Interzum: la fiera mondiale che anticipa le tendenze dell’industria del mobile, dei materiali e del designScopri cosa rende unica Interzum rispetto alle altre grandi fiere del settore, perché è fondamentale per chi produce, progetta o innova nell’arredamento e nell’interior designdi Marco ArezioNel mondo del mobile, delle superfici e dei componenti per l’arredamento, poche manifestazioni riescono a racchiudere la complessità, la visione internazionale e la spinta innovativa di Interzum. Entrare nei suoi padiglioni è come percorrere un laboratorio a cielo aperto: qui convergono materiali, soluzioni, tecnologie e idee che determinano la direzione dell’intero settore, anticipando i trend che vedremo nelle case, negli uffici e negli spazi pubblici di domani. Interzum, che si svolge a cadenza biennale nel centro espositivo Koelnmesse di Colonia, in Germania, si rivolge a una platea che spazia dai produttori di materie prime alle grandi aziende del mobile, dai designer agli architetti, passando per i buyer e le startup più dinamiche. La fiera abbraccia tre grandi mondi che spesso si intrecciano: la ricerca sui materiali e sulle superfici, l’evoluzione dei componenti funzionali, le nuove frontiere del tessile e dell’imbottito. Ogni edizione si trasforma così in una mappa delle possibilità: superfici antibatteriche, laminati eco-compatibili, sistemi intelligenti di illuminazione, cerniere invisibili, tessuti tecnici ricavati da riciclo, schiume performanti, finiture bio-based. Non si tratta solo di vedere nuovi prodotti, ma di cogliere il senso di una filiera che cambia pelle, spinta dall’esigenza di coniugare sostenibilità, estetica e performance. Perché esporre: visibilità, business e contaminazione internazionale Esporre a Interzum significa entrare in un contesto dove innovazione e creatività sono le vere monete di scambio. Qui si incontrano i grandi player globali, ma anche le piccole aziende di nicchia che spesso lanciano le idee più sorprendenti. Chi sceglie di partecipare come espositore sa che ogni contatto può tradursi in collaborazioni internazionali, accesso a nuovi mercati e possibilità di confrontarsi con le esigenze reali di una platea trasversale, che va dal mondo contract al residenziale, fino alle soluzioni per la mobilità e l’ospitalità. Interzum è una piattaforma che valorizza l’identità di ogni brand: la possibilità di mostrare nuovi materiali, brevetti, tecnologie e collezioni trova qui un palcoscenico globale, dove l’attenzione di visitatori e media si concentra sulle idee più fresche e disruptive. La contaminazione tra aziende di settori diversi – dal tessile tecnico al legno, dai polimeri ai sistemi elettronici – permette di superare i confini tradizionali e favorisce lo sviluppo di partnership trasversali e innovazioni di prodotto. Perché visitare: formazione, ispirazione e visione sul futuro Per chi visita Interzum, l’esperienza è un’immersione totale nelle tendenze che ridisegnano l’abitare. Non è raro vedere designer che tracciano schizzi davanti a un nuovo materiale, responsabili acquisti che programmano partnership strategiche, architetti che cercano ispirazione tra tecnologie smart e finiture sensoriali. La fiera, più che una semplice esposizione, diventa un luogo di formazione continua: workshop, aree tematiche e installazioni sperimentali stimolano la riflessione e il confronto. Partecipare come visitatori significa poter toccare con mano materiali, soluzioni, prototipi e tecnologie che spesso saranno disponibili sul mercato solo dopo mesi. Interzum è un acceleratore di conoscenza e di tendenze: chi vuole essere aggiornato e mantenere un vantaggio competitivo non può ignorare l’appuntamento. Interzum e le altre grandi fiere del settore: analogie, differenze e unicità Ma cosa rende Interzum davvero diversa rispetto ad altre fiere di riferimento a livello globale, come il Salone del Mobile di Milano, SICAM a Pordenone, Ligna ad Hannover o la spagnola FIMMA-Maderalia a Valencia? La forza di Interzum sta nell’essere il cuore della subfornitura e dell’innovazione di processo. Se il Salone di Milano è la vetrina mondiale del prodotto finito e del design, Interzum ne rappresenta la fucina nascosta: qui nascono le soluzioni che designer e brand mostreranno un anno dopo al grande pubblico. SICAM, molto apprezzata per l’accessibilità e il focus sul business immediato, resta più raccolta e specializzata, mentre Interzum ha un respiro globale e una vocazione alla ricerca trasversale. Ligna invece punta principalmente sulle tecnologie per la lavorazione del legno e le macchine industriali, e FIMMA-Maderalia si concentra soprattutto sul mercato iberico e sulle lavorazioni dei materiali lignei, pur avendo una presenza internazionale. Interzum si distingue per l’ampiezza della visione, la presenza di tendenze trasversali (dal green building ai materiali smart), l’internazionalità degli espositori e dei visitatori, la capacità di fare scouting di novità che spesso anticipano le scelte di mercato. In poche altre fiere si percepisce così chiaramente l’accelerazione verso la sostenibilità e la circolarità, temi che emergono ovunque: dai biopolimeri ai rivestimenti eco-compatibili, dai sistemi per il risparmio energetico ai processi di riciclo avanzato. Conclusione: Interzum come esperienza e laboratorio del futuro In conclusione, Interzum non è solo una fiera, ma un’esperienza che ridisegna i confini di ciò che sarà possibile realizzare nel mondo del mobile, delle superfici, del tessile e dei componenti. È il luogo dove la filiera si confronta, innova, si reinventa e costruisce le basi del futuro abitare, tra design, funzione e responsabilità ambientale. Parteciparvi, da visitatore o da espositore, significa decidere di non essere spettatori, ma protagonisti dell’evoluzione di un settore che oggi più che mai deve saper rispondere alle sfide del mondo reale. © Riproduzione Vietata
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CDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCassa Depositi e Prestiti, il braccio operativo e finanziario dello stato Italiano, ha deciso di investire nella nuova società chiamata GreenIT con un socio di grande esperienza nel mondo dell’energia come ENI.Il focus della nuova società è produrre energia pulita attraverso il settore eolico e solare per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili, attraverso un investimento di 800 milioni di euro nei prossimi 5 anni, creando un target di capacità installata di 1.000 MW. Secondo le informazioni di Eni, la società con CDP Equity hanno costituito GreenIT, una nuova joint venture per lo sviluppo, la costruzione e la gestione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia. GreenIT, partecipata al 51% da Eni e al 49% da CDP Equity, ha la finalità di produrre energia principalmente da impianti fotovoltaici ed eolici con l’obiettivo di raggiungere una capacità installata al 2025 di circa 1.000 MW, con investimenti cumulati nel quinquennio per oltre € 800 milioni. Le risorse saranno utilizzate su vari filoni di intervento che includono lo sviluppo e la costruzione di impianti greenfield, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Gruppo CDP e della Pubblica Amministrazione, il repowering di impianti a fine vita utile e la costruzione di progetti autorizzati. La costituzione di GreenIT rientra nella strategia volta a supportare la transizione energetica del Paese, aumentando la produzione di energia rinnovabile, in coerenza con gli obiettivi prefissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. L’Amministratore Delegato di CDP Equity e Chief Investment Officer di CDP, Pierpaolo Di Stefano, ha commentato: “La nascita di GreenIT è la realizzazione di un ulteriore progetto previsto dal Piano Industriale di Cassa Depositi e Prestiti per favorire la transizione energetica e contrastare i cambiamenti climatici, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La collaborazione con Eni consentirà di lavorare - in un’ottica di sistema - allo sviluppo di progetti con impatti positivi sui territori per la produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di costruire un modello sempre più orientato alla sostenibilità e supportare il Paese nel conseguire i target definiti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.” Giuseppe Ricci, Direttore Generale di Energy Evolution di Eni, ha dichiarato: “Questa nuova joint venture si inserisce nella strategia di Eni per la transizione energetica e contribuisce all’accelerazione del nostro percorso di trasformazione verso l'energia verde e le rinnovabili. In quest’ottica, grazie alla partnership con Cassa Depositi e Prestiti, il nostro impegno nella decarbonizzazione diventa sempre più concreto: per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è essenziale fare sistema a livello Paese e mettere a fattor comune possibilità di investimento e know how”. Eni e CDP Equity sono parti correlate. Entrambe le società hanno applicato la propria procedura interna in materia. Chi è ENI?Eni è una società energetica presente in 66 paesi nel mondo che impiega circa 32.000 persone. L'azienda opera nell'esplorazione, sviluppo e produzione di petrolio e gas, refining&marketing, trading and shipping, chimica, energie rinnovabili e soluzioni innovative nell'economia circolare. La mission di Eni si ispira all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e questi valori si riflettono nel suo modello di business, a sua volta basato su tre pilastri di lungo termine: carbon neutrality, eccellenza operativa e creazione di alleanze per lo sviluppo locale. La decarbonizzazione è parte integrante della strategia e degli obiettivi della società che si pone come leader nella transizione energetica con l’obiettivo di raggiungere Zero emissioni nette al 2050. Chi è CDP Equity?CDP Equity è una holding di partecipazioni del Gruppo Cassa depositi e prestiti, che ha l’obiettivo di investire capitale di rischio in aziende di rilevante interesse nazionale e in società in equilibrio economico, finanziario e patrimoniale, con adeguate prospettive di redditività e di sviluppo, idonee a generare valore per gli investitori. CDP Equity possiede anche partecipazioni di maggioranza e minoranza in alcune SGR specializzate in vari ambiti.
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Sikora entra a far parte di MAAG: acquisizione da 550 milioni nel settore controllo qualitàIl gruppo Dover consolida la sua presenza nei sistemi di ispezione e misurazione industriale con l'acquisizione strategica della tedesca Sikora da parte di MAAGSikora acquisita da MAAG: operazione strategica da 550 milioni di euro nel settore industrialeIl panorama delle tecnologie per l’ispezione industriale si arricchisce con una nuova operazione strategica: Sikora AG, azienda tedesca specializzata in strumenti di misurazione e controllo qualità ad alta precisione, è stata ufficialmente acquisita dal gruppo statunitense Dover Corporation, che ha scelto di integrarla all’interno della sua divisione MAAG Group, con sede in Svizzera. Il valore complessivo dell’accordo si attesta intorno ai 550 milioni di euro, consolidando ulteriormente il segmento Pumps & Process Solutions del colosso industriale americano.Fondata nel 1973 a Brema da Harald Sikora, l’azienda omonima si è affermata nel corso dei decenni come punto di riferimento nella progettazione e produzione di sistemi per la misurazione, ispezione e controllo in settori ad alta precisione come cavi e fili, tubi, lastre, fibre ottiche e materie plastiche. Con un organico di circa 450 dipendenti dislocati tra la sede centrale e 13 filiali internazionali, Sikora ha chiuso il 2024 con un fatturato di circa 100 milioni di euro, frutto di una crescita organica a doppia cifra negli ultimi tre anni.L’integrazione in MAAG segna un passo decisivo nella strategia di espansione e diversificazione della società svizzera, già fortemente radicata nel settore delle attrezzature per la lavorazione dei polimeri. Il suo portafoglio, che comprende marchi noti come Automatik, Ettlinger, Gala, Maag, Reduction, Scheer e Xantec, copre una gamma completa di soluzioni: pompaggio, filtrazione, granulazione, polverizzazione e tecnologie per il riciclo.Entrambe le realtà condividono una solida presenza nella regione DACH (Germania, Austria, Svizzera) e possono contare su una rete commerciale globale strutturata, rendendo naturale l’integrazione e le future sinergie.Ueli Thuerig, Presidente di MAAG, ha definito l’acquisizione di Sikora “altamente strategica”, sottolineando l’elevata complementarità tecnologica e le potenzialità di cross-selling che la fusione permetterà di sviluppare. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente l’offerta congiunta nei mercati globali, integrando le rispettive competenze per rispondere con maggiore efficacia alle esigenze dell’industria della trasformazione e controllo dei materiali.La conclusione dell’operazione è prevista per il secondo trimestre del 2025, subordinata al rispetto delle consuete condizioni regolatorie.In termini di governance, l’integrazione sarà condotta in un’ottica di continuità gestionale: Christian Frank, CEO di Sikora dal 2015, manterrà il proprio incarico, affiancato da Holger Lieder, figura di spicco del reparto vendite da oltre vent’anni, confermato come Direttore commerciale globale. Harald Sikora, fondatore dell’azienda, continuerà a supportare la società in qualità di consulente, contribuendo a garantire una transizione fluida e una visione strategica coerente.L’acquisizione di Sikora da parte di MAAG rappresenta un nuovo capitolo di consolidamento industriale nel campo dell’automazione e controllo qualità, in linea con le esigenze dell’industria 4.0, della sostenibilità dei processi e dell’integrazione delle filiere produttive globali.© Riproduzione Vietata
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rNEWS: Total Rafforza il Business del Gas Naturale con Fonroche BiogazTotal Rafforza il Business del Gas Naturale con Fonroche BiogazLa diversificazione energetica di Total continua, non solo nel campo dell'energia solare, ma anche attraverso acquisizioni di produttori di energie rinnovabili come quella del Biogas.Total annuncia l'acquisizione di Fonroche Biogaz, una società che progetta, costruisce e gestisce unità di digestione anaerobica in Francia. Con quasi 500 gigawattora (GWh) di capacità installata, raddoppiata tra il 2019 e il 2020, Fonroche Biogaz è oggi il leader del mercato francese nella produzione di gas rinnovabile con una quota di mercato superiore al 10% grazie a un portafoglio di sette unità in operazione e una pipeline di quattro progetti imminenti. Attingendo alle competenze dei suoi 85 dipendenti, Fonroche Biogaz ha sviluppato competenze industriali e tecnologiche lungo l'intera catena del valore dei gas rinnovabili. La sua integrazione segna un passo significativo nello sviluppo di Total sul mercato del gas rinnovabile, con prospettive di rapida crescita sul mercato francese e di diffusione internazionale. "Questa acquisizione è coerente con la nostra strategia e i nostri progetti sull’impronta climatica di arrivare a Net Zero entro il 2050. Riteniamo che il gas rinnovabile abbia un ruolo chiave da svolgere nella transizione energetica in quanto contribuisce a ridurre l'intensità di carbonio del gas naturale - e sosteniamo l'imposizione della miscelazione del gas rinnovabile nelle reti del gas naturale ", spiega Philippe Sauquet, Presidente Gas, Renewables & Power di Total. "Nel 2020 abbiamo dichiarato la nostra intenzione di contribuire allo sviluppo di questo settore, che ci aspettiamo diventi più competitivo nei prossimi anni. Intendiamo produrre 1,5 terawatt-ora (TWh) di biometano all'anno entro il 2025 e Fonroche Biogas è quindi la pietra angolare del nostro sviluppo in questo mercato ". "Siamo orgogliosi di entrare a far parte del Gruppo Total, che ha mostrato una forte visione e ambizione, lanciando un massiccio e sostenibile programma di investimenti nelle energie rinnovabili. Il nostro modello di business integrato combinato con la forza e la portata globale di Total ci offre una prospettiva positiva e sostenibile per il futuro. Il loro eccellente track record nel settore solare, sia in termini di durata dei loro investimenti che di forte crescita, ha confermato la nostra decisione di unire le competenze dei team di Fonroche Biogaz con questo major dell'energia francese ", ha dichiarato Yann MAUS, Presidente e Fondatore di Fonroche Group. Con questa acquisizione, Total diventa uno dei principali attori nel gas rinnovabile in Francia e in Europa, e rafforza in modo significativo la sua presenza nel settore, già efficace attraverso le sue affiliate Méthanergy (produzione combinata di calore ed energia da biogas), PitPoint e Clean Energy (produzione di biometano e distribuzione tramite una rete di stazioni Bio-CNG / Bio-LNG) rispettivamente in Benelux e negli Stati Uniti. Nel dicembre 2020, Total ha firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con Clean Energy per stabilire una joint venture 50/50 da $ 100 milioni per sviluppare progetti di produzione di gas rinnovabile negli Stati Uniti. Entro il 2030, Total prevede di produrre da 4 a 6 TWh di biometano all'anno. Redazione di Total
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Joint Venture per le Pompe del Packaging Totalmente RiciclabiliPolimero Riciclato e Riciclabile e molla in plastica mono polimero per un dispenser ecosostenibileQuante volte ci siamo chiesti se un dispenser per il sapone o per lo shampoo, fosse realmente riciclato e riciclabile, al di la di quello che c’è scritto sull’etichetta, si, perché bisogna sempre andare in fondo alle cose per capire. Un dispenser è fatto da elementi di plastica, il flacone e la pompa, e da una molla di metallo che permette il richiamo dopo essere stata schiacciata. In più, spesso, il flacone è fatto da un polimero e la pompa da un altro, creando complicazioni nel riciclo, oltre a quelle messe già in conto per separare la molla in metallo. Nasce così una joint venture tra un produttore internazionale di flaconi in plastica e uno specialista della produzione di pompe per dispensers, totalmente riciclabili al cui interno troviamo una molla di plastica dello stesso polimero. Il sistema di pompaggio mono materiale in plastica (PP) è un prodotto brevettato, che permette la completa riciclabilità del dispenser e riduce le problematiche di separazione tra le plastiche e il metallo. Inoltre è possibile produrre le pompe riciclabili in PP, anche con polimeri riciclati che provengono dal post consumo (PCR), favorendo quindi l’utilizzo dei rifiuti plastici. La joint venture è costituita dalla multinazionale ALPLA, specializzata nella produzione di flaconi per la cosmesi, l’igiene per la casa e la cura della persona, con la società Sud-Coreana HANA Innovation, che detiene il brevetto per la fabbricazione delle pompe in mono plastica (PP), riciclate e riciclabili, senza l’uso di molle in metallo. Firmando la joint venture con la società sudcoreana HANA Innovation, ALPLA intende ora continuare il suo percorso di crescita nel settore strategicamente importante dello stampaggio ad iniezione. “Il potenziale per le pompe riciclabili di alta qualità è enorme e in qualità di fornitore di sistemi, possiamo offrire contemporaneamente i flaconi adatti”. “Con questa nuova partnership, stiamo migliorando i nostri punti di forza come azienda che opera a livello internazionale, con il vantaggio tecnologico di HANA Innovation", afferma Michael Feltes, Global Business Development Director IM di ALPLA. Sung Il Kang, presidente di HANA Innovation, sottolinea i vantaggi operativi della joint venture: "La cooperazione apre opportunità per un'ulteriore commercializzazione globale dei nostri prodotti e accelera lo sviluppo di soluzioni sostenibili per il futuro". Con la nuova joint venture, le due aziende vogliono promuovere la distribuzione mondiale delle pompe sostenibili, con la rivoluzionaria tecnologia brevettata delle molle in plastica, ed offrire inoltre sistemi sostenibili completi, compresa la bottiglia. ALPLA dispone di capacità produttive in tutto il mondo nello stampaggio a iniezione, integrate da molti anni di esperienza nel riciclaggio e da una rete internazionale. La costituzione della joint venture è soggetta all'approvazione legale e regolamentare da parte delle competenti autorità garanti della concorrenza. Le parti hanno concordato di non divulgare i dettagli della partnership.Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte Alpla
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L’India Incrementa lo Sviluppo dell’Energia Solare Attraverso un Accordo con TotalL’India Incrementa lo Sviluppo dell’Energia Solare Attraverso un Accordo con TotalAdani Green Energy Limited (AGEL) è una delle più grandi società che sviluppa, costruisce, possiede, gestisce e mantiene progetti per l’energia solare ed eolica in India, con un portafoglio progetti attuale di 13.990 MW. Angel è presente in 11 stati indiani attraverso i parchi eolici e/o solari e ha nel portafoglio 54 progetti operativi e 12 siti in costruzione, aiutando così l’India nel suo cammino verso le energie rinnovabili. Nell’ottica di una crescente politica Indiana rivolta alla decarbonizzazione, Angel ha stretto un accorgo strategico con Total, la quale ha rilevato il 20% di Angel, dopo la proficua collaborazione negli anni scorsi nell’area dei servizi di distribuzione del gas in India. Infatti nel 2018 Total aveva investito in Adani Gas che si occupava della gestione della distribuzione del gas nelle città. Total e Adani hanno concordato un investimento di 2,5 miliardi di dollari inerente ad asset solari già operativi pari a 2,35 GWac di proprietà di Angel e il diritto, da parte di Total, ad un posto nel consiglio di amministrazione della società. Angel, nel 2015, ha avviato il parco solare più grande del mondo, situato a Kamuthi, che produce 648 MW di energia e, ad oggi, detiene una produzione di circa 3 GW da energie rinnovabili, con altri 3 GW in costruzione e 8,6 GW in fase di sviluppo. L’obbiettivo dell’azienda è arrivare entro il 2025 con una produzione di 25 GW di energie rinnovabili. Per Total, l’accordo con Angel permetterà di raggiungere entro il 2025 la produzione lorda di 35 GWp con l’obbiettivo di incrementare tale capacità fi 10 GW all’anno. Vedi maggiori informazioni
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Cerca aziende specializzate nel legno riciclato: lavorazione, trasformazione e subforniture sostenibiliScopri imprese attive nel riciclo e nella rigenerazione del legnoNel contesto di una transizione ecologica sempre più urgente, la valorizzazione del legno riciclato rappresenta un pilastro fondamentale per costruire filiere produttive sostenibili, ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali e abbattere l’impronta ambientale dell’edilizia, dell’arredo e dell’industria manifatturiera. Tuttavia, per architetti, imprese, artigiani o progettisti, orientarsi nel mondo del recupero del legno può risultare complesso. Identificare fornitori affidabili, esperti nella rigenerazione e trasformazione del legno post-consumo o derivante da scarti industriali, è spesso un ostacolo alla realizzazione di progetti a basso impatto. Per semplificare e rendere più accessibile questo processo, rMIX ha sviluppato una sezione dedicata all’interno del suo motore di ricerca professionale: “Cerca aziende – Legno riciclato”, una directory aggiornata dove è possibile individuare imprese che operano nel recupero, trattamento e riuso del legno. 👉 Accedi subito all’elenco aggiornato: Cerca aziende – Legno riciclato Un servizio pensato per la filiera sostenibile del legno La sezione “Legno riciclato” di rMIX è progettata per offrire uno strumento di lavoro efficace e professionale, capace di: - Individuare aziende che si occupano di raccolta e selezione di legno proveniente da demolizioni o scarti industriali. - Trovare fornitori per lavorazioni su legno rigenerato: taglio, piallatura, incollaggio, fresatura CNC, sabbiatura, trattamenti termici, impregnazione, assemblaggio, verniciatura ecologica. - Selezionare imprese in grado di trasformare il legno recuperato in nuovi semilavorati o prodotti finiti per edilizia, arredo urbano, packaging, design, edilizia sostenibile. - Accedere a tutte le informazioni essenziali su ogni impresa: tipologia di lavorazioni offerte, materiali trattati, certificazioni, recapiti. Perché scegliere imprese specializzate in legno riciclato? Affidarsi a operatori qualificati nel trattamento del legno rigenerato significa: - Ridurre il consumo di materia prima vergine, contribuendo alla tutela dei boschi e alla lotta contro la deforestazione. - Valorizzare gli scarti legnosi generando nuovo valore economico, ambientale e creativo attraverso l’upcycling. - Integrare soluzioni a basso impatto ambientale nei propri progetti architettonici, industriali o artigianali. - Sostenere imprese che adottano tecniche innovative e sostenibili nella lavorazione dei materiali naturali. Il motore di ricerca rMIX facilita il contatto diretto con aziende trasparenti, tracciabili e operative in una logica di economia circolare. A chi si rivolge il servizio “Cerca aziende – Legno riciclato”? Questa sezione del portale è pensata per una vasta gamma di professionisti e realtà produttive: - Studi di architettura e interior design che cercano forniture e lavorazioni su misura per progetti di edilizia green o arredi sostenibili. - Aziende del settore legno-arredo interessate ad ampliare l’utilizzo di materiali rigenerati nel ciclo produttivo. - Artigiani e falegnamerie che vogliono integrare legno riciclato nella propria offerta, ampliando la rete di subfornitori e partner tecnici. - Cooperative sociali e realtà del terzo settore attive nel riuso dei materiali per progetti di inclusione, reinserimento lavorativo o economia solidale. - Buyer, progettisti e fornitori della pubblica amministrazione impegnati in gare e appalti che richiedono materiali a ridotto impatto ambientale. - Network e consorzi locali per il recupero dei materiali da demolizione e ristrutturazione. Come funziona la ricerca? Il servizio “Cerca aziende – Legno riciclato” su rMIX è intuitivo e altamente personalizzabile grazie a diversi filtri disponibili: - Per tipo di lavorazione (raccolta, selezione, rigenerazione, taglio, trattamento, assemblaggio, produzione semilavorati...) - Per settore di appartenenza (edilizia, arredamento, materia prima, packaging, semilavorato, accessori, ecc.) - Per area geografica, per facilitare la creazione di filiere locali e ridurre le distanze logistiche Ogni impresa presente nella directory dispone di una scheda completa che comprende: - Descrizione delle attività svolte - Tipologie di legno trattato - Contatti diretti - Eventuali certificazioni ambientali e standard di qualità adottati I vantaggi di usare rMIX per il legno riciclato Utilizzare la piattaforma rMIX per trovare fornitori nel campo del legno rigenerato significa: - Velocizzare la ricerca di partner tecnici per specifiche fasi di lavorazione - Ridurre i costi grazie all’ottimizzazione della catena di fornitura - Ampliare il proprio network con realtà già attive nella transizione ecologica - Ottenere visibilità SEO per le aziende iscritte - Accedere a contatti diretti senza intermediazioni - Sfruttare la geolocalizzazione per espandere il proprio business anche a livello internazionale (con abbonamento) Vuoi inserire la tua azienda nella sezione “Legno riciclato”? Se lavori nel recupero, nella lavorazione o nella trasformazione del legno, puoi rendere la tua attività visibile alla community di rMIX. Registrandoti nella directory potrai: - Promuovere le tue lavorazioni a una rete specializzata nella sostenibilità - Personalizzare la tua scheda azienda con immagini, descrizioni, materiali trattati e lavorazioni disponibili - Ricevere richieste mirate da clienti e buyer che cercano esattamente ciò che offri 👉 Scopri come registrarti: Inserisci la tua azienda nella sezione “Legno riciclato” Conclusione: una filiera del legno più responsabile è possibile La sezione “Cerca aziende – Legno riciclato” del portale rMIX non è solo un elenco: è un hub strategico per chi costruisce valore nella sostenibilità. Favorisce l’incontro tra offerta e domanda, crea sinergie locali e internazionali, sostiene l’innovazione green nella filiera legno. Connettersi con partner affidabili nel settore del riciclo legnoso non è mai stato così semplice e professionale. 🔗 Vai all’elenco aziende – Legno riciclato 🔗 Vai all’elenco offerte/richieste – Legno Riciclato
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Mammoth: Il Gigante Islandese che Combatte il Cambiamento ClimaticoInaugurato in Islanda il più grande impianto di cattura diretta dell'aria, una rivoluzione verde sostenuta dall'energia geotermica per un futuro più pulitodi Marco ArezioL'Islanda ha fatto un significativo salto in avanti nella tecnologia ambientale con l'inaugurazione del "Mammoth", il più grande impianto di cattura diretta dell'aria al mondo. Questo colosso tecnologico non solo rappresenta un'evoluzione significativa rispetto ai suoi predecessori, ma stabilisce un nuovo standard nella lotta contro l'accumulo di anidride carbonica nell'atmosfera. Storia e Sviluppo dell'Impianto MammothL'impianto, sviluppato dalla società svizzera Climeworks, segue il successo del loro primo progetto, Orca, lanciato nel 2021 e noto per essere stato il primo del suo genere. Con Mammoth, Climeworks ha aumentato la scala e la capacità, realizzando un impianto dieci volte più grande del suo predecessore. Capacità Tecnologica di Cattura della CO2Mammoth ha una capacità progettata per assorbire fino a 36.000 tonnellate di CO2 all'anno, un salto quantitativo rispetto alle capacità di Orca. Secondo quanto riferito da Ohga, questo permette all'Islanda di assorbire "decine di migliaia di tonnellate di CO2 all'anno", un miglioramento significativo rispetto alle "migliaia di tonnellate" precedenti.Tuttavia, la stessa Climeworks ha indicato che la quantità netta di CO2 effettivamente rimossa sarà inferiore a quella massima teorica, a causa di vari fattori operativi e ambientali.Tecnologia e Processo La tecnologia di cattura diretta dell'aria impiegata da Mammoth funziona prelevando l'aria dall'ambiente e filtrando il carbonio attraverso agenti chimici. Questo carbonio catturato può poi essere sepolto nel sottosuolo, riutilizzato o convertito in prodotti solidi. L'opzione preferita è la confinazione geologica, in cui il carbonio viene convertito in pietra e immagazzinato permanentemente, un processo realizzato in collaborazione con l'impresa islandese Carbfix. Energia e Sostenibilità dell'ImpiantoIl funzionamento di Mammoth è alimentato da energia geotermica, una scelta sostenibile che sfrutta la ricca risorsa naturale dell'Islanda. L'energia geotermica, pulita e abbondante nel paese, permette di minimizzare l'impronta ecologica dell'impianto, garantendo che il processo di cattura del carbonio sia il più verde possibile. Impatto e Prospettive L'impatto di Mammoth nel contesto globale della riduzione delle emissioni di CO2 è notevole. Con la sua elevata capacità di cattura, l'impianto rappresenta un passo avanti nella tecnologia di riduzione dell'anidride carbonica atmosferica e offre una dimostrazione concreta di come la tecnologia di cattura diretta possa essere implementata su larga scala. Conclusione Mammoth non è solo un trionfo tecnologico ma anche un simbolo di speranza nel combattere il cambiamento climatico. Con ulteriori ricerche, sviluppo e supporto internazionale, impianti come Mammoth potrebbero diventare una componente fondamentale delle strategie globali per un futuro sostenibile e a basso contenuto di carbonio.foto Il sole 24 ore
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rNEWS: Eni Rewind Sigla un Accordo per l'Economia Circolare in Bahrain con NogaEni Rewind Sigla un Accordo per l'Economia Circolare in Bahrain con NogaLa gestione dei rifiuti, delle acque e del suolo portano il player Italiano a dare assistenza e consulenza integrata non solo nel settore energetico ma anche in quello dell'economia circolare in Bahrein. La National Oil and Gas Authority del Regno del Bahrain NOGA e la società ambientale di Eni collaboreranno alla promozione di iniziative congiunte per il recupero efficiente di acqua, suolo e rifiuti. Alla presenza di S.E. Mohamed Bin Khalifa Al Khalifa, ministro del petrolio del Bahrain e presidente dell’Autorità Nazionale per il petrolio e il gas del Regno del Bahrain (NOGA), e di Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, è stato firmato oggi un Memorandum d’Intesa (MoU) tra NOGA ed Eni Rewind, società ambientale di Eni. L’accordo, sottoscritto in videoconferenza da S.E. Naser Sultan AlSowaidi, Amministratore Delegato della National Oil and Gas Authority (NOGA) del Regno del Bahrain e da Paolo Grossi, Amministratore delegato di Eni Rewind, ha l’obiettivo di individuare e promuovere iniziative congiunte per la gestione, il recupero e il riutilizzo delle risorse acqua e suolo e dei rifiuti in Bahrain, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dalle Nazioni Unite. La sigla dell’accordo, che segna un passo in avanti nella collaborazione già avviata tra NOGA e Eni nel settore energetico, contribuirà a individuare ulteriori ambiti di collaborazione per lo sviluppo di soluzioni innovative di economia circolare, in linea con i tre principi del ridurre, riutilizzare, riciclare. Eni Rewind contribuirà alla partnership, mettendo a disposizione il proprio know-how ambientale, l’esperienza maturata e le migliori tecnologie per la gestione e la valorizzazione dell’acqua, dei suoli e dei rifiuti industriali. S.E. Nasser Sultan Al Suwaidi ha commentato: «NOGA è lieta di sottoscrivere il memorandum con Eni Rewind, che rappresenta un tassello importante nella collaborazione Eni e NOGA, prevedendo l'avvio di nuove iniziative in ambito ambientale nelle aree di comune interesse. Le iniziative oggetto dell’accordo promosse dal Water Resources Management Unit di NOGA sono in linea con le nostre dieci iniziative per la sostenibilità ambientale e la gestione integrata delle risorse idriche. Grazie al memorandum, Eni Rewind offrirà a NOGA le competenze tecnologiche avanzate che la società ambientale di Eni possiede nella gestione, nel trattamento e recupero delle risorse suolo, acqua, rifiuti». «Eni Rewind, grazie a una consolidata esperienza nelle bonifiche e nella gestione dei rifiuti quale global contractor di Eni - ha commentato Paolo Grossi, Amministratore Delegato di Eni Rewind – sta gradualmente sviluppando progetti e servizi ambientali per committenti esterni al gruppo, sia in Italia che all’estero, nei Paesi in cui Eni opera. Siamo molto onorati e desiderosi di partecipare a progettualità ambientali nel Regno del Bahrain attraverso questa importante partnership con NOGA siglata oggi. Un passo che testimonia la reciproca volontà di consolidare alleanze per lo sviluppo sostenibile, al fine di affrontare insieme la sfida della transizione energetica per la tutela dell'ambiente e la rigenerazione delle risorse naturali, un percorso intrapreso da Eni dal 2014».Redazionale ENI
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Olio di cucina esausto negli pneumatici: come trasformare un rifiuto in gomma sintetica sostenibileScopri il processo innovativo che utilizza l'olio da cucina esausto e le resine circolari per produrre pneumatici più verdi, obiettivi ambientali e sfide tecnicheLa crescente pressione verso la transizione ecologica impone all’industria automobilistica e dei materiali nuove soluzioni per ridurre l’impatto ambientale. Tra i settori più sfidati troviamo quello dei pneumatici, dove la ricerca su materie prime sostenibili diventa centrale. Continental, storico produttore di pneumatici, ha recentemente annunciato un’innovazione importante: l’introduzione di gomma sintetica prodotta, in parte, da olio da cucina esausto, con l’obiettivo di abbattere le emissioni, valorizzare rifiuti altrimenti difficili da smaltire e aumentare la quota di materiali riciclati e rinnovabili nelle proprie mescole. La sostenibilità nel settore pneumatici I pneumatici sono composti da decine, a volte centinaia, di materie prime: gomma naturale, gomma sintetica, resine, olii, additivi, fibre metalliche o tessili. Tradizionalmente molte di queste componenti provengono da fonti fossili o produzioni intensive con forte impatto sul ciclo del carbonio. In questo contesto, la sfida della sostenibilità richiede sia una riduzione delle materie “vergini”, che una capacità di reimpiegare materiali di scarto per non aumentare il peso ambientale del prodotto finito. Che cosa si intende per gomma sintetica da fonti alternative La gomma sintetica è una componente fondamentale del battistrada, della struttura e di altri elementi del pneumatico, che garantisce elasticità, resistenza al calore, stabilità dimensionale e adattamento alle condizioni climatiche. Normalmente, essa è ottenuta da polimeri derivati da petrolio. Fonti alternative possono essere oli di pirolisi (anche da pneumatici fuori uso), oli vegetali esausti, resine bio-based certificate. L’adozione di materia prima alternativa richiede che la struttura molecolare del polimero e la sua compatibilità chimico-fisica non compromettano le caratteristiche di sicurezza, durata, grip su bagnato, resistenza al rotolamento e alle alte temperature. Il ruolo dell’olio da cucina esausto nella nuova mescola L’olio da cucina esausto, noto anche come WCO (Waste Cooking Oil), è un rifiuto organico che può essere raccolto e avviato a processi di purificazione e trasformazione. Continental ha individuato nel WCO uno dei materiali alternativi utili per la produzione di gomma sintetica. Dopo trattamenti di purificazione, deodorizzazione e rimozione degli elementi non desiderati, l’olio esausto può fornire molecole utili come precursori o come materia prima per additivi bio-circolari. Quando integrato nella mescola, contribuisce a ridurre la quota di materiali fossili, abbassar l’impronta di carbonio e valorizzare un rifiuto altrimenti destinato allo smaltimento. Resine circolari e additivi sostenibili: caratteristiche e funzioni Oltre all’olio esausto, Continental impiega resine certificate circolari e additivi innovativi. Le resine circolari sono prodotte da fonti rinnovabili o da materie di scarto, e vanno incontro a criteri di biocompatibilità, durabilità e prestazioni meccaniche equivalenti o comparabili a quelle delle resine convenzionali. Gli additivi, che servono a modificare proprietà come l’elasticità, la resistenza all’ossidazione, la stabilità termica, vengono anch’essi ripensati: le versioni sostenibili devono supportare la vulcanizzazione, il mantenimento delle prestazioni nel tempo e non apportare effetti collaterali negativi (e.g. degrado prematuro, rilascio di sostanze nocive). Certificazioni e bilancio di massa nella catena produttiva Una volta introdotte queste materie prime alternative, serve un sistema di tracciabilità rigoroso. Continental ha confermato che utilizza il cosiddetto bilancio di massa per integrare materiali fossili con materiali rinnovabili e riciclati nella produzione. Con questo approccio, una certa percentuale del prodotto finito è attribuita come sostenibile, secondo norme come la certificazione ISCC PLUS. Questo consente di documentare e verificare l’origine delle materie prime alternative, inclusi l’olio da cucina esausto e le resine circolari, rendendo trasparente l’impegno ambientale verso consumatori e regolatori. Performance e sicurezza: criteri obbligatori Qualunque innovazione nella mescola dei pneumatici deve garantire che non diminuiscano la sicurezza, la durabilità e le prestazioni su strada. Frenata su bagnato, resistenza all’acquaplaning, resistenza al rotolamento, durata chilometrica, stabilità alle alte e basse temperature sono parametri che non possono venire sacrificati. Continental afferma che le gomme con gomma sintetica da olio esausto, resine ed additivi sostenibili mantengono prestazioni equivalenti ai precedenti standard, grazie a test su bagnato, asciutto e mediante simulazioni accelerate di invecchiamento. Anche la gestione del calore e dell’usura resta centrale, perché da questi dipendono sicurezza e impatto ambientale nel ciclo di vita del pneumatico. Obiettivi di Continental per il 2030 Il piano strategico dell’azienda include incrementi progressivi della quota di materiali completamente sostenibili. Al 2024, la percentuale di materiali rinnovabili e riciclati era già attorno al 26-28 %. L’obiettivo prefissato è di raggiungere almeno il 40 % entro il 2030. Questo implica non solo l’uso di olio esausto e resine bio-certificate, ma anche l’ottimizzazione dei processi produttivi, la collaborazione con fornitori di materie prime alternative e la diffusione di tecnologie di riciclo efficienti. Implicazioni ambientali, circolari ed economiche L’uso di olio da cucina esausto e altri materiali riciclati in pneumatici ha molteplici benefici. Innanzitutto permette di ridurre i rifiuti organici che finiscono in discarica o richiedono costosi processi di smaltimento. Riduce inoltre la dipendenza da materie prime fossili, contribuendo alla mitigazione delle emissioni di gas serra. Da un punto di vista circolare, interviene su più fronti: produzione, smaltimento, riciclo. Economicamente, se la filiera della raccolta e purificazione dell’olio esausto viene ottimizzata, si può avere una riduzione dei costi della materia prima alternativa rispetto ai derivati petroliferi, specie in un contesto di crescente costo delle materie prime fossili. Tuttavia ci sono anche delle problematiche: - standardizzazione della qualità dell’olio esausto - certificazione - trasporto - compatibilità dei processi produttivi - accettabilità da parte del mercato. Conclusione La trasformazione dell’olio di cucina esausto in gomma sintetica per pneumatici rappresenta un passo concreto verso un’economia circolare applicata al settore della mobilità. Con resine circolari, additivi sostenibili, certificazioni rigorose e obiettivi ambiziosi, Continental mostra come innovazione e responsabilità ambientale possano convivere senza compromettere sicurezza o prestazioni. Per aziende, legislatori e consumatori si apre una strada in cui ogni parte della catena—dal rifiuto domestico al prodotto finito—può contribuire a ridurre l’impatto climatico e a costruire un futuro più verde.© Reproduction Prohibited
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Batteri contro i PFAS: una rivoluzione naturale per eliminare gli Scoperti batteri capaci di degradare naturalmente i PFAS, aprendo nuove prospettive per il futuro della bonifica ambientaledi Marco ArezioNegli ultimi anni, l’inquinamento da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) si è affermato come una delle emergenze ambientali più critiche a livello mondiale. Questi composti sintetici, definiti spesso "inquinanti eterni", resistono alla degradazione naturale e si accumulano negli ecosistemi, mettendo a rischio la salute umana e l'ambiente. Tuttavia, una recente scoperta realizzata da ricercatori in California e Portogallo promette di cambiare radicalmente l'approccio a questo grave problema: l'identificazione di batteri capaci di degradare efficacemente i PFAS. Cosa sono i PFAS e quali rischi comportano I PFAS sono ampiamente utilizzati in numerosi prodotti industriali e quotidiani, come pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari e schiume antincendio. La loro stabilità chimica, dovuta al legame estremamente resistente tra carbonio e fluoro, ne favorisce un'ampia diffusione ambientale e rende difficile la loro eliminazione. Le conseguenze sulla salute umana includono rischi di tumori, disturbi endocrini e indebolimento del sistema immunitario. La scoperta innovativa dei batteri che "mangiano" i PFAS Un team internazionale di ricercatori ha individuato batteri naturali con la sorprendente capacità di spezzare i legami carbonio-fluoro tipici dei PFAS, trasformando questi composti persistenti in molecole più semplici e meno tossiche. Questa scoperta rappresenta una svolta, considerando che fino a poco tempo fa si riteneva quasi impossibile degradare biologicamente questi composti. Il processo biologico di degradazione La capacità dei batteri di degradare i PFAS dipende dalla presenza di particolari enzimi capaci di rompere i legami carbonio-fluoro. Sebbene il processo biologico esatto sia ancora oggetto di studio, si ritiene che questi microrganismi abbiano sviluppato strategie evolutive uniche che permettono loro di utilizzare i PFAS come fonte di energia o nutrimento, trasformandoli così in composti più semplici e innocui. Potrebbero anche collaborare sinergicamente con altri microrganismi, amplificando così l’efficacia del trattamento. Possibili applicazioni nella bonifica ambientale Questa innovazione apre nuove strade per tecniche sostenibili di bonifica ambientale: - Depurazione delle acque: Utilizzo di batteri negli impianti di trattamento per eliminare i PFAS dalle acque reflue e potabili. - Bonifica dei terreni: Applicazione diretta di ceppi batterici per risanare terreni contaminati, evitando costosi e invasivi metodi fisico-chimici. - Interventi in situ: Applicazione di batteri direttamente sui siti contaminati, riducendo l’impatto ecologico degli interventi tradizionali. Benefici ambientali ed economici Rispetto ai metodi tradizionali (carboni attivi, trattamenti termici o chimici), l'uso dei batteri offre importanti vantaggi: - Riduzione significativa dei costi di bonifica - Minore impatto ambientale grazie all’impiego di processi naturali - Sostenibilità a lungo termine del trattamento Sfide future da superare Nonostante gli evidenti benefici, ci sono ancora importanti sfide da affrontare: - Approfondire studi per verificare l’efficienza dei batteri in condizioni ambientali diverse. - Valutare eventuali effetti collaterali sulla biodiversità locale. - Potenziare i batteri tramite tecniche di bioingegneria per aumentarne l’efficacia. Conclusione: una nuova prospettiva ambientale La scoperta dei batteri capaci di degradare i PFAS apre nuove opportunità nel campo della tutela ambientale, offrendo una soluzione pratica, economica e sostenibile a un problema fino a poco fa considerato insormontabile. Investire ulteriormente in questa ricerca potrebbe garantire un futuro più pulito e sicuro, sfruttando il potere rigenerativo della natura stessa. © Riproduzione Vietata
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Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaAccordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaIl riciclo degli scarti plastici attraverso un processo di nobilitazione delle prestazioni dei polimeri futuri, con l'intento di avvicinare la nuova materia prima a quella vergine, è l'obbiettivo dei nuovi progetti industriali sul riciclo della plastica.Tra questi nuovi progetti, TotalEnergies e Honeywell hanno annunciato un accordo strategico per promuovere lo sviluppo del riciclaggio avanzato della plastica. In base a questo accordo, Honeywell accetterà di fornire a TotalEnergies il Recycled Polymer Feedstock (RPF), utilizzando la tecnologia di processo UpCycle di Honeywell nel nuovo impianto di riciclaggio Honeywell e Sacyr che sarà costruito in Andalusia, Spagna. TotalEnergies acquisterà e convertirà questa materia prima in polimeri di alta qualità, che potrebbero essere utilizzati per imballaggi alimentari e altre applicazioni altamente impegnative.L'impianto UpCycle, che sarà di proprietà di una joint venture tra Honeywell e Sacyr, dovrebbe trattare e convertire ogni anno 30.000 tonnellate di rifiuti di plastica misti in RFP, che potrebbero altrimenti essere destinati a discarica o incenerimento. L'avvio previsto dell'impianto UpCycle è previsto nel 2023, con RPF da utilizzare per la produzione di polimeri di alta qualità nelle unità di produzione europee di TotalEnergies. Come dichiarato nel comunicato stampa di Total, la nuova materia prima avrà proprietà identiche ai polimeri vergini e adatti per un'ampia gamma di applicazioni, comprese le applicazioni per uso alimentare, come contenitori flessibili e rigidi. Questo primo progetto rappresenta l'inizio della collaborazione tra TotalEnergies e Honeywell nel campo del riciclo avanzato. Entrambe le parti sono impegnate ad affrontare la questione dei rifiuti di plastica e ad aiutare a costruire un'economia più circolare e sostenibile in Europa e nel resto del mondo. "Siamo lieti di collaborare con Honeywell per affrontare il problema dei rifiuti di plastica attraverso lo sviluppo di un riciclaggio avanzato e, quindi, creare un'economia circolare, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile. Questo progetto, con una startup mirata al 2023, contribuirà a soddisfare la nostra ambizione di produrre il 30% di polimeri riciclati e rinnovabili entro il 2030", ha affermato Valérie Goff, Senior Vice President, Polymers di TotalEnergies. "La domanda di plastica continuerà a crescere, quindi è fondamentale creare un collegamento tra la gestione dei rifiuti e la produzione di plastica per rafforzare un flusso circolare di materie plastiche", ha affermato Ben Owens, vicepresidente e direttore generale di Honeywell Sustainable Technology Solutions. "L'accordo con TotalEnergies fornirà un forte sodalizio per il prelievo di materie prime polimeriche riciclate e, insieme al nostro impianto di riciclaggio avanzato recentemente comunicato con Sacyr, Honeywell sta guidando la spinta verso un'economia della plastica più circolare". Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti
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rNEWS: Gazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'AcquisizioneGazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'AcquisizioneA seguito dell'acquisizione di Gazechim Plastics da parte del Gruppo Snetor lo scorso luglio, siamo lieti di annunciare il cambio della ragione sociale di GAZECHIM PLASTICS UK che diventa SNETOR UK. Questo nuovo nome aziendale illustra il nostro desiderio di rafforzare la nostra visibilità sul mercato europeo e fa parte del nostro sviluppo strategico. Chiude il cambio di nome avviato con GAZECHIM PLASTICS ROMANIA che è diventato SNETOR EASTERN EUROPE alla fine del 2020. Da gennaio 2021, GAZECHIM PLASTICS BENELUX e GAZECHIM PLASTICS NORDEN si chiamano SNETOR BENELUX e SNETOR NORDEN Emmanuel Aubourg, CEO Snetor Group
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rNEWS: Lucart si Espande in Gran Bretagna Acquisendo ESP LtdLucart si Espande in Gran Bretagna Acquisendo ESP LtdNel settore del packaging dei prodotti in carta la società Italiana Lucart ha acquisito il controllo della società Inglese ESP un traspformatore di prodotti professionali in carta.Lucart ha acquisito il 100% del capitale sociale di ESP Ltd (Essential Supply Products Ltd.). Si tratta del principale trasformatore indipendente di prodotti professionali per l'igiene della Gran Bretagna. Il Gruppo prosegue così il proprio piano di internazionalizzazione, nonostante le incertezze derivanti dalla Brexit e dalla pandemia.L'investimento contribuirà a rafforzare in maniera decisiva la leadership di Lucart nel mercato europeo dei prodotti per l’igiene Away from Home. Massimo Pasquini, Amministratore Delegato di Lucart, ha così commentato l'importante traguardo: “Questa operazione ha una rilevanza strategica per tutto il Gruppo, in quanto ci permette di consolidare la nostra presenza in Gran Bretagna, che rappresenta, per i prodotti in carta tissue, il secondo mercato più grande d’Europa. La nostra solidità finanziaria e la volontà di perseguire gli obiettivi strategici del Gruppo, unitamente alla consapevolezza che le difficoltà legate al momento storico che stiamo vivendo non debbano farci perdere la visione di lungo periodo - prosegue Pasquini - ci hanno consentito di superare anche le incertezze generate dalla Brexit e dalla pandemia Covid-19. Abbiamo portato a termine un importante ulteriore passo per lo sviluppo futuro di tutto il Gruppo”. Essential Supply Products Ltd Fondata nel 1990, Essential Supply Products Ltd registra oggi un fatturato pari a circa 30 milioni di euro all’anno. La Società, con sede e stabilimento produttivo a Malvern, impiega 85 persone su 5 diverse linee di trasformazione. Gli impianti produttivi si sviluppano su una superficie di 77.000 mq, di cui 15.000 coperti. Per posizione, mercato e tipologia di produzione, questi permetteranno di attivare importanti sinergie con gli altri stabilimenti del Gruppo. Il fondatore Carl Theakston collaborerà in prima persona per favorire il passaggio di consegne. Le sue parole riflettono la consapevolezza di aver trovato in Lucart l'acquirente ideale per il futuro della Società: "Negli anni abbiamo effettuato numerose operazioni per permettere a ESP di continuare a competere ai massimi livelli. Col tempo però mi sono reso conto che lo standard di investimenti necessario a rendere concrete le mie ambizioni per questa azienda necessitava di un investitore che condividesse i valori della famiglia ESP e che avesse la visione e il desiderio di far crescere la società in modo sostenibile e al suo pieno potenziale. Lucart - conclude Theakston - è un gruppo multinazionale a conduzione familiare che opera da 68 anni. La sua storia, visione e impegno verso i modelli di sviluppo sostenibile lo rendono l’investitore ideale perché l’avventura di ESP possa proseguire nel migliore dei modi”.Info da Lucart
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Riciclo del Polistirolo: AmSty e Agilyx Aprono un nuovo Stabilimento negli USARiciclo del Polistirolo: AmSty e Agilyx Aprono un nuovo Stabilimento negli USAIl polistirolo del settore alimentare, prodotto controverso a seconda di chi lo guarda e lo giudica, è avverso in alcuni paesi e ricercato in altri.Negli Stati Uniti la collaborazione tra i due marchi AmSry e Agilyx, il primo produttore di stirene mentre il secondo un riciclatore, ha portato alla creazione di un nuovo stabilimento di riciclo del polistirolo. Infatti, AmSty, la joint venture di Chevron Phillips Chemical e Trinseo, specializzata nella produzione di stirene e polistirolo, ha siglato un nuovo accordo con Agilyx, pioniera nel riciclaggio chimico o avanzato delle materie plastiche, per sviluppare un secondo impianto di produzione. L'unità sarà costruita presso il sito di produzione di stirene di AmSty a Saint James, in Louisiana, e avrà una capacità di lavorazione da 50 a 100 tonnellate al giorno. Come Regenyx, la prima joint venture fondata dai due partner nel 2019 presso la sede di Agilyx a Tigard (Oregon), con una capacità di 10 tonnellate al giorno, utilizzerà la tecnologia Agilyx, che trasforma i rifiuti di polistirene rigido ed espanso in stirene monomero, di qualità equivalente a quella del vergine. "Uno studio di fattibilità per il progetto è in corso, e il programma di costruzione e messa in servizio sarà annunciato man mano che verranno compiuti progressi", hanno detto le due società in un comunicato. Le risorse sarebbero state assegnate tramite Cyclyx, la controllata per la gestione delle materie prime di Agilyx, di cui AmSty è azionista. "Il polistirene è un materiale ideale per il futuro del riciclaggio", afferma Randy Pogue, CEO di AmSty. Non solo i prodotti in polistirene possono offrire vantaggi di durabilità richiedendo meno materiale, ma il polistirene è particolarmente vantaggioso per il riciclaggio avanzato, poiché può essere "decompresso" nella sua forma liquida originale, il monomero dello stirene, utilizzando il 40% in meno di energia rispetto ad altri polimeri. "Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - polistirolo - riciclo Maggiori informazioni sull'argomentoInfo A. JADOUL
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Cerca le aziende di lavoro conto terzi nell’economia circolare | rMIXIn rMIX troverai le aziende della filiera del lavoro conto terzi per plastica, tessuti, metalli, RAEE e altri servizi greenIn un’economia sempre più orientata alla sostenibilità, la possibilità di delegare lavorazioni e servizi a imprese specializzate è una leva strategica per aumentare l’efficienza, ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse. Per rispondere a questa esigenza, rMIX – portale dell’economia circolare – mette a disposizione una sezione professionale dedicata al lavoro conto terzi, rivolta a imprese e operatori attivi in una vasta gamma di settori produttivi e ambientali. La sezione "cerca aziende" + “Lavoro Conto Terzi” della directory rMIX permette di individuare fornitori affidabili per attività di artigianato, confezionamento, edilizia, manutenzione, movimentazione merci, lavorazione metalli, trattamento RAEE, gestione tessuti e trasformazione plastica, in linea con i principi dell’economia circolare. 👉 Scopri le aziende che offrono servizi conto terzi su rMIX Una directory settoriale per servizi conto terzi nell’ambito della sostenibilità La sottocategoria “Lavoro Conto Terzi” è uno strumento pratico e aggiornato che consente di trovare partner affidabili per la subfornitura, la trasformazione di materiali e lo sviluppo di lavorazioni specialistiche. Grazie a una ricerca intuitiva per categoria, area geografica o settore d’intervento, rMIX rende semplice il contatto con imprese che operano in ambiti chiave della produzione sostenibile: Artigianato e lavorazioni su misura: lavorazioni a mano, riparazioni, customizzazione di materiali o prodotti riciclati Confezionamento: packaging conto terzi, imbustamento, etichettatura, servizi per e-commerce green Edilizia circolare: demolizioni controllate, bonifiche ambientali, lavorazioni edili sostenibili Manutenzione e impiantistica: servizi tecnici per impianti, macchinari, reti idriche, ambienti di produzione Metalli: lavorazioni meccaniche Movimentazione e logistica: trasporto materiali riciclati, carico/scarico, deposito temporaneo Plastica: stampaggio, estrusione, granulazione, macinatura, micronizzazione, riciclo tecnico di polimeri, finiture ecc.. RAEE: trattamento, smontaggio e valorizzazione di rifiuti elettronici ed elettrotecnici Tessuti: taglio, cucitura, accoppiatura, assemblaggio, serigrafia, tintura, torcitura, ecc..Ogni impresa presente nella directory dispone di una scheda aziendale dettagliata con: - Descrizione delle lavorazioni offerte - Settori serviti e materiali trattati - Specifiche tecniche - Contatti diretti e collegamento al sito web A chi è rivolto il servizio “Lavoro Conto Terzi” di rMIX? Questa sezione del portale rMIX è pensata per supportare la connessione tra chi offre servizi specializzati e chi cerca soluzioni flessibili per lavorazioni esterne. È uno strumento utile per: - Aziende manifatturiere alla ricerca di partner per fasi produttive intermedie - Buyer e responsabili acquisti interessati a subforniture sostenibili - Imprese che necessitano supporto tecnico o logistico su specifiche attività - Start-up e artigiani green che vogliono esternalizzare parte della produzione - Operatori della filiera del riciclo in cerca di sinergie industriali - Designer e creativi impegnati nel riuso e nella rigenerazione di materiali Perché scegliere rMIX per trovare aziende di lavoro conto terzi? Utilizzare la directory “Lavoro Conto Terzi” di rMIX significa accedere a un network qualificato che lavora nel rispetto dei principi dell’economia circolare. I vantaggi includono: - Navigazione per categorie e parole chiave - Accesso ai contatti delle aziende - Ricerca geolocalizzata su scala internazionale (con abbonamento) - Filtri avanzati per tipo di materiale e servizio - Aggiornamento continuo con nuovi operatori del settore Un vero e proprio strumento B2B che valorizza la trasparenza, la specializzazione e la sostenibilità nella subfornitura. Vuoi promuovere i tuoi servizi conto terzi su rMIX? Se la tua azienda opera conto terzi in uno dei settori dell’economia circolare, la tua presenza su rMIX può aumentare visibilità e opportunità di business. Essere presenti nella directory comporta numerosi vantaggi: - SEO ottimizzata: i tuoi servizi saranno facilmente trovati sui motori di ricerca - Rete qualificata: visibilità presso un pubblico tecnico e professionale - Scheda personalizzabile: con tutte le info utili per il contatto diretto - Matching efficiente: con chi cerca esattamente ciò che offri 👉 Inserisci la tua azienda nella sezione “Lavoro Conto Terzi” Esplora la sezione “Lavoro Conto Terzi” di rMIX Consulta le imprese attive, valuta i profili, entra in contatto diretto con i fornitori e collabora con chi opera nel rispetto della sostenibilità. Con rMIX, il lavoro conto terzi diventa una leva concreta per la transizione ecologica. 🔗 Lavoro Conto Terzi – Elenco Aziende 🔗 Lavoro Conto Terzi – Elenco Offerte/Richieste
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rNEWS: Bloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi PerdeBloomberg Valuta i Risultati Aziendale e gli Obbiettivi Dichiarati: chi Vince e chi PerdeLa società di consulenza Bloomberg ha redatto uno studio che ha analizzato alcune grandi società in settori differenti come quello del petrolio, delle forniture energetiche, delle miniere e del settore dei prodotti di consumo.Il lavoro si basava sugli obbiettivi societari dichiarati in termini di impatti produttivi e sui risultati circa il loro rispetto. Total, come si legge nel comunicato, è risultata tra quelle società che hanno conseguito il punteggio più alto. Nello specifico, il 13 aprile, BloombergNEF ha pubblicato il suo primo studio sull'allineamento delle strategie aziendali con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Con un punteggio di 97/100, Total si è classificata al terzo posto a livello mondiale nel sondaggio, tra i quattro settori di attività studiati (Oil and Gas, Utilities, Metals & Mining, Consumer Goods) e primo nel suo settore. Lo studio, intitolato “UN Sustainable Development Goals for Companies: Primer” valuta le aziende sulla base di un'analisi di 10 categorie di criteri, in termini di integrazione degli SDGs nella loro strategia, identificazione dei loro impatti prioritari e obiettivi di miglioramento. La valutazione tiene anche conto della trasparenza della rendicontazione associata. Dal 2016, Total si è impegnata a contribuire al raggiungimento degli SDG e li utilizza come punto di riferimento per misurare e definire le priorità dei suoi impatti. Il Gruppo ha anche svolto un ruolo pionieristico nella rendicontazione relativa agli SDG contribuendo al lavoro della piattaforma creata nel 2017 da UN Global Compact e Global Reporting Initiative (GRI). “Total è risolutamente impegnata in una trasformazione che affronti le sfide dell'agenda di sviluppo sostenibile: combattere il riscaldamento globale, fornire soluzioni tangibili e promuovere attivamente una transizione giusta. Total vuole essere un punto di riferimento per l'impegno aziendale verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono lieto che l'impegno dei nostri team sia stato riconosciuto con questa prima classifica ", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e Amministratore delegato di Total . Lo studio Bloomberg riconosce l'allineamento della strategia aziendale di Total con obiettivi climatici chiaramente dichiarati (SDG 13), la sua trasformazione in un'ampia azienda energetica con progetti tangibili di energia a basse emissioni di carbonio (SDG 7) e l'uso del suo peso economico e sociale, in particolare all'interno della propria catena di fornitura (SDG 8). Lo studio evidenzia anche il lavoro di Total sull'informativa trasparente, con la pubblicazione di report dettagliati sugli SDG. Total ritiene che la trasparenza sia essenziale per costruire rapporti di fiducia con i propri stakeholder e per porre il Gruppo in un percorso di miglioramento continuo.
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