L’Azienda Può essere una Selva Oscura. e-BookLe giornate per il manager possono prevedere trabocchetti e pericoli che bisogna saper superareLa vita del manager in azienda non è quasi mai fatta di rose e fiori, se non altro per le aspettative che il proprietario o il consiglio di amministrazione ripongono su di lui.Aspettative che devono essere ripagate in termini di produttività, marginalità, posizionamento aziendale sul mercato e immagine. I ruoli chiave sono certo ambiti, ma bisogna avere una buona dose di resilienza, spirito di iniziativa, adattamento allo stress e capacità di farsi aiutare dalla propria squadra, per raggiungere i traguardi aziendali nel tempo. Innanzitutto è bene considerare che non esistono, generalmente, settori meno complicati di altri, in un mercato libero e competitivo, e non esistono ruoli manageriali più semplici di altri, altrimenti non esisterebbe l’esigenza del manager stesso. Che tu appartenga al commerciale, al marketing, agli acquisti, alla produzione, alla gestione del personale, all’amministrazione o alla logistica, un’azienda di una certa dimensione ha bisogno di essere competitiva e vincente in ogni settore interno, per poter fare la differenza sul mercato nella sua interezza. Il confronto tra i managers delle attività apicali dell’azienda, può essere una giusta chiave per avere un’idea del contributo del proprio lavoro, ma serve anche per capire dove l’azienda è vincente o carente. Le esperienze del gruppo, anche se non strettamente collegate alle proprie o al proprio ambito lavorativo, sono utili per avere la giusta visione delle necessità generali e dei problemi che si verificano giornalmente. La condivisione delle problematiche generali può essere utile per poter fornire consigli ai colleghi, vedendo i problemi o le strategie sotto un altro punto di vista. Ogni manager, per la propria estrazione professionale, ha dovuto affrontare, da solo, decisioni nuove o inserire cambiamenti di strategie, probabilmente mai provate prima, di cui non si conoscono gli effetti, se non dopo un po' di tempo. Analizzare problemi di altri settori è anche una buona scuola per misurarsi con una futura gestione aziendale, in cui non è necessario eccellere in ogni ambito, ma è fondamentale avere la mente aperta, per poter analizzare e capire il flusso di lavoro dando il proprio contributo strategico. Non esiste un’infallibilità data dall’esperienza acquisita, e non esiste un processo esattamente uguale all’altro, quindi, sarà sempre necessario adattarsi alle vicende in corso e ragionare sulle migliori risposte. Questo libro è una sorta di esercizio, che ogni manager può fare, in cui vengono riportate problematiche che si possono verificare in ogni azienda, scelte da prendere in base alle evoluzioni delle situazioni interne ed esterne. Ogni argomento trattato ha una risposta proposta, un punto di vista e una risoluzione, che potrà coincidere con la vostra idea o potrebbe essere agli antipodi, con soluzioni che magari potrebbero essere del tutto differenti a quanto avreste voi in mente. Un buon esercizio per confrontarsi con se stessi e con le problematiche aziendali affrontate, prendendosi il tempo necessario per riflettere e cercare le soluzioni professionalmente più consone ad ognuno. Acquista l'e-Book
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Grafene: la rivoluzione di EsaNanoTech per batterie, riscaldamento ed elettronicaNuova tecnologia per una produzione più efficiente ed economica: il futuro del grafene è sempre più vicinodi Marco ArezioIl grafene è da anni considerato il materiale del futuro, grazie alla sua resistenza 100 volte superiore all’acciaio e alla sua incredibile leggerezza. Tuttavia, la sua produzione su larga scala è stata a lungo un ostacolo, con costi elevati e processi complessi. EsaNanoTech, una startup innovativa, ha sviluppato una tecnologia brevettata per abbattere i costi e rendere il grafene più accessibile alle industrie, accelerando il suo impiego in settori chiave come batterie, elettronica, riscaldamento e mobilità sostenibile. Produzione avanzata: la nuova tecnologia di EsaNanoTech Il principale punto di forza della tecnologia EsaNanoTech è un processo innovativo per la “stampa” di fogli di grafene a partire da materie plastiche. Questo metodo riduce drasticamente i consumi energetici rispetto alle tecniche tradizionali, rendendo la produzione più sostenibile ed economicamente vantaggiosa. Grazie a questa svolta, il grafene può finalmente uscire dai laboratori e trovare applicazione su scala industriale, con un impatto significativo su diversi settori tecnologici. Applicazioni del grafene: energia, batterie ed elettronica Le prime soluzioni commerciali basate sulla tecnologia EsaNanoTech sono già in fase di lancio. Tra queste spiccano: - Sistemi di riscaldamento a grafene → Innovativi dispositivi in grado di ridurre fino al 60% il consumo energetico, rivoluzionando il settore della climatizzazione domestica e industriale. - Batterie al grafene per auto elettriche → Possibile aumento della capacità fino a 10 volte rispetto alle attuali batterie agli ioni di litio, con tempi di ricarica più rapidi e maggiore autonomia. - Sensori indossabili e materiali per l’aerospazio → Il grafene permette la creazione di sensori altamente precisi e materiali ultraleggeri per l’industria aerospaziale, aumentando l’efficienza e riducendo il peso dei componenti. Il futuro del grafene: una rivoluzione industriale imminente EsaNanoTech ha già avviato collaborazioni con aziende e istituti di ricerca per testare le potenzialità del suo grafene innovativo. La startup punta a scalare rapidamente la produzione e a portare sul mercato prodotti basati su questo materiale rivoluzionario. Se la tecnologia di EsaNanoTech manterrà le sue promesse, il grafene potrebbe finalmente diventare una realtà industriale concreta, trasformando settori strategici e aprendo la strada a nuove innovazioni tecnologiche. Il grafene non è più solo il materiale del futuro, ma sta diventando una soluzione concreta per un'industria più efficiente, sostenibile e tecnologicamente avanzata. © Riproduzione VietataFoto EsaNanotech
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E' di una Compagnia Aerea Africana il Primo Volo dall'Africa con un BiocarburanteIl SAF (Sustainable Aviation Fuel) miscelato con il normale carburante JetA1 testato su un volo intercontinentaleSi è parlato molte volte dell'impatto ambientale che il traffico aereo mondiale produce, sia per il numero di voli giornalieri nelle tratte bervi, medio lunghe ed intercontinentali, sia per il consumo di carburante per viaggiatore che un aereo esprime. Nell'ottica di trovare delle soluzioni compatibili, tra l'esigenza di movimento della popolazione mondiale e la necessità di contenere l'inquinamento, si è testato un carburante 100% di derivazione vegetale, prodotto in Italia, che potesse, attraverso la miscelazione con il normale carburante jetA1, esprimere livelli di emissioni inquinanti più basse.Una collaborazione che è nata tra un'azienda Italiana e una compagnia aerea Africana che stanno portando avanti un progetto che non solo porti a completare la fase dei test su voli a lungo raggio, ma permetta una più proficua collaborazione anche per le fonti di approvvigionamento della materia prima vegetale utilizzata. A questo test si è sottoposta la compagnia aerea Kenya Airways, che ha compiuto il primo volo in partenza dall'aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, con arrivo ad Amsterdam Schiphol con un Boeing 787-800 (B787-8) Dreamliner. Per questo volo, il JetA1 è stato miscelato con Eni Biojet prodotto nella raffineria di Livorno distillando le bio-componenti prodotte nella bioraffineria di Gela in Siciclia. “La collaborazione con Eni Sustainable Mobility per questo primo volo con il SAF (Sustainable Aviation Fuel) ci mette sulla rotta per testare l'uso del carburante per l'aviazione sostenibile in Africa. I dati e le informazioni generati dal volo pilota saranno preziosi per le decisioni politiche, i quadri normativi e le best practice del settore relative al SAF. Si tratta di un’importante pietra miliare per Kenya Airways e per il più ampio settore dell'aviazione africana” dichiara Allan Kilavuka, amministratore delegato di Kenya Airways. “La fornitura di Eni Biojet all’aeroporto di Nairobi è un passo importante per Eni Sustainable Mobility perché conferma come l’azienda possa sostenere, anche in ambito internazionale, compagnie aeree come Kenya Airways nel proprio percorso di decarbonizzazione” dichiara Stefano Ballista, Amministratore delegato di Eni Sustainable Mobility. Eni Biojet contiene il 100% di componente biogenica ed è idoneo ad essere utilizzato in miscela con il jet convenzionale (JetA1) fino al 50%. Dal 2025, per tutti i voli in partenza dagli aeroporti europei, una quota di SAF sarà obbligatoria. Per questo KQ sta lavorando per trarre vantaggio dall’attuale diffusione dei carburanti sostenibili per l'aviazione, in conformità con la direzione indicata dall'Unione Europea con il regolamento ReFuelEU Aviation, che stabilisce obiettivi di miscelazione dei carburanti tradizionali con carburanti più sostenibili in quantità crescenti. Eni commercializza anche un carburante per il settore avio contenente il 20% di componente biogenica, il JetA1+Eni Biojet, per la cui fornitura ha sottoscritto accordi con compagnie aeree nazionali e internazionali, oltre che con aeroporti e operatori del settore della logistica. Dal 2024 le bioraffinerie di Venezia e Gela inizieranno la produzione di Eni Biojet a partire da materie prime rinnovabili che arriverà a oltre 200 mila tonnellate/anno. Questo obiettivo richiede un’importante fornitura di materie prime, per la quale Eni sta sviluppando sia una filiera in Kenya per la raccolta degli UCO (oli di cucina esausti), lavorando con aziende e operatori del settore food e contribuendo a gestire un rifiuto alimentare in un’ottica di economia circolare, sia una rete di agri-hub in Kenya e altri Paesi africani, per produrre oli vegetali da terreni marginali che non sono in competizione con la produzione alimentare.Info by ENI
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Erema tra Storia e Modernità nelle Materie PlasticheQualità e tecnologia nelle materie plastiche al servizio dei clientiEREMA Engineering Recycling Maschinen und Anlagen Ges.m.b.H, comunemente nota come EREMA, è un'azienda leader a livello globale nello sviluppo e nella produzione di sistemi di riciclaggio della plastica. Fondata nel 1983 in Austria, EREMA ha iniziato la sua attività con l'obiettivo di progettare e costruire macchinari innovativi per il riciclaggio dei rifiuti di plastica, trasformandoli in risorse preziose. La società si è specializzata nella creazione di soluzioni tecnologiche avanzate per il trattamento di vari tipi di plastica, inclusi i rifiuti post-consumo e post-industriali, contribuendo significativamente all'economia circolare nel settore dei polimeri. Fondazione e Sviluppo Iniziale Nel corso degli anni '80, all'inizio della sua storia, EREMA si è concentrata sulla progettazione di impianti di riciclo in grado di processare plastiche miste e contaminati, un compito impegnativo data la varietà e la complessità dei materiali plastici. L'innovazione e l'efficienza hanno guidato lo sviluppo dei primi sistemi, che hanno rapidamente guadagnato attenzione e riconoscimento nel mercato del riciclaggio delle plastiche. Innovazione Tecnologica EREMA è diventata famosa per il suo approccio innovativo nella tecnologia di riciclaggio, sviluppando sistemi come il processo brevettato di Cutter-Compactor, che ha rivoluzionato il trattamento preliminare dei rifiuti di plastica, migliorando l'efficienza del processo di riciclaggio. Questa tecnologia permette di ridurre, compattare e pre-riscaldare i rifiuti plastici prima della fase di estrusione, ottimizzando il processo di riciclaggio. Espansione Globale Con l'aumentare della consapevolezza globale sull'importanza del riciclo della plastica, EREMA ha espanso la sua presenza a livello internazionale, stabilendo filiali e partner in diversi paesi. Questa espansione ha permesso all'azienda di servire un mercato globale, offrendo soluzioni su misura per le esigenze specifiche di ogni cliente e contribuendo alla diffusione delle pratiche di economia circolare nel mondo. Contributo all'Economia Circolare EREMA si è specializzata nella produzione di sistemi di riciclo che supportano il concetto di economia circolare, promuovendo l'uso efficiente delle risorse e minimizzando i rifiuti. La società offre una gamma completa di macchinari per il riciclo, inclusi sistemi per il lavaggio, la separazione, la decontaminazione e la rigenerazione dei materiali plastici. Queste tecnologie permettono ai clienti di EREMA di trasformare i rifiuti plastici in nuovi prodotti di qualità, riducendo l'impatto ambientale e promuovendo la sostenibilità. Ricerca e Sviluppo Il successo di EREMA è dovuto anche al suo forte impegno nella ricerca e sviluppo. L'azienda continua a investire significativamente in R&D per migliorare le sue tecnologie esistenti e per sviluppare nuove soluzioni in risposta alle sfide emergenti nel campo del riciclaggio della plastica. Ciò include la ricerca su nuovi metodi per trattare tipi di plastica difficili da riciclare e lo sviluppo di sistemi che possono produrre materiali riciclati di alta qualità, adatti anche per applicazioni sensibili. Visione Futura Guardando al futuro, EREMA rimane impegnata nella sua missione di promuovere il riciclo della plastica e l'economia circolare attraverso l'innovazione tecnologica. L'azienda continua a esplorare nuove possibilità per migliorare l'efficienza del processo di riciclaggio e per creare soluzioni sostenibili che possano affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. In conclusione, EREMA Engineering Recycling Maschinen und Anlagen Ges.m.b.H è un esempio eccellente di come l'innovazione tecnologica possa contribuire significativamente alla sostenibilità ambientale e all'economia circolare. Con il suo impegno continuo nella ricerca, sviluppo e innovazione, EREMA si posiziona come leader nel campo del riciclaggio della plastica, offrendo soluzioni che non solo rispondono alle esigenze attuali ma anche future del settore. Perchè i clienti apprezzano Erema I clienti apprezzano EREMA per vari motivi che si riflettono nella qualità dei suoi prodotti, nell'innovazione tecnologica e nell'impegno verso la sostenibilità e l'economia circolare. Ecco alcuni dei motivi principali per cui EREMA si distingue e viene apprezzata dai suoi clienti: Innovazione e Tecnologia Leader nel Settore EREMA è riconosciuta per la sua continua innovazione e per lo sviluppo di tecnologie all'avanguardia nel campo del riciclaggio della plastica. I suoi sistemi di riciclaggio, come il famoso processo Cutter-Compactor, offrono soluzioni efficienti per la trasformazione dei rifiuti plastici in risorse preziose, ottimizzando il processo di riciclaggio e garantendo prodotti finali di alta qualità. Alta Efficienza e Riduzione dei Costi I macchinari EREMA sono progettati per massimizzare l'efficienza del processo di riciclaggio, riducendo il consumo energetico e i costi operativi per i clienti. Questo aspetto è particolarmente apprezzato dalle aziende che cercano di migliorare la loro sostenibilità ambientale riducendo al contempo i costi. Versatilità e Flessibilità Le soluzioni di EREMA sono adatte a una vasta gamma di applicazioni e possono essere personalizzate per soddisfare le specifiche esigenze di riciclaggio dei suoi clienti. Questo include la capacità di trattare diversi tipi di materiali plastici, dai rifiuti post-consumo ai residui post-industriali, rendendo i sistemi EREMA estremamente versatili. Supporto e Servizio Clienti Eccezionale EREMA è nota per fornire un eccellente supporto e servizio clienti, dalla consulenza iniziale alla manutenzione post-vendita. L'azienda offre formazione approfondita, assistenza tecnica e accesso a pezzi di ricambio per garantire che i suoi sistemi operino con la massima efficienza. Impegno verso la Sostenibilità L'orientamento di EREMA verso la sostenibilità e l'economia circolare risuona profondamente con le aziende che cercano di ridurre il loro impatto ambientale. Collaborare con EREMA permette ai clienti di contribuire attivamente alla riduzione dei rifiuti plastici e alla promozione di un futuro più sostenibile. Riconoscimento Globale e Affidabilità La reputazione globale di EREMA come leader nel campo del riciclaggio della plastica offre ai suoi clienti la sicurezza di collaborare con un'azienda riconosciuta per la sua affidabilità, qualità e innovazione. In sintesi, i clienti apprezzano EREMA per la sua capacità di offrire soluzioni innovative e sostenibili che non solo rispondono alle loro esigenze specifiche di riciclaggio ma promuovono anche una maggiore efficienza operativa e un impatto ambientale positivo.
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Italia in Crescita nel Riciclo e Riutilizzo del Legno: Record Raggiunto dal Consorzio Rilegno nel 2023Oltre 1,6 Milioni di Tonnellate di Legno Riciclato e Riutilizzato, Superando gli Obiettivi Europei e Sostenendo l'Economia e l'Ambiente del Paesedi Marco ArezioIl sistema di riciclo e riutilizzo del legno in Italia ha raggiunto nuovi livelli di eccellenza, superando le medie europee. Nel 2023, il Consorzio Rilegno ha riciclato oltre 1,6 milioni di tonnellate di legno, di cui il 46,10% proveniva da imballaggi. Questo risultato rappresenta un tasso di riciclo del 64,92% rispetto ai 3,3 milioni di tonnellate di legno immesso a consumo. Questi numeri superano ampiamente l'obiettivo del 30% entro il 2030 stabilito dal nuovo Regolamento Europeo (Ppwr) e migliorano rispetto al 62,7% registrato l'anno precedente, sebbene i volumi assoluti siano leggermente inferiori (1,7 milioni di tonnellate nel 2022 con 3,4 milioni di tonnellate immesse a consumo). Crescita del Tasso di Riciclo Il risultato ottenuto nel 2023 rappresenta il più alto degli ultimi otto anni, mostrando una crescita significativa rispetto al 60% del 2016. Questo dato testimonia l'efficacia delle politiche e delle pratiche adottate dal Consorzio Rilegno per promuovere il riciclo del legno. Il Settore del Riutilizzo In particolare, il settore del riutilizzo ha registrato un notevole aumento, con 909.210 tonnellate di pallet rigenerati e reimmessi nel mercato, corrispondenti a oltre 70 milioni di unità. Questo incremento sottolinea l'importanza del riutilizzo come componente chiave nella gestione sostenibile del legno.Distribuzione Regionale del Riutilizzo A livello regionale, la Lombardia si distingue nel riutilizzo con 264.860 tonnellate, pari al 29% del totale, seguita da Piemonte (133.754 tonnellate), Veneto (110.849 tonnellate), Emilia Romagna (108.883 tonnellate) e Toscana (101.364 tonnellate). Questi dati mostrano una distribuzione capillare e un forte impegno in diverse aree del paese.Utilizzo del Legno Riciclato Il 95% del legno riciclato viene utilizzato per la produzione di pannelli truciolari, fondamentali per l'industria del mobile, oltre che per altri prodotti come pallet block, blocchi di legno cemento per l'edilizia, biofiltri, pasta di legno per cartiere e compost. L'impatto economico di queste attività è stimato intorno ai 3,1 miliardi di euro, con oltre 10.000 posti di lavoro generati e un risparmio nelle emissioni di CO2 pari a 1,8 milioni di tonnellate. Impatto Economico e Ambientale Nicola Semeraro, presidente di Rilegno, ha sottolineato l'importanza del riutilizzo, che ha superato le 900.000 tonnellate, evidenziando l'impatto positivo sia a livello ambientale che economico. "Il risultato raggiunto in un mercato grande come quello italiano, secondo solo a quello tedesco, ha conseguenze determinanti in relazione all'immesso al consumo," ha commentato Semeraro. La filiera gestita da Rilegno include 1.957 consorziati, 384 piattaforme di raccolta distribuite capillarmente sul territorio e 16 impianti di riciclo. Nuove Normative Europee Nel 2023, l'UE ha presentato il nuovo regolamento sugli imballaggi, che stabilisce obiettivi ambiziosi e richiede adeguati mezzi economici per essere raggiunti. Semeraro ha aggiunto che, nonostante le normative stringenti, la sostenibilità ambientale è un bene collettivo che deve essere perseguito a tutti i costi. Conclusioni Questo incremento nel riciclo e riutilizzo del legno dimostra come l'Italia stia avanzando verso una gestione più sostenibile delle risorse, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2 e al risparmio economico, e ponendosi come modello virtuoso a livello europeo.
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Reju costruirà in Francia un grande impianto di riciclo del poliestere tessile: a Lacq la sfida industriale del vero textile-to-textileLa controllata di Technip Energies svilupperà a Lacq un hub industriale per trasformare abiti usati in nuovo poliestere riciclato, con un obiettivo di circa 50.000 tonnellate annue per sitoAutore: Marco Arezio, Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili. Data di pubblicazione: 26 marzo 2026Tempo di lettura: 19 minuti Reju a Lacq: non solo una nuova fabbrica, ma un test decisivo per l’economia circolare del tessile La decisione di Reju di sviluppare a Lacq, nel sud-ovest della Francia, un grande impianto di riciclo del poliestere tessile merita attenzione perché non riguarda semplicemente l’apertura di un nuovo sito industriale. Riguarda un punto molto più delicato: capire se il riciclo textile-to-textile del poliestere possa uscire dalla fase dimostrativa e diventare una vera infrastruttura industriale europea, capace di trasformare abiti usati in nuova materia prima tessile in quantità rilevanti. Reuters riferisce che ciascun sito industriale previsto da Reju punta a circa 50.000 tonnellate annue di poliestere riciclato, ma precisa anche che la decisione finale d’investimento non è ancora stata presa e che il materiale riciclato avrà un costo almeno doppio rispetto al poliestere vergine. Il progetto francese si inserisce in una strategia più ampia. Reju, società controllata da Technip Energies, ha già attivato a Francoforte un impianto pilota chiamato Regeneration Hub Zero e ha annunciato altri hub nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti. L’idea non è quindi costruire un singolo impianto simbolico, ma una rete industriale che provi a dare scala a una tecnologia di depolimerizzazione del poliestere post-consumo. Nel caso di Lacq, la società afferma che il sito utilizzerà flussi tessili provenienti dalla raccolta e dal riciclo nazionale, generando circa 80 posti di lavoro diretti e oltre 300 indiretti, sempre subordinatamente alla decisione finale del board di Technip Energies. Perché il poliestere è il cuore del problema tessile globale Per capire il significato industriale del progetto di Lacq bisogna partire da un dato strutturale: il poliestere domina il sistema moda. Textile Exchange segnala che nel 2024 la produzione globale di fibre ha raggiunto circa 132 milioni di tonnellate, in aumento dai 125 milioni del 2023, e che il poliestere rappresenta ormai il 59% della produzione mondiale di fibre; di questa quota, l’88% resta di origine fossile. Nello stesso rapporto si legge che la produzione potrebbe arrivare a circa 169 milioni di tonnellate nel 2030 se il settore continuerà senza cambiamenti di fondo. Questo significa che parlare di circolarità tessile senza affrontare il poliestere è, sostanzialmente, un esercizio retorico. Non siamo davanti a una fibra marginale o specialistica, ma al principale vettore materiale dell’abbigliamento globale, dalla moda veloce allo sportswear. Se il poliestere resta legato a input fossili e a un fine vita prevalentemente lineare, anche tutta la narrativa sulla moda circolare rischia di ridursi a un’operazione di marketing ambientale più che a una trasformazione industriale reale. Il punto più critico, però, è un altro: il mercato del poliestere riciclato esiste già, ma in larghissima parte non nasce dagli abiti. Textile Exchange afferma che nel 2024 il poliestere riciclato è salito a circa 9,3 milioni di tonnellate, ma che il 98% di questo volume continua a provenire da bottiglie in plastica, non da rifiuti tessili. Inoltre, meno dell’1% del mercato globale delle fibre deriva da tessili riciclati pre- o post-consumo. È qui che il progetto Reju assume un valore strategico: prova a spostare il riciclo dal modello “bottle-to-fiber” al modello “garment-to-garment”. Come dovrebbe funzionare l’impianto di Reju Secondo Technip Energies, l’hub di Lacq userà una tecnologia proprietaria di depolimerizzazione per trattare tessili post-consumo e trasformarli in rBHET, una materia prima rigenerata da cui poi ottenere nuovo PET di qualità tessile. La società spiega che questo intermedio verrà successivamente ripolimerizzato in Reju PET, destinato a essere reimmesso nella filiera del poliestere. Reju attribuisce questa tecnologia allo sviluppo congiunto con IBM Research e la presenta come la base di una piattaforma industriale pensata per la tracciabilità textile-to-textile. Sul piano tecnico, il vantaggio teorico della depolimerizzazione è chiaro: invece di limitarsi a rifondere e rielaborare un polimero già degradato, il processo punta a riportare il materiale a un intermedio chimico, da cui ricostruire un poliestere con proprietà più controllabili. In linea teorica, questo approccio è più adatto del semplice riciclo meccanico quando si lavora con rifiuti tessili eterogenei, contaminati o già sottoposti a più cicli di vita. Tuttavia, la bontà del principio chimico non basta da sola a garantire la sostenibilità economica di un impianto industriale: tutto dipende dalla purezza dei flussi in ingresso, dall’efficienza di separazione, dal consumo energetico, dalla qualità dell’output e dal prezzo che il mercato è disposto a riconoscere al prodotto finale. Questa è una deduzione industriale coerente con i dati disponibili sulle criticità di sorting, qualità del feedstock e costo finale. Reju sostiene inoltre che il proprio poliestere rigenerato abbia un’impronta carbonica inferiore del 50% rispetto al poliestere vergine e che sia progettato per essere riciclato più volte. È corretto però segnalare, che questa è una dichiarazione aziendale riportata nei materiali della società, non una verifica indipendente contenuta nelle fonti esaminate qui. Per un investitore, per un buyer o per un grande marchio, il tema non è solo credere alla promessa tecnica, ma capire come quella promessa si traduca in costi, specifiche, disponibilità costante e affidabilità di consegna. Il vero muro da superare: il costo del riciclato Il dato più importante emerso da Reuters non è forse la capacità produttiva, ma il differenziale di prezzo: il poliestere riciclato che uscirà da questi siti industriali costerà almeno il doppio del poliestere vergine. Reuters aggiunge che Reju prevede investimenti nell’ordine di 300-400 milioni di euro per sito, e che il CEO Patrik Frisk considera il premio di prezzo sostenibile perché il costo del materiale incide solo su una parte del costo complessivo del capo. Ma la stessa inchiesta sottolinea che, in un mercato moda feroce sul piano competitivo, il fattore decisivo resta il prezzo e che i consumatori mostrano una disponibilità limitata a pagare di più per prodotti più sostenibili. Qui si vede tutta la fragilità del settore. Il textile-to-textile sul poliestere è tecnicamente promettente, ma industrialmente si trova schiacciato tra due pressioni contrarie. Da un lato ci sono investimenti elevati, complessità impiantistica e costi di trattamento alti; dall’altro c’è un mercato dell’abbigliamento che negli ultimi anni ha educato il consumatore a prezzi bassi, rinnovo rapido delle collezioni e margini compressi. In una simile configurazione, il riciclo tessile avanzato non può vivere solo di virtù ambientale: ha bisogno di contratti di acquisto a lungo termine, di una regolazione favorevole e di una disponibilità di feedstock sufficientemente standardizzata. Questa è una valutazione, non un dato numerico, ma discende direttamente dall’incrocio tra capex, differenziale di prezzo e sensibilità del mercato riportati dalle fonti. Reuters ricorda anche un precedente scomodo: Renewcell, sostenuta da H&M e attiva nel riciclo chimico del tessile cellulosico, è fallita nel 2024 prima di essere rilevata e rinominata Circulose, senza che la produzione sia ancora ripartita. Questo passaggio è fondamentale perché mostra che la disponibilità dei brand a sostenere in teoria la circolarità non coincide automaticamente con la capacità del business di reggere nella pratica. Il settore non manca di storytelling; manca ancora, in molti casi, di una prova pienamente convincente di bancabilità industriale. Perché oggi quasi tutto il poliestere riciclato arriva dalle bottiglie e non dagli abiti Il fatto che il 98% del poliestere riciclato derivi da bottiglie PET non è casuale. Le bottiglie sono, per definizione, un flusso molto più omogeneo: composizione relativamente standard, sistemi di raccolta consolidati, processi di selezione maturi, mercati già strutturati per il riciclo. I rifiuti tessili, al contrario, arrivano spesso come miscugli complessi di fibre, finissaggi, elastomeri, coloranti, accessori metallici, contaminazioni d’uso e composizioni poco trasparenti. Reuters segnala inoltre che questa dipendenza dalle bottiglie è criticata perché sottrae PET a un circuito di riciclo già consolidato. La Commissione europea lo ha descritto con chiarezza già nella Strategia per i tessili sostenibili e circolari: i tessuti misti, come il poliestere con cotone, rendono il riciclo più difficile per la scarsa disponibilità di tecnologie efficaci di separazione; l’elastane può comportarsi come contaminante in quasi tutte le tecnologie di riciclo delle fibre, incidendo sulla fattibilità economica e sul costo ambientale del processo; perfino la miscela tra diversi tipi di poliestere può peggiorare la lavorabilità del rifiuto e la qualità del materiale riciclato. Non è quindi solo una questione di fare “più impianti”, ma di affrontare un problema di progettazione dei prodotti e di qualità dei flussi in ingresso. Questo porta a una conclusione scomoda ma realistica: se l’abbigliamento continua a essere progettato senza pensare al fine vita, gli impianti come quello di Lacq dovranno svolgere un lavoro di “bonifica industriale” molto costoso per rendere riciclabile ciò che non è stato pensato per esserlo. La vera economia circolare, in questo settore, non nasce a valle nell’impianto; nasce molto prima, a monte, nelle scelte di design, composizione, etichettatura e tracciabilità. Perché la Francia può essere un terreno favorevole La scelta della Francia non appare casuale. Il sistema francese dell’EPR tessile è tra i più strutturati in Europa: la guida 2026 di Refashion ricorda che il principio di responsabilità estesa del produttore per abbigliamento, biancheria per la casa e calzature è in vigore in Francia dal 1° gennaio 2007, e che i soggetti che immettono questi prodotti sul mercato devono contribuire all’eco-organizzazione competente. In altre parole, la Francia dispone già da anni di un’infrastruttura regolatoria che riconosce economicamente la gestione del fine vita nel tessile. Anche il quadro europeo sta andando nella stessa direzione. La Commissione europea indica tra i pilastri della propria strategia per i tessili requisiti di ecodesign, Digital Product Passport, contrasto al rilascio di microplastiche, restrizioni all’export dei rifiuti tessili e regole armonizzate di EPR per tutti gli Stati membri. La pagina aggiornata sulla Waste Framework Directive specifica inoltre che la revisione del 2025, entrata in vigore il 16 ottobre 2025, punta proprio a uniformare il mercato dei tessili usati e dei rifiuti tessili, imponendo a ciascuno Stato membro di istituire il proprio schema EPR. Per il progetto Reju questo conta moltissimo. Un impianto chemical recycling può diventare competitivo più facilmente se opera in un contesto dove i costi di raccolta, cernita, preparazione al riuso e riciclo vengono sempre meno scaricati interamente sul mercato spot e sempre più accompagnati da obblighi normativi e responsabilità economiche dei produttori. Non significa che la regolazione risolverà tutto, ma significa che la redditività dell’impianto non dipenderà soltanto dalla differenza secca tra prezzo del poliestere vergine e prezzo del poliestere rigenerato. Questa è un’inferenza economica ragionevole basata sull’architettura EPR descritta dalle fonti ufficiali. Perché Lacq è un sito industrialmente credibile C’è poi la questione geografica e impiantistica. Lacq non è una località scelta per ragioni di immagine, ma un bacino industriale chimico con infrastrutture già presenti. Il sito ufficiale di SOBEGI descrive Induslacq come una piattaforma multi-azienda nata sul precedente sito Total, pensata per supportare le performance industriali tramite reti e servizi condivisi. Il portale “Lacq Advantage” parla di utilities condivise, acqua industriale, trattamento delle acque, vapore, servizi di sicurezza, manutenzione, controllo ambientale, rete ferroviaria e un ecosistema con imprese, centri R&D e una logica esplicita di ecologia industriale e valorizzazione dei sottoprodotti. Per un impianto di riciclo chimico del poliestere questa è una leva concreta di riduzione del rischio. Avere utilities già disponibili, competenze chimiche sul territorio, servizi mutualizzati e un ambiente abituato a gestire processi industriali complessi può ridurre tempi di avvio, costi indiretti e rischio operativo. Anche qui serve prudenza: un buon sito non annulla il rischio di business. Però rende più credibile l’ipotesi che Reju non stia costruendo un’operazione simbolica, bensì un progetto pensato per dialogare con un’infrastruttura chimica già esistente. Il progetto Reju può davvero cambiare il mercato? La risposta più seria è: può cambiare la direzione del mercato, ma non ancora le sue regole fondamentali. Oggi il vero mercato del poliestere riciclato resta ancora dominato dalle bottiglie, mentre il tessile-to-tessile rimane minoritario. Reju prova a colmare proprio quel divario con una logica industriale più robusta del semplice impianto pilota: supporto di un grande gruppo ingegneristico, tecnologia proprietaria, siti multipli, tentativo di costruire un ecosistema di raccolta, sorting e adozione a valle. Tutto questo è rilevante. Ma Reuters ricorda che il punto di equilibrio non è stato ancora dimostrato: il costo è alto, le decisioni finali d’investimento sono pendenti e il settore ha già conosciuto fallimenti o rallentamenti importanti. La vera svolta arriverà solo se quattro condizioni si muoveranno insieme: disponibilità di rifiuti tessili meglio selezionati; progettazione dei capi più compatibile con il riciclo; offtake agreements credibili da parte dei marchi; e una regolazione europea capace di premiare il contenuto riciclato senza distruggere la competitività industriale. Se manca anche solo uno di questi pilastri, l’impianto di Lacq rischia di restare una realizzazione tecnologicamente brillante ma economicamente fragile. Se invece questi fattori convergeranno, Lacq potrebbe essere ricordato come uno dei luoghi in cui il riciclo del poliestere ha smesso di essere una promessa e ha iniziato a diventare una filiera. Questa è una valutazione prospettica fondata sui dati industriali e regolatori oggi disponibili. Conclusione Il progetto francese di Reju non va letto come una notizia isolata, ma come un indicatore della fase storica in cui è entrato il tessile europeo. Per anni il settore ha potuto esibire il poliestere riciclato come simbolo di sostenibilità anche quando quel riciclato arrivava soprattutto da bottiglie. Oggi, invece, il nodo si è spostato: la domanda vera non è più se il poliestere riciclato esista, ma se il sistema moda sia capace di riciclare i propri scarti tessili in modo industrialmente serio. Il sito di Lacq è importante proprio perché prova a dare una risposta concreta a questa domanda. Ma l’articolo decisivo del caso Reju è ancora tutto da scrivere. Finché il prezzo del riciclato resterà almeno doppio rispetto al vergine, finché i rifiuti tessili continueranno a essere difficili da separare e finché la progettazione dei capi non cambierà davvero, il textile-to-textile resterà una frontiera avanzata ma ancora vulnerabile. Lacq, in questo senso, è insieme una promessa industriale e una prova di verità per l’intera economia circolare del tessile europeo. FAQ Che cosa farà esattamente il nuovo impianto Reju di Lacq? Trasformerà tessili post-consumo in una materia prima rigenerata chiamata rBHET, che verrà poi ripolimerizzata in nuovo PET destinato alla produzione di poliestere riciclato per uso tessile. Il progetto è promosso da Reju, società controllata da Technip Energies. Quanto sarà grande l’impianto francese? Reuters indica che i siti industriali previsti da Reju puntano a circa 50.000 tonnellate annue ciascuno; il sito di Lacq rientra in questo disegno industriale. Perché il textile-to-textile del poliestere è così importante? Perché il poliestere è la fibra dominante a livello mondiale e, nonostante l’aumento del poliestere riciclato, il 98% del riciclato disponibile arriva ancora da bottiglie PET, non da abiti usati. Chiudere il cerchio sui tessili è quindi il passaggio che manca davvero. Qual è il principale ostacolo economico del progetto? Il costo: Reuters riporta che il poliestere riciclato prodotto da questi impianti costerà almeno il doppio del poliestere vergine. A questo si sommano capex elevati e un mercato finale ancora molto sensibile al prezzo. Perché i vestiti sono più difficili da riciclare delle bottiglie? Perché i tessili contengono spesso fibre miste, elastane, finissaggi, coloranti e componenti diversi che rendono la separazione più complessa e fanno salire i costi del processo, oltre a peggiorare la qualità dell’output riciclato. La Francia è un luogo favorevole per questo tipo di investimento? Sì, almeno sul piano regolatorio e industriale: la Francia ha un sistema EPR tessile attivo dal 2007 e Lacq è una piattaforma chimica con utilities condivise, servizi industriali e un ecosistema produttivo già strutturato. Fonti Reuters, Technip Energies' polyester recycler Reju to build plant in France, 13 febbraio 2026. Technip Energies, Reju Announces Site Selection for French Regeneration Hub in Lacq Advancing Europe’s Circular Textile Infrastructure, 13 febbraio 2026. Technip Energies / Reju, Reju – Press Brief, 12 febbraio 2026. Textile Exchange, Materials Market Report 2025. Commissione europea, EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles e Waste Framework Directive. Refashion, Eco-fee guide 2026. SOBEGI / Lacq Advantage / Chemparc, documentazione sul polo industriale di Lacq e sulla piattaforma Induslacq.Immagine su licenza © Riproduzione Vietata
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rNEWS: AMB Leader nel Packaging Cambia ProprietàAMB Leader nel Packaging Cambia ProprietàAMB è un'azienda leader in Italia nel settore del packaging che, nonostante la difficile situazione nazionale e internazionale, è continuata sulla propria strada nella crescita tanto da diventare interessante al fondo americano Peack Rock Capital che ne ha rilevato la quota di controllo.Amb Spa cambia bandiera. La quota di controllo dell'azienda italiana, con sede a San Daniele del Friuli, leader nel settore del packaging per alimenti, è stata acquisita dal fondo americano Peak Rock Capital. Una partnership che la stessa Amb definisce strategica e che al momento non muta la composizione del board costituito da Bruno Marin (CEO), Giles Peacock (COO), Paolo Cescutti (CPO) e Rolf Liebfried (CFO). Fondata nel 1969, con 5 sedi in Europa e oltre 430 dipendenti, AMB è indiscussa leader di mercato. Ha chiuso il 2020 con un fatturato di 180 milioni di euro, con un Ebitda di 16 milioni, con 4 sedi produttive in Europa e 430 dipendenti. Si propone come interlocutore unico, in grado di gestire i processi del packaging per alimenti a 360°: dal design, alla prototipazione, allo sviluppo di stampi, alla produzione di film flessibili e rigidi ad alta barriera e stampati. «Questo accordo - afferma il Ceo Bruno Marin - rappresenta un ulteriore passo in avanti nei nostri piani di crescita, probabilmente il più importante nella nostra storia. In oltre 50 anni, AMB ha raggiunto questo traguardo grazie a persone di talento e senza mai perdere di vista i nostri obiettivi. Peak Rock Capital è un investitore storicamente attivo nel nostro mercato, conosce sia il nostro business che il potenziale di crescita della nostra azienda». L'obiettivo della partnership «è accelerare ulteriormente i nostri piani di sviluppo, realizzando prodotti sostenibili nell’ambito dell’economia circolare - spiega Marin -. La sostenibilità e la sicurezza alimentare continueranno ad essere al centro delle nostre attività per soddisfare le esigenze dei nostri clienti». Nonostante la pandemia e la conseguente crisi economica, nel 2020 Amb ha messo a segno una crescita importante. «Grazie all'investimento di Peak Rock Capital - aggiunge Giles Peacock, COO di AMB - saremo in grado concentrarci ulteriormente sulle nostre priorità, espandere la nostra presenza a livello globale e avviare nuove iniziative di crescita, sempre all’insegna dell’innovazione. Questa partnership si fonda su solidi valori condivisi e sono sicuro che i nostri clienti, i nostri dipendenti e tutte le attività che ruotano intorno ad AMB ne trarranno grandi benefici». L'amministratore delegato del fondo amricano, Alex Dabbous, si dice entusiasta dell'operazione. «AMB per noi rappresenta una stimolante opportunità di investimento. L’azienda, leader nel settore di prodotti riciclabili, opera in un mercato europeo caratterizzato da una crescita costante nel food packaging. Siamo entusiasti all’idea di sostenere la famiglia Marin e la direzione dell’azienda, che ha dato prova di grande talento, nei loro obiettivi strategici di espansione geografica, acquisizione di nuovi clienti, innovazione di prodotto e ulteriori conquiste». Maura delle Case
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BlackRock: Fondo da 900 Milioni di Dollari Dedicato all'Economia CircolareIl colosso finanziario BlackRock, sempre più attivo nel sostenere l'imprenditoria green, ha varato un fondo per l'economia circolareAbbiamo affrontato in passato, in un articolo, il lento ma progressivo interessamento della finanza alle attività imprenditoriali che tengano conto del loro impatto ambientale e di come alcune società finanziarie, banche comprese, si stiano muovendo a concedere o revocare finanziamenti in base proprio alla sostenibilità dell'attività. Il fondo BalckRock, che siede in vari consigli di amministrazione societari, non è nuovo a queste iniziative al punto che ha deciso di gestire capitali direttamente collegati al mondo dell'economia circolare, come viene riportato in questa nota dell'ANSA.Il fondo di BlackRock dedicato all'economia circolare ha raccolto in un anno oltre 900 milioni di dollari. Lo annuncia il colosso dei fondi Usa ricordando che il BlackRock Circular Economy Fund era stato istituito nell'ottobre 2019 in collaborazione con la Fondazione Ellen MacArthur (EMF). Il Fondo ha identificato tre gruppi di aziende leader nell'economia circolare, incluse nel portafoglio d'investimento: facilitatori, ovvero società che forniscono soluzioni innovative e all'avanguardia, pensate per promuovere in modo diretto la circolarità fra le aziende e i consumatori; adottatori, cioè le società che adottano i principi dell'economia circolare in modo da ottenere un notevole impatto positivo sul proprio valore; beneficiari, ovvero società che forniscono materiali o servizi alternativi, che contribuiscono all'economia circolare. "E' incoraggiante notare l'incremento, anno dopo anno, del numero di aziende che pubblicano volontariamente i risultati delle proprie attività in ambiti come l'inquinamento da plastica, la durata dei prodotti o il ricorso a processi di riciclaggio e fonti rinnovabili", dice Evy Hambro, Responsabile globale dell'investimento tematico e settoriale di BlackRock. "Stiamo entrando in una nuova fase di ripresa e rigenerazione, in cui le iniziative legate all'economia circolare, insieme all'innovazione e alle infrastrutture sostenibili, svolgeranno un ruolo prioritario fra gli investitori, alla luce delle opportunità di generazione di valore che offrono.", ha affermato Thomas Fekete, Responsabile per la regione EMEA della Strategia e dei prodotti d'investimento sostenibile di BlackRock. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - finanza - blackrock
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Accordo negli USA tra TotalEnergies e Clearway sull’Energia RinnovabileAccordo negli USA tra TotalEnergies e Clearway sull’Energia RinnovabileIl mercato dell’energia rinnovabile negli Stati Uniti sta vivendo un momento di intensa produttività, non solo a livello di produzione di energia, ma anche di accordi tra società attive nel campo delle energie rinnovabili, come l’eolico e il solare, per migliorare i propri assets e condividere i finanziamenti per nuove strutture e una migliore logistica. E’ il caso di TotalEnergies che annuncia la firma di accordi con Global Infrastructure Partners (GIP) per acquisire il 50% di Clearway Energy Group (CEG), il 5 ° player statunitense nel settore delle energie rinnovabili. Ciò costituisce la sua più grande acquisizione nel settore delle energie rinnovabili negli Stati Uniti, uno dei primi 3 mercati rinnovabili al mondo. Con tale transazione, TotalEnergies sta accelerando ulteriormente la sua crescita nel settore delle energie rinnovabili collaborando con GIP, uno dei principali fondi infrastrutturali globali. CEG è uno sviluppatore di progetti e controlli sulle energie rinnovabili e possiede il 42% degli interessi economici della sua controllata quotata, Clearway Energy Inc. (CWEN), in cui i progetti vengono abbandonati quando raggiungono l'operatività commerciale. Con questa acquisizione, TotalEnergies sta stabilendo una posizione di primo piano nel mercato delle energie rinnovabili e dello storage negli Stati Uniti. Clearway ha 7,7 GW 1 di attività eoliche e solari in funzione attraverso la sua controllata quotata CWEN e ha una pipeline di 25 GW di progetti rinnovabili e di stoccaggio, di cui 15 GW sono in una fase avanzata di sviluppo. Con sede a San Francisco, Clearway ha circa 760 dipendenti. Nell'ambito di questa transazione, GIP riceverà 1,6 miliardi di dollari in contanti e una quota del 50% meno un'azione nella controllata TotalEnergies che detiene il 50,6% di SunPower Corporation (NASDAQ:SPWR), leader nel solare residenziale negli Stati Uniti. La transazione tiene conto delle valutazioni di $ 35,1 per azione per CWEN e $ 18 per azione per SunPower. Nell'ambito di questa partnership, TotalEnergies contribuirà a migliorare le prospettive di crescita di Clearway fornendo a CWEN negli Stati Uniti l'accesso alle sue capacità di scambio di energia e le darà la priorità nella riduzione dei propri progetti sviluppati. L'acquisizione porta il portafoglio rinnovabile di TotalEnergies negli Stati Uniti a oltre 25 GW e contribuisce all'obiettivo che gli Stati Uniti rappresentino almeno il 25% dell'obiettivo globale della Società di 100 GW entro quel momento. Questa transazione integra il portafoglio che TotalEnergies ha costruito negli Stati Uniti dall'inizio del 2021. Nel solare su larga scala, TotalEnergies sta già sviluppando 8 GW di progetti in seguito all'acquisizione di un portafoglio di progetti da SunChase, alla sua partnership con Hanwha Energy e alla recente acquisizione di Core Solar. Nell'eolico offshore, TotalEnergies svilupperà 4 GW di progetti al largo delle coste di New York e della Carolina del Nord, dopo aver vinto le gare d'appalto. Infine, TotalEnergies dà il benvenuto a GIP come partner azionario in SunPower. SunPower è la seconda più grande azienda solare residenziale negli Stati Uniti, fornendo ai clienti soluzioni completamente integrate di energia solare, storage, energia domestica e finanziamento. TotalEnergies e GIP sono ben posizionati per supportare insieme la strategia di crescita del management di SunPower. “Siamo lieti di questa partnership con Global Infrastructure Partners, che è uno dei principali attori nelle energie rinnovabili, in particolare negli Stati Uniti. Consente a TotalEnergies di espandersi nel mercato statunitense, uno dei più dinamici al mondo, beneficiando di asset operativi e di una pipeline di alta qualità da 25 GW, nel settore eolico, solare e storage, con un'ampia copertura geografica con una presenza in 34 stati. Questa transazione si adatta perfettamente alla nostra strategia di fare dell'elettricità rinnovabile uno dei nostri principali motori di crescita insieme al gas naturale liquefatto che abbiamo recentemente rafforzato con il lancio dell'estensione Cameron. Tutto questo dimostra la nostra priorità nell'accelerare la trasformazione dell'azienda per diventare un'azienda multi-energia sostenibile e redditizia", ha affermato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di TotalEnergies. “Siamo estremamente lieti di collaborare con TotalEnergies per continuare a guidare la transizione energetica negli Stati Uniti. Siamo orgogliosi della crescita e dei risultati raggiunti dal team di Clearway dal nostro investimento iniziale nel 2018 e siamo fiduciosi che con TotalEnergies come partner, Clearway lo farà essere in grado di La crescita, le capacità e l'ambizione che GIP e TotalEnergies apportano a questa partnership sosterranno la nostra visione condivisa di costruire piattaforme di energia rinnovabile negli Stati Uniti", ha affermato Adebayo Ogunlesi, Presidente e CEO di Global Infrastructure Partners. Fonte: Total
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rNEWS: Nuovi Elastomeri Versalis per Bridgestone: alla Ricerca di una Mobilità più SostenibileNuovi Elastomeri Versalis per Bridgestone: alla Ricerca di una Mobilità più SostenibileLa necessità della Bridgestone di produrre pneumatici che abbiano un connotato di sostenibilità sempre maggiore l’hanno spinta a creare un accordo con Versalis che è leader mondiale della chimica, con piattaforme operative d’avanguardia anche nel settore del riciclo chimico.Versalis, infatti, società chimica di Eni, leader nella produzione e commercializzazione di elastomeri, e Bridgestone EMIA, leader nel campo delle soluzioni avanzate per la mobilità, hanno siglato un accordo di sviluppo congiunto per attività di ricerca, produzione e fornitura di gomma sintetica con proprietà avanzate. L’accordo si basa su un modello di Open Innovation, ovvero di attività complementare fra le divisioni di Ricerca e Sviluppo delle due aziende che si concentrerà sullo sviluppo di tecnologie e nuovi gradi di elastomeri, tra cui gomma SBR - Styrene Butadiene Rubber, per la produzione di pneumatici ad alte prestazioni. Versalis farà leva sulle competenze dei centri di ricerca di Ravenna e Ferrara, mentre Bridgestone coinvolgerà il proprio Centro Tecnico Europeo vicino Roma. Gli elastomeri prodotti da Versalis trovano applicazione nel segmento di mercato premium, distinguendosi per proprietà che garantiscono alte prestazioni degli pneumatici in termini di maneggevolezza di guida sul fondo asciutto e di aderenza sul bagnato. Si distinguono, inoltre, per essere meno soggetti all’abrasione, il che ne garantisce una maggiore durabilità, con il risultato di un prodotto più sostenibile in grado di ridurre il consumo di materie prime nel lungo termine. «Con questo accordo uniamo le nostre conoscenze tecnologiche a quelle di Bridgestone, leader mondiale del settore, per accelerare lo sviluppo di gradi e applicazioni negli pneumatici al fine di migliorarne le prestazioni, a partire dalla materia prima - ha commentato Adriano Alfani, Amministratore Delegato di Versalis (Eni) - Aver avviato un percorso sinergico con un partner di eccellenza della filiera porterà a una nuova spinta innovativa nel settore e al consolidamento di una collaborazione tecnica e commerciale di alto valore». «In Bridgestone sappiamo bene che le rivoluzioni innovative e la mobilità sostenibile non sono realizzabili senza un processo di collaborazione - ha dichiarato Emilio Tiberio, Direttore Tecnico e Operativo di Bridgestone EMIA - Siamo felici di consolidare la nostra partnership con Versalis e abbiamo la certezza che la tecnologia che sapremo creare insieme farà la differenza per le nostre produzioni future». Info: ENI
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Joule: Formazione Manageriale per Aspiranti ImprenditoriJoule è il nuovo programma di formazione creato da Eni per migliorare le competenze manageriali nel campo dell'economia circolare e della transizione energeticaInsieme per far crescere le tue idee La mission di Joule è formare e sostenere nel proprio sviluppo chi vuole fare impresa, crescere e fare crescere I'Italia in maniera sostenibile, con l’obiettivo di incidere positivamente sui processi di transizione energetica ed economia circolare. Joule forma le aspiranti e gli aspiranti imprenditori, fornisce strumenti, competenze e chiavi di lettura con moduli in aula e a distanza. Inoltre, supporta chi ha già avviato un’impresa e vuole svilupparla. Lo Human Knowledge Program di Joule è un'esperienza innovativa, iniziata a ottobre 2020 con un percorso in aula e a distanza, il Blended Program, rivolto a 25 partecipanti già selezionati, e che continua ora con uno full distance learning, gratuito e aperto a tutti, Open Program. Infine, Energizer è l’hybrid accelerator che supporta chi ha già avviato una startup sostenibile. L’obiettivo di Human Knowledge Program è accompagnare la crescita imprenditoriale attraverso l’approfondimento di dieci macro temi pillars, challenge e opportunità concrete, un network di formatori d’eccellenza oltre che imprenditori che mettono a disposizione le proprie esperienze con cui sviluppare insieme una community. Open è molto più di un programma formativo full distance, è un acceleratore di apprendimento pensato per tutti coloro che vogliano mettersi in gioco nel fare impresa in modo dinamico e coinvolgente: la tua avventura imprenditoriale può iniziare oggi.Maggiori informazioni
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rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneL’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneLa direzione dell’impianto di produzione dei polimeri stirenici in ABS di Versalis Mantova, attraverso un comunicato, ha annunciato lo stop delle produzioni per dare avvio ad un piano di ammodernamento degli impianti di produzione nei mesi di Giugno e Luglio di quest’anno.Infatti, Versalis (Eni) informa che sono iniziate le operazioni propedeutiche alla fermata generale programmata per la manutenzione e i nuovi investimenti previsti nello stabilimento di Mantova. Le attività saranno eseguite per fasi: nei mesi di giugno e luglio 2021 è previsto il picco delle operazioni presso gli impianti. Le attività di manutenzione riguardano gli impianti stirenici e intermedi (stirolo monomero, fenolo e derivati, polimeri e i servizi di stabilimento) e un nuovo importante investimento per l’espansione della produzione di polimeri stirenici ABS, per una capacità aggiuntiva di 30mila tonnellate/anno, verso gradi differenziati e ad alto valore aggiunto, destinati a settori chiave come automotive, arredamento ed elettrodomestici. Gli investimenti prevedono anche interventi per il miglioramento tecnologico e di affidabilità e di efficientamento energetico e ambientale per un totale di oltre 40 milioni di euro di investimenti nel biennio 2020-2021. Nel cantiere, che durerà circa due mesi, saranno coinvolte circa 30 imprese, con una presenza di picco di 600 persone di ditte terze. Saranno costruiti 60 mila metri cubi di ponteggi e ispezionate 600 apparecchiature. Le attività vedranno impegnati un team dedicato alla sicurezza integrato dal supporto delle squadre del Safety Competence Center di Eni e personale dedicato alla sorveglianza sanitaria. In particolare, è stato previsto un protocollo di misure aggiuntive a quelle già attuate e un programma di screening epidemiologico per la prevenzione e il contrasto al Covid-19 al fine di garantire la massima tutela della salute dei lavoratori e delle comunità locali. La più importante delle misure attuate è la campagna di test tramite tamponi rapidi in un’area dello stabilimento appositamente attrezzata che verrà avviata, su base volontaria anche a tutto il personale del sito, prima della fermata. Inoltre, verranno installati 9 termo-scanner per agevolare il controllo del personale in entrata e uscita dallo stabilimento e saranno distribuite a tutto il personale impiegato nelle operazioni di fermata mascherine FFP2. Durante le attività di fermata e di riavvio degli impianti saranno attivi i dispositivi di controllo e i sistemi di sicurezza, tra i quali la torcia che si attiverà, in maniera discontinua, per il tempo strettamente necessario a effettuare gli interventi programmati. Saranno preventivamente informati gli Enti competenti, come previsto dal vigente Protocollo Operativo di comunicazione.
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Le tre startup italiane che stanno cambiando il destino del cibo (e della plastica)Mama Science, Alkelux e AgreeNET rivoluzionano il packaging con soluzioni naturali: più freschezza, meno sprechi e addio alla plastica usa-e-gettaImmagina di aprire il frigorifero e trovare le fragole ancora perfette dopo una settimana. Nessuna muffa, nessun odore strano, nessuna delusione. È una scena che potrebbe diventare la norma grazie all’ingegno di tre giovani startup italiane che hanno deciso di combattere lo spreco alimentare e la dipendenza dalla plastica con strumenti nuovi, concreti e sorprendenti. Ogni giorno, tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura solo perché non si conservano abbastanza a lungo. E mentre supermercati e consumatori cercano di correre ai ripari, la plastica continua a dominare gli scaffali: onnipresente, ma poco efficace contro il tempo. A ribaltare questa narrazione arrivano Mama Science, Alkelux e AgreeNET. Tre startup, tre approcci diversi, un obiettivo comune: rendere il packaging alimentare alleato del pianeta, della filiera e delle nostre abitudini quotidiane. Mama Science: la pellicola vegetale che respira e protegge A Bologna, Mama Science ha creato qualcosa che sembra uscito da un laboratorio di bio-design: una pellicola completamente vegetale, sottile e trasparente, che avvolge frutta, verdura, formaggi o carne come una seconda pelle. Ma a differenza della plastica tradizionale, non lascia residui, si biodegrada e – cosa forse più importante – permette al cibo di respirare. Questo “film intelligente” agisce rallentando il deterioramento naturale degli alimenti. Rende la frutta più resistente alla disidratazione, conserva la croccantezza della verdura, mantiene il profumo e la consistenza del fresco. In pratica, guadagna giorni preziosi di vita, riducendo drasticamente lo spreco. E una volta esaurito il suo compito? La pellicola non diventa rifiuto: torna alla terra, compostandosi naturalmente. Una soluzione semplice, scalabile, e profondamente coerente con l’idea di un’economia circolare. Alkelux: la polvere che trasforma il packaging tradizionale In Sardegna, un altro gruppo di innovatori sta lavorando a una rivoluzione più invisibile ma altrettanto potente. La startup Alkelux ha messo a punto una polvere naturale da integrare direttamente nei materiali d’imballaggio già in uso, senza doverli sostituire. È un additivo biodegradabile, idrosolubile, che si miscela ai polimeri convenzionali rendendoli attivi contro i principali nemici del cibo fresco: umidità, ossidazione, proliferazione batterica. Ciò che rende unica questa soluzione è la sua modularità. I produttori non devono cambiare le linee, non devono convertire gli impianti. Basta un piccolo innesto nella composizione dei materiali per ottenere confezioni intelligenti, che “collaborano” con l’alimento contenuto. L’impatto è duplice: da un lato, si allunga la vita del prodotto sugli scaffali, evitando perdite economiche e logistiche; dall’altro, si riduce la dipendenza da confezioni multiple o eccessive, in favore di un solo imballo più efficiente e più rispettoso dell’ambiente. AgreeNET: il pod vegetale che combatte i microbi Il viaggio nell’innovazione ci porta infine a scoprire la sofisticata tecnologia di AgreeNET, una startup specializzata in soluzioni bioattive per la conservazione degli alimenti freschi. La loro invenzione ha la forma di un piccolo “pod”, simile a un filtro per il tè, realizzato con materiali vegetali e biodegradabili. All’interno, un mix di sostanze naturali selezionate rilascia gradualmente composti che rallentano lo sviluppo di muffe e batteri. Il pod viene inserito direttamente nelle confezioni di frutta e verdura e agisce come una barriera invisibile contro i patogeni. Il risultato? La shelf-life può estendersi anche di 20 giorni, mantenendo intatti gusto, profumo e consistenza. Questa tecnologia è particolarmente utile per i distributori, gli esportatori e i punti vendita con tempi lunghi di stoccaggio. È un’arma potente contro gli scarti invisibili che ogni giorno si accumulano lungo la filiera. Packaging intelligente: la rivoluzione silenziosa Quello che unisce queste tre startup non è solo l’ingegno tecnico. È una nuova visione del packaging. Una visione che lo trasforma da semplice contenitore a protagonista attivo nella conservazione degli alimenti. Che lo vuole parte della soluzione, non più del problema. Le innovazioni di Mama Science, Alkelux e AgreeNET non sono solo alternative ecologiche: sono strumenti reali per cambiare il sistema. Consentono di ridurre lo spreco, migliorare la logistica, rispettare l’ambiente e offrire un vantaggio competitivo alle imprese. E lo fanno con soluzioni già pronte per essere adottate su larga scala. Dietro l’innovazione, una nuova economia Queste realtà non sono nate per caso. Sono frutto di un ecosistema italiano che, pur tra mille difficoltà, continua a generare innovazione. Programmi di accelerazione dedicati al settore agroalimentare, fondi d’investimento sensibili alla transizione green, ricercatori e ingegneri capaci di unire scienza e sostenibilità. Il packaging sostenibile non è più un’opzione: è una necessità economica, sociale e ambientale. In un mondo in cui il cambiamento climatico impone limiti sempre più stringenti, ogni giorno di freschezza in più è un giorno di rifiuti in meno. Una nuova abitudine possibile La rivoluzione comincia in modo silenzioso. Con una pellicola trasparente che sembra plastica ma non lo è. Con una polvere che non si vede ma protegge. Con un piccolo pod che lavora nell’ombra per salvare ciò che mangiamo. Ecco la bellezza delle soluzioni intelligenti: agiscono senza clamore, ma cambiano tutto. Rendono più semplice fare la cosa giusta. E, soprattutto, ci ricordano che ogni gesto quotidiano può essere parte di un cambiamento più grande. Perché non è solo il cibo che salviamo. È il futuro. E stavolta lo stiamo facendo un imballaggio alla volta.© Riproduzione Vietata
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In Arabia Saudita il Primo Impianto per i Polimeri Riciclati ISCC+I rifiuti urbani non riciclabili o non separati sono la fonte per produrre polimeri riciclati certificati ISCC+Non esiste solo la strada del riciclo meccanico, quando si tratta di riutilizzare i rifiuti urbani che premono sull’ambiente, ma esistono anche altre soluzioni, a volte alternative e a volte complementari, per migliorare la gestione dello scaro che quotidianamente il mondo produce. In ogni ciclo di trattamento meccanico dei rifiuti si creano degli scarti che non possono essere riciclati, scarti che contengono ancora polimeri sotto forma di associazioni complesse tra di loro. Inoltre, purtroppo, molte aree del mondo, non si occupano di differenziare i rifiuti, quindi esiste una grande quantità di rifiuti non selezionati e non separati. Tre aziende internazionali hanno concluso un’ampia collaborazione che gli permette di intercettare i rifiuti difficili da riciclare, trattarli attraverso il riciclo chimico, creare una nuova famiglia di polimeri plastici riciclati che possono essere immessi nuovamente sul mercato, supportati anche da una certificazione internazionale come la ISCC+. Infatti, TotalEnergies, Aramco e SABIC hanno convertito con successo per la prima volta in Medio Oriente e Nord Africa i rifiuti di plastica in polimeri circolari certificati ISCC+. L'olio di pirolisi della plastica, chiamato anche olio derivato da rifiuti di plastica (DOP), è stato lavorato presso la raffineria SATORP di proprietà congiunta di Aramco e TotalEnergies, a Jubail, in Arabia Saudita. È stato quindi utilizzato come materia prima da Petrokemya, un'affiliata di SABIC, per produrre polimeri circolari certificati. Il progetto mira a spianare la strada alla creazione di una attività per il riciclaggio avanzato della plastica, trasformando i rifiuti in polimeri circolari nel Regno dell'Arabia Saudita. Il processo consente l'utilizzo di plastica non differenziata, che può essere difficile da riciclare meccanicamente e, di conseguenza, contribuisce a risolvere la sfida della plastica a fine vita. Una prima pietra miliare per il progetto è stata l'ottenimento della certificazione ISCC+ per garantire la trasparenza e la tracciabilità dell'origine riciclata di materie prime e prodotti. Il sistema ISCC (International Sustainability and Carbon Certification) ha una sezione dedicata alle biomasse e ai prodotti derivati dalle biomasse, compresa la plastica riciclata. L'obiettivo principale della certificazione ISCC+ è dimostrare che la plastica riciclata soddisfa standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Si verifica anche la catena di approvvigionamento, inclusi gli aspetti legati alla tracciabilità e al rispetto delle normative ambientali. Tre impianti industriali sono stati coinvolti nel processo: la raffineria SATORP, l'impianto di frazionamento NGL di Ju'aymah di Aramco e Petrokemya. Tutti hanno ottenuto con successo la certificazione ISCC+, abilitando la produzione di materiali circolari. Mohammed Y. Al Qahtani, Presidente di Downstream di Aramco, ha dichiarato: “Questo risultato dimostra l'importanza del settore petrolchimico nella creazione di prodotti e soluzioni più sostenibili. Il nostro obiettivo è creare soluzioni circolari per i rifiuti di plastica, facendo progressi anche sulla nostra ambizione di raggiungere l'azzeramento netto delle emissioni di gas serra entro il 2050, attraverso le nostre risorse gestite interamente dall'azienda. Aramco sta prendendo in considerazione diversi modi per attingere a nuove tecnologie e sfruttare le risorse esistenti per supportare l'implementazione di prodotti circolari, più sostenibili e a basse emissioni di carbonio". Bernard Pinatel, President, Refining & Chemicals, TotalEnergies, ha dichiarato: “Questa avanzata iniziativa di riciclaggio della plastica riflette l'ambizione di TotalEnergies di contribuire concretamente ad affrontare la sfida del fine vita della plastica. Diversi altri progetti di economia circolare sono allo studio, sfruttando le competenze tecniche e l'esperienza dei partner per contribuire ulteriormente al riciclaggio della plastica. È un percorso importante verso l'obiettivo di TotalEnergies di produrre il 30% di polimeri circolari entro il 2030 e la sua strategia per costruire un'azienda multi-energia con l'ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, insieme alla società". Sami Al-Osaimi, SABIC EVP Petrochemicals (A), ha dichiarato: “SABIC è un leader nel settore chimico che supporta Saudi Vision 2030, garantendo una crescita futura sostenibile concentrandosi su ambiente, energia e clima. Questo progetto è in linea con l'impegno di SABIC per evitare lo smaltimento in discarica e l'incenerimento attraverso le sue competenze in materia di innovazione e tecnologia avanzata. Questo progetto mostra la collaborazione del settore petrolchimico per superare le sfide a monte e a valle della plastica circolare. A tal fine, SABIC ha recentemente annunciato il suo obiettivo di un milione di tonnellate di soluzioni TRUCIRCLE ™ entro il 2030, che intende aiutare a fornire ai nostri clienti soluzioni più sostenibili”.Fonte TotalEnergy
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Cerca Notizie sull'Economia Circolare - Blog di rMIXCerca articoli, notizie e approfondimenti sull'economia circolare per vivere, lavorare e creare in modo sostenibileViviamo in un tempo in cui le risorse naturali sono sempre più preziose, e dove ogni scelta — anche la più semplice — può fare la differenza. È in questo contesto che nasce il blog rNEWS del portale del riciclo e dell'ambiente rMIX, uno spazio digitale pensato per chi vuole informarsi, ispirarsi e agire nel segno dell’economia circolare. Un luogo dove le idee diventano progetti concreti, le esperienze si trasformano in conoscenza condivisa, e ogni articolo è una tappa verso un futuro più responsabile. Il blog rNEWS, nella sottosezione Economia Circolare, si rivolge a chi lavora nel settore, a chi studia, a chi produce, ma anche a chi semplicemente vuole capire meglio come funziona il mondo del riciclo, della sostenibilità ambientale e dei materiali rigenerati. Grazie a una ricca selezione di articoli sempre aggiornati, il blog accompagna i lettori in un viaggio informativo che intreccia tecnica, cultura, storia e innovazione. Di cosa parla il blog rNEWS nella sottosezione Economia Circolare? Ogni sezione è pensata per offrire una panoramica completa e accessibile su un aspetto specifico dell’economia circolare. Non si tratta di una semplice raccolta di notizie, ma di uno strumento editoriale curato, dove ogni contenuto è costruito per approfondire e stimolare una riflessione concreta. Tra i temi trattati, troviamo: - Arte e sostenibilità: come l’arte dialoga con i materiali di recupero, offrendo nuove visioni e nuovi significati. Qui troverai storie di artisti che trasformano plastica, metallo e scarti in opere potenti e provocatorie. - Carta e riciclo intelligente: dalla filiera della carta riciclata alle nuove tecnologie per il recupero delle fibre, scopri tutto quello che c’è da sapere su uno dei materiali più utilizzati (e abusati) della nostra quotidianità. - Edilizia circolare: focus su materiali innovativi, tecniche costruttive sostenibili e casi di studio in cui l’architettura incontra il rispetto per l’ambiente. - Energie rinnovabili: approfondimenti sulle fonti pulite, dalle comunità energetiche alla produzione domestica, fino ai grandi impianti solari, eolici e idroelettrici. - Guida ai prodotti: consigli pratici su acquisti consapevoli, recensioni di articoli eco-compatibili, idee per una casa e uno stile di vita più green. - Lavoro e green jobs: nuove professioni legate alla transizione ecologica, corsi, opportunità e approfondimenti per chi vuole inserirsi o riconvertirsi nel mondo del lavoro sostenibile. - Legno e gestione responsabile: dal recupero dei mobili antichi al riutilizzo degli scarti industriali, passando per la bioedilizia e le certificazioni ambientali. - Metalli e riciclo industriale: come vengono raccolti, trattati e reintrodotti nel ciclo produttivo rame, alluminio, acciaio e altri metalli fondamentali. - Plastica: problemi, soluzioni, innovazioni: il materiale più discusso del nostro tempo sotto la lente del riuso, delle bioplastiche e del riciclo avanzato. - Tessuti e moda circolare: un settore in forte trasformazione, che guarda a fibre naturali, tessuti riciclati e produzioni etiche per ridurre l’impatto ambientale. - RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche): guida alla gestione di cellulari, computer, elettrodomestici e altri dispositivi, con attenzione alle normative e al corretto smaltimento. - Storia del riciclo: una sezione che sorprende e incuriosisce, raccontando come le civiltà del passato hanno affrontato, in modo più o meno consapevole, le sfide del recupero dei materiali. - Vetro: eterno e riciclabile: un materiale che non perde mai le sue qualità. Scopri come il vetro può essere trasformato all’infinito, senza perdere valore. Trattamento delle acque: gestione delle risorse idriche, tecnologie per il riutilizzo, depurazione e risparmio idrico in ambito civile e industriale. Perché leggere il blog rNEWS? Perché è aggiornato, documentato e accessibile. Perché ti accompagna nella scoperta di un mondo dove le risorse non si consumano, ma si rigenerano. Perché ti offre strumenti concreti per scegliere, lavorare, progettare e vivere meglio. E perché, in ogni articolo, troverai uno sguardo critico e positivo su quello che possiamo fare — insieme — per costruire un’economia più giusta per l’ambiente e per le persone.Inoltre il Blog non si occupa solo di Economia circolare ma di altri temi inerenti il riciclo, l'ambiente e la slow life. Se sezioni tematiche trattate sono le seguenti:- Ambiente- Economia circolare- Informazioni Tecniche- Management- Notizie Brevi- Slow Life 👉 Visita la sezione Economia Circolare del blog rNEWS
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La Banca Dati dell’Economia Circolare e del Riciclo InternazionalerMIX, il portale del riciclo, sta costituendo una banca dati sulle aziende, prodotti e servizi del mondo del ricicloUna banca dati a disposizione di tutti, via web sul portale del riciclo rMIX, permette a tutti gli operatori del settore del riciclo e dell’economia circolare di cercare od offrire, prodotti o servizi nel campo di interesse. Ogni azienda di questo settore può partecipare, inserendo i propri prodotti o servizi, a far diventare la banca dati del riciclo un punto di riferimento per il proprio lavoro. Il portale del riciclo rMIX da la possibilità ai clienti di postare in modo gratuito, autonomo ed anonimo, (o tramite un abbonamento) le proprie offerte/richieste di prodotti o servizi nel campo dell’economia circolare. I settori di interesse sono: • polimeri riciclati, nelle varie forme (granuli, macinati, densificati o balle) • carta riciclata • vetro riciclato • legno riciclato • metalli riciclati (ferrosi e non ferrosi) • tessuti riciclati • RAEE • materiali edili riciclati • macchine industriali e gli stampi • prodotti plastici • consulenza e la distribuzione dei prodotti • ricerca e l'offerta di lavoro • lavoro conto terzi Inoltre abbiamo costituito una banca dati, configurata come un motore di ricerca, in costante incremento, di aziende attive e meritevoli nel settore del riciclo, per offrire a chiunque la possibilità di accedere al mercato in modo rapido e selettivo, senza perdere tempo sui motori di ricerca generalisti. Se desideri contribuire a questa iniziativa e ritieni che la tua azienda svolga un ruolo importante nel campo dei prodotti e servizi del riciclo e dell’economia circolare, puoi partecipare alla banca dati inserendo, gratuitamente (rMIX Zero) o tramite un abbonamento, uno o più prodotti o sevizi di cui ti occupi. Qui troverete l’indirizzo del portale in 4 lingue: www.rmix.it Qui troverete il link per postare i vostri/prodotti/serviziQui troverete il link per le informazioni sugli abbonamenti Vi aspettiamo per cerare insieme una nuova piattaforma del riciclo e dell’economia circolare.
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rMIX: La Banca Dati dei Prodotti e dei Servizi per il Riciclo e l’Economia CircolareScopri i settori del riciclo su rMIX, inserisci le tue offerte o richieste e promuovi la tua azienda nella community dedicata alla sostenibilitàrMIX è il portale che mette in comunicazione aziende, professionisti e privati nel mondo del riciclo e dell’economia circolare. Attraverso la sua banca dati, sempre aggiornata, è possibile consultare un ampio ventaglio di prodotti e servizi suddivisi per settori, dove ogni utente può inserire le proprie offerte, richieste o la scheda della propria azienda, contribuendo così alla crescita di una rete virtuosa. Visitando la sezione Prodotti su rMIX troverai una panoramica completa delle soluzioni che interessano l’intero ciclo della sostenibilità: dalle materie prime seconde ai semilavorati, dai prodotti finiti riciclati ai servizi tecnici e ambientali. I settori del riciclo su rMIX La banca dati è articolata in numerosi settori, così da offrire una visione chiara e immediata delle opportunità: - Plastica: polimeri rigenerati, scarti selezionati, compound, granuli, macinati, polveri e articoli finiti riciclati - Carta e Cartone: maceri, polpe, cartoncini e imballaggi per usi industriali e commerciali - Vetro: cullet selezionati, prodotti riciclati e servizi collegati al recupero- Prodotti plastici finiti: qui troverete un'ampia soluzione di prodotti finiti in plastica riciclata e di aziende che li realizzano - Metalli: ferro, acciaio, alluminio, rame e leghe secondarie pronte all’utilizzo sotto forma di rottami o prodotti pronti all'uso - Legno: scarti industriali, pallet rigenerati, pannelli e semilavorati - Tessuti: fibre riciclate, scarti tessili, filati sostenibili per moda e arredamento- Inerti e materiali da costruzione: sabbie, aggregati, mattoni, pietre, isolanti riciclati e soluzioni per l’edilizia circolare - Energia ed ambiente: consulenze, impianti e soluzioni per la produzione da fonti rinnovabili e per la riduzione dell’impatto ambientale. - Macchine e stampi: impianti completi o singole macchine o stampi divisi nei vari settori di appartenenza - Additivi & Masterbach: ampia disponibilità di additivi e coloranti per tutti i servizi industriali trattati - Biopolimeri: sono raggruppate aziende e offerte/richieste inerenti al mondo dei polimeri sostenibili - Antichità: nel concetto di riuso e conservazione potete trovare numerosi attori del settore del restauro di oggetti ed elementi costruttivi - Lavoro conto terzi: le maggiori specializzazioni espresse nel settore dell'economia circolare vengono presentate attraverso la disponibilità di servizi per le imprese - Lubrificanti e oli usati: il corretto trattamento e il riuso degli oli usati e dei lubrificanti trovano su rMIX una banca dati di attori specializzati - Mitigazione ambientale: il mondo delle aziende che si occupano di bonifiche, della sistemazioni del territorio e di edilizia ecologica - Trattamento delle acque: depurazione, trattamenti specialistiche delle acque sia nel settore industriale che in quello civile - Riuso: gli attori che si occupano di prodotti e servizi inerenti al riuso convergono nella piattaforma rMIX Ogni settore rappresenta una possibilità concreta di scambio: chi cerca trova, chi offre si fa conoscere. Un invito a partecipare rMIX non è solo un portale, ma un punto d’incontro. Le aziende già presenti utilizzano la piattaforma per dare visibilità ai propri prodotti e servizi, raggiungendo nuovi clienti e partner commerciali. Anche i privati e i professionisti possono pubblicare gratuitamente le loro offerte o richieste, creando così connessioni utili e immediate. Se rappresenti un’azienda, puoi inserire la tua realtà nel database di rMIX e mostrare al mercato il tuo impegno per l’economia circolare. Se sei un operatore alla ricerca di materiali o servizi, puoi esplorare le categorie e trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze. Scopri rMIX e fai parte della community del riciclo Visita subito la sezione Prodotti su rMIX e inizia a navigare tra i diversi settori. Potrai inserire la tua azienda, le tue offerte o le tue richieste, diventando protagonista di una rete che mette al centro la sostenibilità e la collaborazione. rMIX è la piattaforma che trasforma il riciclo in opportunità: entra anche tu nella community dell’economia circolare.
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