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I MISTERI DI OLTRECOLLE. CAPITOLO 21: PROTOCOLLO ORFEO

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 21: Protocollo Orfeo
Sommario

Nel cuore di un corridoio senza finestre, la sala di controllo degli avatar pulsa come un alveare elettrico. Ogni luce sui monitor è una vita, un’identità, un inganno da orchestrare. Quando la spia di Elena Fermi lampeggia in Val Seriana, gli operatori comprendono che qualcosa sta incrinandosi: un affetto insiste, un contatto non si lascia addomesticare. Matteo, il suo legame più fragile e potente, diventa un’anomalia che può compromettere la coerenza del sistema.

Valenti, con la freddezza di chi governa pedine invisibili, avvia il “Protocollo Orfeo”: spostare il clone, saturare la realtà con eventi casuali, impedire che gli occhi si incontrino davvero. Ogni scelta è calibrata come una manovra chirurgica, ogni ostacolo appare naturale, eppure costruito per deviare. Mentre i server ronzano e gli schermi tracciano traiettorie invisibili, Matteo prende la sua decisione: non arrendersi a un messaggio freddo, ma inseguire la verità fino a guardarla negli occhi.

È una partita sotterranea, fatta di mappe che cambiano traiettoria, di tempeste programmate e di incidenti pilotati. Ma sopra le strategie, resta una domanda che nessun protocollo può contenere: quanto può resistere un cuore quando è messo alla prova dal dubbio di amare un’ombra?

Tra mappe pulsanti, avatar programmati e deviazioni invisibili, il destino di Elena e Matteo si decide in una guerra di logistica e silenzi


Agosto 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 21: Protocollo Orfeo


La sala di controllo degli avatar stava in fondo a un corridoio senza finestre, murato di schermi. L’aria odorava di ozono e plastica calda; i server tremavano come alveari, una vibrazione costante che pareva battere il tempo a ogni pensiero. Sulla parete nord correva la plancia di mappa: una cartografia viva, puntinata di micro-luci che si accendevano e si spegnevano in un ritmo ipnotico. Ogni luce un avatar. Ogni avatar un tramite.


Alle 19:42 una spia si accese in alto a sinistra, zona prealpina: provincia di Bergamo.

La luce non era la solita: pulsava a doppia frequenza, come un cuore in affanno.

«Allert in L12, cluster Val Seriana,» disse l’operatore di turno, una donna asciutta con le mani ferme sulla trackball. «Categoria A2: sanitario. Crossmatch riuscito: psichiatra. Nome avatar… Elena Fermi.»

Le parole frenarono l’aria. Due tecnici sollevarono la testa, l’eco dei ventilatori si fece più udibile, come se i server trattenessero il fiato. Sul lato opposto, dietro un vetro opaco, scivolò una figura: Valenti.

Entrò senza rumore, chiudendosi la porta alle spalle. «Timeline?» chiese, già vicino allo schermo, gli occhiali a mezzo naso.

«Allert attivo da quaranta secondi. Origine: Oltrecolle, micro-cella residenziale. Pattern di contatto affettivo in prossimità: numero ripetuto, stesso dispositivo, provenienza stabile. Presumibile partner. Possibile convergenza fisica entro 48 ore.»

Valenti non annuì nemmeno. «Triangola.»

Sul display si aprirono tre cerchi che si rincorrevano. L’operatrice li fissò. «Incrocio con agenda-cloni: il clone Fermi è in regime di alta utilizzazione. Ultimi tre giorni: dodici ore medie di attività, quattro contatti abilitanti, due trasferimenti preparatori. Tutti conformi.»

«Il contatto affettivo?» fece Valenti.

«Maschio. Matteo R. — Oltrecolle. Storico di vicinanza alta, intensità crescente. Ultima chiamata: oggi, 12:16. Anomalia semantica: il clone ha usato linguaggio di reparto privo di marcatori affettivi abituali. L’altro lato ha rilevato scostamento e ha proposto contatto fisico. Clone ha declinato. Probabilità di tentativo di visita da parte dell’interessato nel weekend: 61%.»

Sullo sfondo, un tecnico fischiò piano. Valenti lo fulminò con lo sguardo. «Livella il rumore, per favore.»

Il tecnico tacque. L’operatrice proseguì: «Se converge, rischiamo coerenza narrativa compromessa. Gli affetti sono driver imprevedibili. Il clone può reggere, ma…»

«Ma non dobbiamo arrivarci,» tagliò corto Valenti. «Non ora.» Si appoggiò al bordo della consolle. «L’interessato ha profilo?»

«Nessun profilo sanitario. Alta resilienza. Pattern di cura. Non escludo comportamento esplorativo: potrebbe presentarsi sul posto di lavoro o tentare la permanenza prolungata.»

Valenti si passò il pollice sulle labbra, un gesto corto e antico. «Un affetto che insiste è un chiodo sul legno: alla fine entra. E quando entra, scardina. No.»....

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