rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneL’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneLa direzione dell’impianto di produzione dei polimeri stirenici in ABS di Versalis Mantova, attraverso un comunicato, ha annunciato lo stop delle produzioni per dare avvio ad un piano di ammodernamento degli impianti di produzione nei mesi di Giugno e Luglio di quest’anno.Infatti, Versalis (Eni) informa che sono iniziate le operazioni propedeutiche alla fermata generale programmata per la manutenzione e i nuovi investimenti previsti nello stabilimento di Mantova. Le attività saranno eseguite per fasi: nei mesi di giugno e luglio 2021 è previsto il picco delle operazioni presso gli impianti. Le attività di manutenzione riguardano gli impianti stirenici e intermedi (stirolo monomero, fenolo e derivati, polimeri e i servizi di stabilimento) e un nuovo importante investimento per l’espansione della produzione di polimeri stirenici ABS, per una capacità aggiuntiva di 30mila tonnellate/anno, verso gradi differenziati e ad alto valore aggiunto, destinati a settori chiave come automotive, arredamento ed elettrodomestici. Gli investimenti prevedono anche interventi per il miglioramento tecnologico e di affidabilità e di efficientamento energetico e ambientale per un totale di oltre 40 milioni di euro di investimenti nel biennio 2020-2021. Nel cantiere, che durerà circa due mesi, saranno coinvolte circa 30 imprese, con una presenza di picco di 600 persone di ditte terze. Saranno costruiti 60 mila metri cubi di ponteggi e ispezionate 600 apparecchiature. Le attività vedranno impegnati un team dedicato alla sicurezza integrato dal supporto delle squadre del Safety Competence Center di Eni e personale dedicato alla sorveglianza sanitaria. In particolare, è stato previsto un protocollo di misure aggiuntive a quelle già attuate e un programma di screening epidemiologico per la prevenzione e il contrasto al Covid-19 al fine di garantire la massima tutela della salute dei lavoratori e delle comunità locali. La più importante delle misure attuate è la campagna di test tramite tamponi rapidi in un’area dello stabilimento appositamente attrezzata che verrà avviata, su base volontaria anche a tutto il personale del sito, prima della fermata. Inoltre, verranno installati 9 termo-scanner per agevolare il controllo del personale in entrata e uscita dallo stabilimento e saranno distribuite a tutto il personale impiegato nelle operazioni di fermata mascherine FFP2. Durante le attività di fermata e di riavvio degli impianti saranno attivi i dispositivi di controllo e i sistemi di sicurezza, tra i quali la torcia che si attiverà, in maniera discontinua, per il tempo strettamente necessario a effettuare gli interventi programmati. Saranno preventivamente informati gli Enti competenti, come previsto dal vigente Protocollo Operativo di comunicazione.
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Plastica Autoriparante: Il Polimero RUSSE che si Ripara Anche Sott'AcquaScoperto un nuovo polimero elastico che si rigenera in pochi minuti, resistente e ideale per applicazioni industriali, marine e medichedi Marco ArezioLa plastica ha trasformato il mondo moderno, ma la sua diffusione ha portato con sé sfide ambientali significative, tra cui l’inquinamento e la difficoltà di riparazione. Tuttavia, la ricerca scientifica ha compiuto un importante passo avanti grazie ai ricercatori della Tsinghua University in Cina. Gli studiosi hanno sviluppato un nuovo tipo di plastica autoriparante, capace di rigenerarsi anche sott’acqua. Questa scoperta apre scenari innovativi per l’impiego di materiali plastici in condizioni estreme e difficilmente accessibili. Il Polimero RUSSE: Un’Innovazione Rivoluzionaria Negli ultimi anni, la scienza dei materiali ha fatto progressi straordinari, ma la creazione di un polimero capace di autorigenerarsi anche in ambienti sottomarini rappresenta una svolta tecnologica. Come spiega Lili Chen, principale ricercatrice dello studio, "i polimeri autorigeneranti a temperatura ambiente hanno una stabilità limitata sott’acqua e il loro processo di riparazione è generalmente molto lento". Il nuovo materiale, denominato RUSSE (Rapid Underwater Self-healing Stiff Elastomer), è composto da frammenti di un polimero elastico già impiegato in alcune vernici. La sua resistenza e flessibilità lo rendono unico nel suo genere. Caratteristiche Uniche di RUSSE: Resistenza ed Elasticità Le caratteristiche di RUSSE sono sorprendenti: - Elasticità straordinaria: può essere allungato fino al 1400% senza subire rotture. - Elevata resistenza: è in grado di sopportare un peso pari a 1000 volte la propria massa senza deformarsi. - Capacità di autoriparazione: se tagliato, può autoripararsi in soli cinque minuti semplicemente con una leggera compressione manuale. Queste proprietà lo rendono un materiale ideale per applicazioni in cui durabilità e manutenzione ridotta sono elementi chiave. Applicazioni di RUSSE: Innovazione in Diversi Settori L’ampio potenziale di RUSSE ne permette l’utilizzo in numerosi ambiti: - Settore marino e subacqueo: utilizzabile per rivestire tubi dell’aria per subacquei o condotte sottomarine, migliorando la sicurezza e facilitando la manutenzione. - Industria navale e militare: impiegabile per realizzare scafi di imbarcazioni autoriparanti, riducendo i costi di riparazione e manutenzione. - Protezione ambientale: possibile utilizzo per creare barriere coralline artificiali rigeneranti, supportando la salvaguardia degli ecosistemi marini. - Edilizia e infrastrutture: perfetto per rinforzare il cemento con materiali autorigeneranti, prevenendo danni strutturali e aumentando la longevità di edifici e strade. - Industria automobilistica e aerospaziale: veicoli costruiti con RUSSE potrebbero riparare autonomamente graffi e ammaccature, abbattendo i costi di manutenzione e migliorando la sicurezza. - Settore medico: utilizzabile in protesi e dispositivi medici per garantire maggiore affidabilità e durata. Sfide e Prospettive Future Nonostante il grande potenziale, l’adozione su larga scala di RUSSE presenta alcune sfide: Sostenibilità economica: la produzione industriale deve essere economicamente vantaggiosa rispetto ai materiali tradizionali. Compatibilità ambientale: è essenziale garantire che la produzione e lo smaltimento di questi materiali non generino nuove forme di inquinamento. Investimenti in ricerca e sviluppo: sono necessari finanziamenti e adattamenti tecnologici per integrare questi materiali nelle linee di produzione esistenti. Verso un Futuro Sostenibile e Circolare L’innovazione rappresentata da RUSSE segna un importante passo avanti verso un mondo in cui i materiali non solo sono più resistenti, ma capaci di auto-rigenerarsi, riducendo la necessità di sostituzione e lo spreco di risorse. In un’epoca in cui la sostenibilità è al centro delle priorità globali, questi sviluppi possono contribuire alla riduzione dei rifiuti plastici e alla transizione verso un’economia circolare. La collaborazione tra comunità scientifica e industria sarà essenziale per rendere questa innovazione una realtà diffusa su scala globale. Con il costante progresso nel campo dei materiali intelligenti, il futuro appare sempre più orientato a soluzioni innovative e sostenibili. Conclusione L’introduzione del polimero RUSSE dimostra come il futuro della plastica possa essere più sostenibile, efficiente e intelligente. Grazie alla ricerca e allo sviluppo di materiali autoriparanti, ci troviamo di fronte a una rivoluzione in settori chiave come industria, medicina e sostenibilità ambientale. Il prossimo obiettivo sarà rendere questi materiali accessibili su larga scala, trasformando il nostro modo di concepire e utilizzare la plastica nel mondo moderno. © Riproduzione Vietata
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rMIX: Ineos e Polystyvert Collaborano per il Riciclo del PolistiroloAnche il polistirolo ha trovato una soluzione tecnicamente ed economicamente vantaggiosa per il suo ricicloAttraverso la tecnologia di dissoluzione e separazione degli inquinanti è possibile ricreare una materia prima pulita ed efficiente per riprodurre nuovamente polistirolo. questo è frutto della collaborazione tra Ineos Styrolution e Polystyvert.INEOS Styrolution e Polystyvert stabiliscono un accordo di sviluppo congiunto volto a promuovere un'economia circolare per il polistirolo Una tecnologia avanzata e brevettata di riciclo brevettata offre un approccio unico per ottenere il polistirene riciclato di alta qualità. INEOS Styrolution , leader globale nella stirenica, e Polystyvert , leader innovativo nella tecnologia di dissoluzione, stanno collaborando per convertire la plastica post-consumo di polistirene in una nuova resina di materia prima di polistirene (PS) di alta qualità. Polystyvert utilizza una tecnologia di dissoluzione brevettata per trasformare i rifiuti di polistirene in polistirene riciclato di alta qualità. Il metodo di dissoluzione dei prodotti da riciclare prende i rifiuti di plastica nella loro forma solida e li decompone con un solvente. Una volta dissolto, il processo può separare meccanicamente e chimicamente contaminanti e additivi, prima di separare definitivamente il polimero originale dal solvente. Il prodotto finale è quindi un polimero pulito che può essere nuovamente utilizzato come nuova resina di materia prima. La tecnologia di purificazione Polystyvert offre la possibilità di trattare tutti i tipi di materie prime, dai rifiuti industriali ai flussi post-consumo. La tecnologia può eliminare un'ampia gamma di contaminanti difficili da rimuovere come pigmenti e ritardanti di fiamma bromurati. I granuli di polistirene riciclato possono quindi essere utilizzati per produrre varie categorie di prodotti in polistirene, comprese le applicazioni per alimenti. INEOS Styrolution ha forti obiettivi di sostenibilità per migliorare e aumentare il recupero dei rifiuti di polistirolo post-consumo. Questo accordo di sviluppo congiunto rafforza l'impegno a lavorare sulle tecnologie di riciclaggio più avanzate. "La capacità di purificazione della tecnologia di Polystyvert è unica", afferma Ricardo Cuetos, Vice Presidente, INEOS Styrolution Americas, Standard Products. Cuetos continua: "L'alta qualità della resina finale di polistirene riciclato è essenziale per ottenere un'economia veramente circolare in mercati chiave come il confezionamento dei servizi di ristorazione". Solenne Brouard, CEO di Polystyvert , afferma: "La dissoluzione è una tecnologia efficiente a basso consumo energetico che offre una soluzione efficace per riciclare il polistirene a circuito chiuso". Utilizzando questo metodo, “ il polistirene riciclato è prodotto ad un prezzo competitivo. In questo modo si esprime la forza di un'economia circolare ". La signora Brouard prosegue: "Siamo lieti di lavorare con INEOS Styrolution per creare un'economia veramente circolare per il polistirolo. Il nostro obiettivo comune è riciclare quanto più polistirolo possibile e una partnership in quanto tale farà la differenza. " Informazioni su Polystyvert Fondata nel 2011, Polystyvert è una startup con tecnologia pulita che ha sviluppato un processo innovativo e a basso impatto di carbonio per riciclare il polistirene basato su una tecnologia di dissoluzione. Creando un circuito breve per il riciclo del polistirolo, la forza della sua tecnologia risiede nella sua versatilità e capacità di purificazione approfondita. Efficace su tutti i tipi di polistirolo, la tecnologia di Polystyvert include un processo di purificazione che rimuove tutti i contaminanti. Il risultato, una materie prima riciclata di elevata purezza che può essere riutilizzata per prodotti in polistirene riciclato, comprese le applicazioni per alimenti. Con sede a Montreal, in Canada, Polystyvert distribuisce la sua tecnologia in tutto il mondo per dare a tutti l'accesso a un polistirolo sostenibile e apre le porte a un mercato più ampio per le tecnologie di riciclo.by Ineos
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Il Granulo di ABS Riciclato Italiano Conquista il BrasileIl Granulo di ABS Riciclato Italiano Conquista il BrasileLa maestria della produzione dei tecnopolimeri riciclati Italiani si è sposata con l’attività di produzione Brasiliana di articoli tecnici che, fino a poco tempo fa, erano stampati esclusivamente con materie prime vergini.La conquista del mercato Brasiliano dell’ABS Italiano è partita dall’incarico ricevuto dalla società di consulenza Arezio Marco nella ricerca e selezione di produttori di polimeri tecnici riciclati, che potessero garantire performaces di produzione e qualità tecniche ed estetiche sui prodotti finiti, al pari di un prodotto realizzato in polimero vergine. La società di consulenza sui polimeri riciclati Arezio Marco, ha svolto un compito di selezione dei produttori e di verifica della qualità, attraverso la raccolta di informazioni sulle fonti di approvvigionamento degli scarti post industriali e sui sistemi produttivi del granulo. Ha seguito l’iter di approvazione del prodotto in ABS scelto, sotto forma di granulo, che è transitato attraverso analisi preliminari fisiche e chimiche, campionatura di piccolo taglio per tests di stampaggio in laboratorio e, successivamente, una campionatura industriale adatta alla produzione di una serie di campioni di prodotto finito da inviare ai tests di laboratorio. Oltra alle caratteristiche meccaniche provate, si sono verificate le caratteristiche di finitura del prodotto, con l’analisi della qualità delle superfici, del colore e del grado di lucentezza richiesta. Inoltre si è testato il grado di odore che un polimero riciclato, post industriale, potesse emettere. I tests hanno dato esito positivo, catalogando il granulo in ABS riciclato da scarti post industriali idoneo per qualità in fase di produzione e sul prodotto finale, potendo quindi essere autorizzato alla produzione in linea. Il polimero riciclato Italiano, quindi, ha iniziato a varcare le frontiere Brasiliane permettendo il consolidamento industriale tra l’Italia e il Brasile, favorendo la circolarità dell’economia e la riduzione degli scarti nell’ambiente.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - ABS Vedi maggiori informazioni sulle tecniche di vendita
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IFAT India Fiera per le Tecnologie Ambientali e le Soluzioni Sostenibili IFAT India è una fiera per le tecnologie ambientali e le soluzioni sostenibili IFAT India riunisce professionisti di vari settori come quello dell'acqua, delle fognature, dei rifiuti e del riciclo per mostrare i loro prodotti e servizi innovativi. L'evento fornisce una piattaforma per lo scambio di conoscenze, il networking aziendale e la collaborazione tra operatori del settore, responsabili politici ed esperti ambientali. La fiera ospita espositori provenienti da tutto il mondo, che mettono in evidenza le loro ultime tecnologie e soluzioni per affrontare le sfide ambientali affrontate dalla regione. Data: 17-19 ottobre 2023 Luogo: Centro espositivo di Bombay, NESCO, Goregaon, Mumbai, Maharashtra 400063Orari di apertura: Martedì 17 e mercoledì 18 ore 10:00 - 18:00 - Giovedì 19 ore 10:00 - 17:00 Maggiori informazioni sul sito: https://www.ifat-india.com/
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rNEWS: Transizione Energetica. Le Aziende e le Università si AlleanoTransizione Energetica. Le Aziende e le Università si AlleanoLa necessità di nuove e sempre più alte competenze nel campo ambientale e della sostenibilità delle produzioni industriali, creano collaborazioni per migliorare le conoscenze e le competenze generali.L’Università degli Studi di Padova ed Eni hanno siglato oggi un accordo di collaborazione sui temi della transizione energetica, trasformazione digitale ed economia circolare, come comunicato da ENI, nel corso di un incontro online a cui hanno preso parte il Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, la Presidente di Eni, Lucia Calvosa e l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi.L’intesa della durata di tre anni, con la possibilità di estensione fino a cinque, consolida la collaborazione già avviata in settori cruciali per Eni, come la geologia e la geofisica, e individua nuove linee strategiche di ricerca per lo sviluppo sostenibile e la decarbonizzazione: nuove tecnologie per la Carbon Capture, Utilisation and Storage e per lo sfruttamento dell’energia solare nonché studi sulla fusione nucleare a confinamento magnetico. L’amministratore di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Abbiamo siglato un accordo di importanza strategica che ci dà grande forza per il raggiungimento dei nostri obiettivi di decarbonizzazione al 2050. Questa collaborazione nel campo dell’innovazione pone le basi per superare le sfide che aziende e società civile sono chiamate ad affrontare grazie allo sviluppo di tecnologie per il futuro dell’energia”. Il Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, afferma: “L’ambiente è un patrimonio inestimabile, che abbiamo ricevuto e abbiamo il dovere di preservare intatto per le future generazioni. Questa è la filosofia che muove l’Università di Padova nel perseguire, con forza, obiettivi utili ad aumentare la nostra sostenibilità ambientale. Azioni multiple che stanno portando i loro frutti: solo grazie all’acquisto di energia da fonti rinnovabili, ad esempio, abbiamo ridotto del 20% le emissioni di ateneo, evitando la produzione di 18mila tonnellate di CO2 l’anno. E l’accordo firmato con Eni va proprio nella direzione, per noi cruciale, di una sempre maggiore tutela dell’ambiente in cui viviamo”.
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Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con Carta Velina EcocompatibileMango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con cui confezionava i suoi capi con Carta Velina EcocompatibileUna bella iniziativa da parte di Mango, un'azienda attiva nel campo della moda che va incontro alle esigenze della tutela ambientale sostituendo i sacchetti di plastica che usa per il confezionamento dei capi di abbigliamento con altri fatti in carta velina ecocompatibile. questa bella storia ce la racconta Maria Teresa Veneziani in un articolo sul Corriere della Sera.La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura. Carta velina «I sacchetti che saranno utilizzati sono realizzati in carta velina, un materiale costituito da pasta di cellulosa naturale proveniente da fonti rinnovabili — assicura l’azienda —. La carta proviene infatti da foreste gestite in modo sostenibile, dove le pratiche di abbattimento sono certificate secondo i requisiti degli standard internazionali FSC® (Forest Stewardship Council®). Ciò contribuisce anche a un’economia circolare poiché i prodotti di carta possono essere riciclati in media da quattro a sei volte». La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura. Test pilota Il progetto sarà inizialmente lanciato in produzioni locali per capi piegati e sul canale online, dopo il successo dei tre test pilota effettuati dall’azienda in Marocco, Cina e Turchia. L’obiettivo è che il nuovo progetto venga applicato a tutti i capi entro la fine del 2021. Secondo Toni Ruiz, Amministratore delegato di Mango, «Si tratta di un progetto di grande portata, che avrà un impatto molto positivo sull’ambiente, poiché grazie alla sua realizzazione elimineremo circa 160 milioni di sacchetti di plastica ogni anno. La produzione di una moda più rispettosa dell’ambiente mira alla trasformazione sostenibile dell’azienda». Fashion Pact Il progetto rientra nel Fashion Pact, una coalizione globale che mira a promuovere la sostenibilità ambientale nel settore tessile e della moda, a cui l’azienda ha aderito nel 2019. Questo patto globale impegna tutti i firmatari a lavorare insieme per ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’industria tessile e della moda concentrandosi su tre pilastri: contrastare i cambiamenti climatici, preservare la biodiversità e proteggere gli oceani.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti
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Interzum: la fiera mondiale che anticipa le tendenze dell’industria del mobile, dei materiali e del designScopri cosa rende unica Interzum rispetto alle altre grandi fiere del settore, perché è fondamentale per chi produce, progetta o innova nell’arredamento e nell’interior designdi Marco ArezioNel mondo del mobile, delle superfici e dei componenti per l’arredamento, poche manifestazioni riescono a racchiudere la complessità, la visione internazionale e la spinta innovativa di Interzum. Entrare nei suoi padiglioni è come percorrere un laboratorio a cielo aperto: qui convergono materiali, soluzioni, tecnologie e idee che determinano la direzione dell’intero settore, anticipando i trend che vedremo nelle case, negli uffici e negli spazi pubblici di domani. Interzum, che si svolge a cadenza biennale nel centro espositivo Koelnmesse di Colonia, in Germania, si rivolge a una platea che spazia dai produttori di materie prime alle grandi aziende del mobile, dai designer agli architetti, passando per i buyer e le startup più dinamiche. La fiera abbraccia tre grandi mondi che spesso si intrecciano: la ricerca sui materiali e sulle superfici, l’evoluzione dei componenti funzionali, le nuove frontiere del tessile e dell’imbottito. Ogni edizione si trasforma così in una mappa delle possibilità: superfici antibatteriche, laminati eco-compatibili, sistemi intelligenti di illuminazione, cerniere invisibili, tessuti tecnici ricavati da riciclo, schiume performanti, finiture bio-based. Non si tratta solo di vedere nuovi prodotti, ma di cogliere il senso di una filiera che cambia pelle, spinta dall’esigenza di coniugare sostenibilità, estetica e performance. Perché esporre: visibilità, business e contaminazione internazionale Esporre a Interzum significa entrare in un contesto dove innovazione e creatività sono le vere monete di scambio. Qui si incontrano i grandi player globali, ma anche le piccole aziende di nicchia che spesso lanciano le idee più sorprendenti. Chi sceglie di partecipare come espositore sa che ogni contatto può tradursi in collaborazioni internazionali, accesso a nuovi mercati e possibilità di confrontarsi con le esigenze reali di una platea trasversale, che va dal mondo contract al residenziale, fino alle soluzioni per la mobilità e l’ospitalità. Interzum è una piattaforma che valorizza l’identità di ogni brand: la possibilità di mostrare nuovi materiali, brevetti, tecnologie e collezioni trova qui un palcoscenico globale, dove l’attenzione di visitatori e media si concentra sulle idee più fresche e disruptive. La contaminazione tra aziende di settori diversi – dal tessile tecnico al legno, dai polimeri ai sistemi elettronici – permette di superare i confini tradizionali e favorisce lo sviluppo di partnership trasversali e innovazioni di prodotto. Perché visitare: formazione, ispirazione e visione sul futuro Per chi visita Interzum, l’esperienza è un’immersione totale nelle tendenze che ridisegnano l’abitare. Non è raro vedere designer che tracciano schizzi davanti a un nuovo materiale, responsabili acquisti che programmano partnership strategiche, architetti che cercano ispirazione tra tecnologie smart e finiture sensoriali. La fiera, più che una semplice esposizione, diventa un luogo di formazione continua: workshop, aree tematiche e installazioni sperimentali stimolano la riflessione e il confronto. Partecipare come visitatori significa poter toccare con mano materiali, soluzioni, prototipi e tecnologie che spesso saranno disponibili sul mercato solo dopo mesi. Interzum è un acceleratore di conoscenza e di tendenze: chi vuole essere aggiornato e mantenere un vantaggio competitivo non può ignorare l’appuntamento. Interzum e le altre grandi fiere del settore: analogie, differenze e unicità Ma cosa rende Interzum davvero diversa rispetto ad altre fiere di riferimento a livello globale, come il Salone del Mobile di Milano, SICAM a Pordenone, Ligna ad Hannover o la spagnola FIMMA-Maderalia a Valencia? La forza di Interzum sta nell’essere il cuore della subfornitura e dell’innovazione di processo. Se il Salone di Milano è la vetrina mondiale del prodotto finito e del design, Interzum ne rappresenta la fucina nascosta: qui nascono le soluzioni che designer e brand mostreranno un anno dopo al grande pubblico. SICAM, molto apprezzata per l’accessibilità e il focus sul business immediato, resta più raccolta e specializzata, mentre Interzum ha un respiro globale e una vocazione alla ricerca trasversale. Ligna invece punta principalmente sulle tecnologie per la lavorazione del legno e le macchine industriali, e FIMMA-Maderalia si concentra soprattutto sul mercato iberico e sulle lavorazioni dei materiali lignei, pur avendo una presenza internazionale. Interzum si distingue per l’ampiezza della visione, la presenza di tendenze trasversali (dal green building ai materiali smart), l’internazionalità degli espositori e dei visitatori, la capacità di fare scouting di novità che spesso anticipano le scelte di mercato. In poche altre fiere si percepisce così chiaramente l’accelerazione verso la sostenibilità e la circolarità, temi che emergono ovunque: dai biopolimeri ai rivestimenti eco-compatibili, dai sistemi per il risparmio energetico ai processi di riciclo avanzato. Conclusione: Interzum come esperienza e laboratorio del futuro In conclusione, Interzum non è solo una fiera, ma un’esperienza che ridisegna i confini di ciò che sarà possibile realizzare nel mondo del mobile, delle superfici, del tessile e dei componenti. È il luogo dove la filiera si confronta, innova, si reinventa e costruisce le basi del futuro abitare, tra design, funzione e responsabilità ambientale. Parteciparvi, da visitatore o da espositore, significa decidere di non essere spettatori, ma protagonisti dell’evoluzione di un settore che oggi più che mai deve saper rispondere alle sfide del mondo reale. © Riproduzione Vietata
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Plastica Eco-sostenibile: Dall'Università di Perugia Arriva Polymeer, il Nuovo Materiale che Viene dalla BirraIl progetto innovativo di Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi trasforma i residui della birra in polimeri biodegradabilidi Marco ArezioIl settore della ricerca e sviluppo nel campo dei materiali sostenibili ha recentemente accolto una promettente innovazione dall'Università di Perugia. Le professoresse Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi hanno ideato il progetto Polymeer, un'iniziativa pionieristica volta a sviluppare materiali plastici eco-sostenibili a partire dai residui della produzione della birra. Questa innovazione non solo rappresenta un passo avanti nella lotta contro l'inquinamento da plastica, ma anche un esempio tangibile di economia circolare applicata alle bioindustrie. Il Progetto Polymeer Il progetto Polymeer si distingue per il suo approccio innovativo e sostenibile. Ideato dalle docenti Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi, rispettivamente del dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie e del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, mira a trasformare le trebbie di birra, un sottoprodotto della produzione della birra, in polimeri biodegradabili e riciclabili. Questa iniziativa ha ricevuto un finanziamento di 4,8 milioni di euro nell'ambito del bando Horizon-ju-cbe-2023-r-04, promosso dal Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBE JU). Il finanziamento è una testimonianza del valore scientifico e dell'impatto potenziale del progetto. "Questo prestigioso riconoscimento internazionale rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’eccellenza della nostra ricerca", ha dichiarato il rettore Maurizio Oliviero, sottolineando l'importanza del contributo delle due professoresse al progresso scientifico e tecnologico. La Scienza Dietro Polymeer L'idea centrale del progetto Polymeer è quella di utilizzare le trebbie di birra, composte principalmente da fibre vegetali, proteine e altri composti organici, come materia prima per la produzione di nuovi polimeri. Questi polimeri saranno progettati per essere biodegradabili, riducendo così l'impatto ambientale associato alle plastiche tradizionali. La ricerca si concentrerà su vari aspetti della chimica dei materiali, compresa la modifica chimica delle trebbie per migliorare le loro proprietà meccaniche e di biodegradabilità. Le trebbie di birra, infatti, contengono composti che possono essere trasformati attraverso processi chimici e biotecnologici in materiali plastici con proprietà specifiche, come la resistenza ai raggi UV, la flessibilità, la durabilità e la biodegradabilità nel suolo. Applicazioni e Impatti Polymeer non è solo un progetto di ricerca, ma un'iniziativa con potenziali applicazioni pratiche in vari settori industriali. Ecco alcuni esempi di come i nuovi materiali sviluppati potrebbero essere utilizzati: Agricoltura: I polimeri biodegradabili creati da Polymeer saranno utilizzati per realizzare film per pacciamatura, che proteggono le colture dai raggi UV e si decompongono naturalmente nel suolo, eliminando il problema dei residui plastici nei campi. Imballaggio: I materiali sviluppati saranno durevoli e flessibili, ideali per imballaggi alimentari che richiedono resistenza e sicurezza durante il trasporto. La biodegradabilità di questi materiali rappresenta un grande vantaggio nella gestione dei rifiuti. Industria Automobilistica: I polimeri potranno essere utilizzati per produrre tessuti e rivestimenti interni con proprietà ignifughe e antimicrobiche, resistenti all'acqua e all'olio. Queste caratteristiche migliorano la sicurezza e la durabilità dei componenti automobilistici. Collaborazioni Internazionali Il progetto Polymeer coinvolge un consorzio di 13 partner internazionali tra università, centri di ricerca e aziende, tutti coordinati dall’Università di Perugia. Questa collaborazione globale è fondamentale per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie e dei materiali sostenibili. L'inizio del programma è previsto per settembre e durerà quattro anni, durante i quali i partner lavoreranno insieme per trasformare le idee in realtà. Conclusione Polymeer rappresenta un esempio eccellente di come la ricerca universitaria possa portare a soluzioni concrete per problemi ambientali globali. L'utilizzo dei residui della produzione della birra per creare polimeri sostenibili non solo offre una nuova vita ai materiali di scarto, ma promuove anche un modello di economia circolare che potrebbe essere replicato in altre industrie. Con il supporto di un ampio consorzio internazionale e un robusto finanziamento, Polymeer ha il potenziale per diventare un punto di riferimento nella ricerca sui materiali sostenibili, contribuendo significativamente alla riduzione dell'inquinamento da plastica e alla promozione di pratiche industriali più eco-compatibili.
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