette che aiutino i produttori di pneumatici più sostenibili.Trinseo, fornitore globale di soluzioni per i materiali e produttore di plastica, leganti in lattice e gomma sintetica, ha raggiunto un accordo con Tyre Recycling Solutions (TRS) in merito ad una collaborazione commerciale e una partecipazione in TRS. La chiusura dell'accordo è previsto entro la fine del trimestre, subordinatamente alle normali condizioni di chiusura. Il nuovo accordo vedrà le due società collaborare nella ricerca e sviluppo, unendo le loro competenze tecnologiche combinate per aiutare i produttori di pneumatici globali a sviluppare formulazioni di pneumatici più sostenibili. Trinseo e TRS condividono l'obiettivo a lungo termine di sviluppare nuovi sistemi per creare un maggiore valore per la produzione di pneumatici che riducano l'impronta ambientale e creino uno sbocco sostenibile per i pneumatici a fine vita. “Questa collaborazione è estremamente importante per lo sviluppo di vere soluzioni circolari per l'industria dei pneumatici e degli articoli tecnici in gomma. In qualità di fornitore leader di gomma sintetica per l'industria dei pneumatici, ci impegniamo ad aiutare i nostri clienti a raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità e crediamo che il modo più efficace per farlo sia attraverso la collaborazione lungo la catena del valore. La partnership con TRS ci fornirà materie prime per pneumatici riciclati di alta qualità per servire i clienti a livello globale ", ha affermato Francesca Reverberi, Vicepresidente, Engineered Materials and Synthetic Rubber, Trinseo. Staffan Ahlgren, amministratore delegato di TRS, ha commentato: “TRS ha già lavorato a stretto contatto con Trinseo per diversi anni e siamo entusiasti di entrare nella fase successiva della nostra collaborazione. TRS ha sviluppato tecnologie per trattare pneumatici fuori uso e fornire prodotti di output con un valore economico circolare più elevato. La partnership con Trinseo è la conferma dei grandi passi che abbiamo fatto da quando l'azienda è stata fondata sette anni fa. " L'investimento è allineato e coerente con gli obiettivi di sostenibilità 2030 recentemente annunciati da Trinseo che delineano l'attenzione dell'azienda nell'affrontare il cambiamento climatico, incorporando la sostenibilità nel suo portafoglio di prodotti, promuovendo la gestione dei fornitori e assumendo la responsabilità come datore di lavoro. Lanciati in concomitanza con il decimo anniversario dell'azienda, questi obiettivi a lungo termine sono ora al centro dell'azienda a tutti i livelli. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti
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Rifiuti elettronici: A2A amplia l’impianto nel carcere di Bollate con una nuova linea roboticaL'introduzione di intelligenza artificiale e robotica collaborativa raddoppia la produttività nel trattamento dei Raee, offrendo formazione e inclusione lavorativa ai detenuti del carcere di Bollatedi Marco ArezioIl 21 ottobre, il Gruppo A2A ha inaugurato una nuova linea robotica presso l’impianto di trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), situato all’interno della Seconda Casa di Reclusione di Bollate e gestito da Amsa. Questa nuova linea rappresenta un importante passo avanti nell’ambito dell’economia circolare e della gestione sostenibile dei rifiuti elettronici, sfruttando tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la robotica collaborativa. Un impianto all’avanguardia nel contesto europeo La struttura, operativa dal 2018, è stata progettata per essere molto più di un semplice impianto di smaltimento. Realizzata all’interno di un contesto unico nel suo genere in Europa, il carcere di Bollate si distingue per il suo modello di custodia attenuata e per la partecipazione attiva dei detenuti alle attività produttive. Questo impianto rappresenta un caso virtuoso di economia circolare e inclusione sociale, dimostrando che il riutilizzo e la valorizzazione delle risorse non sono limitati ai materiali, ma possono coinvolgere anche le persone. Grazie alla struttura, i detenuti hanno la possibilità di intraprendere un percorso concreto di formazione professionale, apprendendo competenze tecniche legate alla gestione dei rifiuti elettronici. Questo processo di riabilitazione lavorativa contribuisce non solo alla loro crescita personale e professionale, ma anche al più ampio obiettivo di una transizione ecologica. Il recupero delle materie prime critiche contenute nei Raee, come terre rare e metalli preziosi, è essenziale per lo sviluppo di tecnologie verdi e per la riduzione della dipendenza da risorse naturali limitate. La nuova linea: innovazione tecnologica e crescita dell’efficienza La vera novità dell’impianto di Bollate è rappresentata dalla linea robotica sviluppata in collaborazione con Hiro Robotics, che introduce l’intelligenza artificiale e la robotica collaborativa nel processo di trattamento dei rifiuti elettronici. Questa linea è unica nel suo genere e segna un significativo miglioramento rispetto ai metodi tradizionali. Grazie alla robotica, i tempi di trattamento dei monitor, uno dei componenti più comuni e complessi dei Raee, sono stati ridotti a soli 3,5 minuti rispetto ai precedenti 10 minuti. Questo aumento di efficienza consente di raddoppiare la produttività, migliorando al contempo la precisione nella separazione dei diversi materiali contenuti nei dispositivi elettronici. L'automazione avanzata, inoltre, rende più sostenibile ed economico l’intero ciclo di gestione dei Raee, aumentando la capacità dell’impianto di rispondere alla crescente domanda di smaltimento e recupero delle apparecchiature obsolete. LaboRaee: un progetto di inclusione e professionalizzazione Oltre all'innovazione tecnologica, il progetto "LaboRaee" si distingue per il suo approccio umanitario e inclusivo. Attualmente, sono impiegati cinque detenuti nell'impianto, ma con l’introduzione della nuova tecnologia, è previsto un aumento significativo del personale coinvolto. Il progetto offre ai detenuti non solo un lavoro, ma anche un percorso di crescita professionale che li rende protagonisti di un’economia circolare in evoluzione. Il progetto si concentra sull’upskilling, ovvero sull’acquisizione di nuove competenze da parte dei detenuti, che non solo imparano a gestire processi automatizzati, ma diventano anche parte integrante di una filiera produttiva che ha un impatto positivo sia sull’ambiente sia sulla loro vita futura. Questo approccio alla riabilitazione professionale rende Bollate un modello da replicare in altri contesti, dimostrando che l’economia circolare può essere un motore di inclusione sociale e non solo di sostenibilità ambientale. Il futuro della gestione dei Raee L’iniziativa di A2A e Amsa al carcere di Bollate non è solo un esempio di innovazione tecnologica, ma rappresenta una visione più ampia per il futuro della gestione dei Raee in Italia e in Europa. Il riciclo dei rifiuti elettronici è una sfida cruciale per la sostenibilità, poiché la quantità di Raee cresce esponenzialmente con il rapido progresso tecnologico e il ciclo di vita sempre più breve dei dispositivi elettronici. La linea robotica inaugurata a Bollate dimostra come le nuove tecnologie possano rendere il processo di smaltimento più efficiente, sostenibile e sicuro, garantendo al tempo stesso una gestione ottimale delle risorse e riducendo il ricorso a discariche o a pratiche di smaltimento dannose per l’ambiente. Conclusione Il progetto avviato nel carcere di Bollate rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra tecnologia, economia circolare e inclusione sociale. L’introduzione di intelligenza artificiale e robotica collaborativa permette non solo di migliorare l’efficienza del trattamento dei rifiuti elettronici, ma anche di offrire una seconda opportunità ai detenuti, dimostrando che l’innovazione può essere al servizio della società e dell’ambiente. Questo impianto è un esempio tangibile di come l’economia circolare possa contribuire non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche alla costruzione di un futuro più equo e inclusivo per tutti.
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TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill GatesUna nuova era nell'energia sostenibile: Il progetto innovativo di TerraPower promette di trasformare l'industria nucleare con tecnologie avanzate e sicurezza intrinsecadi Marco ArezioNel panorama delle innovazioni energetiche, TerraPower si distingue come una delle aziende più all'avanguardia. Fondata nel 2006 da Bill Gates e Nathan Myhrvold, TerraPower si è posta l'ambizioso obiettivo di fornire soluzioni energetiche sostenibili, sicure e a basso costo attraverso lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate.Tra i progetti più promettenti dell'azienda spicca il reattore Natrium, una tecnologia che promette di rivoluzionare il settore nucleare e di dare un significativo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico. Un Nuovo Tipo di Reattore Il reattore Natrium rappresenta un salto evolutivo rispetto ai reattori nucleari tradizionali. Combinando un reattore a metallo liquido con un innovativo sistema di accumulo di energia basato su sali fusi, Natrium offre una flessibilità operativa senza precedenti e una perfetta integrazione con le fonti di energia rinnovabile. Il cuore del reattore è il refrigerante a metallo liquido, specificamente sodio. A differenza dell'acqua, comunemente utilizzata nei reattori tradizionali, il sodio ha una capacità termica superiore e non richiede pressioni elevate per rimanere liquido. Questo riduce significativamente il rischio di incidenti, aumentando la sicurezza operativa. Il sistema di accumulo di energia con sali fusi è un'altra innovazione cruciale. Questo sistema consente di immagazzinare l'energia in eccesso prodotta durante le ore di bassa domanda, per poi rilasciarla durante i picchi di consumo. Ciò migliora l'integrazione del reattore con le energie rinnovabili, che sono notoriamente intermittenti, come il solare e l'eolico. Vantaggi e Sicurezza Il reattore Natrium non è solo efficiente, ma anche estremamente sicuro. Il suo design incorpora numerosi sistemi di sicurezza passiva, che non richiedono interventi umani o alimentazione elettrica esterna per attivarsi. Ad esempio, in caso di emergenza, il reattore può spegnersi autonomamente grazie alla proprietà del sodio di espandersi e rallentare la reazione nucleare. Inoltre, Natrium promette di essere una soluzione energetica a basso costo. La capacità di accumulo di energia consente un utilizzo più efficiente della produzione, riducendo gli sprechi. Il reattore contribuirà significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2, rappresentando un importante passo avanti nella lotta contro il cambiamento climatico. La Costruzione del Primo Reattore Natrium Il primo reattore Natrium sarà costruito a Kemmerer, nel Wyoming. Questa località è stata scelta per la sua vicinanza a infrastrutture energetiche esistenti e per il supporto della comunità locale. Il progetto prevede un investimento di circa 4 miliardi di dollari, di cui metà finanziati dal governo federale degli Stati Uniti attraverso il programma Advanced Reactor Demonstration Program (ARDP). Il processo di costruzione si articolerà in diverse fasi. Inizialmente, saranno effettuati studi dettagliati e ottenuti i permessi necessari dalle autorità regolatorie partirà la costruzione vera e propria, che includerà la preparazione del sito, l'installazione delle strutture di supporto e la costruzione del reattore. Infine, il reattore sarà sottoposto a rigorosi test per garantire la sicurezza e l'efficienza operativa prima di entrare in funzione. Un Futuro Energetico Sostenibile Il successo del reattore Natrium potrebbe rappresentare una svolta epocale per l'industria nucleare. Se dimostrerà di essere efficace e sicuro, aprirà la strada a una nuova generazione di reattori nucleari avanzati, contribuendo alla sostenibilità energetica globale. TerraPower non sta lavorando da sola su questo progetto. L'azienda collabora con numerose altre imprese e istituzioni internazionali, tra cui GE Hitachi Nuclear Energy, che fornisce competenze tecniche e ingegneristiche. Inoltre, TerraPower sta esplorando collaborazioni con altri paesi interessati a sviluppare tecnologie nucleari avanzate, contribuendo così alla diffusione globale di questa innovazione. Conclusione Il progetto Natrium rappresenta una delle iniziative più ambiziose e innovative nel campo dell'energia nucleare. Sotto la guida visionaria di Bill Gates, TerraPower sta lavorando per realizzare un futuro in cui l'energia nucleare possa giocare un ruolo chiave nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. La costruzione del nuovo reattore Natrium non è solo un passo avanti per l'azienda, ma un potenziale balzo in avanti per l'intera umanità nella lotta contro il cambiamento climatico e nella ricerca di fonti di energia sostenibili e sicure.
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rNEWS: DS Smith ha un Nuovo Amministratore Delegato per la Divisione RicicloLa multinazionale DS Smith si occupa dei servizi di riciclo della carta in 14 paesi al mondo con 3500 dipendenti e 16 cartiere, producendo ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti in carta, attraverso questa intervista conosciamo il nuovo amministratore delegato del settore ricicloRogier Gerritsen in qualità di nuovo amministratore delegato della divisione Recycling di DS Smith è responsabile delle operazioni di riciclaggio in tutta Europa.Cosa ti ha attratto del ruolo di amministratore delegato della nostra divisione riciclaggio? Dopo aver lavorato in entrambe le divisioni Carta e Imballaggio, non ho potuto dire di no a questa fantastica opportunità. Ho sempre ammirato il nostro modello di business circolare e la divisione Recycling gioca un ruolo così cruciale in questo aiutando i nostri clienti a migliorare il loro riciclaggio e ridurre i loro rifiuti, mantenendo i materiali in uso il più a lungo possibile. Questo è solo uno dei modi in cui stiamo creando l'economia circolare, riducendo al minimo l'impatto sul mondo che ci circonda. Sono entusiasta di svolgere un ruolo nel contribuire a creare un futuro più sostenibile per la nostra attività, i nostri clienti e l'ambiente.Cosa vorresti ottenere nel tuo nuovo ruolo? Durante le mie prime settimane, ho avuto il grande piacere di incontrare molte delle persone appassionate e competenti del nostro team che hanno a cuore la nostra attività, vogliono fare la differenza e hanno l'esperienza necessaria. Voglio che siamo in grado di condividere ancora di più la nostra esperienza e competenza e aiutare i nostri clienti con le loro sfide nel riciclo qualunque esse siano: raggiungere gli obiettivi del riciclo, migliorare le prestazioni o raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.Cosa ti rende orgoglioso del tuo nuovo ruolo? La nostra missione è garantire che il riciclo dei nostri clienti sia realmente riciclato e credo fermamente che possiamo fare la differenza nella maggior parte dei mercati in cui operiamo. Sono particolarmente orgoglioso che abbiamo la responsabilità di fornire la massima qualità possibile di materiali riciclati ai nostri impianti e una rete di aziende partner di fiducia in tutto il mondo. Vorrei che usassimo le nostre capacità, passione, processi e impronta per aiutare i nostri clienti e dare forma al nostro intero settore.Cosa ti stimola fuori dal lavoro? Ci tengo molto a fare la differenza e penso che sia davvero importante investire nelle nostre generazioni future, condividere conoscenze ed esperienze per assicurarci che ne traggano vantaggio. Per me, questo inizia con la mia famiglia. Di recente sono stato in grado di aiutare mio figlio con un compito scolastico sulla sostenibilità condividendo esempi di sostenibilità in azione dal mio lavoro presso DS Smith. Mi riempie di orgoglio che presto tutti coloro che lavorano per DS Smith potranno condividere le loro conoscenze ed entusiasmo in questo modo.Lo scorso settembre è stata lanciata la strategia di sostenibilità Now and Next, cosa possono aspettarsi i nostri clienti da questo? Sono davvero entusiasta del lancio della nostra nuova strategia di sostenibilità Now and Next. Questo è il nostro impegno a livello aziendale che mira ad affrontare le sfide di sostenibilità che stiamo affrontando oggi, così come quelle che avranno un impatto sulle nostre generazioni future. Uno degli obiettivi principali per me è che entro il 2030 coinvolgeremo 5 milioni di giovani nell'economia circolare e negli stili di vita circolari. Vedo già questa strategia prendere vita in tutta Europa e, come ho già detto, mi sta anche aiutando con i compiti scolastici di mio figlio! Molti dei nostri clienti sono sempre stati interessati alle nostre iniziative di sostenibilità e ora questo approccio è in crescita. Lavoreremo insieme a partner e ai clienti per sviluppare strategie completamente circolari, dalla progettazione alla produzione, dalla fornitura al riciclaggio. Credo davvero che collaborando con i nostri clienti, comunità, governi e influencer, possiamo fare la differenza insieme.Cosa diresti ai tuoi clienti sulle sfide che stanno affrontando in questo momento? Le pressioni sulla sostenibilità sulle aziende sono aumentate in modo significativo negli ultimi due anni. Nonostante la pandemia da COVID-19, c'è ancora l'aspettativa che le organizzazioni di tutti i tipi non dovrebbero limitarsi solo a ridurre al minimo il loro impatto sul mondo naturale, ma dovrebbero sforzarsi, ove possibile, di creare un impatto positivo sulle persone e sul pianeta. La sostenibilità è al centro del nostro modello di business ed è il fulcro del nostro scopo di "Ridefinire il packaging per un mondo che cambia". Grazie al nostro modello di business unico, siamo coinvolti in ogni punto di contatto del ciclo di fornitura dei nostri clienti e possiamo guidarli nell'adozione di pratiche e soluzioni sostenibili a lungo termine. Personalmente non vedo l'ora di lavorare a stretto contatto con tutti i nostri clienti e potenziali clienti in tutta Europa e mostrare come DS Smith può avere un impatto positivo sul raggiungimento dei loro obiettivi di riciclaggio, obiettivi aziendali e obiettivi ambientali.by DS Smith
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Snetor Acquisisce il 100% di Gazechim FranciaLa comunicazione a firma del CEO del gruppo Snetor. Emmanuel Aubourg, che rende noto al mercato la doppia acquisizione di società operanti nel campo dei polimeri in EuropaSiamo lieti di confermare, in qualità di partner privilegiato, l'acquisizione da parte del Gruppo Snetor di Gazechim Plastics il 27 luglio 2020. Questa operazione arriva ad appena una settimana dall'acquisizione del 70% di Tecnopol Spa in Italia e Spagna da parte del Gruppo Snetor. Valori condivisi e una visione comune Il Gruppo Snetor e Gazechim Plastics sono due aziende a conduzione familiare con la stessa cultura aziendale e valori condivisi in cui la dimensione umana e le relazioni basate sulla fiducia sono al centro delle decisioni e delle organizzazioni. Fortemente legati agli stretti legami con i nostri partner, condividiamo anche le stesse ambizioni: creare valore per i nostri clienti e fornitori e diventare un attore chiave nella distribuzione di materie plastiche in Europa. Da questa operazione nasce un gruppo che rappresenterà oggi un perimetro di aziende che impiegano quasi 300 dipendenti per un fatturato consolidato di 1,2 miliardi di euro, presenti in Europa, Africa, Stati Uniti e America Latina. Ad oggi, Gazechim Plastics opera nel continente europeo attraverso 7 filiali che coprono le seguenti zone: Francia, Italia, Regno Unito, Benelux, Iberica, Romania e Norden. Un attore chiave in Europa Con queste 2 operazioni, Snetor diventa un player paneuropeo in grado di offrire una soluzione globale a tutti i suoi partner attraverso diversi canali di distribuzione a seconda del Paese e di perseguire la sua strategia di prossimità e impegno nei confronti dei propri clienti e fornitori ovunque si trovino. Orgogliosi e attenti ai rapporti duraturi che intratteniamo con voi, i nostri team continueranno a collaborare con voi sui progetti dei nostri clienti, con la stessa professionalità e livello di rigore e qualità del servizio.
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Crescita dell'Industria Italiana delle Macchine della Plastica e Gomma Numeri positivi del comparto delle macchine della plastica e della gomma. Vediamoli nel dettagliodi Marco ArezioL'industria italiana di macchine per la lavorazione di plastiche e gomma ha registrato un fatturato straordinario di 4,8 miliardi di euro nel periodo precedente, segnando così un record. Questo successo si deve in gran parte a un incremento dell'export del 10,8%, portando le vendite all'estero a 3,59 miliardi di euro. Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia di Covid e un contesto macroeconomico sfidante, l'anno ha visto una crescita del 2,8% rispetto all'anno 2022. Tuttavia, il mercato interno ha evidenziato una contrazione del 7,5%, con vendite per 2,33 miliardi di euro.Massimo Margaglione, Presidente di Amaplast, ha espresso grande soddisfazione per questi risultati, sottolineando l'importanza del settore delle macchine per plastica e gomma come punto di forza del Made in Italy a livello globale. Questo entusiasmo è supportato anche dal successo della fiera Plast, che conferma la solidità di questo comparto. Per quanto riguarda le prospettive future, il 2024 si preannuncia più incerto a causa di vari fattori, quali tensioni geopolitiche, aumento dei tassi di interesse e instabilità generale, che potrebbero influenzare negativamente le prestazioni del settore. Dopo aver superato i problemi legati alla catena di approvvigionamento, si anticipa una fase di assestamento con possibili difficoltà nel breve e medio termine. Analizzando più da vicino i diversi segmenti di mercato, l'anno appena trascorso ha visto una crescita a doppia cifra in quasi tutte le categorie di macchinari, ad eccezione degli estrusori, che tuttavia hanno comunque mostrato un incremento del 7%. Secondo Amaplast, settori come le presse a iniezione e le termoformatrici hanno recuperato terreno dopo un inizio d'anno meno promettente. L'export, che costituisce due terzi della produzione, ha registrato un trend positivo in tutte le aree geografiche, con variazioni che vanno dal +6,1% in Europa al +20% nelle Americhe e un +8,1% in Asia. Particolarmente notevoli sono stati i risultati nel Medio Oriente e in Africa, con incrementi rispettivamente del 50,3% e del 36% nel nord Africa e del 31% nelle destinazioni sub-sahariane. Margaglione ha espresso preoccupazione per il rallentamento già avvertito a fine anno e per l'attuale situazione sfavorevole, ma rimane ottimista riguardo al futuro. L'ottimismo si basa sulla capacità delle piccole e medie imprese italiane di innovare e superare le sfide, grazie a un forte spirito imprenditoriale e a una ricerca e sviluppo dinamica. L'accoglienza positiva del piano Industria 5.0, nonostante le incertezze legate alla sua implementazione, evidenzia la necessità di misure di sostegno tempestive per il mercato interno, secondo il presidente di Amaplast. Questo scenario sottolinea la resilienza e l'adattabilità delle aziende italiane di fronte alle sfide, mantenendo un cauto ottimismo per il futuro. Fonte Polimerica
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Il Lavoro di TOTAL sulla BiodiversitàTOTAL sull'impegno ad un business attento alle esigenze della naturaIl nuovo comunicato stampa da parte del gruppo Francese Total racchiude lo sforzo che la società dichiara di fare per creare un business con il minor impatto ambientale possibile e rispettoso delle leggi ambientali.Sullo sfondo dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Total, che è stata appena riconosciuta come Global Compact Lead dalle Nazioni Unite, si impegna a favore della biodiversità estendendo la sua ambizione in quattro aree principali: 1. Zone di esclusione volontaria: Total si impegna, in riconoscimento del valore universale dei siti del patrimonio naturale mondiale dell'UNESCO, a non condurre operazioni di esplorazione o estrazione di petrolio o gas in queste aree. Total si impegna inoltre a non condurre alcuna esplorazione petrolifera nel ghiaccio marino artico. 2. Nuovi progetti: saranno sviluppati piani d'azione per la biodiversità per qualsiasi nuovo sito situato in un'area di interesse per la biodiversità, ovvero le aree protette IUCN (International Union for the Conservation of Nature) da I a IV e le aree di Ramsar. Inoltre, il Gruppo si impegna ad attuare misure per produrre un impatto positivo netto sulla biodiversità per ogni nuovo progetto situato in un'area IUCN I o II o area Ramsar. 3. Siti esistenti: su ogni sito esistente significativo dal punto di vista ambientale (siti di produzione di esplorazione e produzione, raffinerie, siti petrolchimici, centrali elettriche a gas) che è certificato ISO 14001, verrà implementato un piano d'azione sulla biodiversità. Total riferirà la sua distribuzione alle varie parti interessate. Quando un sito interrompe il suo funzionamento, Total si impegna anche a considerare lo sviluppo di un'area dedicata ricca di biodiversità (ad esempio habitat di specie rare, santuari della biodiversità, ecc.) Come una delle opzioni per la sua riabilitazione. 4. Promozione della biodiversità: come parte del programma Climate, Coastal and Oceans della Total Foundation, Total sosterrà i programmi di sensibilizzazione relativi alla biodiversità, l'educazione dei giovani e le azioni di ricerca. Total si impegna inoltre a condividere i dati sulla biodiversità raccolti nell'ambito dei nostri studi ambientali per i progetti del Gruppo con la comunità scientifica e il pubblico in generale. "La ricca biodiversità del pianeta è minacciata. L'inclusione della biodiversità da parte di Total risale a qualche tempo fa, ma l'attuale degrado dell'ambiente è una realtà che richiede a tutti noi di fare un cambiamento importante, collettivamente e individualmente. Per questo motivo, Total sta facendo un passo indietro per aumentare le sue ambizioni e gli impegni in materia di biodiversità, e questo contribuirà all'ambizione del Gruppo di diventare il maggiore responsabile dell'energia ", ha annunciato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di Total. Total aveva adottato una politica sulla biodiversità entro il 2005, per concretizzare il riconoscimento globale di questi temi da parte del Gruppo. Nel 2016 il Gruppo si è impegnato a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) adottati dalle Nazioni Unite, compresi quelli legati alla biodiversità. Nel 2018 Total ha firmato l'iniziativa act4nature guidata dall'associazione imprenditoriale francese Association Française des Entreprises pour l'Environnement (EpE). Immagine: by TOTAL
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Norilsk Nickel Subisce Indirettamente le Sanzioni Occidentali: Una Svolta Strategica Verso la CinaDi fronte alle crescenti difficoltà imposte dalle sanzioni occidentali, il gigante russo del metallo risponde con la delocalizzazione delle attività e l'espansione in nuovi mercati di Marco ArezioNorilsk Nickel, il gigante russo dei metalli, non si è ancora arreso completamente, ma le pressioni delle sanzioni occidentali stanno influenzando notevolmente le sue operazioni, spingendo l'azienda a delocalizzare alcune delle sue attività di produzione del rame in Cina. Vladimir Potanin, CEO e azionista di maggioranza, ha ammesso apertamente in un'intervista con Interfax che questa mossa è una risposta diretta alle difficoltà causate dalle sanzioni, incluse problematiche nei pagamenti, rifiuto delle forniture, e sconti imposti sui loro metalli. Nonostante non sia direttamente colpita da specifiche sanzioni, Nornickel ha visto una riduzione del 20% del suo fatturato dallo scoppio della guerra in Ucraina, un aumento del costo del debito e delle spese per le transazioni finanziarie, aggravate da complicazioni legate alle recenti restrizioni statunitensi. L'azienda riscontra anche problemi nell'acquisizione di attrezzature e pezzi di ricambio e non può più contare su tecnologie e know-how occidentali, cosa che ha portato al rinvio o alla cancellazione di progetti significativi, inclusi quelli ambientali come la riduzione delle emissioni di anidride solforosa nell'Artico. I piani di sviluppo passati, come l'accordo con Techint nel 2012 per un impianto a Norilsk e un progetto con Basf nel 2018 per una fabbrica di batterie in Finlandia, sono stati abbandonati o interrotti. Ora, con le nuove restrizioni che impediscono la vendita dei loro metalli attraverso il London Metal Exchange e il Comex dal 13 aprile, la situazione si è ulteriormente aggravata. In risposta, Norilsk sta intensificando i suoi legami con la Cina, dove si prevede la costruzione di una nuova fonderia di rame per il 2027 e il potenziamento delle infrastrutture portuali e della flotta di rompighiaccio in collaborazione con Rosatom. Potanin sottolinea che la delocalizzazione in Cina permetterà di affrontare più efficacemente i problemi ambientali, di pagamento e di mercato. Inoltre, anticipa ulteriori espansioni nel settore delle batterie in Cina, fornendo nickel, cobalto e litio, puntando su un accesso a tecnologie avanzate che beneficeranno sia la Russia sia i suoi partner a lungo termine.
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La Fusione tra Saipem e Subsea7: Un Nuovo Leader Globale nei Servizi EnergeticiSaipem e Subsea7 si Fondono: Nasce Saipem7, un Colosso Offshore da 20 Miliardi per Energia e Infrastrutture Sostenibilidi Marco ArezioIl 23 febbraio 2025, Saipem e Subsea7 hanno annunciato un accordo preliminare per una fusione che darà vita a un colosso nel settore dei servizi energetici, denominato Saipem7. Questa operazione mira a combinare le competenze e le risorse di entrambe le aziende per offrire soluzioni integrate nel campo dell'ingegneria e costruzione offshore e onshore. Dettagli della Fusione La fusione sarà realizzata attraverso l'incorporazione transfrontaliera di Subsea7 in Saipem, con la nuova entità che avrà sede legale a Milano e sarà quotata sia sulla Borsa di Milano che su quella di Oslo. Gli azionisti di entrambe le società deterranno ciascuno il 50% del capitale sociale della nuova compagnia. In particolare, gli azionisti di Subsea7 riceveranno 6,688 nuove azioni Saipem7 per ogni azione Subsea7 posseduta. Prima del completamento della fusione, Subsea7 distribuirà un dividendo straordinario di 450 milioni di euro ai propri azionisti.Struttura e Governance della Nuova Entità Saipem7 sarà organizzata in quattro principali aree di business: - Offshore Engineering & Construction: comprenderà tutte le attività offshore di entrambe le società. - Onshore Engineering & Construction: focalizzata su progetti terrestri. - Sustainable Infrastructures: dedicata a infrastrutture sostenibili. - Offshore Drilling: specializzata in attività di perforazione offshore. È previsto che Alessandro Puliti, attuale CEO di Saipem, assuma il ruolo di Amministratore Delegato di Saipem7, mentre John Evans, CEO di Subsea7, guiderà la divisione Offshore Engineering & Construction. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione sarà designato da Siem Industries, principale azionista di Subsea7, mentre l'Amministratore Delegato sarà nominato da CDP Equity ed Eni, principali azionisti di Saipem.Obiettivi e Sinergie La fusione mira a creare un leader globale con un portafoglio ordini combinato di 43 miliardi di euro, ricavi annuali di circa 20 miliardi di euro e un EBITDA superiore a 2 miliardi di euro. Si prevedono sinergie annuali di circa 300 milioni di euro entro il terzo anno successivo al completamento dell'operazione, ottenute attraverso l'ottimizzazione della flotta, economie di scala negli approvvigionamenti e processi più efficienti. I costi una tantum per realizzare queste sinergie sono stimati in circa 270 milioni di euro.Implicazioni per il Mercato La creazione di Saipem7 rappresenta una risposta strategica alle crescenti dimensioni e complessità dei progetti nel settore energetico globale. La combinazione delle competenze di Saipem e Subsea7 permetterà di offrire una gamma completa di servizi, dalla perforazione all'ingegneria, fino alla costruzione e manutenzione di infrastrutture energetiche sia offshore che onshore. Questa operazione rafforzerà la posizione competitiva della nuova entità, consentendo di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e di cogliere le opportunità legate alla transizione energetica e allo sviluppo delle energie rinnovabili. Conclusione La fusione tra Saipem e Subsea7 segna una tappa fondamentale nel settore dei servizi energetici, creando un nuovo leader globale capace di offrire soluzioni integrate e innovative ai propri clienti. Con una solida base finanziaria e una presenza geografica diversificata, Saipem7 è ben posizionata per guidare la trasformazione dell'industria energetica nei prossimi anni. © Riproduzione Vietata
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Eolico Off Shore: Nuovo Progetto nel Regno Unito da 1,5 GWEolico Off Shore: Nuovo Progetto nel Regno Unito da 1,5 GWIl settore della produzione di energia elettrica attraverso l'utilizzo di impianti eolici sta tenendo sempre più in considerazione l'impatto ambientale che questi parchi eolici possono dare al territorio. Si stanno considerando sempre più le istanze delle comunità che preferiscono spostare questi necessari impianti di produzione di energia verde in luoghi che abbiano meno impatto paesaggistico. per questo stanno crescendo i parchi eolici Off Shore, quindi in mare aperto come quello che cerrà costruito da Total e Cig nel Regno Unito.Una joint venture 50/50 tra Green Investment Group (GIG) di Macquarie e Total è riuscita ad assicurarsi i diritti per un contratto di affitto dei fondali marini nella zona delle regioni orientali del paese. Il progetto, che sarà situato al largo della costa orientale del Regno Unito, potrebbe fornire fino a 1,5 gigawatt (GW) di elettricità rinnovabile e rappresenta un significativo investimento iniziale nel settore eolico offshore del Regno Unito per entrambe le società. Quali sono gli obbiettivi? Supportare significative opportunità di lavoro e svolgere un ruolo fondamentale nell'aiutare il Regno Unito a raggiungere il suo ambizioso obiettivo zero emissioni. Consentire ai due partner di espandersi nel Regno Unito, che è il mercato europeo più maturo per l'eolico offshore e offrire prospettive di crescita costanti e una chiara direzione verso il mercato. Sia GIG che Total sono sviluppatori e investitori globali di energia rinnovabile e apportano al progetto competenze significative, capacità tecniche e una comprovata esperienza nello sviluppo energetico di successo. GIG sta fornendo quasi il 50% della capacità eolica offshore del Regno Unito in uso attualmente, mentre Total continua a costruire una forte posizione nell'eolico offshore dopo il suo coinvolgimento nel progetto Seagreen da 1,1 GW al largo della costa orientale della Scozia e in Erebus, un progetto eolico offshore galleggiante da 96 MW nel Mar Celtico, sfruttando la sua lunga attività industriale nel UK. GIG e Total stanno attualmente collaborando in Corea del Sud per co-sviluppare un importante portafoglio di progetti eolici offshore galleggianti. “ Total è lieta di aver ricevuto 1,5 GW come parte del quarto round di leasing eolici offshore da The Crown Estate con il nostro partner GIG. Continuiamo a sostenere gli obiettivi di transizione energetica del Regno Unito. Questo progetto è il nostro più grande sviluppo di energie rinnovabili in Europa, fino ad oggi, e un passo importante verso la nostra ambizione per le emissioni zero per il 2050 ", ha affermato Julien Pouget, Vicepresidente senior Renewables di Total . " Questo successo si basa sulla nostra esperienza storica nell'offshore del Regno Unito e sta aprendo la strada all'espansione della nostra offerta di energia rinnovabile nel paese in linea con la nostra strategia di diventare una società ad ampio raggio ". Mark Dooley, responsabile globale del Green Investment Group, ha dichiarato : “ Con questo investimento, continuiamo il nostro ruolo pionieristico nella transizione energetica del Regno Unito e contribuiamo a stabilire l'eolico offshore come la spina dorsale del suo nuovo sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Basandoci sul nostro track record come uno dei maggiori finanziatori del paese di eolico offshore, questo contratto rappresenta un aumento significativo del nostro impegno nel settore nel Regno Unito. Ciò si aggiunge al nostro crescente portafoglio di progetti sull'energia rinnovabile in Europa e fa crescere il nostro posizionamento globale nel settore eolico offshore a oltre 13 GW. " Total e GIG hanno ottenuto questo contratto di affitto con un canone di opzione annuale di £ 83k per MW / anno, durante la fase di sviluppo. Ora ci sarà una valutazione delle normative (HRA) del possibile impatto del progetto sui siti naturali rilevanti nell'area assegnata. Dopo la conclusione positiva di tale processo, gli accordi finali di locazione verranno firmati nel 2022.Vedi maggiori informazioniby Total
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