Il Lavoro di TOTAL sulla BiodiversitàTOTAL sull'impegno ad un business attento alle esigenze della naturaIl nuovo comunicato stampa da parte del gruppo Francese Total racchiude lo sforzo che la società dichiara di fare per creare un business con il minor impatto ambientale possibile e rispettoso delle leggi ambientali.Sullo sfondo dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Total, che è stata appena riconosciuta come Global Compact Lead dalle Nazioni Unite, si impegna a favore della biodiversità estendendo la sua ambizione in quattro aree principali: 1. Zone di esclusione volontaria: Total si impegna, in riconoscimento del valore universale dei siti del patrimonio naturale mondiale dell'UNESCO, a non condurre operazioni di esplorazione o estrazione di petrolio o gas in queste aree. Total si impegna inoltre a non condurre alcuna esplorazione petrolifera nel ghiaccio marino artico. 2. Nuovi progetti: saranno sviluppati piani d'azione per la biodiversità per qualsiasi nuovo sito situato in un'area di interesse per la biodiversità, ovvero le aree protette IUCN (International Union for the Conservation of Nature) da I a IV e le aree di Ramsar. Inoltre, il Gruppo si impegna ad attuare misure per produrre un impatto positivo netto sulla biodiversità per ogni nuovo progetto situato in un'area IUCN I o II o area Ramsar. 3. Siti esistenti: su ogni sito esistente significativo dal punto di vista ambientale (siti di produzione di esplorazione e produzione, raffinerie, siti petrolchimici, centrali elettriche a gas) che è certificato ISO 14001, verrà implementato un piano d'azione sulla biodiversità. Total riferirà la sua distribuzione alle varie parti interessate. Quando un sito interrompe il suo funzionamento, Total si impegna anche a considerare lo sviluppo di un'area dedicata ricca di biodiversità (ad esempio habitat di specie rare, santuari della biodiversità, ecc.) Come una delle opzioni per la sua riabilitazione. 4. Promozione della biodiversità: come parte del programma Climate, Coastal and Oceans della Total Foundation, Total sosterrà i programmi di sensibilizzazione relativi alla biodiversità, l'educazione dei giovani e le azioni di ricerca. Total si impegna inoltre a condividere i dati sulla biodiversità raccolti nell'ambito dei nostri studi ambientali per i progetti del Gruppo con la comunità scientifica e il pubblico in generale. "La ricca biodiversità del pianeta è minacciata. L'inclusione della biodiversità da parte di Total risale a qualche tempo fa, ma l'attuale degrado dell'ambiente è una realtà che richiede a tutti noi di fare un cambiamento importante, collettivamente e individualmente. Per questo motivo, Total sta facendo un passo indietro per aumentare le sue ambizioni e gli impegni in materia di biodiversità, e questo contribuirà all'ambizione del Gruppo di diventare il maggiore responsabile dell'energia ", ha annunciato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di Total. Total aveva adottato una politica sulla biodiversità entro il 2005, per concretizzare il riconoscimento globale di questi temi da parte del Gruppo. Nel 2016 il Gruppo si è impegnato a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) adottati dalle Nazioni Unite, compresi quelli legati alla biodiversità. Nel 2018 Total ha firmato l'iniziativa act4nature guidata dall'associazione imprenditoriale francese Association Française des Entreprises pour l'Environnement (EpE). Immagine: by TOTAL
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Snetor Acquisisce il 100% di Gazechim FranciaLa comunicazione a firma del CEO del gruppo Snetor. Emmanuel Aubourg, che rende noto al mercato la doppia acquisizione di società operanti nel campo dei polimeri in EuropaSiamo lieti di confermare, in qualità di partner privilegiato, l'acquisizione da parte del Gruppo Snetor di Gazechim Plastics il 27 luglio 2020. Questa operazione arriva ad appena una settimana dall'acquisizione del 70% di Tecnopol Spa in Italia e Spagna da parte del Gruppo Snetor. Valori condivisi e una visione comune Il Gruppo Snetor e Gazechim Plastics sono due aziende a conduzione familiare con la stessa cultura aziendale e valori condivisi in cui la dimensione umana e le relazioni basate sulla fiducia sono al centro delle decisioni e delle organizzazioni. Fortemente legati agli stretti legami con i nostri partner, condividiamo anche le stesse ambizioni: creare valore per i nostri clienti e fornitori e diventare un attore chiave nella distribuzione di materie plastiche in Europa. Da questa operazione nasce un gruppo che rappresenterà oggi un perimetro di aziende che impiegano quasi 300 dipendenti per un fatturato consolidato di 1,2 miliardi di euro, presenti in Europa, Africa, Stati Uniti e America Latina. Ad oggi, Gazechim Plastics opera nel continente europeo attraverso 7 filiali che coprono le seguenti zone: Francia, Italia, Regno Unito, Benelux, Iberica, Romania e Norden. Un attore chiave in Europa Con queste 2 operazioni, Snetor diventa un player paneuropeo in grado di offrire una soluzione globale a tutti i suoi partner attraverso diversi canali di distribuzione a seconda del Paese e di perseguire la sua strategia di prossimità e impegno nei confronti dei propri clienti e fornitori ovunque si trovino. Orgogliosi e attenti ai rapporti duraturi che intratteniamo con voi, i nostri team continueranno a collaborare con voi sui progetti dei nostri clienti, con la stessa professionalità e livello di rigore e qualità del servizio.
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La crisi delle materie prime e il ritorno del ricicloDipendenza geopolitica dal petrolio e risorse critiche: perché l’economia circolare sta diventando una strategia industrialeAutore: Marco Arezio Data: Marzo 2026 Dalla dipendenza dal petrolio alle tensioni geopolitiche globali: come guerre, instabilità energetica e scarsità di risorse stanno trasformando il riciclo in una strategia economica e industriale decisiva. Introduzione Per oltre un secolo l’economia industriale mondiale si è sviluppata seguendo un modello relativamente semplice: estrarre risorse naturali, trasformarle in prodotti e infine smaltirle come rifiuti. Questo sistema lineare ha funzionato a lungo perché le materie prime erano percepite come abbondanti e perché l’energia necessaria per estrarle e trasformarle, in particolare il petrolio, era disponibile a costi relativamente contenuti. Negli ultimi decenni questa percezione ha iniziato lentamente a cambiare. La crescita economica globale, l’aumento della popolazione e l’espansione delle economie emergenti hanno moltiplicato la domanda di energia e di materie prime industriali. Allo stesso tempo, la produzione di molte di queste risorse è rimasta concentrata in aree del pianeta caratterizzate da instabilità politica, conflitti regionali o tensioni geopolitiche. Questa combinazione di fattori ha reso sempre più evidente una fragilità strutturale delle economie industrializzate: la dipendenza da fonti energetiche e materiali provenienti da regioni del mondo difficili da controllare o prevedere. Il petrolio rappresenta l’esempio più evidente di questa vulnerabilità, ma non è l’unico. Oggi numerose materie prime fondamentali per l’industria moderna – dai metalli alle terre rare – sono concentrate in pochi paesi e soggette a dinamiche geopolitiche complesse. In questo scenario, il riciclo e l’economia circolare stanno assumendo un significato nuovo. Non sono più soltanto strumenti ambientali destinati a ridurre l’impatto dei rifiuti sul pianeta, ma stanno diventando progressivamente una componente strategica della sicurezza economica e industriale delle nazioni. La dipendenza globale dal petrolio e la vulnerabilità delle economie industriali Il petrolio ha rappresentato per oltre un secolo la colonna portante dello sviluppo economico moderno. Non solo come combustibile per i trasporti o per la produzione di energia, ma anche come materia prima fondamentale per l’industria chimica, per la produzione di plastica, fertilizzanti, solventi e migliaia di altri prodotti utilizzati nella vita quotidiana. Questa centralità ha però creato un problema strutturale. Le principali riserve di petrolio del pianeta non sono distribuite in modo uniforme, ma si concentrano in alcune aree specifiche, in particolare nel Medio Oriente, in alcune regioni dell’Africa e in parti dell’Asia centrale. Molti di questi territori sono caratterizzati da equilibri politici fragili, tensioni regionali o rivalità geopolitiche che rendono l’approvvigionamento energetico globale vulnerabile a crisi improvvise. Quando in queste regioni si verificano conflitti o tensioni militari, l’impatto sui mercati energetici può essere immediato. Interruzioni della produzione, attacchi alle infrastrutture petrolifere o minacce alle rotte marittime strategiche possono provocare rapidi aumenti dei prezzi dell’energia, con effetti a catena sull’economia globale. Questa vulnerabilità è diventata ancora più evidente negli ultimi anni, quando le tensioni geopolitiche hanno dimostrato quanto il sistema energetico globale dipenda da un equilibrio delicato tra produzione, trasporto e stabilità politica. Le guerre energetiche e l’instabilità dei mercati delle materie prime Le crisi geopolitiche contemporanee non riguardano soltanto il controllo dei territori o degli equilibri politici regionali. Sempre più spesso, dietro i conflitti e le tensioni internazionali si nasconde una dimensione economica legata all’accesso alle risorse naturali. Il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime industriali è diventato uno dei fattori più importanti nella definizione degli equilibri di potere tra le nazioni. Quando queste risorse vengono minacciate da guerre, sanzioni economiche o blocchi commerciali, l’effetto si riflette immediatamente sui mercati globali. I prezzi del petrolio e delle materie prime possono oscillare rapidamente in risposta a eventi geopolitici, creando instabilità economica e difficoltà per le industrie che dipendono da queste risorse. L’aumento dei costi energetici si traduce spesso in inflazione, rallentamento della crescita economica e perdita di competitività per molte imprese. In questo contesto, la sicurezza delle risorse sta diventando un tema centrale per le politiche economiche dei paesi industrializzati. La crisi dello Stretto di Hormuz e il nuovo shock delle materie prime Un elemento che rende ancora più evidente la fragilità dell’attuale sistema economico globale è la crisi energetica scoppiata dopo l’attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele contro obiettivi strategici iraniani. La risposta militare di Teheran ha rapidamente trasformato il conflitto regionale in un evento con conseguenze economiche globali, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico. Il punto più critico della crisi è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta per il commercio energetico. Questo stretto corridoio di mare che separa l’Iran dall’Oman è largo appena poche decine di chilometri, ma attraverso di esso transita una quota enorme dell’energia mondiale. Ogni giorno passano in queste acque circa 17-20 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% del consumo globale, oltre a una parte significativa delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto proveniente soprattutto dal Qatar. Quando il conflitto con l’Iran si è intensificato e Teheran ha minacciato di impedire il passaggio delle petroliere, il traffico marittimo nella zona ha subito un drastico rallentamento. Diverse compagnie di navigazione hanno sospeso le rotte attraverso lo stretto e numerose petroliere sono rimaste ferme in attesa di condizioni più sicure. In pochi giorni il traffico di navi cisterna è crollato e il passaggio attraverso il corridoio energetico più importante del mondo è quasi scomparso. Le conseguenze sui mercati delle materie prime sono state immediate. Il prezzo del petrolio Brent, che prima della crisi oscillava intorno ai settanta-ottanta dollari al barile, ha superato rapidamente la soglia dei cento dollari e in alcune fasi di tensione ha continuato a salire alimentando il timore di una nuova crisi energetica globale. Il blocco dello stretto ha provocato anche uno shock dell’offerta energetica senza precedenti nella storia recente del mercato petrolifero. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la riduzione delle esportazioni dalla regione potrebbe superare diversi milioni di barili al giorno, rendendo questa interruzione una delle più gravi mai registrate per il mercato globale dell’energia. In risposta alla crisi, i paesi industrializzati hanno iniziato a rilasciare petrolio dalle riserve strategiche per stabilizzare i mercati e contenere l’aumento dei prezzi. Tuttavia queste riserve rappresentano soltanto una soluzione temporanea e non possono sostituire a lungo le forniture provenienti dal Golfo Persico. Le conseguenze economiche di questa situazione si propagano rapidamente lungo l’intero sistema industriale globale. L’aumento del prezzo dell’energia influisce sui costi di produzione, sui trasporti, sull’agricoltura e su numerosi settori manifatturieri. Le economie più colpite sono quelle che dipendono maggiormente dalle importazioni energetiche, in particolare molti paesi europei e asiatici. Ma la crisi dello Stretto di Hormuz mette in evidenza un problema ancora più profondo: la fragilità del sistema industriale globale di fronte alle tensioni geopolitiche. Quando una singola area del pianeta può bloccare una quota così rilevante delle forniture energetiche mondiali, significa che l’intero sistema economico dipende da un equilibrio estremamente delicato. Per questo motivo la crisi iraniana non rappresenta soltanto un evento geopolitico, ma anche un segnale della trasformazione in corso nell’economia globale. La sicurezza delle risorse sta diventando una questione centrale per le strategie industriali e per le politiche economiche delle nazioni. In questo contesto il riciclo e l’economia circolare assumono un valore ancora più strategico. Ridurre la dipendenza dalle materie prime estratte in regioni geopoliticamente instabili significa aumentare la resilienza delle economie e costruire sistemi produttivi meno vulnerabili agli shock energetici e alle crisi internazionali. Il recupero dei materiali già presenti nelle economie industriali – metalli, plastiche, componenti elettronici – può contribuire a diminuire la pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Le città e i sistemi produttivi accumulano nel tempo grandi quantità di risorse che, se recuperate e reintrodotte nei cicli produttivi, possono ridurre la necessità di nuove estrazioni e limitare la dipendenza da rotte commerciali vulnerabili. In altre parole, la crisi dello Stretto di Hormuz dimostra con chiarezza che il riciclo non è soltanto una politica ambientale, ma anche una strategia di sicurezza economica. In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche e competizione per le risorse, la capacità di recuperare materiali all’interno delle proprie economie diventa uno dei fattori chiave della resilienza industriale. Perché il petrolio del Medio Oriente rimane centrale anche nell’era della transizione energetica Negli ultimi anni il dibattito pubblico sull’energia è stato dominato dal tema della transizione energetica. La diffusione delle energie rinnovabili, lo sviluppo dei veicoli elettrici e le politiche climatiche stanno progressivamente riducendo il ruolo dei combustibili fossili nelle strategie di lungo periodo delle economie industrializzate. Tuttavia questa trasformazione, pur significativa, non sta avvenendo con la rapidità spesso immaginata nel discorso politico. Il petrolio continua infatti a occupare una posizione centrale nell’economia globale. Anche nei paesi che stanno investendo massicciamente nelle energie rinnovabili, gran parte dei sistemi di trasporto, della logistica e dell’industria chimica dipende ancora in larga misura dai derivati del petrolio. Non bisogna dimenticare che il petrolio non è soltanto un combustibile: rappresenta anche la base di numerose filiere industriali, dalla produzione di plastiche ai fertilizzanti, dai solventi ai materiali sintetici utilizzati in moltissimi settori produttivi. La transizione energetica richiede inoltre tempi lunghi. La sostituzione delle infrastrutture energetiche globali – raffinerie, reti di distribuzione, sistemi di trasporto e impianti industriali – richiede investimenti enormi e decenni di trasformazione tecnologica. Anche nei paesi più avanzati dal punto di vista della decarbonizzazione, la quota di energia proveniente da fonti fossili rimane ancora significativa. In questo contesto, il Medio Oriente continua a rappresentare uno dei centri nevralgici dell’economia energetica mondiale. La regione ospita alcune delle più grandi riserve petrolifere del pianeta e rimane uno dei principali poli di esportazione di energia verso l’Europa, l’Asia e altre economie industrializzate. Questa realtà crea una situazione paradossale. Da un lato le politiche climatiche mirano a ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili. Dall’altro lato, nel breve e medio periodo, le economie globali continuano a dipendere in modo sostanziale dal petrolio proveniente proprio da quelle regioni che risultano geopoliticamente più instabili. Le tensioni nel Golfo Persico dimostrano quanto questo equilibrio sia delicato. Eventi militari, crisi diplomatiche o minacce alle rotte marittime possono avere effetti immediati sui mercati energetici internazionali. Quando il flusso di petrolio proveniente dal Medio Oriente viene messo in discussione, l’impatto non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma l’intero sistema economico globale. Questa situazione evidenzia un altro aspetto spesso trascurato nel dibattito energetico contemporaneo. La transizione ecologica non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche, ma implica anche una trasformazione profonda del modo in cui le economie utilizzano le risorse materiali. Ridurre la dipendenza dal petrolio non significa semplicemente produrre più energia rinnovabile. Significa anche utilizzare in modo più efficiente i materiali, prolungare la vita dei prodotti e recuperare le risorse già presenti nel sistema economico. In questo senso l’economia circolare rappresenta uno degli strumenti più importanti per accompagnare la transizione energetica. Recuperare materiali attraverso il riciclo significa diminuire la necessità di nuove estrazioni e ridurre la pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Il riciclo diventa quindi parte integrante della strategia energetica e industriale del futuro. Non sostituisce direttamente il petrolio come fonte energetica, ma contribuisce a ridurre la dipendenza complessiva dalle risorse estratte in regioni geopoliticamente instabili. La fragilità energetica dell’Europa e la dipendenza dalle importazioni Tra le grandi economie mondiali, l’Europa rappresenta uno degli esempi più evidenti di dipendenza energetica. Il continente dispone di risorse naturali limitate rispetto al proprio fabbisogno industriale e deve importare una grande parte dell’energia e delle materie prime che utilizza. Questa dipendenza rende l’economia europea particolarmente sensibile alle crisi geopolitiche e alle variazioni dei mercati energetici. Quando il prezzo del petrolio o del gas aumenta improvvisamente, l’impatto si diffonde rapidamente attraverso l’intero sistema economico, influenzando i costi di produzione, i prezzi dei beni e il potere d’acquisto dei cittadini. Negli ultimi periodi le tensioni internazionali hanno evidenziato quanto questa situazione possa rappresentare una vulnerabilità strategica. Ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e di materie prime è diventato quindi un obiettivo sempre più importante per le politiche industriali europee. Materie prime critiche e nuova competizione geopolitica delle risorse Se nel passato il petrolio rappresentava la principale risorsa strategica, oggi il panorama delle materie prime si è ampliato notevolmente. Le tecnologie moderne – dai veicoli elettrici ai dispositivi elettronici, dalle energie rinnovabili alle infrastrutture digitali – richiedono una quantità crescente di metalli e materiali specializzati. Elementi come litio, cobalto, nichel, rame e terre rare sono diventati indispensabili per lo sviluppo tecnologico contemporaneo. Tuttavia, anche queste risorse sono spesso concentrate in pochi paesi produttori, creando nuove forme di dipendenza economica e geopolitica. La crescente domanda globale di questi materiali sta alimentando una competizione internazionale sempre più intensa, in cui l’accesso alle risorse diventa un fattore determinante per lo sviluppo industriale e tecnologico delle nazioni.Il ritorno strategico del riciclo nelle politiche industrialiIn questo contesto di crescente competizione per le risorse naturali, il riciclo sta tornando al centro delle strategie economiche e industriali. Recuperare materiali dai rifiuti non significa soltanto ridurre l’impatto ambientale della produzione industriale, ma anche diminuire la dipendenza dalle importazioni di materie prime. Le economie avanzate stanno iniziando a considerare i materiali presenti nei rifiuti come una vera e propria riserva di risorse. Le città e i sistemi produttivi accumulano nel tempo grandi quantità di metalli, plastiche e altri materiali che possono essere recuperati e reinseriti nei cicli produttivi. Questo processo trasforma progressivamente i rifiuti in una sorta di miniera urbana, capace di fornire materie prime secondarie senza dover ricorrere continuamente all’estrazione di nuove risorse naturali. Economia circolare e resilienza delle catene di approvvigionamento Le catene di approvvigionamento globali sono diventate sempre più complesse e interconnesse. Le industrie moderne dipendono da reti di fornitori distribuiti in tutto il mondo, e qualsiasi interruzione in una parte della filiera può avere effetti a catena sull’intero sistema produttivo. L’economia circolare offre una possibile risposta a questa vulnerabilità. Recuperare materiali all’interno delle economie nazionali o regionali consente di ridurre la dipendenza da forniture provenienti da paesi lontani e politicamente instabili. In questo modo il riciclo contribuisce non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche alla resilienza economica. Il ruolo dei materiali riciclati nelle industrie tecnologiche Molti settori industriali stanno già integrando materiali riciclati nelle proprie catene produttive. L’industria metallurgica utilizza sempre più rottami per produrre acciaio e alluminio, mentre il settore delle batterie sta sviluppando tecnologie per recuperare metalli preziosi dai dispositivi a fine vita. Anche l’industria della plastica sta evolvendo rapidamente, con lo sviluppo di polimeri riciclati di alta qualità in grado di sostituire materiali vergini in numerose applicazioni industriali. Queste trasformazioni dimostrano come il riciclo possa diventare un elemento strutturale dell’industria moderna. Strategie industriali per ridurre la dipendenza dalle risorse esterne Per affrontare le sfide legate alla sicurezza delle risorse, molti governi stanno sviluppando nuove strategie industriali basate su una gestione più efficiente dei materiali. Queste strategie includono la promozione del riciclo, lo sviluppo di tecnologie per il recupero dei materiali e la creazione di filiere produttive più locali e resilienti. L’obiettivo è costruire un sistema economico meno vulnerabile alle crisi geopolitiche e più capace di gestire in modo sostenibile le risorse disponibili. Il nuovo paradigma economico delle risorse circolari La crisi delle materie prime e le tensioni geopolitiche stanno accelerando una trasformazione profonda del sistema economico globale. Il modello lineare basato su estrazione, produzione e smaltimento sta progressivamente lasciando spazio a un paradigma più complesso, in cui le risorse vengono utilizzate più a lungo, recuperate e reinserite nei cicli produttivi. In questo nuovo scenario, l’economia circolare non rappresenta soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma anche uno strumento per rafforzare la sicurezza economica delle nazioni. Il riciclo diventa così uno dei pilastri di un sistema industriale più resiliente, capace di ridurre la dipendenza dalle risorse geopoliticamente instabili e di costruire un futuro economico più sostenibile. Fonti International Energy Agency – Global Energy OutlookEuropean Commission – Critical Raw Materials StrategyOECD – Global Raw Materials OutlookEuropean Parliament – Critical Raw Materials for the EUBruegel – European Fossil Fuel DependenceTransport & Environment – EU Oil Dependency ReportEconomics Observatory – Energy conflicts and inflationJournal of Cleaner Production – Circular Economy and Resource Security
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Manuali tecnici sui polimeri plastici riciclati: dalla materia prima al prodotto finito, una guida completa per l’industria del ricicloRiciclo delle plastiche post-consumo e post-industriali, tecnopolimeri, film plastici e PVC riciclato: quattro manuali tecnici su trasformazione, difetti, qualità e applicazioni industrialidi Marco Arezio. Dicembre 25.Nel contesto industriale attuale, il riciclo delle materie plastiche ha superato da tempo la dimensione emergenziale e normativa per diventare un ambito tecnologico autonomo, complesso e ad alto valore strategico. Le imprese che operano nella trasformazione dei polimeri riciclati si confrontano quotidianamente con problematiche di qualità, ripetibilità, costi e prestazioni che non possono più essere affrontate con approcci approssimativi o puramente teorici. La collana di quattro manuali tecnici dedicati ai polimeri plastici riciclati nasce con l’obiettivo di colmare questa esigenza: fornire strumenti di lavoro concreti, basati sull’esperienza industriale, capaci di accompagnare il lettore lungo l’intera filiera del riciclo, dalla materia prima di scarto fino al prodotto finito, con un’attenzione costante ai difetti da evitare e alle scelte tecniche che determinano il successo o il fallimento di una produzione. I volumi affrontano quattro ambiti chiave del riciclo moderno: plastiche post-industriali e tecnopolimeri, plastiche post-consumo, film plastici riciclati e PVC riciclato. Ogni manuale è concepito come un testo autonomo ma coerente con gli altri, costruendo una visione organica e completa del riciclo industriale delle plastiche. Il riciclo delle plastiche post-industriali e dei tecnopolimeri Il manuale dedicato alle plastiche post-industriali e ai tecnopolimeri affronta un segmento spesso percepito come “semplice” ma che, nella pratica industriale, presenta criticità tecniche tutt’altro che banali. Gli scarti di produzione, pur essendo più omogenei rispetto al post-consumo, nascondono insidie legate alla variabilità dei lotti, alla presenza di additivi residui, a contaminazioni incrociate e a degradazioni termomeccaniche cumulative. Il volume analizza in modo approfondito le modalità di selezione, rigenerazione e trasformazione di questi materiali, con un focus specifico sui tecnopolimeri, che richiedono competenze elevate e una conoscenza puntuale del comportamento del materiale nel tempo. Viene mostrato come una gestione non corretta del riciclo possa annullare il valore intrinseco di polimeri ad alte prestazioni, mentre un approccio tecnico consapevole consente di ottenere compound riciclati affidabili, competitivi e industrialmente sostenibili. Riciclo delle plastiche post-consumo Il manuale sul riciclo delle plastiche post-consumo affronta il cuore più complesso dell’economia circolare delle plastiche. Qui la materia prima non è mai neutra: è il risultato di comportamenti di consumo, sistemi di raccolta, tecnologie di selezione e trattamenti meccanici che incidono profondamente sulle caratteristiche finali del materiale. Il testo guida il lettore nella comprensione della relazione diretta tra origine del rifiuto e qualità del granulo riciclato, analizzando fenomeni come la variabilità cromatica, la presenza di odori, le contaminazioni polimeriche e la degradazione ossidativa. Particolare attenzione è dedicata ai limiti tecnici del riciclato post-consumo e alla distinzione tra difetti strutturali inevitabili e difetti evitabili attraverso scelte corrette di processo e formulazione. Film plastico riciclato Il film plastico rappresenta una delle applicazioni più sensibili all’utilizzo di materia prima riciclata. Anche minime variazioni nella qualità del granulo possono tradursi in instabilità di processo, difetti superficiali, rotture o scarsa costanza dimensionale. Questo manuale affronta in modo sistematico l’intera filiera del film riciclato, dalla raccolta e preparazione del materiale fino alla fase di estrusione e trasformazione. Il testo approfondisce il ruolo della filtrazione, della densificazione, delle ricette produttive e del bilanciamento tra prestazioni meccaniche e costi industriali. Viene chiarito come molti difetti attribuiti alle macchine o agli impianti derivino in realtà da una comprensione incompleta del comportamento del materiale riciclato in fase di filmatura. PVC riciclato – Manuale tecnico Il manuale dedicato al PVC riciclato si colloca come il testo più specialistico dell’intera collana. Il PVC è un polimero fortemente dipendente dalla formulazione e dagli additivi, e il suo riciclo richiede un approccio radicalmente diverso rispetto ad altri materiali plastici. Il volume analizza in profondità le problematiche legate alla stabilità termica, alla compatibilità tra formulazioni diverse, alla gestione dei plastificanti e delle cariche, fino ai difetti tipici dei prodotti finiti come fragilità, scolorimenti, deformazioni e decadimento meccanico. Il manuale si propone come guida tecnica per evitare errori strutturali che, nel caso del PVC, possono compromettere intere linee produttive e generare costi elevati. Una collana tecnica per l’industria del riciclo consapevole Ciò che accomuna i quattro manuali è un approccio pragmatico e industriale al riciclo delle plastiche. Il riciclato non viene idealizzato né semplificato, ma analizzato per ciò che è realmente: una materia prima con limiti specifici, ma anche con grandi potenzialità se correttamente compresa e gestita. Questa collana si rivolge a riciclatori, trasformatori, tecnici di produzione, responsabili qualità, progettisti, manager industriali e venditori che desiderano superare una visione superficiale del riciclo. I volumi dimostrano come la qualità del prodotto finale non dipenda esclusivamente dalla materia prima, ma soprattutto dalla competenza tecnica con cui essa viene selezionata, trattata e trasformata. In un mercato sempre più orientato alla sostenibilità ma anche alla redditività industriale, questi manuali rappresentano un riferimento tecnico solido per chi vuole costruire valore reale e duraturo a partire dai polimeri plastici riciclati.Acquista i manuali
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Gli USA Superano la Cina: Nuovo Primo Partner Commerciale della GermaniaTra guerre, sanzioni e strategie economiche, gli Stati Uniti emergono come il maggior partner commerciale della Germania nei primi mesi del 2024, ridefinendo gli equilibri globali di Marco ArezioLa dinamica degli equilibri commerciali globali sta subendo importanti trasformazioni, influenzate dalle tensioni geopolitiche e dalle strategie economiche delle grandi potenze. Recentemente, gli Stati Uniti hanno superato la Cina come principale partner commerciale della Germania, secondo gli ultimi dati rivelati dall’Ufficio federale di statistica tedesco e analizzati da Reuters. Nei primi tre mesi del 2024, il commercio tra Germania e Stati Uniti ha raggiunto i 63 miliardi di euro, mentre quello con la Cina si è attestato a 60 miliardi di euro. Nel 2023, la Cina aveva mantenuto la sua posizione di leader per l'ottavo anno consecutivo, con scambi che avevano totalizzato 253 miliardi di euro. Tuttavia, il nuovo scenario mostra un'influenza crescente degli Stati Uniti sull'Europa, motivata sia da fattori economici che politici. La guerra in Ucraina e le relative sanzioni imposte alla Russia hanno spinto gli USA a incrementare significativamente le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) verso l'Europa, rimpiazzando una parte delle forniture energetiche russe, di cui la Germania era uno dei maggiori consumatori. Prima del conflitto, le esportazioni americane di GNL verso l'Unione Europea ammontavano a circa 2 miliardi di metri cubi mensili, cifra che ora è più che raddoppiata. In aggiunta, Washington ha esercitato pressioni per limitare l'uso di tecnologie cinesi in Europa, come dimostra la campagna contro le infrastrutture 5G fornite da Huawei, una delle aziende leader del settore in Cina. Queste dinamiche si riflettono anche nel discorso di Jurgen Matthes, dell’Istituto tedesco di economia di Colonia, che ha descritto un vero e proprio reindirizzamento della Germania "dal rivale di sistema Cina verso un partner transatlantico". Le esportazioni tedesche verso gli USA continuano a crescere, mentre quelle verso la Cina si riducono, segno di un cambiamento nelle dinamiche produttive. Secondo Vincent Stamer, economista di Commerzbank, la Cina sta crescendo dal punto di vista valoriale, producendo internamente beni più complessi che un tempo importava dalla Germania. Questo ha portato le aziende tedesche a spostare parte della produzione in Cina piuttosto che esportarla da casa. La stessa tendenza si osserva in Italia, dove il bilancio commerciale sta virando verso l'America a scapito dell'Estremo Oriente. Nel primo trimestre del 2024, le esportazioni italiane verso gli USA sono aumentate del 9%, mentre quelle verso la Cina sono diminuite del 46%. Anche le importazioni dall'America sono cresciute del 7%, mentre quelle dalla Cina hanno visto un calo superiore al 20%. Questi cambiamenti potrebbero offrire all'Italia nuove opportunità economiche, soprattutto considerando il suo vantaggio competitivo in termini di costi del lavoro rispetto ad altri paesi occidentali, posizionandola come una potenziale alternativa alla Cina per alcune tipologie di forniture destinate agli USA o alla Germania.
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Cosa è il BackLink nel settore del riciclo e come si può guadagnareL’attività di BackLink dal portale del riciclo rMIX comporta visibilità e vantaggiOttenere BackLinks dal portale del riciclo rMIX può comportare diversi vantaggi significativi per i clienti interessati all'economia circolare. Innanzitutto, il collegamento al portale rMIX può aumentare la visibilità online del cliente, poiché i motori di ricerca valutano positivamente i links provenienti da fonti autorevoli e rilevanti nel settore. Il cliente potrebbe beneficiare anche dell'accesso a una platea più ampia di utenti interessati alla sostenibilità e al riciclo. Il portale del riciclo rMIX funge da punto di incontro per coloro che desiderano promuovere o trovare offerte/richieste riguardanti prodotti riciclati e servizi legati all'economia circolare. Ottenere un BackLink da rMIX consente al cliente di essere parte di questa comunità online dedicata, aumentando le possibilità di connessioni e collaborazioni nel campo della sostenibilità. Inoltre, i BackLink da rMIX possono migliorare la reputazione del cliente nel contesto dell'economia circolare. Essendo associato a una piattaforma dedicata al riciclo, il cliente può trasmettere un impegno tangibile per la sostenibilità ambientale. Questo può influenzare positivamente la percezione del marchio, sia tra i consumatori che tra gli altri attori del settore. Infine, l'ottenimento di BackLink da rMIX può contribuire a posizionare il cliente come un leader o un esperto nel campo dell'economia circolare. Quando altri utenti vedono il collegamento al portale del riciclo rMIX, possono percepire il cliente come una risorsa affidabile e informata. Questa reputazione di competenza può portare a opportunità di partnership, collaborazioni e visibilità mediatica aggiuntiva. In sintesi, ottenere BackLink dal portale del riciclo rMIX offre al cliente un aumento di visibilità, accesso a una comunità specifica, miglioramento della reputazione nel settore e l'opportunità di posizionarsi come un leader nell'economia circolare. Per finire, ma non meno importante, creare un’attività di BackLink tra rMIX e il cliente permette di poter ricevere, gratuitamente e per tutta la durata dell’attività di backLink, di un abbonamento omaggio a rMIX Base, con il quale potrai inserire le tue offerte/richieste sul portale, avendo visibili i tuoi dati aziendali con i quali avere contatti diretti con tutti i fornitori o con i clienti che visitano la piattaforma, anche se non sono abbonati. Se desideri maggiori informazioni puoi leggere le info qui o contattare la nostra redazione.
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La Fusione tra Saipem e Subsea7: Un Nuovo Leader Globale nei Servizi EnergeticiSaipem e Subsea7 si Fondono: Nasce Saipem7, un Colosso Offshore da 20 Miliardi per Energia e Infrastrutture Sostenibilidi Marco ArezioIl 23 febbraio 2025, Saipem e Subsea7 hanno annunciato un accordo preliminare per una fusione che darà vita a un colosso nel settore dei servizi energetici, denominato Saipem7. Questa operazione mira a combinare le competenze e le risorse di entrambe le aziende per offrire soluzioni integrate nel campo dell'ingegneria e costruzione offshore e onshore. Dettagli della Fusione La fusione sarà realizzata attraverso l'incorporazione transfrontaliera di Subsea7 in Saipem, con la nuova entità che avrà sede legale a Milano e sarà quotata sia sulla Borsa di Milano che su quella di Oslo. Gli azionisti di entrambe le società deterranno ciascuno il 50% del capitale sociale della nuova compagnia. In particolare, gli azionisti di Subsea7 riceveranno 6,688 nuove azioni Saipem7 per ogni azione Subsea7 posseduta. Prima del completamento della fusione, Subsea7 distribuirà un dividendo straordinario di 450 milioni di euro ai propri azionisti.Struttura e Governance della Nuova Entità Saipem7 sarà organizzata in quattro principali aree di business: - Offshore Engineering & Construction: comprenderà tutte le attività offshore di entrambe le società. - Onshore Engineering & Construction: focalizzata su progetti terrestri. - Sustainable Infrastructures: dedicata a infrastrutture sostenibili. - Offshore Drilling: specializzata in attività di perforazione offshore. È previsto che Alessandro Puliti, attuale CEO di Saipem, assuma il ruolo di Amministratore Delegato di Saipem7, mentre John Evans, CEO di Subsea7, guiderà la divisione Offshore Engineering & Construction. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione sarà designato da Siem Industries, principale azionista di Subsea7, mentre l'Amministratore Delegato sarà nominato da CDP Equity ed Eni, principali azionisti di Saipem.Obiettivi e Sinergie La fusione mira a creare un leader globale con un portafoglio ordini combinato di 43 miliardi di euro, ricavi annuali di circa 20 miliardi di euro e un EBITDA superiore a 2 miliardi di euro. Si prevedono sinergie annuali di circa 300 milioni di euro entro il terzo anno successivo al completamento dell'operazione, ottenute attraverso l'ottimizzazione della flotta, economie di scala negli approvvigionamenti e processi più efficienti. I costi una tantum per realizzare queste sinergie sono stimati in circa 270 milioni di euro.Implicazioni per il Mercato La creazione di Saipem7 rappresenta una risposta strategica alle crescenti dimensioni e complessità dei progetti nel settore energetico globale. La combinazione delle competenze di Saipem e Subsea7 permetterà di offrire una gamma completa di servizi, dalla perforazione all'ingegneria, fino alla costruzione e manutenzione di infrastrutture energetiche sia offshore che onshore. Questa operazione rafforzerà la posizione competitiva della nuova entità, consentendo di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e di cogliere le opportunità legate alla transizione energetica e allo sviluppo delle energie rinnovabili. Conclusione La fusione tra Saipem e Subsea7 segna una tappa fondamentale nel settore dei servizi energetici, creando un nuovo leader globale capace di offrire soluzioni integrate e innovative ai propri clienti. Con una solida base finanziaria e una presenza geografica diversificata, Saipem7 è ben posizionata per guidare la trasformazione dell'industria energetica nei prossimi anni. © Riproduzione Vietata
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Versalis: La Chimica al Servizio dell'Economia CircolareL'amministratore delegato di Versalis, in un'intervista a Repubblica, ripercorre le attività dell'azienda in un'ottica di economia circolare Accogliamo volentieri su rNEWS l'intervista di Giacomo Talignani all'amministratore delegato di Versalis, Daniele Ferrari, in cui si affrontano i nodi del presente e del futuro dell'economia circolare, in merito alla lavorazione e allo smaltimento dei rifiuti plastici. Nell'articolo si affrontano le problematiche, ancora aperte, del ciclo dei rifiuti: discariche, termovalorizzazione, pirolisi, prodotti monouso e creazione di packaging sostenibili.La chimica e i suoi processi come chiave per disegnare un mondo basato su una maggiore capacità di riciclo, packaging e prodotti più snelli e amici dell'ambiente, ma anche plastica recuperata e resa nuovamente "vergine" e nuove ricette per la lunga strada verso la decarbonizzazione. I prodotti pensati sotto la lente della circolarità, il recupero dei materiali e la ricerca di quelli alternativi, sono oggi al centro della missione di Versalis, società chimica di Eni. Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis, racconta l'importanza della chimica per la sostenibilità di oggi e del futuro. Come la chimica può oggi aiutare il riciclo ed essere al centro dell'economia circolare?"Come produttori di materie plastiche e prodotti chimici per noi è importantissimo oggi non solo produrre ma anche fornire nuove soluzioni che poi verranno utilizzate sui mercati. Ecco perché per Versalis la circolarità deve essere a 360 gradi. Ci muoviamo su tre linee fondamentali: l'eco design, ovvero produrre e pensare i nostri prodotti anche sotto l'aspetto del fine vita, massimizzando le risorse e pensando per esempio come rendere i manufatti più semplici da riciclare; poi l'utilizzo dei feedstock alternativi con un giusto mix di transizione fra materie prime fossili e quelle rinnovabili, su cui ci stiamo concentrando sempre di più nelle nostre produzioni; e infine un particolare sviluppo e attenzione alle tecnologie di riciclo. Abbiamo un forte senso di responsabilità sociale, con sempre maggiore attenzione alla sostenibilità in azienda: quindi noi come industria chimica dobbiamo impegnarci a contribuire con lo scopo di riciclare sia meccanicamente che chimicamente i prodotti". La plastica, di cui vi occupate, è un materiale complesso da riciclare. Come vi state muovendo per recuperarlo? "Il tasso del riciclo della plastica nel mondo è ancora basso. In Europa, con un mercato di circa 50 milioni di tonnellate di plastica vergine, oltre il 30% dei rifiuti in plastica raccolti viene inviato a processi di riciclo, oltre il 40% viene termovalorizzato e il restante finisce in discariche, e quest'ultimo è un grosso problema. Dobbiamo riuscire a riciclare di più. Durante la pandemia legata al Covid ci siamo resi conto dell'importanza di alcune applicazioni della plastica: da quelle usate nel settore sanitario a quelle del packaging alimentare, è balzata agli occhi l'importanza della plastica proprio per la sua versatilità, perché senza questo materiale sarebbe stato difficile fare molte cose che abbiamo fatto, dai tamponi sino alle mascherine. E' necessario dunque pensare sempre di più al riuso della plastica: oggi in Europa il riciclo meccanico può soddisfare l'esigenza fino a un certo punto. Probabilmente si arriverà a incrementare la percentuale di plastica riciclata meccanicamente, ma difficilmente si andrà oltre perché sui mercati sono presenti plastiche miste e materiali multi-strato. Ecco perché, per andare oltre e ottenere maggiori possibilità di recupero, stiamo sviluppando il riciclo molecolare. Un esempio è quello che facciamo col progetto Hoop, prevediamo di realizzare un primo impianto da 6 mila tonnellate anno a Mantova". In che cosa consiste questo progetto? "In parole molto semplici Hoop si basa sul processo di pirolisi per trasformare plastiche miste in materia prima che possa dar vita a nuove plastiche "vergini", in modo da avere un ciclo di economia circolare. La plastica recuperata viene scaldata nel reattore a 400-500 gradi con basse pressioni: in sostanza la scomponiamo per poterla riutilizzare. Al di là della produzione energetica per scaldare il reattore non ci sono emissioni dirette e questo processo fa in modo che questa plastica ritorni ad essere un bene primario. Con il riciclo molecolare si è meno limitati rispetto a quello meccanico. In futuro speriamo che questo ciclo comprenda anche la possibilità che l'energia necessaria per questo processo arrivi totalmente da fonti rinnovabili, in modo da chiudere il ciclo completamente" E' difficile applicare il concetto di circolarità al recupero della plastica? "Noi facciamo parte della Circular Plastics Alliance e abbiamo preso impegni importanti per il riciclo della plastica, cercando di dimostrare che questo materiale si può recuperare. La plastica non è un problema, ma lo è la cattiva gestione del fine vita. Questo si può realizzare con le tecnologie che stiamo sviluppando. Crediamo infatti che per il futuro sia meglio impegnarsi per gestire al meglio i rifiuti di plastica, piuttosto che eliminare questo materiale, in uno slogan meglio essere "plastic waste free" che "plastic free". Quali altre sfide coinvolgono i rifiuti di plastica? "Una delle prime sfide intraprese è per esempio il progetto Versalis Revive. Creiamo nuovi prodotti con plastica vergine e plastica da riciclo sino al 75%. Lo riusciamo a fare sia nel polistirene, sia nel polietilene per esempio per ottenere prodotti per il settore agricolo per il packaging come film e pellicole. Poi ci sono iniziative come RiVending, in cui raccogliamo bicchierini e palette del caffè e dai monouso diamo vita alla produzione di polistirene espandibile per lastre isolanti per condomini o abitazioni e packaging protettivo di elettrodomestici e mobili. Credo che RiVending dimostri anche che nella grande corsa a bandire monouso di plastica si poteva ragionare diversamente, cioè su come riciclarli e rilevarne valore senza danneggiare un'industria già sotto pressione. Abbiamo dimostrato in modo pratico cosa si può fare con i monouso, un esempio di riciclo applicabile anche in altre realtà". Un esempio di riconversione invece arriva da Crescentino (Vercelli), dove ora producete disinfettante. "Sì, con l'esperienza che abbiamo nella chimica da fonti rinnovabili nel sito di Crescentino in Piemonte abbiamo adattato gli impianti produttivi per produrre una gamma di disinfettanti (chiamati Invix, ndr) utilizzando come principio attivo l'etanolo da materie prime vegetali. Una riconversione necessaria per il momento particolare e difficile che stiamo vivendo. Continueremo a produrre ed espanderemo presto la nostra gamma di prodotti". Quali altre trasformazioni saranno invece necessarie per garantire la transizione energetica? "Servirà una trasformazione completa della nostra industria, ma non si può fare in un solo stadio. Integrare gli impianti chimici tradizionali con strutture nuove e tecnologiche che ci permettono di essere sempre più rinnovabili e circolari è l'obiettivo. Per fare questo usiamo una strategia che definirei a fasi, modulare, un percorso che la chimica sta già facendo e deve fare per essere all'avanguardia, stimolati dalla sensibilità ambientale, dal New Green Deal e da tutti gli apparati di sostegno che verranno per il cambiamento". In questa partita la chimica che ruolo gioca? "All'interno di Eni ogni business fa la sua parte verso la decarbonizzazione. Noi come parte chimica abbiamo la possibilità di integrarci e poter dare l'apporto tecnologico verso questo cambiamento. Ci sentiamo fortemente motivati e responsabilizzati: l'industria chimica tocca circa il 95% di ogni settore industriale, molti dei prodotti che ci circondano sono fatti grazie alla chimica e per questo sappiamo di avere un ruolo importante verso il futuro. Speriamo che anche le persone comprendano quanto la chimica, a volte inquadrata erroneamente o associata magari all'inquinamento, abbia in realtà un ruolo decisivo e prezioso, come risorsa, per lo sviluppo di una società più sostenibile".Giacomo Talignani, la Repubblica
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Plastica Eco-sostenibile: Dall'Università di Perugia Arriva Polymeer, il Nuovo Materiale che Viene dalla BirraIl progetto innovativo di Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi trasforma i residui della birra in polimeri biodegradabilidi Marco ArezioIl settore della ricerca e sviluppo nel campo dei materiali sostenibili ha recentemente accolto una promettente innovazione dall'Università di Perugia. Le professoresse Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi hanno ideato il progetto Polymeer, un'iniziativa pionieristica volta a sviluppare materiali plastici eco-sostenibili a partire dai residui della produzione della birra. Questa innovazione non solo rappresenta un passo avanti nella lotta contro l'inquinamento da plastica, ma anche un esempio tangibile di economia circolare applicata alle bioindustrie. Il Progetto Polymeer Il progetto Polymeer si distingue per il suo approccio innovativo e sostenibile. Ideato dalle docenti Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi, rispettivamente del dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie e del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, mira a trasformare le trebbie di birra, un sottoprodotto della produzione della birra, in polimeri biodegradabili e riciclabili. Questa iniziativa ha ricevuto un finanziamento di 4,8 milioni di euro nell'ambito del bando Horizon-ju-cbe-2023-r-04, promosso dal Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBE JU). Il finanziamento è una testimonianza del valore scientifico e dell'impatto potenziale del progetto. "Questo prestigioso riconoscimento internazionale rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’eccellenza della nostra ricerca", ha dichiarato il rettore Maurizio Oliviero, sottolineando l'importanza del contributo delle due professoresse al progresso scientifico e tecnologico. La Scienza Dietro Polymeer L'idea centrale del progetto Polymeer è quella di utilizzare le trebbie di birra, composte principalmente da fibre vegetali, proteine e altri composti organici, come materia prima per la produzione di nuovi polimeri. Questi polimeri saranno progettati per essere biodegradabili, riducendo così l'impatto ambientale associato alle plastiche tradizionali. La ricerca si concentrerà su vari aspetti della chimica dei materiali, compresa la modifica chimica delle trebbie per migliorare le loro proprietà meccaniche e di biodegradabilità. Le trebbie di birra, infatti, contengono composti che possono essere trasformati attraverso processi chimici e biotecnologici in materiali plastici con proprietà specifiche, come la resistenza ai raggi UV, la flessibilità, la durabilità e la biodegradabilità nel suolo. Applicazioni e Impatti Polymeer non è solo un progetto di ricerca, ma un'iniziativa con potenziali applicazioni pratiche in vari settori industriali. Ecco alcuni esempi di come i nuovi materiali sviluppati potrebbero essere utilizzati: Agricoltura: I polimeri biodegradabili creati da Polymeer saranno utilizzati per realizzare film per pacciamatura, che proteggono le colture dai raggi UV e si decompongono naturalmente nel suolo, eliminando il problema dei residui plastici nei campi. Imballaggio: I materiali sviluppati saranno durevoli e flessibili, ideali per imballaggi alimentari che richiedono resistenza e sicurezza durante il trasporto. La biodegradabilità di questi materiali rappresenta un grande vantaggio nella gestione dei rifiuti. Industria Automobilistica: I polimeri potranno essere utilizzati per produrre tessuti e rivestimenti interni con proprietà ignifughe e antimicrobiche, resistenti all'acqua e all'olio. Queste caratteristiche migliorano la sicurezza e la durabilità dei componenti automobilistici. Collaborazioni Internazionali Il progetto Polymeer coinvolge un consorzio di 13 partner internazionali tra università, centri di ricerca e aziende, tutti coordinati dall’Università di Perugia. Questa collaborazione globale è fondamentale per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie e dei materiali sostenibili. L'inizio del programma è previsto per settembre e durerà quattro anni, durante i quali i partner lavoreranno insieme per trasformare le idee in realtà. Conclusione Polymeer rappresenta un esempio eccellente di come la ricerca universitaria possa portare a soluzioni concrete per problemi ambientali globali. L'utilizzo dei residui della produzione della birra per creare polimeri sostenibili non solo offre una nuova vita ai materiali di scarto, ma promuove anche un modello di economia circolare che potrebbe essere replicato in altre industrie. Con il supporto di un ampio consorzio internazionale e un robusto finanziamento, Polymeer ha il potenziale per diventare un punto di riferimento nella ricerca sui materiali sostenibili, contribuendo significativamente alla riduzione dell'inquinamento da plastica e alla promozione di pratiche industriali più eco-compatibili.
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Dal sale del prosciutto alla strada: l’impianto di Trasaghis trasforma gli scarti in risorsaL’impianto di riciclo del Consorzio San Daniele: come sale esausto e salamoia diventano antifreddo, concianti e risorsa per l’industriadi Orizio LucaNel cuore verde del Friuli, circondato da dolci colline e piccoli centri, Trasaghis si risveglia oggi con un nuovo ruolo da protagonista. Dove un tempo si vedevano solo camion in partenza carichi di scarti da smaltire, oggi sorge un impianto che rappresenta un passo avanti per tutta l’Europa. Qui si chiude un ciclo: quello degli scarti della lavorazione del Prosciutto di San Daniele, che trovano nuova vita invece di gravare sull’ambiente e sui bilanci delle aziende.Il cambiamento nasce da una necessità concreta e da una visione moderna: ridurre la dipendenza dagli impianti distanti, eliminare i costi del trasporto e abbattere l’impatto ambientale. È stato investito molto, sia in risorse economiche che in competenze, ma la sfida è stata vinta. Trasaghis diventa così il primo esempio di filiera che si riappropria dei propri residui, trasformandoli in opportunità.Due fili, due cicli: sale solido e salamoia, due percorsi virtuosiIl cuore dell’impianto è diviso in due linee principali, che lavorano in parallelo ma seguono percorsi complementari. Da un lato, il sale solido esausto viene accuratamente selezionato e purificato. Una volta che il sale ha svolto il suo compito nella stagionatura, viene lavorato per tornare utile: pronto per essere usato come sale antigelo sulle strade d’inverno, o come materia prima nell’industria della concia.Dall’altro lato, la salamoia – quel liquido salino carico di residui che la produzione del prosciutto genera in quantità – viene trattata con processi sofisticati, in grado di separare l’acqua pulita dai materiali solidi. Questo non solo riduce l’impatto ambientale, ma permette di ottenere nuove risorse valorizzabili. È un sistema che lavora quasi senza sosta, ridisegnando i confini della gestione degli scarti.Strategia e sostenibilità: il modello San DanieleQuesta storia non nasce per caso. È frutto di anni di dialoghi, incontri e visioni condivise tra imprenditori, tecnici e amministratori pubblici. Quando la questione dello smaltimento dei sali è diventata urgente, si è scelto di non subire la crisi, ma di rispondere innovando. Da questa volontà collettiva è nato il progetto che oggi mette il distretto di San Daniele sulla mappa europea dell’economia circolare.La sostenibilità non è solo un concetto astratto, ma un valore pratico, tradotto in azioni e investimenti. Qui è stato recuperato un capannone industriale abbandonato, evitando nuovo consumo di suolo. Il lavoro di squadra tra pubblico e privato ha permesso di integrare la tecnologia più moderna con il rispetto della tradizione locale, creando un modello che oggi viene studiato anche fuori regione.Impatto ambientale, economico e logisticoGli effetti di questa scelta sono concreti e misurabili. Prima, ogni tonnellata di sale esausto o di salamoia doveva affrontare un viaggio lungo e costoso. Oggi tutto avviene a pochi chilometri dal luogo di produzione, con un abbattimento drastico delle emissioni di CO₂ dovute ai trasporti.Anche l’impatto economico è notevole: le aziende risparmiano sulle spese di smaltimento e possono reinvestire sul territorio. La gestione degli scarti diventa una nuova fonte di ricchezza e occupazione locale, contribuendo al benessere della comunità. È una rivoluzione silenziosa che parte dalla logistica e arriva fino al cuore della filiera produttiva.Il dietro le quinte: tecnologia e innovazioneL’impianto di Trasaghis non è solo il risultato di una scelta etica, ma anche di un impegno tecnologico di alto livello. Ogni fase del trattamento degli scarti è studiata per massimizzare il recupero e minimizzare gli sprechi. Si usano processi fisici, chimici e biologici, combinati tra loro per ottenere il massimo rendimento.Dietro le quinte, un team di tecnici specializzati lavora ogni giorno per migliorare i processi, monitorare i risultati e assicurarsi che ogni residuo abbia la possibilità di essere trasformato in risorsa. La struttura stessa è un esempio di recupero industriale: un edificio che, invece di essere demolito o lasciato al degrado, torna a vivere come motore dell’economia locale.Valorizzazione territoriale: ricadute localiIl valore di questo impianto va oltre la semplice gestione dei rifiuti. Si tratta di una scelta che rafforza il legame con il territorio, crea nuove opportunità di lavoro e rafforza la competitività del distretto. Trasaghis diventa così un punto di riferimento non solo per il Friuli, ma per tutta la filiera agroalimentare italiana, dimostrando che l’innovazione non è appannaggio delle grandi metropoli, ma può nascere anche nei piccoli centri.La comunità locale partecipa attivamente, vede riconosciuto il proprio ruolo e si sente parte di un progetto più grande. Questo rafforza l’identità del distretto e spinge altre realtà a seguire la stessa strada. Ogni sacco di sale che riparte dall’impianto, ogni litro d’acqua recuperata rappresentano un piccolo successo per tutto il territorio.Dalla prospettiva locale a quella nazionaleL’esperienza di Trasaghis parla anche al resto d’Italia. Mentre l’Europa chiede di ridurre la produzione di rifiuti e di aumentare la circolarità dei processi produttivi, qui si offre un esempio concreto di come si possa agire. La visione del distretto friulano si allinea perfettamente alle nuove strategie nazionali ed europee, anticipando le richieste della transizione ecologica.Il modello può essere replicato, adattato ad altri settori e territori, diventando un patrimonio comune. In questo modo la piccola Trasaghis dimostra che l’innovazione vera nasce dal basso, da chi conosce a fondo le esigenze e le risorse del proprio territorio.Conclusione: il futuro riparte dal saleLa storia dell’impianto di Trasaghis è la dimostrazione che la sostenibilità non è solo un obiettivo futuro, ma una realtà che può essere costruita oggi, con investimenti, coraggio e collaborazione. L’idea di trasformare uno scarto in risorsa, chiudendo i cicli produttivi e ridando valore a ogni residuo, è la chiave di un’agricoltura moderna e responsabile.Nel sale recuperato, nella salamoia che torna utile, nelle strade più sicure d’inverno e nelle concerie che lavorano materie seconde c’è il segno di una nuova economia: circolare, inclusiva, attenta all’ambiente e alle persone. Trasaghis ne è il simbolo, San Daniele la culla, il Friuli il punto di partenza. E da qui, forse, può partire una nuova stagione di crescita sostenibile per tutto il Paese.© Riproduzione Vietata
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Cerca Aziende di Tubi in Plastica Riciclata: Il Motore di Ricerca rMIXConsulta la selezione dei produttori di tubi in plastica, anche riciclata, per l’industria, l’edilizia e l’agricoltura sulla piattaforma rMIXL’universo dei tubi in plastica si evolve rapidamente, rispondendo alle esigenze di infrastrutture sempre più sostenibili e attente all’ambiente. In questo scenario, il servizio di ricerca aziende di rMIX offre un punto di accesso immediato a una rete di produttori specializzati nella realizzazione di tubi in plastica – anche riciclata – destinati a molteplici settori, dall’industriale all’idraulico, dal civile all’agricolo. Sulla piattaforma rMIX la trasparenza e la facilità d’uso sono i veri punti di forza. Attraverso la pagina dedicata ai tubi in plastica, raggiungibile da questo link, le imprese possono consultare un elenco aggiornato di aziende affidabili, con profili dettagliati che raccontano la storia, la specializzazione e il livello di innovazione di ciascun produttore. Vengono evidenziate le certificazioni di qualità, le tipologie di materiali impiegati e la presenza di linee produttive che sfruttano plastiche riciclate, a tutto vantaggio dell’ambiente. Il servizio permette di comparare le soluzioni offerte dalle aziende, analizzando diametri, prestazioni, destinazioni d’uso e processi produttivi all’avanguardia. Ogni produttore può essere contattato direttamente, facilitando l’ottenimento di preventivi, informazioni tecniche o richieste di personalizzazione. In questo modo, rMIX si conferma partner ideale per chi cerca valore, affidabilità e attenzione all’economia circolare. Scopri subito le aziende di tubi in plastica e scegli il tuo prossimo fornitore sostenibile su rMIX.
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ENEL: Produzione di Idrogeno da impianti Eolici in CileIl Cile avrà il suo primo impianto per la produzione di Idrogeno attraverso un elettrolizzatore alimentato ad energia eolica.Sebbene oggi la produzione di idrogeno, attraverso le energie rinnovabili non sia ancora competitiva in termini di costo Kw, rispetto alla produzione con gas naturale o con il carbone, non c'è dubbio che la progressiva diminuzione dei costi della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, nei prossimi anni, permetterà l'apertura di un mercato molto interessante in termini di dislocazione della produzione energetica totalmente verde.Come si può leggere dal rapporto di Enel sull'impianto di produzione di Idrogeno in Cile, attraverso l'uso di energia eolica, la decarbonizzazione dei sistemi industriali e civili passa anche per questa strada.Enel Green Power Chile (EGP Chile), controllata di Enel Chile, prevede di partecipare con la società elettrica cilena AME e i futuri partner ENAP, Siemens Energy e Porsche, all’installazione di un impianto pilota per la produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore alimentato da energia eolica a Cabo Negro, a nord di Punta Arenas, nella regione di Magallanes, soggetto all’approvazione da parte delle autorità locali e alla finalizzazione della struttura di finanziamento. L’entrata in esercizio dell’impianto è prevista per il 2022, rendendolo così il primo progetto di questo tipo che produrrà idrogeno in Cile, oltre ad uno dei più grandi in America Latina. L’annuncio è avvenuto durante un evento a cui ha partecipato il ministro cileno dell'Energia Juan Carlos Jobet. Salvatore Bernabei, recentemente nominato CEO globale di Enel Green Power nonché responsabile della linea di business Global Power Generation di Enel ha dichiarato: “L'idrogeno verde può davvero svolgere un ruolo importante nella transizione energetica supportando la decarbonizzazione di settori le cui emissioni sono più difficili da abbattere, e nei quali l'elettrificazione degli usi finali non è una soluzione semplice. Enel punta su questo tipo di idrogeno, che viene prodotto tramite elettrolizzatori, alimentati al 100% da elettricità rinnovabile. Questo progetto, che è una pietra miliare per il Gruppo a livello globale, può mettere in pratica la nostra visione; nello specifico, un impianto come questo può consentirci di analizzare le migliori soluzioni tecnologiche per produrre in modo efficiente idrogeno sfruttando la ricchezza di risorse e le solide infrastrutture della regione di Magallanes. Come stiamo facendo in Cile, continueremo a cercare altri Paesi in tutto il mondo nei quali è possibile lanciare iniziative simili ". Un progetto in Patagonia In un Paese con risorse naturali straordinarie, la Patagonia si distingue per avere alcune delle migliori condizioni del vento sulla terraferma al mondo grazie alla sua vicinanza all’Antartide, come dimostra uno studio sulle risorse eoliche condotto da EGP Chile negli ultimi due anni. Queste caratteristiche uniche permettono alla Patagonia di avere una produzione costante di energia eolica, che rappresenta un elemento chiave per consentire alla regione di posizionarsi come polo di sviluppo dell’idrogeno verde. In particolare, la regione di Magallanes ha la necessità di diversificare il suo mix energetico che era storicamente improntato su petrolio e gas, facendo leva sulle infrastrutture esistenti per accelerare la decarbonizzazione attraverso l’idrogeno verde generato dall’energia eolica. Idrogeno verde in Cile Il Cile si sta affermando come uno dei Paesi con il maggior potenziale per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde al mondo. Stando al Ministero dell’Energia cileno, grazie all’idrogeno verde a basso costo, entro il 2050, sarà resa possibile una riduzione del livello di CO2 accumulato del Paese fino al 20%. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il Cile sia in grado di produrre 160 milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno, raddoppiando l’attuale domanda di idrogeno e, secondo le proiezioni di Bloomberg, il prezzo dell’idrogeno verde sarà competitivo con il diesel in meno di 10 anni circa. Enel in Cile è la più grande azienda elettrica per capacità installata con oltre 7.200 MW di cui oltre 4.700 MW di energia rinnovabile, nello specifico: oltre 3.500 MW di energia idroelettrica, oltre 600 MW di energia eolica, circa 500 MW di energia solare e circa 40 MW di energia geotermica. Il Gruppo opera anche nel settore della distribuzione attraverso Enel Distribución Chile, che serve circa 2 milioni di clienti, e nel business delle soluzioni energetiche avanzate attraverso Enel X Chile. Enel Green Power, all’interno del Gruppo Enel, è dedicata allo sviluppo e alla gestione di rinnovabili in tutto il mondo, con una presenza in Europa, Americhe, Asia, Africa e Oceania. Leader mondiale nel settore dell’energia rinnovabile, con una capacità gestita di oltre 46,4 GW e un mix di generazione che include l’energia eolica, l’energia solare, l’energia geotermica e l’energia idroelettrica, Enel Green Power è all’avanguardia nell’integrazione di tecnologie innovative in impianti rinnovabili.
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Recycling Show Europe: Opportunità per Visitatori ed EspositoriPRSE: Un'analisi approfondita dei vantaggi e degli svantaggi di una delle fiere più importanti del riciclaggio della plastica in Europa, con un confronto con altre fiere del settore di Marco ArezioLa Plastics Recycling Show Europe (PRSE) è una delle fiere più importanti nel settore del riciclaggio della plastica. Tenutasi annualmente ad Amsterdam, questa fiera attira professionisti del settore, aziende, enti governativi e organizzazioni non governative. L'evento offre una piattaforma per discutere le ultime innovazioni, sfide e soluzioni nel riciclaggio della plastica. Il tema principale della PRSE è l'economia circolare, con un focus particolare sul riciclaggio e la gestione sostenibile dei rifiuti plastici.Tema della Plastics Recycling Show Europe (PRSE)Il tema centrale della PRSE è il riciclaggio della plastica in un'ottica di economia circolare. Questo concetto implica un sistema in cui i materiali vengono riutilizzati e riciclati il più possibile, riducendo al minimo i rifiuti e l'impatto ambientale. La fiera esplora vari aspetti di questo tema, inclusi: Tecnologie di riciclaggio avanzate: Presentazioni e dimostrazioni di nuove tecnologie che migliorano l'efficienza e la qualità del riciclaggio della plastica. Politiche e regolamentazioni: Discussioni sulle normative europee e internazionali che influenzano il settore del riciclaggio della plastica. Innovazioni nei materiali: Esposizione di nuovi materiali plastici riciclabili e biodegradabili. Soluzioni di gestione dei rifiuti: Presentazione di strategie e soluzioni innovative per la raccolta, la separazione e la gestione dei rifiuti plastici.Vantaggi per i Visitatori Accesso a Innovazioni e Tecnologie: I visitatori hanno l'opportunità di vedere in anteprima le ultime tecnologie e innovazioni nel settore del riciclaggio della plastica. Questo è particolarmente utile per le aziende che cercano di rimanere competitive e aggiornate sulle nuove tendenze. Networking: La PRSE offre un ambiente ideale per il networking, consentendo ai visitatori di connettersi con esperti del settore, potenziali partner commerciali e fornitori di servizi. Questo può portare a nuove collaborazioni e opportunità di business. Educazione e Formazione: La fiera offre una serie di conferenze, seminari e workshop che forniscono approfondimenti su vari aspetti del riciclaggio della plastica. Questi eventi educativi aiutano i professionisti a migliorare le loro conoscenze e competenze. Conoscenza delle Normative: I visitatori possono ottenere informazioni aggiornate sulle normative e le politiche che influenzano il settore del riciclaggio della plastica, aiutandoli a garantire che le loro pratiche siano conformi alle leggi vigenti.Svantaggi per i Visitatori Costo della Partecipazione: La partecipazione alla fiera può essere costosa, considerando il costo del viaggio, dell'alloggio e dei biglietti d'ingresso. Questo può rappresentare un ostacolo per le piccole imprese o per i professionisti indipendenti. Sovraccarico di Informazioni: Con un'ampia gamma di espositori e sessioni informative, i visitatori possono sentirsi sopraffatti dalla quantità di informazioni disponibili. Questo può rendere difficile concentrarsi sugli argomenti più rilevanti per le loro esigenze specifiche. Logistica: La gestione della logistica, inclusi i trasporti e l'alloggio, può essere complicata, soprattutto per coloro che provengono da fuori città o da altri paesi.Vantaggi per gli Espositori alla PRSEVisibilità e Promozione: Gli espositori hanno l'opportunità di aumentare la visibilità del loro marchio e dei loro prodotti. La fiera attira un pubblico qualificato e interessato, il che aumenta le possibilità di generare lead e di espandere la propria rete commerciale. Feedback Diretti: Interagendo direttamente con i visitatori, gli espositori possono ottenere feedback immediati sui loro prodotti e servizi, aiutandoli a migliorare e adattare le loro offerte alle esigenze del mercato. Lancio di Prodotti: La PRSE è una piattaforma ideale per il lancio di nuovi prodotti e tecnologie, poiché consente di raggiungere un vasto pubblico di professionisti del settore e di media specializzati. Opportunità di Business: La fiera facilita incontri B2B, consentendo agli espositori di incontrare potenziali clienti, partner commerciali e fornitori, creando opportunità di business e collaborazioni strategiche.Svantaggi per gli Espositori Costi Elevati: Partecipare come espositore alla PRSE può essere costoso, considerando i costi di affitto dello spazio espositivo, della costruzione dello stand, del personale e della logistica. Questo può rappresentare un onere significativo, soprattutto per le piccole imprese. Concorrenza Intensa: Con un gran numero di espositori presenti, la concorrenza per attirare l'attenzione dei visitatori è intensa. Gli espositori devono investire notevolmente in marketing e presentazione per distinguersi. Tempo e Risorse: La preparazione per la fiera richiede tempo e risorse considerevoli. Gli espositori devono dedicare personale e risorse per pianificare, allestire e gestire lo stand durante l'evento, il che può influire sulle operazioni quotidiane dell'azienda.Confronto con Altre Fiere della Plastica Riciclata in Europa La PRSE si distingue per il suo focus specifico sul riciclaggio della plastica e sull'economia circolare. Tuttavia, ci sono altre fiere della plastica in Europa che offrono piattaforme complementari e competitori: K Show (Düsseldorf, Germania): Il K Show è una delle fiere più grandi al mondo per il settore della plastica e della gomma. Copre un'ampia gamma di temi, dall'innovazione nei materiali plastici alla produzione e alla lavorazione. Sebbene il K Show abbia una sezione dedicata al riciclaggio, non è il suo focus principale come alla PRSE. Fakuma (Friedrichshafen, Germania): Fakuma è un'altra fiera importante che copre l'intera catena di valore della lavorazione della plastica. È nota per la sua attenzione alla lavorazione delle materie plastiche e alle tecnologie di produzione, con meno enfasi specifica sul riciclaggio rispetto alla PRSE. Interplas (Birmingham, Regno Unito): Interplas è la principale fiera del Regno Unito per l'industria della plastica, coprendo vari aspetti dalla produzione alla trasformazione e al riciclaggio. Sebbene simile alla PRSE, Interplas tende a essere più orientata verso l'industria manifatturiera della plastica in generale. Ecomondo (Rimini, Italia): Ecomondo è una fiera internazionale dedicata alla green economy e all'economia circolare. Pur avendo una sezione significativa sul riciclaggio della plastica, Ecomondo copre una gamma più ampia di temi ambientali, inclusi il riciclaggio dei rifiuti in generale, l'energia rinnovabile e le tecnologie verdi.Conclusione La Plastics Recycling Show Europe è un evento chiave per chiunque sia coinvolto nel settore del riciclaggio della plastica e dell'economia circolare. Offre numerosi vantaggi sia per i visitatori che per gli espositori, nonostante alcuni svantaggi legati ai costi e alla logistica. Confrontata con altre fiere della plastica in Europa, la PRSE si distingue per il suo focus specifico sul riciclaggio e sulle soluzioni sostenibili, rendendola una tappa obbligata per chiunque sia interessato a queste tematiche.
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Innovazione e Sostenibilità al Centro: Un'Analisi della FIP - France Innovation PlasturgieEsplorando i vantaggi e gli svantaggi per visitatori ed espositori della Fiera FIP - France Innovation PlasturgieLa FIP - France Innovation Plasturgie rappresenta uno degli appuntamenti più significativi nel calendario delle fiere europee dedicate alla plastica e all'innovazione nei materiali plastici. Questo evento, che si svolge in Francia, è un vero e proprio crocevia di idee, tecnologie avanzate e nuove pratiche sostenibili nel settore della plastica. Caratteristiche Distintive della FIP La FIP si distingue per il suo forte accento sull'innovazione e sulla sostenibilità. L'evento è strutturato per coprire l'intera filiera del settore plastico, dalla materia prima fino al prodotto finito e al riciclo. Inoltre, una delle sue principali attrazioni è l'ampio spazio dedicato alle start-up e alle nuove tecnologie, che offre una panoramica comprensiva delle tendenze emergenti e delle soluzioni innovative. Un altro aspetto peculiare della FIP è la sua capacità di attrarre un vasto pubblico internazionale. I partecipanti provengono da vari settori industriali, non solo limitati alla plastica, ma anche dall'automotive, dall'aerospaziale, dall'elettronica, e dalla costruzione. Questo rende la FIP un punto di incontro privilegiato per professionisti e aziende che cercano di espandere la loro rete e di esplorare nuove opportunità di mercato. Vantaggi e Svantaggi della fiera France Innovation Plasturgie Partecipare a una fiera industriale come la FIP - France Innovation Plasturgie può offrire una serie di vantaggi e presentare alcuni svantaggi, sia per i visitatori che per le aziende espositrici. Analizziamo questi aspetti in confronto ad altre fiere europee del settore della plastica. Vantaggi della FIP - France Innovation Plasturgie Per i Visitatori: Innovazione e Tecnologia: La FIP è rinomata per il suo focus sull'innovazione. I visitatori hanno l'opportunità di vedere da vicino le ultime tecnologie, materiali avanzati e soluzioni sostenibili che stanno plasmando il futuro del settore. Networking Concentrato: Grazie alla sua dimensione più gestibile rispetto a fiere più grandi come la K-Fair, la FIP permette un networking più efficace e personalizzato, facilitando incontri e discussioni tra professionisti del settore. Contenuti Educativi: La fiera offre un ricco programma di seminari e workshop che trattano temi attuali come la sostenibilità, il riciclo e l'innovazione nei materiali, fornendo ai visitatori preziose informazioni e aggiornamenti professionali. Per le Aziende Espositrici: Target Specializzato: La FIP attira un pubblico altamente specializzato interessato alle innovazioni e alle soluzioni sostenibili. Questo permette alle aziende di interagire direttamente con potenziali clienti che hanno una comprensione profonda del settore e dei suoi bisogni. Visibilità nel Mercato Francese e Europeo: Esponendo alla FIP, le aziende possono aumentare la loro visibilità non solo nel mercato francese, ma anche in quello europeo più ampio, sfruttando la posizione della Francia come hub logistico e commerciale in Europa. Opportunità di Partnership e Collaborazioni: L'ambiente collaborativo della FIP facilita la creazione di partnership strategiche e collaborazioni con altre aziende e istituzioni. Svantaggi della FIP - France Innovation Plasturgie Per i Visitatori: Dimensioni più Ridotte: Rispetto a fiere come la K-Fair, la FIP può offrire una gamma leggermente più limitata di espositori e prodotti. Questo potrebbe significare meno opzioni comparative per specifiche tecnologie o soluzioni. Focus Specifico: Il forte focus su innovazione e sostenibilità è estremamente utile per chi cerca queste qualità, ma può risultare meno attraente per visitatori interessati a aspetti più tradizionali del settore della plastica. Per le Aziende Espositrici: Costi di Partecipazione: I costi di partecipazione e di allestimento dello stand possono essere significativi, soprattutto per le PMI o le start-up. Il ROI (Return On Investment) deve essere attentamente valutato in relazione agli obiettivi specifici di business. Concorrenza Focalizzata: Essendo un evento che attira leader di pensiero e innovatori, la competizione tra gli espositori può essere molto alta, richiedendo investimenti notevoli in termini di stand e materiali promozionali per distinguersi. Conclusione La partecipazione alla FIP può rappresentare un'opportunità significativa per acquisire visibilità, aggiornamenti e contatti nel settore della plastica, in particolare per chi è orientato verso l'innovazione e la sostenibilità. Tuttavia, è essenziale che sia i visitatori che le aziende valutino attentamente i propri obiettivi e risorse prima di decidere di partecipare, per massimizzare il valore dell'esperienza in fiera.
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Manteco premiata per l’eccellenza nel riciclo tessile: un modello di sostenibilità “Made in Italy”L’azienda italiana Manteco vince il Climate Project of the Year ai Climate and Nature Impact Awards di Textile Exchangedi Marco ArezioManteco, una delle aziende italiane leader nel settore tessile di alta qualità, ha recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento internazionale per il suo impegno verso la sostenibilità. La società ha conquistato il titolo di Climate Project of the Year durante i Climate and Nature Impact Awards organizzati da Textile Exchange, una piattaforma globale che promuove pratiche responsabili e sostenibili nel settore tessile e della moda. Questo premio, ottenuto per l’impegno nel riciclo, rappresenta una tappa importante nel percorso dell'azienda verso un'industria tessile più rispettosa dell’ambiente. Chi è Manteco? Fondata in Italia negli anni Cinquanta, Manteco ha costruito una reputazione solida per la produzione di tessuti di alta qualità, distinti per l’innovazione, l’estetica raffinata e l’attenzione ai dettagli. Con una sede centrale in Toscana, Manteco è sinonimo di qualità “Made in Italy”, capace di coniugare tradizione e innovazione in ogni fase della filiera produttiva. L’azienda si specializza nella lavorazione della lana e nella creazione di tessuti sostenibili, spesso utilizzati dai più importanti brand internazionali della moda. Uno dei punti di forza di Manteco è la sua capacità di integrare pratiche sostenibili all’interno dei processi produttivi senza compromettere la qualità del prodotto finale. Negli anni, la società ha sviluppato tecnologie all’avanguardia che le hanno permesso di recuperare e riutilizzare materiali altrimenti destinati allo smaltimento, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale. L'Impegno nel Riciclo L'impegno di Manteco per la sostenibilità va oltre le parole: l'azienda ha implementato un sistema di riciclo innovativo, noto come Manteco Recycling System, che si basa sul recupero della lana e di altri materiali tessili per creare nuovi prodotti di qualità. Questo sistema permette non solo di ridurre la quantità di rifiuti generati, ma anche di risparmiare risorse naturali ed energia. In particolare, il Manteco Recycling System si basa su un processo che recupera e rigenera i materiali tessili attraverso metodi innovativi di selezione, pulizia e lavorazione. Uno degli aspetti distintivi di questo sistema è la possibilità di creare tessuti riciclati che conservano la stessa qualità e durabilità di quelli prodotti con materiali vergini, rendendo l’opzione del riciclo non solo sostenibile, ma anche commercialmente vantaggiosa. Perché Manteco ha Vinto il Premio Il premio Climate Project of the Year assegnato da Textile Exchange rappresenta un riconoscimento alla capacità di Manteco di implementare pratiche che riducono significativamente l’impatto ambientale. Questo premio, infatti, viene conferito a progetti che dimostrano un contributo tangibile alla riduzione delle emissioni di carbonio e alla preservazione della biodiversità. Manteco si è distinta per l’efficacia del suo approccio circolare nella gestione delle risorse tessili, puntando su un modello produttivo che promuove il riutilizzo e riduce lo spreco. La società ha saputo dimostrare come l’innovazione nel riciclo possa trasformarsi in un fattore di competitività, contribuendo a sensibilizzare l’intero settore tessile verso un maggiore rispetto dell’ambiente. Il premio, dunque, non è solo un riconoscimento all’azienda italiana, ma anche un invito rivolto a tutte le imprese del settore a seguire l’esempio di Manteco. L’Impatto del Premio e le Prospettive Future Ricevere un premio di tale importanza è un’ulteriore conferma per Manteco del valore delle sue scelte in termini di sostenibilità e innovazione. Questo riconoscimento rafforza la posizione dell'azienda come leader nel settore del riciclo tessile e potrebbe rappresentare un incentivo per altre aziende ad adottare pratiche simili. La visibilità internazionale derivante dal premio aprirà inoltre nuove opportunità di collaborazione per Manteco, che potrà ampliare il proprio impatto globale e continuare a innovare nel campo dei tessuti sostenibili. In un periodo in cui l’industria tessile è sottoposta a pressioni crescenti per ridurre le emissioni e il consumo di risorse, il modello proposto da Manteco rappresenta una risposta concreta e replicabile. Guardando al futuro, la società ha già annunciato nuovi progetti e iniziative che mirano a migliorare ulteriormente le proprie performance ambientali, come l’adozione di tecnologie a basse emissioni di carbonio e l’espansione delle proprie pratiche di riciclo.© Riproduzione VietataFoto Manteco
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Ecopolietilene 2024: +24% nella raccolta rifiuti in PE e oltre 200 aziende consorziateNel 2024 Ecopolietilene ha raccolto 32.488 tonnellate di rifiuti in polietilene, registrando una crescita del 24%. Oltre 200 aziende fanno ora parte del consorzio EPRNel 2024, Ecopolietilene – il consorzio autonomo specializzato nella gestione dei rifiuti derivanti da prodotti in polietilene – ha registrato una crescita significativa, confermandosi come uno degli attori di riferimento nel panorama dell’economia circolare in Italia. Le tonnellate di rifiuti raccolte hanno sfiorato quota 32.500, segnando un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. Questo dato risulta ancora più rilevante se confrontato con l’incremento del 10% dei beni immessi al consumo, che hanno raggiunto le 78.561 tonnellate. Ecopolietilene fa parte del Sistema Ecolight e coinvolge più di 200 imprese, tra produttori, distributori e operatori del recupero. Durante l’anno appena concluso, circa 30 nuove aziende hanno scelto di aderire al consorzio, portando così a 202 il numero complessivo degli associati. L’adesione crescente al sistema consortile evidenzia una maggiore sensibilità industriale nei confronti della corretta gestione del polietilene, risorsa che – se adeguatamente trattata – può rappresentare un’importante opportunità per la transizione ecologica, piuttosto che un rifiuto problematico. Dei materiali immessi al consumo nel 2024, la quota più rilevante – 68.348 tonnellate – era costituita da prodotti a prevalente contenuto in polietilene, facilmente gestibili e riciclabili. Una porzione più contenuta riguardava beni meno recuperabili (6.839 tonnellate) o con una presenza marginale di polietilene (1.095 tonnellate), confermando l’importanza di classificazioni accurate e strumenti di tracciabilità lungo l’intera filiera. Il consorzio ha sottolineato che il 2024 è stato un anno di rafforzamento operativo, grazie anche a progetti sperimentali e all’impiego di impianti certificati. Le performance raggiunte sono state attribuite a una gestione efficiente e trasparente, che ha saputo coniugare crescita e qualità. Nel corso dei quattro anni successivi all’avvio del consorzio, i volumi di raccolta hanno mostrato un’evoluzione significativa: 14.000 tonnellate nel 2021, 30.198 nel 2022, un lieve calo nel 2023 (26.000 tonnellate), fino a toccare il picco del 2024 con 32.488 tonnellate. Per il 2025, Ecopolietilene punta ad ampliare ulteriormente le modalità di raccolta e a migliorare la tracciabilità dei rifiuti, rafforzando la collaborazione tra consorziati ed enti di controllo. L’obiettivo è sviluppare strumenti innovativi e modelli replicabili che permettano di rendere più efficiente il recupero dei polimeri e aumentare la quota di materiali reimmessi nei cicli produttivi. Attraverso una strategia fondata sulla responsabilità estesa del produttore (EPR), il consorzio si propone di trasformare il polietilene post-consumo in una risorsa centrale per un’economia sempre più circolare e sostenibile. La crescita dei numeri, sia in termini di raccolta che di adesioni, sembra confermare che questa visione è condivisa da un numero crescente di imprese consapevoli del valore ambientale e industriale della materia plastica correttamente gestita.© Riproduzione Vietata
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Cerchi Lavoro ma hai un Curriculum Simile a Molti Altri? Che FareCerchi lavoro nell’economia circolare? Vuoi cambiarlo? Hai già spedito centinaia di curricula e sei ancora in attesa? BastaProva ad immaginare quanti curricula le aziende ricevono, quanti, i responsabili della selezione del personale delle ditte specializzate, hanno da vagliare ogni giorno. Probabilmente la legge dei grandi numeri porterà all'impossibilità che tutti i curricula spediti possano avere l'attenzione che meritano, o forse potrebbero finire direttamente in un cestino. Cosa fare allora?Quello che puoi fare è trasmettere la tua empatia, professionalità, affidabilità e competenza allo scrutinatore, cosa che non riuscirai a farlo, probabilmente, solamente riempendo un CV di dati personali. La preparazione di una presentazione che stimoli le aziende a richiedere il tuo curriculum e, probabilmente, a chiamarti è importante quanto la possibilità di essere vista in rete, sempre. Utilizzando il servizio gratuito rMIX (Job) potrai presentarti e raccontare quello che un CV non può contenere: le tue aspirazioni, le tue esperienze, le tue idee, la tua affidabilità e il motivo per cui dovrebbero sceglierti. La presentazione sarà anonima, tradotta in 4 lingue (IT, UK, ESP, F), corredata di un numero e resterà tale finchè non verrà richiesto il tuo CV, in quell’occasione ti avvertiremo a chi lo spediremo. La tua presentazione rimarrà a disposizione, in rete, sulla pagina rMIX Lavoro finchè lo vorrai e potrà essere resa inattiva con una tua semplice email citando il numero della presentazione o inviando il link della stessa. Il portale è visitato in 154 paesi al mondo dalle aziende che operano nell’economia circolare. Inoltre, se vuoi spingere il tuo CV e la tua presentazione, puoi anche usufruire del servizio di Newsletter che farà recapitare a circa 12.000 aziende nel mondo la tua figura professionale. Allora cominciamo. Invia la tua presentazione e il tuo CV
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