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IL SEGRETO DI CORENNO PLINIO. CAPITOLO 5: L’INIZIO DELL’INDAGINE

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 5: L’Inizio dell’Indagine
Sommario

Racconti. Il Segreto di Corenno Plinio.

Nel quinto capitolo, la quiete di Corenno Plinio è turbata da un’atmosfera di tensione crescente. Lisa e Andrea, sconvolti dalla recente scoperta sulla banchina, percepiscono un cambiamento nel borgo: gli sguardi sfuggenti dei paesani e i sussurri tra le strade acciottolate alimentano il mistero. Quando il maresciallo Colleoni entra in scena, l’indagine prende una svolta decisiva.

Un'antica mappa, un documento scomparso e una vittima senza identità si intrecciano in un enigma che sembra affondare le radici nel passato. Mentre il pericolo si avvicina, un’ombra li osserva nell’ombra, lasciando tracce inquietanti. Lisa e Andrea dovranno decidere se rimanere spettatori o immergersi nella ricerca della verità, rischiando di svelare un segreto sepolto da secoli.

I Capitoli: Il Segreto di Corenno Plinio

- Introduzione

- Capitolo 1: Un Sogno Condiviso

- Capitolo 2: Un Nuovo Inizio

- Capitolo 3: Una Decisione Comune

- Capitolo 4: Il Ritorno Forzato

- Capitolo 5: L’Inizio dell’Indagine

Amore e Coraggio nel Borgo di Corenno Plinio, tra Misteri e Cospirazioni


Giugno 2024

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 5: L’Inizio dell’Indagine


Lo scorcio di alba sul Lago di Como ricordava a Lisa e Andrea le prime ore felici di ogni nuovo giorno a Corenno Plinio, ma quella mattina l’aria sapeva di tensione. Dopo il precipitoso ritorno dalle colline piemontesi e la tragica scoperta di un uomo senza vita sulla banchina, avevano tentato di rimettere ordine nelle proprie sensazioni. Eppure, come emerso la notte precedente grazie a Enrico, il “nemico” – chiunque fosse – sembrava già sulle loro tracce.

All’interno della casa in pietra, dove di solito risuonavano risate e momenti di complicità, regnava un insolito silenzio. Lisa, seduta davanti al tavolo in soggiorno, circondava con le dita fredde una tazza di caffè ormai tiepido. Sulla superficie del tavolo giacevano quaderni, fotocopie e libri di storia locale: tutto ciò che era riuscita a raccogliere, sperando di trovare un indizio che collegasse l’uomo ucciso, la misteriosa mappa e le origini del borgo.

Andrea (poggiando una mano sulla spalla di Lisa): “Hai dormito almeno qualche ora?”

Lisa (scuotendo lievemente il capo): “Non molto. Continua a tornarmi in mente la voce di Enrico, la sua agitazione. Mi chiedo se abbia scoperto qualcosa di ancor più inquietante durante la fuga.”

Le prime luci del giorno filtravano attraverso le persiane verdi, le stesse che in passato avevano accolto dolcemente ogni alba; ora sembravano rivelare un mondo diverso, come se il borgo avesse perso la sua innocenza. Lisa ripensò al capitolo più sereno della loro vita: l’arrivo a Corenno Plinio, il giardino con gli alberi di rose e le passeggiate lungo il lago con cui avevano inaugurato le giornate libere. Anche i racconti che entrambi si erano scambiati sulle rispettive famiglie bergamasche trasudavano calore e affetto, ma quel calore adesso pareva sbiadito dalla presenza di un killer senza volto.

Fu Andrea a proporre di uscire a fare qualche acquisto di prima necessità, sebbene il pensiero di trovarsi in mezzo agli sguardi indagatori dei paesani lo mettesse a disagio. Il piccolo mercato nella piazzetta principale riprendeva vita nonostante le voci sempre più insistenti su quanto fosse accaduto vicino al porto.

Mentre attraversavano i vicoli acciottolati, Lisa notò che i saluti solitamente cordiali erano diventati più freddi, o addirittura inesistenti. Alcuni conoscenti abbassavano lo sguardo, come temendo di farsi coinvolgere in domande. Altri mormoravano parole a mezza voce, assorti in supposizioni.

Alessio, il barista che avevano conosciuto settimane prima, li vide passare e si sporse dal bancone dell’esercizio che dava sulla strada:

“Lisa, Andrea! Va tutto bene? Ho saputo che avete avuto un rientro movimentato.”

Lisa (annuendo, cercando di sorridere): “È vero… un gran trambusto. Per ora stiamo bene, anche se c’è molta confusione.”

Alessio assunse un’aria preoccupata: “Se serve qualcosa, sapete dove trovarmi. Meglio non girare troppo tardi la sera… Non si sa mai.”

Le parole del barista, benché gentili, parevano celare un avvertimento. Il borgo, un tempo rifugio di serenità, ora si era vestito di diffidenza. Mentre svoltavano l’angolo per raggiungere un piccolo banco di frutta e verdura, Andrea strinse la mano di Lisa, consapevole che il timore non fosse soltanto loro.

Tornati a casa con un sacchetto di pesche e qualche ortaggio, decisero di dedicare la giornata a un esame più approfondito di quanto Lisa aveva archiviato nei mesi trascorsi. La pergamena incorniciata sopra il camino – la stessa che menzionava le antiche vicende del borgo, dall’epoca di Plinio il Vecchio alle famiglie che avevano dominato la zona – era un primo punto di partenza. Lisa ne conosceva a memoria il contenuto, ma stavolta la guardava con occhi diversi. La consapevolezza che l’uomo ucciso fosse giunto lì per via di un documento simile rendeva tutto più teso.

Lisa (sfiorando con lo sguardo la pergamena):“Non penso che questa sia la chiave del mistero… È un testo piuttosto generico, ma forse ci sono collegamenti con altri registri d’epoca. Ricordo che, nei miei studi, comparivano riferimenti a mappe disegnate per orientare i commerci sul lago. Sarebbero stati manoscritti del Cinquecento o giù di lì.”

Andrea (sfogliando con cura un vecchio fascicolo): “Potrebbe essere qualcosa nascosto nelle storie della famiglia Visconti, o forse nei rivolgimenti del periodo napoleonico? Hai detto tempo fa che Giuseppe Garibaldi aveva lasciato qualche testimonianza nel borgo.”

Lisa aggrottò la fronte: se ci fosse stata una mappa, avrebbe potuto trattarsi di passaggi segreti, di percorsi militari o di luoghi sotterranei. Non era da escludere che qualcuno bramasse un tesoro o un segreto politico. Per la prima volta, realizzò che i suoi studi e la sua passione per l’arte e la storia locale la ponevano in una posizione delicata.

Nel pomeriggio, mentre il sole baciava i muri in pietra e faceva brillare il lago, giunse un bussare insistente alla porta. Andrea andò ad aprire, aspettandosi di vedere forse un vicino o qualcuno che li cercava per curiosità. Invece, trovò un carabiniere in abiti civili che, con tono deciso, chiese di poter parlare con Lisa.

Carabiniere (con sguardo vigile): “Sono il maresciallo Colleoni, collega del carabiniere che avete incontrato al ritrovamento del cadavere. L’indagine richiede la vostra collaborazione. Ho saputo che qualcuno vi ha contattati. Vorrei che mi raccontaste tutto.”

Lisa (guardando di sbieco Andrea): “Certo, si accomodi. Ma vi ho già detto quello che so… la telefonata, l’ospedale.”

Il maresciallo fece un cenno, entrando con passo fermo nel soggiorno. Si sedette su una sedia di legno, gettando uno sguardo rapido al camino, ai libri sparsi e alla pergamena in cornice. Aveva un viso spigoloso, segnato da rughe sottili, e un modo di fare che tradiva una certa fretta.

Il maresciallo Francesco Colleoni era un uomo forgiato dall’esperienza e dalla disciplina. Nato e cresciuto a Bergamo, aveva sempre nutrito un profondo rispetto per la giustizia, un valore trasmessogli dal padre, anch’egli membro dell’Arma dei Carabinieri.

Sin da giovane, Francesco dimostrò un’acuta capacità di osservazione e un innato senso del dovere, qualità che lo spinsero a intraprendere la carriera militare. Dopo aver frequentato la Scuola Allievi Marescialli, fu assegnato a diverse stazioni in Lombardia, dove affinò il suo intuito investigativo e la sua determinazione nel risolvere i casi più complessi.

Nel corso degli anni, Colleoni si distinse per la sua dedizione e la capacità di gestire situazioni ad alta tensione. La sua esperienza lo portò a operare in unità specializzate nella lotta alla criminalità organizzata e al traffico illecito di beni culturali, ambito in cui sviluppò una conoscenza approfondita della storia e dell’arte italiana. Questo interesse lo rese un esperto nel riconoscere falsificazioni e individuare legami tra il mondo accademico e il mercato nero.

Dopo anni di incarichi nelle grandi città, accettò il trasferimento in una piccola caserma situata sulle sponde del Lago di Como, a pochi chilometri da Corenno Plinio. Apparentemente un incarico tranquillo, ma la realtà si rivelò ben diversa. Il borgo, con la sua storia millenaria e le sue antiche leggende, nascondeva segreti che avrebbero messo alla prova il suo acume investigativo.

Colleoni era un uomo dal carattere riservato, noto per il suo sguardo acuto e la voce ferma, caratteristiche che lo rendevano una figura rispettata e temuta allo stesso tempo. Amava il suo lavoro, ma non era privo di dubbi e tormenti.

La sua lunga carriera lo aveva reso scettico, sempre attento ai dettagli e poco incline a concedere fiducia senza prove concrete.

Tuttavia, dietro quella corazza di rigidità si celava un uomo profondamente umano, con una ferrea volontà di proteggere i cittadini e di scoprire la verità, qualunque essa fosse.

Il suo arrivo nel caso che coinvolgeva Lisa e Andrea non fu casuale. La morte misteriosa sulla banchina, il frammento di mappa e i sussurri su antichi documenti persi nei secoli accesero subito la sua attenzione. Era consapevole che, dietro le apparenze, si celava qualcosa di più grande di una semplice aggressione o di un banale furto. E sapeva che il tempo non era dalla sua parte. Con il taccuino sempre a portata di mano e la mente in costante attività, il maresciallo Colleoni era pronto a seguire ogni pista, determinato a svelare il mistero che aleggiava su Corenno Plinio.

Lisa e Andrea riferirono, in modo conciso, ciò che Enrico aveva raccontato loro all’ospedale: la mappa, il frammento perduto, l’avvertimento sulla presenza di un nemico. Il maresciallo li ascoltò, prendendo appunti su un taccuino di pelle. Poi li squadrò con uno sguardo che oscillava tra scetticismo e preoccupazione.

Maresciallo Colleoni: “La vittima non è ancora stata identificata, ma ci sono segnali che fosse un ricercatore indipendente, uno di quei cacciatori di documenti antichi. Nessun segno di rapina o aggressione comune. È come se qualcuno volesse impedire che rivelasse qualcosa…”

In quell’istante, un rumore provenne dal giardino dietro casa: un fruscio tra i cespugli, forse un passo leggero. Il maresciallo reagì prontamente, alzandosi e avviandosi verso la porta finestra che conduceva all’esterno. Anche Andrea lo seguì, mentre Lisa rimase con il fiato sospeso. Ma fuori, nessuno. Solo un vaso rovesciato, con i gerani sparsi sul terreno.

Andrea (abbassando la voce): “Potrebbe essere un gatto o un animale selvatico… E se invece fosse qualcuno che ci spia?”

Il maresciallo si guardò attorno, il viso impassibile: “Qualsiasi cosa fosse, è sparita. Tenete gli occhi aperti. Intanto, se Enrico ricompare, avvertite subito la caserma. E voi, signora Lisa, non fate mosse avventate. Pare che qualcuno abbia bisogno dei vostri studi, ma potrebbe mettervi in pericolo.”

Dopo che Colleoni se ne fu andato, Lisa si sentì invasa da un desiderio di chiarire la faccenda una volta per tutte. Avvertiva la presenza di ombre più grandi di quanto avesse mai immaginato. Non era solo una questione di curiosità accademica; si trattava di trovare giustizia per l’uomo ucciso e, soprattutto, di preservare la pace di Corenno Plinio.

Lisa (con uno sguardo deciso): “Dobbiamo assolutamente rintracciare Enrico. Forse scopriremo da lui più dettagli sulla mappa prima che lo faccia qualcun altro.”

Andrea (preoccupato): “Il maresciallo ci ha messo in guardia. Se Enrico ha ragione, potremmo essere osservati.”

Lisa: “Lo so, ma restare qui ad aspettare non è un’opzione. Ho contatti tra studiosi locali di storia dell’arte e archivisti. Magari qualcuno ricorda di un ragazzo che cercava mappe antiche. Potremmo scoprire chi fosse K.L., lo pseudonimo dell’uomo morto.”

Non erano nuovi a decisioni coraggiose. Anche quando si erano trasferiti sul lago, avevano affrontato sfide e incertezze. Questa volta, però, la posta in gioco superava di gran lunga le tipiche difficoltà quotidiane.

La sera giunse vestita di sfumature porpora e oro, riflesse sull’acqua calma. Lisa e Andrea, spinti da un’inquietudine incontenibile, decisero di uscire di nuovo, percorrendo la passeggiata che costeggiava il lago. A quell’ora, le barche dei pescatori riposavano tranquille, e soltanto qualche rara figura si aggirava tra i moli in penombra. Più indietro, le scalinate in pietra salivano e scendevano tra le case scure, come se nascondessero segreti millenari.

Al limitare della riva, notarono una giovane donna, Rosalinda, che conoscevano appena di vista: era solita aiutare il nonno a scaricare il pesce nelle prime ore dell’alba. Incuriositi dalla sua presenza in quell’ora insolita, si avvicinarono.

Andrea (cordiale):“Ciao Rosalinda, tutto bene? Ti vediamo qui da sola…”

Rosalinda (rabbrividendo un po’, con lo sguardo basso): “Non riuscivo a restare in casa, troppi pensieri. Ho saputo che hanno trovato quel poveretto senza vita proprio qui. Il lago è lo stesso, ma sembra un altro posto, ora.”

Lisa colse lo sguardo impaurito della ragazza. Capì che non era l’unica a sentirsi turbata da questi eventi. Dopo un breve scambio di parole, Rosalinda si congedò, allontanandosi con passi rapidi. Quando svanì tra i vicoli, Lisa avvertì un rumore d’acqua mosso da un remo, o da un piccolo motore in lontananza. Ma non c’era alcuna barca visibile a quell’ora. Si guardò alle spalle, certa di aver intravisto un’ombra, e notò appena un guizzo di movimento dietro un muro.

Lisa (a bassa voce, avvicinandosi a Andrea):“Siamo seguiti, ne sono sicura.”

Andrea (stringendole il braccio): “Torniamo a casa. Meglio stare al sicuro, almeno per stasera.”

Rincasati, trovarono un biglietto infilato sotto la porta. Era un foglio sgualcito, con poche parole scritte a penna: “Non fidatevi di nessuno. Chi cercava quella mappa ha lasciato tracce anche fuori dal paese. Enrico è tornato. Prima che lo trovi il nemico, salvatelo.”

Lisa lo lesse a mezza voce, scambiandosi con Andrea uno sguardo colmo di apprensione. Chi aveva consegnato quel messaggio? E che cosa significava che Enrico era “tornato”? Lui non aveva un’abitazione fissa a Corenno Plinio, non risultava residente. Eppure, forse si nascondeva in qualche angolo remoto del borgo, braccato da qualcuno ben più pericoloso.

Andrea (stringendo la mascella):“Se è davvero qui, dobbiamo trovarlo. E capire che segreti custodiva la vittima su Corenno Plinio.”

Lisa (osservando il foglio con mani tremanti): “Questa grafia non mi è nuova, ma non so ricondurla a una persona specifica. Di sicuro, qualcuno ci sta aiutando nell’ombra.”

La notte si preannunciava lunga e carica di tensione. Il loro piccolo nido d’amore, da sempre rifugio di serenità e progetti condivisi, si era trasformato in un luogo di domande irrisolte e paure crescenti.

Prima di coricarsi, Lisa sistemò alla meglio i documenti e accarezzò la vecchia pergamena affissa al camino. Le tornò alla mente il primo giorno in cui l’aveva vista esposta in un mercatino a Menaggio, e di come l’avesse acquistata con l’idea di dare un tocco di storia alla casa. Chi avrebbe detto che proprio la storia, con le sue verità celate, sarebbe diventata il centro di un pericolo così concreto?

Andrea (raccogliendo il biglietto da terra): “Domani all’alba contatterò i miei colleghi a Bellano. Voglio capire se Enrico si è presentato di nuovo in ospedale o se qualcun altro lo ha visto.”

Lisa (annuisce, con lo sguardo volto alla finestra da cui si intravedeva il lago buio): “E io proverò a contattare qualche archivista con cui ho collaborato. Voglio scoprire se esiste davvero questa mappa cinquecentesca, o se magari è solo un falso mito.”

Si ritirarono in camera, consapevoli che le ore di riposo sarebbero state poche e agitate. Sullo sfondo, il lago taceva, immobile come uno specchio nero. Avvolti in un abbraccio, si dissero senza parlare che l’unico modo per proteggere la loro vita era affrontare la verità nascosta tra le pietre di Corenno Plinio.

In un borgo che avevano scelto per la sua magia e per il suo fascino pacifico, ora aleggiava un’ombra pronta a divorare la tranquillità. Il mistero della mappa, i frammenti di informazioni che parlavano di segreti sepolti nei secoli, il pericolo incombente su Enrico e sui due protagonisti erano le tessere di un mosaico incompiuto. Lisa e Andrea, uniti come mai prima d’ora, si preparavano ad affrontare qualunque rivelazione emergesse nelle ore e nei giorni successivi.

Con la consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima, la notte scese su Corenno Plinio, portando con sé un silenzio irreale, quasi fosse la quiete che precede un’imminente tempesta. E nel cuore di Lisa e Andrea, un miscuglio di paura e determinazione risuonava come un battito d’ali, in attesa del prossimo evento che avrebbe scosso dalle fondamenta la loro esistenza…

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