rNEWS: Milliken-Zebra-chem un Accordo sui Masterbach di PerossidoMilliken-Zebra-chem un Accordo sui Masterbach di PerossidoIl settore della plastica riciclata è sempre più interessante anche per i gruppi chimici che hanno una visione internazionale e multi settoriale per i propri prodotti. Acquisizioni e sinergie si riscontrano con una certa continuità in questi periodi, avendo lo scopo di migliorare il business generale in tempi più rapidi, sfruttando le introduzioni tecniche e di mercato delle società oggetto di acquisizione. In quest'ottica si sviluppa l'acquisizione che la società chimica americana Milliken ha fatto sulla società tedesca Zebra-chem I masterbatch di perossido sono essenziali nella produzione di plastica riciclata. La società chimica americana Milliken, produttore di additivi e coloranti plastici, rafforza le sue posizioni in questo campo acquisendo la tedesca Zebra-chem. Questa società con sede a Bad Bentheim, al confine tedesco-olandese, è uno specialista in masterbatch di perossido organico e agenti espandenti per applicazioni in cloruro di polivinile (PVC), poliolefine e termoplastici tecnici."Poiché sempre più società e governi in tutto il mondo stabiliscono obiettivi per aumentare l'utilizzo di materiali riciclati, la posizione di leadership di Zebra-chem in Europa consentirà a Milliken di sfruttare le sue piattaforme. La forza di innovazione, la sua presenza globale e la sua esperienza commerciale saranno i motori per accelerare la sua presenza nel mercato con soluzioni che migliorano e aumentano la produzione basata su plastica riciclata, ha affermato il gruppo in un comunicato stampa. Inoltre, l'operazione gli consente di entrare nel mercato Tedesco con uno sguardo ampio all'Europa. Fondato nel 1865 e ancora di proprietà della famiglia Milliken, l'omonimo gruppo chimico, attivo in prodotti chimici speciali, rivestimenti per pavimenti e tessuti protettivi, impiega circa 7.000 persone e ha 40 stabilimenti in tutto il mondo.
SCOPRI DI PIU'
Tensioni in Medio Oriente e mercato dei metalli ferrosi e non ferrosi: impatto attuale e scenari 2026-2028Relazione sugli effetti reali della crisi mediorientale su alluminio, acciaio, rame, rottami, logistica, costi energetici e scenari previsionali fino al 2028Autore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali. Fondatore della piattaforma rMIX. Tempo di lettura: 12 minutiIl contesto geopolitico aggiornato al 27 marzo 2026 Il mercato dei metalli si trova davanti a una crisi che non è più soltanto diplomatica o militare. È diventata una crisi di accessibilità fisica, di costo logistico e di continuità industriale. Dalla fine di febbraio 2026 lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente fuori uso per la navigazione commerciale, con grandi operatori marittimi che registrano costi straordinari molto elevati e unità bloccate nel Golfo Persico. Per la manifattura, per i trader e per i riciclatori questo significa una cosa precisa: il prezzo della materia prima non è più separabile dal prezzo del rischio. La crisi non colpisce tutti i metalli nello stesso modo. L’alluminio è il comparto che manifesta il danno più diretto, perché il Medio Oriente pesa in modo rilevante sulla produzione globale e dipende da Hormuz sia per esportare metallo sia per importare allumina e bauxite. I ferrosi risultano più esposti ai costi energetici, ai semilavorati iraniani e alle disfunzioni logistiche. Il rame, invece, resta sostenuto soprattutto dai propri fondamentali strutturali, ma assorbe ugualmente tensione attraverso energia, trasporti e incertezza macroeconomica. Lo Stretto di Hormuz: quando il rischio logistico entra nel costo dei metalli Nell’analisi industriale conviene abbandonare l’idea che Hormuz riguardi solo petrolio e gas. Il problema, per chi compra metalli, è molto più concreto: disponibilità di navi, copertura assicurativa, tempi di transito, rischio di ritardi, costo del capitale immobilizzato e affidabilità della consegna. Quando uno snodo di questa importanza si blocca, il sistema non reagisce solo con una fiammata speculativa, ma con una perdita di efficienza diffusa che si trasferisce lungo tutta la catena del valore. Questa trasformazione è particolarmente importante per le imprese europee. In una fase normale, la differenza tra quotazione ufficiale e costo effettivo di approvvigionamento può restare gestibile. In una fase come l’attuale, invece, il premio logistico e il premio di rischio diventano parte integrante del prezzo finale. È questo il passaggio che rende la crisi del Golfo una crisi pienamente industriale e non soltanto geopolitica. Alluminio: il metallo più esposto alla crisi mediorientale L’alluminio è oggi il segmento più vulnerabile. Argus rileva che il Medio Oriente rappresenta circa l’8-9% della produzione globale e sottolinea che la regione è fortemente dipendente da Hormuz sia per i flussi in uscita sia per quelli in ingresso. Reuters ha inoltre documentato un deterioramento molto concreto della continuità operativa, con Alba costretta a fermare parte della capacità e con Qatalum colpita da una riduzione dell’attività. Il segnale più forte non arriva solo dalle quotazioni LME, ma dai premi fisici. I premi giapponesi per il secondo trimestre 2026 sono stati fissati a 350-353 dollari per tonnellata, il livello più alto da undici anni, con un aumento vicino all’80% rispetto al trimestre precedente. Questo benchmark conta molto perché mostra che il mercato non teme soltanto un rialzo finanziario del metallo: teme una vera difficoltà a reperire unità fisiche in condizioni normali di costo e di tempo. In termini industriali, questo significa che trasformatori, laminatoi, produttori di imballaggi, automotive e costruzioni non stanno più affrontando solo un metallo più caro, ma un metallo più incerto. Nella pratica quotidiana cambia tutto: budget acquisti, programmazione, margini e capacità di difendere i tempi di consegna al cliente finale. È qui che l’alluminio diventa il barometro più sensibile dell’attuale crisi del Golfo. Acciaio e ferrosi vergini: meno scarsità diretta, più pressione di filiera Nel comparto siderurgico il quadro è più articolato. Argus segnala che l’impatto diretto sui ferrosi è meno drammatico rispetto all’alluminio, ma non per questo irrilevante. L’attenzione si sposta dai volumi immediatamente persi ai canali di trasmissione del danno: energia, noli, assicurazioni, ritardi e assenza di semilavorati iraniani. Wood Mackenzie evidenzia che l’Iran esporta circa 4 milioni di tonnellate l’anno di acciaio finito e 7-8 milioni di tonnellate di semilavorati, pari a una quota significativa del commercio mondiale dei semis. Questo punto è decisivo: il mercato non si trova davanti a un collasso globale dell’acciaio, ma a un vuoto commerciale concreto nei billet e negli slab, con effetti sui buyer che dipendevano da quel materiale per alimentare laminazione, trasformazione o arbitraggio regionale. Nei ferrosi, dunque, la crisi è meno teatrale ma più subdola. Non si manifesta sempre con un salto improvviso di prezzo, ma con una progressiva erosione dell’efficienza della filiera. Per acciaierie elettriche, centri servizi, tubifici e operatori del commercio, questo può risultare persino più destabilizzante di una singola fiammata di mercato, perché costringe a rivedere mix di carica, fonti di semilavorato e orizzonte contrattuale. Rottame ferroso: il secondario acquista peso strategico Il rottame ferroso sta entrando in una fase di nuova centralità. Già prima dell’ultima escalation il mercato mostrava una certa solidità, ma la crisi di Hormuz rafforza il valore di tutto ciò che riduce la dipendenza da filiere lunghe, da materie prime vergini importate e da semilavorati esposti a tensioni geopolitiche. In uno scenario di logistica fragile, il rottame di prossimità e di qualità diventa più importante per la stabilità industriale. Questo non significa che il rottame salirà ovunque e subito con la stessa intensità. La domanda resta legata anche all’andamento dell’edilizia, alla concorrenza dell’acciaio asiatico e ai margini delle acciaierie elettriche. Ma il quadro di fondo cambia: il materiale secondario non è più soltanto una leva di costo o di sostenibilità, bensì una componente della sicurezza produttiva. Per chi raccoglie, seleziona e prepara rottame, la qualità tecnica del servizio diventa sempre più decisiva del semplice volume movimentato. Rame, zinco e altri non ferrosi: l’effetto è soprattutto indiretto Il rame non presenta oggi lo stesso profilo di vulnerabilità dell’alluminio. Il consenso Reuters di gennaio 2026 collocava già la media attesa del rame cash a 11.975 dollari per tonnellata, a conferma di un mercato sostenuto da vincoli di offerta e da una domanda robusta legata all' elettrificazione, infrastrutture e alle tecnologie digitali. La crisi mediorientale si innesta quindi su una struttura già tesa. Il canale di trasmissione, in questo caso, è meno geografico e più sistemico. Pesano il costo dell’energia, il trasporto, l’incertezza dei mercati e persino la disponibilità di input ausiliari collegati alle filiere minerarie e metallurgiche. Zinco e piombo seguono una logica simile: impatto diretto limitato dal Golfo, ma maggiore fragilità rispetto al costo energetico delle fonderie. Nel complesso, il comparto non ferroso diverso dall’alluminio appare oggi meno esposto alla scarsità immediata, ma più incline a una volatilità persistente. CBAM europeo: la crisi geopolitica incontra la selezione regolatoria Dal 1° gennaio 2026 il CBAM è entrato nella fase definitiva, come conferma la Commissione europea. Questo cambia molto per i metalli importati in Europa, perché aggiunge un livello di selezione ulteriore: non conta soltanto il prezzo franco arrivo, ma anche l’intensità carbonica, la documentazione e la piena conformità del materiale. In un contesto già stressato da guerra e logistica, questa trasformazione rende il mercato europeo più selettivo e più severo. Per alluminio e acciaio l’effetto combinato può essere molto forte. Da un lato la crisi del Golfo rende meno affidabili o più costose alcune origini; dall’altro il CBAM restringe il campo delle forniture facilmente utilizzabili. Per i materiali secondari europei ben tracciati questo scenario può tradursi in un vantaggio competitivo crescente, soprattutto dove il riciclo industriale riesce a offrire qualità costante, prossimità logistica e minore esposizione ai rischi esterni. Scenari previsionali 2026-2028 Lo scenario più plausibile, allo stato attuale, resta quello di un conflitto prolungato con Hormuz solo parzialmente operativo. È l’ipotesi che meglio spiega i segnali già visibili: premi fisici dell’alluminio ai massimi da undici anni, costi straordinari pesanti per lo shipping e tensione persistente sulla continuità delle forniture. In questo quadro, l’alluminio resterebbe il metallo più vulnerabile, i ferrosi continuerebbero a subire costi e disfunzioni di filiera, mentre rame e non ferrosi manterrebbero una dinamica sostenuta soprattutto dai fondamentali e dall’energia. Uno scenario di de-escalation entro il secondo trimestre 2026 non può essere escluso, ma anche in quel caso la normalizzazione industriale sarebbe più lenta di quella diplomatica. Una catena di fornitura che ha già subito "forza maggiore", ritardi, rialzi dei premi e revisioni contrattuali non torna immediatamente al punto di partenza. Il mercato continuerebbe comunque a premiare forniture più corte, contratti meglio protetti e filiere più resilienti. Lo scenario più severo resta quello di una chiusura protratta oltre dodici mesi. In quel caso l’alluminio rischierebbe una vera scarsità fisica, il rottame di alluminio e il rottame ferroso assumerebbero un valore ancora più strategico e l’intera geografia degli approvvigionamenti industriali verrebbe ridisegnata con maggiore rapidità. Per le imprese non sarebbe solo una questione di costi più alti, ma di accesso al materiale e di capacità di mantenere la produzione. Implicazioni strategiche per operatori e imprese Per gli importatori di metalli vergini la priorità non è più soltanto cercare il prezzo migliore, ma costruire una fornitura più sicura. Questo significa diversificare le origini, ridurre la dipendenza da singoli corridoi logistici, rafforzare i contratti e valutare con maggiore attenzione il rischio di interruzione. In un mercato come quello attuale, la convenienza senza affidabilità rischia di trasformarsi rapidamente in costo nascosto. Per riciclatori, commercianti di rottame, acciaierie EAF e fonderie il quadro è diverso ma potenzialmente favorevole. La crisi sta premiando materiali secondari ben preparati, flussi di prossimità e filiere documentate. In questo senso, economia circolare e sicurezza dell’approvvigionamento stanno convergendo: ciò che è riciclato, locale e tracciabile non è soltanto più coerente con la transizione ambientale, ma anche più utile in un mondo dove la logistica globale è diventata meno prevedibile. FAQ Qual è oggi il metallo più esposto? L’alluminio, perché il Medio Oriente conta per circa l’8-9% della produzione globale e dipende fortemente da Hormuz per export e approvvigionamento di materie prime. I ferrosi stanno vivendo la stessa emergenza dell’alluminio? No. I ferrosi soffrono soprattutto logistica, energia e semilavorati iraniani, più che una scarsità globale immediata del metallo. Perché il rottame diventa più importante? Perché riduce la dipendenza da filiere lunghe e da input vergini esposti a shock geopolitici, oltre a integrarsi meglio con il nuovo quadro regolatorio europeo. Il CBAM amplifica la crisi? Sì. Dal 1° gennaio 2026 il meccanismo è nella fase definitiva e aumenta la selettività su ferro, acciaio e alluminio importati. Fonti e riferimenti essenziali Reuters, 26 marzo 2026 — Hapag-Lloyd: costi extra settimanali di 40-50 milioni di dollari e navigazione commerciale bloccata a Hormuz. Reuters, 26 marzo 2026 — Premi giapponesi dell’alluminio Q2 2026 a 350-353 $/t, massimo da 11 anni. Argus Media, marzo 2026 — Il Medio Oriente pesa per l’8-9% della produzione globale di alluminio; i ferrosi risultano meno esposti direttamente. Commissione europea, gennaio 2026 — CBAM in regime definitivo dal 1° gennaio 2026. Argus Media, 5 marzo 2026 — Possibili target dell’alluminio verso 4.000 $/t in caso di crisi prolungata.Links di Approfondimernto- riciclo dei metalli e cosa si riutilizza- classificazione dei metalli non ferrosi secondo le specifiche CECA- riciclo dei rottami metallici- materie prime scarse e ruolo del riciclo nei metalli strategici- tecnologie a bassa temperatura per il recupero dei metalli- offerte e richieste di metalli riciclati su rMIXImmagine su licenza © Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: PreZero Acquisisce le Attività di Suez SveziaLe attività industriali di PreZero si stanno allagando in Europa attraverso accordi ed acquisizioni di società specializzate nel riciclo e nel trattamento dei rifiutiCome ci riporta Danne Toto la società è subentrata nelle attività di Suez Svezia cambiandone il nome. Suez in Svezia ha cambiato il marchio in PreZero Recycling AB a seguito all'acquisizione di queste attività da parte di PreZero nel Dicembre 2020. PreZero Recycling AB ha 50 sedi di lavorazione e 1.100 dipendenti.In qualità di divisione ambientale del Gruppo Schwarz, che comprende anche i rivenditori Kaufland e Lidl, PreZero Stiftung & Co. KG con sede in Germania, godrà di tutte le sinergie possibili tra le aziende e le competenze individuali. Con l'acquisizione di Suez in Svezia, PreZero avrà un totale di circa 4.800 dipendenti in Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Austria, Italia e Stati Uniti. Nel settembre dello scorso anno, PreZero ha annunciato i suoi piani per l'acquisizione delle attività di riciclaggio e recupero di Suez con sede a Parigi, nei Paesi Bassi, in Lussemburgo, in Germania e in Polonia. L'accordo escludeva le attività di riciclaggio della plastica e trattamento dei rifiuti pericolosi di Suez. Ma nello stesso periodo, le società avevano dichiarato la preparazione di un memorandum d'intesa per esplorare le possibilità di sviluppare partnership strategiche e promuovere una gestione innovativa dei rifiuti.
SCOPRI DI PIU'
Primo Corso per Esperti di Economia Circolare per l'IndustriaL'interesse per l'economia circolare non è più espresso solo nei sogni o nelle buone intenzioni degli ambientalisti o dei cittadini comuni, ma è ormai diventata un'esigenza industriale da perseguire per dare una risposta alle richieste del mercato La stringente europea normativa sulle emissioni inquinanti e l'esigenza di produrre in modo sostenibile hanno fatto crescere, nel mondo del lavoro, la richiesta per nuove figure professionali specializzate. Come riporta la Repubblica in questo articolo il mondo del lavoro è in fermento per queste trasformazioni importanti.Green e sostenibilità hanno numeri sempre più grandi: oltre 3 milioni di occupati. E ora si formano Expert in Circular Economy per l’industria Sostenibilità, economia circolare, green. Non sono più tendenze o mode, ma nuovi paradigmi economici e sociali. Sulla loro crescita, che sarà spinta ancora di più dai grandi investimenti comunitari, si andranno a modellare diversi aspetti della società, a cominciare dalla formazione. Intanto i numeri, del rapporto della Fondazione Symbola: gli italiani che lavorano nel green sono 3,1 milioni, 432mila imprese che negli ultimi 5 anni hanno investito sull’economia verde, crescita di occupazione green del 3,4% dal 2017 al 2018. Secondo i numeri contenuti in un’indagine di LinkedIn, l'Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell'ambito dei 'green job', con Milano al 7° posto a livello mondiale per la concentrazione di professionisti della sostenibilità. L'Europa ha registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità durante l'ultimo anno, con una crescita del 7,5%, maggiore rispetto alla media globale. Anche la domanda di lavori legati alla sostenibilità è cresciuta del 49% dei posti di lavoro disponibili su LinkedIn per ruoli legati alla sostenibilità in Europa. Per quanto riguarda il lavoro nell’economia circolare, l’Italia è seconda solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7% (fonte: Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network). In uno scenario del genere, il mondo della formazione si sta ponendo il tema della creazione di figure professionali che siano coerenti con l’andamento del mercato. Soprattutto nell’applicazione dei concetti dell’economia circolare al mondo dell’industria. Da questa impostazione è nato il primo corso di formazione tecnica superiore per esperti di economia circolare per l’industria, promosso da ART-ER ( la Società Consortile dell'Emilia-Romagna, con l’obiettivo di favorire la crescita sostenibile della regione) nell’ambito del progetto europeo IFTS Circular Society. Il mondo della formazione professionale è sempre più orientato alla sostenibilità ma la particolarità di questo corso, unico in Italia, è la creazione di una nuova figura professionale, quella del Tecnico per la Sostenibilità e l’Economia Circolare dei Processi Industriali con tanto di rilascio di Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore. Una figura sempre più richiesta dal mondo del lavoro.
SCOPRI DI PIU'
Il Lavoro di TOTAL sulla BiodiversitàTOTAL sull'impegno ad un business attento alle esigenze della naturaIl nuovo comunicato stampa da parte del gruppo Francese Total racchiude lo sforzo che la società dichiara di fare per creare un business con il minor impatto ambientale possibile e rispettoso delle leggi ambientali.Sullo sfondo dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Total, che è stata appena riconosciuta come Global Compact Lead dalle Nazioni Unite, si impegna a favore della biodiversità estendendo la sua ambizione in quattro aree principali: 1. Zone di esclusione volontaria: Total si impegna, in riconoscimento del valore universale dei siti del patrimonio naturale mondiale dell'UNESCO, a non condurre operazioni di esplorazione o estrazione di petrolio o gas in queste aree. Total si impegna inoltre a non condurre alcuna esplorazione petrolifera nel ghiaccio marino artico. 2. Nuovi progetti: saranno sviluppati piani d'azione per la biodiversità per qualsiasi nuovo sito situato in un'area di interesse per la biodiversità, ovvero le aree protette IUCN (International Union for the Conservation of Nature) da I a IV e le aree di Ramsar. Inoltre, il Gruppo si impegna ad attuare misure per produrre un impatto positivo netto sulla biodiversità per ogni nuovo progetto situato in un'area IUCN I o II o area Ramsar. 3. Siti esistenti: su ogni sito esistente significativo dal punto di vista ambientale (siti di produzione di esplorazione e produzione, raffinerie, siti petrolchimici, centrali elettriche a gas) che è certificato ISO 14001, verrà implementato un piano d'azione sulla biodiversità. Total riferirà la sua distribuzione alle varie parti interessate. Quando un sito interrompe il suo funzionamento, Total si impegna anche a considerare lo sviluppo di un'area dedicata ricca di biodiversità (ad esempio habitat di specie rare, santuari della biodiversità, ecc.) Come una delle opzioni per la sua riabilitazione. 4. Promozione della biodiversità: come parte del programma Climate, Coastal and Oceans della Total Foundation, Total sosterrà i programmi di sensibilizzazione relativi alla biodiversità, l'educazione dei giovani e le azioni di ricerca. Total si impegna inoltre a condividere i dati sulla biodiversità raccolti nell'ambito dei nostri studi ambientali per i progetti del Gruppo con la comunità scientifica e il pubblico in generale. "La ricca biodiversità del pianeta è minacciata. L'inclusione della biodiversità da parte di Total risale a qualche tempo fa, ma l'attuale degrado dell'ambiente è una realtà che richiede a tutti noi di fare un cambiamento importante, collettivamente e individualmente. Per questo motivo, Total sta facendo un passo indietro per aumentare le sue ambizioni e gli impegni in materia di biodiversità, e questo contribuirà all'ambizione del Gruppo di diventare il maggiore responsabile dell'energia ", ha annunciato Patrick Pouyanné, Presidente e CEO di Total. Total aveva adottato una politica sulla biodiversità entro il 2005, per concretizzare il riconoscimento globale di questi temi da parte del Gruppo. Nel 2016 il Gruppo si è impegnato a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) adottati dalle Nazioni Unite, compresi quelli legati alla biodiversità. Nel 2018 Total ha firmato l'iniziativa act4nature guidata dall'associazione imprenditoriale francese Association Française des Entreprises pour l'Environnement (EpE). Immagine: by TOTAL
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)Total comunica al mercato di aver siglato un accordo per la fornitura di 500.000 tonnellate annue di gas naturale liquefatto (LNG) fino al 2026 con l'azienda ArcelorMittal Nippon Steel (AMNS) per le attività industriali in india. I'LNG verrà scaricato al terminal LNG di Dahej o Hazira, sulla costa occidentale dell'India.“Siamo lieti di collaborare con AMNS e di soddisfare la crescente domanda industriale di GNL in India, un Paese che mira a più che raddoppiare la quota di gas naturale nel suo mix energetico entro il 2030 rispetto ad oggi”, ha affermato Thomas Maurisse, Senior Vice President GNL al totale. "La fornitura di GNL contribuirà alla riduzione delle emissioni di carbonio di AMNS, in linea con l'ambizione di Total di offrire ai propri clienti prodotti energetici che emettono meno CO2 e di supportarli nelle proprie strategie a basse emissioni di carbonio".Vedi maggiori informazioni sull'operazione Total Accessori per il gas liquefatto LNG
SCOPRI DI PIU'
RadiciGroup cede il settore chimica e polimeri a Lone Star: strategia di rilancio o rivoluzione per l’industria sostenibile?La storica azienda italiana vende le divisioni chimica e polimeri al fondo americano Lone Star: un’operazione che potrebbe trasformare il mercato dei materiali avanzati, del riciclo e della chimica sostenibile di Marco ArezioRadiciGroup, azienda leader nella produzione di polimeri e materiali ad alte prestazioni, ha ufficialmente ceduto i suoi segmenti di chimica e polimeri al fondo di investimento americano Lone Star. L’operazione coinvolge circa 1.300 dipendenti, segnando un'importante trasformazione nel settore industriale italiano. Questo passaggio potrebbe avere implicazioni rilevanti non solo per l’azienda, ma anche per l’intero comparto della chimica sostenibile e del riciclo dei materiali plastici. Cosa significa questa cessione per RadiciGroup RadiciGroup è una delle realtà più importanti nel settore dei tecnopolimeri e delle fibre sintetiche, con un forte impegno verso la sostenibilità e l'economia circolare. La cessione delle divisioni chimica e polimeri a Lone Star rappresenta una scelta strategica che potrebbe consentire al gruppo di concentrarsi su segmenti ad alto valore aggiunto come: - Materiali innovativi per l’industria automobilistica e aerospaziale - Tecnologie di riciclo avanzato per la plastica e i tessuti - Soluzioni per la transizione ecologica, come biopolimeri e materiali compostabili Questa mossa si inserisce in un contesto più ampio di riorganizzazione aziendale che potrebbe portare RadiciGroup a investire ulteriormente nel settore dell’economia circolare e nella sostenibilità dei materiali. Chi è Lone Star e quali sono i suoi obiettivi Lone Star Funds è un fondo di investimento privato con sede negli Stati Uniti, specializzato in acquisizioni di aziende industriali con alto potenziale di crescita. L’interesse per i segmenti chimica e polimeri di RadiciGroup potrebbe indicare una strategia di espansione nel mercato europeo dei materiali plastici e dei polimeri tecnici. Alcuni possibili sviluppi dopo l'acquisizione includono: - Maggiori investimenti in tecnologia e ricerca per migliorare la competitività dei prodotti - Espansione verso nuovi mercati globali, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia - Possibili sinergie con altre aziende del portafoglio Lone Star, per creare un gruppo chimico integrato Le implicazioni per il settore della chimica e dell’economia circolare La cessione avviene in un periodo di grande trasformazione per l’industria chimica, spinta dalle normative europee sulla sostenibilità e la riduzione delle emissioni di CO₂. Il trasferimento delle attività chimiche di RadiciGroup a un fondo americano potrebbe generare effetti significativi, tra cui: - Nuovi scenari per il riciclo dei polimeri: con un nuovo proprietario, i segmenti chimici di Radici potrebbero ricevere finanziamenti per sviluppare nuove soluzioni di riciclo chimico e meccanico. - Competizione globale più intensa: aziende europee dovranno affrontare un nuovo competitor con capitali statunitensi, potenzialmente in grado di investire rapidamente in innovazione e crescita. - Possibili acquisizioni e fusioni nel settore: questa operazione potrebbe spingere altre aziende europee a riorganizzarsi per restare competitive. Conclusioni L’acquisizione dei segmenti chimica e polimeri di RadiciGroup da parte di Lone Star è un evento di grande rilievo per l’industria italiana ed europea. Mentre RadiciGroup si concentra su nuovi settori ad alto valore aggiunto, Lone Star potrebbe spingere l’espansione dei materiali polimerici verso nuove frontiere. L’evoluzione di questa operazione avrà un impatto diretto su fornitori, clienti e sul mercato globale dei polimeri. Per gli operatori dell’economia circolare, resta da vedere se questa acquisizione porterà a un maggiore impegno nella sostenibilità o se ci sarà una focalizzazione sulle logiche di mercato tradizionali.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: Sabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo ChimicoSabic e Plastic Energy Insieme per un Nuovo Impianto di Riciclo ChimicoL'attenzione per l'ambiente, l'economia circolare e i rifiuti si concretizza nell'analisi di soluzioni che possano realmente utilizzare i rifiuti dei rifiuti, cioè quei prodotti che escono dagli impianti di riciclo meccanico come scarti e che sarebbero destinati alla discarica o all'incenerimento. Il riciclo chimico è sicuramente una strada per riutilizzare questi scarti trasformandoli, come faranno Sabic e Plastic Energy in Olanda, creando una catena di valore nei polimeri sostenibili. Alla fine del 2018, il gruppo petrolchimico saudita Sabic ha firmato un memorandum d'intesa con la British Plastic Energy per costruire un'unità di riciclaggio della plastica nei Paesi Bassi. Il progetto doveva essere completato nel 2021. Sebbene sia un pò in ritardo, si sta lavorando per la sua realizzazione. I due partner hanno appena creato una joint venture, Spear (Sabic Plastic Energy Advanced Recycling BV), di cui possiedono in parti uguali, per avviare la costruzione di questo sito a Geleen, un importante centro petrolchimico, vicino a Maastricht, dove Sabic è già presente. Dovrebbe essere operativo nella seconda metà del 2022. on il supporto del ministero degli Affari economici olandese. Diverse collaborazioni Sabic e Plastic Energy collaborano dal 2019 per produrre e commercializzare polimeri “circolari”, inseriti nel catalogo Trucircle di Sabic. Il gruppo saudita ha così potuto collaborare con trasformatori, gruppi di beni di consumo e / o catene di vendita al dettaglio per produrre vari imballaggi: tra questi primi utenti ci sono, in particolare, Albéa, Aptar, Avery Dennison, Berry Global, Huhtamaki, Sealed Air, Walki , Tupperware, Unilever e Tesco. “La nuova unità consentirà a Sabic di aumentare in modo significativo la produzione di polimeri circolari certificati al fine di fornire ai clienti un migliore accesso a materiali sostenibili che sono stati riciclati, riutilizzati e prodotti in un modo che può aiutare a proteggere le risorse naturali dal nostro pianeta, agendo come soluzione di riserva ", afferma Fahad Al Swailem, vicepresidente responsabile delle vendite di polietileni e polimeri di Sabic. Conversione anaerobica termica Plastic Energy ha sviluppato una tecnologia brevettata di conversione termica anaerobica (TAC) che trasforma un'ampia gamma di materie plastiche a fine vita, sporche o contaminate e difficili da riciclare utilizzando processi convenzionali, in oli sintetici per pirolisi che, una volta raffinati, rendono possibile produrre polimeri con proprietà identiche a quelle dei materiali originali. La società gestisce già due impianti di riciclaggio chimico per la plastica a Siviglia e Almeria, in Spagna, dal 2014 e dal 2017. La nuova unità produrrà sia questo olio che resine. A. Jadoul
SCOPRI DI PIU'
Total e Qair Uniti per Svipuppare un Parco Eolico OffshoreTotal acquista il 20% progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo.L'energia eolica è una tra le tante fonti rinnovabili di cui possiamo dotarci per la decarbonizzazione del pianta, insieme a quella idrica, solare, dei moti ondosi e l'energia atomica a fusione.Ci sono sempre state, anche per la costruzione di questi impianti, varie forme di opposizione, il classico fenomeno NIMBY (Not in My Back Yard), che ha in qualche modo frenato lo sviluppo di questa fonte alternativa. In effetti, la scelta di creare dei parchi eolici in mare aperto non ha solo il vantaggio di poter usufruire di correnti più regolari ed intense, rispetto a quelle che passano sulla terraferma, ma mitiga sicuramente l'impatto estetico di un impianto di grandi dimensioni da inserire in un contesto abitato.Total, come ha annunciato recentemente in un comunicato, sta continuando lo sviluppo di questa tecnologia attraverso acquisizioni di società specializzate nel settore.Infatti diventa azionista del 20% nel progetto pilota del parco eolico galleggiante Eolmed, situato nel Mediterraneo, al largo della costa di Gruissan e vicino a Port-La-Nouvelle (regione occitana). Attribuito a luglio 2016, questo progetto da 30 megawatt (MW) accelererà lo sviluppo di una tecnologia eolica galleggiante. Insieme a Qair, lo storico sviluppatore e azionista di maggioranza del progetto, e ai suoi partner locali, Total porta la sua esperienza nella concezione, implementazione e sfruttamento di installazioni offshore durante tutto il loro ciclo di vita. Total continua così a rafforzare la sua posizione nel settore emergente dell'eolico offshore galleggiante, nel quale vuole essere uno dei leader mondiali. Oggi il Gruppo è presente in Corea del Sud con un portafoglio di 2 gigawatt e nel Regno Unito con il progetto Erebus da 100 MW, a cui sono stati appena assegnati i diritti di sviluppo esclusivo per la sua area. Julien Pouget, Direttore Rinnovabili di Total, ha dichiarato: “Questo annuncio dimostra ancora una volta l'ambizione e la volontà del Gruppo di innovare nel campo delle energie rinnovabili. L'eolico offshore galleggiante è un segmento molto promettente in cui Total apporta in particolare la sua vasta esperienza in progetti offshore. Insieme al nostro partner Qair, disponiamo delle risorse necessarie per affrontare le sfide tecnologiche e finanziarie che determineranno il nostro successo futuro. Sono lieto che Total possa contribuire all'emergere di questo nuovo settore in Francia. " “Il progetto Eolmed è al centro della strategia della regione Occitanie per lo sviluppo delle energie rinnovabili, attivamente supportato dai partner locali. Dimostra anche l'ambizione di Qair di diventare un attore importante nell'energia eolica offshore galleggiante in Europa. Unendo le forze con un rinomato partner industriale francese per questo progetto innovativo sviluppato dai nostri team dal 2016, Qair sta rafforzando la sua competenza tecnica per la realizzazione del progetto Eolmed e per i futuri progetti eolici galleggianti ". aggiunge Louis Blanchard, CEO di Qair. Total, rinnovabili ed elettricità Nell'ambito della sua ambizione di arrivare allo zero netto entro il 2050, Total sta costruendo un portafoglio di attività nel settore dell'elettricità, in particolare rinnovabile, che potrebbe rappresentare fino al 40% delle sue vendite entro il 2050. Entro la fine del 2020, la potenza lorda di Total la capacità di generazione mondiale sarà di circa 12 gigawatt, inclusi circa 7 gigawatt di energia rinnovabile. Con l'obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità produttiva da fonti rinnovabili entro il 2025, Total continuerà a espandere la propria attività fino a diventare uno dei leader mondiali nelle energie rinnovabili.Vedi maggiori informazioniFoto: Qair
SCOPRI DI PIU'
Accordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaAccordo tra TotalEnergies e Honeywell per Riciclare la PlasticaIl riciclo degli scarti plastici attraverso un processo di nobilitazione delle prestazioni dei polimeri futuri, con l'intento di avvicinare la nuova materia prima a quella vergine, è l'obbiettivo dei nuovi progetti industriali sul riciclo della plastica.Tra questi nuovi progetti, TotalEnergies e Honeywell hanno annunciato un accordo strategico per promuovere lo sviluppo del riciclaggio avanzato della plastica. In base a questo accordo, Honeywell accetterà di fornire a TotalEnergies il Recycled Polymer Feedstock (RPF), utilizzando la tecnologia di processo UpCycle di Honeywell nel nuovo impianto di riciclaggio Honeywell e Sacyr che sarà costruito in Andalusia, Spagna. TotalEnergies acquisterà e convertirà questa materia prima in polimeri di alta qualità, che potrebbero essere utilizzati per imballaggi alimentari e altre applicazioni altamente impegnative.L'impianto UpCycle, che sarà di proprietà di una joint venture tra Honeywell e Sacyr, dovrebbe trattare e convertire ogni anno 30.000 tonnellate di rifiuti di plastica misti in RFP, che potrebbero altrimenti essere destinati a discarica o incenerimento. L'avvio previsto dell'impianto UpCycle è previsto nel 2023, con RPF da utilizzare per la produzione di polimeri di alta qualità nelle unità di produzione europee di TotalEnergies. Come dichiarato nel comunicato stampa di Total, la nuova materia prima avrà proprietà identiche ai polimeri vergini e adatti per un'ampia gamma di applicazioni, comprese le applicazioni per uso alimentare, come contenitori flessibili e rigidi. Questo primo progetto rappresenta l'inizio della collaborazione tra TotalEnergies e Honeywell nel campo del riciclo avanzato. Entrambe le parti sono impegnate ad affrontare la questione dei rifiuti di plastica e ad aiutare a costruire un'economia più circolare e sostenibile in Europa e nel resto del mondo. "Siamo lieti di collaborare con Honeywell per affrontare il problema dei rifiuti di plastica attraverso lo sviluppo di un riciclaggio avanzato e, quindi, creare un'economia circolare, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile. Questo progetto, con una startup mirata al 2023, contribuirà a soddisfare la nostra ambizione di produrre il 30% di polimeri riciclati e rinnovabili entro il 2030", ha affermato Valérie Goff, Senior Vice President, Polymers di TotalEnergies. "La domanda di plastica continuerà a crescere, quindi è fondamentale creare un collegamento tra la gestione dei rifiuti e la produzione di plastica per rafforzare un flusso circolare di materie plastiche", ha affermato Ben Owens, vicepresidente e direttore generale di Honeywell Sustainable Technology Solutions. "L'accordo con TotalEnergies fornirà un forte sodalizio per il prelievo di materie prime polimeriche riciclate e, insieme al nostro impianto di riciclaggio avanzato recentemente comunicato con Sacyr, Honeywell sta guidando la spinta verso un'economia della plastica più circolare". Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti
SCOPRI DI PIU'
rNEWS: Sistemi di riciclo Erema per i Tubi da IrrigazioneSistemi di riciclo Erema per i Tubi da IrrigazioneNell’ottica della circolarità degli scarti plastici nel settore dell’irrigazione, Erema aiuta a riciclare gli scarti di produzione dei tubi in LLDPE.Gli impianti prevedono il recupero degli scarti di lavorazione dei tubi di irrigazione attraverso la macinazione e la granulazione dei tubi in PE a bassa densità. Secondo le indicazioni di Erema, il sistema è stato progettato dal suo marchio Pure Loop e può gestire materiali come tubi anti goccia e tubi di irrigazione che si accumulano come scarti durante la produzione dei o vengono scartati durante i controlli di qualità. Erema dichiara che questa tecnologia permette la riutilizzazione degli scarti, sotto forma di granuli, che provengono dalla produzione, in una miscela con il materiale in PE vergine senza subire diminuzioni di qualità. Secondo Erema, il concetto di riciclaggio creato da Pure Loop "è già stato recepito dai produttori di sistemi di irrigazione negli Stati Uniti, Israele, Italia e Messico". L'azienda aggiunge: "Gestiscono impianti di riciclaggio con portate da 100 a 500 chilogrammi l'ora e riutilizzano i pellets riciclati prodotti in proporzioni fino al 20 percento nel processo di produzione.Foto: Pure Loop
SCOPRI DI PIU'
ENI: Sfruttare l'Energia che Viene dal MareSi è costituito un gruppo di lavoro tra l'ENI e l'Università di Torino per studiare la produzione di energia dal moto ondosoCi siano già occupati, in diversi articoli, sulla grande potenzialità che il mare potrebbe regalarci sotto forma di energia prodotta dal moto ondoso. Siamo ancora nella fase di studio su come poter sfruttare in modo permanente questa risorsa, del tutto pulita ed inesauribile. Per questa ragione l'ENI, società internazionale di idrocarburi e l'Università di Tornino si sono unite per accelerare questi studi.L’energia del mare rappresenta la più grande fonte energetica rinnovabile al mondo: si stima che le onde potrebbero sviluppare una potenza lungo le coste terrestri a livello globale pari a 2 TeraWatt, circa 18 mila miliardi di chilowattora all’anno, ovvero quasi il fabbisogno annuale di energia elettrica del pianeta. Inoltre, l’energia da onde è prevedibile, più modulata delle altre fonti rinnovabili e più continua. Valorizzare questa fonte energetica dalle alte potenzialità è lo scopo del laboratorio di ricerca congiunto realizzato dal Politecnico di Torino ed Eni MORE – Marine Offshore Renewable Energy Lab - inaugurato oggi alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, della Presidente di Eni, Lucia Calvosa, dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del Rettore del Politecnico Guido Saracco. Il Laboratorio MORE concretizza ulteriormente la collaborazione tra il Politecnico di Torino ed Eni, sancita a gennaio scorso con il rinnovo di un accordo di partnership, che prevede appunto l’istituzione e il lavoro comune di ricercatori di Eni e dell’Ateneo nel laboratorio, con l’obiettivo di contribuire a una ulteriore crescita del know-how in questa materia di grande interesse sia per Eni che per l’Ateneo e ad una rapida realizzazione industriale delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche marine. Il Laboratorio permetterà di ampliare il campo d’azione congiunta allo studio di tutte le fonti di energia marina, andando a investigare non solo il moto ondoso ma anche l’eolico e solare offshore, le correnti oceaniche e di marea e il gradiente salino. Il MORE Lab ha sede presso il Politecnico, con l’impiego di infrastrutture di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e vede anche l’integrazione con le seguenti strutture Eni: il Marine Virtual Lab, presso il centro di supercalcolo HPC5 a Ferrera Erbognone e l’area di test in mare aperto a Ravenna, dove si sta valutando la fase pre-prototipale del convertitore di moto ondoso ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), il primo impianto al mondo di generazione elettrica ibrida e distribuita da moto ondoso e fotovoltaico; una tecnologia nata dai laboratori di ricerca del Politecnico e sviluppata dalla spin-off dell’Ateneo Wave for Energy, selezionata, ottimizzata ed industrializzata da Eni e in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna. ISWEC ha dimostrato elevata affidabilità e capacità di adattarsi alle diverse condizioni di mare, grazie al suo sistema attivo di controllo e regolazione. Infatti, nel periodo di esercizio si è arrivati a superare il valore nominale massimo di potenza installata pari a 50 kW. Inoltre, il Laboratorio farà rete anche con il sito di test del Politecnico a Pantelleria, dove altri aspetti della stessa tecnologia vengono testati in un ecosistema, quello isolano, che mira all’autonomia energetica e all’azzeramento dell’impatto paesaggistico. Saranno circa 50 i ricercatori coinvolti nella ricerca di MORE Lab, tra personale in ruolo e dottorandi/tesisti del Politecnico, con i quali Eni si interfaccerà, con proprie professionalità, per una rapida crescita del know-how specifico e per la finalizzazione industriale delle tecnologie. Il Centro avrà a disposizione una vasca di prova navale e dei laboratori all’avanguardia per lo sviluppo e dry test dei prototipi e un centro di calcolo ad alte prestazioni. Il Laboratorio, inoltre, si avvarrà di una cattedra specifica sull’ “Energia dal Mare”, che avrà l’obiettivo di formare ingegneri specializzati nella progettazione, realizzazione e utilizzo delle nuove tecnologie che saranno sviluppate proprio nel laboratorio. L’AD Eni Claudio Descalzi ha commentato: “L’impegno di Eni nello sviluppo di tecnologie che avranno un ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione diventa sempre più concreto grazie al lavoro di ricerca condotto insieme al Politecnico di Torino nei MORE Lab che ci permetterà di ottimizzare le tecnologie per renderle sempre più efficienti, competitive ed accelerare il processo di industrializzazione delle energie marine”. “In un settore come quello dell’energia rinnovabile e della sostenibilità, lo sviluppo di soluzioni innovative e realizzate in stretta collaborazione con il mondo industriale – quindi pronte per essere impiegate sul mercato – è quanto mai centrale per il nostro Ateneo”, ha commentato il Rettore del Politecnico Guido Saracco. “I laboratori e i progetti di ricerca e innovazione sviluppati con Eni nei MORE Lab saranno cruciali nei prossimi anni per contribuire in modo significativo a trovare soluzioni per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni che l’Europa si è data”.da eni.com
SCOPRI DI PIU'
Google investe nel nucleare: piccoli reattori modulari per alimentare l'AIPer affrontare le crescenti esigenze energetiche dell'intelligenza artificiale, Google si allea con Kairos Power per costruire reattori nucleari modularidi Marco ArezioL’intelligenza artificiale (AI) è diventata un elemento centrale nelle strategie di crescita delle grandi aziende tecnologiche, come Google. Tuttavia, il crescente utilizzo di queste tecnologie richiede una quantità enorme di energia. I data center, che alimentano modelli AI avanzati come il recente progetto Gemini di Google, stanno consumando sempre più risorse energetiche. Nel 2023, Google ha visto un aumento del 13% nelle proprie emissioni di carbonio, causato dall’aumento del consumo di energia dei suoi centri dati e dalla catena di approvvigionamento. La svolta: l’investimento nel nucleare Per far fronte a queste esigenze, Google ha stretto una partnership con Kairos Power, una startup specializzata nello sviluppo di reattori nucleari modulari avanzati, noti come Small Modular Reactors (SMR). Questa collaborazione rappresenta un passo fondamentale per il colosso tecnologico, con l’obiettivo di portare online nuove centrali nucleari entro il 2030, fornendo fino a 500 megawatt di energia pulita e continua per alimentare i suoi data center. I piccoli reattori modulari (SMR) offrono numerosi vantaggi rispetto ai reattori nucleari tradizionali. Sono progettati per essere costruiti in modo più rapido e a costi inferiori, con una capacità di produzione energetica flessibile. Gli SMR, grazie alle loro dimensioni ridotte, possono essere collocati vicino ai luoghi di consumo energetico, riducendo le perdite di trasmissione e migliorando l’efficienza della rete. Tecnologia SMR: Un approfondimento tecnico Gli SMR sono una nuova generazione di reattori nucleari che si differenziano dai reattori convenzionali per dimensioni, capacità e sicurezza. Questi reattori utilizzano combustibile nucleare arricchito a livelli più bassi rispetto ai reattori tradizionali e sono progettati per essere intrinsecamente più sicuri. Ad esempio, molti SMR incorporano sistemi di raffreddamento passivo, che non richiedono energia elettrica per mantenere il reattore a temperature di sicurezza, riducendo così il rischio di fusione del nocciolo. Un aspetto chiave degli SMR è la modularità: possono essere prodotti in fabbrica e poi assemblati sul sito finale, accelerando i tempi di costruzione e riducendo i costi complessivi del progetto. Questo approccio si adatta perfettamente alla strategia di Google, che ha bisogno di soluzioni rapide per affrontare l’aumento esponenziale della domanda energetica generata dalle sue infrastrutture di AI. In particolare, Kairos Power ha iniziato la costruzione di uno di questi reattori SMR nel Tennessee e prevede di completare il progetto entro il 2030. Una volta operativo, il reattore fornirà energia sufficiente per alimentare circa 438.000 abitazioni americane, dimostrando la capacità degli SMR di contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione del settore energetico. Vantaggi della scelta nucleare L’utilizzo dell’energia nucleare rappresenta una svolta per Google e per l’intero settore tecnologico. A differenza delle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare, che sono intermittenti e dipendono dalle condizioni atmosferiche, il nucleare offre una produzione costante di energia. Questo è cruciale per i data centers che richiedono operazioni continue e che non possono permettersi interruzioni. L’energia prodotta dagli SMR sarà inoltre priva di emissioni di carbonio, contribuendo così a ridurre l’impatto ambientale delle operazioni di Google e avvicinandola al suo obiettivo di alimentare tutte le sue attività globali con energia carbon-free entro il 2030. Partnership e sostenibilità a lungo termine L’accordo con Kairos Power è solo uno dei tanti passi che Google sta compiendo per ridurre il proprio impatto ambientale e garantire la sostenibilità delle sue operazioni a lungo termine. L’azienda è già leader nell’adozione di energie rinnovabili e ha investito massicciamente in soluzioni energetiche innovative negli ultimi anni. Tuttavia, la crescente domanda di energia da parte dei sistemi AI sta spingendo Google e altre aziende tecnologiche a esplorare opzioni a lungo termine come il nucleare, che offre una fonte stabile e pulita di energia. Inoltre, l’adozione di SMR potrebbe aprire nuove opportunità per l’industria nucleare, che ha lottato per mantenere la sua posizione nel mix energetico globale a causa dei costi elevati e delle preoccupazioni relative alla sicurezza. Google, con la sua influenza e risorse, potrebbe contribuire a catalizzare una rinascita dell’energia nucleare, rendendola una parte fondamentale della transizione energetica globale. Conclusione L'investimento di Google nei piccoli reattori nucleari modulari rappresenta un cambiamento strategico non solo per l’azienda stessa, ma anche per il settore energetico nel suo complesso. L'energia nucleare offre una soluzione sostenibile e affidabile, per affrontare le sfide energetiche future, soprattutto in un mondo dove l'AI e altre tecnologie avanzate richiedono risorse sempre maggiori. La partnership con Kairos Power segna l’inizio di una nuova era per Google, in cui l'innovazione tecnologica si fonde con la sostenibilità ambientale, creando un futuro più pulito e più intelligente.© Riproduzione VietataFoto Wikipedia
SCOPRI DI PIU'
Il Manuale del PVC Riciclato: Selezione, Produzione e TrasformazioneGuida professionale alla qualificazione, formulazione e trasformazione del PVC riciclatodi Marco Arezio. Dicembre 25Il PVC riciclato rappresenta oggi una delle sfide tecniche più complesse e, al tempo stesso, una delle opportunità industriali più sottovalutate nel panorama dei polimeri riciclati. A differenza di altri materiali termoplastici, il cloruro di polivinile non può essere interpretato come una semplice resina rigenerata, ma come un sistema formulativo stratificato, nel quale la storia del materiale, gli additivi legacy, i cicli termici subiti e le condizioni di trasformazione concorrono in modo determinante al comportamento finale. Questo manuale nasce dalla necessità concreta di colmare il divario tra teoria del riciclo e pratica industriale quotidiana. Non è un testo divulgativo né un compendio accademico, ma uno strumento operativo pensato per chi lavora realmente con il PVC riciclato e deve garantire continuità produttiva, qualità del prodotto finito e sostenibilità economica del processo. Nel contesto attuale, il PVC riciclato non può più essere trattato come una materia prima “secondaria” destinata a impieghi marginali. L’evoluzione delle tecnologie di selezione, compounding ed estrusione ha dimostrato che il PVC riciclato, se correttamente interpretato e governato, può raggiungere livelli di affidabilità compatibili con applicazioni tecniche strutturate. Tuttavia, questa possibilità non è automatica: richiede competenza tecnica, metodo e capacità di lettura del materiale. Il valore di questo manuale risiede proprio nella sua impostazione: il PVC riciclato viene affrontato come materia industriale governabile, non come variabile instabile da subire. Ogni capitolo accompagna il lettore lungo l’intera filiera, dalla provenienza degli scarti alla qualificazione del materiale, dalle formulazioni sostenibili alla trasformazione, fino all’analisi sistematica dei difetti e alla loro interpretazione tecnica. Il difetto non è mai trattato come evento casuale, ma come segnale di uno squilibrio che può essere letto, compreso e corretto. Particolare attenzione è dedicata al tema della stabilità produttiva, vero discrimine tra l’uso occasionale del PVC riciclato e il suo impiego strutturale. Il manuale chiarisce perché il PVC riciclato non debba “imitare” il vergine, ma essere progettato secondo logiche proprie, basate su finestre di processo realistiche, formulazioni coerenti e controlli mirati. In questo senso, il testo si propone come strumento di riduzione del rischio industriale: meno improvvisazione, meno tentativi correttivi tardivi, più decisioni tecniche consapevoli. Dal punto di vista commerciale, il manuale fornisce una chiave di lettura fondamentale: vengono analizzati i fattori che incidono sul costo reale del materiale – scarti, fermi macchina, instabilità di processo, contestazioni – e viene dimostrato come un PVC riciclato qualificato, anche a un prezzo unitario superiore, possa risultare più competitivo nel medio-lungo periodo. Questo approccio rende il testo particolarmente utile non solo ai tecnici, ma anche a chi deve prendere decisioni strategiche di approvvigionamento. Il manuale affronta inoltre il mercato internazionale del PVC riciclato, con un focus specifico sul contesto europeo, analizzando le differenze tra i principali Paesi, le aspettative qualitative, le dinamiche di prezzo e l’impatto della normativa. Il PVC riciclato viene così collocato all’interno di una visione industriale ampia, nella quale sostenibilità, continuità produttiva e competitività non sono obiettivi contrapposti, ma elementi interdipendenti. Un altro punto di forza dell’opera è l’approccio non ideologico alla sostenibilità. Il PVC riciclato non viene presentato come soluzione “etica” a prescindere, ma come scelta industriale che deve dimostrare la propria efficacia. La sostenibilità viene letta come equilibrio tra prestazioni, durata del prodotto, efficienza del processo e conformità normativa. In questa prospettiva, il contenuto riciclato non è un fine in sé, ma una variabile progettuale da gestire con responsabilità. Questo manuale si rivolge a un pubblico professionale esigente: riciclatori, trasformatori, tecnologi di processo, responsabili qualità, direttori tecnici e imprenditori che vogliono utilizzare il PVC riciclato in modo stabile, prevedibile e industrialmente maturo. Non offre scorciatoie né soluzioni universali, ma costruisce una base di conoscenza solida su cui prendere decisioni operative fondate. In un settore in cui il PVC riciclato è spesso oggetto di semplificazioni o aspettative irrealistiche, questo testo si propone come strumento di chiarezza. Chiarezza sui limiti del materiale, sulle sue reali potenzialità e sulle condizioni necessarie per trasformarlo in una risorsa industriale affidabile. È un manuale pensato per chi non cerca slogan, ma risultati ripetibili.ACQUISTA IL MANUALE
SCOPRI DI PIU'
Il Record dei Prezzi delle Materie Prime Minaccia le Linee di Credito e le AziendeIl Record dei Prezzi delle Materie Prime Minaccia le Linee di Credito e le AziendeLa situazione internazionale delle materie prime plastiche che sta portando ad aumenti incredibili dei prezzi, in una continua rincorsa di record a causa di una enorme scarsità di offerta, sta mettendo a dura prova la capacità di approvvigionamento delle imprese.Uno dei motivi determinanti riguardano le linee di credito aziendali, che erano calibrate su un trend finanziario dove le materie prime avevano dei prezzi più contenuti e, che ora, non danno la disponibilità alle aziende di finanziare i propri acquisti di materie prime secondo i nuovi prezzi di mercato. Inoltre, alcuni istituti finanziari stanno lavorando in controtendenza, con l’obbiettivo di ridurre le disponibilità liquide per le aziende nel breve termine per la paura delle conseguenze sulle oscillazioni così violente dei prezzi delle materie prime. Questa tesi è supportata dall’idea che il livello così alto dei prezzi possa deprimere la redditività aziendale e incidere negativamente sui bilanci, considerando che in questo momento i clienti hanno due alternative: fermare la produzione per mancanza di materia prima o produrre realizzando una perdita sui contratti già acquisiti. Ma la domanda che circola insistentemente tra gli operatori del settore è quando si tornerà ad una situazione normale. Una risposta abbastanza condivisa vede il ritorno ad una situazione più tranquilla sui mercati nel momento in cui gli Stati Uniti dovessero riprendere la produzione di materia prima in modo regolare. Una regolarità che è mancata a causa della pandemia, delle tempeste invernali che hanno paralizzato una parte del paese e a causa della crisi della logistica via mare. La tempistica per il ritorno alla normalità rimane tuttavia incerta in attesa che si verifichino alcuni elementi essenziali: • Il miglioramento della situazione Covid negli Stati Uniti che, a seguito della campagna vaccinale massiccia, permetterà un ritorno al lavoro in modo completo. • La stagione delle tempeste dovrà definitivamente passare • Il ritorno di un’equa distribuzione dei containers vuoti in tutto il mondo così da permettere nuovamente la ripresa delle rotte commerciali. Vedi maggiori informazioni sulla finanza e la sostenibilità del business
SCOPRI DI PIU'
Nextchem (Maire) Conquista il Mercato Statunitense con un Contratto di DecarbonizzazioneAccordo con DG Fuels Louisiana per la Tecnologia di Gassificazione Nx Circular: Un Passo Avanti nella Produzione di Combustibili Sostenibili di Marco ArezioNel panorama globale delle energie rinnovabili e della decarbonizzazione, l'annuncio recente di Maire sulla firma di un contratto significativo negli Stati Uniti rappresenta un importante avanzamento. Attraverso la sua controllata MyRechemical, Nextchem ha concluso un accordo di licenza con DG Fuels Louisiana per la tecnologia proprietaria di gassificazione Nx Circular. Questo progetto promette di rivoluzionare la produzione di combustibili rinnovabili, segnando un progresso significativo nella lotta contro il cambiamento climatico. La Tecnologia Nx Circular La tecnologia Nx Circular è al centro di questo nuovo impianto di gassificazione, che dovrebbe entrare in funzione nel 2028. Questa tecnologia avanzata consente di convertire biomasse residuali e una piccola parte di rifiuti urbani in combustibile. La capacità produttiva prevista è di 450 milioni di litri di combustibile all'anno, dimostrando il potenziale di questa tecnologia per contribuire significativamente alla riduzione delle emissioni di carbonio. Dettagli del Progetto L'impianto in Louisiana non solo rappresenta un traguardo per Nextchem e MyRechemical, ma anche per l'industria delle energie rinnovabili. La selezione di MyRechemical come licenziataria della tecnologia di gassificazione e trattamento del gas è stata basata sulla capacità dell'azienda di processare un milione di tonnellate all'anno di residui della lavorazione della canna da zucchero, bagassa e polpa. Questi materiali rappresentano un'abbondante fonte di biomassa residuale, ideale per la produzione sostenibile di combustibili. Impatto Ambientale e Industriale Il progetto è una risposta concreta all'esigenza di decarbonizzazione dell'industria, come sottolineato dal CEO di Maire, Bernini, il quale ha ribadito l'impegno dell'azienda nella riduzione delle emissioni industriali. La produzione di combustibile da biomasse residuali non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma contribuisce anche alla gestione sostenibile dei rifiuti. Questo processo di gassificazione può infatti trasformare scarti agricoli e urbani in risorse preziose, promuovendo un modello di economia circolare. Prospettive Future Il successo di questo progetto potrebbe aprire la strada a ulteriori implementazioni della tecnologia Nx Circular in altri contesti geografici e industriali. La collaborazione con DG Fuels Louisiana rappresenta un modello di partenariato che potrebbe essere replicato, stimolando investimenti e innovazioni nel settore delle energie rinnovabili. Inoltre, l'adozione di queste tecnologie avanzate in altre regioni potrebbe accelerare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio a livello globale. Conclusioni L'accordo di Nextchem e MyRechemical con DG Fuels Louisiana è più di un semplice contratto; è un segnale di progresso e innovazione nell'ambito della sostenibilità industriale. Attraverso l'applicazione della tecnologia Nx Circular, questo progetto dimostra come sia possibile coniugare crescita economica e tutela ambientale. La decarbonizzazione dell'industria è una sfida complessa, ma con iniziative come questa, il futuro appare più promettente. L'impegno di Maire e delle sue controllate non solo contribuisce a un ambiente più pulito, ma crea anche nuove opportunità per un'industria più sostenibile e resiliente.
SCOPRI DI PIU'
Legno Rinforzato: Una Rivoluzione Sostenibile nel Campo dei MaterialiUn nuovo processo aumenta la durezza del legno di 23 volte, rendendolo un'alternativa ecologica e duratura ai metalli per utensili, chiodi e mobili di Marco ArezioNel campo dei materiali innovativi, i recenti sviluppi della ricerca scientifica stanno aprendo nuove possibilità per l'uso del legno, un materiale naturale tradizionalmente utilizzato per costruzioni e arredi. I ricercatori dell'Università del Maryland, negli Stati Uniti, hanno recentemente messo a punto un processo che aumenta notevolmente la durezza del legno, rendendolo un valido sostituto dei metalli per la produzione di vari oggetti, inclusi utensili da cucina e chiodi. La Tecnologia Dietro il Legno Superduro Il metodo sviluppato dai ricercatori consiste in un trattamento chimico e fisico del legno. Il primo passo del processo prevede un bagno a 100 °C con specifiche sostanze chimiche che rimuovono la maggior parte dei componenti non cellulosici del legno, mantenendo intatta la struttura di cellulosa. Successivamente, il legno viene sottoposto ad alte pressioni, che lo compattano e ne aumentano la densità e la resistenza. Questo trattamento trasforma il legno in un materiale quasi esclusivamente a base di cellulosa, estremamente denso e resistente. Proprietà del Legno Rinforzato Il risultato di questo processo è un legno con una durezza aumentata di 23 volte rispetto al legno naturale. Gli oggetti realizzati con questo materiale mostrano proprietà sorprendenti: i coltelli, per esempio, sono tre volte più affilati rispetto ai coltelli di acciaio tradizionali, e i chiodi si dimostrano estremamente resistenti agli urti e alla ruggine. Queste caratteristiche rendono il legno rinforzato non solo un sostituto dei metalli, ma in alcuni casi anche una scelta superiore. Implicazioni per il Settore dei Mobili e delle Costruzioni Oltre agli utensili e ai chiodi, le applicazioni del legno superduro si estendono anche al settore dei mobili e delle costruzioni. La produzione di questo materiale richiede molta meno energia rispetto alla produzione di acciaio o ceramica, rendendolo una scelta ecologicamente sostenibile. I mobili e i pavimenti realizzati con legno rinforzato promettono una durata pressoché eterna, con una resistenza e una robustezza che non hanno precedenti nel settore. Conclusione L'innovazione nel campo dei materiali sta trasformando il modo in cui percepiamo e utilizziamo il legno. Grazie alle scoperte dei ricercatori dell'Università del Maryland, il legno potrebbe presto diventare un'alternativa valida e sostenibile ai metalli e ad altri materiali tradizionali. Questo sviluppo non solo apre nuove opportunità per l'industria del mobile e delle costruzioni, ma contribuisce anche alla creazione di soluzioni più ecologiche e durevoli.© Riproduzione Vietata
SCOPRI DI PIU'