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I MISTERI DI OLTRECOLLE. CAPITOLO 22: ELENA TRA SPECCHI INGANNEVOLI E RIBELLI SPEZZATI

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 22: Elena tra specchi ingannevoli e ribelli spezzati
Sommario

Elena si muove in una città che le appare sempre più finta, prigioniera di un copione perfetto e inquietante. Le testimonianze dei collaborazionisti le rivelano l’esistenza degli Specchi, strumenti che non riflettono ma collegano ogni individuo al proprio avatar: un doppio che parla, decide, manipola e obbedisce, sempre sorvegliato. Ogni parola pronunciata davanti a quel vetro diventa un ordine, ogni affetto una leva per piegare le coscienze. In questo fragile equilibrio, la vita di Elena sembra sdoppiarsi: chi parla con Matteo, dall’altra parte dello Specchio?

Quando viene assegnata al Centro di Rieducazione Ribelli, la donna sprofonda in un mondo sotterraneo che sa di ruggine e disinfettanti, un inferno fatto di corridoi umidi, stanze di correzione e “pozzi” bui dove i prigionieri perdono lentamente identità e memoria. Tra volti spezzati e sguardi che non cedono, Elena deve valutare chi sia “recuperabile” e chi destinato a dissolversi nell’ombra. Ogni incontro è un colpo al cuore, ogni parola una lama che scava. In quelle viscere di cemento, la paura diventa palpabile, e la verità sugli Specchi prende forma con una crudezza insopportabile.

Nel cuore della città, tra confessioni inquietanti e corridoi di ferro e silenzio, la psichiatra scopre quanto sia sottile il confine tra cura e annientamento


Agosto 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 22: Elena tra specchi ingannevoli e ribelli spezzati


Elena, intanto, attraversava la città come una sonnambula. La luce autunnale, così educata da sembrare finta, non riusciva più a ingannarla. Ogni mattina, la stessa processione: Palazzo Cotto, guardie che annuiscono, corridoi lucidi, ufficio pulito come un vassoio operatorio. I “suoi” collaborazionisti la aspettavano in fila, tesserino al collo, sorriso contenuto, il riconoscimento negli occhi: una psichiatra è un timbro e un assoluto, un sì o un no, una salvezza o un rinvio.


Fu durante la terza seduta della giornata che chiese, con finta noncuranza: «Come comunicate con i vostri avatar? Voglio capire i vostri strumenti.

Cosa funziona, cosano.»

Un uomo sulla cinquantina, volto scavato e mani da artigiano, guardò un punto vago dietro di lei, come si guarda il ricordo di un dolore. «Con lo Specchio.»

«Lo specchio dello psichiatra?» sondò Elena, sottile.

«No, dottoressa. Quello di casa. Ce l’abbiamo tutti. Sta dove stava quello vecchio: bagno, corridoio, ingresso. Sembra uguale, ma quando ti ci metti davanti non vedi te. Vedi… lui. L’avatar. Quello che vive di là.»

Elena si irrigidì senza farlo vedere. «Non riflette? Mai?»

Un mormorio dove finisce la paura e inizia la superstizione. Un’altra paziente, giovane, le guance arrossate dall’ansia: «A volte sembra che ti guardi, ma non sei tu. È un vetro che ti restituisce un’altra stanza. Un’altra luce. Se dici “mi senti?”, l’avatar muove gli occhi. Se dici “ascolta”, si ferma. Gli diamo indicazioni. Chi contattare, che parole usare, in quale studio prenotare…»....

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