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Enilive: Da Gela decolla il futuro del biojet sostenibile per l'aviazione europeaLa bioraffineria di Gela guida la transizione verso carburanti a basse emissioni con il biojet, contribuendo alla decarbonizzazione dell'aviazione e agli obiettivi green dell'UEdi Marco ArezioGela si afferma come protagonista nel settore dell'aviazione sostenibile grazie a Enilive, che ha inaugurato la produzione di biojet presso la bioraffineria locale. La società interamente controllata da Eni si posiziona come la seconda azienda energetica europea, dopo la finlandese Neste, a sviluppare una soluzione innovativa per la decarbonizzazione del trasporto aereo. Un progetto ambizioso per l'aviazione verde La bioraffineria di Gela, già riconvertita nel 2019, rappresenta un pilastro chiave nella strategia di Eni per ridurre l'impatto ambientale dei combustibili fossili. Con una capacità di lavorazione annua di 736 mila tonnellate di biomassa, l'impianto produce biojet utilizzando materie prime di origine sostenibile, tra cui oli alimentari esausti e sottoprodotti della lavorazione di oli vegetali. Entro il 2030, Enilive prevede di ampliare la propria capacità produttiva fino a 5 milioni di tonnellate di SAF (Sustainable Aviation Fuel), contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità stabiliti dall'Unione Europea. Il regolamento FuelEU, infatti, richiede che il carburante per aerei includa una percentuale crescente di SAF, passando dal 2% attuale fino al 70% entro il 2050. Un contributo decisivo per l'Europa Gela, con la sua posizione strategica, sarà in grado di coprire una parte significativa della domanda europea di biojet entro il 2025. Questo traguardo è il risultato di investimenti significativi da parte di Eni, che ha destinato 2 miliardi di euro per sviluppare tecnologie innovative e ampliamenti infrastrutturali. Parallelamente, Enilive sta portando avanti progetti di bio-raffineria in Asia, con impianti in Corea del Sud e Malesia, e il rilancio della chimica verde nel sito di Priolo (Siracusa), dove entro il 2028 entreranno in funzione nuovi impianti per biocarburanti. Questi sviluppi si inseriscono nella strategia di lungo termine per la transizione energetica e la decarbonizzazione. Prospettive economiche solide Secondo Stefano Ballista, CEO di Enilive, le aspettative economiche del SAF sono promettenti, con proiezioni di ritorni economici doppi rispetto agli investimenti. Inoltre, il recente accordo di vendita del 25% delle quote societarie a KKR per 2,9 miliardi di euro rafforza la posizione finanziaria di Enilive, garantendo ulteriori risorse per l'espansione del business. Un passo verso un'aviazione sostenibile La produzione di biojet a Gela segna una svolta importante nel panorama energetico italiano ed europeo. Questo carburante non solo riduce significativamente le emissioni di CO2, ma contribuisce anche a promuovere un modello di economia circolare, valorizzando i rifiuti come risorsa. Con la visione strategica di Enilive e il sostegno di Eni, Gela diventa un simbolo di innovazione e sostenibilità, tracciando la rotta verso un futuro più verde per l'aviazione mondiale.© Riproduzione Vietata
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Manuali tecnici sui polimeri plastici riciclati: dalla materia prima al prodotto finito, una guida completa per l’industria del ricicloRiciclo delle plastiche post-consumo e post-industriali, tecnopolimeri, film plastici e PVC riciclato: quattro manuali tecnici su trasformazione, difetti, qualità e applicazioni industrialidi Marco Arezio. Dicembre 25.Nel contesto industriale attuale, il riciclo delle materie plastiche ha superato da tempo la dimensione emergenziale e normativa per diventare un ambito tecnologico autonomo, complesso e ad alto valore strategico. Le imprese che operano nella trasformazione dei polimeri riciclati si confrontano quotidianamente con problematiche di qualità, ripetibilità, costi e prestazioni che non possono più essere affrontate con approcci approssimativi o puramente teorici. La collana di quattro manuali tecnici dedicati ai polimeri plastici riciclati nasce con l’obiettivo di colmare questa esigenza: fornire strumenti di lavoro concreti, basati sull’esperienza industriale, capaci di accompagnare il lettore lungo l’intera filiera del riciclo, dalla materia prima di scarto fino al prodotto finito, con un’attenzione costante ai difetti da evitare e alle scelte tecniche che determinano il successo o il fallimento di una produzione. I volumi affrontano quattro ambiti chiave del riciclo moderno: plastiche post-industriali e tecnopolimeri, plastiche post-consumo, film plastici riciclati e PVC riciclato. Ogni manuale è concepito come un testo autonomo ma coerente con gli altri, costruendo una visione organica e completa del riciclo industriale delle plastiche. Il riciclo delle plastiche post-industriali e dei tecnopolimeri Il manuale dedicato alle plastiche post-industriali e ai tecnopolimeri affronta un segmento spesso percepito come “semplice” ma che, nella pratica industriale, presenta criticità tecniche tutt’altro che banali. Gli scarti di produzione, pur essendo più omogenei rispetto al post-consumo, nascondono insidie legate alla variabilità dei lotti, alla presenza di additivi residui, a contaminazioni incrociate e a degradazioni termomeccaniche cumulative. Il volume analizza in modo approfondito le modalità di selezione, rigenerazione e trasformazione di questi materiali, con un focus specifico sui tecnopolimeri, che richiedono competenze elevate e una conoscenza puntuale del comportamento del materiale nel tempo. Viene mostrato come una gestione non corretta del riciclo possa annullare il valore intrinseco di polimeri ad alte prestazioni, mentre un approccio tecnico consapevole consente di ottenere compound riciclati affidabili, competitivi e industrialmente sostenibili. Riciclo delle plastiche post-consumo Il manuale sul riciclo delle plastiche post-consumo affronta il cuore più complesso dell’economia circolare delle plastiche. Qui la materia prima non è mai neutra: è il risultato di comportamenti di consumo, sistemi di raccolta, tecnologie di selezione e trattamenti meccanici che incidono profondamente sulle caratteristiche finali del materiale. Il testo guida il lettore nella comprensione della relazione diretta tra origine del rifiuto e qualità del granulo riciclato, analizzando fenomeni come la variabilità cromatica, la presenza di odori, le contaminazioni polimeriche e la degradazione ossidativa. Particolare attenzione è dedicata ai limiti tecnici del riciclato post-consumo e alla distinzione tra difetti strutturali inevitabili e difetti evitabili attraverso scelte corrette di processo e formulazione. Film plastico riciclato Il film plastico rappresenta una delle applicazioni più sensibili all’utilizzo di materia prima riciclata. Anche minime variazioni nella qualità del granulo possono tradursi in instabilità di processo, difetti superficiali, rotture o scarsa costanza dimensionale. Questo manuale affronta in modo sistematico l’intera filiera del film riciclato, dalla raccolta e preparazione del materiale fino alla fase di estrusione e trasformazione. Il testo approfondisce il ruolo della filtrazione, della densificazione, delle ricette produttive e del bilanciamento tra prestazioni meccaniche e costi industriali. Viene chiarito come molti difetti attribuiti alle macchine o agli impianti derivino in realtà da una comprensione incompleta del comportamento del materiale riciclato in fase di filmatura. PVC riciclato – Manuale tecnico Il manuale dedicato al PVC riciclato si colloca come il testo più specialistico dell’intera collana. Il PVC è un polimero fortemente dipendente dalla formulazione e dagli additivi, e il suo riciclo richiede un approccio radicalmente diverso rispetto ad altri materiali plastici. Il volume analizza in profondità le problematiche legate alla stabilità termica, alla compatibilità tra formulazioni diverse, alla gestione dei plastificanti e delle cariche, fino ai difetti tipici dei prodotti finiti come fragilità, scolorimenti, deformazioni e decadimento meccanico. Il manuale si propone come guida tecnica per evitare errori strutturali che, nel caso del PVC, possono compromettere intere linee produttive e generare costi elevati. Una collana tecnica per l’industria del riciclo consapevole Ciò che accomuna i quattro manuali è un approccio pragmatico e industriale al riciclo delle plastiche. Il riciclato non viene idealizzato né semplificato, ma analizzato per ciò che è realmente: una materia prima con limiti specifici, ma anche con grandi potenzialità se correttamente compresa e gestita. Questa collana si rivolge a riciclatori, trasformatori, tecnici di produzione, responsabili qualità, progettisti, manager industriali e venditori che desiderano superare una visione superficiale del riciclo. I volumi dimostrano come la qualità del prodotto finale non dipenda esclusivamente dalla materia prima, ma soprattutto dalla competenza tecnica con cui essa viene selezionata, trattata e trasformata. In un mercato sempre più orientato alla sostenibilità ma anche alla redditività industriale, questi manuali rappresentano un riferimento tecnico solido per chi vuole costruire valore reale e duraturo a partire dai polimeri plastici riciclati.Acquista i manuali
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A Rai news 24 si parla di plastica riciclata con Arezio MarcoIntervista al consulente della plastica riciclata e dell’economia circolare L’argomento di interesse durante l’intervista riguarda la gestione del rifiuto plastico che diventa un bene nell’ottica dell’economia circolare e non un problema, come lo si vede normalmente La plastica oggi, oggettivamente, fa parte della nostra vita e, se volessimo di colpo rinunciarvi faremmo un salto indietro di 100 anni, bloccando completamente la nostra vita e la nostra economia. Non più cellulari, computer, macchine, elettrodomestici, presidi sanitari sterili, componenti d’arredo, imballi e molte altre cose. Certo, non si può dire che non si possa trovare un’alternativa, ma ci vuole tempo, risorse e la verifica che queste alternative trovate siano ad impatto zero, altrimenti non ne vale la pena. La plastica è economica, leggera, resistente, duttile, resistente, durevole, estetica, isolante, riciclabile e.. molte altre cose. Sicuramente dobbiamo impegnarci di più per assicurarci che il rifiuto, a fine vita, non venga buttato stupidamente nell’ambiente anziché nei centri di raccolta e selezione, per potergli dare una nuova vita senza dipendere dalla natura. Perché è questo il problema: è l’uomo incivile, non la plastica che inquina. Nell’intervista, di cui potrete sentire uno stralcio, si parla proprio dell’economia circolare della plastica, definendo il percorso dei prodotti realizzati “dalla culla alla culla” in quanto una volta realizzato un elemento in plastica di uso comune, se ne segue il percorso fino alla fine del suo utilizzo. Quando diventa rifiuto il compito del prodotto non è finito, in quanto attraverso il riciclo, meccanico o chimico, diventa ancora materia prima per la sua rinascita, infinite volte. E’ questa l’importanza e la bellezza dell’economia circolare, riutilizzare i prodotti che diventano spazzatura per non attingere alle risorse naturali limitate del nostro pianeta.Categoria: notizie - plastica - economia circolare
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Batteri contro i PFAS: una rivoluzione naturale per eliminare gli Scoperti batteri capaci di degradare naturalmente i PFAS, aprendo nuove prospettive per il futuro della bonifica ambientaledi Marco ArezioNegli ultimi anni, l’inquinamento da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) si è affermato come una delle emergenze ambientali più critiche a livello mondiale. Questi composti sintetici, definiti spesso "inquinanti eterni", resistono alla degradazione naturale e si accumulano negli ecosistemi, mettendo a rischio la salute umana e l'ambiente. Tuttavia, una recente scoperta realizzata da ricercatori in California e Portogallo promette di cambiare radicalmente l'approccio a questo grave problema: l'identificazione di batteri capaci di degradare efficacemente i PFAS. Cosa sono i PFAS e quali rischi comportano I PFAS sono ampiamente utilizzati in numerosi prodotti industriali e quotidiani, come pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari e schiume antincendio. La loro stabilità chimica, dovuta al legame estremamente resistente tra carbonio e fluoro, ne favorisce un'ampia diffusione ambientale e rende difficile la loro eliminazione. Le conseguenze sulla salute umana includono rischi di tumori, disturbi endocrini e indebolimento del sistema immunitario. La scoperta innovativa dei batteri che "mangiano" i PFAS Un team internazionale di ricercatori ha individuato batteri naturali con la sorprendente capacità di spezzare i legami carbonio-fluoro tipici dei PFAS, trasformando questi composti persistenti in molecole più semplici e meno tossiche. Questa scoperta rappresenta una svolta, considerando che fino a poco tempo fa si riteneva quasi impossibile degradare biologicamente questi composti. Il processo biologico di degradazione La capacità dei batteri di degradare i PFAS dipende dalla presenza di particolari enzimi capaci di rompere i legami carbonio-fluoro. Sebbene il processo biologico esatto sia ancora oggetto di studio, si ritiene che questi microrganismi abbiano sviluppato strategie evolutive uniche che permettono loro di utilizzare i PFAS come fonte di energia o nutrimento, trasformandoli così in composti più semplici e innocui. Potrebbero anche collaborare sinergicamente con altri microrganismi, amplificando così l’efficacia del trattamento. Possibili applicazioni nella bonifica ambientale Questa innovazione apre nuove strade per tecniche sostenibili di bonifica ambientale: - Depurazione delle acque: Utilizzo di batteri negli impianti di trattamento per eliminare i PFAS dalle acque reflue e potabili. - Bonifica dei terreni: Applicazione diretta di ceppi batterici per risanare terreni contaminati, evitando costosi e invasivi metodi fisico-chimici. - Interventi in situ: Applicazione di batteri direttamente sui siti contaminati, riducendo l’impatto ecologico degli interventi tradizionali. Benefici ambientali ed economici Rispetto ai metodi tradizionali (carboni attivi, trattamenti termici o chimici), l'uso dei batteri offre importanti vantaggi: - Riduzione significativa dei costi di bonifica - Minore impatto ambientale grazie all’impiego di processi naturali - Sostenibilità a lungo termine del trattamento Sfide future da superare Nonostante gli evidenti benefici, ci sono ancora importanti sfide da affrontare: - Approfondire studi per verificare l’efficienza dei batteri in condizioni ambientali diverse. - Valutare eventuali effetti collaterali sulla biodiversità locale. - Potenziare i batteri tramite tecniche di bioingegneria per aumentarne l’efficacia. Conclusione: una nuova prospettiva ambientale La scoperta dei batteri capaci di degradare i PFAS apre nuove opportunità nel campo della tutela ambientale, offrendo una soluzione pratica, economica e sostenibile a un problema fino a poco fa considerato insormontabile. Investire ulteriormente in questa ricerca potrebbe garantire un futuro più pulito e sicuro, sfruttando il potere rigenerativo della natura stessa. © Riproduzione Vietata
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Scarponi da Sci: Le Nuove Frontiere dei Polimeri Plastici e la Sfida della SostenibilitàDai materiali high-tech alle iniziative di riciclo, ecco come l’industria degli scarponi da sci sta cambiandodi Marco Arezio La tecnologia degli scarponi da sci ha compiuto un balzo evolutivo negli ultimi anni. Un tempo dominati da polimeri plastici “tradizionali” come il poliuretano e il polipropilene, oggi i materiali utilizzati per produrre gli scarponi si stanno trasformando, spinti dalla doppia esigenza di aumentare le prestazioni e ridurre l’impatto ambientale. Una delle innovazioni più interessanti è rappresentata dall’uso di Grilamid, un tipo di poliammide che si è imposto soprattutto nel mondo dello scialpinismo per via della sua incredibile leggerezza unita a una sorprendente resistenza meccanica. È un materiale che regge bene alle basse temperature e che consente ai produttori di scarponi di creare prodotti performanti ma meno pesanti, riducendo la fatica dello sciatore. Accanto al Grilamid troviamo anche il Pebax, un elastomero termoplastico usato nei modelli più tecnici, apprezzato per la sua capacità di mantenere flessibilità anche in condizioni di freddo estremo. Queste nuove plastiche high-tech rappresentano un passo in avanti per chi cerca precisione, comfort e controllo, soprattutto in ambito agonistico o freeride. Ma la vera novità, quella che segna un cambio di paradigma, è che questi materiali non vengono più scelti solo per le loro caratteristiche tecniche: oggi la sostenibilità ambientale è entrata ufficialmente nella lista delle priorità. Riciclare gli scarponi: da sogno a realtà concreta Fino a pochi anni fa, pensare al riciclo degli scarponi da sci sembrava un’utopia. Troppi materiali diversi, incollati e fusi tra loro, e poca attenzione alla loro dismissione. Ma qualcosa è cambiato. Alcuni produttori si stanno muovendo in modo concreto per offrire soluzioni più responsabili. Uno degli esempi più emblematici è quello del gruppo Tecnica con il progetto “Recycle Your Boots”, che punta al recupero degli scarponi dismessi attraverso un sistema di raccolta, smontaggio e riutilizzo delle componenti. L’obiettivo non è solo recuperare plastica e metallo, ma anche creare una filiera circolare, in cui ciò che viene dismesso possa rientrare nella produzione di nuovi scarponi o altri articoli sportivi. Un'altra realtà che ha fatto parlare di sé è Phaenom, un brand emergente che ha presentato scarponi realizzati con una significativa percentuale di materiali riciclati. La loro filosofia si basa sulla modularità: ogni parte dello scarpone può essere smontata, riparata, sostituita o riciclata. Non si tratta solo di un esercizio di stile, ma di una vera e propria visione del prodotto come oggetto durevole e rigenerabile. Anche altri grandi nomi del settore stanno esplorando l’uso di plastiche riciclate post-industriali e materiali bio-based, come plastiche derivate da oli vegetali o da amido di mais. Queste alternative sono ancora in fase sperimentale, ma il loro potenziale è notevole. Le sfide della sostenibilità Certo, la strada verso una produzione completamente sostenibile è ancora lunga e disseminata di ostacoli. La complessità costruttiva degli scarponi – composti da scafo esterno, scarpetta interna, ganci metallici, suole e parti in gomma – rende difficile separarli a fine vita per un riciclo efficiente. Inoltre, le bio-plastiche, pur essendo una promettente alternativa ai polimeri fossili, non sono ancora in grado di offrire le stesse prestazioni meccaniche richieste da chi scia in condizioni estreme. La durabilità resta quindi un fattore chiave, anche dal punto di vista ambientale: uno scarpone che dura più a lungo, magari con componenti sostituibili, è anche più sostenibile. Infine, manca ancora una rete diffusa di raccolta e riciclo a livello europeo. Senza un’infrastruttura logistica che accompagni il prodotto dalla vita all’obsolescenza, anche i progetti più virtuosi rischiano di rimanere confinati a esperienze pilota. Un nuovo modo di pensare l’attrezzatura da sci Nonostante le difficoltà, il settore degli scarponi da sci sembra aver imboccato una nuova direzione. Sempre più brand propongono modelli che coniugano alta tecnologia e responsabilità ambientale, mettendo sul mercato scarponi che non solo performano meglio, ma sono anche pensati per essere rigenerati, riciclati o prodotti con meno risorse. Il futuro è nelle mani di una nuova generazione di sciatori e di aziende che credono che l’innovazione non sia solo velocità e controllo, ma anche rispetto per le montagne su cui si scia. E, a ben vedere, è proprio questa la vera sfida: costruire attrezzature che ci portino lontano, senza lasciare impronte pesanti dietro di noi.© Riproduzione Vietata
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Marocco all'Avanguardia con il Progetto dell’ Idrogeno VerdeUna collaborazione strategica tra TE H2, CIP e A.P. Møller Capital porta alla nascita di un hub globale di idrogeno verde in Maroccodi Marco ArezioNel contesto della transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio, il Marocco si conferma un protagonista di rilievo grazie al recente accordo firmato tra il governo marocchino e TE H2, una joint venture tra TotalEnergies e il Gruppo EREN, insieme ai partner danesi Copenhagen Infrastructure Partners (CIP) e A.P. Møller Capital. Questa partnership è finalizzata allo sviluppo del progetto "Chbika", un'iniziativa ambiziosa e innovativa nel campo delle energie rinnovabili e dell'idrogeno verde. Un Accordo Strategico per l'Energia Verde Sotto l'egida di Sua Maestà Re Mohammed VI e del Presidente francese Emmanuel Macron, l’accordo di riserva territoriale per il progetto "Chbika" è stato formalizzato il 28 ottobre 2024. Situato nella regione di Guelmim-Oued Noun, sulla costa atlantica del Marocco, il progetto rappresenta un passo significativo verso la creazione di un hub mondiale per la produzione di idrogeno verde e ammoniaca verde, destinata prevalentemente al mercato europeo. L’elemento distintivo del progetto consiste nell’utilizzo di energia solare e eolica per alimentare un processo di elettrolisi dell’acqua desalinizzata, producendo idrogeno verde. Questo idrogeno sarà poi trasformato in ammoniaca verde, con un obiettivo di produzione annua stimato di 200.000 tonnellate. Questa sostanza, utilizzata in vari settori industriali, costituisce una risorsa fondamentale per la decarbonizzazione, rappresentando un’alternativa sostenibile agli attuali processi produttivi ad alta intensità di carbonio. Il Ruolo di TE H2, CIP e A.P. Møller Capital Il progetto "Chbika" vede la partecipazione di TE H2, che si occupa dello sviluppo delle infrastrutture energetiche rinnovabili insieme a CIP, che attraverso il suo Energy Transition Fund contribuirà alla creazione delle capacità eoliche e solari necessarie per la produzione di idrogeno verde. A.P. Møller Capital, invece, si concentrerà sulla costruzione e gestione delle infrastrutture portuali e logistiche per facilitare l’esportazione dell’ammoniaca verde verso l’Europa. L’accordo sottolinea le potenzialità uniche del Marocco nel settore delle energie rinnovabili, con risorse eoliche e solari tra le migliori al mondo. La posizione geografica del paese nordafricano lo rende un partner strategico per l’Europa, che punta ad accelerare la propria transizione energetica verso il “Green Deal” europeo e ad aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Le Parole dei Leaders del Progetto Patrick Pouyanné, CEO di TotalEnergies, ha espresso gratitudine alle autorità marocchine per la fiducia concessa e ha evidenziato come il progetto "Chbika" sia in linea con la strategia della compagnia di sviluppare le energie rinnovabili in regioni altamente competitive. Pouyanné ha dichiarato: “Il Marocco possiede una posizione geografica e risorse eccezionali per diventare un partner chiave per l’Europa, e TotalEnergies mira a contribuire a questa ambizione.” Anche David Corchia, CEO di TE H2, ha evidenziato il valore strategico del progetto per il Marocco, affermando che l'accordo rappresenta un primo passo fondamentale verso l’implementazione di un programma di investimento orientato all’energia verde. Il Marocco, secondo Corchia, ha un ruolo fondamentale per fornire energia pulita e conveniente all'Europa, contribuendo al contempo alla sua industrializzazione sostenibile. Philip Christiani, partner di CIP, ha sottolineato il potenziale del Marocco come futuro leader nella transizione energetica globale. La partecipazione di CIP al progetto riflette l’importanza di rafforzare le connessioni tra Europa e Marocco per raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni a livello globale. Kim Fejfer, CEO di A.P. Møller Capital, ha infine sottolineato l’importanza di un’infrastruttura logistica efficiente per il successo dell’idrogeno verde, un settore dove A.P. Møller Capital porta un’esperienza consolidata, rendendo possibile la creazione di un’importante catena del valore in collaborazione con partner locali e autorità marocchine. Implicazioni per lo Sviluppo Sostenibile del Marocco Il progetto "Chbika" è solo la prima fase di un piano di sviluppo più ampio, che mira a trasformare il Marocco in un hub globale per l'idrogeno verde. Le ricadute economiche e sociali per il paese sono rilevanti, sia in termini di creazione di posti di lavoro che di rafforzamento delle infrastrutture industriali e logistiche. Con l’entrata in scena di un progetto così avanzato, il Marocco si posiziona come un modello di transizione energetica per altre economie emergenti, attratte dall'idea di valorizzare le proprie risorse naturali per sviluppare tecnologie pulite e competitive. Inoltre, l’impatto ambientale positivo di questa iniziativa potrebbe essere notevole. Attraverso la produzione di idrogeno verde, infatti, si evita l'emissione di gas serra tipici delle tecnologie tradizionali, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico. Con l'idrogeno verde, il Marocco non solo ottiene benefici economici, ma rafforza il proprio ruolo nella comunità internazionale come paese impegnato nella sostenibilità e nell’innovazione. Conclusione Il progetto "Chbika" rappresenta un esempio concreto di come le collaborazioni internazionali possano trasformare il panorama energetico mondiale, facendo leva su tecnologie all’avanguardia e risorse naturali per rispondere alle sfide ambientali e climatiche. Il Marocco, con il supporto di partner internazionali, ha l’opportunità di diventare un leader nell'idrogeno verde, contribuendo in modo significativo al futuro energetico sostenibile dell’Europa e del mondo.© Riproduzione Vietata
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Fabriano: la fine di un’era, chiusa la storica macchina F3 per la produzione di cartaDismessa dopo quasi 50 anni la macchina continua F3 del Gruppo Fedrigoni. Cassa integrazione per 174 dipendentidi Marco ArezioLa cittadina di Fabriano ha vissuto un momento storico e doloroso con la chiusura definitiva della macchina continua F3, il cuore pulsante dello stabilimento di Vetralla del Gruppo Fedrigoni. Questa macchina, attiva dal 1976, ha rappresentato per quasi mezzo secolo un simbolo dell’eccellenza italiana nella produzione di carta per ufficio, in particolare la celebre Fabriano Copy 2. Alle 8:07 di ieri mattina, il suo arresto ha segnato la fine di un’epoca. Un addio carico di emozione Valerio Monti, dipendente e rappresentante sindacale Uilcom, ha raccontato un momento intriso di emozione: "Molti di noi erano in lacrime. È stato un addio difficile." La dismissione della macchina F3 rientra in un ampio piano di ristrutturazione aziendale del Gruppo Fedrigoni, che ha deciso di cessare le attività di Giano Srl, la società responsabile della produzione di carta per ufficio. La decisione avrà un impatto diretto su 174 dipendenti, distribuiti tra gli stabilimenti di Fabriano e Vetralla, ora in cassa integrazione straordinaria per un anno. Prospettive di ricollocamento Per mitigare le conseguenze della chiusura, l’azienda ha messo in campo un piano di ricollocamento. Tra le opportunità offerte: 31 posizioni nei servizi interni di Fabriano. 48 posizioni nel settore della sicurezza. 10 posizioni nell’ambito dei colori Fabriano presso il sito di Rocchetta. 16 posizioni nei restanti stabilimenti marchigiani. In aggiunta, grazie ai prepensionamenti previsti per il 2025, l’azienda stima la disponibilità di circa 55 posizioni presso gli stabilimenti del Nord Italia, situati in Trentino, Friuli e Veneto. Per favorire questa transizione, sono previsti incentivi economici e benefit per i primi due anni. Un programma di formazione e riqualificazione, supportato da finanziamenti regionali, aiuterà i lavoratori a prepararsi per nuove mansioni, cercando di alleviare l’incertezza legata al futuro. La fine di un simbolo La macchina continua F3 era un vanto per Fabriano, rappresentando il cuore della sua identità industriale. Mai ferma in quasi 50 anni, incarnava l’eccellenza e l’innovazione nel settore cartario. Con la sua chiusura, si conclude anche la produzione della famosa carta per fotocopie Fabriano Copy 2, un prodotto che aveva consolidato la reputazione internazionale del marchio. "Fabriano non produce più carta per fotocopie," ha affermato Monti, sottolineando il significato profondo di questa perdita per la comunità locale. La chiusura della F3 non è solo un evento industriale: è un colpo al cuore per una città che ha fatto della carta la sua identità. Un futuro da reinventare Mentre i lavoratori affrontano un futuro incerto, l’intera comunità di Fabriano si interroga su come reinventarsi. La chiusura della F3 non cancella il patrimonio di competenze e know-how accumulato nel tempo, ma impone una riflessione su come preservare l’eredità di Fabriano come simbolo dell’eccellenza italiana nel settore cartario.© Riproduzione Vietata
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EvoBuild: Innovazione nei Materiali per Cementi e Calcestruzzi verso l’Economia CircolareRiduzione della CO₂, inerti riciclati e combustibili alternativi: il futuro sostenibile dei cementi e dei calcestruzzidi Marco ArezioIl settore delle costruzioni si trova al centro di una trasformazione epocale. La produzione di cemento e calcestruzzo, responsabile di una considerevole quota delle emissioni globali di CO₂, è oggi sotto la lente di innovatori e aziende impegnate nella transizione verso un’edilizia più sostenibile. Tra queste, EvoBuild si distingue per l’approccio pionieristico nello sviluppo di prodotti in grado di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la qualità e le prestazioni tecniche. Attraverso l’impiego di tecnologie avanzate e risorse alternative, EvoBuild sta ridefinendo il concetto di sostenibilità nel settore dei materiali da costruzione.Rivoluzionare il calcestruzzo: una sfida tra tecnica e sostenibilità Il cemento, componente primario del calcestruzzo, è prodotto tramite un processo altamente energivoro, caratterizzato dalla calcinazione del clinker, un passaggio che da solo genera circa il 60% delle emissioni totali legate al cemento. EvoBuild risponde a questa sfida con soluzioni innovative, che mirano a ridefinire la formulazione tradizionale dei materiali da costruzione attraverso tre pilastri fondamentali: la riduzione del contenuto di clinker, l’integrazione di inerti riciclati e l’uso di combustibili alternativi. I prodotti EvoBuild, frutto di anni di ricerca e sviluppo, includono leganti a basse emissioni, additivi chimici avanzati e formulazioni che sfruttano materiali di scarto provenienti da altre industrie. Queste soluzioni non solo migliorano le prestazioni del calcestruzzo, ma riducono drasticamente l’impronta ambientale della sua produzione. Sostituzione del clinker: una riduzione diretta della CO₂ Uno dei metodi più efficaci per abbattere le emissioni è la sostituzione parziale del clinker con materiali alternativi. Tra le principali opzioni utilizzate da EvoBuild vi sono: Ceneri volanti: un sottoprodotto delle centrali termoelettriche, utilizzato per la sua reattività pozzolanica. Scorie d’altoforno: residui dell’industria siderurgica, che migliorano le proprietà meccaniche del calcestruzzo. Calcare micronizzato: riduce la densità del materiale mantenendo prestazioni accettabili. L’adozione di questi leganti alternativi permette una riduzione delle emissioni fino al 30% rispetto al cemento tradizionale, garantendo al contempo una maggiore durabilità del materiale. Inerti riciclati: il futuro dell’economia circolare nel calcestruzzo Gli aggregati rappresentano circa il 70-80% del volume del calcestruzzo, e la loro estrazione da fonti naturali come ghiaia e sabbia comporta un significativo impatto ambientale. EvoBuild ha introdotto una nuova generazione di miscele che incorporano inerti riciclati, ottenuti da demolizioni edilizie controllate o da residui industriali. Questi materiali vengono sottoposti a rigorosi processi di selezione e trattamento per garantire prestazioni comparabili a quelle degli aggregati naturali. L’utilizzo di inerti riciclati non solo contribuisce a ridurre la pressione sulle risorse naturali, ma consente anche di limitare i rifiuti in discarica. In molti casi, l’integrazione di aggregati riciclati si traduce in una maggiore capacità di assorbire vibrazioni e migliorare l’efficienza termica del calcestruzzo. Combustibili alternativi: un approccio olistico alla sostenibilità La produzione di cemento è una delle attività industriali più energivore. Per alimentare i forni di calcinazione del clinker, EvoBuild sta introducendo l’uso di combustibili alternativi, tra cui: Biomassa residuale: residui agricoli o forestali, utilizzati come fonte di energia rinnovabile. Pneumatici esausti: bruciati in condizioni controllate, consentono di recuperare energia e ridurre i rifiuti. Rifiuti non riciclabili: impiegati come combustibile, minimizzano il ricorso a discariche. L’uso di questi combustibili non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma consente anche di valorizzare materiali di scarto che altrimenti rappresenterebbero un problema ambientale. Un nuovo paradigma per l’industria delle costruzioni Il contributo di EvoBuild si inserisce in un contesto più ampio di transizione dell’industria delle costruzioni verso un modello di economia circolare. La tradizionale linearità del ciclo produttivo — basata sull’estrazione, trasformazione, utilizzo e smaltimento — viene sostituita da un approccio circolare, in cui i materiali vengono progettati per essere recuperati e reintegrati nei processi produttivi. L’economia circolare nel settore delle costruzioni non è solo una scelta etica, ma un’opportunità per migliorare l’efficienza complessiva dei processi, ridurre i costi operativi e rispettare le normative ambientali sempre più stringenti. La sfida del futuro: scalabilità e innovazione Nonostante i progressi tecnologici, la diffusione su larga scala di soluzioni come quelle offerte da EvoBuild presenta ancora sfide significative. La disponibilità di materiali alternativi, la necessità di adattare gli impianti produttivi e l’adeguamento delle normative rappresentano ostacoli che richiedono un’azione coordinata tra aziende, istituzioni e ricerca scientifica. Tuttavia, l’impegno di aziende come EvoBuild dimostra che un’edilizia a basso impatto ambientale è non solo possibile, ma necessaria. Ogni innovazione in questo settore rappresenta un passo avanti verso un futuro in cui le costruzioni saranno non solo sicure e durature, ma anche rispettose dell’ambiente. EvoBuild, con la sua visione orientata alla sostenibilità, si propone come punto di riferimento in questa trasformazione, dimostrando che la tecnologia e l’economia circolare possono andare di pari passo. © Riproduzione Vietata
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Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaAccordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaIl riciclo degli scarti plastici attraverso un processo di nobilitazione delle prestazioni dei polimeri futuri, con l'intento di avvicinare la nuova materia prima a quella vergine, è l'obbiettivo dei nuovi progetti industriali sul riciclo della plastica.Tra questi nuovi progetti, TotalEnergies e Honeywell hanno annunciato un accordo strategico per promuovere lo sviluppo del riciclaggio avanzato della plastica. In base a questo accordo, Honeywell accetterà di fornire a TotalEnergies il Recycled Polymer Feedstock (RPF), utilizzando la tecnologia di processo UpCycle di Honeywell nel nuovo impianto di riciclaggio Honeywell e Sacyr che sarà costruito in Andalusia, Spagna. TotalEnergies acquisterà e convertirà questa materia prima in polimeri di alta qualità, che potrebbero essere utilizzati per imballaggi alimentari e altre applicazioni altamente impegnative.L'impianto UpCycle, che sarà di proprietà di una joint venture tra Honeywell e Sacyr, dovrebbe trattare e convertire ogni anno 30.000 tonnellate di rifiuti di plastica misti in RFP, che potrebbero altrimenti essere destinati a discarica o incenerimento. L'avvio previsto dell'impianto UpCycle è previsto nel 2023, con RPF da utilizzare per la produzione di polimeri di alta qualità nelle unità di produzione europee di TotalEnergies. Come dichiarato nel comunicato stampa di Total, la nuova materia prima avrà proprietà identiche ai polimeri vergini e adatti per un'ampia gamma di applicazioni, comprese le applicazioni per uso alimentare, come contenitori flessibili e rigidi. Questo primo progetto rappresenta l'inizio della collaborazione tra TotalEnergies e Honeywell nel campo del riciclo avanzato. Entrambe le parti sono impegnate ad affrontare la questione dei rifiuti di plastica e ad aiutare a costruire un'economia più circolare e sostenibile in Europa e nel resto del mondo. "Siamo lieti di collaborare con Honeywell per affrontare il problema dei rifiuti di plastica attraverso lo sviluppo di un riciclaggio avanzato e, quindi, creare un'economia circolare, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile. Questo progetto, con una startup mirata al 2023, contribuirà a soddisfare la nostra ambizione di produrre il 30% di polimeri riciclati e rinnovabili entro il 2030", ha affermato Valérie Goff, Senior Vice President, Polymers di TotalEnergies. "La domanda di plastica continuerà a crescere, quindi è fondamentale creare un collegamento tra la gestione dei rifiuti e la produzione di plastica per rafforzare un flusso circolare di materie plastiche", ha affermato Ben Owens, vicepresidente e direttore generale di Honeywell Sustainable Technology Solutions. "L'accordo con TotalEnergies fornirà un forte sodalizio per il prelievo di materie prime polimeriche riciclate e, insieme al nostro impianto di riciclaggio avanzato recentemente comunicato con Sacyr, Honeywell sta guidando la spinta verso un'economia della plastica più circolare". Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti
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Cerca le Informazioni Tecniche sull'Economia Circolare - rMIXScopri la sezione "Informazioni Tecniche" del blog rMIX: approfondimenti su materiali riciclati, processi industriali, innovazioni, normative e strumenti per professionisti dell’economia circolare Il portale rMIX è un punto di riferimento per aziende, professionisti e cittadini impegnati nella transizione ecologica. Non è solo una piattaforma di scambio per offerte e richieste di prodotti riciclati o servizi ambientali: è anche un luogo dove l’informazione assume un ruolo centrale nel guidare scelte più sostenibili. Tra le sezioni più rilevanti del blog rMIX, spicca quella dedicata alle “Informazioni Tecniche”, uno spazio editoriale pensato per fornire contenuti approfonditi, aggiornati e altamente qualificati a chi opera o desidera operare all’interno della filiera dell’economia circolare. Un laboratorio informativo per la transizione circolare La sezione “Informazioni Tecniche” del blog di rMIX si propone come un vero e proprio laboratorio informativo, dove il sapere tecnico incontra la divulgazione accessibile. Qui si esplorano materiali innovativi, processi industriali, tecnologie di riciclo e normative aggiornate, con uno stile chiaro ma rigoroso, adatto sia a tecnici del settore sia a lettori motivati a comprendere meglio il mondo del riciclo e del riuso. Gli articoli pubblicati offrono una panoramica ampia ma dettagliata su ciò che muove davvero il motore dell’economia circolare: i materiali secondari, i polimeri, i metalli, i biomateriali, gli impianti di trattamento, i macchinari specializzati, ma anche le certificazioni ambientali, le schede tecniche e le normative europee ed italiane. Focus su materiali riciclati e tecnologie emergenti Uno degli aspetti più interessanti di questa sezione è il suo focus sui materiali riciclati e sulle tecnologie emergenti. rMIX pubblica regolarmente contenuti che raccontano le proprietà, i limiti, i vantaggi e gli ambiti applicativi di materiali come il PET riciclato, il PLA compostabile, le plastiche rigenerate da RAEE, o le fibre tessili post-consumo, ecc.. Allo stesso tempo, vengono analizzati i processi industriali di separazione, selezione, lavaggio, granulazione, pirolisi e rigenerazione, offrendo una guida preziosa per chi vuole conoscere a fondo il funzionamento della catena del riciclo. Spesso queste informazioni sono arricchite da riferimenti a case study reali, innovazioni brevettate o pratiche adottate da aziende italiane virtuose nel settore. Schede tecniche, normative e aggiornamenti professionali Nella sezione “Informazioni Tecniche” non mancano le schede pratiche e normative, che aiutano professionisti e imprese a orientarsi tra certificazioni ambientali, codici CER, requisiti REACH e CLP, parametri tecnici per l’idoneità dei materiali riciclati a specifici usi. Un ponte tra innovazione e mercato Questa sezione del blog non è solo teoria o divulgazione, ma un ponte tra l’innovazione tecnica e il mercato. Le informazioni fornite sono pensate per creare connessioni tra chi sviluppa soluzioni green e chi le applica nella pratica: dai progettisti agli impiantisti, dai buyer di materie prime seconde ai ricercatori universitari. rMIX crea così un circolo virtuoso tra conoscenza, pratica e scambio commerciale, aiutando l’economia circolare a uscire dalla nicchia e a diventare un ecosistema vivo, accessibile e redditizio. Conclusione: un punto di riferimento per chi lavora nella sostenibilità La sezione “Informazioni Tecniche” di rMIX è molto più di una raccolta di articoli: è uno strumento di lavoro per chi crede in una produzione e un consumo più consapevoli. Qui la tecnica si fa racconto, la complessità si fa comprensibile, e l’innovazione si apre a chiunque desideri fare la propria parte per un futuro sostenibile. Per approfondire i contenuti tecnici sull’economia circolare, visita la sezione dedicata del blog rMIX: 👉 Informazioni Tecniche – rMIX Blog
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Cosa è il BackLink nel settore del riciclo e come si può guadagnareL’attività di BackLink dal portale del riciclo rMIX comporta visibilità e vantaggiOttenere BackLinks dal portale del riciclo rMIX può comportare diversi vantaggi significativi per i clienti interessati all'economia circolare. Innanzitutto, il collegamento al portale rMIX può aumentare la visibilità online del cliente, poiché i motori di ricerca valutano positivamente i links provenienti da fonti autorevoli e rilevanti nel settore. Il cliente potrebbe beneficiare anche dell'accesso a una platea più ampia di utenti interessati alla sostenibilità e al riciclo. Il portale del riciclo rMIX funge da punto di incontro per coloro che desiderano promuovere o trovare offerte/richieste riguardanti prodotti riciclati e servizi legati all'economia circolare. Ottenere un BackLink da rMIX consente al cliente di essere parte di questa comunità online dedicata, aumentando le possibilità di connessioni e collaborazioni nel campo della sostenibilità. Inoltre, i BackLink da rMIX possono migliorare la reputazione del cliente nel contesto dell'economia circolare. Essendo associato a una piattaforma dedicata al riciclo, il cliente può trasmettere un impegno tangibile per la sostenibilità ambientale. Questo può influenzare positivamente la percezione del marchio, sia tra i consumatori che tra gli altri attori del settore. Infine, l'ottenimento di BackLink da rMIX può contribuire a posizionare il cliente come un leader o un esperto nel campo dell'economia circolare. Quando altri utenti vedono il collegamento al portale del riciclo rMIX, possono percepire il cliente come una risorsa affidabile e informata. Questa reputazione di competenza può portare a opportunità di partnership, collaborazioni e visibilità mediatica aggiuntiva. In sintesi, ottenere BackLink dal portale del riciclo rMIX offre al cliente un aumento di visibilità, accesso a una comunità specifica, miglioramento della reputazione nel settore e l'opportunità di posizionarsi come un leader nell'economia circolare. Per finire, ma non meno importante, creare un’attività di BackLink tra rMIX e il cliente permette di poter ricevere, gratuitamente e per tutta la durata dell’attività di backLink, di un abbonamento omaggio a rMIX Base, con il quale potrai inserire le tue offerte/richieste sul portale, avendo visibili i tuoi dati aziendali con i quali avere contatti diretti con tutti i fornitori o con i clienti che visitano la piattaforma, anche se non sono abbonati. Se desideri maggiori informazioni puoi leggere le info qui o contattare la nostra redazione.
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Una delle più Grandi Centrali Solari in Medio OrienteIn Qatar è stata inaugurata una nuova centrale solare da 800 MWpGli emiri del petrolio non sono stati fortunati a sedere sull’oro nero e sul gas, con l’invidia dei paesi che non hanno fonti energetiche sufficienti per la loro indipendenza ma, stando in paesi assolati, alcuni hanno anche intrapreso la strada della produzione dell’energia tramite il fotovoltaico. Infatti, il Qatar ha costruito una tra le maggiori centrali solari del medio oriente, presso Al Kharsaah, 80 Km. da Doha, con l’obbiettivo di servire circa il 10% del fabbisogno di energia elettrica del paese, evitando l’emissione di circa 26 milioni di tonnellate di CO2. La centrale fotovoltaica è stata sviluppata su un terreno di circa 1000 ettari, sui quali sono stati installati circa 2 milioni di pannelli solari bifacciali, che hanno lo scopo di intercettare i raggi del sole sia direttamente che indirettamente, catturando, quindi, anche quelli riflessi dal terreno. La potenza della centrale sarà di 800 MWp e verrà gestita da Siraj 1, che è partecipata al 40% dal Consorzio formato da TotalEnergies (49%) e Marubeni (51%) e al 60% da QatarEnergy Renewable Solutions. Il progetto include anche un accordo di acquisto sull’ energia della durata di 25 anni tra Siraj 1 e l'operatore della rete elettrica Kahramaa. Questo gigantesco progetto, che ha contribuito alla roadmap di sostenibilità del Qatar, è stato realizzato con il contributo fondamentale di TotalEnergies, che sta supportando i paesi produttori nella loro transizione energetica, combinando la produzione di gas naturale e l'energia solare per soddisfare la crescente domanda di elettricità. Il processo di diversificazione delle fonti di energia, portato avanti dai paesi che godono di un vantaggio energetico rilevante, fatto di petrolio e di gas naturale, ne sancisce l’importanza per tutto il pianeta, facendo guardare lontano, oltre le necessità impellenti di energia che sono soddisfatte maggiormente dalle fonti fossili, per creare un futuro di sostenibilità e indipendenza energetica globale.
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Nuova partnership di Snetor con Tecnopol per il mercato ItalianoLa società internazionale di distribuzione delle materie prime plastiche Snetor entra direttamente sul mercato Italiano siglando un accordo con TecnopolSnetor, il gruppo francese attivo nella distribuzione mondiale delle materie plastiche, ha recentemente siglato una partnership con l'azienda Italiana Tecnopol, attiva nella distribuzione, commercio e compounding di polimeri termoplastici, con sede a Torino, specializzata tra gli altri, nel campo medicale, automobilistico, dei mobili e dell'imballaggio. Tecnopol, forte di un fatturato di 60 milioni di euro nel 2019, ha siglato un accordo con Snetor, il quale prevede l'acquisizione fino al 70% delle attività di distribuzione di Tecnopol dando vita al gruppo Tecnopol Snetor. Il restante 30% del capitale resterà nella mani dei precedenti proprietari Tecnopol (Giancarlo Rizzi e Alberto Borio) che continueranno a ricoprire i ruoli di Amministratori Delegati e di management della realtà Italiana per dare continuità e crescita all'azienda. Inoltre, l'accordo prevede di unire le attività di Snetor Iberica e Tecnopol creando una nuova entità distribuiva sul mercato Spagnolo controllata al 60% da Snetor e al 40% da Tecnopol. L'attività di compounding di Tecnopol, tramite Omikron, rimane fuori dall'accordo tra le società ma Tecnopol Snetor si occuperà della distribuzione dei suoi prodotti. Snetor, società con oltre 35 anni di storia e più di un miliardo di euro di fatturato annuo, presente nel continente Americano, Europeo e Africano con 19 sedi proprie, rafforzerà attraverso questa partnership la presenza distributiva in Europa, entrando direttamente sul mercato Italiano, secondo di importanza in Europa.
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Italia leader nel riciclo degli imballaggi: 11,7 milioni di tonnellate di materie vergini risparmiate nel 2023I traguardi del riciclo italiano: risparmio energetico, riduzione delle emissioni di CO₂ e benefici economici che superano i 15 miliardi di eurodi Marco ArezioIl riciclo degli imballaggi in Italia ha raggiunto traguardi significativi nel 2023, con benefici ambientali ed economici di rilievo. Secondo il Rapporto di sostenibilità di Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, il riciclo ha permesso di evitare l'estrazione di 11,7 milioni di tonnellate di materie prime vergini, prevenendo l'emissione di oltre 10 milioni di tonnellate di CO₂ e risparmiando la produzione di 50 terawattora di energia elettrica. Questi risultati si inseriscono in un contesto europeo in cui la gestione dei rifiuti da imballaggio è cruciale. Nel 2021, l'Unione Europea ha generato 188,7 kg di rifiuti da imballaggio per abitante, con un aumento di 10,8 kg rispetto all'anno precedente. Di questi, il 40,3% era costituito da carta e cartone, mentre plastica e vetro rappresentavano circa il 19% ciascuno. In media, ogni cittadino europeo ha prodotto quasi 36 kg di rifiuti in plastica, di cui meno della metà è stata riciclata. In Italia, il tasso di riciclo dei rifiuti, sia speciali che urbani, ha raggiunto il 72%, superando la media europea del 58%. Per quanto riguarda gli imballaggi, nel 2023 si prevede che il 75% del totale immesso al consumo sarà riciclato, superando di dieci punti percentuali l'obiettivo del 65% fissato dall'Unione Europea per il 2025. Il Rapporto di sostenibilità di Conai evidenzia anche i benefici economici del riciclo degli imballaggi. Nel 2023, le attività del consorzio hanno generato un giro d'affari di oltre 3,3 miliardi di euro, che sale a 15,5 miliardi considerando l'intera filiera, inclusi coloro che utilizzano materiali riciclati per nuovi prodotti. Il contributo effettivo al PIL nazionale è stato di 1,9 miliardi di euro, sostenendo complessivamente 23.199 posti di lavoro. Un esempio significativo è rappresentato dal riciclo degli imballaggi in vetro. Nel 2023, in Italia è stato riciclato il 77,4% degli imballaggi in vetro immessi sul mercato, pari a 2.046.000 tonnellate. Questo ha consentito un risparmio di 375.181 tonnellate equivalenti di petrolio e la mancata emissione di 2.406.989 tonnellate di CO₂.Anche il riciclo degli imballaggi ha registrato progressi notevoli. Nel 2023, è stato avviato a riciclo il 70,3% degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato, pari a 59.300 tonnellate, superando in anticipo i target europei.Tuttavia, permangono problematiche significative, soprattutto riguardo alla plastica. Nel 2021, ogni cittadino europeo ha generato in media quasi 36 kg di rifiuti di imballaggio in plastica, di cui meno della metà è stata riciclata. In Italia, il tasso di riciclo degli imballaggi in plastica è stato del 47,6%, superiore alla media europea ma con margini di miglioramento. Per affrontare queste sfide, è fondamentale promuovere una cultura ambientale che coinvolga l'intera società, incentivando pratiche di riutilizzo e migliorando la qualità della raccolta differenziata. Solo attraverso un impegno collettivo sarà possibile consolidare i risultati ottenuti e progredire verso un'economia sempre più circolare e sostenibile.© Riproduzione Vietata
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TOTAL acquisisce i punti di Ricarica Elettrici di Blue Point LondonLa società Inglese Blue Point London, che gestisce una parte dei punti di ricarica dei veicoli elettrici a Londra è stata acquisita da TOTALBlue Point London è stata ceduta alla società francese TOTAL secondo quanto dichiarato la stessa Total nell'ultima informativa del gruppo. Continua così la diversificazione dell'azienda di estrazione e trasformazione di idrocarburi nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità.Total ha firmato l'acquisizione di "Blue Point London" dal Gruppo Bolloré. Con questa transazione, Total acquisisce la gestione e il funzionamento di Source London, la più grande rete di ricarica per veicoli elettrici in tutta la città, che comprende più di 1.600 punti di ricarica su strada. Lanciata nel 2010, l'attuale rete Source London è stata sviluppata in collaborazione con i London Boroughs e attualmente rappresenta più della metà dei punti di ricarica in funzione nella capitale. Le prospettive di crescita di Source London sono supportate dall'ambizione della City di Londra di essere una città a zero emissioni di carbonio entro il 2050, in particolare con l'obiettivo di aumentare di dieci volte il numero di punti di ricarica entro cinque anni. Total si impegna inoltre ad alimentare questa rete di ricarica con energia elettrica garantita al 100% da fonti rinnovabili, che sarà fornita dalla sua controllata Total Gas & Power Limited. Già attiva nell'installazione e gestione di reti di punti di ricarica nella regione metropolitana di Amsterdam (Paesi Bassi) e nella regione di Bruxelles-Capitale (Belgio), questa acquisizione nel Regno Unito rafforza la posizione di Total come attore chiave nella mobilità elettrica in Europa. Il Gruppo prosegue così il suo sviluppo nelle principali città europee, in linea con la sua ambizione di operare più di 150.000 punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2025. "Combinando oggi queste infrastrutture esistenti con il know-how di Total in termini di installazione, funzionamento e gestione delle reti pubbliche di ricarica dei veicoli elettrici, stiamo iniziando una nuova fase, supportando l'espansione della mobilità elettrica a Londra". ha affermato Alexis Vovk, President, Marketing & Services di Total. "In collaborazione con i nostri partner e le autorità locali, saremo in grado di soddisfare sia la forte crescita della domanda di punti di ricarica su strada sia le esigenze di nuove soluzioni di mobilità degli utenti londinesi". Questo trasferimento di attività non avrà alcun impatto per gli attuali utenti del servizio Source London. Questa transazione dovrebbe essere chiusa entro la fine dell'anno. Informazioni su Total nel Regno Unito Total è presente in tutta la catena del valore dell'energia nel Regno Unito. È presente nel Paese da oltre 50 anni e impiega oltre 2.000 persone. A monte, Total è uno dei principali operatori di petrolio e gas del paese, con una produzione azionaria di 189.000 boe / giorno nel 2019. Proviene principalmente da giacimenti offshore operati in tre zone principali: l'area di Alwyn / Dunbar nel Mare del Nord settentrionale, l'Elgin / Aree di Franklin e Culzean nel Mare del Nord centrale e hub Laggan-Tormore nella zona ovest delle Shetland. Total è anche entrata nel mercato delle energie rinnovabili eoliche offshore del Regno Unito, con Erebus al largo della costa del Galles e Seagreen al largo della costa scozzese. A valle, Total è uno dei maggiori fornitori di gas ed elettricità del Regno Unito alle imprese e al settore pubblico. Il Gruppo è inoltre presente nella commercializzazione di prodotti petroliferi tra cui lubrificanti, carburante per aviazione, bitume e fluidi speciali. Info by TOTAL
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Norilsk Nickel Subisce Indirettamente le Sanzioni Occidentali: Una Svolta Strategica Verso la CinaDi fronte alle crescenti difficoltà imposte dalle sanzioni occidentali, il gigante russo del metallo risponde con la delocalizzazione delle attività e l'espansione in nuovi mercati di Marco ArezioNorilsk Nickel, il gigante russo dei metalli, non si è ancora arreso completamente, ma le pressioni delle sanzioni occidentali stanno influenzando notevolmente le sue operazioni, spingendo l'azienda a delocalizzare alcune delle sue attività di produzione del rame in Cina. Vladimir Potanin, CEO e azionista di maggioranza, ha ammesso apertamente in un'intervista con Interfax che questa mossa è una risposta diretta alle difficoltà causate dalle sanzioni, incluse problematiche nei pagamenti, rifiuto delle forniture, e sconti imposti sui loro metalli. Nonostante non sia direttamente colpita da specifiche sanzioni, Nornickel ha visto una riduzione del 20% del suo fatturato dallo scoppio della guerra in Ucraina, un aumento del costo del debito e delle spese per le transazioni finanziarie, aggravate da complicazioni legate alle recenti restrizioni statunitensi. L'azienda riscontra anche problemi nell'acquisizione di attrezzature e pezzi di ricambio e non può più contare su tecnologie e know-how occidentali, cosa che ha portato al rinvio o alla cancellazione di progetti significativi, inclusi quelli ambientali come la riduzione delle emissioni di anidride solforosa nell'Artico. I piani di sviluppo passati, come l'accordo con Techint nel 2012 per un impianto a Norilsk e un progetto con Basf nel 2018 per una fabbrica di batterie in Finlandia, sono stati abbandonati o interrotti. Ora, con le nuove restrizioni che impediscono la vendita dei loro metalli attraverso il London Metal Exchange e il Comex dal 13 aprile, la situazione si è ulteriormente aggravata. In risposta, Norilsk sta intensificando i suoi legami con la Cina, dove si prevede la costruzione di una nuova fonderia di rame per il 2027 e il potenziamento delle infrastrutture portuali e della flotta di rompighiaccio in collaborazione con Rosatom. Potanin sottolinea che la delocalizzazione in Cina permetterà di affrontare più efficacemente i problemi ambientali, di pagamento e di mercato. Inoltre, anticipa ulteriori espansioni nel settore delle batterie in Cina, fornendo nickel, cobalto e litio, puntando su un accesso a tecnologie avanzate che beneficeranno sia la Russia sia i suoi partner a lungo termine.
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