Acquisizione della Società Spagnola Iber ResinasL’azienda è specializzata nel riciclo meccanico delle plastiche da post consumo e post industriali e nella produzione di granuli e macinatiContinuano le operazioni di acquisizioni sul mercato Europeo da parte dei grandi gruppi industriali attivi nel settore della plastica, che spingono per rilevare riciclatori e produttori di resine circolari al fine di aumentare la loro offerta di prodotti green sul mercato. Iber Resinas è un’azienda con sede a Valencia (Spagna) che si occupa del riciclo del polipropilene, del polietilene e del polistirolo, derivanti dalla raccolta differenziata o dai rifiuti di produzione industriale. trasformandoli in macinati o granuli per la produzione di nuovi prodotti plastici.L’azienda ha un mercato consolidato nella vendita di polimeri riciclati che interessano il settore dell’automotive, quello edilizio e del settore degli imballaggi. L’acquirente che ha chiuso l’operazione è la multinazionale TotalEnergies, che continua la sua diversificazione del business, oltre che nel settore dell’energia rinnovabile, anche in quello delle plastiche riciclate. Lo scopo di questa acquisizione per TotalEnergies è quello di aumentare la sua produzione di polimeri circolari in Europa, l’ampliamento della sua gamma di prodotti riciclati e il miglioramento del suo accesso alle materie prime, attraverso la rete di fornitori di Iber Resinas. Dal lato opposto, Iber Resinas sfrutterà le sinergie con TotalEnergies per sviluppare prodotti di qualità e beneficerà della capacità della società di accelerare la propria crescita. "Questa acquisizione è un ulteriore passo verso il raggiungimento della nostra ambizione di aumentare la quota di polimeri circolari nella nostra produzione di plastica al 30% entro il 2030", ha dichiarato Nathalie Brunelle, Senior Vice President Polymers, Refining & Chemicals, presso TotalEnergies. "Siamo lieti di dare il benvenuto ai team di Iber Resinas e unire il loro know-how di riciclaggio con l'esperienza dei polimeri di TotalEnergies". “Entrare a far parte di TotalEnergies è una grande soddisfazione, ma anche un'opportunità per rafforzare e sviluppare Iber Resinas. Ci consentirà di costruire insieme il nostro lavoro, le nostre conoscenze e lo sviluppo in Spagna e nell'UE, nel settore del riciclaggio dei polimeri, e di affrontare le nuove sfide e le richieste dei nostri clienti ", hanno affermato Santiago Sanz e Borja Sanz, proprietari e amministratori delegati di Iber Resinas .Info: TotalEnergy
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Erema tra Storia e Modernità nelle Materie PlasticheQualità e tecnologia nelle materie plastiche al servizio dei clientiEREMA Engineering Recycling Maschinen und Anlagen Ges.m.b.H, comunemente nota come EREMA, è un'azienda leader a livello globale nello sviluppo e nella produzione di sistemi di riciclaggio della plastica. Fondata nel 1983 in Austria, EREMA ha iniziato la sua attività con l'obiettivo di progettare e costruire macchinari innovativi per il riciclaggio dei rifiuti di plastica, trasformandoli in risorse preziose. La società si è specializzata nella creazione di soluzioni tecnologiche avanzate per il trattamento di vari tipi di plastica, inclusi i rifiuti post-consumo e post-industriali, contribuendo significativamente all'economia circolare nel settore dei polimeri. Fondazione e Sviluppo Iniziale Nel corso degli anni '80, all'inizio della sua storia, EREMA si è concentrata sulla progettazione di impianti di riciclo in grado di processare plastiche miste e contaminati, un compito impegnativo data la varietà e la complessità dei materiali plastici. L'innovazione e l'efficienza hanno guidato lo sviluppo dei primi sistemi, che hanno rapidamente guadagnato attenzione e riconoscimento nel mercato del riciclaggio delle plastiche. Innovazione Tecnologica EREMA è diventata famosa per il suo approccio innovativo nella tecnologia di riciclaggio, sviluppando sistemi come il processo brevettato di Cutter-Compactor, che ha rivoluzionato il trattamento preliminare dei rifiuti di plastica, migliorando l'efficienza del processo di riciclaggio. Questa tecnologia permette di ridurre, compattare e pre-riscaldare i rifiuti plastici prima della fase di estrusione, ottimizzando il processo di riciclaggio. Espansione Globale Con l'aumentare della consapevolezza globale sull'importanza del riciclo della plastica, EREMA ha espanso la sua presenza a livello internazionale, stabilendo filiali e partner in diversi paesi. Questa espansione ha permesso all'azienda di servire un mercato globale, offrendo soluzioni su misura per le esigenze specifiche di ogni cliente e contribuendo alla diffusione delle pratiche di economia circolare nel mondo. Contributo all'Economia Circolare EREMA si è specializzata nella produzione di sistemi di riciclo che supportano il concetto di economia circolare, promuovendo l'uso efficiente delle risorse e minimizzando i rifiuti. La società offre una gamma completa di macchinari per il riciclo, inclusi sistemi per il lavaggio, la separazione, la decontaminazione e la rigenerazione dei materiali plastici. Queste tecnologie permettono ai clienti di EREMA di trasformare i rifiuti plastici in nuovi prodotti di qualità, riducendo l'impatto ambientale e promuovendo la sostenibilità. Ricerca e Sviluppo Il successo di EREMA è dovuto anche al suo forte impegno nella ricerca e sviluppo. L'azienda continua a investire significativamente in R&D per migliorare le sue tecnologie esistenti e per sviluppare nuove soluzioni in risposta alle sfide emergenti nel campo del riciclaggio della plastica. Ciò include la ricerca su nuovi metodi per trattare tipi di plastica difficili da riciclare e lo sviluppo di sistemi che possono produrre materiali riciclati di alta qualità, adatti anche per applicazioni sensibili. Visione Futura Guardando al futuro, EREMA rimane impegnata nella sua missione di promuovere il riciclo della plastica e l'economia circolare attraverso l'innovazione tecnologica. L'azienda continua a esplorare nuove possibilità per migliorare l'efficienza del processo di riciclaggio e per creare soluzioni sostenibili che possano affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. In conclusione, EREMA Engineering Recycling Maschinen und Anlagen Ges.m.b.H è un esempio eccellente di come l'innovazione tecnologica possa contribuire significativamente alla sostenibilità ambientale e all'economia circolare. Con il suo impegno continuo nella ricerca, sviluppo e innovazione, EREMA si posiziona come leader nel campo del riciclaggio della plastica, offrendo soluzioni che non solo rispondono alle esigenze attuali ma anche future del settore. Perchè i clienti apprezzano Erema I clienti apprezzano EREMA per vari motivi che si riflettono nella qualità dei suoi prodotti, nell'innovazione tecnologica e nell'impegno verso la sostenibilità e l'economia circolare. Ecco alcuni dei motivi principali per cui EREMA si distingue e viene apprezzata dai suoi clienti: Innovazione e Tecnologia Leader nel Settore EREMA è riconosciuta per la sua continua innovazione e per lo sviluppo di tecnologie all'avanguardia nel campo del riciclaggio della plastica. I suoi sistemi di riciclaggio, come il famoso processo Cutter-Compactor, offrono soluzioni efficienti per la trasformazione dei rifiuti plastici in risorse preziose, ottimizzando il processo di riciclaggio e garantendo prodotti finali di alta qualità. Alta Efficienza e Riduzione dei Costi I macchinari EREMA sono progettati per massimizzare l'efficienza del processo di riciclaggio, riducendo il consumo energetico e i costi operativi per i clienti. Questo aspetto è particolarmente apprezzato dalle aziende che cercano di migliorare la loro sostenibilità ambientale riducendo al contempo i costi. Versatilità e Flessibilità Le soluzioni di EREMA sono adatte a una vasta gamma di applicazioni e possono essere personalizzate per soddisfare le specifiche esigenze di riciclaggio dei suoi clienti. Questo include la capacità di trattare diversi tipi di materiali plastici, dai rifiuti post-consumo ai residui post-industriali, rendendo i sistemi EREMA estremamente versatili. Supporto e Servizio Clienti Eccezionale EREMA è nota per fornire un eccellente supporto e servizio clienti, dalla consulenza iniziale alla manutenzione post-vendita. L'azienda offre formazione approfondita, assistenza tecnica e accesso a pezzi di ricambio per garantire che i suoi sistemi operino con la massima efficienza. Impegno verso la Sostenibilità L'orientamento di EREMA verso la sostenibilità e l'economia circolare risuona profondamente con le aziende che cercano di ridurre il loro impatto ambientale. Collaborare con EREMA permette ai clienti di contribuire attivamente alla riduzione dei rifiuti plastici e alla promozione di un futuro più sostenibile. Riconoscimento Globale e Affidabilità La reputazione globale di EREMA come leader nel campo del riciclaggio della plastica offre ai suoi clienti la sicurezza di collaborare con un'azienda riconosciuta per la sua affidabilità, qualità e innovazione. In sintesi, i clienti apprezzano EREMA per la sua capacità di offrire soluzioni innovative e sostenibili che non solo rispondono alle loro esigenze specifiche di riciclaggio ma promuovono anche una maggiore efficienza operativa e un impatto ambientale positivo.
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Il Mercato Deregolamentato delle Energie Rinnovabili Attrae InvestitoriIl solare e l’eolico Brasiliano sono diventati interessanti per dimensioni e potenzialitàIl Brasile è un paese che ha sempre destato forti interessi speculativi da parte degli investitori internazionali, prima ancora che industriali, trovando in esso un fertile terreno di conquista. Possiamo ricordare lo sfruttamento indiscriminato della foresta amazzonica per il legname, gli allevamenti intensivi di animali da macello, per soddisfare la crescente richiesta della carne sulle tavole di tutto il mondo e, non ultimo, la coltivazione su larga scala di colture per i biocarburanti e per il foraggio. In un mondo così globalizzato, la problematica energetica ha investito anche il Brasile, che ha introdotto una serie di iniziative nel settore delle energie rinnovabili. La vastità del paese e le sue potenzialità nel campo dell’eolico e del solare, hanno spinto alcune società energetiche locali a intraprendere un passo verso la collaborazione con società internazionali, dotate di strutture e liquidità necessarie per affrontare una sfida così promettente. Infatti, TotalEnergies (TTE) e Casa dos Ventos (CDV), il principale sviluppatore brasiliano di energia rinnovabile, hanno annunciato la creazione di una joint venture 34% (TTE)/66% (CDV) per sviluppare, costruire e gestire il portafoglio rinnovabile di Casa Dos Ventos. Questo portafoglio include 700 MW di capacità eolica onshore in funzione, 1 GW di eolico onshore in costruzione, 2,8 GW di eolico onshore e 1,6 GW di progetti solari in fase di sviluppo avanzato (COD entro 5 anni). Inoltre, la neonata JV avrà il diritto di acquisire i progetti in corso e nuovi, che sono o saranno sviluppati da CDV man mano che giungono alla fase di esecuzione. La JV potrà così favorire congiuntamente la propria crescita accedendo ad un portafoglio aggiuntivo di almeno 6 GW, che CDV continuerà ad ampliare. TotalEnergies pagherà un corrispettivo in contanti di $ 550 milioni (R $ 2.920 milioni) e fino a $ 30 milioni (R $ 159 milioni) per completare l'acquisizione. Inoltre, TotalEnergies avrà la possibilità di acquisire un'ulteriore quota del 15% del capitale della JV dopo 5 anni. TotalEnergies sosterrà la JV accelerando la sua crescita grazie alla sua presenza globale nel mercato Corporate PPA, al suo potere d'acquisto derivante dalla sua dimensione mondiale, alla sua esperienza commerciale adatta al mercato brasiliano e al suo solido bilancio, che consentirà alla JV di migliorare i suoi finanziamenti. CDV, che ha sviluppato il 25% degli asset eolici onshore in funzione oggi in Brasile, porterà alla JV la sua profonda conoscenza del mercato brasiliano e un portafoglio di altissima qualità, passando da un modello di business da sviluppatore a produttore. "Dopo Adani Green in India e Clearway negli Stati Uniti, sono lieto di questa nuova importante partnership in Brasile, con Casa dos Ventos, leader nell'energia eolica onshore. Con questa transazione, TotalEnergies acquisisce una posizione di leadership nel mercato Brasiliano delle energie rinnovabili, uno dei mercati più dinamici al mondo. Questo mercato si adatta alla nostra strategia di trarre vantaggio dalla crescita dei mercati energetici deregolamentati, che è cruciale per la transizione energetica", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies. "Con un totale di 12 GW in funzione, costruzione e sviluppo, sia eolico che solare, questa transazione è un ulteriore passo nell'ambizione di TotalEnergies di raggiungere i 100 GW di produzione rinnovabile entro il 2030, e nella sua trasformazione in un'azienda multi-energia sostenibile e redditizia.”“La partnership tra Casa dos Ventos e TotalEnergies è stata strutturata per massimizzare le complementarità e le sinergie tra le aziende. Oltre alla sua solidità finanziaria, l'impronta globale di TotalEnergies contribuirà all'espansione del nostro portafoglio clienti e migliorerà le nostre conoscenze in nuovi campi della transizione energetica. Siamo fiduciosi che questa partnership ci collochi in un ruolo strategico per guidare l'agenda dell'energia sostenibile in Brasile", ha affermato Mario Araripe, fondatore e presidente di Casa dos Ventos. Informazioni su Casa dos Ventos Casa dos Ventos è una società energetica Brasiliana che sviluppa, costruisce e gestisce progetti da fonti rinnovabili. Responsabile di una delle più grandi campagne di misurazione del vento al mondo, l'azienda ha sviluppato un progetto eolico su quattro in funzione in Brasile. Per continuare il suo ruolo di rilievo nel settore, Casa dos Ventos detiene il più grande portafoglio di progetti eolici e solari in fase di sviluppo nel paese, con circa 20 GW. L'azienda è anche un fornitore leader di soluzioni energetiche per supportare i consumatori nella loro transizione energetica. Casa dos Ventos è firmataria del Global Compact delle Nazioni Unite e opera in linea con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e le migliori pratiche ESG, preservando i biomi locali, sviluppando progetti sociali nelle comunità in cui è presente e contribuendo a un'economia a basse emissioni di carbonio. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originario in Italiano. Fonte: TotalEnergy
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rNEWS: DS Smith ha un Nuovo Amministratore Delegato per la Divisione RicicloLa multinazionale DS Smith si occupa dei servizi di riciclo della carta in 14 paesi al mondo con 3500 dipendenti e 16 cartiere, producendo ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti in carta, attraverso questa intervista conosciamo il nuovo amministratore delegato del settore ricicloRogier Gerritsen in qualità di nuovo amministratore delegato della divisione Recycling di DS Smith è responsabile delle operazioni di riciclaggio in tutta Europa.Cosa ti ha attratto del ruolo di amministratore delegato della nostra divisione riciclaggio? Dopo aver lavorato in entrambe le divisioni Carta e Imballaggio, non ho potuto dire di no a questa fantastica opportunità. Ho sempre ammirato il nostro modello di business circolare e la divisione Recycling gioca un ruolo così cruciale in questo aiutando i nostri clienti a migliorare il loro riciclaggio e ridurre i loro rifiuti, mantenendo i materiali in uso il più a lungo possibile. Questo è solo uno dei modi in cui stiamo creando l'economia circolare, riducendo al minimo l'impatto sul mondo che ci circonda. Sono entusiasta di svolgere un ruolo nel contribuire a creare un futuro più sostenibile per la nostra attività, i nostri clienti e l'ambiente.Cosa vorresti ottenere nel tuo nuovo ruolo? Durante le mie prime settimane, ho avuto il grande piacere di incontrare molte delle persone appassionate e competenti del nostro team che hanno a cuore la nostra attività, vogliono fare la differenza e hanno l'esperienza necessaria. Voglio che siamo in grado di condividere ancora di più la nostra esperienza e competenza e aiutare i nostri clienti con le loro sfide nel riciclo qualunque esse siano: raggiungere gli obiettivi del riciclo, migliorare le prestazioni o raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.Cosa ti rende orgoglioso del tuo nuovo ruolo? La nostra missione è garantire che il riciclo dei nostri clienti sia realmente riciclato e credo fermamente che possiamo fare la differenza nella maggior parte dei mercati in cui operiamo. Sono particolarmente orgoglioso che abbiamo la responsabilità di fornire la massima qualità possibile di materiali riciclati ai nostri impianti e una rete di aziende partner di fiducia in tutto il mondo. Vorrei che usassimo le nostre capacità, passione, processi e impronta per aiutare i nostri clienti e dare forma al nostro intero settore.Cosa ti stimola fuori dal lavoro? Ci tengo molto a fare la differenza e penso che sia davvero importante investire nelle nostre generazioni future, condividere conoscenze ed esperienze per assicurarci che ne traggano vantaggio. Per me, questo inizia con la mia famiglia. Di recente sono stato in grado di aiutare mio figlio con un compito scolastico sulla sostenibilità condividendo esempi di sostenibilità in azione dal mio lavoro presso DS Smith. Mi riempie di orgoglio che presto tutti coloro che lavorano per DS Smith potranno condividere le loro conoscenze ed entusiasmo in questo modo.Lo scorso settembre è stata lanciata la strategia di sostenibilità Now and Next, cosa possono aspettarsi i nostri clienti da questo? Sono davvero entusiasta del lancio della nostra nuova strategia di sostenibilità Now and Next. Questo è il nostro impegno a livello aziendale che mira ad affrontare le sfide di sostenibilità che stiamo affrontando oggi, così come quelle che avranno un impatto sulle nostre generazioni future. Uno degli obiettivi principali per me è che entro il 2030 coinvolgeremo 5 milioni di giovani nell'economia circolare e negli stili di vita circolari. Vedo già questa strategia prendere vita in tutta Europa e, come ho già detto, mi sta anche aiutando con i compiti scolastici di mio figlio! Molti dei nostri clienti sono sempre stati interessati alle nostre iniziative di sostenibilità e ora questo approccio è in crescita. Lavoreremo insieme a partner e ai clienti per sviluppare strategie completamente circolari, dalla progettazione alla produzione, dalla fornitura al riciclaggio. Credo davvero che collaborando con i nostri clienti, comunità, governi e influencer, possiamo fare la differenza insieme.Cosa diresti ai tuoi clienti sulle sfide che stanno affrontando in questo momento? Le pressioni sulla sostenibilità sulle aziende sono aumentate in modo significativo negli ultimi due anni. Nonostante la pandemia da COVID-19, c'è ancora l'aspettativa che le organizzazioni di tutti i tipi non dovrebbero limitarsi solo a ridurre al minimo il loro impatto sul mondo naturale, ma dovrebbero sforzarsi, ove possibile, di creare un impatto positivo sulle persone e sul pianeta. La sostenibilità è al centro del nostro modello di business ed è il fulcro del nostro scopo di "Ridefinire il packaging per un mondo che cambia". Grazie al nostro modello di business unico, siamo coinvolti in ogni punto di contatto del ciclo di fornitura dei nostri clienti e possiamo guidarli nell'adozione di pratiche e soluzioni sostenibili a lungo termine. Personalmente non vedo l'ora di lavorare a stretto contatto con tutti i nostri clienti e potenziali clienti in tutta Europa e mostrare come DS Smith può avere un impatto positivo sul raggiungimento dei loro obiettivi di riciclaggio, obiettivi aziendali e obiettivi ambientali.by DS Smith
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La Catena del Riciclo del PET in Africa si è AccorciataCon un investimento in Sud Africa di 60 milioni partirà un nuovo stabilimento produttivo per l’rPET per uso alimentareCome sta succedendo in varie parti del mondo, in Europa, sud-est asiatico, America del nord e del sud, la filiera tradizionale del riciclo si sta notevolmente comprimendo. Se fino a qualche anno fa i rifiuti in plastica erano gestiti dal riciclatore che li raccoglieva, li trasformava e vendeva i polimeri plastici riciclati agli utilizzatori finali, come i produttori di flaconi ed imballaggi in plastica. Ora, sempre più spesso, il produttore finale di prodotti home care o per la pulizia della casa o per le bibite, si occupa in prima persona di tutta la filiera. La necessità strategica di poter controllare la materia prima riciclata e la filiera del riciclo da parte dei produttori e distributori di questi articoli per il consumatore, ha innescato, da prima l’acquisto dei piccoli e medi produttori di polimeri riciclati e della loro filiera di fornitore dei rifiuti plastici, per poi organizzarsi in modo autonomo per creare da zero linee di approvvigionamento rifiuti e produzione di granuli e scaglie riciclate. In questo schema rientra lo specialista di imballaggi e riciclaggio ALPLA, che sta costruendo un impianto di riciclaggio all'avanguardia nella città costiera sudafricana di Ballito, a nord di Durban. L'impianto, con una produzione di 35.000 tonnellate di materiale PET riciclato, segna l'ingresso dell'azienda nel mercato africano del riciclo. La costruzione inizierà nell'estate del 2023 e il completamento è previsto per l'autunno del 2024. In totale, ALPLA sta investendo circa 60 milioni di euro per rafforzare l'economia circolare regionale. Dopo aver aperto nell'autunno 2022 la sua nuova sede centrale a Lanseria, vicino a Johannesburg, l'azienda attiva a livello internazionale annuncia ora la costruzione del suo primo impianto di riciclaggio in Sudafrica. Entro l'autunno 2024, un moderno impianto per il riciclaggio di bottiglie in PET usate sarà costruito su un sito di 90.000 metri quadrati a Ballito vicino a Durban, nella provincia di KwaZulu Natal. È il primo investimento in un impianto di riciclaggio del PET per uso alimentare nella seconda provincia del Sudafrica per numero di abitanti e un investimento chiave per la regione. In futuro, quasi 60.000 tonnellate di bottiglie di PET saranno riciclate all'anno e, da esse, verranno prodotte 35.000 tonnellate di scaglie e pellet di rPET riciclati meccanicamente, la maggior parte delle quali ALPLA le lavorerà per produrre le proprie bottiglie. 'Il nostro obiettivo è un ciclo bottle to bottle, in questo modo, in qualità di riciclatore e produttore, possiamo garantire la fornitura di imballaggi sicuri, convenienti e sostenibili in tutto il mondo e, allo stesso tempo, promuovere la consapevolezza del materiale riciclabile", sottolinea Philipp Lehner, CEO di ALPLA. Il nuovo piano industriale aumenterà la capacità di produzione annua di tutte le società di riciclaggio ALPLA a circa 238.000 tonnellate per rPET (PET riciclato) e 74.000 tonnellate per rHDPE (HDPE riciclato). Partner per l'economia circolare Il mercato dei prodotti di alta qualità realizzati con materiali riciclati è in crescita non solo in Europa, Asia, Nord e Sud America, ma anche nel sud del continente africano. In Sud Africa, la crescente domanda è accompagnata dalla progressiva espansione dei sistemi di raccolta a livello nazionale. "Insieme all'Organizzazione per la responsabilità dei produttori PETCO, che ha identificato KwaZulu Natal come un'opportunità per lo sviluppo delle imprese, ALPLA sostiene da anni lo sviluppo della filiera della raccolta, la sensibilizzazione della società e la riduzione dell’uso delle discariche", spiega Mike Resnicek, Direttore Finanziario e Commerciale Africa, Medio Oriente e Turchia per ALPLA, e Direttore e Membro del Consiglio di PETCO. Inoltre, per la realizzazione del piano di riciclaggio, ALPLA ha deciso congiuntamente di affrontare l'investimento con un partner locale. "Il know-how locale combinato con una solida comprensione del panorama culturale ed economico è fondamentale per un progetto su così vasta scala", aggiunge Resnicek. L'amministratore delegato di PETCO, Cheri Scholtz, afferma: 'Questo investimento in un ulteriore impianto bottle-to-bottle in Sud Africa, e in particolare con un partner locale, è una buona notizia. Realizzando i nostri primi progetti per il riciclaggio in Africa, ci stiamo attrezzando per il futuro, contribuendo ad aumentare il tasso di raccolta e ridurre i rifiuti, riciclando materie prime preziose. Allo stesso tempo, stiamo creando molti nuovi posti di lavoro a livello locale', afferma Dietmar Marin, amministratore delegato della divisione riciclaggio di ALPLA. Il nuovo stabilimento di Ballito darà lavoro in futuro a circa 100 persone. Lo sviluppo del sistema di raccolta regionale avrà anche un impatto sulla creazione di un valore regionale e dovrebbe generare più di 10.000 posti di lavoro indiretti nei prossimi anni “. Mercato in crescita nell'Africa meridionale ALPLA è rappresentata in un totale di sette sedi in Sud Africa, Mauritius e Angola nella regione sub-sahariana del continente, dove impiega oltre 1.000 persone. A metà ottobre 2022, la nuova sede produttiva della regione è stata inaugurata a Lanseria, vicino a Johannesburg. In precedenza, nella capitale dell'Angola, Luanda, era stato aperto un secondo impianto di produzione di preforme in PET. ALPLA sta pianificando ulteriori investimenti in Africa australe nei prossimi anni. “Il radicamento regionale e il know-how globale creano le basi per solide partnership e fiducia. Con soluzioni di imballaggio di alta qualità realizzate con materiali riciclati, possiamo supportare i nostri clienti nel raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità e offrire tutto da un'unica fonte in futuro", afferma Javier Delgado, amministratore delegato regionale di ALPLA Africa, Medio Oriente e Turchia. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte Alpla
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ENEL: Produzione di Idrogeno da impianti Eolici in CileIl Cile avrà il suo primo impianto per la produzione di Idrogeno attraverso un elettrolizzatore alimentato ad energia eolica.Sebbene oggi la produzione di idrogeno, attraverso le energie rinnovabili non sia ancora competitiva in termini di costo Kw, rispetto alla produzione con gas naturale o con il carbone, non c'è dubbio che la progressiva diminuzione dei costi della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, nei prossimi anni, permetterà l'apertura di un mercato molto interessante in termini di dislocazione della produzione energetica totalmente verde.Come si può leggere dal rapporto di Enel sull'impianto di produzione di Idrogeno in Cile, attraverso l'uso di energia eolica, la decarbonizzazione dei sistemi industriali e civili passa anche per questa strada.Enel Green Power Chile (EGP Chile), controllata di Enel Chile, prevede di partecipare con la società elettrica cilena AME e i futuri partner ENAP, Siemens Energy e Porsche, all’installazione di un impianto pilota per la produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore alimentato da energia eolica a Cabo Negro, a nord di Punta Arenas, nella regione di Magallanes, soggetto all’approvazione da parte delle autorità locali e alla finalizzazione della struttura di finanziamento. L’entrata in esercizio dell’impianto è prevista per il 2022, rendendolo così il primo progetto di questo tipo che produrrà idrogeno in Cile, oltre ad uno dei più grandi in America Latina. L’annuncio è avvenuto durante un evento a cui ha partecipato il ministro cileno dell'Energia Juan Carlos Jobet. Salvatore Bernabei, recentemente nominato CEO globale di Enel Green Power nonché responsabile della linea di business Global Power Generation di Enel ha dichiarato: “L'idrogeno verde può davvero svolgere un ruolo importante nella transizione energetica supportando la decarbonizzazione di settori le cui emissioni sono più difficili da abbattere, e nei quali l'elettrificazione degli usi finali non è una soluzione semplice. Enel punta su questo tipo di idrogeno, che viene prodotto tramite elettrolizzatori, alimentati al 100% da elettricità rinnovabile. Questo progetto, che è una pietra miliare per il Gruppo a livello globale, può mettere in pratica la nostra visione; nello specifico, un impianto come questo può consentirci di analizzare le migliori soluzioni tecnologiche per produrre in modo efficiente idrogeno sfruttando la ricchezza di risorse e le solide infrastrutture della regione di Magallanes. Come stiamo facendo in Cile, continueremo a cercare altri Paesi in tutto il mondo nei quali è possibile lanciare iniziative simili ". Un progetto in Patagonia In un Paese con risorse naturali straordinarie, la Patagonia si distingue per avere alcune delle migliori condizioni del vento sulla terraferma al mondo grazie alla sua vicinanza all’Antartide, come dimostra uno studio sulle risorse eoliche condotto da EGP Chile negli ultimi due anni. Queste caratteristiche uniche permettono alla Patagonia di avere una produzione costante di energia eolica, che rappresenta un elemento chiave per consentire alla regione di posizionarsi come polo di sviluppo dell’idrogeno verde. In particolare, la regione di Magallanes ha la necessità di diversificare il suo mix energetico che era storicamente improntato su petrolio e gas, facendo leva sulle infrastrutture esistenti per accelerare la decarbonizzazione attraverso l’idrogeno verde generato dall’energia eolica. Idrogeno verde in Cile Il Cile si sta affermando come uno dei Paesi con il maggior potenziale per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde al mondo. Stando al Ministero dell’Energia cileno, grazie all’idrogeno verde a basso costo, entro il 2050, sarà resa possibile una riduzione del livello di CO2 accumulato del Paese fino al 20%. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il Cile sia in grado di produrre 160 milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno, raddoppiando l’attuale domanda di idrogeno e, secondo le proiezioni di Bloomberg, il prezzo dell’idrogeno verde sarà competitivo con il diesel in meno di 10 anni circa. Enel in Cile è la più grande azienda elettrica per capacità installata con oltre 7.200 MW di cui oltre 4.700 MW di energia rinnovabile, nello specifico: oltre 3.500 MW di energia idroelettrica, oltre 600 MW di energia eolica, circa 500 MW di energia solare e circa 40 MW di energia geotermica. Il Gruppo opera anche nel settore della distribuzione attraverso Enel Distribución Chile, che serve circa 2 milioni di clienti, e nel business delle soluzioni energetiche avanzate attraverso Enel X Chile. Enel Green Power, all’interno del Gruppo Enel, è dedicata allo sviluppo e alla gestione di rinnovabili in tutto il mondo, con una presenza in Europa, Americhe, Asia, Africa e Oceania. Leader mondiale nel settore dell’energia rinnovabile, con una capacità gestita di oltre 46,4 GW e un mix di generazione che include l’energia eolica, l’energia solare, l’energia geotermica e l’energia idroelettrica, Enel Green Power è all’avanguardia nell’integrazione di tecnologie innovative in impianti rinnovabili.
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Joule: Formazione Manageriale per Aspiranti ImprenditoriJoule è il nuovo programma di formazione creato da Eni per migliorare le competenze manageriali nel campo dell'economia circolare e della transizione energeticaInsieme per far crescere le tue idee La mission di Joule è formare e sostenere nel proprio sviluppo chi vuole fare impresa, crescere e fare crescere I'Italia in maniera sostenibile, con l’obiettivo di incidere positivamente sui processi di transizione energetica ed economia circolare. Joule forma le aspiranti e gli aspiranti imprenditori, fornisce strumenti, competenze e chiavi di lettura con moduli in aula e a distanza. Inoltre, supporta chi ha già avviato un’impresa e vuole svilupparla. Lo Human Knowledge Program di Joule è un'esperienza innovativa, iniziata a ottobre 2020 con un percorso in aula e a distanza, il Blended Program, rivolto a 25 partecipanti già selezionati, e che continua ora con uno full distance learning, gratuito e aperto a tutti, Open Program. Infine, Energizer è l’hybrid accelerator che supporta chi ha già avviato una startup sostenibile. L’obiettivo di Human Knowledge Program è accompagnare la crescita imprenditoriale attraverso l’approfondimento di dieci macro temi pillars, challenge e opportunità concrete, un network di formatori d’eccellenza oltre che imprenditori che mettono a disposizione le proprie esperienze con cui sviluppare insieme una community. Open è molto più di un programma formativo full distance, è un acceleratore di apprendimento pensato per tutti coloro che vogliano mettersi in gioco nel fare impresa in modo dinamico e coinvolgente: la tua avventura imprenditoriale può iniziare oggi.Maggiori informazioni
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Riciclo chimico e rinascita industriale: a Mantova prende vita l’impianto Hoop® di VersalisDalla plastica mista non riciclabile nasce una nuova materia prima per l’industriadi Marco ArezioNel cuore della pianura padana, tra le linee di produzione e gli spazi storici dello stabilimento Versalis di Mantova, si è compiuto oggi un passo decisivo verso un’economia più circolare e sostenibile. È stato infatti inaugurato l’impianto dimostrativo basato sulla tecnologia Hoop®, un’innovazione tutta italiana destinata a trasformare radicalmente il modo in cui trattiamo i rifiuti plastici più complessi. Frutto della collaborazione tra Versalis – società chimica del gruppo Eni – e l’azienda S.R.S. (Servizi di Ricerca e Sviluppo), la tecnologia Hoop® nasce con un obiettivo ambizioso: recuperare valore da quei materiali plastici misti che, fino a oggi, sfuggivano alle logiche del riciclo meccanico tradizionale. Si tratta di plastiche eterogenee, contaminate o multistrato, spesso destinate all’incenerimento o allo smaltimento in discarica. Grazie a questo nuovo processo, invece, possono essere scomposte chimicamente e riconvertite in una materia prima preziosa: il cosiddetto r‑naphtha, un idrocarburo che può rientrare nel ciclo produttivo come base per nuove plastiche, inclusi gli imballaggi alimentari. L’impianto appena avviato, costruito all’interno del polo mantovano su un’area di circa 5.000 metri quadrati, ha richiesto oltre un anno di lavori e ha coinvolto più di venticinque imprese specializzate, portando sul campo una media giornaliera di settanta lavoratori. Non si tratta di un semplice test tecnico: siamo di fronte a un vero banco di prova su scala reale, pensato per validare e ottimizzare un processo che – se darà i risultati attesi – verrà replicato su larga scala in Sicilia, a Priolo, dove è già in fase di progettazione un impianto industriale da 40.000 tonnellate annue di capacità. I primi test di esercizio, condotti nelle scorse settimane, hanno già fornito indicazioni molto positive, confermando l’efficienza del reattore di pirolisi nel trattare plastica mista e la buona qualità del r‑naphtha prodotto. Dal punto di vista ambientale, le prospettive sono incoraggianti: si stima che, nei primi dieci anni di attività, questo tipo di impianto possa evitare l’emissione di oltre 139.000 tonnellate equivalenti di CO₂, contribuendo in modo sostanziale agli obiettivi europei di decarbonizzazione. L’iniziativa rientra infatti in una strategia industriale più ampia, sostenuta anche a livello comunitario. Il progetto Hoop® è stato selezionato dall’Innovation Fund dell’Unione Europea tra le proposte più innovative nel campo delle tecnologie a basse emissioni di carbonio. È un riconoscimento che sottolinea il potenziale trasformativo di questo approccio: una chimica che non solo produce, ma rigenera; che non si limita a minimizzare l’impatto, ma prova a chiudere il cerchio dei materiali. Per Mantova, città legata a doppio filo alla chimica da decenni, l’apertura dell’impianto segna anche una rinascita sotto il segno dell’innovazione sostenibile. Il sito non viene più percepito soltanto come luogo di produzione tradizionale, ma diventa centro di sperimentazione per soluzioni che guardano al futuro. E, nel farlo, coinvolge un indotto fatto di aziende locali, artigiani, tecnici e fornitori che trovano nuove opportunità nella transizione ecologica. «Con Hoop® inauguriamo una fase nuova della nostra attività, più attenta alla circolarità e alla rigenerazione dei materiali», ha dichiarato l’amministratore delegato di Versalis, Adriano Alfani, durante la cerimonia inaugurale. «È un passo che unisce l’esperienza industriale italiana alla visione di una chimica responsabile e competitiva». Il caso di Hoop® dimostra come, anche in ambiti industriali tradizionalmente considerati ad alto impatto ambientale, sia possibile fare innovazione virtuosa. Soprattutto quando la spinta non arriva solo dalla tecnologia, ma anche da un cambiamento culturale, che mette al centro la collaborazione tra enti pubblici, imprese, territori e istituzioni europee. Con l’impianto dimostrativo di Mantova, Versalis non si limita a esplorare un nuovo metodo di riciclo: lancia un messaggio concreto a tutto il sistema produttivo italiano. Le soluzioni ci sono, sono realistiche e possono creare valore – economico, ambientale e sociale. Sta a noi coglierle e accompagnarle con politiche industriali lungimiranti e investimenti in ricerca, infrastrutture e formazione. Perché l’economia circolare, se ben realizzata, non è solo un progetto ecologico: è una strategia di competitività, un orizzonte per l’industria del domani.Foto Versalis© Riproduzione Vietata
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Reju costruirà in Francia un grande impianto di riciclo del poliestere tessile: a Lacq la sfida industriale del vero textile-to-textileLa controllata di Technip Energies svilupperà a Lacq un hub industriale per trasformare abiti usati in nuovo poliestere riciclato, con un obiettivo di circa 50.000 tonnellate annue per sitoAutore: Marco Arezio, Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Data di pubblicazione: 26 marzo 2026Tempo di lettura: 19 minuti Reju a Lacq: non solo una nuova fabbrica, ma un test decisivo per l’economia circolare del tessile La decisione di Reju di sviluppare a Lacq, nel sud-ovest della Francia, un grande impianto di riciclo del poliestere tessile merita attenzione perché non riguarda semplicemente l’apertura di un nuovo sito industriale. Riguarda un punto molto più delicato: capire se il riciclo textile-to-textile del poliestere possa uscire dalla fase dimostrativa e diventare una vera infrastruttura industriale europea, capace di trasformare abiti usati in nuova materia prima tessile in quantità rilevanti. Reuters riferisce che ciascun sito industriale previsto da Reju punta a circa 50.000 tonnellate annue di poliestere riciclato, ma precisa anche che la decisione finale d’investimento non è ancora stata presa e che il materiale riciclato avrà un costo almeno doppio rispetto al poliestere vergine. Il progetto francese si inserisce in una strategia più ampia. Reju, società controllata da Technip Energies, ha già attivato a Francoforte un impianto pilota chiamato Regeneration Hub Zero e ha annunciato altri hub nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti. L’idea non è quindi costruire un singolo impianto simbolico, ma una rete industriale che provi a dare scala a una tecnologia di depolimerizzazione del poliestere post-consumo. Nel caso di Lacq, la società afferma che il sito utilizzerà flussi tessili provenienti dalla raccolta e dal riciclo nazionale, generando circa 80 posti di lavoro diretti e oltre 300 indiretti, sempre subordinatamente alla decisione finale del board di Technip Energies. Perché il poliestere è il cuore del problema tessile globale Per capire il significato industriale del progetto di Lacq bisogna partire da un dato strutturale: il poliestere domina il sistema moda. Textile Exchange segnala che nel 2024 la produzione globale di fibre ha raggiunto circa 132 milioni di tonnellate, in aumento dai 125 milioni del 2023, e che il poliestere rappresenta ormai il 59% della produzione mondiale di fibre; di questa quota, l’88% resta di origine fossile. Nello stesso rapporto si legge che la produzione potrebbe arrivare a circa 169 milioni di tonnellate nel 2030 se il settore continuerà senza cambiamenti di fondo. Questo significa che parlare di circolarità tessile senza affrontare il poliestere è, sostanzialmente, un esercizio retorico. Non siamo davanti a una fibra marginale o specialistica, ma al principale vettore materiale dell’abbigliamento globale, dalla moda veloce allo sportswear. Se il poliestere resta legato a input fossili e a un fine vita prevalentemente lineare, anche tutta la narrativa sulla moda circolare rischia di ridursi a un’operazione di marketing ambientale più che a una trasformazione industriale reale. Il punto più critico, però, è un altro: il mercato del poliestere riciclato esiste già, ma in larghissima parte non nasce dagli abiti. Textile Exchange afferma che nel 2024 il poliestere riciclato è salito a circa 9,3 milioni di tonnellate, ma che il 98% di questo volume continua a provenire da bottiglie in plastica, non da rifiuti tessili. Inoltre, meno dell’1% del mercato globale delle fibre deriva da tessili riciclati pre- o post-consumo. È qui che il progetto Reju assume un valore strategico: prova a spostare il riciclo dal modello “bottle-to-fiber” al modello “garment-to-garment”. Come dovrebbe funzionare l’impianto di Reju Secondo Technip Energies, l’hub di Lacq userà una tecnologia proprietaria di depolimerizzazione per trattare tessili post-consumo e trasformarli in rBHET, una materia prima rigenerata da cui poi ottenere nuovo PET di qualità tessile. La società spiega che questo intermedio verrà successivamente ripolimerizzato in Reju PET, destinato a essere reimmesso nella filiera del poliestere. Reju attribuisce questa tecnologia allo sviluppo congiunto con IBM Research e la presenta come la base di una piattaforma industriale pensata per la tracciabilità textile-to-textile. Sul piano tecnico, il vantaggio teorico della depolimerizzazione è chiaro: invece di limitarsi a rifondere e rielaborare un polimero già degradato, il processo punta a riportare il materiale a un intermedio chimico, da cui ricostruire un poliestere con proprietà più controllabili. In linea teorica, questo approccio è più adatto del semplice riciclo meccanico quando si lavora con rifiuti tessili eterogenei, contaminati o già sottoposti a più cicli di vita. Tuttavia, la bontà del principio chimico non basta da sola a garantire la sostenibilità economica di un impianto industriale: tutto dipende dalla purezza dei flussi in ingresso, dall’efficienza di separazione, dal consumo energetico, dalla qualità dell’output e dal prezzo che il mercato è disposto a riconoscere al prodotto finale. Questa è una deduzione industriale coerente con i dati disponibili sulle criticità di sorting, qualità del feedstock e costo finale. Reju sostiene inoltre che il proprio poliestere rigenerato abbia un’impronta carbonica inferiore del 50% rispetto al poliestere vergine e che sia progettato per essere riciclato più volte. È corretto però segnalare, che questa è una dichiarazione aziendale riportata nei materiali della società, non una verifica indipendente contenuta nelle fonti esaminate qui. Per un investitore, per un buyer o per un grande marchio, il tema non è solo credere alla promessa tecnica, ma capire come quella promessa si traduca in costi, specifiche, disponibilità costante e affidabilità di consegna. Il vero muro da superare: il costo del riciclato Il dato più importante emerso da Reuters non è forse la capacità produttiva, ma il differenziale di prezzo: il poliestere riciclato che uscirà da questi siti industriali costerà almeno il doppio del poliestere vergine. Reuters aggiunge che Reju prevede investimenti nell’ordine di 300-400 milioni di euro per sito, e che il CEO Patrik Frisk considera il premio di prezzo sostenibile perché il costo del materiale incide solo su una parte del costo complessivo del capo. Ma la stessa inchiesta sottolinea che, in un mercato moda feroce sul piano competitivo, il fattore decisivo resta il prezzo e che i consumatori mostrano una disponibilità limitata a pagare di più per prodotti più sostenibili. Qui si vede tutta la fragilità del settore. Il textile-to-textile sul poliestere è tecnicamente promettente, ma industrialmente si trova schiacciato tra due pressioni contrarie. Da un lato ci sono investimenti elevati, complessità impiantistica e costi di trattamento alti; dall’altro c’è un mercato dell’abbigliamento che negli ultimi anni ha educato il consumatore a prezzi bassi, rinnovo rapido delle collezioni e margini compressi. In una simile configurazione, il riciclo tessile avanzato non può vivere solo di virtù ambientale: ha bisogno di contratti di acquisto a lungo termine, di una regolazione favorevole e di una disponibilità di feedstock sufficientemente standardizzata. Questa è una valutazione, non un dato numerico, ma discende direttamente dall’incrocio tra capex, differenziale di prezzo e sensibilità del mercato riportati dalle fonti. Reuters ricorda anche un precedente scomodo: Renewcell, sostenuta da H&M e attiva nel riciclo chimico del tessile cellulosico, è fallita nel 2024 prima di essere rilevata e rinominata Circulose, senza che la produzione sia ancora ripartita. Questo passaggio è fondamentale perché mostra che la disponibilità dei brand a sostenere in teoria la circolarità non coincide automaticamente con la capacità del business di reggere nella pratica. Il settore non manca di storytelling; manca ancora, in molti casi, di una prova pienamente convincente di bancabilità industriale. Perché oggi quasi tutto il poliestere riciclato arriva dalle bottiglie e non dagli abiti Il fatto che il 98% del poliestere riciclato derivi da bottiglie PET non è casuale. Le bottiglie sono, per definizione, un flusso molto più omogeneo: composizione relativamente standard, sistemi di raccolta consolidati, processi di selezione maturi, mercati già strutturati per il riciclo. I rifiuti tessili, al contrario, arrivano spesso come miscugli complessi di fibre, finissaggi, elastomeri, coloranti, accessori metallici, contaminazioni d’uso e composizioni poco trasparenti. Reuters segnala inoltre che questa dipendenza dalle bottiglie è criticata perché sottrae PET a un circuito di riciclo già consolidato. La Commissione europea lo ha descritto con chiarezza già nella Strategia per i tessili sostenibili e circolari: i tessuti misti, come il poliestere con cotone, rendono il riciclo più difficile per la scarsa disponibilità di tecnologie efficaci di separazione; l’elastane può comportarsi come contaminante in quasi tutte le tecnologie di riciclo delle fibre, incidendo sulla fattibilità economica e sul costo ambientale del processo; perfino la miscela tra diversi tipi di poliestere può peggiorare la lavorabilità del rifiuto e la qualità del materiale riciclato. Non è quindi solo una questione di fare “più impianti”, ma di affrontare un problema di progettazione dei prodotti e di qualità dei flussi in ingresso. Questo porta a una conclusione scomoda ma realistica: se l’abbigliamento continua a essere progettato senza pensare al fine vita, gli impianti come quello di Lacq dovranno svolgere un lavoro di “bonifica industriale” molto costoso per rendere riciclabile ciò che non è stato pensato per esserlo. La vera economia circolare, in questo settore, non nasce a valle nell’impianto; nasce molto prima, a monte, nelle scelte di design, composizione, etichettatura e tracciabilità. Perché la Francia può essere un terreno favorevole La scelta della Francia non appare casuale. Il sistema francese dell’EPR tessile è tra i più strutturati in Europa: la guida 2026 di Refashion ricorda che il principio di responsabilità estesa del produttore per abbigliamento, biancheria per la casa e calzature è in vigore in Francia dal 1° gennaio 2007, e che i soggetti che immettono questi prodotti sul mercato devono contribuire all’eco-organizzazione competente. In altre parole, la Francia dispone già da anni di un’infrastruttura regolatoria che riconosce economicamente la gestione del fine vita nel tessile. Anche il quadro europeo sta andando nella stessa direzione. La Commissione europea indica tra i pilastri della propria strategia per i tessili requisiti di ecodesign, Digital Product Passport, contrasto al rilascio di microplastiche, restrizioni all’export dei rifiuti tessili e regole armonizzate di EPR per tutti gli Stati membri. La pagina aggiornata sulla Waste Framework Directive specifica inoltre che la revisione del 2025, entrata in vigore il 16 ottobre 2025, punta proprio a uniformare il mercato dei tessili usati e dei rifiuti tessili, imponendo a ciascuno Stato membro di istituire il proprio schema EPR. Per il progetto Reju questo conta moltissimo. Un impianto chemical recycling può diventare competitivo più facilmente se opera in un contesto dove i costi di raccolta, cernita, preparazione al riuso e riciclo vengono sempre meno scaricati interamente sul mercato spot e sempre più accompagnati da obblighi normativi e responsabilità economiche dei produttori. Non significa che la regolazione risolverà tutto, ma significa che la redditività dell’impianto non dipenderà soltanto dalla differenza secca tra prezzo del poliestere vergine e prezzo del poliestere rigenerato. Questa è un’inferenza economica ragionevole basata sull’architettura EPR descritta dalle fonti ufficiali. Perché Lacq è un sito industrialmente credibile C’è poi la questione geografica e impiantistica. Lacq non è una località scelta per ragioni di immagine, ma un bacino industriale chimico con infrastrutture già presenti. Il sito ufficiale di SOBEGI descrive Induslacq come una piattaforma multi-azienda nata sul precedente sito Total, pensata per supportare le performance industriali tramite reti e servizi condivisi. Il portale “Lacq Advantage” parla di utilities condivise, acqua industriale, trattamento delle acque, vapore, servizi di sicurezza, manutenzione, controllo ambientale, rete ferroviaria e un ecosistema con imprese, centri R&D e una logica esplicita di ecologia industriale e valorizzazione dei sottoprodotti. Per un impianto di riciclo chimico del poliestere questa è una leva concreta di riduzione del rischio. Avere utilities già disponibili, competenze chimiche sul territorio, servizi mutualizzati e un ambiente abituato a gestire processi industriali complessi può ridurre tempi di avvio, costi indiretti e rischio operativo. Anche qui serve prudenza: un buon sito non annulla il rischio di business. Però rende più credibile l’ipotesi che Reju non stia costruendo un’operazione simbolica, bensì un progetto pensato per dialogare con un’infrastruttura chimica già esistente. Il progetto Reju può davvero cambiare il mercato? La risposta più seria è: può cambiare la direzione del mercato, ma non ancora le sue regole fondamentali. Oggi il vero mercato del poliestere riciclato resta ancora dominato dalle bottiglie, mentre il tessile-to-tessile rimane minoritario. Reju prova a colmare proprio quel divario con una logica industriale più robusta del semplice impianto pilota: supporto di un grande gruppo ingegneristico, tecnologia proprietaria, siti multipli, tentativo di costruire un ecosistema di raccolta, sorting e adozione a valle. Tutto questo è rilevante. Ma Reuters ricorda che il punto di equilibrio non è stato ancora dimostrato: il costo è alto, le decisioni finali d’investimento sono pendenti e il settore ha già conosciuto fallimenti o rallentamenti importanti. La vera svolta arriverà solo se quattro condizioni si muoveranno insieme: disponibilità di rifiuti tessili meglio selezionati; progettazione dei capi più compatibile con il riciclo; offtake agreements credibili da parte dei marchi; e una regolazione europea capace di premiare il contenuto riciclato senza distruggere la competitività industriale. Se manca anche solo uno di questi pilastri, l’impianto di Lacq rischia di restare una realizzazione tecnologicamente brillante ma economicamente fragile. Se invece questi fattori convergeranno, Lacq potrebbe essere ricordato come uno dei luoghi in cui il riciclo del poliestere ha smesso di essere una promessa e ha iniziato a diventare una filiera. Questa è una valutazione prospettica fondata sui dati industriali e regolatori oggi disponibili. Conclusione Il progetto francese di Reju non va letto come una notizia isolata, ma come un indicatore della fase storica in cui è entrato il tessile europeo. Per anni il settore ha potuto esibire il poliestere riciclato come simbolo di sostenibilità anche quando quel riciclato arrivava soprattutto da bottiglie. Oggi, invece, il nodo si è spostato: la domanda vera non è più se il poliestere riciclato esista, ma se il sistema moda sia capace di riciclare i propri scarti tessili in modo industrialmente serio. Il sito di Lacq è importante proprio perché prova a dare una risposta concreta a questa domanda. Ma l’articolo decisivo del caso Reju è ancora tutto da scrivere. Finché il prezzo del riciclato resterà almeno doppio rispetto al vergine, finché i rifiuti tessili continueranno a essere difficili da separare e finché la progettazione dei capi non cambierà davvero, il textile-to-textile resterà una frontiera avanzata ma ancora vulnerabile. Lacq, in questo senso, è insieme una promessa industriale e una prova di verità per l’intera economia circolare del tessile europeo. FAQ Che cosa farà esattamente il nuovo impianto Reju di Lacq? Trasformerà tessili post-consumo in una materia prima rigenerata chiamata rBHET, che verrà poi ripolimerizzata in nuovo PET destinato alla produzione di poliestere riciclato per uso tessile. Il progetto è promosso da Reju, società controllata da Technip Energies. Quanto sarà grande l’impianto francese? Reuters indica che i siti industriali previsti da Reju puntano a circa 50.000 tonnellate annue ciascuno; il sito di Lacq rientra in questo disegno industriale. Perché il textile-to-textile del poliestere è così importante? Perché il poliestere è la fibra dominante a livello mondiale e, nonostante l’aumento del poliestere riciclato, il 98% del riciclato disponibile arriva ancora da bottiglie PET, non da abiti usati. Chiudere il cerchio sui tessili è quindi il passaggio che manca davvero. Qual è il principale ostacolo economico del progetto? Il costo: Reuters riporta che il poliestere riciclato prodotto da questi impianti costerà almeno il doppio del poliestere vergine. A questo si sommano capex elevati e un mercato finale ancora molto sensibile al prezzo. Perché i vestiti sono più difficili da riciclare delle bottiglie? Perché i tessili contengono spesso fibre miste, elastane, finissaggi, coloranti e componenti diversi che rendono la separazione più complessa e fanno salire i costi del processo, oltre a peggiorare la qualità dell’output riciclato. La Francia è un luogo favorevole per questo tipo di investimento? Sì, almeno sul piano regolatorio e industriale: la Francia ha un sistema EPR tessile attivo dal 2007 e Lacq è una piattaforma chimica con utilities condivise, servizi industriali e un ecosistema produttivo già strutturato. Fonti Reuters, Technip Energies' polyester recycler Reju to build plant in France, 13 febbraio 2026. Technip Energies, Reju Announces Site Selection for French Regeneration Hub in Lacq Advancing Europe’s Circular Textile Infrastructure, 13 febbraio 2026. Technip Energies / Reju, Reju – Press Brief, 12 febbraio 2026. Textile Exchange, Materials Market Report 2025. Commissione europea, EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles e Waste Framework Directive. Refashion, Eco-fee guide 2026. SOBEGI / Lacq Advantage / Chemparc, documentazione sul polo industriale di Lacq e sulla piattaforma Induslacq.Immagine su licenza © Riproduzione Vietata
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rNEWS: Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane Movimenti societari importanti si vedono nel campo della produzione di energia pulita proveniente da fonti alternative, come gli scarti delle lavorazioni agricole e i rifiuti umidi urbani, detti FORSU. Come riportato da porto ravenna, la società Rosetti Marino Spa ha acquisito il 60% di Green Methane.Rosetti Marino S.p.A. ha acquistato il 60% di Green Methane s.r.l., società leader in Italia nella progettazione, realizzazione e messa in marcia di impianti per la trasformazione di Biogas in Biometano. L’accordo per il subentro nel controllo di Green Methane da parte della Rosetti Marino è stato raggiunto tra l’Amministratore Delegato della società ravennate Ing. Oscar Guerra da un lato e dal Dott. Ferruccio Marchi e dall’Ing. Luigi Tomasi dall’altro, rispettivamente Presidenti delle società fondatrici cedenti Marchi Energia s.r.l. e Giammarco-Vetrocoke Engineering s.r.l.. Le società cedenti mantengono comunque importanti quote nella nuova compagine societaria capitanata da Rosetti Marino, che col suo Gruppo metterà a disposizione di Green Methane le notevoli capacità ed esperienze tecniche, gestionali ed organizzative di cui dispone. Gli scarti di lavorazioni agricole e la frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU) sono le materie prime da cui si genera il Biogas, che ha quindi origine non fossile ed è costituito prevalentemente da Metano e Anidride Carbonica (CO2). Gli impianti di Green Methane purificano il Biogas dalla CO2 e producono un Metano Verde con caratteristiche idonee, sia per l’immissione nella rete distributiva del gas che arriva alle nostre case, sia per autotrazione. La tecnologia di Green Methane è stata selezionata dal Gruppo ravennate perché produce Biometano con un elevatissimo livello di purezza e perché i suoi impianti – che sono caratterizzati da alta efficienza e ridotti costi di esercizio – risultano perfettamente compatibili con quelli di liquefazione del Metano e di generazione di Idrogeno da Metano, già sviluppati da Rosetti Marino tramite la sua controllata Fores Engineering s.r.l. Inoltre, la CO2 separata dal Biogas è disponibile ad elevata purezza ed idonea per successivi utilizzi o destinazioni (CCU o CCS) senza ulteriori trattamenti. L’obiettivo dichiarato di Rosetti Marino è quindi quello di proporsi al mercato come contrattista integrato sull’intera linea di trattamento del Biogas, garantendo, in base alle esigenze della clientela, impianti per la produzione di Metano Verde, anche liquefatto, e Idrogeno Verde. Inoltre, per il Gruppo ravennate la tecnologia Green Methane rappresenta anche l’accesso diretto alle tecnologie per la cattura della CO2, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di de-carbonizzazione dettati dal Green Deal europeo e dalla Conferenza COP 21 di Parigi. L’operazione Green Methane si innesta dunque in un progetto imprenditoriale di ampio respiro, che mira a consolidare la posizione di Rosetti Marino quale protagonista nel mercato dell’impiantistica per l’Energia, sia nel presente contesto di transizione energetica e sia in un futuro caratterizzato prevalentemente dall’impiego delle fonti rinnovabili e dall’economia circolare.
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E' di una Compagnia Aerea Africana il Primo Volo dall'Africa con un BiocarburanteIl SAF (Sustainable Aviation Fuel) miscelato con il normale carburante JetA1 testato su un volo intercontinentaleSi è parlato molte volte dell'impatto ambientale che il traffico aereo mondiale produce, sia per il numero di voli giornalieri nelle tratte bervi, medio lunghe ed intercontinentali, sia per il consumo di carburante per viaggiatore che un aereo esprime. Nell'ottica di trovare delle soluzioni compatibili, tra l'esigenza di movimento della popolazione mondiale e la necessità di contenere l'inquinamento, si è testato un carburante 100% di derivazione vegetale, prodotto in Italia, che potesse, attraverso la miscelazione con il normale carburante jetA1, esprimere livelli di emissioni inquinanti più basse.Una collaborazione che è nata tra un'azienda Italiana e una compagnia aerea Africana che stanno portando avanti un progetto che non solo porti a completare la fase dei test su voli a lungo raggio, ma permetta una più proficua collaborazione anche per le fonti di approvvigionamento della materia prima vegetale utilizzata. A questo test si è sottoposta la compagnia aerea Kenya Airways, che ha compiuto il primo volo in partenza dall'aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, con arrivo ad Amsterdam Schiphol con un Boeing 787-800 (B787-8) Dreamliner. Per questo volo, il JetA1 è stato miscelato con Eni Biojet prodotto nella raffineria di Livorno distillando le bio-componenti prodotte nella bioraffineria di Gela in Siciclia. “La collaborazione con Eni Sustainable Mobility per questo primo volo con il SAF (Sustainable Aviation Fuel) ci mette sulla rotta per testare l'uso del carburante per l'aviazione sostenibile in Africa. I dati e le informazioni generati dal volo pilota saranno preziosi per le decisioni politiche, i quadri normativi e le best practice del settore relative al SAF. Si tratta di un’importante pietra miliare per Kenya Airways e per il più ampio settore dell'aviazione africana” dichiara Allan Kilavuka, amministratore delegato di Kenya Airways. “La fornitura di Eni Biojet all’aeroporto di Nairobi è un passo importante per Eni Sustainable Mobility perché conferma come l’azienda possa sostenere, anche in ambito internazionale, compagnie aeree come Kenya Airways nel proprio percorso di decarbonizzazione” dichiara Stefano Ballista, Amministratore delegato di Eni Sustainable Mobility. Eni Biojet contiene il 100% di componente biogenica ed è idoneo ad essere utilizzato in miscela con il jet convenzionale (JetA1) fino al 50%. Dal 2025, per tutti i voli in partenza dagli aeroporti europei, una quota di SAF sarà obbligatoria. Per questo KQ sta lavorando per trarre vantaggio dall’attuale diffusione dei carburanti sostenibili per l'aviazione, in conformità con la direzione indicata dall'Unione Europea con il regolamento ReFuelEU Aviation, che stabilisce obiettivi di miscelazione dei carburanti tradizionali con carburanti più sostenibili in quantità crescenti. Eni commercializza anche un carburante per il settore avio contenente il 20% di componente biogenica, il JetA1+Eni Biojet, per la cui fornitura ha sottoscritto accordi con compagnie aeree nazionali e internazionali, oltre che con aeroporti e operatori del settore della logistica. Dal 2024 le bioraffinerie di Venezia e Gela inizieranno la produzione di Eni Biojet a partire da materie prime rinnovabili che arriverà a oltre 200 mila tonnellate/anno. Questo obiettivo richiede un’importante fornitura di materie prime, per la quale Eni sta sviluppando sia una filiera in Kenya per la raccolta degli UCO (oli di cucina esausti), lavorando con aziende e operatori del settore food e contribuendo a gestire un rifiuto alimentare in un’ottica di economia circolare, sia una rete di agri-hub in Kenya e altri Paesi africani, per produrre oli vegetali da terreni marginali che non sono in competizione con la produzione alimentare.Info by ENI
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rNEWS: L’Università Bocconi Lancia un Progetto sulla Circolarità della ModaL’Università Bocconi Lancia un Progetto sulla Circolarità della ModaL’attenzione per l’economia circolare non è più un concetto gridato nelle manifestazioni di piazza, ma è una realtà ormai assimilata dagli stati, dalla politica dall’industria e soprattutto dalla finanza, che valuta come investimenti rischiosi quelli concessi ad aziende che operano fuori dal concetto di circolarità.Anche il comparto universitario si è mosso per analizzare da vicino e in modo scientifico, le filiere le aziende e le conseguenze dei comportamenti industriali sulla circolarità dei settori, uno tra questi è quello della moda raccontato dall’università Milanese. La SDA Bocconi School of Management ed Enel X lanciano il Monitor for Circular Fashion Un progetto all’avanguardia in Italia che darà vita al primo Report sulla circolarità del settore moda. Il Monitor for Circular Fashion desidera coinvolgere nel progetto uno spaccato rappresentativo del settore moda italiano lungo l'intera filiera, in collaborazione con la società di consulenza per la sostenibilità Eco-Age. Candiani Denim, Dedagroup Stealth, Intesa (IBM Group), Manteco, RadiciGroup, Save The Duck, Vibram, Vitale Barberis Canonico, Vivienne Westwood, YKK, sono alcuni dei protagonisti del settore che hanno già aderito e contribuito attivamente all’osservatorio. Questa community di aziende scelte perché front-runners della sostenibilità e circolarità nella filiera italiana del settore moda, ha già avviato un percorso virtuoso per confrontarsi sulle opportunità e le sfide della circolarità. In particolare le attività si sono focalizzate sulla condivisione di buone pratiche per individuare o sviluppare nuove soluzioni concrete e misurabili di circolarità. Uno dei temi di maggior attenzione è quello del ruolo fondamentale della trasparenza e tracciabilità di filiera come strumento per dare sostanza ai claim di sostenibilità e di circolarità verso tutti gli stakeholders, compresi i consumatori. A settembre 2021 verrà pubblicato un Report che mostrerà le macro-tendenze del settore; misurerà la capacità delle aziende moda di applicare i principi dell’Economia Circolare lungo tutta la filiera; evidenzierà le best practices e i gap, e infine proporrà un piano ambizioso su come integrare la circolarità in uno dei maggiori settori italiani per l’esportazione. Il Report si baserà su una metodologia innovativa di valutazione della circolarità, sviluppata da Enel X con il know-how del team di ricerca del Sustainability Lab di SDA Bocconi School of Management per l’identificazione di indicatori di circolarità nel settore moda. Un approccio circolare consente di cambiare radicalmente il paradigma del take-make-waste, grazie all'applicazione di cinque modelli di business circolari (Input sostenibile, Prolungamento della vita, Riciclo e Riuso, Prodotto come servizio, Piattaforme di condivisione) per assicurare che prodotti e materiali siano mantenuti in uso il più a lungo possibile, ridisegnando i processi produttivi, logistici, distributivi e le modalità di consumo con l’obiettivo di rendere il più efficiente possibile l’utilizzo delle risorse. Il passaggio a un sistema circolare continuerà ad accelerare il movimento dell'economia globale verso un futuro sostenibile. Il Monitor for Circular Fashion aderirà alle call to action per la circolarità a livello globale, in particolare supportando iniziative chiave come il progetto UNECE “Enhancing Transparency and Traceability of Sustainable Value Chains in Garment and Footwear sector” ed il piano di azione dell’Unione Europea per la circolarità “Circular Economy Action Plan”. “L'approccio scientifico è essenziale per valorizzare e far crescere i numerosi progetti pilota nella moda circolare. Con il Monitor for Circular Fashion vogliamo supportare le aziende nella misurazione delle performance di circolarità, individuando i principali KPI per ogni modello di business della moda circolare. Nel dialogo aperto con Istituzioni e Policy Makers, il Circular Fashion Manifesto darà voce alle buone pratiche del sistema moda italiano”, afferma Francesca Romana Rinaldi, Coordinatrice del Monitor for Circular Fashion presso SDA Bocconi School of Management Sustainability Lab. "L'Economia Circolare è al centro della strategia di Enel X” – ha aggiunto Nicola Tagliafierro, Responsabile della sostenibilità globale di Enel X – “Grazie alle opportunità di business sostenibili che è in grado di generare, e che hanno permesso al Gruppo Enel di posizionarsi come leader di pubblici servizi nell'indice di sostenibilità Dow Jones. Per questa ragione abbiamo deciso di mettere a disposizione la nostra esperienza e il nostro know-how a supporto di una delle industrie italiane più importanti e strategiche, con l'obiettivo di rendere il settore sempre più circolare e di esempio per il mercato globale." Sono molto entusiasta del fatto che Eco-Age stia giocando un ruolo strategico in questo progetto rivoluzionario e nel coinvolgere nuovi stakeholders in questa alleanza tra SDA Bocconi ed Enel X, per collocare l'Italia al centro del dibattito globale sulla moda sostenibile”, ha concluso Livia Firth, cofondatrice e direttrice creativa di Eco-Age. Categoria: notizie - moda - economia circolare - rifiuti - tessuti
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Accordo negli USA tra TotalEnergies e Clearway sull’Energia RinnovabileAccordo negli USA tra TotalEnergies e Clearway sull’Energia RinnovabileIl mercato dell’energia rinnovabile negli Stati Uniti sta vivendo un momento di intensa produttività, non solo a livello di produzione di energia, ma anche di accordi tra società attive nel campo delle energie rinnovabili, come l’eolico e il solare, per migliorare i propri assets e condividere i finanziamenti per nuove strutture e una migliore logistica. E’ il caso di TotalEnergies che annuncia la firma di accordi con Global Infrastructure Partners (GIP) per acquisire il 50% di Clearway Energy Group (CEG), il 5 ° player statunitense nel settore delle energie rinnovabili. Ciò costituisce la sua più grande acquisizione nel settore delle energie rinnovabili negli Stati Uniti, uno dei primi 3 mercati rinnovabili al mondo. Con tale transazione, TotalEnergies sta accelerando ulteriormente la sua crescita nel settore delle energie rinnovabili collaborando con GIP, uno dei principali fondi infrastrutturali globali. CEG è uno sviluppatore di progetti e controlli sulle energie rinnovabili e possiede il 42% degli interessi economici della sua controllata quotata, Clearway Energy Inc. (CWEN), in cui i progetti vengono abbandonati quando raggiungono l'operatività commerciale. Con questa acquisizione, TotalEnergies sta stabilendo una posizione di primo piano nel mercato delle energie rinnovabili e dello storage negli Stati Uniti. Clearway ha 7,7 GW 1 di attività eoliche e solari in funzione attraverso la sua controllata quotata CWEN e ha una pipeline di 25 GW di progetti rinnovabili e di stoccaggio, di cui 15 GW sono in una fase avanzata di sviluppo. Con sede a San Francisco, Clearway ha circa 760 dipendenti. Nell'ambito di questa transazione, GIP riceverà 1,6 miliardi di dollari in contanti e una quota del 50% meno un'azione nella controllata TotalEnergies che detiene il 50,6% di SunPower Corporation (NASDAQ:SPWR), leader nel solare residenziale negli Stati Uniti. La transazione tiene conto delle valutazioni di $ 35,1 per azione per CWEN e $ 18 per azione per SunPower. Nell'ambito di questa partnership, TotalEnergies contribuirà a migliorare le prospettive di crescita di Clearway fornendo a CWEN negli Stati Uniti l'accesso alle sue capacità di scambio di energia e le darà la priorità nella riduzione dei propri progetti sviluppati. L'acquisizione porta il portafoglio rinnovabile di TotalEnergies negli Stati Uniti a oltre 25 GW e contribuisce all'obiettivo che gli Stati Uniti rappresentino almeno il 25% dell'obiettivo globale della Società di 100 GW entro quel momento. Questa transazione integra il portafoglio che TotalEnergies ha costruito negli Stati Uniti dall'inizio del 2021. Nel solare su larga scala, TotalEnergies sta già sviluppando 8 GW di progetti in seguito all'acquisizione di un portafoglio di progetti da SunChase, alla sua partnership con Hanwha Energy e alla recente acquisizione di Core Solar. Nell'eolico offshore, TotalEnergies svilupperà 4 GW di progetti al largo delle coste di New York e della Carolina del Nord, dopo aver vinto le gare d'appalto. Infine, TotalEnergies dà il benvenuto a GIP come partner azionario in SunPower. SunPower è la seconda più grande azienda solare residenziale negli Stati Uniti, fornendo ai clienti soluzioni completamente integrate di energia solare, storage, energia domestica e finanziamento. TotalEnergies e GIP sono ben posizionati per supportare insieme la strategia di crescita del management di SunPower. “Siamo lieti di questa partnership con Global Infrastructure Partners, che è uno dei principali attori nelle energie rinnovabili, in particolare negli Stati Uniti. Consente a TotalEnergies di espandersi nel mercato statunitense, uno dei più dinamici al mondo, beneficiando di asset operativi e di una pipeline di alta qualità da 25 GW, nel settore eolico, solare e storage, con un'ampia copertura geografica con una presenza in 34 stati. Questa transazione si adatta perfettamente alla nostra strategia di fare dell'elettricità rinnovabile uno dei nostri principali motori di crescita insieme al gas naturale liquefatto che abbiamo recentemente rafforzato con il lancio dell'estensione Cameron. Tutto questo dimostra la nostra priorità nell'accelerare la trasformazione dell'azienda per diventare un'azienda multi-energia sostenibile e redditizia", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies. “Siamo estremamente lieti di collaborare con TotalEnergies per continuare a guidare la transizione energetica negli Stati Uniti. Siamo orgogliosi della crescita e dei risultati raggiunti dal team di Clearway dal nostro investimento iniziale nel 2018 e siamo fiduciosi che con TotalEnergies come partner, Clearway lo farà essere in grado di La crescita, le capacità e l'ambizione che GIP e TotalEnergies apportano a questa partnership sosterranno la nostra visione condivisa di costruire piattaforme di energia rinnovabile negli Stati Uniti", ha affermato Adebayo Ogunlesi, Presidente e CEO di Global Infrastructure Partners. Fonte: Total
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Manuali tecnici sui polimeri plastici riciclati: dalla materia prima al prodotto finito, una guida completa per l’industria del ricicloRiciclo delle plastiche post-consumo e post-industriali, tecnopolimeri, film plastici e PVC riciclato: quattro manuali tecnici su trasformazione, difetti, qualità e applicazioni industrialidi Marco Arezio. Dicembre 25.Nel contesto industriale attuale, il riciclo delle materie plastiche ha superato da tempo la dimensione emergenziale e normativa per diventare un ambito tecnologico autonomo, complesso e ad alto valore strategico. Le imprese che operano nella trasformazione dei polimeri riciclati si confrontano quotidianamente con problematiche di qualità, ripetibilità, costi e prestazioni che non possono più essere affrontate con approcci approssimativi o puramente teorici. La collana di quattro manuali tecnici dedicati ai polimeri plastici riciclati nasce con l’obiettivo di colmare questa esigenza: fornire strumenti di lavoro concreti, basati sull’esperienza industriale, capaci di accompagnare il lettore lungo l’intera filiera del riciclo, dalla materia prima di scarto fino al prodotto finito, con un’attenzione costante ai difetti da evitare e alle scelte tecniche che determinano il successo o il fallimento di una produzione. I volumi affrontano quattro ambiti chiave del riciclo moderno: plastiche post-industriali e tecnopolimeri, plastiche post-consumo, film plastici riciclati e PVC riciclato. Ogni manuale è concepito come un testo autonomo ma coerente con gli altri, costruendo una visione organica e completa del riciclo industriale delle plastiche. Il riciclo delle plastiche post-industriali e dei tecnopolimeri Il manuale dedicato alle plastiche post-industriali e ai tecnopolimeri affronta un segmento spesso percepito come “semplice” ma che, nella pratica industriale, presenta criticità tecniche tutt’altro che banali. Gli scarti di produzione, pur essendo più omogenei rispetto al post-consumo, nascondono insidie legate alla variabilità dei lotti, alla presenza di additivi residui, a contaminazioni incrociate e a degradazioni termomeccaniche cumulative. Il volume analizza in modo approfondito le modalità di selezione, rigenerazione e trasformazione di questi materiali, con un focus specifico sui tecnopolimeri, che richiedono competenze elevate e una conoscenza puntuale del comportamento del materiale nel tempo. Viene mostrato come una gestione non corretta del riciclo possa annullare il valore intrinseco di polimeri ad alte prestazioni, mentre un approccio tecnico consapevole consente di ottenere compound riciclati affidabili, competitivi e industrialmente sostenibili. Riciclo delle plastiche post-consumo Il manuale sul riciclo delle plastiche post-consumo affronta il cuore più complesso dell’economia circolare delle plastiche. Qui la materia prima non è mai neutra: è il risultato di comportamenti di consumo, sistemi di raccolta, tecnologie di selezione e trattamenti meccanici che incidono profondamente sulle caratteristiche finali del materiale. Il testo guida il lettore nella comprensione della relazione diretta tra origine del rifiuto e qualità del granulo riciclato, analizzando fenomeni come la variabilità cromatica, la presenza di odori, le contaminazioni polimeriche e la degradazione ossidativa. Particolare attenzione è dedicata ai limiti tecnici del riciclato post-consumo e alla distinzione tra difetti strutturali inevitabili e difetti evitabili attraverso scelte corrette di processo e formulazione. Film plastico riciclato Il film plastico rappresenta una delle applicazioni più sensibili all’utilizzo di materia prima riciclata. Anche minime variazioni nella qualità del granulo possono tradursi in instabilità di processo, difetti superficiali, rotture o scarsa costanza dimensionale. Questo manuale affronta in modo sistematico l’intera filiera del film riciclato, dalla raccolta e preparazione del materiale fino alla fase di estrusione e trasformazione. Il testo approfondisce il ruolo della filtrazione, della densificazione, delle ricette produttive e del bilanciamento tra prestazioni meccaniche e costi industriali. Viene chiarito come molti difetti attribuiti alle macchine o agli impianti derivino in realtà da una comprensione incompleta del comportamento del materiale riciclato in fase di filmatura. PVC riciclato – Manuale tecnico Il manuale dedicato al PVC riciclato si colloca come il testo più specialistico dell’intera collana. Il PVC è un polimero fortemente dipendente dalla formulazione e dagli additivi, e il suo riciclo richiede un approccio radicalmente diverso rispetto ad altri materiali plastici. Il volume analizza in profondità le problematiche legate alla stabilità termica, alla compatibilità tra formulazioni diverse, alla gestione dei plastificanti e delle cariche, fino ai difetti tipici dei prodotti finiti come fragilità, scolorimenti, deformazioni e decadimento meccanico. Il manuale si propone come guida tecnica per evitare errori strutturali che, nel caso del PVC, possono compromettere intere linee produttive e generare costi elevati. Una collana tecnica per l’industria del riciclo consapevole Ciò che accomuna i quattro manuali è un approccio pragmatico e industriale al riciclo delle plastiche. Il riciclato non viene idealizzato né semplificato, ma analizzato per ciò che è realmente: una materia prima con limiti specifici, ma anche con grandi potenzialità se correttamente compresa e gestita. Questa collana si rivolge a riciclatori, trasformatori, tecnici di produzione, responsabili qualità, progettisti, manager industriali e venditori che desiderano superare una visione superficiale del riciclo. I volumi dimostrano come la qualità del prodotto finale non dipenda esclusivamente dalla materia prima, ma soprattutto dalla competenza tecnica con cui essa viene selezionata, trattata e trasformata. In un mercato sempre più orientato alla sostenibilità ma anche alla redditività industriale, questi manuali rappresentano un riferimento tecnico solido per chi vuole costruire valore reale e duraturo a partire dai polimeri plastici riciclati.Acquista i manuali
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rNEWS: Radici Novacips è Stata Premiata da Stihl Radici Novacips è Stata Premiata da Stihl Un premio importante che riconosce la qualità dei tecnopolimeri prodotti dal gruppo Radici che vengono acquistati da Stihl per produrre le motoseghe, decespugliatori, tosaerba e i soffiatori per il giardino. Nonostante il Covid la premiazione come "Supplier of the Year 2019" è stata fatta con una video conferenza.Radici Novacips Spa, società con sede in Italia (Chignolo d’Isola – Bergamo) e appartenente alla Business Area RadiciGroup High Performance Polymers, ha ricevuto il prestigioso premio "Supplier of the Year 2019" promosso da STIHL, nota azienda produttrice di motoseghe e altri attrezzi per l’esterno tra cui decespugliatori, tosaerba, soffiatori. Non è la prima volta che STIHL manifesta la sua riconoscenza nei confronti di RadiciGroup: già nel 2016 infatti, High Performance Polymers era stata premiata dai vertici dell’azienda tedesca come partner strategico nella fornitura di materiali polimerici di qualità. «Ringrazio RadiciGroup per l’eccellente collaborazione dimostrata in questi dieci anni di lavoro fianco a fianco – ha detto Marc Moser Senior Vice President Purchasing di Stihl – La consolidata esperienza nel settore dei tecnopolimeri e la capacità di saper cogliere i bisogni di Stihl fanno di RadiciGroup un fornitore per noi di assoluta fiducia in grado di offrirci tecnologia, innovazione, servizio e ottimizzazione dei costi». A differenza delle altre edizioni e a causa delle restrizioni anti Covid, questa volta la premiazione è stata “virtuale” con un video messaggio indirizzato a RadiciGroup da parte di Marc Moser, Senior Vice President Purchasing di Stihl e Martin Schwarz, Executive Board Member Manufactuing and Materials.Siamo onorati del premio e della stima di Stihl nei nostri confronti – ha detto Cesare Clausi Global Sales Director di RadiciGroup High Performance Polymers - Siamo pronti ad affrontare nuove sfide e non vediamo l'ora di rafforzare la nostra collaborazione su scala globale. Con il consueto lavoro di squadra sono certo che saremo capaci di raggiungere, insieme, traguardi sempre più ambiziosi». Info Radici
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Ecopolietilene 2024: +24% nella raccolta rifiuti in PE e oltre 200 aziende consorziateNel 2024 Ecopolietilene ha raccolto 32.488 tonnellate di rifiuti in polietilene, registrando una crescita del 24%. Oltre 200 aziende fanno ora parte del consorzio EPRNel 2024, Ecopolietilene – il consorzio autonomo specializzato nella gestione dei rifiuti derivanti da prodotti in polietilene – ha registrato una crescita significativa, confermandosi come uno degli attori di riferimento nel panorama dell’economia circolare in Italia. Le tonnellate di rifiuti raccolte hanno sfiorato quota 32.500, segnando un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. Questo dato risulta ancora più rilevante se confrontato con l’incremento del 10% dei beni immessi al consumo, che hanno raggiunto le 78.561 tonnellate. Ecopolietilene fa parte del Sistema Ecolight e coinvolge più di 200 imprese, tra produttori, distributori e operatori del recupero. Durante l’anno appena concluso, circa 30 nuove aziende hanno scelto di aderire al consorzio, portando così a 202 il numero complessivo degli associati. L’adesione crescente al sistema consortile evidenzia una maggiore sensibilità industriale nei confronti della corretta gestione del polietilene, risorsa che – se adeguatamente trattata – può rappresentare un’importante opportunità per la transizione ecologica, piuttosto che un rifiuto problematico. Dei materiali immessi al consumo nel 2024, la quota più rilevante – 68.348 tonnellate – era costituita da prodotti a prevalente contenuto in polietilene, facilmente gestibili e riciclabili. Una porzione più contenuta riguardava beni meno recuperabili (6.839 tonnellate) o con una presenza marginale di polietilene (1.095 tonnellate), confermando l’importanza di classificazioni accurate e strumenti di tracciabilità lungo l’intera filiera. Il consorzio ha sottolineato che il 2024 è stato un anno di rafforzamento operativo, grazie anche a progetti sperimentali e all’impiego di impianti certificati. Le performance raggiunte sono state attribuite a una gestione efficiente e trasparente, che ha saputo coniugare crescita e qualità. Nel corso dei quattro anni successivi all’avvio del consorzio, i volumi di raccolta hanno mostrato un’evoluzione significativa: 14.000 tonnellate nel 2021, 30.198 nel 2022, un lieve calo nel 2023 (26.000 tonnellate), fino a toccare il picco del 2024 con 32.488 tonnellate. Per il 2025, Ecopolietilene punta ad ampliare ulteriormente le modalità di raccolta e a migliorare la tracciabilità dei rifiuti, rafforzando la collaborazione tra consorziati ed enti di controllo. L’obiettivo è sviluppare strumenti innovativi e modelli replicabili che permettano di rendere più efficiente il recupero dei polimeri e aumentare la quota di materiali reimmessi nei cicli produttivi. Attraverso una strategia fondata sulla responsabilità estesa del produttore (EPR), il consorzio si propone di trasformare il polietilene post-consumo in una risorsa centrale per un’economia sempre più circolare e sostenibile. La crescita dei numeri, sia in termini di raccolta che di adesioni, sembra confermare che questa visione è condivisa da un numero crescente di imprese consapevoli del valore ambientale e industriale della materia plastica correttamente gestita.© Riproduzione Vietata
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Novamont: Il Produttore del Polimero Mater-Bi Verrà CedutoTrattative in corso per il controllo della società Novamont attiva nella produzione di bioplasticheIl nome di Novamont e del suo polimero di punta il Mater-Bi, sono conosciuti da tutti gli attori del settore delle plastiche vergini, riciclate e delle bioplastiche, come l’azienda di punta della filiera, in continua evoluzione, nella produzione delle bioplastiche, biodegradabili e compostabili. Il polimero di Novamont è appunto il Mater-Bi, una plastica completamente biodegradabile e compostabile, che permette il suo recupero, a fine vita, attraverso la raccolta e il riciclo dei rifiuti organici urbani, utilizzando i processi di compostaggio e digestione anaerobica. Ma quale è la differenza tra biodegradabilità e compostabilità? Il processo di biodegradazione è la capacità delle sostanze e dei materiali organici di essere degradati in sostanze più semplici, mediante l’attività (enzimatica) di microorganismi. Quando il processo biologico è completo, si ha una totale trasformazione delle sostanze organiche di partenza in molecole inorganiche semplici: acqua, anidride carbonica e metano. Ma la biodegradazione è influenzata da molti fattori, come le temperature, il tasso di umidità, la natura chimica dei materiali da lavorare. Per questo motivo gli ambienti industriali del compostaggio e della digestione anaerobica favoriscono ed accelerano questi processi. Per quanto riguarda la compostabilità di un materiale, si può dire che è la capacità di un elemento di trasformarsi in compost (concime) attraverso il processo di compostaggio. Questa attività, in presenza di ossigeno, comporta la realizzazione di una trasformazione biologica e aerobica del materiale fino a trasformalo in compost. Novamont, utilizzando risorse naturali come il mais e gli oli vegetali non modificati geneticamente, ha realizzato una famiglia di polimeri biodegradabili e compostabili che si possono usare per la realizzazione di film per il commercio e l’agricoltura, oggetti di varie tipologie attraverso lo stampaggio per iniezione e molte altre cose. Alla luce di queste conoscenze tecnico-commerciali, si sta concludendo un’operazione di acquisizione della società Novamont da parte di Versalis, che la porterà a detenere l’intero pacchetto azionario di Novamont. A sua volta Versalis è una società del gruppo ENI fortemente impegnata nella chimica verde, anche attraverso la conversione di raffinerie petrolifere in bioraffinerie per la produzione di combustibili sostenibili.Foto: Novamont
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