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https://www.rmix.it/ - PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclata
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclata
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Plasticare: la piattaforma passa di mano in un’ottica di riorganizzazione della comunicazione tecnica PlastiCare, nata nel 2018 come portale specializzato nel mondo della plastica riciclata, ha allargato i propri orizzonti privilegiando la comunicazione su ambiente, economia circolare, energie rinnovabili e articoli tecnici. Nel corso degli ultimi due anni PlastiCare ha assunto un ruolo centrale nel proprio business nel campo della comunicazione e della formazione sul mondo del riciclo, mondo che contemplava aspetti informativi generali, tecnici, applicazioni, ricerca e progettualità. Il portale PlastiCare era nato, inizialmente, come portale di interscambio di offerte e richieste sui polimeri, macchine, stampi, servizi conto terzi, prodotti fatti in plastica riciclata e lavoro, basato su una piattaforma multilingue in cui i clienti postavano le loro offerte e richieste nelle 5 principali lingue (I, ENG, D, F, ESP) e chi leggeva i posts lo faceva nella loro lingua madre, così da ridurre le barriere linguistiche e facilitare i rapporti cliente/fornitore. Nel corso del tempo le attività di comunicazione hanno incrementato il valore del portale diventando, per qualità e argomenti, prioritarie nell’interesse dell’utenza, potendo contare su migliaia di iscritti che usufruivano degli articoli presenti sulla parte delle NEWS. Una specializzazione che ha coinvolto la struttura aziendale nella creazione giornaliera di argomenti e di approfondimenti per un’utenza sempre più attenta alla qualità dell’informazione e alla competenza settoriale. PlastiCare si è quindi creato un target di lettori quotidiani, che è risultato lontano da quello per cui il portale è stato fondato nel 2018, cambiando così l’indirizzo del business e gli obbiettivi iniziali, sviluppando un’informazione specifica nel settore dell’economia circolare, della plastica riciclata, dell’ambiente e delle energie rinnovabili in 154 paesi nel mondo. La decisione dei soci è stata quella di cedere l’attività ad una società di consulenza e comunicazione nel medesimo settore, in modo che dall’unione delle utenze delle rispettive società si potesse creare un bacino informativo maggiore e un mantenimento degli standard del servizio. La cessione di PlastiCare alla società di consulenza e comunicazione sull’economia circolare e sulla plastica riciclata Arezio Marco, ne ha garantito la continuità comunicativa richiesta dai clienti. Il portale verrà, nei prossimi mesi, integrato con il sito della società di consulenza Arezio Marco, che porterà avanti i servizi di comunicazione e di informazione tipici dell’attività di PlastiCare con i servizi di promozione come banner, newsletter, e articoli sponsorizzati. Inoltre, attraverso rMIX, è possibile postare offerte e richieste in modo gratuito o attraverso gli abbonamenti, inerenti al settore della plastica, legno, metalli,  vetro, carta, gomma, tessuti, macchine, prodotti finiti, servizi e lavoro. Per ogni ulteriore informazione potete visitare il portale www.rmix.it.it o scrivete a  info@rmix.itCategoria: notizie - plastica - economia circolare - PlastiCare 

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https://www.rmix.it/ - La Rivoluzione del Bambù: Dalla Cina una Plastica 100% Biodegradabile che si Decompone in 90 Giorni
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Rivoluzione del Bambù: Dalla Cina una Plastica 100% Biodegradabile che si Decompone in 90 Giorni
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Un team di ricercatori cinesi ha sviluppato un innovativo materiale plastico a base di bambù, resistente e riciclabile, che offre una soluzione sostenibile alla crisi dell’inquinamento da plasticadi Marco ArezioLa plastica, un materiale che ha rivoluzionato l'industria e la vita quotidiana a partire dagli anni Cinquanta, è oggi al centro di una grave crisi ambientale. Con milioni di tonnellate di rifiuti plastici che si accumulano nei mari e nei terreni, prevalentemente per colpa dell'uomo, la ricerca di materiali alternativi è diventata una priorità globale. Tra le nuove proposte per affrontare questa sfida, arriva dalla Cina una promettente innovazione: una plastica completamente biodegradabile, fatta al 100% di bambù. Questo materiale, secondo i ricercatori, ha la capacità di biodegradarsi nel suolo entro soli tre mesi, offrendo una soluzione sia ecologica che pratica. Il Ruolo Problematico della Plastica Tradizionale La plastica convenzionale, sebbene economica e incredibilmente versatile, è una delle principali cause dell'inquinamento globale. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani e nelle discariche, abbandonati dall'uomo, dove impiegano centinaia di anni a decomporsi. Le microplastiche si stanno infiltrando nei sistemi naturali, causando gravi danni alla fauna e flora marine e persino entrando nella catena alimentare umana. Le bioplastiche tradizionali, una possibile alternativa, non hanno però risolto il problema. Studi recenti dimostrano che molte di queste non sono così biodegradabili come si pensava, degradandosi solo in determinate condizioni ambientali che spesso non si trovano nei contesti di smaltimento standard. Il Bambù come Risorsa Sostenibile La Cina, uno dei principali produttori di bambù al mondo, ha individuato in questa pianta una risorsa preziosa per sviluppare nuovi materiali sostenibili. Il bambù è noto per la sua rapidità di crescita e la sua capacità di rigenerarsi senza bisogno di pesticidi o fertilizzanti. Tuttavia, creare un materiale plastico a base di bambù è stata una sfida tecnica a causa della rigidità della sua struttura cellulare. Le proprietà adesive delle cellule del bambù sono limitate, rendendo difficile la trasformazione del materiale in un sostituto diretto della plastica. Il Processo Innovativo Un gruppo di ricercatori cinesi ha recentemente sviluppato un metodo innovativo per trasformare il bambù in una plastica biodegradabile. Il processo inizia con la polverizzazione del bambù, seguita dall'uso di sostanze chimiche ecologiche per rimuovere selettivamente parte della lignina, un composto organico che contribuisce alla rigidità del materiale. Questo processo altera la struttura cristallina della cellulosa, rendendo il materiale più plastico e lavorabile. Successivamente, il materiale trattato viene pressato a caldo per formare una plastica rigida e resistente all'acqua, con proprietà simili a quelle del PVC, un tipo di plastica rigida comunemente usato in tubi e altri prodotti industriali. Ciò che rende particolarmente interessante questa innovazione è che, oltre alla sua resistenza e versatilità, la plastica di bambù è completamente biodegradabile. In condizioni ambientali naturali, si decompone nel suolo entro 90 giorni, molto più rapidamente rispetto ai materiali plastici tradizionali.Verso una Produzione Più Efficiente Una delle problematiche per rendere questo materiale economicamente competitivo con le plastiche convenzionali è ottimizzare il processo produttivo. Un'opzione promettente è l'uso della polpa di bambù, che è già priva di lignina, eliminando così uno degli step più complessi del processo. Questo potrebbe ridurre i costi e rendere il biomateriale più accessibile a livello industriale. Potenziali Applicazioni della Plastica Biodegradabile da BambùIl materiale sviluppato dai ricercatori cinesi ha dimostrato di avere una robustezza meccanica eccezionale, il che lo rende adatto a una vasta gamma di applicazioni. Potrebbe essere utilizzato nella produzione di imballaggi, utensili, giocattoli e persino componenti industriali. Inoltre, essendo riciclabile, il bambù potrebbe essere ridotto in polvere e riutilizzato per creare nuovi prodotti senza compromettere la qualità del materiale. Il settore delle costruzioni potrebbe trarre grande vantaggio dall'uso di questa plastica a base di bambù, soprattutto per sostituire materiali come il PVC, che sebbene efficiente, è altamente inquinante e difficile da smaltire. La versatilità di questo nuovo biomateriale lo rende una valida alternativa in tutti quegli ambiti in cui è richiesta una plastica rigida ma sostenibile. Il Futuro della Plastica a Base di Bambù Le implicazioni di questa scoperta sono significative. Se la plastica di bambù riuscirà a trovare un'applicazione commerciale su vasta scala, potrebbe contribuire in modo sostanziale alla riduzione dell'uso della plastica tradizionale e alla lotta contro l'inquinamento globale. Il bambù è una risorsa abbondante, facilmente rinnovabile e ampiamente disponibile in molte parti del mondo, soprattutto in Asia. La sua trasformazione in un materiale versatile e biodegradabile rappresenta un passo importante verso un'economia più circolare e sostenibile. Inoltre, l'uso di materiali biodegradabili come il bambù potrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, attualmente utilizzati nella produzione di plastica convenzionale. Questo non solo aiuterebbe a ridurre le emissioni di gas serra, ma offrirebbe anche nuove opportunità economiche per i paesi produttori di bambù. Problematiche e Prospettive della Plastica Biodegradabile da BambùNonostante le potenzialità, ci sono ancora alcuni problemi da affrontare. La produzione su larga scala di questa plastica richiederà investimenti significativi in ricerca e sviluppo, nonché l'implementazione di nuove tecnologie di produzione. Inoltre, sarà necessario sensibilizzare le industrie e i consumatori sull'importanza di utilizzare materiali biodegradabili e sostenibili. Un altro aspetto da considerare è il ciclo di vita del prodotto: mentre la plastica di bambù è biodegradabile, sarà fondamentale garantire che venga smaltita correttamente per evitare che finisca in discariche o oceani, dove potrebbe non degradarsi altrettanto rapidamente a causa delle condizioni ambientali non ottimali. In conclusione, la plastica a base di bambù rappresenta una delle innovazioni più promettenti nel campo dei materiali sostenibili. Se sviluppata e adottata su larga scala, potrebbe offrire una soluzione concreta alla crisi globale della plastica, contribuendo a proteggere l'ambiente e a promuovere un uso più responsabile delle risorse naturali.

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https://www.rmix.it/ - Scarponi da Sci: Le Nuove Frontiere dei Polimeri Plastici e la Sfida della Sostenibilità
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Scarponi da Sci: Le Nuove Frontiere dei Polimeri Plastici e la Sfida della Sostenibilità
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Dai materiali high-tech alle iniziative di riciclo, ecco come l’industria degli scarponi da sci sta cambiandodi Marco Arezio La tecnologia degli scarponi da sci ha compiuto un balzo evolutivo negli ultimi anni. Un tempo dominati da polimeri plastici “tradizionali” come il poliuretano e il polipropilene, oggi i materiali utilizzati per produrre gli scarponi si stanno trasformando, spinti dalla doppia esigenza di aumentare le prestazioni e ridurre l’impatto ambientale. Una delle innovazioni più interessanti è rappresentata dall’uso di Grilamid, un tipo di poliammide che si è imposto soprattutto nel mondo dello scialpinismo per via della sua incredibile leggerezza unita a una sorprendente resistenza meccanica. È un materiale che regge bene alle basse temperature e che consente ai produttori di scarponi di creare prodotti performanti ma meno pesanti, riducendo la fatica dello sciatore. Accanto al Grilamid troviamo anche il Pebax, un elastomero termoplastico usato nei modelli più tecnici, apprezzato per la sua capacità di mantenere flessibilità anche in condizioni di freddo estremo. Queste nuove plastiche high-tech rappresentano un passo in avanti per chi cerca precisione, comfort e controllo, soprattutto in ambito agonistico o freeride. Ma la vera novità, quella che segna un cambio di paradigma, è che questi materiali non vengono più scelti solo per le loro caratteristiche tecniche: oggi la sostenibilità ambientale è entrata ufficialmente nella lista delle priorità. Riciclare gli scarponi: da sogno a realtà concreta Fino a pochi anni fa, pensare al riciclo degli scarponi da sci sembrava un’utopia. Troppi materiali diversi, incollati e fusi tra loro, e poca attenzione alla loro dismissione. Ma qualcosa è cambiato. Alcuni produttori si stanno muovendo in modo concreto per offrire soluzioni più responsabili. Uno degli esempi più emblematici è quello del gruppo Tecnica con il progetto “Recycle Your Boots”, che punta al recupero degli scarponi dismessi attraverso un sistema di raccolta, smontaggio e riutilizzo delle componenti. L’obiettivo non è solo recuperare plastica e metallo, ma anche creare una filiera circolare, in cui ciò che viene dismesso possa rientrare nella produzione di nuovi scarponi o altri articoli sportivi. Un'altra realtà che ha fatto parlare di sé è Phaenom, un brand emergente che ha presentato scarponi realizzati con una significativa percentuale di materiali riciclati. La loro filosofia si basa sulla modularità: ogni parte dello scarpone può essere smontata, riparata, sostituita o riciclata. Non si tratta solo di un esercizio di stile, ma di una vera e propria visione del prodotto come oggetto durevole e rigenerabile. Anche altri grandi nomi del settore stanno esplorando l’uso di plastiche riciclate post-industriali e materiali bio-based, come plastiche derivate da oli vegetali o da amido di mais. Queste alternative sono ancora in fase sperimentale, ma il loro potenziale è notevole. Le sfide della sostenibilità Certo, la strada verso una produzione completamente sostenibile è ancora lunga e disseminata di ostacoli. La complessità costruttiva degli scarponi – composti da scafo esterno, scarpetta interna, ganci metallici, suole e parti in gomma – rende difficile separarli a fine vita per un riciclo efficiente. Inoltre, le bio-plastiche, pur essendo una promettente alternativa ai polimeri fossili, non sono ancora in grado di offrire le stesse prestazioni meccaniche richieste da chi scia in condizioni estreme. La durabilità resta quindi un fattore chiave, anche dal punto di vista ambientale: uno scarpone che dura più a lungo, magari con componenti sostituibili, è anche più sostenibile. Infine, manca ancora una rete diffusa di raccolta e riciclo a livello europeo. Senza un’infrastruttura logistica che accompagni il prodotto dalla vita all’obsolescenza, anche i progetti più virtuosi rischiano di rimanere confinati a esperienze pilota. Un nuovo modo di pensare l’attrezzatura da sci Nonostante le difficoltà, il settore degli scarponi da sci sembra aver imboccato una nuova direzione. Sempre più brand propongono modelli che coniugano alta tecnologia e responsabilità ambientale, mettendo sul mercato scarponi che non solo performano meglio, ma sono anche pensati per essere rigenerati, riciclati o prodotti con meno risorse. Il futuro è nelle mani di una nuova generazione di sciatori e di aziende che credono che l’innovazione non sia solo velocità e controllo, ma anche rispetto per le montagne su cui si scia. E, a ben vedere, è proprio questa la vera sfida: costruire attrezzature che ci portino lontano, senza lasciare impronte pesanti dietro di noi.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)
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Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)Total comunica al mercato di aver siglato un accordo per la fornitura di 500.000 tonnellate annue di gas naturale liquefatto (LNG) fino al 2026 con l'azienda ArcelorMittal Nippon Steel (AMNS) per le attività industriali in india. I'LNG verrà scaricato al  terminal LNG di Dahej o Hazira, sulla costa occidentale dell'India.“Siamo lieti di collaborare con AMNS e di soddisfare la crescente domanda industriale di GNL in India, un Paese che mira a più che raddoppiare la quota di gas naturale nel suo mix energetico entro il 2030 rispetto ad oggi”, ha affermato Thomas Maurisse, Senior Vice President GNL al totale. "La fornitura di GNL contribuirà alla riduzione delle emissioni di carbonio di AMNS, in linea con l'ambizione di Total di offrire ai propri clienti prodotti energetici che emettono meno CO2 e di supportarli nelle proprie strategie a basse emissioni di carbonio".Vedi maggiori informazioni sull'operazione Total Accessori per il gas liquefatto LNG

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https://www.rmix.it/ - Nuovi Impianti fotovoltaici sulle Sedi delle Volvo Trucks Italia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Nuovi Impianti fotovoltaici sulle Sedi delle Volvo Trucks Italia
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Un accordo di collaborazione tra Plenitude e Volvo porterà all'installazione di impianti solari Plenitude (Eni) e Volvo Trucks Italia hanno firmato un accordo per l’installazione di 5 nuovi impianti fotovoltaici che contribuiranno ad alimentare con energia rinnovabile, già a partire da quest’anno, altrettanti concessionari Volvo Truck Center nel Nord Italia. Il progetto avrà una capacità produttiva di 550.000 kWh annui e permetterà a Volvo Trucks Italia di migliorare l’efficienza energetica delle proprie sedi nell’ottica di una maggiore sostenibilità.La produzione di energia rinnovabile consentirà di evitare emissioni di CO2 per circa 220 tonnellate annue. L’accordo prevede, oltre all’installazione, anche la gestione, la manutenzione degli impianti per i primi 5 anni e lo sviluppo di un sistema di monitoraggio continuo delle performance. Gli impianti saranno installati presso i Volvo Truck Center delle città di Bergamo (Headquarter), Venezia, Brescia, Torino e Padova. Pasquale Cuzzola, Direttore Retail Italian Market di Plenitude, ha dichiarato: “Questa partnership è in linea con la strategia di Plenitude di creare valore attraverso la transizione energetica e di azzerare, entro il 2040, le emissioni nette di CO2 attraverso l’intera catena del valore, incluse quelle dei nostri clienti. Siamo quindi lieti di mettere a disposizione delle sedi di Volvo Trucks Italia le nostre soluzioni in ambito rinnovabile e impianti tecnologicamente avanzati che consentiranno un uso più efficiente e sostenibile dell’energia e di ridurre anche i relativi costi”. Giovanni Dattoli, Managing Director di Volvo Trucks Italia, ha commentato: “Volvo Trucks sta investendo a 360° nella sostenibilità e questo progetto in Italia si inserisce a pieno nella nostra strategia di decarbonizzazione, che riguarda non solo i veicoli che commercializziamo ma anche le sedi in cui operiamo. Siamo lieti dell’accordo con Plenitude, partner d’eccellenza che ci accompagnerà in un percorso virtuoso permettendoci di dare un contributo concreto e sostenibile all'ambiente”. Info Eni

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https://www.rmix.it/ - Acquisizione della Società Spagnola Iber Resinas
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Acquisizione della Società Spagnola Iber Resinas
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L’azienda è specializzata nel riciclo meccanico delle plastiche da post consumo e post industriali e nella produzione di granuli e macinatiContinuano le operazioni di acquisizioni sul mercato Europeo da parte dei grandi gruppi industriali attivi nel settore della plastica, che spingono per rilevare riciclatori e produttori di resine circolari al fine di aumentare la loro offerta di prodotti green sul mercato. Iber Resinas è un’azienda con sede a Valencia (Spagna) che si occupa del riciclo del polipropilene, del polietilene e del polistirolo, derivanti dalla raccolta differenziata o dai rifiuti di produzione industriale. trasformandoli in macinati o granuli per la produzione di nuovi prodotti plastici.L’azienda ha un mercato consolidato nella vendita di polimeri riciclati che interessano il settore dell’automotive, quello edilizio e del settore degli imballaggi. L’acquirente che ha chiuso l’operazione è la multinazionale TotalEnergies, che continua la sua diversificazione del business, oltre che nel settore dell’energia rinnovabile, anche in quello delle plastiche riciclate. Lo scopo di questa acquisizione per TotalEnergies è quello di aumentare la sua produzione di polimeri circolari in Europa, l’ampliamento della sua gamma di prodotti riciclati e il miglioramento del suo accesso alle materie prime, attraverso la rete di fornitori di Iber Resinas. Dal lato opposto, Iber Resinas sfrutterà le sinergie con TotalEnergies per sviluppare prodotti di qualità e beneficerà della capacità della società di accelerare la propria crescita. "Questa acquisizione è un ulteriore passo verso il raggiungimento della nostra ambizione di aumentare la quota di polimeri circolari nella nostra produzione di plastica al 30% entro il 2030", ha dichiarato Nathalie Brunelle, Senior Vice President Polymers, Refining & Chemicals, presso TotalEnergies. "Siamo lieti di dare il benvenuto ai team di Iber Resinas e unire il loro know-how di riciclaggio con l'esperienza dei polimeri di TotalEnergies". “Entrare a far parte di TotalEnergies è una grande soddisfazione, ma anche un'opportunità per rafforzare e sviluppare Iber Resinas. Ci consentirà di costruire insieme il nostro lavoro, le nostre conoscenze e lo sviluppo in Spagna e nell'UE, nel settore del riciclaggio dei polimeri, e di affrontare le nuove sfide e le richieste dei nostri clienti ", hanno affermato Santiago Sanz e Borja Sanz, proprietari e amministratori delegati di Iber Resinas .Info: TotalEnergy

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https://www.rmix.it/ - Wolf Plastic dopo l’Acquisizione Cambierà Nome alla Linea di Prodotti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Wolf Plastic dopo l’Acquisizione Cambierà Nome alla Linea di Prodotti
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L’azienda Austriaca è specializzata nella produzione di secchi e taniche per l’industria e l’uso professionale Wolf Plastic produce secchi in plastica vergine e riciclata per l’industria, ma anche taniche che contengono i liquidi più disparati. Nasce 45 anni fa in Austria e si è sempre occupata di produrre imballaggi in plastica nei tre siti produttivi, in Austria, in Romania e in Ungheria. Wolf Plastic può contare su 210 dipendenti che con passione e competenza portano avanti il lavoro di produzione e commercializzazione degli imballi in plastica per l’industria. Il portafoglio prodotti conta su più di 400 articoli e si pone come il miglior biglietto da visita per offrire un servizio qualificato alle medie imprese del settore industriale. L’obbiettivo aziendale è anche quello di rendere i prodotti e le produzioni sempre più sostenibili, attraverso anche l’uso della plastica riciclata da post consumo (PCR). Dall’autunno del 2021 il gruppo ALPLA è diventato proprietario della società Wolf Plastic, inserendo le produzioni di quest’ultima nel circuito dei fornitori dei secchi e delle taniche per i suoi clienti. A partire da Maggio 2023 la società Wold Plastic cambierà il nome alla linea di imballi in plastica di grandi dimensioni, chiamandola ALPLAIndustrial, che produce secchi e taniche anche in plastica riciclata. ALPLAindustrial produce attualmente circa 400 prodotti nei suoi tre siti produttivi in Austria (Kammern), Ungheria (Fertőszentmiklós) e Romania (Bucarest). I secchi, i contenitori e le bottiglie possono essere personalizzati utilizzando l'etichettatura nello stampo. Con l'introduzione della propria linea di riciclaggio con materiale PCR fino al 100%, ALPLA offre anche ai clienti industriali e commerciali un'alternativa rispettosa del clima. "Le nostre soluzioni innovative sono la preparazione ideale per le normative future e forniscono quindi un vantaggio competitivo", sottolinea Widmar, amministratore delegato di ALPLA per l'Europa centrale e orientale.Info Alpla

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https://www.rmix.it/ - Plastica Fibrorinforzata per le eBike: Resistente come l'Alluminio
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Plastica Fibrorinforzata per le eBike: Resistente come l'Alluminio
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Nuovi puntoni delle biciclette elettriche per Trial ed Enduro in PA66 e fibra di vetro Risalire i costoni delle montagne. avventurarsi nei percorsi collinari, nei boschi, sui sentieri, scendendo poi verso valle, affrontando le asperità del terreno naturale è un'esperienza fantastica. Sassi, rocce, radici, terrapieni, buche, rami, zolle e tutto quello che la natura ci fa incontrare nella discesa, mettono a dura prova la bici che ci accompagna nel nostro divertimento all'aria aperta. Con l'avvento delle eBike, anche quelle destinate al trial e all'enduro, avendo il peso della batteria incorporata, la ricerca dell'alleggerimento del peso nella struttura complessiva della bici è diventato essenziale. Alleggerimento non vuole dire però riduzione di robustezza e durata del mezzo ma, anzi vuol dire minore peso ma a parità di resistenze meccaniche e prestazionale. Con questa idea è nato un nuovo puntone dalla collaborazione tra RadiciGroup e Acerbis, un prodotto inedito per il settore delle due ruote elettriche, più leggero e con prestazioni tecniche elevate, utilizzato per alcuni modelli di bici Trail e Enduro marchiati Fantic È un progetto innovativo e di assoluta novità per il mondo delle e-bike e nasce dalla volontà di due aziende bergamasche, RadiciGroup e Acerbis, di proporre al mercato soluzioni altamente performanti e di design: si tratta di un puntone per bici elettriche, realizzato per la prima volta in nylon anziché in alluminio, che permette una migliore risposta del carro posteriore alle sollecitazioni del terreno. A voler utilizzare per prima questo componente innovativo, frutto di un accurato lavoro di ricerca e sviluppo, è stata Fantic, azienda italiana specializzata nella produzione di motociclette e biciclette elettriche: ha scelto di montare il nuovo puntone su alcuni modelli di bici Trail e Enduro che sono stati presentati in anteprima a EICMA 2022 e che ora sono già in produzione e disponibili per l’acquisto. «Essendo un componente strutturale che fa parte del telaio della bici – ha detto Claudio Ghilardi, CAE Analyst, Marketing and Technical Service di RadiciGroup High Performance Polymers – abbiamo proposto un materiale speciale su base poliammide 66 rinforzato con fibra di vetro, proprio per fare in modo che il prodotto possa resistere alle continue e forti sollecitazioni a cui sottoposto. Oltretutto con questa soluzione le proprietà meccaniche, quali rigidezza e resistenza, sono meno influenzate dall’assorbimento di umidità. Grande attenzione è stata però dedicata anche alla resa estetica, tant’è che il materiale garantisce un ottimo aspetto superficiale, è stabilizzato ai raggi UV ed è studiato per resistere nel tempo all’esposizione a eventi atmosferici». L’utilizzo dei compound RadiciGroup consente una riduzione del peso del 10% del componente ed evita il processo di verniciatura, attualmente utilizzato per il componente in metallo, migliorandone quindi anche le performance ambientali. I tecnopolimeri di RadiciGroup, infatti, sono colorati in massa, ovvero nella fase di estrusione del materiale, questo significa avere già il componente “pronto all’uso” al termine della fase di stampaggio a iniezione, con una resa superficiale eccellente. Una delle richieste principali era proprio legata all’alto livello estetico e alla possibilità di soddisfare geometrie complesse, in linea con l’eleganza e lo stile dei prodotti Fantic. È stato dunque possibile arrivare a questo risultato grazie alla stretta collaborazione tra RadiciGroup, Acerbis e Fantic in tutte le fasi di del progetto, dal design del prodotto alla formulazione del materiale, dalla creazione dello stampo al processo di stampa a iniezione, fino alle prove di utilizzo del componente montato su e-bike. Una catena di fornitura completamente italiana e veloce che ha permesso di superare i severi test eseguiti presso i laboratori del cliente di ben 10 volte rispetto al requisito iniziale. «Questa partnership tra aziende italiane – ha sottolineato Guido Acerbis, CEO di Acerbis - rappresenta per noi l’apertura verso un nuovo modo di pensare i prodotti che, condiviso con i nostri partner, ci permetterà di accelerare alcuni reshoring produttivi verso l’Europa. Il progetto ci ha permesso di attuare il metal replacement reingegnerizzandolo e migliorandone la sua funzione; semplificando e accorciando i tempi di produzione abbiamo aumentato la quantità di prodotti immessi nel mercato in tempi brevi». Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte: Acerbis

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https://www.rmix.it/ - Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'Industria
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'Industria
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L'interesse per l'economia circolare non è più espresso solo nei sogni o nelle buone intenzioni degli ambientalisti o dei cittadini comuni, ma è ormai diventata un'esigenza industriale da perseguire per dare una risposta alle richieste del mercato La stringente europea normativa sulle emissioni inquinanti e l'esigenza di produrre in modo sostenibile hanno fatto crescere, nel mondo del lavoro, la richiesta per nuove figure professionali specializzate. Come riporta la Repubblica in questo articolo il mondo del lavoro è in fermento per queste trasformazioni importanti.Green e sostenibilità hanno numeri sempre più grandi: oltre 3 milioni di occupati. E ora si formano Expert in Circular Economy per l’industria Sostenibilità, economia circolare, green. Non sono più tendenze o mode, ma nuovi paradigmi economici e sociali. Sulla loro crescita, che sarà spinta ancora di più dai grandi investimenti comunitari, si andranno a modellare diversi aspetti della società, a cominciare dalla formazione. Intanto i numeri, del rapporto della Fondazione Symbola: gli italiani che lavorano nel green sono 3,1 milioni, 432mila imprese che negli ultimi 5 anni hanno investito sull’economia verde, crescita di occupazione green del 3,4% dal 2017 al 2018. Secondo i numeri contenuti in un’indagine di LinkedIn, l'Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell'ambito dei 'green job', con Milano al 7° posto a livello mondiale per la concentrazione di professionisti della sostenibilità. L'Europa ha registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità durante l'ultimo anno, con una crescita del 7,5%, maggiore rispetto alla media globale. Anche la domanda di lavori legati alla sostenibilità è cresciuta del 49% dei posti di lavoro disponibili su LinkedIn per ruoli legati alla sostenibilità in Europa. Per quanto riguarda il lavoro nell’economia circolare, l’Italia è seconda solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7% (fonte: Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network). In uno scenario del genere, il mondo della formazione si sta ponendo il tema della creazione di figure professionali che siano coerenti con l’andamento del mercato. Soprattutto nell’applicazione dei concetti dell’economia circolare al mondo dell’industria.  Da questa impostazione è nato il primo corso di formazione tecnica superiore per esperti di economia circolare per l’industria, promosso da ART-ER ( la Società Consortile dell'Emilia-Romagna, con l’obiettivo di favorire la crescita sostenibile della regione) nell’ambito del progetto europeo IFTS Circular Society. Il mondo della formazione professionale è sempre più orientato alla sostenibilità ma la particolarità di questo corso, unico in Italia, è la creazione di una nuova figura professionale, quella del Tecnico per la Sostenibilità e l’Economia Circolare dei Processi Industriali con tanto di rilascio di Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore. Una figura sempre più richiesta dal mondo del lavoro.

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https://www.rmix.it/ - La crisi delle materie prime e il ritorno del riciclo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La crisi delle materie prime e il ritorno del riciclo
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Dipendenza geopolitica dal petrolio e risorse critiche: perché l’economia circolare sta diventando una strategia industrialeAutore: Marco Arezio Data: Marzo 2026 Dalla dipendenza dal petrolio alle tensioni geopolitiche globali: come guerre, instabilità energetica e scarsità di risorse stanno trasformando il riciclo in una strategia economica e industriale decisiva. Introduzione Per oltre un secolo l’economia industriale mondiale si è sviluppata seguendo un modello relativamente semplice: estrarre risorse naturali, trasformarle in prodotti e infine smaltirle come rifiuti. Questo sistema lineare ha funzionato a lungo perché le materie prime erano percepite come abbondanti e perché l’energia necessaria per estrarle e trasformarle, in particolare il petrolio, era disponibile a costi relativamente contenuti. Negli ultimi decenni questa percezione ha iniziato lentamente a cambiare. La crescita economica globale, l’aumento della popolazione e l’espansione delle economie emergenti hanno moltiplicato la domanda di energia e di materie prime industriali. Allo stesso tempo, la produzione di molte di queste risorse è rimasta concentrata in aree del pianeta caratterizzate da instabilità politica, conflitti regionali o tensioni geopolitiche. Questa combinazione di fattori ha reso sempre più evidente una fragilità strutturale delle economie industrializzate: la dipendenza da fonti energetiche e materiali provenienti da regioni del mondo difficili da controllare o prevedere. Il petrolio rappresenta l’esempio più evidente di questa vulnerabilità, ma non è l’unico. Oggi numerose materie prime fondamentali per l’industria moderna – dai metalli alle terre rare – sono concentrate in pochi paesi e soggette a dinamiche geopolitiche complesse. In questo scenario, il riciclo e l’economia circolare stanno assumendo un significato nuovo. Non sono più soltanto strumenti ambientali destinati a ridurre l’impatto dei rifiuti sul pianeta, ma stanno diventando progressivamente una componente strategica della sicurezza economica e industriale delle nazioni. La dipendenza globale dal petrolio e la vulnerabilità delle economie industriali Il petrolio ha rappresentato per oltre un secolo la colonna portante dello sviluppo economico moderno. Non solo come combustibile per i trasporti o per la produzione di energia, ma anche come materia prima fondamentale per l’industria chimica, per la produzione di plastica, fertilizzanti, solventi e migliaia di altri prodotti utilizzati nella vita quotidiana. Questa centralità ha però creato un problema strutturale. Le principali riserve di petrolio del pianeta non sono distribuite in modo uniforme, ma si concentrano in alcune aree specifiche, in particolare nel Medio Oriente, in alcune regioni dell’Africa e in parti dell’Asia centrale. Molti di questi territori sono caratterizzati da equilibri politici fragili, tensioni regionali o rivalità geopolitiche che rendono l’approvvigionamento energetico globale vulnerabile a crisi improvvise. Quando in queste regioni si verificano conflitti o tensioni militari, l’impatto sui mercati energetici può essere immediato. Interruzioni della produzione, attacchi alle infrastrutture petrolifere o minacce alle rotte marittime strategiche possono provocare rapidi aumenti dei prezzi dell’energia, con effetti a catena sull’economia globale. Questa vulnerabilità è diventata ancora più evidente negli ultimi anni, quando le tensioni geopolitiche hanno dimostrato quanto il sistema energetico globale dipenda da un equilibrio delicato tra produzione, trasporto e stabilità politica. Le guerre energetiche e l’instabilità dei mercati delle materie prime Le crisi geopolitiche contemporanee non riguardano soltanto il controllo dei territori o degli equilibri politici regionali. Sempre più spesso, dietro i conflitti e le tensioni internazionali si nasconde una dimensione economica legata all’accesso alle risorse naturali. Il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime industriali è diventato uno dei fattori più importanti nella definizione degli equilibri di potere tra le nazioni. Quando queste risorse vengono minacciate da guerre, sanzioni economiche o blocchi commerciali, l’effetto si riflette immediatamente sui mercati globali. I prezzi del petrolio e delle materie prime possono oscillare rapidamente in risposta a eventi geopolitici, creando instabilità economica e difficoltà per le industrie che dipendono da queste risorse. L’aumento dei costi energetici si traduce spesso in inflazione, rallentamento della crescita economica e perdita di competitività per molte imprese. In questo contesto, la sicurezza delle risorse sta diventando un tema centrale per le politiche economiche dei paesi industrializzati. La crisi dello Stretto di Hormuz e il nuovo shock delle materie prime Un elemento che rende ancora più evidente la fragilità dell’attuale sistema economico globale è la crisi energetica scoppiata dopo l’attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele contro obiettivi strategici iraniani. La risposta militare di Teheran ha rapidamente trasformato il conflitto regionale in un evento con conseguenze economiche globali, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico. Il punto più critico della crisi è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta per il commercio energetico. Questo stretto corridoio di mare che separa l’Iran dall’Oman è largo appena poche decine di chilometri, ma attraverso di esso transita una quota enorme dell’energia mondiale. Ogni giorno passano in queste acque circa 17-20 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% del consumo globale, oltre a una parte significativa delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto proveniente soprattutto dal Qatar. Quando il conflitto con l’Iran si è intensificato e Teheran ha minacciato di impedire il passaggio delle petroliere, il traffico marittimo nella zona ha subito un drastico rallentamento. Diverse compagnie di navigazione hanno sospeso le rotte attraverso lo stretto e numerose petroliere sono rimaste ferme in attesa di condizioni più sicure. In pochi giorni il traffico di navi cisterna è crollato e il passaggio attraverso il corridoio energetico più importante del mondo è quasi scomparso. Le conseguenze sui mercati delle materie prime sono state immediate. Il prezzo del petrolio Brent, che prima della crisi oscillava intorno ai settanta-ottanta dollari al barile, ha superato rapidamente la soglia dei cento dollari e in alcune fasi di tensione ha continuato a salire alimentando il timore di una nuova crisi energetica globale. Il blocco dello stretto ha provocato anche uno shock dell’offerta energetica senza precedenti nella storia recente del mercato petrolifero. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la riduzione delle esportazioni dalla regione potrebbe superare diversi milioni di barili al giorno, rendendo questa interruzione una delle più gravi mai registrate per il mercato globale dell’energia. In risposta alla crisi, i paesi industrializzati hanno iniziato a rilasciare petrolio dalle riserve strategiche per stabilizzare i mercati e contenere l’aumento dei prezzi. Tuttavia queste riserve rappresentano soltanto una soluzione temporanea e non possono sostituire a lungo le forniture provenienti dal Golfo Persico. Le conseguenze economiche di questa situazione si propagano rapidamente lungo l’intero sistema industriale globale. L’aumento del prezzo dell’energia influisce sui costi di produzione, sui trasporti, sull’agricoltura e su numerosi settori manifatturieri. Le economie più colpite sono quelle che dipendono maggiormente dalle importazioni energetiche, in particolare molti paesi europei e asiatici. Ma la crisi dello Stretto di Hormuz mette in evidenza un problema ancora più profondo: la fragilità del sistema industriale globale di fronte alle tensioni geopolitiche. Quando una singola area del pianeta può bloccare una quota così rilevante delle forniture energetiche mondiali, significa che l’intero sistema economico dipende da un equilibrio estremamente delicato. Per questo motivo la crisi iraniana non rappresenta soltanto un evento geopolitico, ma anche un segnale della trasformazione in corso nell’economia globale. La sicurezza delle risorse sta diventando una questione centrale per le strategie industriali e per le politiche economiche delle nazioni. In questo contesto il riciclo e l’economia circolare assumono un valore ancora più strategico. Ridurre la dipendenza dalle materie prime estratte in regioni geopoliticamente instabili significa aumentare la resilienza delle economie e costruire sistemi produttivi meno vulnerabili agli shock energetici e alle crisi internazionali. Il recupero dei materiali già presenti nelle economie industriali – metalli, plastiche, componenti elettronici – può contribuire a diminuire la pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Le città e i sistemi produttivi accumulano nel tempo grandi quantità di risorse che, se recuperate e reintrodotte nei cicli produttivi, possono ridurre la necessità di nuove estrazioni e limitare la dipendenza da rotte commerciali vulnerabili. In altre parole, la crisi dello Stretto di Hormuz dimostra con chiarezza che il riciclo non è soltanto una politica ambientale, ma anche una strategia di sicurezza economica. In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche e competizione per le risorse, la capacità di recuperare materiali all’interno delle proprie economie diventa uno dei fattori chiave della resilienza industriale. Perché il petrolio del Medio Oriente rimane centrale anche nell’era della transizione energetica Negli ultimi anni il dibattito pubblico sull’energia è stato dominato dal tema della transizione energetica. La diffusione delle energie rinnovabili, lo sviluppo dei veicoli elettrici e le politiche climatiche stanno progressivamente riducendo il ruolo dei combustibili fossili nelle strategie di lungo periodo delle economie industrializzate. Tuttavia questa trasformazione, pur significativa, non sta avvenendo con la rapidità spesso immaginata nel discorso politico. Il petrolio continua infatti a occupare una posizione centrale nell’economia globale. Anche nei paesi che stanno investendo massicciamente nelle energie rinnovabili, gran parte dei sistemi di trasporto, della logistica e dell’industria chimica dipende ancora in larga misura dai derivati del petrolio. Non bisogna dimenticare che il petrolio non è soltanto un combustibile: rappresenta anche la base di numerose filiere industriali, dalla produzione di plastiche ai fertilizzanti, dai solventi ai materiali sintetici utilizzati in moltissimi settori produttivi. La transizione energetica richiede inoltre tempi lunghi. La sostituzione delle infrastrutture energetiche globali – raffinerie, reti di distribuzione, sistemi di trasporto e impianti industriali – richiede investimenti enormi e decenni di trasformazione tecnologica. Anche nei paesi più avanzati dal punto di vista della decarbonizzazione, la quota di energia proveniente da fonti fossili rimane ancora significativa. In questo contesto, il Medio Oriente continua a rappresentare uno dei centri nevralgici dell’economia energetica mondiale. La regione ospita alcune delle più grandi riserve petrolifere del pianeta e rimane uno dei principali poli di esportazione di energia verso l’Europa, l’Asia e altre economie industrializzate. Questa realtà crea una situazione paradossale. Da un lato le politiche climatiche mirano a ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili. Dall’altro lato, nel breve e medio periodo, le economie globali continuano a dipendere in modo sostanziale dal petrolio proveniente proprio da quelle regioni che risultano geopoliticamente più instabili. Le tensioni nel Golfo Persico dimostrano quanto questo equilibrio sia delicato. Eventi militari, crisi diplomatiche o minacce alle rotte marittime possono avere effetti immediati sui mercati energetici internazionali. Quando il flusso di petrolio proveniente dal Medio Oriente viene messo in discussione, l’impatto non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma l’intero sistema economico globale. Questa situazione evidenzia un altro aspetto spesso trascurato nel dibattito energetico contemporaneo. La transizione ecologica non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche, ma implica anche una trasformazione profonda del modo in cui le economie utilizzano le risorse materiali. Ridurre la dipendenza dal petrolio non significa semplicemente produrre più energia rinnovabile. Significa anche utilizzare in modo più efficiente i materiali, prolungare la vita dei prodotti e recuperare le risorse già presenti nel sistema economico. In questo senso l’economia circolare rappresenta uno degli strumenti più importanti per accompagnare la transizione energetica. Recuperare materiali attraverso il riciclo significa diminuire la necessità di nuove estrazioni e ridurre la pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Il riciclo diventa quindi parte integrante della strategia energetica e industriale del futuro. Non sostituisce direttamente il petrolio come fonte energetica, ma contribuisce a ridurre la dipendenza complessiva dalle risorse estratte in regioni geopoliticamente instabili. La fragilità energetica dell’Europa e la dipendenza dalle importazioni Tra le grandi economie mondiali, l’Europa rappresenta uno degli esempi più evidenti di dipendenza energetica. Il continente dispone di risorse naturali limitate rispetto al proprio fabbisogno industriale e deve importare una grande parte dell’energia e delle materie prime che utilizza. Questa dipendenza rende l’economia europea particolarmente sensibile alle crisi geopolitiche e alle variazioni dei mercati energetici. Quando il prezzo del petrolio o del gas aumenta improvvisamente, l’impatto si diffonde rapidamente attraverso l’intero sistema economico, influenzando i costi di produzione, i prezzi dei beni e il potere d’acquisto dei cittadini. Negli ultimi periodi le tensioni internazionali hanno evidenziato quanto questa situazione possa rappresentare una vulnerabilità strategica. Ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e di materie prime è diventato quindi un obiettivo sempre più importante per le politiche industriali europee. Materie prime critiche e nuova competizione geopolitica delle risorse Se nel passato il petrolio rappresentava la principale risorsa strategica, oggi il panorama delle materie prime si è ampliato notevolmente. Le tecnologie moderne – dai veicoli elettrici ai dispositivi elettronici, dalle energie rinnovabili alle infrastrutture digitali – richiedono una quantità crescente di metalli e materiali specializzati. Elementi come litio, cobalto, nichel, rame e terre rare sono diventati indispensabili per lo sviluppo tecnologico contemporaneo. Tuttavia, anche queste risorse sono spesso concentrate in pochi paesi produttori, creando nuove forme di dipendenza economica e geopolitica. La crescente domanda globale di questi materiali sta alimentando una competizione internazionale sempre più intensa, in cui l’accesso alle risorse diventa un fattore determinante per lo sviluppo industriale e tecnologico delle nazioni.Il ritorno strategico del riciclo nelle politiche industrialiIn questo contesto di crescente competizione per le risorse naturali, il riciclo sta tornando al centro delle strategie economiche e industriali. Recuperare materiali dai rifiuti non significa soltanto ridurre l’impatto ambientale della produzione industriale, ma anche diminuire la dipendenza dalle importazioni di materie prime. Le economie avanzate stanno iniziando a considerare i materiali presenti nei rifiuti come una vera e propria riserva di risorse. Le città e i sistemi produttivi accumulano nel tempo grandi quantità di metalli, plastiche e altri materiali che possono essere recuperati e reinseriti nei cicli produttivi. Questo processo trasforma progressivamente i rifiuti in una sorta di miniera urbana, capace di fornire materie prime secondarie senza dover ricorrere continuamente all’estrazione di nuove risorse naturali. Economia circolare e resilienza delle catene di approvvigionamento Le catene di approvvigionamento globali sono diventate sempre più complesse e interconnesse. Le industrie moderne dipendono da reti di fornitori distribuiti in tutto il mondo, e qualsiasi interruzione in una parte della filiera può avere effetti a catena sull’intero sistema produttivo. L’economia circolare offre una possibile risposta a questa vulnerabilità. Recuperare materiali all’interno delle economie nazionali o regionali consente di ridurre la dipendenza da forniture provenienti da paesi lontani e politicamente instabili. In questo modo il riciclo contribuisce non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche alla resilienza economica. Il ruolo dei materiali riciclati nelle industrie tecnologiche Molti settori industriali stanno già integrando materiali riciclati nelle proprie catene produttive. L’industria metallurgica utilizza sempre più rottami per produrre acciaio e alluminio, mentre il settore delle batterie sta sviluppando tecnologie per recuperare metalli preziosi dai dispositivi a fine vita. Anche l’industria della plastica sta evolvendo rapidamente, con lo sviluppo di polimeri riciclati di alta qualità in grado di sostituire materiali vergini in numerose applicazioni industriali. Queste trasformazioni dimostrano come il riciclo possa diventare un elemento strutturale dell’industria moderna. Strategie industriali per ridurre la dipendenza dalle risorse esterne Per affrontare le sfide legate alla sicurezza delle risorse, molti governi stanno sviluppando nuove strategie industriali basate su una gestione più efficiente dei materiali. Queste strategie includono la promozione del riciclo, lo sviluppo di tecnologie per il recupero dei materiali e la creazione di filiere produttive più locali e resilienti. L’obiettivo è costruire un sistema economico meno vulnerabile alle crisi geopolitiche e più capace di gestire in modo sostenibile le risorse disponibili. Il nuovo paradigma economico delle risorse circolari La crisi delle materie prime e le tensioni geopolitiche stanno accelerando una trasformazione profonda del sistema economico globale. Il modello lineare basato su estrazione, produzione e smaltimento sta progressivamente lasciando spazio a un paradigma più complesso, in cui le risorse vengono utilizzate più a lungo, recuperate e reinserite nei cicli produttivi. In questo nuovo scenario, l’economia circolare non rappresenta soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma anche uno strumento per rafforzare la sicurezza economica delle nazioni. Il riciclo diventa così uno dei pilastri di un sistema industriale più resiliente, capace di ridurre la dipendenza dalle risorse geopoliticamente instabili e di costruire un futuro economico più sostenibile. Fonti International Energy Agency – Global Energy OutlookEuropean Commission – Critical Raw Materials StrategyOECD – Global Raw Materials OutlookEuropean Parliament – Critical Raw Materials for the EUBruegel – European Fossil Fuel DependenceTransport & Environment – EU Oil Dependency ReportEconomics Observatory – Energy conflicts and inflationJournal of Cleaner Production – Circular Economy and Resource Security

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https://www.rmix.it/ - La Catena del Riciclo del PET in Africa si è Accorciata
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Catena del Riciclo del PET in Africa si è Accorciata
Notizie Generali

Con un investimento in Sud Africa di 60 milioni partirà un nuovo stabilimento produttivo per l’rPET per uso alimentareCome sta succedendo in varie parti del mondo, in Europa, sud-est asiatico, America del nord e del sud, la filiera tradizionale del riciclo si sta notevolmente comprimendo. Se fino a qualche anno fa i rifiuti in plastica erano gestiti dal riciclatore che li raccoglieva, li trasformava e vendeva i polimeri plastici riciclati agli utilizzatori finali, come i produttori di flaconi ed imballaggi in plastica. Ora, sempre più spesso, il produttore finale di prodotti home care o per la pulizia della casa o per le bibite, si occupa in prima persona di tutta la filiera. La necessità strategica di poter controllare la materia prima riciclata e la filiera del riciclo da parte dei produttori e distributori di questi articoli per il consumatore, ha innescato, da prima l’acquisto dei piccoli e medi produttori di polimeri riciclati e della loro filiera di fornitore dei rifiuti plastici, per poi organizzarsi in modo autonomo per creare da zero linee di approvvigionamento rifiuti e produzione di granuli e scaglie riciclate. In questo schema rientra lo specialista di imballaggi e riciclaggio ALPLA, che sta costruendo un impianto di riciclaggio all'avanguardia nella città costiera sudafricana di Ballito, a nord di Durban. L'impianto, con una produzione di 35.000 tonnellate di materiale PET riciclato, segna l'ingresso dell'azienda nel mercato africano del riciclo. La costruzione inizierà nell'estate del 2023 e il completamento è previsto per l'autunno del 2024. In totale, ALPLA sta investendo circa 60 milioni di euro per rafforzare l'economia circolare regionale. Dopo aver aperto nell'autunno 2022 la sua nuova sede centrale a Lanseria, vicino a Johannesburg, l'azienda attiva a livello internazionale annuncia ora la costruzione del suo primo impianto di riciclaggio in Sudafrica. Entro l'autunno 2024, un moderno impianto per il riciclaggio di bottiglie in PET usate sarà costruito su un sito di 90.000 metri quadrati a Ballito vicino a Durban, nella provincia di KwaZulu Natal. È il primo investimento in un impianto di riciclaggio del PET per uso alimentare nella seconda provincia del Sudafrica per numero di abitanti e un investimento chiave per la regione. In futuro, quasi 60.000 tonnellate di bottiglie di PET saranno riciclate all'anno e, da esse, verranno prodotte 35.000 tonnellate di scaglie e pellet di rPET riciclati meccanicamente, la maggior parte delle quali ALPLA le lavorerà per produrre le proprie bottiglie. 'Il nostro obiettivo è un ciclo bottle to bottle, in questo modo, in qualità di riciclatore e produttore, possiamo garantire la fornitura di imballaggi sicuri, convenienti e sostenibili in tutto il mondo e, allo stesso tempo, promuovere la consapevolezza del materiale riciclabile", sottolinea Philipp Lehner, CEO di ALPLA. Il nuovo piano industriale aumenterà la capacità di produzione annua di tutte le società di riciclaggio ALPLA a circa 238.000 tonnellate per rPET (PET riciclato) e 74.000 tonnellate per rHDPE (HDPE riciclato). Partner per l'economia circolare Il mercato dei prodotti di alta qualità realizzati con materiali riciclati è in crescita non solo in Europa, Asia, Nord e Sud America, ma anche nel sud del continente africano. In Sud Africa, la crescente domanda è accompagnata dalla progressiva espansione dei sistemi di raccolta a livello nazionale. "Insieme all'Organizzazione per la responsabilità dei produttori PETCO, che ha identificato KwaZulu Natal come un'opportunità per lo sviluppo delle imprese, ALPLA sostiene da anni lo sviluppo della filiera della raccolta, la sensibilizzazione della società e la riduzione dell’uso delle discariche", spiega Mike Resnicek, Direttore Finanziario e Commerciale Africa, Medio Oriente e Turchia per ALPLA, e Direttore e Membro del Consiglio di PETCO. Inoltre, per la realizzazione del piano di riciclaggio, ALPLA ha deciso congiuntamente di affrontare l'investimento con un partner locale. "Il know-how locale combinato con una solida comprensione del panorama culturale ed economico è fondamentale per un progetto su così vasta scala", aggiunge Resnicek. L'amministratore delegato di PETCO, Cheri Scholtz, afferma: 'Questo investimento in un ulteriore impianto bottle-to-bottle in Sud Africa, e in particolare con un partner locale, è una buona notizia. Realizzando i nostri primi progetti per il riciclaggio in Africa, ci stiamo attrezzando per il futuro, contribuendo ad aumentare il tasso di raccolta e ridurre i rifiuti, riciclando materie prime preziose. Allo stesso tempo, stiamo creando molti nuovi posti di lavoro a livello locale', afferma Dietmar Marin, amministratore delegato della divisione riciclaggio di ALPLA. Il nuovo stabilimento di Ballito darà lavoro in futuro a circa 100 persone. Lo sviluppo del sistema di raccolta regionale avrà anche un impatto sulla creazione di un valore regionale e dovrebbe generare più di 10.000 posti di lavoro indiretti nei prossimi anni “. Mercato in crescita nell'Africa meridionale ALPLA è rappresentata in un totale di sette sedi in Sud Africa, Mauritius e Angola nella regione sub-sahariana del continente, dove impiega oltre 1.000 persone. A metà ottobre 2022, la nuova sede produttiva della regione è stata inaugurata a Lanseria, vicino a Johannesburg. In precedenza, nella capitale dell'Angola, Luanda, era stato aperto un secondo impianto di produzione di preforme in PET. ALPLA sta pianificando ulteriori investimenti in Africa australe nei prossimi anni. “Il radicamento regionale e il know-how globale creano le basi per solide partnership e fiducia. Con soluzioni di imballaggio di alta qualità realizzate con materiali riciclati, possiamo supportare i nostri clienti nel raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità e offrire tutto da un'unica fonte in futuro", afferma Javier Delgado, amministratore delegato regionale di ALPLA Africa, Medio Oriente e Turchia. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte Alpla

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https://www.rmix.it/ - Riciclo del Polistirolo: AmSty e Agilyx Aprono un nuovo Stabilimento negli USA
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Riciclo del Polistirolo: AmSty e Agilyx Aprono un nuovo Stabilimento negli USA
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Riciclo del Polistirolo: AmSty e Agilyx Aprono un nuovo Stabilimento negli USAIl polistirolo del settore alimentare, prodotto controverso a seconda di chi lo guarda e lo giudica, è avverso in alcuni paesi e ricercato in altri.Negli Stati Uniti la collaborazione tra i due marchi AmSry e Agilyx, il primo produttore di stirene mentre il secondo un riciclatore, ha portato alla creazione di un nuovo stabilimento di riciclo del polistirolo. Infatti, AmSty, la joint venture di Chevron Phillips Chemical e Trinseo, specializzata nella produzione di stirene e polistirolo, ha siglato un nuovo accordo con Agilyx, pioniera nel riciclaggio chimico o avanzato delle materie plastiche, per sviluppare un secondo impianto di produzione. L'unità sarà costruita presso il sito di produzione di stirene di AmSty a Saint James, in Louisiana, e avrà una capacità di lavorazione da 50 a 100 tonnellate al giorno. Come Regenyx, la prima joint venture fondata dai due partner nel 2019 presso la sede di Agilyx a Tigard (Oregon), con una capacità di 10 tonnellate al giorno, utilizzerà la tecnologia Agilyx, che trasforma i rifiuti di polistirene rigido ed espanso in stirene monomero, di qualità equivalente a quella del vergine. "Uno studio di fattibilità per il progetto è in corso, e il programma di costruzione e messa in servizio sarà annunciato man mano che verranno compiuti progressi", hanno detto le due società in un comunicato. Le risorse sarebbero state assegnate tramite Cyclyx, la controllata per la gestione delle materie prime di Agilyx, di cui AmSty è azionista. "Il polistirene è un materiale ideale per il futuro del riciclaggio", afferma Randy Pogue, CEO di AmSty. Non solo i prodotti in polistirene possono offrire vantaggi di durabilità richiedendo meno materiale, ma il polistirene è particolarmente vantaggioso per il riciclaggio avanzato, poiché può essere "decompresso" nella sua forma liquida originale, il monomero dello stirene, utilizzando il 40% in meno di energia rispetto ad altri polimeri. "Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - polistirolo - riciclo Maggiori informazioni sull'argomentoInfo A. JADOUL

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Tazze Adatte al Microonde in Fibra Riciclabile e Compostabile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Tazze Adatte al Microonde in Fibra Riciclabile e Compostabile
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L'azienda Americana Kraft Heinz sta studiano la produzione di tazze in fibra che possano essere riutilizzabili o riciclabili compostabili e che possano essere inserite, senza problemi nel microonde. L'azienda ha l'obiettivo di rendere il 100% dei suoi imballaggi riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025. Kraft Mac & Cheese, un marchio di proprietà di Kraft Heinz Co. con sede a Chicago, ha annunciato che sta sviluppando e testando la prima tazza per microonde riciclabile a base di fibre. Al termine dei test, il marchio lancerà una nuova varietà Kraft Mac & Cheese Shapes più avanti nel 2021 utilizzando la nuova tazza e il nuovo design. Secondo un comunicato stampa di Kraft Mac & Cheese, la tazza per microonde a base di fibre attualmente in prova è adatta al microonde ed ha le stesse dimensioni degli altri imballaggi attualmente offerti dal marchio. Il marchio segnala inoltre che sta eliminando l'etichetta di plastica su questa confezione attraverso la nuova tecnologia di stampa diretta. L'azienda afferma che l'intento del cambiamento di design dalla plastica alla fibra è ridurre l'uso di plastica e essere sia riciclabile che compostabile negli impianti di compostaggio industriale. Kraft afferma che sta lavorando con partner esterni per certificare e incorporare l'etichettatura di riciclaggio appropriata per aiutare i consumatori a sapere cosa fare con l'imballaggio. L'azienda aggiunge che questa innovazione supporta l'obiettivo di Kraft Heinz Co. di diventare un'azienda più sostenibile. L'azienda ha un impegno che mira a rendere il 100 percento dei suoi imballaggi riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - packagingby Megan Smalley

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https://www.rmix.it/ - Il Mercato del PP e del PE in Africa e l'Andamento dei Prezzi
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Mercato del PP e del PE in Africa e l'Andamento dei Prezzi
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Il mercato dei polimeri plastici nel continente Africano nel primo trimestre 2021 ha rispecchiato, parzialmente, la situazione mondiale, con un aumento generalizzato dei prezzi ma, nello stesso tempo, una domanda abbastanza contenutaIl motivo principale della moderazione delle richieste di materia prima dipende fortemente dalla situazione pandemica in atto in tutti i paesi e dalla scarsa disponibilità della materia prima acquistabile. Il bilanciamento tra domanda e offerta ha portato incrementi di prezzi, presso il produttore Nigeriano Eleme, di 105 $/ton per il PE e di 289 $/ton per il PP. La Nigeria è un mercato strategico per tutti i produttori di materia prima del mondo che vogliono venere il polimero in Africa, tanto che gli utilizzatori finali, a fronte degli aumenti, stanno verificando gli andamenti dei prezzi dei produttori del Medio Oriente. Il Kenia, altro mercato importante per le materie plastiche, sicuramente il più grande dell’Africa orientale, ha visto rialzi importanti dell’LDPE e del PPH, tra i più decisi dal 2015. L’HDPE per il film è aumentato di 60-70 $/ton mentre l’LDPE, sempre per film, è aumentato di 80/90 $/ton, con i prezzi finali alla tonnellata tra i 1230 e i 1250 $/ton per l’HDPE da film e iniezione e di 1520-1550 $/ton per il materiale da film in LDPE. Per quanto riguarda il PPH raffia e da iniezione hanno subito aumenti tra le 90 e i 100 $/ton, con i prezzi finali a 1420-1440 $/ton per il PPH da raffia e 1430-1440 $/ton per in PPH da iniezione tutti CFR Mombasa. Anche in Kenia la situazione sanitaria a seguito del COVID 19 ha rallentando le contrattazioni e gli acquisti per la produzione. L’Algeria, che è un mercato molto importante in termini di consumi nel nord Africa, ha visto aumento dell’LDPE e dell’HDPE tra i 20 e i 40 $/ton per polimeri provenienti dall’Arabia Saudita, mentre per il PPH gli incrementi di prezzo rispetto a Gennaio sono stati tra i 70 e i 100 $/ton. Le maggiori preoccupazioni che si riscontrano tra gli operatori industriali Algerini che utilizzano i polimeri plastici, è la scarsità dell’offerta rispetto alle esigenze produttive degli stabilimenti. Il mercato del Sud Africa, il più importante dell’area meridionale del continente, è in una sorta di equilibrio tra domanda e offerta, entrambi deboli. Per quanto riguarda il PE in arrivo dal principale fornitore Saudita si vedono incrementi tra i 70 e gli 80 $/Ton per l’HDPE e l’LLDPE da film (1250-1280 $/ton) , mentre tra i 90 e i 100 $/Ton per il film in LDPE (1530-1560 $/ton).

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https://www.rmix.it/ - Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-Cincinnati
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-Cincinnati
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Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-CincinnatiIl mercato dei tubi in HDPE sta allargando la possibilità di impego del prodotto rispetto ad altre tipologie ti materiali come il cemento, il metallo o il PVC. Grazie alla durabilità del materiale, alla facilità di costruzione, di taglio e per la semplicità di saldatura, l’HDPE offre al mercato dello scarico e trasporto delle acque, un’arma in più nella costruzione di reti idriche e fognarie.Oggi, è possibile produrre e installare tubi in HDPE con diametro fino a 1600 mm con un sistema produttivo del tutto semplificato e di grande efficacia. Il produttore di tubi in HDPE, Policonductos SA, ha acquistato una linea completa da Battenfeld-Cincinnati la cui testa permette la produzione di tubi di diverse dimensioni senza necessità di modifiche particolari della macchina. Con questo impianto industriale, la società specializzata nella produzione di tubi in HDPE, sta realizzando tubi con diametri fino a 1.600 mm. L'elemento chiave di questa linea di tubi di grande diametro è la testa, che ha la più grande distanza regolabile mai prodotta consentendo la produzione di tubi in un'ampia gamma di dimensioni senza la necessità di modifiche alla linea. La macchina recentemente consegnata permette un miglioramento delle estensioni massime di produzione, che finora erano offerte solo per tubi con diametri compresi tra 160 e 250 mm, 200-355 mm e 400-630 mm. Grazie alla nuova testa è stato compiuto il primo passo verso una gamma dimensionale completamente nuova per tubi fino a 1.600 mm di diametro. Il sistema di regolazione è particolarmente semplice quando si desidera produrre tubi di diverse dimensioni sulla linea e rispondere in modo flessibile e rapido alle richieste del mercato. La testa si adatta alla una nuova dimensione del tubo con la semplice pressione di un pulsante. Un altro grande vantaggio è la manipolazione in macchina. Proprio con tubi di grandi dimensioni, in una linea convenzionale sarebbe necessario un cambio ugello, che non solo rappresenta un'enorme perdita di tempo, ma anche un rischio per la sicurezza dovuto alle dimensioni. Con questa linea per tubi di grande diametro, che oltre ad essere dotata della nuova testa per il tubo, comprende anche un estrusore di ultima generazione, oltre a tutti i componenti prima e dopo il processo di estrusione stesso, raggiungendo una velocità di produzione in crescita a 2 t / h. I tubi in HDPE con una striscia colorata sono prodotti per l'approvvigionamento idrico, le acque reflue e le applicazioni minerarie, in una gamma di dimensioni da 406 x 12,5 mm a 1.651 x 97,1 mm. “Siamo assolutamente entusiasti delle possibilità che ci offre la nuova linea. Non solo ci ha permesso di espandere la nostra gamma di prodotti per includere tubi di grande diametro, ma ora possiamo anche implementare senza le richieste individuali dei clienti in termini di dimensioni dei tubi ", ha affermato Homero Garza, direttore generale di Polyconducts.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - tubi HDPE Fonte PT

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https://www.rmix.it/ - Erema tra Storia e Modernità nelle Materie Plastiche
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Erema tra Storia e Modernità nelle Materie Plastiche
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Qualità e tecnologia nelle materie plastiche al servizio dei clientiEREMA Engineering Recycling Maschinen und Anlagen Ges.m.b.H, comunemente nota come EREMA, è un'azienda leader a livello globale nello sviluppo e nella produzione di sistemi di riciclaggio della plastica. Fondata nel 1983 in Austria, EREMA ha iniziato la sua attività con l'obiettivo di progettare e costruire macchinari innovativi per il riciclaggio dei rifiuti di plastica, trasformandoli in risorse preziose. La società si è specializzata nella creazione di soluzioni tecnologiche avanzate per il trattamento di vari tipi di plastica, inclusi i rifiuti post-consumo e post-industriali, contribuendo significativamente all'economia circolare nel settore dei polimeri. Fondazione e Sviluppo Iniziale Nel corso degli anni '80, all'inizio della sua storia, EREMA si è concentrata sulla progettazione di impianti di riciclo in grado di processare plastiche miste e contaminati, un compito impegnativo data la varietà e la complessità dei materiali plastici. L'innovazione e l'efficienza hanno guidato lo sviluppo dei primi sistemi, che hanno rapidamente guadagnato attenzione e riconoscimento nel mercato del riciclaggio delle plastiche. Innovazione Tecnologica EREMA è diventata famosa per il suo approccio innovativo nella tecnologia di riciclaggio, sviluppando sistemi come il processo brevettato di Cutter-Compactor, che ha rivoluzionato il trattamento preliminare dei rifiuti di plastica, migliorando l'efficienza del processo di riciclaggio. Questa tecnologia permette di ridurre, compattare e pre-riscaldare i rifiuti plastici prima della fase di estrusione, ottimizzando il processo di riciclaggio. Espansione Globale Con l'aumentare della consapevolezza globale sull'importanza del riciclo della plastica, EREMA ha espanso la sua presenza a livello internazionale, stabilendo filiali e partner in diversi paesi. Questa espansione ha permesso all'azienda di servire un mercato globale, offrendo soluzioni su misura per le esigenze specifiche di ogni cliente e contribuendo alla diffusione delle pratiche di economia circolare nel mondo. Contributo all'Economia Circolare EREMA si è specializzata nella produzione di sistemi di riciclo che supportano il concetto di economia circolare, promuovendo l'uso efficiente delle risorse e minimizzando i rifiuti. La società offre una gamma completa di macchinari per il riciclo, inclusi sistemi per il lavaggio, la separazione, la decontaminazione e la rigenerazione dei materiali plastici. Queste tecnologie permettono ai clienti di EREMA di trasformare i rifiuti plastici in nuovi prodotti di qualità, riducendo l'impatto ambientale e promuovendo la sostenibilità. Ricerca e Sviluppo Il successo di EREMA è dovuto anche al suo forte impegno nella ricerca e sviluppo. L'azienda continua a investire significativamente in R&D per migliorare le sue tecnologie esistenti e per sviluppare nuove soluzioni in risposta alle sfide emergenti nel campo del riciclaggio della plastica. Ciò include la ricerca su nuovi metodi per trattare tipi di plastica difficili da riciclare e lo sviluppo di sistemi che possono produrre materiali riciclati di alta qualità, adatti anche per applicazioni sensibili. Visione Futura Guardando al futuro, EREMA rimane impegnata nella sua missione di promuovere il riciclo della plastica e l'economia circolare attraverso l'innovazione tecnologica. L'azienda continua a esplorare nuove possibilità per migliorare l'efficienza del processo di riciclaggio e per creare soluzioni sostenibili che possano affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. In conclusione, EREMA Engineering Recycling Maschinen und Anlagen Ges.m.b.H è un esempio eccellente di come l'innovazione tecnologica possa contribuire significativamente alla sostenibilità ambientale e all'economia circolare. Con il suo impegno continuo nella ricerca, sviluppo e innovazione, EREMA si posiziona come leader nel campo del riciclaggio della plastica, offrendo soluzioni che non solo rispondono alle esigenze attuali ma anche future del settore. Perchè i clienti apprezzano Erema I clienti apprezzano EREMA per vari motivi che si riflettono nella qualità dei suoi prodotti, nell'innovazione tecnologica e nell'impegno verso la sostenibilità e l'economia circolare. Ecco alcuni dei motivi principali per cui EREMA si distingue e viene apprezzata dai suoi clienti: Innovazione e Tecnologia Leader nel Settore EREMA è riconosciuta per la sua continua innovazione e per lo sviluppo di tecnologie all'avanguardia nel campo del riciclaggio della plastica. I suoi sistemi di riciclaggio, come il famoso processo Cutter-Compactor, offrono soluzioni efficienti per la trasformazione dei rifiuti plastici in risorse preziose, ottimizzando il processo di riciclaggio e garantendo prodotti finali di alta qualità. Alta Efficienza e Riduzione dei Costi I macchinari EREMA sono progettati per massimizzare l'efficienza del processo di riciclaggio, riducendo il consumo energetico e i costi operativi per i clienti. Questo aspetto è particolarmente apprezzato dalle aziende che cercano di migliorare la loro sostenibilità ambientale riducendo al contempo i costi. Versatilità e Flessibilità Le soluzioni di EREMA sono adatte a una vasta gamma di applicazioni e possono essere personalizzate per soddisfare le specifiche esigenze di riciclaggio dei suoi clienti. Questo include la capacità di trattare diversi tipi di materiali plastici, dai rifiuti post-consumo ai residui post-industriali, rendendo i sistemi EREMA estremamente versatili. Supporto e Servizio Clienti Eccezionale EREMA è nota per fornire un eccellente supporto e servizio clienti, dalla consulenza iniziale alla manutenzione post-vendita. L'azienda offre formazione approfondita, assistenza tecnica e accesso a pezzi di ricambio per garantire che i suoi sistemi operino con la massima efficienza. Impegno verso la Sostenibilità L'orientamento di EREMA verso la sostenibilità e l'economia circolare risuona profondamente con le aziende che cercano di ridurre il loro impatto ambientale. Collaborare con EREMA permette ai clienti di contribuire attivamente alla riduzione dei rifiuti plastici e alla promozione di un futuro più sostenibile. Riconoscimento Globale e Affidabilità La reputazione globale di EREMA come leader nel campo del riciclaggio della plastica offre ai suoi clienti la sicurezza di collaborare con un'azienda riconosciuta per la sua affidabilità, qualità e innovazione. In sintesi, i clienti apprezzano EREMA per la sua capacità di offrire soluzioni innovative e sostenibili che non solo rispondono alle loro esigenze specifiche di riciclaggio ma promuovono anche una maggiore efficienza operativa e un impatto ambientale positivo.

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Notizie Generali

Nel 2024 Ecopolietilene ha raccolto 32.488 tonnellate di rifiuti in polietilene, registrando una crescita del 24%. Oltre 200 aziende fanno ora parte del consorzio EPRNel 2024, Ecopolietilene – il consorzio autonomo specializzato nella gestione dei rifiuti derivanti da prodotti in polietilene – ha registrato una crescita significativa, confermandosi come uno degli attori di riferimento nel panorama dell’economia circolare in Italia. Le tonnellate di rifiuti raccolte hanno sfiorato quota 32.500, segnando un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. Questo dato risulta ancora più rilevante se confrontato con l’incremento del 10% dei beni immessi al consumo, che hanno raggiunto le 78.561 tonnellate. Ecopolietilene fa parte del Sistema Ecolight e coinvolge più di 200 imprese, tra produttori, distributori e operatori del recupero. Durante l’anno appena concluso, circa 30 nuove aziende hanno scelto di aderire al consorzio, portando così a 202 il numero complessivo degli associati. L’adesione crescente al sistema consortile evidenzia una maggiore sensibilità industriale nei confronti della corretta gestione del polietilene, risorsa che – se adeguatamente trattata – può rappresentare un’importante opportunità per la transizione ecologica, piuttosto che un rifiuto problematico. Dei materiali immessi al consumo nel 2024, la quota più rilevante – 68.348 tonnellate – era costituita da prodotti a prevalente contenuto in polietilene, facilmente gestibili e riciclabili. Una porzione più contenuta riguardava beni meno recuperabili (6.839 tonnellate) o con una presenza marginale di polietilene (1.095 tonnellate), confermando l’importanza di classificazioni accurate e strumenti di tracciabilità lungo l’intera filiera. Il consorzio ha sottolineato che il 2024 è stato un anno di rafforzamento operativo, grazie anche a progetti sperimentali e all’impiego di impianti certificati. Le performance raggiunte sono state attribuite a una gestione efficiente e trasparente, che ha saputo coniugare crescita e qualità. Nel corso dei quattro anni successivi all’avvio del consorzio, i volumi di raccolta hanno mostrato un’evoluzione significativa: 14.000 tonnellate nel 2021, 30.198 nel 2022, un lieve calo nel 2023 (26.000 tonnellate), fino a toccare il picco del 2024 con 32.488 tonnellate. Per il 2025, Ecopolietilene punta ad ampliare ulteriormente le modalità di raccolta e a migliorare la tracciabilità dei rifiuti, rafforzando la collaborazione tra consorziati ed enti di controllo. L’obiettivo è sviluppare strumenti innovativi e modelli replicabili che permettano di rendere più efficiente il recupero dei polimeri e aumentare la quota di materiali reimmessi nei cicli produttivi. Attraverso una strategia fondata sulla responsabilità estesa del produttore (EPR), il consorzio si propone di trasformare il polietilene post-consumo in una risorsa centrale per un’economia sempre più circolare e sostenibile. La crescita dei numeri, sia in termini di raccolta che di adesioni, sembra confermare che questa visione è condivisa da un numero crescente di imprese consapevoli del valore ambientale e industriale della materia plastica correttamente gestita.© Riproduzione Vietata

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