PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclataPlasticare: la piattaforma passa di mano in un’ottica di riorganizzazione della comunicazione tecnica PlastiCare, nata nel 2018 come portale specializzato nel mondo della plastica riciclata, ha allargato i propri orizzonti privilegiando la comunicazione su ambiente, economia circolare, energie rinnovabili e articoli tecnici. Nel corso degli ultimi due anni PlastiCare ha assunto un ruolo centrale nel proprio business nel campo della comunicazione e della formazione sul mondo del riciclo, mondo che contemplava aspetti informativi generali, tecnici, applicazioni, ricerca e progettualità. Il portale PlastiCare era nato, inizialmente, come portale di interscambio di offerte e richieste sui polimeri, macchine, stampi, servizi conto terzi, prodotti fatti in plastica riciclata e lavoro, basato su una piattaforma multilingue in cui i clienti postavano le loro offerte e richieste nelle 5 principali lingue (I, ENG, D, F, ESP) e chi leggeva i posts lo faceva nella loro lingua madre, così da ridurre le barriere linguistiche e facilitare i rapporti cliente/fornitore. Nel corso del tempo le attività di comunicazione hanno incrementato il valore del portale diventando, per qualità e argomenti, prioritarie nell’interesse dell’utenza, potendo contare su migliaia di iscritti che usufruivano degli articoli presenti sulla parte delle NEWS. Una specializzazione che ha coinvolto la struttura aziendale nella creazione giornaliera di argomenti e di approfondimenti per un’utenza sempre più attenta alla qualità dell’informazione e alla competenza settoriale. PlastiCare si è quindi creato un target di lettori quotidiani, che è risultato lontano da quello per cui il portale è stato fondato nel 2018, cambiando così l’indirizzo del business e gli obbiettivi iniziali, sviluppando un’informazione specifica nel settore dell’economia circolare, della plastica riciclata, dell’ambiente e delle energie rinnovabili in 154 paesi nel mondo. La decisione dei soci è stata quella di cedere l’attività ad una società di consulenza e comunicazione nel medesimo settore, in modo che dall’unione delle utenze delle rispettive società si potesse creare un bacino informativo maggiore e un mantenimento degli standard del servizio. La cessione di PlastiCare alla società di consulenza e comunicazione sull’economia circolare e sulla plastica riciclata Arezio Marco, ne ha garantito la continuità comunicativa richiesta dai clienti. Il portale verrà, nei prossimi mesi, integrato con il sito della società di consulenza Arezio Marco, che porterà avanti i servizi di comunicazione e di informazione tipici dell’attività di PlastiCare con i servizi di promozione come banner, newsletter, e articoli sponsorizzati. Inoltre, attraverso rMIX, è possibile postare offerte e richieste in modo gratuito o attraverso gli abbonamenti, inerenti al settore della plastica, legno, metalli, vetro, carta, gomma, tessuti, macchine, prodotti finiti, servizi e lavoro. Per ogni ulteriore informazione potete visitare il portale www.rmix.it.it o scrivete a info@rmix.itCategoria: notizie - plastica - economia circolare - PlastiCare
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RoBee, il primo robot umanoide per l'industriaOversonic Robotics lancia un robot avanzato per supportare i lavoratori e punta all'espansione globaledi Marco ArezioUna startup lombarda ha sviluppato e lanciato sul mercato il primo robot umanoide certificato per applicazioni industriali. Il robot, chiamato RoBee, ha un'altezza variabile tra i 135 e i 200 centimetri ed è progettato per svolgere compiti pesanti e assistere i dipendenti in ambienti di produzione. A differenza di ciò che si potrebbe immaginare da un film di fantascienza, questo sviluppo tecnologico è già una realtà consolidata. La startup responsabile di questa innovazione è Oversonic Robotics, fondata nel 2020 a Besana Brianza. Alla guida dell'azienda troviamo Fabio Puglia, presidente, e Paolo Denti, amministratore delegato. L'obiettivo principale dell'impresa è fornire un aiuto concreto ai lavoratori, migliorando la loro sicurezza e il benessere psicofisico. Il robot RoBee non è stato creato per sostituire i lavoratori umani, ma per svolgere mansioni che potrebbero risultare dannose, sia fisicamente che psicologicamente, come il sollevamento di carichi pesanti fino a 200 chilogrammi. Una delle caratteristiche distintive di RoBee è la sua capacità di "vedere" grazie a un insieme di sensori, e di muoversi nello spazio con una precisione millimetrica. È inoltre dotato di un'interfaccia vocale che gli permette di interagire sia con gli operatori umani sia con i sistemi di intelligenza artificiale. Questa combinazione di tecnologie consente al robot di migliorare continuamente le sue prestazioni operative. Applicazioni in fabbrica Attualmente, RoBee è certificato per operare in stabilimenti industriali, dove si occupa di compiti gravosi che possono mettere a rischio la salute dei dipendenti. Tra i suoi principali ambiti d'azione ci sono il supporto nella logistica interna, il controllo qualità dei prodotti e la gestione di attività ripetitive. L'obiettivo a lungo termine è quello di estendere l'utilizzo di RoBee anche in altri settori, come la sanità, dove il robot potrebbe collaborare con il personale medico. Espansione internazionale Oversonic Robotics non sta limitando le proprie ambizioni al mercato italiano. Sebbene al momento RoBee sia stato venduto in Italia, l'azienda ha già ricevuto interesse da parte di investitori internazionali, in particolare dagli Stati Uniti, dalla Cina e da diversi paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito. La startup ha attirato l'attenzione globale grazie alla sua innovazione nel settore dei robot umanoidi, come evidenziato anche dalla piattaforma di analisi CB Insights, che ha inserito Oversonic tra le imprese più promettenti del settore. Le prospettive di crescita sono promettenti: l'azienda sta cercando investitori per espandere la sua presenza all'estero e ha in programma l'apertura di una filiale negli Stati Uniti, con Cincinnati come destinazione potenziale. Anche l'Europa rappresenta un mercato strategico, e non si esclude l'apertura di filiali in altri paesi del continente. Il futuro di RoBee Nonostante le numerose proposte già ricevute, Oversonic Robotics sta procedendo con cautela nel definire il percorso di espansione. L'azienda non si limita al solo settore industriale, ma punta anche a settori come la sanità, dove RoBee potrebbe assistere il personale sanitario in operazioni logistiche e di supporto fisico. Le opportunità per applicazioni robotiche nel futuro prossimo sono vaste, e l'azienda sembra essere ben posizionata per trarre vantaggio da questa crescente domanda di automazione avanzata.© Riproduzione Vietata
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ENI: Sfruttare l'Energia che Viene dal MareSi è costituito un gruppo di lavoro tra l'ENI e l'Università di Torino per studiare la produzione di energia dal moto ondosoCi siano già occupati, in diversi articoli, sulla grande potenzialità che il mare potrebbe regalarci sotto forma di energia prodotta dal moto ondoso. Siamo ancora nella fase di studio su come poter sfruttare in modo permanente questa risorsa, del tutto pulita ed inesauribile. Per questa ragione l'ENI, società internazionale di idrocarburi e l'Università di Tornino si sono unite per accelerare questi studi.L’energia del mare rappresenta la più grande fonte energetica rinnovabile al mondo: si stima che le onde potrebbero sviluppare una potenza lungo le coste terrestri a livello globale pari a 2 TeraWatt, circa 18 mila miliardi di chilowattora all’anno, ovvero quasi il fabbisogno annuale di energia elettrica del pianeta. Inoltre, l’energia da onde è prevedibile, più modulata delle altre fonti rinnovabili e più continua. Valorizzare questa fonte energetica dalle alte potenzialità è lo scopo del laboratorio di ricerca congiunto realizzato dal Politecnico di Torino ed Eni MORE – Marine Offshore Renewable Energy Lab - inaugurato oggi alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, della Presidente di Eni, Lucia Calvosa, dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del Rettore del Politecnico Guido Saracco. Il Laboratorio MORE concretizza ulteriormente la collaborazione tra il Politecnico di Torino ed Eni, sancita a gennaio scorso con il rinnovo di un accordo di partnership, che prevede appunto l’istituzione e il lavoro comune di ricercatori di Eni e dell’Ateneo nel laboratorio, con l’obiettivo di contribuire a una ulteriore crescita del know-how in questa materia di grande interesse sia per Eni che per l’Ateneo e ad una rapida realizzazione industriale delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche marine. Il Laboratorio permetterà di ampliare il campo d’azione congiunta allo studio di tutte le fonti di energia marina, andando a investigare non solo il moto ondoso ma anche l’eolico e solare offshore, le correnti oceaniche e di marea e il gradiente salino. Il MORE Lab ha sede presso il Politecnico, con l’impiego di infrastrutture di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e vede anche l’integrazione con le seguenti strutture Eni: il Marine Virtual Lab, presso il centro di supercalcolo HPC5 a Ferrera Erbognone e l’area di test in mare aperto a Ravenna, dove si sta valutando la fase pre-prototipale del convertitore di moto ondoso ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), il primo impianto al mondo di generazione elettrica ibrida e distribuita da moto ondoso e fotovoltaico; una tecnologia nata dai laboratori di ricerca del Politecnico e sviluppata dalla spin-off dell’Ateneo Wave for Energy, selezionata, ottimizzata ed industrializzata da Eni e in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna. ISWEC ha dimostrato elevata affidabilità e capacità di adattarsi alle diverse condizioni di mare, grazie al suo sistema attivo di controllo e regolazione. Infatti, nel periodo di esercizio si è arrivati a superare il valore nominale massimo di potenza installata pari a 50 kW. Inoltre, il Laboratorio farà rete anche con il sito di test del Politecnico a Pantelleria, dove altri aspetti della stessa tecnologia vengono testati in un ecosistema, quello isolano, che mira all’autonomia energetica e all’azzeramento dell’impatto paesaggistico. Saranno circa 50 i ricercatori coinvolti nella ricerca di MORE Lab, tra personale in ruolo e dottorandi/tesisti del Politecnico, con i quali Eni si interfaccerà, con proprie professionalità, per una rapida crescita del know-how specifico e per la finalizzazione industriale delle tecnologie. Il Centro avrà a disposizione una vasca di prova navale e dei laboratori all’avanguardia per lo sviluppo e dry test dei prototipi e un centro di calcolo ad alte prestazioni. Il Laboratorio, inoltre, si avvarrà di una cattedra specifica sull’ “Energia dal Mare”, che avrà l’obiettivo di formare ingegneri specializzati nella progettazione, realizzazione e utilizzo delle nuove tecnologie che saranno sviluppate proprio nel laboratorio. L’AD Eni Claudio Descalzi ha commentato: “L’impegno di Eni nello sviluppo di tecnologie che avranno un ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione diventa sempre più concreto grazie al lavoro di ricerca condotto insieme al Politecnico di Torino nei MORE Lab che ci permetterà di ottimizzare le tecnologie per renderle sempre più efficienti, competitive ed accelerare il processo di industrializzazione delle energie marine”. “In un settore come quello dell’energia rinnovabile e della sostenibilità, lo sviluppo di soluzioni innovative e realizzate in stretta collaborazione con il mondo industriale – quindi pronte per essere impiegate sul mercato – è quanto mai centrale per il nostro Ateneo”, ha commentato il Rettore del Politecnico Guido Saracco. “I laboratori e i progetti di ricerca e innovazione sviluppati con Eni nei MORE Lab saranno cruciali nei prossimi anni per contribuire in modo significativo a trovare soluzioni per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni che l’Europa si è data”.da eni.com
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Innovatec e il Futuro del Riciclo dei RAEE: Un Passo Avanti Verso l'Economia CircolareL’acquisizione degli impianti del Gruppo Tree da parte di Innovatec rafforza il settore del riciclo dei rifiuti elettronici in Italiadi Marco ArezioIl riciclo dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) rappresenta una delle sfide più urgenti nell'ambito della gestione dei rifiuti, considerato l'aumento vertiginoso di dispositivi elettronici immessi sul mercato e la loro rapida obsolescenza. In questo contesto, emerge una notizia rilevante: la recente acquisizione da parte di Innovatec degli impianti dedicati al riciclo dei rifiuti del Gruppo Tree per 4,15 milioni di euro, una mossa strategica che potrebbe avere importanti implicazioni nel settore della gestione e valorizzazione dei RAEE. Cosa sono i RAEE e Perché Sono Importanti da Riciclare? I RAEE comprendono tutti quei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: dagli smartphone ai computer, dai frigoriferi ai televisori, fino alle piccole attrezzature domestiche. Questi rifiuti sono considerati pericolosi per l’ambiente, in quanto contengono componenti tossici, tra cui metalli pesanti come piombo e mercurio, oltre a materiali preziosi come oro, argento e rame. Se non trattati correttamente, i RAEE possono inquinare il suolo e le falde acquifere, con ripercussioni sulla salute umana e sulla biodiversità. Il riciclo dei RAEE non solo permette di ridurre l’impatto ambientale, ma consente anche di recuperare risorse preziose. Un sistema efficace di gestione dei RAEE può contribuire significativamente alla riduzione della dipendenza dalle risorse minerarie vergini e all’avanzamento verso un’economia circolare, dove i materiali vengono costantemente reimmessi nel ciclo produttivo. Innovatec e l’Acquisizione del Gruppo Tree La recente acquisizione da parte di Innovatec degli impianti di riciclo RAEE del Gruppo Tree rappresenta un passo strategico verso un consolidamento della capacità operativa di Innovatec nel settore del riciclo e della gestione dei rifiuti. Con un investimento di 4,15 milioni di euro, Innovatec si posiziona in modo più competitivo, ampliando la sua presenza in un settore in costante crescita. Questa operazione non solo aumenta la capacità di trattamento dei RAEE, ma rappresenta anche un ulteriore impegno dell’azienda nel campo della sostenibilità e della gestione responsabile dei rifiuti. Secondo le informazioni riportate da Milano Finanza, questa acquisizione rafforza il modello di business di Innovatec, che punta a integrare diverse fasi della filiera dei rifiuti, dal loro trattamento al recupero delle materie prime. Tale approccio integrato è fondamentale per creare valore nel lungo termine, soprattutto in un mercato dove le normative ambientali si fanno sempre più stringenti e i consumatori sempre più attenti all’impatto ambientale dei prodotti. Come Funziona il Riciclo dei RAEE? Il processo di riciclo dei RAEE è complesso e richiede infrastrutture avanzate. In generale, il processo può essere suddiviso in più fasi: Raccolta e Smistamento: I RAEE vengono raccolti e suddivisi in categorie, in base al tipo di apparecchiatura e alle componenti presenti. Questo permette di ottimizzare il successivo trattamento e di minimizzare i rischi ambientali. Decontaminazione: Nella fase di decontaminazione, le sostanze pericolose (come le batterie al litio o i condensatori contenenti sostanze chimiche pericolose) vengono rimosse per garantire la sicurezza delle fasi successive. Frantumazione e Separazione: Le apparecchiature vengono frantumate in pezzi più piccoli, e i materiali vengono separati attraverso processi meccanici e chimici. In questa fase, si recuperano materiali ferrosi e non ferrosi, plastica e vetro. Recupero delle Materie Prime: I materiali separati vengono ulteriormente trattati per ottenere materie prime secondarie che possono essere reimmesse nel ciclo produttivo, come metalli preziosi, plastica rigenerata e vetro. L’Importanza di Strutture all’Avanguardia La gestione efficace dei RAEE richiede impianti moderni, capaci di garantire sia la sicurezza dei lavoratori sia un elevato standard di recupero delle materie prime. L’acquisizione degli impianti del Gruppo Tree permetterà a Innovatec di accedere a tecnologie più avanzate e di migliorare l’efficienza dei propri processi. Questo è cruciale in un contesto in cui la quantità di rifiuti elettronici continua a crescere, e la capacità di gestirli in modo sostenibile diventa un fattore distintivo nel settore. Le Problematiche nel Riciclo dei RAEE Nonostante i vantaggi, il riciclo dei RAEE presenta problematiche significative. Una delle maggiori è rappresentata dalla difficoltà di separare in modo efficace e sicuro i diversi materiali presenti nei dispositivi elettronici. Ogni apparecchio contiene componenti di plastica, metalli vari, vetro e altri materiali, spesso legati da collanti o incapsulati in modo tale da renderne difficile il recupero. Inoltre, i costi per l’implementazione di tecnologie all’avanguardia possono essere elevati, e spesso solo le grandi aziende hanno le risorse necessarie per fare investimenti significativi. Un’altra problematica riguarda la sensibilizzazione dei consumatori. Spesso, i dispositivi elettronici non vengono smaltiti correttamente, finendo in discariche o essendo esportati illegalmente verso Paesi in via di sviluppo, dove il trattamento dei RAEE non segue standard di sicurezza adeguati. Per combattere questo fenomeno, è necessaria una maggiore educazione dei consumatori e un quadro normativo più rigido che incentivi un corretto smaltimento. Prospettive Future: Verso un’Economia Circolare dei RAEE L’acquisizione degli impianti del Gruppo Tree da parte di Innovatec potrebbe segnare un cambiamento nel panorama del riciclo dei RAEE in Italia, creando un precedente per ulteriori investimenti nel settore. Tuttavia, per realizzare una vera economia circolare, è necessario un impegno collettivo da parte di aziende, governi e consumatori. Le aziende devono investire in tecnologie di riciclo avanzate e adottare pratiche di produzione che facilitino il recupero delle materie prime alla fine del ciclo di vita dei prodotti. I governi, da parte loro, possono svolgere un ruolo fondamentale incentivando politiche di responsabilità estesa del produttore (EPR), che rendano le aziende responsabili per il trattamento dei RAEE che immettono sul mercato. I consumatori, infine, devono fare la loro parte adottando abitudini di acquisto e smaltimento responsabili. Scegliere prodotti sostenibili e prediligere brand che garantiscano una corretta gestione dei RAEE può fare la differenza. Inoltre, ricorrere a servizi di riparazione e riutilizzo può allungare la vita dei dispositivi elettronici, riducendo la pressione sulle risorse naturali e contribuendo a un ciclo produttivo più sostenibile.© Riproduzione Vietata
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Italia in Crescita nel Riciclo e Riutilizzo del Legno: Record Raggiunto dal Consorzio Rilegno nel 2023Oltre 1,6 Milioni di Tonnellate di Legno Riciclato e Riutilizzato, Superando gli Obiettivi Europei e Sostenendo l'Economia e l'Ambiente del Paesedi Marco ArezioIl sistema di riciclo e riutilizzo del legno in Italia ha raggiunto nuovi livelli di eccellenza, superando le medie europee. Nel 2023, il Consorzio Rilegno ha riciclato oltre 1,6 milioni di tonnellate di legno, di cui il 46,10% proveniva da imballaggi. Questo risultato rappresenta un tasso di riciclo del 64,92% rispetto ai 3,3 milioni di tonnellate di legno immesso a consumo. Questi numeri superano ampiamente l'obiettivo del 30% entro il 2030 stabilito dal nuovo Regolamento Europeo (Ppwr) e migliorano rispetto al 62,7% registrato l'anno precedente, sebbene i volumi assoluti siano leggermente inferiori (1,7 milioni di tonnellate nel 2022 con 3,4 milioni di tonnellate immesse a consumo). Crescita del Tasso di Riciclo Il risultato ottenuto nel 2023 rappresenta il più alto degli ultimi otto anni, mostrando una crescita significativa rispetto al 60% del 2016. Questo dato testimonia l'efficacia delle politiche e delle pratiche adottate dal Consorzio Rilegno per promuovere il riciclo del legno. Il Settore del Riutilizzo In particolare, il settore del riutilizzo ha registrato un notevole aumento, con 909.210 tonnellate di pallet rigenerati e reimmessi nel mercato, corrispondenti a oltre 70 milioni di unità. Questo incremento sottolinea l'importanza del riutilizzo come componente chiave nella gestione sostenibile del legno.Distribuzione Regionale del Riutilizzo A livello regionale, la Lombardia si distingue nel riutilizzo con 264.860 tonnellate, pari al 29% del totale, seguita da Piemonte (133.754 tonnellate), Veneto (110.849 tonnellate), Emilia Romagna (108.883 tonnellate) e Toscana (101.364 tonnellate). Questi dati mostrano una distribuzione capillare e un forte impegno in diverse aree del paese.Utilizzo del Legno Riciclato Il 95% del legno riciclato viene utilizzato per la produzione di pannelli truciolari, fondamentali per l'industria del mobile, oltre che per altri prodotti come pallet block, blocchi di legno cemento per l'edilizia, biofiltri, pasta di legno per cartiere e compost. L'impatto economico di queste attività è stimato intorno ai 3,1 miliardi di euro, con oltre 10.000 posti di lavoro generati e un risparmio nelle emissioni di CO2 pari a 1,8 milioni di tonnellate. Impatto Economico e Ambientale Nicola Semeraro, presidente di Rilegno, ha sottolineato l'importanza del riutilizzo, che ha superato le 900.000 tonnellate, evidenziando l'impatto positivo sia a livello ambientale che economico. "Il risultato raggiunto in un mercato grande come quello italiano, secondo solo a quello tedesco, ha conseguenze determinanti in relazione all'immesso al consumo," ha commentato Semeraro. La filiera gestita da Rilegno include 1.957 consorziati, 384 piattaforme di raccolta distribuite capillarmente sul territorio e 16 impianti di riciclo. Nuove Normative Europee Nel 2023, l'UE ha presentato il nuovo regolamento sugli imballaggi, che stabilisce obiettivi ambiziosi e richiede adeguati mezzi economici per essere raggiunti. Semeraro ha aggiunto che, nonostante le normative stringenti, la sostenibilità ambientale è un bene collettivo che deve essere perseguito a tutti i costi. Conclusioni Questo incremento nel riciclo e riutilizzo del legno dimostra come l'Italia stia avanzando verso una gestione più sostenibile delle risorse, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2 e al risparmio economico, e ponendosi come modello virtuoso a livello europeo.
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La Plastic Tax e le Quotazioni della BorsaCome la Plastic Tax potrebbe influenzare l'andamento dei titoli delle società impegnate nella raccolta e lavorazione dei rifiutiLa Plastix Tax che entrerà in vigore in Europa nel corso del 2021 potrebbe creare un circolo virtuoso delle quotazioni in borsa delle società che si occupano di recupero e selezione dei rifiuti, ma un interrogativo per le altre azienda della filiera della plastica. Vediamo cosa ci suggerisce la redazione di FOL.Torna in auge l’argomento plastic tax che aveva tenuto a lungo banco lo scorso autunno. La plastic tax italiana partirà a gennaio 2021 prevede il pagamento di 45 centesimi ogni chilo di plastica di prodotti monouso venduti. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lo scorso luglio ha puntualizzato in audizione alla Camera dei Deputati che la legge di Bilancio 2021 lavorerà in modo da evitare duplicazioni e oneri eccessivi per le imprese, ossia al fine di evitare una doppia tassazione tra plastic tax italiana e quella europea (anch’essa al via da gennaio 2021). Le ultime indicazioni stampa parlano della possibilità di un allargamento del perimetro della plastic tax anche ai grossisti. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il governo starebbe infatti lavorando all’ipotesi di allargare il perimetro di applicazione della plastic tax anche ai grossisti. Allo studio ci sarebbe anche l’ipotesi di includere gli esercenti dei depositi della grande distribuzione. Il quotidiano che fa capo a Confindustria spiega come nella prossima manovra finanziaria o in un decreto fiscale collegato si cercherà un equilibrio della struttura dell’imposta coerente con il mercato, la definizione univoca dei prodotti su cui applicarla e la riduzione delle procedure e degli oneri amministrativi. I titoli di Piazza Affari che guardano interessati Sviluppi guardati con interesse anche da alcuni player di Piazza Affari. L’applicazione della plastic tax è infatti un driver positivo per gli investimenti in impianti di trattamento e riciclo del rifiuto. Particolarmente esposta Hera (25% Ebitda) che, con l’acquisizione di Aliplast, svolge già da qualche anno attività di produzione plastiche e prodotti riciclati. “I prodotti di questo segmento avranno sempre maggior utilizzo – rimarcano gli esperti di Equita SIM – proprio in ragione dell’introduzione delle tassazioni specifiche che nei prossimi anni i saranno ulteriormente inasprite dalle direttive Europee (in Europa già prevista tassazione a 0,8 euro per Kg)”. Il governo Italiano dovrà inoltre emanare direttiva specifica sulla strategia nell‘economia circolare nei prossimi mesi “dalla quale ci attendiamo una spinta agli investimenti in impianti di trattamento del rifiuto”, aggiunge Equita che indica un’esposizione rilevante anche per A2A (24% Ebitda) ed IREN (18% Ebitda). Meno esposta Acea (5% Ebitda). Articolo dalla redazione di FOL
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TotalEnergies e Saint-Gobain insieme per decarbonizzare l'industria franceseSiglato un accordo per la fornitura di 875 GWh di elettricità rinnovabile, rafforzando l’impegno verso la riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050di Marco ArezioTotalEnergies ha siglato un Power Purchase Agreement (PPA) con Saint-Gobain, in base al quale fornirà elettricità rinnovabile agli impianti francesi della multinazionale. L’accordo entrerà in vigore a partire da gennaio 2026 e prevede una fornitura totale di 875 GWh di energia in un periodo di cinque anni. L'elettricità sarà prodotta da impianti eolici e solari di proprietà di TotalEnergies situati nel nord-est e nel sud della Francia, oltre che nella Valle della Loira. Saint-Gobain riceverà una fornitura continua di energia elettrica con garanzie di origine, certificando la provenienza dell'energia da fonti rinnovabili. Questo contratto per l'elettricità rinnovabile si aggiunge a un precedente accordo firmato a giugno 2023, in cui TotalEnergies ha venduto biometano prodotto presso il suo sito BioBéarn a Saint-Gobain. "Siamo entusiasti di questo nuovo accordo con Saint-Gobain, che rappresenta un segnale del nostro impegno condiviso per decarbonizzare l'industria francese. Dimostra anche la nostra capacità di offrire soluzioni energetiche che rispondono alle esigenze dei clienti, garantendo al contempo la provenienza dell’elettricità verde fornita", ha dichiarato Sophie Chevalier, Vicepresidente di Flexible Power & Integration di TotalEnergies. "In Francia, TotalEnergies dispone di un portafoglio di energie rinnovabili di oltre 2 GW, che contribuisce a evitare l’emissione di 800.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Questo è un argomento convincente per i nostri clienti", ha aggiunto. Swaroop Srinath, Direttore degli Acquisti Energetici per il gruppo Saint-Gobain, ha commentato: "Saint-Gobain si è impegnata a raggiungere le emissioni nette zero di carbonio entro il 2050. Per realizzare questa ambizione, è fondamentale decarbonizzare i nostri processi produttivi. Questo contratto con TotalEnergies consente al Gruppo di compiere un ulteriore passo verso tale obiettivo, garantendo una fornitura affidabile e continua di elettricità rinnovabile per i nostri siti industriali. Grazie a questo PPA, insieme ad altri contratti siglati dal Gruppo in Francia, il 30% dell'elettricità utilizzata nei nostri impianti francesi proverrà da fonti rinnovabili entro il 2027." Soluzioni su misura per le esigenze specifiche dei clienti L’accordo con Saint-Gobain segue altri contratti simili firmati da TotalEnergies con aziende come Air Liquide, Amazon, LyondellBasell, Merck, Microsoft, Orange e Sasol. Questo testimonia ulteriormente la capacità di TotalEnergies di sviluppare soluzioni innovative, sfruttando un portafoglio diversificato di asset per supportare i propri clienti negli sforzi di decarbonizzazione.
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Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'IndustriaL'interesse per l'economia circolare non è più espresso solo nei sogni o nelle buone intenzioni degli ambientalisti o dei cittadini comuni, ma è ormai diventata un'esigenza industriale da perseguire per dare una risposta alle richieste del mercato La stringente europea normativa sulle emissioni inquinanti e l'esigenza di produrre in modo sostenibile hanno fatto crescere, nel mondo del lavoro, la richiesta per nuove figure professionali specializzate. Come riporta la Repubblica in questo articolo il mondo del lavoro è in fermento per queste trasformazioni importanti.Green e sostenibilità hanno numeri sempre più grandi: oltre 3 milioni di occupati. E ora si formano Expert in Circular Economy per l’industria Sostenibilità, economia circolare, green. Non sono più tendenze o mode, ma nuovi paradigmi economici e sociali. Sulla loro crescita, che sarà spinta ancora di più dai grandi investimenti comunitari, si andranno a modellare diversi aspetti della società, a cominciare dalla formazione. Intanto i numeri, del rapporto della Fondazione Symbola: gli italiani che lavorano nel green sono 3,1 milioni, 432mila imprese che negli ultimi 5 anni hanno investito sull’economia verde, crescita di occupazione green del 3,4% dal 2017 al 2018. Secondo i numeri contenuti in un’indagine di LinkedIn, l'Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell'ambito dei 'green job', con Milano al 7° posto a livello mondiale per la concentrazione di professionisti della sostenibilità. L'Europa ha registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità durante l'ultimo anno, con una crescita del 7,5%, maggiore rispetto alla media globale. Anche la domanda di lavori legati alla sostenibilità è cresciuta del 49% dei posti di lavoro disponibili su LinkedIn per ruoli legati alla sostenibilità in Europa. Per quanto riguarda il lavoro nell’economia circolare, l’Italia è seconda solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7% (fonte: Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network). In uno scenario del genere, il mondo della formazione si sta ponendo il tema della creazione di figure professionali che siano coerenti con l’andamento del mercato. Soprattutto nell’applicazione dei concetti dell’economia circolare al mondo dell’industria. Da questa impostazione è nato il primo corso di formazione tecnica superiore per esperti di economia circolare per l’industria, promosso da ART-ER ( la Società Consortile dell'Emilia-Romagna, con l’obiettivo di favorire la crescita sostenibile della regione) nell’ambito del progetto europeo IFTS Circular Society. Il mondo della formazione professionale è sempre più orientato alla sostenibilità ma la particolarità di questo corso, unico in Italia, è la creazione di una nuova figura professionale, quella del Tecnico per la Sostenibilità e l’Economia Circolare dei Processi Industriali con tanto di rilascio di Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore. Una figura sempre più richiesta dal mondo del lavoro.
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La Crisi dei Prezzi Minaccia il Settore del Riciclo delle PlasticheFatturato in Caduta del 30% nel 2023: Necessarie Misure Regolatorie e Certificati di Riciclo per Contrastare la Concorrenza Sleale e Garantire la Qualità dei Materialidi Marco ArezioI prezzi bassi stanno minacciando il settore del riciclo delle materie plastiche. Sebbene i volumi di materiale riciclato siano rimasti stabili rispetto al 2022, i prezzi di vendita hanno subito un drastico calo, determinando una riduzione del 30% nel fatturato. Presentazione del Rapporto Assorimap 2024 A Roma, l'Associazione Italiana dei Riciclatori di Materie Plastiche (Assorimap) ha svelato l'edizione 2024 del suo rapporto sul riciclo meccanico delle materie plastiche, elaborato da Plastic Consult. Il direttore Paolo Arcelli ha illustrato i dati relativi al 2023, evidenziando come in Italia siano state raccolte oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui tra 1,3 e 1,45 milioni di tonnellate sono state riciclate, in leggero calo rispetto all'anno precedente. Stabilità dei Volumi e Declino del Fatturato I dati mostrano che nel 2023 i riciclatori meccanici hanno immesso sul mercato 784mila tonnellate di plastiche riciclate da post-consumo, un valore pressoché stabile (-0,3%) rispetto all'anno precedente. Tuttavia, il fatturato è crollato del 30%, scendendo a 780 milioni di euro rispetto al miliardo del 2022 (+18% sul 2021). Questo calo è principalmente dovuto alla diminuzione dei prezzi di vendita del riciclato, necessaria per competere con i bassi prezzi delle materie prime vergini e per contrastare le importazioni di materiale rigenerato a basso costo proveniente da India e Cina. Problemi di Tracciabilità e Concorrenza Sleale I materiali importati spesso mancano di dati sulla tracciabilità o sulla reale percentuale di contenuto riciclato, offrendo prezzi che i produttori locali non riescono a sostenere. Questa situazione ha pesato sui bilanci dei 75 operatori del riciclo meccanico, che rappresentano la spina dorsale del settore. Proposte per Nuovi Strumenti Regolatori Assorimap accoglie con favore l'introduzione di una clausola di salvaguardia nel nuovo regolamento sugli imballaggi, che obbligherebbe i fornitori extra-UE di plastiche riciclate a rispettare gli standard comunitari, prevenendo così la concorrenza sleale in vista dell'imposizione di percentuali minime di contenuto riciclato nei packaging. L'associazione propone anche l'implementazione di sistemi di tracciabilità e certificazione per garantire la provenienza e la qualità del materiale riciclato, fondamentale soprattutto per i materiali destinati al contatto con alimenti. Un'idea innovativa è la creazione dei 'Certificati del riciclo', che includerebbero il risparmio di emissioni di CO2 rispetto alla produzione con materiali vergini, sostenendo questa attività attraverso un sistema di compravendita simile ai certificati bianchi per l'efficienza energetica. Supporto Istituzionale Patty L’Abbate, vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera, ha dichiarato il suo sostegno alla proposta dei certificati di riciclo, sottolineando la necessità di combattere il greenwashing e promuovere una seria economia circolare. Ha promesso di portare al Ministero dell’Ambiente la richiesta delle imprese per migliorare la gestione dei rifiuti plastici. Dati Aggiuntivi del Rapporto Secondo Plastics Consult, il settore conta 355 operatori che si occupano di raccolta, selezione e riciclo di rifiuti e scarti industriali, di cui 230 producono rigenerato in granuli o scaglie, come nel caso dell'rPET. Tra questi, 75 sono riciclatori 'puri', che producono granuli da riciclo meccanico di rifiuti post-consumo. Il polimero più riciclato è il polietilene, che rappresenta il 46% del totale, seguito dal PET con il 25%. Il polipropilene e i misti poliolefinici seguono con percentuali inferiori al 10% e al 16% rispettivamente. Altri polimeri rappresentano complessivamente meno del 5%. Ripartizione della Produzione per Settori Applicativi La produzione è prevalentemente destinata all'imballaggio, che assorbe il 40% dei volumi totali, soprattutto grazie al PET. Seguono il settore dei tubi con il 12% e altre applicazioni flessibili con meno del 10%, superate dall'edilizia e costruzioni. Agricoltura, articoli casalinghi e giardinaggio chiudono la lista. Conclusione Includendo tutti gli operatori del riciclo, come macinatori e trasformatori integrati, i volumi complessivi di riciclati plastici post-consumo sono stimati tra 1,3 e 1,45 milioni di tonnellate. Questi dati mostrano la necessità di interventi regolatori e di sostegno per garantire la sostenibilità economica del settore del riciclo delle plastiche.
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Crisi Michelin: Sfide Attuali e Adattamento per il FuturoCome Michelin sta cercando di superare una delle più grandi crisi della sua storiadi Marco ArezioMichelin, simbolo dell'industria francese e leader mondiale nella produzione di pneumatici, si trova oggi ad affrontare una delle sfide più dure della sua storia. La decisione di chiudere due stabilimenti produttivi in Francia, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, è solo l'ultimo capitolo di una crisi che riflette una realtà industriale in trasformazione. Dietro questa scelta ci sono fattori complessi, legati alla concorrenza globale, all'aumento dei costi di produzione e alla necessità di adattarsi a un mercato in rapida evoluzione. I Problemi Attuali di Michelin Michelin si è trovata costretta a rivedere la sua strategia industriale a causa di diversi elementi che stanno influenzando negativamente l'intero settore dei pneumatici. Tra questi, il principale è la concorrenza sempre più aggressiva da parte dei produttori del sud-est asiatico. Questi ultimi, grazie a costi di manodopera inferiori e a una maggiore flessibilità nei processi produttivi, sono in grado di offrire prodotti a prezzi notevolmente più bassi rispetto ai produttori europei. Ciò ha messo una forte pressione su Michelin, rendendo difficile mantenere competitivi gli stabilimenti francesi. L'aumento dei costi energetici e di produzione è un altro fattore determinante. In Francia, il costo del lavoro è significativamente più elevato rispetto a quello di molti paesi asiatici, rendendo le operazioni produttive meno redditizie. Inoltre, la crescente pressione per adottare pratiche produttive sostenibili e conformarsi a normative ambientali più stringenti ha richiesto a Michelin di fare ingenti investimenti, spesso difficili da sostenere in un contesto economico già fragile. La Concorrenza del Sud-Est Asiatico La competizione con i produttori del sud-est asiatico è una delle problematiche più ardue per Michelin. Paesi come Cina, Thailandia e Indonesia hanno saputo sviluppare una capacità produttiva che combina elevati volumi con costi molto bassi, ottenendo così un vantaggio competitivo difficilmente colmabile. Il supporto governativo sotto forma di sussidi e incentivi all'export ha permesso ai produttori asiatici di penetrare il mercato globale con pneumatici a basso costo, rendendo ancora più difficile per Michelin competere efficacemente sul prezzo. Nonostante la qualità superiore dei prodotti Michelin, il consumatore medio è spesso spinto verso alternative più economiche, specialmente in tempi di incertezza economica come quelli attuali. Questa situazione ha costretto l'azienda a rivedere le sue priorità strategiche, concentrando la produzione in aree dove i costi sono più contenuti e chiudendo quegli impianti che non possono più garantire una redditività sostenibile. Strategia di Ristrutturazione e Prospettive Future La chiusura degli stabilimenti è parte di una più ampia strategia di ristrutturazione volta a migliorare l'efficienza operativa e a garantire la sostenibilità finanziaria nel lungo termine. Michelin ha deciso di concentrare le proprie risorse sugli stabilimenti più moderni e produttivi, puntando al contempo a ridurre i costi e incrementare la propria presenza nei mercati in crescita. Un altro aspetto centrale della strategia di Michelin è l'investimento in ricerca e sviluppo. L'azienda sta investendo significativamente in nuove tecnologie per produrre pneumatici più sostenibili e a basso impatto ambientale. Questo approccio non solo risponde alle normative europee sempre più stringenti in materia di emissioni e sostenibilità, ma rappresenta anche una risposta diretta alla domanda di prodotti più ecologici da parte dei consumatori. Michelin punta così a differenziarsi non solo per la qualità dei propri pneumatici, ma anche per il loro impatto ambientale. Innovazione e Sostenibilità come Chiave per il Futuro Per superare la crisi, Michelin sta cercando di riposizionarsi come leader nella produzione sostenibile di pneumatici. L'azienda sta lavorando a progetti innovativi come pneumatici riciclabili al 100% e soluzioni che riducano l'impronta di carbonio dell'intero ciclo produttivo. La scommessa sulla sostenibilità è cruciale per mantenere un vantaggio competitivo su una concorrenza che basa gran parte della sua strategia sui costi bassi. Inoltre, Michelin sta esplorando nuove partnership strategiche e alleanze internazionali per condividere know-how e sviluppare soluzioni congiunte, puntando anche a una maggiore automazione per ridurre i costi di produzione. Queste iniziative sono tutte mirate a rendere l'azienda più agile e reattiva ai cambiamenti del mercato, assicurandosi al contempo di continuare a prosperare in un settore in rapida evoluzione. Conclusione La situazione attuale di Michelin è rappresentativa di una più ampia sfida che l'industria europea deve affrontare: competere con produttori internazionali che beneficiano di costi di produzione più bassi e condizioni operative più favorevoli. La chiusura degli stabilimenti in Francia è un passo doloroso ma necessario per garantire la competitività dell'azienda. Guardando al futuro, Michelin sta puntando su innovazione, sostenibilità e automazione per rimanere rilevante e continuare a essere un punto di riferimento nel mercato globale dei pneumatici.© Riproduzione Vietata
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TOTAL acquisisce i punti di Ricarica Elettrici di Blue Point LondonLa società Inglese Blue Point London, che gestisce una parte dei punti di ricarica dei veicoli elettrici a Londra è stata acquisita da TOTALBlue Point London è stata ceduta alla società francese TOTAL secondo quanto dichiarato la stessa Total nell'ultima informativa del gruppo. Continua così la diversificazione dell'azienda di estrazione e trasformazione di idrocarburi nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità.Total ha firmato l'acquisizione di "Blue Point London" dal Gruppo Bolloré. Con questa transazione, Total acquisisce la gestione e il funzionamento di Source London, la più grande rete di ricarica per veicoli elettrici in tutta la città, che comprende più di 1.600 punti di ricarica su strada. Lanciata nel 2010, l'attuale rete Source London è stata sviluppata in collaborazione con i London Boroughs e attualmente rappresenta più della metà dei punti di ricarica in funzione nella capitale. Le prospettive di crescita di Source London sono supportate dall'ambizione della City di Londra di essere una città a zero emissioni di carbonio entro il 2050, in particolare con l'obiettivo di aumentare di dieci volte il numero di punti di ricarica entro cinque anni. Total si impegna inoltre ad alimentare questa rete di ricarica con energia elettrica garantita al 100% da fonti rinnovabili, che sarà fornita dalla sua controllata Total Gas & Power Limited. Già attiva nell'installazione e gestione di reti di punti di ricarica nella regione metropolitana di Amsterdam (Paesi Bassi) e nella regione di Bruxelles-Capitale (Belgio), questa acquisizione nel Regno Unito rafforza la posizione di Total come attore chiave nella mobilità elettrica in Europa. Il Gruppo prosegue così il suo sviluppo nelle principali città europee, in linea con la sua ambizione di operare più di 150.000 punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2025. "Combinando oggi queste infrastrutture esistenti con il know-how di Total in termini di installazione, funzionamento e gestione delle reti pubbliche di ricarica dei veicoli elettrici, stiamo iniziando una nuova fase, supportando l'espansione della mobilità elettrica a Londra". ha affermato Alexis Vovk, President, Marketing & Services di Total. "In collaborazione con i nostri partner e le autorità locali, saremo in grado di soddisfare sia la forte crescita della domanda di punti di ricarica su strada sia le esigenze di nuove soluzioni di mobilità degli utenti londinesi". Questo trasferimento di attività non avrà alcun impatto per gli attuali utenti del servizio Source London. Questa transazione dovrebbe essere chiusa entro la fine dell'anno. Informazioni su Total nel Regno Unito Total è presente in tutta la catena del valore dell'energia nel Regno Unito. È presente nel Paese da oltre 50 anni e impiega oltre 2.000 persone. A monte, Total è uno dei principali operatori di petrolio e gas del paese, con una produzione azionaria di 189.000 boe / giorno nel 2019. Proviene principalmente da giacimenti offshore operati in tre zone principali: l'area di Alwyn / Dunbar nel Mare del Nord settentrionale, l'Elgin / Aree di Franklin e Culzean nel Mare del Nord centrale e hub Laggan-Tormore nella zona ovest delle Shetland. Total è anche entrata nel mercato delle energie rinnovabili eoliche offshore del Regno Unito, con Erebus al largo della costa del Galles e Seagreen al largo della costa scozzese. A valle, Total è uno dei maggiori fornitori di gas ed elettricità del Regno Unito alle imprese e al settore pubblico. Il Gruppo è inoltre presente nella commercializzazione di prodotti petroliferi tra cui lubrificanti, carburante per aviazione, bitume e fluidi speciali. Info by TOTAL
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Fabriano: la fine di un’era, chiusa la storica macchina F3 per la produzione di cartaDismessa dopo quasi 50 anni la macchina continua F3 del Gruppo Fedrigoni. Cassa integrazione per 174 dipendentidi Marco ArezioLa cittadina di Fabriano ha vissuto un momento storico e doloroso con la chiusura definitiva della macchina continua F3, il cuore pulsante dello stabilimento di Vetralla del Gruppo Fedrigoni. Questa macchina, attiva dal 1976, ha rappresentato per quasi mezzo secolo un simbolo dell’eccellenza italiana nella produzione di carta per ufficio, in particolare la celebre Fabriano Copy 2. Alle 8:07 di ieri mattina, il suo arresto ha segnato la fine di un’epoca. Un addio carico di emozione Valerio Monti, dipendente e rappresentante sindacale Uilcom, ha raccontato un momento intriso di emozione: "Molti di noi erano in lacrime. È stato un addio difficile." La dismissione della macchina F3 rientra in un ampio piano di ristrutturazione aziendale del Gruppo Fedrigoni, che ha deciso di cessare le attività di Giano Srl, la società responsabile della produzione di carta per ufficio. La decisione avrà un impatto diretto su 174 dipendenti, distribuiti tra gli stabilimenti di Fabriano e Vetralla, ora in cassa integrazione straordinaria per un anno. Prospettive di ricollocamento Per mitigare le conseguenze della chiusura, l’azienda ha messo in campo un piano di ricollocamento. Tra le opportunità offerte: 31 posizioni nei servizi interni di Fabriano. 48 posizioni nel settore della sicurezza. 10 posizioni nell’ambito dei colori Fabriano presso il sito di Rocchetta. 16 posizioni nei restanti stabilimenti marchigiani. In aggiunta, grazie ai prepensionamenti previsti per il 2025, l’azienda stima la disponibilità di circa 55 posizioni presso gli stabilimenti del Nord Italia, situati in Trentino, Friuli e Veneto. Per favorire questa transizione, sono previsti incentivi economici e benefit per i primi due anni. Un programma di formazione e riqualificazione, supportato da finanziamenti regionali, aiuterà i lavoratori a prepararsi per nuove mansioni, cercando di alleviare l’incertezza legata al futuro. La fine di un simbolo La macchina continua F3 era un vanto per Fabriano, rappresentando il cuore della sua identità industriale. Mai ferma in quasi 50 anni, incarnava l’eccellenza e l’innovazione nel settore cartario. Con la sua chiusura, si conclude anche la produzione della famosa carta per fotocopie Fabriano Copy 2, un prodotto che aveva consolidato la reputazione internazionale del marchio. "Fabriano non produce più carta per fotocopie," ha affermato Monti, sottolineando il significato profondo di questa perdita per la comunità locale. La chiusura della F3 non è solo un evento industriale: è un colpo al cuore per una città che ha fatto della carta la sua identità. Un futuro da reinventare Mentre i lavoratori affrontano un futuro incerto, l’intera comunità di Fabriano si interroga su come reinventarsi. La chiusura della F3 non cancella il patrimonio di competenze e know-how accumulato nel tempo, ma impone una riflessione su come preservare l’eredità di Fabriano come simbolo dell’eccellenza italiana nel settore cartario.© Riproduzione Vietata
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La Rivoluzione del Bambù: Dalla Cina una Plastica 100% Biodegradabile che si Decompone in 90 GiorniUn team di ricercatori cinesi ha sviluppato un innovativo materiale plastico a base di bambù, resistente e riciclabile, che offre una soluzione sostenibile alla crisi dell’inquinamento da plasticadi Marco ArezioLa plastica, un materiale che ha rivoluzionato l'industria e la vita quotidiana a partire dagli anni Cinquanta, è oggi al centro di una grave crisi ambientale. Con milioni di tonnellate di rifiuti plastici che si accumulano nei mari e nei terreni, prevalentemente per colpa dell'uomo, la ricerca di materiali alternativi è diventata una priorità globale. Tra le nuove proposte per affrontare questa sfida, arriva dalla Cina una promettente innovazione: una plastica completamente biodegradabile, fatta al 100% di bambù. Questo materiale, secondo i ricercatori, ha la capacità di biodegradarsi nel suolo entro soli tre mesi, offrendo una soluzione sia ecologica che pratica. Il Ruolo Problematico della Plastica Tradizionale La plastica convenzionale, sebbene economica e incredibilmente versatile, è una delle principali cause dell'inquinamento globale. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani e nelle discariche, abbandonati dall'uomo, dove impiegano centinaia di anni a decomporsi. Le microplastiche si stanno infiltrando nei sistemi naturali, causando gravi danni alla fauna e flora marine e persino entrando nella catena alimentare umana. Le bioplastiche tradizionali, una possibile alternativa, non hanno però risolto il problema. Studi recenti dimostrano che molte di queste non sono così biodegradabili come si pensava, degradandosi solo in determinate condizioni ambientali che spesso non si trovano nei contesti di smaltimento standard. Il Bambù come Risorsa Sostenibile La Cina, uno dei principali produttori di bambù al mondo, ha individuato in questa pianta una risorsa preziosa per sviluppare nuovi materiali sostenibili. Il bambù è noto per la sua rapidità di crescita e la sua capacità di rigenerarsi senza bisogno di pesticidi o fertilizzanti. Tuttavia, creare un materiale plastico a base di bambù è stata una sfida tecnica a causa della rigidità della sua struttura cellulare. Le proprietà adesive delle cellule del bambù sono limitate, rendendo difficile la trasformazione del materiale in un sostituto diretto della plastica. Il Processo Innovativo Un gruppo di ricercatori cinesi ha recentemente sviluppato un metodo innovativo per trasformare il bambù in una plastica biodegradabile. Il processo inizia con la polverizzazione del bambù, seguita dall'uso di sostanze chimiche ecologiche per rimuovere selettivamente parte della lignina, un composto organico che contribuisce alla rigidità del materiale. Questo processo altera la struttura cristallina della cellulosa, rendendo il materiale più plastico e lavorabile. Successivamente, il materiale trattato viene pressato a caldo per formare una plastica rigida e resistente all'acqua, con proprietà simili a quelle del PVC, un tipo di plastica rigida comunemente usato in tubi e altri prodotti industriali. Ciò che rende particolarmente interessante questa innovazione è che, oltre alla sua resistenza e versatilità, la plastica di bambù è completamente biodegradabile. In condizioni ambientali naturali, si decompone nel suolo entro 90 giorni, molto più rapidamente rispetto ai materiali plastici tradizionali.Verso una Produzione Più Efficiente Una delle problematiche per rendere questo materiale economicamente competitivo con le plastiche convenzionali è ottimizzare il processo produttivo. Un'opzione promettente è l'uso della polpa di bambù, che è già priva di lignina, eliminando così uno degli step più complessi del processo. Questo potrebbe ridurre i costi e rendere il biomateriale più accessibile a livello industriale. Potenziali Applicazioni della Plastica Biodegradabile da BambùIl materiale sviluppato dai ricercatori cinesi ha dimostrato di avere una robustezza meccanica eccezionale, il che lo rende adatto a una vasta gamma di applicazioni. Potrebbe essere utilizzato nella produzione di imballaggi, utensili, giocattoli e persino componenti industriali. Inoltre, essendo riciclabile, il bambù potrebbe essere ridotto in polvere e riutilizzato per creare nuovi prodotti senza compromettere la qualità del materiale. Il settore delle costruzioni potrebbe trarre grande vantaggio dall'uso di questa plastica a base di bambù, soprattutto per sostituire materiali come il PVC, che sebbene efficiente, è altamente inquinante e difficile da smaltire. La versatilità di questo nuovo biomateriale lo rende una valida alternativa in tutti quegli ambiti in cui è richiesta una plastica rigida ma sostenibile. Il Futuro della Plastica a Base di Bambù Le implicazioni di questa scoperta sono significative. Se la plastica di bambù riuscirà a trovare un'applicazione commerciale su vasta scala, potrebbe contribuire in modo sostanziale alla riduzione dell'uso della plastica tradizionale e alla lotta contro l'inquinamento globale. Il bambù è una risorsa abbondante, facilmente rinnovabile e ampiamente disponibile in molte parti del mondo, soprattutto in Asia. La sua trasformazione in un materiale versatile e biodegradabile rappresenta un passo importante verso un'economia più circolare e sostenibile. Inoltre, l'uso di materiali biodegradabili come il bambù potrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, attualmente utilizzati nella produzione di plastica convenzionale. Questo non solo aiuterebbe a ridurre le emissioni di gas serra, ma offrirebbe anche nuove opportunità economiche per i paesi produttori di bambù. Problematiche e Prospettive della Plastica Biodegradabile da BambùNonostante le potenzialità, ci sono ancora alcuni problemi da affrontare. La produzione su larga scala di questa plastica richiederà investimenti significativi in ricerca e sviluppo, nonché l'implementazione di nuove tecnologie di produzione. Inoltre, sarà necessario sensibilizzare le industrie e i consumatori sull'importanza di utilizzare materiali biodegradabili e sostenibili. Un altro aspetto da considerare è il ciclo di vita del prodotto: mentre la plastica di bambù è biodegradabile, sarà fondamentale garantire che venga smaltita correttamente per evitare che finisca in discariche o oceani, dove potrebbe non degradarsi altrettanto rapidamente a causa delle condizioni ambientali non ottimali. In conclusione, la plastica a base di bambù rappresenta una delle innovazioni più promettenti nel campo dei materiali sostenibili. Se sviluppata e adottata su larga scala, potrebbe offrire una soluzione concreta alla crisi globale della plastica, contribuendo a proteggere l'ambiente e a promuovere un uso più responsabile delle risorse naturali.
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Joule: Formazione Manageriale per Aspiranti ImprenditoriJoule è il nuovo programma di formazione creato da Eni per migliorare le competenze manageriali nel campo dell'economia circolare e della transizione energeticaInsieme per far crescere le tue idee La mission di Joule è formare e sostenere nel proprio sviluppo chi vuole fare impresa, crescere e fare crescere I'Italia in maniera sostenibile, con l’obiettivo di incidere positivamente sui processi di transizione energetica ed economia circolare. Joule forma le aspiranti e gli aspiranti imprenditori, fornisce strumenti, competenze e chiavi di lettura con moduli in aula e a distanza. Inoltre, supporta chi ha già avviato un’impresa e vuole svilupparla. Lo Human Knowledge Program di Joule è un'esperienza innovativa, iniziata a ottobre 2020 con un percorso in aula e a distanza, il Blended Program, rivolto a 25 partecipanti già selezionati, e che continua ora con uno full distance learning, gratuito e aperto a tutti, Open Program. Infine, Energizer è l’hybrid accelerator che supporta chi ha già avviato una startup sostenibile. L’obiettivo di Human Knowledge Program è accompagnare la crescita imprenditoriale attraverso l’approfondimento di dieci macro temi pillars, challenge e opportunità concrete, un network di formatori d’eccellenza oltre che imprenditori che mettono a disposizione le proprie esperienze con cui sviluppare insieme una community. Open è molto più di un programma formativo full distance, è un acceleratore di apprendimento pensato per tutti coloro che vogliano mettersi in gioco nel fare impresa in modo dinamico e coinvolgente: la tua avventura imprenditoriale può iniziare oggi.Maggiori informazioni
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Il Mercato Deregolamentato delle Energie Rinnovabili Attrae InvestitoriIl solare e l’eolico Brasiliano sono diventati interessanti per dimensioni e potenzialitàIl Brasile è un paese che ha sempre destato forti interessi speculativi da parte degli investitori internazionali, prima ancora che industriali, trovando in esso un fertile terreno di conquista. Possiamo ricordare lo sfruttamento indiscriminato della foresta amazzonica per il legname, gli allevamenti intensivi di animali da macello, per soddisfare la crescente richiesta della carne sulle tavole di tutto il mondo e, non ultimo, la coltivazione su larga scala di colture per i biocarburanti e per il foraggio. In un mondo così globalizzato, la problematica energetica ha investito anche il Brasile, che ha introdotto una serie di iniziative nel settore delle energie rinnovabili. La vastità del paese e le sue potenzialità nel campo dell’eolico e del solare, hanno spinto alcune società energetiche locali a intraprendere un passo verso la collaborazione con società internazionali, dotate di strutture e liquidità necessarie per affrontare una sfida così promettente. Infatti, TotalEnergies (TTE) e Casa dos Ventos (CDV), il principale sviluppatore brasiliano di energia rinnovabile, hanno annunciato la creazione di una joint venture 34% (TTE)/66% (CDV) per sviluppare, costruire e gestire il portafoglio rinnovabile di Casa Dos Ventos. Questo portafoglio include 700 MW di capacità eolica onshore in funzione, 1 GW di eolico onshore in costruzione, 2,8 GW di eolico onshore e 1,6 GW di progetti solari in fase di sviluppo avanzato (COD entro 5 anni). Inoltre, la neonata JV avrà il diritto di acquisire i progetti in corso e nuovi, che sono o saranno sviluppati da CDV man mano che giungono alla fase di esecuzione. La JV potrà così favorire congiuntamente la propria crescita accedendo ad un portafoglio aggiuntivo di almeno 6 GW, che CDV continuerà ad ampliare. TotalEnergies pagherà un corrispettivo in contanti di $ 550 milioni (R $ 2.920 milioni) e fino a $ 30 milioni (R $ 159 milioni) per completare l'acquisizione. Inoltre, TotalEnergies avrà la possibilità di acquisire un'ulteriore quota del 15% del capitale della JV dopo 5 anni. TotalEnergies sosterrà la JV accelerando la sua crescita grazie alla sua presenza globale nel mercato Corporate PPA, al suo potere d'acquisto derivante dalla sua dimensione mondiale, alla sua esperienza commerciale adatta al mercato brasiliano e al suo solido bilancio, che consentirà alla JV di migliorare i suoi finanziamenti. CDV, che ha sviluppato il 25% degli asset eolici onshore in funzione oggi in Brasile, porterà alla JV la sua profonda conoscenza del mercato brasiliano e un portafoglio di altissima qualità, passando da un modello di business da sviluppatore a produttore. "Dopo Adani Green in India e Clearway negli Stati Uniti, sono lieto di questa nuova importante partnership in Brasile, con Casa dos Ventos, leader nell'energia eolica onshore. Con questa transazione, TotalEnergies acquisisce una posizione di leadership nel mercato Brasiliano delle energie rinnovabili, uno dei mercati più dinamici al mondo. Questo mercato si adatta alla nostra strategia di trarre vantaggio dalla crescita dei mercati energetici deregolamentati, che è cruciale per la transizione energetica", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies. "Con un totale di 12 GW in funzione, costruzione e sviluppo, sia eolico che solare, questa transazione è un ulteriore passo nell'ambizione di TotalEnergies di raggiungere i 100 GW di produzione rinnovabile entro il 2030, e nella sua trasformazione in un'azienda multi-energia sostenibile e redditizia.”“La partnership tra Casa dos Ventos e TotalEnergies è stata strutturata per massimizzare le complementarità e le sinergie tra le aziende. Oltre alla sua solidità finanziaria, l'impronta globale di TotalEnergies contribuirà all'espansione del nostro portafoglio clienti e migliorerà le nostre conoscenze in nuovi campi della transizione energetica. Siamo fiduciosi che questa partnership ci collochi in un ruolo strategico per guidare l'agenda dell'energia sostenibile in Brasile", ha affermato Mario Araripe, fondatore e presidente di Casa dos Ventos. Informazioni su Casa dos Ventos Casa dos Ventos è una società energetica Brasiliana che sviluppa, costruisce e gestisce progetti da fonti rinnovabili. Responsabile di una delle più grandi campagne di misurazione del vento al mondo, l'azienda ha sviluppato un progetto eolico su quattro in funzione in Brasile. Per continuare il suo ruolo di rilievo nel settore, Casa dos Ventos detiene il più grande portafoglio di progetti eolici e solari in fase di sviluppo nel paese, con circa 20 GW. L'azienda è anche un fornitore leader di soluzioni energetiche per supportare i consumatori nella loro transizione energetica. Casa dos Ventos è firmataria del Global Compact delle Nazioni Unite e opera in linea con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e le migliori pratiche ESG, preservando i biomi locali, sviluppando progetti sociali nelle comunità in cui è presente e contribuendo a un'economia a basse emissioni di carbonio. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originario in Italiano. Fonte: TotalEnergy
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rNEWS: Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi PerdeBloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi PerdeLa società di consulenza Bloomberg ha redatto uno studio che ha analizzato alcune grandi società in settori differenti come quello del petrolio, delle forniture energetiche, delle miniere e del settore dei prodotti di consumo.Il lavoro si basava sugli obbiettivi societari dichiarati in termini di impatti produttivi e sui risultati circa il loro rispetto. Total, come si legge nel comunicato, è risultata tra quelle società che hanno conseguito il punteggio più alto. Nello specifico, il 13 aprile, BloombergNEF ha pubblicato il suo primo studio sull'allineamento delle strategie aziendali con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Con un punteggio di 97/100, Total si è classificata al terzo posto a livello mondiale nel sondaggio, tra i quattro settori di attività studiati (Oil and Gas, Utilities, Metals & Mining, Consumer Goods) e primo nel suo settore. Lo studio, intitolato “UN Sustainable Development Goals for Companies: Primer” valuta le aziende sulla base di un'analisi di 10 categorie di criteri, in termini di integrazione degli SDGs nella loro strategia, identificazione dei loro impatti prioritari e obiettivi di miglioramento. La valutazione tiene anche conto della trasparenza della rendicontazione associata. Dal 2016, Total si è impegnata a contribuire al raggiungimento degli SDG e li utilizza come punto di riferimento per misurare e definire le priorità dei suoi impatti. Il Gruppo ha anche svolto un ruolo pionieristico nella rendicontazione relativa agli SDG contribuendo al lavoro della piattaforma creata nel 2017 da UN Global Compact e Global Reporting Initiative (GRI). “Total è risolutamente impegnata in una trasformazione che affronti le sfide dell'agenda di sviluppo sostenibile: combattere il riscaldamento globale, fornire soluzioni tangibili e promuovere attivamente una transizione giusta. Total vuole essere un punto di riferimento per l'impegno aziendale verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono lieto che l'impegno dei nostri team sia stato riconosciuto con questa prima classifica ", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e Amministratore delegato di Total . Lo studio Bloomberg riconosce l'allineamento della strategia aziendale di Total con obiettivi climatici chiaramente dichiarati (SDG 13), la sua trasformazione in un'ampia azienda energetica con progetti tangibili di energia a basse emissioni di carbonio (SDG 7) e l'uso del suo peso economico e sociale, in particolare all'interno della propria catena di fornitura (SDG 8). Lo studio evidenzia anche il lavoro di Total sull'informativa trasparente, con la pubblicazione di report dettagliati sugli SDG. Total ritiene che la trasparenza sia essenziale per costruire rapporti di fiducia con i propri stakeholder e per porre il Gruppo in un percorso di miglioramento continuo.
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rNEWS: Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane Movimenti societari importanti si vedono nel campo della produzione di energia pulita proveniente da fonti alternative, come gli scarti delle lavorazioni agricole e i rifiuti umidi urbani, detti FORSU. Come riportato da porto ravenna, la società Rosetti Marino Spa ha acquisito il 60% di Green Methane.Rosetti Marino S.p.A. ha acquistato il 60% di Green Methane s.r.l., società leader in Italia nella progettazione, realizzazione e messa in marcia di impianti per la trasformazione di Biogas in Biometano. L’accordo per il subentro nel controllo di Green Methane da parte della Rosetti Marino è stato raggiunto tra l’Amministratore Delegato della società ravennate Ing. Oscar Guerra da un lato e dal Dott. Ferruccio Marchi e dall’Ing. Luigi Tomasi dall’altro, rispettivamente Presidenti delle società fondatrici cedenti Marchi Energia s.r.l. e Giammarco-Vetrocoke Engineering s.r.l.. Le società cedenti mantengono comunque importanti quote nella nuova compagine societaria capitanata da Rosetti Marino, che col suo Gruppo metterà a disposizione di Green Methane le notevoli capacità ed esperienze tecniche, gestionali ed organizzative di cui dispone. Gli scarti di lavorazioni agricole e la frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU) sono le materie prime da cui si genera il Biogas, che ha quindi origine non fossile ed è costituito prevalentemente da Metano e Anidride Carbonica (CO2). Gli impianti di Green Methane purificano il Biogas dalla CO2 e producono un Metano Verde con caratteristiche idonee, sia per l’immissione nella rete distributiva del gas che arriva alle nostre case, sia per autotrazione. La tecnologia di Green Methane è stata selezionata dal Gruppo ravennate perché produce Biometano con un elevatissimo livello di purezza e perché i suoi impianti – che sono caratterizzati da alta efficienza e ridotti costi di esercizio – risultano perfettamente compatibili con quelli di liquefazione del Metano e di generazione di Idrogeno da Metano, già sviluppati da Rosetti Marino tramite la sua controllata Fores Engineering s.r.l. Inoltre, la CO2 separata dal Biogas è disponibile ad elevata purezza ed idonea per successivi utilizzi o destinazioni (CCU o CCS) senza ulteriori trattamenti. L’obiettivo dichiarato di Rosetti Marino è quindi quello di proporsi al mercato come contrattista integrato sull’intera linea di trattamento del Biogas, garantendo, in base alle esigenze della clientela, impianti per la produzione di Metano Verde, anche liquefatto, e Idrogeno Verde. Inoltre, per il Gruppo ravennate la tecnologia Green Methane rappresenta anche l’accesso diretto alle tecnologie per la cattura della CO2, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di de-carbonizzazione dettati dal Green Deal europeo e dalla Conferenza COP 21 di Parigi. L’operazione Green Methane si innesta dunque in un progetto imprenditoriale di ampio respiro, che mira a consolidare la posizione di Rosetti Marino quale protagonista nel mercato dell’impiantistica per l’Energia, sia nel presente contesto di transizione energetica e sia in un futuro caratterizzato prevalentemente dall’impiego delle fonti rinnovabili e dall’economia circolare.
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