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https://www.rmix.it/ - EvoBuild: Innovazione nei Materiali per Cementi e Calcestruzzi verso l’Economia Circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare EvoBuild: Innovazione nei Materiali per Cementi e Calcestruzzi verso l’Economia Circolare
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Riduzione della CO₂, inerti riciclati e combustibili alternativi: il futuro sostenibile dei cementi e dei calcestruzzidi Marco ArezioIl settore delle costruzioni si trova al centro di una trasformazione epocale. La produzione di cemento e calcestruzzo, responsabile di una considerevole quota delle emissioni globali di CO₂, è oggi sotto la lente di innovatori e aziende impegnate nella transizione verso un’edilizia più sostenibile. Tra queste, EvoBuild si distingue per l’approccio pionieristico nello sviluppo di prodotti in grado di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la qualità e le prestazioni tecniche. Attraverso l’impiego di tecnologie avanzate e risorse alternative, EvoBuild sta ridefinendo il concetto di sostenibilità nel settore dei materiali da costruzione.Rivoluzionare il calcestruzzo: una sfida tra tecnica e sostenibilità Il cemento, componente primario del calcestruzzo, è prodotto tramite un processo altamente energivoro, caratterizzato dalla calcinazione del clinker, un passaggio che da solo genera circa il 60% delle emissioni totali legate al cemento. EvoBuild risponde a questa sfida con soluzioni innovative, che mirano a ridefinire la formulazione tradizionale dei materiali da costruzione attraverso tre pilastri fondamentali: la riduzione del contenuto di clinker, l’integrazione di inerti riciclati e l’uso di combustibili alternativi. I prodotti EvoBuild, frutto di anni di ricerca e sviluppo, includono leganti a basse emissioni, additivi chimici avanzati e formulazioni che sfruttano materiali di scarto provenienti da altre industrie. Queste soluzioni non solo migliorano le prestazioni del calcestruzzo, ma riducono drasticamente l’impronta ambientale della sua produzione. Sostituzione del clinker: una riduzione diretta della CO₂ Uno dei metodi più efficaci per abbattere le emissioni è la sostituzione parziale del clinker con materiali alternativi. Tra le principali opzioni utilizzate da EvoBuild vi sono: Ceneri volanti: un sottoprodotto delle centrali termoelettriche, utilizzato per la sua reattività pozzolanica. Scorie d’altoforno: residui dell’industria siderurgica, che migliorano le proprietà meccaniche del calcestruzzo. Calcare micronizzato: riduce la densità del materiale mantenendo prestazioni accettabili. L’adozione di questi leganti alternativi permette una riduzione delle emissioni fino al 30% rispetto al cemento tradizionale, garantendo al contempo una maggiore durabilità del materiale. Inerti riciclati: il futuro dell’economia circolare nel calcestruzzo Gli aggregati rappresentano circa il 70-80% del volume del calcestruzzo, e la loro estrazione da fonti naturali come ghiaia e sabbia comporta un significativo impatto ambientale. EvoBuild ha introdotto una nuova generazione di miscele che incorporano inerti riciclati, ottenuti da demolizioni edilizie controllate o da residui industriali. Questi materiali vengono sottoposti a rigorosi processi di selezione e trattamento per garantire prestazioni comparabili a quelle degli aggregati naturali. L’utilizzo di inerti riciclati non solo contribuisce a ridurre la pressione sulle risorse naturali, ma consente anche di limitare i rifiuti in discarica. In molti casi, l’integrazione di aggregati riciclati si traduce in una maggiore capacità di assorbire vibrazioni e migliorare l’efficienza termica del calcestruzzo. Combustibili alternativi: un approccio olistico alla sostenibilità La produzione di cemento è una delle attività industriali più energivore. Per alimentare i forni di calcinazione del clinker, EvoBuild sta introducendo l’uso di combustibili alternativi, tra cui: Biomassa residuale: residui agricoli o forestali, utilizzati come fonte di energia rinnovabile. Pneumatici esausti: bruciati in condizioni controllate, consentono di recuperare energia e ridurre i rifiuti. Rifiuti non riciclabili: impiegati come combustibile, minimizzano il ricorso a discariche. L’uso di questi combustibili non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma consente anche di valorizzare materiali di scarto che altrimenti rappresenterebbero un problema ambientale. Un nuovo paradigma per l’industria delle costruzioni Il contributo di EvoBuild si inserisce in un contesto più ampio di transizione dell’industria delle costruzioni verso un modello di economia circolare. La tradizionale linearità del ciclo produttivo — basata sull’estrazione, trasformazione, utilizzo e smaltimento — viene sostituita da un approccio circolare, in cui i materiali vengono progettati per essere recuperati e reintegrati nei processi produttivi. L’economia circolare nel settore delle costruzioni non è solo una scelta etica, ma un’opportunità per migliorare l’efficienza complessiva dei processi, ridurre i costi operativi e rispettare le normative ambientali sempre più stringenti. La sfida del futuro: scalabilità e innovazione Nonostante i progressi tecnologici, la diffusione su larga scala di soluzioni come quelle offerte da EvoBuild presenta ancora sfide significative. La disponibilità di materiali alternativi, la necessità di adattare gli impianti produttivi e l’adeguamento delle normative rappresentano ostacoli che richiedono un’azione coordinata tra aziende, istituzioni e ricerca scientifica. Tuttavia, l’impegno di aziende come EvoBuild dimostra che un’edilizia a basso impatto ambientale è non solo possibile, ma necessaria. Ogni innovazione in questo settore rappresenta un passo avanti verso un futuro in cui le costruzioni saranno non solo sicure e durature, ma anche rispettose dell’ambiente. EvoBuild, con la sua visione orientata alla sostenibilità, si propone come punto di riferimento in questa trasformazione, dimostrando che la tecnologia e l’economia circolare possono andare di pari passo. © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Riciclo Fisico per l'ABS dal RAEE
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Riciclo Fisico per l'ABS dal RAEE
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Non più riciclo meccanico o chimico: si apre l'era del riciclo fisico di Marco ArezioIl settore del riciclo dell'ABS proveniente dai Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) sta vivendo un momento di intensa innovazione grazie al lavoro congiunto tra l'ente olandese TNO e l'azienda spagnola Elix Polymers. Il loro obiettivo è sviluppare una metodologia alternativa sia al riciclo meccanico che a quello chimico, focalizzandosi su un processo di dissoluzione che permetta di separare i polimeri dai pigmenti, dagli additivi e da altri contaminanti. Questa tecnica, definita di riciclo fisico, utilizza solventi per dissolvere il materiale plastico, consentendo il recupero di polimeri di qualità superiore rispetto a quanto ottenibile con il riciclo meccanico, e si caratterizza per un minore consumo energetico e maggiori rendimenti rispetto al riciclo chimico. Durante questo processo, il polimero non viene scomposto in monomeri, evitando l'uso di alte temperature. Mark Roelands, un ricercatore di spicco presso TNO, ha indicato che l'obiettivo per il 2024 è avanzare nella decontaminazione dell'ABS, puntando non solo a rimuovere pigmenti e ritardanti di fiamma ma anche a separare le particelle di gomma. Ciò permetterebbe di sostituirle con altre nuove, contribuendo a "ringiovanire" l'ABS. Questo approccio si prevede di implementare ulteriormente con la creazione di un impianto pilota a Rijswijk, nei Paesi Bassi, durante l'estate. Dal lato di Elix Polymers, Toni Prunera Casellas, responsabile R&D, ha sottolineato come la collaborazione con TNO abbia permesso il recupero di ABS da RAEE di alta qualità, tanto che Electrolux ha già utilizzato questa resina, mescolata con polimero vergine, per la produzione di componenti di lavatrici. La ricerca e lo sviluppo in questo campo stanno andando avanti con l'intento di espandere le applicazioni del riciclo oltre i rifiuti elettronici, includendo anche le automobili a fine vita, per una rimozione ancora più efficace di pigmenti e additivi. Nonostante la ricerca specifica sul riciclo dell'ABS nei RAEE non abbia trovato aggiornamenti recenti nel contesto delle fiere e conferenze di settore, eventi come Waste Management Europe 2024 a Bergamo e Ecomondo 2024 a Rimini rappresentano piattaforme cruciali dove condividere best practice, innovazioni e sviluppi in ambito di economia circolare, riciclo e gestione dei rifiuti​​​​. Questi incontri internazionali offrono un'occasione unica per professionisti del settore di incontrarsi, scambiare idee e collaborare per affrontare le sfide legate alla sostenibilità ambientale. Fonte Polimerica

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: In Francia Apre la più Grande Stazione di Rifornimento a BioGas
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: In Francia Apre la più Grande Stazione di Rifornimento a BioGas
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In Francia Apre la più Grande Stazione di Rifornimento a BioGasIl problema dell'inquinamento prodotto dal traffico veicolare leggero e ancora di più da quello pesante, è sempre molto attuale per chi ha responsabilità politiche per trovare efficaci soluzione per ridurre le emissioni nocive e garantire la mobilitò civile e commerciale.Sul banco degli imputati è salito il carburante diesel che, nonostante i recenti sistemi di intercettazione del particolato emesso nelle marmitte e i nuovi motori meno inquinanti, continua a destare molta preoccupazione.Con l'avvento del biogas si è aperto un nuovo scenario sulla mobilità verde, con un doppio vantaggio che consiste nella riduzioni delle emissioni nell'ambiente e l'utilizzo dei residui umidi dei rifiuti domestici.Total ha inaugurato la più grande stazione di rifornimento francese dedicata esclusivamente al gas naturale per veicoli (NGV) e bioNGV, con la presenza in loco di Jean-Baptiste Djebbari, ministro delegato per i trasporti francese. Situata nel cuore della piattaforma logistica di Gennevilliers, il secondo porto fluviale più grande d'Europa, questa stazione è ora aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ai professionisti (B2B) e ai clienti B2C. Sarà gestito da Total per i prossimi 10 anni.Tale concessione è stata attribuita a Total da Sigeif Mobilités (società semipubblicata fondata da Sigeif e dalla Caisse des Dépôts) tramite gara. Sosterrà lo sviluppo di nuove mobilità nella regione dell'Île-de-France e diventerà un luogo strategico per la fornitura di NGV e bioNGV per l'area Grand Paris (che comprende la città di Parigi e le sue 130 città circostanti) e oltre. Questa stazione a marchio Total distribuirà NGV come gas naturale compresso (CNG) e sarà fornita al sito da GRTgaz, per la prima volta in Francia attraverso la sua rete di fornitura di gas ad alta pressione. La stazione sarà in grado di distribuire fino al 100% di bioNGV, in quanto gli utenti hanno la possibilità di scegliere e regolare, direttamente alla pompa e contrattualmente per i clienti B2B, tra diversi tassi di incorporazione di biometano. " Questa apertura della più grande stazione di rifornimento di NGV e bioNGV della Francia è motivo di orgoglio per i nostri team " , afferma Guillaume Larroque, Presidente di Total Marketing France . “ La nostra ambizione è chiara: diventare leader nella distribuzione di NGV e bioNGV in Europa, con 450 stazioni gestite Total entro il 2025, di cui 110 in Francia. Questa stazione è anche un modello per i nostri futuri sviluppi in Europa, dove Total si impegna a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050 o prima, per i prodotti utilizzati dai nostri clienti. Il nostro obiettivo di un tasso del 50% di incorporazione di biometano contribuirà direttamente ad esso . " Jean-Jacques Guillet, presidente di Sem Sigeif Mobilités , si rallegra del lancio di questa stazione, un nuovo mattone nella rete di stazioni di rifornimento di NGV / bioNGV che Sigeif ha avviato e avviato nel 2014. " Questa stazione all'interno del porto di Gennevilliers è una infrastrutture essenziale, che si inseriscono nel piano in corso per migliorare la qualità dell'aria nella regione dell'Île-de-France. Le società situate nel porto hanno ora la possibilità di utilizzare un carburante pulito per le loro consegne urbane a Parigi e nelle città vicine occidentali, il tutto coperto da una zona a basse emissioni attualmente in fase di implementazione ". Jean-Baptiste Djebbari, Ministro delegato per i trasporti, dichiara : “ Saluto l'apertura della più grande stazione di rifornimento per autocarri di NGV e bioNGV della Francia. Le aziende dedite al trasporto su strada di merci e persone sono alla continua ricerca di soluzioni alternative al diesel per il proprio mix energetico. Al di là della forte riduzione delle emissioni di CO2, il vantaggio delle tecnologie NGV e bioNGV è la loro disponibilità immediata, diffusa in tutti i segmenti. Abbiamo rinnovato le politiche di supporto per questi veicoli fino alla fine del 2024, al fine di fornire alle aziende visibilità e consentire loro di impegnarsi in questa transizione ". Valérie Pécresse, Presidente della Regione Île-de-France, Presidente dell'Île-de-France Mobilités, dichiara : "La riduzione dell'inquinamento causato dal traffico stradale è un problema di salute pubblica per la protezione dell'ambiente e per il clima. Sono orgoglioso che la regione Ile-de-France ne abbia fatto una delle sue priorità e abbia contribuito alla creazione della stazione di servizio Total - Sigeif Mobilités nel porto di Gennevilliers, la più grande mai costruita in Francia. Il suo collegamento alla rete del gas e la sua vicinanza sia ai propri clienti nel business della logistica che alla futura unità di metanizzazione dei rifiuti organici - che sosteniamo - ne fa un caso esemplare di economia circolare. Il governo regionale accelera lo sviluppo dell'utilizzo di NGV e bioNGV per autocarri e veicoli commerciali in Île-de-France, attraverso la sua partecipazione al Sem Sigeif Mobilités, ma anche attraverso un'ambiziosa politica di sussidi a sostegno dell'acquisizione di veicoli compatibili con il metano da parte di piccole e medie imprese. Tuttavia, la regione è anche leader con la transizione energetica della flotta di autobus Île-de-France Mobilités. " Lo sviluppo di questa stazione e la sua apertura al pubblico che già utilizza NGV completerà la rete Total esistente in Francia e consentirà a un numero crescente di professionisti del trasporto e della logistica dell'area della Grande Parigi di convertirsi a GNV in condizioni ottimizzate. Total li aiuterà quindi a cambiare le loro flotte di veicoli (autocarri pesanti, autobus, camion della nettezza urbana, veicoli commerciali ...) a NGV e bioNGV.Total info

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https://www.rmix.it/ - Reju costruirà in Francia un grande impianto di riciclo del poliestere tessile: a Lacq la sfida industriale del vero textile-to-textile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Reju costruirà in Francia un grande impianto di riciclo del poliestere tessile: a Lacq la sfida industriale del vero textile-to-textile
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La controllata di Technip Energies svilupperà a Lacq un hub industriale per trasformare abiti usati in nuovo poliestere riciclato, con un obiettivo di circa 50.000 tonnellate annue per sitoAutore: Marco Arezio, Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Data di pubblicazione: 26 marzo 2026Tempo di lettura: 19 minuti Reju a Lacq: non solo una nuova fabbrica, ma un test decisivo per l’economia circolare del tessile La decisione di Reju di sviluppare a Lacq, nel sud-ovest della Francia, un grande impianto di riciclo del poliestere tessile merita attenzione perché non riguarda semplicemente l’apertura di un nuovo sito industriale. Riguarda un punto molto più delicato: capire se il riciclo textile-to-textile del poliestere possa uscire dalla fase dimostrativa e diventare una vera infrastruttura industriale europea, capace di trasformare abiti usati in nuova materia prima tessile in quantità rilevanti. Reuters riferisce che ciascun sito industriale previsto da Reju punta a circa 50.000 tonnellate annue di poliestere riciclato, ma precisa anche che la decisione finale d’investimento non è ancora stata presa e che il materiale riciclato avrà un costo almeno doppio rispetto al poliestere vergine. Il progetto francese si inserisce in una strategia più ampia. Reju, società controllata da Technip Energies, ha già attivato a Francoforte un impianto pilota chiamato Regeneration Hub Zero e ha annunciato altri hub nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti. L’idea non è quindi costruire un singolo impianto simbolico, ma una rete industriale che provi a dare scala a una tecnologia di depolimerizzazione del poliestere post-consumo. Nel caso di Lacq, la società afferma che il sito utilizzerà flussi tessili provenienti dalla raccolta e dal riciclo nazionale, generando circa 80 posti di lavoro diretti e oltre 300 indiretti, sempre subordinatamente alla decisione finale del board di Technip Energies. Perché il poliestere è il cuore del problema tessile globale Per capire il significato industriale del progetto di Lacq bisogna partire da un dato strutturale: il poliestere domina il sistema moda. Textile Exchange segnala che nel 2024 la produzione globale di fibre ha raggiunto circa 132 milioni di tonnellate, in aumento dai 125 milioni del 2023, e che il poliestere rappresenta ormai il 59% della produzione mondiale di fibre; di questa quota, l’88% resta di origine fossile. Nello stesso rapporto si legge che la produzione potrebbe arrivare a circa 169 milioni di tonnellate nel 2030 se il settore continuerà senza cambiamenti di fondo. Questo significa che parlare di circolarità tessile senza affrontare il poliestere è, sostanzialmente, un esercizio retorico. Non siamo davanti a una fibra marginale o specialistica, ma al principale vettore materiale dell’abbigliamento globale, dalla moda veloce allo sportswear. Se il poliestere resta legato a input fossili e a un fine vita prevalentemente lineare, anche tutta la narrativa sulla moda circolare rischia di ridursi a un’operazione di marketing ambientale più che a una trasformazione industriale reale. Il punto più critico, però, è un altro: il mercato del poliestere riciclato esiste già, ma in larghissima parte non nasce dagli abiti. Textile Exchange afferma che nel 2024 il poliestere riciclato è salito a circa 9,3 milioni di tonnellate, ma che il 98% di questo volume continua a provenire da bottiglie in plastica, non da rifiuti tessili. Inoltre, meno dell’1% del mercato globale delle fibre deriva da tessili riciclati pre- o post-consumo. È qui che il progetto Reju assume un valore strategico: prova a spostare il riciclo dal modello “bottle-to-fiber” al modello “garment-to-garment”. Come dovrebbe funzionare l’impianto di Reju Secondo Technip Energies, l’hub di Lacq userà una tecnologia proprietaria di depolimerizzazione per trattare tessili post-consumo e trasformarli in rBHET, una materia prima rigenerata da cui poi ottenere nuovo PET di qualità tessile. La società spiega che questo intermedio verrà successivamente ripolimerizzato in Reju PET, destinato a essere reimmesso nella filiera del poliestere. Reju attribuisce questa tecnologia allo sviluppo congiunto con IBM Research e la presenta come la base di una piattaforma industriale pensata per la tracciabilità textile-to-textile. Sul piano tecnico, il vantaggio teorico della depolimerizzazione è chiaro: invece di limitarsi a rifondere e rielaborare un polimero già degradato, il processo punta a riportare il materiale a un intermedio chimico, da cui ricostruire un poliestere con proprietà più controllabili. In linea teorica, questo approccio è più adatto del semplice riciclo meccanico quando si lavora con rifiuti tessili eterogenei, contaminati o già sottoposti a più cicli di vita. Tuttavia, la bontà del principio chimico non basta da sola a garantire la sostenibilità economica di un impianto industriale: tutto dipende dalla purezza dei flussi in ingresso, dall’efficienza di separazione, dal consumo energetico, dalla qualità dell’output e dal prezzo che il mercato è disposto a riconoscere al prodotto finale. Questa è una deduzione industriale coerente con i dati disponibili sulle criticità di sorting, qualità del feedstock e costo finale. Reju sostiene inoltre che il proprio poliestere rigenerato abbia un’impronta carbonica inferiore del 50% rispetto al poliestere vergine e che sia progettato per essere riciclato più volte. È corretto però segnalare, che questa è una dichiarazione aziendale riportata nei materiali della società, non una verifica indipendente contenuta nelle fonti esaminate qui. Per un investitore, per un buyer o per un grande marchio, il tema non è solo credere alla promessa tecnica, ma capire come quella promessa si traduca in costi, specifiche, disponibilità costante e affidabilità di consegna. Il vero muro da superare: il costo del riciclato Il dato più importante emerso da Reuters non è forse la capacità produttiva, ma il differenziale di prezzo: il poliestere riciclato che uscirà da questi siti industriali costerà almeno il doppio del poliestere vergine. Reuters aggiunge che Reju prevede investimenti nell’ordine di 300-400 milioni di euro per sito, e che il CEO Patrik Frisk considera il premio di prezzo sostenibile perché il costo del materiale incide solo su una parte del costo complessivo del capo. Ma la stessa inchiesta sottolinea che, in un mercato moda feroce sul piano competitivo, il fattore decisivo resta il prezzo e che i consumatori mostrano una disponibilità limitata a pagare di più per prodotti più sostenibili. Qui si vede tutta la fragilità del settore. Il textile-to-textile sul poliestere è tecnicamente promettente, ma industrialmente si trova schiacciato tra due pressioni contrarie. Da un lato ci sono investimenti elevati, complessità impiantistica e costi di trattamento alti; dall’altro c’è un mercato dell’abbigliamento che negli ultimi anni ha educato il consumatore a prezzi bassi, rinnovo rapido delle collezioni e margini compressi. In una simile configurazione, il riciclo tessile avanzato non può vivere solo di virtù ambientale: ha bisogno di contratti di acquisto a lungo termine, di una regolazione favorevole e di una disponibilità di feedstock sufficientemente standardizzata. Questa è una valutazione, non un dato numerico, ma discende direttamente dall’incrocio tra capex, differenziale di prezzo e sensibilità del mercato riportati dalle fonti. Reuters ricorda anche un precedente scomodo: Renewcell, sostenuta da H&M e attiva nel riciclo chimico del tessile cellulosico, è fallita nel 2024 prima di essere rilevata e rinominata Circulose, senza che la produzione sia ancora ripartita. Questo passaggio è fondamentale perché mostra che la disponibilità dei brand a sostenere in teoria la circolarità non coincide automaticamente con la capacità del business di reggere nella pratica. Il settore non manca di storytelling; manca ancora, in molti casi, di una prova pienamente convincente di bancabilità industriale. Perché oggi quasi tutto il poliestere riciclato arriva dalle bottiglie e non dagli abiti Il fatto che il 98% del poliestere riciclato derivi da bottiglie PET non è casuale. Le bottiglie sono, per definizione, un flusso molto più omogeneo: composizione relativamente standard, sistemi di raccolta consolidati, processi di selezione maturi, mercati già strutturati per il riciclo. I rifiuti tessili, al contrario, arrivano spesso come miscugli complessi di fibre, finissaggi, elastomeri, coloranti, accessori metallici, contaminazioni d’uso e composizioni poco trasparenti. Reuters segnala inoltre che questa dipendenza dalle bottiglie è criticata perché sottrae PET a un circuito di riciclo già consolidato. La Commissione europea lo ha descritto con chiarezza già nella Strategia per i tessili sostenibili e circolari: i tessuti misti, come il poliestere con cotone, rendono il riciclo più difficile per la scarsa disponibilità di tecnologie efficaci di separazione; l’elastane può comportarsi come contaminante in quasi tutte le tecnologie di riciclo delle fibre, incidendo sulla fattibilità economica e sul costo ambientale del processo; perfino la miscela tra diversi tipi di poliestere può peggiorare la lavorabilità del rifiuto e la qualità del materiale riciclato. Non è quindi solo una questione di fare “più impianti”, ma di affrontare un problema di progettazione dei prodotti e di qualità dei flussi in ingresso. Questo porta a una conclusione scomoda ma realistica: se l’abbigliamento continua a essere progettato senza pensare al fine vita, gli impianti come quello di Lacq dovranno svolgere un lavoro di “bonifica industriale” molto costoso per rendere riciclabile ciò che non è stato pensato per esserlo. La vera economia circolare, in questo settore, non nasce a valle nell’impianto; nasce molto prima, a monte, nelle scelte di design, composizione, etichettatura e tracciabilità. Perché la Francia può essere un terreno favorevole La scelta della Francia non appare casuale. Il sistema francese dell’EPR tessile è tra i più strutturati in Europa: la guida 2026 di Refashion ricorda che il principio di responsabilità estesa del produttore per abbigliamento, biancheria per la casa e calzature è in vigore in Francia dal 1° gennaio 2007, e che i soggetti che immettono questi prodotti sul mercato devono contribuire all’eco-organizzazione competente. In altre parole, la Francia dispone già da anni di un’infrastruttura regolatoria che riconosce economicamente la gestione del fine vita nel tessile. Anche il quadro europeo sta andando nella stessa direzione. La Commissione europea indica tra i pilastri della propria strategia per i tessili requisiti di ecodesign, Digital Product Passport, contrasto al rilascio di microplastiche, restrizioni all’export dei rifiuti tessili e regole armonizzate di EPR per tutti gli Stati membri. La pagina aggiornata sulla Waste Framework Directive specifica inoltre che la revisione del 2025, entrata in vigore il 16 ottobre 2025, punta proprio a uniformare il mercato dei tessili usati e dei rifiuti tessili, imponendo a ciascuno Stato membro di istituire il proprio schema EPR. Per il progetto Reju questo conta moltissimo. Un impianto chemical recycling può diventare competitivo più facilmente se opera in un contesto dove i costi di raccolta, cernita, preparazione al riuso e riciclo vengono sempre meno scaricati interamente sul mercato spot e sempre più accompagnati da obblighi normativi e responsabilità economiche dei produttori. Non significa che la regolazione risolverà tutto, ma significa che la redditività dell’impianto non dipenderà soltanto dalla differenza secca tra prezzo del poliestere vergine e prezzo del poliestere rigenerato. Questa è un’inferenza economica ragionevole basata sull’architettura EPR descritta dalle fonti ufficiali. Perché Lacq è un sito industrialmente credibile C’è poi la questione geografica e impiantistica. Lacq non è una località scelta per ragioni di immagine, ma un bacino industriale chimico con infrastrutture già presenti. Il sito ufficiale di SOBEGI descrive Induslacq come una piattaforma multi-azienda nata sul precedente sito Total, pensata per supportare le performance industriali tramite reti e servizi condivisi. Il portale “Lacq Advantage” parla di utilities condivise, acqua industriale, trattamento delle acque, vapore, servizi di sicurezza, manutenzione, controllo ambientale, rete ferroviaria e un ecosistema con imprese, centri R&D e una logica esplicita di ecologia industriale e valorizzazione dei sottoprodotti. Per un impianto di riciclo chimico del poliestere questa è una leva concreta di riduzione del rischio. Avere utilities già disponibili, competenze chimiche sul territorio, servizi mutualizzati e un ambiente abituato a gestire processi industriali complessi può ridurre tempi di avvio, costi indiretti e rischio operativo. Anche qui serve prudenza: un buon sito non annulla il rischio di business. Però rende più credibile l’ipotesi che Reju non stia costruendo un’operazione simbolica, bensì un progetto pensato per dialogare con un’infrastruttura chimica già esistente. Il progetto Reju può davvero cambiare il mercato? La risposta più seria è: può cambiare la direzione del mercato, ma non ancora le sue regole fondamentali. Oggi il vero mercato del poliestere riciclato resta ancora dominato dalle bottiglie, mentre il tessile-to-tessile rimane minoritario. Reju prova a colmare proprio quel divario con una logica industriale più robusta del semplice impianto pilota: supporto di un grande gruppo ingegneristico, tecnologia proprietaria, siti multipli, tentativo di costruire un ecosistema di raccolta, sorting e adozione a valle. Tutto questo è rilevante. Ma Reuters ricorda che il punto di equilibrio non è stato ancora dimostrato: il costo è alto, le decisioni finali d’investimento sono pendenti e il settore ha già conosciuto fallimenti o rallentamenti importanti. La vera svolta arriverà solo se quattro condizioni si muoveranno insieme: disponibilità di rifiuti tessili meglio selezionati; progettazione dei capi più compatibile con il riciclo; offtake agreements credibili da parte dei marchi; e una regolazione europea capace di premiare il contenuto riciclato senza distruggere la competitività industriale. Se manca anche solo uno di questi pilastri, l’impianto di Lacq rischia di restare una realizzazione tecnologicamente brillante ma economicamente fragile. Se invece questi fattori convergeranno, Lacq potrebbe essere ricordato come uno dei luoghi in cui il riciclo del poliestere ha smesso di essere una promessa e ha iniziato a diventare una filiera. Questa è una valutazione prospettica fondata sui dati industriali e regolatori oggi disponibili. Conclusione Il progetto francese di Reju non va letto come una notizia isolata, ma come un indicatore della fase storica in cui è entrato il tessile europeo. Per anni il settore ha potuto esibire il poliestere riciclato come simbolo di sostenibilità anche quando quel riciclato arrivava soprattutto da bottiglie. Oggi, invece, il nodo si è spostato: la domanda vera non è più se il poliestere riciclato esista, ma se il sistema moda sia capace di riciclare i propri scarti tessili in modo industrialmente serio. Il sito di Lacq è importante proprio perché prova a dare una risposta concreta a questa domanda. Ma l’articolo decisivo del caso Reju è ancora tutto da scrivere. Finché il prezzo del riciclato resterà almeno doppio rispetto al vergine, finché i rifiuti tessili continueranno a essere difficili da separare e finché la progettazione dei capi non cambierà davvero, il textile-to-textile resterà una frontiera avanzata ma ancora vulnerabile. Lacq, in questo senso, è insieme una promessa industriale e una prova di verità per l’intera economia circolare del tessile europeo. FAQ Che cosa farà esattamente il nuovo impianto Reju di Lacq? Trasformerà tessili post-consumo in una materia prima rigenerata chiamata rBHET, che verrà poi ripolimerizzata in nuovo PET destinato alla produzione di poliestere riciclato per uso tessile. Il progetto è promosso da Reju, società controllata da Technip Energies. Quanto sarà grande l’impianto francese? Reuters indica che i siti industriali previsti da Reju puntano a circa 50.000 tonnellate annue ciascuno; il sito di Lacq rientra in questo disegno industriale. Perché il textile-to-textile del poliestere è così importante? Perché il poliestere è la fibra dominante a livello mondiale e, nonostante l’aumento del poliestere riciclato, il 98% del riciclato disponibile arriva ancora da bottiglie PET, non da abiti usati. Chiudere il cerchio sui tessili è quindi il passaggio che manca davvero. Qual è il principale ostacolo economico del progetto? Il costo: Reuters riporta che il poliestere riciclato prodotto da questi impianti costerà almeno il doppio del poliestere vergine. A questo si sommano capex elevati e un mercato finale ancora molto sensibile al prezzo. Perché i vestiti sono più difficili da riciclare delle bottiglie? Perché i tessili contengono spesso fibre miste, elastane, finissaggi, coloranti e componenti diversi che rendono la separazione più complessa e fanno salire i costi del processo, oltre a peggiorare la qualità dell’output riciclato. La Francia è un luogo favorevole per questo tipo di investimento? Sì, almeno sul piano regolatorio e industriale: la Francia ha un sistema EPR tessile attivo dal 2007 e Lacq è una piattaforma chimica con utilities condivise, servizi industriali e un ecosistema produttivo già strutturato. Fonti Reuters, Technip Energies' polyester recycler Reju to build plant in France, 13 febbraio 2026. Technip Energies, Reju Announces Site Selection for French Regeneration Hub in Lacq Advancing Europe’s Circular Textile Infrastructure, 13 febbraio 2026. Technip Energies / Reju, Reju – Press Brief, 12 febbraio 2026. Textile Exchange, Materials Market Report 2025. Commissione europea, EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles e Waste Framework Directive. Refashion, Eco-fee guide 2026. SOBEGI / Lacq Advantage / Chemparc, documentazione sul polo industriale di Lacq e sulla piattaforma Induslacq.Immagine su licenza © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Il Mercato Deregolamentato delle Energie Rinnovabili Attrae Investitori
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Mercato Deregolamentato delle Energie Rinnovabili Attrae Investitori
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Il solare e l’eolico Brasiliano sono diventati interessanti per dimensioni e potenzialitàIl Brasile è un paese che ha sempre destato forti interessi speculativi da parte degli investitori internazionali, prima ancora che industriali, trovando in esso un fertile terreno di conquista. Possiamo ricordare lo sfruttamento indiscriminato della foresta amazzonica per il legname, gli allevamenti intensivi di animali da macello, per soddisfare la crescente richiesta della carne sulle tavole di tutto il mondo e, non ultimo, la coltivazione su larga scala di colture per i biocarburanti e per il foraggio. In un mondo così globalizzato, la problematica energetica ha investito anche il Brasile, che ha introdotto una serie di iniziative nel settore delle energie rinnovabili. La vastità del paese e le sue potenzialità nel campo dell’eolico e del solare, hanno spinto alcune società energetiche locali a intraprendere un passo verso la collaborazione con società internazionali, dotate di strutture e liquidità necessarie per affrontare una sfida così promettente. Infatti, TotalEnergies (TTE) e Casa dos Ventos (CDV), il principale sviluppatore brasiliano di energia rinnovabile, hanno annunciato la creazione di una joint venture 34% (TTE)/66% (CDV) per sviluppare, costruire e gestire il portafoglio rinnovabile di Casa Dos Ventos. Questo portafoglio include 700 MW di capacità eolica onshore in funzione, 1 GW di eolico onshore in costruzione, 2,8 GW di eolico onshore e 1,6 GW di progetti solari in fase di sviluppo avanzato (COD entro 5 anni). Inoltre, la neonata JV avrà il diritto di acquisire i progetti in corso e nuovi, che sono o saranno sviluppati da CDV man mano che giungono alla fase di esecuzione. La JV potrà così favorire congiuntamente la propria crescita accedendo ad un portafoglio aggiuntivo di almeno 6 GW, che CDV continuerà ad ampliare. TotalEnergies pagherà un corrispettivo in contanti di $ 550 milioni (R $ 2.920 milioni) e fino a $ 30 milioni (R $ 159 milioni) per completare l'acquisizione. Inoltre, TotalEnergies avrà la possibilità di acquisire un'ulteriore quota del 15% del capitale della JV dopo 5 anni. TotalEnergies sosterrà la JV accelerando la sua crescita grazie alla sua presenza globale nel mercato Corporate PPA, al suo potere d'acquisto derivante dalla sua dimensione mondiale, alla sua esperienza commerciale adatta al mercato brasiliano e al suo solido bilancio, che consentirà alla JV di migliorare i suoi finanziamenti. CDV, che ha sviluppato il 25% degli asset eolici onshore in funzione oggi in Brasile, porterà alla JV la sua profonda conoscenza del mercato brasiliano e un portafoglio di altissima qualità, passando da un modello di business da sviluppatore a produttore. "Dopo Adani Green in India e Clearway negli Stati Uniti, sono lieto di questa nuova importante partnership in Brasile, con Casa dos Ventos, leader nell'energia eolica onshore. Con questa transazione, TotalEnergies acquisisce una posizione di leadership nel mercato Brasiliano delle energie rinnovabili, uno dei mercati più dinamici al mondo. Questo mercato si adatta alla nostra strategia di trarre vantaggio dalla crescita dei mercati energetici deregolamentati, che è cruciale per la transizione energetica", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies. "Con un totale di 12 GW in funzione, costruzione e sviluppo, sia eolico che solare, questa transazione è un ulteriore passo nell'ambizione di TotalEnergies di raggiungere i 100 GW di produzione rinnovabile entro il 2030, e nella sua trasformazione in un'azienda multi-energia sostenibile e redditizia.”“La partnership tra Casa dos Ventos e TotalEnergies è stata strutturata per massimizzare le complementarità e le sinergie tra le aziende. Oltre alla sua solidità finanziaria, l'impronta globale di TotalEnergies contribuirà all'espansione del nostro portafoglio clienti e migliorerà le nostre conoscenze in nuovi campi della transizione energetica. Siamo fiduciosi che questa partnership ci collochi in un ruolo strategico per guidare l'agenda dell'energia sostenibile in Brasile", ha affermato Mario Araripe, fondatore e presidente di Casa dos Ventos. Informazioni su Casa dos Ventos Casa dos Ventos è una società energetica Brasiliana che sviluppa, costruisce e gestisce progetti da fonti rinnovabili. Responsabile di una delle più grandi campagne di misurazione del vento al mondo, l'azienda ha sviluppato un progetto eolico su quattro in funzione in Brasile. Per continuare il suo ruolo di rilievo nel settore, Casa dos Ventos detiene il più grande portafoglio di progetti eolici e solari in fase di sviluppo nel paese, con circa 20 GW. L'azienda è anche un fornitore leader di soluzioni energetiche per supportare i consumatori nella loro transizione energetica. Casa dos Ventos è firmataria del Global Compact delle Nazioni Unite e opera in linea con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e le migliori pratiche ESG, preservando i biomi locali, sviluppando progetti sociali nelle comunità in cui è presente e contribuendo a un'economia a basse emissioni di carbonio. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originario in Italiano. Fonte: TotalEnergy

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https://www.rmix.it/ - In Arabia Saudita il Primo Impianto per i Polimeri Riciclati ISCC+
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare In Arabia Saudita il Primo Impianto per i Polimeri Riciclati ISCC+
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I rifiuti urbani non riciclabili o non separati sono la fonte per produrre polimeri riciclati certificati ISCC+Non esiste solo la strada del riciclo meccanico, quando si tratta di riutilizzare i rifiuti urbani che premono sull’ambiente, ma esistono anche altre soluzioni, a volte alternative e a volte complementari, per migliorare la gestione dello scaro che quotidianamente il mondo produce. In ogni ciclo di trattamento meccanico dei rifiuti si creano degli scarti che non possono essere riciclati, scarti che contengono ancora polimeri sotto forma di associazioni complesse tra di loro. Inoltre, purtroppo, molte aree del mondo, non si occupano di differenziare i rifiuti, quindi esiste una grande quantità di rifiuti non selezionati e non separati. Tre aziende internazionali hanno concluso un’ampia collaborazione che gli permette di intercettare i rifiuti difficili da riciclare, trattarli attraverso il riciclo chimico, creare una nuova famiglia di polimeri plastici riciclati che possono essere immessi nuovamente sul mercato, supportati anche da una certificazione internazionale come la ISCC+. Infatti, TotalEnergies, Aramco e SABIC hanno convertito con successo per la prima volta in Medio Oriente e Nord Africa i rifiuti di plastica in polimeri circolari certificati ISCC+. L'olio di pirolisi della plastica, chiamato anche olio derivato da rifiuti di plastica (DOP), è stato lavorato presso la raffineria SATORP di proprietà congiunta di Aramco e TotalEnergies, a Jubail, in Arabia Saudita. È stato quindi utilizzato come materia prima da Petrokemya, un'affiliata di SABIC, per produrre polimeri circolari certificati. Il progetto mira a spianare la strada alla creazione di una attività per il riciclaggio avanzato della plastica, trasformando i rifiuti in polimeri circolari nel Regno dell'Arabia Saudita. Il processo consente l'utilizzo di plastica non differenziata, che può essere difficile da riciclare meccanicamente e, di conseguenza, contribuisce a risolvere la sfida della plastica a fine vita. Una prima pietra miliare per il progetto è stata l'ottenimento della certificazione ISCC+ per garantire la trasparenza e la tracciabilità dell'origine riciclata di materie prime e prodotti. Il sistema ISCC (International Sustainability and Carbon Certification) ha una sezione dedicata alle biomasse e ai prodotti derivati dalle biomasse, compresa la plastica riciclata. L'obiettivo principale della certificazione ISCC+ è dimostrare che la plastica riciclata soddisfa standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Si verifica anche la catena di approvvigionamento, inclusi gli aspetti legati alla tracciabilità e al rispetto delle normative ambientali. Tre impianti industriali sono stati coinvolti nel processo: la raffineria SATORP, l'impianto di frazionamento NGL di Ju'aymah di Aramco e Petrokemya. Tutti hanno ottenuto con successo la certificazione ISCC+, abilitando la produzione di materiali circolari. Mohammed Y. Al Qahtani, Presidente di Downstream di Aramco, ha dichiarato: “Questo risultato dimostra l'importanza del settore petrolchimico nella creazione di prodotti e soluzioni più sostenibili. Il nostro obiettivo è creare soluzioni circolari per i rifiuti di plastica, facendo progressi anche sulla nostra ambizione di raggiungere l'azzeramento netto delle emissioni di gas serra entro il 2050, attraverso le nostre risorse gestite interamente dall'azienda. Aramco sta prendendo in considerazione diversi modi per attingere a nuove tecnologie e sfruttare le risorse esistenti per supportare l'implementazione di prodotti circolari, più sostenibili e a basse emissioni di carbonio". Bernard Pinatel, President, Refining & Chemicals, TotalEnergies, ha dichiarato: “Questa avanzata iniziativa di riciclaggio della plastica riflette l'ambizione di TotalEnergies di contribuire concretamente ad affrontare la sfida del fine vita della plastica. Diversi altri progetti di economia circolare sono allo studio, sfruttando le competenze tecniche e l'esperienza dei partner per contribuire ulteriormente al riciclaggio della plastica. È un percorso importante verso l'obiettivo di TotalEnergies di produrre il 30% di polimeri circolari entro il 2030 e la sua strategia per costruire un'azienda multi-energia con l'ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, insieme alla società". Sami Al-Osaimi, SABIC EVP Petrochemicals (A), ha dichiarato: “SABIC è un leader nel settore chimico che supporta Saudi Vision 2030, garantendo una crescita futura sostenibile concentrandosi su ambiente, energia e clima. Questo progetto è in linea con l'impegno di SABIC per evitare lo smaltimento in discarica e l'incenerimento attraverso le sue competenze in materia di innovazione e tecnologia avanzata. Questo progetto mostra la collaborazione del settore petrolchimico per superare le sfide a monte e a valle della plastica circolare. A tal fine, SABIC ha recentemente annunciato il suo obiettivo di un milione di tonnellate di soluzioni TRUCIRCLE ™ entro il 2030, che intende aiutare a fornire ai nostri clienti soluzioni più sostenibili”.Fonte TotalEnergy

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https://www.rmix.it/ - Grafene: la rivoluzione di EsaNanoTech per batterie, riscaldamento ed elettronica
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Grafene: la rivoluzione di EsaNanoTech per batterie, riscaldamento ed elettronica
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Nuova tecnologia per una produzione più efficiente ed economica: il futuro del grafene è sempre più vicinodi Marco ArezioIl grafene è da anni considerato il materiale del futuro, grazie alla sua resistenza 100 volte superiore all’acciaio e alla sua incredibile leggerezza. Tuttavia, la sua produzione su larga scala è stata a lungo un ostacolo, con costi elevati e processi complessi. EsaNanoTech, una startup innovativa, ha sviluppato una tecnologia brevettata per abbattere i costi e rendere il grafene più accessibile alle industrie, accelerando il suo impiego in settori chiave come batterie, elettronica, riscaldamento e mobilità sostenibile. Produzione avanzata: la nuova tecnologia di EsaNanoTech Il principale punto di forza della tecnologia EsaNanoTech è un processo innovativo per la “stampa” di fogli di grafene a partire da materie plastiche. Questo metodo riduce drasticamente i consumi energetici rispetto alle tecniche tradizionali, rendendo la produzione più sostenibile ed economicamente vantaggiosa. Grazie a questa svolta, il grafene può finalmente uscire dai laboratori e trovare applicazione su scala industriale, con un impatto significativo su diversi settori tecnologici. Applicazioni del grafene: energia, batterie ed elettronica Le prime soluzioni commerciali basate sulla tecnologia EsaNanoTech sono già in fase di lancio. Tra queste spiccano: - Sistemi di riscaldamento a grafene → Innovativi dispositivi in grado di ridurre fino al 60% il consumo energetico, rivoluzionando il settore della climatizzazione domestica e industriale. - Batterie al grafene per auto elettriche → Possibile aumento della capacità fino a 10 volte rispetto alle attuali batterie agli ioni di litio, con tempi di ricarica più rapidi e maggiore autonomia. - Sensori indossabili e materiali per l’aerospazio → Il grafene permette la creazione di sensori altamente precisi e materiali ultraleggeri per l’industria aerospaziale, aumentando l’efficienza e riducendo il peso dei componenti. Il futuro del grafene: una rivoluzione industriale imminente EsaNanoTech ha già avviato collaborazioni con aziende e istituti di ricerca per testare le potenzialità del suo grafene innovativo. La startup punta a scalare rapidamente la produzione e a portare sul mercato prodotti basati su questo materiale rivoluzionario. Se la tecnologia di EsaNanoTech manterrà le sue promesse, il grafene potrebbe finalmente diventare una realtà industriale concreta, trasformando settori strategici e aprendo la strada a nuove innovazioni tecnologiche. Il grafene non è più solo il materiale del futuro, ma sta diventando una soluzione concreta per un'industria più efficiente, sostenibile e tecnologicamente avanzata. © Riproduzione VietataFoto EsaNanotech

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https://www.rmix.it/ - ENEL: Produzione di Idrogeno da impianti Eolici in Cile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare ENEL: Produzione di Idrogeno da impianti Eolici in Cile
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Il Cile avrà il suo primo impianto per la produzione di Idrogeno attraverso un elettrolizzatore alimentato ad energia eolica.Sebbene oggi la produzione di idrogeno, attraverso le energie rinnovabili non sia ancora competitiva in termini di costo Kw, rispetto alla produzione con gas naturale o con il carbone, non c'è dubbio che la progressiva diminuzione dei costi della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, nei prossimi anni, permetterà l'apertura di un mercato molto interessante in termini di dislocazione della produzione energetica totalmente verde.Come si può leggere dal rapporto di Enel sull'impianto di produzione di Idrogeno in Cile, attraverso l'uso di energia eolica, la decarbonizzazione dei sistemi industriali e civili passa anche per questa strada.Enel Green Power Chile (EGP Chile), controllata di Enel Chile, prevede di partecipare con la società elettrica cilena AME e i futuri partner ENAP, Siemens Energy e Porsche, all’installazione di un impianto pilota per la produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore alimentato da energia eolica a Cabo Negro, a nord di Punta Arenas, nella regione di Magallanes, soggetto all’approvazione da parte delle autorità locali e alla finalizzazione della struttura di finanziamento. L’entrata in esercizio dell’impianto è prevista per il 2022, rendendolo così il primo progetto di questo tipo che produrrà idrogeno in Cile, oltre ad uno dei più grandi in America Latina. L’annuncio è avvenuto durante un evento a cui ha partecipato il ministro cileno dell'Energia Juan Carlos Jobet. Salvatore Bernabei, recentemente nominato CEO globale di Enel Green Power nonché responsabile della linea di business Global Power Generation di Enel ha dichiarato: “L'idrogeno verde può davvero svolgere un ruolo importante nella transizione energetica supportando la decarbonizzazione di settori le cui emissioni sono più difficili da abbattere, e nei quali l'elettrificazione degli usi finali non è una soluzione semplice. Enel punta su questo tipo di idrogeno, che viene prodotto tramite elettrolizzatori, alimentati al 100% da elettricità rinnovabile. Questo progetto, che è una pietra miliare per il Gruppo a livello globale, può mettere in pratica la nostra visione; nello specifico, un impianto come questo può consentirci di analizzare le migliori soluzioni tecnologiche per produrre in modo efficiente idrogeno sfruttando la ricchezza di risorse e le solide infrastrutture della regione di Magallanes. Come stiamo facendo in Cile, continueremo a cercare altri Paesi in tutto il mondo nei quali è possibile lanciare iniziative simili ".  Un progetto in Patagonia In un Paese con risorse naturali straordinarie, la Patagonia si distingue per avere alcune delle migliori condizioni del vento sulla terraferma al mondo grazie alla sua vicinanza all’Antartide, come dimostra uno studio sulle risorse eoliche condotto da EGP Chile negli ultimi due anni. Queste caratteristiche uniche permettono alla Patagonia di avere una produzione costante di energia eolica, che rappresenta un elemento chiave per consentire alla regione di posizionarsi come polo di sviluppo dell’idrogeno verde. In particolare, la regione di Magallanes ha la necessità di diversificare il suo mix energetico che era storicamente improntato su petrolio e gas, facendo leva sulle infrastrutture esistenti per accelerare la decarbonizzazione attraverso l’idrogeno verde generato dall’energia eolica.  Idrogeno verde in Cile Il Cile si sta affermando come uno dei Paesi con il maggior potenziale per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde al mondo. Stando al Ministero dell’Energia cileno, grazie all’idrogeno verde a basso costo, entro il 2050, sarà resa possibile una riduzione del livello di CO2 accumulato del Paese fino al 20%. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il Cile sia in grado di produrre 160 milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno, raddoppiando l’attuale domanda di idrogeno e, secondo le proiezioni di Bloomberg, il prezzo dell’idrogeno verde sarà competitivo con il diesel in meno di 10 anni circa. Enel in Cile è la più grande azienda elettrica per capacità installata con oltre 7.200 MW di cui oltre 4.700 MW di energia rinnovabile, nello specifico: oltre 3.500 MW di energia idroelettrica, oltre 600 MW di energia eolica, circa 500 MW di energia solare e circa 40 MW di energia geotermica. Il Gruppo opera anche nel settore della distribuzione attraverso Enel Distribución Chile, che serve circa 2 milioni di clienti, e nel business delle soluzioni energetiche avanzate attraverso Enel X Chile. Enel Green Power, all’interno del Gruppo Enel, è dedicata allo sviluppo e alla gestione di rinnovabili in tutto il mondo, con una presenza in Europa, Americhe, Asia, Africa e Oceania. Leader mondiale nel settore dell’energia rinnovabile, con una capacità gestita di oltre 46,4 GW e un mix di generazione che include l’energia eolica, l’energia solare, l’energia geotermica e l’energia idroelettrica, Enel Green Power è all’avanguardia nell’integrazione di tecnologie innovative in impianti rinnovabili. 

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https://www.rmix.it/ - Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'Industria
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'Industria
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L'interesse per l'economia circolare non è più espresso solo nei sogni o nelle buone intenzioni degli ambientalisti o dei cittadini comuni, ma è ormai diventata un'esigenza industriale da perseguire per dare una risposta alle richieste del mercato La stringente europea normativa sulle emissioni inquinanti e l'esigenza di produrre in modo sostenibile hanno fatto crescere, nel mondo del lavoro, la richiesta per nuove figure professionali specializzate. Come riporta la Repubblica in questo articolo il mondo del lavoro è in fermento per queste trasformazioni importanti.Green e sostenibilità hanno numeri sempre più grandi: oltre 3 milioni di occupati. E ora si formano Expert in Circular Economy per l’industria Sostenibilità, economia circolare, green. Non sono più tendenze o mode, ma nuovi paradigmi economici e sociali. Sulla loro crescita, che sarà spinta ancora di più dai grandi investimenti comunitari, si andranno a modellare diversi aspetti della società, a cominciare dalla formazione. Intanto i numeri, del rapporto della Fondazione Symbola: gli italiani che lavorano nel green sono 3,1 milioni, 432mila imprese che negli ultimi 5 anni hanno investito sull’economia verde, crescita di occupazione green del 3,4% dal 2017 al 2018. Secondo i numeri contenuti in un’indagine di LinkedIn, l'Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell'ambito dei 'green job', con Milano al 7° posto a livello mondiale per la concentrazione di professionisti della sostenibilità. L'Europa ha registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità durante l'ultimo anno, con una crescita del 7,5%, maggiore rispetto alla media globale. Anche la domanda di lavori legati alla sostenibilità è cresciuta del 49% dei posti di lavoro disponibili su LinkedIn per ruoli legati alla sostenibilità in Europa. Per quanto riguarda il lavoro nell’economia circolare, l’Italia è seconda solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7% (fonte: Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network). In uno scenario del genere, il mondo della formazione si sta ponendo il tema della creazione di figure professionali che siano coerenti con l’andamento del mercato. Soprattutto nell’applicazione dei concetti dell’economia circolare al mondo dell’industria.  Da questa impostazione è nato il primo corso di formazione tecnica superiore per esperti di economia circolare per l’industria, promosso da ART-ER ( la Società Consortile dell'Emilia-Romagna, con l’obiettivo di favorire la crescita sostenibile della regione) nell’ambito del progetto europeo IFTS Circular Society. Il mondo della formazione professionale è sempre più orientato alla sostenibilità ma la particolarità di questo corso, unico in Italia, è la creazione di una nuova figura professionale, quella del Tecnico per la Sostenibilità e l’Economia Circolare dei Processi Industriali con tanto di rilascio di Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore. Una figura sempre più richiesta dal mondo del lavoro.

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https://www.rmix.it/ - Una Nuova Società ENI per la Mobilità Sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Una Nuova Società ENI per la Mobilità Sostenibile
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Bioraffinazione e biometano saranno gli archi portanti dell'attività rivolta ad un nuovo modo di muoversi.Eni annuncia la nascita di Eni Sustainable Mobility, la nuova società dedicata alla mobilità sostenibile. È un'azienda integrata verticalmente lungo tutta la catena del valore, che ha l’obiettivo di fornire servizi e prodotti progressivamente decarbonizzati per la transizione energetica, accelerando il percorso verso l’azzeramento delle emissioni lungo il loro intero ciclo di vita.Eni Sustainable Mobility svilupperà la bioraffinazione, il biometano e la vendita di prodotti, servizi e soluzioni per la mobilità, in Italia e all'estero, in un percorso che la vedrà evolvere verso una società multi-service e multi-energy. Nella società sono confluiti gli asset della bioraffinazione e del biometano, che includono le bioraffinerie di Venezia e di Gela e lo sviluppo di nuovi progetti quali Livorno e Pengerang, in Malesia, oggi in corso di valutazione.Sono anche confluiti il marketing e la commercializzazione, attraverso una rete di oltre 5.000 punti vendita in Europa, di tutti i vettori energetici tra cui l’idrogeno e l’elettrico, i carburanti anche di natura biologica come l’HVO (Hydrogenated Vegetable Oil) e il biometano, nonché gli altri prodotti per la mobilità come i bitumi, i lubrificanti e i combustibili e tutti i servizi connessi alla mobilità, come il car sharing Enjoy, la ristorazione e i negozi di prossimità nei punti vendita sul territorio. Claudio Descalzi, AD di Eni, ha commentato: “Questa nuova società rappresenta la seconda leva strategica, da affiancare a Plenitude, nell’ambito del nostro percorso di transizione energetica per l’abbattimento delle emissioni Scope 3, le più significative e difficili da eliminare poiché generate dai clienti attraverso l’utilizzo dei prodotti. Attraverso questa operazione integriamo e liberiamo nuovo valore dalle nostre iniziative industriali, prodotti e servizi basati su tecnologie innovative e che andranno a costituire un’offerta unica e decarbonizzata per la mobilità”. Amministratore Delegato di Eni Sustainable Mobility è Stefano Ballista, già Direttore Sustainable Mobility di Energy Evolution di Eni. Eni Sustainable Mobility è direttamente controllata da Eni, che ne detiene il 100% del capitale sociale.Categoria: notizie - ambiente - energie rinnovabili - bio metanoFonte ENI

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi Perde
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi Perde
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Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi PerdeLa società di consulenza Bloomberg ha redatto uno studio che ha analizzato alcune grandi società in settori differenti come quello del petrolio, delle forniture energetiche, delle miniere e del settore dei prodotti di consumo.Il lavoro si basava sugli obbiettivi societari dichiarati in termini di impatti produttivi e sui risultati circa il loro rispetto. Total, come si legge nel comunicato, è risultata tra quelle società che hanno conseguito il punteggio più alto. Nello specifico, il 13 aprile, BloombergNEF ha pubblicato il suo primo studio sull'allineamento delle strategie aziendali con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Con un punteggio di 97/100, Total si è classificata al terzo posto a livello mondiale nel sondaggio, tra i quattro settori di attività studiati (Oil and Gas, Utilities, Metals & Mining, Consumer Goods) e primo nel suo settore. Lo studio, intitolato “UN Sustainable Development Goals for Companies: Primer” valuta le aziende sulla base di un'analisi di 10 categorie di criteri, in termini di integrazione degli SDGs nella loro strategia, identificazione dei loro impatti prioritari e obiettivi di miglioramento. La valutazione tiene anche conto della trasparenza della rendicontazione associata. Dal 2016, Total si è impegnata a contribuire al raggiungimento degli SDG e li utilizza come punto di riferimento per misurare e definire le priorità dei suoi impatti. Il Gruppo ha anche svolto un ruolo pionieristico nella rendicontazione relativa agli SDG contribuendo al lavoro della piattaforma creata nel 2017 da UN Global Compact e Global Reporting Initiative (GRI). “Total è risolutamente impegnata in una trasformazione che affronti le sfide dell'agenda di sviluppo sostenibile: combattere il riscaldamento globale, fornire soluzioni tangibili e promuovere attivamente una transizione giusta. Total vuole essere un punto di riferimento per l'impegno aziendale verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono lieto che l'impegno dei nostri team sia stato riconosciuto con questa prima classifica ", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e Amministratore delegato di Total . Lo studio Bloomberg riconosce l'allineamento della strategia aziendale di Total con obiettivi climatici chiaramente dichiarati (SDG 13), la sua trasformazione in un'ampia azienda energetica con progetti tangibili di energia a basse emissioni di carbonio (SDG 7) e l'uso del suo peso economico e sociale, in particolare all'interno della propria catena di fornitura (SDG 8). Lo studio evidenzia anche il lavoro di Total sull'informativa trasparente, con la pubblicazione di report dettagliati sugli SDG. Total ritiene che la trasparenza sia essenziale per costruire rapporti di fiducia con i propri stakeholder e per porre il Gruppo in un percorso di miglioramento continuo.

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Sabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo Chimico
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Sabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo Chimico
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Sabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo ChimicoL'attenzione per l'ambiente, l'economia circolare e i rifiuti si concretizza nell'analisi di soluzioni che possano realmente utilizzare i rifiuti dei rifiuti, cioè quei prodotti che escono dagli impianti di riciclo meccanico come scarti e che sarebbero destinati alla discarica o all'incenerimento. Il riciclo chimico è sicuramente una strada per riutilizzare questi scarti trasformandoli, come faranno Sabic e Plastic Energy in Olanda, creando una catena di valore nei polimeri sostenibili. Alla fine del 2018, il gruppo petrolchimico saudita Sabic ha firmato un memorandum d'intesa con la British Plastic Energy per costruire un'unità di riciclaggio della plastica nei Paesi Bassi. Il progetto doveva essere completato nel 2021. Sebbene sia un pò in ritardo, si sta lavorando per la sua realizzazione. I due partner hanno appena creato una joint venture, Spear (Sabic Plastic Energy Advanced Recycling BV), di cui possiedono in parti uguali, per avviare la costruzione di questo sito a Geleen, un importante centro petrolchimico, vicino a Maastricht, dove Sabic è già presente. Dovrebbe essere operativo nella seconda metà del 2022. on il supporto del ministero degli Affari economici olandese. Diverse collaborazioni Sabic e Plastic Energy collaborano dal 2019 per produrre e commercializzare polimeri “circolari”, inseriti nel catalogo Trucircle di Sabic. Il gruppo saudita ha così potuto collaborare con trasformatori, gruppi di beni di consumo e / o catene di vendita al dettaglio per produrre vari imballaggi: tra questi primi utenti ci sono, in particolare, Albéa, Aptar, Avery Dennison, Berry Global, Huhtamaki, Sealed Air, Walki , Tupperware, Unilever e Tesco. “La nuova unità consentirà a Sabic di aumentare in modo significativo la produzione di polimeri circolari certificati al fine di fornire ai clienti un migliore accesso a materiali sostenibili che sono stati riciclati, riutilizzati e prodotti in un modo che può aiutare a proteggere le risorse naturali dal nostro pianeta, agendo come soluzione di riserva ", afferma Fahad Al Swailem, vicepresidente responsabile delle vendite di polietileni e polimeri di Sabic. Conversione anaerobica termica Plastic Energy ha sviluppato una tecnologia brevettata di conversione termica anaerobica (TAC) che trasforma un'ampia gamma di materie plastiche a fine vita, sporche o contaminate e difficili da riciclare utilizzando processi convenzionali, in oli sintetici per pirolisi che, una volta raffinati, rendono possibile produrre polimeri con proprietà identiche a quelle dei materiali originali. La società gestisce già due impianti di riciclaggio chimico per la plastica a Siviglia e Almeria, in Spagna, dal 2014 e dal 2017. La nuova unità produrrà sia questo olio che resine. A. Jadoul

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Gazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'Acquisizione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Gazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'Acquisizione
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Gazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'AcquisizioneA seguito dell'acquisizione di Gazechim Plastics da parte del Gruppo Snetor lo scorso luglio, siamo lieti di annunciare il cambio della ragione sociale di GAZECHIM PLASTICS UK che diventa SNETOR UK. Questo nuovo nome aziendale illustra il nostro desiderio di rafforzare la nostra visibilità sul mercato europeo e fa parte del nostro sviluppo strategico.  Chiude il cambio di nome avviato con GAZECHIM PLASTICS ROMANIA che è diventato SNETOR EASTERN EUROPE alla fine del 2020.  Da gennaio 2021, GAZECHIM PLASTICS BENELUX e GAZECHIM PLASTICS NORDEN si chiamano SNETOR BENELUX e SNETOR NORDEN  Emmanuel Aubourg,  CEO Snetor Group

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https://www.rmix.it/ - Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con Carta Velina Ecocompatibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con Carta Velina Ecocompatibile
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Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con cui confezionava i suoi capi con Carta Velina EcocompatibileUna bella iniziativa da parte di Mango, un'azienda attiva nel campo della moda che va incontro alle esigenze della tutela ambientale sostituendo i sacchetti di plastica che usa per il confezionamento dei capi di abbigliamento con altri fatti in carta velina ecocompatibile. questa bella storia ce la racconta Maria Teresa Veneziani in un articolo sul Corriere della Sera.La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura. Carta velina «I sacchetti che saranno utilizzati sono realizzati in carta velina, un materiale costituito da pasta di cellulosa naturale proveniente da fonti rinnovabili — assicura l’azienda —. La carta proviene infatti da foreste gestite in modo sostenibile, dove le pratiche di abbattimento sono certificate secondo i requisiti degli standard internazionali FSC® (Forest Stewardship Council®). Ciò contribuisce anche a un’economia circolare poiché i prodotti di carta possono essere riciclati in media da quattro a sei volte». La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura.  Test pilota Il progetto sarà inizialmente lanciato in produzioni locali per capi piegati e sul canale online, dopo il successo dei tre test pilota effettuati dall’azienda in Marocco, Cina e Turchia. L’obiettivo è che il nuovo progetto venga applicato a tutti i capi entro la fine del 2021. Secondo Toni Ruiz, Amministratore delegato di Mango, «Si tratta di un progetto di grande portata, che avrà un impatto molto positivo sull’ambiente, poiché grazie alla sua realizzazione elimineremo circa 160 milioni di sacchetti di plastica ogni anno. La produzione di una moda più rispettosa dell’ambiente mira alla trasformazione sostenibile dell’azienda». Fashion Pact Il progetto rientra nel Fashion Pact, una coalizione globale che mira a promuovere la sostenibilità ambientale nel settore tessile e della moda, a cui l’azienda ha aderito nel 2019. Questo patto globale impegna tutti i firmatari a lavorare insieme per ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’industria tessile e della moda concentrandosi su tre pilastri: contrastare i cambiamenti climatici, preservare la biodiversità e proteggere gli oceani.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti

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https://www.rmix.it/ - Cosa Succederà al Mercato del PVC in India dopo la Caduta dei Prezzi di Luglio?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Cosa Succederà al Mercato del PVC in India dopo la Caduta dei Prezzi di Luglio?
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Cosa succederà al mercato del PVC in India dopo la caduta dei prezzi di Luglio?Secondo gli esperti del settore, dopo una caduta di circa il 16 % sul prezzo del PVC in India, pari a circa 130 $/tonnellata all’inizio del mese di luglio, sembra che un rimbalzo sia possibile. Infatti il prezzo medio del PVC si è attestato intorno a 1400 $/Ton CIF India per la prima volta dall’inizio di Febbraio, con dei distinguo sulle tipologie di PVC che compongono il paniere di riferimento. Secondo i dati del Price Index di ChemOrbis, la media settimanale dei prezzi del PVC K67, su base CIF India, ha registrato un calo totale di $/Ton 280/ dall'inizio del trend ribassista a fine aprile. Tuttavia i prezzi medi rimangono a circa 780 $/Ton superiori ai livelli visti nel maggio 2020, data in cui iniziò il più lungo rally rialzistico della storia delle materie plastiche. La spiegazione di questa discesa dei prezzi potrebbe essere individuata nella seconda ondata di COVID 19 che ha investito il paese, con la conseguente riduzione della produzione a causa della scarsa richiesta di prodotti finiti. Questo fenomeno ha calmierato i prezzi facendo scendere le quotazioni del PVC, in relazione anche al fatto che una minore produzione significa un numero minore di salariati al lavoro e, di conseguenza, una minore capacità di spesa delle famiglie. Ma nel breve periodo si ipotizza un rimbalzo dei prezzi del PVC a causa della probabile domanda post-monsone. I mesi piovosi monsonici da giugno a settembre sono in genere una stagione a bassa domanda per il mercato degli utenti finali del PVC in India. Gli acquirenti tendono ad iniziare a fare scorta per la stagione post-monsonica ad agosto, quando la domanda inizia a salire. "Gli acquisti per la stagione post-monsonica iniziano ad agosto e questo è un altro motivo per cui i prezzi dovrebbero aumentare", ha affermato il commerciante con sede a Mumbai.

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https://www.rmix.it/ - Acceso il più Grande Parco Eolico Offshore della Scozia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Acceso il più Grande Parco Eolico Offshore della Scozia
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4,3 miliardi di dollari per generare fino a 1075 MW di energia eolica offshore con una particolarità unica al mondoIl mondo sta rincorrendo e risolvendo le lacune che anni di inerzia politica hanno portato nel campo delle energie rinnovabili. Era comodo comprare petrolio, carbone o gas per produrre energia elettrica ma, oggi, per le questioni che tutti conosciamo, questo lassismo è diventato un boomerang. Per rimediare alle falle passate sono necessari fiumi di soldi e soluzioni politiche veloci ed efficaci in quanto, la progettazione, il finanziamento e l’istallazione di parchi eolici o solari di grandi dimensioni richiede grande volontà e determinazione nel raggiungere gli obbiettivi. In Scozia è in fase di ultimazione il parco eolico Seagreen posizionato a 27 Km. dalla costa di Angus che, a regine nel 2023, potrà erogare una potenza di 1075 MW potendo contare su 114 turbine. La particolarità di questo parco eolico a fondo fisso è che il più profondo al mondo, visto che le sue basi sono posizionate a ben 59 metri sotto il livello dell’acqua. La struttura dal costo di 4,3 miliardi di dollari è frutto della collaborazione tra TotalEnergy e SSE Renewables, infatti, TotalEnergies ha stipulato un accordo con SSE Renewables per acquisire una partecipazione del 51% nel progetto Seagreen nel giugno 2020. "Siamo lieti di annunciare l'inizio della produzione di energia da Seagreen, la nostra prima fase eolica offshore nel Mare del Nord del Regno Unito", ha affermato Vincent Stoquart, Senior Vice President Renewables di TotalEnergies . “Questo segna un nuovo passo nello sviluppo della capacità delle attività offshore di TotalEnergies. Questa pietra miliare contribuirà direttamente al nostro obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità di elettricità rinnovabile in tutto il mondo entro il 2025”.Info: TotalEnergy

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https://www.rmix.it/ - Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la Plastica
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la Plastica
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Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaIl riciclo degli scarti plastici attraverso un processo di nobilitazione delle prestazioni dei polimeri futuri, con l'intento di avvicinare la nuova materia prima a quella vergine, è l'obbiettivo dei nuovi progetti industriali sul riciclo della plastica.Tra questi nuovi progetti, TotalEnergies e Honeywell hanno annunciato un accordo strategico per promuovere lo sviluppo del riciclaggio avanzato della plastica. In base a questo accordo, Honeywell accetterà di fornire a TotalEnergies il Recycled Polymer Feedstock (RPF), utilizzando la tecnologia di processo UpCycle di Honeywell nel nuovo impianto di riciclaggio Honeywell e Sacyr che sarà costruito in Andalusia, Spagna. TotalEnergies acquisterà e convertirà questa materia prima in polimeri di alta qualità, che potrebbero essere utilizzati per imballaggi alimentari e altre applicazioni altamente impegnative.L'impianto UpCycle, che sarà di proprietà di una joint venture tra Honeywell e Sacyr, dovrebbe trattare e convertire ogni anno 30.000 tonnellate di rifiuti di plastica misti in RFP, che potrebbero altrimenti essere destinati a discarica o incenerimento. L'avvio previsto dell'impianto UpCycle è previsto nel 2023, con RPF da utilizzare per la produzione di polimeri di alta qualità nelle unità di produzione europee di TotalEnergies. Come dichiarato nel comunicato stampa di Total, la nuova materia prima avrà proprietà identiche ai polimeri vergini e adatti per un'ampia gamma di applicazioni, comprese le applicazioni per uso alimentare, come contenitori flessibili e rigidi. Questo primo progetto rappresenta l'inizio della collaborazione tra TotalEnergies e Honeywell nel campo del riciclo avanzato. Entrambe le parti sono impegnate ad affrontare la questione dei rifiuti di plastica e ad aiutare a costruire un'economia più circolare e sostenibile in Europa e nel resto del mondo. "Siamo lieti di collaborare con Honeywell per affrontare il problema dei rifiuti di plastica attraverso lo sviluppo di un riciclaggio avanzato e, quindi, creare un'economia circolare, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile. Questo progetto, con una startup mirata al 2023, contribuirà a soddisfare la nostra ambizione di produrre il 30% di polimeri riciclati e rinnovabili entro il 2030", ha affermato Valérie Goff, Senior Vice President, Polymers di TotalEnergies. "La domanda di plastica continuerà a crescere, quindi è fondamentale creare un collegamento tra la gestione dei rifiuti e la produzione di plastica per rafforzare un flusso circolare di materie plastiche", ha affermato Ben Owens, vicepresidente e direttore generale di Honeywell Sustainable Technology Solutions. "L'accordo con TotalEnergies fornirà un forte sodalizio per il prelievo di materie prime polimeriche riciclate e, insieme al nostro impianto di riciclaggio avanzato recentemente comunicato con Sacyr, Honeywell sta guidando la spinta verso un'economia della plastica più circolare". Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti

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