E' di una Compagnia Aerea Africana il Primo Volo dall'Africa con un BiocarburanteIl SAF (Sustainable Aviation Fuel) miscelato con il normale carburante JetA1 testato su un volo intercontinentaleSi è parlato molte volte dell'impatto ambientale che il traffico aereo mondiale produce, sia per il numero di voli giornalieri nelle tratte bervi, medio lunghe ed intercontinentali, sia per il consumo di carburante per viaggiatore che un aereo esprime. Nell'ottica di trovare delle soluzioni compatibili, tra l'esigenza di movimento della popolazione mondiale e la necessità di contenere l'inquinamento, si è testato un carburante 100% di derivazione vegetale, prodotto in Italia, che potesse, attraverso la miscelazione con il normale carburante jetA1, esprimere livelli di emissioni inquinanti più basse.Una collaborazione che è nata tra un'azienda Italiana e una compagnia aerea Africana che stanno portando avanti un progetto che non solo porti a completare la fase dei test su voli a lungo raggio, ma permetta una più proficua collaborazione anche per le fonti di approvvigionamento della materia prima vegetale utilizzata. A questo test si è sottoposta la compagnia aerea Kenya Airways, che ha compiuto il primo volo in partenza dall'aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, con arrivo ad Amsterdam Schiphol con un Boeing 787-800 (B787-8) Dreamliner. Per questo volo, il JetA1 è stato miscelato con Eni Biojet prodotto nella raffineria di Livorno distillando le bio-componenti prodotte nella bioraffineria di Gela in Siciclia. “La collaborazione con Eni Sustainable Mobility per questo primo volo con il SAF (Sustainable Aviation Fuel) ci mette sulla rotta per testare l'uso del carburante per l'aviazione sostenibile in Africa. I dati e le informazioni generati dal volo pilota saranno preziosi per le decisioni politiche, i quadri normativi e le best practice del settore relative al SAF. Si tratta di un’importante pietra miliare per Kenya Airways e per il più ampio settore dell'aviazione africana” dichiara Allan Kilavuka, amministratore delegato di Kenya Airways. “La fornitura di Eni Biojet all’aeroporto di Nairobi è un passo importante per Eni Sustainable Mobility perché conferma come l’azienda possa sostenere, anche in ambito internazionale, compagnie aeree come Kenya Airways nel proprio percorso di decarbonizzazione” dichiara Stefano Ballista, Amministratore delegato di Eni Sustainable Mobility. Eni Biojet contiene il 100% di componente biogenica ed è idoneo ad essere utilizzato in miscela con il jet convenzionale (JetA1) fino al 50%. Dal 2025, per tutti i voli in partenza dagli aeroporti europei, una quota di SAF sarà obbligatoria. Per questo KQ sta lavorando per trarre vantaggio dall’attuale diffusione dei carburanti sostenibili per l'aviazione, in conformità con la direzione indicata dall'Unione Europea con il regolamento ReFuelEU Aviation, che stabilisce obiettivi di miscelazione dei carburanti tradizionali con carburanti più sostenibili in quantità crescenti. Eni commercializza anche un carburante per il settore avio contenente il 20% di componente biogenica, il JetA1+Eni Biojet, per la cui fornitura ha sottoscritto accordi con compagnie aeree nazionali e internazionali, oltre che con aeroporti e operatori del settore della logistica. Dal 2024 le bioraffinerie di Venezia e Gela inizieranno la produzione di Eni Biojet a partire da materie prime rinnovabili che arriverà a oltre 200 mila tonnellate/anno. Questo obiettivo richiede un’importante fornitura di materie prime, per la quale Eni sta sviluppando sia una filiera in Kenya per la raccolta degli UCO (oli di cucina esausti), lavorando con aziende e operatori del settore food e contribuendo a gestire un rifiuto alimentare in un’ottica di economia circolare, sia una rete di agri-hub in Kenya e altri Paesi africani, per produrre oli vegetali da terreni marginali che non sono in competizione con la produzione alimentare.Info by ENI
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Manuali tecnici sui polimeri plastici riciclati: dalla materia prima al prodotto finito, una guida completa per l’industria del ricicloRiciclo delle plastiche post-consumo e post-industriali, tecnopolimeri, film plastici e PVC riciclato: quattro manuali tecnici su trasformazione, difetti, qualità e applicazioni industrialidi Marco Arezio. Dicembre 25.Nel contesto industriale attuale, il riciclo delle materie plastiche ha superato da tempo la dimensione emergenziale e normativa per diventare un ambito tecnologico autonomo, complesso e ad alto valore strategico. Le imprese che operano nella trasformazione dei polimeri riciclati si confrontano quotidianamente con problematiche di qualità, ripetibilità, costi e prestazioni che non possono più essere affrontate con approcci approssimativi o puramente teorici. La collana di quattro manuali tecnici dedicati ai polimeri plastici riciclati nasce con l’obiettivo di colmare questa esigenza: fornire strumenti di lavoro concreti, basati sull’esperienza industriale, capaci di accompagnare il lettore lungo l’intera filiera del riciclo, dalla materia prima di scarto fino al prodotto finito, con un’attenzione costante ai difetti da evitare e alle scelte tecniche che determinano il successo o il fallimento di una produzione. I volumi affrontano quattro ambiti chiave del riciclo moderno: plastiche post-industriali e tecnopolimeri, plastiche post-consumo, film plastici riciclati e PVC riciclato. Ogni manuale è concepito come un testo autonomo ma coerente con gli altri, costruendo una visione organica e completa del riciclo industriale delle plastiche. Il riciclo delle plastiche post-industriali e dei tecnopolimeri Il manuale dedicato alle plastiche post-industriali e ai tecnopolimeri affronta un segmento spesso percepito come “semplice” ma che, nella pratica industriale, presenta criticità tecniche tutt’altro che banali. Gli scarti di produzione, pur essendo più omogenei rispetto al post-consumo, nascondono insidie legate alla variabilità dei lotti, alla presenza di additivi residui, a contaminazioni incrociate e a degradazioni termomeccaniche cumulative. Il volume analizza in modo approfondito le modalità di selezione, rigenerazione e trasformazione di questi materiali, con un focus specifico sui tecnopolimeri, che richiedono competenze elevate e una conoscenza puntuale del comportamento del materiale nel tempo. Viene mostrato come una gestione non corretta del riciclo possa annullare il valore intrinseco di polimeri ad alte prestazioni, mentre un approccio tecnico consapevole consente di ottenere compound riciclati affidabili, competitivi e industrialmente sostenibili. Riciclo delle plastiche post-consumo Il manuale sul riciclo delle plastiche post-consumo affronta il cuore più complesso dell’economia circolare delle plastiche. Qui la materia prima non è mai neutra: è il risultato di comportamenti di consumo, sistemi di raccolta, tecnologie di selezione e trattamenti meccanici che incidono profondamente sulle caratteristiche finali del materiale. Il testo guida il lettore nella comprensione della relazione diretta tra origine del rifiuto e qualità del granulo riciclato, analizzando fenomeni come la variabilità cromatica, la presenza di odori, le contaminazioni polimeriche e la degradazione ossidativa. Particolare attenzione è dedicata ai limiti tecnici del riciclato post-consumo e alla distinzione tra difetti strutturali inevitabili e difetti evitabili attraverso scelte corrette di processo e formulazione. Film plastico riciclato Il film plastico rappresenta una delle applicazioni più sensibili all’utilizzo di materia prima riciclata. Anche minime variazioni nella qualità del granulo possono tradursi in instabilità di processo, difetti superficiali, rotture o scarsa costanza dimensionale. Questo manuale affronta in modo sistematico l’intera filiera del film riciclato, dalla raccolta e preparazione del materiale fino alla fase di estrusione e trasformazione. Il testo approfondisce il ruolo della filtrazione, della densificazione, delle ricette produttive e del bilanciamento tra prestazioni meccaniche e costi industriali. Viene chiarito come molti difetti attribuiti alle macchine o agli impianti derivino in realtà da una comprensione incompleta del comportamento del materiale riciclato in fase di filmatura. PVC riciclato – Manuale tecnico Il manuale dedicato al PVC riciclato si colloca come il testo più specialistico dell’intera collana. Il PVC è un polimero fortemente dipendente dalla formulazione e dagli additivi, e il suo riciclo richiede un approccio radicalmente diverso rispetto ad altri materiali plastici. Il volume analizza in profondità le problematiche legate alla stabilità termica, alla compatibilità tra formulazioni diverse, alla gestione dei plastificanti e delle cariche, fino ai difetti tipici dei prodotti finiti come fragilità, scolorimenti, deformazioni e decadimento meccanico. Il manuale si propone come guida tecnica per evitare errori strutturali che, nel caso del PVC, possono compromettere intere linee produttive e generare costi elevati. Una collana tecnica per l’industria del riciclo consapevole Ciò che accomuna i quattro manuali è un approccio pragmatico e industriale al riciclo delle plastiche. Il riciclato non viene idealizzato né semplificato, ma analizzato per ciò che è realmente: una materia prima con limiti specifici, ma anche con grandi potenzialità se correttamente compresa e gestita. Questa collana si rivolge a riciclatori, trasformatori, tecnici di produzione, responsabili qualità, progettisti, manager industriali e venditori che desiderano superare una visione superficiale del riciclo. I volumi dimostrano come la qualità del prodotto finale non dipenda esclusivamente dalla materia prima, ma soprattutto dalla competenza tecnica con cui essa viene selezionata, trattata e trasformata. In un mercato sempre più orientato alla sostenibilità ma anche alla redditività industriale, questi manuali rappresentano un riferimento tecnico solido per chi vuole costruire valore reale e duraturo a partire dai polimeri plastici riciclati.Acquista i manuali
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rPET in Granulo per Contatto Alimentare: la Società Arezio Marco in Sud AmericaIl mondo del packaging ha avuto un enorme cambiamento negli ultimi anni e, specialmente, quello del beverage sembrava essere il meno disposto ad assecondare le logiche dell’uso delle materie prime riciclateAprile 2020Sicuramente trattandosi di materiale per il food i passi sono stati volutamente lenti e ponderati, seguendo, da una parte le spinte dei consumatori che chiedevano più sostenibilità nelle bottiglie dell’acqua e delle bibite, ma, dall’altro, la necessità assicurarsi che il materiale di PET riciclato avesse le caratteristiche certificate per il contatto alimentare. Possiamo dire che è stato fatto un lavoro di squadra tra i riciclatori di bottiglie di PET che hanno, di fatto, affinato la raccolta introducendo il canale della mono plastica in PET, i produttori di macchine che hanno messo a punto impianti di trattamento che permettessero una “sterilizzazione” del granulo prodotto e gli enti certificatori che hanno elaborato sistemi di controllo per creare linee guida, attraverso la quali il rifiuto potesse diventare nuova materia prima certificata per gli alimenti. La società di consulenza Italiana, Arezio Marco, è stata coinvolta in un progetto di valutazione fornitori e di distribuzione dell’rPET in granulo certificato per gli alimenti in Sud America, fornendo al cliente il supporto per la corretta selezione dei fornitori mondiali e nella gestione delle specifiche tecniche funzionali ai clienti finali. Il materiale veicolato è di colore neutro, in granuli, ed è adatto alla produzione di imballi alimentari in cui sia necessario stoccare cibi e liquidi per il consumo della popolazione. I paesi inizialmente interessati sono stati il Cile e il Salvador che saranno una sorta di “testa di ponte” per la futura espansione nei paesi latinoamericani. I fornitori accreditati hanno una disponibilità di rPET di qualità costante, sia nelle caratteristiche meccaniche, che di purezza che di colore.Categoria: notizie - plastica - economia circolare
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PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclataPlasticare: la piattaforma passa di mano in un’ottica di riorganizzazione della comunicazione tecnica PlastiCare, nata nel 2018 come portale specializzato nel mondo della plastica riciclata, ha allargato i propri orizzonti privilegiando la comunicazione su ambiente, economia circolare, energie rinnovabili e articoli tecnici. Nel corso degli ultimi due anni PlastiCare ha assunto un ruolo centrale nel proprio business nel campo della comunicazione e della formazione sul mondo del riciclo, mondo che contemplava aspetti informativi generali, tecnici, applicazioni, ricerca e progettualità. Il portale PlastiCare era nato, inizialmente, come portale di interscambio di offerte e richieste sui polimeri, macchine, stampi, servizi conto terzi, prodotti fatti in plastica riciclata e lavoro, basato su una piattaforma multilingue in cui i clienti postavano le loro offerte e richieste nelle 5 principali lingue (I, ENG, D, F, ESP) e chi leggeva i posts lo faceva nella loro lingua madre, così da ridurre le barriere linguistiche e facilitare i rapporti cliente/fornitore. Nel corso del tempo le attività di comunicazione hanno incrementato il valore del portale diventando, per qualità e argomenti, prioritarie nell’interesse dell’utenza, potendo contare su migliaia di iscritti che usufruivano degli articoli presenti sulla parte delle NEWS. Una specializzazione che ha coinvolto la struttura aziendale nella creazione giornaliera di argomenti e di approfondimenti per un’utenza sempre più attenta alla qualità dell’informazione e alla competenza settoriale. PlastiCare si è quindi creato un target di lettori quotidiani, che è risultato lontano da quello per cui il portale è stato fondato nel 2018, cambiando così l’indirizzo del business e gli obbiettivi iniziali, sviluppando un’informazione specifica nel settore dell’economia circolare, della plastica riciclata, dell’ambiente e delle energie rinnovabili in 154 paesi nel mondo. La decisione dei soci è stata quella di cedere l’attività ad una società di consulenza e comunicazione nel medesimo settore, in modo che dall’unione delle utenze delle rispettive società si potesse creare un bacino informativo maggiore e un mantenimento degli standard del servizio. La cessione di PlastiCare alla società di consulenza e comunicazione sull’economia circolare e sulla plastica riciclata Arezio Marco, ne ha garantito la continuità comunicativa richiesta dai clienti. Il portale verrà, nei prossimi mesi, integrato con il sito della società di consulenza Arezio Marco, che porterà avanti i servizi di comunicazione e di informazione tipici dell’attività di PlastiCare con i servizi di promozione come banner, newsletter, e articoli sponsorizzati. Inoltre, attraverso rMIX, è possibile postare offerte e richieste in modo gratuito o attraverso gli abbonamenti, inerenti al settore della plastica, legno, metalli, vetro, carta, gomma, tessuti, macchine, prodotti finiti, servizi e lavoro. Per ogni ulteriore informazione potete visitare il portale www.rmix.it.it o scrivete a info@rmix.itCategoria: notizie - plastica - economia circolare - PlastiCare
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Plastica Fibrorinforzata per le eBike: Resistente come l'AlluminioNuovi puntoni delle biciclette elettriche per Trial ed Enduro in PA66 e fibra di vetro Risalire i costoni delle montagne. avventurarsi nei percorsi collinari, nei boschi, sui sentieri, scendendo poi verso valle, affrontando le asperità del terreno naturale è un'esperienza fantastica. Sassi, rocce, radici, terrapieni, buche, rami, zolle e tutto quello che la natura ci fa incontrare nella discesa, mettono a dura prova la bici che ci accompagna nel nostro divertimento all'aria aperta. Con l'avvento delle eBike, anche quelle destinate al trial e all'enduro, avendo il peso della batteria incorporata, la ricerca dell'alleggerimento del peso nella struttura complessiva della bici è diventato essenziale. Alleggerimento non vuole dire però riduzione di robustezza e durata del mezzo ma, anzi vuol dire minore peso ma a parità di resistenze meccaniche e prestazionale. Con questa idea è nato un nuovo puntone dalla collaborazione tra RadiciGroup e Acerbis, un prodotto inedito per il settore delle due ruote elettriche, più leggero e con prestazioni tecniche elevate, utilizzato per alcuni modelli di bici Trail e Enduro marchiati Fantic È un progetto innovativo e di assoluta novità per il mondo delle e-bike e nasce dalla volontà di due aziende bergamasche, RadiciGroup e Acerbis, di proporre al mercato soluzioni altamente performanti e di design: si tratta di un puntone per bici elettriche, realizzato per la prima volta in nylon anziché in alluminio, che permette una migliore risposta del carro posteriore alle sollecitazioni del terreno. A voler utilizzare per prima questo componente innovativo, frutto di un accurato lavoro di ricerca e sviluppo, è stata Fantic, azienda italiana specializzata nella produzione di motociclette e biciclette elettriche: ha scelto di montare il nuovo puntone su alcuni modelli di bici Trail e Enduro che sono stati presentati in anteprima a EICMA 2022 e che ora sono già in produzione e disponibili per l’acquisto. «Essendo un componente strutturale che fa parte del telaio della bici – ha detto Claudio Ghilardi, CAE Analyst, Marketing and Technical Service di RadiciGroup High Performance Polymers – abbiamo proposto un materiale speciale su base poliammide 66 rinforzato con fibra di vetro, proprio per fare in modo che il prodotto possa resistere alle continue e forti sollecitazioni a cui sottoposto. Oltretutto con questa soluzione le proprietà meccaniche, quali rigidezza e resistenza, sono meno influenzate dall’assorbimento di umidità. Grande attenzione è stata però dedicata anche alla resa estetica, tant’è che il materiale garantisce un ottimo aspetto superficiale, è stabilizzato ai raggi UV ed è studiato per resistere nel tempo all’esposizione a eventi atmosferici». L’utilizzo dei compound RadiciGroup consente una riduzione del peso del 10% del componente ed evita il processo di verniciatura, attualmente utilizzato per il componente in metallo, migliorandone quindi anche le performance ambientali. I tecnopolimeri di RadiciGroup, infatti, sono colorati in massa, ovvero nella fase di estrusione del materiale, questo significa avere già il componente “pronto all’uso” al termine della fase di stampaggio a iniezione, con una resa superficiale eccellente. Una delle richieste principali era proprio legata all’alto livello estetico e alla possibilità di soddisfare geometrie complesse, in linea con l’eleganza e lo stile dei prodotti Fantic. È stato dunque possibile arrivare a questo risultato grazie alla stretta collaborazione tra RadiciGroup, Acerbis e Fantic in tutte le fasi di del progetto, dal design del prodotto alla formulazione del materiale, dalla creazione dello stampo al processo di stampa a iniezione, fino alle prove di utilizzo del componente montato su e-bike. Una catena di fornitura completamente italiana e veloce che ha permesso di superare i severi test eseguiti presso i laboratori del cliente di ben 10 volte rispetto al requisito iniziale. «Questa partnership tra aziende italiane – ha sottolineato Guido Acerbis, CEO di Acerbis - rappresenta per noi l’apertura verso un nuovo modo di pensare i prodotti che, condiviso con i nostri partner, ci permetterà di accelerare alcuni reshoring produttivi verso l’Europa. Il progetto ci ha permesso di attuare il metal replacement reingegnerizzandolo e migliorandone la sua funzione; semplificando e accorciando i tempi di produzione abbiamo aumentato la quantità di prodotti immessi nel mercato in tempi brevi». Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte: Acerbis
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rNEWS: L’Università Bocconi Lancia un Progetto sulla Circolarità della ModaL’Università Bocconi Lancia un Progetto sulla Circolarità della ModaL’attenzione per l’economia circolare non è più un concetto gridato nelle manifestazioni di piazza, ma è una realtà ormai assimilata dagli stati, dalla politica dall’industria e soprattutto dalla finanza, che valuta come investimenti rischiosi quelli concessi ad aziende che operano fuori dal concetto di circolarità.Anche il comparto universitario si è mosso per analizzare da vicino e in modo scientifico, le filiere le aziende e le conseguenze dei comportamenti industriali sulla circolarità dei settori, uno tra questi è quello della moda raccontato dall’università Milanese. La SDA Bocconi School of Management ed Enel X lanciano il Monitor for Circular Fashion Un progetto all’avanguardia in Italia che darà vita al primo Report sulla circolarità del settore moda. Il Monitor for Circular Fashion desidera coinvolgere nel progetto uno spaccato rappresentativo del settore moda italiano lungo l'intera filiera, in collaborazione con la società di consulenza per la sostenibilità Eco-Age. Candiani Denim, Dedagroup Stealth, Intesa (IBM Group), Manteco, RadiciGroup, Save The Duck, Vibram, Vitale Barberis Canonico, Vivienne Westwood, YKK, sono alcuni dei protagonisti del settore che hanno già aderito e contribuito attivamente all’osservatorio. Questa community di aziende scelte perché front-runners della sostenibilità e circolarità nella filiera italiana del settore moda, ha già avviato un percorso virtuoso per confrontarsi sulle opportunità e le sfide della circolarità. In particolare le attività si sono focalizzate sulla condivisione di buone pratiche per individuare o sviluppare nuove soluzioni concrete e misurabili di circolarità. Uno dei temi di maggior attenzione è quello del ruolo fondamentale della trasparenza e tracciabilità di filiera come strumento per dare sostanza ai claim di sostenibilità e di circolarità verso tutti gli stakeholders, compresi i consumatori. A settembre 2021 verrà pubblicato un Report che mostrerà le macro-tendenze del settore; misurerà la capacità delle aziende moda di applicare i principi dell’Economia Circolare lungo tutta la filiera; evidenzierà le best practices e i gap, e infine proporrà un piano ambizioso su come integrare la circolarità in uno dei maggiori settori italiani per l’esportazione. Il Report si baserà su una metodologia innovativa di valutazione della circolarità, sviluppata da Enel X con il know-how del team di ricerca del Sustainability Lab di SDA Bocconi School of Management per l’identificazione di indicatori di circolarità nel settore moda. Un approccio circolare consente di cambiare radicalmente il paradigma del take-make-waste, grazie all'applicazione di cinque modelli di business circolari (Input sostenibile, Prolungamento della vita, Riciclo e Riuso, Prodotto come servizio, Piattaforme di condivisione) per assicurare che prodotti e materiali siano mantenuti in uso il più a lungo possibile, ridisegnando i processi produttivi, logistici, distributivi e le modalità di consumo con l’obiettivo di rendere il più efficiente possibile l’utilizzo delle risorse. Il passaggio a un sistema circolare continuerà ad accelerare il movimento dell'economia globale verso un futuro sostenibile. Il Monitor for Circular Fashion aderirà alle call to action per la circolarità a livello globale, in particolare supportando iniziative chiave come il progetto UNECE “Enhancing Transparency and Traceability of Sustainable Value Chains in Garment and Footwear sector” ed il piano di azione dell’Unione Europea per la circolarità “Circular Economy Action Plan”. “L'approccio scientifico è essenziale per valorizzare e far crescere i numerosi progetti pilota nella moda circolare. Con il Monitor for Circular Fashion vogliamo supportare le aziende nella misurazione delle performance di circolarità, individuando i principali KPI per ogni modello di business della moda circolare. Nel dialogo aperto con Istituzioni e Policy Makers, il Circular Fashion Manifesto darà voce alle buone pratiche del sistema moda italiano”, afferma Francesca Romana Rinaldi, Coordinatrice del Monitor for Circular Fashion presso SDA Bocconi School of Management Sustainability Lab. "L'Economia Circolare è al centro della strategia di Enel X” – ha aggiunto Nicola Tagliafierro, Responsabile della sostenibilità globale di Enel X – “Grazie alle opportunità di business sostenibili che è in grado di generare, e che hanno permesso al Gruppo Enel di posizionarsi come leader di pubblici servizi nell'indice di sostenibilità Dow Jones. Per questa ragione abbiamo deciso di mettere a disposizione la nostra esperienza e il nostro know-how a supporto di una delle industrie italiane più importanti e strategiche, con l'obiettivo di rendere il settore sempre più circolare e di esempio per il mercato globale." Sono molto entusiasta del fatto che Eco-Age stia giocando un ruolo strategico in questo progetto rivoluzionario e nel coinvolgere nuovi stakeholders in questa alleanza tra SDA Bocconi ed Enel X, per collocare l'Italia al centro del dibattito globale sulla moda sostenibile”, ha concluso Livia Firth, cofondatrice e direttrice creativa di Eco-Age. Categoria: notizie - moda - economia circolare - rifiuti - tessuti
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rNEWS: Tazze Adatte al Microonde in Fibra Riciclabile e CompostabileL'azienda Americana Kraft Heinz sta studiano la produzione di tazze in fibra che possano essere riutilizzabili o riciclabili compostabili e che possano essere inserite, senza problemi nel microonde. L'azienda ha l'obiettivo di rendere il 100% dei suoi imballaggi riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025. Kraft Mac & Cheese, un marchio di proprietà di Kraft Heinz Co. con sede a Chicago, ha annunciato che sta sviluppando e testando la prima tazza per microonde riciclabile a base di fibre. Al termine dei test, il marchio lancerà una nuova varietà Kraft Mac & Cheese Shapes più avanti nel 2021 utilizzando la nuova tazza e il nuovo design. Secondo un comunicato stampa di Kraft Mac & Cheese, la tazza per microonde a base di fibre attualmente in prova è adatta al microonde ed ha le stesse dimensioni degli altri imballaggi attualmente offerti dal marchio. Il marchio segnala inoltre che sta eliminando l'etichetta di plastica su questa confezione attraverso la nuova tecnologia di stampa diretta. L'azienda afferma che l'intento del cambiamento di design dalla plastica alla fibra è ridurre l'uso di plastica e essere sia riciclabile che compostabile negli impianti di compostaggio industriale. Kraft afferma che sta lavorando con partner esterni per certificare e incorporare l'etichettatura di riciclaggio appropriata per aiutare i consumatori a sapere cosa fare con l'imballaggio. L'azienda aggiunge che questa innovazione supporta l'obiettivo di Kraft Heinz Co. di diventare un'azienda più sostenibile. L'azienda ha un impegno che mira a rendere il 100 percento dei suoi imballaggi riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - packagingby Megan Smalley
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Marocco all'Avanguardia con il Progetto dell’ Idrogeno VerdeUna collaborazione strategica tra TE H2, CIP e A.P. Møller Capital porta alla nascita di un hub globale di idrogeno verde in Maroccodi Marco ArezioNel contesto della transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio, il Marocco si conferma un protagonista di rilievo grazie al recente accordo firmato tra il governo marocchino e TE H2, una joint venture tra TotalEnergies e il Gruppo EREN, insieme ai partner danesi Copenhagen Infrastructure Partners (CIP) e A.P. Møller Capital. Questa partnership è finalizzata allo sviluppo del progetto "Chbika", un'iniziativa ambiziosa e innovativa nel campo delle energie rinnovabili e dell'idrogeno verde. Un Accordo Strategico per l'Energia Verde Sotto l'egida di Sua Maestà Re Mohammed VI e del Presidente francese Emmanuel Macron, l’accordo di riserva territoriale per il progetto "Chbika" è stato formalizzato il 28 ottobre 2024. Situato nella regione di Guelmim-Oued Noun, sulla costa atlantica del Marocco, il progetto rappresenta un passo significativo verso la creazione di un hub mondiale per la produzione di idrogeno verde e ammoniaca verde, destinata prevalentemente al mercato europeo. L’elemento distintivo del progetto consiste nell’utilizzo di energia solare e eolica per alimentare un processo di elettrolisi dell’acqua desalinizzata, producendo idrogeno verde. Questo idrogeno sarà poi trasformato in ammoniaca verde, con un obiettivo di produzione annua stimato di 200.000 tonnellate. Questa sostanza, utilizzata in vari settori industriali, costituisce una risorsa fondamentale per la decarbonizzazione, rappresentando un’alternativa sostenibile agli attuali processi produttivi ad alta intensità di carbonio. Il Ruolo di TE H2, CIP e A.P. Møller Capital Il progetto "Chbika" vede la partecipazione di TE H2, che si occupa dello sviluppo delle infrastrutture energetiche rinnovabili insieme a CIP, che attraverso il suo Energy Transition Fund contribuirà alla creazione delle capacità eoliche e solari necessarie per la produzione di idrogeno verde. A.P. Møller Capital, invece, si concentrerà sulla costruzione e gestione delle infrastrutture portuali e logistiche per facilitare l’esportazione dell’ammoniaca verde verso l’Europa. L’accordo sottolinea le potenzialità uniche del Marocco nel settore delle energie rinnovabili, con risorse eoliche e solari tra le migliori al mondo. La posizione geografica del paese nordafricano lo rende un partner strategico per l’Europa, che punta ad accelerare la propria transizione energetica verso il “Green Deal” europeo e ad aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Le Parole dei Leaders del Progetto Patrick Pouyanné, CEO di TotalEnergies, ha espresso gratitudine alle autorità marocchine per la fiducia concessa e ha evidenziato come il progetto "Chbika" sia in linea con la strategia della compagnia di sviluppare le energie rinnovabili in regioni altamente competitive. Pouyanné ha dichiarato: “Il Marocco possiede una posizione geografica e risorse eccezionali per diventare un partner chiave per l’Europa, e TotalEnergies mira a contribuire a questa ambizione.” Anche David Corchia, CEO di TE H2, ha evidenziato il valore strategico del progetto per il Marocco, affermando che l'accordo rappresenta un primo passo fondamentale verso l’implementazione di un programma di investimento orientato all’energia verde. Il Marocco, secondo Corchia, ha un ruolo fondamentale per fornire energia pulita e conveniente all'Europa, contribuendo al contempo alla sua industrializzazione sostenibile. Philip Christiani, partner di CIP, ha sottolineato il potenziale del Marocco come futuro leader nella transizione energetica globale. La partecipazione di CIP al progetto riflette l’importanza di rafforzare le connessioni tra Europa e Marocco per raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni a livello globale. Kim Fejfer, CEO di A.P. Møller Capital, ha infine sottolineato l’importanza di un’infrastruttura logistica efficiente per il successo dell’idrogeno verde, un settore dove A.P. Møller Capital porta un’esperienza consolidata, rendendo possibile la creazione di un’importante catena del valore in collaborazione con partner locali e autorità marocchine. Implicazioni per lo Sviluppo Sostenibile del Marocco Il progetto "Chbika" è solo la prima fase di un piano di sviluppo più ampio, che mira a trasformare il Marocco in un hub globale per l'idrogeno verde. Le ricadute economiche e sociali per il paese sono rilevanti, sia in termini di creazione di posti di lavoro che di rafforzamento delle infrastrutture industriali e logistiche. Con l’entrata in scena di un progetto così avanzato, il Marocco si posiziona come un modello di transizione energetica per altre economie emergenti, attratte dall'idea di valorizzare le proprie risorse naturali per sviluppare tecnologie pulite e competitive. Inoltre, l’impatto ambientale positivo di questa iniziativa potrebbe essere notevole. Attraverso la produzione di idrogeno verde, infatti, si evita l'emissione di gas serra tipici delle tecnologie tradizionali, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico. Con l'idrogeno verde, il Marocco non solo ottiene benefici economici, ma rafforza il proprio ruolo nella comunità internazionale come paese impegnato nella sostenibilità e nell’innovazione. Conclusione Il progetto "Chbika" rappresenta un esempio concreto di come le collaborazioni internazionali possano trasformare il panorama energetico mondiale, facendo leva su tecnologie all’avanguardia e risorse naturali per rispondere alle sfide ambientali e climatiche. Il Marocco, con il supporto di partner internazionali, ha l’opportunità di diventare un leader nell'idrogeno verde, contribuendo in modo significativo al futuro energetico sostenibile dell’Europa e del mondo.© Riproduzione Vietata
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Arezio Marco: Servizio di Fornitura di Polimeri Riciclati per Tubi in PlasticaLa società Arezio Marco è specializzata nella fornitura di servizi e consulenze sulle materie prime nel campo delle plastiche riciclate da post consumo e post industrialiIn particolare, offre ai clienti che producono tubi in plastica, un servizio di fornitura di polimeri riciclati per la maggior parte delle tipologie prodotte, siano essi tubi corrugati o lisci. Pienamente integrata nel percorso dell’economia circolare, la società affianca i produttori di tubi in LDPE, HDPE, PP e PVC nella fornitura dei polimeri riciclati più idonei alle singole produzioni, tenendo conto delle tipologie dei tubi da estrudere, delle caratteristiche meccaniche richieste, dai colori attesi, del livello qualitativo atteso dal cliente, del mercato nel corretto rapporto tra qualità e prezzo. La scelta della correttezza del materiale da impiegare nella produzione dei tubi parte dall’analisi della produzione del polimero riciclato, dalla sua selezione, dalla tipologia dello scarto plastico usato, dalle tipologie di lavaggio e dai sistemi di estrusione e filtratura. Questo comporta lo scambio con il produttore di tubi di una serie di informazioni per definire, all’origine della fornitura, la tipologia di famiglia di riciclo più idonea, cioè se il materiale deve provenire dagli scarti post industriali o da post consumo. Successivamente si analizzeranno le tipologie di tubi da produrre, corrugati o lisci, i diametri, gli spessori delle pareti, se sono mono strato o doppio strato, se la doppia parete necessita di polimeri diversi, quali pressioni di esercizio, le resistenze meccaniche richieste, il gradiente di odore dei polimeri, o la sua totale assenza ed infine i colori. Attraverso la raccolta di queste informazioni la società Arezio Marco può fornire le giuste risposte, condivise con il cliente, sulle tipologie di granuli da fornire. Vediamo la gamma prodotti offerti: Granuli riciclati per tubi e raccordi in PVC Rigido La fornitura può riguardare la materia prima riciclata adatta alla produzione di tubi lisci, non a pressione, di spessori compresi tra 1,8 mm. fino a 7 mm. con tonalità a richiesta del cliente. Il polimero normalmente è impiegato in macchina al 100% senza bisogno di correzioni. Si può optare per ricette standard oppure per compounds con ricette studiate appositamente per il cliente. Anche nella scelta dei colori si possono raggiungere i RAL dei colori richiesti dal cliente. Con lo stesso principio forniamo granuli per lo stampaggio di raccordi per i tubi che abbiano le stesse caratteristiche dei tubi sopra esposti.Granuli riciclati per tubi corrugati e lisci flessibili in PVC Soft Nell’ambito del PVC flessibile riciclato forniamo granuli provenienti dalla lavorazione di scarti post industriali adatti all’estrusione di tubi corrugati, specialmente per il settore elettrico e per l’estrusione di tubi lisci per l’acqua, nel settore del giardinaggio o piccoli tubi elastici per il settore dell’agricoltura. Granuli riciclati per tubi corrugati in HDPE e raccordi Il comparto dei tubi corrugati in HDPE contempla il settore della fognatura, dei tubi che accolgono i cavi per le telecomunicazioni o elettrici e quello dei sistemi drenanti. I tubi, in base alla loro destinazione, hanno diametri e spessori diversi, possono essere mono o doppia parete, di colori scuri o chiari o entrambe le soluzioni. A tutte queste variabili corrispondono soluzioni di polimeri riciclati differenti, con MFI più o meno bassi, filtrazioni di estrusione differenti in base agli spessori dei tubi da realizzare, basi colori chiare, scure o neutre a seconda della tonalità finale da ottenere ed eventualmente le cariche minerali, talco o carbonato di calcio se richiesti. Anche per i raccordi si suggeriscono le giuste ricette in funzione dei tubi da abbinare. Granuli riciclati per tubi lisci e raccordi in HDPEIl tubo liscio in HDPE viene usato sia nel campo dell’edilizia civile sia in quello agricolo per il trasporto dell’acqua. Le ricette dipendono dal grado di pressione che il tubo deve sopportare, dall’assenza di odori richiesta o dal livello di tolleranza ammessa, dal tipo di tubo, se in barre o in rotolo, dal colore e dalla resistenza agli UV richiesta. Così come il tubo, anche i raccordi seguiranno le ricette corrette, tenendo in considerazione le caratteristiche tecniche generali. Granuli riciclati per tubi corrugati e lisci in Polipropilene La materia prima riciclata è scelta in base alla tipologia di tubo da realizzare. Normalmente per l’uso nel settore fognario, dove gli spessori del tubo crescono in funzione dell’aumento dei diametri, si può impiegare un granulo in PP proveniente dal riciclo degli imballi di rafia, mentre per i tubi lisci, anche di diametri piccoli, si predilige uno scarto di produzione neutro che permette di non avere nessun tipo di odore legato al riciclo post consumo e di realizzare colorazioni a RAL. Granuli riciclati per tubi lisci in LDPE e per interno dei tubi corrugati per i cavi Nel campo dei tubi in LDPE, in base ai diametri e agli spessori, spesso vengono usati granuli che derivano dalla raccolta differenziata. Tecnicamente è possibile estrudere un tubo con il post consumo da scarti domestici, ma l’incostanza della qualità, che dipende dalla presenza del polipropilene, da inquinanti di altre plastiche e dalla possibile degradazione del materiale in estrusione, ne sconsiglia l’uso se si vuole realizzare un tubo tecnicamente ed esteticamente qualitativo. Sia nel campo dei tubi in LDPE rigidi che in quelli flessibili, per realizzare una superficie liscia, senza micro bolle, elastica e senza fessurazioni o piccoli fori, forniamo un granulo in LDPE che proviene dagli scarti del packaging industriale o commerciale. Questa filiera di raccolta non viene in contatto con altre plastiche e quindi, essendo un mono prodotto, ne garantisce la qualità dell’input. Per quanto riguarda i tubi di piccolo o piccolissimo diametro si valuta l’uso di un granulo in LDPE, post industriale che deriva dalla lavorazione dei blocchi petrolchimici riciclati. Il prodotto è composto da un LDPE 100%, neutro, senza odori o contaminazioni ed è adatto all’estrusione di spessori piccoli. Inoltre si presta a compound con l’HDPE per ricette particolari. Un’altra applicazione del granulo in LDPE è quella della parete interna dei tubi corrugati in cui passano i cavi. La solidarizzazione tra lo strato in HDPE della parte corrugata e lo strato liscio in LDPE interno richiede una qualità elevata del granulo. Questo deve essere elastico e, per esserlo, non deve contenere polipropilene che possa irrigidire la pelle posata, non deve contenere parti rigide non fuse, composte da residui di estrusione o da inquinanti nell’input. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - polimeri - tubi - ricicloVedi maggiori informazioni sui sistemi fognari
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Una delle più Grandi Centrali Solari in Medio OrienteIn Qatar è stata inaugurata una nuova centrale solare da 800 MWpGli emiri del petrolio non sono stati fortunati a sedere sull’oro nero e sul gas, con l’invidia dei paesi che non hanno fonti energetiche sufficienti per la loro indipendenza ma, stando in paesi assolati, alcuni hanno anche intrapreso la strada della produzione dell’energia tramite il fotovoltaico. Infatti, il Qatar ha costruito una tra le maggiori centrali solari del medio oriente, presso Al Kharsaah, 80 Km. da Doha, con l’obbiettivo di servire circa il 10% del fabbisogno di energia elettrica del paese, evitando l’emissione di circa 26 milioni di tonnellate di CO2. La centrale fotovoltaica è stata sviluppata su un terreno di circa 1000 ettari, sui quali sono stati installati circa 2 milioni di pannelli solari bifacciali, che hanno lo scopo di intercettare i raggi del sole sia direttamente che indirettamente, catturando, quindi, anche quelli riflessi dal terreno. La potenza della centrale sarà di 800 MWp e verrà gestita da Siraj 1, che è partecipata al 40% dal Consorzio formato da TotalEnergies (49%) e Marubeni (51%) e al 60% da QatarEnergy Renewable Solutions. Il progetto include anche un accordo di acquisto sull’ energia della durata di 25 anni tra Siraj 1 e l'operatore della rete elettrica Kahramaa. Questo gigantesco progetto, che ha contribuito alla roadmap di sostenibilità del Qatar, è stato realizzato con il contributo fondamentale di TotalEnergies, che sta supportando i paesi produttori nella loro transizione energetica, combinando la produzione di gas naturale e l'energia solare per soddisfare la crescente domanda di elettricità. Il processo di diversificazione delle fonti di energia, portato avanti dai paesi che godono di un vantaggio energetico rilevante, fatto di petrolio e di gas naturale, ne sancisce l’importanza per tutto il pianeta, facendo guardare lontano, oltre le necessità impellenti di energia che sono soddisfatte maggiormente dalle fonti fossili, per creare un futuro di sostenibilità e indipendenza energetica globale.
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rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneL’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneLa direzione dell’impianto di produzione dei polimeri stirenici in ABS di Versalis Mantova, attraverso un comunicato, ha annunciato lo stop delle produzioni per dare avvio ad un piano di ammodernamento degli impianti di produzione nei mesi di Giugno e Luglio di quest’anno.Infatti, Versalis (Eni) informa che sono iniziate le operazioni propedeutiche alla fermata generale programmata per la manutenzione e i nuovi investimenti previsti nello stabilimento di Mantova. Le attività saranno eseguite per fasi: nei mesi di giugno e luglio 2021 è previsto il picco delle operazioni presso gli impianti. Le attività di manutenzione riguardano gli impianti stirenici e intermedi (stirolo monomero, fenolo e derivati, polimeri e i servizi di stabilimento) e un nuovo importante investimento per l’espansione della produzione di polimeri stirenici ABS, per una capacità aggiuntiva di 30mila tonnellate/anno, verso gradi differenziati e ad alto valore aggiunto, destinati a settori chiave come automotive, arredamento ed elettrodomestici. Gli investimenti prevedono anche interventi per il miglioramento tecnologico e di affidabilità e di efficientamento energetico e ambientale per un totale di oltre 40 milioni di euro di investimenti nel biennio 2020-2021. Nel cantiere, che durerà circa due mesi, saranno coinvolte circa 30 imprese, con una presenza di picco di 600 persone di ditte terze. Saranno costruiti 60 mila metri cubi di ponteggi e ispezionate 600 apparecchiature. Le attività vedranno impegnati un team dedicato alla sicurezza integrato dal supporto delle squadre del Safety Competence Center di Eni e personale dedicato alla sorveglianza sanitaria. In particolare, è stato previsto un protocollo di misure aggiuntive a quelle già attuate e un programma di screening epidemiologico per la prevenzione e il contrasto al Covid-19 al fine di garantire la massima tutela della salute dei lavoratori e delle comunità locali. La più importante delle misure attuate è la campagna di test tramite tamponi rapidi in un’area dello stabilimento appositamente attrezzata che verrà avviata, su base volontaria anche a tutto il personale del sito, prima della fermata. Inoltre, verranno installati 9 termo-scanner per agevolare il controllo del personale in entrata e uscita dallo stabilimento e saranno distribuite a tutto il personale impiegato nelle operazioni di fermata mascherine FFP2. Durante le attività di fermata e di riavvio degli impianti saranno attivi i dispositivi di controllo e i sistemi di sicurezza, tra i quali la torcia che si attiverà, in maniera discontinua, per il tempo strettamente necessario a effettuare gli interventi programmati. Saranno preventivamente informati gli Enti competenti, come previsto dal vigente Protocollo Operativo di comunicazione.
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CDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCassa Depositi e Prestiti, il braccio operativo e finanziario dello stato Italiano, ha deciso di investire nella nuova società chiamata GreenIT con un socio di grande esperienza nel mondo dell’energia come ENI.Il focus della nuova società è produrre energia pulita attraverso il settore eolico e solare per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili, attraverso un investimento di 800 milioni di euro nei prossimi 5 anni, creando un target di capacità installata di 1.000 MW. Secondo le informazioni di Eni, la società con CDP Equity hanno costituito GreenIT, una nuova joint venture per lo sviluppo, la costruzione e la gestione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia. GreenIT, partecipata al 51% da Eni e al 49% da CDP Equity, ha la finalità di produrre energia principalmente da impianti fotovoltaici ed eolici con l’obiettivo di raggiungere una capacità installata al 2025 di circa 1.000 MW, con investimenti cumulati nel quinquennio per oltre € 800 milioni. Le risorse saranno utilizzate su vari filoni di intervento che includono lo sviluppo e la costruzione di impianti greenfield, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Gruppo CDP e della Pubblica Amministrazione, il repowering di impianti a fine vita utile e la costruzione di progetti autorizzati. La costituzione di GreenIT rientra nella strategia volta a supportare la transizione energetica del Paese, aumentando la produzione di energia rinnovabile, in coerenza con gli obiettivi prefissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. L’Amministratore Delegato di CDP Equity e Chief Investment Officer di CDP, Pierpaolo Di Stefano, ha commentato: “La nascita di GreenIT è la realizzazione di un ulteriore progetto previsto dal Piano Industriale di Cassa Depositi e Prestiti per favorire la transizione energetica e contrastare i cambiamenti climatici, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La collaborazione con Eni consentirà di lavorare - in un’ottica di sistema - allo sviluppo di progetti con impatti positivi sui territori per la produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di costruire un modello sempre più orientato alla sostenibilità e supportare il Paese nel conseguire i target definiti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.” Giuseppe Ricci, Direttore Generale di Energy Evolution di Eni, ha dichiarato: “Questa nuova joint venture si inserisce nella strategia di Eni per la transizione energetica e contribuisce all’accelerazione del nostro percorso di trasformazione verso l'energia verde e le rinnovabili. In quest’ottica, grazie alla partnership con Cassa Depositi e Prestiti, il nostro impegno nella decarbonizzazione diventa sempre più concreto: per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è essenziale fare sistema a livello Paese e mettere a fattor comune possibilità di investimento e know how”. Eni e CDP Equity sono parti correlate. Entrambe le società hanno applicato la propria procedura interna in materia. Chi è ENI?Eni è una società energetica presente in 66 paesi nel mondo che impiega circa 32.000 persone. L'azienda opera nell'esplorazione, sviluppo e produzione di petrolio e gas, refining&marketing, trading and shipping, chimica, energie rinnovabili e soluzioni innovative nell'economia circolare. La mission di Eni si ispira all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e questi valori si riflettono nel suo modello di business, a sua volta basato su tre pilastri di lungo termine: carbon neutrality, eccellenza operativa e creazione di alleanze per lo sviluppo locale. La decarbonizzazione è parte integrante della strategia e degli obiettivi della società che si pone come leader nella transizione energetica con l’obiettivo di raggiungere Zero emissioni nette al 2050. Chi è CDP Equity?CDP Equity è una holding di partecipazioni del Gruppo Cassa depositi e prestiti, che ha l’obiettivo di investire capitale di rischio in aziende di rilevante interesse nazionale e in società in equilibrio economico, finanziario e patrimoniale, con adeguate prospettive di redditività e di sviluppo, idonee a generare valore per gli investitori. CDP Equity possiede anche partecipazioni di maggioranza e minoranza in alcune SGR specializzate in vari ambiti.
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Plenitude inaugura un nuovo impianto solare in Francia: un passo avanti per l'energia sostenibileCon una capacità di 5 MW, l’impianto di Bouillac contribuirà alla transizione energetica francese, riducendo le emissioni e sostenendo l’economia localedi Marco ArezioNel contesto delle sfide energetiche globali e della transizione verso fonti rinnovabili, l'Italia si distingue per l’impegno delle sue aziende nell'espansione delle energie pulite in Europa. Un esempio rilevante è Plenitude, la divisione energetica del gruppo ENI dedicata alle energie rinnovabili, che ha recentemente avviato la produzione del suo nuovo impianto solare a Bouillac, in Francia, con una capacità installata di 5 megawatt (MW). Questo nuovo progetto rappresenta un passo significativo per Plenitude, che ha come obiettivo il rafforzamento del proprio portafoglio di energia rinnovabile e la riduzione delle emissioni di gas serra. Un Impianto Strategico per la Francia L'impianto solare di Bouillac si inserisce in una strategia di espansione delle fonti rinnovabili in Francia, dove il governo si è impegnato a incrementare la quota di energia pulita per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Con una capacità di 5 MW, l'impianto è in grado di fornire energia pulita a migliaia di famiglie e contribuire alla stabilità energetica del paese, riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili. Plenitude e la Transizione Energetica Plenitude è una delle aziende leader in Europa nella produzione di energia rinnovabile e, attraverso iniziative come l'impianto di Bouillac, dimostra un impegno concreto nella transizione energetica. La società punta a raggiungere una capacità installata di energia rinnovabile di 15 GW entro il 2030, combinando impianti solari, eolici e di bioenergia per sostenere una rete energetica più sostenibile e resiliente. La scelta della Francia per questo nuovo progetto non è casuale: il paese è uno dei principali mercati europei per l’energia rinnovabile e offre incentivi significativi per lo sviluppo di impianti solari. Questo favorisce aziende come Plenitude nel contribuire all’espansione dell'energia solare e accelerare il raggiungimento degli obiettivi climatici fissati a livello nazionale ed europeo. Impatti e Benefici per la Comunità Locale L’impianto di Bouillac non solo favorirà la transizione energetica, ma avrà anche un impatto positivo sull'economia locale. La costruzione e la manutenzione di impianti solari richiedono competenze tecniche e manodopera specializzata, creando opportunità di lavoro sia dirette che indirette nella regione. Inoltre, l'energia solare genera una produzione di energia a basso impatto ambientale, migliorando la qualità dell'aria e riducendo l'inquinamento atmosferico locale rispetto alle fonti fossili. La Visione a Lungo Termine di Plenitude Plenitude si impegna non solo nella produzione di energia rinnovabile, ma anche nella promozione di un modello di business sostenibile e responsabile. L’azienda ha implementato diverse iniziative per migliorare l'efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale delle sue attività. Attraverso collaborazioni con altre imprese e istituzioni, Plenitude mira a sviluppare tecnologie innovative e a sostenere la ricerca e lo sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Conclusione L’inaugurazione dell’impianto solare di Bouillac rappresenta un traguardo importante per Plenitude e un contributo significativo alla decarbonizzazione della rete energetica francese. In un contesto di crescente urgenza per affrontare il cambiamento climatico, progetti come questo non solo aiutano a ridurre le emissioni di CO2, ma offrono anche un modello replicabile per altre aziende e nazioni che vogliono investire in un futuro più sostenibile.© Riproduzione Vietata
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Joint Venture per le Pompe del Packaging Totalmente RiciclabiliPolimero Riciclato e Riciclabile e molla in plastica mono polimero per un dispenser ecosostenibileQuante volte ci siamo chiesti se un dispenser per il sapone o per lo shampoo, fosse realmente riciclato e riciclabile, al di la di quello che c’è scritto sull’etichetta, si, perché bisogna sempre andare in fondo alle cose per capire. Un dispenser è fatto da elementi di plastica, il flacone e la pompa, e da una molla di metallo che permette il richiamo dopo essere stata schiacciata. In più, spesso, il flacone è fatto da un polimero e la pompa da un altro, creando complicazioni nel riciclo, oltre a quelle messe già in conto per separare la molla in metallo. Nasce così una joint venture tra un produttore internazionale di flaconi in plastica e uno specialista della produzione di pompe per dispensers, totalmente riciclabili al cui interno troviamo una molla di plastica dello stesso polimero. Il sistema di pompaggio mono materiale in plastica (PP) è un prodotto brevettato, che permette la completa riciclabilità del dispenser e riduce le problematiche di separazione tra le plastiche e il metallo. Inoltre è possibile produrre le pompe riciclabili in PP, anche con polimeri riciclati che provengono dal post consumo (PCR), favorendo quindi l’utilizzo dei rifiuti plastici. La joint venture è costituita dalla multinazionale ALPLA, specializzata nella produzione di flaconi per la cosmesi, l’igiene per la casa e la cura della persona, con la società Sud-Coreana HANA Innovation, che detiene il brevetto per la fabbricazione delle pompe in mono plastica (PP), riciclate e riciclabili, senza l’uso di molle in metallo. Firmando la joint venture con la società sudcoreana HANA Innovation, ALPLA intende ora continuare il suo percorso di crescita nel settore strategicamente importante dello stampaggio ad iniezione. “Il potenziale per le pompe riciclabili di alta qualità è enorme e in qualità di fornitore di sistemi, possiamo offrire contemporaneamente i flaconi adatti”. “Con questa nuova partnership, stiamo migliorando i nostri punti di forza come azienda che opera a livello internazionale, con il vantaggio tecnologico di HANA Innovation", afferma Michael Feltes, Global Business Development Director IM di ALPLA. Sung Il Kang, presidente di HANA Innovation, sottolinea i vantaggi operativi della joint venture: "La cooperazione apre opportunità per un'ulteriore commercializzazione globale dei nostri prodotti e accelera lo sviluppo di soluzioni sostenibili per il futuro". Con la nuova joint venture, le due aziende vogliono promuovere la distribuzione mondiale delle pompe sostenibili, con la rivoluzionaria tecnologia brevettata delle molle in plastica, ed offrire inoltre sistemi sostenibili completi, compresa la bottiglia. ALPLA dispone di capacità produttive in tutto il mondo nello stampaggio a iniezione, integrate da molti anni di esperienza nel riciclaggio e da una rete internazionale. La costituzione della joint venture è soggetta all'approvazione legale e regolamentare da parte delle competenti autorità garanti della concorrenza. Le parti hanno concordato di non divulgare i dettagli della partnership.Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte Alpla
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Le tre startup italiane che stanno cambiando il destino del cibo (e della plastica)Mama Science, Alkelux e AgreeNET rivoluzionano il packaging con soluzioni naturali: più freschezza, meno sprechi e addio alla plastica usa-e-gettaImmagina di aprire il frigorifero e trovare le fragole ancora perfette dopo una settimana. Nessuna muffa, nessun odore strano, nessuna delusione. È una scena che potrebbe diventare la norma grazie all’ingegno di tre giovani startup italiane che hanno deciso di combattere lo spreco alimentare e la dipendenza dalla plastica con strumenti nuovi, concreti e sorprendenti. Ogni giorno, tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura solo perché non si conservano abbastanza a lungo. E mentre supermercati e consumatori cercano di correre ai ripari, la plastica continua a dominare gli scaffali: onnipresente, ma poco efficace contro il tempo. A ribaltare questa narrazione arrivano Mama Science, Alkelux e AgreeNET. Tre startup, tre approcci diversi, un obiettivo comune: rendere il packaging alimentare alleato del pianeta, della filiera e delle nostre abitudini quotidiane. Mama Science: la pellicola vegetale che respira e protegge A Bologna, Mama Science ha creato qualcosa che sembra uscito da un laboratorio di bio-design: una pellicola completamente vegetale, sottile e trasparente, che avvolge frutta, verdura, formaggi o carne come una seconda pelle. Ma a differenza della plastica tradizionale, non lascia residui, si biodegrada e – cosa forse più importante – permette al cibo di respirare. Questo “film intelligente” agisce rallentando il deterioramento naturale degli alimenti. Rende la frutta più resistente alla disidratazione, conserva la croccantezza della verdura, mantiene il profumo e la consistenza del fresco. In pratica, guadagna giorni preziosi di vita, riducendo drasticamente lo spreco. E una volta esaurito il suo compito? La pellicola non diventa rifiuto: torna alla terra, compostandosi naturalmente. Una soluzione semplice, scalabile, e profondamente coerente con l’idea di un’economia circolare. Alkelux: la polvere che trasforma il packaging tradizionale In Sardegna, un altro gruppo di innovatori sta lavorando a una rivoluzione più invisibile ma altrettanto potente. La startup Alkelux ha messo a punto una polvere naturale da integrare direttamente nei materiali d’imballaggio già in uso, senza doverli sostituire. È un additivo biodegradabile, idrosolubile, che si miscela ai polimeri convenzionali rendendoli attivi contro i principali nemici del cibo fresco: umidità, ossidazione, proliferazione batterica. Ciò che rende unica questa soluzione è la sua modularità. I produttori non devono cambiare le linee, non devono convertire gli impianti. Basta un piccolo innesto nella composizione dei materiali per ottenere confezioni intelligenti, che “collaborano” con l’alimento contenuto. L’impatto è duplice: da un lato, si allunga la vita del prodotto sugli scaffali, evitando perdite economiche e logistiche; dall’altro, si riduce la dipendenza da confezioni multiple o eccessive, in favore di un solo imballo più efficiente e più rispettoso dell’ambiente. AgreeNET: il pod vegetale che combatte i microbi Il viaggio nell’innovazione ci porta infine a scoprire la sofisticata tecnologia di AgreeNET, una startup specializzata in soluzioni bioattive per la conservazione degli alimenti freschi. La loro invenzione ha la forma di un piccolo “pod”, simile a un filtro per il tè, realizzato con materiali vegetali e biodegradabili. All’interno, un mix di sostanze naturali selezionate rilascia gradualmente composti che rallentano lo sviluppo di muffe e batteri. Il pod viene inserito direttamente nelle confezioni di frutta e verdura e agisce come una barriera invisibile contro i patogeni. Il risultato? La shelf-life può estendersi anche di 20 giorni, mantenendo intatti gusto, profumo e consistenza. Questa tecnologia è particolarmente utile per i distributori, gli esportatori e i punti vendita con tempi lunghi di stoccaggio. È un’arma potente contro gli scarti invisibili che ogni giorno si accumulano lungo la filiera. Packaging intelligente: la rivoluzione silenziosa Quello che unisce queste tre startup non è solo l’ingegno tecnico. È una nuova visione del packaging. Una visione che lo trasforma da semplice contenitore a protagonista attivo nella conservazione degli alimenti. Che lo vuole parte della soluzione, non più del problema. Le innovazioni di Mama Science, Alkelux e AgreeNET non sono solo alternative ecologiche: sono strumenti reali per cambiare il sistema. Consentono di ridurre lo spreco, migliorare la logistica, rispettare l’ambiente e offrire un vantaggio competitivo alle imprese. E lo fanno con soluzioni già pronte per essere adottate su larga scala. Dietro l’innovazione, una nuova economia Queste realtà non sono nate per caso. Sono frutto di un ecosistema italiano che, pur tra mille difficoltà, continua a generare innovazione. Programmi di accelerazione dedicati al settore agroalimentare, fondi d’investimento sensibili alla transizione green, ricercatori e ingegneri capaci di unire scienza e sostenibilità. Il packaging sostenibile non è più un’opzione: è una necessità economica, sociale e ambientale. In un mondo in cui il cambiamento climatico impone limiti sempre più stringenti, ogni giorno di freschezza in più è un giorno di rifiuti in meno. Una nuova abitudine possibile La rivoluzione comincia in modo silenzioso. Con una pellicola trasparente che sembra plastica ma non lo è. Con una polvere che non si vede ma protegge. Con un piccolo pod che lavora nell’ombra per salvare ciò che mangiamo. Ecco la bellezza delle soluzioni intelligenti: agiscono senza clamore, ma cambiano tutto. Rendono più semplice fare la cosa giusta. E, soprattutto, ci ricordano che ogni gesto quotidiano può essere parte di un cambiamento più grande. Perché non è solo il cibo che salviamo. È il futuro. E stavolta lo stiamo facendo un imballaggio alla volta.© Riproduzione Vietata
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Versalis: La Chimica al Servizio dell'Economia CircolareL'amministratore delegato di Versalis, in un'intervista a Repubblica, ripercorre le attività dell'azienda in un'ottica di economia circolare Accogliamo volentieri su rNEWS l'intervista di Giacomo Talignani all'amministratore delegato di Versalis, Daniele Ferrari, in cui si affrontano i nodi del presente e del futuro dell'economia circolare, in merito alla lavorazione e allo smaltimento dei rifiuti plastici. Nell'articolo si affrontano le problematiche, ancora aperte, del ciclo dei rifiuti: discariche, termovalorizzazione, pirolisi, prodotti monouso e creazione di packaging sostenibili.La chimica e i suoi processi come chiave per disegnare un mondo basato su una maggiore capacità di riciclo, packaging e prodotti più snelli e amici dell'ambiente, ma anche plastica recuperata e resa nuovamente "vergine" e nuove ricette per la lunga strada verso la decarbonizzazione. I prodotti pensati sotto la lente della circolarità, il recupero dei materiali e la ricerca di quelli alternativi, sono oggi al centro della missione di Versalis, società chimica di Eni. Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis, racconta l'importanza della chimica per la sostenibilità di oggi e del futuro. Come la chimica può oggi aiutare il riciclo ed essere al centro dell'economia circolare?"Come produttori di materie plastiche e prodotti chimici per noi è importantissimo oggi non solo produrre ma anche fornire nuove soluzioni che poi verranno utilizzate sui mercati. Ecco perché per Versalis la circolarità deve essere a 360 gradi. Ci muoviamo su tre linee fondamentali: l'eco design, ovvero produrre e pensare i nostri prodotti anche sotto l'aspetto del fine vita, massimizzando le risorse e pensando per esempio come rendere i manufatti più semplici da riciclare; poi l'utilizzo dei feedstock alternativi con un giusto mix di transizione fra materie prime fossili e quelle rinnovabili, su cui ci stiamo concentrando sempre di più nelle nostre produzioni; e infine un particolare sviluppo e attenzione alle tecnologie di riciclo. Abbiamo un forte senso di responsabilità sociale, con sempre maggiore attenzione alla sostenibilità in azienda: quindi noi come industria chimica dobbiamo impegnarci a contribuire con lo scopo di riciclare sia meccanicamente che chimicamente i prodotti". La plastica, di cui vi occupate, è un materiale complesso da riciclare. Come vi state muovendo per recuperarlo? "Il tasso del riciclo della plastica nel mondo è ancora basso. In Europa, con un mercato di circa 50 milioni di tonnellate di plastica vergine, oltre il 30% dei rifiuti in plastica raccolti viene inviato a processi di riciclo, oltre il 40% viene termovalorizzato e il restante finisce in discariche, e quest'ultimo è un grosso problema. Dobbiamo riuscire a riciclare di più. Durante la pandemia legata al Covid ci siamo resi conto dell'importanza di alcune applicazioni della plastica: da quelle usate nel settore sanitario a quelle del packaging alimentare, è balzata agli occhi l'importanza della plastica proprio per la sua versatilità, perché senza questo materiale sarebbe stato difficile fare molte cose che abbiamo fatto, dai tamponi sino alle mascherine. E' necessario dunque pensare sempre di più al riuso della plastica: oggi in Europa il riciclo meccanico può soddisfare l'esigenza fino a un certo punto. Probabilmente si arriverà a incrementare la percentuale di plastica riciclata meccanicamente, ma difficilmente si andrà oltre perché sui mercati sono presenti plastiche miste e materiali multi-strato. Ecco perché, per andare oltre e ottenere maggiori possibilità di recupero, stiamo sviluppando il riciclo molecolare. Un esempio è quello che facciamo col progetto Hoop, prevediamo di realizzare un primo impianto da 6 mila tonnellate anno a Mantova". In che cosa consiste questo progetto? "In parole molto semplici Hoop si basa sul processo di pirolisi per trasformare plastiche miste in materia prima che possa dar vita a nuove plastiche "vergini", in modo da avere un ciclo di economia circolare. La plastica recuperata viene scaldata nel reattore a 400-500 gradi con basse pressioni: in sostanza la scomponiamo per poterla riutilizzare. Al di là della produzione energetica per scaldare il reattore non ci sono emissioni dirette e questo processo fa in modo che questa plastica ritorni ad essere un bene primario. Con il riciclo molecolare si è meno limitati rispetto a quello meccanico. In futuro speriamo che questo ciclo comprenda anche la possibilità che l'energia necessaria per questo processo arrivi totalmente da fonti rinnovabili, in modo da chiudere il ciclo completamente" E' difficile applicare il concetto di circolarità al recupero della plastica? "Noi facciamo parte della Circular Plastics Alliance e abbiamo preso impegni importanti per il riciclo della plastica, cercando di dimostrare che questo materiale si può recuperare. La plastica non è un problema, ma lo è la cattiva gestione del fine vita. Questo si può realizzare con le tecnologie che stiamo sviluppando. Crediamo infatti che per il futuro sia meglio impegnarsi per gestire al meglio i rifiuti di plastica, piuttosto che eliminare questo materiale, in uno slogan meglio essere "plastic waste free" che "plastic free". Quali altre sfide coinvolgono i rifiuti di plastica? "Una delle prime sfide intraprese è per esempio il progetto Versalis Revive. Creiamo nuovi prodotti con plastica vergine e plastica da riciclo sino al 75%. Lo riusciamo a fare sia nel polistirene, sia nel polietilene per esempio per ottenere prodotti per il settore agricolo per il packaging come film e pellicole. Poi ci sono iniziative come RiVending, in cui raccogliamo bicchierini e palette del caffè e dai monouso diamo vita alla produzione di polistirene espandibile per lastre isolanti per condomini o abitazioni e packaging protettivo di elettrodomestici e mobili. Credo che RiVending dimostri anche che nella grande corsa a bandire monouso di plastica si poteva ragionare diversamente, cioè su come riciclarli e rilevarne valore senza danneggiare un'industria già sotto pressione. Abbiamo dimostrato in modo pratico cosa si può fare con i monouso, un esempio di riciclo applicabile anche in altre realtà". Un esempio di riconversione invece arriva da Crescentino (Vercelli), dove ora producete disinfettante. "Sì, con l'esperienza che abbiamo nella chimica da fonti rinnovabili nel sito di Crescentino in Piemonte abbiamo adattato gli impianti produttivi per produrre una gamma di disinfettanti (chiamati Invix, ndr) utilizzando come principio attivo l'etanolo da materie prime vegetali. Una riconversione necessaria per il momento particolare e difficile che stiamo vivendo. Continueremo a produrre ed espanderemo presto la nostra gamma di prodotti". Quali altre trasformazioni saranno invece necessarie per garantire la transizione energetica? "Servirà una trasformazione completa della nostra industria, ma non si può fare in un solo stadio. Integrare gli impianti chimici tradizionali con strutture nuove e tecnologiche che ci permettono di essere sempre più rinnovabili e circolari è l'obiettivo. Per fare questo usiamo una strategia che definirei a fasi, modulare, un percorso che la chimica sta già facendo e deve fare per essere all'avanguardia, stimolati dalla sensibilità ambientale, dal New Green Deal e da tutti gli apparati di sostegno che verranno per il cambiamento". In questa partita la chimica che ruolo gioca? "All'interno di Eni ogni business fa la sua parte verso la decarbonizzazione. Noi come parte chimica abbiamo la possibilità di integrarci e poter dare l'apporto tecnologico verso questo cambiamento. Ci sentiamo fortemente motivati e responsabilizzati: l'industria chimica tocca circa il 95% di ogni settore industriale, molti dei prodotti che ci circondano sono fatti grazie alla chimica e per questo sappiamo di avere un ruolo importante verso il futuro. Speriamo che anche le persone comprendano quanto la chimica, a volte inquadrata erroneamente o associata magari all'inquinamento, abbia in realtà un ruolo decisivo e prezioso, come risorsa, per lo sviluppo di una società più sostenibile".Giacomo Talignani, la Repubblica
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rNEWS: L'impegno di ExxonMobil nella Riduzione dell'Impatto AmbientaleL'impegno di ExxonMobil nella Riduzione dell'Impatto AmbientaleCome molte grandi aziende da sempre impegnate nell'estrazione, raffinazione e distribuzione di energia proveniente dagli idrocarburi anche ExxonMobil riconosce la necessità di creare azioni concrete per ridurre l'impatto ambientale nell'uso dei combustibili fossili. Pur ribadendo, attraverso le informazioni nell'articolo, la centralità nei prossimi decenni dei combustibili fossili, vuole offrire alla società rassicurazioni sul suo impegno nel campo della riduzione dell'impatto ambientale delle sue produzione e dell'uso dei suoi prodotti.All'inizio di questo mese, ExxonMobil ha pubblicato il suo riepilogo annuale in merito alla produzione di energia e le emissioni di carbonio, con uno sguardo completo al lavoro svolto dall'azienda per gestire i rischi del cambiamento climatico, comprese le azioni per ridurre le emissioni di gas serra. La pubblicazione articola la strategia climatica di ExxonMobil incentrata su quattro aree: ridurre le emissioni dalle sue operazioni, sviluppare e implementare soluzioni tecnologiche scalabili, fornire ai consumatori prodotti che li aiutano a ridurre le loro emissioni e impegnarsi in modo proattivo sulla politica relativa al clima. Ecco una panoramica: Uno sguardo al passato: l'azienda ha riportato nel 2019 i livelli più bassi di emissioni di gas serra dal 2010. Gran parte di ciò è dovuto in parte all'impegno a ridurre le emissioni di metano dalle sue operazioni a monte. Alla la fine del 2020, ExxonMobil era sulla buona strada per soddisfare gli impegni annunciati di una riduzione del 15% delle emissioni di metano e un calo del 25% del flaring rispetto ai livelli del 2016. Guardando al futuro: si prevede che i piani di riduzione delle emissioni della società per il 2025 ridurranno le emissioni di gas a effetto serra dalla sua attività di produzione di petrolio e gas di circa il 30% e le emissioni di flaring e di metano del 40-50%, rispetto ai livelli del 2016. I piani 2025, che coprono le emissioni dirette (Scope 1) e indirette (Scope 2) degli asset gestiti dalla società, rappresentano alcune delle riduzioni più aggressive del settore. L'azienda mira anche a eliminare il flaring di routine dalle sue operazioni a monte, nel prossimo decennio, in linea con l'iniziativa della Banca mondiale. Questi piani aiutano ExxonMobil a diventare un leader del settore della gestione dei gas a effetto serra entro il 2030 e supportano gli obiettivi dell'accordo di Parigi. L'impegno: ExxonMobil si impegna a fornire energia affidabile e conveniente per aiutare a sostenere il progresso umano, promuovendo soluzioni per mitigare i rischi del cambiamento climatico. Mentre il mondo si sposta verso nuove fonti di energia, anche gli scenari climatici che contemplano l'aumento delle temperature di 2 gradi, sviluppati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e dall'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), riconoscono il ruolo che petrolio e gas continueranno a svolgere per decenni. Oggi, la profonda conoscenza del sistema energetico globale da parte dei dipendenti dell'azienda aiuta a migliorare l'efficienza operativa ea sviluppare e implementare tecnologie a basse emissioni per aiutare ad affrontare i rischi del cambiamento climatico. L'approccio: lo sviluppo di tecnologie innovative è fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi. A tal fine, ExxonMobil sta lavorando per sviluppare soluzioni rivoluzionarie nella riduzione delle emissioni per le industrie più con più emissioni della società del gruppo, tra cui la produzione, la generazione di energia e il trasporto commerciale, che rappresentano l'80% delle emissioni globali di CO2 . La cattura e lo stoccaggio del carbonio, i combustibili avanzati, l'idrogeno e le tecnologie efficienti, dal punto di vista energetico, saranno soluzioni che aiuteranno a ridurre le emissioni e creeranno un cambiamento radicale. Uno scambio di idee e competenze: per fornire energia accessibile e utilizzabile è necessaria una varietà di discipline scientifiche e ingegneristiche. Nessuna singola società ha tutte le risposte e conosce la chiave per attivare nuove tecnologie nel campo energetico. Ecco perché ExxonMobil collabora con tecnici esterni, enti privati e pubblici: il National Renewable Energy Laboratory degli Stati Uniti, il National Energy Technology Laboratory degli Stati Uniti, più di 80 università e startup in prima linea nelle soluzioni energetiche alternative. Tutti insieme alla ricerca di quelle risposte e di una nuova innovazione energetica. Nel tentativo di trasferire idee e innovazioni dal laboratorio al mercato, l'azienda mette in campo i suoi punti di forza unici nel campo della scienza, dell'ingegneria e di una posizione di mercato globale. Un approccio collettivo: al di là del laboratorio, dei test sul campo e delle capacità informatiche, ExxonMobil lavora anche con le parti interessate per sostenere soluzioni politiche solide che possano ridurre i rischi legati al clima, facilitando anche l'accesso a un'energia economica e affidabile per la società. Quel lavoro richiede sforzi collettivi e collaborativi oltre le normative dall'alto verso il basso. I nostri sforzi volontari per ridurre le emissioni di metano, ad esempio, forniscono un quadro per normative efficaci per l'intero settore. Perché è importante: “Pochi non sarebbero d'accordo sul fatto che una delle sfide sociali più urgenti che dobbiamo affrontare oggi, sia gestire i rischi del cambiamento climatico. Il modo in cui soddisfiamo la domanda mondiale dell'energia necessaria per la crescita economica mitigando l'impatto a lungo termine sul nostro ambiente è fondamentale per il nostro futuro sostenibile. “- Darren W. Woods, presidente.
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