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https://www.rmix.it/ - La Fusione tra Saipem e Subsea7: Un Nuovo Leader Globale nei Servizi Energetici
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Fusione tra Saipem e Subsea7: Un Nuovo Leader Globale nei Servizi Energetici
Notizie Generali

Saipem e Subsea7 si Fondono: Nasce Saipem7, un Colosso Offshore da 20 Miliardi per Energia e Infrastrutture Sostenibilidi Marco ArezioIl 23 febbraio 2025, Saipem e Subsea7 hanno annunciato un accordo preliminare per una fusione che darà vita a un colosso nel settore dei servizi energetici, denominato Saipem7. Questa operazione mira a combinare le competenze e le risorse di entrambe le aziende per offrire soluzioni integrate nel campo dell'ingegneria e costruzione offshore e onshore. Dettagli della Fusione La fusione sarà realizzata attraverso l'incorporazione transfrontaliera di Subsea7 in Saipem, con la nuova entità che avrà sede legale a Milano e sarà quotata sia sulla Borsa di Milano che su quella di Oslo. Gli azionisti di entrambe le società deterranno ciascuno il 50% del capitale sociale della nuova compagnia. In particolare, gli azionisti di Subsea7 riceveranno 6,688 nuove azioni Saipem7 per ogni azione Subsea7 posseduta. Prima del completamento della fusione, Subsea7 distribuirà un dividendo straordinario di 450 milioni di euro ai propri azionisti.Struttura e Governance della Nuova Entità Saipem7 sarà organizzata in quattro principali aree di business: - Offshore Engineering & Construction: comprenderà tutte le attività offshore di entrambe le società. - Onshore Engineering & Construction: focalizzata su progetti terrestri. - Sustainable Infrastructures: dedicata a infrastrutture sostenibili. - Offshore Drilling: specializzata in attività di perforazione offshore. È previsto che Alessandro Puliti, attuale CEO di Saipem, assuma il ruolo di Amministratore Delegato di Saipem7, mentre John Evans, CEO di Subsea7, guiderà la divisione Offshore Engineering & Construction. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione sarà designato da Siem Industries, principale azionista di Subsea7, mentre l'Amministratore Delegato sarà nominato da CDP Equity ed Eni, principali azionisti di Saipem.Obiettivi e Sinergie La fusione mira a creare un leader globale con un portafoglio ordini combinato di 43 miliardi di euro, ricavi annuali di circa 20 miliardi di euro e un EBITDA superiore a 2 miliardi di euro. Si prevedono sinergie annuali di circa 300 milioni di euro entro il terzo anno successivo al completamento dell'operazione, ottenute attraverso l'ottimizzazione della flotta, economie di scala negli approvvigionamenti e processi più efficienti. I costi una tantum per realizzare queste sinergie sono stimati in circa 270 milioni di euro.Implicazioni per il Mercato La creazione di Saipem7 rappresenta una risposta strategica alle crescenti dimensioni e complessità dei progetti nel settore energetico globale. La combinazione delle competenze di Saipem e Subsea7 permetterà di offrire una gamma completa di servizi, dalla perforazione all'ingegneria, fino alla costruzione e manutenzione di infrastrutture energetiche sia offshore che onshore. Questa operazione rafforzerà la posizione competitiva della nuova entità, consentendo di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e di cogliere le opportunità legate alla transizione energetica e allo sviluppo delle energie rinnovabili. Conclusione La fusione tra Saipem e Subsea7 segna una tappa fondamentale nel settore dei servizi energetici, creando un nuovo leader globale capace di offrire soluzioni integrate e innovative ai propri clienti. Con una solida base finanziaria e una presenza geografica diversificata, Saipem7 è ben posizionata per guidare la trasformazione dell'industria energetica nei prossimi anni. © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclata
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclata
Notizie Generali

Plasticare: la piattaforma passa di mano in un’ottica di riorganizzazione della comunicazione tecnica PlastiCare, nata nel 2018 come portale specializzato nel mondo della plastica riciclata, ha allargato i propri orizzonti privilegiando la comunicazione su ambiente, economia circolare, energie rinnovabili e articoli tecnici. Nel corso degli ultimi due anni PlastiCare ha assunto un ruolo centrale nel proprio business nel campo della comunicazione e della formazione sul mondo del riciclo, mondo che contemplava aspetti informativi generali, tecnici, applicazioni, ricerca e progettualità. Il portale PlastiCare era nato, inizialmente, come portale di interscambio di offerte e richieste sui polimeri, macchine, stampi, servizi conto terzi, prodotti fatti in plastica riciclata e lavoro, basato su una piattaforma multilingue in cui i clienti postavano le loro offerte e richieste nelle 5 principali lingue (I, ENG, D, F, ESP) e chi leggeva i posts lo faceva nella loro lingua madre, così da ridurre le barriere linguistiche e facilitare i rapporti cliente/fornitore. Nel corso del tempo le attività di comunicazione hanno incrementato il valore del portale diventando, per qualità e argomenti, prioritarie nell’interesse dell’utenza, potendo contare su migliaia di iscritti che usufruivano degli articoli presenti sulla parte delle NEWS. Una specializzazione che ha coinvolto la struttura aziendale nella creazione giornaliera di argomenti e di approfondimenti per un’utenza sempre più attenta alla qualità dell’informazione e alla competenza settoriale. PlastiCare si è quindi creato un target di lettori quotidiani, che è risultato lontano da quello per cui il portale è stato fondato nel 2018, cambiando così l’indirizzo del business e gli obbiettivi iniziali, sviluppando un’informazione specifica nel settore dell’economia circolare, della plastica riciclata, dell’ambiente e delle energie rinnovabili in 154 paesi nel mondo. La decisione dei soci è stata quella di cedere l’attività ad una società di consulenza e comunicazione nel medesimo settore, in modo che dall’unione delle utenze delle rispettive società si potesse creare un bacino informativo maggiore e un mantenimento degli standard del servizio. La cessione di PlastiCare alla società di consulenza e comunicazione sull’economia circolare e sulla plastica riciclata Arezio Marco, ne ha garantito la continuità comunicativa richiesta dai clienti. Il portale verrà, nei prossimi mesi, integrato con il sito della società di consulenza Arezio Marco, che porterà avanti i servizi di comunicazione e di informazione tipici dell’attività di PlastiCare con i servizi di promozione come banner, newsletter, e articoli sponsorizzati. Inoltre, attraverso rMIX, è possibile postare offerte e richieste in modo gratuito o attraverso gli abbonamenti, inerenti al settore della plastica, legno, metalli,  vetro, carta, gomma, tessuti, macchine, prodotti finiti, servizi e lavoro. Per ogni ulteriore informazione potete visitare il portale www.rmix.it.it o scrivete a  info@rmix.itCategoria: notizie - plastica - economia circolare - PlastiCare 

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: L'impegno di ExxonMobil nella Riduzione dell'Impatto Ambientale
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: L'impegno di ExxonMobil nella Riduzione dell'Impatto Ambientale
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L'impegno di ExxonMobil nella Riduzione dell'Impatto AmbientaleCome molte grandi aziende da sempre impegnate nell'estrazione, raffinazione e distribuzione di energia proveniente dagli idrocarburi anche ExxonMobil riconosce la necessità di creare azioni concrete per ridurre l'impatto ambientale nell'uso dei combustibili fossili. Pur ribadendo, attraverso le informazioni nell'articolo, la centralità nei prossimi decenni dei combustibili fossili, vuole offrire alla società rassicurazioni sul suo impegno nel campo della riduzione dell'impatto ambientale delle sue produzione e dell'uso dei suoi prodotti.All'inizio di questo mese, ExxonMobil ha pubblicato il suo riepilogo annuale in merito alla produzione di energia e le emissioni di carbonio, con uno sguardo completo al lavoro svolto dall'azienda per gestire i rischi del cambiamento climatico, comprese le azioni per ridurre le emissioni di gas serra. La pubblicazione articola la strategia climatica di ExxonMobil incentrata su quattro aree: ridurre le emissioni dalle sue operazioni, sviluppare e implementare soluzioni tecnologiche scalabili, fornire ai consumatori prodotti che li aiutano a ridurre le loro emissioni e impegnarsi in modo proattivo sulla politica relativa al clima. Ecco una panoramica: Uno sguardo al passato: l'azienda ha riportato nel 2019 i livelli più bassi di emissioni di gas serra dal 2010. Gran parte di ciò è dovuto in parte all'impegno a ridurre le emissioni di metano dalle sue operazioni a monte. Alla la fine del 2020, ExxonMobil era sulla buona strada per soddisfare gli impegni annunciati di una riduzione del 15% delle emissioni di metano e un calo del 25% del flaring rispetto ai livelli del 2016. Guardando al futuro: si prevede che i piani di riduzione delle emissioni della società per il 2025 ridurranno le emissioni di gas a effetto serra dalla sua attività di produzione di petrolio e gas di circa il 30% e le emissioni di flaring e di metano del 40-50%, rispetto ai livelli del 2016. I piani 2025, che coprono le emissioni dirette (Scope 1) e indirette (Scope 2) degli asset gestiti dalla società, rappresentano alcune delle riduzioni più aggressive del settore. L'azienda mira anche a eliminare il flaring di routine dalle sue operazioni a monte, nel prossimo decennio, in linea con l'iniziativa della Banca mondiale. Questi piani aiutano ExxonMobil a diventare un leader del settore della gestione dei gas a effetto serra entro il 2030 e supportano gli obiettivi dell'accordo di Parigi. L'impegno: ExxonMobil si impegna a fornire energia affidabile e conveniente per aiutare a sostenere il progresso umano, promuovendo soluzioni per mitigare i rischi del cambiamento climatico. Mentre il mondo si sposta verso nuove fonti di energia, anche gli scenari climatici che contemplano l'aumento delle temperature di 2 gradi, sviluppati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e dall'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), riconoscono il ruolo che petrolio e gas continueranno a svolgere per decenni. Oggi, la profonda conoscenza del sistema energetico globale da parte dei dipendenti dell'azienda aiuta a migliorare l'efficienza operativa ea sviluppare e implementare tecnologie a basse emissioni per aiutare ad affrontare i rischi del cambiamento climatico. L'approccio: lo sviluppo di tecnologie innovative è fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi. A tal fine, ExxonMobil sta lavorando per sviluppare soluzioni rivoluzionarie nella riduzione delle emissioni per le industrie più con più emissioni della società del gruppo, tra cui la produzione, la generazione di energia e il trasporto commerciale, che rappresentano l'80% delle emissioni globali di CO2 . La cattura e lo stoccaggio del carbonio, i combustibili avanzati, l'idrogeno e le tecnologie efficienti, dal punto di vista energetico, saranno soluzioni che aiuteranno a ridurre le emissioni e creeranno un cambiamento radicale. Uno scambio di idee e competenze: per fornire energia accessibile e utilizzabile è necessaria una varietà di discipline scientifiche e ingegneristiche. Nessuna singola società ha tutte le risposte e conosce la chiave per attivare nuove tecnologie nel campo energetico. Ecco perché ExxonMobil collabora con tecnici esterni, enti privati ​​e pubblici: il National Renewable Energy Laboratory degli Stati Uniti, il National Energy Technology Laboratory degli Stati Uniti, più di 80 università e startup in prima linea nelle soluzioni energetiche alternative. Tutti insieme alla ricerca di quelle risposte e di una nuova innovazione energetica. Nel tentativo di trasferire idee e innovazioni dal laboratorio al mercato, l'azienda mette in campo i suoi punti di forza unici nel campo della scienza, dell'ingegneria e di una posizione di mercato globale. Un approccio collettivo: al di là del laboratorio, dei test sul campo e delle capacità informatiche, ExxonMobil lavora anche con le parti interessate per sostenere soluzioni politiche solide che possano ridurre i rischi legati al clima, facilitando anche l'accesso a un'energia economica e affidabile per la società. Quel lavoro richiede sforzi collettivi e collaborativi oltre le normative dall'alto verso il basso. I nostri sforzi volontari per ridurre le emissioni di metano, ad esempio, forniscono un quadro per normative efficaci per l'intero settore. Perché è importante: “Pochi non sarebbero d'accordo sul fatto che una delle sfide sociali più urgenti che dobbiamo affrontare oggi, sia gestire i rischi del cambiamento climatico. Il modo in cui soddisfiamo la domanda mondiale dell'energia necessaria per la crescita economica mitigando l'impatto a lungo termine sul nostro ambiente è fondamentale per il nostro futuro sostenibile. “- Darren W. Woods, presidente.

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https://www.rmix.it/ - Eolico Off Shore: Nuovo Progetto nel Regno Unito da 1,5 GW
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Eolico Off Shore: Nuovo Progetto nel Regno Unito da 1,5 GW
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Eolico Off Shore: Nuovo Progetto nel Regno Unito da 1,5 GWIl settore della produzione di energia elettrica attraverso l'utilizzo di impianti eolici sta tenendo sempre più in considerazione l'impatto ambientale che questi parchi eolici possono dare al territorio. Si stanno considerando sempre più le istanze delle comunità che preferiscono spostare questi necessari impianti di produzione di energia verde in luoghi che abbiano meno impatto paesaggistico. per questo stanno crescendo i parchi eolici Off Shore, quindi in mare aperto come quello che cerrà costruito da Total e Cig nel Regno Unito.Una joint venture 50/50 tra Green Investment Group (GIG) di Macquarie e Total è riuscita ad assicurarsi i diritti per un contratto di affitto dei fondali marini nella zona delle regioni orientali del paese. Il progetto, che sarà situato al largo della costa orientale del Regno Unito, potrebbe fornire fino a 1,5 gigawatt (GW) di elettricità rinnovabile e rappresenta un significativo investimento iniziale nel settore eolico offshore del Regno Unito per entrambe le società. Quali sono gli obbiettivi? Supportare significative opportunità di lavoro e svolgere un ruolo fondamentale nell'aiutare il Regno Unito a raggiungere il suo ambizioso obiettivo zero emissioni. Consentire ai due partner di espandersi nel Regno Unito, che è il mercato europeo più maturo per l'eolico offshore e offrire prospettive di crescita costanti e una chiara direzione verso il mercato. Sia GIG che Total sono sviluppatori e investitori globali di energia rinnovabile e apportano al progetto competenze significative, capacità tecniche e una comprovata esperienza nello sviluppo energetico di successo. GIG sta fornendo quasi il 50% della capacità eolica offshore del Regno Unito in uso attualmente, mentre Total continua a costruire una forte posizione nell'eolico offshore dopo il suo coinvolgimento nel progetto Seagreen da 1,1 GW al largo della costa orientale della Scozia e in Erebus, un progetto eolico offshore galleggiante da 96 MW nel Mar Celtico, sfruttando la sua lunga attività industriale nel UK. GIG e Total stanno attualmente collaborando in Corea del Sud per co-sviluppare un importante portafoglio di progetti eolici offshore galleggianti. “ Total è lieta di aver ricevuto 1,5 GW come parte del quarto round di leasing eolici offshore da The Crown Estate con il nostro partner GIG. Continuiamo a sostenere gli obiettivi di transizione energetica del Regno Unito. Questo progetto è il nostro più grande sviluppo di energie rinnovabili in Europa, fino ad oggi, e un passo importante verso la nostra ambizione per le emissioni zero per il 2050 ", ha affermato Julien Pouget, Vicepresidente senior Renewables di Total . " Questo successo si basa sulla nostra esperienza storica nell'offshore del Regno Unito e sta aprendo la strada all'espansione della nostra offerta di energia rinnovabile nel paese in linea con la nostra strategia di diventare una società ad ampio raggio ". Mark Dooley, responsabile globale del Green Investment Group, ha dichiarato : “ Con questo investimento, continuiamo il nostro ruolo pionieristico nella transizione energetica del Regno Unito e contribuiamo a stabilire l'eolico offshore come la spina dorsale del suo nuovo sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Basandoci sul nostro track record come uno dei maggiori finanziatori del paese di eolico offshore, questo contratto rappresenta un aumento significativo del nostro impegno nel settore nel Regno Unito. Ciò si aggiunge al nostro crescente portafoglio di progetti sull'energia rinnovabile in Europa e fa crescere il nostro posizionamento globale nel settore eolico offshore a oltre 13 GW. " Total e GIG hanno ottenuto questo contratto di affitto con un canone di opzione annuale di £ 83k per MW / anno, durante la fase di sviluppo. Ora ci sarà una valutazione delle normative (HRA) del possibile impatto del progetto sui siti  naturali rilevanti nell'area assegnata. Dopo la conclusione positiva di tale processo, gli accordi finali di locazione verranno firmati nel 2022.Vedi maggiori informazioniby Total

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https://www.rmix.it/ - TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill Gates
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill Gates
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Una nuova era nell'energia sostenibile: Il progetto innovativo di TerraPower promette di trasformare l'industria nucleare con tecnologie avanzate e sicurezza intrinsecadi Marco ArezioNel panorama delle innovazioni energetiche, TerraPower si distingue come una delle aziende più all'avanguardia. Fondata nel 2006 da Bill Gates e Nathan Myhrvold, TerraPower si è posta l'ambizioso obiettivo di fornire soluzioni energetiche sostenibili, sicure e a basso costo attraverso lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate.Tra i progetti più promettenti dell'azienda spicca il reattore Natrium, una tecnologia che promette di rivoluzionare il settore nucleare e di dare un significativo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico. Un Nuovo Tipo di Reattore Il reattore Natrium rappresenta un salto evolutivo rispetto ai reattori nucleari tradizionali. Combinando un reattore a metallo liquido con un innovativo sistema di accumulo di energia basato su sali fusi, Natrium offre una flessibilità operativa senza precedenti e una perfetta integrazione con le fonti di energia rinnovabile. Il cuore del reattore è il refrigerante a metallo liquido, specificamente sodio. A differenza dell'acqua, comunemente utilizzata nei reattori tradizionali, il sodio ha una capacità termica superiore e non richiede pressioni elevate per rimanere liquido. Questo riduce significativamente il rischio di incidenti, aumentando la sicurezza operativa. Il sistema di accumulo di energia con sali fusi è un'altra innovazione cruciale. Questo sistema consente di immagazzinare l'energia in eccesso prodotta durante le ore di bassa domanda, per poi rilasciarla durante i picchi di consumo. Ciò migliora l'integrazione del reattore con le energie rinnovabili, che sono notoriamente intermittenti, come il solare e l'eolico. Vantaggi e Sicurezza Il reattore Natrium non è solo efficiente, ma anche estremamente sicuro. Il suo design incorpora numerosi sistemi di sicurezza passiva, che non richiedono interventi umani o alimentazione elettrica esterna per attivarsi. Ad esempio, in caso di emergenza, il reattore può spegnersi autonomamente grazie alla proprietà del sodio di espandersi e rallentare la reazione nucleare. Inoltre, Natrium promette di essere una soluzione energetica a basso costo. La capacità di accumulo di energia consente un utilizzo più efficiente della produzione, riducendo gli sprechi. Il reattore contribuirà significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2, rappresentando un importante passo avanti nella lotta contro il cambiamento climatico. La Costruzione del Primo Reattore Natrium Il primo reattore Natrium sarà costruito a Kemmerer, nel Wyoming. Questa località è stata scelta per la sua vicinanza a infrastrutture energetiche esistenti e per il supporto della comunità locale. Il progetto prevede un investimento di circa 4 miliardi di dollari, di cui metà finanziati dal governo federale degli Stati Uniti attraverso il programma Advanced Reactor Demonstration Program (ARDP). Il processo di costruzione si articolerà in diverse fasi. Inizialmente, saranno effettuati studi dettagliati e ottenuti i permessi necessari dalle autorità regolatorie partirà la costruzione vera e propria, che includerà la preparazione del sito, l'installazione delle strutture di supporto e la costruzione del reattore. Infine, il reattore sarà sottoposto a rigorosi test per garantire la sicurezza e l'efficienza operativa prima di entrare in funzione. Un Futuro Energetico Sostenibile Il successo del reattore Natrium potrebbe rappresentare una svolta epocale per l'industria nucleare. Se dimostrerà di essere efficace e sicuro, aprirà la strada a una nuova generazione di reattori nucleari avanzati, contribuendo alla sostenibilità energetica globale. TerraPower non sta lavorando da sola su questo progetto. L'azienda collabora con numerose altre imprese e istituzioni internazionali, tra cui GE Hitachi Nuclear Energy, che fornisce competenze tecniche e ingegneristiche. Inoltre, TerraPower sta esplorando collaborazioni con altri paesi interessati a sviluppare tecnologie nucleari avanzate, contribuendo così alla diffusione globale di questa innovazione. Conclusione Il progetto Natrium rappresenta una delle iniziative più ambiziose e innovative nel campo dell'energia nucleare. Sotto la guida visionaria di Bill Gates, TerraPower sta lavorando per realizzare un futuro in cui l'energia nucleare possa giocare un ruolo chiave nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. La costruzione del nuovo reattore Natrium non è solo un passo avanti per l'azienda, ma un potenziale balzo in avanti per l'intera umanità nella lotta contro il cambiamento climatico e nella ricerca di fonti di energia sostenibili e sicure.

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https://www.rmix.it/ - Total e Qair Uniti per Svipuppare un Parco Eolico Offshore
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Total e Qair Uniti per Svipuppare un Parco Eolico Offshore
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Total acquista il 20% progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo.L'energia eolica è una tra le tante fonti rinnovabili di cui possiamo dotarci per la decarbonizzazione del pianta, insieme a quella idrica, solare, dei moti ondosi e l'energia atomica a fusione.Ci sono sempre state, anche per la costruzione di  questi impianti, varie forme di opposizione, il classico fenomeno NIMBY (Not in My Back Yard), che ha in qualche modo frenato lo sviluppo di questa fonte alternativa. In effetti, la scelta di creare dei parchi eolici in mare aperto non ha solo il vantaggio di poter usufruire di correnti più regolari ed intense, rispetto a quelle che passano sulla terraferma, ma mitiga sicuramente l'impatto estetico di un impianto di grandi dimensioni da inserire in un contesto abitato.Total, come ha annunciato recentemente in un comunicato, sta continuando lo sviluppo di questa tecnologia attraverso acquisizioni di società specializzate nel settore.Infatti diventa azionista del 20% nel progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo, al largo della costa di Gruissan e vicino a Port-La-Nouvelle (regione occitana). Attribuito a luglio 2016, questo progetto da 30 megawatt (MW) accelererà lo sviluppo di una tecnologia eolica galleggiante. Insieme a Qair, lo storico sviluppatore e azionista di maggioranza del progetto, e ai suoi partner locali, Total porta la sua esperienza nella concezione, implementazione e sfruttamento di installazioni offshore durante tutto il loro ciclo di vita.  Total continua così a rafforzare la sua posizione nel settore emergente dell'eolico offshore galleggiante, nel quale vuole essere uno dei leader mondiali. Oggi il Gruppo è presente in Corea del Sud con un portafoglio di 2 gigawatt e nel Regno Unito con il progetto Erebus da 100 MW, a cui sono stati appena assegnati i diritti di sviluppo esclusivo per la sua area.  Julien Pouget, Direttore Rinnovabili di Total, ha dichiarato: “Questo annuncio dimostra ancora una volta l'ambizione e la volontà del Gruppo di innovare nel campo delle energie rinnovabili. L'eolico offshore galleggiante è un segmento molto promettente in cui Total apporta in particolare la sua vasta esperienza in progetti offshore.   Insieme al nostro partner Qair, disponiamo delle risorse necessarie per affrontare le sfide tecnologiche e finanziarie che determineranno il nostro successo futuro. Sono lieto che Total possa contribuire all'emergere di questo nuovo settore in Francia. "  “Il progetto Eolmed è al centro della strategia della regione Occitanie per lo sviluppo delle energie rinnovabili, attivamente supportato dai partner locali. Dimostra anche l'ambizione di Qair di diventare un attore importante nell'energia eolica offshore galleggiante in Europa.   Unendo le forze con un rinomato partner industriale francese per questo progetto innovativo sviluppato dai nostri team dal 2016, Qair sta rafforzando la sua competenza tecnica per la realizzazione del progetto Eolmed e per i futuri progetti eolici galleggianti ". aggiunge Louis Blanchard, CEO di Qair.  Total, rinnovabili ed elettricità Nell'ambito della sua ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, Total sta costruendo un portafoglio di attività nel settore dell'elettricità, in particolare rinnovabile, che potrebbe rappresentare fino al 40% delle sue vendite entro il 2050. Entro la fine del 2020, la potenza lorda di Total la capacità di generazione mondiale sarà di circa 12 gigawatt, inclusi circa 7 gigawatt di energia rinnovabile. Con l'obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità produttiva da fonti rinnovabili entro il 2025, Total continuerà a espandere la propria attività fino a diventare uno dei leader mondiali nelle energie rinnovabili.Vedi maggiori informazioniFoto: Qair

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https://www.rmix.it/ - PlastiCare: La Sezione sui Polimeri Riciclati nel Portale rMIX
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare PlastiCare: La Sezione sui Polimeri Riciclati nel Portale rMIX
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Cercare od offrire polimeri riciclati sul web diventa semplice e veloce con PlastiCare PlastiCare, nato come portale indipendente della plastica riciclata, entra a pieno titolo bel più ampio portale del riciclo rMIX che si occupa di tutti i prodotti e i servizi dell’economia circolare. PlastiCare è quindi la sezione in cui potrai trovare le offerte/richieste relative ai polimeri riciclati, sotto forma di granulo, densificato, macinato, polveri, scarti e rifiuti, in tutti i paesi del mondo, potendo contattare i fornitori e i clienti che la frequentano. Inoltre, ti permette di postare, in modo gratuito o attraverso un abbonamento, i prodotti relativi ai polimeri plastici riciclati, scegliendo la tipologia di polimero, la sua forma e il paese di provenienza, permettendoti di trovare o farti trovare facilmente senza perdere tempo. Puoi iscriverti a PlastiCare, all’interno del portale rMIX, gratuitamente attraverso l’abbonamento rMIX Zero, oppure scegliere uno dei tanti abbonamenti a pagamento che meglio ti rappresentano e che sono funzionali al tuo lavoro. Il portale rMIX e nello specifico la sezione dei polimeri riciclati PlastiCare, ti permettono anche di promuovere la tua azienda o il tuo prodotto o il tuo servizio attraverso: - L’indicizzazione dei posts, con le tue offerte/richieste sempre in prima pagina - L’inserimento dei tuoi posts nella Newsletter settimanale che viene spedita a circa 12.000 aziende del settore della plastica nel mondo, in 4 lingue - La promozione della tua azienda attraverso la Newsletter dedicata solo a te - La creazione del tuo profilo aziendale con foto, testi e links al tuo sito, da inserire nel tuo settore specifico (plastica, carta, vetro, legno, metalli, macchine, RAEE, lavoro conto terzi, consulenza, distribuzione e altri settori dell’economia circolare) - Il posizionamento del tuo banner aziendale nella Home Page del portale e in quello inerente al tuo settore. - La promozione attraverso articoli tecnico-commerciali delle novità della tua azienda. Se disideri maggiori informazioni contatta la redazione o vai sul sito del portale: www.rmix.it

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https://www.rmix.it/ - Tensioni in Medio Oriente e mercato dei metalli ferrosi e non ferrosi: impatto attuale e scenari 2026-2028
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Tensioni in Medio Oriente e mercato dei metalli ferrosi e non ferrosi: impatto attuale e scenari 2026-2028
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Relazione sugli effetti reali della crisi mediorientale su alluminio, acciaio, rame, rottami, logistica, costi energetici e scenari previsionali fino al 2028Autore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali. Fondatore della piattaforma rMIX. Tempo di lettura: 12 minutiIl contesto geopolitico aggiornato al 27 marzo 2026 Il mercato dei metalli si trova davanti a una crisi che non è più soltanto diplomatica o militare. È diventata una crisi di accessibilità fisica, di costo logistico e di continuità industriale. Dalla fine di febbraio 2026 lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente fuori uso per la navigazione commerciale, con grandi operatori marittimi che registrano costi straordinari molto elevati e unità bloccate nel Golfo Persico. Per la manifattura, per i trader e per i riciclatori questo significa una cosa precisa: il prezzo della materia prima non è più separabile dal prezzo del rischio. La crisi non colpisce tutti i metalli nello stesso modo. L’alluminio è il comparto che manifesta il danno più diretto, perché il Medio Oriente pesa in modo rilevante sulla produzione globale e dipende da Hormuz sia per esportare metallo sia per importare allumina e bauxite. I ferrosi risultano più esposti ai costi energetici, ai semilavorati iraniani e alle disfunzioni logistiche. Il rame, invece, resta sostenuto soprattutto dai propri fondamentali strutturali, ma assorbe ugualmente tensione attraverso energia, trasporti e incertezza macroeconomica. Lo Stretto di Hormuz: quando il rischio logistico entra nel costo dei metalli Nell’analisi industriale conviene abbandonare l’idea che Hormuz riguardi solo petrolio e gas. Il problema, per chi compra metalli, è molto più concreto: disponibilità di navi, copertura assicurativa, tempi di transito, rischio di ritardi, costo del capitale immobilizzato e affidabilità della consegna. Quando uno snodo di questa importanza si blocca, il sistema non reagisce solo con una fiammata speculativa, ma con una perdita di efficienza diffusa che si trasferisce lungo tutta la catena del valore. Questa trasformazione è particolarmente importante per le imprese europee. In una fase normale, la differenza tra quotazione ufficiale e costo effettivo di approvvigionamento può restare gestibile. In una fase come l’attuale, invece, il premio logistico e il premio di rischio diventano parte integrante del prezzo finale. È questo il passaggio che rende la crisi del Golfo una crisi pienamente industriale e non soltanto geopolitica. Alluminio: il metallo più esposto alla crisi mediorientale L’alluminio è oggi il segmento più vulnerabile. Argus rileva che il Medio Oriente rappresenta circa l’8-9% della produzione globale e sottolinea che la regione è fortemente dipendente da Hormuz sia per i flussi in uscita sia per quelli in ingresso. Reuters ha inoltre documentato un deterioramento molto concreto della continuità operativa, con Alba costretta a fermare parte della capacità e con Qatalum colpita da una riduzione dell’attività. Il segnale più forte non arriva solo dalle quotazioni LME, ma dai premi fisici. I premi giapponesi per il secondo trimestre 2026 sono stati fissati a 350-353 dollari per tonnellata, il livello più alto da undici anni, con un aumento vicino all’80% rispetto al trimestre precedente. Questo benchmark conta molto perché mostra che il mercato non teme soltanto un rialzo finanziario del metallo: teme una vera difficoltà a reperire unità fisiche in condizioni normali di costo e di tempo. In termini industriali, questo significa che trasformatori, laminatoi, produttori di imballaggi, automotive e costruzioni non stanno più affrontando solo un metallo più caro, ma un metallo più incerto. Nella pratica quotidiana cambia tutto: budget acquisti, programmazione, margini e capacità di difendere i tempi di consegna al cliente finale. È qui che l’alluminio diventa il barometro più sensibile dell’attuale crisi del Golfo. Acciaio e ferrosi vergini: meno scarsità diretta, più pressione di filiera Nel comparto siderurgico il quadro è più articolato. Argus segnala che l’impatto diretto sui ferrosi è meno drammatico rispetto all’alluminio, ma non per questo irrilevante. L’attenzione si sposta dai volumi immediatamente persi ai canali di trasmissione del danno: energia, noli, assicurazioni, ritardi e assenza di semilavorati iraniani. Wood Mackenzie evidenzia che l’Iran esporta circa 4 milioni di tonnellate l’anno di acciaio finito e 7-8 milioni di tonnellate di semilavorati, pari a una quota significativa del commercio mondiale dei semis. Questo punto è decisivo: il mercato non si trova davanti a un collasso globale dell’acciaio, ma a un vuoto commerciale concreto nei billet e negli slab, con effetti sui buyer che dipendevano da quel materiale per alimentare laminazione, trasformazione o arbitraggio regionale. Nei ferrosi, dunque, la crisi è meno teatrale ma più subdola. Non si manifesta sempre con un salto improvviso di prezzo, ma con una progressiva erosione dell’efficienza della filiera. Per acciaierie elettriche, centri servizi, tubifici e operatori del commercio, questo può risultare persino più destabilizzante di una singola fiammata di mercato, perché costringe a rivedere mix di carica, fonti di semilavorato e orizzonte contrattuale. Rottame ferroso: il secondario acquista peso strategico Il rottame ferroso sta entrando in una fase di nuova centralità. Già prima dell’ultima escalation il mercato mostrava una certa solidità, ma la crisi di Hormuz rafforza il valore di tutto ciò che riduce la dipendenza da filiere lunghe, da materie prime vergini importate e da semilavorati esposti a tensioni geopolitiche. In uno scenario di logistica fragile, il rottame di prossimità e di qualità diventa più importante per la stabilità industriale. Questo non significa che il rottame salirà ovunque e subito con la stessa intensità. La domanda resta legata anche all’andamento dell’edilizia, alla concorrenza dell’acciaio asiatico e ai margini delle acciaierie elettriche. Ma il quadro di fondo cambia: il materiale secondario non è più soltanto una leva di costo o di sostenibilità, bensì una componente della sicurezza produttiva. Per chi raccoglie, seleziona e prepara rottame, la qualità tecnica del servizio diventa sempre più decisiva del semplice volume movimentato. Rame, zinco e altri non ferrosi: l’effetto è soprattutto indiretto Il rame non presenta oggi lo stesso profilo di vulnerabilità dell’alluminio. Il consenso Reuters di gennaio 2026 collocava già la media attesa del rame cash a 11.975 dollari per tonnellata, a conferma di un mercato sostenuto da vincoli di offerta e da una domanda robusta legata all' elettrificazione, infrastrutture e alle tecnologie digitali. La crisi mediorientale si innesta quindi su una struttura già tesa. Il canale di trasmissione, in questo caso, è meno geografico e più sistemico. Pesano il costo dell’energia, il trasporto, l’incertezza dei mercati e persino la disponibilità di input ausiliari collegati alle filiere minerarie e metallurgiche. Zinco e piombo seguono una logica simile: impatto diretto limitato dal Golfo, ma maggiore fragilità rispetto al costo energetico delle fonderie. Nel complesso, il comparto non ferroso diverso dall’alluminio appare oggi meno esposto alla scarsità immediata, ma più incline a una volatilità persistente. CBAM europeo: la crisi geopolitica incontra la selezione regolatoria Dal 1° gennaio 2026 il CBAM è entrato nella fase definitiva, come conferma la Commissione europea. Questo cambia molto per i metalli importati in Europa, perché aggiunge un livello di selezione ulteriore: non conta soltanto il prezzo franco arrivo, ma anche l’intensità carbonica, la documentazione e la piena conformità del materiale. In un contesto già stressato da guerra e logistica, questa trasformazione rende il mercato europeo più selettivo e più severo. Per alluminio e acciaio l’effetto combinato può essere molto forte. Da un lato la crisi del Golfo rende meno affidabili o più costose alcune origini; dall’altro il CBAM restringe il campo delle forniture facilmente utilizzabili. Per i materiali secondari europei ben tracciati questo scenario può tradursi in un vantaggio competitivo crescente, soprattutto dove il riciclo industriale riesce a offrire qualità costante, prossimità logistica e minore esposizione ai rischi esterni. Scenari previsionali 2026-2028 Lo scenario più plausibile, allo stato attuale, resta quello di un conflitto prolungato con Hormuz solo parzialmente operativo. È l’ipotesi che meglio spiega i segnali già visibili: premi fisici dell’alluminio ai massimi da undici anni, costi straordinari pesanti per lo shipping e tensione persistente sulla continuità delle forniture. In questo quadro, l’alluminio resterebbe il metallo più vulnerabile, i ferrosi continuerebbero a subire costi e disfunzioni di filiera, mentre rame e non ferrosi manterrebbero una dinamica sostenuta soprattutto dai fondamentali e dall’energia. Uno scenario di de-escalation entro il secondo trimestre 2026 non può essere escluso, ma anche in quel caso la normalizzazione industriale sarebbe più lenta di quella diplomatica. Una catena di fornitura che ha già subito "forza maggiore", ritardi, rialzi dei premi e revisioni contrattuali non torna immediatamente al punto di partenza. Il mercato continuerebbe comunque a premiare forniture più corte, contratti meglio protetti e filiere più resilienti. Lo scenario più severo resta quello di una chiusura protratta oltre dodici mesi. In quel caso l’alluminio rischierebbe una vera scarsità fisica, il rottame di alluminio e il rottame ferroso assumerebbero un valore ancora più strategico e l’intera geografia degli approvvigionamenti industriali verrebbe ridisegnata con maggiore rapidità. Per le imprese non sarebbe solo una questione di costi più alti, ma di accesso al materiale e di capacità di mantenere la produzione. Implicazioni strategiche per operatori e imprese Per gli importatori di metalli vergini la priorità non è più soltanto cercare il prezzo migliore, ma costruire una fornitura più sicura. Questo significa diversificare le origini, ridurre la dipendenza da singoli corridoi logistici, rafforzare i contratti e valutare con maggiore attenzione il rischio di interruzione. In un mercato come quello attuale, la convenienza senza affidabilità rischia di trasformarsi rapidamente in costo nascosto. Per riciclatori, commercianti di rottame, acciaierie EAF e fonderie il quadro è diverso ma potenzialmente favorevole. La crisi sta premiando materiali secondari ben preparati, flussi di prossimità e filiere documentate. In questo senso, economia circolare e sicurezza dell’approvvigionamento stanno convergendo: ciò che è riciclato, locale e tracciabile non è soltanto più coerente con la transizione ambientale, ma anche più utile in un mondo dove la logistica globale è diventata meno prevedibile. FAQ Qual è oggi il metallo più esposto? L’alluminio, perché il Medio Oriente conta per circa l’8-9% della produzione globale e dipende fortemente da Hormuz per export e approvvigionamento di materie prime. I ferrosi stanno vivendo la stessa emergenza dell’alluminio? No. I ferrosi soffrono soprattutto logistica, energia e semilavorati iraniani, più che una scarsità globale immediata del metallo. Perché il rottame diventa più importante? Perché riduce la dipendenza da filiere lunghe e da input vergini esposti a shock geopolitici, oltre a integrarsi meglio con il nuovo quadro regolatorio europeo. Il CBAM amplifica la crisi? Sì. Dal 1° gennaio 2026 il meccanismo è nella fase definitiva e aumenta la selettività su ferro, acciaio e alluminio importati. Fonti e riferimenti essenziali Reuters, 26 marzo 2026 — Hapag-Lloyd: costi extra settimanali di 40-50 milioni di dollari e navigazione commerciale bloccata a Hormuz. Reuters, 26 marzo 2026 — Premi giapponesi dell’alluminio Q2 2026 a 350-353 $/t, massimo da 11 anni. Argus Media, marzo 2026 — Il Medio Oriente pesa per l’8-9% della produzione globale di alluminio; i ferrosi risultano meno esposti direttamente. Commissione europea, gennaio 2026 — CBAM in regime definitivo dal 1° gennaio 2026. Argus Media, 5 marzo 2026 — Possibili target dell’alluminio verso 4.000 $/t in caso di crisi prolungata.Links di Approfondimernto- riciclo dei metalli e cosa si riutilizza- classificazione dei metalli non ferrosi secondo le specifiche CECA- riciclo dei rottami metallici- materie prime scarse e ruolo del riciclo nei metalli strategici- tecnologie a bassa temperatura per il recupero dei metalli- offerte e richieste di metalli riciclati su rMIXImmagine su licenza © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - RadiciGroup cede il settore chimica e polimeri a Lone Star: strategia di rilancio o rivoluzione per l’industria sostenibile?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare RadiciGroup cede il settore chimica e polimeri a Lone Star: strategia di rilancio o rivoluzione per l’industria sostenibile?
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La storica azienda italiana vende le divisioni chimica e polimeri al fondo americano Lone Star: un’operazione che potrebbe trasformare il mercato dei materiali avanzati, del riciclo e della chimica sostenibile di Marco ArezioRadiciGroup, azienda leader nella produzione di polimeri e materiali ad alte prestazioni, ha ufficialmente ceduto i suoi segmenti di chimica e polimeri al fondo di investimento americano Lone Star. L’operazione coinvolge circa 1.300 dipendenti, segnando un'importante trasformazione nel settore industriale italiano. Questo passaggio potrebbe avere implicazioni rilevanti non solo per l’azienda, ma anche per l’intero comparto della chimica sostenibile e del riciclo dei materiali plastici. Cosa significa questa cessione per RadiciGroup RadiciGroup è una delle realtà più importanti nel settore dei tecnopolimeri e delle fibre sintetiche, con un forte impegno verso la sostenibilità e l'economia circolare. La cessione delle divisioni chimica e polimeri a Lone Star rappresenta una scelta strategica che potrebbe consentire al gruppo di concentrarsi su segmenti ad alto valore aggiunto come: - Materiali innovativi per l’industria automobilistica e aerospaziale - Tecnologie di riciclo avanzato per la plastica e i tessuti - Soluzioni per la transizione ecologica, come biopolimeri e materiali compostabili Questa mossa si inserisce in un contesto più ampio di riorganizzazione aziendale che potrebbe portare RadiciGroup a investire ulteriormente nel settore dell’economia circolare e nella sostenibilità dei materiali. Chi è Lone Star e quali sono i suoi obiettivi Lone Star Funds è un fondo di investimento privato con sede negli Stati Uniti, specializzato in acquisizioni di aziende industriali con alto potenziale di crescita. L’interesse per i segmenti chimica e polimeri di RadiciGroup potrebbe indicare una strategia di espansione nel mercato europeo dei materiali plastici e dei polimeri tecnici. Alcuni possibili sviluppi dopo l'acquisizione includono: - Maggiori investimenti in tecnologia e ricerca per migliorare la competitività dei prodotti - Espansione verso nuovi mercati globali, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia - Possibili sinergie con altre aziende del portafoglio Lone Star, per creare un gruppo chimico integrato Le implicazioni per il settore della chimica e dell’economia circolare La cessione avviene in un periodo di grande trasformazione per l’industria chimica, spinta dalle normative europee sulla sostenibilità e la riduzione delle emissioni di CO₂. Il trasferimento delle attività chimiche di RadiciGroup a un fondo americano potrebbe generare effetti significativi, tra cui: - Nuovi scenari per il riciclo dei polimeri: con un nuovo proprietario, i segmenti chimici di Radici potrebbero ricevere finanziamenti per sviluppare nuove soluzioni di riciclo chimico e meccanico. - Competizione globale più intensa: aziende europee dovranno affrontare un nuovo competitor con capitali statunitensi, potenzialmente in grado di investire rapidamente in innovazione e crescita. - Possibili acquisizioni e fusioni nel settore: questa operazione potrebbe spingere altre aziende europee a riorganizzarsi per restare competitive. Conclusioni L’acquisizione dei segmenti chimica e polimeri di RadiciGroup da parte di Lone Star è un evento di grande rilievo per l’industria italiana ed europea. Mentre RadiciGroup si concentra su nuovi settori ad alto valore aggiunto, Lone Star potrebbe spingere l’espansione dei materiali polimerici verso nuove frontiere. L’evoluzione di questa operazione avrà un impatto diretto su fornitori, clienti e sul mercato globale dei polimeri. Per gli operatori dell’economia circolare, resta da vedere se questa acquisizione porterà a un maggiore impegno nella sostenibilità o se ci sarà una focalizzazione sulle logiche di mercato tradizionali.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - EvoBuild: Innovazione nei Materiali per Cementi e Calcestruzzi verso l’Economia Circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare EvoBuild: Innovazione nei Materiali per Cementi e Calcestruzzi verso l’Economia Circolare
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Riduzione della CO₂, inerti riciclati e combustibili alternativi: il futuro sostenibile dei cementi e dei calcestruzzidi Marco ArezioIl settore delle costruzioni si trova al centro di una trasformazione epocale. La produzione di cemento e calcestruzzo, responsabile di una considerevole quota delle emissioni globali di CO₂, è oggi sotto la lente di innovatori e aziende impegnate nella transizione verso un’edilizia più sostenibile. Tra queste, EvoBuild si distingue per l’approccio pionieristico nello sviluppo di prodotti in grado di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la qualità e le prestazioni tecniche. Attraverso l’impiego di tecnologie avanzate e risorse alternative, EvoBuild sta ridefinendo il concetto di sostenibilità nel settore dei materiali da costruzione.Rivoluzionare il calcestruzzo: una sfida tra tecnica e sostenibilità Il cemento, componente primario del calcestruzzo, è prodotto tramite un processo altamente energivoro, caratterizzato dalla calcinazione del clinker, un passaggio che da solo genera circa il 60% delle emissioni totali legate al cemento. EvoBuild risponde a questa sfida con soluzioni innovative, che mirano a ridefinire la formulazione tradizionale dei materiali da costruzione attraverso tre pilastri fondamentali: la riduzione del contenuto di clinker, l’integrazione di inerti riciclati e l’uso di combustibili alternativi. I prodotti EvoBuild, frutto di anni di ricerca e sviluppo, includono leganti a basse emissioni, additivi chimici avanzati e formulazioni che sfruttano materiali di scarto provenienti da altre industrie. Queste soluzioni non solo migliorano le prestazioni del calcestruzzo, ma riducono drasticamente l’impronta ambientale della sua produzione. Sostituzione del clinker: una riduzione diretta della CO₂ Uno dei metodi più efficaci per abbattere le emissioni è la sostituzione parziale del clinker con materiali alternativi. Tra le principali opzioni utilizzate da EvoBuild vi sono: Ceneri volanti: un sottoprodotto delle centrali termoelettriche, utilizzato per la sua reattività pozzolanica. Scorie d’altoforno: residui dell’industria siderurgica, che migliorano le proprietà meccaniche del calcestruzzo. Calcare micronizzato: riduce la densità del materiale mantenendo prestazioni accettabili. L’adozione di questi leganti alternativi permette una riduzione delle emissioni fino al 30% rispetto al cemento tradizionale, garantendo al contempo una maggiore durabilità del materiale. Inerti riciclati: il futuro dell’economia circolare nel calcestruzzo Gli aggregati rappresentano circa il 70-80% del volume del calcestruzzo, e la loro estrazione da fonti naturali come ghiaia e sabbia comporta un significativo impatto ambientale. EvoBuild ha introdotto una nuova generazione di miscele che incorporano inerti riciclati, ottenuti da demolizioni edilizie controllate o da residui industriali. Questi materiali vengono sottoposti a rigorosi processi di selezione e trattamento per garantire prestazioni comparabili a quelle degli aggregati naturali. L’utilizzo di inerti riciclati non solo contribuisce a ridurre la pressione sulle risorse naturali, ma consente anche di limitare i rifiuti in discarica. In molti casi, l’integrazione di aggregati riciclati si traduce in una maggiore capacità di assorbire vibrazioni e migliorare l’efficienza termica del calcestruzzo. Combustibili alternativi: un approccio olistico alla sostenibilità La produzione di cemento è una delle attività industriali più energivore. Per alimentare i forni di calcinazione del clinker, EvoBuild sta introducendo l’uso di combustibili alternativi, tra cui: Biomassa residuale: residui agricoli o forestali, utilizzati come fonte di energia rinnovabile. Pneumatici esausti: bruciati in condizioni controllate, consentono di recuperare energia e ridurre i rifiuti. Rifiuti non riciclabili: impiegati come combustibile, minimizzano il ricorso a discariche. L’uso di questi combustibili non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma consente anche di valorizzare materiali di scarto che altrimenti rappresenterebbero un problema ambientale. Un nuovo paradigma per l’industria delle costruzioni Il contributo di EvoBuild si inserisce in un contesto più ampio di transizione dell’industria delle costruzioni verso un modello di economia circolare. La tradizionale linearità del ciclo produttivo — basata sull’estrazione, trasformazione, utilizzo e smaltimento — viene sostituita da un approccio circolare, in cui i materiali vengono progettati per essere recuperati e reintegrati nei processi produttivi. L’economia circolare nel settore delle costruzioni non è solo una scelta etica, ma un’opportunità per migliorare l’efficienza complessiva dei processi, ridurre i costi operativi e rispettare le normative ambientali sempre più stringenti. La sfida del futuro: scalabilità e innovazione Nonostante i progressi tecnologici, la diffusione su larga scala di soluzioni come quelle offerte da EvoBuild presenta ancora sfide significative. La disponibilità di materiali alternativi, la necessità di adattare gli impianti produttivi e l’adeguamento delle normative rappresentano ostacoli che richiedono un’azione coordinata tra aziende, istituzioni e ricerca scientifica. Tuttavia, l’impegno di aziende come EvoBuild dimostra che un’edilizia a basso impatto ambientale è non solo possibile, ma necessaria. Ogni innovazione in questo settore rappresenta un passo avanti verso un futuro in cui le costruzioni saranno non solo sicure e durature, ma anche rispettose dell’ambiente. EvoBuild, con la sua visione orientata alla sostenibilità, si propone come punto di riferimento in questa trasformazione, dimostrando che la tecnologia e l’economia circolare possono andare di pari passo. © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - La Decarbonizzazione secondo AlcelorMittal
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Decarbonizzazione secondo AlcelorMittal
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ArcelorMittal annuncia un impegno a livello di gruppo per essere "carbon neutral" entro il 2050La decarbonizzazione, la circolarità delle attività produttive e la ricerca di una forma di impresa che possa coniugare sviluppo, redditività e sostenibilità è stata affrontata sul blog rMIX molte volte, più spesso affrontando le tematiche dell'economia circolare con un focus sulla plastica riciclata.Con questo articolo, si vuole sottolineare l'impegno delle aziende per una produzione più sostenibile e circolare anche nel campo dei metalli.ArcelorMittal annuncia un impegno a livello di gruppo per essere "carbon neutral" entro il 2050, basandosi sull'impegno assunto nel 2019 per la sua attività europea di ridurre le emissioni del 30% entro il 2030 ed essere carbon neutral entro il 2050. Commentando l'obiettivo di zero netto al 2050, prima di parlare della sfida della decarbonizzazione dell'industria siderurgica oggi alla Financial Times Commodities Conference, Aditya Mittal, Presidente e CFO, ha dichiarato: “Se il mondo vuole raggiungere lo zero netto entro il 2050, sarà necessario che tutte le parti dell'economia in tutte le regioni del mondo contribuiscano. In qualità di azienda siderurgica leader a livello mondiale, riteniamo di avere la responsabilità di guidare gli sforzi per decarbonizzare il processo di produzione dell'acciaio, che oggi ha un'impronta di carbonio significativa. “L'acciaio rimarrà un materiale vitale per il nostro mondo e in effetti è il materiale più circolare di tutti. La nostra sfida è essere in grado di produrre acciaio utilizzando tecnologie energetiche pulite su scala commerciale, pur rimanendo competitivi nell'industria siderurgica globale. “Stiamo lavorando su varie tecnologie pilota che hanno un potenziale eccellente. Ad Amburgo, dove possediamo e gestiamo l'unico impianto DRI-EAF in Europa, testeremo non solo la capacità dell'idrogeno di ridurre il minerale di ferro e formare DRI, ma testeremo anche quel DRI privo di carbonio nell'EAF nell'acciaio reale -processo di fabbricazione. “L'idrogeno ha un grande potenziale ma, visti i costi di transizione significativi, crediamo anche nel lavorare su soluzioni per il tradizionale percorso integrato. Questo segue essenzialmente il percorso della bioenergia, della cattura, dell'utilizzo e dello stoccaggio del carbonio, che, come sottolineato sia dall'IPCC che dall'IEA, sarà fondamentale per raggiungere lo zero netto entro il 2050. Ciò che è anche interessante di questo percorso è che ha il potenziale non solo per fornire acciaio a emissioni zero, ma anche altri prodotti che aiuteranno l'industria chimica a produrre plastica in modo carbon neutral. “Fondamentale per trasformare l'obiettivo in realtà sarà la politica volta a consentire all'acciaio di rimanere competitivo durante la decarbonizzazione, in particolare dato che ogni regione del mondo si muove a un ritmo diverso. Intendiamo impegnarci attivamente con i governi per tracciare una via da seguire che consenta all'industria siderurgica di compiere progressi significativi attraverso una politica attentamente progettata che protegga dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio ". ArcelorMittal ha identificato due percorsi di produzione dell'acciaio a basse emissioni, entrambi potenzialmente in grado di portare a una produzione di acciaio a emissioni zero: • La via Hydrogen-DRI, che utilizza l'idrogeno come agente riducente. Un impianto dimostrativo ad Amburgo, dove ArcelorMittal possiede l'unico impianto DRI-EAF operativo in Europa, è attualmente pianificato con un avvio mirato nel 2023. • Il percorso Smart Carbon è incentrato sulla modifica del percorso dell'altoforno per creare una produzione di acciaio neutra al carbonio attraverso l'uso di carbonio circolare - sotto forma di biomassa sostenibile o flussi di rifiuti contenenti carbonio - e cattura e uso (CCU) e stoccaggio (CCS) del carbonio. ArcelorMittal è a buon punto nella costruzione di diversi progetti su scala commerciale per testare e dimostrare una gamma di tecnologie Smart Carbon. L'obiettivo di avvio per i progetti chiave è previsto nel 2022. Sebbene entrambe le strade abbiano il potenziale per fornire acciaio a emissioni zero entro il 2050, riteniamo che Smart Carbon possa fornire risultati prima e dare un contributo significativo alla riduzione delle emissioni di CO2 in questo decennio, mentre è improbabile che la produzione su scala industriale dalla rotta Hydrogen-DRI possa essere significativo prima del 2030 a causa degli attuali costi elevati. La Società ha inoltre delineato in precedenza le fasi della politica che ritiene necessaria affinché la produzione di acciaio a emissioni zero diventi una realtà, che include: 1. Una parità di condizioni a livello mondiale che eviti il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio attraverso meccanismi come l'adeguamento delle frontiere verdi 2. Accesso a un'energia pulita abbondante e conveniente 3. Politiche a sostegno dello sviluppo della necessaria infrastruttura energetica pulita 4. Accesso a finanziamenti sostenibili per la produzione di acciaio a basse emissioni e 5. Politiche che accelerano la transizione verso un'economia circolare. ArcelorMittal fornirà ulteriori dettagli a sostegno del suo obiettivo di zero netto al 2050 nel suo secondo rapporto sull'azione per il clima, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2020. ArcelorMittal è membro della Energy Transitions Commission (ETC) ed è un membro attivo della Net Zero Steel Initiative di ETC in corso in collaborazione con il World Economic Forum. ArcelorMittal è anche attivamente impegnata con la Science Based Targets Initiative (SBTI) per definire un SBT realizzabile per l'industria siderurgica tenendo conto delle due distinte rotte in funzione oggi. Per maggiori infoFoto&Info: ArcelorMittal

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https://www.rmix.it/ - Jim Robo CEO di Nextera Racconta al Mercato i Progetti della Società
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Jim Robo CEO di Nextera Racconta al Mercato i Progetti della Società
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Jim Robo, CEO di Nextera, racconta con passione i successi della multinazionale attiva nel mercato dell'energia pulitaJim Robo, il CEO di NEXTera, società americana specializzata nelle energie rinnovabili, ha scritto una lettera agli azionisti, ai clienti e al mercato, in cui traspare tutta la carica e la fede verso il lavoro che l'azienda compie ogni giorno nel campo della produzione di energia pulita, uno sprone al mondo industriale, alla politica e al mercato, verso sfide nuove fatte di sostenibilità economica e reddituale per l'impresa ma anche per il mondo in cui viviamo. Guardare avanti senza rimpianti e rispettare il business sostenibile, i clienti, gli azionisti e i dipendenti.Il 2020 è stato un anno di sconvolgimenti senza precedenti. Abbiamo affrontato una pandemia mondiale associata a gravi problemi economici. Abbiamo assistito a ingiustizie e disordini. Abbiamo sperimentato cambiamenti significativi nel modo in cui lavoriamo e nel modo in cui viviamo. Gli eventi del 2020 hanno inoltre rafforzato l'importanza vitale del lavoro che svolgiamo. La nostra azienda e il nostro settore sono la definizione stessa dell’importanza dell’infrastruttura e del valore dei nostri dipendenti. L'elettricità alimenta il nostro sistema sanitario, consente ai primi soccorritori di aiutare chi ne ha bisogno, consente alle aziende di rimanere aperte o riaprire, facilita l'apprendimento online ed è fondamentale mentre le nostre comunità si riprendono da tutte le sfide che il 2020 ha portato. Quindi, nel mezzo di questi tempi straordinari, rimaniamo più impegnati che mai nella nostra strategia a lungo termine. Questa strategia inizia con una visione: vogliamo essere il più grande e redditizio fornitore di energia pulita al mondo con le migliori competenze e capacità in tutto il mondo. Questa visione è ispirata dai nostri valori: ci impegniamo duramente, facciamo la cosa giusta, trattiamo le persone con rispetto. Questa visione e questi valori ci ispirano ogni giorno. La nostra strategia include anche un focus sull'importanza degli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG) che fanno parte di tutto ciò che facciamo da oltre 25 anni. Siamo appassionati di generare energia pulita e rinnovabile, proteggendo l'ambiente e restituendo alla comunità. Florida Power & Light Company (FPL) e Gulf Power mirano a essere le società di servizi più affidabili e meglio operative nel paese, mentre crescono rapidamente l'energia pulita. NextEra Energy Resources si concentra sulla creazione di una società diversificata di energia pulita con un'enfasi sulla crescita del portafoglio eolico, solare e di stoccaggio leader a livello mondiale. Con tutta l'azienda, stiamo offrendo un valore eccezionale ai nostri clienti, supportando le nostre comunità e responsabilizzando i nostri team, il tutto generando un valore significativo per gli azionisti e facendo del bene all'ambiente. L'investimento di capitale è fondamentale per l'attuazione della nostra strategia. Negli ultimi dieci anni, abbiamo investito quasi 90 miliardi di dollari in infrastrutture per l'energia pulita, rendendoci il più grande investitore di infrastrutture statunitensi nel settore energetico e uno dei maggiori investitori di capitale in qualsiasi settore negli Stati Uniti in questo periodo. Investendo in infrastrutture intelligenti e soluzioni innovative di energia pulita, lo siamo contribuire a costruire un futuro energetico sostenibile che sia accessibile, affidabile e pulito. I nostri investimenti di capitale ci aiuteranno anche a raggiungere l’ obiettivo di ridurre il nostro tasso di emissioni di anidride carbonica (CO2) del 67% entro il 2025 da una previsione del 2005. Riteniamo che nessuna azienda in nessun settore abbia fatto di più per ridurre le emissioni di carbonio e affrontare i cambiamenti climatici di NextEra Energy. La nostra strategia riflette anche la nostra convinzione che un'azienda energetica possa essere pulita e allo stesso tempo a basso costo. I nostri investimenti in FPL si sono tradotti in un valore per il cliente migliore, con fatture tipiche inferiori di circa il 30% alla media nazionale, affidabilità record e un profilo di emissioni di CO2 che è quasi il 30% migliore rispetto alla media nazionale. Sebbene Gulf Power faccia parte della famiglia NextEra Energy solo da gennaio 2019, i nostri investimenti in diversi settori dell'energia pulita hanno contribuito a migliorare il suo profilo di emissioni e il nostro focus strategico ha portato a un miglioramento record del 20% dell'affidabilità e una riduzione del 20% dei costi di O&M per megawattora (MWh) al dettaglio. NextEra Energy Resources è diventato il più grande generatore al mondo di energia rinnovabile dal vento e dal sole, nonché un leader mondiale nello stoccaggio di energia non solo perché i nostri clienti e gli azionisti vogliono emissioni più pulite, ma anche perché lo vedono le energie rinnovabili e lo stoccaggio possono ridurre i loro costi. Investendo in energia pulita e riducendo i costi per i nostri clienti, la nostra strategia ha anche generato vantaggi significativi per gli azionisti, i clienti e l'ambiente. Negli ultimi 15 anni, NextEra Energy ha avuto una progressione record di utili rettificati per azione in costante crescita, con un tasso di crescita annuale composto in questo periodo di quasi l'8,5%. Questi rendimenti costanti hanno portato NextEra Energy a sovraperformare sia l'S & P 500 che il Indici S&P 500 Utilities in termini di rendimento totale per gli azionisti su base uno, tre, cinque, sette e 10 anni. Negli ultimi 15 anni, abbiamo sovraperformato tutte le altre società nell'Indice S&P Utilities e l'85% delle società nell'S & P 500, mentre abbiamo più che triplicato il rendimento totale per gli azionisti di entrambi gli indici. Di conseguenza, siamo passati da una società di medie dimensioni per mercato/capitalizzazione, 15 anni fa, alla più grande società di servizi pubblici del mondo oggi. La nostra strategia viene eseguita dal miglior team del nostro settore, un team che sta costruendo una cultura diversificata e inclusiva. Crediamo che team diversificati forniscano risultati aziendali superiori, in parte perché possono apprezzare meglio le esigenze delle comunità che serviamo, ma soprattutto perché sfidano i vecchi modi di fare le cose e generano soluzioni innovative alle nostre sfide energetiche. Insieme, vediamo un'opportunità senza precedenti per plasmare il modo in cui l'energia viene prodotta e fornita in questo continente. Miriamo a essere all'avanguardia mentre avanziamo verso un'era energetica completamente sostenibile. Intendiamo continuare a rivoluzionare e trasformare il nostro settore e mantenere tutti i nostri impegni verso i nostri azionisti. Viviamo e lavoriamo in mezzo a sfide storiche. Molti di noi hanno vissuto queste sfide in modo molto personale. Tuttavia, credo che la nostra azienda guarderà indietro al 2020 come un anno in cui abbiamo affrontato queste sfide e ne siamo usciti più forti che mai. Credo che saremo in una posizione ancora migliore per aiutare tutti a recuperare e ricostruire.Foto: Nextera

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per Manutenzione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per Manutenzione
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L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneLa direzione dell’impianto di produzione dei polimeri stirenici in ABS di Versalis Mantova, attraverso un comunicato, ha annunciato lo stop delle produzioni per dare avvio ad un piano di ammodernamento degli impianti di produzione nei mesi di Giugno e Luglio di quest’anno.Infatti, Versalis (Eni) informa che sono iniziate le operazioni propedeutiche alla fermata generale programmata per la manutenzione e i nuovi investimenti previsti nello stabilimento di Mantova. Le attività saranno eseguite per fasi: nei mesi di giugno e luglio 2021 è previsto il picco delle operazioni presso gli impianti. Le attività di manutenzione riguardano gli impianti stirenici e intermedi (stirolo monomero, fenolo e derivati, polimeri e i servizi di stabilimento) e un nuovo importante investimento per l’espansione della produzione di polimeri stirenici ABS, per una capacità aggiuntiva di 30mila tonnellate/anno, verso gradi differenziati e ad alto valore aggiunto, destinati a settori chiave come automotive, arredamento ed elettrodomestici. Gli investimenti prevedono anche interventi per il miglioramento tecnologico e di affidabilità e di efficientamento energetico e ambientale per un totale di oltre 40 milioni di euro di investimenti nel biennio 2020-2021. Nel cantiere, che durerà circa due mesi, saranno coinvolte circa 30 imprese, con una presenza di picco di 600 persone di ditte terze. Saranno costruiti 60 mila metri cubi di ponteggi e ispezionate 600 apparecchiature. Le attività vedranno impegnati un team dedicato alla sicurezza integrato dal supporto delle squadre del Safety Competence Center di Eni e personale dedicato alla sorveglianza sanitaria. In particolare, è stato previsto un protocollo di misure aggiuntive a quelle già attuate e un programma di screening epidemiologico per la prevenzione e il contrasto al Covid-19 al fine di garantire la massima tutela della salute dei lavoratori e delle comunità locali. La più importante delle misure attuate è la campagna di test tramite tamponi rapidi in un’area dello stabilimento appositamente attrezzata che verrà avviata, su base volontaria anche a tutto il personale del sito, prima della fermata. Inoltre, verranno installati 9 termo-scanner per agevolare il controllo del personale in entrata e uscita dallo stabilimento e saranno distribuite a tutto il personale impiegato nelle operazioni di fermata mascherine FFP2. Durante le attività di fermata e di riavvio degli impianti saranno attivi i dispositivi di controllo e i sistemi di sicurezza, tra i quali la torcia che si attiverà, in maniera discontinua, per il tempo strettamente necessario a effettuare gli interventi programmati. Saranno preventivamente informati gli Enti competenti, come previsto dal vigente Protocollo Operativo di comunicazione.

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https://www.rmix.it/ - CDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti Rinnovabili
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare CDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti Rinnovabili
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CDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCassa Depositi e Prestiti, il braccio operativo e finanziario dello stato Italiano, ha deciso di investire nella nuova società chiamata GreenIT con un socio di grande esperienza nel mondo dell’energia come ENI.Il focus della nuova società è produrre energia pulita attraverso il settore eolico e solare per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili, attraverso un investimento di 800 milioni di euro nei prossimi 5 anni, creando un target di capacità installata di 1.000 MW. Secondo le informazioni di Eni, la società con CDP Equity hanno costituito GreenIT, una nuova joint venture per lo sviluppo, la costruzione e la gestione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia. GreenIT, partecipata al 51% da Eni e al 49% da CDP Equity, ha la finalità di produrre energia principalmente da impianti fotovoltaici ed eolici con l’obiettivo di raggiungere una capacità installata al 2025 di circa 1.000 MW, con investimenti cumulati nel quinquennio per oltre € 800 milioni. Le risorse saranno utilizzate su vari filoni di intervento che includono lo sviluppo e la costruzione di impianti greenfield, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Gruppo CDP e della Pubblica Amministrazione, il repowering di impianti a fine vita utile e la costruzione di progetti autorizzati. La costituzione di GreenIT rientra nella strategia volta a supportare la transizione energetica del Paese, aumentando la produzione di energia rinnovabile, in coerenza con gli obiettivi prefissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. L’Amministratore Delegato di CDP Equity e Chief Investment Officer di CDP, Pierpaolo Di Stefano, ha commentato: “La nascita di GreenIT è la realizzazione di un ulteriore progetto previsto dal Piano Industriale di Cassa Depositi e Prestiti per favorire la transizione energetica e contrastare i cambiamenti climatici, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La collaborazione con Eni consentirà di lavorare - in un’ottica di sistema - allo sviluppo di progetti con impatti positivi sui territori per la produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di costruire un modello sempre più orientato alla sostenibilità e supportare il Paese nel conseguire i target definiti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.” Giuseppe Ricci, Direttore Generale di Energy Evolution di Eni, ha dichiarato: “Questa nuova joint venture si inserisce nella strategia di Eni per la transizione energetica e contribuisce all’accelerazione del nostro percorso di trasformazione verso l'energia verde e le rinnovabili. In quest’ottica, grazie alla partnership con Cassa Depositi e Prestiti, il nostro impegno nella decarbonizzazione diventa sempre più concreto: per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è essenziale fare sistema a livello Paese e mettere a fattor comune possibilità di investimento e know how”. Eni e CDP Equity sono parti correlate. Entrambe le società hanno applicato la propria procedura interna in materia. Chi è ENI?Eni è una società energetica presente in 66 paesi nel mondo che impiega circa 32.000 persone. L'azienda opera nell'esplorazione, sviluppo e produzione di petrolio e gas, refining&marketing, trading and shipping, chimica, energie rinnovabili e soluzioni innovative nell'economia circolare. La mission di Eni si ispira all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e questi valori si riflettono nel suo modello di business, a sua volta basato su tre pilastri di lungo termine: carbon neutrality, eccellenza operativa e creazione di alleanze per lo sviluppo locale. La decarbonizzazione è parte integrante della strategia e degli obiettivi della società che si pone come leader nella transizione energetica con l’obiettivo di raggiungere Zero emissioni nette al 2050. Chi è CDP Equity?CDP Equity è una holding di partecipazioni del Gruppo Cassa depositi e prestiti, che ha l’obiettivo di investire capitale di rischio in aziende di rilevante interesse nazionale e in società in equilibrio economico, finanziario e patrimoniale, con adeguate prospettive di redditività e di sviluppo, idonee a generare valore per gli investitori. CDP Equity possiede anche partecipazioni di maggioranza e minoranza in alcune SGR specializzate in vari ambiti.

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: AMB Leader nel Packaging Cambia Proprietà
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: AMB Leader nel Packaging Cambia Proprietà
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AMB Leader nel Packaging Cambia ProprietàAMB è un'azienda leader in Italia nel settore del packaging che, nonostante la difficile situazione nazionale e internazionale, è continuata sulla propria strada nella crescita tanto da diventare interessante al fondo americano Peack Rock Capital che ne ha rilevato la quota di controllo.Amb Spa cambia bandiera. La quota di controllo dell'azienda italiana, con sede a San Daniele del Friuli, leader nel settore del packaging per alimenti, è stata acquisita dal fondo americano Peak Rock Capital. Una partnership che la stessa Amb definisce strategica e che al momento non muta la composizione del board costituito da Bruno Marin (CEO), Giles Peacock (COO), Paolo Cescutti (CPO) e Rolf Liebfried (CFO). Fondata nel 1969, con 5 sedi in Europa e oltre 430 dipendenti, AMB è indiscussa leader di mercato. Ha chiuso il 2020 con un fatturato di 180 milioni di euro, con un Ebitda di 16 milioni, con 4 sedi produttive in Europa e 430 dipendenti. Si propone come interlocutore unico, in grado di gestire i processi del packaging per alimenti a 360°: dal design, alla prototipazione, allo sviluppo di stampi, alla produzione di film flessibili e rigidi ad alta barriera e stampati. «Questo accordo - afferma il Ceo Bruno Marin - rappresenta un ulteriore passo in avanti nei nostri piani di crescita, probabilmente il più importante nella nostra storia. In oltre 50 anni, AMB ha raggiunto questo traguardo grazie a persone di talento e senza mai perdere di vista i nostri obiettivi. Peak Rock Capital è un investitore storicamente attivo nel nostro mercato, conosce sia il nostro business che il potenziale di crescita della nostra azienda». L'obiettivo della partnership «è accelerare ulteriormente i nostri piani di sviluppo, realizzando prodotti sostenibili nell’ambito dell’economia circolare - spiega Marin -. La sostenibilità e la sicurezza alimentare continueranno ad essere al centro delle nostre attività per soddisfare le esigenze dei nostri clienti». Nonostante la pandemia e la conseguente crisi economica, nel 2020 Amb ha messo a segno una crescita importante. «Grazie all'investimento di Peak Rock Capital - aggiunge Giles Peacock, COO di AMB - saremo in grado concentrarci ulteriormente sulle nostre priorità, espandere la nostra presenza a livello globale e avviare nuove iniziative di crescita, sempre all’insegna dell’innovazione. Questa partnership si fonda su solidi valori condivisi e sono sicuro che i nostri clienti, i nostri dipendenti e tutte le attività che ruotano intorno ad AMB ne trarranno grandi benefici». L'amministratore delegato del fondo amricano, Alex Dabbous, si dice entusiasta dell'operazione. «AMB per noi rappresenta una stimolante opportunità di investimento. L’azienda, leader nel settore di prodotti riciclabili, opera in un mercato europeo caratterizzato da una crescita costante nel food packaging. Siamo entusiasti all’idea di sostenere la famiglia Marin e la direzione dell’azienda, che ha dato prova di grande talento, nei loro obiettivi strategici di espansione geografica, acquisizione di nuovi clienti, innovazione di prodotto e ulteriori conquiste». Maura delle Case

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https://www.rmix.it/ - Versalis: La Chimica al Servizio dell'Economia Circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Versalis: La Chimica al Servizio dell'Economia Circolare
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L'amministratore delegato di Versalis, in un'intervista a Repubblica, ripercorre le attività dell'azienda in un'ottica di economia circolare Accogliamo volentieri su rNEWS l'intervista di Giacomo Talignani all'amministratore delegato di Versalis, Daniele Ferrari, in cui si affrontano i nodi del presente e del futuro dell'economia circolare, in merito alla lavorazione e allo smaltimento dei rifiuti plastici. Nell'articolo si affrontano le problematiche, ancora aperte, del ciclo dei rifiuti: discariche, termovalorizzazione, pirolisi, prodotti monouso e creazione di packaging sostenibili.La chimica e i suoi processi come chiave per disegnare un mondo basato su una maggiore capacità di riciclo, packaging e prodotti più snelli e amici dell'ambiente, ma anche plastica recuperata e resa nuovamente "vergine" e nuove ricette per la lunga strada verso la decarbonizzazione. I prodotti pensati sotto la lente della circolarità, il recupero dei materiali e la ricerca di quelli alternativi, sono oggi al centro della missione di Versalis, società chimica di Eni. Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis, racconta l'importanza della chimica per la sostenibilità di oggi e del futuro. Come la chimica può oggi aiutare il riciclo ed essere al centro dell'economia circolare?"Come produttori di materie plastiche e prodotti chimici per noi è importantissimo oggi non solo produrre ma anche fornire nuove soluzioni che poi verranno utilizzate sui mercati. Ecco perché per Versalis la circolarità deve essere a 360 gradi. Ci muoviamo su tre linee fondamentali: l'eco design, ovvero produrre e pensare i nostri prodotti anche sotto l'aspetto del fine vita, massimizzando le risorse e pensando per esempio come rendere i manufatti più semplici da riciclare; poi l'utilizzo dei feedstock alternativi con un giusto mix di transizione fra materie prime fossili e quelle rinnovabili, su cui ci stiamo concentrando sempre di più nelle nostre produzioni; e infine un particolare sviluppo e attenzione alle tecnologie di riciclo. Abbiamo un forte senso di responsabilità sociale, con sempre maggiore attenzione alla sostenibilità in azienda: quindi noi come industria chimica dobbiamo impegnarci a contribuire con lo scopo di riciclare sia meccanicamente che chimicamente i prodotti". La plastica, di cui vi occupate, è un materiale complesso da riciclare. Come vi state muovendo per recuperarlo? "Il tasso del riciclo della plastica nel mondo è ancora basso. In Europa, con un mercato di circa 50 milioni di tonnellate di plastica vergine, oltre il 30% dei rifiuti in plastica raccolti viene inviato a processi di riciclo, oltre il 40% viene termovalorizzato e il restante finisce in discariche, e quest'ultimo è un grosso problema. Dobbiamo riuscire a riciclare di più. Durante la pandemia legata al Covid ci siamo resi conto dell'importanza di alcune applicazioni della plastica: da quelle usate nel settore sanitario a quelle del packaging alimentare, è balzata agli occhi l'importanza della plastica proprio per la sua versatilità, perché senza questo materiale sarebbe stato difficile fare molte cose che abbiamo fatto, dai tamponi sino alle mascherine. E' necessario dunque pensare sempre di più al riuso della plastica: oggi in Europa il riciclo meccanico può soddisfare l'esigenza fino a un certo punto. Probabilmente si arriverà a incrementare la percentuale di plastica riciclata meccanicamente, ma difficilmente si andrà oltre perché sui mercati sono presenti plastiche miste e materiali multi-strato. Ecco perché, per andare oltre e ottenere maggiori possibilità di recupero, stiamo sviluppando il riciclo molecolare. Un esempio è quello che facciamo col progetto Hoop, prevediamo di realizzare un primo impianto da 6 mila tonnellate anno a Mantova". In che cosa consiste questo progetto? "In parole molto semplici Hoop si basa sul processo di pirolisi per trasformare plastiche miste in materia prima che possa dar vita a nuove plastiche "vergini", in modo da avere un ciclo di economia circolare. La plastica recuperata viene scaldata nel reattore a 400-500 gradi con basse pressioni: in sostanza la scomponiamo per poterla riutilizzare. Al di là della produzione energetica per scaldare il reattore non ci sono emissioni dirette e questo processo fa in modo che questa plastica ritorni ad essere un bene primario. Con il riciclo molecolare si è meno limitati rispetto a quello meccanico. In futuro speriamo che questo ciclo comprenda anche la possibilità che l'energia necessaria per questo processo arrivi totalmente da fonti rinnovabili, in modo da chiudere il ciclo completamente" E' difficile applicare il concetto di circolarità al recupero della plastica? "Noi facciamo parte della Circular Plastics Alliance e abbiamo preso impegni importanti per il riciclo della plastica, cercando di dimostrare che questo materiale si può recuperare. La plastica non è un problema, ma lo è la cattiva gestione del fine vita. Questo si può realizzare con le tecnologie che stiamo sviluppando. Crediamo infatti che per il futuro sia meglio impegnarsi per gestire al meglio i rifiuti di plastica, piuttosto che eliminare questo materiale, in uno slogan meglio essere "plastic waste free" che "plastic free". Quali altre sfide coinvolgono i rifiuti di plastica? "Una delle prime sfide intraprese è per esempio il progetto Versalis Revive. Creiamo nuovi prodotti con plastica vergine e plastica da riciclo sino al 75%. Lo riusciamo a fare sia nel polistirene, sia nel polietilene per esempio per ottenere prodotti per il settore agricolo per il packaging come film e pellicole. Poi ci sono iniziative come RiVending, in cui raccogliamo bicchierini e palette del caffè e dai monouso diamo vita alla produzione di polistirene espandibile per lastre isolanti per condomini o abitazioni e packaging protettivo di elettrodomestici e mobili. Credo che RiVending dimostri anche che nella grande corsa a bandire monouso di plastica si poteva ragionare diversamente, cioè su come riciclarli e rilevarne valore senza danneggiare un'industria già sotto pressione. Abbiamo dimostrato in modo pratico cosa si può fare con i monouso, un esempio di riciclo applicabile anche in altre realtà". Un esempio di riconversione invece arriva da Crescentino (Vercelli), dove ora producete disinfettante. "Sì, con l'esperienza che abbiamo nella chimica da fonti rinnovabili nel sito di Crescentino in Piemonte abbiamo adattato gli impianti produttivi per produrre una gamma di disinfettanti (chiamati Invix, ndr) utilizzando come principio attivo l'etanolo da materie prime vegetali. Una riconversione necessaria per il momento particolare e difficile che stiamo vivendo. Continueremo a produrre ed espanderemo presto la nostra gamma di prodotti". Quali altre trasformazioni saranno invece necessarie per garantire la transizione energetica? "Servirà una trasformazione completa della nostra industria, ma non si può fare in un solo stadio. Integrare gli impianti chimici tradizionali con strutture nuove e tecnologiche che ci permettono di essere sempre più rinnovabili e circolari è l'obiettivo. Per fare questo usiamo una strategia che definirei a fasi, modulare, un percorso che la chimica sta già facendo e deve fare per essere all'avanguardia, stimolati dalla sensibilità ambientale, dal New Green Deal e da tutti gli apparati di sostegno che verranno per il cambiamento". In questa partita la chimica che ruolo gioca? "All'interno di Eni ogni business fa la sua parte verso la decarbonizzazione. Noi come parte chimica abbiamo la possibilità di integrarci e poter dare l'apporto tecnologico verso questo cambiamento. Ci sentiamo fortemente motivati e responsabilizzati: l'industria chimica tocca circa il 95% di ogni settore industriale, molti dei prodotti che ci circondano sono fatti grazie alla chimica e per questo sappiamo di avere un ruolo importante verso il futuro. Speriamo che anche le persone comprendano quanto la chimica, a volte inquadrata erroneamente o associata magari all'inquinamento, abbia in realtà un ruolo decisivo e prezioso, come risorsa, per lo sviluppo di una società più sostenibile".Giacomo Talignani, la Repubblica

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Nuovi Elastomeri Versalis per Bridgestone: alla Ricerca di una Mobilità più Sostenibile
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Nuovi Elastomeri Versalis per Bridgestone: alla Ricerca di una Mobilità più SostenibileLa necessità della Bridgestone di produrre pneumatici che abbiano un connotato di sostenibilità sempre maggiore l’hanno spinta a creare un accordo con Versalis che è leader mondiale della chimica, con piattaforme operative d’avanguardia anche nel settore del riciclo chimico.Versalis, infatti, società chimica di Eni, leader nella produzione e commercializzazione di elastomeri, e Bridgestone EMIA, leader nel campo delle soluzioni avanzate per la mobilità, hanno siglato un accordo di sviluppo congiunto per attività di ricerca, produzione e fornitura di gomma sintetica con proprietà avanzate. L’accordo si basa su un modello di Open Innovation, ovvero di attività complementare fra le divisioni di Ricerca e Sviluppo delle due aziende che si concentrerà sullo sviluppo di tecnologie e nuovi gradi di elastomeri, tra cui gomma SBR - Styrene Butadiene Rubber, per la produzione di pneumatici ad alte prestazioni. Versalis farà leva sulle competenze dei centri di ricerca di Ravenna e Ferrara, mentre Bridgestone coinvolgerà il proprio Centro Tecnico Europeo vicino Roma. Gli elastomeri prodotti da Versalis trovano applicazione nel segmento di mercato premium, distinguendosi per proprietà che garantiscono alte prestazioni degli pneumatici in termini di maneggevolezza di guida sul fondo asciutto e di aderenza sul bagnato. Si distinguono, inoltre, per essere meno soggetti all’abrasione, il che ne garantisce una maggiore durabilità, con il risultato di un prodotto più sostenibile in grado di ridurre il consumo di materie prime nel lungo termine. «Con questo accordo uniamo le nostre conoscenze tecnologiche a quelle di Bridgestone, leader mondiale del settore, per accelerare lo sviluppo di gradi e applicazioni negli pneumatici al fine di migliorarne le prestazioni, a partire dalla materia prima - ha commentato Adriano Alfani, Amministratore Delegato di Versalis (Eni) - Aver avviato un percorso sinergico con un partner di eccellenza della filiera porterà a una nuova spinta innovativa nel settore e al consolidamento di una collaborazione tecnica e commerciale di alto valore». «In Bridgestone sappiamo bene che le rivoluzioni innovative e la mobilità sostenibile non sono realizzabili senza un processo di collaborazione - ha dichiarato Emilio Tiberio, Direttore Tecnico e Operativo di Bridgestone EMIA - Siamo felici di consolidare la nostra partnership con Versalis e abbiamo la certezza che la tecnologia che sapremo creare insieme farà la differenza per le nostre produzioni future». Info: ENI

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