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https://www.rmix.it/ - Poltrona d’artista fatta con rifiuti riciclati: quando l’arte diventa denuncia ambientale
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Poltrona d’artista fatta con rifiuti riciclati: quando l’arte diventa denuncia ambientale
Slow Life

Un’opera potente e provocatoria trasforma materiali di scarto in un simbolo del nostro tempo, tra consumismo, spreco e possibilità di rinascita sostenibileNel silenzio di una sala espositiva dai toni neutri, su un piedistallo bianco risalta una poltrona imponente e inaspettata. Non è rivestita in velluto, né intagliata nel legno pregiato: è un mosaico caotico e affascinante di rifiuti. Sacchetti di plastica compressi, bottiglie schiacciate, involucri colorati, residui di tessuti, corde, frammenti di oggetti domestici. Ogni elemento, apparentemente senza valore, si unisce agli altri per dar vita a un oggetto familiare e insieme disturbante. L’opera colpisce non solo per l’impatto visivo, ma per il contrasto che evoca: una poltrona – simbolo di comodità, di potere borghese, di quiete – costruita con ciò che normalmente rifiutiamo, ignoriamo, gettiamo. È proprio in questa dicotomia che si nasconde il messaggio dell’artista: ciò che scartiamo racconta chi siamo. L’intento è provocatorio, ma non privo di poesia. La scelta dei materiali, puramente derivanti da scarti, non è casuale. Ogni oggetto conserva una storia: una bottiglia dimenticata in un parco, un sacchetto portato dal vento in una discarica, un imballaggio caduto da una borsa della spesa. Sono frammenti del nostro tempo, reliquie del consumo quotidiano, elementi di una civiltà che si fonda su eccesso e oblio. L’artista costruisce così un monumento all’invisibile, a ciò che non vogliamo vedere. La poltrona non è più solo un oggetto: diventa messaggio, denuncia, invito alla riflessione. In un mondo dove la plastica impiega secoli a degradarsi, questa opera ci ricorda che nulla scompare davvero. E che forse, nel rifiuto, c’è più verità che nel comfort.ACQUISTA IL LIBRO È un’opera che parla al presente, ma interroga il futuro: possiamo davvero continuare a vivere circondati da ciò che neghiamo? O siamo pronti a dare nuova forma – e nuovo senso – a quello che buttiamo?Per acquistare l'opera su formato cartoncino 21x30 o 30x40 cm. contattare il portale rMIX: info@rmix.it inserendo il codice: ECMI48. NON DISPONIBILE© Riproduzione Vietata#marcoarezio #artedelriciclo

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https://www.rmix.it/ - L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 2: Sussurri nella neve
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 2: Sussurri nella neve
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L’enigma della casa abbandonata di FoppoloGiugno 2024di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Sussurri nella neve. Capitolo n° 2 Le prime luci dell’alba trovarono Marco Anselmi ancora sveglio, nella stanza 204 dell’Albergo Bernardi a Foppolo. Aveva trascorso una notte agitata, tormentato dal ricordo di quella casa sinistra e, soprattutto, da ciò che la sua fotocamera aveva immortalato. Per quanto cercasse di convincersi che si trattasse di un’illusione ottica, di un semplice gioco di luci e ombre, non poteva ignorare la sensazione che qualcosa, o qualcuno, lo avesse davvero osservato dal piano superiore. La luce lattiginosa del mattino, fioca e intrisa di riflessi azzurrognoli, penetrava con fatica attraverso la finestra velata di brina. Lo scricchiolio dei tubi del riscaldamento si mescolava al lamento lieve del vento, dando all’intero albergo un’aria di sospensione. Marco si preparò in silenzio, infilando i pochi abiti che aveva portato con sé. Decise di dare un’occhiata alla fotografia sullo schermo della fotocamera un’ultima volta, quasi sperando di scoprire un dettaglio che potesse rassicurarlo. Ma la sagoma c’era ancora: confusa, scura, in cima alle scale. Non poteva negare l’evidenza. Con un brivido, staccò lo sguardo e nascose la fotocamera nella tasca interna del giaccone. All’uscita dall’albergo, la neve candida avvolgeva ogni cosa, come un manto silenzioso che tentava invano di ricoprire i segreti e le paure del piccolo paese. Marco respirò a pieni polmoni, nonostante l’aria pungente sembrasse tagliargli la gola. Era deciso a tornare al Cervo Nero prima che fosse pienamente giorno, sperando di trovare Gianni libero da occhi indiscreti, per scambiare con lui qualche parola in più sulla casa abbandonata e su quell’apparizione....ACQUISTA IL LIBRO

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https://www.rmix.it/ - Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’ che spegne odio e violenza. Capitolo 15 – L’eco del porto
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’ che spegne odio e violenza. Capitolo 15 – L’eco del porto
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Un team di scienziati giapponesi annuncia la molecola LYL 8, capace di inibire gli impulsi negativi dell’amigdala; mercati finanziari, governi e bioeticisti si interrogano sull’impatto di una società senza colleraLuglio 2025di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. Osaka svela LYL 8: la prima ‘pillola anti rabbia’. Capitolo 15 – L’eco del porto Amburgo, 4 giugno – ore 04:38 All’alba, il vento del Mare del Nord scendeva gelido tra le lamiere dei moli, graffiando le superfici arrugginite come una carta vetrata. L’aria odorava di sale, di alghe sbriciolate dalle onde, di nafta e grasso da rimorchiatore. L’orizzonte era un confine lattiginoso tra acciaio e nuvole: le gru del Terminal Burchardkai – mostri d’acciaio dalle zampe altissime, ingranaggi color ruggine e vernice scrostata – si stagliavano contro il cielo plumbeo, nere e immobili, come verricelli giganti che avessero imprigionato la notte stessa dentro i loro bracci. Sembravano vertebre di un Leviatano addormentato, e nel primo chiarore del giorno la loro immobilità incuteva rispetto, quasi soggezione. Sopra il ponte superiore del pattugliatore “Helgoland”, l’aria era ancora più tagliente. Gli spruzzi del mare si posavano sugli oblò e lasciavano aloni biancastri; la lamiera era bagnata e scivolosa, il vento faceva sbattere contro le sartie pezzi di plastica e funi sfilacciate, un sottofondo inquieto che si mescolava al clangore ritmico delle bandiere portuali. L’ispettore Rika Ogata, occhi stretti per la luce dell’aurora e il freddo, stava serrando il velcro dei guanti tattici, dita che tremavano solo per il gelo. La sua figura era tesa e determinata, il viso segnato da una lunga notte passata a pianificare ogni singolo movimento. Accanto a lei, Jonas Heller – agente BKA, statura imponente e capelli biondi che sfidavano la brezza artica – ripassava con voce bassa e concentrata l’ordine d’operazione. — «Obiettivo: Freeport. Ingresso dalla dogana 53A. Priorità assoluta su ogni movimento di container intestati a holding maltesi.» Le parole scivolavano nel vento, subito disperse ma registrate nei microfoni del team, nascosti sotto le divise. Il porto era ancora mezzo addormentato: qualche faro giallo tremolava sui container impilati, i carrelli elevatori si muovevano lenti, lasciando tracce umide sul cemento scuro. Ogni tanto il clacson di un camion rompeva il silenzio; i gabbiani gridavano, frugando fra i rifiuti trascinati dalla marea. Nella sala comandi, i monitor mostravano la mappa elettronica della zona franca: strade numerate, quadrati verdi e rossi, ogni deposito connesso a una rete di società di comodo che si perdevano nel labirinto delle Isole del Canale e dei paradisi fiscali. Il nome saltato fuori dall’interrogatorio di Ligeti rimbombava ancora nei pensieri di Ogata: Maelstrom. Era stato sussurrato con uno scherno gelido, gli occhi di Ligeti arrossati e vitrei dal sedativo antirabbia. Nemmeno con la volontà spezzata dal farmaco aveva accettato di descriverlo, anzi. Aveva solo lasciato un ghigno amaro e una frase che si confondeva col rumore del condotto di areazione: — «Non lo prenderete mai in superficie.»...Acquista il libro© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Treni a Vapore Turistici Messi in Crisi dalla Mancanza del Carbone
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Treni a Vapore Turistici Messi in Crisi dalla Mancanza del Carbone
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Treni a Vapore Turistici Messi in Crisi dalla Mancanza del Carbonedi Marco ArezioChe fine faranno i treni a vapore tenuti in funzione da appassionati, su linee secondarie che attirano ogni anno milioni di turisti?E’ una domanda alla quale facciamo fatica a dare una risposta, in quanto la crisi energetica innescata dalla guerra tra l’Ucraina e la Russia e il successivo embargo da parte dell’Unione Europea al carbone Russo, ha messo in seria difficoltà la circolazione dei treni a vapore. La progressiva chiusura negli anni delle miniere Europee di carbone, dettata dalla necessità di ridurre l’impatto climatico di questa fonte fossile, ha creato una dipendenza verso quei paesi che continuano a produrlo come la Russia. Oggi le ferrovie storiche hanno delle scorte di carbone molto basse e la difficoltà di reperire la nuova materia prima, in altri paesi, è dettata sia dalla carente disponibilità sul mercato, a causa sia  della forte domanda internazionale di energia, sia perché la qualità del carbone che serve per far circolare i treni deve essere tale da poter sviluppare un potere calorifico specifico. Non pensiamo che le linee ferroviarie storiche siano poca cosa nell’economia del turismo, in quanto solo in Gran Bretagna esistono circa 150 compagnie storiche che fanno viaggiare i loro treni per circa 900 Km., contribuendo all’industria del turismo e al mantenimento di molti posti di lavoro. Per venire incontro alla carenza di carbone e per salvare le ferrovie storiche si stanno provando combustibili alternativi che hanno un impatto ambientale ridotto. Questi nuovi combustibili sono stati sviluppati da miscele di antracite, polvere di carbone e melassa, quest'ultima funge da legante, creando così i presupposti per eseguire dei tests di combustione e di trazione. I risultati iniziali sono stati incoraggianti, sebbene siano ancora necessari tests per valutare l'impatto di tali combustibili sulle parti vulnerabili delle locomotive, come i focolari e i tubi delle caldaie. Foto: WP.F.

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