rNEWS: Radici Novacips è Stata Premiata da Stihl Radici Novacips è Stata Premiata da Stihl Un premio importante che riconosce la qualità dei tecnopolimeri prodotti dal gruppo Radici che vengono acquistati da Stihl per produrre le motoseghe, decespugliatori, tosaerba e i soffiatori per il giardino. Nonostante il Covid la premiazione come "Supplier of the Year 2019" è stata fatta con una video conferenza.Radici Novacips Spa, società con sede in Italia (Chignolo d’Isola – Bergamo) e appartenente alla Business Area RadiciGroup High Performance Polymers, ha ricevuto il prestigioso premio "Supplier of the Year 2019" promosso da STIHL, nota azienda produttrice di motoseghe e altri attrezzi per l’esterno tra cui decespugliatori, tosaerba, soffiatori. Non è la prima volta che STIHL manifesta la sua riconoscenza nei confronti di RadiciGroup: già nel 2016 infatti, High Performance Polymers era stata premiata dai vertici dell’azienda tedesca come partner strategico nella fornitura di materiali polimerici di qualità. «Ringrazio RadiciGroup per l’eccellente collaborazione dimostrata in questi dieci anni di lavoro fianco a fianco – ha detto Marc Moser Senior Vice President Purchasing di Stihl – La consolidata esperienza nel settore dei tecnopolimeri e la capacità di saper cogliere i bisogni di Stihl fanno di RadiciGroup un fornitore per noi di assoluta fiducia in grado di offrirci tecnologia, innovazione, servizio e ottimizzazione dei costi». A differenza delle altre edizioni e a causa delle restrizioni anti Covid, questa volta la premiazione è stata “virtuale” con un video messaggio indirizzato a RadiciGroup da parte di Marc Moser, Senior Vice President Purchasing di Stihl e Martin Schwarz, Executive Board Member Manufactuing and Materials.Siamo onorati del premio e della stima di Stihl nei nostri confronti – ha detto Cesare Clausi Global Sales Director di RadiciGroup High Performance Polymers - Siamo pronti ad affrontare nuove sfide e non vediamo l'ora di rafforzare la nostra collaborazione su scala globale. Con il consueto lavoro di squadra sono certo che saremo capaci di raggiungere, insieme, traguardi sempre più ambiziosi». Info Radici
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Wolf Plastic dopo l’Acquisizione Cambierà Nome alla Linea di ProdottiL’azienda Austriaca è specializzata nella produzione di secchi e taniche per l’industria e l’uso professionale Wolf Plastic produce secchi in plastica vergine e riciclata per l’industria, ma anche taniche che contengono i liquidi più disparati. Nasce 45 anni fa in Austria e si è sempre occupata di produrre imballaggi in plastica nei tre siti produttivi, in Austria, in Romania e in Ungheria. Wolf Plastic può contare su 210 dipendenti che con passione e competenza portano avanti il lavoro di produzione e commercializzazione degli imballi in plastica per l’industria. Il portafoglio prodotti conta su più di 400 articoli e si pone come il miglior biglietto da visita per offrire un servizio qualificato alle medie imprese del settore industriale. L’obbiettivo aziendale è anche quello di rendere i prodotti e le produzioni sempre più sostenibili, attraverso anche l’uso della plastica riciclata da post consumo (PCR). Dall’autunno del 2021 il gruppo ALPLA è diventato proprietario della società Wolf Plastic, inserendo le produzioni di quest’ultima nel circuito dei fornitori dei secchi e delle taniche per i suoi clienti. A partire da Maggio 2023 la società Wold Plastic cambierà il nome alla linea di imballi in plastica di grandi dimensioni, chiamandola ALPLAIndustrial, che produce secchi e taniche anche in plastica riciclata. ALPLAindustrial produce attualmente circa 400 prodotti nei suoi tre siti produttivi in Austria (Kammern), Ungheria (Fertőszentmiklós) e Romania (Bucarest). I secchi, i contenitori e le bottiglie possono essere personalizzati utilizzando l'etichettatura nello stampo. Con l'introduzione della propria linea di riciclaggio con materiale PCR fino al 100%, ALPLA offre anche ai clienti industriali e commerciali un'alternativa rispettosa del clima. "Le nostre soluzioni innovative sono la preparazione ideale per le normative future e forniscono quindi un vantaggio competitivo", sottolinea Widmar, amministratore delegato di ALPLA per l'Europa centrale e orientale.Info Alpla
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Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con Carta Velina EcocompatibileMango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con cui confezionava i suoi capi con Carta Velina EcocompatibileUna bella iniziativa da parte di Mango, un'azienda attiva nel campo della moda che va incontro alle esigenze della tutela ambientale sostituendo i sacchetti di plastica che usa per il confezionamento dei capi di abbigliamento con altri fatti in carta velina ecocompatibile. questa bella storia ce la racconta Maria Teresa Veneziani in un articolo sul Corriere della Sera.La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura. Carta velina «I sacchetti che saranno utilizzati sono realizzati in carta velina, un materiale costituito da pasta di cellulosa naturale proveniente da fonti rinnovabili — assicura l’azienda —. La carta proviene infatti da foreste gestite in modo sostenibile, dove le pratiche di abbattimento sono certificate secondo i requisiti degli standard internazionali FSC® (Forest Stewardship Council®). Ciò contribuisce anche a un’economia circolare poiché i prodotti di carta possono essere riciclati in media da quattro a sei volte». La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura. Test pilota Il progetto sarà inizialmente lanciato in produzioni locali per capi piegati e sul canale online, dopo il successo dei tre test pilota effettuati dall’azienda in Marocco, Cina e Turchia. L’obiettivo è che il nuovo progetto venga applicato a tutti i capi entro la fine del 2021. Secondo Toni Ruiz, Amministratore delegato di Mango, «Si tratta di un progetto di grande portata, che avrà un impatto molto positivo sull’ambiente, poiché grazie alla sua realizzazione elimineremo circa 160 milioni di sacchetti di plastica ogni anno. La produzione di una moda più rispettosa dell’ambiente mira alla trasformazione sostenibile dell’azienda». Fashion Pact Il progetto rientra nel Fashion Pact, una coalizione globale che mira a promuovere la sostenibilità ambientale nel settore tessile e della moda, a cui l’azienda ha aderito nel 2019. Questo patto globale impegna tutti i firmatari a lavorare insieme per ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’industria tessile e della moda concentrandosi su tre pilastri: contrastare i cambiamenti climatici, preservare la biodiversità e proteggere gli oceani.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti
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Plastica Eco-sostenibile: Dall'Università di Perugia Arriva Polymeer, il Nuovo Materiale che Viene dalla BirraIl progetto innovativo di Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi trasforma i residui della birra in polimeri biodegradabilidi Marco ArezioIl settore della ricerca e sviluppo nel campo dei materiali sostenibili ha recentemente accolto una promettente innovazione dall'Università di Perugia. Le professoresse Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi hanno ideato il progetto Polymeer, un'iniziativa pionieristica volta a sviluppare materiali plastici eco-sostenibili a partire dai residui della produzione della birra. Questa innovazione non solo rappresenta un passo avanti nella lotta contro l'inquinamento da plastica, ma anche un esempio tangibile di economia circolare applicata alle bioindustrie. Il Progetto Polymeer Il progetto Polymeer si distingue per il suo approccio innovativo e sostenibile. Ideato dalle docenti Assunta Marrocchi e Ombretta Marconi, rispettivamente del dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie e del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, mira a trasformare le trebbie di birra, un sottoprodotto della produzione della birra, in polimeri biodegradabili e riciclabili. Questa iniziativa ha ricevuto un finanziamento di 4,8 milioni di euro nell'ambito del bando Horizon-ju-cbe-2023-r-04, promosso dal Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBE JU). Il finanziamento è una testimonianza del valore scientifico e dell'impatto potenziale del progetto. "Questo prestigioso riconoscimento internazionale rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’eccellenza della nostra ricerca", ha dichiarato il rettore Maurizio Oliviero, sottolineando l'importanza del contributo delle due professoresse al progresso scientifico e tecnologico. La Scienza Dietro Polymeer L'idea centrale del progetto Polymeer è quella di utilizzare le trebbie di birra, composte principalmente da fibre vegetali, proteine e altri composti organici, come materia prima per la produzione di nuovi polimeri. Questi polimeri saranno progettati per essere biodegradabili, riducendo così l'impatto ambientale associato alle plastiche tradizionali. La ricerca si concentrerà su vari aspetti della chimica dei materiali, compresa la modifica chimica delle trebbie per migliorare le loro proprietà meccaniche e di biodegradabilità. Le trebbie di birra, infatti, contengono composti che possono essere trasformati attraverso processi chimici e biotecnologici in materiali plastici con proprietà specifiche, come la resistenza ai raggi UV, la flessibilità, la durabilità e la biodegradabilità nel suolo. Applicazioni e Impatti Polymeer non è solo un progetto di ricerca, ma un'iniziativa con potenziali applicazioni pratiche in vari settori industriali. Ecco alcuni esempi di come i nuovi materiali sviluppati potrebbero essere utilizzati: Agricoltura: I polimeri biodegradabili creati da Polymeer saranno utilizzati per realizzare film per pacciamatura, che proteggono le colture dai raggi UV e si decompongono naturalmente nel suolo, eliminando il problema dei residui plastici nei campi. Imballaggio: I materiali sviluppati saranno durevoli e flessibili, ideali per imballaggi alimentari che richiedono resistenza e sicurezza durante il trasporto. La biodegradabilità di questi materiali rappresenta un grande vantaggio nella gestione dei rifiuti. Industria Automobilistica: I polimeri potranno essere utilizzati per produrre tessuti e rivestimenti interni con proprietà ignifughe e antimicrobiche, resistenti all'acqua e all'olio. Queste caratteristiche migliorano la sicurezza e la durabilità dei componenti automobilistici. Collaborazioni Internazionali Il progetto Polymeer coinvolge un consorzio di 13 partner internazionali tra università, centri di ricerca e aziende, tutti coordinati dall’Università di Perugia. Questa collaborazione globale è fondamentale per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie e dei materiali sostenibili. L'inizio del programma è previsto per settembre e durerà quattro anni, durante i quali i partner lavoreranno insieme per trasformare le idee in realtà. Conclusione Polymeer rappresenta un esempio eccellente di come la ricerca universitaria possa portare a soluzioni concrete per problemi ambientali globali. L'utilizzo dei residui della produzione della birra per creare polimeri sostenibili non solo offre una nuova vita ai materiali di scarto, ma promuove anche un modello di economia circolare che potrebbe essere replicato in altre industrie. Con il supporto di un ampio consorzio internazionale e un robusto finanziamento, Polymeer ha il potenziale per diventare un punto di riferimento nella ricerca sui materiali sostenibili, contribuendo significativamente alla riduzione dell'inquinamento da plastica e alla promozione di pratiche industriali più eco-compatibili.
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Il Mercato del Packaging in Europa: Germania, Italia e Francia i ProtagonistiQuanto rappresenta in Europa l'industria del packaging? Molto, i numeri sono davvero consistenti se si considera che nel 2019 l'Unione Europea ha fatturato 139 miliardi di euro e che in testa troviamo la Germania, seguita dall'Italia e in terza posizione la Francia. Come ci racconta Tiziano Polito, il mercato Francese degli imballaggi è uno tra i più importanti d'Europa.Secondo INSEE, che pubblica questi dati, la Francia è il terzo produttore europeo dietro Germania e Italia. 18,3 miliardi di euro: questo è il giro d'affari rappresentato dall'industria del packaging in Francia nel 2019 secondo un rapporto INSEE. L'Istituto Nazionale di Statistica e Studi Economici ha misurato la fatturazione dei prodotti fabbricati sul territorio Francese, proveniente da 1.460 unità collegate a questo settore di attività e rappresentano il 3,8% delle vendite nell'industria manifatturiera. Come ci si potrebbe aspettare, la plastica e il cartone hanno la quota maggiore. Nel dettaglio, le vendite generate dagli imballaggi in plastica sono state pari a 6,9 miliardi di euro, pari al 38% del totale, mentre la carta-cartone rappresenta 5,3 miliardi (29%) e il metallo, il vetro e il legno 2 miliardi ciascuno (11%). I dati sull'occupazione si riferiscono all'anno finanziario 2017. INSEE aveva 79.450 dipendenti nel settore, ovvero il 4,7% dei posti di lavoro nell'industria manifatturiera non alimentare. La Normandia e la Bourgogne-Franche-Comté sono le regioni con il maggior numero di posti di lavoro nel settore degli imballaggi, rispettivamente con il 7,9% e il 7,6% del totale.Piccole aziende nel settore del legno e della plastica La struttura delle aziende è piuttosto frammentata. Nel legno, il 70% degli stabilimenti ha meno di 20 dipendenti. Negli imballaggi in plastica e carta-cartone questo rapporto sale al 39% e al 37%. Al contrario, nel vetro e nel metallo, dove le lavorazioni sono caratterizzate da una maggiore intensità di capitale, le aziende con meno di 20 dipendenti rappresentano solo il 25% e il 5% del totale. La Francia è al terzo posto in Europa per la produzione di imballaggi. Il fatturato del settore è stato di 138,1 miliardi di euro nell'Unione Europea nel 2019, la Francia contribuisce per il 13% a questo totale dietro Germania (20%) e Italia (15%). La Francia detiene il primo posto europeo nella produzione di imballaggi in legno con il 20% del fatturato e il secondo per gli imballaggi in plastica (15%). Più modesto il suo contributo per gli imballaggi carta-cartone: 10%, cioè la metà in meno della Germania con il 21%. In questo caso, se a livello nazionale domina la plastica, altrove in Europa sono gli imballaggi carta-cartone a rappresentare la quota maggiore di fatturato: 55,5 miliardi di euro, ovvero il 40% delle vendite del settore. Sul fronte del commercio internazionale, la bilancia commerciale ha mostrato un deficit di 1,7 miliardi di euro nel 2019. Le importazioni francesi sono ammontate a 7,3 miliardi di euro. L'82% di loro proviene da paesi dell'UE. Con 603 milioni di euro di importazioni, la Cina è il quarto fornitore. Altrove in Europa, gli imballaggi in carta-cartone rappresentano la quota maggiore di fatture: 55,5 miliardi di euro, ovvero il 40% delle vendite della filiera.Vedi il manuale del packaging
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Aumento dell'Esportazione di Materiali Riciclabili dall'UE nel 2023Eurostat Rivela i Dati 2023 sull'Import-Export di Rifiuti e Sottoprodotti: La Germania Leader nell'Export di Plastiche Riciclabili di Marco ArezioEurostat ha recentemente pubblicato i dati del 2023 riguardanti l'import-export di rifiuti, scarti e sottoprodotti tra l'Unione Europea e i paesi extraeuropei, evidenziando un significativo aumento delle esportazioni di materiali potenzialmente riciclabili.Un Decennio di Crescita dell'Export Secondo il rapporto di Eurostat, le esportazioni di materiali riciclabili dall'UE hanno continuato a crescere nel 2023, raggiungendo quasi le stesse quantità delle importazioni. L'anno scorso, l'export ha toccato quota 39,3 milioni di tonnellate, segnando un incremento del 74% rispetto a dieci anni fa. Contrariamente, le importazioni di questi materiali nell'UE sono rimaste sostanzialmente stabili, attestandosi a 39,8 milioni di tonnellate, con un leggero calo dell'8,6% rispetto al 2004.Composizione delle Esportazioni I metalli rappresentano la maggior parte dei materiali esportati, con 21 milioni di tonnellate (pari al 54% del totale). Seguono carta e cartone con 7 milioni di tonnellate (18%), materiali organici di origine animale o vegetale con 4,5 milioni di tonnellate (11%). Al quinto posto si trovano i materiali plastici, con circa 1,3 milioni di tonnellate, preceduti dai tessili.Esportazione di Plastiche Riciclabili: I Paesi Leader Analizzando l'export di plastiche riciclabili, la Germania si posiziona al primo posto con 312.000 tonnellate. Seguono i Paesi Bassi con 282.000 tonnellate, il Belgio con 227.000 tonnellate e la Spagna con 181.500 tonnellate. L'Italia è al quinto posto con 83.000 tonnellate esportate.Importazioni di Plastiche Riciclabili: Le Nazioni Principali Per quanto riguarda le importazioni di materie plastiche riciclabili, la Svezia è in testa con 158.000 tonnellate, seguita dai Paesi Bassi con 147.000 tonnellate e dalla Germania con 116.000 tonnellate. Anche in questo caso, l'Italia si colloca al quinto posto con 50.500 tonnellate importate.Considerazioni Finali Il rapporto di Eurostat evidenzia una tendenza crescente nell'export di materiali riciclabili dall'UE verso paesi extraeuropei, suggerendo una forte domanda globale di questi materiali. Tuttavia, la stabilità delle importazioni nell'UE potrebbe indicare una sufficiente capacità interna di gestione e utilizzo dei materiali riciclabili. Questi dati mettono in luce l'importanza di sviluppare ulteriormente infrastrutture e politiche per il riciclo, sia all'interno che all'esterno dell'UE, al fine di supportare una gestione sostenibile e circolare delle risorse.
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Turchia alle Prese con un'Inflazione Vertiginosa: Il Tasso Tocca il 70% ad AprileNonostante l'incremento inferiore alle attese, le prospettive di un taglio dei tassi rimangono lontane mentre la Banca Centrale mantiene una politica monetaria restrittiva di Marco ArezioNel cuore economico della Turchia, il fenomeno dell'inflazione sta mostrando segnali inquietanti, con un tasso che ha raggiunto il 70% nel mese di aprile, segnando una delle crisi inflazionistiche più severe degli ultimi anni. Questa escalation dei prezzi al consumo è guidata principalmente dall'aumento dei costi nel settore delle bevande alcoliche, del tabacco e dell'ospitalità, evidenziando la complessità delle sfide economiche che il paese deve affrontare. Nonostante le cifre siano state leggermente inferiori alle previsioni degli analisti, la risposta della Banca Centrale turca suggerisce un percorso cautelativo, con l'indicazione di mantenere una politica monetaria restrittiva a lungo termine. Fattori trainanti dell'inflazione Il forte aumento dell'inflazione può essere attribuito a diversi fattori. Primo tra tutti, l'aumento dei costi di beni e servizi essenziali come bevande alcoliche e tabacco, che spesso vedono un'imposizione fiscale elevata, contribuisce significativamente all'indice dei prezzi al consumo. Inoltre, il settore alberghiero, duramente colpito dalla pandemia di COVID-19, ha visto un rincaro dei prezzi dovuto alla ripresa della domanda post-pandemica e all'aumento dei costi operativi. Reazioni del mercato e delle politiche Nonostante l'inflazione ad aprile sia stata inferiore alle attese, rimane molto elevata, spingendo gli analisti a rimanere cauti sulle future mosse della Banca Centrale della Turchia. La banca ha già indicato nel marzo scorso che manterrà una politica monetaria restrittiva, ossia tassi di interesse alti, finché non si vedrà un calo significativo dell'inflazione mensile. Questo approccio mira a stabilizzare la lira turca e a controllare l'inflazione, ma ha anche effetti sul costo del debito e sull'investimento privato. Prospettive future Gli economisti prevedono che l'inflazione potrebbe iniziare a diminuire nella seconda metà dell'anno, tuttavia rimangono scettici riguardo a una rapida discesa dei tassi. Liam Peach, un economista senior per i mercati emergenti di Capital Economics, esprime riserve sull'ottimismo di una riduzione rapida dell'inflazione, sottolineando che le condizioni economiche globali e interne possono rendere difficile una tale previsione. Implicazioni a lungo termine Le prospettive di lungo termine per l'economia turca rimangono incerte. Sebbene una politica monetaria restrittiva possa temporaneamente frenare l'inflazione, essa potrebbe anche soffocare la crescita economica, rendendo difficile la ripresa completa dall'impatto economico della pandemia. Inoltre, la persistenza di un'inflazione elevata può erodere il potere d'acquisto dei consumatori, influenzando negativamente il consumo e l'investimento domestico. Conclusioni La situazione inflazionistica in Turchia rimane complessa e preoccupante. Con una politica monetaria che si prevede resterà restrittiva nel prossimo futuro, il cammino verso la stabilizzazione e la crescita sostenibile sembra essere ancora lungo e pieno di ostacoli. La gestione di questa situazione richiederà una combinazione di politiche attente e, possibilmente, riforme strutturali che possano affrontare le cause profonde dell'inflazione elevata e ripristinare la fiducia degli investitori e dei consumatori.
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Joint Venture per le Pompe del Packaging Totalmente RiciclabiliPolimero Riciclato e Riciclabile e molla in plastica mono polimero per un dispenser ecosostenibileQuante volte ci siamo chiesti se un dispenser per il sapone o per lo shampoo, fosse realmente riciclato e riciclabile, al di la di quello che c’è scritto sull’etichetta, si, perché bisogna sempre andare in fondo alle cose per capire. Un dispenser è fatto da elementi di plastica, il flacone e la pompa, e da una molla di metallo che permette il richiamo dopo essere stata schiacciata. In più, spesso, il flacone è fatto da un polimero e la pompa da un altro, creando complicazioni nel riciclo, oltre a quelle messe già in conto per separare la molla in metallo. Nasce così una joint venture tra un produttore internazionale di flaconi in plastica e uno specialista della produzione di pompe per dispensers, totalmente riciclabili al cui interno troviamo una molla di plastica dello stesso polimero. Il sistema di pompaggio mono materiale in plastica (PP) è un prodotto brevettato, che permette la completa riciclabilità del dispenser e riduce le problematiche di separazione tra le plastiche e il metallo. Inoltre è possibile produrre le pompe riciclabili in PP, anche con polimeri riciclati che provengono dal post consumo (PCR), favorendo quindi l’utilizzo dei rifiuti plastici. La joint venture è costituita dalla multinazionale ALPLA, specializzata nella produzione di flaconi per la cosmesi, l’igiene per la casa e la cura della persona, con la società Sud-Coreana HANA Innovation, che detiene il brevetto per la fabbricazione delle pompe in mono plastica (PP), riciclate e riciclabili, senza l’uso di molle in metallo. Firmando la joint venture con la società sudcoreana HANA Innovation, ALPLA intende ora continuare il suo percorso di crescita nel settore strategicamente importante dello stampaggio ad iniezione. “Il potenziale per le pompe riciclabili di alta qualità è enorme e in qualità di fornitore di sistemi, possiamo offrire contemporaneamente i flaconi adatti”. “Con questa nuova partnership, stiamo migliorando i nostri punti di forza come azienda che opera a livello internazionale, con il vantaggio tecnologico di HANA Innovation", afferma Michael Feltes, Global Business Development Director IM di ALPLA. Sung Il Kang, presidente di HANA Innovation, sottolinea i vantaggi operativi della joint venture: "La cooperazione apre opportunità per un'ulteriore commercializzazione globale dei nostri prodotti e accelera lo sviluppo di soluzioni sostenibili per il futuro". Con la nuova joint venture, le due aziende vogliono promuovere la distribuzione mondiale delle pompe sostenibili, con la rivoluzionaria tecnologia brevettata delle molle in plastica, ed offrire inoltre sistemi sostenibili completi, compresa la bottiglia. ALPLA dispone di capacità produttive in tutto il mondo nello stampaggio a iniezione, integrate da molti anni di esperienza nel riciclaggio e da una rete internazionale. La costituzione della joint venture è soggetta all'approvazione legale e regolamentare da parte delle competenti autorità garanti della concorrenza. Le parti hanno concordato di non divulgare i dettagli della partnership.Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte Alpla
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PlastiCare: La Sezione sui Polimeri Riciclati nel Portale rMIXCercare od offrire polimeri riciclati sul web diventa semplice e veloce con PlastiCare PlastiCare, nato come portale indipendente della plastica riciclata, entra a pieno titolo bel più ampio portale del riciclo rMIX che si occupa di tutti i prodotti e i servizi dell’economia circolare. PlastiCare è quindi la sezione in cui potrai trovare le offerte/richieste relative ai polimeri riciclati, sotto forma di granulo, densificato, macinato, polveri, scarti e rifiuti, in tutti i paesi del mondo, potendo contattare i fornitori e i clienti che la frequentano. Inoltre, ti permette di postare, in modo gratuito o attraverso un abbonamento, i prodotti relativi ai polimeri plastici riciclati, scegliendo la tipologia di polimero, la sua forma e il paese di provenienza, permettendoti di trovare o farti trovare facilmente senza perdere tempo. Puoi iscriverti a PlastiCare, all’interno del portale rMIX, gratuitamente attraverso l’abbonamento rMIX Zero, oppure scegliere uno dei tanti abbonamenti a pagamento che meglio ti rappresentano e che sono funzionali al tuo lavoro. Il portale rMIX e nello specifico la sezione dei polimeri riciclati PlastiCare, ti permettono anche di promuovere la tua azienda o il tuo prodotto o il tuo servizio attraverso: - L’indicizzazione dei posts, con le tue offerte/richieste sempre in prima pagina - L’inserimento dei tuoi posts nella Newsletter settimanale che viene spedita a circa 12.000 aziende del settore della plastica nel mondo, in 4 lingue - La promozione della tua azienda attraverso la Newsletter dedicata solo a te - La creazione del tuo profilo aziendale con foto, testi e links al tuo sito, da inserire nel tuo settore specifico (plastica, carta, vetro, legno, metalli, macchine, RAEE, lavoro conto terzi, consulenza, distribuzione e altri settori dell’economia circolare) - Il posizionamento del tuo banner aziendale nella Home Page del portale e in quello inerente al tuo settore. - La promozione attraverso articoli tecnico-commerciali delle novità della tua azienda. Se disideri maggiori informazioni contatta la redazione o vai sul sito del portale: www.rmix.it
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Le tre startup italiane che stanno cambiando il destino del cibo (e della plastica)Mama Science, Alkelux e AgreeNET rivoluzionano il packaging con soluzioni naturali: più freschezza, meno sprechi e addio alla plastica usa-e-gettaImmagina di aprire il frigorifero e trovare le fragole ancora perfette dopo una settimana. Nessuna muffa, nessun odore strano, nessuna delusione. È una scena che potrebbe diventare la norma grazie all’ingegno di tre giovani startup italiane che hanno deciso di combattere lo spreco alimentare e la dipendenza dalla plastica con strumenti nuovi, concreti e sorprendenti. Ogni giorno, tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura solo perché non si conservano abbastanza a lungo. E mentre supermercati e consumatori cercano di correre ai ripari, la plastica continua a dominare gli scaffali: onnipresente, ma poco efficace contro il tempo. A ribaltare questa narrazione arrivano Mama Science, Alkelux e AgreeNET. Tre startup, tre approcci diversi, un obiettivo comune: rendere il packaging alimentare alleato del pianeta, della filiera e delle nostre abitudini quotidiane. Mama Science: la pellicola vegetale che respira e protegge A Bologna, Mama Science ha creato qualcosa che sembra uscito da un laboratorio di bio-design: una pellicola completamente vegetale, sottile e trasparente, che avvolge frutta, verdura, formaggi o carne come una seconda pelle. Ma a differenza della plastica tradizionale, non lascia residui, si biodegrada e – cosa forse più importante – permette al cibo di respirare. Questo “film intelligente” agisce rallentando il deterioramento naturale degli alimenti. Rende la frutta più resistente alla disidratazione, conserva la croccantezza della verdura, mantiene il profumo e la consistenza del fresco. In pratica, guadagna giorni preziosi di vita, riducendo drasticamente lo spreco. E una volta esaurito il suo compito? La pellicola non diventa rifiuto: torna alla terra, compostandosi naturalmente. Una soluzione semplice, scalabile, e profondamente coerente con l’idea di un’economia circolare. Alkelux: la polvere che trasforma il packaging tradizionale In Sardegna, un altro gruppo di innovatori sta lavorando a una rivoluzione più invisibile ma altrettanto potente. La startup Alkelux ha messo a punto una polvere naturale da integrare direttamente nei materiali d’imballaggio già in uso, senza doverli sostituire. È un additivo biodegradabile, idrosolubile, che si miscela ai polimeri convenzionali rendendoli attivi contro i principali nemici del cibo fresco: umidità, ossidazione, proliferazione batterica. Ciò che rende unica questa soluzione è la sua modularità. I produttori non devono cambiare le linee, non devono convertire gli impianti. Basta un piccolo innesto nella composizione dei materiali per ottenere confezioni intelligenti, che “collaborano” con l’alimento contenuto. L’impatto è duplice: da un lato, si allunga la vita del prodotto sugli scaffali, evitando perdite economiche e logistiche; dall’altro, si riduce la dipendenza da confezioni multiple o eccessive, in favore di un solo imballo più efficiente e più rispettoso dell’ambiente. AgreeNET: il pod vegetale che combatte i microbi Il viaggio nell’innovazione ci porta infine a scoprire la sofisticata tecnologia di AgreeNET, una startup specializzata in soluzioni bioattive per la conservazione degli alimenti freschi. La loro invenzione ha la forma di un piccolo “pod”, simile a un filtro per il tè, realizzato con materiali vegetali e biodegradabili. All’interno, un mix di sostanze naturali selezionate rilascia gradualmente composti che rallentano lo sviluppo di muffe e batteri. Il pod viene inserito direttamente nelle confezioni di frutta e verdura e agisce come una barriera invisibile contro i patogeni. Il risultato? La shelf-life può estendersi anche di 20 giorni, mantenendo intatti gusto, profumo e consistenza. Questa tecnologia è particolarmente utile per i distributori, gli esportatori e i punti vendita con tempi lunghi di stoccaggio. È un’arma potente contro gli scarti invisibili che ogni giorno si accumulano lungo la filiera. Packaging intelligente: la rivoluzione silenziosa Quello che unisce queste tre startup non è solo l’ingegno tecnico. È una nuova visione del packaging. Una visione che lo trasforma da semplice contenitore a protagonista attivo nella conservazione degli alimenti. Che lo vuole parte della soluzione, non più del problema. Le innovazioni di Mama Science, Alkelux e AgreeNET non sono solo alternative ecologiche: sono strumenti reali per cambiare il sistema. Consentono di ridurre lo spreco, migliorare la logistica, rispettare l’ambiente e offrire un vantaggio competitivo alle imprese. E lo fanno con soluzioni già pronte per essere adottate su larga scala. Dietro l’innovazione, una nuova economia Queste realtà non sono nate per caso. Sono frutto di un ecosistema italiano che, pur tra mille difficoltà, continua a generare innovazione. Programmi di accelerazione dedicati al settore agroalimentare, fondi d’investimento sensibili alla transizione green, ricercatori e ingegneri capaci di unire scienza e sostenibilità. Il packaging sostenibile non è più un’opzione: è una necessità economica, sociale e ambientale. In un mondo in cui il cambiamento climatico impone limiti sempre più stringenti, ogni giorno di freschezza in più è un giorno di rifiuti in meno. Una nuova abitudine possibile La rivoluzione comincia in modo silenzioso. Con una pellicola trasparente che sembra plastica ma non lo è. Con una polvere che non si vede ma protegge. Con un piccolo pod che lavora nell’ombra per salvare ciò che mangiamo. Ecco la bellezza delle soluzioni intelligenti: agiscono senza clamore, ma cambiano tutto. Rendono più semplice fare la cosa giusta. E, soprattutto, ci ricordano che ogni gesto quotidiano può essere parte di un cambiamento più grande. Perché non è solo il cibo che salviamo. È il futuro. E stavolta lo stiamo facendo un imballaggio alla volta.© Riproduzione Vietata
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rNEWS: Sabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo ChimicoSabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo ChimicoL'attenzione per l'ambiente, l'economia circolare e i rifiuti si concretizza nell'analisi di soluzioni che possano realmente utilizzare i rifiuti dei rifiuti, cioè quei prodotti che escono dagli impianti di riciclo meccanico come scarti e che sarebbero destinati alla discarica o all'incenerimento. Il riciclo chimico è sicuramente una strada per riutilizzare questi scarti trasformandoli, come faranno Sabic e Plastic Energy in Olanda, creando una catena di valore nei polimeri sostenibili. Alla fine del 2018, il gruppo petrolchimico saudita Sabic ha firmato un memorandum d'intesa con la British Plastic Energy per costruire un'unità di riciclaggio della plastica nei Paesi Bassi. Il progetto doveva essere completato nel 2021. Sebbene sia un pò in ritardo, si sta lavorando per la sua realizzazione. I due partner hanno appena creato una joint venture, Spear (Sabic Plastic Energy Advanced Recycling BV), di cui possiedono in parti uguali, per avviare la costruzione di questo sito a Geleen, un importante centro petrolchimico, vicino a Maastricht, dove Sabic è già presente. Dovrebbe essere operativo nella seconda metà del 2022. on il supporto del ministero degli Affari economici olandese. Diverse collaborazioni Sabic e Plastic Energy collaborano dal 2019 per produrre e commercializzare polimeri “circolari”, inseriti nel catalogo Trucircle di Sabic. Il gruppo saudita ha così potuto collaborare con trasformatori, gruppi di beni di consumo e / o catene di vendita al dettaglio per produrre vari imballaggi: tra questi primi utenti ci sono, in particolare, Albéa, Aptar, Avery Dennison, Berry Global, Huhtamaki, Sealed Air, Walki , Tupperware, Unilever e Tesco. “La nuova unità consentirà a Sabic di aumentare in modo significativo la produzione di polimeri circolari certificati al fine di fornire ai clienti un migliore accesso a materiali sostenibili che sono stati riciclati, riutilizzati e prodotti in un modo che può aiutare a proteggere le risorse naturali dal nostro pianeta, agendo come soluzione di riserva ", afferma Fahad Al Swailem, vicepresidente responsabile delle vendite di polietileni e polimeri di Sabic. Conversione anaerobica termica Plastic Energy ha sviluppato una tecnologia brevettata di conversione termica anaerobica (TAC) che trasforma un'ampia gamma di materie plastiche a fine vita, sporche o contaminate e difficili da riciclare utilizzando processi convenzionali, in oli sintetici per pirolisi che, una volta raffinati, rendono possibile produrre polimeri con proprietà identiche a quelle dei materiali originali. La società gestisce già due impianti di riciclaggio chimico per la plastica a Siviglia e Almeria, in Spagna, dal 2014 e dal 2017. La nuova unità produrrà sia questo olio che resine. A. Jadoul
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A Rai news 24 si parla di plastica riciclata con Arezio MarcoIntervista al consulente della plastica riciclata e dell’economia circolare L’argomento di interesse durante l’intervista riguarda la gestione del rifiuto plastico che diventa un bene nell’ottica dell’economia circolare e non un problema, come lo si vede normalmente La plastica oggi, oggettivamente, fa parte della nostra vita e, se volessimo di colpo rinunciarvi faremmo un salto indietro di 100 anni, bloccando completamente la nostra vita e la nostra economia. Non più cellulari, computer, macchine, elettrodomestici, presidi sanitari sterili, componenti d’arredo, imballi e molte altre cose. Certo, non si può dire che non si possa trovare un’alternativa, ma ci vuole tempo, risorse e la verifica che queste alternative trovate siano ad impatto zero, altrimenti non ne vale la pena. La plastica è economica, leggera, resistente, duttile, resistente, durevole, estetica, isolante, riciclabile e.. molte altre cose. Sicuramente dobbiamo impegnarci di più per assicurarci che il rifiuto, a fine vita, non venga buttato stupidamente nell’ambiente anziché nei centri di raccolta e selezione, per potergli dare una nuova vita senza dipendere dalla natura. Perché è questo il problema: è l’uomo incivile, non la plastica che inquina. Nell’intervista, di cui potrete sentire uno stralcio, si parla proprio dell’economia circolare della plastica, definendo il percorso dei prodotti realizzati “dalla culla alla culla” in quanto una volta realizzato un elemento in plastica di uso comune, se ne segue il percorso fino alla fine del suo utilizzo. Quando diventa rifiuto il compito del prodotto non è finito, in quanto attraverso il riciclo, meccanico o chimico, diventa ancora materia prima per la sua rinascita, infinite volte. E’ questa l’importanza e la bellezza dell’economia circolare, riutilizzare i prodotti che diventano spazzatura per non attingere alle risorse naturali limitate del nostro pianeta.Categoria: notizie - plastica - economia circolare
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TotalEnergies e Saint-Gobain insieme per decarbonizzare l'industria franceseSiglato un accordo per la fornitura di 875 GWh di elettricità rinnovabile, rafforzando l’impegno verso la riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050di Marco ArezioTotalEnergies ha siglato un Power Purchase Agreement (PPA) con Saint-Gobain, in base al quale fornirà elettricità rinnovabile agli impianti francesi della multinazionale. L’accordo entrerà in vigore a partire da gennaio 2026 e prevede una fornitura totale di 875 GWh di energia in un periodo di cinque anni. L'elettricità sarà prodotta da impianti eolici e solari di proprietà di TotalEnergies situati nel nord-est e nel sud della Francia, oltre che nella Valle della Loira. Saint-Gobain riceverà una fornitura continua di energia elettrica con garanzie di origine, certificando la provenienza dell'energia da fonti rinnovabili. Questo contratto per l'elettricità rinnovabile si aggiunge a un precedente accordo firmato a giugno 2023, in cui TotalEnergies ha venduto biometano prodotto presso il suo sito BioBéarn a Saint-Gobain. "Siamo entusiasti di questo nuovo accordo con Saint-Gobain, che rappresenta un segnale del nostro impegno condiviso per decarbonizzare l'industria francese. Dimostra anche la nostra capacità di offrire soluzioni energetiche che rispondono alle esigenze dei clienti, garantendo al contempo la provenienza dell’elettricità verde fornita", ha dichiarato Sophie Chevalier, Vicepresidente di Flexible Power & Integration di TotalEnergies. "In Francia, TotalEnergies dispone di un portafoglio di energie rinnovabili di oltre 2 GW, che contribuisce a evitare l’emissione di 800.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Questo è un argomento convincente per i nostri clienti", ha aggiunto. Swaroop Srinath, Direttore degli Acquisti Energetici per il gruppo Saint-Gobain, ha commentato: "Saint-Gobain si è impegnata a raggiungere le emissioni nette zero di carbonio entro il 2050. Per realizzare questa ambizione, è fondamentale decarbonizzare i nostri processi produttivi. Questo contratto con TotalEnergies consente al Gruppo di compiere un ulteriore passo verso tale obiettivo, garantendo una fornitura affidabile e continua di elettricità rinnovabile per i nostri siti industriali. Grazie a questo PPA, insieme ad altri contratti siglati dal Gruppo in Francia, il 30% dell'elettricità utilizzata nei nostri impianti francesi proverrà da fonti rinnovabili entro il 2027." Soluzioni su misura per le esigenze specifiche dei clienti L’accordo con Saint-Gobain segue altri contratti simili firmati da TotalEnergies con aziende come Air Liquide, Amazon, LyondellBasell, Merck, Microsoft, Orange e Sasol. Questo testimonia ulteriormente la capacità di TotalEnergies di sviluppare soluzioni innovative, sfruttando un portafoglio diversificato di asset per supportare i propri clienti negli sforzi di decarbonizzazione.
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La Rivoluzione del Bambù: Dalla Cina una Plastica 100% Biodegradabile che si Decompone in 90 GiorniUn team di ricercatori cinesi ha sviluppato un innovativo materiale plastico a base di bambù, resistente e riciclabile, che offre una soluzione sostenibile alla crisi dell’inquinamento da plasticadi Marco ArezioLa plastica, un materiale che ha rivoluzionato l'industria e la vita quotidiana a partire dagli anni Cinquanta, è oggi al centro di una grave crisi ambientale. Con milioni di tonnellate di rifiuti plastici che si accumulano nei mari e nei terreni, prevalentemente per colpa dell'uomo, la ricerca di materiali alternativi è diventata una priorità globale. Tra le nuove proposte per affrontare questa sfida, arriva dalla Cina una promettente innovazione: una plastica completamente biodegradabile, fatta al 100% di bambù. Questo materiale, secondo i ricercatori, ha la capacità di biodegradarsi nel suolo entro soli tre mesi, offrendo una soluzione sia ecologica che pratica. Il Ruolo Problematico della Plastica Tradizionale La plastica convenzionale, sebbene economica e incredibilmente versatile, è una delle principali cause dell'inquinamento globale. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani e nelle discariche, abbandonati dall'uomo, dove impiegano centinaia di anni a decomporsi. Le microplastiche si stanno infiltrando nei sistemi naturali, causando gravi danni alla fauna e flora marine e persino entrando nella catena alimentare umana. Le bioplastiche tradizionali, una possibile alternativa, non hanno però risolto il problema. Studi recenti dimostrano che molte di queste non sono così biodegradabili come si pensava, degradandosi solo in determinate condizioni ambientali che spesso non si trovano nei contesti di smaltimento standard. Il Bambù come Risorsa Sostenibile La Cina, uno dei principali produttori di bambù al mondo, ha individuato in questa pianta una risorsa preziosa per sviluppare nuovi materiali sostenibili. Il bambù è noto per la sua rapidità di crescita e la sua capacità di rigenerarsi senza bisogno di pesticidi o fertilizzanti. Tuttavia, creare un materiale plastico a base di bambù è stata una sfida tecnica a causa della rigidità della sua struttura cellulare. Le proprietà adesive delle cellule del bambù sono limitate, rendendo difficile la trasformazione del materiale in un sostituto diretto della plastica. Il Processo Innovativo Un gruppo di ricercatori cinesi ha recentemente sviluppato un metodo innovativo per trasformare il bambù in una plastica biodegradabile. Il processo inizia con la polverizzazione del bambù, seguita dall'uso di sostanze chimiche ecologiche per rimuovere selettivamente parte della lignina, un composto organico che contribuisce alla rigidità del materiale. Questo processo altera la struttura cristallina della cellulosa, rendendo il materiale più plastico e lavorabile. Successivamente, il materiale trattato viene pressato a caldo per formare una plastica rigida e resistente all'acqua, con proprietà simili a quelle del PVC, un tipo di plastica rigida comunemente usato in tubi e altri prodotti industriali. Ciò che rende particolarmente interessante questa innovazione è che, oltre alla sua resistenza e versatilità, la plastica di bambù è completamente biodegradabile. In condizioni ambientali naturali, si decompone nel suolo entro 90 giorni, molto più rapidamente rispetto ai materiali plastici tradizionali.Verso una Produzione Più Efficiente Una delle problematiche per rendere questo materiale economicamente competitivo con le plastiche convenzionali è ottimizzare il processo produttivo. Un'opzione promettente è l'uso della polpa di bambù, che è già priva di lignina, eliminando così uno degli step più complessi del processo. Questo potrebbe ridurre i costi e rendere il biomateriale più accessibile a livello industriale. Potenziali Applicazioni della Plastica Biodegradabile da BambùIl materiale sviluppato dai ricercatori cinesi ha dimostrato di avere una robustezza meccanica eccezionale, il che lo rende adatto a una vasta gamma di applicazioni. Potrebbe essere utilizzato nella produzione di imballaggi, utensili, giocattoli e persino componenti industriali. Inoltre, essendo riciclabile, il bambù potrebbe essere ridotto in polvere e riutilizzato per creare nuovi prodotti senza compromettere la qualità del materiale. Il settore delle costruzioni potrebbe trarre grande vantaggio dall'uso di questa plastica a base di bambù, soprattutto per sostituire materiali come il PVC, che sebbene efficiente, è altamente inquinante e difficile da smaltire. La versatilità di questo nuovo biomateriale lo rende una valida alternativa in tutti quegli ambiti in cui è richiesta una plastica rigida ma sostenibile. Il Futuro della Plastica a Base di Bambù Le implicazioni di questa scoperta sono significative. Se la plastica di bambù riuscirà a trovare un'applicazione commerciale su vasta scala, potrebbe contribuire in modo sostanziale alla riduzione dell'uso della plastica tradizionale e alla lotta contro l'inquinamento globale. Il bambù è una risorsa abbondante, facilmente rinnovabile e ampiamente disponibile in molte parti del mondo, soprattutto in Asia. La sua trasformazione in un materiale versatile e biodegradabile rappresenta un passo importante verso un'economia più circolare e sostenibile. Inoltre, l'uso di materiali biodegradabili come il bambù potrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, attualmente utilizzati nella produzione di plastica convenzionale. Questo non solo aiuterebbe a ridurre le emissioni di gas serra, ma offrirebbe anche nuove opportunità economiche per i paesi produttori di bambù. Problematiche e Prospettive della Plastica Biodegradabile da BambùNonostante le potenzialità, ci sono ancora alcuni problemi da affrontare. La produzione su larga scala di questa plastica richiederà investimenti significativi in ricerca e sviluppo, nonché l'implementazione di nuove tecnologie di produzione. Inoltre, sarà necessario sensibilizzare le industrie e i consumatori sull'importanza di utilizzare materiali biodegradabili e sostenibili. Un altro aspetto da considerare è il ciclo di vita del prodotto: mentre la plastica di bambù è biodegradabile, sarà fondamentale garantire che venga smaltita correttamente per evitare che finisca in discariche o oceani, dove potrebbe non degradarsi altrettanto rapidamente a causa delle condizioni ambientali non ottimali. In conclusione, la plastica a base di bambù rappresenta una delle innovazioni più promettenti nel campo dei materiali sostenibili. Se sviluppata e adottata su larga scala, potrebbe offrire una soluzione concreta alla crisi globale della plastica, contribuendo a proteggere l'ambiente e a promuovere un uso più responsabile delle risorse naturali.
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EvoBuild: Innovazione nei Materiali per Cementi e Calcestruzzi verso l’Economia CircolareRiduzione della CO₂, inerti riciclati e combustibili alternativi: il futuro sostenibile dei cementi e dei calcestruzzidi Marco ArezioIl settore delle costruzioni si trova al centro di una trasformazione epocale. La produzione di cemento e calcestruzzo, responsabile di una considerevole quota delle emissioni globali di CO₂, è oggi sotto la lente di innovatori e aziende impegnate nella transizione verso un’edilizia più sostenibile. Tra queste, EvoBuild si distingue per l’approccio pionieristico nello sviluppo di prodotti in grado di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la qualità e le prestazioni tecniche. Attraverso l’impiego di tecnologie avanzate e risorse alternative, EvoBuild sta ridefinendo il concetto di sostenibilità nel settore dei materiali da costruzione.Rivoluzionare il calcestruzzo: una sfida tra tecnica e sostenibilità Il cemento, componente primario del calcestruzzo, è prodotto tramite un processo altamente energivoro, caratterizzato dalla calcinazione del clinker, un passaggio che da solo genera circa il 60% delle emissioni totali legate al cemento. EvoBuild risponde a questa sfida con soluzioni innovative, che mirano a ridefinire la formulazione tradizionale dei materiali da costruzione attraverso tre pilastri fondamentali: la riduzione del contenuto di clinker, l’integrazione di inerti riciclati e l’uso di combustibili alternativi. I prodotti EvoBuild, frutto di anni di ricerca e sviluppo, includono leganti a basse emissioni, additivi chimici avanzati e formulazioni che sfruttano materiali di scarto provenienti da altre industrie. Queste soluzioni non solo migliorano le prestazioni del calcestruzzo, ma riducono drasticamente l’impronta ambientale della sua produzione. Sostituzione del clinker: una riduzione diretta della CO₂ Uno dei metodi più efficaci per abbattere le emissioni è la sostituzione parziale del clinker con materiali alternativi. Tra le principali opzioni utilizzate da EvoBuild vi sono: Ceneri volanti: un sottoprodotto delle centrali termoelettriche, utilizzato per la sua reattività pozzolanica. Scorie d’altoforno: residui dell’industria siderurgica, che migliorano le proprietà meccaniche del calcestruzzo. Calcare micronizzato: riduce la densità del materiale mantenendo prestazioni accettabili. L’adozione di questi leganti alternativi permette una riduzione delle emissioni fino al 30% rispetto al cemento tradizionale, garantendo al contempo una maggiore durabilità del materiale. Inerti riciclati: il futuro dell’economia circolare nel calcestruzzo Gli aggregati rappresentano circa il 70-80% del volume del calcestruzzo, e la loro estrazione da fonti naturali come ghiaia e sabbia comporta un significativo impatto ambientale. EvoBuild ha introdotto una nuova generazione di miscele che incorporano inerti riciclati, ottenuti da demolizioni edilizie controllate o da residui industriali. Questi materiali vengono sottoposti a rigorosi processi di selezione e trattamento per garantire prestazioni comparabili a quelle degli aggregati naturali. L’utilizzo di inerti riciclati non solo contribuisce a ridurre la pressione sulle risorse naturali, ma consente anche di limitare i rifiuti in discarica. In molti casi, l’integrazione di aggregati riciclati si traduce in una maggiore capacità di assorbire vibrazioni e migliorare l’efficienza termica del calcestruzzo. Combustibili alternativi: un approccio olistico alla sostenibilità La produzione di cemento è una delle attività industriali più energivore. Per alimentare i forni di calcinazione del clinker, EvoBuild sta introducendo l’uso di combustibili alternativi, tra cui: Biomassa residuale: residui agricoli o forestali, utilizzati come fonte di energia rinnovabile. Pneumatici esausti: bruciati in condizioni controllate, consentono di recuperare energia e ridurre i rifiuti. Rifiuti non riciclabili: impiegati come combustibile, minimizzano il ricorso a discariche. L’uso di questi combustibili non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma consente anche di valorizzare materiali di scarto che altrimenti rappresenterebbero un problema ambientale. Un nuovo paradigma per l’industria delle costruzioni Il contributo di EvoBuild si inserisce in un contesto più ampio di transizione dell’industria delle costruzioni verso un modello di economia circolare. La tradizionale linearità del ciclo produttivo — basata sull’estrazione, trasformazione, utilizzo e smaltimento — viene sostituita da un approccio circolare, in cui i materiali vengono progettati per essere recuperati e reintegrati nei processi produttivi. L’economia circolare nel settore delle costruzioni non è solo una scelta etica, ma un’opportunità per migliorare l’efficienza complessiva dei processi, ridurre i costi operativi e rispettare le normative ambientali sempre più stringenti. La sfida del futuro: scalabilità e innovazione Nonostante i progressi tecnologici, la diffusione su larga scala di soluzioni come quelle offerte da EvoBuild presenta ancora sfide significative. La disponibilità di materiali alternativi, la necessità di adattare gli impianti produttivi e l’adeguamento delle normative rappresentano ostacoli che richiedono un’azione coordinata tra aziende, istituzioni e ricerca scientifica. Tuttavia, l’impegno di aziende come EvoBuild dimostra che un’edilizia a basso impatto ambientale è non solo possibile, ma necessaria. Ogni innovazione in questo settore rappresenta un passo avanti verso un futuro in cui le costruzioni saranno non solo sicure e durature, ma anche rispettose dell’ambiente. EvoBuild, con la sua visione orientata alla sostenibilità, si propone come punto di riferimento in questa trasformazione, dimostrando che la tecnologia e l’economia circolare possono andare di pari passo. © Riproduzione Vietata
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rNEWS: PreZero Acquisisce le Attività di Suez SveziaLe attività industriali di PreZero si stanno allagando in Europa attraverso accordi ed acquisizioni di società specializzate nel riciclo e nel trattamento dei rifiutiCome ci riporta Danne Toto la società è subentrata nelle attività di Suez Svezia cambiandone il nome. Suez in Svezia ha cambiato il marchio in PreZero Recycling AB a seguito all'acquisizione di queste attività da parte di PreZero nel Dicembre 2020. PreZero Recycling AB ha 50 sedi di lavorazione e 1.100 dipendenti.In qualità di divisione ambientale del Gruppo Schwarz, che comprende anche i rivenditori Kaufland e Lidl, PreZero Stiftung & Co. KG con sede in Germania, godrà di tutte le sinergie possibili tra le aziende e le competenze individuali. Con l'acquisizione di Suez in Svezia, PreZero avrà un totale di circa 4.800 dipendenti in Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Austria, Italia e Stati Uniti. Nel settembre dello scorso anno, PreZero ha annunciato i suoi piani per l'acquisizione delle attività di riciclaggio e recupero di Suez con sede a Parigi, nei Paesi Bassi, in Lussemburgo, in Germania e in Polonia. L'accordo escludeva le attività di riciclaggio della plastica e trattamento dei rifiuti pericolosi di Suez. Ma nello stesso periodo, le società avevano dichiarato la preparazione di un memorandum d'intesa per esplorare le possibilità di sviluppare partnership strategiche e promuovere una gestione innovativa dei rifiuti.
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rNEWS: DS Smith ha un Nuovo Amministratore Delegato per la Divisione RicicloLa multinazionale DS Smith si occupa dei servizi di riciclo della carta in 14 paesi al mondo con 3500 dipendenti e 16 cartiere, producendo ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti in carta, attraverso questa intervista conosciamo il nuovo amministratore delegato del settore ricicloRogier Gerritsen in qualità di nuovo amministratore delegato della divisione Recycling di DS Smith è responsabile delle operazioni di riciclaggio in tutta Europa.Cosa ti ha attratto del ruolo di amministratore delegato della nostra divisione riciclaggio? Dopo aver lavorato in entrambe le divisioni Carta e Imballaggio, non ho potuto dire di no a questa fantastica opportunità. Ho sempre ammirato il nostro modello di business circolare e la divisione Recycling gioca un ruolo così cruciale in questo aiutando i nostri clienti a migliorare il loro riciclaggio e ridurre i loro rifiuti, mantenendo i materiali in uso il più a lungo possibile. Questo è solo uno dei modi in cui stiamo creando l'economia circolare, riducendo al minimo l'impatto sul mondo che ci circonda. Sono entusiasta di svolgere un ruolo nel contribuire a creare un futuro più sostenibile per la nostra attività, i nostri clienti e l'ambiente.Cosa vorresti ottenere nel tuo nuovo ruolo? Durante le mie prime settimane, ho avuto il grande piacere di incontrare molte delle persone appassionate e competenti del nostro team che hanno a cuore la nostra attività, vogliono fare la differenza e hanno l'esperienza necessaria. Voglio che siamo in grado di condividere ancora di più la nostra esperienza e competenza e aiutare i nostri clienti con le loro sfide nel riciclo qualunque esse siano: raggiungere gli obiettivi del riciclo, migliorare le prestazioni o raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.Cosa ti rende orgoglioso del tuo nuovo ruolo? La nostra missione è garantire che il riciclo dei nostri clienti sia realmente riciclato e credo fermamente che possiamo fare la differenza nella maggior parte dei mercati in cui operiamo. Sono particolarmente orgoglioso che abbiamo la responsabilità di fornire la massima qualità possibile di materiali riciclati ai nostri impianti e una rete di aziende partner di fiducia in tutto il mondo. Vorrei che usassimo le nostre capacità, passione, processi e impronta per aiutare i nostri clienti e dare forma al nostro intero settore.Cosa ti stimola fuori dal lavoro? Ci tengo molto a fare la differenza e penso che sia davvero importante investire nelle nostre generazioni future, condividere conoscenze ed esperienze per assicurarci che ne traggano vantaggio. Per me, questo inizia con la mia famiglia. Di recente sono stato in grado di aiutare mio figlio con un compito scolastico sulla sostenibilità condividendo esempi di sostenibilità in azione dal mio lavoro presso DS Smith. Mi riempie di orgoglio che presto tutti coloro che lavorano per DS Smith potranno condividere le loro conoscenze ed entusiasmo in questo modo.Lo scorso settembre è stata lanciata la strategia di sostenibilità Now and Next, cosa possono aspettarsi i nostri clienti da questo? Sono davvero entusiasta del lancio della nostra nuova strategia di sostenibilità Now and Next. Questo è il nostro impegno a livello aziendale che mira ad affrontare le sfide di sostenibilità che stiamo affrontando oggi, così come quelle che avranno un impatto sulle nostre generazioni future. Uno degli obiettivi principali per me è che entro il 2030 coinvolgeremo 5 milioni di giovani nell'economia circolare e negli stili di vita circolari. Vedo già questa strategia prendere vita in tutta Europa e, come ho già detto, mi sta anche aiutando con i compiti scolastici di mio figlio! Molti dei nostri clienti sono sempre stati interessati alle nostre iniziative di sostenibilità e ora questo approccio è in crescita. Lavoreremo insieme a partner e ai clienti per sviluppare strategie completamente circolari, dalla progettazione alla produzione, dalla fornitura al riciclaggio. Credo davvero che collaborando con i nostri clienti, comunità, governi e influencer, possiamo fare la differenza insieme.Cosa diresti ai tuoi clienti sulle sfide che stanno affrontando in questo momento? Le pressioni sulla sostenibilità sulle aziende sono aumentate in modo significativo negli ultimi due anni. Nonostante la pandemia da COVID-19, c'è ancora l'aspettativa che le organizzazioni di tutti i tipi non dovrebbero limitarsi solo a ridurre al minimo il loro impatto sul mondo naturale, ma dovrebbero sforzarsi, ove possibile, di creare un impatto positivo sulle persone e sul pianeta. La sostenibilità è al centro del nostro modello di business ed è il fulcro del nostro scopo di "Ridefinire il packaging per un mondo che cambia". Grazie al nostro modello di business unico, siamo coinvolti in ogni punto di contatto del ciclo di fornitura dei nostri clienti e possiamo guidarli nell'adozione di pratiche e soluzioni sostenibili a lungo termine. Personalmente non vedo l'ora di lavorare a stretto contatto con tutti i nostri clienti e potenziali clienti in tutta Europa e mostrare come DS Smith può avere un impatto positivo sul raggiungimento dei loro obiettivi di riciclaggio, obiettivi aziendali e obiettivi ambientali.by DS Smith
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