rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Italiano rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Inglese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Francese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Spagnolo

IL SEGRETO DI CORENNO PLINIO. CAPITOLO 4: IL RITORNO FORZATO

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 4: Il Ritorno Forzato
Sommario

Racconti. Il Segreto di Corenno Plinio.

Lisa e Andrea si godono qualche giorno di pace in un rustico immerso nelle colline piemontesi, ma una serie di telefonate anonime interrompe bruscamente la loro quiete. Una voce sconosciuta, carica d’ansia, li implora di tornare immediatamente nel loro borgo natale, Corenno Plinio. Il viaggio di rientro si carica di tensione, e al loro arrivo trovano un paese immerso in un’atmosfera cupa e silenziosa. Un misterioso ritrovamento sconvolge la comunità e le telefonate ricevute sembrano legate a qualcosa di oscuro. Ma chi ha cercato disperatamente Lisa? E soprattutto, quale segreto si cela tra le pietre secolari del borgo? Un enigma inquietante prende forma, e ciò che sembrava un semplice avvertimento potrebbe rivelarsi l’inizio di qualcosa di molto più pericoloso.

I Capitoli: Il Segreto di Corenno Plinio

- Introduzione

- Capitolo 1: Un Sogno Condiviso

- Capitolo 2: Un Nuovo Inizio

- Capitolo 3: Una Decisione Comune

- Capitolo 4: Il Ritorno Forzato

- Capitolo 5: L’Inizio dell’Indagine

Amore e Coraggio nel Borgo di Corenno Plinio, tra Misteri e Cospirazioni


Giugno 2024

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.


Racconti. Il Segreto di Corenno Plinio. Capitolo 4: Il Ritorno Forzato

La luce del tardo pomeriggio calava come un sipario dorato sui vigneti piemontesi. Da un paio di giorni, Lisa e Andrea avevano affittato un rustico in pietra arroccato fra le colline, deciso rifugio di pace per ricaricare le energie dopo mesi intensi di lavoro. Il portico, avvolto da tralci di vite e rampicanti, offriva una vista strepitosa sulla valle punteggiata di casolari, mentre all’interno, l’arredo semplice ma caloroso – tavoli in legno massiccio, vecchie credenze e ceste di vimini – cullava i sensi con un fascino rurale d’altri tempi.

Eppure, proprio nel momento di massimo relax, qualcosa aveva iniziato a incrinare quell’atmosfera sospesa. Tutto era cominciato con una prima telefonata anonima, quando Lisa, comodamente seduta su una sedia a dondolo nel portico, era stata distratta dal suo cellulare:

Lisa (premendo accanto all’orecchio): “Pronto?”

(Silenzio. Solo un fruscio lontano, come di vento dentro un cavo.)

Dall’altra parte, nessun saluto, nessun cenno riconoscibile. Un respiro soffocato, forse, poi la comunicazione era caduta. Lisa aveva pensato a un errore di linea. Ma il ripetersi di quegli squilli disturbava la tranquillità come un insetto fastidioso.

Quella sera, mentre Andrea si affaccendava in cucina a preparare una zuppa di verdure, ecco la seconda telefonata:

Lisa: “Sì?”

Voce sconosciuta (ansimando piano): “Signora Lisa… devo avvertirla… Torni a casa. Subito.”

Lisa (sobbalzando): “Chi parla? Che sta succedendo?”

Silenzio, poi un debole mormorio che pareva un gemito, quindi la linea si chiuse di nuovo.

Lisa sgranò gli occhi, trafitta da una sensazione di pericolo. Andrea le si avvicinò asciugandosi le mani sul grembiule da cucina. Con dolcezza, le chiese chi fosse, ma anche lei non ne aveva la minima idea. E proprio quando la nottata sembrava doversi chiudere in un abbraccio rassicurante fra le coperte, la terza chiamata, nel cuore del buio, infranse ogni residuo di pace:

Voce sconosciuta (in un sussurro agitato): “Tornate… non c’è tempo… vi prego…”

Il cuore di Lisa prese a battere forsennato. Quella voce scomposta, impastata di paura, aveva la stessa urgenza di chi cerca disperatamente di salvare qualcuno dalla catastrofe. Andrea accese la lampada sul comodino, gli occhi colmi di preoccupazione. Era chiaro che, chiunque fosse il mittente di quei messaggi ansiosi, intendeva avvisarli di un pericolo imminente nel loro borgo d’origine.

All’alba, con un cielo ancora velato di foschia grigiastra, decisero di interrompere la vacanza. Raccolsero in fretta gli abiti rimasti sui lettini di ferro battuto, le tazze sparse sui ripiani della cucina e i libri che Lisa aveva portato per rilassarsi. Un rapido saluto al proprietario, un uomo smilzo e cordiale dal viso cotto dal sole, e via in auto.

La strada di rientro era un susseguirsi di curve tra i pendii, resa ancor più cupa da un vento sottile che piegava i filari di cipressi. Lisa, rimasta quasi sempre in silenzio, rivedeva nella mente quegli squilli inquietanti; si domandava chi o che cosa si trovasse in pericolo a casa loro. Andrea, concentrato sulla guida, manteneva le labbra serrate, ma ogni tanto lanciava uno sguardo di apprensione verso di lei.

Quando finalmente si avvicinarono al loro borgo di Corenno Plinio, un villaggio antico di poche centinaia di anime disteso sul lago, il panorama li accolse con un’atmosfera diversa dal solito. Non c’erano i soliti panni stesi alle finestre, né i cani che abbaiavano allegri nei cortili. Le vecchie case di pietra, con le persiane color pastello, sembravano immerse in un silenzio irreale. L’acqua del lago, normalmente quieta e lucente, era increspata da un vento inatteso, quasi volesse ribellarsi a qualcosa di ignoto.

Proseguendo a piedi, notarono un capannello di persone radunate nei pressi della piccola banchina dove attraccavano le barche dei pescatori. Una lunga striscia di nastro bianco e rosso transennava un’area, mentre due Carabinieri cercavano di contenere i curiosi. Le espressioni sui volti dei paesani erano turbate, alcuni mostravano sgomento o mormoravano sottovoce con i vicini.

Andrea: “Cosa diavolo è successo qui?”

Lisa (con un nodo in gola): “Le telefonate… forse era questo che volevano dirmi. Qualcosa di terribile…”

Si avvicinarono con passo incerto. Un carabiniere alto, con i capelli brizzolati, li riconobbe: Andrea aveva collaborato con lui in passato per alcune emergenze sanitarie. Abbassò appena la voce:

Carabiniere: “Buonasera dottore, mi dispiace se trovate un simile caos. È stato rinvenuto un cadavere qui dietro le barche, sembra un forestiero. Non ha documenti, non lo conosce nessuno. Vi chiediamo di non avvicinarvi: è una scena che va rispettata per le indagini.”

Lisa sentì il sangue gelarsi. Un omicidio – perché di questo parlavano in paese – era un evento sconvolgente nel loro minuscolo borgo, dove tutti si conoscevano, si aiutavano, e le giornate scorrevano scandite dal ritmo delle piccole abitudini. E adesso, qualcuno era morto. Forse era ciò di cui avevano cercato di avvisarla?

Decisero di rientrare a casa. La loro abitazione in pietra era immersa in un cortile interno: ci si arrivava scendendo tre gradini incorniciati da vasi di gerani e ortensie. Sulle pareti, il color grigio del sasso contrastava con le persiane verdi e i rampicanti che salivano fino al tetto. Di solito, quello scorcio riempiva loro il cuore di gioia. Ma quel giorno, ogni dettaglio sembrava tinto di un’ombra minacciosa.

Appena entrati, l’odore di chiuso li colpì come un monito. Il silenzio era quasi palpabile. Lasciarono cadere i bagagli nell’ingresso e si scambiarono uno sguardo: da fuori giungeva ancora un brusio distante, voci confuse, il vociare concitato di chi commentava il delitto.

Lisa: “Non capisco. Perché quelle telefonate erano rivolte a me? Cosa ho a che fare con quest’uomo trovato morto?”

Andrea (cercando di rassicurarla): “Forse cercava aiuto, e sapeva che tu ti interessi di documenti storici, di arte… o magari aveva solo un numero di telefono sbagliato. In ogni caso, è inquietante.”

Quella sera, cenarono velocemente senza sentire davvero i sapori: un piatto di pasta tiepida, poi frutta, consumati in un clima di angoscia muta. Fuori dalla finestra della cucina, il lago si stendeva piatto, scurito da un manto di nubi che nascondevano le stelle. Lisa accese una lampada in soggiorno, dove un’antica pergamena incorniciata campeggiava su una parete, testimone di una passione che da sempre la spingeva a studiare le vicende antiche del borgo. Era un ricordo di tempi più sereni, in cui nulla sembrava minacciare la loro esistenza.

A tarda sera, quando si accingevano a spegnere le luci, il cellulare di Lisa ricominciò a vibrare con insistenza. Stavolta il numero sul display era visibile, uno sconosciuto prefisso locale.

Lisa esitò qualche secondo prima di rispondere, come temendo un’altra telefonata muta o un altro avvertimento disperso tra sibili. Dall’altra parte, si sentì una voce giovane, tremante:

“Pronto… sono… mi chiamo Enrico. State bene? Io… devo parlare con voi. È urgente. Ho tentato di contattarvi più volte, ma… la linea saltava. Ora sono ferito, sto andando al pronto soccorso a Bellano.”

Lisa (spalancando gli occhi): “Hai bisogno di aiuto? Cosa succede? Sei tu che ci hai avvertiti di tornare?”

Enrico (ansimante): “Sì, signora Lisa… È per via dell’uomo che hanno trovato morto. L’ho visto morire. Mi ha chiesto di cercarvi. Ha pronunciato il suo nome…”

Il telefono iniziò a crepitare, come se la connessione fosse precaria. Lisa riuscì a cogliere poche parole concitate: un appuntamento, un frammento di carta, un segreto. Poi la voce di Enrico si spense, lasciando un silenzio ancora più opprimente.

Non ci volle molto a decidere il da farsi: Andrea prese subito le chiavi dell’auto e, in meno di venti minuti, loro due stavano già percorrendo la strada che costeggiava il lago verso Bellano. La carreggiata era illuminata dai riflessi dei lampioni sull’acqua, mentre la brezza notturna increspava i rami degli alberi che si protendevano dal ciglio della strada. Lisa se ne stava rigida sul sedile passeggero, il cellulare stretto fra le mani, come a temere nuove chiamate o che potesse squillare da un momento all’altro.

Arrivati al piccolo ospedale, trovarono Enrico nel corridoio del pronto soccorso, seduto su una panca metallica. Era un ragazzo sui trent’anni, i capelli castani tagliati corti e spettinati, il viso segnato dalla tensione. Una fasciatura artigianale copriva l’avambraccio sinistro, macchiata di sangue ancora fresco.

Andrea (con tono da medico rassicurante): “Lascia che dia un’occhiata alla ferita, Enrico. Ti sei procurato un brutto taglio?”

Enrico (guardandosi attorno con aria preoccupata): “Sì, mi hanno aggredito mentre cercavo di scappare. Ma non è questo il punto. Io… ho trovato l’uomo… era ancora vivo, diceva solo di ‘avvisare Lisa’ e che… che un nemico era sulle sue tracce. Mi ha spinto nella mano un pezzo di carta, un ritaglio di antica mappa, credo. Non l’ho più, l’ho perso nella fuga.”

Lisa si sentì gelare. Quelle parole – “avvisare Lisa” – le rimbombavano nella testa. Ma che motivo aveva un estraneo di fare il suo nome negli ultimi istanti di vita? Enrico continuò a parlare, con lo sguardo febbricitante:

Enrico: “L’ho conosciuto tramite un forum online dove si discuteva di storia locale. Diceva di aver scoperto qualcosa di molto importante, ma di essere in pericolo. Aveva pensato che voi, Lisa e Andrea, poteste aiutarlo a mettere insieme i pezzi. Non so altro, mi dispiace… La notte in cui ci siamo incontrati, ho solo fatto in tempo a sentire le sue ultime parole. Poi sono fuggito. Qualcuno mi ha inseguito, mi ha ferito.”

Fu un racconto che lasciò entrambi senza respiro. Andrea cercò di rimanere lucido, fece portare Enrico in una sala visite per dargli le prime cure e consigliargli ulteriori accertamenti. Ma la mente di Lisa volava già agli avvertimenti telefonici. Adesso, finalmente, avevano un nome e un volto dietro quegli squilli. Ma avevano anche la conferma che un mistero ben più grande – e pericoloso – si celava fra le pietre secolari del borgo.

Quando, ormai a notte fonda, uscirono dall’ospedale, l’aria era fredda e pungente. Le luci dei lampioni proiettavano ombre deformate sul selciato. Mentre risalivano in macchina, Lisa non riusciva a liberarsi da un sensodi colpa e inquietudine:

Lisa: “Perché quell’uomo ha chiamato proprio noi? Che poteva sapere di così cruciale? E chi è questo ‘nemico’ di cui parlava?”

Andrea (battendo le dita sul volante nervosamente): “Non lo so, ma ha già ucciso una volta. E se Enrico dice la verità, è probabile che stia cercando qualcosa di prezioso, un documento, un segreto storico… che forse tu potresti interpretare. Ricordi tutte le tue ricerche sulle vicende antiche di Corenno Plinio?”

Lisa (lo sguardo pieno di angoscia): “Certo… Ma non immaginavo esistesse davvero qualcuno disposto a uccidere per vecchie carte polverose… e soprattutto perché pronunciare il mio nome in punto di morte? Forse quell’uomo sapeva che studio i documenti locali, e sperava che lo aiutassi a fare luce su quello che aveva scoperto.”

La strada verso casa era avvolta da un silenzio rotto solo dal ronfare del motore e dai pensieri tumultuosi che occupavano la mente di entrambi. Passando accanto alle barche ormeggiate, ora immerse nelle ombre, videro i lampeggianti delle forze dell’ordine ancora presenti in lontananza. Un brivido corse lungo la schiena di Lisa, immaginando che da qualche parte, in quelle tenebre, potesse aggirarsi l’assassino.

Giunti di nuovo in casa, l’odore familiare delle mura in pietra non riuscì a scacciare l’ansia. Spensero la luce nell’ingresso e si sedettero nel soggiorno, fianco a fianco, di fronte alla pergamena incorniciata. Quel documento antico, che raccontava la storia del borgo, appariva a Lisa in una luce diversa: possibile che fra le righe di quelle scritte, o in altri manoscritti che lei conosceva, si nascondesse un segreto capace di attirare l’attenzione di gente senza scrupoli?

Eppure, un pensiero si faceva strada: quell’uomo sconosciuto aveva perso la vita, facendo in tempo a lanciare un estremo appello rivolto a lei. Non poteva tirarsi indietro. Se un segreto era rimasto celato per secoli fra le pietre e i documenti, Lisa si sentiva in dovere di scoprirlo. Andrea le prese la mano, cercando di infonderle un po’ di coraggio.

Andrea: “Dobbiamo raccontare tutto ai Carabinieri. La verità potrebbe venire a galla prima, e poi non siamo detective. Non possiamo rischiare da soli.”

Lisa (chinando il capo con un sospiro): “Hai ragione… Ma devo essere sincera: ho paura che i carabinieri da soli non riescano a capire l’importanza dei documenti. Forse serve la mia competenza. Cercherò fra le carte che ho raccolto, nei miei appunti, in biblioteca… voglio capire se c’è qualche riferimento a mappe simili a quella che l’uomo conservava.”

Le parole restarono sospese nell’aria, mentre il ticchettio di un vecchio orologio a pendolo segnava i secondi che li separavano dal nuovo giorno. Sapevano entrambi che, qualunque fosse la verità, avevano già innescato un meccanismo pericoloso: un assassino era in circolazione, qualcuno disposto a tutto pur di difendere o ottenere un enigma che Lisa, forse, aveva inconsapevolmente sfiorato durante i suoi studi.

Non chiusero occhio quell’ultima ora prima dell’alba. Con la stanchezza che premeva sulle palpebre e la tensione che scuoteva i nervi, si abbandonarono l’uno all’altra, stretti in un silenzio carico di domande. Fra le fessure delle persiane filtrarono i primi bagliori mattutini, promettendo un giorno che non avrebbe portato pace, ma nuove prove da affrontare e, forse, nuovi colpi di scena.

Rimaneva la certezza che quelle chiamate anonime, quelle parole soffocate tra un rumore di linea e l’altro, non erano un equivoco: qualcuno, con l’angoscia nella voce, aveva davvero supplicato Lisa di tornare. E adesso sapevano che quel richiamo era un tragico segno d’allarme, un invito a svelare un intrigo di cui ancora ignoravano la portata.

Così si chiuse quella notte inquieta, col cuore gonfio di timori ma anche con un filo di determinazione a non fuggire: d’ora in avanti, la loro vita non sarebbe stata più la stessa. E il borgo di Corenno Plinio, così caro e rassicurante fino a poche ore prima, si era trasformato in un labirinto di verità da scoprire e pericoli nascosti nell’ombra.

© Vietata la Riproduzione

CONDIVIDI

CONTATTACI

Copyright © 2026 - Privacy Policy - Cookie Policy | Tailor made by plastica riciclata da post consumoeWeb

plastica riciclata da post consumo