Termoformatura delle Lastre di PET: Tecnologia e Sostenibilità nella Produzione di Vaschette AlimentariUn'analisi del processo di termoformatura, la struttura delle macchine e l'impiego del PET riciclato per un packaging alimentare sostenibile e di alta qualitàdi Marco ArezioLa termoformatura è una tecnica fondamentale per la produzione di vaschette alimentari, e l’uso del PET (polietilene tereftalato) rappresenta una scelta ecologica e versatile. Questo articolo esplora il funzionamento della termoformatura, descrivendo le varie fasi del processo, la struttura delle macchine coinvolte e l'importante ruolo del PET riciclato. La Struttura della Macchina di Termoformatura Le macchine per la termoformatura sono complesse e sofisticate, progettate per trasformare lastre di plastica in prodotti finiti attraverso il calore e la pressione. Una macchina di termoformatura tipica si compone di diversi componenti essenziali. Il cuore della macchina è il sistema di riscaldamento. Questo può includere riscaldatori a infrarossi, elettrici o a contatto, che portano le lastre di PET a temperature elevate, solitamente tra 140°C e 160°C, rendendole malleabili. È fondamentale che il riscaldamento sia uniforme per garantire una formatura omogenea e di alta qualità. Una volta riscaldate, le lastre passano alla stazione di formatura. Qui, il PET viene modellato utilizzando uno stampo. La formatura può avvenire tramite aspirazione, dove un vuoto tira la lastra sullo stampo, oppure attraverso la pressione, che spinge la lastra nella forma desiderata. In alcuni casi, si utilizza una combinazione di entrambi i metodi per ottenere risultati ottimali. Dopo la formatura, le vaschette devono essere separate dalla lastra residua. Questo avviene nella stazione di taglio, dove lame o sistemi laser eseguono tagli precisi per ottenere il prodotto finale. Il materiale in eccesso può essere riciclato e reintrodotto nel ciclo produttivo, riducendo al minimo gli sprechi. Infine, le vaschette formate passano attraverso un sistema di raffreddamento per solidificare la loro forma. Questo raffreddamento può avvenire ad aria o ad acqua, a seconda delle esigenze specifiche del materiale e del prodotto. Tutte queste operazioni sono gestite da un’unità di controllo centrale, che monitora e regola parametri come la temperatura, la pressione e la velocità del processo. Questo assicura che ogni vaschetta sia prodotta con precisione e consistenza, mantenendo alti standard di qualità. L'Impiego del PET Riciclato Un aspetto significativo dell'uso del PET nella termoformatura è la possibilità di impiegare materiale riciclato. Il PET è uno dei materiali plastici più riciclabili, il che lo rende ideale per un'economia circolare. Il PET riciclato proviene principalmente da bottiglie e altri contenitori usati, che vengono raccolti, puliti e macinati in piccoli frammenti. Questi frammenti vengono poi decontaminati e trasformati in granuli attraverso un processo di estrusione. I granuli ottenuti possono essere riformati in nuove lastre di PET, pronte per essere utilizzate nella termoformatura. L’uso di PET riciclato presenta numerosi vantaggi. Innanzitutto, riduce la dipendenza dalle risorse fossili e contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2. Inoltre, l'impiego di materiali riciclati contribuisce a ridurre i rifiuti plastici, promuovendo la sostenibilità ambientale. Grazie ai progressi tecnologici, è possibile produrre lastre di PET riciclato con caratteristiche molto simili a quelle del materiale vergine. Questo significa che le vaschette prodotte con PET riciclato possono offrire la stessa qualità e sicurezza di quelle realizzate con PET vergine, rendendole adatte per l'uso alimentare. Inoltre è possibile produrre vaschette in PET tristrato in cui utilizzare della scaglia di PET non food o non vergine nello strato centrale e i due strati esterni possono essere composti da PET food approved. Questo tipo di applicazione permette di abbattere i costi di produzione della vaschetta in PET. Conclusioni La termoformatura delle lastre di PET rappresenta una tecnica avanzata e versatile per la produzione di vaschette alimentari. La struttura sofisticata delle macchine di termoformatura e il processo ben definito permettono di ottenere prodotti di alta qualità, essenziali per l'imballaggio alimentare. L’impiego del PET riciclato, in particolare, offre significativi benefici ambientali, contribuendo alla sostenibilità e alla riduzione dell'impatto ecologico dell'industria plastica. Questo approccio non solo riduce i rifiuti ma anche promuove un'economia circolare, dove i materiali vengono continuamente riutilizzati. In un'epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità globale, l'adozione di tecniche come la termoformatura del PET e l'impiego di materiali riciclati rappresentano passi importanti verso un futuro più verde e responsabile.
SCOPRI DI PIU'
Snetor Acquisisce il 100% di Gazechim FranciaLa comunicazione a firma del CEO del gruppo Snetor. Emmanuel Aubourg, che rende noto al mercato la doppia acquisizione di società operanti nel campo dei polimeri in EuropaSiamo lieti di confermare, in qualità di partner privilegiato, l'acquisizione da parte del Gruppo Snetor di Gazechim Plastics il 27 luglio 2020. Questa operazione arriva ad appena una settimana dall'acquisizione del 70% di Tecnopol Spa in Italia e Spagna da parte del Gruppo Snetor. Valori condivisi e una visione comune Il Gruppo Snetor e Gazechim Plastics sono due aziende a conduzione familiare con la stessa cultura aziendale e valori condivisi in cui la dimensione umana e le relazioni basate sulla fiducia sono al centro delle decisioni e delle organizzazioni. Fortemente legati agli stretti legami con i nostri partner, condividiamo anche le stesse ambizioni: creare valore per i nostri clienti e fornitori e diventare un attore chiave nella distribuzione di materie plastiche in Europa. Da questa operazione nasce un gruppo che rappresenterà oggi un perimetro di aziende che impiegano quasi 300 dipendenti per un fatturato consolidato di 1,2 miliardi di euro, presenti in Europa, Africa, Stati Uniti e America Latina. Ad oggi, Gazechim Plastics opera nel continente europeo attraverso 7 filiali che coprono le seguenti zone: Francia, Italia, Regno Unito, Benelux, Iberica, Romania e Norden. Un attore chiave in Europa Con queste 2 operazioni, Snetor diventa un player paneuropeo in grado di offrire una soluzione globale a tutti i suoi partner attraverso diversi canali di distribuzione a seconda del Paese e di perseguire la sua strategia di prossimità e impegno nei confronti dei propri clienti e fornitori ovunque si trovino. Orgogliosi e attenti ai rapporti duraturi che intratteniamo con voi, i nostri team continueranno a collaborare con voi sui progetti dei nostri clienti, con la stessa professionalità e livello di rigore e qualità del servizio.
SCOPRI DI PIU'
Lo Specchio della Speranza: La Storia di un Bambino che Trasforma i Sogni in RealtàUn racconto commovente e istruttivo che ispira a credere nel futuro e a superare le difficoltà con determinazione e coraggiodi Marco ArezioIn un remoto villaggio ai margini del mondo, lontano dalla frenesia delle città, viveva Kofi, un bambino di dieci anni. Piccolo di statura, con occhi grandi che custodivano il silenzio dei sogni non ancora raccontati, Kofi affrontava ogni giorno con coraggio: si svegliava all'alba per aiutare la madre nei campi, trasportava acqua da un pozzo distante, e le sue mani erano già segnate dal lavoro, pur essendo ancora così giovani. Il suo tesoro più prezioso era una vecchia cartella di pelle, logora e consunta, trovata per caso tra i rifiuti del mercato. Non conteneva libri, ma aspirazioni. Kofi immaginava che un giorno quella cartella avrebbe racchiuso quaderni e progetti che lo avrebbero portato oltre i confini del suo villaggio. Ogni mattina, quando la legava al polso, era come se portasse con sé una promessa: un futuro diverso. Ogni volta che stringeva quella cartella, sentiva che qualcosa di importante era ancora possibile, nonostante le difficoltà che la sua famiglia e il suo villaggio affrontavano quotidianamente. Un giorno, mentre giocava tra le capanne, Kofi trovò uno specchio gettato a terra, coperto di polvere e crepe. Lo ripulì con la sua maglietta stracciata e lo portò a casa. Lo mise vicino alla porta della capanna, accanto alla cartella. Ogni volta che si specchiava, vedeva il suo volto stanco, ma con la determinazione negli occhi. Era come se potesse immaginare la versione futura di sé stesso, quella di un uomo sicuro di sé, con una cartella nuova e piena di sogni realizzati. Vedeva in quello specchio non soltanto il riflesso del presente, ma anche il potenziale che sentiva dentro di sé, qualcosa che solo lui sembrava percepire. Da quel giorno, tornò spesso davanti a quello specchio, cercando forza nei momenti difficili. L'immagine che aveva in mente, quella dell'uomo che avrebbe potuto diventare, lo ispirava a non arrendersi. Ogni volta che si rifletteva, sembrava ripetersi un silenzioso mantra: "Non mollare, continua a sognare, continua a crescere". Questo pensiero lo teneva saldo durante le giornate più dure, quando il sole era cocente e le mani bruciavano per il lavoro nei campi. Sapeva che lo specchio non mentiva, che l'immagine era lì per dargli speranza e indicargli un cammino. Cominciò a risparmiare i pochi spiccioli guadagnati per comprare un vecchio libro di grammatica. La sera, alla luce tremolante di una lampada a olio, si esercitava a leggere e scrivere, e ogni parola appresa era un passo verso il Kofi del futuro. A volte, si fermava a pensare alla sua vita fino a quel momento: tutto il lavoro, la fatica, le rinunce. Ma poi guardava lo specchio, e sapeva che ogni sforzo sarebbe stato ripagato. C'era una calma determinazione in lui che cresceva giorno dopo giorno. Gli anni passarono, e la determinazione di Kofi lo portò a ottenere una borsa di studio per frequentare una scuola in città. Questo fu un momento di grande emozione per lui e per la sua famiglia: sapevano che quella era la sua occasione per cambiare davvero le cose. Lasciò il villaggio con la cartella sempre più logora, ma carica di speranze. L'arrivo in città fu una sfida enorme. Kofi era spaesato, lontano da tutto ciò che conosceva, ma non si lasciò scoraggiare. Ogni mattina si alzava presto per studiare, impegnandosi più di chiunque altro. La cartella, ormai ancora più consumata, lo accompagnava ovunque, come simbolo della sua lotta e della sua aspirazione. Si immerse nello studio, lottando contro le difficoltà di adattarsi a un ambiente nuovo, pieno di persone che avevano avuto molto più di lui. Ma la visione del Kofi del futuro era ancora vivida nella sua mente, e questo gli dava la forza di andare avanti. Ogni progresso, per quanto piccolo, rappresentava un trionfo. Ogni notte, guardava la cartella e pensava: "Un giorno sarà nuova, un giorno sarà piena di tutto ciò che ho sempre sognato". Anni dopo, Kofi tornò al villaggio. Indossava abiti puliti e ordinati e portava con sé una cartella nuova, simbolo di ciò che aveva raggiunto. Era diventato un ingegnere e aveva contribuito a migliorare le condizioni del suo paese, costruendo scuole, pozzi e strade per i villaggi della regione. Tornare al villaggio fu un momento pieno di emozione. Ricordava ogni sentiero, ogni volto, ogni albero. La sua gente lo accolse con gioia, riconoscendo in lui il ragazzo che un tempo aveva lavorato senza sosta per realizzare i propri sogni. Tornato alla sua vecchia casa, trovò ancora lo specchio, coperto di polvere e dimenticato. Lo ripulì, e si rifletté per la prima volta da adulto. Vide finalmente l'uomo che il piccolo Kofi aveva sempre immaginato di essere. Con un sorriso, posò la vecchia cartella vuota accanto allo specchio, come a dire che il suo viaggio era giunto a compimento. La vecchia cartella era stata la compagna di ogni passo, e ora poteva riposare. Quella sera, radunò i bambini del villaggio e raccontò loro la sua storia. Raccontò di come non aveva mai smesso di credere, di come anche un piccolo sogno potesse diventare una grande realtà, se alimentato ogni giorno con il lavoro e la speranza. "Lo specchio", disse, "non serve solo a vedere chi siamo, ma anche a ricordarci chi possiamo diventare. Ciò che importa non è quanto sia logora la vostra cartella, ma il valore dei sogni che ci mettete dentro. Non lasciate che la realtà vi limiti: costruite la vostra strada, passo dopo passo, e il mondo cambierà con voi". Le sue parole erano semplici, ma piene di verità, e i bambini ascoltarono con occhi sgranati e cuori pieni di speranza. Kofi sapeva che, tra quei bambini, c'era qualcuno che avrebbe raccolto quella sfida, qualcuno che avrebbe visto nello specchio il riflesso di un futuro diverso e avrebbe fatto di tutto per raggiungerlo. La morale non è semplicemente quella di credere nei propri sogni, ma piuttosto di capire che la visione di noi stessi – quella che scegliamo di nutrire – può diventare la forza più potente. Non è lo specchio che mostra il futuro, ma il nostro coraggio di guardare oltre la superficie, di riconoscere ciò che siamo e di trasformarlo, giorno dopo giorno, nella versione migliore di noi stessi. Kofi aveva compreso che il vero potere non stava solo nei suoi sogni, ma nella costanza, nella disciplina e nella determinazione di fare ogni giorno un piccolo passo in avanti, anche quando il cammino sembrava insormontabile. Questo era il messaggio che sperava di lasciare ai bambini: che il cambiamento inizia dentro di noi e che, con il tempo e il coraggio, possiamo trasformare i nostri sogni in realtà, anche nelle circostanze più difficili.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 3: I segreti sotto la neveL’enigma della casa abbandonata di Foppolo - Capitolo 3: I segreti sotto la neveGiugno 2024di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. I segreti sotto la neve. Capitolo n° 3 L’indomani mattina, quando Marco Anselmi aprì gli occhi, la luce del giorno filtrava già attraverso le tende sottili della stanza 204 dell’Albergo Bernardi. Non si sentiva per nulla riposato. Il corpo era stanco, provato dalla tensione della notte precedente, e nella mente si affollavano ancora le immagini di quella porta che si chiudeva da sola, del passo strascicato, del rantolo innaturale udito tra le mura fredde della casa dei Ravelli. Si alzò con fatica, rimase qualche istante a sedere sul letto cercando di riordinare i pensieri. Ricordò le parole di Marina, la sua disperazione mista a determinazione. “Io voglio scoprire la verità, fosse anche l’ultima cosa che faccio.” Anche lui la voleva, quella verità, ma un confuso timore gli suggeriva che in quel mistero si celassero ombre ben più oscure di quanto potesse immaginare. La stufa a parete emetteva un flebile calore, mentre uno strato di brina si era formato sui vetri della finestra. Fuori, Foppolo continuava a vivere il suo inverno silenzioso, quasi indifferente a ciò che era accaduto nella casa abbandonata soltanto qualche ora prima. Eppure, Marco si sentiva come se portasse sulle spalle il peso di una storia dimenticata da troppo tempo e, ora, tornata a bussare con insistenza....ACQUISTA IL LIBRO
SCOPRI DI PIU'
Le Luci di Roccachiara. Capitolo 2: Il Ponte dei Passi CondivisiUna storia per bambini sulla solidarietà, la cura dei luoghi e il coraggio di camminare insiemeLibro di Racconti per Bambini. Le Luci di Roccachiara. Capitolo 2: Il Ponte dei Passi CondivisiDopo il temporale, a Roccachiara l’aria profumava di pulito, ma i discorsi del paese profumavano di preoccupazione. Al bar, dal fornaio, davanti alla scuola, si sentivano sempre le stesse frasi, come se qualcuno avesse messo il disco su “ripeti”: «Il ponte ha fatto un rumore strano.» «Mio cugino dice che si muove.» «Con tutta quell’acqua… vuoi vedere che viene giù?» Il ponte era un ponte piccolo, di pietra e legno, e collegava la piazza principale con la strada che portava ai campi e alla collina. Sotto scorreva il Fiume Chiaro, che normalmente era gentile: un nastro d’acqua abbastanza basso da vedere i sassi sul fondo, abbastanza vivo da cantare tra i ciottoli. Ma dopo il temporale era diventato largo e scuro, e la corrente aveva un suono più serio, come un adulto che non scherza. Per questo il ponte era importante: senza, il paese restava diviso in due. Da una parte c’erano la scuola, la biblioteca e il mercato. Dall’altra c’erano i campi, alcune case isolate e la piccola strada che portava al Bosco del Fontanile. Nico, che da qualche settimana camminava più piano anche quando era in paese, ascoltava quei discorsi. E li ascoltava davvero. Non gli scivolavano addosso come prima. Una mattina, tornando da scuola con Amina, li raggiunse un compagno che di solito non parlava con loro: Samuele, nove anni, guance rosse e uno zaino che sembrava sempre più grande di lui. Non era cattivo, solo timido. Sempre con lo sguardo basso, come se temesse di disturbare perfino l’aria. «Ehi…» disse Samuele, avvicinandosi. «Voi… siete andati al bosco, vero?» Amina lo guardò con gentilezza. «Sì. Perché?» Samuele strinse le spalline dello zaino. «Mio nonno abita dall’altra parte del fiume… e oggi dovevo portargli una cosa. Ma… mamma dice che non devo attraversare il ponte da solo.» Nico si voltò verso il ponte, che in lontananza sembrava normale. «Ma è lì. Basta passare.» Samuele deglutì. «Sì, però… ieri l’hanno attraversato due signori e a metà hanno sentito scricchiolare. E poi—» si fermò, imbarazzato. Amina completò la frase per lui: «E poi ti sei spaventato.» Samuele annuì, con una vergogna così evidente che Nico provò un fastidio diverso dal solito. Non fastidio per lui: fastidio per quella vergogna. «Che devi portare?» chiese Nico. Samuele aprì lo zaino e tirò fuori una scatola di cartone ben chiusa con lo spago. «La minestra di mamma. Nonno è raffreddato. E io… io gliela porto sempre.» Amina guardò la scatola, poi Samuele. «Allora non possiamo lasciarti qui.» Nico stava per dire: “Vabbè, vieni con noi”, ma Samuele fece un gesto con la mano. «No, cioè… io… posso. È che…» si morse le labbra, «non voglio chiedere aiuto. Faccio sempre tutto da solo.» Nico, che fino a poco tempo prima avrebbe capito benissimo quel sentimento, si sentì come se qualcuno gli avesse mostrato uno specchio. Ricordò il fontanile, il ginocchio dolorante, la corda, il lavoro fatto seduto. Ricordò il sussurro: insieme.....ACQUISTA IL LIBRO
SCOPRI DI PIU'
Storia dei Pannelli Solari: Dall’Effetto Fotovoltaico ai Moduli ModerniChi ha inventato i pannelli solari, come si sono evoluti nel tempo e quali materiali venivano usati nelle prime celle fotovoltaiche fino alle tecnologie solari più avanzate di oggidi Marco ArezioI pannelli solari sono una delle tecnologie più promettenti e in rapida evoluzione nel campo delle energie rinnovabili. La loro storia è lunga e affascinante, radicata nella scienza del XIX secolo e sviluppata attraverso il XX secolo fino ai nostri giorni. Questo articolo esplora la storia dei pannelli solari, gli inventori chiave che hanno contribuito al loro sviluppo, le caratteristiche dei primi prototipi e i materiali utilizzati. I Primi Passi nel XIX Secolo La storia dei pannelli solari inizia nel XIX secolo con l'effetto fotovoltaico, scoperto dal fisico francese Alexandre Edmond Becquerel nel 1839. Becquerel scoprì che certi materiali producevano piccole quantità di corrente elettrica quando esposti alla luce. Sebbene questa scoperta fosse pionieristica, i dispositivi costruiti all'epoca non erano ancora in grado di produrre energia significativa. L'Invenzione della Cellula Fotovoltaica Il passo successivo avvenne nel 1873, quando Willoughby Smith scoprì la fotoconduttività del selenio. Tre anni dopo, nel 1876, William Grylls Adams e Richard Evans Day scoprirono che il selenio produceva elettricità quando esposto alla luce, senza bisogno di calore o altre energie. Questo fu un momento cruciale, poiché dimostrava che la luce solare poteva essere convertita direttamente in elettricità. Tuttavia, fu Charles Fritts, un inventore americano, a creare la prima vera cellula solare nel 1883. Fritts coprì il selenio con uno strato sottile di oro per formare le giunzioni e riuscì a creare un dispositivo con un'efficienza di conversione inferiore all'1%. Sebbene l'efficienza fosse molto bassa, questo rappresentava il primo tentativo di creare un pannello solare. I Progressi del XX Secolo Nel XX secolo, la ricerca sui pannelli solari proseguì a ritmo sostenuto. Un salto significativo avvenne nel 1941 quando Russell Ohl, un ingegnere della Bell Laboratories, inventò la moderna cellula fotovoltaica in silicio. La cellula di Ohl era basata sul silicio semiconduttore, che si rivelò essere molto più efficiente del selenio. Nel 1954, i Bell Laboratories presentarono al pubblico la prima cellula solare al silicio, con un'efficienza di circa il 6%.Questa scoperta segnò l'inizio dell'era moderna dell'energia solare. La cellula al silicio divenne il prototipo di tutti i pannelli solari futuri e aprì la strada a ulteriori miglioramenti nell'efficienza e nella produzione. I Materiali Utilizzati nei Pannelli Solari I primi pannelli solari erano costituiti principalmente da selenio e oro, come nel caso del pannello di Charles Fritts. Tuttavia, con l'invenzione delle celle al silicio, il materiale dominante divenne il silicio. Le cellule solari moderne sono costituite da diversi tipi di silicio: - Silicio Monocristallino: Prodotte da un singolo cristallo di silicio, queste celle offrono un'alta efficienza (15-20%) ma sono costose da produrre. - Silicio Policristallino: Realizzate da frammenti di cristalli di silicio fusi insieme, queste celle sono meno costose ma anche meno efficienti (13-16%). - Silicio Amorfo: Utilizzato per applicazioni a film sottile, queste celle sono economiche e flessibili ma offrono efficienze più basse (5-7%). Oltre al silicio, altri materiali utilizzati nei pannelli solari includono il tellururo di cadmio (CdTe) e il diseleniuro di rame indio gallio (CIGS). Questi materiali sono spesso utilizzati nei pannelli solari a film sottile, che sono più leggeri e flessibili rispetto ai pannelli tradizionali in silicio cristallino. Le Innovazioni Recenti Negli ultimi decenni, la tecnologia dei pannelli solari ha fatto enormi progressi. L'efficienza delle celle solari commerciali è aumentata significativamente, con alcune tecnologie che raggiungono il 22-25%. Inoltre, i costi di produzione sono diminuiti drasticamente, rendendo l'energia solare competitiva con le fonti di energia tradizionali. Un'altra area di innovazione è l'integrazione dei pannelli solari nei materiali da costruzione, come tegole solari e vetri fotovoltaici, che permettono di incorporare la generazione di energia direttamente nelle strutture degli edifici.Conclusioni La storia dei pannelli solari è una testimonianza del progresso scientifico e dell'innovazione tecnologica. Da una scoperta accidentale nel XIX secolo alla creazione di pannelli solari avanzati e altamente efficienti, la tecnologia solare ha percorso un lungo cammino. Grazie agli sforzi di numerosi scienziati e inventori, oggi i pannelli solari rappresentano una delle soluzioni più promettenti per un futuro energetico sostenibile. © Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
Packaging Innovations: La Fiera del Packaging per il Mercato Nord EuropeoScopri le tendenze emergenti e le tecnologie sostenibili che stanno definendo il futuro del packaging nel contesto nord europeo con Packaging Innovations Packaging Innovations è una delle principali fiere dedicate all'innovazione nel settore dell'imballaggio, tenendosi annualmente a Birmingham, nel Regno Unito. Questo evento è noto per il suo focus sulle ultime tendenze e tecnologie in materia di design di imballaggi, sostenibilità e nuove soluzioni per migliorare l'efficacia e l'efficienza del packaging. Tipologia di Aziende che Espongono a Packaging InnovationsLe aziende espositrici a Packaging Innovations sono tipicamente produttori di materiali di imballaggio, fornitori di tecnologie di confezionamento, aziende di design di packaging, e società specializzate in soluzioni di etichettatura e branding. Si trovano anche fornitori di soluzioni sostenibili e riciclabili, che mostrano i loro ultimi sviluppi in materiali ecocompatibili e processi innovativi. Tipologia di Visitatori alla Fiera Packaging InnovationsI visitatori di questa fiera includono una vasta gamma di professionisti del settore, tra cui manager di produzione, designer di imballaggi, responsabili del marchio e del marketing, e decision-makers aziendali. È frequente anche la presenza di imprenditori alla ricerca di nuove opportunità di business e di soluzioni innovative per migliorare l'impatto ambientale e l'efficienza dei loro prodotti. Punti di Forza della Fiera Packaging InnovationsFocus sull'Innovazione: Una delle principali forze di Packaging Innovations è il suo impegno nel presentare le ultime tendenze e soluzioni innovative, rendendola una piattaforma ideale per scoprire nuove idee e tecnologie. Sostenibilità: L'evento pone un'enfasi particolare sulla sostenibilità, attirando un numero crescente di espositori e visitatori interessati a ridurre l'impatto ambientale dell'industria del packaging. Networking di Alto Livello: La fiera offre numerose opportunità di networking, permettendo ai partecipanti di connettersi con leader del settore e professionisti influenti. Punti di Debolezza della Fiera Packaging InnovationsConcentrazione Geografica: Essendo situata nel Regno Unito, la fiera potrebbe non attrarre la stessa diversità internazionale di espositori e visitatori di altre fiere più grandi e globali. Frequenza Annuale: Mentre la frequenza annuale garantisce una presentazione costante di nuove idee, può anche limitare il grado di innovazione mostrato anno dopo anno, dato che le grandi innovazioni nel settore richiedono spesso più tempo per svilupparsi. Differenze Sostanziali tra la Fiera Interpack e Packaging InnovationsLe differenze tra Packaging Innovations e Interpack si manifesta su vari fronti, riflettendo sia la scala che il focus specifico di ciascuna fiera. Queste distinzioni influenzano l'esperienza sia degli espositori che dei visitatori in modi significativi. Per l'EspositoreInterpack: È una delle fiere più grandi e riconosciute nel settore del packaging a livello mondiale. Per gli espositori, questo significa un'opportunità di guadagnare una visibilità internazionale estesa, presentando i propri prodotti e servizi a un pubblico vasto e diversificato proveniente da tutto il mondo. Packaging Innovations: Pur essendo una fiera influente, è più concentrata e di dimensioni più contenute rispetto a Interpack. Questo può essere vantaggioso per gli espositori che cercano di entrare in contatto più direttamente con specifici segmenti del mercato, offrendo una piattaforma più intima e focalizzata per il networking e la promozione. Costi di PartecipazioneInterpack: Data la sua scala e il prestigio, partecipare come espositore può essere considerevolmente più costoso. Questo include costi più elevati per lo spazio espositivo, il trasporto, e l'allestimento. Packaging Innovations: Generalmente ha costi di partecipazione più accessibili, rendendola una scelta più praticabile per piccole imprese o startup che potrebbero non avere grandi budget di marketing.Variegatezza delle Innovazioni MostrateInterpack: Offre una panoramica completa delle ultime tecnologie e soluzioni in tutti i settori del packaging e delle tecnologie di processo. I visitatori possono aspettarsi di vedere una vasta gamma di nuovi sviluppi che coprono l'intera catena di valore dell'industria. Packaging Innovations: Si concentra più strettamente sulle novità in termini di materiali, design e tecnologie sostenibili nel packaging. Ciò può essere particolarmente attraente per i visitatori interessati specificamente a questi aspetti. Ambito Geografico e Diversità di PubblicoInterpack: Attira un pubblico internazionale, inclusi grandi decision-makers provenienti da aziende globali. Questo offre ai visitatori opportunità uniche di networking e di apprendere da una diversità di prospettive culturali e commerciali. Packaging Innovations: Pur essendo internazionale, tende ad avere una maggiore concentrazione di partecipanti dal Regno Unito e dall'Europa. Ciò può favorire connessioni più strette all'interno di queste comunità regionali. In conclusione, mentre Interpack è ideale per aziende che cercano una vasta esposizione e accesso a un mercato globale, Packaging Innovations offre una piattaforma più specializzata e accessibile, particolarmente adatta per esplorare innovazioni nel design e sostenibilità del packaging
SCOPRI DI PIU'
L'Impatto dell'Estrazione delle Materie Prime Critiche sull'Acqua: Problematiche e Soluzioni per un Futuro SostenibileCome la crescente domanda di litio, cobalto, grafite e rame influisce sulle risorse idriche e quali strategie possono essere adottate per minimizzare l'impatto ambientaledi Marco ArezioL'avanzamento tecnologico e la transizione energetica verso fonti più pulite e rinnovabili pongono una crescente domanda di materie prime critiche, come litio, cobalto, grafite e rame. Questi materiali sono essenziali per lo sviluppo di veicoli elettrici, pannelli solari, smartphone e altri dispositivi elettronici. Tuttavia, l'estrazione di tali risorse solleva preoccupazioni significative riguardo l'uso e l'inquinamento dell'acqua. In questo contesto, è fondamentale analizzare i rischi associati e esplorare vie per rendere l'estrazione più sostenibile.La Richiesta di Materie Prime Critiche: Una Panoramica Il mercato globale delle materie prime critiche è in rapida espansione. Secondo il rapporto del 2023 dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), la domanda di litio, utilizzato nelle batterie per veicoli elettrici, è prevista aumentare di oltre il 40% entro il 2030. Analogamente, il cobalto e il grafite, altri componenti chiave delle batterie, vedranno un incremento significativo nella domanda. Il rame, vitale per l'elettricità rinnovabile e le infrastrutture di ricarica, non è da meno, con previsioni che indicano un bisogno doppio rispetto agli attuali livelli di estrazione.Rischi Ambientali dell'Estrazione L'estrazione di queste materie prime presenta molteplici problematiche ambientali, soprattutto relative al consumo e all'inquinamento dell'acqua. Per separare i minerali preziosi dalla roccia madre, vengono utilizzate enormi quantità di acqua, che può portare alla sottrazione di risorse idriche dalle comunità e dagli ecosistemi locali. Inoltre, i processi estrattivi spesso rilasciano inquinanti tossici, come metalli pesanti e sostanze chimiche, nei corpi idrici vicini, compromettendo la qualità dell'acqua per l'uso umano e la biodiversità acquatica. Zone a Rischio Le regioni più colpite sono spesso quelle in cui si trovano ampie riserve di queste materie prime. L'America Latina, per esempio, è una zona chiave per l'estrazione di litio, soprattutto nell'area del Triangolo del Litio, che comprende parti di Argentina, Bolivia e Cile. Queste aree sono già soggette a stress idrico, e l'estrazione intensiva minaccia ulteriormente le loro risorse idriche. Anche l'Africa, ricca di cobalto e grafite, affronta sfide simili, con un impatto significativo sulle comunità locali e sull'ambiente. Verso l'Estrazione Sostenibile Per mitigare questi rischi, è essenziale adottare pratiche di estrazione più sostenibili. Questo include l'implementazione di tecnologie che riducono l'uso dell'acqua e il trattamento delle acque reflue per rimuovere contaminanti prima del rilascio nell'ambiente. Inoltre, il riciclo dei materiali esistenti può ridurre la necessità di nuova estrazione. Le politiche che promuovono l'economia circolare, come incentivi per il riciclo e la responsabilità estesa del produttore, possono giocare un ruolo cruciale.Conclusione L'aumento della domanda di materie prime critiche presenta sfide significative per la gestione sostenibile dell'acqua. È imperativo che industria, governi e comunità lavorino insieme per sviluppare e implementare soluzioni che minimizzino l'impatto ambientale dell'estrazione. Adottando tecnologie più pulite, pratiche di estrazione responsabili e promuovendo il riciclo, possiamo assicurare che il progresso verso un futuro più verde non avvenga a spese delle nostre risorse idriche vitali.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
L'Incontro delle Anime: Una Danza SilenziosaUn racconto sospeso tra luce e ombra, dove il tempo si ferma per un attimo di pura intesa e armoniadi Marco ArezioIn un universo etereo, due presenze emergono dal nulla, come ombre delicate sospese in una nebbia dorata. Si avvicinano l'una all'altra, guidate da un richiamo antico, da un’attrazione misteriosa che sfugge a ogni spiegazione razionale. I contorni dei loro volti sono sfumati, indefiniti, quasi come se il loro essere fosse fatto più di luce che di sostanza. Non parlano, non si toccano, eppure la loro vicinanza è colma di significato, densa come il battito di un cuore che cresce in intensità. Tra di loro, uno spazio esiguo si riempie di vibrazioni, un campo invisibile che pulsa e li avvolge in una danza immobile. È uno di quei momenti che sembrano racchiudere una promessa, un segreto che non sarà mai svelato. L’aria intorno a loro è carica di un’energia silenziosa, come se il mondo si fosse fermato solo per permettere a questo incontro di svolgersi. La luce si piega, si ammorbidisce, avvolgendo le figure in un abbraccio che non ha bisogno di contatto per esistere. È la sintesi perfetta di ciò che non è mai stato detto, di un legame che trascende il tempo, lo spazio, persino l’esistenza stessa. Quella scena invita chi osserva a perdersi, a immaginare cosa significhi incontrare un’anima affine, un riflesso che completa e arricchisce. È un frammento di eternità in cui ogni parola, ogni gesto, ogni pensiero diventa superfluo, sostituito da una comprensione pura e assoluta. E poi, come un sogno al risveglio, l’immagine si dissolve lentamente. Rimane solo un ricordo, un’ombra lieve nel cuore, che continua a battere in quel ritmo silenzioso, in quella melodia sospesa che sembra promettere un ritorno, in un tempo e in un luogo ancora sconosciuti.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
Jeans: Storia, Produzione e Riciclo di un’Icona IntramontabileDalla nascita come indumento da lavoro alla rivoluzione della moda sostenibile, i jeans sono diventati simbolo di resistenza, stile e innovazione nell'economia circolaredi Marco ArezioI jeans sono uno dei capi di abbigliamento più riconoscibili al mondo, ma le loro origini affondano le radici nell'America del XIX secolo. Pensati inizialmente come indumenti da lavoro per minatori e operai, sono diventati nel corso del tempo una vera e propria icona culturale. Il percorso che ha portato i jeans dall’essere un capo funzionale a rappresentare uno stile di vita è un viaggio affascinante che unisce innovazione, tradizione e sostenibilità. La Nascita di un'Icona La storia dei jeans inizia nel 1873, quando Levi Strauss e Jacob Davis brevettarono i primi pantaloni rinforzati con rivetti metallici, destinati ai minatori che necessitavano di abiti robusti e durevoli. Il tessuto utilizzato per questi pantaloni era il denim, una stoffa resistente e pesante, caratterizzata da una trama diagonale che ne aumentava la resistenza. La combinazione tra il denim e i rivetti metallici fece sì che questi pantaloni potessero sopportare l’usura quotidiana e le condizioni di lavoro più dure. Nel corso del XX secolo, i jeans iniziarono a fare la loro comparsa oltre il contesto lavorativo. Durante gli anni '50, vennero adottati dai giovani come simbolo di ribellione e anticonformismo. Hollywood, con star come James Dean e Marlon Brando, contribuì a renderli popolari in tutto il mondo. Da allora, i jeans hanno continuato a evolversi, diventando parte integrante della moda globale, attraversando generazioni e culture. Come Nascono i Jeans: Un Processo Complesso La produzione dei jeans è il risultato di un processo che combina tradizione artigianale e innovazione industriale. Il viaggio inizia nei campi, dove la materia prima principale, il cotone, viene raccolta. Il cotone destinato alla produzione dei jeans è spesso di alta qualità, come il cotone egiziano o pima, caratterizzato da fibre lunghe e resistenti. Dopo la raccolta, il cotone viene sottoposto al processo di filatura, dove le fibre vengono trasformate in filati. Questo passaggio è cruciale per garantire la robustezza del tessuto. Tra i metodi di filatura più utilizzati c’è la filatura ad anello, che conferisce al filato una maggiore resistenza e durata. Il filato ottenuto viene poi tinto con indaco, il caratteristico colorante blu che dà ai jeans il loro inconfondibile colore. La tintura può essere effettuata attraverso vari metodi, tra cui la tintura in corda, in cui i filati vengono ripetutamente immersi nel bagno di indaco e asciugati, creando la tonalità intensa e sfumata tipica del denim. Una volta tinto, il filato viene tessuto in denim, utilizzando una particolare trama a twill, che crea un motivo diagonale. Questo schema non solo conferisce al tessuto il suo carattere estetico, ma ne aumenta anche la resistenza, rendendolo ideale per abbigliamento soggetto a usura. Dopo la tessitura, il denim viene tagliato e cucito per creare i jeans. Le cuciture vengono rinforzate con doppie cuciture e rivetti metallici nelle zone di maggiore stress, come le tasche e la patta. Prima di essere venduti, i jeans possono essere sottoposti a trattamenti aggiuntivi, come il lavaggio a pietra, che dona al capo il caratteristico aspetto usurato. La Sostenibilità dei Jeans: Il Riciclo come Opportunità Negli ultimi anni, la crescente consapevolezza ambientale ha spinto il settore dell’abbigliamento a esplorare nuove strade per ridurre l’impatto ecologico della produzione dei jeans. Il cotone, pur essendo una risorsa naturale, richiede grandi quantità d'acqua e pesticidi per essere coltivato, e la produzione del denim può essere altamente inquinante a causa dei processi di tintura e lavaggio. Il riciclo dei jeans rappresenta una soluzione sostenibile a questo problema. Esistono diverse modalità per dare nuova vita a un paio di jeans dismessi. Il riciclo diretto, ad esempio, consiste nel rivendere o donare i jeans usati, prolungando così il loro ciclo di vita. Tuttavia, i jeans possono anche essere riciclati in fibre tessili, da utilizzare per la produzione di nuovi capi d’abbigliamento o altri prodotti. Un altro approccio interessante è l’upcycling, un processo che trasforma i jeans in nuovi prodotti di maggior valore, come borse, tappeti o articoli di arredamento. Questo processo non solo riduce i rifiuti, ma stimola anche la creatività, dando vita a oggetti unici. Infine, i jeans riciclati trovano impiego in settori diversi, come l'edilizia, dove le fibre di cotone vengono utilizzate per produrre materiali isolanti termici e acustici. In questo modo, un capo che un tempo veniva considerato semplice abbigliamento può contribuire a migliorare l'efficienza energetica degli edifici. Un Futuro Circolare per i Jeans L'evoluzione del jeans non si ferma alla moda. Oggi, l’industria del denim è impegnata a ridurre il suo impatto ambientale attraverso l’adozione di tecnologie innovative. Tra queste, troviamo la tintura a basso impatto, che riduce il consumo di acqua e sostanze chimiche, e l’utilizzo di cotone biologico e riciclato. Anche le tecnologie laser stanno trasformando il settore, permettendo di creare effetti usurati senza l'uso di sostanze chimiche nocive. Queste innovazioni non solo riducono l'impatto ambientale, ma migliorano anche la qualità e la durabilità dei jeans, garantendo che possano essere indossati più a lungo. In un mondo sempre più attento alla sostenibilità, i jeans sono un esempio perfetto di come un capo possa reinventarsi continuamente, adattandosi alle esigenze dei tempi moderni. Dalle loro origini come abiti da lavoro, fino a diventare un simbolo globale di moda, i jeans stanno ora diventando protagonisti di un nuovo capitolo, quello dell’economia circolare. Attraverso il riciclo e l’innovazione, i jeans possono continuare a essere un punto fermo nei nostri guardaroba, contribuendo al contempo a un futuro più sostenibile.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: Eni Rewind Sigla un Accordo per l'Economia Circolare in Bahrain con NogaEni Rewind Sigla un Accordo per l'Economia Circolare in Bahrain con NogaLa gestione dei rifiuti, delle acque e del suolo portano il player Italiano a dare assistenza e consulenza integrata non solo nel settore energetico ma anche in quello dell'economia circolare in Bahrein. La National Oil and Gas Authority del Regno del Bahrain NOGA e la società ambientale di Eni collaboreranno alla promozione di iniziative congiunte per il recupero efficiente di acqua, suolo e rifiuti. Alla presenza di S.E. Mohamed Bin Khalifa Al Khalifa, ministro del petrolio del Bahrain e presidente dell’Autorità Nazionale per il petrolio e il gas del Regno del Bahrain (NOGA), e di Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, è stato firmato oggi un Memorandum d’Intesa (MoU) tra NOGA ed Eni Rewind, società ambientale di Eni. L’accordo, sottoscritto in videoconferenza da S.E. Naser Sultan AlSowaidi, Amministratore Delegato della National Oil and Gas Authority (NOGA) del Regno del Bahrain e da Paolo Grossi, Amministratore delegato di Eni Rewind, ha l’obiettivo di individuare e promuovere iniziative congiunte per la gestione, il recupero e il riutilizzo delle risorse acqua e suolo e dei rifiuti in Bahrain, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dalle Nazioni Unite. La sigla dell’accordo, che segna un passo in avanti nella collaborazione già avviata tra NOGA e Eni nel settore energetico, contribuirà a individuare ulteriori ambiti di collaborazione per lo sviluppo di soluzioni innovative di economia circolare, in linea con i tre principi del ridurre, riutilizzare, riciclare. Eni Rewind contribuirà alla partnership, mettendo a disposizione il proprio know-how ambientale, l’esperienza maturata e le migliori tecnologie per la gestione e la valorizzazione dell’acqua, dei suoli e dei rifiuti industriali. S.E. Nasser Sultan Al Suwaidi ha commentato: «NOGA è lieta di sottoscrivere il memorandum con Eni Rewind, che rappresenta un tassello importante nella collaborazione Eni e NOGA, prevedendo l'avvio di nuove iniziative in ambito ambientale nelle aree di comune interesse. Le iniziative oggetto dell’accordo promosse dal Water Resources Management Unit di NOGA sono in linea con le nostre dieci iniziative per la sostenibilità ambientale e la gestione integrata delle risorse idriche. Grazie al memorandum, Eni Rewind offrirà a NOGA le competenze tecnologiche avanzate che la società ambientale di Eni possiede nella gestione, nel trattamento e recupero delle risorse suolo, acqua, rifiuti». «Eni Rewind, grazie a una consolidata esperienza nelle bonifiche e nella gestione dei rifiuti quale global contractor di Eni - ha commentato Paolo Grossi, Amministratore Delegato di Eni Rewind – sta gradualmente sviluppando progetti e servizi ambientali per committenti esterni al gruppo, sia in Italia che all’estero, nei Paesi in cui Eni opera. Siamo molto onorati e desiderosi di partecipare a progettualità ambientali nel Regno del Bahrain attraverso questa importante partnership con NOGA siglata oggi. Un passo che testimonia la reciproca volontà di consolidare alleanze per lo sviluppo sostenibile, al fine di affrontare insieme la sfida della transizione energetica per la tutela dell'ambiente e la rigenerazione delle risorse naturali, un percorso intrapreso da Eni dal 2014».Redazionale ENI
SCOPRI DI PIU'
Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaAccordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaIl riciclo degli scarti plastici attraverso un processo di nobilitazione delle prestazioni dei polimeri futuri, con l'intento di avvicinare la nuova materia prima a quella vergine, è l'obbiettivo dei nuovi progetti industriali sul riciclo della plastica.Tra questi nuovi progetti, TotalEnergies e Honeywell hanno annunciato un accordo strategico per promuovere lo sviluppo del riciclaggio avanzato della plastica. In base a questo accordo, Honeywell accetterà di fornire a TotalEnergies il Recycled Polymer Feedstock (RPF), utilizzando la tecnologia di processo UpCycle di Honeywell nel nuovo impianto di riciclaggio Honeywell e Sacyr che sarà costruito in Andalusia, Spagna. TotalEnergies acquisterà e convertirà questa materia prima in polimeri di alta qualità, che potrebbero essere utilizzati per imballaggi alimentari e altre applicazioni altamente impegnative.L'impianto UpCycle, che sarà di proprietà di una joint venture tra Honeywell e Sacyr, dovrebbe trattare e convertire ogni anno 30.000 tonnellate di rifiuti di plastica misti in RFP, che potrebbero altrimenti essere destinati a discarica o incenerimento. L'avvio previsto dell'impianto UpCycle è previsto nel 2023, con RPF da utilizzare per la produzione di polimeri di alta qualità nelle unità di produzione europee di TotalEnergies. Come dichiarato nel comunicato stampa di Total, la nuova materia prima avrà proprietà identiche ai polimeri vergini e adatti per un'ampia gamma di applicazioni, comprese le applicazioni per uso alimentare, come contenitori flessibili e rigidi. Questo primo progetto rappresenta l'inizio della collaborazione tra TotalEnergies e Honeywell nel campo del riciclo avanzato. Entrambe le parti sono impegnate ad affrontare la questione dei rifiuti di plastica e ad aiutare a costruire un'economia più circolare e sostenibile in Europa e nel resto del mondo. "Siamo lieti di collaborare con Honeywell per affrontare il problema dei rifiuti di plastica attraverso lo sviluppo di un riciclaggio avanzato e, quindi, creare un'economia circolare, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile. Questo progetto, con una startup mirata al 2023, contribuirà a soddisfare la nostra ambizione di produrre il 30% di polimeri riciclati e rinnovabili entro il 2030", ha affermato Valérie Goff, Senior Vice President, Polymers di TotalEnergies. "La domanda di plastica continuerà a crescere, quindi è fondamentale creare un collegamento tra la gestione dei rifiuti e la produzione di plastica per rafforzare un flusso circolare di materie plastiche", ha affermato Ben Owens, vicepresidente e direttore generale di Honeywell Sustainable Technology Solutions. "L'accordo con TotalEnergies fornirà un forte sodalizio per il prelievo di materie prime polimeriche riciclate e, insieme al nostro impianto di riciclaggio avanzato recentemente comunicato con Sacyr, Honeywell sta guidando la spinta verso un'economia della plastica più circolare". Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti
SCOPRI DI PIU'
Come combinare la polvere del vetro e la polvere del pet in una materia primaRiutilizzo della polvere di vetro di scarto in un’ottica di economia circolare di Marco ArezioLa polvere di vetro è uno scarto che si genera nella filiera produttiva del riciclo del vetro che, per le sue quantità e per lo scarso campo applicativo in ricette che possono generare prodotti finiti, crea un problema di smaltimento e riuso. Tra le varie sperimentazioni che si sono fatte negli anni, forse quella dell’impiego come materiale inerte nelle miscele di malte e calcestruzzi ha trovato uno sbocco che permette la realizzazione di cordoli stradali, paratie di contenimento anche in virtù di una buona inerzia chimica e della bassa porosità del composto. Un altro campo di utilizzo da citare sono le miscele cementizie adatte alla creazione di pietre artificiali d’arredo. Si sono inoltre effettuati test, presso il dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bologna, su malte polimeriche con frazioni di polvere di vetro e rottami di vetro, con granulometrie differenti, utilizzando come legante una resina di poliestere. Le prove sono state eseguite campionando ricette composte da sabbia e resina in poliestere e da ricette composte da poveri o rottami di vetro e resina di poliestere. La comparazione dei risultati delle prove a flessione e compressione dei provini ha sottolineato che le malte polimeriche composte scarti vetrosi hanno una resistenza a compressione superiore al 10% e a flessione del 22% rispetto ai campioni composti da malte polimeriche e sabbia. La polvere di vetro viene usata anche nel campo della ceramica, nei mattoni in laterizio e nelle vetro-schiume come elemento inerte dell’impasto in sostituzione degli inerti naturali con un risparmio in termini di consumo delle risorse naturali. Le caratteristiche del rottame di vetro, dal punto di vista della stabilità chimica, delle qualità ignifughe e della resistenza meccanica, permette l’uso come stabilizzante nelle ricette di tutela di elementi pericolosi come l’eternit, le ceneri volanti degli inceneritori, nelle polveri di abbattimento fumi, nelle scorie delle acciaierie, nei fanghi di levigatura, ecc.. al fine di creare un materiale vetroso inerte. Ma in un’ottica di economia circolare il passo più importante è stato compiuto attraverso la creazione di una miscela di elementi di scarto nelle lavorazioni industriali, di cui uno di questi si può proprio definire lo scarto dello scarto. Mi riferisco alla polvere del PET che si accumula nella fase di riciclo delle bottiglie per le bevande o altri involucri. L’idea vincente di miscelare polvere di vetro e polvere di PET permettendo di creare una nuova materia prima che, per caratteristiche fisico-chimiche, è adatta a replicare, sia per forma che per caratteristiche, le pietre naturali. Inoltre la termoplasticità del PET, che permette la creazione di disegni, rilievi e si adatta facilmente ai colori, rende idoneo questo composto alla creazione di top per le cucine e per i rivestimenti interni ed esterni. L’ingegno e la genialità delle persone ci danno una fotografia di come cammina la nostra società di fronte alle sfide che l’economia circolare ci pone: troviamo persone che non conoscono ancora come si deve effettuare la separazione dei rifiuti in casa, persone che continuano a gettare rifiuti nell’ambiente, persone che spingono la classe politica a investire maggiormente nel riciclo di plastica, vetro, metalli, carta, legno e scarti elettronici e altri materiali, e infine ci sono persone che sono un passo avanti e si occupano di trovare soluzioni per l’utilizzo dei rifiuti dei rifiuti.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - polvere di vetro - PET
SCOPRI DI PIU'
La Casa che Mangiava Plastica: la fiaba dei bambini che salvarono l’ambienteCome Sofia e i suoi amici salvarono una casa magica e scoprirono il segreto del riciclo, cambiando il destino del loro paeseNel piccolo paese di Vallechiara, stretto tra dolci colline e campi di fiori, si raccontavano tante storie. Ma la più misteriosa era quella sulla casa in fondo a via dei Gelsi. La casa era vecchia, con il tetto a punta ricoperto di muschio e finestre grandi che sembravano occhi sempre assonnati. Da tanti anni nessuno ci abitava, e i grandi del paese dicevano che era ormai da demolire. “È pericolante,” borbottava il sindaco. “Ci vivono solo i ragni!” rideva la signora Gina, la fioraia. Ma i bambini di Vallechiara, soprattutto Sofia, Leo, Anna, Amir e Gaia, la guardavano in modo diverso. Quella casa li incuriosiva: ogni tanto, se passavano vicino al cancello arrugginito, sentivano un odore dolce e frizzante, diverso da tutto il resto. Una mattina d’aprile, mentre il vento faceva danzare i petali delle margherite, Sofia propose ai suoi amici di scoprire il segreto della casa vecchia. “Ci siete?” chiese con gli occhi brillanti di curiosità. “Sei matta?” le rispose Anna, “Dicono che è infestata!” “Appunto!” rise Leo, “Così vediamo se è vero!” Solo Amir rimaneva un po’ indietro, ma alla fine si fece coraggio. Gaia, invece, teneva stretto il suo quaderno: voleva disegnare ogni cosa strana che avrebbero visto. Scesero piano lungo il vialetto, passando tra l’erba alta e le ortiche. Arrivati davanti alla porta, Sofia si fermò. “Bussiamo insieme?” sussurrò. Toc-toc. Un suono profondo e strano, come un eco lontano. All’improvviso la porta si aprì da sola, cigolando forte, e una voce roca ma gentile risuonò nell’aria. “Avanti, piccoli ospiti. Non abbiate paura…” I bambini entrarono, trattenendo il fiato. Dentro, la casa non era buia né spaventosa. Era piena di colori: c’erano mucchi di oggetti di plastica – bottiglie trasparenti, tappi rossi e blu, vecchi giocattoli dimenticati, sacchetti accartocciati. Dalle pareti spuntavano rampicanti verdi e, sul pavimento, sbocciavano fiori gialli e rosa. “Che profumo!” disse Gaia, che cercava già il colore giusto nel suo astuccio. D’un tratto, dalla vecchia stufa in ferro, uscì un soffio di vapore colorato. “Non abbiate paura,” disse la voce, più chiara questa volta. “Sono io, la casa. Ho aspettato tanto prima che qualcuno mi ascoltasse davvero.” I bambini si guardarono sbalorditi. “Una casa… che parla?” balbettò Amir. “Non solo parlo,” disse la casa, “ma ho un segreto speciale. Ho imparato, tanti anni fa, a mangiare la plastica!” I bambini scoppiarono a ridere, pensando fosse uno scherzo. “Non ci credete? Guardate!” La casa aprì una specie di bocca nel muro. Anna lanciò dentro un tappo di bottiglia che trovò a terra. Subito, la casa sussultò e, tra le sue tegole, spuntarono violette profumate. “Visto? La plastica, se entra da me, sparisce. La trasformo in fiori, erba, aria pulita. È il mio dono. Ma nessun adulto mi ha mai creduta… anzi, vogliono abbattermi!” I bambini erano senza parole. “Dobbiamo aiutarti!” disse Sofia. “Ma come?” chiese Leo. “La gente pensa che sei solo vecchia e inutile… e che la plastica sia solo spazzatura.” La casa sospirò, facendo tremare i vetri. Quella notte, a casa loro, i bambini non riuscirono a dormire. Pensavano solo a come salvare la casa magica. “Se lo diciamo ai grandi, non ci crederanno mai…” sospirò Anna la mattina dopo a scuola. “Allora dobbiamo raccogliere prove!” propose Gaia, “Facciamo esperimenti, documentiamo tutto. Poi mostriamo i risultati!” Fu così che iniziò la più grande avventura della loro vita. Ogni pomeriggio, con la scusa di giocare, i cinque amici si incontravano vicino alla casa. Raccoglievano plastica ovunque: sulle rive del fiume, nei parchi, persino nei cestini del mercato. Portavano ogni oggetto alla casa, che li ringraziava con una vocina felice e con mille fiori colorati. Gaia disegnava tutto, Anna faceva foto col vecchio cellulare del fratello, Leo prendeva appunti su quanta plastica la casa riusciva a mangiare ogni giorno. Amir, che adorava le scienze, studiava cosa succedeva al prato e all’aria attorno alla casa. In poche settimane, il giardino davanti alla casa vecchia era pieno di papaveri, margherite, tulipani, e perfino farfalle che non si vedevano da anni. La voce della casa era sempre più allegra: “Grazie, bambini! Finalmente posso aiutare la natura e non sentirmi più inutile!”.....ACQUISTA IL LIBRO ILLUSTRATOSCHEDA DIDATTICA PER GLI INSEGNANTI📘 Titolo della Fiaba: Come Sofia e i suoi amici salvarono una casa magica e scoprirono il segreto del riciclo✍️ Autore: Marco Arezio – Fiabe per bambini🎯 Obiettivi Didattici - Far comprendere il concetto di riciclo e riutilizzo attraverso una narrazione simbolica. - Stimolare il pensiero critico verso l’abbandono e il degrado delle strutture esistenti. - Sensibilizzare sull’importanza della collaborazione tra bambini, scuola e comunità. - Incoraggiare l’azione concreta per la riduzione dei rifiuti plastici. - Promuovere il valore dell’immaginazione e della speranza attiva come motore del cambiamento. 🔁 Temi Educativi Principali - Riciclo, recupero e sostenibilità - Inquinamento da plastica e soluzioni locali - Valorizzazione del patrimonio esistente - Creatività, iniziativa e cittadinanza attiva Fiducia nelle nuove generazioni ⏳ Durata delle attività - 1 ora per lettura e discussione - 1,5 – 2 ore per laboratori creativi e progetti a gruppi Estensione possibile su più settimane per un vero progetto “plastica zero” 👧👦 Età consigliata 8 – 12 anni (fine primaria e inizio secondaria) 🧠 Attività Didattiche Proposte 🗣️ 1. Discussione e riflessione guidata Domande per avviare il confronto: - Perché la casa era considerata “inutile” dagli adulti? - Che valore hanno visto invece i bambini? - Cosa simboleggia il fatto che la casa trasformi la plastica in fiori? - Come cambia il paese grazie all’iniziativa dei bambini? ♻️ 2. Progetto: “La plastica si trasforma” Creazione di oggetti o opere d’arte con materiali plastici di recupero (tappi, bottiglie, imballaggi…). Si possono costruire: - Fiori “magici” da esporre in aula - Mosaici ecologici - Installazioni da mostrare alla comunità 📸 3. Documentare come veri scienziati Come i protagonisti della fiaba: - Raccogliere, pesare e classificare la plastica raccolta a scuola o in giardino - Creare un diario o una mappa visiva dei cambiamenti ottenuti con il riciclo - Costruire un “quaderno dell’impatto positivo” 🎭 4. Drammatizzazione: La casa parla - Mettere in scena la fiaba come spettacolo teatrale o lettura animata: - La casa può essere un grande pannello parlante - I bambini interpretano i personaggi - A fine spettacolo, si può invitare il pubblico a portare un oggetto da riciclare 📬 5. Lettera alla tua casa vecchia I bambini scrivono una lettera a una casa abbandonata o dimenticata, immaginando che possa parlare. Cosa potrebbe raccontare? Cosa vorrebbe che le persone facessero per aiutarla? 🧰 Materiali Necessari - Copia della fiaba (stampata o letta a voce) - Plastica pulita recuperata da imballaggi - Forbici, colla, colori, materiali creativi - Macchina fotografica o smartphone per documentazione 🌱 Competenze Educate - Educazione civica e ambientale - Comprensione del testo narrativo - Sviluppo di pensiero ecologico e progettuale - Espressione artistica e comunicativa - Collaborazione e spirito di iniziativa 💬 Frasi chiave da usare in aula “Anche una casa vecchia può insegnare qualcosa di nuovo.” “Ogni oggetto gettato può diventare un fiore, se troviamo il modo.” “Non esiste magia più potente dell’amicizia e del coraggio.” “Il riciclo è il primo passo per cambiare il mondo.” ✅ Valutazione delle attività - Partecipazione alla lettura e al dialogo - Capacità di riflettere su temi ambientali - Creatività nel laboratorio di riciclo - Iniziativa nel proporre soluzioni o idee - Collaborazione e rispetto delle idee altrui 📌 Possibilità di Estensione - Progetto scuola-famiglia “Ogni casa è importante”: intervistare parenti o vicini su case abbandonate da salvare - Collaborazione con Comune o associazioni locali per una giornata di plogging o pulizia ambientale - Esposizione pubblica degli elaborati creativi, con invito alla cittadinanza 🌟 Messaggio Finale per gli Alunni La casa magica non ha solo mangiato plastica: ha risvegliato la fantasia, l’impegno e l’amore di un intero paese. Anche tu puoi essere come Sofia: vedere ciò che gli altri non vedono, e credere che ogni gesto può cambiare il mondo.
SCOPRI DI PIU'
Celle Solari a Perovskite: Un Confronto tra Soluzioni Flessibili e RigideAnalisi delle Caratteristiche, Vantaggi e Applicazioni nel Contesto Energetico Attuale delle Celle Solari a Perovskite di Marco ArezioNegli ultimi anni, il campo dell'energia fotovoltaica ha assistito a un significativo progresso tecnologico, soprattutto con l'avvento delle celle solari a base di perovskite. Questo materiale, caratterizzato da una struttura cristallina specifica, ha suscitato un grande interesse per le sue eccezionali proprietà ottiche e di trasporto di carica, promettendo un'evoluzione significativa nelle applicazioni solari. Un aspetto particolarmente intrigante di questa tecnologia è la distinzione tra celle solari flessibili e rigide. Questo articolo esamina le proprietà, i vantaggi, le problematiche e le potenziali applicazioni delle celle solari a perovskite, sia flessibili che rigide, offrendo una panoramica dettagliata del loro stato attuale e delle prospettive future. Cosa è la PerovskiteLa perovskite, come minerale specifico, è relativamente rara nella sua forma pura come titanato di calcio (CaTiO3). Anche se il termine "perovskite" è ampiamente usato nel contesto dei materiali sintetici per applicazioni tecnologiche, il minerale stesso ha una presenza più limitata e meno commerciale rispetto a queste applicazioni.Presenza Geografica e Geologica Il minerale di perovskite si trova in diversi tipi di ambienti geologici, principalmente associato a rocce come i carbonatiti e le kimberliti, che sono anche famose per contenere diamanti. Alcune delle località note per la presenza di perovskite includono:- Le montagne degli Urali in Russia, dove il minerale è stato scoperto e descritto per la prima volta. - Alcuni depositi in Germania, Svezia, Italia e Canada. - In alcuni stati degli USA, come il New Jersey e il Missouri, dove si trova nei depositi di carbonatiti.Estrazione e Lavorazione Essendo un minerale relativamente raro e non economicamente significativo da solo, non ci sono industrie specificatamente dedicate all'estrazione di perovskite come minerale. Quando si trova, la perovskite viene generalmente estratta come sottoprodotto di operazioni minerarie più ampie che mirano all'estrazione di altri minerali o metalli, come il titanio, che è spesso associato con il minerale.La lavorazione della perovskite minerale segue i passaggi convenzionali di estrazione e trattamento dei minerali:Estrazione: Il minerale viene estratto dal terreno attraverso tecniche di estrazione mineraria che possono includere il taglio a cielo aperto o l'estrazione sotterranea, a seconda della profondità e della posizione del deposito. Concentrazione e separazione: Una volta estratto, il minerale grezzo viene trattato per separare la perovskite da altri minerali e impurità presenti nel deposito. Questo di solito avviene attraverso processi di frantumazione, macinazione e flottazione. Raffinazione: Dopo la separazione, il minerale può essere ulteriormente raffinato per aumentare la purezza del titanato di calcio o per estrarre metalli di valore associati.Applicazioni Minerarie Mentre la perovskite come minerale specifico ha poche applicazioni dirette, la ricerca sui materiali sintetici di perovskite ha generato un notevole interesse per le sue proprietà uniche. Questi materiali sintetici sono utilizzati principalmente in applicazioni tecnologiche come le celle solari, i sensori, i dispositivi a memoria e la catalisi. Questo interesse ha stimolato la ricerca per sintetizzare materiali di perovskite con caratteristiche desiderate piuttosto che estratti direttamente dal terreno. Cosa Sono le Celle Solari a Perovskite Le celle solari a perovskite rappresentano una delle innovazioni più promettenti nel settore delle energie rinnovabili, grazie alla loro elevata efficienza di conversione e alla potenziale riduzione dei costi di produzione rispetto alle tecnologie esistenti. Questa sezione approfondisce il funzionamento, i vantaggi, le sfide e le prospettive future di questa tecnologia emergente. Principio di Funzionamento Le celle solari a perovskite sfruttano materiali con struttura cristallina simile a quella del minerale perovskite (CaTiO3), caratterizzata dalla formula ABX3. Nel contesto delle celle solari, 'A' è tipicamente un catione organico o inorganico, 'B' è un metallo come il piombo o lo stagno, e 'X' è un alogeno come cloro, bromo o iodio. Questi materiali assorbono la luce solare, eccitando gli elettroni che vengono poi raccolti come corrente elettrica. Vantaggi Alta Efficienza: Le celle a perovskite hanno raggiunto efficienze superiori al 25%, avvicinandosi e talvolta superando quelle delle celle solari a silicio, il che le rende estremamente competitive. Versatilità di Fabbricazione: Possono essere prodotte con tecniche di deposizione a basso costo e a basse temperature, su substrati sia rigidi che flessibili. Ciò apre a un'ampia gamma di applicazioni, inclusi tessuti e dispositivi portatili. Ampia Assorbenza Spettrale: La capacità di assorbire un ampio spettro di luce solare significa che possono operare efficacemente anche in condizioni di bassa luminosità o su superfici non direttamente esposte al sole. ProblematicheStabilità: La durabilità a lungo termine sotto esposizione ambientale, compresa la luce, l'umidità e le temperature elevate, è una delle principali sfide. La ricerca si concentra su strategie per migliorare la stabilità dei materiali. Sostenibilità e Tossicità: L'uso di piombo nei materiali attivi solleva preoccupazioni ambientali e di salute. Sono in corso ricerche per sviluppare alternative prive di piombo o per minimizzare il rilascio di piombo durante il ciclo di vita del prodotto.Prospettive Future delle Celle Solari a PerovskiteLa ricerca si sta concentrando su nuovi composti di perovskite e su strati di interfaccia che possono migliorare l'efficienza e la stabilità. Per esempio, l'integrazione delle celle a perovskite con altre tecnologie fotovoltaiche, come le celle a silicio, in configurazioni tandem offre la possibilità di superare il limite teorico di efficienza delle celle solari singole. Inoltre, la ricerca di materiali alternativi al piombo e lo sviluppo di metodi di riciclaggio efficienti sono essenziali per affrontare le preoccupazioni ambientali e promuovere l'adozione su larga scala.Le celle solari a perovskite si sono affermate come una tecnologia fotovoltaica di grande interesse, con il potenziale per trasformare il panorama energetico grazie alla loro alta efficienza, basso costo e flessibilità di applicazione. Affrontando le sfide legate alla stabilità, alla tossicità e alla scalabilità, questa tecnologia potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella transizione verso un futuro energetico sostenibile. Celle Solari Flessibili vs. Rigide: Caratteristiche e Vantaggi Le celle solari a perovskite hanno introdotto una nuova era nel campo dell'energia solare, offrendo non solo elevata efficienza ma anche la flessibilità di adattarsi a diverse applicazioni. La distinzione tra celle solari flessibili e rigide è fondamentale per comprendere il loro potenziale e le loro applicazioni. Qui esaminiamo in modo più dettagliato le caratteristiche e i vantaggi di ciascuna. Celle Solari Flessibili Caratteristiche - Le celle solari flessibili utilizzano substrati flessibili, come polimeri, plastica o metallo sottile, che consentono alle celle di essere piegate o arrotolate senza danneggiarsi. - Sono significativamente più leggere rispetto alle celle rigide, il che riduce i costi di trasporto e installazione. - Possono essere integrate in una varietà di superfici non convenzionali, compresi tessuti, dispositivi portatili e superfici curve di edifici o veicoli. Vantaggi - La loro flessibilità permette un'integrazione più armoniosa in contesti architettonici e prodotti di consumo, senza compromettere l'estetica. - Apertura verso nuovi mercati, come l'elettronica indossabile e i dispositivi pieghevoli, dove la flessibilità è un requisito fondamentale. - La leggerezza e la flessibilità riducono i costi di manodopera e materiali per l'installazione, specialmente in luoghi difficilmente accessibili. Celle Solari Rigide Caratteristiche - Sono costruite su substrati rigidi, principalmente vetro o materiali ceramici, che offrono una struttura stabile per la cella. - Tendono ad avere una maggiore durata e resistenza agli elementi ambientali rispetto alle loro controparti flessibili. - Le celle rigide hanno raggiunto le efficienze più elevate tra le tecnologie fotovoltaiche, rendendole particolarmente adatte per applicazioni che richiedono un'alta resa energetica. Vantaggi Stabilità a Lungo Termine: La robustezza dei materiali e la costruzione garantiscono una lunga durata, con meno degrado delle prestazioni nel tempo. Maggiore Efficienza di Conversione: Offrono attualmente le migliori prestazioni in termini di efficienza di conversione solare, ottimizzando lo spazio disponibile per la generazione di energia. Affidabilità: La solidità costruttiva e la resistenza alle condizioni atmosferiche le rendono la scelta prediletta per impianti solari su larga scala e applicazioni in ambienti esposti. Confronto e Scelta La scelta tra celle solari flessibili e rigide dipende dall'applicazione specifica e dai requisiti del progetto. Mentre le celle rigide rimangono la soluzione ideale per massimizzare l'efficienza energetica in installazioni fisse e a lungo termine, le celle flessibili offrono nuove possibilità per l'integrazione solare in scenari dinamici e non convenzionali. Problematiche e Prospettive Future Entrambe le tecnologie continuano a evolversi, con la ricerca focalizzata sull'ottimizzazione dell'efficienza, la riduzione dei costi e il miglioramento della stabilità. Le innovazioni nei materiali, nei processi di produzione e nelle tecniche di incapsulamento giocheranno un ruolo chiave nell'ampliare le applicazioni delle celle solari a perovskite, sia flessibili che rigide, promettendo una futura integrazione ancora più ampia nell'ambiente costruito e oltre.
SCOPRI DI PIU'
Bottiglie in Fibra di Cellulosa o in rPET: la Nuova sfida del Packaging AlimentareLa fibra di cellulosa sarà la nuova frontiera per gli imballi alimentari certificati e circolaridi Marco ArezioIl vetro, la plastica e l’alluminio sono materie prime che troviamo sulle nostre tavole espresse in bottiglie per le bibite, ma oggi potrà esserci una nuova materia prima, ecosostenibile che potrebbe sostituire i vecchi materiali. Stiamo parlando della fibra di cellulosa che viene dalla gestione sostenibile delle foreste, dove gli alberi che vengono abbattuti sono rimpiazzati in numero superiore, creando un beneficio sull’assorbimento sempre maggiore della CO2 nell’atmosfera. La bottiglia a cui Coca-Cola sta pensando è fatta, ora, in fibra di cellulosa con all’interno un sacchetto di rPET e un tappo di plastica, che garantiscono la conformità alle normative sugli alimenti. Ma il futuro per Coca-Cola è sostituire anche il sacchetto interno di rPET e il tappo in plastica con materiali del tutto compatibili con la struttura esterna in fibra di cellulosa, quindi possa essere riciclata come qualsiasi carta, ma possa e debba rispettare tutti gli standard di sicurezza per gli imballi alimentari. Coca-Cola non è la sola azienda che sta lavorando a questo progetto, infatti anche altre note aziende come L’Oréal, Carlsberg, Pernot Ricard e Alpla sono allo studio di imballi di fibra di cellulosa per trovare un’alternativa alla plastica, al vetro e all’alluminio. La base di queste ricerche e questi nuovi progetti partono dal concetto di dare al consumatore un prodotto che appaia meno impattante possibile sull’ambiente e, sicuramente, la riforestazione intensiva per l’approvvigionamento della fibra di cellulosa ha un ottimo impatto ambientale e sociale. Ma non dobbiamo dimenticare che gli imballi di carta o di vetro o di plastica o di alluminio, al termine del loro ciclo di vita rimangono sempre un rifiuto e, per questo, deve essere riciclato e non disperso nell’ambiente con il falso convincimento che essendo di carta, l’imballo, potrebbe essere abbandonato dove più ci fa comodo, come se si riciclassero da soli.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - carta Photo:PabocoVedi maggiori informazioni sul riciclo
SCOPRI DI PIU'
Slow Life: Avevamo Tutto e non lo SapevamoAvevamo Tutto e non lo SapevamoCi sono termini molto attuali come slow food, slow trekking, slow life, slow job, brunch, time life, che vogliono far rivivere ad un movimento di persone, una vita più lenta, un atterraggio più morbido alle giornate, un marginalizzare i rapporti con i social per rivivere quelli veri, tra le persone, i famigliari, gli amici, gli amori e chiunque sia disposto ad ascoltarti.Sembra che le persone stiano riscoprendo i contatti reali, a discapito di quelli immateriali attraverso gli smartphone, di confrontarsi, di ridere, di commuoversi, di raccontare le proprie esperienze guardando l’interlocutore negli occhi per cogliere le sue emozioni, darsi nuovi appuntamenti e coltivare nuove amicizie e relazioni. In sostanza si cerca un’empatia perduta, uno scambio di sensi, ammiccamenti, sorrisi, commozione e voglia di costruire una rete di relazioni vera, presente e conosciuta. Ma chi ha qualche anno in più sa che tutto questo c’era già, era il modo di vita comune, dove nessuno si nascondeva dietro un profilo social, non poteva essere molto diverso da quello che era e forse, ci si prendeva un po' meno sul serio. Ricordo che c’era la vacanza estiva che durava dai due ai tre mesi. Aveva un nome obsoleto ed in disuso, "la villeggiatura". Tanti partivano addirittura ad inizio giugno od ai primi di luglio e tornavano a metà settembre. L' autostrada era una fila di Fiat 850, 600, 1100, 127, 500 e 128, Maggiolini e Prinz. Non era guardato affatto chi aveva la Bmw la Mercedes o l'Audi, perché gli status symbol allora non esistevano. Era tutto più semplice e più vero. La vacanza durava talmente tanto che avevi la nostalgia di tornare a scuola e di rivedere gli amici del tuo quartiere, ed al ritorno non ricordavi quasi più dove abitavi. La mattina in spiaggia la 50 lire per sentire le canzoni dell'estate nel juke box o per comprare coca cola e pallone. Il venerdì chiudevano gli uffici e tutti i papà partivano e venivano per stare nel fine settimana con le famiglie. Si mandavano le cartoline che arrivavano ad ottobre ma era un modo per augurare "Buone vacanze da..." ad amici e parenti. Malgrado i 90 giorni ed oltre di ferie, l'Italia era la terza potenza mondiale, le persone erano piene di valori e il mare era pulito. Si era felici, si giocava tutti insieme, eravamo tutti uguali e dove mangiavano in quattro mangiavano anche in cinque, sei o più. Nessuno aveva da studiare per l'estate e l'unico problema di noi ragazzi era non bucare il pallone, non rompere la bicicletta e le ginocchia giocando a pallone altrimenti quando rientravi a casa ti prendevi pure il resto. Il tempo era bello fino al 15 di Agosto, il 16 arrivava il primo temporale e la sera ci voleva il maglioncino perchè era più fresco. Intanto arrivava settembre, tornava la normalità. Si ritornava a scuola, la vita riprendeva, l'Italia cresceva e il primo tema a scuola era sempre. "Parla delle tue vacanze". Oggi è tutto cambiato, diverso. La vacanza dura talmente poco che quando torni non sai manco se sei partito o te lo sei sognato. E se non vai ai Caraibi a Sharm o ad Ibiza sei uno stronzo. O magari hai tante cose da fare che forse è meglio se non parti proprio, ti stressi di meno.Una risposta certa è che allora eravamo tutti più semplici, meno viziati e tutti molto più felici, noi ragazzi e pure gli adulti. La società era migliore, esisteva l’amore, la famiglia, il rispetto e la solidarietà. Fortunati noi che abbiamo vissuto così. La vita era quella vera insomma.Categoria: Slow life - vita lenta - felicità-- Autore sconosciuto
SCOPRI DI PIU'