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https://www.rmix.it/ - Le Auto Elettriche Faranno Ripartire l’Automotive?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Le Auto Elettriche Faranno Ripartire l’Automotive?
Ambiente

Auto elettriche, quali scegliere: Full Eletric, Plug-in Hybrid, Full Hybrid o Mild HybridMentre l’industria automobilistica ha vissuto, probabilmente, il peggior bimestre della sua storia, c’è molta curiosità tra gli operatori, alla riapertura, per capire se il consumatore continuerà a preferire un mezzo elettrico rispetto ad una motorizzazione tradizionale. La catarsi Aritotelica che stiamo vivendo a seguito del Corona virus e del conseguente lockdown globalizzato, ci ha permesso probabilmente, di fare il punto sui grandi temi che assillano il nostro mondo e poter partecipare, attraverso le nostre azioni quotidiane, alla creazione di una più efficace sostenibilità ambientale. Il mondo della mobilità, secondo i dati diffusi a metà del 2019 dall’organizzazione internazionale indipendente Transport&Environment, prevedeva per il biennio 2020-2021, una definitiva svolta del mercato delle auto elettriche. Le case automobilistiche si erano definitivamente indirizzate nel canale della mobilità elettrica impegnandosi, non solo nella progettazione e riconversione delle fabbriche, ma anche nell’acquisto o nelle joint-venture con società specializzate nella produzione di batterie moderne, ed anche nella filiera mineraria per l’estrazione delle materie prime. Se guardiamo la consistente offerta dei modelli elettrici che sono arrivati sul mercato tra il 2018 e il 2020, possiamo notare quale importanza i costruttori di auto stiano dando al settore. Infatti, se nel 2018 i modelli in produzione in Europa erano circa 60, le previsioni per il 2020 sono di passare a 176, nel 2021 a 214 e nel 2025 a 333. Ma il favore dei consumatori verso la mobilità elettrica sarà confermata dopo il lockdown? Si presume che il settore abbia preso una strada irreversibile, dalla quale non ci sia intenzione e possibilità di fare marcia indietro, anche perché i consumatori sono sempre più attenti alla riduzione dell’inquinamento atmosferico nelle loro città e ad un uso più ecologico dei mezzi di trasporto per i viaggi di medio raggio, quelli compresi tra 200 e 700 km. Il ruolo della macchina, da usare sulle medie percorrenze, non gode più quell’appeal che aveva prima, non solo per la questione del rapporto tra gli inquinanti emessi dalle auto per km. percorso rispetto al treno, ma anche per una nuova vivibilità durante il viaggio, in cui l’utente, sul treno, può riposare o lavorare come fosse in ufficio. L’auto elettrica, nell’ambito della fascia 1-200 km. resterà probabilmente il mezzo di trasporto meno inquinante in rapporto alla libertà di spostamento individuale. Ma come scegliere la nuova auto tra le proposte del mercato: Full Eletric, Full Hybrid, Plug-in Hybrid o Mild Hybrid ? Vediamo le differenze tra le varie motorizzazioni: Full Eletric: è un’auto la cui trazione avviene esclusivamente tramite un motore elettrico alimentato da una batteria ricaricabile tramite una sorgente esterna, domestica, wallbox o tramite una colonnina stradale. Non emettono CO2, hanno bisogno di una manutenzione molto limitata e non usano in nessun caso carburante fossile. Full Hybrid: sono veicoli che hanno un buon compromesso tra impatto ambientale, alta percorrenza kilometrica e consumi. Sono caratterizzate dall’installazione di due motori, uno elettrico e uno termico (a gasolio o a benzina), che convivono durante l’uso della vettura. Quando la macchina è in marcia, la ricarica delle batterie avviene attraverso il motore termico e le decelerazioni del veicolo. Normalmente si usa in modalità elettrica durante le basse percorrenze, come i circuiti cittadini o manualmente in altre circostanze. Plug-in Hybrid: sono auto di concezione simile alle Full Hybrid ma che hanno il vantaggio di poter essere ricaricate utilizzando anche una fonte di energia esterna attraverso un cavo.Mild Hybrid: sono veicoli dotati di un motore elettrico di potenza ridotta rispetto alle altre tre categorie che abbiamo visto, che entra in funzione solo in alcune circostanze, come l’accensione o la marcia a bassa velocità. Pur rientrando nella categoria dei motori ibridi ed essendo una soluzione più economica rispetto alle altre tipologia di trazione, è quella che però ha una minore efficacia in termini di consumi e sostenibilità.

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https://www.rmix.it/ - Il Disboscamento Illegale in Romania
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Disboscamento Illegale in Romania
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Un disastro ecologico nell’Amazzonia Europea. Stiamo a guardare ancora?di Marco Arezio Le foreste della Romania, di proprietà dello stato, ammontano a 3,13 milioni di ettari, cifra che rappresenta il 48% delle superfici boschive del paese. In questi territori l’abbattimento illegale delle piante sta alimentando il mercato nero del legno e provoca un danno ambientale enorme. Secondo i dati raccolti il disboscamento illegale in Romania ammonta ogni anno a circa 20 milioni di metri cubi di legname su un totale di 18 milioni autorizzati legalmente dallo Stato. Considerando un prezzo medio del legno di circa 50 euro/mc, si può notare che il business illegale frutta circa 1 miliardo di euro l’anno. In realtà, sono anni che il fenomeno va avanti, probabilmente coperto da funzionari dello stato che fanno finta di non vedere il problema, ma recentemente è tornato prepotentemente alla ribalta in quanto sono stati uccisi due guardia parco, che stavano onestamente lavorando per la tutela del patrimonio forestale dello stato. Si è parlato di forme mafiose di gestione del business del legno dolce, cosa che ha fatto muovere anche la Commissione Europea, che ha imposto allo stato Romeno, una verifica della situazione attraverso la creazione di una commissione di controllo sui numeri e sulle procedure di disboscamento. Secondo le indicazioni di Recorder.co, il rapporto elaborato, dopo aver sentito gli operatori dei controlli sul campo, coadiuvati da esperti formati in Francia, Svizzera e Finlandia, ha dimostrato che il disboscamento illegale rappresenta circa 20 milioni di mc/anno. Tuttavia, il rapporto sembra essere stato censurato dalle autorità che lo hanno ricevuto, in quanto non rappresenterebbe la reale situazione, in base ai rilevamenti autonomi di Romsilva, società che gestisce il patrimonio boschivo statale. Secondo i dati di questa società, il volume del disboscamento illegale si aggirerebbe tra i 40 e i 50.000 metri cubi annui e ipotizza che la commissione incaricata al controllo, su pressione della Comunità Europea, potrebbe aver commesso degli errori di calcolo. In una conferenza pubblica in cui hanno partecipato, sia il capo di Romsilva, sia i responsabili del progetto IFN, National Forest Inventory che ha eseguito i rilevamenti, è emerso che i numeri contenuti nel rapporto IFN, siano stati supportati da consulenti indipendenti Europei, ma che l’ente statale della protezione delle foreste insiste apertamente nel crederlo inattendibile, lasciando il problema in un pericoloso limbo. Come succede solitamente negli affari gestiti dalla malavita, il fenomeno dell’intimidazione, dell’omertà e della corruzione, unge un ingranaggio ben collaudato a tutti i livelli, con l’unico scopo di tenere le attività illegali al riparo dei clamori della cronaca, in modo da continuare in modo discreto e le operazioni. Si è tanto criticato Bolsonaro per il mancato contrasto alla deforestazione dell’Amazzonia, ma poco si è parlato della deforestazione illegale in Romania

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https://www.rmix.it/ - India: il fermo del paese fa rivedere l’Himalaya
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare India: il fermo del paese fa rivedere l’Himalaya
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Assediate dall’inquinamento le città Indiane vivono immerse in una caligine permanentedi Marco ArezioUn poco invidiabile record di inquinamento è detenuto dall’india che, a causa della sua numerosa popolazione, dagli assembramenti urbani e da una politica ambientale non eccelsa, è annoverato tra i paesi che producono maggiore inquinamento atmosferico al mondo. Forse è un fatto di cultura che il problema dell’ambiente non sia molto sentito nel paese, così che le fonti di inquinamento fanno parte della vita quotidiana della popolazione.  L’uso della carbonella per cucinare, il traffico impazzito composto da mezzi di trasporto che non hanno impianti per l’abbattimento delle emissioni inquinanti, l’abitudine a bruciare la spazzatura specialmente la plastica, le centrali a carbone che sostengono la produzione di energia elettrica, l’incenerimento in campagna delle stoppie per preparare le nuove colture e le emissioni in atmosfera delle fabbriche. In questo momento la Cina, considerata il paese che produceva più inquinamento al mondo, si sta attrezzando per far fronte a un problema che è diventato anche sociale, di salute pubblica, lasciando il triste primato all’India. Le morti per inquinamento sono aumentate da 740.000 decessi del 1990 a 1.100.000 nel 2015, ricoprendo la quarta causa di morte in India, con una progressione in crescita che non vede la fine, in quanto, per ora, un progetto complessivo di riduzione delle fonti inquinanti non si vede ancora. Nonostante sia stato lanciato il progetto Ncap, che prevede la riduzione nelle aree metropolitane del PM 2,5 e PM 10, i risultati attualmente non sono visibili e valutabili. Nel frattempo è arrivato il Coronavirus, che ha imposto il lockdown per alcune settimane facendo chiudere, fabbriche, bloccando i voli aerei, il traffico su gomma, le metropolitane, dando così una tregua ambientale al paese. A seguito di queste restrizioni totali, nel giro di due settimane si è verificato una drastica riduzione delle polveri sottili e degli altri inquinanti solitamente presenti nei cieli Indiani, facendo scoprire nuovi aspetti della natura. In alcune aree del paese, a distanza di centinaia di chilometri, si è tornata ad ammirare la catena Himalayana che, secondo gli abitanti del Panjab, non si vedeva da 20 anni. I bambini hanno potuto godere di una vista meravigliosa su una catena montuosa di cui conoscevano l’esistenza solo sui libri.Approfondisci l'argomento

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https://www.rmix.it/ - Le Torbiere e l'Industria del Whisky: Un Equilibrio da Proteggere
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Le Torbiere e l'Industria del Whisky: Un Equilibrio da Proteggere
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Conservare gli ecosistemi di torba, fondamentali per il sequestro di carbonio, diventa una priorità per i distillatori di whisky scozzesedi Marco ArezioLe torbiere, vasti depositi di materia organica e tra gli ecosistemi più ricchi di carbonio in Scozia, rappresentano una risorsa cruciale sia per la biodiversità che per la regolazione del clima globale. Il loro ruolo nella mitigazione del cambiamento climatico è fondamentale, poiché immagazzinano più carbonio di qualsiasi altro ecosistema terrestre, contribuendo a mantenere stabile il clima. Tuttavia, negli ultimi decenni, questi habitat vulnerabili sono stati minacciati principalmente dall'estrazione di torba per l'industria del whisky scozzese, oltre che per usi agricoli e edilizi. La Torba nella Storia Storicamente, la torba è stata utilizzata per diversi scopi, tra cui il riscaldamento domestico e la costruzione. Grazie al suo elevato potere calorifico, è stata una risorsa fondamentale nelle regioni rurali della Scozia, specialmente per la combustione. Nel settore del whisky, la torba è impiegata per conferire il caratteristico sapore affumicato a molte varietà di whisky, in particolare nelle distillerie delle isole occidentali come Islay, dove è diventata un elemento fondamentale della tradizione e del profilo gustativo del prodotto. L'uso della torba nell'industria del whisky risale almeno al XVIII secolo, quando le distillerie nelle aree rurali e isolate della Scozia iniziarono a sfruttare le risorse locali per la distillazione. La torba, facilmente reperibile e a basso costo, veniva utilizzata come combustibile per essiccare il malto d'orzo. Durante questo processo, il fumo della torba impregna i chicchi di orzo, conferendo al whisky il suo tipico sapore affumicato. Questa pratica era particolarmente comune nelle isole occidentali, dove la scarsità di legname rendeva la torba una risorsa essenziale per alimentare le distillerie e asciugare il malto. L'Aroma Affumicato e la Tradizione del Whisky Nel tempo, il sapore affumicato conferito dalla torba è diventato una caratteristica distintiva di alcuni whisky, come quelli prodotti nelle distillerie di Islay. Questo aroma affumicato, inizialmente una necessità pratica, si è trasformato in un elemento chiave dell'identità di questi whisky, apprezzato dai consumatori e diventato un simbolo della regione. L'impiego della torba ha così contribuito a definire il profilo aromatico del whisky scozzese, legando la qualità del prodotto al territorio di origine. L'Importanza delle Torbiere Studi recenti indicano che la Scozia ospita circa il 12% delle torbiere mondiali, che contengono oltre 1,7 miliardi di tonnellate di carbonio. Queste torbiere sono enormi serbatoi naturali di CO2: la degradazione o distruzione delle torbiere rilascia inevitabilmente il carbonio accumulato nell'atmosfera, intensificando l'effetto serra e contribuendo al riscaldamento globale. L'estrazione intensiva della torba, principalmente per la produzione di whisky e altre attività industriali e agricole, ha contribuito al degrado di questi ecosistemi. Ripristino e Sostenibilità delle Torbiere Ricerche accademiche suggeriscono che il ripristino delle torbiere sia una delle soluzioni più efficaci per mitigare il cambiamento climatico. Studi dell'Università di Edimburgo indicano che il recupero delle torbiere scozzesi potrebbe portare a una riduzione significativa delle emissioni di carbonio, contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione. È stato stimato che il ripristino di circa 25.000 ettari di torbiere potrebbe evitare l'emissione di milioni di tonnellate di CO2 nell'atmosfera. In questo contesto, il governo scozzese ha stanziato oltre 26 milioni di sterline per supportare progetti di restauro ambientale, tra cui interventi di riforestazione e gestione delle risorse idriche per recuperare le torbiere degradate. L'Impegno dell'Industria del Whisky L'industria del whisky, consapevole della necessità di preservare questi ecosistemi cruciali, sta adottando provvedimenti significativi per ridurre il proprio impatto ambientale. La Scotch Whisky Association (SWA) ha fissato l'obiettivo di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2040. Ciò richiede una serie di misure, come la riduzione dell'uso della torba mediante tecniche alternative di affumicatura e l'adozione di energie rinnovabili come l'eolico e l'idrogeno per alimentare le distillerie. Alcune distillerie stanno sperimentando anche il riutilizzo di materiali di scarto agricolo, come la paglia, per ricreare il profilo aromatico desiderato senza impattare ulteriormente sulle torbiere. Le Sfide della Transizione La transizione verso pratiche più sostenibili presenta comunque sfide significative. L'aroma affumicato è parte integrante del whisky di molte distillerie e rappresenta un elemento distintivo che attira appassionati e collezionisti. Per ridurre l'uso della torba senza compromettere la qualità del prodotto, si stanno esplorando nuove metodologie di produzione. Alcuni studi suggeriscono l'uso di filtri di legno o essenze affumicate per replicare il sapore tradizionale senza impiegare la torba. Parallelamente, la cattura e il sequestro del carbonio, attraverso tecniche come il biochar e la gestione forestale, potrebbero offrire soluzioni complementari per ridurre le emissioni residue. Conclusione Le torbiere scozzesi rappresentano un patrimonio naturale di enorme valore, sia per il loro ruolo di serbatoi di carbonio sia per la biodiversità che ospitano. L'industria del whisky, simbolo della cultura scozzese, ha una responsabilità fondamentale nella protezione di questi ecosistemi. Solo attraverso un impegno condiviso e l'innovazione tecnologica sarà possibile raggiungere una produzione sostenibile, che tuteli il patrimonio ambientale senza sacrificare la qualità e l'autenticità del whisky scozzese. Gli sforzi verso la sostenibilità non sono solo una necessità ambientale, ma anche un'opportunità per garantire il futuro di un settore industriale profondamente legato alla terra e alla cultura della Scozia.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Transizione Energetica: dal Carbone alla Biomassa-Carbone
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Transizione Energetica: dal Carbone alla Biomassa-Carbone
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Gli obiettivi di riduzione della CO2, a fronte dell’aumento della richiesta di energia, richiede la rimodulazione delle produzioni attraverso una transizione energeticadi Marco ArezioNonostante sia da anni che si parla di decarbonizzazione, la produzione di energia elettrica, nel mondo, attraverso l’utilizzo delle centrali a carbone, ricopre ancora un ruolo fondamentale. Infatti fino al 2017 non risultavano dismissioni di impianti anzi, c’è stato un incremento della produzione di energia di oltre 250 TWh. La conseguenza di questo comportamento si può vedere dall’incremento delle emissioni di CO2 in atmosfera che, a livello globale, è stato pari all’1,4% e la frazione di competenza delle centrali a carbone nella produzione dell’energia elettrica si attesta intorno al 45%. Nonostante l’avanzamento delle fonti rinnovabili si stima che la produzione di energia elettrica dal carbone vedrà solo una leggera flessione a partire dal 2021, flessione che da sola non da nessun vantaggio apprezzabile a livello ambientale. I più grandi utilizzatori di carbone per la produzione di energia sono: In Asia: la Cina e l’India In Europa: La Germania, la Polonia, la Turchia, la Grecia e il Regno Unito In America: gli Stati Uniti Per invertire la tendenza e contenere l’inquinamento dell’aria che i cittadini respirano e per rientrare negli impegni presi alla conferenza sul clima di Parigi nel 2015, in cui si sono fissati percorsi di sviluppo delle energie rinnovabili come le biomasse, il solare, l’eolico, l’idroelettrico, la geotermica e la marina, si deve intervenire sulla riduzione dell’uso del carbone nelle centrali ancora in funzione. Tra le fonti sopra citate, la biomassa può avere un’affinità industriale con il carbone per creare produzioni di energia elettrica, attraverso la co-combustione tra la frazione composta di carbone e quella naturale, con lo scopo di mantenere l’efficienza di produzione e la riduzione degli inquinanti in atmosfera. Attraverso la co-combustione si sono rilevate efficienze produttive maggiori rispetto all’uso della biomassa al 100%, un costo di riconversione delle centrali a carbone inferiore rispetto a costruire nuovi impianti funzionanti solo a biomassa e un allungamento della vita delle centrali a carbone, finchè la transizione energetica possa dare uno stop a questo tipo di attività. Dal punto di vista economico la co-combustione non dà risparmi rispetto alla produzione tradizionale con il solo carbone e non è sempre semplice abbinare l’eterogeneità della biomassa durante la fase produttiva con la lignite, ma di certo, dal punto di vista ambientale ci sono degli indubbi vantaggi. Ma per rendere appetibile la riconversione delle centrali a carbone è necessario che gli stati creino forme di incentivazione economica per abbassare il costo dell’energia prodotta senza far rimpiangere la produzione tradizionale. Ci sono paesi che stanno producendo regolarmente attraverso il processo di co-combustione e che, nello stesso tempo, hanno strutturato fondi per la sostenibilità economica della produzione, come la Danimarca, i Paesi Bassi e il Regno Unito. Ci sono invece altri paesi, come la Germania, l’Italia, la Francia e la Finlandia, dove esistono impianti similari, in cui questa forma di produzione di energia non riceve piani di incentivazione preferendo investire le risorse disponibili in fonti totalmente rinnovabili. Ci sono invece paesi, soprattutto nell’est dell’Europa, come la Repubblica Ceca, la Polonia la Bulgaria, ma anche il Kossovo e la Grecia dove l’energia elettrica viene principalmente prodotta attraverso la lignite e una prima riconversione ad un’attività di co-combustione, in attesa che si affermino le energie rinnovabili, creerebbe un miglioramento ambientale importante per la popolazione. Nei paesi extraeuropei il maggiore consumatore di carbone per la produzione di energia è sicuramente la Cina, la quale ha avviato una massiccia riconversione della produzione inserendo le biomasse nelle proprie centrali a carbone con lo scopo di combattere lo spaventoso problema dell’inquinamento ambientale. Infine, negli Stati Uniti, in Australia e in Sud Africa, nonostante abbiano a disposizione abbondanti fonti di biomassa (Stati Uniti) e di carbone (Australia e Sud Africa) questo tipo di tecnologia non si è sviluppata a causa della mancanza di incentivi statali. C’è anche da tenere in considerazione che il processo di utilizzo del carbone nelle centrali porta alla produzione di scarti, sotto forma di ceneri, che costituisce un rifiuto solido da smaltire. Attualmente il 50% circa delle ceneri di scarto finiscono nelle discariche e questo sta diventando un problema in quanto le normative internazionali spingono alla disincentivazione dell’uso delle discariche. Sono quindi nati dei progetti che impiegano le polveri di scarto delle centrali a carbone, come la creazione di zeoliti, minerali microporosi di conformazione tridimensionale, che, in virtù della loro struttura ramificata e inglobante, vengono utilizzati nella bonifica dei suoli e di acque contaminate. Un’altra applicazione la possiamo trovare nell’ambito delle piastrelle, in particolare nel gres porcellanato, dove la polvere del carbone viene impiegata in miscela risparmiando materia prima naturale.Vedi maggiori informazioni

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https://www.rmix.it/ - LEED – Leadership in Energy and Environmental Design: Il Futuro dell'Edilizia Sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare LEED – Leadership in Energy and Environmental Design: Il Futuro dell'Edilizia Sostenibile
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Come il sistema LEED sta trasformando il settore delle costruzioni promuovendo pratiche ecologiche, efficienza energetica e benessere degli occupantidi Marco ArezioLa Leadership in Energy and Environmental Design, meglio conosciuta come LEED, rappresenta uno degli standard più prestigiosi e riconosciuti a livello mondiale per la progettazione, costruzione e gestione di edifici sostenibili. Sviluppato dal U.S. Green Building Council (USGBC), il sistema LEED promuove pratiche di edilizia verde che favoriscono la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Questo articolo esplorerà cos'è il LEED, la sua storia, le modalità di applicazione e i vantaggi che offre. Cos'è LEED? LEED è un sistema di certificazione per edifici sostenibili che valuta e riconosce le prestazioni ambientali e di sostenibilità delle costruzioni. Gli edifici certificati LEED sono progettati per ridurre l'impatto ambientale e migliorare la qualità della vita dei loro occupanti. Il sistema valuta vari aspetti, tra cui l'efficienza energetica, l'uso delle risorse idriche, la qualità dell'aria interna, l'uso di materiali sostenibili e la progettazione del sito. La Storia di LEED LEED è stato sviluppato dal USGBC nel 1998, in risposta alla crescente domanda di edifici più ecologici e sostenibili. La prima versione di LEED, nota come LEED v1.0, fu lanciata come un progetto pilota e includeva criteri per la valutazione degli edifici commerciali di nuova costruzione. Negli anni successivi, il sistema LEED è stato continuamente aggiornato e migliorato, espandendosi per includere una vasta gamma di tipologie di edifici, tra cui residenziali, commerciali, scuole, ospedali e quartieri interi. Applicazione del Sistema LEED Il processo di certificazione LEED si articola in diverse fasi e prevede la valutazione di un edificio in base a una serie di criteri specifici. Ecco i principali passaggi per ottenere la certificazione LEED: Registrazione del Progetto: Il primo passo consiste nel registrare il progetto presso il USGBC. Questo implica la creazione di un account e la sottomissione di informazioni preliminari sul progetto. Pianificazione e Progettazione: Durante questa fase, il team di progettazione lavora per integrare i criteri LEED nelle varie fasi del progetto. Si considerano aspetti come la scelta dei materiali, l'efficienza energetica, l'uso dell'acqua e la qualità dell'aria interna. Documentazione e Sottomissione: Una volta completata la progettazione e la costruzione, il team deve raccogliere e sottomettere tutta la documentazione necessaria per dimostrare che l'edificio soddisfa i requisiti LEED. Questo può includere certificazioni di materiali, rapporti energetici, e altre evidenze di conformità. Revisione e Certificazione: Il USGBC esamina la documentazione sottomessa e valuta il progetto in base ai criteri LEED. Se l'edificio soddisfa i requisiti, viene assegnata una certificazione che può essere di diversi livelli (Base, Argento, Oro, Platino) a seconda del punteggio ottenuto. I Vantaggi della Certificazione LEED La certificazione LEED offre numerosi vantaggi sia per i proprietari degli edifici che per la società in generale. Ecco alcuni dei principali benefici: Efficienza Energetica e Risparmio: Gli edifici certificati LEED sono progettati per ridurre il consumo energetico, il che si traduce in significativi risparmi sui costi operativi. L'uso di tecnologie avanzate e materiali efficienti contribuisce a un minore impatto ambientale. Miglior Qualità dell'Aria Interna: LEED pone grande enfasi sulla qualità dell'aria interna, richiedendo sistemi di ventilazione efficienti e materiali a basse emissioni di composti organici volatili (COV). Questo contribuisce a creare ambienti più salubri per gli occupanti, migliorando il comfort e la produttività. Uso Sostenibile delle Risorse Idriche: LEED promuove pratiche di gestione dell'acqua che riducono il consumo idrico e migliorano l'efficienza delle risorse idriche. Questo include l'uso di apparecchiature idriche ad alta efficienza, sistemi di raccolta dell'acqua piovana e il riciclo delle acque reflue. Incentivi Economici e Fiscali: In molti paesi, gli edifici certificati LEED possono beneficiare di incentivi economici e fiscali. Questo include riduzioni fiscali, sovvenzioni e accesso a finanziamenti agevolati, che rendono l'investimento in edifici sostenibili più attraente. Valore Immobiliare: La certificazione LEED può aumentare il valore immobiliare di un edificio. Gli edifici sostenibili sono sempre più richiesti da inquilini e acquirenti che apprezzano i benefici ambientali e di salute offerti. Responsabilità Sociale e Immagine Aziendale: Ottenere la certificazione LEED è un segnale di responsabilità sociale e di impegno verso la sostenibilità. Questo può migliorare l'immagine aziendale e attrarre clienti, investitori e dipendenti che condividono questi valori. Conclusione La Leadership in Energy and Environmental Design rappresenta un punto di riferimento globale per la costruzione di edifici sostenibili. Attraverso un approccio olistico alla progettazione e alla gestione degli edifici, LEED promuove pratiche che riducono l'impatto ambientale, migliorano la qualità della vita e offrono vantaggi economici tangibili. La certificazione LEED non è solo un riconoscimento di eccellenza ambientale, ma anche un investimento nel futuro sostenibile delle nostre città e comunità.

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https://www.rmix.it/ - L'Impatto dell'Estrazione delle Materie Prime Critiche sull'Acqua: Problematiche e Soluzioni per un Futuro Sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L'Impatto dell'Estrazione delle Materie Prime Critiche sull'Acqua: Problematiche e Soluzioni per un Futuro Sostenibile
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Come la crescente domanda di litio, cobalto, grafite e rame influisce sulle risorse idriche e quali strategie possono essere adottate per minimizzare l'impatto ambientaledi Marco ArezioL'avanzamento tecnologico e la transizione energetica verso fonti più pulite e rinnovabili pongono una crescente domanda di materie prime critiche, come litio, cobalto, grafite e rame. Questi materiali sono essenziali per lo sviluppo di veicoli elettrici, pannelli solari, smartphone e altri dispositivi elettronici. Tuttavia, l'estrazione di tali risorse solleva preoccupazioni significative riguardo l'uso e l'inquinamento dell'acqua. In questo contesto, è fondamentale analizzare i rischi associati e esplorare vie per rendere l'estrazione più sostenibile.La Richiesta di Materie Prime Critiche: Una Panoramica Il mercato globale delle materie prime critiche è in rapida espansione. Secondo il rapporto del 2023 dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), la domanda di litio, utilizzato nelle batterie per veicoli elettrici, è prevista aumentare di oltre il 40% entro il 2030. Analogamente, il cobalto e il grafite, altri componenti chiave delle batterie, vedranno un incremento significativo nella domanda. Il rame, vitale per l'elettricità rinnovabile e le infrastrutture di ricarica, non è da meno, con previsioni che indicano un bisogno doppio rispetto agli attuali livelli di estrazione.Rischi Ambientali dell'Estrazione L'estrazione di queste materie prime presenta molteplici problematiche ambientali, soprattutto relative al consumo e all'inquinamento dell'acqua. Per separare i minerali preziosi dalla roccia madre, vengono utilizzate enormi quantità di acqua, che può portare alla sottrazione di risorse idriche dalle comunità e dagli ecosistemi locali. Inoltre, i processi estrattivi spesso rilasciano inquinanti tossici, come metalli pesanti e sostanze chimiche, nei corpi idrici vicini, compromettendo la qualità dell'acqua per l'uso umano e la biodiversità acquatica. Zone a Rischio Le regioni più colpite sono spesso quelle in cui si trovano ampie riserve di queste materie prime. L'America Latina, per esempio, è una zona chiave per l'estrazione di litio, soprattutto nell'area del Triangolo del Litio, che comprende parti di Argentina, Bolivia e Cile. Queste aree sono già soggette a stress idrico, e l'estrazione intensiva minaccia ulteriormente le loro risorse idriche. Anche l'Africa, ricca di cobalto e grafite, affronta sfide simili, con un impatto significativo sulle comunità locali e sull'ambiente. Verso l'Estrazione Sostenibile Per mitigare questi rischi, è essenziale adottare pratiche di estrazione più sostenibili. Questo include l'implementazione di tecnologie che riducono l'uso dell'acqua e il trattamento delle acque reflue per rimuovere contaminanti prima del rilascio nell'ambiente. Inoltre, il riciclo dei materiali esistenti può ridurre la necessità di nuova estrazione. Le politiche che promuovono l'economia circolare, come incentivi per il riciclo e la responsabilità estesa del produttore, possono giocare un ruolo cruciale.Conclusione L'aumento della domanda di materie prime critiche presenta sfide significative per la gestione sostenibile dell'acqua. È imperativo che industria, governi e comunità lavorino insieme per sviluppare e implementare soluzioni che minimizzino l'impatto ambientale dell'estrazione. Adottando tecnologie più pulite, pratiche di estrazione responsabili e promuovendo il riciclo, possiamo assicurare che il progresso verso un futuro più verde non avvenga a spese delle nostre risorse idriche vitali.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Agricoltura biologica e biodinamica: differenze e benefici per un'agricoltura sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Agricoltura biologica e biodinamica: differenze e benefici per un'agricoltura sostenibile
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Guida ai metodi agricoli naturali per un futuro più verde e salutare. Agricoltura biologica e biodinamicadi Marco ArezioL'interesse crescente per l'agricoltura sostenibile nasce dalla necessità urgente di ridurre l'impatto ambientale e migliorare la qualità dei prodotti alimentari. In questo contesto, l'agricoltura biologica e quella biodinamica emergono come soluzioni promettenti, capaci non solo di tutelare l'ambiente ma anche di offrire benefici concreti alla salute umana e allo sviluppo economico locale. L'agricoltura biologica e quella biodinamica rappresentano due approcci distinti e sempre più popolari nella coltivazione sostenibile. Sebbene condividano l'intento di proteggere la salute umana e ambientale, spesso vengono confuse o erroneamente considerate equivalenti. Questo articolo analizza in modo chiaro e scientifico cosa sono l'agricoltura biologica e biodinamica, sottolineando le loro differenze, le pratiche caratteristiche e i benefici che ciascuna tecnica offre. Cos'è l'agricoltura biologica? L'agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che esclude completamente l'impiego di prodotti chimici di sintesi come fertilizzanti artificiali, pesticidi, erbicidi e organismi geneticamente modificati (OGM). Essa promuove tecniche naturali, quali la rotazione delle colture, il sovescio, l'uso di fertilizzanti organici come il compost, il letame maturo e i concimi verdi. Inoltre, utilizza metodi di controllo biologico degli infestanti e degli insetti nocivi attraverso antagonisti naturali e tecniche meccaniche o manuali. L'obiettivo principale di questo approccio è conservare o migliorare la fertilità naturale del terreno, proteggendo al contempo la biodiversità e contribuendo alla riduzione dell'inquinamento ambientale. Cos'è l'agricoltura biodinamica? L'agricoltura biodinamica, sviluppata negli anni '20 dal filosofo Rudolf Steiner, adotta un approccio ancora più olistico e integrato rispetto a quello biologico. Questo metodo considera la fattoria come un organismo unico e autosufficiente, in cui tutti gli elementi – terra, piante, animali e persone – interagiscono armonicamente e in equilibrio reciproco. Essa si fonda sulla convinzione che le forze cosmiche e terrestri influenzino significativamente la produttività agricola, utilizzando preparati speciali, come il cornoletame e la cornosilice, applicati in precisi momenti del calendario lunare e planetario per stimolare la fertilità e la vitalità del terreno e delle colture. Questi preparati sono ottenuti da sostanze naturali fermentate o compostate, seguendo metodi rigorosi e specifici. Differenze principali tra agricoltura biologica e biodinamica Una delle differenze più rilevanti tra questi due metodi riguarda la filosofia sottostante. Mentre l'agricoltura biologica enfatizza principalmente la sostenibilità ambientale e l'esclusione di sostanze chimiche sintetiche, l'agricoltura biodinamica integra una visione spirituale e cosmica dell'attività agricola, considerando non solo la materia fisica ma anche fattori energetici e cosmici come fondamentali per la buona riuscita delle coltivazioni. L'agricoltura biologica è regolamentata da norme specifiche come il regolamento UE n. 2018/848, che stabilisce criteri ben definiti per ottenere la certificazione di prodotto biologico. Al contrario, l'agricoltura biodinamica segue standard ulteriormente restrittivi definiti principalmente dall'associazione internazionale Demeter, che include anche indicazioni precise sui tempi ottimali di semina, raccolta e lavorazioni agricole basati sui cicli lunari e planetari. Sul piano pratico, la biodinamica differisce dalla biologica per l'utilizzo esclusivo di preparati specifici, l'attenzione alle energie cosmiche e la promozione di un sistema agricolo chiuso, con forte interazione fra suolo, piante, animali e uomo. Questo modello tende all'autosufficienza completa della fattoria, cercando di minimizzare l'input esterno. Benefici dell'agricoltura biologica - Protezione ambientale: promuove la biodiversità e l'equilibrio degli ecosistemi, riducendo significativamente l'inquinamento delle risorse naturali come acqua, suolo e aria. - Salute umana: offre prodotti alimentari più sani, privi di residui chimici tossici, contribuendo al benessere generale della popolazione. - Fertilità del suolo: migliora naturalmente la struttura, la capacità di ritenzione idrica e la fertilità del terreno attraverso tecniche sostenibili come rotazioni, consociazioni colturali e concimazioni organiche. - Economia locale: sostiene l'economia rurale e locale, valorizzando il lavoro dei piccoli produttori e favorendo lo sviluppo economico sostenibile. Benefici dell'agricoltura biodinamica - Aumento della vitalità del suolo e delle colture: l'applicazione dei preparati biodinamici incrementa significativamente la vitalità complessiva delle piante e la salute microbiologica del suolo. - Qualità superiore dei prodotti: gli alimenti ottenuti dall'agricoltura biodinamica sono spesso preferiti per il loro gusto intenso, le proprietà nutrizionali elevate e la capacità di conservazione superiore. - Autosufficienza e resilienza: incoraggia un sistema agricolo autosufficiente e resistente ai cambiamenti climatici e alle crisi economiche, assicurando maggiore sostenibilità nel lungo periodo. - Armonia ambientale e sociale: promuove un forte legame tra produttori e consumatori e valorizza l'aspetto culturale e sociale dell'agricoltura, integrando anche aspetti etici e spirituali. Conclusioni Sia l'agricoltura biologica che quella biodinamica offrono alternative significative e innovative ai modelli agricoli convenzionali, distinguendosi chiaramente per metodologia, filosofia e pratiche applicate. La scelta tra le due tecniche dipende dagli obiettivi degli agricoltori e dalle preferenze dei consumatori, ma entrambe contribuiscono in modo sostanziale a un futuro agricolo più sostenibile, equilibrato e rispettoso dell'ambiente.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Nativi climatici: chi sono, come vivono e quali sfide affrontano la nuova generazione della crisi ambientale
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Nativi climatici: chi sono, come vivono e quali sfide affrontano la nuova generazione della crisi ambientale
Ambiente

Scopri il mondo dei nativi climatici: identità, valori, aspettative, problemi e soluzioni della generazione cresciuta nell’emergenza climatica globaledi Marco ArezioNel lessico contemporaneo, accanto a “nativi digitali”, è emerso un nuovo concetto: quello dei “nativi climatici”. Il termine si riferisce alle giovani generazioni nate e cresciute nell’era della crisi climatica, immerse fin dall’infanzia in un contesto segnato da eventi estremi, campagne di sensibilizzazione ambientale e la consapevolezza crescente di vivere su un pianeta in bilico. I nativi climatici non sono una semplice categoria anagrafica, ma rappresentano un insieme di valori, paure, priorità e modelli di comportamento unici, modellati da un’epoca in cui la crisi ambientale è una realtà vissuta quotidianamente e non solo una previsione per il futuro. Ma chi sono davvero i nativi climatici? Quali aspettative hanno nei confronti della società, della politica e dell’economia? Quali problemi si trovano ad affrontare? E che tipo di mondo stanno costruendo o immaginando per sé stessi e per le generazioni future? La nascita del concetto di nativo climatico L’espressione “nativo climatico” prende ispirazione dal più noto “nativo digitale”, coniato per identificare i giovani cresciuti insieme alle tecnologie digitali. Analogamente, i nativi climatici sono coloro che hanno sviluppato la propria identità e visione del mondo in un’epoca di riscaldamento globale, cambiamenti negli ecosistemi, crisi delle risorse e dibattito pubblico costante sui temi ambientali. Questa generazione comprende tipicamente i giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2010, anche se il termine può estendersi a chiunque abbia formato la propria coscienza in una società costantemente preoccupata per il destino ambientale del pianeta. Ciò che accomuna i nativi climatici non è solo la loro età, ma soprattutto la loro esposizione precoce a temi quali la sostenibilità, il riciclo, il consumo consapevole, le energie rinnovabili e l’attivismo ambientale. Un’infanzia tra crisi e resilienza: la formazione dei nativi climatici Crescendo in un’epoca in cui le notizie sugli incendi boschivi, l’innalzamento del livello dei mari, la perdita di biodiversità e gli eventi meteorologici estremi sono all’ordine del giorno, i nativi climatici sviluppano una percezione del rischio ambientale molto più acuta rispetto alle generazioni precedenti. L’educazione scolastica si è adeguata, spesso introducendo già nella scuola primaria elementi di educazione ambientale, mentre i media e i social network diffondono continuamente messaggi su comportamenti sostenibili e buone pratiche di consumo. Ma la formazione dei nativi climatici non avviene solo sui banchi di scuola. L’attivismo ambientale si è fatto strada tra i più giovani grazie a figure simboliche, come Greta Thunberg, e a movimenti globali come Fridays for Future, che hanno permesso ai ragazzi di ogni continente di percepirsi come una comunità globale, unita da preoccupazioni condivise e dalla volontà di cambiare il futuro. Il mondo dei nativi climatici: valori, visioni e abitudini Centralità dell’ambiente Per i nativi climatici, l’ambiente non è solo uno degli aspetti della vita, ma rappresenta il fulcro attorno a cui ruotano le scelte quotidiane e le prospettive future. La sostenibilità è un valore fondamentale: dalla scelta degli alimenti (preferenza per prodotti locali, bio o a basso impatto), alla mobilità (uso di mezzi pubblici, bicicletta, car sharing), fino all’attenzione per il risparmio energetico, la riduzione degli sprechi e il riciclo dei materiali. Consapevolezza e informazione diffusa Essendo cresciuti in un mondo digitale, i nativi climatici hanno accesso a un’enorme quantità di informazioni. Sono abili nel selezionare fonti, distinguere tra fake news e dati scientifici, e diffondere a loro volta messaggi ambientali tramite social network, blog e campagne online. Questa generazione è anche più propensa a fare rete e a promuovere il cambiamento dal basso. Nuove forme di attivismo Per i nativi climatici, l’attivismo non si limita alle proteste di piazza: si esprime anche attraverso scelte di consumo consapevole, boicottaggi, promozione di pratiche aziendali etiche, volontariato, educazione tra pari e persino attraverso la scelta di studi e carriere orientati all’ambiente e all’innovazione sostenibile. Una visione globale I nativi climatici pensano su scala globale: percepiscono la crisi ambientale come una sfida che travalica i confini nazionali e richiede una cooperazione internazionale, sia nelle politiche che nella condivisione delle buone pratiche. Il concetto di giustizia climatica – ovvero l’equità nella distribuzione degli impatti e delle soluzioni – è centrale nella loro visione del mondo. Le aspettative dei nativi climatici Politica e istituzioni più responsabili Questa generazione si aspetta che governi, amministrazioni e organizzazioni internazionali mettano al centro dell’agenda politica la lotta al cambiamento climatico. Richiedono leggi più severe su emissioni, gestione dei rifiuti, tutela degli ecosistemi e investimenti massicci in energie rinnovabili, innovazione green e transizione equa per i lavoratori dei settori in crisi. Imprese e lavoro: sostenibilità come requisito Sul fronte economico, i nativi climatici tendono a premiare aziende impegnate in percorsi di sostenibilità reale e trasparente. Nei loro acquisti e nella ricerca del lavoro, danno priorità alle imprese attente all’ambiente e all’etica, favorendo marchi certificati, economia circolare e modelli di business innovativi. Sempre più giovani scelgono percorsi di studio in scienze ambientali, ingegneria green, design sostenibile e nuovi mestieri legati alla transizione ecologica. Innovazione e tecnologia al servizio dell’ambiente I nativi climatici confidano nelle nuove tecnologie per risolvere (almeno in parte) la crisi climatica. Nutrono interesse verso le soluzioni innovative: energie rinnovabili, smart city, agricoltura rigenerativa, materiali bio-based, intelligenza artificiale per la gestione delle risorse, tracciabilità della filiera e blockchain per la trasparenza ambientale. Un futuro da protagonisti Soprattutto, questa generazione si aspetta di essere coinvolta come protagonista delle scelte sul futuro. Non vuole subire decisioni prese “dall’alto”, ma partecipare attivamente alla definizione delle strategie, con strumenti di democrazia partecipativa, consultazioni pubbliche e spazi di ascolto dedicati ai giovani. I problemi e le sfide dei nativi climatici Eco-ansia e senso di impotenza La consapevolezza della gravità della crisi ambientale, unita all’apparente lentezza dei cambiamenti istituzionali e al greenwashing di molte imprese, espone i nativi climatici al rischio di eco-ansia: una condizione di stress, paura e senso di impotenza di fronte all’enormità della sfida. Secondo diverse ricerche, aumentano tra i giovani i disturbi legati all’ansia ambientale, che si riflette su benessere psicologico, motivazione e capacità di progettare il futuro. Disuguaglianze sociali ed economiche La transizione ecologica, se mal gestita, può accentuare le disuguaglianze tra paesi, regioni e classi sociali. I nativi climatici sono consapevoli che la crisi colpisce con maggiore forza le comunità più vulnerabili e che la giustizia climatica richiede politiche redistributive, accesso universale alle tecnologie pulite e meccanismi di solidarietà internazionale. Contraddizioni del sistema e del consumo Pur essendo più attenti all’ambiente, i nativi climatici vivono spesso in contesti urbani o familiari dove le scelte sostenibili non sono sempre alla portata, sia per motivi economici che logistici. La “dissonanza verde” – tra desiderio di vivere in modo sostenibile e limiti imposti dal sistema – è una sfida quotidiana, che richiede resilienza e spirito critico. Mancanza di rappresentanza Nonostante la loro centralità nel dibattito climatico, i giovani sono ancora poco rappresentati nei luoghi decisionali, sia a livello politico che aziendale. La difficoltà di essere ascoltati e coinvolti attivamente alimenta frustrazione e senso di esclusione. Quale futuro per i nativi climatici? I nativi climatici rappresentano una delle più grandi speranze – e, insieme, una delle sfide più complesse – della contemporaneità. Il loro mondo è fatto di consapevolezza, connessione globale, passione per la giustizia ambientale, ma anche di fragilità psicologiche e sociali. Per rispondere alle loro aspettative, sarà necessario non solo investire in tecnologie e politiche green, ma anche costruire spazi reali di partecipazione, ascolto e collaborazione tra generazioni, abbattendo le barriere tra scienza, politica, economia e società civile. Questa generazione non cerca solo soluzioni tecniche: chiede un cambiamento culturale profondo, una nuova narrazione in cui l’essere umano sia parte integrante della biosfera, custode di un futuro ancora possibile. La sfida dei nativi climatici è la sfida di tutti: costruire insieme un mondo sostenibile, giusto, equo. E, come ci ricordano loro stessi, il tempo per agire è ora.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Una Pista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli Alberi
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Una Pista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli Alberi
Ambiente

Pista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli Alberi: Un Progetto Sostenibile per la Mobilità e la NaturaUna pista ciclo-pedonale sopraelevata che corre tra gli alberi, poggiata su due file parallele di piante che fungono da pilastri, sarà probabilmente un’esperienza fantastica.Abbiamo passato la seconda metà del secolo scorso nella più sfrenata cementificazione del suolo, creando città dormitorio, periferie squallide, consumato spazi verdi e costruendo senza anima. Un’edilizia anche senza cuore, fatta per il denaro e non per l’uomo, dove si consumavano le vite tra lavoro, impegni, sacrifici e poche speranze, vivendo in edifici spersonalizzati lontani dalla natura. La natura, questo è il punto. Abbiamo tentato di cancellare il rapporto primario tra l’uomo e l’ambiente, riempendolo di cemento, asfalto, macchine in una sequenza continua. Durante gli ultimi 10 anni le esigenze della popolazione sono cambiate, l’attenzione all’ambiente è diventata una spinta propulsiva e il controesodo dalle città, in cerca di abitazioni a misura d’uomo, ha fatto riflettere i progettisti e i costruttori. Una nuova esigenza abitativa ma anche sociale, con la necessità di ripensare un’urbanizzazione meno cemento-centrica, a favore di spazi verdi in cui ripristinare un equilibrio con se stessi e con il mondo. In questa filosofia si inserisce il progetto dello studio CRA-Carlo Ratti Associati e l'organizzazione no-profit GAL “The Tree Path”, che ha pensato a un percorso sopraelevato per pedoni e ciclisti supportato da più di mille alberi, come ci racconta Cuoghi Dalila. Il percorso sensoriale conduce a Sabbioneta, patrimonio mondiale dell'UNESCO nel nord Italia, ed è stato sviluppato in stretta collaborazione con OLA, il massimo esperto di una tecnica di costruzione che utilizza gli alberi come elementi architettonici. Arrivare a Sabbioneta, uno dei più famosi siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, in bicicletta, lungo una pista ciclo-pedonale sopraelevata che corre tra gli alberi, poggiata su due file parallele di piante che fungono da pilastri, sarà probabilmente un’esperienza fantastica. Una soluzione sostenibile e smart al tempo stesso: le persone possono camminare o andare in bicicletta su una piattaforma rialzata tra le cime degli alberi, mentre i sensori integrati nel verde tracciano le condizioni ambientali in tempo reale. Indissolubile rapporto tra architettura e natura Il sentiero degli alberi si snoda verticalmente su tre diversi livelli, salendo fino a sei metri dal suolo, aggirando il traffico stradale e i corsi d'acqua. Il percorso incorpora sensori digitali per misurare molteplici fattori nell'atmosfera, dall'inquinamento atmosferico allo stato di salute e crescita dei singoli alberi. I sensori aiuteranno anche a garantire che tutti gli organismi viventi lungo il percorso possano rispondere alle mutevoli condizioni ambientali o ai carichi strutturali, realizzando una visione di "Internet degli alberi". In questo progetto lo studio CRA segue OLA - Office for Living Architecture, l’ufficio specializzato nella tecnica del Baubotanik con il quale CRA ha collaborato per questo progetto. In passato loro hanno usato con funzione strutturale specie diverse come salice, platano, pioppo, betulla e carpino. Tutti alberi sufficientemente flessibili e vigorosi con cortecce sottili che possono essere facilmente innestate.Una volta piantumati gli alberi, quanto tempo bisognerà attendere per il loro accrescimento affinché possa essere realizzata la passerella? Questa è una caratteristica molto interessante del progetto. Non si seguiranno i ritmi della costruzione umana, ma quelli della natura. Ovviamente la tecnica del Baubotanik prevede un accompagnamento della crescita degli alberi, in modo che quest’ultimo processo possa dispiegarsi in parallelo a un sostegno sempre più solido della struttura. Si tratta di un modo di pensare l’architettura su tempi lunghi: un antidoto a certe costruzioni frettolose…Con quali materiali sarà realizzata la passerella sospesa? In questa fase di concept abbiamo ipotizzato una leggera struttura metallica, sulla quale si innestino materiali organici – legno, micelio e altro.La passerella sarà completamente sostenuta dagli alberi o sono comunque previste opere puntuali di sostegno realizzate con altri materiali? Soprattutto all’inizio ci saranno anche strutture temporanee di sostegno – il mondo del naturale e dell’artificiale che si danno la mano! Foto: studio CRA-Carlo Ratti Associati

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https://www.rmix.it/ - Giardini Verticali: Comfort Termo-Acustico e Aria più Pulita
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Giardini Verticali: Comfort Termo-Acustico e Aria più Pulita
Ambiente

Come i Giardini Verticali Stanno Rivoluzionando l'Isolamento e la Qualità dell'Aria nelle Metropoli di Marco ArezioI giardini verticali, noti anche come pareti verdi, sono sistemi di vegetazione collocati su superfici verticali. Questi giardini possono essere interni o esterni e spesso incorporano sistemi idroponici o di supporto al terreno per sostenere le piante. Si distinguono per la loro capacità di migliorare la qualità dell'aria, isolare termicamente gli edifici, e contribuire esteticamente agli spazi urbani. Storia dei Giardini Verticali ed Evoluzione I Giardini Pensili di Babilonia, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, rappresentano uno dei primi e più affascinanti esempi di giardini costruiti dall'uomo, simboli di ingegnosità, bellezza e potere. La loro storia è avvolta nel mistero, tanto che alcuni storici dubitano della loro esistenza reale, considerandoli più un prodotto della mitologia che della storia. Tuttavia, la loro leggenda vive attraverso i secoli, ispirando innumerevoli giardini sospesi in tutto il mondo. L'Antica Babilonia e la Leggenda Si ritiene che i Giardini Pensili siano stati costruiti nel VI secolo a.C. nella città di Babilonia, vicino all'attuale Baghdad in Iraq. Secondo la leggenda, furono costruiti per volere del re Nabucodonosor II, che desiderava alleviare la nostalgia della sua amata moglie, Amitis di Media, per i paesaggi montani e verdi della sua terra natale. Questi giardini non erano solo una meraviglia estetica ma anche un capolavoro di ingegneria, dotati di un complesso sistema di irrigazione che attingeva acqua dall'Eufrate per mantenere verdi e fiorite le piante su più livelli di terrazze. Dall'Antichità al Medioevo L'idea dei giardini sospesi non si è fermata con i babilonesi. Ha influenzato il design dei giardini in tutto il mondo antico e medievale, inclusi i giardini romani e quelli delle ville rinascimentali italiane. Questi giardini spesso incorporavano elementi come terrazze, fontane e piante esotiche, cercando di emulare e ricreare la meraviglia dei giardini pensili originali. Rinascimento e Oltre Durante il Rinascimento, l'Europa vide un rinnovato interesse per l'antichità classica, che portò alla creazione di giardini che non solo cercavano di imitare la natura ma anche di dominarla e strutturarla in forme geometriche. Giardini come quelli di Villa d'Este a Tivoli, con le loro fontane e giochi d'acqua, mostrano l'influenza duratura dei giardini pensili nella progettazione paesaggistica. L'Era Moderna Nell'era moderna, il concetto di giardini pensili e verticali ha trovato nuova espressione attraverso la tecnologia e il design sostenibile, specialmente nel contesto dell'architettura verde. Giardini verticali e tetti verdi sono diventati componenti essenziali di molti edifici contemporanei, mirando a ridurre l'impatto ambientale, migliorare la qualità dell'aria e fornire spazi verdi in aree urbane densamente popolate. Nel XXI secolo, figure come Patrick Blanc hanno rivoluzionato il concetto, combinando botanica e design urbano per creare sistemi di giardini verticali che si adattano alle moderne esigenze architettoniche e ambientali. Patrick Blanc, nato nel 1953, è un botanico francese rinomato per aver rivoluzionato il concetto di giardinaggio con l'invenzione dei giardini verticali. Da giovane, si appassionò all'ecologia delle piante tropicali, una passione che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo per studiarle nel loro habitat naturale. La sua curiosità scientifica e la sua visione artistica lo hanno portato a sviluppare il Muro Vegetale, una tecnica che consente di far crescere piante su superfici verticali senza bisogno di terra, sfruttando le proprietà naturali delle piante e creando sistemi autosufficienti di grande impatto visivo e ambientale. Oggi, i giardini verticali sono apprezzati per i loro benefici ambientali, estetici e sociali, trovando applicazione in varie strutture urbane in tutto il mondo. Questa evoluzione riflette un crescente riconoscimento del valore della natura in contesti urbani densamente popolati e un impegno verso soluzioni sostenibili per le sfide ambientali contemporanee. Il Futuro dei Giardini Sospesi Oggi, i giardini pensili incarnano l'idea di un'architettura che si fonde con la natura, promuovendo la biodiversità e la sostenibilità. Progetti come il Bosco Verticale a Milano, con i suoi alberi e piante che coprono la facciata di grattacieli residenziali, sono esempi di come i principi antichi dei giardini pensili possano essere reinterpretati in chiave moderna per affrontare le sfide del nostro tempo, come il cambiamento climatico e la perdita di spazi verdi urbani. In conclusione, la storia dei giardini pensili, da Babilonia ai giorni nostri, è una testimonianza dell'eterna aspirazione umana a creare bellezza e armonia, integrando la natura nell'ambiente costruito. Questi giardini non sono solo luoghi di rifugio e contemplazione ma anche simboli potenti del nostro legame con la terra e del nostro impegno a preservarla per le generazioni future. Perché si Costruiscono Giardini Verticali Estetica e Valorizzazione degli Spazi Urbani I giardini verticali sono strumenti potentissimi per l'arricchimento estetico degli ambienti urbani. La loro capacità di trasformare facciate incolore e spazi interni in opere viventi d'arte verde migliora significativamente l'attrattiva e il valore degli spazi urbani, contribuendo a creare atmosfere rilassanti e invitanti. Contributo alla Biodiversità e agli Ecosistemi Urbani Il crescente riconoscimento dell'importanza della biodiversità e degli ecosistemi urbani ha portato a un'evoluzione nel modo in cui pensiamo e progettiamo i nostri spazi urbani. In questo contesto, i giardini pensili e le infrastrutture verdi emergono non solo come elementi estetici ma come componenti cruciali per la promozione della biodiversità urbana e la resilienza degli ecosistemi. La loro implementazione nelle città di tutto il mondo offre un contributo significativo alla mitigazione delle sfide ambientali, economiche e sociali contemporanee. Biodiversità Urbana: Una Necessità Vitale La biodiversità urbana si riferisce alla varietà di forme di vita presenti negli ambienti urbani, inclusi piante, animali e microrganismi. Il suo ruolo va ben oltre l'aspetto estetico o ricreativo; contribuisce alla purificazione dell'aria, al controllo delle temperature, alla riduzione dell'inquinamento acustico e alla regolazione del ciclo dell'acqua, influenzando direttamente la qualità della vita urbana. Giardini Pensili: Polmoni Verdi in Ambiente Urbano I giardini pensili rappresentano una soluzione innovativa per reintegrare la natura negli spazi urbani densamente popolati. Funzionano come "polmoni verdi", migliorando la qualità dell'aria attraverso la fotosintesi, riducendo le isole di calore urbano e aumentando la biodiversità. La vegetazione sui tetti e lungo le facciate degli edifici fornisce habitat essenziali per numerose specie, dalle piante agli insetti, dagli uccelli ai piccoli mammiferi, contribuendo alla creazione di corridoi ecologici che facilitano la loro mobilità e sopravvivenza in città. Come si Costruiscono i Giardini Verticali Immagina di avventurarti nella creazione di un giardino verticale, un'oasi di verde che sale verso il cielo, portando con sé un pezzetto di natura in un mondo di cemento. Il processo di costruzione di queste meraviglie verticali è un intreccio di scienza, arte e ingegneria, un viaggio attraverso il quale si trasforma una semplice parete in un ecosistema vivente. Il primo passo è la struttura di supporto, lo scheletro del tuo giardino verticale. Questa può variare da sistemi modulari prefabbricati a soluzioni personalizzate, create con materiali resistenti come metallo o legno trattato, progettati per reggere il peso della vegetazione e del substrato. Segue il sistema di irrigazione, essenziale per mantenere il tuo giardino idratato e fiorente. Questi sistemi possono essere a goccia, sfruttando la gravità per un'irrigazione uniforme, o più sofisticati, con sensori che regolano l'umidità in base alle necessità delle piante. La scelta delle piante è fondamentale: deve considerare l'esposizione alla luce, il clima e la compatibilità tra specie. Le piante devono non solo sopravvivere ma prosperare, creando un mosaico di forme, colori e texture. Infine, la sostenibilità e la riciclabilità dei materiali usati sono cruciali. L'uso di materiali eco-compatibili, come legno riciclato o plastica riutilizzata, non solo riduce l'impronta ecologica ma integra il giardino nel ciclo della vita sostenibile. Questo viaggio nella costruzione di un giardino verticale non è solo un esercizio tecnico ma una dichiarazione d'amore verso il pianeta, un passo verso la riconnessione con la natura nel tessuto urbano. Isolamento Termo-Acustico dei Giardini VerticaliL'isolamento termoacustico rappresenta una delle sfide più significative nell'ambito dell'architettura sostenibile e del design urbano moderno. In questo contesto, i giardini verticali emergono non solo come elementi estetici di rilievo ma anche come soluzioni innovative per migliorare l'efficienza energetica e il comfort acustico degli edifici. Benefici dell'Isolamento Termoacustico nei Giardini Verticali I giardini verticali, o pareti verdi, sono sistemi di vegetazione installati sulle facciate degli edifici. Offrono numerosi vantaggi in termini di isolamento termico e acustico: Riduzione del Calore: Durante i mesi estivi, i giardini verticali possono significativamente ridurre la temperatura superficiale degli edifici, grazie alla traspirazione delle piante e all'ombreggiamento delle facciate. Questo processo, noto come evapotraspirazione, aiuta a diminuire la necessità di aria condizionata, riducendo il consumo energetico. Isolamento Termico Invernale: In inverno, la vegetazione funge da strato isolante, riducendo la perdita di calore attraverso le pareti e contribuendo a mantenere le temperature interne più stabili. Miglioramento dell'Isolamento Acustico: Le pareti verdi assorbono, riflettono e deviano le onde sonore, contribuendo significativamente alla riduzione del rumore urbano. Questo è particolarmente vantaggioso in ambienti densamente popolati, dove il rumore rappresenta una costante fonte di stress e disagio. Meccanismi di Funzionamento Il contributo dei giardini verticali all'isolamento termoacustico si basa su diversi principi: Ombreggiamento: La copertura vegetale previene l'irraggiamento solare diretto sulle superfici edilizie, riducendo l'assorbimento di calore. Barriera Fisica: La massa vegetale e il substrato offrono resistenza termica aggiuntiva, agendo come barriera all'entrata o alla fuga del calore. Assorbimento Acustico: Le foglie, i rami e il substrato dei giardini verticali assorbono le onde sonore, mentre la struttura porosa della vegetazione e del suo supporto disperde l'energia acustica, riducendo il riverbero e il livello di rumore. Vantaggi sull'Uomo I giardini verticali migliorano significativamente la qualità dell'aria urbana, filtrando inquinanti e producendo ossigeno. Hanno un impatto positivo sulla salute mentale e fisica, riducendo lo stress e promuovendo il benessere generale grazie alla presenza del verde e della natura. Inoltre, incrementano la biodiversità urbana, attirando e sostenendo varie specie di uccelli, insetti e altri organismi, contribuendo all'equilibrio degli ecosistemi cittadini. Miglioramento della qualità dell'aria L'installazione di giardini verticali nelle città rappresenta una strategia innovativa e sostenibile per affrontare uno dei problemi più pressanti delle aree urbane contemporanee: l'inquinamento atmosferico. Questi "polmoni verdi" verticali non solo abbelliscono gli spazi urbani ma giocano un ruolo cruciale nel miglioramento della qualità dell'aria, attraverso la riduzione delle sostanze inquinanti e la produzione di ossigeno. La Sfida dell'Inquinamento Urbano Le città di tutto il mondo sono alle prese con livelli crescenti di inquinamento atmosferico, causati principalmente dalle emissioni dei veicoli, dall'industria e dall'attività edilizia. Questo inquinamento non solo ha un impatto negativo sull'ambiente ma anche sulla salute umana, aumentando il rischio di malattie respiratorie, cardiache e di altri problemi di salute. Di fronte a questa sfida, è imperativo trovare soluzioni innovative per mitigare gli effetti dell'inquinamento atmosferico in ambiente urbano. Il Ruolo dei Giardini Verticali Offrono un metodo efficace per reintegrare la natura in contesti urbani densamente costruiti, svolgendo un ruolo significativo nel miglioramento della qualità dell'aria attraverso diversi meccanismi: Assorbimento di CO2: Le piante assorbono l'anidride carbonica (CO2) durante il processo di fotosintesi, trasformandola in ossigeno. Questo non solo riduce la concentrazione di CO2, ma contribuisce anche alla produzione di ossigeno, essenziale per la vita umana. Riduzione di Sostanze Inquinanti: Oltre alla CO2, le piante sono in grado di assorbire altri inquinanti atmosferici, come particolato, monossido di carbonio, ozono e composti organici volatili, tramite le loro foglie e il sistema radicale. Implicazioni per la Salute Pubblica e il Benessere Urbano Il miglioramento della qualità dell'aria attraverso l'installazione di giardini verticali ha implicazioni dirette per la salute pubblica e il benessere urbano. La riduzione degli inquinanti atmosferici può diminuire la prevalenza di malattie respiratorie e cardiovascolari, migliorando la qualità della vita dei cittadini. Inoltre, gli spazi verdi hanno dimostrato di avere effetti positivi sulla salute mentale, riducendo lo stress e promuovendo un senso di benessere generale. Libri - Giardino in Verticale di Anna Lambertini e Mario Campi: una guida illustrata che offre idee e ispirazioni per creare giardini verticali sia interni che esterni. - Giardino Verticale di Massimo De Luca: una guida per principianti focalizzata sulla creazione di giardini verticali in piccoli spazi, inclusi orti a parete. - Giardini Verticali per principianti di Nancy Ross e Carmen Santarpino: un e-book pratico e sintetico per principianti, che copre le basi della creazione di un giardino verticale.

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https://www.rmix.it/ - Lago di St. Moritz: Il Futuro del Ghiaccio che Sostiene il Polo e gli Aerei
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Lago di St. Moritz: Il Futuro del Ghiaccio che Sostiene il Polo e gli Aerei
Ambiente

Come il cambiamento climatico sta influenzando la qualità e la sicurezza del ghiaccio del lago di St. Moritz, simbolo delle Alpi svizzere e sede di eventi invernali unicidi Marco ArezioIl lago di St. Moritz è un simbolo delle Alpi svizzere e un elemento centrale di eventi sportivi invernali di fama mondiale, come il gioco del polo su ghiaccio e altre attività ricreative. Questo lago, oltre a essere una meraviglia naturale, rappresenta un laboratorio a cielo aperto per la gestione del ghiaccio in condizioni climatiche estreme. Tuttavia, la formazione del ghiaccio e la sua stabilità non sono processi semplici e sono fortemente influenzati da variabili climatiche, ambientali e antropiche. La gestione del ghiaccio sul lago è un equilibrio delicato che richiede conoscenze approfondite e tecnologie avanzate. Questo aericolo esamina i meccanismi di formazione del ghiaccio, le metodologie di monitoraggio, i rischi legati al cambiamento climatico e le misure adottate per garantire la sicurezza delle attività invernali sul lago. In particolare, ci si concentra sulla necessità di adattare le strategie di gestione alle sfide poste dal riscaldamento globale e dalle crescenti richieste di utilizzo per scopi sportivi e ricreativi. Processi di Formazione del Ghiaccio Il ghiaccio sul lago di St. Moritz si forma attraverso un processo noto come congelamento termico, dove l'acqua perde calore a temperature inferiori a 0 °C. Durante questo processo, si creano due tipi principali di ghiaccio: Ghiaccio Nero: Si forma direttamente dall'acqua liquida ed è trasparente e compatto. Questo tipo di ghiaccio è caratterizzato da una struttura cristallina uniforme e priva di inclusioni gassose, conferendogli una capacità portante elevata. La sua formazione richiede condizioni atmosferiche stabili, con temperature sufficientemente basse per un periodo prolungato. Ghiaccio Bianco: Si forma quando la neve caduta sulla superficie del ghiaccio si fonde leggermente e ricongela. Questo tipo di ghiaccio contiene bolle d'aria ed è molto meno resistente rispetto al ghiaccio nero. Inoltre, la sua presenza può aumentare i rischi di cedimento, specialmente in aree soggette a forti nevicate o a cicli ripetuti di gelo e disgelo. Il bilanciamento tra questi due tipi di ghiaccio dipende fortemente dalle condizioni atmosferiche, come la temperatura, la velocità del vento e la presenza di nevicate. Eventi atmosferici estremi, come ondate di calore invernali o piogge improvvise, possono alterare rapidamente la composizione del ghiaccio, rendendo necessarie misurazioni frequenti e interventi tempestivi. Monitoraggio del Ghiaccio: Strumenti e Tecniche La sicurezza del ghiaccio è cruciale per garantire il successo degli eventi sul lago, in particolare il polo su ghiaccio, che comporta carichi dinamici elevati dovuti ai cavalli e ai giocatori. Le tecniche di monitoraggio includono: Misurazione dello Spessore: Si utilizzano trapani manuali o sonde sonar per determinare lo spessore della lastra di ghiaccio. Il ghiaccio è considerato sicuro per attività pesanti solo quando supera i 40 cm di spessore. In alcune aree del lago, dove i carichi sono più concentrati, viene richiesto uno spessore ancora maggiore. Analisi della Struttura: Si utilizzano test a ultrasuoni per rilevare eventuali difetti interni, come crepe o inclusioni gassose, che possono compromettere l'integrità della lastra di ghiaccio. Questi test sono particolarmente importanti nelle zone più sollecitate, come i campi di gioco o le aree di atterraggio per piccoli aerei. Monitoraggio Termico: Sensori installati sulla superficie e al di sotto del ghiaccio misurano le variazioni di temperatura, che possono indicare punti di debolezza o fusione localizzata. Questi dati vengono integrati con modelli climatici per prevedere l'evoluzione dello spessore del ghiaccio durante la stagione. Impatto del Cambiamento Climatico Negli ultimi decenni, i cambiamenti climatici hanno avuto un impatto significativo sulla formazione e sulla stabilità del ghiaccio del lago di St. Moritz. Tra i principali effetti osservati: Riduzione della Durata del Congelamento: Gli inverni più caldi riducono il periodo durante il quale il lago rimane congelato. Questo fenomeno riduce il tempo disponibile per gli eventi sportivi e aumenta i costi legati al monitoraggio e alla preparazione del ghiaccio. Ghiaccio Più Sottile e Fragile: Le temperature elevate causano un congelamento meno profondo e una transizione più rapida dal ghiaccio nero al ghiaccio bianco. Questo comporta una riduzione della capacità portante e una maggiore vulnerabilità ai carichi dinamici. Frequenza di Crepe e Cedimenti: Cicli di gelo e disgelo indeboliscono la struttura del ghiaccio, aumentando il rischio di rotture improvvise. Questi eventi non solo rappresentano un pericolo immediato, ma richiedono interventi rapidi e costosi per ripristinare la sicurezza. Secondo uno studio dell’ETH di Zurigo, il periodo di ghiacciamento dei laghi alpini si è ridotto in media di 12 giorni negli ultimi 50 anni, una tendenza che rischia di accelerare ulteriormente. Questo ha implicazioni non solo per gli eventi sportivi, ma anche per l'ecosistema locale, che dipende dal ciclo stagionale di congelamento e disgelo. Misure di Sicurezza e Tecnologie Innovative Per garantire la sicurezza degli eventi sul lago, gli organizzatori adottano una combinazione di misure preventive e tecnologie innovative: Polimeri per il Rafforzamento del Ghiaccio: In alcuni casi, vengono spruzzati polimeri non tossici sulla superficie del ghiaccio per migliorarne la resistenza. Questi materiali creano uno strato protettivo che riduce la formazione di crepe e aumenta la capacità portante. Sistemi di Allarme: Vengono installati sistemi di monitoraggio continuo che avvisano in caso di variazioni critiche di spessore o temperatura. Questi sistemi utilizzano tecnologie IoT per inviare dati in tempo reale agli operatori. Ottimizzazione degli Eventi: Gli eventi più pesanti vengono programmati durante i periodi di massima resistenza del ghiaccio, basandosi su modelli predittivi. Inoltre, si valutano costantemente alternative logistiche per ridurre i carichi concentrati in punti specifici. Aspetti Tecnici del Polo su Ghiaccio Il polo su ghiaccio è un'attività particolarmente impegnativa per la superficie ghiacciata, poiché ogni cavallo esercita una pressione di circa 600-700 kg/m² durante il movimento. Per ridurre il rischio di danneggiamento: Il campo di gioco viene delimitato e preparato in modo da evitare zone con ghiaccio bianco. Questo include la rimozione della neve in eccesso e la livellazione della superficie. Si utilizzano ferri speciali per i cavalli, progettati per ridurre lo scivolamento e limitare l’usura del ghiaccio. Questi ferri sono dotati di inserti in gomma per migliorare l'aderenza. La superficie viene regolarmente mantenuta e riparata tra una partita e l'altra. Questo include l'applicazione di acqua per riempire eventuali crepe e il controllo costante della struttura. Aspetti Tecnici dell’Atterraggio e Decollo degli Aerei sul Ghiaccio del Lago Il lago di St. Moritz non è solo teatro di eventi sportivi, ma ospita anche operazioni di atterraggio e decollo di piccoli velivoli durante la stagione invernale. Queste operazioni richiedono standard di sicurezza estremamente elevati e una pianificazione dettagliata per garantire la stabilità del ghiaccio e la sicurezza dei passeggeri. Tra gli aspetti tecnici più rilevanti: Spessore Minimo del Ghiaccio: Per sostenere il peso di un velivolo leggero, il ghiaccio deve avere uno spessore minimo di 50-60 cm, con ulteriori margini di sicurezza. Questo viene misurato regolarmente lungo le aree designate per il traffico aereo. Preparazione della Pista: Le aree di atterraggio e decollo vengono livellate e sgomberate dalla neve per creare una superficie liscia e uniforme. La pista viene segnalata con marker visibili per facilitare le operazioni dei piloti. Distribuzione dei Carichi: Per evitare punti di stress localizzati, i velivoli vengono guidati lungo percorsi predeterminati, riducendo il rischio di cedimenti localizzati. Monitoraggio Continuo: Sensori avanzati e droni vengono utilizzati per rilevare in tempo reale eventuali anomalie nella struttura del ghiaccio, garantendo un intervento rapido in caso di necessità. Queste operazioni dimostrano l'incredibile versatilità del lago di St. Moritz come infrastruttura naturale e l'importanza di una gestione integrata per preservarne l'integrità. Conclusioni Il lago di St. Moritz è un esempio iconico di come l'interazione tra natura e attività umane richieda un equilibrio delicato. La gestione del ghiaccio, resa sempre più complessa dal cambiamento climatico, rappresenta una sfida sia tecnica che ambientale. Grazie a tecnologie avanzate e a una pianificazione accurata, è possibile preservare la sicurezza e la sostenibilità delle attività sul lago, assicurando che questo simbolo delle Alpi svizzere continui a essere un punto di riferimento per lo sport e la cultura invernale.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Coltivazioni in Aree Degradate per la Produzione di Olio Vegetale per i Biocarburanti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Coltivazioni in Aree Degradate per la Produzione di Olio Vegetale per i Biocarburanti
Ambiente

Impegnare risorse e conoscenze per far rendere in modo sostenibile i terreni abbandonati dal sistema agricolo Si è parlato molto dell'utilizzo dei terreni fertili, specialmente in Brasile, per la produzione di coltivazioni che possono essere impiegate per trasformazione in biocarburanti. Il tema è molto attuale in quanto questo sistema è frequentemente additato, insieme all'allevamento intensivo degli animali da carne e alle relative superfici da destinare alla produzione di foraggio per il loro sostentamento, tra maggiori fattori di inquinamento, di deforestazione, di consumo delle risorse idriche e al negativo impatto ambientale dei prodotti chimici necessari ai vari processi. L'agricoltura, necessaria per il sostentamento della popolazione mondiale, sta già facendo i conti con i cambiamenti climatici che stanno causando diffuse desertificazioni, siccità, improvvise alluvioni e migrazioni epocali, quindi, l'idea di un incremento dell'utilizzo dei terreni fertili per la produzione di carburanti verdi sarebbe davvero pericoloso. In questa situazione si inserisce un sistema produttivo di biocarburanti, da distribuire nelle stazioni di rifornimenti, proveniente dai rifiuti e oli vegetali con un'attenzione alle problematiche sopra esposti. Il nuovo carburante in distribuzione si chiama HVOlution, ed è già disponibile in 50 Eni Live Station in Italia, ed entro fine marzo lo sarà in 150. Prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali, e da olii generati da colture non in competizione con la filiera alimentare, è già utilizzabile dalle motorizzazioni omologate. HVOlution, il primo diesel di Eni Sustainable Mobility prodotto con 100% di materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva (UE) 2018/2001 “REDII”), è in vendita in 50 stazioni di servizio Eni e sarà disponibile a breve, entro marzo 2023, in 150 punti vendita in Italia. HVOlution è un biocarburante che viene prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali, e da olii generati da colture non in competizione con la filiera alimentare. HVOlution può contribuire all’immediata decarbonizzazione del settore dei trasporti anche pesanti, tenuto conto delle emissioni allo scarico, perché utilizzabile con le attuali infrastrutture e in tutte le motorizzazioni omologate, di cui mantiene invariate le prestazioni. Eni è in grado di offrire ai propri clienti questo innovativo biocarburante grazie all’investimento realizzato sin dal 2014 con la trasformazione delle raffinerie di Venezia e Gela in bioraffinerie, che dalla fine del 2022 sono palm oil free. La tecnologia proprietaria Ecofining™ consente, infatti, di trattare materie prime vegetali di scarto e olii non edibili per produrre biocarburante HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato) di cui Eni Sustainable Mobility è il secondo produttore in Europa. HVOlution è un biocarburante composto al 100% da HVO puro. Prima della commercializzazione nelle stazioni di servizio Eni, l’HVO in purezza è stato utilizzato da diversi clienti, i quali hanno movimentato dai mezzi per la movimentazione dei passeggeri a ridotta mobilità in ambito aeroportuale fino ai veicoli commerciali della logistica; inoltre, addizionato al gasolio, dal 2016 il biocarburante HVO è presente al 15% nel prodotto Eni Diesel +, disponibile in oltre 3.500 stazioni di servizio in Italia. Stefano Ballista, amministratore delegato di Eni Sustainable Mobility, ha dichiarato: “Il biocarburante puro HVOlution ha un ruolo fondamentale perché già da oggi può dare un contributo importante alla decarbonizzazione della mobilità, anche del trasporto pesante. Questo prodotto arricchisce l’offerta nelle stazioni di servizio, affiancandosi all’attuale proposta di prodotti low-carbon, come le ricariche elettriche, e di servizi per le persone in mobilità: obiettivo di Eni Sustainable Mobility è integrare gli asset industriali e commerciali lungo tutta la catena del valore, dalla disponibilità della materia prima fino alla vendita di prodotti decarbonizzati al cliente finale.” Eni ha siglato accordi e partnership che permettono di valorizzare gli scarti e i rifiuti utilizzandoli come feedstock per la produzione di biocarburanti come HVOlution. In diversi paesi dell’Africa tra i quali Kenya, Mozambico e Congo, Eni sta sviluppando una rete di agri-hub in cui verranno prodotti olii vegetali in grado di crescere in terreni marginali e aree degradate e non in competizione con la filiera alimentare e, al tempo stesso, di creare opportunità di lavoro sul territorio. Recentemente, dal Kenya è arrivato nella bioraffineria di Gela il primo carico di olio vegetale prodotto nell’agri-hub di Makueni, mentre a Venezia è arrivato il primo carico di olii di frittura esausti. L’obiettivo è di coprire il 35% dell’approvvigionamento delle bioraffinerie Eni entro il 2025. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano.Fonte: ENI

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https://www.rmix.it/ - Guerra, Pandemia e Siccità: La Tempesta Perfetta per l'Africa
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Guerra, Pandemia e Siccità: La Tempesta Perfetta per l'Africa
Ambiente

Una crisi umanitaria senza precedenti in Africa occidentale a causa di guerra, pandemia e siccità, e le soluzioni per un futuro miglioredi Marco ArezioLa combinazione devastante della guerra tra Ucraina e Russia, la pandemia di COVID-19 e le persistenti siccità stanno creando una crisi umanitaria senza precedenti in Africa, specialmente nelle regioni occidentali come Burkina Faso, Ciad, Niger, Mali e Nigeria. Questi paesi, già alle prese con instabilità politica e scarsità di risorse, stanno affrontando un peggioramento delle condizioni alimentari e sociali. L'impatto delle Siccità Negli ultimi anni, le lunghe siccità hanno gravemente compromesso la produzione agricola in molte regioni africane. Questo ha portato a un aumento del 20% dei prezzi dei beni alimentari, aggravando la già fragile situazione economica delle popolazioni locali. L'agricoltura, che rappresenta la principale fonte di sussistenza per molte comunità, è stata colpita duramente, riducendo la disponibilità di cibo e aumentando la malnutrizione. La Dipendenza dal Grano Russo e Ucraino La guerra tra Ucraina e Russia ha ulteriormente aggravato la crisi alimentare. Molti paesi africani dipendono fortemente dalle importazioni di grano da questi due paesi, con una dipendenza che varia tra il 30% e il 50%. Con l'interruzione delle forniture di grano, i prezzi sono aumentati esponenzialmente, rendendo ancora più difficile per le popolazioni già vulnerabili accedere ai beni alimentari di base. La mancanza di grano non solo influisce direttamente sulla disponibilità di cibo, ma ha anche un effetto domino sui prezzi di altri alimenti, rendendo la crisi ancora più acuta. Riduzione degli Aiuti Internazionali Oltre alla crisi alimentare, la guerra in Ucraina ha portato a un reindirizzamento delle risorse finanziarie globali. Molti paesi, che in passato destinavano fondi significativi alla cooperazione internazionale e agli aiuti umanitari per l'Africa, stanno ora spostando queste risorse per sostenere l'Ucraina e per gestire l'afflusso di sfollati in Europa. Questo spostamento di priorità finanziarie rischia di lasciare le nazioni africane ancora più vulnerabili, senza il sostegno necessario per affrontare le emergenze alimentari e sanitarie. La Necessità di una Visione Globale degli Aiuti In questo contesto complesso, è fondamentale adottare una visione ampia e globale degli aiuti umanitari. I poveri, gli affamati e i profughi, indipendentemente dalla loro origine, meritano uguale attenzione e supporto. È essenziale che la comunità internazionale non dimentichi le crisi umanitarie in Africa mentre si mobilita per aiutare l'Ucraina. L'approccio agli aiuti deve essere inclusivo e bilanciato, garantendo che nessuna regione venga lasciata indietro. Le Prospettive Future Per affrontare efficacemente la tempesta perfetta di guerra, pandemia e siccità che sta colpendo l'Africa, sono necessarie strategie a lungo termine che promuovano la resilienza e la sostenibilità. Investire in agricoltura sostenibile, migliorare le infrastrutture per la gestione delle risorse idriche e rafforzare i sistemi sanitari sono passi cruciali. Inoltre, diversificare le fonti di approvvigionamento alimentare e ridurre la dipendenza da importazioni esterne può contribuire a creare una maggiore sicurezza alimentare. In conclusione, la crisi attuale richiede un impegno globale concertato per fornire assistenza immediata e sviluppare soluzioni a lungo termine. Solo attraverso un'azione collettiva e coordinata possiamo sperare di mitigare gli effetti devastanti di questa tempesta perfetta e costruire un futuro più stabile e prospero per le popolazioni africane.

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https://www.rmix.it/ - La Transizione Energetica in Cina Richiederà molto Rame
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Transizione Energetica in Cina Richiederà molto Rame
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La Cina punta sull'energia solare ed eolica, ma la necessità di rame, alluminio, cobalto e litio mette alla prova le sue capacità di approvvigionamento di marco ArezioL’energia prodotta da fonti rinnovabili richiede strutture e apparecchiature per produrla, immagazzinarla, ma anche trasportala, in modo che gli utenti la possano utilizzare in alternativa all’energia di provenienza fossile.Per fare questo il sistema globale ha bisogno di metalli che possono far correre l’energia elettrica, prodotta dal sole o dal vento, verso i punti di rifornimento. La Cina è una nazione che sta puntando fortemente alla sostituzione del petrolio e del carbone, come fonti energetiche, attraverso importanti progetti nel campo eolico e solare. Ma per supportare questa transizione energetica ha bisogno di minerali preziosi, come il rame, l’alluminio, il cobalto e il litio. La società di consulenza Wood Mackenzie stima che la Cina possa produrre solo il 16% del rame di cui avrà bisogno per il proprio mix energetico entro il 2060. In un rapporto di ricerca in sette capitoli, Huang Miaoru, Gavin Thompson e Zhou Yanting della società Wood Mackenzie, con sede nel Regno Unito, descrivono la quantità di rame e alluminio necessaria per aggiornare la produzione di veicoli elettrici in Cina, rafforzare la sua rete di ricarica e rafforzare la produzione dei cavi necessari a questa rivoluzione. Elettrificazione significa energia tramite filo e ciò richiede metalli, in particolare rame e alluminio, il cui approvvigionamento è nelle prime pagine dell’agenda del governo di Pechino. La Cina ha bisogno di espandere le sue reti di trasmissione nazionali ad altissima tensione, ed il rame è il tallone d'Achille del paese, infatti è essenziale per il trasporto dell’elettricità, per i cablaggi e per le turbine eoliche. La produzione di rame Cinese interna e quella estera, sotto il suo controllo, è solo il 16 per cento di ciò di cui il paese ha bisogno. In base alle percentuali descritte e, visto l’urgenza di approvvigionamenti ritenuti strategici, il governo ha deciso di aprire nuovamente le importazioni degli scarti di rame e alluminio da riciclare, questo ha portato all’innalzamento dei prezzi di metalli così preziosi nel mondo. Ma nonostante il decennale impegno del governo di Pechino nel settore minerario internazionale, volto all’acquisizione di miniere di rame in tutto il mondo, sia la quota della propria autosufficienza estrattiva che la percentuale di possesso delle materie prima rispetto alle società minerarie internazionali rimangono basse. Vedi maggiori informazioni

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https://www.rmix.it/ - Il credito bancario si fa eco sostenibile
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Social banking, green economy e nuova strategia sugli investimentidi Marco ArezioAlcune delle grandi banche internazionali hanno intercettato il sentimento popolare che spinge per un cambio delle strategie industriali e di consumo mettendo al centro l’ambiente e la socialità sostenibile. Un esempio lo ha dato Unicredit, una grande banca di respiro internazionale, che ha varato una nuova strategia rivolta agli impieghi nel settore ESG (Environmental, Social, Governance) che è racchiusa nel nuovo piano industriale che verrà presentato il 3 Dicembre 2019. Il nuovo concetto che rappresenta, più di ogni altra cosa, lo spirito dell’iniziativa è racchiuso nella strategia “non un ritorno sul capitale ma un ritorno del capitale”. La banca ha messo a disposizione 1 miliardo di euro per finanziare operazioni che abbiano un risvolto sociale, facendo girare il denaro su progetti che creino iniziative con impatto positivo per la comunità. Inoltre la banca ha deciso di abbandonare completamente il finanziamento di progetti che non vadano nel senso dell’economia circolare e sostenibile, in particolare non verranno più finanziati progetti che si occupano dell’estrazione del carbone, portando a termine quelli in corso, ma non ne verranno finanziati altri. Verranno poi vietati finanziamenti di progetti coinvolti nell’estrazione petrolifera nell’Artico, del gas offshore e quelli relativi allo shale oil, a causa del sistema invasivo di estrazione basato sulle fratture meccaniche delle faglie. Per quanto riguarda i finanziamenti ai progetti eco sostenibili la banca ha deciso di aumentarli del 25%, arrivando ad una quota di 9 miliardi di euro entro il 2023, iniettando liquidità nel settore delle energie rinnovabili e per l’efficienza energetica. La banca disporrà di un team di tecnici ed economisti che valuterà direttamente le casistiche più importanti per classificare del finanziamento rispetto alle direttive del nuovo piano industriale.Vedi maggiori informazioni sull'argomento

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https://www.rmix.it/ - Ferrovie Nord Milano Avvia un Progetto di Decarbonizzazione dei Trasporti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Ferrovie Nord Milano Avvia un Progetto di Decarbonizzazione dei Trasporti
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Un piano integrato per ridurre le emissioni di CO2 nei trasporti pubblici in LombardiaQuello che FNM sta pianificando è la realizzazione di un piano integrato di decarbonizzazione dei trasporti pubblici nella regione Lombardia. Questo avverrà attraverso una collaborazione con ENI, sia sul piano di utilizzo dell’idrogeno per le reti ferroviarie sia per ridurre le emissioni di CO2 dei mezzi di trasporto con motori termici.Infatti, FNM, il principale gruppo integrato nella mobilità sostenibile in Lombardia, ed Eni, a conferma del rispettivo impegno verso la decarbonizzazione, hanno firmato una Lettera di Intenti con la quale avviano una collaborazione strategica finalizzata a velocizzare i processi di transizione a nuove fonti di energia. La lettera di intenti, sottoscritta dal Presidente di FNM, Andrea Gibelli, e dal Direttore Generale Energy Evolution, Giuseppe Ricci, prevede la definizione di possibili collaborazioni e iniziative nei seguenti ambiti: l’introduzione di carburanti e vettori energetici in grado di ridurre le emissioni di CO2 per i motori termici dei mezzi di trasporto; l’introduzione di modelli di cattura, stoccaggio o utilizzo della CO2 generata nei processi di produzione dell’idrogeno da destinare ai mezzi di trasporto; l’introduzione di punti di distribuzione dell’idrogeno per la mobilità privata su strada. La collaborazione si inserisce anche nel contesto del progetto H2iseO di FNM e Trenord (società partecipata da FNM), che punta a far diventare il Sebino e la Valcamonica la prima "Hydrogen Valley" italiana e ha l’obiettivo di valutare ed implementare una serie di iniziative nel breve e lungo termine utili al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del settore dei trasporti fissati dalla strategia europea e dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima italiano. “L’intesa con Eni – commenta il Presidente di FNM Andrea Gibelli – si inserisce a pieno titolo nel percorso verso una mobilità a zero impatto ambientale, promosso da FNM. La nuova mission del Gruppo, sancita dalle linee guida del Piano strategico 2021-2025, ci vede impegnati nello sviluppare una piattaforma integrata di servizi di mobilità, costruita secondo criteri di sostenibilità ambientale ed economica. In questo contesto, un ruolo importante è ricoperto dal progetto H2iseO, che ha una forte carica innovativa e attorno al quale FNM sta costruendo una rete di collaborazioni molto importante”. “La collaborazione con FNM - dichiara Giuseppe Ricci, Direttore Generale Energy Evolution di Eni - costituisce un importante passo nel percorso di decarbonizzazione del trasporto in Lombardia. Eni, facendo leva sul proprio know-how e sulla gamma di tecnologie e prodotti energetici sviluppati con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, supporterà FNM in questo ambizioso programma, contribuendo al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del settore. Questo accordo – conclude Giuseppe Ricci – dimostra l’importanza di adottare un approccio sinergico che promuova la collaborazione tra diversi attori del settore e l’utilizzo di prodotti energetici decarbonizzati per lo sviluppo di una mobilità sostenibile”. Eni InfoArticoli correlati:I PRIMI TRENI AD IDROGENO IN ITALIA SARANNO IN LOMBARDIAApprofondisci l'argomento

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