Nel cuore della Venezia del 1572, il monastero di San Zaccaria custodisce più di preghiere e silenzi. Tra le sue mura di pietra e incenso vive suor Agnese Morandi, una badessa dal passato nobile e dallo sguardo che scruta le anime come specchi. La vita del convento scorre in equilibrio tra devozione e diplomazia, finché una convocazione inattesa da parte del cardinale Grimani incrina la quiete. Nella laguna, intanto, si diffondono voci d’inquietudine: omicidi, segreti, peccati travestiti da penitenza. Mentre la città dorme, il vento della notte sussurra presagi che si insinuano nelle celle come ombre sottili. Nulla accade per caso a Venezia, e il destino sembra già muovere i suoi fili tra le acque, i palazzi e il convento che veglia sulla città.
Nel cuore della Venezia del 1572, tra silenzi monastici e poteri ecclesiastici, suor Agnese Morandi affronta una convocazione misteriosa del cardinale Grimani
Ottobre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 13: Ombre di Redenzione nel Monastero di San Zaccaria
Nel cuore della Venezia del 1572, tra silenzi monastici e poteri ecclesiastici, suor Agnese Morandi affronta una convocazione misteriosa del cardinale Grimani
Il monastero di San Zaccaria si ergeva, maestoso e silenzioso, a pochi passi dalla riva degli Schiavoni, quasi nascosto tra le calli che odoravano di salsedine e incenso. Nel 1572, era già uno dei complessi religiosi più prestigiosi di Venezia: un intreccio di pietra, fede e potere, dove la devozione si mescolava con la politica e la nobiltà trovava un rifugio per le proprie figlie “eccedenti” — quelle destinate più a Dio che al matrimonio.
Le sue mura di mattone rosso e pietra d’Istria, illuminate dal riflesso dell’acqua dei canali, custodivano chiostri ordinati e cortili dove il tempo sembrava muoversi con passo misurato. Gli archi del portico interno, ornati da capitelli semplici ma eleganti, incorniciavano aiuole di erbe aromatiche e piccoli orti coltivati dalle monache, che vivevano secondo la regola benedettina.
Dal campanile, la campana maggiore scandiva le ore come un battito del cuore della città, richiamando le suore alla preghiera o al silenzio, mentre nei corridoi lunghi e freschi si diffondeva l’odore costante della cera e del lino pulito.
La badessa, suor Agnese Morandi, era una donna di mezza età, risoluta, dal volto severo ma non privo di dolcezza. Aveva occhi grigi e penetranti, che parevano saper leggere i pensieri prima ancora che venissero detti. La voce era ferma, il passo deciso, e l’abito nero, sempre perfettamente in ordine, la faceva sembrare una figura scolpita nella penombra dei corridoi. Sotto il velo, i capelli bianchi le cadevano corti, segno di una lunga disciplina.....