Nel dodicesimo capitolo, Elena è tornata alla sua routine pavese, ma la tranquillità della città nasconde una tempesta interiore che non accenna a placarsi. Mentre la sera cala e il tramonto colora la città di una luce malinconica, la protagonista si trova sospesa tra il desiderio di normalità e la sensazione che qualcosa di enorme e oscuro stia per travolgere la sua vita. Il confronto telefonico con Matteo le regala conforto, ma non basta a dissipare i suoi dubbi: può davvero confidarsi? Ha il diritto di coinvolgere chi ama nei misteri che la circondano?
Intanto, le notizie al telegiornale parlano di una crisi senza precedenti nel sistema psichiatrico italiano, segnalando una crescita improvvisa e inquietante dei casi di internamento. Una telefonata inattesa cambia improvvisamente il corso delle sue giornate: Elena viene richiamata d’urgenza in ospedale, proprio nel momento in cui stava meditando una scelta che avrebbe potuto cambiare tutto. Divisa tra senso del dovere e bisogno di risposte, la protagonista si rende conto che il confine tra il reale e l’inspiegabile è sempre più sottile. In una notte insonne, tra sogni di fuga e paura dell’ignoto, Elena capisce che la sua ricerca non è affatto finita—e che la scelta che l’attende è forse la più difficile della sua vita.
Tra tramonti silenziosi, crisi nazionali e il richiamo di un mondo parallelo, Elena si trova davanti alla scelta più difficile della sua vita, sospesa tra dovere, verità e la paura di attraversare il confine dell’ignoto
Luglio 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 12: Ombre su Pavia
Quella sera, il cielo di Pavia si accendeva di una luce radente e morbida, il tramonto scioglieva bagliori dorati sulle tegole, sugli stucchi e sui cornicioni delle vecchie case, e la città sembrava avvolta in un velo di quiete malinconica. Elena, con movimenti calmi, stava bagnando i fiori sul suo piccolo balcone affacciato verso il Ticino, tra gerani rossi e violette che assorbivano avidamente la frescura della sera. L’odore della terra bagnata si mescolava a quello delle foglie, mentre la brezza leggera accarezzava le tende di lino, gonfiandole dolcemente verso l’interno della stanza illuminata da una luce tenue. Sentiva la vita del quartiere scorrere in sottofondo: le voci ovattate dei vicini, lo scalpiccio dei passi per strada, qualche risata lontana. Era il rumore quotidiano che dava sicurezza, eppure quella sera tutto le sembrava distante, come se tra lei e il resto del mondo si fosse steso uno strato di vetro.
Il trillo del telefono ruppe il silenzio, vibrando nell’aria sospesa della sera.
Sul display comparve il nome di Matteo, e senza accorgersene Elena sorrise, un sorriso lieve e un po’ malinconico che le illuminò il volto. Prese il telefono e si appoggiò alla ringhiera, lasciando scivolare lo sguardo oltre il parapetto, dove il sole si tuffava lento dietro le sagome bluastre delle colline lontane.«Ciao, Elena… Sei già diventata cittadina modello o stai ancora pensando alle nostre montagne?» La voce di Matteo, piena della solita ironia affettuosa, le arrivò all’orecchio come un abbraccio, portandole dietro l’eco dei giorni passati insieme.
Elena abbassò gli occhi, trattenendo il sorriso. «In realtà mi sembra di aver lasciato metà di me lassù. Mi mancano le vette… mi manchi tu,» disse con voce più bassa e sincera di quanto avrebbe voluto ammettere. Sentì subito il cuore accelerare per quell’ammissione improvvisa....
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