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https://www.rmix.it/ - Acceso il più Grande Parco Eolico Offshore della Scozia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Acceso il più Grande Parco Eolico Offshore della Scozia
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4,3 miliardi di dollari per generare fino a 1075 MW di energia eolica offshore con una particolarità unica al mondoIl mondo sta rincorrendo e risolvendo le lacune che anni di inerzia politica hanno portato nel campo delle energie rinnovabili. Era comodo comprare petrolio, carbone o gas per produrre energia elettrica ma, oggi, per le questioni che tutti conosciamo, questo lassismo è diventato un boomerang. Per rimediare alle falle passate sono necessari fiumi di soldi e soluzioni politiche veloci ed efficaci in quanto, la progettazione, il finanziamento e l’istallazione di parchi eolici o solari di grandi dimensioni richiede grande volontà e determinazione nel raggiungere gli obbiettivi. In Scozia è in fase di ultimazione il parco eolico Seagreen posizionato a 27 Km. dalla costa di Angus che, a regine nel 2023, potrà erogare una potenza di 1075 MW potendo contare su 114 turbine. La particolarità di questo parco eolico a fondo fisso è che il più profondo al mondo, visto che le sue basi sono posizionate a ben 59 metri sotto il livello dell’acqua. La struttura dal costo di 4,3 miliardi di dollari è frutto della collaborazione tra TotalEnergy e SSE Renewables, infatti, TotalEnergies ha stipulato un accordo con SSE Renewables per acquisire una partecipazione del 51% nel progetto Seagreen nel giugno 2020. "Siamo lieti di annunciare l'inizio della produzione di energia da Seagreen, la nostra prima fase eolica offshore nel Mare del Nord del Regno Unito", ha affermato Vincent Stoquart, Senior Vice President Renewables di TotalEnergies . “Questo segna un nuovo passo nello sviluppo della capacità delle attività offshore di TotalEnergies. Questa pietra miliare contribuirà direttamente al nostro obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità di elettricità rinnovabile in tutto il mondo entro il 2025”.Info: TotalEnergy

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https://www.rmix.it/ - ArcelorMittal blocca l’acciaio verde: l’industria europea tra sogni e realtà
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare ArcelorMittal blocca l’acciaio verde: l’industria europea tra sogni e realtà
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La crisi dell’idrogeno mette in discussione la transizione della siderurgiaNell’estate del 2025, una notizia scuote profondamente il settore siderurgico europeo: ArcelorMittal, il maggiore produttore di acciaio del continente, decide di fermare bruscamente il progetto di riconversione dei suoi storici impianti tedeschi alla produzione di acciaio “verde”, ovvero ottenuto grazie a idrogeno a basse emissioni di carbonio. Una scelta che arriva all’improvviso, ma che affonda le sue radici in problemi strutturali ben più profondi di quanto si sarebbe potuto immaginare anche solo un anno fa.La transizione verso un’acciaieria alimentata da idrogeno verde era stata accolta con entusiasmo sia dal mondo politico che da quello industriale. Non solo avrebbe consentito di abbattere drasticamente le emissioni di CO₂ di un settore tra i più energivori e inquinanti in Europa, ma rappresentava anche un simbolo concreto della svolta verso la decarbonizzazione promessa dall’Unione Europea. Era stato proprio ArcelorMittal a candidarsi come apripista, annunciando investimenti miliardari per riconvertire i forni tradizionali, alimentati da carbone e gas, a forni in grado di utilizzare idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili.Tuttavia, quello che sembrava un orizzonte di innovazione e sostenibilità si è presto scontrato con una realtà molto più complessa e dura. La produzione di idrogeno verde su scala industriale, infatti, si è rivelata ben più onerosa e problematica delle previsioni ottimistiche. Da un lato, l’offerta di idrogeno a costi competitivi non è decollata, e le infrastrutture necessarie per garantire un approvvigionamento stabile sono ancora incomplete. Dall’altro, il prezzo dell’energia elettrica, indispensabile per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi, ha raggiunto livelli record in Germania e in molti altri paesi europei, rendendo antieconomico il passaggio a queste nuove tecnologie.A questo scenario si aggiunge una variabile che, troppo spesso, viene sottovalutata nei discorsi sulla transizione energetica: la pressione della concorrenza internazionale. Mentre l’Europa lavora per rendere più sostenibile la propria industria, i produttori extraeuropei continuano a immettere sul mercato acciaio a basso costo, spesso senza vincoli ambientali stringenti. Questa dinamica mette in grave difficoltà gli operatori europei, già alle prese con investimenti gravosi e margini di profitto sempre più ridotti. ArcelorMittal, di fronte a questa combinazione di fattori, ha dunque preferito fare un passo indietro, rinunciando a un’ingente somma di fondi pubblici destinati alla transizione, ma scegliendo una strada più prudente e meno rischiosa per la sopravvivenza del proprio business.La decisione di interrompere il piano di riconversione non significa però un ritorno al passato tout court. L’azienda ha infatti scelto di puntare su una tecnologia più rodata e meno esposta alle incertezze del mercato dell’idrogeno: i forni elettrici ad arco. Questi impianti permettono di produrre acciaio utilizzando principalmente rottami metallici e una minore quantità di energia rispetto ai forni tradizionali, contribuendo comunque alla riduzione delle emissioni di CO₂, pur senza raggiungere i livelli “zero emission” sognati dai promotori della rivoluzione green.Questa svolta lascia emergere con chiarezza tutte le contraddizioni della transizione energetica nel settore industriale. Da un lato, esiste un’urgenza ambientale che non può essere ignorata; dall’altro, è innegabile la necessità di garantire la competitività, l’occupazione e la sopravvivenza delle grandi realtà manifatturiere europee. La rinuncia di ArcelorMittal agli investimenti nell’idrogeno verde non rappresenta solo un rallentamento temporaneo di un progetto industriale: mette in discussione l’intero modello su cui si basano le politiche di decarbonizzazione del vecchio continente.Ciò che emerge, dunque, è il bisogno di un approccio più pragmatico e meno ideologico. Senza un quadro di incentivi stabili, costi dell’energia allineati con quelli dei concorrenti internazionali e strumenti di tutela efficaci nei confronti delle importazioni da paesi con standard ambientali inferiori, il rischio è che l’industria europea sia costretta a scegliere tra sostenibilità e sopravvivenza, tra transizione verde e perdita di posti di lavoro.La vicenda di ArcelorMittal apre una riflessione che va ben oltre la cronaca industriale. Se la sfida dell’idrogeno verde vuole davvero diventare realtà, occorre lavorare con più decisione sia sull’innovazione tecnologica che sulla creazione di un contesto competitivo equo e sostenibile. Solo così la promessa di un’acciaieria europea a emissioni quasi zero potrà trasformarsi da sogno a solida realtà.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Olio di cucina esausto negli pneumatici: come trasformare un rifiuto in gomma sintetica sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Olio di cucina esausto negli pneumatici: come trasformare un rifiuto in gomma sintetica sostenibile
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Scopri il processo innovativo che utilizza l'olio da cucina esausto e le resine circolari per produrre pneumatici più verdi, obiettivi ambientali e sfide tecnicheLa crescente pressione verso la transizione ecologica impone all’industria automobilistica e dei materiali nuove soluzioni per ridurre l’impatto ambientale. Tra i settori più sfidati troviamo quello dei pneumatici, dove la ricerca su materie prime sostenibili diventa centrale. Continental, storico produttore di pneumatici, ha recentemente annunciato un’innovazione importante: l’introduzione di gomma sintetica prodotta, in parte, da olio da cucina esausto, con l’obiettivo di abbattere le emissioni, valorizzare rifiuti altrimenti difficili da smaltire e aumentare la quota di materiali riciclati e rinnovabili nelle proprie mescole. La sostenibilità nel settore pneumatici I pneumatici sono composti da decine, a volte centinaia, di materie prime: gomma naturale, gomma sintetica, resine, olii, additivi, fibre metalliche o tessili. Tradizionalmente molte di queste componenti provengono da fonti fossili o produzioni intensive con forte impatto sul ciclo del carbonio. In questo contesto, la sfida della sostenibilità richiede sia una riduzione delle materie “vergini”, che una capacità di reimpiegare materiali di scarto per non aumentare il peso ambientale del prodotto finito. Che cosa si intende per gomma sintetica da fonti alternative La gomma sintetica è una componente fondamentale del battistrada, della struttura e di altri elementi del pneumatico, che garantisce elasticità, resistenza al calore, stabilità dimensionale e adattamento alle condizioni climatiche. Normalmente, essa è ottenuta da polimeri derivati da petrolio. Fonti alternative possono essere oli di pirolisi (anche da pneumatici fuori uso), oli vegetali esausti, resine bio-based certificate. L’adozione di materia prima alternativa richiede che la struttura molecolare del polimero e la sua compatibilità chimico-fisica non compromettano le caratteristiche di sicurezza, durata, grip su bagnato, resistenza al rotolamento e alle alte temperature. Il ruolo dell’olio da cucina esausto nella nuova mescola L’olio da cucina esausto, noto anche come WCO (Waste Cooking Oil), è un rifiuto organico che può essere raccolto e avviato a processi di purificazione e trasformazione. Continental ha individuato nel WCO uno dei materiali alternativi utili per la produzione di gomma sintetica. Dopo trattamenti di purificazione, deodorizzazione e rimozione degli elementi non desiderati, l’olio esausto può fornire molecole utili come precursori o come materia prima per additivi bio-circolari. Quando integrato nella mescola, contribuisce a ridurre la quota di materiali fossili, abbassar l’impronta di carbonio e valorizzare un rifiuto altrimenti destinato allo smaltimento. Resine circolari e additivi sostenibili: caratteristiche e funzioni Oltre all’olio esausto, Continental impiega resine certificate circolari e additivi innovativi. Le resine circolari sono prodotte da fonti rinnovabili o da materie di scarto, e vanno incontro a criteri di biocompatibilità, durabilità e prestazioni meccaniche equivalenti o comparabili a quelle delle resine convenzionali. Gli additivi, che servono a modificare proprietà come l’elasticità, la resistenza all’ossidazione, la stabilità termica, vengono anch’essi ripensati: le versioni sostenibili devono supportare la vulcanizzazione, il mantenimento delle prestazioni nel tempo e non apportare effetti collaterali negativi (e.g. degrado prematuro, rilascio di sostanze nocive). Certificazioni e bilancio di massa nella catena produttiva Una volta introdotte queste materie prime alternative, serve un sistema di tracciabilità rigoroso. Continental ha confermato che utilizza il cosiddetto bilancio di massa per integrare materiali fossili con materiali rinnovabili e riciclati nella produzione. Con questo approccio, una certa percentuale del prodotto finito è attribuita come sostenibile, secondo norme come la certificazione ISCC PLUS. Questo consente di documentare e verificare l’origine delle materie prime alternative, inclusi l’olio da cucina esausto e le resine circolari, rendendo trasparente l’impegno ambientale verso consumatori e regolatori. Performance e sicurezza: criteri obbligatori Qualunque innovazione nella mescola dei pneumatici deve garantire che non diminuiscano la sicurezza, la durabilità e le prestazioni su strada. Frenata su bagnato, resistenza all’acquaplaning, resistenza al rotolamento, durata chilometrica, stabilità alle alte e basse temperature sono parametri che non possono venire sacrificati. Continental afferma che le gomme con gomma sintetica da olio esausto, resine ed additivi sostenibili mantengono prestazioni equivalenti ai precedenti standard, grazie a test su bagnato, asciutto e mediante simulazioni accelerate di invecchiamento. Anche la gestione del calore e dell’usura resta centrale, perché da questi dipendono sicurezza e impatto ambientale nel ciclo di vita del pneumatico. Obiettivi di Continental per il 2030 Il piano strategico dell’azienda include incrementi progressivi della quota di materiali completamente sostenibili. Al 2024, la percentuale di materiali rinnovabili e riciclati era già attorno al 26-28 %. L’obiettivo prefissato è di raggiungere almeno il 40 % entro il 2030. Questo implica non solo l’uso di olio esausto e resine bio-certificate, ma anche l’ottimizzazione dei processi produttivi, la collaborazione con fornitori di materie prime alternative e la diffusione di tecnologie di riciclo efficienti. Implicazioni ambientali, circolari ed economiche L’uso di olio da cucina esausto e altri materiali riciclati in pneumatici ha molteplici benefici. Innanzitutto permette di ridurre i rifiuti organici che finiscono in discarica o richiedono costosi processi di smaltimento. Riduce inoltre la dipendenza da materie prime fossili, contribuendo alla mitigazione delle emissioni di gas serra. Da un punto di vista circolare, interviene su più fronti: produzione, smaltimento, riciclo. Economicamente, se la filiera della raccolta e purificazione dell’olio esausto viene ottimizzata, si può avere una riduzione dei costi della materia prima alternativa rispetto ai derivati petroliferi, specie in un contesto di crescente costo delle materie prime fossili. Tuttavia ci sono anche delle problematiche: - standardizzazione della qualità dell’olio esausto - certificazione - trasporto - compatibilità dei processi produttivi - accettabilità da parte del mercato. Conclusione La trasformazione dell’olio di cucina esausto in gomma sintetica per pneumatici rappresenta un passo concreto verso un’economia circolare applicata al settore della mobilità. Con resine circolari, additivi sostenibili, certificazioni rigorose e obiettivi ambiziosi, Continental mostra come innovazione e responsabilità ambientale possano convivere senza compromettere sicurezza o prestazioni. Per aziende, legislatori e consumatori si apre una strada in cui ogni parte della catena—dal rifiuto domestico al prodotto finito—può contribuire a ridurre l’impatto climatico e a costruire un futuro più verde.© Reproduction Prohibited

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https://www.rmix.it/ - ENI: Nuovo Appalto in Inghilterra per il Trattamento della CO2
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare ENI: Nuovo Appalto in Inghilterra per il Trattamento della CO2
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Eni ha dato la notizia, attraverso un comunicato stampa, dell'assegnazione di una licenza per realizzare il progetto di stoccaggio della CO2 nell'Inghilterra nord occidentale La cattura e lo stoccaggio della CO2 permette di aumentare il lavoro di decarbonizzazione del pianeta e di riutilizzo delle fonti ritenute esauste per nuovi combustibili.L’Autorità britannica per il petrolio e il gas (Oil and Gas Authority - OGA) ha annunciato di aver assegnato a Eni la licenza per la realizzazione del progetto di stoccaggio di anidride carbonica (CO2). La licenza di stoccaggio interessa un’area situata nella porzione della Baia di Liverpool nel Mare d’Irlanda Orientale, in cui Eni prevede di riutilizzare i giacimenti esausti di idrocarburi - nello specifico i giacimenti di Hamilton, Nord Hamilton e Lennox - e riconvertire le relative infrastrutture per lo stoccaggio permanente della CO2 catturata nell’Inghilterra nordoccidentale e nel Galles settentrionale.  Grazie a questa licenza, Eni intende sia contribuire alle necessità di decarbonizzazione dell’Inghilterra nordoccidentale e del Galles settentrionale, sia collaborare attivamente con le imprese industriali per la cattura e il trasporto della CO2 dagli stabilimenti esistenti e dai futuri siti di produzione dell’idrogeno. Questo verrà utilizzato come combustibile di transizione per il riscaldamento, l’elettricità e i trasporti nell’ambito dell’obiettivo del Regno Unito di “zero emissioni” al 2050.  Per Eni il progetto avrà effetti positivi per le comunità locali attraverso la creazione di nuove opportunità di lavoro e il supporto allo sviluppo economico della regione, oltre a tracciare un percorso concreto verso la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche.  Andy Samuel, Amministratore Delegato di OGA, ha dichiarato: “L’OGA è molto lieta di concedere la licenza a quello che confidiamo sarà un progetto di grande successo. Il lavoro sull’Integrazione Energetica che abbiamo condotto mostra che la combinazione di vari sistemi energetici, inclusi la cattura di anidride carbonica e la produzione di idrogeno, possono dare un contributo significativo all’obiettivo “zero emissioni” perseguito dal Regno Unito. HyNet è un esempio entusiasmante di integrazione energetica in atto, che comprende il riutilizzo di infrastrutture esistenti e giacimenti esauriti per lo stoccaggio di notevoli quantità di anidride carbonica, e la generazione di idrogeno per molteplici applicazioni innovative”.  Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, ha commentato: “Sono molto soddisfatto e orgoglioso per l’assegnazione della licenza per lo stoccaggio di anidride carbonica nel Regno Unito, la prima licenza di questo genere per Eni. Questo è un progetto di vitale importanza per Eni e rappresenta un traguardo fondamentale per gli obiettivi di “zero emissioni” del Regno Unito, oltre a essere un pilastro essenziale della strategia per la transizione energetica e la decarbonizzazione in cui Eni è fortemente impegnata”.Maggiori Informazioni

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https://www.rmix.it/ - Crescita dell'Industria Italiana delle Macchine della Plastica e Gomma
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Crescita dell'Industria Italiana delle Macchine della Plastica e Gomma
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Numeri positivi del comparto delle macchine della plastica e della gomma. Vediamoli nel dettagliodi Marco ArezioL'industria italiana di macchine per la lavorazione di plastiche e gomma ha registrato un fatturato straordinario di 4,8 miliardi di euro nel periodo precedente, segnando così un record. Questo successo si deve in gran parte a un incremento dell'export del 10,8%, portando le vendite all'estero a 3,59 miliardi di euro. Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia di Covid e un contesto macroeconomico sfidante, l'anno ha visto una crescita del 2,8% rispetto all'anno 2022. Tuttavia, il mercato interno ha evidenziato una contrazione del 7,5%, con vendite per 2,33 miliardi di euro.Massimo Margaglione, Presidente di Amaplast, ha espresso grande soddisfazione per questi risultati, sottolineando l'importanza del settore delle macchine per plastica e gomma come punto di forza del Made in Italy a livello globale. Questo entusiasmo è supportato anche dal successo della fiera Plast, che conferma la solidità di questo comparto. Per quanto riguarda le prospettive future, il 2024 si preannuncia più incerto a causa di vari fattori, quali tensioni geopolitiche, aumento dei tassi di interesse e instabilità generale, che potrebbero influenzare negativamente le prestazioni del settore. Dopo aver superato i problemi legati alla catena di approvvigionamento, si anticipa una fase di assestamento con possibili difficoltà nel breve e medio termine. Analizzando più da vicino i diversi segmenti di mercato, l'anno appena trascorso ha visto una crescita a doppia cifra in quasi tutte le categorie di macchinari, ad eccezione degli estrusori, che tuttavia hanno comunque mostrato un incremento del 7%. Secondo Amaplast, settori come le presse a iniezione e le termoformatrici hanno recuperato terreno dopo un inizio d'anno meno promettente. L'export, che costituisce due terzi della produzione, ha registrato un trend positivo in tutte le aree geografiche, con variazioni che vanno dal +6,1% in Europa al +20% nelle Americhe e un +8,1% in Asia. Particolarmente notevoli sono stati i risultati nel Medio Oriente e in Africa, con incrementi rispettivamente del 50,3% e del 36% nel nord Africa e del 31% nelle destinazioni sub-sahariane. Margaglione ha espresso preoccupazione per il rallentamento già avvertito a fine anno e per l'attuale situazione sfavorevole, ma rimane ottimista riguardo al futuro. L'ottimismo si basa sulla capacità delle piccole e medie imprese italiane di innovare e superare le sfide, grazie a un forte spirito imprenditoriale e a una ricerca e sviluppo dinamica. L'accoglienza positiva del piano Industria 5.0, nonostante le incertezze legate alla sua implementazione, evidenzia la necessità di misure di sostegno tempestive per il mercato interno, secondo il presidente di Amaplast. Questo scenario sottolinea la resilienza e l'adattabilità delle aziende italiane di fronte alle sfide, mantenendo un cauto ottimismo per il futuro. Fonte Polimerica

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https://www.rmix.it/ - Joint Venture per le Pompe del Packaging Totalmente Riciclabili
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Joint Venture per le Pompe del Packaging Totalmente Riciclabili
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Polimero Riciclato e Riciclabile e molla in plastica mono polimero per un dispenser ecosostenibileQuante volte ci siamo chiesti se un dispenser per il sapone o per lo shampoo, fosse realmente riciclato e riciclabile, al di la di quello che c’è scritto sull’etichetta, si, perché bisogna sempre andare in fondo alle cose per capire. Un dispenser è fatto da elementi di plastica, il flacone e la pompa, e da una molla di metallo che permette il richiamo dopo essere stata schiacciata. In più, spesso, il flacone è fatto da un polimero e la pompa da un altro, creando complicazioni nel riciclo, oltre a quelle messe già in conto per separare la molla in metallo. Nasce così una joint venture tra un produttore internazionale di flaconi in plastica e uno specialista della produzione di pompe per dispensers, totalmente riciclabili al cui interno troviamo una molla di plastica dello stesso polimero. Il sistema di pompaggio mono materiale in plastica (PP) è un prodotto brevettato, che permette la completa riciclabilità del dispenser e riduce le problematiche di separazione tra le plastiche e il metallo. Inoltre è possibile produrre le pompe riciclabili in PP, anche con polimeri riciclati che provengono dal post consumo (PCR), favorendo quindi l’utilizzo dei rifiuti plastici. La joint venture è costituita dalla multinazionale ALPLA, specializzata nella produzione di flaconi per la cosmesi, l’igiene per la casa e la cura della persona, con la società Sud-Coreana HANA Innovation, che detiene il brevetto per la fabbricazione delle pompe in mono plastica (PP), riciclate e riciclabili, senza l’uso di molle in metallo. Firmando la joint venture con la società sudcoreana HANA Innovation, ALPLA intende ora continuare il suo percorso di crescita nel settore strategicamente importante dello stampaggio ad iniezione. “Il potenziale per le pompe riciclabili di alta qualità è enorme e in qualità di fornitore di sistemi, possiamo offrire contemporaneamente i flaconi adatti”. “Con questa nuova partnership, stiamo migliorando i nostri punti di forza come azienda che opera a livello internazionale, con il vantaggio tecnologico di HANA Innovation", afferma Michael Feltes, Global Business Development Director IM di ALPLA. Sung Il Kang, presidente di HANA Innovation, sottolinea i vantaggi operativi della joint venture: "La cooperazione apre opportunità per un'ulteriore commercializzazione globale dei nostri prodotti e accelera lo sviluppo di soluzioni sostenibili per il futuro". Con la nuova joint venture, le due aziende vogliono promuovere la distribuzione mondiale delle pompe sostenibili, con la rivoluzionaria tecnologia brevettata delle molle in plastica, ed offrire inoltre sistemi sostenibili completi, compresa la bottiglia. ALPLA dispone di capacità produttive in tutto il mondo nello stampaggio a iniezione, integrate da molti anni di esperienza nel riciclaggio e da una rete internazionale. La costituzione della joint venture è soggetta all'approvazione legale e regolamentare da parte delle competenti autorità garanti della concorrenza. Le parti hanno concordato di non divulgare i dettagli della partnership.Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano. Fonte Alpla

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https://www.rmix.it/ - Novamont: Il Produttore del Polimero Mater-Bi Verrà Ceduto
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Novamont: Il Produttore del Polimero Mater-Bi Verrà Ceduto
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Trattative in corso per il controllo della società Novamont attiva nella produzione di bioplasticheIl nome di Novamont e del suo polimero di punta il Mater-Bi, sono conosciuti da tutti gli attori del settore delle plastiche vergini, riciclate e delle bioplastiche, come l’azienda di punta della filiera, in continua evoluzione, nella produzione delle bioplastiche, biodegradabili e compostabili. Il polimero di Novamont è appunto il Mater-Bi, una plastica completamente biodegradabile e compostabile, che permette il suo recupero, a fine vita, attraverso la raccolta e il riciclo dei rifiuti organici urbani, utilizzando i processi di compostaggio e digestione anaerobica. Ma quale è la differenza tra biodegradabilità e compostabilità? Il processo di biodegradazione è la capacità delle sostanze e dei materiali organici di essere degradati in sostanze più semplici, mediante l’attività (enzimatica) di microorganismi. Quando il processo biologico è completo, si ha una totale trasformazione delle sostanze organiche di partenza in molecole inorganiche semplici: acqua, anidride carbonica e metano. Ma la biodegradazione è influenzata da molti fattori, come le temperature, il tasso di umidità, la natura chimica dei materiali da lavorare. Per questo motivo gli ambienti industriali del compostaggio e della digestione anaerobica favoriscono ed accelerano questi processi. Per quanto riguarda la compostabilità di un materiale, si può dire che è la capacità di un elemento di trasformarsi in compost (concime) attraverso il processo di compostaggio. Questa attività, in presenza di ossigeno, comporta la realizzazione di una trasformazione biologica e aerobica del materiale fino a trasformalo in compost. Novamont, utilizzando risorse naturali come il mais e gli oli vegetali non modificati geneticamente, ha realizzato una famiglia di polimeri biodegradabili e compostabili che si possono usare per la realizzazione di film per il commercio e l’agricoltura, oggetti di varie tipologie attraverso lo stampaggio per iniezione e molte altre cose. Alla luce di queste conoscenze tecnico-commerciali, si sta concludendo un’operazione di acquisizione della società Novamont da parte di Versalis, che la porterà a detenere l’intero pacchetto azionario di Novamont. A sua volta Versalis è una società del gruppo ENI fortemente impegnata nella chimica verde, anche attraverso la conversione di raffinerie petrolifere in bioraffinerie per la produzione di combustibili sostenibili.Foto: Novamont

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https://www.rmix.it/ - Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con Carta Velina Ecocompatibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con Carta Velina Ecocompatibile
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Mango Sostituisce i Sacchetti di Plastica con cui confezionava i suoi capi con Carta Velina EcocompatibileUna bella iniziativa da parte di Mango, un'azienda attiva nel campo della moda che va incontro alle esigenze della tutela ambientale sostituendo i sacchetti di plastica che usa per il confezionamento dei capi di abbigliamento con altri fatti in carta velina ecocompatibile. questa bella storia ce la racconta Maria Teresa Veneziani in un articolo sul Corriere della Sera.La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura. Carta velina «I sacchetti che saranno utilizzati sono realizzati in carta velina, un materiale costituito da pasta di cellulosa naturale proveniente da fonti rinnovabili — assicura l’azienda —. La carta proviene infatti da foreste gestite in modo sostenibile, dove le pratiche di abbattimento sono certificate secondo i requisiti degli standard internazionali FSC® (Forest Stewardship Council®). Ciò contribuisce anche a un’economia circolare poiché i prodotti di carta possono essere riciclati in media da quattro a sei volte». La strada è segnata e l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti che non c’è più tempo, occorre ripensare un progetto di sviluppo. Mango, la catena spagnola di moda democratica, annuncia che eliminerà l’uso di 160 milioni di sacchetti di plastica all’anno nella sua catena di fornitura. L’azienda avvia la sostituzione dei sacchetti di plastica con altri di carta nelle produzioni locali di capi piegati. «L’azienda procede nel suo impegno a favore della sostenibilità, uno dei suoi principali assi strategici, e avvia un progetto per sostituire i sacchetti di plastica del suo packaging con sacchetti di carta, diventando la prima grande azienda del settore tessile in Spagna a farlo», si legge in un comunicato. L’obiettivo del brand fondato a Barcellona in Spagna nel 1984 da due fratelli spagnoli di origine turca, Isak Andic e Nahman Andicè, è quello di eliminare progressivamente, in collaborazione con i propri fornitori, tutti i sacchetti di plastica utilizzati per la distribuzione dei prodotti lungo la catena di fornitura.  Test pilota Il progetto sarà inizialmente lanciato in produzioni locali per capi piegati e sul canale online, dopo il successo dei tre test pilota effettuati dall’azienda in Marocco, Cina e Turchia. L’obiettivo è che il nuovo progetto venga applicato a tutti i capi entro la fine del 2021. Secondo Toni Ruiz, Amministratore delegato di Mango, «Si tratta di un progetto di grande portata, che avrà un impatto molto positivo sull’ambiente, poiché grazie alla sua realizzazione elimineremo circa 160 milioni di sacchetti di plastica ogni anno. La produzione di una moda più rispettosa dell’ambiente mira alla trasformazione sostenibile dell’azienda». Fashion Pact Il progetto rientra nel Fashion Pact, una coalizione globale che mira a promuovere la sostenibilità ambientale nel settore tessile e della moda, a cui l’azienda ha aderito nel 2019. Questo patto globale impegna tutti i firmatari a lavorare insieme per ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’industria tessile e della moda concentrandosi su tre pilastri: contrastare i cambiamenti climatici, preservare la biodiversità e proteggere gli oceani.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti

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https://www.rmix.it/ - Stretto di Hormuz Chiuso: Le Conseguenze della Guerra in Iran sulle Materie Plastiche Vergini e Riciclate
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Stretto di Hormuz Chiuso: Le Conseguenze della Guerra in Iran sulle Materie Plastiche Vergini e Riciclate
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La chiusura dello Stretto di Hormuz causata dal conflitto in Iran sta scuotendo la filiera globale delle materie plastichedi Marco Arezio · | 25 marzo 20261. Il Contesto Geopolitico: la Guerra in Iran e la Chiusura di Hormuz Il 28 febbraio 2026 Israele, in coordinamento con gli Stati Uniti, ha dato avvio a un'operazione militare preventiva contro obiettivi iraniani legati al programma nucleare e balistico. L'Iran ha risposto con missili e droni contro Israele, Arabia Saudita e basi USA nella regione, dichiarando contestualmente la chiusura dello Stretto di Hormuz — il corridoio marittimo di 34 km tra le coste iraniane e la penisola di Musandam (Oman) che connette il Golfo Persico al Golfo dell'Oman. Secondo i dati dell'U.S. Energy Information Administration (EIA), nel 2024 circa 20 milioni di barili di greggio al giorno e circa 400 milioni di m³ di GNL transitavano ogni giorno attraverso quello stretto. Al 9 marzo 2026, il numero di navi in transito era crollato da 129 (media di febbraio) a sole 4 unità al giorno: una riduzione del 97% del traffico marittimo. Per la prima volta nella storia moderna, Teheran ha raggiunto questo risultato non con mine o blocchi navali classici, ma colpendo fisicamente le petroliere che tentavano il passaggio — come documentato dall'agenzia britannica UKMTO con l'affondamento della Skylight — e facendo quadruplicare i premi assicurativi per il rischio di guerra. I principali armatori (Maersk, Hapag-Lloyd) hanno sospeso i transiti. 2. Perché lo Stretto di Hormuz è il Cuore della Petrolchimica Mondiale Lo Stretto di Hormuz non è soltanto un corridoio petrolifero: è il punto di passaggio obbligato per buona parte dell'intera filiera petrolchimica mondiale. Intorno al Golfo Persico si concentra la più competitiva base produttiva di feedstock chimici a livello globale, con impianti integrati di cracking in Arabia Saudita (SABIC, ARLANXEO), Emirati Arabi Uniti (Borouge), Kuwait, Qatar e Iran. Secondo un'analisi del Laboratorio REF Ricerche (marzo 2026), l'84% delle esportazioni di polietilene (PE) dei Paesi del GCC transita attraverso lo Stretto. Analogamente, secondo i dati ICIS, circa l'80% della domanda asiatica di nafta importata via mare era coperta dall'offerta mediorientale nel 2025. Con il blocco di Hormuz, tutti questi flussi sono interrotti o fortemente compressi. I Prodotti Petrolchimici a Rischio Il collegamento tra blocco di Hormuz e prezzi delle materie plastiche è diretto e strutturale. La catena del valore parte dagli idrocarburi (petrolio greggio e gas naturale) e percorre questi stadi: • Nafta (da raffinazione del greggio) → alimenta i cracker etilenici • Etilene + Propilene → monomeri base per PE (polietilene), PP (polipropilene), PVC, PET • Metanolo → intermedio per resine, plastificanti, solventi • MEG (monoetilen glicole) → precursore di PET e fibre poliestere • Butadiene → gomma sintetica SBR, componenti elastomerici L'Iran, in particolare, era nel 2025 il maggiore esportatore mondiale di metanolo con oltre 9 milioni di tonnellate (fonte: database ICIS Supply and Demand). Con gli impianti iraniani fermi e le spedizioni bloccate, la scarsità si ripercuote immediatamente sui mercati spot degli intermedi e delle resine commodity. Il Qatar ha sospeso la produzione di GNL — e con essa quella di parte dell'alluminio e di prodotti chimici — dopo attacchi iraniani vicino ai siti di estrazione del North Field, il più grande giacimento di gas del mondo. L'Italia, come ricordano i dati ISPI, dipende dal Qatar per oltre l'11% dei propri consumi di gas, il triplo della media europea.3. Impatto sulle Materie Plastiche Vergini: Feedstock, Resine e Prezzi 3.1 Aumento dei Prezzi dei Polimeri Commodity — Dati al 24 marzo 2026 L'escalation ha innescato la più rapida ondata di rincari sui polimeri commodity degli ultimi vent'anni. I dati aggiornati al 24 marzo 2026 mostrano un quadro straordinariamente severo in tutte le aree geografiche. In Europa, secondo i dati Platts/S&P Global, il PP homopolymer injection FD NWE ha raggiunto 1.200 €/t al 13 marzo, con un incremento di 220 €/t rispetto all'inizio del mese. Il polietilene ha subito aumenti tra 200 e 500 €/t a seconda del grado, con l'LDPE che ha guadagnato un raro premio rispetto all'mLLDPE per scarsità di offerta (fonte: ChemOrbis/Platts, Italia). I produttori europei hanno interrotto le offerte a causa dell'ordine di stop dall'area del Golfo. LyondellBasell ha annunciato aumenti cumulativi di 35 centesimi/lb (oltre 770 $/t) per il PE nordamericano attraverso maggio 2026. Negli USA, l'HDPE è aumentato del 36,57% nelle prime settimane di marzo. Il polymer-grade propylene (PGP) spot è balzato nella fascia 40–45 cent/lb (da 32,5 di gennaio), con aumenti contratto PP già di 4 cent/lb a febbraio, 2 cent a marzo e 4 cent nominati per aprile (fonti: Argus Media, Plastics Technology, RTi). In India il quadro è ancora più drammatico: Reliance Industries ha alzato i prezzi PE tre volte in otto giorni; Indian Oil ha seguito con quattro round propri. Complessivamente, i polimeri indiani sono aumentati del ~43% dal 28 febbraio (fonte: S&P Global), con punte spot del 100–150% su alcuni gradi. In Asia, il PP injection CFR Far East è cresciuto di 330 $/t dal 2 marzo. In Africa, il PP raffia è salito del 39%. Al 13 marzo 2026, ICIS aveva contato 31 dichiarazioni di forza maggiore o allocazione vendite per prodotti chimici in Asia e Medio Oriente, 2 in Europa e 1 nelle Americhe. Plastribution UK ha dichiarato: il problema principale non è più il prezzo ma riuscire a trovare materiale fisico. La nafta — principale feedstock dei cracker asiatici — ha segnato il rincaro più violento: da 619–621 $/t (CFR Asia Orientale, al 28 febbraio) a 1.077–1.079 $/t al 17 marzo (+74% in due settimane), secondo PolymerUpdate. Questo ha costretto numerosi cracker asiatici a tagliare i tassi operativi: i cracker nordest-asiatici si attenderanno a ~70% di utilizzo a marzo (vs 80% a febbraio), quelli sudcoreani addirittura sotto il 65%.3.2 Disruption della Supply Chain: Logistica e Disponibilità Al di là dei prezzi, il problema immediato è fisico: le petroliere e le navi portarinfuse non transitano più dallo Stretto. Le rotte verso il Capo di Buona Speranza allungano i tempi di percorrenza di 10–15 giorni e aumentano i costi di trasporto del 40–72%. Questo crea una doppia criticità per i trasformatori europei: la riduzione della disponibilità di feedstock importato e l'incertezza sui tempi di consegna, che rende impossibile qualsiasi pianificazione industriale stabile. I distretti produttivi italiani maggiormente esposti, secondo l'Ufficio studi CGIA (marzo 2026), sono: Materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova; Articoli in gomma e materie plastiche di Varese; Polo petrolchimico di Brindisi; Petrolchimico Sarroch (CA); Polo chimico di Salerno. La CGIA stima un impatto di circa 10 miliardi di euro in più di costi energetici per le imprese italiane nel 2026. 3.3 L'Opzione del Reindirizzamento: Limiti e Opportunità Le alternative allo Stretto di Hormuz per il transito di idrocarburi dal Golfo sono limitate. L'oleodotto Trans-Arabico (TAPLINE), dismesso, e l'Abqaiq–Yanbu in Arabia Saudita hanno una capacità di circa 5 milioni di bbl/giorno, sufficiente a coprire solo una frazione del volume abituale. Il terminale di Fujairah (UAE), sul Golfo dell'Oman, può svolgere un ruolo tampone parziale. Per il GNL non esiste oggi un'alternativa di capacità equivalente a Hormuz. Nel medio periodo, questa crisi sta accelerando gli investimenti in rotte alternative, capacità di rigassificazione aggiuntiva e stoccaggio strategico del GNL. Sul fronte petrolchimico, si prevede un rilancio dei cracker nordamericani (USA, Canada) ed europei a gas di shale, con un ribilanciamento strutturale delle catene di approvvigionamento. L'EIA nel suo Short-Term Energy Outlook di marzo 2026 prevede che il Brent si mantenga sopra 95 $/bbl per i prossimi due mesi, per poi scendere sotto 80 $/bbl nel terzo trimestre solo se il conflitto si risolverà. Nel caso il blocco persista, gli analisti di BIC Advisory Group stimano ripercussioni su prezzi e supply chain 'della durata di mesi, con aggiustamenti delle rotte commerciali che richiederanno anni'. 4. Impatto sulle Plastiche Riciclate: Un Settore già in Crisi StrutturaleIl conflitto in Iran arriva in un momento già critico per il settore europeo del riciclo plastico. Secondo il Laboratorio REF Ricerche (marzo 2026), nel 2024 i volumi complessivamente riciclati in Europa sono scesi per la prima volta, da 7,7 a 7,5 milioni di tonnellate, e il fatturato del comparto è in calo per il secondo anno consecutivo — con la più consistente chiusura di capacità operativa di riciclo mai registrata nel continente. 4.1 Il Paradosso della Crisi: Riciclato più Caro della Vergine? Fino alla crisi di Hormuz, il principale problema del settore era che i polimeri vergini, prodotti in eccesso soprattutto da impianti asiatici e mediorientali, erano più economici dei riciclati europei. Il conflitto ha invertito questa dinamica in modo brusco e, per certi versi, paradossale. Da un lato, il rincaro dei feedstock vergini (nafta, etilene, propilene) rende i polimeri di prima produzione più costosi, teoricamente aumentando la competitività del riciclato. Dall'altro, i costi energetici degli impianti di riciclo sono schizzati insieme al prezzo del gas (da 32 a 55 €/MWh in pochi giorni), rendendo il processo di rigranulazione, lavaggio e selezione meccanica significativamente più oneroso. Riciclare plastica o fondere alluminio sono attività energivore: con il gas che ha ripreso la corsa sopra i 45 €/MWh, il vantaggio economico del riciclato si assottiglia. 4.2 Il Blocco Logistico delle Materie Prime Seconde (MPS) Il secondo fronte colpisce direttamente i flussi export del riciclo europeo verso l'Asia. L'Italia nel 2024 aveva già raggiunto il picco decennale (2015–2024) per l'esportazione di MPS plastiche extra-UE (103.352 tonnellate, fonte: Laboratorio REF 2026). Con la crisi di Hormuz, i noli marittimi per l'export di carta e plastica verso l'Asia sono aumentati del 40% in tre settimane, bloccando di fatto le rotte commerciali del riciclo. La conseguenza è che gli operatori italiani si trovano a stoccare tonnellate di materiale riciclato che non può essere smaltito né venduto: impianti paralizzati da un lato dall'aumento dei costi operativi, dall'altro dall'impossibilità di esportare i semilavorati verso i mercati di destinazione abituali. A peggiorare ulteriormente il quadro, dal maggio 2026 scatterà il divieto europeo di esportare rifiuti plastici verso Paesi non OCSE — una misura già in calendario che, in combinazione con il blocco logistico causato dalla guerra, rischia di generare un collo di bottiglia senza precedenti nella gestione dei flussi di plastica post-consumo. 4.3 Il Riciclo Chimico tra Opportunità e Vulnerabilità Il riciclo chimico — pirolisi, gassificazione, depolimerizzazione — potrebbe teoricamente beneficiare della crisi, in quanto produce olio di pirolisi che si sostituisce alla nafta fossile come feedstock per i cracker. Tuttavia, questi impianti sono anch'essi energivori e richiedono temperature operative elevate (400°C per la pirolisi, 700–800°C per la gassificazione). Con il gas a 55 €/MWh, i margini operativi di queste tecnologie si restringono sensibilmente. Restano valide, nel medio termine, le considerazioni strategiche: il riciclo chimico consente di valorizzare le frazioni plastiche contaminate e miste non riciclabili meccanicamente, riducendo la dipendenza dai feedstock del Golfo. Gli investimenti in questa direzione sono destinati ad accelerare nella fase post-crisi. 5. Scenari: Breve, Medio e Lungo Termine per la Filiera Plastica 5.1 Breve Termine (1–3 mesi): Stagflazione da Importazione Lo scenario più immediato, come definito dall'I-Com, è quello di una 'stagflazione da importazione': inflazione energetica in forte crescita, rallentamento della produzione industriale e pressione sulle bilance dei pagamenti dei paesi importatori. Per la filiera plastica questo si traduce in: • Sospensione o riduzione delle produzioni di trasformatori europei con scarsa liquidità • Riallocazione degli acquisti verso fornitori USA, nordafricani e del Mare del Nord — a prezzi più elevati • Blocco degli impianti di riciclo meccanico con bilanci in rosso • Accumulo di scorte di MPS invendute negli hub logistici italiani ed europei 5.2 Medio Termine (3–12 mesi): Accelerazione delle Transizioni Strutturali Se il conflitto dovesse protrarsi o risolversi con un nuovo equilibrio geopolitico instabile, è plausibile che si registri un'accelerazione di alcune transizioni strutturali già in corso: • Rilancio della petrolchimica europea e nordamericana, con investimenti in cracker a etano da shale • Diversificazione delle rotte di approvvigionamento verso Africa occidentale, Norvegia, Alaska • Accelerazione del riciclo chimico e del riciclo meccanico di qualità per le frazioni nobili (PET, HDPE, PP) • Consolidamento del mercato europeo del riciclato attraverso fallimenti e acquisizioni nel comparto del riciclo 5.3 Lungo Termine: Riflessione Strutturale sulla Dipendenza dal Golfo Nel lungo termine, la crisi di Hormuz del 2026 potrebbe rivelarsi il punto di svolta per una ridefinizione delle catene di approvvigionamento petrolchimiche globali. La dipendenza da un singolo corridoio marittimo per un quinto del fabbisogno energetico mondiale — e per oltre l'80% della nafta asiatica — si è rivelata una vulnerabilità sistemica impossibile da ignorare. È probabile un accelerazione degli investimenti in economia circolare, in sostituzione dei materiali vergini di importazione, e una revisione profonda delle politiche di approvvigionamento delle grandi aziende di trasformazione europee. 6. Risposte Istituzionali e di Settore Sul fronte europeo, EuPC ha rivolto un appello urgente ai leader politici per l'applicazione di un tetto al prezzo dell'energia, già discusso nel Consiglio UE del 19 marzo 2026. L'AIE ha coordinato un primo rilascio di scorte petrolifere di emergenza pari a circa un quinto delle riserve totali disponibili tra i paesi membri, precisando tuttavia che tale misura non può essere considerata risolutiva. Per il riciclo plastico, la Commissione Europea aveva già presentato il 23 dicembre 2025 un pacchetto di misure che include: criteri di End of Waste (EoW) armonizzati per le plastiche riciclate meccanicamente, regole di allocazione basate sul bilancio di massa per il riciclo chimico, rilancio della Circular Plastics Alliance e istituzione di codici doganali distinti per le MPS plastiche. La crisi ha dato nuova urgenza a queste misure. In Italia, Assorimap, Corepla e le associazioni di categoria stanno negoziando con il MASE e il MIMIT interventi di sostegno straordinario per gli impianti di riciclo, inclusa la copertura parziale degli extra-costi energetici. L'adeguamento del contributo CONAI (previsto oltre 600 €/t dal luglio 2026 per alcune fasce) è stato definito da più operatori una 'tassa di guerra' necessaria ma insufficiente. 7. FAQ — Domande Frequenti sulla Crisi di Hormuz e le Materie Plastiche Quanto è aumentato il prezzo del PE e del PP a causa della chiusura di Hormuz? Al 24 marzo 2026 i dati sono i seguenti. In Europa il PP Homo Injection NWE ha raggiunto 1.200 €/t (+220 €/t da inizio marzo, fonte S&P Global Platts); il PE ha subito rincari tra 200 e 500 €/t per grado. Negli USA l'HDPE è aumentato del 36,57% a inizio marzo; LyondellBasell ha annunciato aumenti cumulativi di 35 cent/lb attraverso maggio 2026. In India i prezzi spot su alcuni gradi hanno segnato +100–150% dal 28 febbraio. In Africa il PP raffia è salito del 39%. Per il Q2 2026, gli analisti prevedono prezzi ancora elevati con il Brent sopra 95 $/bbl (fonte: EIA STEO marzo 2026). Perché il riciclo plastico soffre di più se la plastica vergine diventa più cara? Il riciclo è un'attività ad alta intensità energetica: i processi di lavaggio, selezione ottica, estrusione e rigranulazione richiedono gas ed elettricità. Con i costi energetici raddoppiati, il vantaggio competitivo del riciclato si riduce anche se la vergine si rivaluta. In più, i noli per l'export verso l'Asia (+40%) bloccano lo smercio delle MPS, generando un accumulo di invenduto che comprime i margini a monte della filiera. L'Iran è un fornitore importante di plastica per l'Europa? Sì, indirettamente. L'Iran è il principale produttore mondiale di metanolo (oltre 9 milioni di tonnellate nel 2025), un intermedio chiave per resine, plastificanti e solventi. L'Iran esportava anche poliolefine e prodotti petrolchimici verso Asia e Medio Oriente. Il blocco della produzione iraniana e le sanzioni aggiuntive irrigidiscono i mercati spot degli intermedi con effetti a cascata sui prezzi delle resine finali. Qual è la rotta alternativa per il GNL e il petrolio del Golfo? L'alternativa principale è il Capo di Buona Speranza (Africa), che aggiunge 10–15 giorni di navigazione e aumenta i costi di trasporto del 40–72%. L'oleodotto Abqaiq–Yanbu (Arabia Saudita) può trasportare circa 5 milioni di bbl/giorno, una frazione del volume abituale. Per il GNL non esistono oggi rotte alternative di capacità equivalente: questo rende i Paesi europei dipendenti dalle forniture qatariote (come l'Italia, all'11%) particolarmente vulnerabili. Cosa cambia per le aziende che acquistano plastica riciclata certificata in Europa? Nel breve periodo, le aziende che acquistano riciclato certificato (es. rPET food-grade, rHDPE, rPP per automotive) potrebbero trovare prezzi meno volatili rispetto alla vergine importata — ma con minore disponibilità fisica per il blocco delle esportazioni di MPS. Nel medio periodo, la crisi potrebbe incentivare lo sviluppo di una supply chain del riciclato più corta e 'domestica' in Europa, riducendo la dipendenza dalle importazioni di MPS dall'Asia. I distretti italiani della plastica sono a rischio chiusura? Il rischio è concreto per le aziende più piccole e meno capitalizzate. I distretti di Treviso/Vicenza/Padova, Varese (gomma e plastiche), Brindisi e Sarroch (petrolchimico) sono tra i più esposti. La CGIA stima che le aziende italiane pagheranno circa 10 miliardi di euro in più di costi energetici nel 2026. L'EuPC ha già richiesto misure di emergenza, e il tema sarà al centro delle prossime sessioni del Consiglio UE sull'industria. 8. Fonti e Riferimenti Le informazioni contenute in questo articolo si basano su fonti primarie e istituzionali verificate: • S&P Global Platts: 'Polypropylene prices rise globally following outbreak of Middle East war' (13 marzo 2026) — spglobal.com • S&P Global: 'War in the Middle East cools polymer trade in the Americas' (3 marzo 2026) — spglobal.com • PolymerUpdate.com: 'Polymer prices surge sharply amid supply disruptions as Middle East tensions escalate' (marzo 2026) — polymerupdate.com • Syntex America: 'Hormuz Crisis Week 3: 50% of Global PE Supply Disrupted, Prices Spike 50-80%' (20 marzo 2026) — syntexamerica.com • PlasticsToday / ICIS (Joseph Chang): 'Iran War Creates a Dire Strait for Resin Markets' (17 marzo 2026) — plasticstoday.com • Argus Media: 'Iran war to push up PE, PP prices: LyondellBasell' (19 marzo 2026) — argusmedia.com • Bloomberg: 'Iran War Ripples Are Driving Up Prices for Plastics Ingredient' (19 marzo 2026) — bloomberg.com • ChemAnalyst: 'Are Feedstock Shortages and War Risks Pushing Petrochemical Prices to New Highs?' (marzo 2026) — chemanalyst.com • Plastics News / ICIS: 'Impacts of Middle East conflict could reshape Europe recycled plastics market' (marzo 2026) — plasticsnews.com • Plastics Technology: 'March 2026: Prices Up for PE, PP, PS, PVC' (febbraio/marzo 2026) — ptonline.com • Fortune / Yahoo Finance: Brent crude price tracker (24 marzo 2026) — fortune.com • Investing.com: Brent Oil Futures live data (24 marzo 2026) — investing.com • EIA Short-Term Energy Outlook (marzo 2026) — eia.gov • I-Com – Istituto per la Competitività: 'La chiusura dello Stretto di Hormuz: uno shock energetico globale' (20 marzo 2026) — i-com.it • ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale: 'Dall'Iran al mondo: 6 grafici sull'impatto economico della guerra' (marzo 2026) — ispionline.it • CGIA Mestre: 'La guerra in Iran presenta il conto alle imprese' (7 marzo 2026) — quotidiano.net • Laboratorio REF Ricerche: 'La crisi del riciclo delle plastiche: proposte per uscirne' (marzo 2026) — laboratorioref.it 👤 Nota sull'Autore Questo articolo è redatto dalla Redazione rMIX, Il Portale del Riciclo nell'Industria delle Materie Plastiche è un business directory e marketplace B2B specializzato, con oltre 25 anni di esperienza nel settore. Le analisi si basano su fonti primarie verificabili (EIA, ISPI, I-Com, ICIS, Coface, Laboratorio REF Ricerche) e su informazioni di mercato aggiornate in tempo reale. Per informazioni, contatti commerciali o richieste di approfondimento: www.rmix.it | info@rmix.it Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2026

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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Eni Rewind Sigla un Accordo per l'Economia Circolare in Bahrain con Noga
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Eni Rewind Sigla un Accordo per l'Economia Circolare in Bahrain con NogaLa gestione dei rifiuti, delle acque e del suolo portano il player Italiano a dare assistenza e consulenza integrata non solo nel settore energetico ma anche in quello dell'economia circolare in Bahrein. La National Oil and Gas Authority del Regno del Bahrain NOGA e la società ambientale di Eni collaboreranno alla promozione di iniziative congiunte per il recupero efficiente di acqua, suolo e rifiuti. Alla presenza di S.E. Mohamed Bin Khalifa Al Khalifa, ministro del petrolio del Bahrain e presidente dell’Autorità Nazionale per il petrolio e il gas del Regno del Bahrain (NOGA), e di Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, è stato firmato oggi un Memorandum d’Intesa (MoU) tra NOGA ed Eni Rewind, società ambientale di Eni. L’accordo, sottoscritto in videoconferenza da S.E. Naser Sultan AlSowaidi, Amministratore Delegato della National Oil and Gas Authority (NOGA) del Regno del Bahrain e da Paolo Grossi, Amministratore delegato di Eni Rewind, ha l’obiettivo di individuare e promuovere iniziative congiunte per la gestione, il recupero e il riutilizzo delle risorse acqua e suolo e dei rifiuti in Bahrain, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dalle Nazioni Unite. La sigla dell’accordo, che segna un passo in avanti nella collaborazione già avviata tra NOGA e Eni nel settore energetico, contribuirà a individuare ulteriori ambiti di collaborazione per lo sviluppo di soluzioni innovative di economia circolare, in linea con i tre principi del ridurre, riutilizzare, riciclare. Eni Rewind contribuirà alla partnership, mettendo a disposizione il proprio know-how ambientale, l’esperienza maturata e le migliori tecnologie per la gestione e la valorizzazione dell’acqua, dei suoli e dei rifiuti industriali. S.E. Nasser Sultan Al Suwaidi ha commentato: «NOGA è lieta di sottoscrivere il memorandum con Eni Rewind, che rappresenta un tassello importante nella collaborazione Eni e NOGA, prevedendo l'avvio di nuove iniziative in ambito ambientale nelle aree di comune interesse. Le iniziative oggetto dell’accordo promosse dal Water Resources Management Unit di NOGA sono in linea con le nostre dieci iniziative per la sostenibilità ambientale e la gestione integrata delle risorse idriche. Grazie al memorandum, Eni Rewind offrirà a NOGA le competenze tecnologiche avanzate che la società ambientale di Eni possiede nella gestione, nel trattamento e recupero delle risorse suolo, acqua, rifiuti». «Eni Rewind, grazie a una consolidata esperienza nelle bonifiche e nella gestione dei rifiuti quale global contractor di Eni - ha commentato Paolo Grossi, Amministratore Delegato di Eni Rewind – sta gradualmente sviluppando progetti e servizi ambientali per committenti esterni al gruppo, sia in Italia che all’estero, nei Paesi in cui Eni opera. Siamo molto onorati e desiderosi di partecipare a progettualità ambientali nel Regno del Bahrain attraverso questa importante partnership con NOGA siglata oggi. Un passo che testimonia la reciproca volontà di consolidare alleanze per lo sviluppo sostenibile, al fine di affrontare insieme la sfida della transizione energetica per la tutela dell'ambiente e la rigenerazione delle risorse naturali, un percorso intrapreso da Eni dal 2014».Redazionale ENI

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Total Rafforza il Business del Gas Naturale con Fonroche BiogazLa diversificazione energetica di Total continua, non solo nel campo dell'energia solare, ma anche attraverso acquisizioni di produttori di energie rinnovabili come quella del Biogas.Total annuncia l'acquisizione di Fonroche Biogaz, una società che progetta, costruisce e gestisce unità di digestione anaerobica in Francia. Con quasi 500 gigawattora (GWh) di capacità installata, raddoppiata tra il 2019 e il 2020, Fonroche Biogaz è oggi il leader del mercato francese nella produzione di gas rinnovabile con una quota di mercato superiore al 10% grazie a un portafoglio di sette unità in operazione e una pipeline di quattro progetti imminenti. Attingendo alle competenze dei suoi 85 dipendenti, Fonroche Biogaz ha sviluppato competenze industriali e tecnologiche lungo l'intera catena del valore dei gas rinnovabili. La sua integrazione segna un passo significativo nello sviluppo di Total sul mercato del gas rinnovabile, con prospettive di rapida crescita sul mercato francese e di diffusione internazionale. "Questa acquisizione è coerente con la nostra strategia e i nostri progetti sull’impronta climatica di arrivare a Net Zero entro il 2050. Riteniamo che il gas rinnovabile abbia un ruolo chiave da svolgere nella transizione energetica in quanto contribuisce a ridurre l'intensità di carbonio del gas naturale - e sosteniamo l'imposizione della miscelazione del gas rinnovabile nelle reti del gas naturale ", spiega Philippe Sauquet, Presidente Gas, Renewables & Power di Total. "Nel 2020 abbiamo dichiarato la nostra intenzione di contribuire allo sviluppo di questo settore, che ci aspettiamo diventi più competitivo nei prossimi anni. Intendiamo produrre 1,5 terawatt-ora (TWh) di biometano all'anno entro il 2025 e Fonroche Biogas è quindi la pietra angolare del nostro sviluppo in questo mercato ". "Siamo orgogliosi di entrare a far parte del Gruppo Total, che ha mostrato una forte visione e ambizione, lanciando un massiccio e sostenibile programma di investimenti nelle energie rinnovabili. Il nostro modello di business integrato combinato con la forza e la portata globale di Total ci offre una prospettiva positiva e sostenibile per il futuro. Il loro eccellente track record nel settore solare, sia in termini di durata dei loro investimenti che di forte crescita, ha confermato la nostra decisione di unire le competenze dei team di Fonroche Biogaz con questo major dell'energia francese ", ha dichiarato Yann MAUS, Presidente e Fondatore di Fonroche Group. Con questa acquisizione, Total diventa uno dei principali attori nel gas rinnovabile in Francia e in Europa, e rafforza in modo significativo la sua presenza nel settore, già efficace attraverso le sue affiliate Méthanergy (produzione combinata di calore ed energia da biogas), PitPoint e Clean Energy (produzione di biometano e distribuzione tramite una rete di stazioni Bio-CNG / Bio-LNG) rispettivamente in Benelux e negli Stati Uniti. Nel dicembre 2020, Total ha firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con Clean Energy per stabilire una joint venture 50/50 da $ 100 milioni per sviluppare progetti di produzione di gas rinnovabile negli Stati Uniti. Entro il 2030, Total prevede di produrre da 4 a 6 TWh di biometano all'anno. Redazione di Total

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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come si Stanno Muovendo le Importazioni di PE in Cina?
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Come si Stanno Muovendo le Importazioni di PE in Cina?Nonostante una situazione internazionale molto critica in termini di approvvigionamento di polimeri a causa della scarsità dell’offerta, della difficoltà a reperire i containers e a causa dei prezzi ormai asfissianti, il colosso cinese, la cui economia nel 2020 è cresciuta nonostante la pandemia, continua a macinare record anche nel campo delle importazioni dei polimeri plastici.Nell’analisi fatta da Pinar Polat il mercato cinese del PE ha avuto ottime performance in termini di quantità soprattutto per quanto riguarda l’LDPE. Infatti le importazioni cinesi di PE hanno raggiunto un nuovo record a Gennaio e Febbraio, secondo i dati dell'Amministrazione generale delle dogane. L'ufficio doganale ha elaborato questi dati per i primi due mesi dell'anno (2021) tenendo conto delle distorsioni causate dalla festività del capodanno lunare di una settimana, che quest'anno era a metà Febbraio. La Cina è stata l'unica grande economia che ha registrato una crescita per il 2020, riuscendo ad espandersi del 2,3%. Il successo del paese nel controllo del COVID-19, le misure di stimolo e i bassi tassi del denaro, dopo la revoca del blocco ad Aprile, hanno aumentato la sua quota di scambi e di investimenti globali. Di conseguenza, le importazioni cumulative di PE del paese hanno raggiunto un nuovo record nei primi due mesi del 2021, superando i volumi del 2019. Le importazioni totali di PE nel periodo Gennaio-Febbraio hanno registrato un aumento annuo dell'8,3%, superando i 2,5 milioni di tonnellate, il dato più alto nelle statistiche di importazione ChemOrbis risalente al 2001. Nonostante i volumi di PE di Febbraio sono diminuiti durante le festività natalizie, i valori totali di Gennaio-Febbraio rimangono elevati. Infatti il rallentamento di Febbraio, era ampiamento atteso poiché le attività commerciali sono normalmente ridotte durante le celebrazioni del capodanno cinese. Milioni di lavoratori tornano nella loro città natale per trascorrere le vacanze in modo tradizionale, tuttavia, a causa della pandemia da COVID-19, i viaggi per le vacanze di quest'anno sono stati meno frenetici. D'altra parte, le importazioni cumulative di PE nei primi due mesi del 2021 erano ancora in positivo in un confronto annuale. Tra tutti i prodotti in PE, le importazioni cinesi di HDPE hanno registrato un leggero calo annuale in questo periodo, mentre le importazioni di LDPE e LLDPE hanno registrato incrementi. HDPE I volumi totali di HDPE nel periodo Gennaio-Febbraio hanno registrato una leggera diminuzione del 3,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi a 1.097.065 tonnellate. In questo periodo, l'Arabia Saudita è stata il principale fornitore di HDPE in Cina con oltre 230.000 tonnellate. L'Iran ha seguito l'Arabia Saudita con 202,838 tonnellate. LDPE Le importazioni totali di LDPE nel periodo Gennaio-Febbraio, invece, sono aumentate di circa il 24% su base annua, raggiungendo le 544.676 tonnellate. L'Iran è rimasto il principale fornitore di LDPE in Cina con quasi 125.000 tonnellate. LLDPE Pe quanto riguarda l’ LLDPE nei primi due mesi del 2021, i volumi sono aumentati del 17% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi a 920.985 tonnellate. In questo periodo, l'Arabia Saudita è stata il primo fornitore della Cina con oltre 200.000 tonnellate, mentre Singapore è stato il secondo fornitore principale con 174.046 tonnellate. Vedi maggiori informazioni sull'economia Cinese e sui riflessi nella nostra vita

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AMB Leader nel Packaging Cambia ProprietàAMB è un'azienda leader in Italia nel settore del packaging che, nonostante la difficile situazione nazionale e internazionale, è continuata sulla propria strada nella crescita tanto da diventare interessante al fondo americano Peack Rock Capital che ne ha rilevato la quota di controllo.Amb Spa cambia bandiera. La quota di controllo dell'azienda italiana, con sede a San Daniele del Friuli, leader nel settore del packaging per alimenti, è stata acquisita dal fondo americano Peak Rock Capital. Una partnership che la stessa Amb definisce strategica e che al momento non muta la composizione del board costituito da Bruno Marin (CEO), Giles Peacock (COO), Paolo Cescutti (CPO) e Rolf Liebfried (CFO). Fondata nel 1969, con 5 sedi in Europa e oltre 430 dipendenti, AMB è indiscussa leader di mercato. Ha chiuso il 2020 con un fatturato di 180 milioni di euro, con un Ebitda di 16 milioni, con 4 sedi produttive in Europa e 430 dipendenti. Si propone come interlocutore unico, in grado di gestire i processi del packaging per alimenti a 360°: dal design, alla prototipazione, allo sviluppo di stampi, alla produzione di film flessibili e rigidi ad alta barriera e stampati. «Questo accordo - afferma il Ceo Bruno Marin - rappresenta un ulteriore passo in avanti nei nostri piani di crescita, probabilmente il più importante nella nostra storia. In oltre 50 anni, AMB ha raggiunto questo traguardo grazie a persone di talento e senza mai perdere di vista i nostri obiettivi. Peak Rock Capital è un investitore storicamente attivo nel nostro mercato, conosce sia il nostro business che il potenziale di crescita della nostra azienda». L'obiettivo della partnership «è accelerare ulteriormente i nostri piani di sviluppo, realizzando prodotti sostenibili nell’ambito dell’economia circolare - spiega Marin -. La sostenibilità e la sicurezza alimentare continueranno ad essere al centro delle nostre attività per soddisfare le esigenze dei nostri clienti». Nonostante la pandemia e la conseguente crisi economica, nel 2020 Amb ha messo a segno una crescita importante. «Grazie all'investimento di Peak Rock Capital - aggiunge Giles Peacock, COO di AMB - saremo in grado concentrarci ulteriormente sulle nostre priorità, espandere la nostra presenza a livello globale e avviare nuove iniziative di crescita, sempre all’insegna dell’innovazione. Questa partnership si fonda su solidi valori condivisi e sono sicuro che i nostri clienti, i nostri dipendenti e tutte le attività che ruotano intorno ad AMB ne trarranno grandi benefici». L'amministratore delegato del fondo amricano, Alex Dabbous, si dice entusiasta dell'operazione. «AMB per noi rappresenta una stimolante opportunità di investimento. L’azienda, leader nel settore di prodotti riciclabili, opera in un mercato europeo caratterizzato da una crescita costante nel food packaging. Siamo entusiasti all’idea di sostenere la famiglia Marin e la direzione dell’azienda, che ha dato prova di grande talento, nei loro obiettivi strategici di espansione geografica, acquisizione di nuovi clienti, innovazione di prodotto e ulteriori conquiste». Maura delle Case

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https://www.rmix.it/ - Grafene: la rivoluzione di EsaNanoTech per batterie, riscaldamento ed elettronica
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Grafene: la rivoluzione di EsaNanoTech per batterie, riscaldamento ed elettronica
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Nuova tecnologia per una produzione più efficiente ed economica: il futuro del grafene è sempre più vicinodi Marco ArezioIl grafene è da anni considerato il materiale del futuro, grazie alla sua resistenza 100 volte superiore all’acciaio e alla sua incredibile leggerezza. Tuttavia, la sua produzione su larga scala è stata a lungo un ostacolo, con costi elevati e processi complessi. EsaNanoTech, una startup innovativa, ha sviluppato una tecnologia brevettata per abbattere i costi e rendere il grafene più accessibile alle industrie, accelerando il suo impiego in settori chiave come batterie, elettronica, riscaldamento e mobilità sostenibile. Produzione avanzata: la nuova tecnologia di EsaNanoTech Il principale punto di forza della tecnologia EsaNanoTech è un processo innovativo per la “stampa” di fogli di grafene a partire da materie plastiche. Questo metodo riduce drasticamente i consumi energetici rispetto alle tecniche tradizionali, rendendo la produzione più sostenibile ed economicamente vantaggiosa. Grazie a questa svolta, il grafene può finalmente uscire dai laboratori e trovare applicazione su scala industriale, con un impatto significativo su diversi settori tecnologici. Applicazioni del grafene: energia, batterie ed elettronica Le prime soluzioni commerciali basate sulla tecnologia EsaNanoTech sono già in fase di lancio. Tra queste spiccano: - Sistemi di riscaldamento a grafene → Innovativi dispositivi in grado di ridurre fino al 60% il consumo energetico, rivoluzionando il settore della climatizzazione domestica e industriale. - Batterie al grafene per auto elettriche → Possibile aumento della capacità fino a 10 volte rispetto alle attuali batterie agli ioni di litio, con tempi di ricarica più rapidi e maggiore autonomia. - Sensori indossabili e materiali per l’aerospazio → Il grafene permette la creazione di sensori altamente precisi e materiali ultraleggeri per l’industria aerospaziale, aumentando l’efficienza e riducendo il peso dei componenti. Il futuro del grafene: una rivoluzione industriale imminente EsaNanoTech ha già avviato collaborazioni con aziende e istituti di ricerca per testare le potenzialità del suo grafene innovativo. La startup punta a scalare rapidamente la produzione e a portare sul mercato prodotti basati su questo materiale rivoluzionario. Se la tecnologia di EsaNanoTech manterrà le sue promesse, il grafene potrebbe finalmente diventare una realtà industriale concreta, trasformando settori strategici e aprendo la strada a nuove innovazioni tecnologiche. Il grafene non è più solo il materiale del futuro, ma sta diventando una soluzione concreta per un'industria più efficiente, sostenibile e tecnologicamente avanzata. © Riproduzione VietataFoto EsaNanotech

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https://www.rmix.it/ - PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclata
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare PlastiCare: cessione del portale sulla plastica riciclata
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Plasticare: la piattaforma passa di mano in un’ottica di riorganizzazione della comunicazione tecnica PlastiCare, nata nel 2018 come portale specializzato nel mondo della plastica riciclata, ha allargato i propri orizzonti privilegiando la comunicazione su ambiente, economia circolare, energie rinnovabili e articoli tecnici. Nel corso degli ultimi due anni PlastiCare ha assunto un ruolo centrale nel proprio business nel campo della comunicazione e della formazione sul mondo del riciclo, mondo che contemplava aspetti informativi generali, tecnici, applicazioni, ricerca e progettualità. Il portale PlastiCare era nato, inizialmente, come portale di interscambio di offerte e richieste sui polimeri, macchine, stampi, servizi conto terzi, prodotti fatti in plastica riciclata e lavoro, basato su una piattaforma multilingue in cui i clienti postavano le loro offerte e richieste nelle 5 principali lingue (I, ENG, D, F, ESP) e chi leggeva i posts lo faceva nella loro lingua madre, così da ridurre le barriere linguistiche e facilitare i rapporti cliente/fornitore. Nel corso del tempo le attività di comunicazione hanno incrementato il valore del portale diventando, per qualità e argomenti, prioritarie nell’interesse dell’utenza, potendo contare su migliaia di iscritti che usufruivano degli articoli presenti sulla parte delle NEWS. Una specializzazione che ha coinvolto la struttura aziendale nella creazione giornaliera di argomenti e di approfondimenti per un’utenza sempre più attenta alla qualità dell’informazione e alla competenza settoriale. PlastiCare si è quindi creato un target di lettori quotidiani, che è risultato lontano da quello per cui il portale è stato fondato nel 2018, cambiando così l’indirizzo del business e gli obbiettivi iniziali, sviluppando un’informazione specifica nel settore dell’economia circolare, della plastica riciclata, dell’ambiente e delle energie rinnovabili in 154 paesi nel mondo. La decisione dei soci è stata quella di cedere l’attività ad una società di consulenza e comunicazione nel medesimo settore, in modo che dall’unione delle utenze delle rispettive società si potesse creare un bacino informativo maggiore e un mantenimento degli standard del servizio. La cessione di PlastiCare alla società di consulenza e comunicazione sull’economia circolare e sulla plastica riciclata Arezio Marco, ne ha garantito la continuità comunicativa richiesta dai clienti. Il portale verrà, nei prossimi mesi, integrato con il sito della società di consulenza Arezio Marco, che porterà avanti i servizi di comunicazione e di informazione tipici dell’attività di PlastiCare con i servizi di promozione come banner, newsletter, e articoli sponsorizzati. Inoltre, attraverso rMIX, è possibile postare offerte e richieste in modo gratuito o attraverso gli abbonamenti, inerenti al settore della plastica, legno, metalli,  vetro, carta, gomma, tessuti, macchine, prodotti finiti, servizi e lavoro. Per ogni ulteriore informazione potete visitare il portale www.rmix.it.it o scrivete a  info@rmix.itCategoria: notizie - plastica - economia circolare - PlastiCare 

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https://www.rmix.it/ - L’India Incrementa lo Sviluppo dell’Energia Solare Attraverso un Accordo con Total
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’India Incrementa lo Sviluppo dell’Energia Solare Attraverso un Accordo con Total
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L’India Incrementa lo Sviluppo dell’Energia Solare Attraverso un Accordo con TotalAdani Green Energy Limited (AGEL) è una delle più grandi società che sviluppa, costruisce, possiede, gestisce e mantiene progetti per l’energia solare ed eolica in India, con un portafoglio progetti attuale di 13.990 MW. Angel è presente in 11 stati indiani attraverso i parchi eolici e/o solari e ha nel portafoglio 54 progetti operativi e 12 siti in costruzione, aiutando così l’India nel suo cammino verso le energie rinnovabili. Nell’ottica di una crescente politica Indiana rivolta alla decarbonizzazione, Angel ha stretto un accorgo strategico con Total, la quale ha rilevato il 20% di Angel, dopo la proficua collaborazione negli anni scorsi nell’area dei servizi di distribuzione del gas in India. Infatti nel 2018 Total aveva investito in Adani Gas che si occupava della gestione della distribuzione del gas nelle città. Total e Adani hanno concordato un investimento di 2,5 miliardi di dollari inerente ad asset solari già operativi pari a 2,35 GWac di proprietà di Angel e il diritto, da parte di Total, ad un posto nel consiglio di amministrazione della società. Angel, nel 2015, ha avviato il parco solare più grande del mondo, situato a Kamuthi, che produce 648 MW di energia e, ad oggi, detiene una produzione di circa 3 GW da energie rinnovabili, con altri 3 GW in costruzione e 8,6 GW in fase di sviluppo. L’obbiettivo dell’azienda è arrivare entro il 2025 con una produzione di 25 GW di energie rinnovabili. Per Total, l’accordo con Angel permetterà di raggiungere entro il 2025 la produzione lorda di 35 GWp con l’obbiettivo di incrementare tale capacità fi 10 GW all’anno. Vedi maggiori informazioni

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https://www.rmix.it/ - TotalEnergies e Saint-Gobain insieme per decarbonizzare l'industria francese
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare TotalEnergies e Saint-Gobain insieme per decarbonizzare l'industria francese
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Siglato un accordo per la fornitura di 875 GWh di elettricità rinnovabile, rafforzando l’impegno verso la riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050di Marco ArezioTotalEnergies ha siglato un Power Purchase Agreement (PPA) con Saint-Gobain, in base al quale fornirà elettricità rinnovabile agli impianti francesi della multinazionale. L’accordo entrerà in vigore a partire da gennaio 2026 e prevede una fornitura totale di 875 GWh di energia in un periodo di cinque anni. L'elettricità sarà prodotta da impianti eolici e solari di proprietà di TotalEnergies situati nel nord-est e nel sud della Francia, oltre che nella Valle della Loira. Saint-Gobain riceverà una fornitura continua di energia elettrica con garanzie di origine, certificando la provenienza dell'energia da fonti rinnovabili. Questo contratto per l'elettricità rinnovabile si aggiunge a un precedente accordo firmato a giugno 2023, in cui TotalEnergies ha venduto biometano prodotto presso il suo sito BioBéarn a Saint-Gobain. "Siamo entusiasti di questo nuovo accordo con Saint-Gobain, che rappresenta un segnale del nostro impegno condiviso per decarbonizzare l'industria francese. Dimostra anche la nostra capacità di offrire soluzioni energetiche che rispondono alle esigenze dei clienti, garantendo al contempo la provenienza dell’elettricità verde fornita", ha dichiarato Sophie Chevalier, Vicepresidente di Flexible Power & Integration di TotalEnergies. "In Francia, TotalEnergies dispone di un portafoglio di energie rinnovabili di oltre 2 GW, che contribuisce a evitare l’emissione di 800.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Questo è un argomento convincente per i nostri clienti", ha aggiunto. Swaroop Srinath, Direttore degli Acquisti Energetici per il gruppo Saint-Gobain, ha commentato: "Saint-Gobain si è impegnata a raggiungere le emissioni nette zero di carbonio entro il 2050. Per realizzare questa ambizione, è fondamentale decarbonizzare i nostri processi produttivi. Questo contratto con TotalEnergies consente al Gruppo di compiere un ulteriore passo verso tale obiettivo, garantendo una fornitura affidabile e continua di elettricità rinnovabile per i nostri siti industriali. Grazie a questo PPA, insieme ad altri contratti siglati dal Gruppo in Francia, il 30% dell'elettricità utilizzata nei nostri impianti francesi proverrà da fonti rinnovabili entro il 2027." Soluzioni su misura per le esigenze specifiche dei clienti L’accordo con Saint-Gobain segue altri contratti simili firmati da TotalEnergies con aziende come Air Liquide, Amazon, LyondellBasell, Merck, Microsoft, Orange e Sasol. Questo testimonia ulteriormente la capacità di TotalEnergies di sviluppare soluzioni innovative, sfruttando un portafoglio diversificato di asset per supportare i propri clienti negli sforzi di decarbonizzazione.

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