Un nuovo giorno si apre su Venezia, quando la luce del mattino filtra tra le persiane e avvolge le vite dei protagonisti. Elisabetta si risveglia in una stanza che profuma di mare e di lavanda, sospesa tra i doveri della nobiltà e i moti segreti del cuore. Nella quiete del palazzo di famiglia, i pensieri si intrecciano a desideri di libertà, mentre la città fuori scorre con il ritmo inconfondibile di gondole, mercati e richiami d’acqua.
Lorenzo, immerso nelle calli e negli incontri che segnano la sua giornata, vive un mattino diverso, fatto di presagi e di doveri che non possono essere rimandati. Tra un’osteria popolare e i fasti di San Marco, la sua figura attraversa una Venezia brulicante di vita e di mistero, portando con sé interrogativi che attendono risposte e sfide che non lasciano scampo.
Amore, destino e intrighi si muovono come fili invisibili nello scenario unico della Serenissima, creando un tessuto narrativo in cui nulla appare mai fermo, e ogni scelta sembra condurre verso un confine nuovo.
Tra passioni segrete e doveri pericolosi, Elisabetta e Lorenzo si muovono in una Venezia luminosa e insidiosa
Ottobre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo Capitolo 9: la missione di Lorenzo
Il sole del mattino si insinuava con delicatezza tra le fessure delle persiane di legno, disegnando lame dorate sulle pareti damascate della stanza di Elisabetta. La giovane si destò lentamente, come se volesse restare ancora per qualche istante sospesa tra il sogno e la realtà. Lenzuola di lino candido, leggermente profumate di lavanda e di sapone d’oliva, la avvolgevano in un abbraccio fresco e familiare. Stese le braccia sopra il capo, allungandosi languida, mentre la luce le accarezzava i capelli rossi che, sciolti e ribelli, si spargevano come una cascata di fuoco sul cuscino.
Il palazzo dei Mion, eretto con eleganza sobria lungo un canale centrale di Venezia, godeva di una posizione privilegiata: tutto il giorno il sole ne baciava le facciate, riflettendosi sull’acqua sottostante che portava echi di barche, richiami di gondolieri, fragranze marine. La stanza di Elisabetta, rivolta a est, si illuminava all’alba di un chiarore dorato che la faceva brillare come un piccolo scrigno. Dai vetri colorati filtrava una luce ambrata, che accendeva i ricami della coperta e faceva scintillare gli specchi muranesi appesi alle pareti.
La giovane rimase a lungo sdraiata, con gli occhi socchiusi, respirando quell’aria frizzante di inizio giornata che entrava dalle fessure insieme a un lontano odore di pane appena sfornato.
Attendeva la cameriera che, come ogni mattina, le avrebbe portato la colazione: una tazza di cioccolata calda, quando il commercio con le colonie lo permetteva, o una ciotola di frutta fresca e pane dolce imbevuto di latte e miele. Intanto, la mente correva veloce, e il suo cuore trovava rifugio in un pensiero che diventava sempre più insistente: Lorenzo.....