Finanza climatica e investimenti sostenibili: soluzioni per i paesi meno sviluppatiCome energia pulita e biodiversità sostengono lo sviluppo economico e ambientale nelle economie emergentiNegli ultimi decenni, il cambiamento climatico è emerso come una delle principali sfide globali, con impatti profondi su economie, società e ambiente. Questa crisi ambientale colpisce in maniera particolarmente grave i paesi meno sviluppati, che dispongono di risorse limitate e infrastrutture fragili. Tali nazioni, pur contribuendo in minima parte alle emissioni globali di gas serra, sono infatti esposte a fenomeni climatici estremi come inondazioni, siccità prolungate, uragani devastanti e innalzamento del livello del mare, con effetti drammatici sulla loro capacità di sviluppo e sopravvivenza economica. Per questo motivo, è cruciale investire in strategie di finanza climatica e sostenibilità, mirate a potenziare la resilienza di questi territori, favorire lo sviluppo economico sostenibile e proteggere la biodiversità.Finanza climatica: un pilastro per la resilienza economica La finanza climatica comprende fondi e strumenti finanziari specificamente destinati a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e ad aiutare le comunità più vulnerabili ad adattarsi ai cambiamenti inevitabili. Tuttavia, per i paesi meno sviluppati, spesso caratterizzati da un accesso limitato ai mercati finanziari globali e una capacità istituzionale ridotta, è cruciale rendere questi strumenti realmente accessibili e fruibili. I principali organismi internazionali, come il Fondo Verde per il Clima (Green Climate Fund), la Banca Mondiale e diverse banche regionali di sviluppo, hanno aumentato significativamente gli sforzi e le risorse dedicate a questi paesi, implementando programmi volti a potenziare infrastrutture resilienti, migliorare l’efficienza energetica e promuovere tecnologie innovative. L’obiettivo è creare condizioni economiche e ambientali stabili che consentano di raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile, riducendo al contempo la vulnerabilità economica e sociale dei paesi coinvolti. Energia pulita: catalizzatore dello sviluppo sostenibile L’accesso all'energia pulita rappresenta un elemento centrale nella strategia di finanza climatica per i paesi meno sviluppati. Tecnologie quali l’energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica, offrono soluzioni concrete per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e garantire l'accesso a fonti energetiche sostenibili e affidabili. Programmi innovativi come "Lighting Africa" della Banca Mondiale, hanno portato l'energia solare in aree rurali remote dell'Africa subsahariana, migliorando sensibilmente la qualità della vita e favorendo attività economiche prima impossibili. La diffusione di energia pulita genera, infatti, benefici tangibili immediati, riducendo emissioni e inquinamento, creando posti di lavoro e stimolando investimenti privati ulteriori nel settore dell’energia sostenibile. Inoltre, promuove lo sviluppo di competenze tecniche locali, necessarie per gestire tecnologie avanzate e garantire la sostenibilità delle soluzioni adottate. Biodiversità: preservazione del capitale naturale La tutela della biodiversità rappresenta un altro pilastro fondamentale degli investimenti sostenibili. Spesso i paesi meno sviluppati possiedono una biodiversità straordinaria e unica, vitale per la salute ecologica del pianeta intero. Tuttavia, questi territori sono soggetti a enormi pressioni derivanti da deforestazione, agricoltura intensiva, sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche e perdita di habitat naturali. Programmi internazionali come il Global Environment Facility (GEF) e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) hanno finanziato progetti mirati alla conservazione degli ecosistemi, al ripristino degli habitat degradati e all'uso sostenibile delle risorse naturali. Questi interventi contribuiscono non solo alla salvaguardia ambientale, ma generano anche importanti benefici economici attraverso l’ecoturismo, la gestione sostenibile delle foreste e delle risorse marine, la creazione di occupazione locale e la promozione di pratiche agricole sostenibili. Inclusione sociale ed economica: un fattore cruciale Un elemento centrale, spesso trascurato, della finanza climatica è l'inclusione sociale. Garantire che le comunità locali partecipino attivamente alla definizione e alla realizzazione degli interventi è fondamentale per il successo a lungo termine dei progetti. Approcci partecipativi e inclusivi aumentano l'efficacia delle iniziative, contribuiscono alla riduzione delle disuguaglianze sociali e garantiscono l’accesso equo alle risorse naturali ed energetiche. Per raggiungere questo obiettivo, è importante che gli interventi includano un robusto piano di formazione e sensibilizzazione delle popolazioni locali, che favorisca lo sviluppo di competenze tecniche e manageriali, oltre a un monitoraggio partecipato per valutare e adattare continuamente le strategie adottate. Conclusione: verso un futuro resiliente e sostenibile La finanza climatica e gli investimenti sostenibili rappresentano per i paesi meno sviluppati un'opportunità concreta per affrontare le sfide ambientali ed economiche del futuro. Attraverso interventi mirati nel settore energetico, protezione della biodiversità e promozione dell'inclusione sociale, queste nazioni possono costruire un futuro più equo e prospero. Garantire un accesso diffuso e semplificato a questi strumenti finanziari non è soltanto un imperativo morale, ma rappresenta anche un investimento strategico per garantire benefici ambientali, sociali ed economici duraturi e diffusi per tutta la comunità globale.© Riproduzione Vietata
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Il credito bancario si fa eco sostenibileSocial banking, green economy e nuova strategia sugli investimentidi Marco ArezioAlcune delle grandi banche internazionali hanno intercettato il sentimento popolare che spinge per un cambio delle strategie industriali e di consumo mettendo al centro l’ambiente e la socialità sostenibile. Un esempio lo ha dato Unicredit, una grande banca di respiro internazionale, che ha varato una nuova strategia rivolta agli impieghi nel settore ESG (Environmental, Social, Governance) che è racchiusa nel nuovo piano industriale che verrà presentato il 3 Dicembre 2019. Il nuovo concetto che rappresenta, più di ogni altra cosa, lo spirito dell’iniziativa è racchiuso nella strategia “non un ritorno sul capitale ma un ritorno del capitale”. La banca ha messo a disposizione 1 miliardo di euro per finanziare operazioni che abbiano un risvolto sociale, facendo girare il denaro su progetti che creino iniziative con impatto positivo per la comunità. Inoltre la banca ha deciso di abbandonare completamente il finanziamento di progetti che non vadano nel senso dell’economia circolare e sostenibile, in particolare non verranno più finanziati progetti che si occupano dell’estrazione del carbone, portando a termine quelli in corso, ma non ne verranno finanziati altri. Verranno poi vietati finanziamenti di progetti coinvolti nell’estrazione petrolifera nell’Artico, del gas offshore e quelli relativi allo shale oil, a causa del sistema invasivo di estrazione basato sulle fratture meccaniche delle faglie. Per quanto riguarda i finanziamenti ai progetti eco sostenibili la banca ha deciso di aumentarli del 25%, arrivando ad una quota di 9 miliardi di euro entro il 2023, iniettando liquidità nel settore delle energie rinnovabili e per l’efficienza energetica. La banca disporrà di un team di tecnici ed economisti che valuterà direttamente le casistiche più importanti per classificare del finanziamento rispetto alle direttive del nuovo piano industriale.Vedi maggiori informazioni sull'argomento
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Una Pista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli AlberiPista Ciclo-Pedonale Sospesa tra gli Alberi: Un Progetto Sostenibile per la Mobilità e la NaturaUna pista ciclo-pedonale sopraelevata che corre tra gli alberi, poggiata su due file parallele di piante che fungono da pilastri, sarà probabilmente un’esperienza fantastica.Abbiamo passato la seconda metà del secolo scorso nella più sfrenata cementificazione del suolo, creando città dormitorio, periferie squallide, consumato spazi verdi e costruendo senza anima. Un’edilizia anche senza cuore, fatta per il denaro e non per l’uomo, dove si consumavano le vite tra lavoro, impegni, sacrifici e poche speranze, vivendo in edifici spersonalizzati lontani dalla natura. La natura, questo è il punto. Abbiamo tentato di cancellare il rapporto primario tra l’uomo e l’ambiente, riempendolo di cemento, asfalto, macchine in una sequenza continua. Durante gli ultimi 10 anni le esigenze della popolazione sono cambiate, l’attenzione all’ambiente è diventata una spinta propulsiva e il controesodo dalle città, in cerca di abitazioni a misura d’uomo, ha fatto riflettere i progettisti e i costruttori. Una nuova esigenza abitativa ma anche sociale, con la necessità di ripensare un’urbanizzazione meno cemento-centrica, a favore di spazi verdi in cui ripristinare un equilibrio con se stessi e con il mondo. In questa filosofia si inserisce il progetto dello studio CRA-Carlo Ratti Associati e l'organizzazione no-profit GAL “The Tree Path”, che ha pensato a un percorso sopraelevato per pedoni e ciclisti supportato da più di mille alberi, come ci racconta Cuoghi Dalila. Il percorso sensoriale conduce a Sabbioneta, patrimonio mondiale dell'UNESCO nel nord Italia, ed è stato sviluppato in stretta collaborazione con OLA, il massimo esperto di una tecnica di costruzione che utilizza gli alberi come elementi architettonici. Arrivare a Sabbioneta, uno dei più famosi siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, in bicicletta, lungo una pista ciclo-pedonale sopraelevata che corre tra gli alberi, poggiata su due file parallele di piante che fungono da pilastri, sarà probabilmente un’esperienza fantastica. Una soluzione sostenibile e smart al tempo stesso: le persone possono camminare o andare in bicicletta su una piattaforma rialzata tra le cime degli alberi, mentre i sensori integrati nel verde tracciano le condizioni ambientali in tempo reale. Indissolubile rapporto tra architettura e natura Il sentiero degli alberi si snoda verticalmente su tre diversi livelli, salendo fino a sei metri dal suolo, aggirando il traffico stradale e i corsi d'acqua. Il percorso incorpora sensori digitali per misurare molteplici fattori nell'atmosfera, dall'inquinamento atmosferico allo stato di salute e crescita dei singoli alberi. I sensori aiuteranno anche a garantire che tutti gli organismi viventi lungo il percorso possano rispondere alle mutevoli condizioni ambientali o ai carichi strutturali, realizzando una visione di "Internet degli alberi". In questo progetto lo studio CRA segue OLA - Office for Living Architecture, l’ufficio specializzato nella tecnica del Baubotanik con il quale CRA ha collaborato per questo progetto. In passato loro hanno usato con funzione strutturale specie diverse come salice, platano, pioppo, betulla e carpino. Tutti alberi sufficientemente flessibili e vigorosi con cortecce sottili che possono essere facilmente innestate.Una volta piantumati gli alberi, quanto tempo bisognerà attendere per il loro accrescimento affinché possa essere realizzata la passerella? Questa è una caratteristica molto interessante del progetto. Non si seguiranno i ritmi della costruzione umana, ma quelli della natura. Ovviamente la tecnica del Baubotanik prevede un accompagnamento della crescita degli alberi, in modo che quest’ultimo processo possa dispiegarsi in parallelo a un sostegno sempre più solido della struttura. Si tratta di un modo di pensare l’architettura su tempi lunghi: un antidoto a certe costruzioni frettolose…Con quali materiali sarà realizzata la passerella sospesa? In questa fase di concept abbiamo ipotizzato una leggera struttura metallica, sulla quale si innestino materiali organici – legno, micelio e altro.La passerella sarà completamente sostenuta dagli alberi o sono comunque previste opere puntuali di sostegno realizzate con altri materiali? Soprattutto all’inizio ci saranno anche strutture temporanee di sostegno – il mondo del naturale e dell’artificiale che si danno la mano! Foto: studio CRA-Carlo Ratti Associati
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Bolsonaro: l’Amazonia è Nostra non VostraLa foresta Amazzonica non è mai stata così minacciata da quando il presidente Bolsonaro vuole imitare Trumpdi Marco ArezioChe l’elezione del presidente Bolsonaro fosse una pessima notizia per la tutela dell’ambiente era una cosa risaputa ma che a soli nove mesi dall’elezione fosse riuscito a collezionare un disastro ambientale in Amazzonia di queste proporzione nessuno sarebbe riuscito a prevederlo. Nella sua politica liberistica coniuga ignoranza sui temi scientifici legati alle risorse ambientali, necessari per la sopravvivenza degli stessi Brasiliani, ad una certa arroganza condita con una lungimiranza politica al quanto discutibile. Dare a Macron del colonialista a seguito del tentativo del presidente francese di far capire l’ovvio a Bolsonaro sembrerebbe una scenetta teatrale poco degna di uno statista. Il business di togliere la terra alla foresta, tramite il fuoco, per permettere agli allevatori di estendere i pascoli intensivi allo scopo di sostenere un’attività, quella della produzione di carne, di per sé tra le maggiori attività inquinanti al mondo, comporta un incomprensibile disegno di autodistruzione che anche i bambini possono facilmente comprendere. La politica del presidente Bolsonaro evidentemente non arriva a tanto, ma preferisce accusare le associazioni ambientalistiche degli incendi con lo scopo di farsi pubblicità o lamentarsi che non ha i mezzi per poter contenere il fuoco nel suo paese. Come sempre, dove la politica non ragiona per il bene dei propri cittadini, sono i cittadini del mondo che possono condizionare e boicottare pacificamente gli interessi economici che sono alla base di questi disastri. Come? Semplicemente continuare a preferire nei propri acquisti prodotti che vengano da filiere alimentari che non abbiano creato danni all’ecosistema. Ricordandoci sempre che la produzione di ossigeno che viene dall’Amazzonia copre il 20% del nostro fabbisogno mondiale e che l’anidride carbonica immessa in atmosfera tramite questi incendi andrà a pesare in modo importante sul riscaldamento globale, che a catena velocizzerà tutta una serie di conseguenze ambientali già molto gravi, sarebbe importante che ognuno facesse la propria parte per contrastare l’accelerazione dell’implosione della specie umana.Approfondisci l'argomento
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Cosa è la Legge: Nature Restoration LawUn'Iniziativa Chiave del Green Deal Europeo per Ripristinare la Biodiversità e Rafforzare la Resilienza Climaticadi Marco ArezioLa "Nature Restoration Law" (Legge sul Ripristino della Natura) proposta dalla Commissione Europea rappresenta un passo fondamentale verso l'attuazione del Green Deal Europeo, con l'obiettivo di arrestare e invertire il declino della biodiversità entro il 2030. Questa legge è parte integrante della strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 e mira a stabilire misure vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati, sia in ambienti terrestri che marini, attraverso l'Europa. Obiettivi e Ambiti La legge mira a coprire una vasta gamma di ecosistemi, ponendo obiettivi specifici per il ripristino, la gestione sostenibile e la protezione di aree specifiche, con l'intento di: - Ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi terrestri e marini dell'UE entro il 2030, con l'obiettivo di estendere ulteriormente gli sforzi di ripristino entro il 2050. - Rafforzare la resilienza degli ecosistemi e del loro contributo alla mitigazione del cambiamento climatico e all'adattamento ad esso, attraverso il sequestro di carbonio e la protezione contro i disastri naturali. - Contribuire alla ripresa delle popolazioni di specie in declino, migliorando le condizioni naturali di cui queste specie hanno bisogno per sopravvivere e prosperare. Misure Chiave Le misure previste dalla legge includono: Ripristino degli ecosistemi terrestri: Ciò include il ripristino di foreste, torbiere, zone umide, e sistemi agricoli, con particolare attenzione alla riduzione dell'uso di pesticidi e al ripristino della salute del suolo. Ripristino degli ecosistemi marini: Azioni volte al ripristino di ecosistemi marini critici, come le praterie di posidonia, gli ambienti corallini e le zone umide salmastre. Ripristino di fiumi e corsi d'acqua: La legge punta a riportare i corsi d'acqua in uno stato più naturale, rimuovendo barriere fisiche come dighe obsolete e ripristinando le zone di alluvione naturale. Riduzione dell'inquinamento: Misure per ridurre l'inquinamento da nutrienti nei sistemi acquatici, migliorando la qualità dell'acqua e sostenendo la biodiversità acquatica. Protezione e ripristino della biodiversità urbana: Incentivi per lo sviluppo di infrastrutture verdi urbane, quali parchi, giardini, tetti e muri verdi, per migliorare la qualità dell'aria e della vita nelle città, oltre a sostenere la biodiversità urbana. Implementazione e Monitoraggio Per assicurare che gli obiettivi della legge siano raggiunti, la proposta prevede meccanismi di monitoraggio e reporting robusti. Gli Stati membri dell'UE dovranno elaborare piani di ripristino della natura che dettaglino come intendono raggiungere gli obiettivi specifici entro le scadenze stabilite. Questi piani dovranno essere aggiornati regolarmente e soggetti a revisione e approvazione da parte della Commissione Europea. Sfide e Opportunità L'adozione e l'implementazione della Nature Restoration Law rappresentano una sfida significativa per gli Stati membri, richiedendo investimenti, pianificazione e coordinamento a tutti i livelli di governo. Tuttavia, la legge offre anche molteplici opportunità: Miglioramento della Salute Pubblica: La riduzione dell'inquinamento e l'aumento delle aree verdi contribuiscono direttamente al benessere fisico e mentale delle popolazioni. Sviluppo Economico Sostenibile: La legge può stimolare l'economia verde attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore del ripristino ambientale e della gestione sostenibile delle risorse naturali. Resilienza al Cambiamento Climatico: Ripristinando e proteggendo gli ecosistemi, l'UE può migliorare la sua resilienza agli impatti del cambiamento climatico, come inondazioni, siccità e incendi boschivi. Biodiversità: Il ripristino degli habitat naturali contribuirà a fermare e invertire il declino della biodiversità, assicurando la sopravvivenza di specie minacciate e mantenendo gli ecosistemi sani e funzionali. Conclusioni La Nature Restoration Law è un passo ambizioso verso la realizzazione degli obiettivi del Green Deal Europeo e della Strategia dell'UE sulla Biodiversità per il 2030. Nonostante le sfide legate alla sua implementazione, la legge rappresenta un'opportunità cruciale per affrontare la crisi climatica e della biodiversità in Europa. Attraverso il ripristino degli ecosistemi degradati e la protezione degli habitat naturali, l'UE si impegna a costruire un futuro più sostenibile e resiliente per le generazioni attuali e future. L'approccio olistico proposto dalla legge, che copre una vasta gamma di ecosistemi e mira a integrare la conservazione della natura con lo sviluppo economico, segna un cambiamento significativo nel modo in cui le questioni ambientali vengono affrontate a livello politico. La promozione di pratiche agricole sostenibili, la protezione delle zone costiere, il ripristino dei sistemi fluviali e la gestione sostenibile delle foreste non solo aiuteranno a preservare la biodiversità, ma contribuiranno anche a garantire la sicurezza alimentare, a combattere il cambiamento climatico e a promuovere il benessere umano. Inoltre, la legge sul ripristino della natura enfatizza l'importanza della partecipazione dei cittadini e delle comunità locali nei processi di ripristino e conservazione. Questo approccio inclusivo è essenziale per garantire il successo a lungo termine delle iniziative di ripristino, poiché la conservazione degli ecosistemi richiede l'impegno e la collaborazione di tutti i settori della società.
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Le Auto Elettriche Faranno Ripartire l’Automotive?Auto elettriche, quali scegliere: Full Eletric, Plug-in Hybrid, Full Hybrid o Mild HybridMentre l’industria automobilistica ha vissuto, probabilmente, il peggior bimestre della sua storia, c’è molta curiosità tra gli operatori, alla riapertura, per capire se il consumatore continuerà a preferire un mezzo elettrico rispetto ad una motorizzazione tradizionale. La catarsi Aritotelica che stiamo vivendo a seguito del Corona virus e del conseguente lockdown globalizzato, ci ha permesso probabilmente, di fare il punto sui grandi temi che assillano il nostro mondo e poter partecipare, attraverso le nostre azioni quotidiane, alla creazione di una più efficace sostenibilità ambientale. Il mondo della mobilità, secondo i dati diffusi a metà del 2019 dall’organizzazione internazionale indipendente Transport&Environment, prevedeva per il biennio 2020-2021, una definitiva svolta del mercato delle auto elettriche. Le case automobilistiche si erano definitivamente indirizzate nel canale della mobilità elettrica impegnandosi, non solo nella progettazione e riconversione delle fabbriche, ma anche nell’acquisto o nelle joint-venture con società specializzate nella produzione di batterie moderne, ed anche nella filiera mineraria per l’estrazione delle materie prime. Se guardiamo la consistente offerta dei modelli elettrici che sono arrivati sul mercato tra il 2018 e il 2020, possiamo notare quale importanza i costruttori di auto stiano dando al settore. Infatti, se nel 2018 i modelli in produzione in Europa erano circa 60, le previsioni per il 2020 sono di passare a 176, nel 2021 a 214 e nel 2025 a 333. Ma il favore dei consumatori verso la mobilità elettrica sarà confermata dopo il lockdown? Si presume che il settore abbia preso una strada irreversibile, dalla quale non ci sia intenzione e possibilità di fare marcia indietro, anche perché i consumatori sono sempre più attenti alla riduzione dell’inquinamento atmosferico nelle loro città e ad un uso più ecologico dei mezzi di trasporto per i viaggi di medio raggio, quelli compresi tra 200 e 700 km. Il ruolo della macchina, da usare sulle medie percorrenze, non gode più quell’appeal che aveva prima, non solo per la questione del rapporto tra gli inquinanti emessi dalle auto per km. percorso rispetto al treno, ma anche per una nuova vivibilità durante il viaggio, in cui l’utente, sul treno, può riposare o lavorare come fosse in ufficio. L’auto elettrica, nell’ambito della fascia 1-200 km. resterà probabilmente il mezzo di trasporto meno inquinante in rapporto alla libertà di spostamento individuale. Ma come scegliere la nuova auto tra le proposte del mercato: Full Eletric, Full Hybrid, Plug-in Hybrid o Mild Hybrid ? Vediamo le differenze tra le varie motorizzazioni: Full Eletric: è un’auto la cui trazione avviene esclusivamente tramite un motore elettrico alimentato da una batteria ricaricabile tramite una sorgente esterna, domestica, wallbox o tramite una colonnina stradale. Non emettono CO2, hanno bisogno di una manutenzione molto limitata e non usano in nessun caso carburante fossile. Full Hybrid: sono veicoli che hanno un buon compromesso tra impatto ambientale, alta percorrenza kilometrica e consumi. Sono caratterizzate dall’installazione di due motori, uno elettrico e uno termico (a gasolio o a benzina), che convivono durante l’uso della vettura. Quando la macchina è in marcia, la ricarica delle batterie avviene attraverso il motore termico e le decelerazioni del veicolo. Normalmente si usa in modalità elettrica durante le basse percorrenze, come i circuiti cittadini o manualmente in altre circostanze. Plug-in Hybrid: sono auto di concezione simile alle Full Hybrid ma che hanno il vantaggio di poter essere ricaricate utilizzando anche una fonte di energia esterna attraverso un cavo.Mild Hybrid: sono veicoli dotati di un motore elettrico di potenza ridotta rispetto alle altre tre categorie che abbiamo visto, che entra in funzione solo in alcune circostanze, come l’accensione o la marcia a bassa velocità. Pur rientrando nella categoria dei motori ibridi ed essendo una soluzione più economica rispetto alle altre tipologia di trazione, è quella che però ha una minore efficacia in termini di consumi e sostenibilità.
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Nativi climatici: chi sono, come vivono e quali sfide affrontano la nuova generazione della crisi ambientaleScopri il mondo dei nativi climatici: identità, valori, aspettative, problemi e soluzioni della generazione cresciuta nell’emergenza climatica globaledi Marco ArezioNel lessico contemporaneo, accanto a “nativi digitali”, è emerso un nuovo concetto: quello dei “nativi climatici”. Il termine si riferisce alle giovani generazioni nate e cresciute nell’era della crisi climatica, immerse fin dall’infanzia in un contesto segnato da eventi estremi, campagne di sensibilizzazione ambientale e la consapevolezza crescente di vivere su un pianeta in bilico. I nativi climatici non sono una semplice categoria anagrafica, ma rappresentano un insieme di valori, paure, priorità e modelli di comportamento unici, modellati da un’epoca in cui la crisi ambientale è una realtà vissuta quotidianamente e non solo una previsione per il futuro. Ma chi sono davvero i nativi climatici? Quali aspettative hanno nei confronti della società, della politica e dell’economia? Quali problemi si trovano ad affrontare? E che tipo di mondo stanno costruendo o immaginando per sé stessi e per le generazioni future? La nascita del concetto di nativo climatico L’espressione “nativo climatico” prende ispirazione dal più noto “nativo digitale”, coniato per identificare i giovani cresciuti insieme alle tecnologie digitali. Analogamente, i nativi climatici sono coloro che hanno sviluppato la propria identità e visione del mondo in un’epoca di riscaldamento globale, cambiamenti negli ecosistemi, crisi delle risorse e dibattito pubblico costante sui temi ambientali. Questa generazione comprende tipicamente i giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2010, anche se il termine può estendersi a chiunque abbia formato la propria coscienza in una società costantemente preoccupata per il destino ambientale del pianeta. Ciò che accomuna i nativi climatici non è solo la loro età, ma soprattutto la loro esposizione precoce a temi quali la sostenibilità, il riciclo, il consumo consapevole, le energie rinnovabili e l’attivismo ambientale. Un’infanzia tra crisi e resilienza: la formazione dei nativi climatici Crescendo in un’epoca in cui le notizie sugli incendi boschivi, l’innalzamento del livello dei mari, la perdita di biodiversità e gli eventi meteorologici estremi sono all’ordine del giorno, i nativi climatici sviluppano una percezione del rischio ambientale molto più acuta rispetto alle generazioni precedenti. L’educazione scolastica si è adeguata, spesso introducendo già nella scuola primaria elementi di educazione ambientale, mentre i media e i social network diffondono continuamente messaggi su comportamenti sostenibili e buone pratiche di consumo. Ma la formazione dei nativi climatici non avviene solo sui banchi di scuola. L’attivismo ambientale si è fatto strada tra i più giovani grazie a figure simboliche, come Greta Thunberg, e a movimenti globali come Fridays for Future, che hanno permesso ai ragazzi di ogni continente di percepirsi come una comunità globale, unita da preoccupazioni condivise e dalla volontà di cambiare il futuro. Il mondo dei nativi climatici: valori, visioni e abitudini Centralità dell’ambiente Per i nativi climatici, l’ambiente non è solo uno degli aspetti della vita, ma rappresenta il fulcro attorno a cui ruotano le scelte quotidiane e le prospettive future. La sostenibilità è un valore fondamentale: dalla scelta degli alimenti (preferenza per prodotti locali, bio o a basso impatto), alla mobilità (uso di mezzi pubblici, bicicletta, car sharing), fino all’attenzione per il risparmio energetico, la riduzione degli sprechi e il riciclo dei materiali. Consapevolezza e informazione diffusa Essendo cresciuti in un mondo digitale, i nativi climatici hanno accesso a un’enorme quantità di informazioni. Sono abili nel selezionare fonti, distinguere tra fake news e dati scientifici, e diffondere a loro volta messaggi ambientali tramite social network, blog e campagne online. Questa generazione è anche più propensa a fare rete e a promuovere il cambiamento dal basso. Nuove forme di attivismo Per i nativi climatici, l’attivismo non si limita alle proteste di piazza: si esprime anche attraverso scelte di consumo consapevole, boicottaggi, promozione di pratiche aziendali etiche, volontariato, educazione tra pari e persino attraverso la scelta di studi e carriere orientati all’ambiente e all’innovazione sostenibile. Una visione globale I nativi climatici pensano su scala globale: percepiscono la crisi ambientale come una sfida che travalica i confini nazionali e richiede una cooperazione internazionale, sia nelle politiche che nella condivisione delle buone pratiche. Il concetto di giustizia climatica – ovvero l’equità nella distribuzione degli impatti e delle soluzioni – è centrale nella loro visione del mondo. Le aspettative dei nativi climatici Politica e istituzioni più responsabili Questa generazione si aspetta che governi, amministrazioni e organizzazioni internazionali mettano al centro dell’agenda politica la lotta al cambiamento climatico. Richiedono leggi più severe su emissioni, gestione dei rifiuti, tutela degli ecosistemi e investimenti massicci in energie rinnovabili, innovazione green e transizione equa per i lavoratori dei settori in crisi. Imprese e lavoro: sostenibilità come requisito Sul fronte economico, i nativi climatici tendono a premiare aziende impegnate in percorsi di sostenibilità reale e trasparente. Nei loro acquisti e nella ricerca del lavoro, danno priorità alle imprese attente all’ambiente e all’etica, favorendo marchi certificati, economia circolare e modelli di business innovativi. Sempre più giovani scelgono percorsi di studio in scienze ambientali, ingegneria green, design sostenibile e nuovi mestieri legati alla transizione ecologica. Innovazione e tecnologia al servizio dell’ambiente I nativi climatici confidano nelle nuove tecnologie per risolvere (almeno in parte) la crisi climatica. Nutrono interesse verso le soluzioni innovative: energie rinnovabili, smart city, agricoltura rigenerativa, materiali bio-based, intelligenza artificiale per la gestione delle risorse, tracciabilità della filiera e blockchain per la trasparenza ambientale. Un futuro da protagonisti Soprattutto, questa generazione si aspetta di essere coinvolta come protagonista delle scelte sul futuro. Non vuole subire decisioni prese “dall’alto”, ma partecipare attivamente alla definizione delle strategie, con strumenti di democrazia partecipativa, consultazioni pubbliche e spazi di ascolto dedicati ai giovani. I problemi e le sfide dei nativi climatici Eco-ansia e senso di impotenza La consapevolezza della gravità della crisi ambientale, unita all’apparente lentezza dei cambiamenti istituzionali e al greenwashing di molte imprese, espone i nativi climatici al rischio di eco-ansia: una condizione di stress, paura e senso di impotenza di fronte all’enormità della sfida. Secondo diverse ricerche, aumentano tra i giovani i disturbi legati all’ansia ambientale, che si riflette su benessere psicologico, motivazione e capacità di progettare il futuro. Disuguaglianze sociali ed economiche La transizione ecologica, se mal gestita, può accentuare le disuguaglianze tra paesi, regioni e classi sociali. I nativi climatici sono consapevoli che la crisi colpisce con maggiore forza le comunità più vulnerabili e che la giustizia climatica richiede politiche redistributive, accesso universale alle tecnologie pulite e meccanismi di solidarietà internazionale. Contraddizioni del sistema e del consumo Pur essendo più attenti all’ambiente, i nativi climatici vivono spesso in contesti urbani o familiari dove le scelte sostenibili non sono sempre alla portata, sia per motivi economici che logistici. La “dissonanza verde” – tra desiderio di vivere in modo sostenibile e limiti imposti dal sistema – è una sfida quotidiana, che richiede resilienza e spirito critico. Mancanza di rappresentanza Nonostante la loro centralità nel dibattito climatico, i giovani sono ancora poco rappresentati nei luoghi decisionali, sia a livello politico che aziendale. La difficoltà di essere ascoltati e coinvolti attivamente alimenta frustrazione e senso di esclusione. Quale futuro per i nativi climatici? I nativi climatici rappresentano una delle più grandi speranze – e, insieme, una delle sfide più complesse – della contemporaneità. Il loro mondo è fatto di consapevolezza, connessione globale, passione per la giustizia ambientale, ma anche di fragilità psicologiche e sociali. Per rispondere alle loro aspettative, sarà necessario non solo investire in tecnologie e politiche green, ma anche costruire spazi reali di partecipazione, ascolto e collaborazione tra generazioni, abbattendo le barriere tra scienza, politica, economia e società civile. Questa generazione non cerca solo soluzioni tecniche: chiede un cambiamento culturale profondo, una nuova narrazione in cui l’essere umano sia parte integrante della biosfera, custode di un futuro ancora possibile. La sfida dei nativi climatici è la sfida di tutti: costruire insieme un mondo sostenibile, giusto, equo. E, come ci ricordano loro stessi, il tempo per agire è ora.© Riproduzione Vietata
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La Forestazione delle Aree Metropolitane: Milano non Perde Tempo.Riduzione dell’inquinamento, mitigazione delle ondate di calore, obbiettivi socialidi Marco ArezioChe le aree metropolitane stiano diventando sempre più un aggregato di popolazione crescente, nei numeri e nelle esigenze, è evidente in molti paesi del modo dove non si arresta l’incremento delle migrazioni interne verso le grandi città. I motivi che spingono le persone a muoversi sono principalmente economici, essendo la città un ambiente in cui le occasioni di trovare lavoro sono sicuramente più alte rispetto alle aree rurali. L’incremento massiccio della popolazione ha portato negli scorsi decenni ad una cementificazione “urgente” e smodata, sia dal punto di vista architettonico, che ambientale, che sociale, creando interi quartieri senza identità e senza un’anima, attraverso un’edilizia economica e con una spiccata essenzialità urbanistica. Questo modo di creare quartieri “dormitorio” ha creato disgregazione sociale, generazionale e una mancanza di integrazione tra il costruito e la natura. I bambini nati in questi contesti faticano a riconoscere un’alternativa ambientale ai palazzi, le strade asfaltate e ad ambiti diversi dai piccoli parchi di quartiere, se esistono. Inoltre, l’inquinamento crescente causato dal traffico veicolare, dal riscaldamento delle abitazioni e dalle conseguenze delle ondate di calore estivo, creano delle condizioni di vita non salubri e stressanti per la popolazione. Molte amministrazioni cittadine si sono convinte che il verde sia la chiave per lenire alcune problematiche legate all’inquinamento e, attraverso l’incremento della forestazione cittadina, la possibilità di creare condizioni di vita e una socialità più umana. Milano ha fatto suo questo obbiettivo, con il proposito di piantare tre milioni di alberi entro il 2030 e, attraverso questa operazione, riqualificare alcune aree per incrementare l’aggregazione sociale. La piantumazione ha anche lo scopo di inserire nel bilancio ambientale della città un elemento mitigatore degli inquinanti e del calore insistente, durante l’estate, sugli edifici meno preposti a difendere gli utenti da questo fenomeno in crescita. Parliamo soprattutto di edilizia scolastica, ospedali e centri per anziani, che riceveranno i primi interventi volti a rendere più vivibile l’ambiente cittadino. Il problema climatico nelle città tende ad acuire le disuguaglianze sociali, economiche e sanitarie, specialmente nelle periferie, dove la qualità delle costruzioni dal punto di vista dell’isolamento temo-acustico crea situazioni di disagio evidente. Inoltre gli alberi portano un aiuto nella lotta alle polveri sottili, al riscaldamento degli edifici con un risparmio nell’uso dei condizionatori. Milano ha messo in campo anche iniziative “green” attraverso la realizzazione di edifici, in cui il verde è parte integrante della loro struttura e attraverso l’organizzazione di eventi aperti a tutta la popolazione da vivere in nuove aree destinate ad un nuovo rapporto tra la popolazione cittadina e la natura. Approfondisci l'argomento
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Risparmio Energetico in Casa: Consigli Pratici e Tecnologie per Abitare in Modo SostenibileDalle buone abitudini alle soluzioni smart: come tagliare i consumi, ridurre i costi e vivere meglio ogni giorno tra le mura domestichedi Marco ArezioIl risparmio energetico è diventato, oggi più che mai, una priorità. La consapevolezza di quanto ogni singola scelta all’interno della nostra casa possa incidere sulle bollette e sull’ambiente sta crescendo, spingendoci verso un nuovo modo di abitare: più attento, più sostenibile, più intelligente. Non si tratta di privarsi del comfort, ma di imparare a viverlo in modo diverso, scegliendo soluzioni che coniughino efficienza e benessere. Il viaggio verso una casa più “green” parte dall’attenzione ai dettagli, dall’adozione di tecnologie innovative, e soprattutto da piccole abitudini che, nel tempo, diventano uno stile di vita. Questa guida accompagna passo passo tra consigli, strategie e soluzioni tecnologiche, per ridurre i consumi senza rinunciare alla qualità della vita domestica. Illuminazione Intelligente: Dal LED alla Domotica, il Primo Passo Verso il Risparmio L’illuminazione è uno degli aspetti più semplici da ottimizzare per ottenere risparmi concreti e immediati. L’arrivo delle lampadine LED ha rivoluzionato il settore: consumano fino all’80% in meno rispetto alle tradizionali a incandescenza, durano decine di migliaia di ore e producono meno calore, migliorando sia la sicurezza che la qualità della luce negli ambienti. Ma oggi la vera innovazione passa dall’illuminazione smart: lampadine e sistemi che si collegano a reti wireless, controllabili tramite app, assistenti vocali o sensori. Puoi programmare accensioni e spegnimenti in base agli orari o alla presenza in casa, regolare l’intensità della luce a seconda delle attività (una luce calda per rilassarsi la sera, più fredda per cucinare o studiare), e perfino scegliere tra milioni di colori con un semplice tap sullo smartphone. Un altro aspetto fondamentale è la qualità della luce. Prediligere lampadine con un alto indice di resa cromatica (CRI) aiuta a evitare l’affaticamento visivo e a valorizzare i colori reali della casa. Scegliere la giusta temperatura colore rende ogni ambiente più accogliente: una luce calda (2700-3000K) in soggiorno e camera da letto favorisce il relax, una luce neutra (4000K) è perfetta per cucina e bagno. Integrare la domotica consente non solo di controllare ogni punto luce da remoto, ma anche di monitorare i consumi in tempo reale e individuare eventuali sprechi. In più, i sensori di movimento nelle zone di passaggio, come corridoi o ingressi, evitano che le luci restino accese inutilmente, riducendo lo spreco in modo automatico e discreto. Elettrodomestici di Nuova Generazione: Efficienza, Intelligenza e Risparmio Dopo le luci, i grandi protagonisti del consumo energetico domestico sono gli elettrodomestici. La nuova generazione di frigoriferi, lavatrici, forni e lavastoviglie è progettata per offrire il massimo delle prestazioni con il minimo dispendio di energia. La prima regola per risparmiare davvero è scegliere dispositivi ad alta efficienza, riconoscibili dalla nuova etichetta energetica europea (dal 2021, da A a G). Un frigorifero in classe A, ad esempio, consuma anche la metà di uno in classe D. Ma non è solo una questione di classe: oggi gli apparecchi sono dotati di sensori e algoritmi intelligenti che adattano cicli, temperature e tempi in base al carico reale, evitando inutili sprechi. Le lavatrici e le lavastoviglie smart dosano acqua e detersivo in modo preciso, regolano automaticamente la durata dei cicli, e possono essere programmate per funzionare nelle fasce orarie in cui l’energia costa meno o quando i pannelli fotovoltaici producono di più. I frigoriferi moderni monitorano l’umidità e la temperatura interna, avvisando se la porta resta aperta troppo a lungo e gestendo i cicli del compressore in modo più efficiente. Un altro nemico invisibile in casa è il consumo in stand-by: molti apparecchi continuano ad assorbire energia anche da spenti, pronti per l’accensione rapida. Prese intelligenti, ciabatte multi-presa con interruttore, o sistemi domotici che interrompono la corrente ai dispositivi non necessari, aiutano a eliminare questo spreco silenzioso, che può rappresentare fino al 10% della bolletta. Infine, non sottovalutare l’importanza della manutenzione: pulire regolarmente i filtri di lavatrici, lavastoviglie, climatizzatori e sbrinare i frigoriferi permette di mantenerli efficienti più a lungo, riducendo consumi e guasti. Isolamento e Infissi: Mantenere il Calore Dove Serve Spesso il vero risparmio energetico parte dalla struttura stessa della casa. Un buon isolamento termico delle pareti, del tetto e dei pavimenti impedisce la dispersione del calore in inverno e protegge dal caldo in estate, riducendo la necessità di accendere riscaldamento o climatizzatore. Sostituire vecchi infissi con serramenti a doppio o triplo vetro, dotati di guarnizioni performanti, elimina spifferi e migliora il comfort abitativo. Anche piccoli interventi, come la sigillatura delle fessure e l’installazione di tende termiche, possono fare una differenza significativa, soprattutto nelle abitazioni più datate. Isolare la casa non significa solo tagliare i costi, ma anche aumentare il valore dell’immobile e migliorare la qualità della vita. Riscaldamento e Raffrescamento Smart: Comfort e Risparmio tutto l’Anno Il riscaldamento e il raffrescamento rappresentano spesso la quota più importante dei consumi domestici. Qui la tecnologia offre soluzioni sempre più evolute: dai termostati smart ai cronotermostati, dai radiatori a controllo digitale alle pompe di calore ad alta efficienza. I termostati intelligenti imparano dalle abitudini di chi abita la casa, regolano la temperatura ambiente in modo personalizzato e consentono il controllo remoto via app. Un impianto ben gestito può abbassare la bolletta anche del 20-30% senza rinunciare al comfort. Inoltre, impostare temperature più basse durante la notte o quando la casa è vuota, o sfruttare le schermature solari in estate, sono accorgimenti semplici che riducono drasticamente i consumi. Soluzioni Fotovoltaiche e Domotica: La Casa Sempre Più Smart La vera rivoluzione è arrivata con la domotica integrata e la possibilità di produrre energia pulita in proprio. I sistemi fotovoltaici domestici, abbinati a batterie di accumulo, permettono di autoprodurre energia e utilizzarla nei momenti di maggior bisogno, abbattendo i costi e riducendo la dipendenza dalla rete elettrica. La gestione domotica non si limita solo alle luci o agli elettrodomestici: puoi monitorare i consumi in tempo reale, programmare ogni apparecchio in base alla produzione solare o alle tariffe più convenienti, controllare da remoto lo stato degli impianti, ricevere notifiche e suggerimenti per ottimizzare l’uso dell’energia. La Forza delle Abitudini: Coinvolgere Tutta la Famiglia Una casa davvero sostenibile nasce da una serie di piccoli gesti quotidiani, condivisi e partecipati da tutti. Coinvolgere la famiglia in sfide di risparmio energetico, premiare i comportamenti virtuosi, tenere traccia dei consumi mensili e informarsi insieme sulle nuove tecnologie trasforma il risparmio energetico in uno stile di vita. Leggere, informarsi, confrontarsi con chi ha già compiuto questa transizione, rende più facile superare le resistenze e scegliere insieme la strada giusta verso la sostenibilità. Conclusione: Ogni Gesto Conta Risparmiare energia in casa non significa rinunciare alla comodità, ma scegliere di viverla in modo più intelligente e responsabile. Dalla semplice sostituzione delle lampadine fino alla gestione integrata della casa smart, ogni azione contribuisce a ridurre i costi, migliorare il comfort e tutelare l’ambiente. Investire nel risparmio energetico significa investire nella qualità della vita, oggi e per il futuro. Tre Libri Consigliati per Approfondire il Risparmio Energetico La Casa Senza Bollette – Manuale completo con strategie concrete per ridurre (o azzerare) le bollette attraverso soluzioni pratiche e innovative. Come risparmiare sulle bollette – Un volume ricco di suggerimenti immediati e alla portata di tutti, pensato per chi vuole iniziare a cambiare senza investimenti eccessivi. Energia e futuro – Una panoramica sulle nuove tecnologie e le politiche energetiche, perfetto per chi vuole capire come funziona il mondo dell’efficienza energetica a 360 gradi. © Riproduzione Vietata
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Agricoltura biologica e biodinamica: differenze e benefici per un'agricoltura sostenibileGuida ai metodi agricoli naturali per un futuro più verde e salutare. Agricoltura biologica e biodinamicadi Marco ArezioL'interesse crescente per l'agricoltura sostenibile nasce dalla necessità urgente di ridurre l'impatto ambientale e migliorare la qualità dei prodotti alimentari. In questo contesto, l'agricoltura biologica e quella biodinamica emergono come soluzioni promettenti, capaci non solo di tutelare l'ambiente ma anche di offrire benefici concreti alla salute umana e allo sviluppo economico locale. L'agricoltura biologica e quella biodinamica rappresentano due approcci distinti e sempre più popolari nella coltivazione sostenibile. Sebbene condividano l'intento di proteggere la salute umana e ambientale, spesso vengono confuse o erroneamente considerate equivalenti. Questo articolo analizza in modo chiaro e scientifico cosa sono l'agricoltura biologica e biodinamica, sottolineando le loro differenze, le pratiche caratteristiche e i benefici che ciascuna tecnica offre. Cos'è l'agricoltura biologica? L'agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che esclude completamente l'impiego di prodotti chimici di sintesi come fertilizzanti artificiali, pesticidi, erbicidi e organismi geneticamente modificati (OGM). Essa promuove tecniche naturali, quali la rotazione delle colture, il sovescio, l'uso di fertilizzanti organici come il compost, il letame maturo e i concimi verdi. Inoltre, utilizza metodi di controllo biologico degli infestanti e degli insetti nocivi attraverso antagonisti naturali e tecniche meccaniche o manuali. L'obiettivo principale di questo approccio è conservare o migliorare la fertilità naturale del terreno, proteggendo al contempo la biodiversità e contribuendo alla riduzione dell'inquinamento ambientale. Cos'è l'agricoltura biodinamica? L'agricoltura biodinamica, sviluppata negli anni '20 dal filosofo Rudolf Steiner, adotta un approccio ancora più olistico e integrato rispetto a quello biologico. Questo metodo considera la fattoria come un organismo unico e autosufficiente, in cui tutti gli elementi – terra, piante, animali e persone – interagiscono armonicamente e in equilibrio reciproco. Essa si fonda sulla convinzione che le forze cosmiche e terrestri influenzino significativamente la produttività agricola, utilizzando preparati speciali, come il cornoletame e la cornosilice, applicati in precisi momenti del calendario lunare e planetario per stimolare la fertilità e la vitalità del terreno e delle colture. Questi preparati sono ottenuti da sostanze naturali fermentate o compostate, seguendo metodi rigorosi e specifici. Differenze principali tra agricoltura biologica e biodinamica Una delle differenze più rilevanti tra questi due metodi riguarda la filosofia sottostante. Mentre l'agricoltura biologica enfatizza principalmente la sostenibilità ambientale e l'esclusione di sostanze chimiche sintetiche, l'agricoltura biodinamica integra una visione spirituale e cosmica dell'attività agricola, considerando non solo la materia fisica ma anche fattori energetici e cosmici come fondamentali per la buona riuscita delle coltivazioni. L'agricoltura biologica è regolamentata da norme specifiche come il regolamento UE n. 2018/848, che stabilisce criteri ben definiti per ottenere la certificazione di prodotto biologico. Al contrario, l'agricoltura biodinamica segue standard ulteriormente restrittivi definiti principalmente dall'associazione internazionale Demeter, che include anche indicazioni precise sui tempi ottimali di semina, raccolta e lavorazioni agricole basati sui cicli lunari e planetari. Sul piano pratico, la biodinamica differisce dalla biologica per l'utilizzo esclusivo di preparati specifici, l'attenzione alle energie cosmiche e la promozione di un sistema agricolo chiuso, con forte interazione fra suolo, piante, animali e uomo. Questo modello tende all'autosufficienza completa della fattoria, cercando di minimizzare l'input esterno. Benefici dell'agricoltura biologica - Protezione ambientale: promuove la biodiversità e l'equilibrio degli ecosistemi, riducendo significativamente l'inquinamento delle risorse naturali come acqua, suolo e aria. - Salute umana: offre prodotti alimentari più sani, privi di residui chimici tossici, contribuendo al benessere generale della popolazione. - Fertilità del suolo: migliora naturalmente la struttura, la capacità di ritenzione idrica e la fertilità del terreno attraverso tecniche sostenibili come rotazioni, consociazioni colturali e concimazioni organiche. - Economia locale: sostiene l'economia rurale e locale, valorizzando il lavoro dei piccoli produttori e favorendo lo sviluppo economico sostenibile. Benefici dell'agricoltura biodinamica - Aumento della vitalità del suolo e delle colture: l'applicazione dei preparati biodinamici incrementa significativamente la vitalità complessiva delle piante e la salute microbiologica del suolo. - Qualità superiore dei prodotti: gli alimenti ottenuti dall'agricoltura biodinamica sono spesso preferiti per il loro gusto intenso, le proprietà nutrizionali elevate e la capacità di conservazione superiore. - Autosufficienza e resilienza: incoraggia un sistema agricolo autosufficiente e resistente ai cambiamenti climatici e alle crisi economiche, assicurando maggiore sostenibilità nel lungo periodo. - Armonia ambientale e sociale: promuove un forte legame tra produttori e consumatori e valorizza l'aspetto culturale e sociale dell'agricoltura, integrando anche aspetti etici e spirituali. Conclusioni Sia l'agricoltura biologica che quella biodinamica offrono alternative significative e innovative ai modelli agricoli convenzionali, distinguendosi chiaramente per metodologia, filosofia e pratiche applicate. La scelta tra le due tecniche dipende dagli obiettivi degli agricoltori e dalle preferenze dei consumatori, ma entrambe contribuiscono in modo sostanziale a un futuro agricolo più sostenibile, equilibrato e rispettoso dell'ambiente.© Riproduzione Vietata
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L’ultima moda in cucina: cucinare con la lavastoviglieI cibi possono essere cotti, in appositi contenitori, durante il lavaggio dei piatti per risparmiare energia di Marco ArezioNon c’è bisogno di fare grandi progetti per seguire i principi dell’economia circolare e della tutela dell’ambiente, ma l’attenzione agli sprechi della nostra vita quotidiana, moltiplicati ed ampliati dal numero della popolazione, incideranno sul benessere del nostro pianeta. Avete mai pensato che l’utilizzo dell’acqua più o meno calda incide su consumi e inquinamento? Pensate che per riscaldare 60 litri d’acqua servono 2,17 kw/h, mentre per 20 ne sono sufficienti appena 0,72 (una lavastoviglie con il programma Eco consuma appena tra gli 0,8 e 1,5 kw/h). Ecco perché è nata l’dea di sfruttare ancora di più il microclima che si produce nella lavastoviglie durante il lavaggio, utilizzando le alte temperature per cuocere dei cibi. Come avviene la cottura dei cibi nella lavastoviglie? Durante il lavaggio, all’interno della macchina si sviluppa un vapore caldo che è paragonabile a quello della cottura a vapore utilizzata per moltissimi tipi di cibi, nella cucina più salutista. Ecco che allora, inserendo nella lavastoviglie appositi contenitori rigorosamente a chiusura ermetica (per non rovinare i cibi con il contatto diretto con l’acqua) è possibile cuocerli in maniera naturale, mentre nel frattempo lavate i piatti del pranzo. In base al tipo di lavaggio potete ovviamente scegliere la temperatura di cottura. Ormai sul web spopolano anche i ricettari per la cottura in lavastoviglie. Quale è il rapporto tra la temperatura del lavaggio e quella della cottura? Lavaggio eco = cottura a bassa temperatura (50° – 55° C) Lavaggio normale = cottura a media temperatura (60° – 65° C) Lavaggio intensivo = cottura a medio alta temperatura (70° – 75° C). Per la cottura potete anche utilizzare gli appositi sacchetti per il sottovuoto, che siano adatti anche alla cottura. Badate che così come i vasetti ermetici, anche i sacchetti siano lavabili e riutilizzabili, così da fare un vero servizio per l’ambiente. Se volete provare subito con quello che avete in casa, mettetevi alla prova con cibi semplici che cuociono a basse temperature. Potete provare con qualsiasi alimento: carni, pesci, molluschi, frutta, ortaggi. Quali sono gli alimenti sconsigliati per la cottura nella lavastoviglie? Naturalmente prediligete per la cottura in lavastoviglie solo i cibi che richiedono cotture brevi e a basse temperature. Evitate cibi come riso o legumi, che richiedono lunghe cotture e temperature elevate. Risparmio di acqua, di corrente e di gas sono i contributi giornalieri che possiamo dare attraverso l’uso corretto delle fonti energetiche in casa nostra.Vedi maggiori informazioni sulla vasocottura
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La Tecnologia Satellitare per il Controllo dei Progetti di RiforestazioneQuando ambiente e scienza spaziale si uniscono per migliorare la nostra vitadi Marco ArezioI progetti di decarbonizzazione ad opera delle aziende internazionali produttrici di beni o servizi, che hanno sottoscritto l’impegno alla compensazione delle emissioni di CO2, sono spesso realizzati in zone non sempre di comodo accesso, oppure lontane dalle aziende responsabili dei progetti. Infatti, la piantumazione di vaste aree di territorio non può essere solo sulla carta, sbandierate come una chiave di marketing per convincere i clienti e i consumatori delle buone intenzioni circa la decarbonizzazione degli impatti sull'ambiente delle aziende. La riforestazione deve essere iniziata, attraverso la messa a dimora delle specie arboree corrette, nelle quantità stabilite per creare il bilanciamento carbonico, ma deve anche essere seguita, passo dopo passo essendo un progetto su un medio-lungo periodo. Per queste necessità la tecnologia satellitare ci viene incontro, ci semplifica il lavoro, in quanto è possibile realizzare immagini estremamente ravvicinate dell’area, fino a 30 cm. e raccogliere le informazioni corrette sull’andamento del progetto e sullo stato di salute dell’area piantumata. Questa tecnologia, attraverso i satelliti Pléiades Neo di Airbus, ha permesso alla Nestlé di potere creare un controllo efficacie sulle aree di approvvigionamento del proprio caffè, situate nelle provincie di Ranong e Chumphon nel sud della Thailandia. Questo approccio aiuterà Nestlé a certificare la quantità di carbonio che sta rimuovendo dall'atmosfera attraverso il suo Global Reforestation Program, un pilastro fondamentale del suo progetto per il raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050. Magdi Batato, vicepresidente esecutivo e responsabile delle operazioni di Nestlé, ha dichiarato: "Le foreste sono spesso soluzioni attive basate solo sulla natura, perché utilizziamo la natura come soluzione per contribuire a ridurre le nostre emissioni. Coltivare alberi vicino alle nostre località di approvvigionamento del caffè è una parte essenziale della nostro programma a favore del clima, oltre alla decarbonizzazione delle nostre attività partendo dai fornitori delocalizzati. Attraverso il nostro programma di riforestazione globale, miriamo a piantare e far crescere 200 milioni di alberi presso i nostri punti di fornitura entro il 2030. Il nostro obiettivo è rimuovere 2 milioni di tonnellate di CO2e attraverso questi progetti”. La tecnologia satellitare Pléiades Neo di Airbus, utilizzato nelle due provincie Tailandesi, monitorerà circa 150.000 alberi da ombra nelle fattorie da cui Nestlé si rifornisce di caffè, per un periodo di 20 anni. Gli alberi da ombra aiutano a prevenire la sovraesposizione del caffè al sole, aumentano la resa e la produttività a lungo termine, rimuovendo anche il carbonio dall'atmosfera. Sulla base di questa esperienza, Nestlé determinerà se espandere l'approccio ad altre sedi in tutto il mondo. L’uso di questi satelliti, utilizzati anche per il controllo della deforestazione dilagante in molti paesi dell’America Latina e del sud est asiatico, trovano adesso un’altra proficua applicazione per monitorare la riforestazione delle aree di maggiore interesse bioclimatico.Fonte Nestlé
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Sacchetti Idrosolubili: L’Innovazione che Scioglie il Problema dei Rifiuti PlasticiDai Materiali Sostenibili alla Dissoluzione in Acqua: Un Viaggio nel Futuro degli Imballaggi Ecologicidi Marco ArezioNel mondo di oggi, dove la sostenibilità ambientale è una priorità sempre più sentita, trovare soluzioni che riducano l'impatto ambientale dei materiali di imballaggio è cruciale. Tra le innovazioni emergenti, i sacchetti idrosolubili stanno guadagnando attenzione per la loro capacità di dissolversi in acqua, eliminando i rifiuti plastici. Ma cosa sono esattamente questi sacchetti, come vengono prodotti e quali sono i loro usi principali? In questo articolo, esploreremo tutto ciò che c'è da sapere sui sacchetti idrosolubili. Produzione dei Sacchetti Idrosolubili Processo di Produzione La produzione dei sacchetti idrosolubili è un processo affascinante che coinvolge diverse fasi. Tutto inizia con la creazione della materia prima principale, che è un polimero solubile in acqua come l'alcol polivinilico (PVA). Questo polimero viene mescolato con plastificanti e altri additivi per migliorarne le proprietà meccaniche e la solubilità. Una volta che la miscela è pronta, viene riscaldata e passata attraverso un estrusore, che la trasforma in una pellicola sottile. Questo è il punto in cui la magia inizia davvero a prendere forma. La pellicola viene quindi tagliata e sigillata per formare i sacchetti, che possono essere di diverse dimensioni e forme a seconda dell'uso previsto. Materie Prime Utilizzate Il cuore dei sacchetti idrosolubili è l'alcol polivinilico (PVA), un polimero sintetico noto per la sua capacità di dissolversi in acqua e biodegradarsi. Questo materiale è atossico e sicuro per l'ambiente, il che lo rende ideale per applicazioni sostenibili. Oltre al PVA, vengono utilizzati altri additivi come plastificanti, che migliorano la flessibilità del polimero, e stabilizzanti, che proteggono il polimero durante la lavorazione. Usi dei Sacchetti Idrosolubili I sacchetti idrosolubili sono estremamente versatili e trovano applicazione in molti settori diversi. Vediamo alcuni degli usi più comuni: Settore Industriale e Manifatturiero Nel settore industriale, i sacchetti idrosolubili sono utilizzati per confezionare prodotti chimici pericolosi come detergenti industriali e pesticidi. Questo perché una volta che il sacchetto raggiunge la sua destinazione, può essere dissolto direttamente in acqua, riducendo al minimo il rischio di esposizione a sostanze nocive. Settore Sanitario Nell'ambito sanitario, i sacchetti idrosolubili sono utilizzati per smaltire in modo sicuro rifiuti contaminati come guanti e mascherine. Questi sacchetti possono essere dissolti in autoclave, assicurando la sterilizzazione e l'eliminazione sicura dei rifiuti senza rischio per il personale sanitario. Uso Domestico Anche nelle nostre case, i sacchetti idrosolubili stanno diventando sempre più popolari. Sono usati per confezionare detersivi monodose e altri prodotti per la pulizia domestica. Questo non solo riduce i rifiuti plastici, ma facilita anche il dosaggio preciso dei prodotti, rendendo le pulizie più efficienti. Settore Agricolo In agricoltura, i sacchetti idrosolubili sono utilizzati per il dosaggio controllato di concimi e pesticidi. Questi sacchetti si dissolvono rapidamente quando vengono aggiunti all'acqua di irrigazione, garantendo una distribuzione uniforme e sicura delle sostanze. Processo di Dissoluzione dei sacchetti idrosolubili in PVAMa come funzionano esattamente i sacchetti idrosolubili? Il processo è sorprendentemente semplice e ingegnoso. Quando il sacchetto entra in contatto con l'acqua, il polimero inizia a gonfiarsi e a disgregarsi. La velocità di dissoluzione dipende dalla temperatura e dalla turbolenza dell'acqua. In generale, l'acqua calda accelera il processo, mentre l'acqua fredda lo rallenta. Una volta dissolto, il sacchetto si trasforma in una soluzione acquosa di PVA, che è biodegradabile e non tossica. Questa soluzione può essere trattata o smaltita senza impatti negativi sull'ambiente, rendendo il processo estremamente ecologico. Benefici Ambientali I sacchetti idrosolubili offrono numerosi vantaggi ambientali rispetto ai tradizionali sacchetti di plastica. Innanzitutto, riducono significativamente i rifiuti plastici che inquinano le discariche e gli oceani. Inoltre, essendo biodegradabili, non rilasciano sostanze tossiche nell'ambiente, contribuendo a un ecosistema più sano. Infine, l'uso di questi sacchetti riduce il rischio di esposizione a prodotti chimici pericolosi, rendendoli ideali per applicazioni sanitarie e industriali. Problemi e Prospettive Future Nonostante i numerosi vantaggi, i sacchetti idrosolubili presentano alcune problemi. Il costo di produzione, ad esempio, può essere superiore a quello dei sacchetti di plastica tradizionali, limitando la loro diffusione su larga scala. Inoltre, possono avere una resistenza inferiore rispetto ai sacchetti di plastica, il che può limitarne l'uso per alcuni tipi di imballaggio.Innovazioni in Corso La ricerca continua nel campo dei materiali idrosolubili sta portando a innovazioni promettenti che potrebbero superare queste sfide. Nuove formulazioni di PVA e additivi stanno migliorando la resistenza dei sacchetti e riducendo i costi di produzione. Inoltre, politiche ambientali più rigorose potrebbero stimolare l'adozione di sacchetti idrosolubili su scala globale, rendendoli una scelta sempre più attraente per aziende e consumatori. Conclusioni I sacchetti idrosolubili rappresentano un'importante innovazione nel campo dell'imballaggio sostenibile. La loro capacità di dissolversi in acqua e biodegradarsi li rende una soluzione ecologica che può ridurre significativamente l'inquinamento da plastica. Nonostante le problematiche ancora da affrontare, le prospettive future sono promettenti grazie alle continue innovazioni e alla crescente consapevolezza ambientale. Investire in tecnologie come i sacchetti idrosolubili è un passo fondamentale verso un futuro più sostenibile e rispettoso dell'ambiente.
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Plogging: uno Sport Etico, Socialmente Utile e RieducanteCome stare in forma e continuare a essere utili all’ambientedi Marco ArezioIl contatto con la natura è una forma di riappacificazione con sé stessi, un calmante per la mente e una medicina per il nostro corpo. Che tu sia amante della corsa nei boschi o in campagna o nei parchi, o che ti piaccia camminare lentamente con gli amici o la tua famiglia in montagna o nei sentieri di pianura, sulle spiagge o in altri ambiti naturali, quello che conta è vivere in simbiosi con la natura. Che faccia freddo, o caldo, che piova o ci sia il sole, che sia giorno o sera, ogni momento delle stagioni e delle giornate possono regalare momenti indimenticabili al tuo tempo. Colori, profumi, luci, ombre, fiori, animali, rocce, panorami, borghi, tutto ti ricorderà, anche a distanza di molto tempo, i momenti piacevoli che hai vissuto da solo, come esperienza intima, o in compagnia di altre persone. Purtroppo da sempre la natura è usata, violentata, disprezzata per ignoranza, soldi, aridità d’animo e menefreghismo da una parte della popolazione, che la usa distruggendo, giorno dopo giorno, l’ambiente. Siamo passati però, da un lungo periodo di apatia verso il problema, a un risveglio progressivo, dove le persone si sono decise a fare qualche cosa per invertire questo pericoloso declino. Abbiamo incominciato a vedere gruppi di giovani che, muniti di sacchi della spazzatura e guanti, camminavano sulle spiagge per raccogliere i rifiuti che il pare portava a riva. Abbiamo visto amici che si ritrovavano nei parchi cittadini, in modo autonomo, per una giornata di pulizia degli spazi verdi, da rifiuti, siringhe e oggetti abbandonati. Abbiamo visto famiglie, singoli o gruppi di persone che percorrono i sentieri di montagna, di campagna, di collina, con un sacchetto attaccato allo zaino, per raccogliere, senza alcun programma prestabilito o obbligo, i rifiuti che altri lasciano in giro. Il senso dell’ambiente, del vivere civile e dell’ecologia traspare da queste iniziative private, individuali o collettive, dove si pulisce un luogo senza che nessuno ce lo chieda, per noi stessi e anche per chi sporca, a danno suo e di tutti. In un periodo di neologismi questa attività fisico-ambientale ha preso il nome di Plogging, definizione con cui si individua uno sport all’aria aperta, correre o camminare, con lo scopo aggiunto di raccogliere i rifiuti abbandonati. Il Plogging può diventare anche una rieducazione sociale, un’espiazione di una pena inflitta per l’abbandono di rifiuti, reato vero e perseguibile, che molti forse non sanno che esista. Dalle cicche di sigaretta buttate per terra, alle bottiglie dell’acqua ai resti del cartone della pizza o alle lattine di bibite lasciate ai piedi delle panchine, sono tutti reati che costituiscono un danno alla comunità. Il Plogging potrebbe essere la pena giusta per queste persone, che potranno per alcuni giorni, camminare per i sentieri, le vie delle citta, i parchi pubblici, le spiagge raccogliendo i rifiuti che, gente come loro, hanno lasciato in giro. Credo possa essere educativo, costruttivo e democratico impegnare delle giornate a riparare gli errori che si commettono, perché l’ambiente non è una cosa tua ma è un bene di tutti e, quindi, ci vuole rispetto.
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Accordo per la Fornitura di Biocarburanti nel Trasporto MarittimoLa decarbonizzazione del trasporto marittimo è uno tra i molti punti da affrontare se si vuole, in modo definitivo e programmato, arrivare alla totale mobilità sostenibiledi Marco ArezioLa fotografia attuale del trasporto marittimo, sia commerciale che civile, vede il costante transito dei cargo, tra un continente e l'altro, che consumano migliaia di tonnellate di carburante per viaggio, quota di consumo che si deve moltiplicare per le migliaia di navi presenti costantemente sui mari, e moltiplicati per centinaia di migliaia di viaggi all'anno. Questa enorme, incredibile, quantità di carburanti fossili, potrebbe venire sostituita da biocarburanti che provengono dalla lavorazione degli scarti della raccolta differenziata, dagli scarti animali e vegetali. Un progetto in questo senso è stato iniziato attraverso l'impegno di una società operante nel settore dei biocarburanti, che ha firmato un contratto di fornitura di propellenti verdi per la navigazione marittima.Infatti, Eni Sustainable Mobility e Saipem hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con l’obiettivo di utilizzare carburanti di natura biogenica sui mezzi navali di perforazione e costruzione di Saipem, con particolare riferimento alle operazioni nell’area del Mare Mediterraneo. Saipem ha una flotta che opera in tutto il mondo che è composta da 45 mezzi navali per la costruzione e la perforazione. Il MoU rappresenta un'importante pietra miliare per Eni e Saipem, a conferma dell'impegno reciproco nella diversificazione delle fonti energetiche e nella riduzione dell'impronta carbonica nelle operazioni offshore. Eni produce biocarburanti sin dal 2014, grazie alla riconversione delle raffinerie di Venezia e Gela in bioraffinerie, che dalla fine del 2022 sono olio di palme free. Tramite la tecnologia proprietaria Ecofining™ vengono trattate materie prime vegetali o di scarti animali e prodotti biocarburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato). I biocarburanti sono uno dei pilastri del piano strategico Eni per il raggiungimento della carbon neutrality al 2050, attraverso un percorso di decarbonizzazione che punta all’abbattimento delle emissioni di processi industriali e prodotti. Tale accordo, in particolare, si inscrive nell’ambito della realizzazione della strategia di Saipem per la riduzione delle emissioni GHG ed implementa, insieme alle altre iniziative e agli investimenti previsti dal piano strategico del Gruppo, il percorso per la riduzione delle proprie emissioni di scopo 1 e scopo 2 entro il 2035 e il raggiungimento dell’obiettivo di Net Zero (incluso scopo 3) al 2050. L’accordo farà leva sull'esperienza e sulle competenze di entrambi i partner. Eni Sustainable Mobility, tra i primi produttori di biocarburanti in Europa, mette a disposizione le proprie conoscenze nel fornire soluzioni per la riduzione delle emissioni di carbonio. Saipem, attraverso il suo impegno nella transizione energetica, mira ad aumentare l'uso di carburanti alternativi sui propri mezzi per ridurre le proprie emissioni e quelle dei suoi clienti. Grazie all’utilizzo di combustibili di origine biogenica, Saipem punta a ridurre l’emissione di circa 550.000 Tonnellate di CO2eq per anno, pari a circa il 60% delle sue emissioni di scopo 1 totali annue.Fonte ENI
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L’alba ecologica della TanzaniaTanzania: Il governo vieta i prodotti plastici monouso e promuove i centri ecologici Trentatrè, fin’ora, sono gli stati Africani che hanno vietato l’uso dei sacchetti di plastica per cercare di diminuire l’errato uso della plastica nella nostra vita. Dal 1° Giugno 2019 anche la Tanzania si è unito a questo piccolo esercito che tenta di fare qualche cosa per arginare il mare di plastica monouso che sta intasando l’ambiente. Ma il paese sta anche cercando di fare qualche passo in più nell’ambito di un uso coerente e rispettoso della plastica, infatti sta anche studiando come fare a risolvere la problematica dello smaltimento di una produzione giornaliera ingente di rifiuti nelle proprie città. Il problema è così sentito che il governo ha coinvolto tutte le forze nazionali disponibili aprendo un canale di comunicazione anche con le associazioni giovanili ambientaliste. Lo sviluppo demografico delle città, come ad esempio Dar es Salaam, capitale culturale della Tanzania, che ha visto una rapida crescita negli ultimi anni, ed è ha una popolazione di circa 4,3 milioni di persone registrate nell’ultimo censimento nazionale, dispone di un servizio di raccolta dei rifiuti per solo il 30-40% dei suoi cittadini. Il paese produce circa 4.600 tonnellate di rifiuti al giorno con una previsione di salire a circa 12.000 entro il 2025, quindi si capisce che la messa al bando dei prodotti monouso, tra i quali ci sono i sacchetti in plastica, non potesse essere l’unica decisione da prendere in ambito ambientale. Il governo ha deciso di partire dalle scuole per far prendere coscienza ai giovani che i rifiuti, specialmente quelli plastici, siano una risorsa nel loro riutilizzo e che la loro dispersione nell’ambiente sia un lento suicidio collettivo. Inoltre i programmi didattici nelle scuole elementari vogliono valorizzare il giardinaggio, la piantumazione e ogni forma di conservazione dell’ambiente.Approfondisci l'argomento
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La Transizione Energetica in Cina Richiederà molto RameLa Cina punta sull'energia solare ed eolica, ma la necessità di rame, alluminio, cobalto e litio mette alla prova le sue capacità di approvvigionamento di marco ArezioL’energia prodotta da fonti rinnovabili richiede strutture e apparecchiature per produrla, immagazzinarla, ma anche trasportala, in modo che gli utenti la possano utilizzare in alternativa all’energia di provenienza fossile.Per fare questo il sistema globale ha bisogno di metalli che possono far correre l’energia elettrica, prodotta dal sole o dal vento, verso i punti di rifornimento. La Cina è una nazione che sta puntando fortemente alla sostituzione del petrolio e del carbone, come fonti energetiche, attraverso importanti progetti nel campo eolico e solare. Ma per supportare questa transizione energetica ha bisogno di minerali preziosi, come il rame, l’alluminio, il cobalto e il litio. La società di consulenza Wood Mackenzie stima che la Cina possa produrre solo il 16% del rame di cui avrà bisogno per il proprio mix energetico entro il 2060. In un rapporto di ricerca in sette capitoli, Huang Miaoru, Gavin Thompson e Zhou Yanting della società Wood Mackenzie, con sede nel Regno Unito, descrivono la quantità di rame e alluminio necessaria per aggiornare la produzione di veicoli elettrici in Cina, rafforzare la sua rete di ricarica e rafforzare la produzione dei cavi necessari a questa rivoluzione. Elettrificazione significa energia tramite filo e ciò richiede metalli, in particolare rame e alluminio, il cui approvvigionamento è nelle prime pagine dell’agenda del governo di Pechino. La Cina ha bisogno di espandere le sue reti di trasmissione nazionali ad altissima tensione, ed il rame è il tallone d'Achille del paese, infatti è essenziale per il trasporto dell’elettricità, per i cablaggi e per le turbine eoliche. La produzione di rame Cinese interna e quella estera, sotto il suo controllo, è solo il 16 per cento di ciò di cui il paese ha bisogno. In base alle percentuali descritte e, visto l’urgenza di approvvigionamenti ritenuti strategici, il governo ha deciso di aprire nuovamente le importazioni degli scarti di rame e alluminio da riciclare, questo ha portato all’innalzamento dei prezzi di metalli così preziosi nel mondo. Ma nonostante il decennale impegno del governo di Pechino nel settore minerario internazionale, volto all’acquisizione di miniere di rame in tutto il mondo, sia la quota della propria autosufficienza estrattiva che la percentuale di possesso delle materie prima rispetto alle società minerarie internazionali rimangono basse. Vedi maggiori informazioni
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