rNEWS: Nuovi Elastomeri Versalis per Bridgestone: alla Ricerca di una Mobilità più SostenibileNuovi Elastomeri Versalis per Bridgestone: alla Ricerca di una Mobilità più SostenibileLa necessità della Bridgestone di produrre pneumatici che abbiano un connotato di sostenibilità sempre maggiore l’hanno spinta a creare un accordo con Versalis che è leader mondiale della chimica, con piattaforme operative d’avanguardia anche nel settore del riciclo chimico.Versalis, infatti, società chimica di Eni, leader nella produzione e commercializzazione di elastomeri, e Bridgestone EMIA, leader nel campo delle soluzioni avanzate per la mobilità, hanno siglato un accordo di sviluppo congiunto per attività di ricerca, produzione e fornitura di gomma sintetica con proprietà avanzate. L’accordo si basa su un modello di Open Innovation, ovvero di attività complementare fra le divisioni di Ricerca e Sviluppo delle due aziende che si concentrerà sullo sviluppo di tecnologie e nuovi gradi di elastomeri, tra cui gomma SBR - Styrene Butadiene Rubber, per la produzione di pneumatici ad alte prestazioni. Versalis farà leva sulle competenze dei centri di ricerca di Ravenna e Ferrara, mentre Bridgestone coinvolgerà il proprio Centro Tecnico Europeo vicino Roma. Gli elastomeri prodotti da Versalis trovano applicazione nel segmento di mercato premium, distinguendosi per proprietà che garantiscono alte prestazioni degli pneumatici in termini di maneggevolezza di guida sul fondo asciutto e di aderenza sul bagnato. Si distinguono, inoltre, per essere meno soggetti all’abrasione, il che ne garantisce una maggiore durabilità, con il risultato di un prodotto più sostenibile in grado di ridurre il consumo di materie prime nel lungo termine. «Con questo accordo uniamo le nostre conoscenze tecnologiche a quelle di Bridgestone, leader mondiale del settore, per accelerare lo sviluppo di gradi e applicazioni negli pneumatici al fine di migliorarne le prestazioni, a partire dalla materia prima - ha commentato Adriano Alfani, Amministratore Delegato di Versalis (Eni) - Aver avviato un percorso sinergico con un partner di eccellenza della filiera porterà a una nuova spinta innovativa nel settore e al consolidamento di una collaborazione tecnica e commerciale di alto valore». «In Bridgestone sappiamo bene che le rivoluzioni innovative e la mobilità sostenibile non sono realizzabili senza un processo di collaborazione - ha dichiarato Emilio Tiberio, Direttore Tecnico e Operativo di Bridgestone EMIA - Siamo felici di consolidare la nostra partnership con Versalis e abbiamo la certezza che la tecnologia che sapremo creare insieme farà la differenza per le nostre produzioni future». Info: ENI
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Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'IndustriaL'interesse per l'economia circolare non è più espresso solo nei sogni o nelle buone intenzioni degli ambientalisti o dei cittadini comuni, ma è ormai diventata un'esigenza industriale da perseguire per dare una risposta alle richieste del mercato La stringente europea normativa sulle emissioni inquinanti e l'esigenza di produrre in modo sostenibile hanno fatto crescere, nel mondo del lavoro, la richiesta per nuove figure professionali specializzate. Come riporta la Repubblica in questo articolo il mondo del lavoro è in fermento per queste trasformazioni importanti.Green e sostenibilità hanno numeri sempre più grandi: oltre 3 milioni di occupati. E ora si formano Expert in Circular Economy per l’industria Sostenibilità, economia circolare, green. Non sono più tendenze o mode, ma nuovi paradigmi economici e sociali. Sulla loro crescita, che sarà spinta ancora di più dai grandi investimenti comunitari, si andranno a modellare diversi aspetti della società, a cominciare dalla formazione. Intanto i numeri, del rapporto della Fondazione Symbola: gli italiani che lavorano nel green sono 3,1 milioni, 432mila imprese che negli ultimi 5 anni hanno investito sull’economia verde, crescita di occupazione green del 3,4% dal 2017 al 2018. Secondo i numeri contenuti in un’indagine di LinkedIn, l'Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell'ambito dei 'green job', con Milano al 7° posto a livello mondiale per la concentrazione di professionisti della sostenibilità. L'Europa ha registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità durante l'ultimo anno, con una crescita del 7,5%, maggiore rispetto alla media globale. Anche la domanda di lavori legati alla sostenibilità è cresciuta del 49% dei posti di lavoro disponibili su LinkedIn per ruoli legati alla sostenibilità in Europa. Per quanto riguarda il lavoro nell’economia circolare, l’Italia è seconda solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7% (fonte: Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network). In uno scenario del genere, il mondo della formazione si sta ponendo il tema della creazione di figure professionali che siano coerenti con l’andamento del mercato. Soprattutto nell’applicazione dei concetti dell’economia circolare al mondo dell’industria. Da questa impostazione è nato il primo corso di formazione tecnica superiore per esperti di economia circolare per l’industria, promosso da ART-ER ( la Società Consortile dell'Emilia-Romagna, con l’obiettivo di favorire la crescita sostenibile della regione) nell’ambito del progetto europeo IFTS Circular Society. Il mondo della formazione professionale è sempre più orientato alla sostenibilità ma la particolarità di questo corso, unico in Italia, è la creazione di una nuova figura professionale, quella del Tecnico per la Sostenibilità e l’Economia Circolare dei Processi Industriali con tanto di rilascio di Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore. Una figura sempre più richiesta dal mondo del lavoro.
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Una delle più Grandi Centrali Solari in Medio OrienteIn Qatar è stata inaugurata una nuova centrale solare da 800 MWpGli emiri del petrolio non sono stati fortunati a sedere sull’oro nero e sul gas, con l’invidia dei paesi che non hanno fonti energetiche sufficienti per la loro indipendenza ma, stando in paesi assolati, alcuni hanno anche intrapreso la strada della produzione dell’energia tramite il fotovoltaico. Infatti, il Qatar ha costruito una tra le maggiori centrali solari del medio oriente, presso Al Kharsaah, 80 Km. da Doha, con l’obbiettivo di servire circa il 10% del fabbisogno di energia elettrica del paese, evitando l’emissione di circa 26 milioni di tonnellate di CO2. La centrale fotovoltaica è stata sviluppata su un terreno di circa 1000 ettari, sui quali sono stati installati circa 2 milioni di pannelli solari bifacciali, che hanno lo scopo di intercettare i raggi del sole sia direttamente che indirettamente, catturando, quindi, anche quelli riflessi dal terreno. La potenza della centrale sarà di 800 MWp e verrà gestita da Siraj 1, che è partecipata al 40% dal Consorzio formato da TotalEnergies (49%) e Marubeni (51%) e al 60% da QatarEnergy Renewable Solutions. Il progetto include anche un accordo di acquisto sull’ energia della durata di 25 anni tra Siraj 1 e l'operatore della rete elettrica Kahramaa. Questo gigantesco progetto, che ha contribuito alla roadmap di sostenibilità del Qatar, è stato realizzato con il contributo fondamentale di TotalEnergies, che sta supportando i paesi produttori nella loro transizione energetica, combinando la produzione di gas naturale e l'energia solare per soddisfare la crescente domanda di elettricità. Il processo di diversificazione delle fonti di energia, portato avanti dai paesi che godono di un vantaggio energetico rilevante, fatto di petrolio e di gas naturale, ne sancisce l’importanza per tutto il pianeta, facendo guardare lontano, oltre le necessità impellenti di energia che sono soddisfatte maggiormente dalle fonti fossili, per creare un futuro di sostenibilità e indipendenza energetica globale.
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RadiciGroup cede il settore chimica e polimeri a Lone Star: strategia di rilancio o rivoluzione per l’industria sostenibile?La storica azienda italiana vende le divisioni chimica e polimeri al fondo americano Lone Star: un’operazione che potrebbe trasformare il mercato dei materiali avanzati, del riciclo e della chimica sostenibile di Marco ArezioRadiciGroup, azienda leader nella produzione di polimeri e materiali ad alte prestazioni, ha ufficialmente ceduto i suoi segmenti di chimica e polimeri al fondo di investimento americano Lone Star. L’operazione coinvolge circa 1.300 dipendenti, segnando un'importante trasformazione nel settore industriale italiano. Questo passaggio potrebbe avere implicazioni rilevanti non solo per l’azienda, ma anche per l’intero comparto della chimica sostenibile e del riciclo dei materiali plastici. Cosa significa questa cessione per RadiciGroup RadiciGroup è una delle realtà più importanti nel settore dei tecnopolimeri e delle fibre sintetiche, con un forte impegno verso la sostenibilità e l'economia circolare. La cessione delle divisioni chimica e polimeri a Lone Star rappresenta una scelta strategica che potrebbe consentire al gruppo di concentrarsi su segmenti ad alto valore aggiunto come: - Materiali innovativi per l’industria automobilistica e aerospaziale - Tecnologie di riciclo avanzato per la plastica e i tessuti - Soluzioni per la transizione ecologica, come biopolimeri e materiali compostabili Questa mossa si inserisce in un contesto più ampio di riorganizzazione aziendale che potrebbe portare RadiciGroup a investire ulteriormente nel settore dell’economia circolare e nella sostenibilità dei materiali. Chi è Lone Star e quali sono i suoi obiettivi Lone Star Funds è un fondo di investimento privato con sede negli Stati Uniti, specializzato in acquisizioni di aziende industriali con alto potenziale di crescita. L’interesse per i segmenti chimica e polimeri di RadiciGroup potrebbe indicare una strategia di espansione nel mercato europeo dei materiali plastici e dei polimeri tecnici. Alcuni possibili sviluppi dopo l'acquisizione includono: - Maggiori investimenti in tecnologia e ricerca per migliorare la competitività dei prodotti - Espansione verso nuovi mercati globali, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia - Possibili sinergie con altre aziende del portafoglio Lone Star, per creare un gruppo chimico integrato Le implicazioni per il settore della chimica e dell’economia circolare La cessione avviene in un periodo di grande trasformazione per l’industria chimica, spinta dalle normative europee sulla sostenibilità e la riduzione delle emissioni di CO₂. Il trasferimento delle attività chimiche di RadiciGroup a un fondo americano potrebbe generare effetti significativi, tra cui: - Nuovi scenari per il riciclo dei polimeri: con un nuovo proprietario, i segmenti chimici di Radici potrebbero ricevere finanziamenti per sviluppare nuove soluzioni di riciclo chimico e meccanico. - Competizione globale più intensa: aziende europee dovranno affrontare un nuovo competitor con capitali statunitensi, potenzialmente in grado di investire rapidamente in innovazione e crescita. - Possibili acquisizioni e fusioni nel settore: questa operazione potrebbe spingere altre aziende europee a riorganizzarsi per restare competitive. Conclusioni L’acquisizione dei segmenti chimica e polimeri di RadiciGroup da parte di Lone Star è un evento di grande rilievo per l’industria italiana ed europea. Mentre RadiciGroup si concentra su nuovi settori ad alto valore aggiunto, Lone Star potrebbe spingere l’espansione dei materiali polimerici verso nuove frontiere. L’evoluzione di questa operazione avrà un impatto diretto su fornitori, clienti e sul mercato globale dei polimeri. Per gli operatori dell’economia circolare, resta da vedere se questa acquisizione porterà a un maggiore impegno nella sostenibilità o se ci sarà una focalizzazione sulle logiche di mercato tradizionali.© Riproduzione Vietata
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Snetor Acquisisce il 100% di Gazechim FranciaLa comunicazione a firma del CEO del gruppo Snetor. Emmanuel Aubourg, che rende noto al mercato la doppia acquisizione di società operanti nel campo dei polimeri in EuropaSiamo lieti di confermare, in qualità di partner privilegiato, l'acquisizione da parte del Gruppo Snetor di Gazechim Plastics il 27 luglio 2020. Questa operazione arriva ad appena una settimana dall'acquisizione del 70% di Tecnopol Spa in Italia e Spagna da parte del Gruppo Snetor. Valori condivisi e una visione comune Il Gruppo Snetor e Gazechim Plastics sono due aziende a conduzione familiare con la stessa cultura aziendale e valori condivisi in cui la dimensione umana e le relazioni basate sulla fiducia sono al centro delle decisioni e delle organizzazioni. Fortemente legati agli stretti legami con i nostri partner, condividiamo anche le stesse ambizioni: creare valore per i nostri clienti e fornitori e diventare un attore chiave nella distribuzione di materie plastiche in Europa. Da questa operazione nasce un gruppo che rappresenterà oggi un perimetro di aziende che impiegano quasi 300 dipendenti per un fatturato consolidato di 1,2 miliardi di euro, presenti in Europa, Africa, Stati Uniti e America Latina. Ad oggi, Gazechim Plastics opera nel continente europeo attraverso 7 filiali che coprono le seguenti zone: Francia, Italia, Regno Unito, Benelux, Iberica, Romania e Norden. Un attore chiave in Europa Con queste 2 operazioni, Snetor diventa un player paneuropeo in grado di offrire una soluzione globale a tutti i suoi partner attraverso diversi canali di distribuzione a seconda del Paese e di perseguire la sua strategia di prossimità e impegno nei confronti dei propri clienti e fornitori ovunque si trovino. Orgogliosi e attenti ai rapporti duraturi che intratteniamo con voi, i nostri team continueranno a collaborare con voi sui progetti dei nostri clienti, con la stessa professionalità e livello di rigore e qualità del servizio.
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TOTAL acquisisce i punti di Ricarica Elettrici di Blue Point LondonLa società Inglese Blue Point London, che gestisce una parte dei punti di ricarica dei veicoli elettrici a Londra è stata acquisita da TOTALBlue Point London è stata ceduta alla società francese TOTAL secondo quanto dichiarato la stessa Total nell'ultima informativa del gruppo. Continua così la diversificazione dell'azienda di estrazione e trasformazione di idrocarburi nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità.Total ha firmato l'acquisizione di "Blue Point London" dal Gruppo Bolloré. Con questa transazione, Total acquisisce la gestione e il funzionamento di Source London, la più grande rete di ricarica per veicoli elettrici in tutta la città, che comprende più di 1.600 punti di ricarica su strada. Lanciata nel 2010, l'attuale rete Source London è stata sviluppata in collaborazione con i London Boroughs e attualmente rappresenta più della metà dei punti di ricarica in funzione nella capitale. Le prospettive di crescita di Source London sono supportate dall'ambizione della City di Londra di essere una città a zero emissioni di carbonio entro il 2050, in particolare con l'obiettivo di aumentare di dieci volte il numero di punti di ricarica entro cinque anni. Total si impegna inoltre ad alimentare questa rete di ricarica con energia elettrica garantita al 100% da fonti rinnovabili, che sarà fornita dalla sua controllata Total Gas & Power Limited. Già attiva nell'installazione e gestione di reti di punti di ricarica nella regione metropolitana di Amsterdam (Paesi Bassi) e nella regione di Bruxelles-Capitale (Belgio), questa acquisizione nel Regno Unito rafforza la posizione di Total come attore chiave nella mobilità elettrica in Europa. Il Gruppo prosegue così il suo sviluppo nelle principali città europee, in linea con la sua ambizione di operare più di 150.000 punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2025. "Combinando oggi queste infrastrutture esistenti con il know-how di Total in termini di installazione, funzionamento e gestione delle reti pubbliche di ricarica dei veicoli elettrici, stiamo iniziando una nuova fase, supportando l'espansione della mobilità elettrica a Londra". ha affermato Alexis Vovk, President, Marketing & Services di Total. "In collaborazione con i nostri partner e le autorità locali, saremo in grado di soddisfare sia la forte crescita della domanda di punti di ricarica su strada sia le esigenze di nuove soluzioni di mobilità degli utenti londinesi". Questo trasferimento di attività non avrà alcun impatto per gli attuali utenti del servizio Source London. Questa transazione dovrebbe essere chiusa entro la fine dell'anno. Informazioni su Total nel Regno Unito Total è presente in tutta la catena del valore dell'energia nel Regno Unito. È presente nel Paese da oltre 50 anni e impiega oltre 2.000 persone. A monte, Total è uno dei principali operatori di petrolio e gas del paese, con una produzione azionaria di 189.000 boe / giorno nel 2019. Proviene principalmente da giacimenti offshore operati in tre zone principali: l'area di Alwyn / Dunbar nel Mare del Nord settentrionale, l'Elgin / Aree di Franklin e Culzean nel Mare del Nord centrale e hub Laggan-Tormore nella zona ovest delle Shetland. Total è anche entrata nel mercato delle energie rinnovabili eoliche offshore del Regno Unito, con Erebus al largo della costa del Galles e Seagreen al largo della costa scozzese. A valle, Total è uno dei maggiori fornitori di gas ed elettricità del Regno Unito alle imprese e al settore pubblico. Il Gruppo è inoltre presente nella commercializzazione di prodotti petroliferi tra cui lubrificanti, carburante per aviazione, bitume e fluidi speciali. Info by TOTAL
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rNEWS: Lucart si Espande in Gran Bretagna Acquisendo ESP LtdLucart si Espande in Gran Bretagna Acquisendo ESP LtdNel settore del packaging dei prodotti in carta la società Italiana Lucart ha acquisito il controllo della società Inglese ESP un traspformatore di prodotti professionali in carta.Lucart ha acquisito il 100% del capitale sociale di ESP Ltd (Essential Supply Products Ltd.). Si tratta del principale trasformatore indipendente di prodotti professionali per l'igiene della Gran Bretagna. Il Gruppo prosegue così il proprio piano di internazionalizzazione, nonostante le incertezze derivanti dalla Brexit e dalla pandemia.L'investimento contribuirà a rafforzare in maniera decisiva la leadership di Lucart nel mercato europeo dei prodotti per l’igiene Away from Home. Massimo Pasquini, Amministratore Delegato di Lucart, ha così commentato l'importante traguardo: “Questa operazione ha una rilevanza strategica per tutto il Gruppo, in quanto ci permette di consolidare la nostra presenza in Gran Bretagna, che rappresenta, per i prodotti in carta tissue, il secondo mercato più grande d’Europa. La nostra solidità finanziaria e la volontà di perseguire gli obiettivi strategici del Gruppo, unitamente alla consapevolezza che le difficoltà legate al momento storico che stiamo vivendo non debbano farci perdere la visione di lungo periodo - prosegue Pasquini - ci hanno consentito di superare anche le incertezze generate dalla Brexit e dalla pandemia Covid-19. Abbiamo portato a termine un importante ulteriore passo per lo sviluppo futuro di tutto il Gruppo”. Essential Supply Products Ltd Fondata nel 1990, Essential Supply Products Ltd registra oggi un fatturato pari a circa 30 milioni di euro all’anno. La Società, con sede e stabilimento produttivo a Malvern, impiega 85 persone su 5 diverse linee di trasformazione. Gli impianti produttivi si sviluppano su una superficie di 77.000 mq, di cui 15.000 coperti. Per posizione, mercato e tipologia di produzione, questi permetteranno di attivare importanti sinergie con gli altri stabilimenti del Gruppo. Il fondatore Carl Theakston collaborerà in prima persona per favorire il passaggio di consegne. Le sue parole riflettono la consapevolezza di aver trovato in Lucart l'acquirente ideale per il futuro della Società: "Negli anni abbiamo effettuato numerose operazioni per permettere a ESP di continuare a competere ai massimi livelli. Col tempo però mi sono reso conto che lo standard di investimenti necessario a rendere concrete le mie ambizioni per questa azienda necessitava di un investitore che condividesse i valori della famiglia ESP e che avesse la visione e il desiderio di far crescere la società in modo sostenibile e al suo pieno potenziale. Lucart - conclude Theakston - è un gruppo multinazionale a conduzione familiare che opera da 68 anni. La sua storia, visione e impegno verso i modelli di sviluppo sostenibile lo rendono l’investitore ideale perché l’avventura di ESP possa proseguire nel migliore dei modi”.Info da Lucart
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Il Record dei Prezzi delle Materie Prime Minaccia le Linee di Credito e le AziendeIl Record dei Prezzi delle Materie Prime Minaccia le Linee di Credito e le AziendeLa situazione internazionale delle materie prime plastiche che sta portando ad aumenti incredibili dei prezzi, in una continua rincorsa di record a causa di una enorme scarsità di offerta, sta mettendo a dura prova la capacità di approvvigionamento delle imprese.Uno dei motivi determinanti riguardano le linee di credito aziendali, che erano calibrate su un trend finanziario dove le materie prime avevano dei prezzi più contenuti e, che ora, non danno la disponibilità alle aziende di finanziare i propri acquisti di materie prime secondo i nuovi prezzi di mercato. Inoltre, alcuni istituti finanziari stanno lavorando in controtendenza, con l’obbiettivo di ridurre le disponibilità liquide per le aziende nel breve termine per la paura delle conseguenze sulle oscillazioni così violente dei prezzi delle materie prime. Questa tesi è supportata dall’idea che il livello così alto dei prezzi possa deprimere la redditività aziendale e incidere negativamente sui bilanci, considerando che in questo momento i clienti hanno due alternative: fermare la produzione per mancanza di materia prima o produrre realizzando una perdita sui contratti già acquisiti. Ma la domanda che circola insistentemente tra gli operatori del settore è quando si tornerà ad una situazione normale. Una risposta abbastanza condivisa vede il ritorno ad una situazione più tranquilla sui mercati nel momento in cui gli Stati Uniti dovessero riprendere la produzione di materia prima in modo regolare. Una regolarità che è mancata a causa della pandemia, delle tempeste invernali che hanno paralizzato una parte del paese e a causa della crisi della logistica via mare. La tempistica per il ritorno alla normalità rimane tuttavia incerta in attesa che si verifichino alcuni elementi essenziali: • Il miglioramento della situazione Covid negli Stati Uniti che, a seguito della campagna vaccinale massiccia, permetterà un ritorno al lavoro in modo completo. • La stagione delle tempeste dovrà definitivamente passare • Il ritorno di un’equa distribuzione dei containers vuoti in tutto il mondo così da permettere nuovamente la ripresa delle rotte commerciali. Vedi maggiori informazioni sulla finanza e la sostenibilità del business
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Ecopolietilene 2024: +24% nella raccolta rifiuti in PE e oltre 200 aziende consorziateNel 2024 Ecopolietilene ha raccolto 32.488 tonnellate di rifiuti in polietilene, registrando una crescita del 24%. Oltre 200 aziende fanno ora parte del consorzio EPRNel 2024, Ecopolietilene – il consorzio autonomo specializzato nella gestione dei rifiuti derivanti da prodotti in polietilene – ha registrato una crescita significativa, confermandosi come uno degli attori di riferimento nel panorama dell’economia circolare in Italia. Le tonnellate di rifiuti raccolte hanno sfiorato quota 32.500, segnando un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. Questo dato risulta ancora più rilevante se confrontato con l’incremento del 10% dei beni immessi al consumo, che hanno raggiunto le 78.561 tonnellate. Ecopolietilene fa parte del Sistema Ecolight e coinvolge più di 200 imprese, tra produttori, distributori e operatori del recupero. Durante l’anno appena concluso, circa 30 nuove aziende hanno scelto di aderire al consorzio, portando così a 202 il numero complessivo degli associati. L’adesione crescente al sistema consortile evidenzia una maggiore sensibilità industriale nei confronti della corretta gestione del polietilene, risorsa che – se adeguatamente trattata – può rappresentare un’importante opportunità per la transizione ecologica, piuttosto che un rifiuto problematico. Dei materiali immessi al consumo nel 2024, la quota più rilevante – 68.348 tonnellate – era costituita da prodotti a prevalente contenuto in polietilene, facilmente gestibili e riciclabili. Una porzione più contenuta riguardava beni meno recuperabili (6.839 tonnellate) o con una presenza marginale di polietilene (1.095 tonnellate), confermando l’importanza di classificazioni accurate e strumenti di tracciabilità lungo l’intera filiera. Il consorzio ha sottolineato che il 2024 è stato un anno di rafforzamento operativo, grazie anche a progetti sperimentali e all’impiego di impianti certificati. Le performance raggiunte sono state attribuite a una gestione efficiente e trasparente, che ha saputo coniugare crescita e qualità. Nel corso dei quattro anni successivi all’avvio del consorzio, i volumi di raccolta hanno mostrato un’evoluzione significativa: 14.000 tonnellate nel 2021, 30.198 nel 2022, un lieve calo nel 2023 (26.000 tonnellate), fino a toccare il picco del 2024 con 32.488 tonnellate. Per il 2025, Ecopolietilene punta ad ampliare ulteriormente le modalità di raccolta e a migliorare la tracciabilità dei rifiuti, rafforzando la collaborazione tra consorziati ed enti di controllo. L’obiettivo è sviluppare strumenti innovativi e modelli replicabili che permettano di rendere più efficiente il recupero dei polimeri e aumentare la quota di materiali reimmessi nei cicli produttivi. Attraverso una strategia fondata sulla responsabilità estesa del produttore (EPR), il consorzio si propone di trasformare il polietilene post-consumo in una risorsa centrale per un’economia sempre più circolare e sostenibile. La crescita dei numeri, sia in termini di raccolta che di adesioni, sembra confermare che questa visione è condivisa da un numero crescente di imprese consapevoli del valore ambientale e industriale della materia plastica correttamente gestita.© Riproduzione Vietata
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CDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCDP Equity Investe con Eni nella Produzione di Energia Elettrica da Fonti RinnovabiliCassa Depositi e Prestiti, il braccio operativo e finanziario dello stato Italiano, ha deciso di investire nella nuova società chiamata GreenIT con un socio di grande esperienza nel mondo dell’energia come ENI.Il focus della nuova società è produrre energia pulita attraverso il settore eolico e solare per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili, attraverso un investimento di 800 milioni di euro nei prossimi 5 anni, creando un target di capacità installata di 1.000 MW. Secondo le informazioni di Eni, la società con CDP Equity hanno costituito GreenIT, una nuova joint venture per lo sviluppo, la costruzione e la gestione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia. GreenIT, partecipata al 51% da Eni e al 49% da CDP Equity, ha la finalità di produrre energia principalmente da impianti fotovoltaici ed eolici con l’obiettivo di raggiungere una capacità installata al 2025 di circa 1.000 MW, con investimenti cumulati nel quinquennio per oltre € 800 milioni. Le risorse saranno utilizzate su vari filoni di intervento che includono lo sviluppo e la costruzione di impianti greenfield, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Gruppo CDP e della Pubblica Amministrazione, il repowering di impianti a fine vita utile e la costruzione di progetti autorizzati. La costituzione di GreenIT rientra nella strategia volta a supportare la transizione energetica del Paese, aumentando la produzione di energia rinnovabile, in coerenza con gli obiettivi prefissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. L’Amministratore Delegato di CDP Equity e Chief Investment Officer di CDP, Pierpaolo Di Stefano, ha commentato: “La nascita di GreenIT è la realizzazione di un ulteriore progetto previsto dal Piano Industriale di Cassa Depositi e Prestiti per favorire la transizione energetica e contrastare i cambiamenti climatici, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La collaborazione con Eni consentirà di lavorare - in un’ottica di sistema - allo sviluppo di progetti con impatti positivi sui territori per la produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di costruire un modello sempre più orientato alla sostenibilità e supportare il Paese nel conseguire i target definiti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.” Giuseppe Ricci, Direttore Generale di Energy Evolution di Eni, ha dichiarato: “Questa nuova joint venture si inserisce nella strategia di Eni per la transizione energetica e contribuisce all’accelerazione del nostro percorso di trasformazione verso l'energia verde e le rinnovabili. In quest’ottica, grazie alla partnership con Cassa Depositi e Prestiti, il nostro impegno nella decarbonizzazione diventa sempre più concreto: per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è essenziale fare sistema a livello Paese e mettere a fattor comune possibilità di investimento e know how”. Eni e CDP Equity sono parti correlate. Entrambe le società hanno applicato la propria procedura interna in materia. Chi è ENI?Eni è una società energetica presente in 66 paesi nel mondo che impiega circa 32.000 persone. L'azienda opera nell'esplorazione, sviluppo e produzione di petrolio e gas, refining&marketing, trading and shipping, chimica, energie rinnovabili e soluzioni innovative nell'economia circolare. La mission di Eni si ispira all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e questi valori si riflettono nel suo modello di business, a sua volta basato su tre pilastri di lungo termine: carbon neutrality, eccellenza operativa e creazione di alleanze per lo sviluppo locale. La decarbonizzazione è parte integrante della strategia e degli obiettivi della società che si pone come leader nella transizione energetica con l’obiettivo di raggiungere Zero emissioni nette al 2050. Chi è CDP Equity?CDP Equity è una holding di partecipazioni del Gruppo Cassa depositi e prestiti, che ha l’obiettivo di investire capitale di rischio in aziende di rilevante interesse nazionale e in società in equilibrio economico, finanziario e patrimoniale, con adeguate prospettive di redditività e di sviluppo, idonee a generare valore per gli investitori. CDP Equity possiede anche partecipazioni di maggioranza e minoranza in alcune SGR specializzate in vari ambiti.
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rNEWS: Gazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'AcquisizioneGazechim Plastics cambia nome in Snetor Uk dopo l'AcquisizioneA seguito dell'acquisizione di Gazechim Plastics da parte del Gruppo Snetor lo scorso luglio, siamo lieti di annunciare il cambio della ragione sociale di GAZECHIM PLASTICS UK che diventa SNETOR UK. Questo nuovo nome aziendale illustra il nostro desiderio di rafforzare la nostra visibilità sul mercato europeo e fa parte del nostro sviluppo strategico. Chiude il cambio di nome avviato con GAZECHIM PLASTICS ROMANIA che è diventato SNETOR EASTERN EUROPE alla fine del 2020. Da gennaio 2021, GAZECHIM PLASTICS BENELUX e GAZECHIM PLASTICS NORDEN si chiamano SNETOR BENELUX e SNETOR NORDEN Emmanuel Aubourg, CEO Snetor Group
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Scarponi da Sci: Le Nuove Frontiere dei Polimeri Plastici e la Sfida della SostenibilitàDai materiali high-tech alle iniziative di riciclo, ecco come l’industria degli scarponi da sci sta cambiandodi Marco Arezio La tecnologia degli scarponi da sci ha compiuto un balzo evolutivo negli ultimi anni. Un tempo dominati da polimeri plastici “tradizionali” come il poliuretano e il polipropilene, oggi i materiali utilizzati per produrre gli scarponi si stanno trasformando, spinti dalla doppia esigenza di aumentare le prestazioni e ridurre l’impatto ambientale. Una delle innovazioni più interessanti è rappresentata dall’uso di Grilamid, un tipo di poliammide che si è imposto soprattutto nel mondo dello scialpinismo per via della sua incredibile leggerezza unita a una sorprendente resistenza meccanica. È un materiale che regge bene alle basse temperature e che consente ai produttori di scarponi di creare prodotti performanti ma meno pesanti, riducendo la fatica dello sciatore. Accanto al Grilamid troviamo anche il Pebax, un elastomero termoplastico usato nei modelli più tecnici, apprezzato per la sua capacità di mantenere flessibilità anche in condizioni di freddo estremo. Queste nuove plastiche high-tech rappresentano un passo in avanti per chi cerca precisione, comfort e controllo, soprattutto in ambito agonistico o freeride. Ma la vera novità, quella che segna un cambio di paradigma, è che questi materiali non vengono più scelti solo per le loro caratteristiche tecniche: oggi la sostenibilità ambientale è entrata ufficialmente nella lista delle priorità. Riciclare gli scarponi: da sogno a realtà concreta Fino a pochi anni fa, pensare al riciclo degli scarponi da sci sembrava un’utopia. Troppi materiali diversi, incollati e fusi tra loro, e poca attenzione alla loro dismissione. Ma qualcosa è cambiato. Alcuni produttori si stanno muovendo in modo concreto per offrire soluzioni più responsabili. Uno degli esempi più emblematici è quello del gruppo Tecnica con il progetto “Recycle Your Boots”, che punta al recupero degli scarponi dismessi attraverso un sistema di raccolta, smontaggio e riutilizzo delle componenti. L’obiettivo non è solo recuperare plastica e metallo, ma anche creare una filiera circolare, in cui ciò che viene dismesso possa rientrare nella produzione di nuovi scarponi o altri articoli sportivi. Un'altra realtà che ha fatto parlare di sé è Phaenom, un brand emergente che ha presentato scarponi realizzati con una significativa percentuale di materiali riciclati. La loro filosofia si basa sulla modularità: ogni parte dello scarpone può essere smontata, riparata, sostituita o riciclata. Non si tratta solo di un esercizio di stile, ma di una vera e propria visione del prodotto come oggetto durevole e rigenerabile. Anche altri grandi nomi del settore stanno esplorando l’uso di plastiche riciclate post-industriali e materiali bio-based, come plastiche derivate da oli vegetali o da amido di mais. Queste alternative sono ancora in fase sperimentale, ma il loro potenziale è notevole. Le sfide della sostenibilità Certo, la strada verso una produzione completamente sostenibile è ancora lunga e disseminata di ostacoli. La complessità costruttiva degli scarponi – composti da scafo esterno, scarpetta interna, ganci metallici, suole e parti in gomma – rende difficile separarli a fine vita per un riciclo efficiente. Inoltre, le bio-plastiche, pur essendo una promettente alternativa ai polimeri fossili, non sono ancora in grado di offrire le stesse prestazioni meccaniche richieste da chi scia in condizioni estreme. La durabilità resta quindi un fattore chiave, anche dal punto di vista ambientale: uno scarpone che dura più a lungo, magari con componenti sostituibili, è anche più sostenibile. Infine, manca ancora una rete diffusa di raccolta e riciclo a livello europeo. Senza un’infrastruttura logistica che accompagni il prodotto dalla vita all’obsolescenza, anche i progetti più virtuosi rischiano di rimanere confinati a esperienze pilota. Un nuovo modo di pensare l’attrezzatura da sci Nonostante le difficoltà, il settore degli scarponi da sci sembra aver imboccato una nuova direzione. Sempre più brand propongono modelli che coniugano alta tecnologia e responsabilità ambientale, mettendo sul mercato scarponi che non solo performano meglio, ma sono anche pensati per essere rigenerati, riciclati o prodotti con meno risorse. Il futuro è nelle mani di una nuova generazione di sciatori e di aziende che credono che l’innovazione non sia solo velocità e controllo, ma anche rispetto per le montagne su cui si scia. E, a ben vedere, è proprio questa la vera sfida: costruire attrezzature che ci portino lontano, senza lasciare impronte pesanti dietro di noi.© Riproduzione Vietata
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In Arabia Saudita il Primo Impianto per i Polimeri Riciclati ISCC+I rifiuti urbani non riciclabili o non separati sono la fonte per produrre polimeri riciclati certificati ISCC+Non esiste solo la strada del riciclo meccanico, quando si tratta di riutilizzare i rifiuti urbani che premono sull’ambiente, ma esistono anche altre soluzioni, a volte alternative e a volte complementari, per migliorare la gestione dello scaro che quotidianamente il mondo produce. In ogni ciclo di trattamento meccanico dei rifiuti si creano degli scarti che non possono essere riciclati, scarti che contengono ancora polimeri sotto forma di associazioni complesse tra di loro. Inoltre, purtroppo, molte aree del mondo, non si occupano di differenziare i rifiuti, quindi esiste una grande quantità di rifiuti non selezionati e non separati. Tre aziende internazionali hanno concluso un’ampia collaborazione che gli permette di intercettare i rifiuti difficili da riciclare, trattarli attraverso il riciclo chimico, creare una nuova famiglia di polimeri plastici riciclati che possono essere immessi nuovamente sul mercato, supportati anche da una certificazione internazionale come la ISCC+. Infatti, TotalEnergies, Aramco e SABIC hanno convertito con successo per la prima volta in Medio Oriente e Nord Africa i rifiuti di plastica in polimeri circolari certificati ISCC+. L'olio di pirolisi della plastica, chiamato anche olio derivato da rifiuti di plastica (DOP), è stato lavorato presso la raffineria SATORP di proprietà congiunta di Aramco e TotalEnergies, a Jubail, in Arabia Saudita. È stato quindi utilizzato come materia prima da Petrokemya, un'affiliata di SABIC, per produrre polimeri circolari certificati. Il progetto mira a spianare la strada alla creazione di una attività per il riciclaggio avanzato della plastica, trasformando i rifiuti in polimeri circolari nel Regno dell'Arabia Saudita. Il processo consente l'utilizzo di plastica non differenziata, che può essere difficile da riciclare meccanicamente e, di conseguenza, contribuisce a risolvere la sfida della plastica a fine vita. Una prima pietra miliare per il progetto è stata l'ottenimento della certificazione ISCC+ per garantire la trasparenza e la tracciabilità dell'origine riciclata di materie prime e prodotti. Il sistema ISCC (International Sustainability and Carbon Certification) ha una sezione dedicata alle biomasse e ai prodotti derivati dalle biomasse, compresa la plastica riciclata. L'obiettivo principale della certificazione ISCC+ è dimostrare che la plastica riciclata soddisfa standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Si verifica anche la catena di approvvigionamento, inclusi gli aspetti legati alla tracciabilità e al rispetto delle normative ambientali. Tre impianti industriali sono stati coinvolti nel processo: la raffineria SATORP, l'impianto di frazionamento NGL di Ju'aymah di Aramco e Petrokemya. Tutti hanno ottenuto con successo la certificazione ISCC+, abilitando la produzione di materiali circolari. Mohammed Y. Al Qahtani, Presidente di Downstream di Aramco, ha dichiarato: “Questo risultato dimostra l'importanza del settore petrolchimico nella creazione di prodotti e soluzioni più sostenibili. Il nostro obiettivo è creare soluzioni circolari per i rifiuti di plastica, facendo progressi anche sulla nostra ambizione di raggiungere l'azzeramento netto delle emissioni di gas serra entro il 2050, attraverso le nostre risorse gestite interamente dall'azienda. Aramco sta prendendo in considerazione diversi modi per attingere a nuove tecnologie e sfruttare le risorse esistenti per supportare l'implementazione di prodotti circolari, più sostenibili e a basse emissioni di carbonio". Bernard Pinatel, President, Refining & Chemicals, TotalEnergies, ha dichiarato: “Questa avanzata iniziativa di riciclaggio della plastica riflette l'ambizione di TotalEnergies di contribuire concretamente ad affrontare la sfida del fine vita della plastica. Diversi altri progetti di economia circolare sono allo studio, sfruttando le competenze tecniche e l'esperienza dei partner per contribuire ulteriormente al riciclaggio della plastica. È un percorso importante verso l'obiettivo di TotalEnergies di produrre il 30% di polimeri circolari entro il 2030 e la sua strategia per costruire un'azienda multi-energia con l'ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, insieme alla società". Sami Al-Osaimi, SABIC EVP Petrochemicals (A), ha dichiarato: “SABIC è un leader nel settore chimico che supporta Saudi Vision 2030, garantendo una crescita futura sostenibile concentrandosi su ambiente, energia e clima. Questo progetto è in linea con l'impegno di SABIC per evitare lo smaltimento in discarica e l'incenerimento attraverso le sue competenze in materia di innovazione e tecnologia avanzata. Questo progetto mostra la collaborazione del settore petrolchimico per superare le sfide a monte e a valle della plastica circolare. A tal fine, SABIC ha recentemente annunciato il suo obiettivo di un milione di tonnellate di soluzioni TRUCIRCLE ™ entro il 2030, che intende aiutare a fornire ai nostri clienti soluzioni più sostenibili”.Fonte TotalEnergy
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Tubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-CincinnatiTubi in HDPE di Grande Diametro: Policonductos SA e Battenfeld-CincinnatiIl mercato dei tubi in HDPE sta allargando la possibilità di impego del prodotto rispetto ad altre tipologie ti materiali come il cemento, il metallo o il PVC. Grazie alla durabilità del materiale, alla facilità di costruzione, di taglio e per la semplicità di saldatura, l’HDPE offre al mercato dello scarico e trasporto delle acque, un’arma in più nella costruzione di reti idriche e fognarie.Oggi, è possibile produrre e installare tubi in HDPE con diametro fino a 1600 mm con un sistema produttivo del tutto semplificato e di grande efficacia. Il produttore di tubi in HDPE, Policonductos SA, ha acquistato una linea completa da Battenfeld-Cincinnati la cui testa permette la produzione di tubi di diverse dimensioni senza necessità di modifiche particolari della macchina. Con questo impianto industriale, la società specializzata nella produzione di tubi in HDPE, sta realizzando tubi con diametri fino a 1.600 mm. L'elemento chiave di questa linea di tubi di grande diametro è la testa, che ha la più grande distanza regolabile mai prodotta consentendo la produzione di tubi in un'ampia gamma di dimensioni senza la necessità di modifiche alla linea. La macchina recentemente consegnata permette un miglioramento delle estensioni massime di produzione, che finora erano offerte solo per tubi con diametri compresi tra 160 e 250 mm, 200-355 mm e 400-630 mm. Grazie alla nuova testa è stato compiuto il primo passo verso una gamma dimensionale completamente nuova per tubi fino a 1.600 mm di diametro. Il sistema di regolazione è particolarmente semplice quando si desidera produrre tubi di diverse dimensioni sulla linea e rispondere in modo flessibile e rapido alle richieste del mercato. La testa si adatta alla una nuova dimensione del tubo con la semplice pressione di un pulsante. Un altro grande vantaggio è la manipolazione in macchina. Proprio con tubi di grandi dimensioni, in una linea convenzionale sarebbe necessario un cambio ugello, che non solo rappresenta un'enorme perdita di tempo, ma anche un rischio per la sicurezza dovuto alle dimensioni. Con questa linea per tubi di grande diametro, che oltre ad essere dotata della nuova testa per il tubo, comprende anche un estrusore di ultima generazione, oltre a tutti i componenti prima e dopo il processo di estrusione stesso, raggiungendo una velocità di produzione in crescita a 2 t / h. I tubi in HDPE con una striscia colorata sono prodotti per l'approvvigionamento idrico, le acque reflue e le applicazioni minerarie, in una gamma di dimensioni da 406 x 12,5 mm a 1.651 x 97,1 mm. “Siamo assolutamente entusiasti delle possibilità che ci offre la nuova linea. Non solo ci ha permesso di espandere la nostra gamma di prodotti per includere tubi di grande diametro, ma ora possiamo anche implementare senza le richieste individuali dei clienti in termini di dimensioni dei tubi ", ha affermato Homero Garza, direttore generale di Polyconducts.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - tubi HDPE Fonte PT
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Manuali tecnici sui polimeri plastici riciclati: dalla materia prima al prodotto finito, una guida completa per l’industria del ricicloRiciclo delle plastiche post-consumo e post-industriali, tecnopolimeri, film plastici e PVC riciclato: quattro manuali tecnici su trasformazione, difetti, qualità e applicazioni industrialidi Marco Arezio. Dicembre 25.Nel contesto industriale attuale, il riciclo delle materie plastiche ha superato da tempo la dimensione emergenziale e normativa per diventare un ambito tecnologico autonomo, complesso e ad alto valore strategico. Le imprese che operano nella trasformazione dei polimeri riciclati si confrontano quotidianamente con problematiche di qualità, ripetibilità, costi e prestazioni che non possono più essere affrontate con approcci approssimativi o puramente teorici. La collana di quattro manuali tecnici dedicati ai polimeri plastici riciclati nasce con l’obiettivo di colmare questa esigenza: fornire strumenti di lavoro concreti, basati sull’esperienza industriale, capaci di accompagnare il lettore lungo l’intera filiera del riciclo, dalla materia prima di scarto fino al prodotto finito, con un’attenzione costante ai difetti da evitare e alle scelte tecniche che determinano il successo o il fallimento di una produzione. I volumi affrontano quattro ambiti chiave del riciclo moderno: plastiche post-industriali e tecnopolimeri, plastiche post-consumo, film plastici riciclati e PVC riciclato. Ogni manuale è concepito come un testo autonomo ma coerente con gli altri, costruendo una visione organica e completa del riciclo industriale delle plastiche. Il riciclo delle plastiche post-industriali e dei tecnopolimeri Il manuale dedicato alle plastiche post-industriali e ai tecnopolimeri affronta un segmento spesso percepito come “semplice” ma che, nella pratica industriale, presenta criticità tecniche tutt’altro che banali. Gli scarti di produzione, pur essendo più omogenei rispetto al post-consumo, nascondono insidie legate alla variabilità dei lotti, alla presenza di additivi residui, a contaminazioni incrociate e a degradazioni termomeccaniche cumulative. Il volume analizza in modo approfondito le modalità di selezione, rigenerazione e trasformazione di questi materiali, con un focus specifico sui tecnopolimeri, che richiedono competenze elevate e una conoscenza puntuale del comportamento del materiale nel tempo. Viene mostrato come una gestione non corretta del riciclo possa annullare il valore intrinseco di polimeri ad alte prestazioni, mentre un approccio tecnico consapevole consente di ottenere compound riciclati affidabili, competitivi e industrialmente sostenibili. Riciclo delle plastiche post-consumo Il manuale sul riciclo delle plastiche post-consumo affronta il cuore più complesso dell’economia circolare delle plastiche. Qui la materia prima non è mai neutra: è il risultato di comportamenti di consumo, sistemi di raccolta, tecnologie di selezione e trattamenti meccanici che incidono profondamente sulle caratteristiche finali del materiale. Il testo guida il lettore nella comprensione della relazione diretta tra origine del rifiuto e qualità del granulo riciclato, analizzando fenomeni come la variabilità cromatica, la presenza di odori, le contaminazioni polimeriche e la degradazione ossidativa. Particolare attenzione è dedicata ai limiti tecnici del riciclato post-consumo e alla distinzione tra difetti strutturali inevitabili e difetti evitabili attraverso scelte corrette di processo e formulazione. Film plastico riciclato Il film plastico rappresenta una delle applicazioni più sensibili all’utilizzo di materia prima riciclata. Anche minime variazioni nella qualità del granulo possono tradursi in instabilità di processo, difetti superficiali, rotture o scarsa costanza dimensionale. Questo manuale affronta in modo sistematico l’intera filiera del film riciclato, dalla raccolta e preparazione del materiale fino alla fase di estrusione e trasformazione. Il testo approfondisce il ruolo della filtrazione, della densificazione, delle ricette produttive e del bilanciamento tra prestazioni meccaniche e costi industriali. Viene chiarito come molti difetti attribuiti alle macchine o agli impianti derivino in realtà da una comprensione incompleta del comportamento del materiale riciclato in fase di filmatura. PVC riciclato – Manuale tecnico Il manuale dedicato al PVC riciclato si colloca come il testo più specialistico dell’intera collana. Il PVC è un polimero fortemente dipendente dalla formulazione e dagli additivi, e il suo riciclo richiede un approccio radicalmente diverso rispetto ad altri materiali plastici. Il volume analizza in profondità le problematiche legate alla stabilità termica, alla compatibilità tra formulazioni diverse, alla gestione dei plastificanti e delle cariche, fino ai difetti tipici dei prodotti finiti come fragilità, scolorimenti, deformazioni e decadimento meccanico. Il manuale si propone come guida tecnica per evitare errori strutturali che, nel caso del PVC, possono compromettere intere linee produttive e generare costi elevati. Una collana tecnica per l’industria del riciclo consapevole Ciò che accomuna i quattro manuali è un approccio pragmatico e industriale al riciclo delle plastiche. Il riciclato non viene idealizzato né semplificato, ma analizzato per ciò che è realmente: una materia prima con limiti specifici, ma anche con grandi potenzialità se correttamente compresa e gestita. Questa collana si rivolge a riciclatori, trasformatori, tecnici di produzione, responsabili qualità, progettisti, manager industriali e venditori che desiderano superare una visione superficiale del riciclo. I volumi dimostrano come la qualità del prodotto finale non dipenda esclusivamente dalla materia prima, ma soprattutto dalla competenza tecnica con cui essa viene selezionata, trattata e trasformata. In un mercato sempre più orientato alla sostenibilità ma anche alla redditività industriale, questi manuali rappresentano un riferimento tecnico solido per chi vuole costruire valore reale e duraturo a partire dai polimeri plastici riciclati.Acquista i manuali
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Cosa Succederà al Mercato del PVC in India dopo la Caduta dei Prezzi di Luglio?Cosa succederà al mercato del PVC in India dopo la caduta dei prezzi di Luglio?Secondo gli esperti del settore, dopo una caduta di circa il 16 % sul prezzo del PVC in India, pari a circa 130 $/tonnellata all’inizio del mese di luglio, sembra che un rimbalzo sia possibile. Infatti il prezzo medio del PVC si è attestato intorno a 1400 $/Ton CIF India per la prima volta dall’inizio di Febbraio, con dei distinguo sulle tipologie di PVC che compongono il paniere di riferimento. Secondo i dati del Price Index di ChemOrbis, la media settimanale dei prezzi del PVC K67, su base CIF India, ha registrato un calo totale di $/Ton 280/ dall'inizio del trend ribassista a fine aprile. Tuttavia i prezzi medi rimangono a circa 780 $/Ton superiori ai livelli visti nel maggio 2020, data in cui iniziò il più lungo rally rialzistico della storia delle materie plastiche. La spiegazione di questa discesa dei prezzi potrebbe essere individuata nella seconda ondata di COVID 19 che ha investito il paese, con la conseguente riduzione della produzione a causa della scarsa richiesta di prodotti finiti. Questo fenomeno ha calmierato i prezzi facendo scendere le quotazioni del PVC, in relazione anche al fatto che una minore produzione significa un numero minore di salariati al lavoro e, di conseguenza, una minore capacità di spesa delle famiglie. Ma nel breve periodo si ipotizza un rimbalzo dei prezzi del PVC a causa della probabile domanda post-monsone. I mesi piovosi monsonici da giugno a settembre sono in genere una stagione a bassa domanda per il mercato degli utenti finali del PVC in India. Gli acquirenti tendono ad iniziare a fare scorta per la stagione post-monsonica ad agosto, quando la domanda inizia a salire. "Gli acquisti per la stagione post-monsonica iniziano ad agosto e questo è un altro motivo per cui i prezzi dovrebbero aumentare", ha affermato il commerciante con sede a Mumbai.
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