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https://www.rmix.it/ - Snetor e MEG Polymers Fondano MEG Snetor: Nuovo Leader nel Mercato Turco dei Polimeri
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Snetor e MEG Polymers Fondano MEG Snetor: Nuovo Leader nel Mercato Turco dei Polimeri
Notizie Generali

Una joint venture strategica che punta a rivoluzionare la distribuzione di plastiche e prodotti chimici in Turchiadi Marco ArezioMEG Polymers (MEG POLYMER KİMYA SAN. VE TİC. A.Ş.), una società in rapida crescita nella distribuzione di plastica sul mercato turco, e Snetor, distributore globale francese di plastiche e prodotti chimici, sono orgogliosi di annunciare la loro joint venture. Questo accordo porta alla nascita di MEG Snetor, permettendo alle due società di sviluppare significative sinergie di gruppo, combinare competenze e crescere insieme nel mercato della distribuzione di plastica in Turchia. Una Nuova Era nella Distribuzione dei Polimeri L'annuncio di questa joint venture rappresenta un importante passo avanti per entrambe le aziende. MEG Polymers, con una solida presenza nel mercato turco, porta in dote una conoscenza approfondita delle dinamiche locali e una rete consolidata di clienti e fornitori. D'altro canto, Snetor offre la sua vasta esperienza internazionale e una gamma diversificata di prodotti chimici e polimerici. Insieme, MEG Snetor punta a diventare un leader indiscusso nel settore. Sinergie e Obiettivi Comuni La creazione di MEG Snetor non è solo un'operazione di mercato, ma un'alleanza strategica volta a sfruttare le rispettive forze delle due società. Le sinergie attese comprendono l'ottimizzazione della catena di fornitura, l'espansione del portafoglio prodotti e un miglioramento dei servizi offerti ai clienti. Inoltre, questa collaborazione permetterà di combinare le competenze tecniche e commerciali dei team di entrambe le aziende, creando una piattaforma più robusta e competitiva. Impatti sul Mercato Turco Il mercato turco dei polimeri e dei prodotti chimici è in continua espansione, con una domanda crescente alimentata dai settori dell'edilizia, dell'automotive, del packaging e dell'elettronica. MEG Snetor intende capitalizzare su questa crescita, offrendo soluzioni innovative e sostenibili che rispondano alle esigenze sempre più sofisticate dei clienti turchi. La joint venture prevede di introdurre nuovi prodotti e tecnologie avanzate, migliorando così la qualità e l'efficienza delle operazioni dei propri clienti. Un Impegno per la Sostenibilità Oltre agli obiettivi di crescita economica, MEG Snetor si impegna a promuovere pratiche sostenibili nel settore della plastica e dei prodotti chimici. Questo include l'adozione di materiali riciclati, lo sviluppo di soluzioni a basso impatto ambientale e la riduzione delle emissioni di carbonio. La sostenibilità non è solo una componente del loro modello di business, ma un valore fondamentale che guiderà tutte le loro operazioni future. Conclusione La nascita di MEG Snetor rappresenta un'evoluzione significativa nel mercato turco dei polimeri e dei prodotti chimici. Questa joint venture non solo rafforza la presenza di MEG Polymers e Snetor nel settore, ma apre anche nuove opportunità per innovazione, crescita sostenibile e miglioramento del servizio ai clienti. Con un focus chiaro su qualità, sostenibilità e collaborazione, MEG Snetor è destinata a diventare un attore chiave nel panorama industriale turco.

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: DS Smith ha un Nuovo Amministratore Delegato per la Divisione Riciclo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: DS Smith ha un Nuovo Amministratore Delegato per la Divisione Riciclo
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La multinazionale DS Smith si occupa dei servizi di riciclo della carta in 14 paesi al mondo con 3500 dipendenti e 16 cartiere, producendo ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti in carta, attraverso questa intervista conosciamo il nuovo amministratore delegato del settore ricicloRogier Gerritsen in qualità di nuovo amministratore delegato della divisione Recycling di DS Smith è responsabile delle operazioni di riciclaggio in tutta Europa.Cosa ti ha attratto del ruolo di amministratore delegato della nostra divisione riciclaggio? Dopo aver lavorato in entrambe le divisioni Carta e Imballaggio, non ho potuto dire di no a questa fantastica opportunità. Ho sempre ammirato il nostro modello di business circolare e la divisione Recycling gioca un ruolo così cruciale in questo aiutando i nostri clienti a migliorare il loro riciclaggio e ridurre i loro rifiuti, mantenendo i materiali in uso il più a lungo possibile. Questo è solo uno dei modi in cui stiamo creando l'economia circolare, riducendo al minimo l'impatto sul mondo che ci circonda. Sono entusiasta di svolgere un ruolo nel contribuire a creare un futuro più sostenibile per la nostra attività, i nostri clienti e l'ambiente.Cosa vorresti ottenere nel tuo nuovo ruolo? Durante le mie prime settimane, ho avuto il grande piacere di incontrare molte delle persone appassionate e competenti del nostro team che hanno a cuore la nostra attività, vogliono fare la differenza e hanno l'esperienza necessaria. Voglio che siamo in grado di condividere ancora di più la nostra esperienza e competenza e aiutare i nostri clienti con le loro sfide nel riciclo qualunque esse siano: raggiungere gli obiettivi del riciclo, migliorare le prestazioni o raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.Cosa ti rende orgoglioso del tuo nuovo ruolo? La nostra missione è garantire che il riciclo dei nostri clienti sia realmente riciclato e credo fermamente che possiamo fare la differenza nella maggior parte dei mercati in cui operiamo. Sono particolarmente orgoglioso che abbiamo la responsabilità di fornire la massima qualità possibile di materiali riciclati ai nostri impianti e una rete di aziende partner di fiducia in tutto il mondo. Vorrei che usassimo le nostre capacità, passione, processi e impronta per aiutare i nostri clienti e dare forma al nostro intero settore.Cosa ti stimola fuori dal lavoro? Ci tengo molto a fare la differenza e penso che sia davvero importante investire nelle nostre generazioni future, condividere conoscenze ed esperienze per assicurarci che ne traggano vantaggio. Per me, questo inizia con la mia famiglia. Di recente sono stato in grado di aiutare mio figlio con un compito scolastico sulla sostenibilità condividendo esempi di sostenibilità in azione dal mio lavoro presso DS Smith. Mi riempie di orgoglio che presto tutti coloro che lavorano per DS Smith potranno condividere le loro conoscenze ed entusiasmo in questo modo.Lo scorso settembre è stata lanciata  la strategia di sostenibilità Now and Next, cosa possono aspettarsi i nostri clienti da questo? Sono davvero entusiasta del lancio della nostra nuova strategia di sostenibilità Now and Next. Questo è il nostro impegno a livello aziendale che mira ad affrontare le sfide di sostenibilità che stiamo affrontando oggi, così come quelle che avranno un impatto sulle nostre generazioni future. Uno degli obiettivi principali per me è che entro il 2030 coinvolgeremo 5 milioni di giovani nell'economia circolare e negli stili di vita circolari. Vedo già questa strategia prendere vita in tutta Europa e, come ho già detto, mi sta anche aiutando con i compiti scolastici di mio figlio! Molti dei nostri clienti sono sempre stati interessati alle nostre iniziative di sostenibilità e ora questo approccio è  in crescita. Lavoreremo insieme a partner e ai clienti per sviluppare strategie completamente circolari, dalla progettazione alla produzione, dalla fornitura al riciclaggio. Credo davvero che collaborando con i nostri clienti, comunità, governi e influencer, possiamo fare la differenza insieme.Cosa diresti ai tuoi clienti sulle sfide che stanno affrontando in questo momento? Le pressioni sulla sostenibilità sulle aziende sono aumentate in modo significativo negli ultimi due anni. Nonostante la pandemia da COVID-19, c'è ancora l'aspettativa che le organizzazioni di tutti i tipi non dovrebbero limitarsi solo a ridurre al minimo il loro impatto sul mondo naturale, ma dovrebbero sforzarsi, ove possibile, di creare un impatto positivo sulle persone e sul pianeta. La sostenibilità è al centro del nostro modello di business ed è il fulcro del nostro scopo di "Ridefinire il packaging per un mondo che cambia". Grazie al nostro modello di business unico, siamo coinvolti in ogni punto di contatto del ciclo di fornitura dei nostri clienti e possiamo guidarli nell'adozione di pratiche e soluzioni sostenibili a lungo termine. Personalmente non vedo l'ora di lavorare a stretto contatto con tutti i nostri clienti e potenziali clienti in tutta Europa e mostrare come DS Smith può avere un impatto positivo sul raggiungimento dei loro obiettivi di riciclaggio, obiettivi aziendali e obiettivi ambientali.by DS Smith

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https://www.rmix.it/ - Accordo tra Eni gas e luce, CNA Costruzioni e Harley&Dikkinson per le Riqualificazioni Energetiche
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Accordo tra Eni gas e luce, CNA Costruzioni e Harley&Dikkinson per le Riqualificazioni Energetiche
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Accordo tra Eni gas e luce, CNA Costruzioni e Harley&Dikkinson per le Riqualificazioni EnergeticheL'accordo tra Eni gas e luce, CNA COSTRUZIONI e Harley&Dikkinson, annunciato attraverso il comunicato stampa di Eni, al fine di promuovere l'avvicinamento dei cittadini alle incentivazioni governative sulle riqualificazioni energetiche, realizza un costruttivo progetto d'informazione e di gestione delle problematiche sia tecniche, che fiscali, che va incontro alle problematiche realizzative sugli interventi di ristrutturazione e sugli obbiettivi nazionali di modificare, nella direzione della sostenibilità, il patrimonio immobiliare Italiano.Eni gas e luce, CNA COSTRUZIONI e Harley&Dikkinson hanno stipulato un accordo per promuovere le opportunità connesse alla riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica degli edifici, al fine di poter sfruttare le opportunità degli incentivi fiscali in ambito ecobonus, sismabonus e Superbonus 110%, introdotto dal recente Decreto Rilancio 34/2020 (convertito in legge n. 77 del 17 luglio 2020). Inoltre, grazie a quest’accordo, la rete nazionale dei consorzi territoriali, promossa da CNA Costruzioni e denominata Riqualifichiamo l’Italia, potrà aderire in qualità di Partner al servizio CappottoMio con la possibilità, in particolare, di cedere a Eni gas e luce i crediti di imposta derivanti dagli interventi. L’accordo sottoscritto tra Eni gas e luce, CNA Costruzioni e Harley&Dikkinson persegue l’obiettivo strategico di accrescere l’interesse del Paese verso la riduzione dei consumi energetici, che portano vantaggi concreti per l’ambiente, valorizzando allo stesso tempo il patrimonio abitativo e aumentando le opportunità di mercato per le imprese dell’edilizia. Attraverso la realizzazione di incontri formativi specifici sul territorio nazionale, previsti anche in modalità webinar, a cui parteciperanno gli esperti di Eni gas e luce e Harley&Dikkinson, unitamente a specifiche comunicazioni attraverso i canali informativi di CNA COSTRUZIONI, tutti i consorzi di imprese che aderiscono a Riqualifichiamo l’Italia potranno approfondire le opportunità derivanti dagli interventi di riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica degli edifici, anche grazie agli incentivi previsti, con la possibilità, volendo, di qualificarsi come partner del Progetto CappottoMio di Eni gas e luce. “Grazie a quest’accordo, abbiamo l’opportunità di poter potenziare il numero delle imprese partner di CappottoMio per consolidare la nostra capillarità su tutto il territorio nazionale e offrire al cliente un alto standard di qualità del servizio” ha commentato Alberto Chiarini, Amministratore Delegato di Eni gas e luce. “Per Eni gas e luce è fondamentale promuovere sinergie anche con le Associazioni di categoria dell’artigianato e della piccola e media impresa come CNA COSTRUZIONI per offrire un’opportunità di sviluppo alle economie locali, con l’obiettivo comune di accrescere il comfort e il valore delle case dei clienti per fare un uso più razionale ed efficiente dell'energia, per usarla meno e meglio". "CNA COSTRUZIONI – dichiara il suo Presidente nazionale Enzo Ponzio - con questa iniziativa intende posizionare al meglio le imprese artigiane e PMI associate sul mercato della riqualificazione del parco immobiliare italiano e della rigenerazione urbana, valorizzando il loro protagonismo e la loro autonomia imprenditoriale, utilizzando al meglio la presenza diffusa e capillare su tutto il territorio nazionale della nostra Associazione imprenditoriale. E ciò a vantaggio di tutti gli attori coinvolti: cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione territoriale e nazionale” Ha dichiarato infine Alessandro Ponti, Amministratore Delegato di Harley&Dikkinson, “H&D, da sempre volta all’ottimizzazione dal punto di vista tecnologico, organizzativo e, soprattutto, finanziario delle relazioni che concorrono alla valorizzazione dell’edificio, nel progetto della cessione del credito d’imposta, fin da subito, ha voluto mettersi al fianco di importanti associazioni di categoria come CNA Costruzioni e dei suoi associati al fine di garantire l’autonomia dell’intera filiera della riqualificazione."

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https://www.rmix.it/ - LyondellBasell: un Rinnovato Impegno per una Produzione Sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare LyondellBasell: un Rinnovato Impegno per una Produzione Sostenibile
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Gli impegni intrapresi da LyondellBasell sull'economia circolare illustrati dal vicepresidente del gruppo Jim SewardCome per Total, Eni e per RadiciGroup, i cui piani per un business industriale sostenibile sono stati illustrati nella pagine di questo blog, anche LiondellBasell, attraverso il suo ufficio stampa comunica ai clienti e al mercato i suoi progetti per una produzione che rispetti l'economia circolare e la sostenibilità.LyondellBasell, una delle più grandi società di materie plastiche, prodotti chimici e raffinazione del mondo, ha pubblicato oggi il suo rapporto annuale sulla sostenibilità con l'obiettivo di influenzare il cambiamento positivo e si concentra su tre aree di trasformazione tra cui rifiuti di plastica, cambiamento climatico e società fiorenti. LyondellBasell ha annunciato uno degli obiettivi più ambiziosi del settore per produrre e commercializzare due milioni di tonnellate di polimeri riciclati, basati su fonti rinnovabili, ogni anno entro il 2030. Il rapporto mostra la strategia e le ambizioni di LyondellBasell per il prossimo decennio. "LyondellBasell ha intrapreso un viaggio pluriennale per promuovere l'economia circolare e abbiamo fatto passi da gigante nel riciclaggio meccanico e avanzato, oltre a produrre prodotti a base rinnovabile", ha affermato Jim Seward, Vicepresidente senior Ricerca e sviluppo, tecnologia e Sostenibilità. "I nostri obiettivi sottolineano ciò che vediamo possibile nel prossimo decennio e le nostre ambizioni di sostenibilità ci richiedono di adattare i nostri modelli di business. Se visti attraverso le lenti della tecnologia e dell'innovazione, il nostro track record dimostra la nostra capacità di promuovere nuove collaborazioni e partnership a vantaggio della società." Gli elementi chiave del Rapporto di sostenibilità di LyondellBasell implicano l'azione su diversi fronti. L'ambizione dell'azienda è di: Produrre e commercializzare due milioni di tonnellate di polimeri riciclati e provenienti sda fonti rinnovabili ogni anno, aumentare i suoi investimenti nel recupero e nel riciclaggio della plastica e accelerare le soluzioni per porre fine ai rifiuti di plastica. Ridurre le sue emissioni di CO2 del 15% per tonnellata di prodotto realizzato rispetto ai livelli del 2015 entro il 2030. Promuovere la diversità, l'inclusione e l'equità sul posto di lavoro accelerando iniziative, come la creazione di diversità e inclusione (D&I) nei nostri programmi per i dipendenti, implementando la posizione di funzionario D&I e coinvolgendo una sezione trasversale di leader che funga da Consiglio D&I. Unirsi ai colleghi del settore American Chemistry Council e Plastics Europe per garantire che il 100% degli imballaggi in plastica venga riutilizzato, riciclato o recuperato entro il 2040. Inoltre, l'azienda continua ad aumentare il riciclaggio e a lavorare in modo collaborativo lungo la catena del valore, come evidenziato dal ruolo strumentale del CEO di LyondellBasell Bob Patel nel lancio dell'Alliance to End Plastic Waste e dal continuo coinvolgimento come funzionario dell'organizzazione. LyondellBasell sta anche sviluppando un riciclaggio avanzato con la sua tecnologia MoReTec, ha ampliato la sua offerta di prodotti per il riciclaggio meccanico e le offerte di colori attraverso la sua joint venture 50/50, Quality Circular Polymers (QCP), ha migliorato il design della plastica per aumentare la riciclabilità e ha collaborato con i proprietari dei marchi aumentare la riciclabilità del prodotto. Infine, l'azienda ha realizzato la prima produzione parallela di polipropilene (PP) e polietilene a bassa densità (LDPE) a base di materie prime rinnovabili su scala commerciale. Il report di sostenibilità di LyondellBasell è disponibile sul sito Web dell'azienda all'indirizzo https://www.lyondellbasell.com/en/sustainability/.Fotografia: Lyondellbasell

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https://www.rmix.it/ - Reju costruirà in Francia un grande impianto di riciclo del poliestere tessile: a Lacq la sfida industriale del vero textile-to-textile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Reju costruirà in Francia un grande impianto di riciclo del poliestere tessile: a Lacq la sfida industriale del vero textile-to-textile
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La controllata di Technip Energies svilupperà a Lacq un hub industriale per trasformare abiti usati in nuovo poliestere riciclato, con un obiettivo di circa 50.000 tonnellate annue per sitoAutore: Marco Arezio, Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Data di pubblicazione: 26 marzo 2026Tempo di lettura: 19 minuti Reju a Lacq: non solo una nuova fabbrica, ma un test decisivo per l’economia circolare del tessile La decisione di Reju di sviluppare a Lacq, nel sud-ovest della Francia, un grande impianto di riciclo del poliestere tessile merita attenzione perché non riguarda semplicemente l’apertura di un nuovo sito industriale. Riguarda un punto molto più delicato: capire se il riciclo textile-to-textile del poliestere possa uscire dalla fase dimostrativa e diventare una vera infrastruttura industriale europea, capace di trasformare abiti usati in nuova materia prima tessile in quantità rilevanti. Reuters riferisce che ciascun sito industriale previsto da Reju punta a circa 50.000 tonnellate annue di poliestere riciclato, ma precisa anche che la decisione finale d’investimento non è ancora stata presa e che il materiale riciclato avrà un costo almeno doppio rispetto al poliestere vergine. Il progetto francese si inserisce in una strategia più ampia. Reju, società controllata da Technip Energies, ha già attivato a Francoforte un impianto pilota chiamato Regeneration Hub Zero e ha annunciato altri hub nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti. L’idea non è quindi costruire un singolo impianto simbolico, ma una rete industriale che provi a dare scala a una tecnologia di depolimerizzazione del poliestere post-consumo. Nel caso di Lacq, la società afferma che il sito utilizzerà flussi tessili provenienti dalla raccolta e dal riciclo nazionale, generando circa 80 posti di lavoro diretti e oltre 300 indiretti, sempre subordinatamente alla decisione finale del board di Technip Energies. Perché il poliestere è il cuore del problema tessile globale Per capire il significato industriale del progetto di Lacq bisogna partire da un dato strutturale: il poliestere domina il sistema moda. Textile Exchange segnala che nel 2024 la produzione globale di fibre ha raggiunto circa 132 milioni di tonnellate, in aumento dai 125 milioni del 2023, e che il poliestere rappresenta ormai il 59% della produzione mondiale di fibre; di questa quota, l’88% resta di origine fossile. Nello stesso rapporto si legge che la produzione potrebbe arrivare a circa 169 milioni di tonnellate nel 2030 se il settore continuerà senza cambiamenti di fondo. Questo significa che parlare di circolarità tessile senza affrontare il poliestere è, sostanzialmente, un esercizio retorico. Non siamo davanti a una fibra marginale o specialistica, ma al principale vettore materiale dell’abbigliamento globale, dalla moda veloce allo sportswear. Se il poliestere resta legato a input fossili e a un fine vita prevalentemente lineare, anche tutta la narrativa sulla moda circolare rischia di ridursi a un’operazione di marketing ambientale più che a una trasformazione industriale reale. Il punto più critico, però, è un altro: il mercato del poliestere riciclato esiste già, ma in larghissima parte non nasce dagli abiti. Textile Exchange afferma che nel 2024 il poliestere riciclato è salito a circa 9,3 milioni di tonnellate, ma che il 98% di questo volume continua a provenire da bottiglie in plastica, non da rifiuti tessili. Inoltre, meno dell’1% del mercato globale delle fibre deriva da tessili riciclati pre- o post-consumo. È qui che il progetto Reju assume un valore strategico: prova a spostare il riciclo dal modello “bottle-to-fiber” al modello “garment-to-garment”. Come dovrebbe funzionare l’impianto di Reju Secondo Technip Energies, l’hub di Lacq userà una tecnologia proprietaria di depolimerizzazione per trattare tessili post-consumo e trasformarli in rBHET, una materia prima rigenerata da cui poi ottenere nuovo PET di qualità tessile. La società spiega che questo intermedio verrà successivamente ripolimerizzato in Reju PET, destinato a essere reimmesso nella filiera del poliestere. Reju attribuisce questa tecnologia allo sviluppo congiunto con IBM Research e la presenta come la base di una piattaforma industriale pensata per la tracciabilità textile-to-textile. Sul piano tecnico, il vantaggio teorico della depolimerizzazione è chiaro: invece di limitarsi a rifondere e rielaborare un polimero già degradato, il processo punta a riportare il materiale a un intermedio chimico, da cui ricostruire un poliestere con proprietà più controllabili. In linea teorica, questo approccio è più adatto del semplice riciclo meccanico quando si lavora con rifiuti tessili eterogenei, contaminati o già sottoposti a più cicli di vita. Tuttavia, la bontà del principio chimico non basta da sola a garantire la sostenibilità economica di un impianto industriale: tutto dipende dalla purezza dei flussi in ingresso, dall’efficienza di separazione, dal consumo energetico, dalla qualità dell’output e dal prezzo che il mercato è disposto a riconoscere al prodotto finale. Questa è una deduzione industriale coerente con i dati disponibili sulle criticità di sorting, qualità del feedstock e costo finale. Reju sostiene inoltre che il proprio poliestere rigenerato abbia un’impronta carbonica inferiore del 50% rispetto al poliestere vergine e che sia progettato per essere riciclato più volte. È corretto però segnalare, che questa è una dichiarazione aziendale riportata nei materiali della società, non una verifica indipendente contenuta nelle fonti esaminate qui. Per un investitore, per un buyer o per un grande marchio, il tema non è solo credere alla promessa tecnica, ma capire come quella promessa si traduca in costi, specifiche, disponibilità costante e affidabilità di consegna. Il vero muro da superare: il costo del riciclato Il dato più importante emerso da Reuters non è forse la capacità produttiva, ma il differenziale di prezzo: il poliestere riciclato che uscirà da questi siti industriali costerà almeno il doppio del poliestere vergine. Reuters aggiunge che Reju prevede investimenti nell’ordine di 300-400 milioni di euro per sito, e che il CEO Patrik Frisk considera il premio di prezzo sostenibile perché il costo del materiale incide solo su una parte del costo complessivo del capo. Ma la stessa inchiesta sottolinea che, in un mercato moda feroce sul piano competitivo, il fattore decisivo resta il prezzo e che i consumatori mostrano una disponibilità limitata a pagare di più per prodotti più sostenibili. Qui si vede tutta la fragilità del settore. Il textile-to-textile sul poliestere è tecnicamente promettente, ma industrialmente si trova schiacciato tra due pressioni contrarie. Da un lato ci sono investimenti elevati, complessità impiantistica e costi di trattamento alti; dall’altro c’è un mercato dell’abbigliamento che negli ultimi anni ha educato il consumatore a prezzi bassi, rinnovo rapido delle collezioni e margini compressi. In una simile configurazione, il riciclo tessile avanzato non può vivere solo di virtù ambientale: ha bisogno di contratti di acquisto a lungo termine, di una regolazione favorevole e di una disponibilità di feedstock sufficientemente standardizzata. Questa è una valutazione, non un dato numerico, ma discende direttamente dall’incrocio tra capex, differenziale di prezzo e sensibilità del mercato riportati dalle fonti. Reuters ricorda anche un precedente scomodo: Renewcell, sostenuta da H&M e attiva nel riciclo chimico del tessile cellulosico, è fallita nel 2024 prima di essere rilevata e rinominata Circulose, senza che la produzione sia ancora ripartita. Questo passaggio è fondamentale perché mostra che la disponibilità dei brand a sostenere in teoria la circolarità non coincide automaticamente con la capacità del business di reggere nella pratica. Il settore non manca di storytelling; manca ancora, in molti casi, di una prova pienamente convincente di bancabilità industriale. Perché oggi quasi tutto il poliestere riciclato arriva dalle bottiglie e non dagli abiti Il fatto che il 98% del poliestere riciclato derivi da bottiglie PET non è casuale. Le bottiglie sono, per definizione, un flusso molto più omogeneo: composizione relativamente standard, sistemi di raccolta consolidati, processi di selezione maturi, mercati già strutturati per il riciclo. I rifiuti tessili, al contrario, arrivano spesso come miscugli complessi di fibre, finissaggi, elastomeri, coloranti, accessori metallici, contaminazioni d’uso e composizioni poco trasparenti. Reuters segnala inoltre che questa dipendenza dalle bottiglie è criticata perché sottrae PET a un circuito di riciclo già consolidato. La Commissione europea lo ha descritto con chiarezza già nella Strategia per i tessili sostenibili e circolari: i tessuti misti, come il poliestere con cotone, rendono il riciclo più difficile per la scarsa disponibilità di tecnologie efficaci di separazione; l’elastane può comportarsi come contaminante in quasi tutte le tecnologie di riciclo delle fibre, incidendo sulla fattibilità economica e sul costo ambientale del processo; perfino la miscela tra diversi tipi di poliestere può peggiorare la lavorabilità del rifiuto e la qualità del materiale riciclato. Non è quindi solo una questione di fare “più impianti”, ma di affrontare un problema di progettazione dei prodotti e di qualità dei flussi in ingresso. Questo porta a una conclusione scomoda ma realistica: se l’abbigliamento continua a essere progettato senza pensare al fine vita, gli impianti come quello di Lacq dovranno svolgere un lavoro di “bonifica industriale” molto costoso per rendere riciclabile ciò che non è stato pensato per esserlo. La vera economia circolare, in questo settore, non nasce a valle nell’impianto; nasce molto prima, a monte, nelle scelte di design, composizione, etichettatura e tracciabilità. Perché la Francia può essere un terreno favorevole La scelta della Francia non appare casuale. Il sistema francese dell’EPR tessile è tra i più strutturati in Europa: la guida 2026 di Refashion ricorda che il principio di responsabilità estesa del produttore per abbigliamento, biancheria per la casa e calzature è in vigore in Francia dal 1° gennaio 2007, e che i soggetti che immettono questi prodotti sul mercato devono contribuire all’eco-organizzazione competente. In altre parole, la Francia dispone già da anni di un’infrastruttura regolatoria che riconosce economicamente la gestione del fine vita nel tessile. Anche il quadro europeo sta andando nella stessa direzione. La Commissione europea indica tra i pilastri della propria strategia per i tessili requisiti di ecodesign, Digital Product Passport, contrasto al rilascio di microplastiche, restrizioni all’export dei rifiuti tessili e regole armonizzate di EPR per tutti gli Stati membri. La pagina aggiornata sulla Waste Framework Directive specifica inoltre che la revisione del 2025, entrata in vigore il 16 ottobre 2025, punta proprio a uniformare il mercato dei tessili usati e dei rifiuti tessili, imponendo a ciascuno Stato membro di istituire il proprio schema EPR. Per il progetto Reju questo conta moltissimo. Un impianto chemical recycling può diventare competitivo più facilmente se opera in un contesto dove i costi di raccolta, cernita, preparazione al riuso e riciclo vengono sempre meno scaricati interamente sul mercato spot e sempre più accompagnati da obblighi normativi e responsabilità economiche dei produttori. Non significa che la regolazione risolverà tutto, ma significa che la redditività dell’impianto non dipenderà soltanto dalla differenza secca tra prezzo del poliestere vergine e prezzo del poliestere rigenerato. Questa è un’inferenza economica ragionevole basata sull’architettura EPR descritta dalle fonti ufficiali. Perché Lacq è un sito industrialmente credibile C’è poi la questione geografica e impiantistica. Lacq non è una località scelta per ragioni di immagine, ma un bacino industriale chimico con infrastrutture già presenti. Il sito ufficiale di SOBEGI descrive Induslacq come una piattaforma multi-azienda nata sul precedente sito Total, pensata per supportare le performance industriali tramite reti e servizi condivisi. Il portale “Lacq Advantage” parla di utilities condivise, acqua industriale, trattamento delle acque, vapore, servizi di sicurezza, manutenzione, controllo ambientale, rete ferroviaria e un ecosistema con imprese, centri R&D e una logica esplicita di ecologia industriale e valorizzazione dei sottoprodotti. Per un impianto di riciclo chimico del poliestere questa è una leva concreta di riduzione del rischio. Avere utilities già disponibili, competenze chimiche sul territorio, servizi mutualizzati e un ambiente abituato a gestire processi industriali complessi può ridurre tempi di avvio, costi indiretti e rischio operativo. Anche qui serve prudenza: un buon sito non annulla il rischio di business. Però rende più credibile l’ipotesi che Reju non stia costruendo un’operazione simbolica, bensì un progetto pensato per dialogare con un’infrastruttura chimica già esistente. Il progetto Reju può davvero cambiare il mercato? La risposta più seria è: può cambiare la direzione del mercato, ma non ancora le sue regole fondamentali. Oggi il vero mercato del poliestere riciclato resta ancora dominato dalle bottiglie, mentre il tessile-to-tessile rimane minoritario. Reju prova a colmare proprio quel divario con una logica industriale più robusta del semplice impianto pilota: supporto di un grande gruppo ingegneristico, tecnologia proprietaria, siti multipli, tentativo di costruire un ecosistema di raccolta, sorting e adozione a valle. Tutto questo è rilevante. Ma Reuters ricorda che il punto di equilibrio non è stato ancora dimostrato: il costo è alto, le decisioni finali d’investimento sono pendenti e il settore ha già conosciuto fallimenti o rallentamenti importanti. La vera svolta arriverà solo se quattro condizioni si muoveranno insieme: disponibilità di rifiuti tessili meglio selezionati; progettazione dei capi più compatibile con il riciclo; offtake agreements credibili da parte dei marchi; e una regolazione europea capace di premiare il contenuto riciclato senza distruggere la competitività industriale. Se manca anche solo uno di questi pilastri, l’impianto di Lacq rischia di restare una realizzazione tecnologicamente brillante ma economicamente fragile. Se invece questi fattori convergeranno, Lacq potrebbe essere ricordato come uno dei luoghi in cui il riciclo del poliestere ha smesso di essere una promessa e ha iniziato a diventare una filiera. Questa è una valutazione prospettica fondata sui dati industriali e regolatori oggi disponibili. Conclusione Il progetto francese di Reju non va letto come una notizia isolata, ma come un indicatore della fase storica in cui è entrato il tessile europeo. Per anni il settore ha potuto esibire il poliestere riciclato come simbolo di sostenibilità anche quando quel riciclato arrivava soprattutto da bottiglie. Oggi, invece, il nodo si è spostato: la domanda vera non è più se il poliestere riciclato esista, ma se il sistema moda sia capace di riciclare i propri scarti tessili in modo industrialmente serio. Il sito di Lacq è importante proprio perché prova a dare una risposta concreta a questa domanda. Ma l’articolo decisivo del caso Reju è ancora tutto da scrivere. Finché il prezzo del riciclato resterà almeno doppio rispetto al vergine, finché i rifiuti tessili continueranno a essere difficili da separare e finché la progettazione dei capi non cambierà davvero, il textile-to-textile resterà una frontiera avanzata ma ancora vulnerabile. Lacq, in questo senso, è insieme una promessa industriale e una prova di verità per l’intera economia circolare del tessile europeo. FAQ Che cosa farà esattamente il nuovo impianto Reju di Lacq? Trasformerà tessili post-consumo in una materia prima rigenerata chiamata rBHET, che verrà poi ripolimerizzata in nuovo PET destinato alla produzione di poliestere riciclato per uso tessile. Il progetto è promosso da Reju, società controllata da Technip Energies. Quanto sarà grande l’impianto francese? Reuters indica che i siti industriali previsti da Reju puntano a circa 50.000 tonnellate annue ciascuno; il sito di Lacq rientra in questo disegno industriale. Perché il textile-to-textile del poliestere è così importante? Perché il poliestere è la fibra dominante a livello mondiale e, nonostante l’aumento del poliestere riciclato, il 98% del riciclato disponibile arriva ancora da bottiglie PET, non da abiti usati. Chiudere il cerchio sui tessili è quindi il passaggio che manca davvero. Qual è il principale ostacolo economico del progetto? Il costo: Reuters riporta che il poliestere riciclato prodotto da questi impianti costerà almeno il doppio del poliestere vergine. A questo si sommano capex elevati e un mercato finale ancora molto sensibile al prezzo. Perché i vestiti sono più difficili da riciclare delle bottiglie? Perché i tessili contengono spesso fibre miste, elastane, finissaggi, coloranti e componenti diversi che rendono la separazione più complessa e fanno salire i costi del processo, oltre a peggiorare la qualità dell’output riciclato. La Francia è un luogo favorevole per questo tipo di investimento? Sì, almeno sul piano regolatorio e industriale: la Francia ha un sistema EPR tessile attivo dal 2007 e Lacq è una piattaforma chimica con utilities condivise, servizi industriali e un ecosistema produttivo già strutturato. Fonti Reuters, Technip Energies' polyester recycler Reju to build plant in France, 13 febbraio 2026. Technip Energies, Reju Announces Site Selection for French Regeneration Hub in Lacq Advancing Europe’s Circular Textile Infrastructure, 13 febbraio 2026. Technip Energies / Reju, Reju – Press Brief, 12 febbraio 2026. Textile Exchange, Materials Market Report 2025. Commissione europea, EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles e Waste Framework Directive. Refashion, Eco-fee guide 2026. SOBEGI / Lacq Advantage / Chemparc, documentazione sul polo industriale di Lacq e sulla piattaforma Induslacq.Immagine su licenza © Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Caldara Plast: il Futuro della Plastica tra Sostenibilità e Certificazioni
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Caldara Plast: il Futuro della Plastica tra Sostenibilità e Certificazioni
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La linea dei polimeri, Caldara 2nd life, vengono prodotti con una parte di materiale riciclato da scarti industriali e/o pre-consumodi Marco ArezioDa diversi anni Caldara Plast si pone sul mercato come leader nel campo del recupero e rigenerazione delle materie plastiche. È una delle poche realtà che coniuga nella stessa azienda sia la parte relativa al recupero di scarti industriali derivanti da lavorazioni tra le quali stampaggio, termoformatura, estrusione e soffiaggio, sia la produzione di compound formulati su esigenze specifiche dei clienti partendo quasi sempre dal prodotto da lei stessa rigenerato.   Caldara Plast è da sempre in prima linea sulle tematiche ambientali avendo proprio nel DNA una spiccata capacità di valorizzare sul mercato un prodotto che sta diventando sempre più la prima scelta delle aziende che hanno a cuore l’ambiente.   Una filosofia che si sposa perfettamente con quella del marchio Plastica Seconda Vita appena ottenuto dall’azienda lombarda che va ad esaltare ciò che Caldara Plast fa già da anni ovvero dare valore alla plastica di scarto rimettendola sul mercato come compound rigenerato pronto per nuovi utilizzi. Da un punto di vista ambientale il lavoro di Caldara Plast è encomiabile in quanto permette un notevole risparmio di materiali vergini nonché di emissioni di CO2.   Il marchio recentemente ottenuto garantisce al cliente finale la completa tracciabilità dei materiali prodotti a partire dalla valorizzazione dei rifiuti plastici ed è garanzia di qualità.   Caldara 2nd Life  “Caldara 2nd Life” è il nuovo marchio aziendale che identifica i compound ecologici certificati realizzati negli stabilimenti di Caldara Plast derivanti da materie plastiche da scarto industriale pre-consumo. Al momento fanno parte di questa linea i materiali ABS, PC PC/ABS, PS declinati nella versione PSV Mixeco (30% minimo e massimo 59.9% di plastica da riciclo) e PSV scarto industriale (dal 60 al 100% di plastica da riciclo).   “Come ci evolveremo in futuro?” - racconta Massimiliano Caldara - “Continueremo sulla strada delle certificazioni per avere prodotti sempre più affidabili e garantiti per i nostri clienti non solo dal punto di vista del materiale ma anche della sostenibilità ambientale e sociale.   Proseguiremo anche nella strada della ricerca in prodotti bio con la start up “Planet Bioplastics” che abbiamo con alcuni docenti dell’Università di Pisa. Sempre in ambito formazione abbiamo finalizzato la partnership con la “Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le nuove tecnologie della vita” che ci permetterà di collaborare con una realtà primaria nel campo della formazione post diploma riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e che ci consentirà di portare la nostra esperienza tra i banchi di scuola e un domani di avere professionisti formati per il settore plastico”.   Un ottimismo quello di Caldara Plast che è necessario in un periodo post-lockdown in cui tante imprese subiscono ancora i contraccolpi di questo stop forzato. Un non perdersi d’animo utile anche a tenere il morale alto in tutto il settore e uno sprone ad approfittare di questa relativa calma per migliorarsi, innovarsi e affacciarsi sul mercato ancora più competitivi e performanti.   Il il banco di prova saranno le due principali fiere del settore il Mecspe 2020 in ottobre e il Plast 2021 a maggio. Caldara Plast sarà presente ad entrambe (salvo annullamenti) per conoscere e farsi conoscere e per dare un segnale positivo che l’impresa italiana, anche tra le mille difficoltà del momento, trova sempre un modo per andare avanti.  La strada per la ripresa è sempre più green. 

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https://www.rmix.it/ - La crisi delle materie prime e il ritorno del riciclo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La crisi delle materie prime e il ritorno del riciclo
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Dipendenza geopolitica dal petrolio e risorse critiche: perché l’economia circolare sta diventando una strategia industrialeAutore: Marco Arezio Data: Marzo 2026 Dalla dipendenza dal petrolio alle tensioni geopolitiche globali: come guerre, instabilità energetica e scarsità di risorse stanno trasformando il riciclo in una strategia economica e industriale decisiva. Introduzione Per oltre un secolo l’economia industriale mondiale si è sviluppata seguendo un modello relativamente semplice: estrarre risorse naturali, trasformarle in prodotti e infine smaltirle come rifiuti. Questo sistema lineare ha funzionato a lungo perché le materie prime erano percepite come abbondanti e perché l’energia necessaria per estrarle e trasformarle, in particolare il petrolio, era disponibile a costi relativamente contenuti. Negli ultimi decenni questa percezione ha iniziato lentamente a cambiare. La crescita economica globale, l’aumento della popolazione e l’espansione delle economie emergenti hanno moltiplicato la domanda di energia e di materie prime industriali. Allo stesso tempo, la produzione di molte di queste risorse è rimasta concentrata in aree del pianeta caratterizzate da instabilità politica, conflitti regionali o tensioni geopolitiche. Questa combinazione di fattori ha reso sempre più evidente una fragilità strutturale delle economie industrializzate: la dipendenza da fonti energetiche e materiali provenienti da regioni del mondo difficili da controllare o prevedere. Il petrolio rappresenta l’esempio più evidente di questa vulnerabilità, ma non è l’unico. Oggi numerose materie prime fondamentali per l’industria moderna – dai metalli alle terre rare – sono concentrate in pochi paesi e soggette a dinamiche geopolitiche complesse. In questo scenario, il riciclo e l’economia circolare stanno assumendo un significato nuovo. Non sono più soltanto strumenti ambientali destinati a ridurre l’impatto dei rifiuti sul pianeta, ma stanno diventando progressivamente una componente strategica della sicurezza economica e industriale delle nazioni. La dipendenza globale dal petrolio e la vulnerabilità delle economie industriali Il petrolio ha rappresentato per oltre un secolo la colonna portante dello sviluppo economico moderno. Non solo come combustibile per i trasporti o per la produzione di energia, ma anche come materia prima fondamentale per l’industria chimica, per la produzione di plastica, fertilizzanti, solventi e migliaia di altri prodotti utilizzati nella vita quotidiana. Questa centralità ha però creato un problema strutturale. Le principali riserve di petrolio del pianeta non sono distribuite in modo uniforme, ma si concentrano in alcune aree specifiche, in particolare nel Medio Oriente, in alcune regioni dell’Africa e in parti dell’Asia centrale. Molti di questi territori sono caratterizzati da equilibri politici fragili, tensioni regionali o rivalità geopolitiche che rendono l’approvvigionamento energetico globale vulnerabile a crisi improvvise. Quando in queste regioni si verificano conflitti o tensioni militari, l’impatto sui mercati energetici può essere immediato. Interruzioni della produzione, attacchi alle infrastrutture petrolifere o minacce alle rotte marittime strategiche possono provocare rapidi aumenti dei prezzi dell’energia, con effetti a catena sull’economia globale. Questa vulnerabilità è diventata ancora più evidente negli ultimi anni, quando le tensioni geopolitiche hanno dimostrato quanto il sistema energetico globale dipenda da un equilibrio delicato tra produzione, trasporto e stabilità politica. Le guerre energetiche e l’instabilità dei mercati delle materie prime Le crisi geopolitiche contemporanee non riguardano soltanto il controllo dei territori o degli equilibri politici regionali. Sempre più spesso, dietro i conflitti e le tensioni internazionali si nasconde una dimensione economica legata all’accesso alle risorse naturali. Il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime industriali è diventato uno dei fattori più importanti nella definizione degli equilibri di potere tra le nazioni. Quando queste risorse vengono minacciate da guerre, sanzioni economiche o blocchi commerciali, l’effetto si riflette immediatamente sui mercati globali. I prezzi del petrolio e delle materie prime possono oscillare rapidamente in risposta a eventi geopolitici, creando instabilità economica e difficoltà per le industrie che dipendono da queste risorse. L’aumento dei costi energetici si traduce spesso in inflazione, rallentamento della crescita economica e perdita di competitività per molte imprese. In questo contesto, la sicurezza delle risorse sta diventando un tema centrale per le politiche economiche dei paesi industrializzati. La crisi dello Stretto di Hormuz e il nuovo shock delle materie prime Un elemento che rende ancora più evidente la fragilità dell’attuale sistema economico globale è la crisi energetica scoppiata dopo l’attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele contro obiettivi strategici iraniani. La risposta militare di Teheran ha rapidamente trasformato il conflitto regionale in un evento con conseguenze economiche globali, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico. Il punto più critico della crisi è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta per il commercio energetico. Questo stretto corridoio di mare che separa l’Iran dall’Oman è largo appena poche decine di chilometri, ma attraverso di esso transita una quota enorme dell’energia mondiale. Ogni giorno passano in queste acque circa 17-20 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% del consumo globale, oltre a una parte significativa delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto proveniente soprattutto dal Qatar. Quando il conflitto con l’Iran si è intensificato e Teheran ha minacciato di impedire il passaggio delle petroliere, il traffico marittimo nella zona ha subito un drastico rallentamento. Diverse compagnie di navigazione hanno sospeso le rotte attraverso lo stretto e numerose petroliere sono rimaste ferme in attesa di condizioni più sicure. In pochi giorni il traffico di navi cisterna è crollato e il passaggio attraverso il corridoio energetico più importante del mondo è quasi scomparso. Le conseguenze sui mercati delle materie prime sono state immediate. Il prezzo del petrolio Brent, che prima della crisi oscillava intorno ai settanta-ottanta dollari al barile, ha superato rapidamente la soglia dei cento dollari e in alcune fasi di tensione ha continuato a salire alimentando il timore di una nuova crisi energetica globale. Il blocco dello stretto ha provocato anche uno shock dell’offerta energetica senza precedenti nella storia recente del mercato petrolifero. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la riduzione delle esportazioni dalla regione potrebbe superare diversi milioni di barili al giorno, rendendo questa interruzione una delle più gravi mai registrate per il mercato globale dell’energia. In risposta alla crisi, i paesi industrializzati hanno iniziato a rilasciare petrolio dalle riserve strategiche per stabilizzare i mercati e contenere l’aumento dei prezzi. Tuttavia queste riserve rappresentano soltanto una soluzione temporanea e non possono sostituire a lungo le forniture provenienti dal Golfo Persico. Le conseguenze economiche di questa situazione si propagano rapidamente lungo l’intero sistema industriale globale. L’aumento del prezzo dell’energia influisce sui costi di produzione, sui trasporti, sull’agricoltura e su numerosi settori manifatturieri. Le economie più colpite sono quelle che dipendono maggiormente dalle importazioni energetiche, in particolare molti paesi europei e asiatici. Ma la crisi dello Stretto di Hormuz mette in evidenza un problema ancora più profondo: la fragilità del sistema industriale globale di fronte alle tensioni geopolitiche. Quando una singola area del pianeta può bloccare una quota così rilevante delle forniture energetiche mondiali, significa che l’intero sistema economico dipende da un equilibrio estremamente delicato. Per questo motivo la crisi iraniana non rappresenta soltanto un evento geopolitico, ma anche un segnale della trasformazione in corso nell’economia globale. La sicurezza delle risorse sta diventando una questione centrale per le strategie industriali e per le politiche economiche delle nazioni. In questo contesto il riciclo e l’economia circolare assumono un valore ancora più strategico. Ridurre la dipendenza dalle materie prime estratte in regioni geopoliticamente instabili significa aumentare la resilienza delle economie e costruire sistemi produttivi meno vulnerabili agli shock energetici e alle crisi internazionali. Il recupero dei materiali già presenti nelle economie industriali – metalli, plastiche, componenti elettronici – può contribuire a diminuire la pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Le città e i sistemi produttivi accumulano nel tempo grandi quantità di risorse che, se recuperate e reintrodotte nei cicli produttivi, possono ridurre la necessità di nuove estrazioni e limitare la dipendenza da rotte commerciali vulnerabili. In altre parole, la crisi dello Stretto di Hormuz dimostra con chiarezza che il riciclo non è soltanto una politica ambientale, ma anche una strategia di sicurezza economica. In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche e competizione per le risorse, la capacità di recuperare materiali all’interno delle proprie economie diventa uno dei fattori chiave della resilienza industriale. Perché il petrolio del Medio Oriente rimane centrale anche nell’era della transizione energetica Negli ultimi anni il dibattito pubblico sull’energia è stato dominato dal tema della transizione energetica. La diffusione delle energie rinnovabili, lo sviluppo dei veicoli elettrici e le politiche climatiche stanno progressivamente riducendo il ruolo dei combustibili fossili nelle strategie di lungo periodo delle economie industrializzate. Tuttavia questa trasformazione, pur significativa, non sta avvenendo con la rapidità spesso immaginata nel discorso politico. Il petrolio continua infatti a occupare una posizione centrale nell’economia globale. Anche nei paesi che stanno investendo massicciamente nelle energie rinnovabili, gran parte dei sistemi di trasporto, della logistica e dell’industria chimica dipende ancora in larga misura dai derivati del petrolio. Non bisogna dimenticare che il petrolio non è soltanto un combustibile: rappresenta anche la base di numerose filiere industriali, dalla produzione di plastiche ai fertilizzanti, dai solventi ai materiali sintetici utilizzati in moltissimi settori produttivi. La transizione energetica richiede inoltre tempi lunghi. La sostituzione delle infrastrutture energetiche globali – raffinerie, reti di distribuzione, sistemi di trasporto e impianti industriali – richiede investimenti enormi e decenni di trasformazione tecnologica. Anche nei paesi più avanzati dal punto di vista della decarbonizzazione, la quota di energia proveniente da fonti fossili rimane ancora significativa. In questo contesto, il Medio Oriente continua a rappresentare uno dei centri nevralgici dell’economia energetica mondiale. La regione ospita alcune delle più grandi riserve petrolifere del pianeta e rimane uno dei principali poli di esportazione di energia verso l’Europa, l’Asia e altre economie industrializzate. Questa realtà crea una situazione paradossale. Da un lato le politiche climatiche mirano a ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili. Dall’altro lato, nel breve e medio periodo, le economie globali continuano a dipendere in modo sostanziale dal petrolio proveniente proprio da quelle regioni che risultano geopoliticamente più instabili. Le tensioni nel Golfo Persico dimostrano quanto questo equilibrio sia delicato. Eventi militari, crisi diplomatiche o minacce alle rotte marittime possono avere effetti immediati sui mercati energetici internazionali. Quando il flusso di petrolio proveniente dal Medio Oriente viene messo in discussione, l’impatto non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma l’intero sistema economico globale. Questa situazione evidenzia un altro aspetto spesso trascurato nel dibattito energetico contemporaneo. La transizione ecologica non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche, ma implica anche una trasformazione profonda del modo in cui le economie utilizzano le risorse materiali. Ridurre la dipendenza dal petrolio non significa semplicemente produrre più energia rinnovabile. Significa anche utilizzare in modo più efficiente i materiali, prolungare la vita dei prodotti e recuperare le risorse già presenti nel sistema economico. In questo senso l’economia circolare rappresenta uno degli strumenti più importanti per accompagnare la transizione energetica. Recuperare materiali attraverso il riciclo significa diminuire la necessità di nuove estrazioni e ridurre la pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Il riciclo diventa quindi parte integrante della strategia energetica e industriale del futuro. Non sostituisce direttamente il petrolio come fonte energetica, ma contribuisce a ridurre la dipendenza complessiva dalle risorse estratte in regioni geopoliticamente instabili. La fragilità energetica dell’Europa e la dipendenza dalle importazioni Tra le grandi economie mondiali, l’Europa rappresenta uno degli esempi più evidenti di dipendenza energetica. Il continente dispone di risorse naturali limitate rispetto al proprio fabbisogno industriale e deve importare una grande parte dell’energia e delle materie prime che utilizza. Questa dipendenza rende l’economia europea particolarmente sensibile alle crisi geopolitiche e alle variazioni dei mercati energetici. Quando il prezzo del petrolio o del gas aumenta improvvisamente, l’impatto si diffonde rapidamente attraverso l’intero sistema economico, influenzando i costi di produzione, i prezzi dei beni e il potere d’acquisto dei cittadini. Negli ultimi periodi le tensioni internazionali hanno evidenziato quanto questa situazione possa rappresentare una vulnerabilità strategica. Ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e di materie prime è diventato quindi un obiettivo sempre più importante per le politiche industriali europee. Materie prime critiche e nuova competizione geopolitica delle risorse Se nel passato il petrolio rappresentava la principale risorsa strategica, oggi il panorama delle materie prime si è ampliato notevolmente. Le tecnologie moderne – dai veicoli elettrici ai dispositivi elettronici, dalle energie rinnovabili alle infrastrutture digitali – richiedono una quantità crescente di metalli e materiali specializzati. Elementi come litio, cobalto, nichel, rame e terre rare sono diventati indispensabili per lo sviluppo tecnologico contemporaneo. Tuttavia, anche queste risorse sono spesso concentrate in pochi paesi produttori, creando nuove forme di dipendenza economica e geopolitica. La crescente domanda globale di questi materiali sta alimentando una competizione internazionale sempre più intensa, in cui l’accesso alle risorse diventa un fattore determinante per lo sviluppo industriale e tecnologico delle nazioni.Il ritorno strategico del riciclo nelle politiche industrialiIn questo contesto di crescente competizione per le risorse naturali, il riciclo sta tornando al centro delle strategie economiche e industriali. Recuperare materiali dai rifiuti non significa soltanto ridurre l’impatto ambientale della produzione industriale, ma anche diminuire la dipendenza dalle importazioni di materie prime. Le economie avanzate stanno iniziando a considerare i materiali presenti nei rifiuti come una vera e propria riserva di risorse. Le città e i sistemi produttivi accumulano nel tempo grandi quantità di metalli, plastiche e altri materiali che possono essere recuperati e reinseriti nei cicli produttivi. Questo processo trasforma progressivamente i rifiuti in una sorta di miniera urbana, capace di fornire materie prime secondarie senza dover ricorrere continuamente all’estrazione di nuove risorse naturali. Economia circolare e resilienza delle catene di approvvigionamento Le catene di approvvigionamento globali sono diventate sempre più complesse e interconnesse. Le industrie moderne dipendono da reti di fornitori distribuiti in tutto il mondo, e qualsiasi interruzione in una parte della filiera può avere effetti a catena sull’intero sistema produttivo. L’economia circolare offre una possibile risposta a questa vulnerabilità. Recuperare materiali all’interno delle economie nazionali o regionali consente di ridurre la dipendenza da forniture provenienti da paesi lontani e politicamente instabili. In questo modo il riciclo contribuisce non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche alla resilienza economica. Il ruolo dei materiali riciclati nelle industrie tecnologiche Molti settori industriali stanno già integrando materiali riciclati nelle proprie catene produttive. L’industria metallurgica utilizza sempre più rottami per produrre acciaio e alluminio, mentre il settore delle batterie sta sviluppando tecnologie per recuperare metalli preziosi dai dispositivi a fine vita. Anche l’industria della plastica sta evolvendo rapidamente, con lo sviluppo di polimeri riciclati di alta qualità in grado di sostituire materiali vergini in numerose applicazioni industriali. Queste trasformazioni dimostrano come il riciclo possa diventare un elemento strutturale dell’industria moderna. Strategie industriali per ridurre la dipendenza dalle risorse esterne Per affrontare le sfide legate alla sicurezza delle risorse, molti governi stanno sviluppando nuove strategie industriali basate su una gestione più efficiente dei materiali. Queste strategie includono la promozione del riciclo, lo sviluppo di tecnologie per il recupero dei materiali e la creazione di filiere produttive più locali e resilienti. L’obiettivo è costruire un sistema economico meno vulnerabile alle crisi geopolitiche e più capace di gestire in modo sostenibile le risorse disponibili. Il nuovo paradigma economico delle risorse circolari La crisi delle materie prime e le tensioni geopolitiche stanno accelerando una trasformazione profonda del sistema economico globale. Il modello lineare basato su estrazione, produzione e smaltimento sta progressivamente lasciando spazio a un paradigma più complesso, in cui le risorse vengono utilizzate più a lungo, recuperate e reinserite nei cicli produttivi. In questo nuovo scenario, l’economia circolare non rappresenta soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma anche uno strumento per rafforzare la sicurezza economica delle nazioni. Il riciclo diventa così uno dei pilastri di un sistema industriale più resiliente, capace di ridurre la dipendenza dalle risorse geopoliticamente instabili e di costruire un futuro economico più sostenibile. Fonti International Energy Agency – Global Energy OutlookEuropean Commission – Critical Raw Materials StrategyOECD – Global Raw Materials OutlookEuropean Parliament – Critical Raw Materials for the EUBruegel – European Fossil Fuel DependenceTransport & Environment – EU Oil Dependency ReportEconomics Observatory – Energy conflicts and inflationJournal of Cleaner Production – Circular Economy and Resource Security

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane
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Rosetti Marino Spa Acquisisce Green Methane Movimenti societari importanti si vedono nel campo della produzione di energia pulita proveniente da fonti alternative, come gli scarti delle lavorazioni agricole e i rifiuti umidi urbani, detti FORSU. Come riportato da porto ravenna, la società Rosetti Marino Spa ha acquisito il 60% di Green Methane.Rosetti Marino S.p.A. ha acquistato il 60% di Green Methane s.r.l., società leader in Italia nella progettazione, realizzazione e messa in marcia di impianti per la trasformazione di Biogas in Biometano. L’accordo per il subentro nel controllo di Green Methane da parte della Rosetti Marino è stato raggiunto tra l’Amministratore Delegato della società ravennate Ing. Oscar Guerra da un lato e dal Dott. Ferruccio Marchi e dall’Ing. Luigi Tomasi dall’altro, rispettivamente Presidenti delle società fondatrici cedenti Marchi Energia s.r.l. e Giammarco-Vetrocoke Engineering s.r.l.. Le società cedenti mantengono comunque importanti quote nella nuova compagine societaria capitanata da Rosetti Marino, che col suo Gruppo metterà a disposizione di Green Methane le notevoli capacità ed esperienze tecniche, gestionali ed organizzative di cui dispone. Gli scarti di lavorazioni agricole e la frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU) sono le materie prime da cui si genera il Biogas, che ha quindi origine non fossile ed è costituito prevalentemente da Metano e Anidride Carbonica (CO2). Gli impianti di Green Methane purificano il Biogas dalla CO2 e producono un Metano Verde con caratteristiche idonee, sia per l’immissione nella rete distributiva del gas che arriva alle nostre case, sia per autotrazione. La tecnologia di Green Methane è stata selezionata dal Gruppo ravennate perché produce Biometano con un elevatissimo livello di purezza e perché i suoi impianti – che sono caratterizzati da alta efficienza e ridotti costi di esercizio – risultano perfettamente compatibili con quelli di liquefazione del Metano e di generazione di Idrogeno da Metano, già sviluppati da Rosetti Marino tramite la sua controllata Fores Engineering s.r.l. Inoltre, la CO2 separata dal Biogas è disponibile ad elevata purezza ed idonea per successivi utilizzi o destinazioni (CCU o CCS) senza ulteriori trattamenti. L’obiettivo dichiarato di Rosetti Marino è quindi quello di proporsi al mercato come contrattista integrato sull’intera linea di trattamento del Biogas, garantendo, in base alle esigenze della clientela, impianti per la produzione di Metano Verde, anche liquefatto, e Idrogeno Verde. Inoltre, per il Gruppo ravennate la tecnologia Green Methane rappresenta anche l’accesso diretto alle tecnologie per la cattura della CO2, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di de-carbonizzazione dettati dal Green Deal europeo e dalla Conferenza COP 21 di Parigi. L’operazione Green Methane si innesta dunque in un progetto imprenditoriale di ampio respiro, che mira a consolidare la posizione di Rosetti Marino quale protagonista nel mercato dell’impiantistica per l’Energia, sia nel presente contesto di transizione energetica e sia in un futuro caratterizzato prevalentemente dall’impiego delle fonti rinnovabili e dall’economia circolare.

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https://www.rmix.it/ - Total e Qair Uniti per Svipuppare un Parco Eolico Offshore
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Total e Qair Uniti per Svipuppare un Parco Eolico Offshore
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Total acquista il 20% progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo.L'energia eolica è una tra le tante fonti rinnovabili di cui possiamo dotarci per la decarbonizzazione del pianta, insieme a quella idrica, solare, dei moti ondosi e l'energia atomica a fusione.Ci sono sempre state, anche per la costruzione di  questi impianti, varie forme di opposizione, il classico fenomeno NIMBY (Not in My Back Yard), che ha in qualche modo frenato lo sviluppo di questa fonte alternativa. In effetti, la scelta di creare dei parchi eolici in mare aperto non ha solo il vantaggio di poter usufruire di correnti più regolari ed intense, rispetto a quelle che passano sulla terraferma, ma mitiga sicuramente l'impatto estetico di un impianto di grandi dimensioni da inserire in un contesto abitato.Total, come ha annunciato recentemente in un comunicato, sta continuando lo sviluppo di questa tecnologia attraverso acquisizioni di società specializzate nel settore.Infatti diventa azionista del 20% nel progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo, al largo della costa di Gruissan e vicino a Port-La-Nouvelle (regione occitana). Attribuito a luglio 2016, questo progetto da 30 megawatt (MW) accelererà lo sviluppo di una tecnologia eolica galleggiante. Insieme a Qair, lo storico sviluppatore e azionista di maggioranza del progetto, e ai suoi partner locali, Total porta la sua esperienza nella concezione, implementazione e sfruttamento di installazioni offshore durante tutto il loro ciclo di vita.  Total continua così a rafforzare la sua posizione nel settore emergente dell'eolico offshore galleggiante, nel quale vuole essere uno dei leader mondiali. Oggi il Gruppo è presente in Corea del Sud con un portafoglio di 2 gigawatt e nel Regno Unito con il progetto Erebus da 100 MW, a cui sono stati appena assegnati i diritti di sviluppo esclusivo per la sua area.  Julien Pouget, Direttore Rinnovabili di Total, ha dichiarato: “Questo annuncio dimostra ancora una volta l'ambizione e la volontà del Gruppo di innovare nel campo delle energie rinnovabili. L'eolico offshore galleggiante è un segmento molto promettente in cui Total apporta in particolare la sua vasta esperienza in progetti offshore.   Insieme al nostro partner Qair, disponiamo delle risorse necessarie per affrontare le sfide tecnologiche e finanziarie che determineranno il nostro successo futuro. Sono lieto che Total possa contribuire all'emergere di questo nuovo settore in Francia. "  “Il progetto Eolmed è al centro della strategia della regione Occitanie per lo sviluppo delle energie rinnovabili, attivamente supportato dai partner locali. Dimostra anche l'ambizione di Qair di diventare un attore importante nell'energia eolica offshore galleggiante in Europa.   Unendo le forze con un rinomato partner industriale francese per questo progetto innovativo sviluppato dai nostri team dal 2016, Qair sta rafforzando la sua competenza tecnica per la realizzazione del progetto Eolmed e per i futuri progetti eolici galleggianti ". aggiunge Louis Blanchard, CEO di Qair.  Total, rinnovabili ed elettricità Nell'ambito della sua ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, Total sta costruendo un portafoglio di attività nel settore dell'elettricità, in particolare rinnovabile, che potrebbe rappresentare fino al 40% delle sue vendite entro il 2050. Entro la fine del 2020, la potenza lorda di Total la capacità di generazione mondiale sarà di circa 12 gigawatt, inclusi circa 7 gigawatt di energia rinnovabile. Con l'obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità produttiva da fonti rinnovabili entro il 2025, Total continuerà a espandere la propria attività fino a diventare uno dei leader mondiali nelle energie rinnovabili.Vedi maggiori informazioniFoto: Qair

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https://www.rmix.it/ - Turchia alle Prese con un'Inflazione Vertiginosa: Il Tasso Tocca il 70% ad Aprile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Turchia alle Prese con un'Inflazione Vertiginosa: Il Tasso Tocca il 70% ad Aprile
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Nonostante l'incremento inferiore alle attese, le prospettive di un taglio dei tassi rimangono lontane mentre la Banca Centrale mantiene una politica monetaria restrittiva di Marco ArezioNel cuore economico della Turchia, il fenomeno dell'inflazione sta mostrando segnali inquietanti, con un tasso che ha raggiunto il 70% nel mese di aprile, segnando una delle crisi inflazionistiche più severe degli ultimi anni. Questa escalation dei prezzi al consumo è guidata principalmente dall'aumento dei costi nel settore delle bevande alcoliche, del tabacco e dell'ospitalità, evidenziando la complessità delle sfide economiche che il paese deve affrontare. Nonostante le cifre siano state leggermente inferiori alle previsioni degli analisti, la risposta della Banca Centrale turca suggerisce un percorso cautelativo, con l'indicazione di mantenere una politica monetaria restrittiva a lungo termine. Fattori trainanti dell'inflazione Il forte aumento dell'inflazione può essere attribuito a diversi fattori. Primo tra tutti, l'aumento dei costi di beni e servizi essenziali come bevande alcoliche e tabacco, che spesso vedono un'imposizione fiscale elevata, contribuisce significativamente all'indice dei prezzi al consumo. Inoltre, il settore alberghiero, duramente colpito dalla pandemia di COVID-19, ha visto un rincaro dei prezzi dovuto alla ripresa della domanda post-pandemica e all'aumento dei costi operativi. Reazioni del mercato e delle politiche Nonostante l'inflazione ad aprile sia stata inferiore alle attese, rimane molto elevata, spingendo gli analisti a rimanere cauti sulle future mosse della Banca Centrale della Turchia. La banca ha già indicato nel marzo scorso che manterrà una politica monetaria restrittiva, ossia tassi di interesse alti, finché non si vedrà un calo significativo dell'inflazione mensile. Questo approccio mira a stabilizzare la lira turca e a controllare l'inflazione, ma ha anche effetti sul costo del debito e sull'investimento privato. Prospettive future Gli economisti prevedono che l'inflazione potrebbe iniziare a diminuire nella seconda metà dell'anno, tuttavia rimangono scettici riguardo a una rapida discesa dei tassi. Liam Peach, un economista senior per i mercati emergenti di Capital Economics, esprime riserve sull'ottimismo di una riduzione rapida dell'inflazione, sottolineando che le condizioni economiche globali e interne possono rendere difficile una tale previsione. Implicazioni a lungo termine Le prospettive di lungo termine per l'economia turca rimangono incerte. Sebbene una politica monetaria restrittiva possa temporaneamente frenare l'inflazione, essa potrebbe anche soffocare la crescita economica, rendendo difficile la ripresa completa dall'impatto economico della pandemia. Inoltre, la persistenza di un'inflazione elevata può erodere il potere d'acquisto dei consumatori, influenzando negativamente il consumo e l'investimento domestico. Conclusioni La situazione inflazionistica in Turchia rimane complessa e preoccupante. Con una politica monetaria che si prevede resterà restrittiva nel prossimo futuro, il cammino verso la stabilizzazione e la crescita sostenibile sembra essere ancora lungo e pieno di ostacoli. La gestione di questa situazione richiederà una combinazione di politiche attente e, possibilmente, riforme strutturali che possano affrontare le cause profonde dell'inflazione elevata e ripristinare la fiducia degli investitori e dei consumatori.

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: La Società Constellium Aumenterà il Riciclo dell'Alluminio
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: La Società Constellium Aumenterà il Riciclo dell'Alluminio
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La Società Constellium Aumenterà il Riciclo dell'AlluminioIl riciclo dell'alluminio è un'attività fondamentale nel campo dell'economia circolare, permettendo di rimettere in produzione, in modo continuativo, i prodotti a fine vita. Anche la società francese Constellium, come ci racconta A. Jadoul, ha deciso di incrementare il riciclo dell'alluminio nei suoi siti produttivi.Il gruppo che si occupa di alluminio vuole aumentare le proprie capacità di almeno 60.000 tonnellate all'anno per servire i mercati del packaging e dell'automotive. Constellium vuole aumentare i suoi volumi di riciclaggio dell'alluminio in Europa. Il gruppo francese ha annunciato l'intenzione di aggiungere almeno 60.000 tonnellate all'anno alle sue attuali capacità, che raggiungono circa 560.000 tonnellate in tutto il mondo. Questa produzione sarà destinata ai suoi clienti del settore automobilistico e del packaging. “L'alluminio è l'epicentro di diversi mega trend di sostenibilità nei nostri mercati finali del packaging, automobilistico e dei trasporti. Di conseguenza, i nostri clienti richiedono sempre più prodotti che siano prodotti in modo sostenibile e responsabile. Riteniamo che questo investimento consentirà a Constellium di espandere la sua offerta di prodotti a basse emissioni di carbonio per soddisfare le esigenze dei suoi clienti ", afferma Jean-Marc Germain, CEO del gruppo. Constellium prevede di finalizzare l'ambito e l'ubicazione del progetto entro la fine del 2021, in base agli progetti di ingegneria e dell'ottenimento delle autorizzazioni richieste. La produzione dovrebbe iniziare entro due anni dall'inizio della costruzione. Per ora, la principale unità di riciclaggio delle lattine del gruppo si trova a Neuf-Brisach (Haut-Rhin), in Francia.Un circuito chiuso per lattine Gli esperti ricordano che le lattine di alluminio dei contenitori per le bevande più riciclate, “rinascono all'infinito in un processo 'a circuito chiuso' che le rimette sugli scaffali in 60 giorni” . "Nell'industria automobilistica e dei trasporti, l'alluminio aiuta a far progredire la mobilità verde migliorando il risparmio di carburante, riducendo le emissioni di CO2, aumentando la gamma dei veicoli elettrici e migliorando la sicurezza", aggiungono. E per specificare che l'alluminio è infinitamente e facilmente riciclabile, il 75% di tutto l'alluminio mai prodotto viene utilizzato ancora oggi. Gruppo di lavorazione dell'alluminio presente principalmente nei settori aeronautico, automobilistico e del packaging, Constellium ha realizzato nel 2019 un fatturato di 5,9 miliardi di euro, con una forza lavoro di 13.000 persone e 25 stabilimenti.Categoria: notizie - alluminio - economia circolare - rifiuti - metalli

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https://www.rmix.it/ - Jim Robo CEO di Nextera Racconta al Mercato i Progetti della Società
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Jim Robo CEO di Nextera Racconta al Mercato i Progetti della Società
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Jim Robo, CEO di Nextera, racconta con passione i successi della multinazionale attiva nel mercato dell'energia pulitaJim Robo, il CEO di NEXTera, società americana specializzata nelle energie rinnovabili, ha scritto una lettera agli azionisti, ai clienti e al mercato, in cui traspare tutta la carica e la fede verso il lavoro che l'azienda compie ogni giorno nel campo della produzione di energia pulita, uno sprone al mondo industriale, alla politica e al mercato, verso sfide nuove fatte di sostenibilità economica e reddituale per l'impresa ma anche per il mondo in cui viviamo. Guardare avanti senza rimpianti e rispettare il business sostenibile, i clienti, gli azionisti e i dipendenti.Il 2020 è stato un anno di sconvolgimenti senza precedenti. Abbiamo affrontato una pandemia mondiale associata a gravi problemi economici. Abbiamo assistito a ingiustizie e disordini. Abbiamo sperimentato cambiamenti significativi nel modo in cui lavoriamo e nel modo in cui viviamo. Gli eventi del 2020 hanno inoltre rafforzato l'importanza vitale del lavoro che svolgiamo. La nostra azienda e il nostro settore sono la definizione stessa dell’importanza dell’infrastruttura e del valore dei nostri dipendenti. L'elettricità alimenta il nostro sistema sanitario, consente ai primi soccorritori di aiutare chi ne ha bisogno, consente alle aziende di rimanere aperte o riaprire, facilita l'apprendimento online ed è fondamentale mentre le nostre comunità si riprendono da tutte le sfide che il 2020 ha portato. Quindi, nel mezzo di questi tempi straordinari, rimaniamo più impegnati che mai nella nostra strategia a lungo termine. Questa strategia inizia con una visione: vogliamo essere il più grande e redditizio fornitore di energia pulita al mondo con le migliori competenze e capacità in tutto il mondo. Questa visione è ispirata dai nostri valori: ci impegniamo duramente, facciamo la cosa giusta, trattiamo le persone con rispetto. Questa visione e questi valori ci ispirano ogni giorno. La nostra strategia include anche un focus sull'importanza degli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG) che fanno parte di tutto ciò che facciamo da oltre 25 anni. Siamo appassionati di generare energia pulita e rinnovabile, proteggendo l'ambiente e restituendo alla comunità. Florida Power & Light Company (FPL) e Gulf Power mirano a essere le società di servizi più affidabili e meglio operative nel paese, mentre crescono rapidamente l'energia pulita. NextEra Energy Resources si concentra sulla creazione di una società diversificata di energia pulita con un'enfasi sulla crescita del portafoglio eolico, solare e di stoccaggio leader a livello mondiale. Con tutta l'azienda, stiamo offrendo un valore eccezionale ai nostri clienti, supportando le nostre comunità e responsabilizzando i nostri team, il tutto generando un valore significativo per gli azionisti e facendo del bene all'ambiente. L'investimento di capitale è fondamentale per l'attuazione della nostra strategia. Negli ultimi dieci anni, abbiamo investito quasi 90 miliardi di dollari in infrastrutture per l'energia pulita, rendendoci il più grande investitore di infrastrutture statunitensi nel settore energetico e uno dei maggiori investitori di capitale in qualsiasi settore negli Stati Uniti in questo periodo. Investendo in infrastrutture intelligenti e soluzioni innovative di energia pulita, lo siamo contribuire a costruire un futuro energetico sostenibile che sia accessibile, affidabile e pulito. I nostri investimenti di capitale ci aiuteranno anche a raggiungere l’ obiettivo di ridurre il nostro tasso di emissioni di anidride carbonica (CO2) del 67% entro il 2025 da una previsione del 2005. Riteniamo che nessuna azienda in nessun settore abbia fatto di più per ridurre le emissioni di carbonio e affrontare i cambiamenti climatici di NextEra Energy. La nostra strategia riflette anche la nostra convinzione che un'azienda energetica possa essere pulita e allo stesso tempo a basso costo. I nostri investimenti in FPL si sono tradotti in un valore per il cliente migliore, con fatture tipiche inferiori di circa il 30% alla media nazionale, affidabilità record e un profilo di emissioni di CO2 che è quasi il 30% migliore rispetto alla media nazionale. Sebbene Gulf Power faccia parte della famiglia NextEra Energy solo da gennaio 2019, i nostri investimenti in diversi settori dell'energia pulita hanno contribuito a migliorare il suo profilo di emissioni e il nostro focus strategico ha portato a un miglioramento record del 20% dell'affidabilità e una riduzione del 20% dei costi di O&M per megawattora (MWh) al dettaglio. NextEra Energy Resources è diventato il più grande generatore al mondo di energia rinnovabile dal vento e dal sole, nonché un leader mondiale nello stoccaggio di energia non solo perché i nostri clienti e gli azionisti vogliono emissioni più pulite, ma anche perché lo vedono le energie rinnovabili e lo stoccaggio possono ridurre i loro costi. Investendo in energia pulita e riducendo i costi per i nostri clienti, la nostra strategia ha anche generato vantaggi significativi per gli azionisti, i clienti e l'ambiente. Negli ultimi 15 anni, NextEra Energy ha avuto una progressione record di utili rettificati per azione in costante crescita, con un tasso di crescita annuale composto in questo periodo di quasi l'8,5%. Questi rendimenti costanti hanno portato NextEra Energy a sovraperformare sia l'S & P 500 che il Indici S&P 500 Utilities in termini di rendimento totale per gli azionisti su base uno, tre, cinque, sette e 10 anni. Negli ultimi 15 anni, abbiamo sovraperformato tutte le altre società nell'Indice S&P Utilities e l'85% delle società nell'S & P 500, mentre abbiamo più che triplicato il rendimento totale per gli azionisti di entrambi gli indici. Di conseguenza, siamo passati da una società di medie dimensioni per mercato/capitalizzazione, 15 anni fa, alla più grande società di servizi pubblici del mondo oggi. La nostra strategia viene eseguita dal miglior team del nostro settore, un team che sta costruendo una cultura diversificata e inclusiva. Crediamo che team diversificati forniscano risultati aziendali superiori, in parte perché possono apprezzare meglio le esigenze delle comunità che serviamo, ma soprattutto perché sfidano i vecchi modi di fare le cose e generano soluzioni innovative alle nostre sfide energetiche. Insieme, vediamo un'opportunità senza precedenti per plasmare il modo in cui l'energia viene prodotta e fornita in questo continente. Miriamo a essere all'avanguardia mentre avanziamo verso un'era energetica completamente sostenibile. Intendiamo continuare a rivoluzionare e trasformare il nostro settore e mantenere tutti i nostri impegni verso i nostri azionisti. Viviamo e lavoriamo in mezzo a sfide storiche. Molti di noi hanno vissuto queste sfide in modo molto personale. Tuttavia, credo che la nostra azienda guarderà indietro al 2020 come un anno in cui abbiamo affrontato queste sfide e ne siamo usciti più forti che mai. Credo che saremo in una posizione ancora migliore per aiutare tutti a recuperare e ricostruire.Foto: Nextera

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https://www.rmix.it/ - PlastiCare: La Sezione sui Polimeri Riciclati nel Portale rMIX
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare PlastiCare: La Sezione sui Polimeri Riciclati nel Portale rMIX
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Cercare od offrire polimeri riciclati sul web diventa semplice e veloce con PlastiCare PlastiCare, nato come portale indipendente della plastica riciclata, entra a pieno titolo bel più ampio portale del riciclo rMIX che si occupa di tutti i prodotti e i servizi dell’economia circolare. PlastiCare è quindi la sezione in cui potrai trovare le offerte/richieste relative ai polimeri riciclati, sotto forma di granulo, densificato, macinato, polveri, scarti e rifiuti, in tutti i paesi del mondo, potendo contattare i fornitori e i clienti che la frequentano. Inoltre, ti permette di postare, in modo gratuito o attraverso un abbonamento, i prodotti relativi ai polimeri plastici riciclati, scegliendo la tipologia di polimero, la sua forma e il paese di provenienza, permettendoti di trovare o farti trovare facilmente senza perdere tempo. Puoi iscriverti a PlastiCare, all’interno del portale rMIX, gratuitamente attraverso l’abbonamento rMIX Zero, oppure scegliere uno dei tanti abbonamenti a pagamento che meglio ti rappresentano e che sono funzionali al tuo lavoro. Il portale rMIX e nello specifico la sezione dei polimeri riciclati PlastiCare, ti permettono anche di promuovere la tua azienda o il tuo prodotto o il tuo servizio attraverso: - L’indicizzazione dei posts, con le tue offerte/richieste sempre in prima pagina - L’inserimento dei tuoi posts nella Newsletter settimanale che viene spedita a circa 12.000 aziende del settore della plastica nel mondo, in 4 lingue - La promozione della tua azienda attraverso la Newsletter dedicata solo a te - La creazione del tuo profilo aziendale con foto, testi e links al tuo sito, da inserire nel tuo settore specifico (plastica, carta, vetro, legno, metalli, macchine, RAEE, lavoro conto terzi, consulenza, distribuzione e altri settori dell’economia circolare) - Il posizionamento del tuo banner aziendale nella Home Page del portale e in quello inerente al tuo settore. - La promozione attraverso articoli tecnico-commerciali delle novità della tua azienda. Se disideri maggiori informazioni contatta la redazione o vai sul sito del portale: www.rmix.it

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https://www.rmix.it/ - Il Granulo di  ABS Riciclato Italiano Conquista il Brasile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Granulo di ABS Riciclato Italiano Conquista il Brasile
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Il Granulo di ABS Riciclato Italiano Conquista il BrasileLa maestria della produzione dei tecnopolimeri riciclati Italiani si è sposata con l’attività di produzione Brasiliana di articoli tecnici che, fino a poco tempo fa, erano stampati esclusivamente con materie prime vergini.La conquista del mercato Brasiliano dell’ABS Italiano è partita dall’incarico ricevuto dalla società di consulenza Arezio Marco nella ricerca e selezione di produttori di polimeri tecnici riciclati, che potessero garantire performaces di produzione e qualità tecniche ed estetiche sui prodotti finiti, al pari di un prodotto realizzato in polimero vergine. La società di consulenza sui polimeri riciclati Arezio Marco, ha svolto un compito di selezione dei produttori e di verifica della qualità, attraverso la raccolta di informazioni sulle fonti di approvvigionamento degli scarti post industriali e sui sistemi produttivi del granulo. Ha seguito l’iter di approvazione del prodotto in ABS scelto, sotto forma di granulo, che è transitato attraverso analisi preliminari fisiche e chimiche, campionatura di piccolo taglio per tests di stampaggio in laboratorio e, successivamente, una campionatura industriale adatta alla produzione di una serie di campioni di prodotto finito da inviare ai tests di laboratorio. Oltra alle caratteristiche meccaniche provate, si sono verificate le caratteristiche di finitura del prodotto, con l’analisi della qualità delle superfici, del colore e del grado di lucentezza richiesta. Inoltre si è testato il grado di odore che un polimero riciclato, post industriale, potesse emettere. I tests hanno dato esito positivo, catalogando il granulo in ABS riciclato da scarti post industriali idoneo per qualità in fase di produzione e sul prodotto finale, potendo quindi essere autorizzato alla produzione in linea. Il polimero riciclato Italiano, quindi, ha iniziato a varcare le frontiere Brasiliane permettendo il consolidamento industriale tra l’Italia e il Brasile, favorendo la circolarità dell’economia e la riduzione degli scarti nell’ambiente.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - ABS Vedi maggiori informazioni sulle tecniche di vendita

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https://www.rmix.it/ - Il Manuale del PVC Riciclato: Selezione, Produzione e Trasformazione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Manuale del PVC Riciclato: Selezione, Produzione e Trasformazione
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Guida professionale alla qualificazione, formulazione e trasformazione del PVC riciclatodi Marco Arezio. Dicembre 25Il PVC riciclato rappresenta oggi una delle sfide tecniche più complesse e, al tempo stesso, una delle opportunità industriali più sottovalutate nel panorama dei polimeri riciclati. A differenza di altri materiali termoplastici, il cloruro di polivinile non può essere interpretato come una semplice resina rigenerata, ma come un sistema formulativo stratificato, nel quale la storia del materiale, gli additivi legacy, i cicli termici subiti e le condizioni di trasformazione concorrono in modo determinante al comportamento finale. Questo manuale nasce dalla necessità concreta di colmare il divario tra teoria del riciclo e pratica industriale quotidiana. Non è un testo divulgativo né un compendio accademico, ma uno strumento operativo pensato per chi lavora realmente con il PVC riciclato e deve garantire continuità produttiva, qualità del prodotto finito e sostenibilità economica del processo. Nel contesto attuale, il PVC riciclato non può più essere trattato come una materia prima “secondaria” destinata a impieghi marginali. L’evoluzione delle tecnologie di selezione, compounding ed estrusione ha dimostrato che il PVC riciclato, se correttamente interpretato e governato, può raggiungere livelli di affidabilità compatibili con applicazioni tecniche strutturate. Tuttavia, questa possibilità non è automatica: richiede competenza tecnica, metodo e capacità di lettura del materiale. Il valore di questo manuale risiede proprio nella sua impostazione: il PVC riciclato viene affrontato come materia industriale governabile, non come variabile instabile da subire. Ogni capitolo accompagna il lettore lungo l’intera filiera, dalla provenienza degli scarti alla qualificazione del materiale, dalle formulazioni sostenibili alla trasformazione, fino all’analisi sistematica dei difetti e alla loro interpretazione tecnica. Il difetto non è mai trattato come evento casuale, ma come segnale di uno squilibrio che può essere letto, compreso e corretto. Particolare attenzione è dedicata al tema della stabilità produttiva, vero discrimine tra l’uso occasionale del PVC riciclato e il suo impiego strutturale. Il manuale chiarisce perché il PVC riciclato non debba “imitare” il vergine, ma essere progettato secondo logiche proprie, basate su finestre di processo realistiche, formulazioni coerenti e controlli mirati. In questo senso, il testo si propone come strumento di riduzione del rischio industriale: meno improvvisazione, meno tentativi correttivi tardivi, più decisioni tecniche consapevoli. Dal punto di vista commerciale, il manuale fornisce una chiave di lettura fondamentale: vengono analizzati i fattori che incidono sul costo reale del materiale – scarti, fermi macchina, instabilità di processo, contestazioni – e viene dimostrato come un PVC riciclato qualificato, anche a un prezzo unitario superiore, possa risultare più competitivo nel medio-lungo periodo. Questo approccio rende il testo particolarmente utile non solo ai tecnici, ma anche a chi deve prendere decisioni strategiche di approvvigionamento. Il manuale affronta inoltre il mercato internazionale del PVC riciclato, con un focus specifico sul contesto europeo, analizzando le differenze tra i principali Paesi, le aspettative qualitative, le dinamiche di prezzo e l’impatto della normativa. Il PVC riciclato viene così collocato all’interno di una visione industriale ampia, nella quale sostenibilità, continuità produttiva e competitività non sono obiettivi contrapposti, ma elementi interdipendenti. Un altro punto di forza dell’opera è l’approccio non ideologico alla sostenibilità. Il PVC riciclato non viene presentato come soluzione “etica” a prescindere, ma come scelta industriale che deve dimostrare la propria efficacia. La sostenibilità viene letta come equilibrio tra prestazioni, durata del prodotto, efficienza del processo e conformità normativa. In questa prospettiva, il contenuto riciclato non è un fine in sé, ma una variabile progettuale da gestire con responsabilità. Questo manuale si rivolge a un pubblico professionale esigente: riciclatori, trasformatori, tecnologi di processo, responsabili qualità, direttori tecnici e imprenditori che vogliono utilizzare il PVC riciclato in modo stabile, prevedibile e industrialmente maturo. Non offre scorciatoie né soluzioni universali, ma costruisce una base di conoscenza solida su cui prendere decisioni operative fondate. In un settore in cui il PVC riciclato è spesso oggetto di semplificazioni o aspettative irrealistiche, questo testo si propone come strumento di chiarezza. Chiarezza sui limiti del materiale, sulle sue reali potenzialità e sulle condizioni necessarie per trasformarlo in una risorsa industriale affidabile. È un manuale pensato per chi non cerca slogan, ma risultati ripetibili.ACQUISTA IL MANUALE

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https://www.rmix.it/ - TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill Gates
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare TerraPower e il Reattore Natrium: La Rivoluzione Nucleare di Bill Gates
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Una nuova era nell'energia sostenibile: Il progetto innovativo di TerraPower promette di trasformare l'industria nucleare con tecnologie avanzate e sicurezza intrinsecadi Marco ArezioNel panorama delle innovazioni energetiche, TerraPower si distingue come una delle aziende più all'avanguardia. Fondata nel 2006 da Bill Gates e Nathan Myhrvold, TerraPower si è posta l'ambizioso obiettivo di fornire soluzioni energetiche sostenibili, sicure e a basso costo attraverso lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate.Tra i progetti più promettenti dell'azienda spicca il reattore Natrium, una tecnologia che promette di rivoluzionare il settore nucleare e di dare un significativo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico. Un Nuovo Tipo di Reattore Il reattore Natrium rappresenta un salto evolutivo rispetto ai reattori nucleari tradizionali. Combinando un reattore a metallo liquido con un innovativo sistema di accumulo di energia basato su sali fusi, Natrium offre una flessibilità operativa senza precedenti e una perfetta integrazione con le fonti di energia rinnovabile. Il cuore del reattore è il refrigerante a metallo liquido, specificamente sodio. A differenza dell'acqua, comunemente utilizzata nei reattori tradizionali, il sodio ha una capacità termica superiore e non richiede pressioni elevate per rimanere liquido. Questo riduce significativamente il rischio di incidenti, aumentando la sicurezza operativa. Il sistema di accumulo di energia con sali fusi è un'altra innovazione cruciale. Questo sistema consente di immagazzinare l'energia in eccesso prodotta durante le ore di bassa domanda, per poi rilasciarla durante i picchi di consumo. Ciò migliora l'integrazione del reattore con le energie rinnovabili, che sono notoriamente intermittenti, come il solare e l'eolico. Vantaggi e Sicurezza Il reattore Natrium non è solo efficiente, ma anche estremamente sicuro. Il suo design incorpora numerosi sistemi di sicurezza passiva, che non richiedono interventi umani o alimentazione elettrica esterna per attivarsi. Ad esempio, in caso di emergenza, il reattore può spegnersi autonomamente grazie alla proprietà del sodio di espandersi e rallentare la reazione nucleare. Inoltre, Natrium promette di essere una soluzione energetica a basso costo. La capacità di accumulo di energia consente un utilizzo più efficiente della produzione, riducendo gli sprechi. Il reattore contribuirà significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2, rappresentando un importante passo avanti nella lotta contro il cambiamento climatico. La Costruzione del Primo Reattore Natrium Il primo reattore Natrium sarà costruito a Kemmerer, nel Wyoming. Questa località è stata scelta per la sua vicinanza a infrastrutture energetiche esistenti e per il supporto della comunità locale. Il progetto prevede un investimento di circa 4 miliardi di dollari, di cui metà finanziati dal governo federale degli Stati Uniti attraverso il programma Advanced Reactor Demonstration Program (ARDP). Il processo di costruzione si articolerà in diverse fasi. Inizialmente, saranno effettuati studi dettagliati e ottenuti i permessi necessari dalle autorità regolatorie partirà la costruzione vera e propria, che includerà la preparazione del sito, l'installazione delle strutture di supporto e la costruzione del reattore. Infine, il reattore sarà sottoposto a rigorosi test per garantire la sicurezza e l'efficienza operativa prima di entrare in funzione. Un Futuro Energetico Sostenibile Il successo del reattore Natrium potrebbe rappresentare una svolta epocale per l'industria nucleare. Se dimostrerà di essere efficace e sicuro, aprirà la strada a una nuova generazione di reattori nucleari avanzati, contribuendo alla sostenibilità energetica globale. TerraPower non sta lavorando da sola su questo progetto. L'azienda collabora con numerose altre imprese e istituzioni internazionali, tra cui GE Hitachi Nuclear Energy, che fornisce competenze tecniche e ingegneristiche. Inoltre, TerraPower sta esplorando collaborazioni con altri paesi interessati a sviluppare tecnologie nucleari avanzate, contribuendo così alla diffusione globale di questa innovazione. Conclusione Il progetto Natrium rappresenta una delle iniziative più ambiziose e innovative nel campo dell'energia nucleare. Sotto la guida visionaria di Bill Gates, TerraPower sta lavorando per realizzare un futuro in cui l'energia nucleare possa giocare un ruolo chiave nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. La costruzione del nuovo reattore Natrium non è solo un passo avanti per l'azienda, ma un potenziale balzo in avanti per l'intera umanità nella lotta contro il cambiamento climatico e nella ricerca di fonti di energia sostenibili e sicure.

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https://www.rmix.it/ - Acquisizione della Società Spagnola Iber Resinas
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Acquisizione della Società Spagnola Iber Resinas
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L’azienda è specializzata nel riciclo meccanico delle plastiche da post consumo e post industriali e nella produzione di granuli e macinatiContinuano le operazioni di acquisizioni sul mercato Europeo da parte dei grandi gruppi industriali attivi nel settore della plastica, che spingono per rilevare riciclatori e produttori di resine circolari al fine di aumentare la loro offerta di prodotti green sul mercato. Iber Resinas è un’azienda con sede a Valencia (Spagna) che si occupa del riciclo del polipropilene, del polietilene e del polistirolo, derivanti dalla raccolta differenziata o dai rifiuti di produzione industriale. trasformandoli in macinati o granuli per la produzione di nuovi prodotti plastici.L’azienda ha un mercato consolidato nella vendita di polimeri riciclati che interessano il settore dell’automotive, quello edilizio e del settore degli imballaggi. L’acquirente che ha chiuso l’operazione è la multinazionale TotalEnergies, che continua la sua diversificazione del business, oltre che nel settore dell’energia rinnovabile, anche in quello delle plastiche riciclate. Lo scopo di questa acquisizione per TotalEnergies è quello di aumentare la sua produzione di polimeri circolari in Europa, l’ampliamento della sua gamma di prodotti riciclati e il miglioramento del suo accesso alle materie prime, attraverso la rete di fornitori di Iber Resinas. Dal lato opposto, Iber Resinas sfrutterà le sinergie con TotalEnergies per sviluppare prodotti di qualità e beneficerà della capacità della società di accelerare la propria crescita. "Questa acquisizione è un ulteriore passo verso il raggiungimento della nostra ambizione di aumentare la quota di polimeri circolari nella nostra produzione di plastica al 30% entro il 2030", ha dichiarato Nathalie Brunelle, Senior Vice President Polymers, Refining & Chemicals, presso TotalEnergies. "Siamo lieti di dare il benvenuto ai team di Iber Resinas e unire il loro know-how di riciclaggio con l'esperienza dei polimeri di TotalEnergies". “Entrare a far parte di TotalEnergies è una grande soddisfazione, ma anche un'opportunità per rafforzare e sviluppare Iber Resinas. Ci consentirà di costruire insieme il nostro lavoro, le nostre conoscenze e lo sviluppo in Spagna e nell'UE, nel settore del riciclaggio dei polimeri, e di affrontare le nuove sfide e le richieste dei nostri clienti ", hanno affermato Santiago Sanz e Borja Sanz, proprietari e amministratori delegati di Iber Resinas .Info: TotalEnergy

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