Riciclo delle Navi: Affrontare le Sfide dei PiratiUn'analisi delle ripercussioni della Pirateria sul settore del riciclo navale e le strategie per un futuro sostenibiledi Marco ArezioIl fenomeno del riciclo delle navi, un'attività cruciale nell'ambito dell'economia circolare e della gestione sostenibile delle risorse, sta attraversando un periodo di significativa stagnazione. Per il nono trimestre consecutivo, i dati relativi al riciclo di queste imponenti strutture registrano cifre allarmanti: meno di 3 milioni di tonnellate. Un numero che, a prima vista, potrebbe non sembrare considerevole, ma che in realtà segnala un rallentamento preoccupante se confrontato con le capacità e le esigenze globali di riciclo.Il Contesto dell'Industria del Riciclo delle Navi Il riciclo delle navi, noto anche come demolizione o smantellamento navale, è un processo industriale che prevede lo smantellamento delle imbarcazioni in fin di vita, consentendo il recupero di materiali riutilizzabili e la riduzione dell'impatto ambientale. Quest'attività, oltre a fornire materie prime secondarie quali acciaio, rame e alluminio, contribuisce alla riduzione dell'inquinamento marino e alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Tuttavia, le complessità operative, le normative ambientali, i costi di trasporto e di lavorazione, e la disponibilità di cantieri specializzati, sono solo alcuni dei fattori che influenzano l'efficacia e l'efficienza di questo settore.Il Ruolo dei Pirati Negli ultimi anni, il fenomeno della pirateria marittima ha subito un'escalation, incidendo significativamente sulle operazioni di trasporto navale internazionale, inclusi i trasferimenti delle navi destinate al riciclo. I pirati, colpendo le rotte marittime utilizzate per il trasporto di queste imponenti strutture verso i cantieri di smantellamento, hanno introdotto un livello di rischio che molte compagnie navali stanno faticando a gestire. Le aree maggiormente colpite sono quelle con alta concentrazione di traffico marittimo, come il Golfo di Guinea, il Sudest asiatico e alcune zone vicino al Corno d'Africa.Conseguenze della Pirateria sul riciclo delle NaviImplicazioni Economiche La stagnazione nel riciclo delle navi ha conseguenze economiche significative a livello globale. Le compagnie navali affrontano costi aggiuntivi notevoli legati alla sicurezza e all'assicurazione, che possono rendere economicamente svantaggioso il trasporto delle navi verso i cantieri di smantellamento. Inoltre, il valore dei materiali riciclabili recuperati dalle navi potrebbe non compensare questi costi extra, influenzando negativamente la redditività del settore del riciclo.Impatto Ambientale L'ambiente soffre notevolmente a causa del ritardo nel processo di riciclo delle navi. Le navi obsolete continuano a navigare oltre il loro ciclo di vita ottimale, incrementando l'inquinamento atmosferico e marino a causa delle loro inefficienze operative e dei sistemi di propulsione datati. Questo ritardo nel riciclo significa anche che materiali potenzialmente pericolosi, come l'amianto e i composti di piombo, restano in circolazione più a lungo del dovuto, aumentando il rischio di danni ambientali.Sicurezza Marittima La sicurezza marittima è messa a dura prova dagli attacchi dei pirati. Questi atti criminali non solo mettono in pericolo la vita dell'equipaggio ma complicano ulteriormente il trasporto sicuro delle navi destinate al riciclo. Le zone ad alto rischio richiedono l'adozione di misure di sicurezza stringenti, come le scorte armate e le strategie di navigazione difensive, che comportano ulteriori oneri finanziari e logistici.Strategie di Risoluzione e Innovazione Per superare questi ostacoli, è necessario un approccio olistico che includa l'adozione di tecnologie avanzate, la cooperazione internazionale e l'implementazione di politiche efficaci. Tecnologie Avanzate: L'uso di sistemi di tracciamento e monitoraggio in tempo reale può migliorare la sicurezza delle navi in transito. Inoltre, l'innovazione nel design navale e nei materiali può ridurre la dipendenza da rotte lunghe e pericolose, facilitando il riciclo locale. Cooperazione Internazionale: La lotta contro il pirataggio richiede un impegno congiunto tra le nazioni marittime, attraverso pattugliamenti congiunti e accordi di sicurezza. La condivisione di intelligence e risorse può aumentare significativamente la sicurezza delle rotte marittime. Politiche per l'Economia Circolare: Le politiche che incentivano il riciclo delle navi e l'uso di materiali riciclati possono stimolare l'innovazione nel settore. Ad esempio, sussidi per le tecnologie di smantellamento ecocompatibile e normative più severe sull'uso di navi obsolete possono accelerare il passaggio a pratiche più sostenibili.Conclusione Il settore del riciclo delle navi si trova di fronte a una sfida complessa, esacerbata dalla minaccia dei pirati. Tuttavia, questa situazione rappresenta anche un'opportunità per innovare e rafforzare le pratiche di economia circolare nel settore marittimo. Attraverso l'adozione di tecnologie avanzate, la cooperazione internazionale e politiche incentrate sulla sostenibilità, è possibile creare un futuro più sicuro e sostenibile per il riciclo delle navi.
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La creazione di microplastiche aprendo una bottiglia. dove vanno a finire?Microplastiche generate dall’apertura degli imballaggi alimentari: cosa dice la scienza nel 2026 e perché questo fenomeno riguarda la nostra vita quotidiana Autore: Marco Arezio Data di pubblicazione originale: Marzo 2020Ultimo aggiornamento scientifico: Marzo 2026Categoria: Plastica – Microplastiche – Economia circolare – Sicurezza alimentare Un gesto quotidiano che la ricerca scientifica ha iniziato a osservare da vicino Aprire una bottiglia d’acqua, svitare il tappo di una bibita, strappare la confezione di un pacco di biscotti o tagliare una busta di plastica che contiene alimenti sono gesti talmente abituali da risultare invisibili alla nostra attenzione. Ogni giorno compiamo queste operazioni decine di volte senza interrogarci su ciò che accade realmente nel momento in cui il materiale plastico viene sottoposto a una piccola sollecitazione meccanica. Negli ultimi anni la comunità scientifica ha iniziato a guardare con maggiore attenzione proprio a questi momenti apparentemente insignificanti. La domanda che alcuni ricercatori si sono posti è semplice ma al tempo stesso sorprendente: quando apriamo un imballaggio plastico si generano microplastiche? E se la risposta è sì, dove finiscono queste particelle? Già alcuni studi pubblicati intorno al 2020 avevano suggerito che l’apertura di una confezione alimentare potesse produrre minuscoli frammenti plastici. Da allora la ricerca scientifica si è evoluta rapidamente. Tra il 2021 e il 2025 numerosi gruppi di ricerca in Europa, Asia e Nord America hanno approfondito questo fenomeno utilizzando tecnologie analitiche sempre più sofisticate. Oggi sappiamo che le microplastiche non derivano soltanto dalla degradazione ambientale dei rifiuti plastici, come spesso si immagina, ma possono essere prodotte anche da processi meccanici estremamente comuni, come l’attrito tra superfici polimeriche durante l’apertura di un imballaggio. Questo non significa che ogni bottiglia rappresenti un pericolo immediato per la salute umana, ma dimostra quanto il tema delle microplastiche sia più complesso di quanto si pensasse fino a pochi anni fa. Microplastiche e nanoplastiche: una presenza ormai globale Prima di comprendere cosa accade durante l’apertura di una bottiglia o di una confezione alimentare, è necessario chiarire cosa si intende esattamente con il termine microplastiche. Con questa espressione si indicano generalmente frammenti plastici con dimensioni inferiori ai cinque millimetri. Quando le dimensioni scendono ulteriormente, fino alla scala nanometrica, si parla invece di nanoplastiche, particelle così piccole da poter interagire con strutture biologiche estremamente fini. Negli ultimi anni queste particelle sono state identificate praticamente ovunque. Le ricerche scientifiche hanno documentato la presenza di microplastiche negli oceani, nei sedimenti marini, nei laghi, nei fiumi e perfino nelle regioni polari. Tuttavia la loro diffusione non riguarda soltanto gli ecosistemi naturali. Studi pubblicati negli ultimi anni hanno individuato microplastiche anche nell’aria che respiriamo, nell’acqua potabile e in diversi alimenti. Alcune ricerche hanno persino dimostrato la presenza di queste particelle nel sangue umano e nella placenta, segno che l’esposizione è ormai diffusa su scala globale. Questo non implica automaticamente un rischio sanitario grave, perché la tossicologia delle microplastiche è ancora oggetto di studio. Tuttavia dimostra che le particelle plastiche possono entrare nei sistemi biologici, aprendo nuovi interrogativi scientifici. Cosa accade realmente quando apriamo una bottiglia Per comprendere il fenomeno della generazione di microplastiche durante l’apertura degli imballaggi, alcuni gruppi di ricerca hanno deciso di osservare nel dettaglio le interazioni meccaniche tra i diversi materiali plastici utilizzati nel packaging alimentare. Uno degli esempi più comuni riguarda le bottiglie per bevande. In queste confezioni il corpo della bottiglia è generalmente realizzato in PET (polietilene tereftalato), mentre il tappo è spesso prodotto in polietilene ad alta densità (HDPE) o in altre varianti di polietilene. Quando si svita il tappo, le filettature dei due materiali entrano in contatto e scorrono l’una sull’altra. Questo movimento produce attrito e, in alcuni casi, microabrasioni delle superfici polimeriche. Le ricerche hanno dimostrato che durante questo processo possono staccarsi minuscoli frammenti plastici invisibili a occhio nudo. Alcuni di questi frammenti possono cadere direttamente nella bevanda nel momento in cui la bottiglia viene aperta. Situazioni simili possono verificarsi anche quando si aprono altri tipi di imballaggi alimentari. Tagliare una confezione con un coltello, utilizzare una forbice o strappare manualmente una busta plastica può generare una frammentazione microscopica del materiale. Il fenomeno è in gran parte legato alla struttura dei polimeri. I materiali plastici, pur essendo resistenti e flessibili, possono produrre microframmenti quando vengono sottoposti a stress meccanici localizzati.Come gli scienziati hanno misurato questo fenomeno Per studiare questi processi in modo scientificamente rigoroso, i ricercatori hanno utilizzato tecniche analitiche molto avanzate. Gli imballaggi sono stati pesati prima e dopo l’apertura con microbilance estremamente sensibili, capaci di rilevare variazioni di massa minime. Successivamente le superfici dei materiali sono state osservate con microscopia elettronica a scansione, una tecnologia che consente di analizzare strutture microscopiche con un livello di dettaglio impossibile da ottenere con strumenti ottici tradizionali. Le analisi hanno evidenziato che l’apertura di una confezione può generare quantità di particelle plastiche dell’ordine di 10–30 nanogrammi. Si tratta di quantità estremamente piccole, ma sufficienti per dimostrare che il fenomeno esiste realmente. La quantità di frammenti dipende molto dal tipo di apertura. Se una confezione viene aperta con una forbice o con un taglio preciso, la produzione di particelle tende a essere più limitata. Al contrario, quando il materiale viene strappato manualmente o tagliato con strumenti più aggressivi, la frammentazione può aumentare.Anche il tipo di polimero utilizzato, lo spessore dell’imballaggio e la presenza di multistrati possono influenzare il fenomeno.Dove finiscono le microplastiche generate Una volta prodotte, queste minuscole particelle possono seguire percorsi diversi. Nel caso delle bottiglie, alcune possono cadere direttamente nella bevanda. Nel caso delle confezioni alimentari, invece, i frammenti possono depositarsi sull’alimento o disperdersi nell’aria circostante. Le quantità coinvolte sono molto piccole e non rappresentano necessariamente una fonte primaria di esposizione. Tuttavia la ricerca scientifica sottolinea un elemento importante: l’esposizione umana alle microplastiche non dipende da una singola fonte, ma dalla somma di numerosi contributi quotidiani. Le microplastiche possono infatti entrare nel nostro organismo attraverso molte vie diverse. Possono essere presenti nell’acqua che beviamo, nei pesci che consumiamo, nel sale marino, nelle polveri domestiche e persino nelle fibre sintetiche dei tessuti. L’apertura degli imballaggi rappresenta quindi una piccola parte di un fenomeno molto più ampio. Cosa sappiamo oggi sugli effetti biologici Negli ultimi cinque anni la ricerca sulle microplastiche ha fatto progressi significativi, ma molte domande restano ancora aperte. Alcuni studi condotti su organismi acquatici hanno dimostrato che particelle molto piccole possono attraversare le membrane cellulari e accumularsi nei tessuti. In alcuni pesci, ad esempio, l’esposizione a nanoplastiche è stata associata a alterazioni neurologiche o comportamentali. Quando si passa all’uomo, tuttavia, le evidenze sono ancora limitate. Organizzazioni scientifiche internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare sottolineano che non esistono ancora prove definitive di effetti tossicologici diretti. Il problema principale riguarda la dimensione delle particelle. Le nanoplastiche, essendo estremamente piccole, potrebbero teoricamente attraversare alcune barriere biologiche e interagire con sistemi cellulari. Ma comprendere esattamente cosa accade richiede ancora anni di ricerca. Plastica, imballaggi e sicurezza alimentare Quando si parla di microplastiche è importante non perdere di vista un aspetto fondamentale. Gli imballaggi plastici svolgono un ruolo cruciale nella sicurezza alimentare e nella riduzione degli sprechi. Molti alimenti moderni possono essere conservati più a lungo proprio grazie alle proprietà barriera dei materiali plastici. Senza questi imballaggi, il deterioramento degli alimenti sarebbe molto più rapido e le perdite lungo la filiera alimentare aumenterebbero significativamente. Secondo diverse analisi internazionali, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Gli imballaggi contribuiscono in modo importante a limitare questo problema, migliorando la conservazione e la logistica dei prodotti alimentari. Per questo motivo la questione delle microplastiche non può essere affrontata in modo semplicistico contrapponendo plastica e ambiente. La sfida reale consiste nel migliorare la progettazione dei materiali e la gestione dei rifiuti, evitando la dispersione delle plastiche nell’ambiente. Economia circolare e futuro degli imballaggi Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto numerose politiche per ridurre l’impatto ambientale delle plastiche. Il piano d’azione per l’economia circolare, insieme alle direttive sugli imballaggi e sulle plastiche monouso, punta a migliorare la riciclabilità dei materiali e a ridurre la dispersione dei rifiuti. Anche l’industria del packaging sta evolvendo rapidamente. Nuovi design degli imballaggi, tappi solidali alle bottiglie e materiali più resistenti sono stati sviluppati per migliorare le prestazioni ambientali dei prodotti. Parallelamente cresce l’attenzione verso la progettazione di imballaggi pensati fin dall’origine per il riciclo, riducendo la complessità dei materiali e favorendo il recupero delle materie prime seconde. Una conclusione che invita alla responsabilitàLe ricerche scientifiche dimostrano che microplastiche e nanoplastiche possono essere generate anche durante l’apertura degli imballaggi. Tuttavia le quantità coinvolte sono molto piccole e rappresentano soltanto una delle molte possibili fonti di esposizione.Il vero problema ambientale della plastica non risiede nel materiale in sé, ma nel modo in cui l’umanità lo utilizza e lo gestisce. Quando i rifiuti plastici vengono dispersi nell’ambiente, possono frammentarsi nel tempo generando microplastiche che entrano negli ecosistemi e nella catena alimentare. La soluzione non consiste quindi nel demonizzare la plastica, ma nel costruire sistemi industriali e sociali capaci di gestirla in modo responsabile. In altre parole, non è la plastica il nemico dell’uomo. Il vero problema è l’incapacità di governarne correttamente il ciclo di vita. L’economia circolare rappresenta oggi lo strumento più concreto per affrontare questa sfida, trasformando un materiale straordinariamente utile in una risorsa che può essere utilizzata più volte senza diventare un rifiuto permanente. Fonti scientifiche World Health Organization – Microplastics in Drinking Water European Food Safety Authority – Microplastics and Nanoplastics in Food United Nations Environment Programme – Global Plastic Pollution Assessment Nature Reviews Materials – Microplastics and Human Health Science of the Total Environment – Human exposure to microplastics University of Newcastle – Research on microplastic pollution Chinese Academy of Sciences – Studies on microplastic generation in packaging
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Notizie sulla Plastica Riciclata nel MondoNotizie sui polimeri riciclati, sulle macchine e gli stampi per le materie plastiche, sui prodotti fatti in plastica riciclata, sulle tecniche di produzione e sulle novità di mercatodi Marco ArezioNel portale del riciclo rMIX è possibile trovare sezioni dedicate alle informazioni e alle notizie sulla plastica riciclata e sul mondo che le ruota intorno. Ci sono molti aspetti tecnici, commerciali e di informazione generale che aiutano gli operatori del settore della plastica riciclata a rimanere aggiornati e a cogliere occasioni commerciali interessanti. Le sezioni si dividono in: • Polimeri riciclati: nella sezione è possibile trovare informazioni sulle offerte e richieste di polimeri riciclati, sia da post consumo che post industriali, in varie forme come i granuli, i macinati, i densificati, le polveri e le balle. La plastica riciclata offerta o richiesta la potete selezionare per tipologia, forma e paese di provenienza. • Macchine e stampi: nella sezione troverete informazioni su offerte e richieste di macchine ed attrezzature per la lavorazione della plastica riciclata e dei rifiuti, nonché degli stampi per produrre i prodotti finiti. • Prodotti fatti in plastica riciclata: nella sezione troverete offerte e richieste di prodotti realizzati con i polimeri riciclati, attraverso i sistemi di stampaggio, soffiaggio, termoformatura, film ed estrusione. • Lavori conto terzi: nella sezione troverete le aziende che offrono servizi conto terzi come lo stampaggio, l’estrusione, la filmatura, il lavaggio, la macinazione, la micronizzazione, il confezionamento, il soffiaggio delle bottiglie e delle taniche e molti altri servizi. • Consulenza e distribuzione: nella sezione troverete le aziende che sono specializzate nella distribuzione e nell’import-export dei polimeri riciclati, inoltre le aziende di consulenza che operano come agenti, rappresentanti e tecnici delle materie plastiche riciclate. • Informazioni tecniche: nella sezione potete trovare gli approfondimenti tecnici su vari aspetti che riguardano la plastica riciclata ed il suo impiego. Nello specifico si parla della gestione dei rifiuti, del lavaggio, della macinazione della densificazione, della granulazione, del comportamento fisico, chimico e meccanico della materia prima e delle macchine. Molti articoli riguardano come migliorare i vari aspetti produttivi e come evitare i problemi di qualità sui prodotti finiti e sui semilavorati. • Informazioni generali: nella sezione vengono riportate informazioni sul mercato che riguardano il mondo della plastica riciclata, le iniziative aziendali, le novità commerciali, finanziarie e gli aggiornamenti che possono interessare gli operatori del settore. • Economia circolare: nella sezione troverete numerosi articoli che affrontano come si può ottenere un giusto rapporto tra l’ambiente e i rifiuti attraverso l’economia circolare. Vengono trattati aspetti tecnici produttivi, sociali in riferimento alla raccolta differenziata e i rifiuti, politici che riguardano il cammino per incrementare la circolarità delle produzioni e dei beni sul mercato. Categoria: Notizie - plastica riciclata - rifiuti - macchine - stampi - polimeri
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HDPE 100% Riciclato: Resistenza Certificata allo Stress Cracking nei FlaconiCome il test ASTM D1693 B dimostra che l’HDPE riciclato garantisce durabilità, riduce il rischio di greenwashing e apre nuove prospettive sostenibili per l’industria del packagingdi Marco ArezioLa crescente attenzione verso la sostenibilità e l’economia circolare ha portato il settore del packaging a spingersi oltre l’impiego parziale di materiali riciclati. Fino a pochi anni fa, l’idea di produrre flaconi interamente in HDPE riciclato era accolta con scetticismo: si temeva una perdita di prestazioni meccaniche e, soprattutto, una minore resistenza allo stress cracking, fenomeno che compromette la durata e l’integrità dei contenitori. Oggi, i risultati ottenuti dalle prove di laboratorio mostrano che queste perplessità possono essere superate con evidenze tecniche concrete. Cos’è lo stress cracking e perché è cruciale per i flaconi in HDPE Lo stress cracking ambientale (ESCR – Environmental Stress Cracking Resistance) è uno dei parametri più critici per valutare l’affidabilità dei manufatti in polietilene ad alta densità. Si tratta di microfratture che si sviluppano sotto l’effetto combinato di stress meccanico e agenti esterni, come detergenti o sostanze chimiche. Nel caso dei flaconi, che spesso contengono prodotti aggressivi o vengono sottoposti a urti e pressioni durante lo stoccaggio e il trasporto, garantire un’adeguata resistenza allo stress cracking è fondamentale per evitare rotture e perdite di contenuto. Per lungo tempo si è ritenuto che l’HDPE vergine fosse insostituibile per garantire standard di sicurezza e prestazioni elevate. Tuttavia, i test effettuati su granuli provenienti da HDPE riciclato dimostrano che, se correttamente selezionato e processato, questo materiale può raggiungere livelli di resistenza comparabili a quelli dei polimeri tradizionali. Il test secondo la normativa ASTM D1693 B La prova di resistenza allo stress cracking è regolata dalla normativa ASTM D1693 B, riconosciuta a livello internazionale. Secondo questo metodo, i provini vengono sottoposti a immersione in un tensioattivo e mantenuti a temperatura controllata (50 °C) per un tempo definito. La forma del provino di tipo B consente di standardizzare la sollecitazione meccanica, riproducendo in laboratorio condizioni che simulano l’uso reale dei manufatti. Il risultato si esprime in termini di tempo alla rottura o, nei casi migliori, assenza di rottura durante tutto l’arco temporale considerato. Nel test condotto sui campioni di HDPE riciclato, i provini sono stati esposti per 300 ore a 50 °C in tensioattivo puro, senza che si verificasse alcuna rottura. Questo dato conferma non solo l’elevata qualità del riciclato impiegato, ma anche la sua idoneità a sostituire integralmente il materiale vergine in applicazioni critiche come la produzione di flaconi. Risultati e significato tecnico Superare un test di 300 ore senza rottura in condizioni di massima sollecitazione rappresenta un traguardo di robustezza e affidabilità per un materiale 100% riciclato. Significa che il flacone realizzato con questo polimero può affrontare le sfide dell’uso quotidiano, dallo stoccaggio nei magazzini alle variazioni di temperatura, senza compromettere la sicurezza del contenuto. Dal punto di vista del progettista e del produttore di imballaggi, questo apre la strada a una nuova generazione di contenitori sostenibili, capaci di mantenere le stesse performance dei tradizionali, con un impatto ambientale ridotto. I vantaggi ambientali di un HDPE interamente riciclato La produzione di flaconi in HDPE 100% riciclato offre benefici ambientali tangibili: - Riduzione delle emissioni di CO₂: il riciclo evita l’estrazione di nuove materie prime fossili e diminuisce il consumo energetico rispetto alla produzione di polimero vergine. - Minore impatto sul consumo di risorse naturali: ogni flacone prodotto in riciclato sottrae materiale alla discarica o all’incenerimento, contribuendo a chiudere il ciclo di vita della plastica. - Allineamento agli obiettivi europei di economia circolare: l’UE richiede l’aumento delle percentuali di plastica riciclata negli imballaggi, e un materiale che performa anche al 100% rende più realistico il raggiungimento di tali target. Un vantaggio anche per i produttori Dal lato industriale, l’impiego di HDPE riciclato che supera le prove ESCR significa poter offrire flaconi competitivi non solo sul prezzo, ma anche sull’affidabilità. La certezza che il materiale resista agli agenti chimici e allo stress ambientale permette ai produttori di: - ridurre la dipendenza dalle resine vergini, soggette a oscillazioni di prezzo- migliorare la propria immagine in termini di sostenibilità, evitando l’accusa di greenwashing- rispondere alle richieste crescenti dei clienti finali, sempre più attenti all’impatto ambientale degli imballaggiInoltre, eliminare la necessità di miscelare percentuali di vergine con riciclato semplifica la filiera, rende più trasparente la dichiarazione ambientale del prodotto e consolida la fiducia del consumatore. Superare il rischio del greenwashing Uno degli aspetti più importanti riguarda il tema della credibilità ambientale. Molte aziende, per dimostrare impegno nella sostenibilità, dichiarano l’uso di percentuali di materiale riciclato. Tuttavia, quando tali percentuali sono marginali, l’effetto è spesso percepito come marketing più che come reale azione ambientale. La possibilità di produrre flaconi in HDPE 100% riciclato, certificati da prove tecniche rigorose, elimina questo rischio: non si tratta di aggiungere una piccola parte di riciclato per “colorare di verde” il prodotto, ma di ripensarne davvero la materia prima in ottica circolare. Una nuova prospettiva per il settore del packaging Le prove di laboratorio aprono scenari concreti. L’industria del packaging non si trova più di fronte alla domanda “quanto riciclato posso inserire senza compromettere la qualità?”, ma piuttosto a “come posso sfruttare al meglio un riciclato che offre le stesse prestazioni del vergine?”. Questo cambio di paradigma non solo riduce i costi ambientali, ma favorisce l’innovazione nei processi di selezione, lavaggio e rigenerazione del materiale. In futuro, la sfida sarà quella di estendere questa affidabilità a un numero crescente di applicazioni, non solo ai flaconi, ma anche a contenitori più complessi e a componenti tecnici che richiedono resistenza e durabilità.© Riproduzione Vietata
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Le Bombole di Acetilene: Struttura, Funzionamento e Riciclo SostenibileAnalisi tecnica e ambientale delle bombole di acetilene: composizione, principi di sicurezza, impieghi industriali e strategie di riciclodi Marco ArezioL’acetilene (C₂H₂) è un gas altamente infiammabile, instabile allo stato puro e utilizzato in numerosi processi industriali, soprattutto nella saldatura e nel taglio dei metalli. Per le sue caratteristiche chimiche peculiari, non può essere conservato come un gas compresso tradizionale: necessita di bombole specificamente progettate, che rappresentano un capolavoro di ingegneria dei materiali e di sicurezza industriale. L’obiettivo di questo articolo è descrivere come sono costruite le bombole di acetilene, a cosa servono, e soprattutto come vengono riciclate, inserendo l’analisi nel contesto più ampio dell’economia circolare dei gas tecnici. Cos’è l’acetilene e perché richiede bombole speciali L’acetilene è un idrocarburo insaturo appartenente alla famiglia degli alchini, caratterizzato da un triplo legame carbonio-carbonio. È un gas incolore, leggermente più leggero dell’aria e dall’odore pungente. La sua particolarità risiede nell’elevato potere calorifico e nella fiamma estremamente calda (fino a 3.200 °C in combinazione con ossigeno), che lo rende ideale per la saldatura ossiacetilenica. Tuttavia, questa elevata energia interna rende l’acetilene intrinsecamente instabile: se compresso a pressioni superiori a 2 bar, può decomporsi spontaneamente con violenza. È per questo che non può essere immagazzinato come gli altri gas tecnici, ma richiede bombole appositamente progettate per garantirne la stabilità e la sicurezza d’uso. Struttura interna e materiali costruttivi delle bombole di acetilene Le bombole di acetilene non sono semplici contenitori metallici pressurizzati. All’interno ospitano una massa porosa impregnata di un solvente organico, solitamente acetone o dimetilformammide (DMF), che serve per disciogliere e stabilizzare il gas. La massa porosa ha una funzione fondamentale: impedisce la formazione di sacche di gas libero e distribuisce uniformemente il solvente, riducendo il rischio di decomposizione esplosiva. Essa è composta da materiali inerti e refrattari, come diatomite, silice, calcare, cemento poroso, amianto sostituito da fibre minerali o strutture a base di carbonato di calcio espanso. Il guscio esterno è invece realizzato in acciaio legato ad alta resistenza, capace di sopportare le variazioni termiche e meccaniche derivanti dall’uso industriale. L’interno è progettato per essere totalmente saturo del solvente, in modo che l’acetilene non si trovi mai allo stato puro, ma sempre disciolto. Il principio di funzionamento e la stabilizzazione del gas All’interno della bombola, il gas acetilene viene dissolto nel solvente a una pressione di esercizio di circa 15 bar. Quando la valvola viene aperta, il gas si libera gradualmente, passando dallo stato disciolto a quello gassoso in modo controllato. Il sistema è concepito per prevenire l’autodecomposizione dell’acetilene, che può essere innescata da urti, calore o compressione eccessiva. Per questo motivo, le bombole includono valvole di sicurezza, dispositivi antiritorno di fiamma e un controllo costante della pressione interna. La temperatura di stoccaggio deve essere mantenuta inferiore a 40 °C, poiché il calore accelera la liberazione del gas dal solvente e potrebbe portare a instabilità. Ogni bombola è dotata di una targhetta identificativa che ne certifica la capacità, il numero di serie, il tipo di solvente e la data di collaudo. Impieghi industriali e applicazioni dell’acetilene L’acetilene trova impiego in numerosi settori industriali grazie al suo potere termico e alla capacità di generare una fiamma controllabile e molto concentrata. È utilizzato principalmente per: - Saldatura e taglio ossiacetilenico di acciai e leghe - Trattamenti termici superficiali, come la carburazione - Produzione di composti organici, come l’acrilonitrile e il cloruro di vinile - Laboratori di ricerca e processi di deposizione chimica (CVD) La sua versatilità ne fa uno dei gas tecnici più diffusi, ma anche uno dei più regolamentati per motivi di sicurezza. Normative di sicurezza e manutenzione periodica delle bombole Le bombole di acetilene sono soggette a severe normative internazionali come la ISO 3807 e la Direttiva Europea 2010/35/UE (TPED), che ne regolano costruzione, test, marcatura e manutenzione. Ogni bombola deve essere collaudata con prove idrauliche e di tenuta ogni 10 anni, e mantenuta in ambienti ventilati e lontani da fonti di calore. Le aziende produttrici e distributrici devono garantire la tracciabilità completa del contenitore e del gas, in conformità ai regolamenti sul trasporto di merci pericolose (ADR). Il riempimento può essere effettuato solo da operatori certificati, in impianti approvati che verificano l’integrità della massa porosa e la saturazione del solvente. Fine vita e gestione del rifiuto pressurizzato Quando una bombola di acetilene raggiunge la fine della sua vita utile, non può essere semplicemente smaltita come un rottame metallico. Deve prima essere depressurizzata, degasata e bonificata in centri specializzati. Il processo inizia con l’apertura controllata e il rilascio sicuro del gas residuo, seguito da un periodo di aerazione per rimuovere solventi e vapori. Successivamente, la massa porosa interna viene estratta, triturata e trattata per separare i componenti minerali e organici. Solo a quel punto il corpo metallico può essere avviato alla fonderia per il riciclo dell’acciaio. Processi di riciclo dei materiali metallici e della massa porosa Il riciclo delle bombole di acetilene rappresenta un’eccellenza tecnologica nel recupero dei materiali. L’acciaio esterno, dopo la bonifica, viene reimmesso nel ciclo siderurgico, riducendo l’uso di minerale vergine. La massa porosa, se composta da materiali minerali naturali, può essere utilizzata come inerte nei cementifici o nei materiali da costruzione leggeri. In alcuni casi, la rigenerazione del materiale interno consente di ricostruire nuove bombole, chiudendo completamente il ciclo del prodotto. Il ruolo del riciclo nella filiera dell’acetilene e nella transizione ecologica Il recupero delle bombole di acetilene non è solo un obbligo normativo ma un tassello essenziale della transizione ecologica dell’industria dei gas tecnici. La possibilità di reimpiegare acciaio e materiali inerti riduce significativamente l’impatto ambientale e i costi di produzione. Le aziende del settore stanno investendo in sistemi digitali di tracciabilità basati su RFID e blockchain per monitorare la vita utile delle bombole e ottimizzare i cicli di manutenzione e riciclo. In un’ottica di economia circolare, la bombola di acetilene diventa così un prodotto durevole, riparabile e completamente riciclabile, simbolo di una filiera industriale che evolve verso la sostenibilità. In sintesi, le bombole di acetilene rappresentano un esempio perfetto di come tecnologia, sicurezza e sostenibilità possano coesistere in un prodotto industriale complesso. Dalla loro progettazione alla gestione del fine vita, esse incarnano i principi dell’economia circolare applicata ai gas tecnici, contribuendo a rendere più sostenibile uno dei settori fondamentali per la produzione e la manutenzione industriale moderna.© Riproduzione Vietata
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rNEWS: La Plastica è Caduta Vittima del suo Successo e dell’Ignoranza?La plastica ha straordinarie doti che hanno reso la nostra vita, attraverso le sue applicazioni, decisamente più comoda, sicura ed economicadi Marco ArezioNon sono sensazioni ma dati chiari e inconfutabili quanto la plastica sia economica, resistente, durevole, adatta agli alimenti e al medicale, impermeabile, elettricamente neutra, malleabile, modellabile, leggera, colorabile e con un impatto carbonico in fase di produzione molto basso. Il polverone mediatico sollevato da più parti, a volte spinto da interessi non cristallini e da persone che non hanno conoscenza del settore, anche a livello politico, attribuisce alla plastica colpe che non ha, come quella di inquinare il pianeta. Il problema esiste, non si deve negare, ma la questione è da ridurre a due fattori: il principale è l’abitudine dell’uomo a sbarazzarsi comodamente dei propri rifiuti, qualsiasi, nell’ambiente e la seconda è che i tassi di riciclo della plastica, come per altri prodotti, sono ancora molto bassi, per svariate ragioni che vedremo in questo articolo realizzato dalla Basf. I temi sono trattati attraverso l’intervista al Prof. Dr. Helmut Maurer, Giurista principale presso l’Unità Gestione Rifiuti e Riciclo della Commissione Europea, Direzione Generale per l’Ambiente e a Patricia Vangheluwe, PhD, Direttore Affari Consumatori e Ambientali presso PlasticsEurope. Il successo della plastica è indiscusso, contemporaneamente i suoi aspetti negativi come lo smaltimento dei rifiuti sono oggetto di molte discussioni. Il Prof. Dr. Helmut Maurer e Patricia Vangheluwe, PhD, due esperti nel settore delle materie plastiche, discutono le loro idee su come affrontare questa sfida globale. Le materie plastiche interessano quasi ogni settore delle nostre vite, apportando miglioramenti, comodità e risparmi sui costi. Da oltre 100 anni questi materiali altamente versatili contribuiscono a plasmare il nostro mondo e nuove materie plastiche sono sempre in fase di sviluppo. Ma poiché i rifiuti plastici si accumulano nelle discariche e negli oceani, il loro smaltimento costituisce oggi un serio problema ambientale. Patricia Vangheluwe, PhD, di PlasticsEurope, e il Professor Dr. Helmut Maurer della Commissione Europea per la Gestione dei Rifiuti e il Riciclo, discutono del dilemma dinanzi al quale ci troviamo. Per alcuni la parola “plastica” è diventata sinonimo di cultura usa e getta, tuttavia il materiale fornisce un enorme contributo alle nostre vite quotidiane. Ritenete che la plastica abbia un problema di immagine? Helmut Maurer: La plastica è vittima della sua versatilità e del suo grande successo. Cosa non facciamo con la plastica? Ce l’abbiamo persino nei nostri corpi come parte delle applicazioni medicali. Non c’è motivo di demonizzare la plastica. Il problema, dal mio punto di vista, è che è ampiamente abusata. La commercializziamo e la produciamo il più possibile ma poi non disponiamo degli strumenti per gestirla adeguatamente. L’obsolescenza programmata è diventata un principio industriale. Patricia Vangheluwe: Concordo che le materie plastiche soffrano di un problema di immagine e che dobbiamo cambiare questa situazione. Ad esempio dobbiamo fare molto di più per utilizzare i rifiuti plastici post-consumo come risorsa e far capire alla gente che la plastica è un materiale prezioso. Come società dobbiamo affrontare questo problema perché la plastica offre enormi possibilità per affrontare le sfide sociali ed è uno dei materiali più eco-efficienti in circolazione. Il consumo crescente ha creato problemi poiché gli stati fanno ogni sforzo possibile per gestire grandi quantitativi di materiale plastico come rifiuto. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), tra il 22% e il 43% dei rifiuti plastici finisce nelle discariche di tutto in modo invece di essere riutilizzato o riciclato. Come possiamo risolvere questo problema? Maurer: Nei paesi in via di sviluppo, la plastica viene praticamente sempre buttata via, in discarica o nella natura. Anche in Europa circa il 50% finisce in discarica. È chiaro che dobbiamo intervenire urgentemente. Quello di cui abbiamo bisogno è un divieto globale di collocamento in discarica. E abbiamo milioni di tonnellate di plastica decomposte in microparticelle che galleggiano nei nostri oceani – un flusso di altri 10 - 15 milioni di tonnellate raggiunge l’ambiente marino ogni anno. Dobbiamo parlare a livello globale – gli oceani non hanno confini. Dobbiamo inoltre lavorare sulla composizione chimica dei materiali. È necessario realizzare prodotti con materiali progettati per essere riciclati ed evitare additivi tossici che ne rendano difficoltoso il recupero. È una grande sfida per l’industria della plastica. Vangheluwe: Condivido l’opinione di Helmut che dobbiamo incoraggiare un divieto di collocamento in discarica a livello globale. Quando si arriva ai rifiuti post-consumo, l’intera catena di valore – dalle aziende produttrici di materie plastiche ai produttori, rivenditori e consumatori finali dei prodotti – può fare di più. Dobbiamo progettare prodotti per garantire l’eco-efficienza, che non è esattamente la stessa cosa della progettazione per il riciclo, e nel fare questo dobbiamo tener conto di quello che succederà con il prodotto alla fine della sua vita. Le società produttrici hanno sempre preso molto sul serio i rifiuti, perché dal punto di vista economico ha senso usare le risorse all’interno della produzione nel modo più efficiente possibile. Tutti gli sviluppi di prodotti e di applicazioni che stanno portando avanti sono destinati a rendere i prodotti più leggeri, più duraturi e più funzionali. Questo contribuisce a risparmiare risorse, il che ha effetti positivi simili alla prevenzione dei rifiuti. “Dobbiamo fare molto di più per utilizzare i rifiuti plastici post-consumo come risorsa e far capire alla gente che la plastica è un materiale prezioso.” Spesso per i paesi industrialmente avanzati risulta più economico spedire le materie plastiche via nave a migliaia di chilometri di distanza piuttosto che rilavorarle nel luogo in cui sono state usate. Non sarebbe opportuno rendere il riciclo vicino a casa più economicamente sostenibile? Vangheluwe: I riciclati di qualità dovrebbero essere considerati prodotti, così come qualunque altro prodotto in commercio. In un mercato libero i prodotti possono essere scambiati; domanda e offerta regolano il mercato. Ma sarebbe bene che i riciclatori procedessero di pari passo con la catena del valore vicino a casa per ricavare un valore maggiore da questi materiali riciclati. I produttori di materie plastiche possono aiutare i riciclatori perché hanno la conoscenza del materiale stesso. Queste informazioni possono contribuire a determinare a quali mercati possono essere destinati quei prodotti e come effettuare i controlli di qualità. Maurer: Come giustamente dice Patricia, i produttori conoscono meglio il loro materiale ed è estremamente importante che i riciclatori abbiano quella stessa conoscenza. C’è ancora molto da fare per semplificare questo trasferimento di conoscenze. Ci sono parecchie cose che possiamo fare per migliorare il riciclo interno delle materie plastiche. Innanzitutto possiamo fissare obiettivi per riciclare molto di più. Quindi dobbiamo anche agevolare i mercati. Possiamo definire criteri di cessazione della qualifica di rifiuto e creare una domanda del mercato verso il riciclo di alta qualità. Anche bruciare i rifiuti plastici per generare energia è un’industria. Poiché i tassi di riciclo della plastica a livello mondiale sono bassi, molti affermano che è una componente fondamentale del mix energetico. Ritenete che gli schemi di recupero di energia dai rifiuti utilizzando la plastica abbiano un ruolo a lungo termine? Maurer: In linea di massima, la combustione della plastica dovrebbe essere evitata perché nella combustione perdiamo l’energia di processo necessaria per produrre la plastica. La combustione rallenterà mano a mano che il riciclaggio diventerà più allettante. Ma la realtà è che molta plastica post-consumo non è adatta al riciclo – in parte a causa dei materiali nocivi immessi dai produttori, come alcuni ritardanti di fiamma o ftalati. Ma stiamo parlando di un obiettivo in movimento perché la plastica di domani – la plastica meglio riciclabile – porterà naturalmente a un riciclo maggiore. Un altro argomento importante contro la combustione della plastica è costituito dai cambiamenti climatici. Fino al 2050 abbiamo un budget massimo di 1.000 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 da rispettare se vogliamo limitare il riscaldamento globale a 2°gradi Celsius. Ma come già sappiamo le riserve globali di combustibili fossili sono pari a 2.900 miliardi di tonnellate di CO2. Se dovessimo lasciarle nel terreno, questo ci obbligherebbe a riciclare di più. Vangheluwe: Il recupero energetico costituisce a volte la soluzione più eco-efficiente, soprattutto per i rifiuti misti. Quando questo avviene da una prospettiva di ciclo di vita, il recupero dell’energia ha senso come una delle opzioni di gestione dei rifiuti. Si spera che un giorno ci sarà un’innovazione che ci consentirà di decomporre le materie plastiche miste che non possono essere riciclate in maniera sostenibile in materie prime che possono essere riutilizzate per produrre plastica in maniera economica ed ecosostenibile – questa sarebbe una conquista che contribuirebbe ad aumentare il riciclo della plastica. “Anche in Europa circa il 50% della plastica finisce in discarica. È chiaro che dobbiamo intervenire urgentemente. Quello di cui abbiamo bisogno è un divieto globale di collocamento in discarica.” Come ritenete si evolveranno i prodotti in plastica nei prossimi 50 anni? In quali settori vedete le maggiori opportunità e sfide? Maurer: Vorrei che la plastica si sbarazzasse della sua immagine negativa di materiale onnipresente, economico e facilmente scomponibile. Ma vorrei mettere in guardia dal ritenere che il futuro dipenda solo da una maggiore tecnologia. Dobbiamo affrontare il fatto che un tasso di crescita annuo globale del 5% nella produzione della plastica significherebbe raddoppiare la produzione ogni 14 anni, cosicché entro il 2043 produrremmo 1.200 milioni di tonnellate all’anno. Questo ovviamente non sarebbe sostenibile. Già oggi la plastica nell’ambiente marino è totalmente fuori controllo. Penso che stiamo producendo troppe cose di cui non abbiamo realmente bisogno. Vangheluwe: Vedremo sviluppi continui nell’imballaggio intelligente e negli accoppiati barriera, applicazioni medicali come protesi e anche materiali compositi più leggeri che possono essere usati nelle applicazioni strutturali per i mercati automobilistici e delle costruzioni. Le materie plastiche a base biologica continueranno ad essere sviluppate e credo che avremo materie plastiche miste che verranno utilizzate come flusso di materie prime per la plastica nei prossimi 50 anni. Assisteremo anche a un impiego crescente di CO2 come materia prima chiudendo in questo modo l’intero ciclo del carbonio. È quello che sta avvenendo ora per la produzione dei poliuretani. Se la plastica è destinata a continuare a fornire tutti i benefici che ha offerto fino ad ora, tutti noi dovremo continuare a lavorare alla sfida della gestione dei rifiuti come spazzatura e alla plastica nell’ambiente. Ho sempre ritenuto che la tecnologia e l’innovazione possano fare la differenza. Con una crescente educazione alla corretta gestione dei rifiuti e innovazione, la plastica continuerà a fornire soluzioni a molte delle sfide sociali che ci aspettano. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti
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L’Involuzione del Mercato del Riciclo della PlasticaCome il mercato e la politica stanno cambiando il mercato del riciclo della plasticadi Marco ArezioIl mercato del riciclo della plastica, e le sue imprese, stanno soffrendo sotto il fuoco incrociato di amici, veri o presunti e di nemici dichiarati, con la conseguenza che un intero comparto dell’economia circolare rischia di sparire o ridursi notevolmente con tutte le implicazioni ambientali che possiamo immaginare. I riciclatori sono gente un po' controcorrente, hanno iniziato la loro attività raccogliendo la plastica che veniva gettata come rifiuto dalla società, visti un po' come un comparto sporco, povero e senza importanza. Hanno trasformato questo business da poveri in un mercato maturo economicamente, tecnologicamente ed ecologicamente virtuoso, molto prima che i nomi altisonanti della filiera produttiva se ne attribuisse i meriti. Hanno sopportato gli sterili attacchi dell’opinione pubblica, invaghita dei messaggi sull’abolizione della plastica che cavalcava la crociata contro il mare inquinato, come se fosse colpa della plastica e non di chi la disperde nell’ambiente. Hanno continuato a riciclare, dare lavoro, pagare le tasse e ripulire il pianeta, in silenzio, con ostinata convinzione che fossero sulla strada giusta, nonostante tutto. Ma quando le loro attività hanno assunto una dimensione importante nel mercato della plastica, dopo grandi investimenti, fatica, studi e progressi, si sono trovati difronte a ostacoli difficili da sormontare: • Il prezzo delle materie prime vergini è crollato ad un punto per cui alcune materie prime riciclate costano di più di quelle vergini, con la conseguenza del crollo della domanda. • A causa della riduzione di redditività del comparto del riciclo gli investimenti rimangono limitati e il rifiuto plastico sul mercato non trova sempre la giusta collocazione. • I costi per il ciclo del riciclo rimangono elevati, anche a causa dell’alto costo dell’energia, impedendo un maggiore ampliamento delle vendite della materia prima. • La competizione di prezzo con le materie prime vergini non imprime una spinta all’economia circolare nei paesi in via di sviluppo con conseguenze ambientali negative. • Una carenza politica diffusa a supporto del riciclo delle materie plastiche che impongano l’uso della plastica riciclata sempre più ampia nei prodotti in cui è possibile usarla. • Una mancanza di sostegni economici al comparto del riciclo che gli permetta di sostenersi e di compiere quell’opera sociale e ambientale di cui i cittadini hanno diritto. Ma risolvere questi problemi non esaurisce i compiti per arrivare all’applicazione della circolarità dei rifiuti plastici, se non si spinge ulteriormente sul riciclo chimico, per quella percentuale di plastica non riciclabile, sulla creazione di imballi al 100% riciclabili e sull’energia rinnovabile che deve essere a disposizione dell’industria a costi contenuti.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti Vedi maggiori informazioni sul riciclo
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rNEWS: Riciclo Chimico della Plastica Contro Riciclo Meccanico?Riciclo Chimico della Plastica Contro Riciclo Meccanico?di Marco ArezioLa storia del riciclo della plastica nasce e si sviluppa, fino ad oggi, per merito del sistema meccanico, fatto di selezione, macinatura, lavaggio ed estrusione dei polimeri che costituiscono nuova materia prima. Questo tipo di riciclo lascia dietro di sé una quantità considerevole di scarti plastici non riciclabili che vanno all'incenerimento o in discarica. I motivi di una quantità di scarti plastici non riciclabili li abbiamo più volte affrontati negli articoli del blog del portale rMIX, ma oggi, come presentato da Sreeparna Das parlando del processo di riciclo chimico ENI-VERSALIS, possiamo vedere una concreta possibilità di trovare una giusta collocazione a quei rifiuti plastici non riciclabili attraverso il riciclo chimico.Competizione con riciclo meccanico? Direi proprio di no, anzi vedo un completamento del processo circolare dei rifiuti.La resistenza della plastica, considerata in passato un beneficio, oggi assume una connotazione fortemente negativa. Adesso, quando sentiamo la parola plastica, una delle prime immagini che ci vengono in mente è quella di un sacchetto che galleggia nell’oceano. Ciò è dovuto soprattutto all'aumento senza precedenti dei prodotti monouso e alla mentalità usa e getta dei consumatori. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della plastica? È importante non perdere di vista il valore della plastica e delle varie industrie che dipendono da questo materiale. La plastica ha dimostrato i propri vantaggi in termini di proprietà meccaniche, prestazioni, versatilità, costo, ecc. É, per esempio, un materiale fondamentale nella lotta contro la pandemia di COVID-19 in tutto il mondo. Il rischio per la salute, soprattutto per i professionisti del settore medico e per i lavoratori in prima linea, sarebbe maggiore senza la plastica presente nei kit di DPI (dispositivi di protezione individuale), nelle mascherine e nei guanti. Il modo in cui le plastiche vengono attualmente prodotte, consumate e gestite a fine vita, tuttavia, non è completamente sostenibile. Il dibattito sulla sostituzione della plastica con altri materiali riciclabili, come la carta, soprattutto negli imballaggi, ha preso piede a causa dell’impatto negativo sull’ambiente della produzione di plastica lineare, dell'elevato volume di applicazioni monouso e della cattiva gestione dei rifiuti nel corso degli anni. La circolarità della plastica e la valorizzazione dei rifiuti sono all’ordine del giorno e le tecnologie di riciclo chimico possono svolgere un ruolo fondamentale per ottenere lo stesso obiettivo. Il riciclo della plastica Chiaramente è necessario un cambio di rotta. Chi lavora all’interno della catena di valore delle materie plastiche deve adottare principi circolari. Una parte della soluzione per garantire la circolarità della plastica è il suo riciclo, ma gli attuali tassi sono ben lontani dai livelli ideali. La Commissione europea riconosce la necessità di tassi di riciclo più elevati nel suo piano d'azione per l'economia circolare recentemente adottato nell'ambito dell'European Green Deal. Gli Stati membri devono raggiungere i seguenti obiettivi: • Riciclo del 55% dei rifiuti di imballaggio in plastica entro il 2030 • Riduzione del consumo a 40 sacchi a persona entro il 2026 • Migliorare la progettazione del prodotto per rispondere ai requisiti di durata, riparabilità e riciclabilità • Monitoraggio e riduzione dei rifiuti marini Molti stakeholder stanno seguendo il modello circolare della Fondazione Ellen MacArthur e in questa direzione la strategia circolare di Eni si concentra su: • L'uso di materie prime sostenibili • Riuso, riciclo e recupero • Prolungare la vita utile Per sostenere ulteriormente la circolarità della plastica e aumentare le percentuali di riciclo, Versalis ha avviato il Progetto Hoop® nel febbraio 2020. Il progetto si concentra sullo sviluppo di nuove tecnologie per il riciclo chimico dei rifiuti di plastica. Insieme a Servizi di Ricerche e Sviluppo (S.R.S.), l’azienda chimica di Eni sta sviluppando un processo di valorizzazione dei rifiuti di plastica mista che non possono essere riciclati meccanicamente. Cos’è il riciclo chimico della plastica?Il riciclo chimico, un termine ombrello per diverse tecnologie avanzate, può trasformare i rifiuti di plastica in materie prime che rientrano nella catena del valore per produrre nuovi polimeri. Il CEFIC, Consiglio Europeo dell'Industria Chimica, ha ampiamente classificato queste tecnologie in tre tipi. Riciclo chimico e la classificazione delle tecnologie.Dissoluzione: da rifiuto in plastica a polimero Il processo consiste nell'estrarre il polimero sciogliendo i rifiuti plastici selezionati con un solvente e/o calore. In questo modo è possibile separare anche gli additivi dai polimeri. Inoltre, il polimero estratto può essere lavorato con nuovi additivi per produrre nuove materie plastiche. Depolimerizzazione: da rifiuto in plastica a monomero Questo metodo prevede che i rifiuti di plastica selezionati vengano scomposti nei loro monomeri costitutivi sfruttando varie reazioni chimiche. I monomeri purificati possono poi essere utilizzati per produrre nuovi polimeri. I polimeri più adatti a questa tecnica sono il polietilenetereftalato (PET), il polistirolo (PS), il polimetilmetacrilato (PMMA), ecc. Conversione: da rifiuto in plastica a materia prima Grazie a queste tecniche, i rifiuti di plastica mista possono essere convertiti in una miscela di idrocarburi che può essere utilizzata come materia prima per nuove plastiche. Questa materia prima simile al petrolio o al gas può sostituire la materia prima fossile appena estratta negli impianti chimici. I due principali tipi di processo sono: pirolisi e gassificazione. La pirolisi è uno dei processi principali esplorati oggi per raggiungere gli impegnativi obiettivi di riciclo e rispondere alla necessità di circolarità della plastica. Il processo avviene ad alte temperature (in assenza di ossigeno) e trasforma i rifiuti di plastica in materie prime che vengono ulteriormente utilizzate nella produzione di nuovi prodotti chimici. Versalis sta portando avanti lo sviluppo della tecnologia della pirolisi attraverso il progetto Hoop®. Per meglio comprendere la missione e la visione del progetto, ho parlato con Fabio Assandri, Direttore Ricerca e Innovazione Tecnologica di Versalis. D: Può spiegarci Hoop® e perché Eni sta investendo in questo progetto?Assandri: Oggi, i rifiuti in plastica sono una sfida per tutti noi. L'Europa raccoglie quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica post-consumo e ne ricicla solo un terzo. Il riciclo meccanico è il metodo principale utilizzato e gestisce in modo efficiente i flussi di rifiuti pre-assortiti (ad es. monomateriale, meno contaminati, ecc.). Un buon esempio sono le bottiglie d'acqua in PET. Tuttavia, il riciclo meccanico ha alcuni limiti. Le fasi di ritrattamento portano al degrado delle proprietà del materiale e possono causare una riduzione della trasparenza. Inoltre, include sul numero di volte che la plastica può essere riciclata. Forse, però, il più grande inconveniente è l'impossibilità di gestire flussi di rifiuti in plastica più complessi e misti, che attualmente sono inceneriti o gettati in discarica. Questo ci ha portato ad investire nel progetto Hoop®, un progetto che si concentra sul riciclo chimico come soluzione alternativa al problema, facendo così progredire la circolarità della plastica. D: Come funziona Hoop®?Assandri: Hoop, il nome del progetto, rappresenta un cerchio completo e simboleggia dunque il supporto alla circolarità. Abbiamo lavorato su un nuovo processo basato sulla tecnologia di pirolisi dell'S.R.S. che trasforma i polimeri in molecole più piccole e mattoncini. Questa conversione è analoga allo smontaggio di un set lego in pezzi singoli. Abbiamo completato i test a livello pilota e anche la progettazione dell'impianto dimostrativo con una capacità di 6.000 tonnellate all'anno nel sito di Mantova. Il nostro obiettivo è quello di scalare e avere la tecnologia pronta per l'applicazione su larga scala. D: Cos'è il plasmix? E quali sono i vantaggi della tecnologia della pirolisi? Assandri: Il plasmix è il rifiuto in plastica mista che non è adatto a un efficace riciclo meccanico. Rappresenta una percentuale significativa dei rifiuti in plastica che attualmente non vengono riciclati. La pirolisi è ideale per tali flussi di smaltimento e consente ai materiali di estendere il loro utilizzo, in linea con i principi dell'economia circolare. Poiché la qualità è la stessa della plastica vergine, i gradi riciclati chimicamente possono essere utilizzati in applicazioni di alto valore, comprese le applicazioni a contatto con gli alimenti. Il processo da noi sviluppato offre ulteriori vantaggi come la flessibilità, l'efficienza energetica, la qualità dei prodotti e un grande risparmio di emissioni di gas serra (GHG). Il recupero dei materiali di tutti i flussi risultanti dal processo di pirolisi (liquidi, gas e solidi) è per noi una priorità assoluta. D: Il riciclo chimico può ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e le emissioni di CO2? Assandri: Nel complesso, l'impronta ecologica del riciclo chimico è inferiore alle emissioni a monte e a valle dell'attuale sistema lineare (estrazione delle materie prime, produzione di plastica e gestione dei rifiuti a fine vita). Attualmente, i rifiuti in plastica mista vengono inceneriti o messi in discarica. Entrambe le soluzioni hanno un impatto ambientale negativo. L'incenerimento porta a un aumento delle emissioni di CO2 e di altri inquinanti, mentre lo smaltimento in discarica provoca un'ulteriore dispersione dei rifiuti in plastica nell'ambiente. Il riciclo chimico evita questi problemi e, poiché riconverte i rifiuti in materie prime, contribuisce a ridurre la dipendenza dalle riserve fossili. D: Il riciclo meccanico svanirà con lo sviluppo di impianti di riciclo chimico? Assandri: Per niente. Il riciclo meccanico è già un'attività considerevole con un ecosistema ben sviluppato per flussi di polimeri come PET, HDPE, PP, ecc. Non ha senso sostituire i sistemi esistenti che funzionano bene. L'obiettivo del progetto è quello di integrare il riciclo meccanico e migliorare drasticamente la circolarità dei prodotti in plastica, ampliando la portata dei flussi di rifiuti riciclabili. In effetti, credo che il riciclo meccanico trarrà vantaggio dallo sviluppo di tecnologie di riciclo chimico, poiché gli obiettivi e le valutazioni sarebbero più ripartiti tra i due. D: Hoop® è la soluzione al problema dei rifiuti in plastica? Assandri: La questione dei rifiuti in plastica è complessa e richiede un approccio su più livelli per trovare soluzioni efficaci. Progetti come Hoop® stanno compiendo passi nella giusta direzione e costituiscono una parte importante della soluzione. Se il riciclo chimico, insieme al riciclo meccanico, riuscirà o meno ad affrontare il problema dei rifiuti plastici dipende da diversi fattori: Tutti gli attori della catena del valore, compresi i proprietari dei brand, devono essere coinvolti e collaborare. Anche i consumatori devono svolgere un ruolo importante nel seguire la corretta raccolta dei rifiuti e nell'aumentare la domanda di prodotti riciclati. Le certificazioni standardizzate e riconosciute a livello internazionale sono una necessità. Poiché il riciclo chimico genera una materia prima vergine equivalente, i materiali si mescolano negli impianti chimici e rendono difficile rintracciare fisicamente la materia prima riciclata. Gli esperti, pertanto, suggeriscono di utilizzare l'approccio del bilancio di massa per tracciare accuratamente il flusso del materiale riciclato intorno agli impianti industriali, al fine di attribuire il corretto valore del contenuto riciclato a un prodotto. Un ultimo aspetto, ma non per questo meno importante: l'industria avrà bisogno anche di sostegno politico e normativo. Una maggiore chiarezza sulla produzione sostenibile delle materie plastiche dovrebbe arrivare all'inizio del 2021, una volta che la Commissione Europea avrà completato la revisione del Regolamento sulla tassonomia dell'UE. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - riciclo meccanico - riciclo chimico
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Impatti Ambientali di Giornali e E-Book: Come Scegliere la Lettura più SostenibileUn’analisi del ciclo di vita, delle emissioni di CO₂ e delle strategie circolari per ridurre l’impatto ambientale nella fruizione delle notizie e dei libridi Marco ArezioLa scelta tra leggere un giornale cartaceo o fruire di un contenuto in formato digitale non si limita semplicemente a una preferenza personale. Dietro ogni pagina stampata, così come dietro ogni dispositivo elettronico, si cela un intricato percorso fatto di estrazione e trasformazione di materie prime, di consumi energetici e di emissioni inquinanti che caratterizzano l’intero ciclo di vita del prodotto. È proprio questo il cuore dell’Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment, LCA), un metodo che consente di identificare e quantificare gli impatti ambientali generati dalla nascita del prodotto (o servizio) fino alla sua dismissione o riciclo. Per i giornali cartacei, il ciclo di vita include la produzione della carta — con il consumo di acqua ed energia, oltre all’utilizzo di fibre vergini o riciclate — la fase di stampa, la distribuzione su scala locale o nazionale e, infine, lo smaltimento o riciclo. Nel caso dell’elettronica, invece, occorre considerare l’estrazione di metalli rari, la fabbricazione di componenti delicati, l’assemblaggio, il trasporto su lunghe distanze, l’utilizzo e l’eventuale ricarica del dispositivo, per poi arrivare al suo smaltimento o riuso a fine vita. Uno degli aspetti salienti dell’LCA è mettere in luce come il picco di emissioni e consumi avvenga spesso in una fase iniziale, per esempio nella produzione di un tablet o di un e-reader. Al contrario, la produzione di un quotidiano genera costantemente impatti, ma in quantità modulabili dal numero di copie stampate. In sostanza, la valutazione complessiva dell’impatto dipende dal modo in cui ognuno di noi legge: la periodicità, la quantità di testi consultati e la durata di vita del dispositivo elettronico sono parametri chiave. Emerge così che un lettore occasionale, che acquista saltuariamente il giornale in edicola, avrà un profilo d’impatto diverso da chi “divora” quotidiani e libri, preferendo magari un singolo dispositivo a inchiostro elettronico capace di durare anni. Produzione Cartacea: Impatti su Foreste ed Emissioni di CO₂ La carta che compone i giornali viene ottenuta principalmente dalla cellulosa, estratta in larga parte da alberi coltivati o da foreste gestite. Se da un lato esistono standard di certificazione come FSC (Forest Stewardship Council) o PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) che mirano ad assicurare una gestione sostenibile delle foreste, dall’altro permane il rischio che una domanda troppo elevata di carta possa spingere i produttori a ricorrere a legname proveniente da fonti non controllate. Ciò implica possibili fenomeni di deforestazione illegale o non regolamentata, con ripercussioni dirette sul sequestro di carbonio, sulla biodiversità e sull’equilibrio idrologico del pianeta. La trasformazione della cellulosa in fogli di carta richiede inoltre un notevole consumo di acqua ed energia. Le cartiere più moderne cercano di ottimizzare il riciclo delle acque di lavorazione e di ricorrere a fonti rinnovabili per la produzione di energia, ma resta elevato l’impatto di questa fase industriale, in particolare quando la domanda di carta è in crescita. A ciò si aggiungono le emissioni generate dai trasporti (per portare il legname in cartiera, quindi la carta agli stabilimenti di stampa e, infine, i giornali ai punti vendita o ai lettori). Parlando di emissioni, non va dimenticato l’uso di inchiostri e additivi chimici. Anche se molte tipografie stanno abbandonando i composti organici volatili (VOC) più pericolosi, lo smaltimento di alcune tipologie di inchiostro può comportare rilasci di sostanze potenzialmente dannose nell’ambiente. Tuttavia, uno dei vantaggi intrinseci della carta, rispetto ad altri materiali, è la sua riciclabilità. Questo può permettere, laddove esistano filiere di recupero ben funzionanti, di ridurre la quantità di risorse vergini necessarie e di contenere in parte le emissioni. E-Reader e Dispositivi Digitali: Materie Prime e Processi Produttivi La produzione di un e-reader, di un tablet o di uno smartphone non è immediatamente visibile al consumatore finale, eppure dietro allo schermo si cela una lunga filiera fatta di estrazioni minerarie, lavorazioni chimiche e logistica globale. Metalli rari come il cobalto, il litio, l’indio o le terre rare sono estratti spesso in condizioni ambientali e sociali critiche. Le miniere possono avere un notevole impatto sugli ecosistemi circostanti, inquinando le acque e alterando la morfologia del territorio. Inoltre, in alcuni paesi la tutela dei diritti dei lavoratori è carente, e il mercato dei minerali hi-tech può celare aspetti di sfruttamento e lavoro minorile. I componenti elettronici, dai microchip ai display, richiedono ambienti di produzione a camera bianca, con un controllo costante della temperatura e un’ingente quantità di energia per i processi di fabbricazione. Spesso, queste fabbriche si trovano in Asia, mentre l’assemblaggio finale avviene in altre aree, e i dispositivi vengono poi distribuiti in tutto il mondo: una catena logistica che, sebbene efficiente dal punto di vista economico, incide inevitabilmente sulle emissioni di CO₂ legate ai trasporti. Un altro aspetto cruciale è la batteria. Le batterie ricaricabili agli ioni di litio presenti negli e-reader (e ancora di più nei tablet e negli smartphone) sono soggette a usura e hanno una vita limitata. Il processo di smaltimento o riciclo delle batterie esauste è complesso e, se non gestito in modo corretto, può rilasciare sostanze tossiche nell’ambiente. Tuttavia, se un dispositivo viene costruito con criteri di eco-design e se viene utilizzato a lungo prima di essere sostituito, il suo impatto iniziale — pur elevato — può essere ammortizzato su diversi anni di servizio. Consumo di Risorse e Gestione dei Rifiuti: Carta vs. Elettronica Nel momento in cui un lettore sceglie di acquistare un quotidiano in edicola o di scaricare l’ultima edizione sul proprio e-reader, attiva processi di consumo di risorse differenti. Con la carta, la risorsa principale è costituita da fibre vegetali (in parte riciclate, in parte vergini) e dagli input energetici necessari a trasformarle in un prodotto finito. Una volta letto, il giornale può essere riciclato fino a un certo numero di volte (le fibre di cellulosa si degradano gradualmente), fornendo nuova materia prima per altri prodotti cartacei.Nel caso di un dispositivo elettronico, il singolo atto di lettura non genera, in apparenza, uno spreco di risorse tangibile: non si butta via la “materia prima” di un file, né si accumulano fogli di carta destinati al cestino. Tuttavia, ogni download, ogni aggiornamento software e persino il funzionamento dell’infrastruttura cloud comportano consumi energetici nei data center e nei sistemi di telecomunicazione. Inoltre, quando il dispositivo giunge a fine vita, lo smaltimento di un e-reader o di un tablet richiede una filiera dedicata per evitare la dispersione di metalli pesanti o composti pericolosi. La gestione dei rifiuti, cartacei o elettronici, rimane un nodo fondamentale nella valutazione dell’impatto ambientale. Se la carta, in molte regioni, può essere raccolta in modo differenziato e avviata al riciclo, lo stesso non sempre avviene per i dispositivi elettronici. Da questo punto di vista, le politiche di responsabilità estesa del produttore (EPR) e l’implementazione di sistemi di raccolta specializzati possono fare la differenza, incrementando il tasso di recupero dei materiali preziosi e riducendo lo spreco e l’inquinamento. Emissioni e Bilancio Energetico: Qual è la Soluzione più Sostenibile? È difficile fornire una risposta univoca alla domanda su quale metodo di lettura sia, in assoluto, il più sostenibile. Le variabili sono tante: da quanto spesso si legge, al tipo di mix energetico che alimenta i processi produttivi e i dispositivi, fino al comportamento dell’utente in termini di riciclo o sostituzione. Numerosi studi LCA hanno tentato di definire soglie indicative. Per esempio, un lettore che acquista un quotidiano al giorno potrebbe, nell’arco di un anno, accumulare un consumo di carta e di energia di stampa considerevole. Se, al contrario, scegliesse un e-book reader a inchiostro elettronico e lo utilizzasse per almeno 2-3 anni, probabilmente ammortizzerebbe l’impatto iniziale di produzione del dispositivo. In altre parole, per lettori assidui, la soluzione digitale tende a mostrarsi più efficiente, soprattutto se si sfruttano fonti rinnovabili per la ricarica e se il dispositivo viene mantenuto in vita il più a lungo possibile. Tuttavia, chi legge un giornale cartaceo solo saltuariamente potrebbe non trarre particolari benefici ambientali dall’acquisto di un dispositivo elettronico dedicato. Acquistare un tablet all’anno e sostituirlo di continuo, magari per avere l’ultimo modello, annulla i vantaggi ambientali legati alla dematerializzazione della carta. Il nodo centrale è la frequenza di uso, la cura del dispositivo e il modo in cui viene smaltito o riciclato. Il bilancio energetico, quindi, dipende in larga misura dalle abitudini del consumatore e dalle scelte strategiche delle aziende produttrici. Comportamenti di Lettura e Frequenza di Utilizzo Gli aspetti tecnologici e produttivi non esauriscono il tema della sostenibilità, poiché un fattore decisivo è il comportamento del lettore. Le preferenze individuali, le routine quotidiane e la disponibilità di infrastrutture incidono sul profilo di impatto dell’una o dell’altra opzione. Un utente che legge decine di testi al mese, passa da un quotidiano all’altro e sfoglia molteplici riviste, troverà probabilmente più vantaggioso concentrarsi su un dispositivo elettronico, purché duri nel tempo e venga gestito in modo responsabile. D’altra parte, esiste un pubblico che ama la carta stampata, trova più pratico il formato fisico o magari non ha accesso a una connessione internet stabile. Per queste persone, può avere un senso continuare a leggere il giornale in edizione cartacea, ma risulta sempre importante smaltirlo correttamente o avviarlo al riciclo. Oltre a ciò, va menzionato il concetto di “digital divide”: non tutti dispongono di risorse economiche o competenze per accedere a un e-reader o a un tablet. In alcune aree geografiche, l’edicola o la biblioteca restano gli unici punti di accesso all’informazione. Pertanto, optare per la sola digitalizzazione di un quotidiano potrebbe creare barriere informative per fasce di popolazione meno connesse. Riciclo e Economia Circolare: Strumenti di Riduzione dell’Impatto Nel percorso verso una maggiore sostenibilità, sia la filiera cartaria sia quella elettronica potrebbero adottare o perfezionare modelli di economia circolare. Nel caso della carta, esiste già da tempo un’attenzione particolare al riciclo, grazie al recupero di giornali, riviste, imballaggi. Questa prassi, se ben organizzata, riduce il prelievo di materia prima vergine e attenua l’impatto sui sistemi forestali. Oltre al riciclo, si può migliorare la fase di stampa con inchiostri più ecologici, ridurre il peso dei quotidiani o gestire la distribuzione con mezzi a basso impatto (elettrici o ibridi). Per i dispositivi digitali, l’economia circolare si traduce in design più modulari e riparabili, con la possibilità di sostituire batteria o display senza dover cambiare l’intero dispositivo. Inoltre, la responsabilità estesa del produttore (EPR) implica che le aziende si facciano carico del ritiro e del riciclo dei dispositivi a fine vita, recuperando le materie prime e limitando la dispersione di componenti pericolosi nell’ambiente. Infine, la scelta di alimentare i data center con fonti rinnovabili e di adottare pratiche di efficienza energetica avanzata può ridurre significativamente il peso delle infrastrutture digitali sull’ambiente. Sostenibilità e Innovazione: Verso un Futuro Green per la Lettura Guardando al futuro, è lecito aspettarsi un’evoluzione tecnologica che renda più efficienti i dispositivi elettronici, riducendo i consumi e adottando materiali di origine rinnovabile o facilmente riciclabili. Nel contempo, l’industria cartaria potrà perfezionare la gestione delle foreste e implementare processi di produzione sempre più a basso impatto, alimentati da energia rinnovabile e accompagnati da sistemi di recupero delle acque e di riduzione degli scarti. Le politiche pubbliche potranno giocare un ruolo significativo, incentivando la ricerca e l’innovazione sostenibile, nonché promuovendo modelli di business circolari capaci di premiare chi adotta soluzioni virtuose. Ad esempio, certificazioni ambientali più trasparenti, incentivi fiscali per la produzione ecologica e una corretta informazione del consumatore possono contribuire a trasformare il mercato editoriale, siano essi giornali cartacei o libri digitali. In definitiva, scegliere tra la carta e il digitale non è una questione esclusivamente legata alla comodità o al fascino della tecnologia, ma comporta una riflessione più ampia su come ci poniamo nei confronti delle risorse del pianeta. Da un lato, la carta rimane un materiale riciclabile, tangibile e culturalmente radicato; dall’altro, il digitale permette di dematerializzare una quantità enorme di contenuti, evitando in teoria la produzione continua di copie fisiche, ma al prezzo di un avvio produttivo e di un consumo energetico costante su scala globale. La sostenibilità, in fondo, non si riduce a un singolo gesto, bensì si costruisce su una serie di scelte coerenti, dalla progettazione di un dispositivo elettronico alla gestione del suo smaltimento, dall’acquisto di un quotidiano stampato alla sua fase di riciclo. In un mondo dove le risorse naturali sono limitate e il cambiamento climatico bussa sempre più forte, ognuno di noi ha la responsabilità di informarsi e di agire in modo consapevole. Attraverso il confronto tra giornali cartacei ed e-reader, possiamo cogliere l’occasione per ripensare non solo le nostre abitudini di lettura, ma anche il nostro rapporto con i beni e i servizi che consumiamo, tracciando così la strada verso un futuro più green e inclusivo per tutti.© Riproduzione Vietata
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La Situazione degli Scarti Metallici sul Mercato Cinese nel 2021La Situazione degli Scarti Metallici sul Mercato Cinese nel 2021di Marco ArezioIl trend rialzista dei prezzi delle materie prime da riciclare trova anche nel campo degli scarti ferrosi e non ferrosi piena rispondenza. La Cina aveva previsto rigide restrizioni delle importazioni inerenti alle materie prime da riciclare nel 2018-2020, per poi diventare più elastica in virtù della crescente domanda di scarti da lavorare da parte del mercato interno come ci racconta Brayan Tailor.La Repubblica Popolare Cinese produce più acciaio, alluminio e rame di qualsiasi altra nazione sulla Terra, quindi se la percentuale di consumo dei rottami dovesse aumentare nel 2021, è probabile che si realizzino degli effetti a catena. Una presentazione online di fine febbraio di Ian Roper e Joyce Li di Shanghai Metals Market (SMM) ha affrontato l'evoluzione del mercato dei rottami metallici di base in Cina, insieme ad altre tendenze che influenzano la produzione e l'uso di acciaio, acciaio inossidabile, alluminio e rame nel paese. Negli ultimi due anni, il governo Cinese aveva imposto barriere sulle importazioni, anche sui rottami ferrosi e non ferrosi, oltre che su altri materiali da riciclo, con l'ipotesi di un divieto assoluto di importazione per tutti i tipi di rottami il 1 ° gennaio di quest'anno. Li ha osservato che la Cina è lungi dall'essere autosufficiente per quanto riguarda il rame, con il suo "tasso di autosufficienza" che è sceso dal 40% nel 2010 al 22% nel 2019. Le restrizioni sui rottami importati nel 2019 e nel 2020 hanno portato quindi a un aumento del catodo di rame e le importazioni di lingotti di alluminio nel 2020. Sebbene i volumi delle importazioni di rottami siano rimbalzati a Novembre e Dicembre a livello generale, Roper ha notato che le importazioni in Cina sono diminuite di circa 300.000 tonnellate nel 2020. Inoltre ha dichiarato che SMM prevede un incremento delle importazioni generali di rottami nel 2021 nonostante potrebbero crescere globalmente in modo notevole i prezzi. Nel mercato dei metalli ferrosi, i produttori di acciaio Cinesi sembrano spingersi verso i forni elettrici ad arco (EAF) e altre tecnologie progettate per ridurre le emissioni e consumare più rottame. Anche se i produttori Cinesi importeranno nel 2021 circa 1 milione di tonnellate di rottame, Roper ha affermato che si tratta di una quantità che avrà un impatto sui livelli di prezzo della materia prima, in una regione in cui gli stabilimenti di nazioni vicine, come il Vietnam, stanno facendo offerte per lo stesso prodotto.Categoria: notizie - metalli - economia circolare - rottame Vedi maggiori informazioni sul riciclo
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Cosa è il Riciclo dei Metalli e Cosa si RiutilizzaI rottami metallici sono una parte fondamentale delle materie prime delle acciaieriedi Marco ArezioProbabilmente abbiamo capito che l’importanza del riciclo non si debba sentire solo nelle parole e nei proclami politici o commerciali, ma nei fatti di tutti i giorni, cercando di scegliere i prodotti che perseguono, veramente, la filosofia dell’economia circolare, intercettando il greenwashing, quell’ingannevole forma si informazione che ti fa credere che un prodotto sia circolare ma che in realtà non lo è, o lo è solo parzialmente. Non parliamo solo della plastica, che oggi è sulla bocca di tutti, ma anche dei metalli che, insieme al vetro e alla carta, formano la famiglia dei rifiuti di maggiore quantità, di cui ci dobbiamo occuparci ogni giorno.Come avviene la separazione dei metalli? I vari metalli ferrosi e non ferrosi che vengono raccolti sono inviati ai centri di selezione e riciclo, che provvedono, come prima operazione, a separarli per tipologie e dimensioni. La prima macro separazione avviene, infatti, eseguita dividendo quelli appartenenti alla famiglia dei metalli ferrosi e quella dei non ferrosi.Per capire meglio queste due famiglie possiamo dire che: I metalli ferrosi sono metalli e leghe metalliche che contengono il ferro, tra cui, le più conosciute sono l’acciaio e la ghisa. La ghisa si ottiene dall’altoforno e può essere successivamente affinata per ottenere acciaio oppure utilizzata in fonderia. La ghisa è molto dura e fragile, ha una resilienza molto bassa, un allungamento % a rottura praticamente nullo, quindi non può essere lavorata plasticamente, né a caldo né a freddo, ma può essere lavorata solo per fusione. L’acciaio viene ricavato dall’affinazione della ghisa, un’operazione che consiste nel diminuire il tenore di carbonio per ridurre gli elementi dannosi, come zolfo, fosforo, ossigeno, ecc., che possono derivare dai materiali di carica del forno o dai prodotti delle fasi precedenti di lavorazione.Infatti all’aumentare della quantità di carbonio aumentano: - resistenza meccanica, - durezza, - temprabilità, - colabilità/fusibilità, - resistenza all’usura Diminuisce invece: - allungamento A% - resistenza meccanica - lavorabilità e plasticità a freddo - saldabilitàInoltre gli acciai si dividono in duri, semiduri e dolci, infatti, gli acciai dolci presentano una resistenza a trazione molto più bassa di quella degli acciai duri, però sono più malleabili, più duttili e più resistenti agli urti. Sono facilmente saldabili e lavorabili dalle macchine utensili, ma sono meno resistenti all’usura e alla corrosione rispetto agli acciai duri. Durante la preparazione, in fase di fusione, è possibile aggiungere dei leganti ferrosi o non ferrosi per aumentarne le prestazioni, chiamando quindi questi acciai legati o non legati. Vediamo quale influenza hanno i leganti nella preparazione dell'acciaio: Cromo (Cr) Si trova spesso negli acciai, migliorando la durezza, la resistenza meccanica e la resistenza all’usura. In quantità maggiori del 12% rende l’acciaio inossidabile.Nichel (Ni) Si trova spesso insieme al cromo, migliorando tutte le proprietà meccaniche dell’acciaio, come la resistenza alla corrosione, mentre diminuisce la dilatazione termica e la saldabilità. Il nichel si trova anche negli acciai inox in quantità che dipende dal tenore di cromo. Molibdeno (Mo) Migliora la temprabilità e attenua il fenomeno della “fragilità di rinvenimento”. Insieme al cromo e al nichel realizza gli acciai con le migliori proprietà meccaniche (Rm fino a 1200 N/mm2).Silicio (Si) È contenuto naturalmente nell’acciaio in piccole quantità (circa 0,3%), se invece è aggiunto intenzionalmente fino al 2% circa, aumenta la resistenza meccanica, all’ossidazione e soprattutto aumenta notevolmente l’elasticità. Infatti gli acciai al silicio vengono usati per realizzare molle. Manganese (Mn) Aumenta la durezza, la resistenza meccanica e la resistenza a usura, Inoltre migliora notevolmente la temprabilità ma causa il fenomeno della “fragilità di rinvenimento”. Tungsteno (W) – Cobalto (Co) – Vanadio (V) – Titanio (Ti) Sono tutti elementi molto duri che, aggiunti nell’acciaio, gli conferiscono elevatissima durezza che si mantiene anche alle alte temperature. Queste caratteristiche meccaniche si trovano negli acciai per utensili. Piombo (Pb) – Zolfo (S) Sono elementi nocivi per l’acciaio perché gli conferiscono elevata fragilità. Si possono, però, trovare in piccole quantità perché la fragilità indotta dalla loro presenza facilita il distacco del truciolo e favorisce la lavorabilità alle macchine utensili. Tali acciai sono detti automatici. Zolfo (S) – Fosforo (P) – Idrogeno (H) – Azoto (N) – Ossigeno (O) Sono tutti elementi nocivi perché si legano chimicamente con il ferro o con il carbonio formando composti che rendono molto fragile l’acciaio. La loro presenza, quindi, deve essere ridotta al minimo.Per quanto riguarda i materiali non ferrosi si possono definire tali tutte quelle leghe che al loro interno non contengano ferro, o ne contengono una frazione trascurabile. Possiamo elencare tra i metalli non ferrosi il magnesio, il rame, lo zinco, il bronzo, piombo, il nichel, l’ottone e l’alluminio. I metalli non ferrosi uniti ad altri metalli possono generare una grande quantità di leghe, con lo scopo di apportare migliorie alle prestazioni meccaniche, alla lavorabilità, alla resistenza alla corrosione e alle alte temperature del metallo di base.Inoltre, vengono divisi anche in categorie di densità: Pesanti con un peso superiore a 5000 Kg. per Mc Leggeri con un peso tra i 2000 e i 5000 Kg. per McL'impiego dei metalli non ferrosi può essere fatto allo stato puro, o in leghe con altri elementi. Le loro maggiori peculiarità sono caratterizzate dalla leggerezza, dall’inossidabilità, dall’alta conduzione elettrica e termica, dalla durezza, da un alto punto di fusione e dalla malleabilità.Come vengono riciclati i metalli? Abbiamo visto che la prima operazione è quella di individuare le famiglie di appartenenza e di separarle tra loro per avviare i metalli al riciclo. Questo comincia con la riduzione volumetrica dei rottami, attraverso impianti meccanici che hanno lo scopo, non solo di ridurne la dimensione, ma anche di separare eventuali elementi inquinanti presenti nel rottame stesso. Questi impianti di primo trattamento hanno incorporati nella linea sistemi gravitazionali, a corrente parassita, vagli e separatori magnetici, che hanno lo scopo di nobilitare il rottame metallico trattato. Questo, una volta selezionato, viene inviato alle acciaierie per il loro utilizzo insieme ad altri materiali, che permette la creazione di nuovi elementi costituiti da rottame di riciclo. Il riciclo delle scorie delle acciaierie Nell’ambito dell’economia circolare il riutilizzo delle scorie degli altoforni è diventato un tema molto sensibile, non solo dal punto di vista economico, a causa dei costi sempre più alti dello smaltimento in discarica, ma anche per una questione di carattere ambientale. Infatti, lo smaltimento in discarica di queste scorie che contengono metalli pesanti, è un fattore di forte preoccupazione ambientale, per cui, attraverso il loro riciclo, è possibile estrarre i metalli preziosi dalle ceneri di scarto. Una volta riciclate, risultano un materiale inerte che viene utilizzato nei forni delle cementerie, oppure per la realizzazione di materiali ceramici, fibre vetrose, inerte di riempimento o nelle pavimentazioni stradali.Categoria: notizie - metalli - economia circolare - riciclo - rifiuti - rottamerNEWS
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La Produzione e il Riciclo dei Serbatoi per Auto in HDPE: Innovazioni e Sostenibilità nel Settore AutomobilisticoUn'analisi sulla struttura dei serbatoi in HDPE, l'uso di materiali riciclati e i casi studio delle principali case automobilistiche che promuovono l'economia circolaredi Marco ArezioIl serbatoio del carburante è un componente cruciale delle automobili, responsabile del contenimento e della sicurezza del carburante. Tradizionalmente, i serbatoi per auto erano realizzati in metallo, ma negli ultimi decenni, il polietilene ad alta densità (HDPE) ha guadagnato popolarità grazie alla sua leggerezza, resistenza chimica e facilità di modellazione. Questo articolo illustrerà come vengono prodotti e strutturati i serbatoi in HDPE, l'utilizzo dell'HDPE riciclato, il processo di riciclo a fine vita e casi studio di successo nell'uso di HDPE riciclato per la produzione dei serbatoi. Produzione dei Serbatoi in HDPE Materia Prima e Caratteristiche dell'HDPE L'HDPE è un polimero termoplastico ottenuto dalla polimerizzazione dell'etilene. È caratterizzato da un'elevata densità e una struttura lineare, che conferisce al materiale una grande resistenza meccanica e chimica. Queste proprietà rendono l'HDPE particolarmente adatto per la produzione di serbatoi, dove sono essenziali la resistenza agli urti e la compatibilità chimica con i carburanti. Processo di Produzione Il metodo più comune per la produzione dei serbatoi in HDPE è l'estrusione-soffiaggio. Il processo inizia con l'estrusione di un tubo di plastica fuso (parison) che viene poi chiuso in uno stampo. Successivamente, viene soffiata aria all'interno del parison, facendolo espandere e aderire alle pareti dello stampo, formando così la forma del serbatoio. Questo metodo è preferito per la sua efficienza e capacità di produrre forme complesse. Un altro metodo è l'iniezione-soffiaggio, che prevede l'iniezione del materiale plastico in uno stampo preformato e successivamente il soffiaggio per ottenere la forma finale. Questo metodo offre una maggiore precisione dimensionale e uniformità nello spessore delle pareti. Lo Stampaggio Rotazionale è un altro processo attraverso la rotazione di uno stampo riscaldato in cui viene introdotto l'HDPE in polvere. La rotazione distribuisce uniformemente il materiale fuso lungo le pareti dello stampo, creando un serbatoio senza saldature. Questo metodo è utile per produrre serbatoi di grandi dimensioni con pareti spesse e uniformi. Struttura del Serbatoio I serbatoi in HDPE sono progettati per garantire la massima sicurezza e funzionalità. Alcuni elementi strutturali includono: Pareti Multistrato Per aumentare la resistenza agli idrocarburi e migliorare le proprietà barriera, i serbatoi possono essere realizzati con pareti multistrato, includendo strati di materiali come l'EVOH (etilene-vinil-alcol). Geometrie Complesse La flessibilità dell'HDPE permette di creare serbatoi con forme complesse, ottimizzando lo spazio disponibile nel veicolo e migliorando la distribuzione del peso. Sistemi di Sicurezza Include valvole di sicurezza, sistemi di ventilazione e componenti integrati per la gestione del carburante e la riduzione delle emissioni evaporative. Utilizzo dell'HDPE Riciclato Quando Si Può Usare l'HDPE Riciclato L'HDPE riciclato può essere utilizzato nella produzione di nuovi serbatoi, purché soddisfi determinati criteri di qualità e purezza. L'utilizzo di materiale riciclato è incentivato per ridurre l'impatto ambientale e promuovere l'economia circolare. Tuttavia, devono essere considerate diverse sfide tecniche: Purezza del Materiale: L'HDPE riciclato deve essere privo di contaminanti che potrebbero compromettere le proprietà meccaniche e chimiche del serbatoio. Proprietà Meccaniche: Il materiale riciclato deve mantenere una resistenza sufficiente agli urti e alla deformazione per garantire la sicurezza del serbatoio. Compatibilità Chimica: Deve essere assicurata la resistenza del materiale riciclato ai carburanti e agli additivi presenti. Processo di Riciclo dei serbatoi esausti in HDPE Il riciclo dell'HDPE segue diverse fasi: Raccolta e Selezione: Gli scarti di HDPE vengono raccolti e selezionati per rimuovere contaminanti e materiali non idonei. Lavaggio: Il materiale viene lavato per eliminare residui di sporco, oli e altri contaminanti. Macinazione: L'HDPE pulito viene macinato in scaglie per facilitare il processo di fusione. Rigranulazione: Le scaglie vengono fuse e rigranulate per ottenere un materiale omogeneo, pronto per essere utilizzato nella produzione di nuovi prodotti. Additivazione: A seconda delle necessità, possono essere aggiunti additivi per migliorare le proprietà meccaniche e chimiche del materiale riciclato. Casi Studio sull'Utilizzo dell'HDPE Riciclato Ford e l'Innovazione Sostenibile Ford ha implementato l'uso di HDPE riciclato per la produzione di serbatoi del carburante in alcuni modelli. L'azienda ha collaborato con diversi fornitori per garantire che l'HDPE riciclato utilizzato mantenga le proprietà necessarie per la sicurezza e la durata del serbatoio. Questo approccio non solo riduce i costi di produzione, ma anche l'impatto ambientale, contribuendo a un'economia circolare. Volvo e il Riciclo dei Materiali Volvo è un'altra casa automobilistica che ha adottato l'HDPE riciclato nei suoi processi produttivi. L'azienda si è impegnata a utilizzare materiali riciclati per il 25% dei suoi nuovi veicoli entro il 2025. I serbatoi del carburante in HDPE riciclato sono un esempio di questo impegno, dimostrando che è possibile mantenere standard elevati di qualità e sicurezza pur adottando pratiche sostenibili. Toyota e l'Economia Circolare Toyota ha sondato l'uso di HDPE riciclato nei serbatoi del carburante come parte della sua strategia di sostenibilità. L'azienda ha sviluppato tecnologie avanzate di riciclo per garantire che il materiale riciclato soddisfi gli standard rigorosi richiesti per i componenti automobilistici. Questo impegno ha permesso a Toyota di ridurre l'uso di materiali vergini e di promuovere una cultura di riciclo e riutilizzo all'interno della sua catena produttiva. Conclusione L'HDPE è diventato un materiale di riferimento nella produzione dei serbatoi per auto grazie alle sue eccellenti proprietà meccaniche e chimiche. L'adozione di HDPE riciclato rappresenta un passo significativo verso la sostenibilità, consentendo di ridurre l'impatto ambientale e promuovere l'economia circolare. I casi studio di aziende come Ford, Volvo e Toyota dimostrano che è possibile integrare materiali riciclati nei processi produttivi senza compromettere la qualità e la sicurezza dei prodotti finali. Con l'avanzare delle tecnologie di riciclo, l'uso dell'HDPE riciclato è destinato a crescere, contribuendo a un futuro più sostenibile per l'industria automobilistica.
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Mercato della Plastica Riciclata 2020: Luci e OmbreIl mondo, nel 2020, ha attraversato una situazione di generale difficoltà umana, economica e sociale con ricadute pesanti per tutti noidi Marco ArezioLe ripetute restrizioni alle libertà personali dovute al Covid stanno cambiando il nostro approccio anche nel mondo degli affari con le limitazioni dei contatti umani e l’uso massiccio delle tecnologie di comunicazione internet. Questo ha portato vantaggi e svantaggi, ma sicuramente non vi erano possibilità diverse per continuare a lavorare e a preservare le aziende e il lavoro. Nel mondo dell’economia circolare, attività di cui ci occupiamo, il settore della plastica riciclata ha pesantemente risentito della caduta delle quotazioni petrolifere, con la conseguenza di comprimere i prezzi delle materie prime riciclate ad un punto pericoloso per la sostenibilità finanziaria delle aziende. L’annullamento del divario, in molti casi, tra il prezzo delle materie prime vergini e quelle riciclate, ha comportato, in alcuni settori non legati al food o alla detergenza, una caduta degli ordinativi delle materie prime riciclate rispetto al passato. Le aspettative al rialzo dei prezzi delle materie prime vergini, non sono ben chiare, in quanto, in un quadro macroeconomico, la crisi planetaria ha ridotto in modo sostanziale il consumo di carburanti (aerei, macchine, navi, camion, industrie) favorendo l’incremento di produzione delle materie plastiche vergini a prezzi molto compressi. Inoltre, in una situazione come quella descritta, paesi in cui il problema del riciclo non è così sentito, la mancanza di un divario di prezzo sostanziale tra la materia prima vergine e quella rigenerata, ha comportato uno spostamento degli acquisti verso le materie prime vergini con la perdita di interi mercati del comparto delle materie prime riciclate. Ma il 2020 non è però passato invano, ci sono stati visibili progressi tecnologici che fanno ben sperare per il prossimo anno in un nuovo corso per le plastiche da post consumo. La ricerca ha portato a buoni traguardi sullo sviluppo dell’uprecycling, che ha l’obbiettivo di incrementare la qualità e l’utilizzo delle plastiche da post consumo, in settori e su prodotti che fino a poco tempo fa non erano producibili con queste tipologie di plastiche da riciclo. Selezionatori, lavaggi, estrusori, cambiafiltri, degasaggi e impianti per controllo analitico degli odori hanno portato una ventata di qualità nella filiera del riciclo, migliorandone in modo sostanziale la materia prima. Ed è proprio sul controllo degli odori che si giocherà la battaglia per incrementare l’utilizzo delle plastiche da post consumo in settori che ancora oggi non le usano. Se fino a ieri la definizione di un disturbo legato all’odore era, non solo empirica, ma soggettiva, in quanto veniva fatta attraverso la sensazione percepita dal naso umano, oggi, attraverso lo strumento da laboratorio che esegue un’analisi chimica dei volatili prodotti dai campioni, niente sarà più soggettivo e incerto. Chi utilizza questo strumento, chiamato naso elettronico in maniera riduttiva, crea una patente certificata dell’odore della propria materia prima o prodotto finale, i cui valori, analitici e incontrovertibili, non lasciano adito a discussioni. Chi compra e chi vende materia prima riciclata o prodotti fatti dalla plastica da post consumo ha oggi la possibilità di certificare i livelli dei prodotti contenuti che generano odore. I motivi per vedere con un certo cauto ottimismo il 2021 nel settore della plastica riciclata da post consumo credo che ci siano, quindi il regalo che ci possiamo fare è un atteggiamento propositivo che ci accompagni a migliorare la nostra vita, il nostro lavoro e l’ambiente in cui viviamo.Categoria: notizie - plastica - economia circolare Vedi maggiori informazioni sulle materie plastiche
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Plastica: Come Trattare gli Scarti IndustrialiGli scarti industriali della plastica sono uno dei fattori di inquinamento del nostro pianetadi Marco ArezioTutte le aziende di produzione industriale fanno uso di plastica, sia in ricezione che in uscita. La responsabilità della loro gestione e smaltimento diventa quindi una responsabilità sociale per l’impresa, la quale deve trovare delle modalità per smistare e riciclare la plastica.Gli scarti industriali della plastica Tutta la strategia mondiale, comunque, anche a livello normativo, poggia sull’obbligo di gestione ottimale dei rifiuti plastici industriali al fine di evitare un impatto ambientale rilevante. La sfida quotidiana è diventata quindi il riuso della plastica riciclata, sotto forma di altri oggetti utili per i vari settori di destinazione. In questo processo industriale entrano di diritto tutti quegli impianti per il riciclo della plastica che ne permettano la scomposizione e la riduzione a materia riutilizzabile. Questi macchinari di ultima generazione permettono, fra l’altro, di rimuovere le sostanze pericolose della plastica, lasciando un prodotto finale riutilizzabile in ottica di economia circolare. In particolare i macchinari permettono di coprire tutta la filiera del riciclo della plastica fino ad ottenere un prodotto da poter reimpiegare per il suo riciclo verso una “nuova vita”. Qui sotto indichiamo nel dettaglio di cosa si tratta.Taglio della plastica Si tratta di macchinari per il taglio della plastica che, grazie alla ridotta potenza permettono di avere bassi consumi energetici e nello stesso tempo assolvono alla funzione di taglio di ogni genere volumi e tipologie.Lavaggio della plastica Nel recupero delle materie plastiche diventa importante effettuare un lavaggio completo che “liberi” la plastica trattata dai contaminanti come la sabbia, gli oli, additivi vari, metalli o quanto altro la renda “spuria”. Queste macchine per il lavaggio della plastica permettono quindi di ottenere la massima pulizia anche nei confronti di materiale dannoso di piccolissime dimensioni.Asciugatura della plastica Il materiale lavato viene poi passato in macchine per l’asciugatura della plastica. Si tratta di macchinari che permettono elevate prestazioni sia per plastiche rigide che per plastiche non rigide e riducono al massimo la quantità di acqua presente nel materiale.Densificazione della plastica Questo processo di lavorazione è uno dei plusvalori per dei sistemi di riciclo integrati. Il densificatore per la plastica è un macchinario pensato appositamente per la trasformazione ed il recupero di materiali plastici non rigidi, provenienti da scarti industriali e post industriali.Estrusione della plastica Il macchinario per l’estrusione della plastica viene molto utilizzato nelle industrie per la granulazione del materiale. Tale processo permette di ottenere dei piccoli “granuli” di plastica tali da essere inseriti all’interno di fusti o silos in maniera semplice.Stoccaggio della plastica Dopo l’estrusione si pone il problema dello stoccaggio della plastica. A riguardo è consigliato un sistema che permette di omogenizzare il materiale e ne favorisce il raffreddamento. Questo macchinario permette lo stoccaggio anche di quantità elevate di plastica. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - scarti industriali
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La fine dell’hdpe riciclato da soffiaggio. una morte annunciata.Come i produttori di polimeri vergini stanno disperdendo le competenze del settore delle materie plastiche riciclatedi Marco ArezioVi racconto una storia che ha dell’incredibile agli occhi degli addetti del settore del riciclo delle materie plastiche, per cercare di far capire come è cambiato il mondo e cosa ancora ci dobbiamo aspettare dal futuro. C’era un tempo in cui il granulo in HDPE proveniente dai flaconi della detergenza non era preso in considerazione come materia prima da chi li produceva, ed era facile sentirsi dire sempre la stessa litania: “io uso il vergine e mai impiegherò materiali riciclati per i flaconi nella mia azienda”. Certo, di anni ne sono passati e il mondo della rigenerazione, con grande impegno e dedizione, ha creato prodotti impensabili, solo poco tempo fa, sia dal punto di vista della pulizia del materiale, della resistenza che danno al flacone, della tenuta delle saldature, delle tipologie di colore che spaziano dai più delicati a quelli più scuri, che nel campo della semi trasparenza in presenza di liquidi. Ma la cosa che ha creato maggiore soddisfazione tra i produttori di polimero in HDPE rigenerato per il soffiaggio è la possibilità di produrre flaconi, fino a 5 litri, al 100%, senza usare il polimero vergine. Finalmente il settore aveva dato una risposta inequivocabile alle esigenze della società in termini di economia circolare. Ma nel frattempo, i produttori di polimero vergine e alcuni grandi nomi del packaging, che fino a due o tre anni fa’ non consideravano il polimero riciclato come degno di nota, sono stati travolti dal sentimento popolare verso l’economia circolare, senza compromessi. Si è così verificata una situazione che non avevano previsto, cioè che la gente chiedesse a gran voce un packaging contenente materiale riciclato e non vergine, così da rispettare le regole che vogliono la totale circolarità della materia. Alle richieste della nuova corrente “green” non avevano risposte pronte da dare, perché il loro prodotto, da materia prima di élite, era diventato un reietto, con la conseguenza di temere la diminuzione delle vendite. L’assoluta necessità di dover far capire alla gente che le loro aziende si sono votate all’economia circolare e che le aspettative dei consumatori, in termini ambientali, sono le loro aspettative, che le preoccupazioni della società per l’inquinamento da plastica, sono le loro preoccupazioni, che la necessità di ridurre la produzione di prodotti raffinati dal petrolio per l’opinione pubblica è essenziale, così lo è anche per loro. Quello che non è a tutti evidente è come si stiano muovendo per cercare di dare ciò che la gente chiede e per creare dal nulla, improvvisamente, un prodotto apparentemente “green” che soddisfi tutti. In primo luogo hanno puntato su compound, la cui struttura primaria è fatta da polimeri vergini, aggiungendo dell’HDPE rigenerato all’interno della miscela in modo che il loro prodotto, che definiscono “ecologico”, non si discosti troppo, in produzione, dai parametri standard di un polimero vergine. Il marketing ne ha elogiato le qualità in termini di sostenibilità e lo ha sta proponendo al mercato alla stregua di un materiale riciclato, ma di una qualità superiore. A questo punto, l’ultimo tassello era vendere il compound, che non si può definire riciclato e nemmeno circolare, ad un prezzo che non era quello di un riciclato, ma nemmeno di un vergine, ma imponendo al mercato un prezzo così alto che è diventato un’affare irrinunciabile. Ma per non rinunciare a questo grande business, i produttori avevano bisogno di assicurarsi grandi quantità di materia prima riciclata, da poter metterla sui prodotti vergini come il parmigiano sugli spaghetti. Quindi hanno iniziato a comprare aziende impegnate nel riciclo del l’HDPE, in modo da assicurarsi, in modo continuativo, la fonte del polimero da post consumo. Questa situazione ha portato a due cose alquanto discutibili: La prima vede un aumento della concentrazione della disponibilità di HDPE riciclato in poche mani, e la dispersione di un’ immensa conoscenza tecnica acquisita dai riciclatori negli anni, in quanto l’obbiettivo dei produttori di vergine non è quello di migliorare la qualità del prodotto riciclato, investendo nella filiera del riciclo, ma è quello di assicurarsi solo di averlo, per poter dichiarare il loro compound “green”. La seconda porterà alla perdita della consapevolezza dei molti traguardi tecnici raggiunti con l’HDPE riciclato da parte delle aziende più dinamiche nell’ambito del riciclo, facendo invece credere al mercato che il prodotto sostenibile sia quello che si ottiene mischiando il vergine e il rigenerato. Questa politica monopolista sta iniziando anche sull’LDPE con accordi recentissimi tra produttori di granuli riciclati e trasformatori di derivati del petrolio, con il chiaro sentore che ci sia poca considerazione della filiera del riciclo costruita negli anni con tanta fatica. Dal punto di vista tecnico si potrebbe persino dire che, in certi ambiti, il compound vergine+rigenerato potrebbe avere una valenza, sui flaconi o sulle taniche oltre i 5 litri o si può obbiettare che il passaggio alla produzione diffusa di flaconi piccoli, solo con la materia prima rigenerata, non sarebbe proponibile a causa della scarsità dell’input da post consumo. Ma l’economia circolare dovrebbe andare nella direzione di incrementare il riciclo della plastica nel mondo, che è tragicamente ferma sotto il 10% di quella prodotta, invece che spingere su prodotti che di “green” hanno ben poco.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - HDPE - ricicloVedi maggiori informazioni sul riciclo
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Uso della plastica riciclata: tanti articoli ma poca attenzione verso il settoreCome aiutare l’ambiente, riutilizzando la plastica di scarto, ma sentirsi un imprenditore di serie Bdi Marco ArezioI produttori di articoli fatti con la plastica riciclata dovrebbero avere un riconoscimento sociale per l’uso che fanno della materia prima riciclata nei loro prodotti, la quale contribuisce, non solo a ridurre le quantità di rifiuto che giornalmente produciamo in tutto il mondo, ma permette di ridurre l’uso dei polimeri vergini di derivazione petrolifera. Un impegno verso l’ambiente in perfetta coerenza con i principi dell’economia circolare ma, che nel concreto non ha, fino ad ora, trovato grande sostegno tra i consumatori. La prima cosa che gli stati dovrebbero fare è quello di incentivare gli acquisti di prodotti fatti in plastica riciclata e scoraggiare quelli fatti con la materia prima vergine, così da dare una spinta importante in un’ottica ambientalista. Gli incentivi possono essere di varie forme: - sgravi fiscali sugli acquisti- buoni spesa- prezzi calmierati- incentivi sull’uso dei polimeri rigenerati per le industrie in fase di produzione Questi, sono solo alcuni esempi di tanti che si possono adottare, ma sono fondamentali per aiutare la riduzione della plastica di scarto. Non è la strada corretta quella di far credere alla gente che si possa vivere, nel breve, senza plastica, ma bisogna far capire che, più prodotti fatti in plastica riciclati vengono acquistati dai consumatori, più si consumano le grandi quantità di scarto plastico che i paesi producono quotidianamente e non sanno più dove mettere. Nello stesso senso, più si scelgono prodotti fatti con polimeri vergini, più si contribuisce ad aumentare i rifiuti plastici e si incentiva la trasformazione del petrolio in materia prima, con la conseguenza di aumentare l’effetto serra. L’incremento del riciclo è solo un anello di una catena di interventi che si devono fare per risolvere il problema dei rifiuti plastici, ma la sua importanza è tale da dover investire sulla cultura del riciclo e sul suo riutilizzo. Sapendo che l’adozione della “Plastic Free” è un’utopia, oggi, e lo sarà finchè la scienza non troverà un prodotto ecocompatibile che possa sostituire la plastica in termini di flessibilità d’uso, leggerezza, economicità e caratteristiche tecniche, dobbiamo qualificare il settore dei prodotti fatti in plastica riciclata. Andando al negozio, se volete bene all’ambiente e al proprio futuro, sarebbe auspicabile scegliere prodotti plastici fatti con materie prime riciclate cercando di non fare confusioni con certi messaggi sulle etichette dove viene riportato la dicitura “riciclabile” in quanto il prodotto potrebbe essere fatto con polimeri vergini. Se dovete comprare secchi, vasi, armadi, tavoli, sedie, cassette, flaconi, articoli per il giardino,grigliati, tubi e tanti altri prodotti, pensate all’ambiente, sempre.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - ricicloVedi maggiori informazioni sul riciclo
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Anime di Cartone Riciclato per Cartiere: Come SceglierleCriteri tecnici e pratiche sostenibili per ottimizzare la produzione e ridurre l'impatto ambientaledi Marco ArezioLe anime di cartone riciclato per le cartiere rappresentano un componente cruciale nel processo produttivo di queste aziende, offrendo il supporto necessario per l'avvolgimento di vari tipi di carta. La scelta del fornitore giusto e delle specifiche tecniche delle anime di cartone riciclato può influire significativamente sull'efficienza operativa, la qualità del prodotto finale e l'impatto ambientale dell'azienda. Pertanto, è essenziale considerare attentamente le caratteristiche tecniche, le opzioni di personalizzazione e i criteri di sostenibilità quando si sceglie un fornitore di anime di cartone. Criteri Tecnici per Scegliere le Anime di Cartone Riciclato per le Cartiere Nella selezione delle anime di cartone riciclate per le cartiere, è essenziale considerare una serie di criteri tecnici che determinano l'idoneità e l'efficienza del prodotto all'interno del processo produttivo. Questi criteri devono essere valutati attentamente per garantire che le anime soddisfino le esigenze operative e contribuiscano alla qualità del prodotto finale. Resistenza alla Compressione La resistenza alla compressione è un parametro fondamentale per le anime di cartone riciclato, che devono sostenere il peso della carta avvolta senza deformarsi. Questo parametro può essere misurato tramite test di compressione assiale che valutano la capacità dell'anima di mantenere la propria forma sotto carico. Le anime con elevata resistenza alla compressione evitano deformazioni che possono compromettere l'integrità del rotolo di carta. Rettilineità La rettilineità delle anime di cartone riciclato influisce direttamente sull'uniformità dell'avvolgimento della carta. Le anime devono mantenere una forma diritta per prevenire irregolarità nel rotolo di carta. La rettilineità può essere valutata mediante strumenti di misurazione ottici o meccanici che rilevano deviazioni lungo l'asse longitudinale dell'anima. Uniformità dei Diametri La costanza del diametro lungo tutta la lunghezza dell'anima è cruciale per l'interazione con le attrezzature di avvolgimento e trasformazione della carta. Le variazioni di diametro possono causare problemi di allineamento e tensionamento della carta. La precisione dimensionale delle anime viene garantita attraverso rigorosi controlli di processo e misurazioni con strumenti di alta precisione, come calibri laser. Robustezza Dinamica La robustezza dinamica è la capacità delle anime di cartone riciclato di resistere agli stress meccanici durante il trasporto e l'uso. Questa caratteristica è valutata mediante prove di resistenza agli impatti e flessioni, simulando le condizioni di trasporto e manipolazione che le anime dovranno affrontare. Anime con elevata robustezza dinamica prevengono danni e deformazioni durante queste fasi. Qualità delle Materie Prime La scelta delle materie prime è un aspetto fondamentale per la qualità complessiva delle anime di cartone riciclato. Queste devono essere realizzate con cartone riciclato di alta qualità, che garantisca resistenza e durabilità. Le proprietà delle materie prime, come la densità, la composizione delle fibre e l'adesivo utilizzato, sono importanti per ottenere le prestazioni desiderate. Resistenza alla Torsione La resistenza alla torsione è importante per prevenire deformazioni durante l'uso, specialmente quando le anime sono soggette a forze di torsione durante l'avvolgimento e lo svolgimento della carta. Questo parametro può essere testato tramite prove di torsione controllate, che misurano la capacità dell'anima di mantenere la propria integrità strutturale sotto stress torsionale. Resistenza all'Umidità La resistenza all'umidità è essenziale per le anime utilizzate in ambienti con variazioni di umidità. Le anime devono mantenere la loro rigidità e forma anche in condizioni umide, evitandone l'assorbimento che potrebbe comprometterne le prestazioni. Trattamenti specifici del cartone, come rivestimenti impermeabilizzanti, possono migliorare questa caratteristica. Sostenibilità delle Anime di Cartone per Cartiere La sostenibilità è diventata una componente essenziale nella produzione e nell'utilizzo delle anime di cartone per cartiere. Questo capitolo esplora in dettaglio le pratiche e i criteri che le aziende devono considerare per garantire che le anime di cartone contribuiscano a una produzione più sostenibile, riducendo l'impatto ambientale e rispettando le normative ambientali vigenti. Normative Ambientali e Direttive Europee Una delle principali normative che influenzano la produzione di anime di cartone è la direttiva UE 2018/852, che promuove la riduzione dei rifiuti e l'incremento delle pratiche di riciclo. Questa direttiva fa parte di un quadro legislativo più ampio volto a incentivare l'uso efficiente delle risorse e la riduzione dell'impatto ambientale dei prodotti industriali. Le aziende produttrici di anime di cartone devono conformarsi a queste normative per assicurare che i loro processi siano ecologicamente responsabili. Utilizzo di Materiali Riciclati L'uso di cartone riciclato per la produzione delle anime è una pratica chiave per la sostenibilità. Il cartone riciclato è ottenuto da carta e cartone già utilizzati, riducendo la necessità di nuove materie prime e l'impatto ambientale legato alla produzione di carta vergine. L'utilizzo di materiali riciclati non solo riduce i rifiuti, ma anche il consumo di energia e acqua, abbattendo le emissioni di CO₂ associate alla produzione. Benefici dell'Utilizzo di Cartone Riciclato Riduzione dei Rifiuti: Riutilizzare carta e cartone già utilizzati riduce la quantità di rifiuti che finiscono in discarica. Risparmio Energetico: La produzione di cartone riciclato richiede meno energia rispetto alla produzione di cartone vergine. Conservazione delle Risorse Naturali: Riduce la domanda di legno, preservando le foreste e gli ecosistemi naturali. Minore Inquinamento: La produzione di cartone riciclato genera meno emissioni di CO₂ e altri inquinanti. Processi di Produzione Eco-Friendly I processi di produzione delle anime di cartone devono essere ottimizzati per ridurre al minimo l'impatto ambientale. Questo può includere l'adozione di tecnologie a basso consumo energetico, l'utilizzo di energie rinnovabili, e l'implementazione di sistemi di gestione dei rifiuti efficienti. Le aziende possono ottenere certificazioni ambientali, come ISO 14001, per dimostrare il loro impegno verso pratiche sostenibili. Tecnologie e Pratiche Sostenibili Energie Rinnovabili: Utilizzo di fonti di energia rinnovabile, come solare o eolico, per alimentare i processi produttivi. Efficienza Energetica: Implementazione di tecnologie e processi che riducono il consumo energetico, come l'uso di motori ad alta efficienza e sistemi di recupero del calore. Riduzione delle Emissioni: Utilizzo di filtri e altre tecnologie per ridurre le emissioni di CO₂ e altri inquinanti. Gestione dei Rifiuti: Programmi di riciclo e riutilizzo degli scarti di produzione per minimizzare i rifiuti inviati in discarica. Trattamenti Eco-Compatibili I trattamenti utilizzati per migliorare le caratteristiche delle anime di cartone, come la resistenza all'umidità e alla torsione, devono anch'essi essere ecocompatibili. L'uso di adesivi e rivestimenti a base d'acqua, privi di solventi nocivi, contribuisce a ridurre l'impatto ambientale. Inoltre, tali trattamenti devono essere facilmente riciclabili, garantendo che le anime di cartone possano essere riciclate al termine del loro ciclo di vita. Economia Circolare per la Sostenibilità delle Anime di CartoneL'approccio dell'economia circolare è fondamentale per la sostenibilità delle anime di cartone. Questo modello economico mira a mantenere i materiali e i prodotti in uso il più a lungo possibile, riducendo i rifiuti e ottimizzando l'uso delle risorse. Per le anime di cartone, l'economia circolare implica: Progettazione per la Riciclabilità: Le anime devono essere progettate in modo da poter essere facilmente riciclate al termine del loro ciclo di vita. Ciclo di Vita Esteso: Migliorare la durabilità delle anime per prolungare il loro utilizzo e ridurre la frequenza di sostituzione. Recupero e Riciclo: Implementazione di sistemi per il recupero delle anime usate e il loro riciclo in nuovi prodotti. Conclusioni La scelta delle anime di cartone riciclate per cartiere richiede una valutazione approfondita delle caratteristiche tecniche per garantire efficienza e qualità nel processo produttivo. Resistenza alla compressione, rettilineità, uniformità dei diametri, robustezza dinamica, qualità delle materie prime, resistenza alla torsione e all'umidità, e conformità agli standard di sostenibilità sono criteri essenziali per selezionare anime che rispondano adeguatamente alle esigenze operative delle cartiere. La sostenibilità delle anime di cartone per cartiere richiede un approccio integrato che consideri l'intero ciclo di vita del prodotto, dalle materie prime alla produzione, dall'uso allo smaltimento. L'adozione di materiali riciclati, processi di produzione eco-friendly, trattamenti ecocompatibili e principi di economia circolare sono tutti elementi chiave per minimizzare l'impatto ambientale e promuovere una produzione più sostenibile. Inoltre, l'impegno verso la responsabilità sociale e il rispetto delle normative ambientali contribuiscono a creare un'industria più responsabile e attenta all'ambiente.
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