Tegole Bituminose Riciclate: Innovazione Sostenibile nel Settore EdileScopri i Benefici Ambientali, Tecnici ed Economici delle Coperture in Tegole Bituminose Riciclate di Marco ArezioNel panorama dell'edilizia moderna, l'attenzione verso soluzioni sostenibili e rispettose dell'ambiente ha portato alla riscoperta e innovazione di materiali e tecnologie tradizionali, tra cui spiccano le tegole bituminose realizzate con materiali riciclati. Questo articolo si propone di esplorare, attraverso cinque punti dedicati, le diverse facce di questa soluzione di copertura: dalla sua natura e processo produttivo, passando per le tecniche di montaggio, ai vantaggi tecnici, economici e ambientali, fino alle strategie di riciclo e gestione a fine vita. L'obiettivo è fornire una panoramica completa che evidenzi non solo l'importanza delle tegole bituminose riciclate nell'edilizia sostenibile ma anche come queste si inseriscono in un più ampio contesto di economia circolare e rispetto ambientale. Cosa Sono le Tegole Bituminose Realizzate con Materiali Riciclati Le tegole bituminose ricavate da materiali riciclati costituiscono una soluzione innovativa nel panorama delle coperture edilizie, offrendo una risposta efficace alle crescenti esigenze di sostenibilità ambientale. Queste tegole mantengono le proprietà di resistenza e durabilità tipiche delle tegole bituminose tradizionali, ma si distinguono per l'impiego di materiali recuperati, contribuendo significativamente alla riduzione dei rifiuti e all'uso efficiente delle risorse.Composizione e Materiali Le tegole bituminose sono composte principalmente da bitume, un derivato del petrolio, rinforzato con fibre di vetro o cellulosa, e ricoperte da granuli minerali che forniscono colore e ulteriore protezione. Nella versione eco-sostenibile, parte dei componenti tradizionali viene sostituita con materiali riciclati: plastica, gomma da pneumatici fuori uso, scarti di asfalto, e vetro. Questi materiali, altrimenti destinati alla discarica, vengono trattati e riutilizzati, riducendo l'impatto ambientale associato alla produzione delle tegole.Vantaggi Ambientali L'utilizzo di materiali riciclati nelle tegole bituminose presenta diversi benefici ambientali: Riduzione dei Rifiuti: L'incorporazione di materiali riciclati contribuisce a diminuire la quantità di rifiuti inviati alle discariche. Conservazione delle Risorse: Diminuisce la necessità di estrarre e processare materie prime, preservando le risorse naturali. Riduzione delle Emissioni: Il processo produttivo delle tegole riciclate, in genere, richiede meno energia rispetto alla produzione di tegole tradizionali, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra.Processo di RicicloIl processo di riciclo per la produzione di tegole bituminose include diverse fasi: Raccolta e Selezione: I materiali destinati al riciclo, come pneumatici fuori uso e plastica, vengono raccolti e accuratamente selezionati per eliminare impurità. Trattamento: I materiali selezionati vengono poi triturati o fusi, a seconda della loro natura, per ottenere una forma utilizzabile nella produzione delle tegole. Integrazione nel Processo Produttivo: I materiali riciclati trattati vengono miscelati con bitume e altri componenti per formare la massa da cui saranno ricavate le tegole.Contributo alla Sostenibilità L'adozione di tegole bituminose realizzate con materiali riciclati rappresenta un importante passo avanti verso la sostenibilità nel settore delle coperture. Queste soluzioni non solo rispondono alle esigenze funzionali ed estetiche ma promuovono anche un modello di economia circolare, in cui i materiali mantengono il loro valore attraverso cicli successivi di uso e riutilizzo, riducendo l'impatto ambientale complessivo. In conclusione, le tegole bituminose ricavate da materiali riciclati incarnano un esempio emblematico di come le pratiche di sostenibilità possano essere integrate efficacemente nel settore dell'edilizia, offrendo prodotti che sono al contempo ecologici, funzionali, e duraturi. La loro diffusione rappresenta una strategia vincente per contribuire alla protezione dell'ambiente, promuovendo al contempo l'innovazione e la resilienza nel settore delle costruzioni. Processo Produttivo delle Tegole Bituminose con Materiali Riciclati Il processo produttivo delle tegole bituminose realizzate con materiali riciclati rappresenta un'eccellente dimostrazione di come l'innovazione tecnologica possa incontrare la sostenibilità. Questo processo non solo mira a produrre un materiale da costruzione resistente e affidabile ma si impegna anche a ridurre l'impatto ambientale attraverso l'uso efficiente di risorse riciclate.Selezione e Preparazione dei Materiali Riciclati Il punto di partenza è la selezione accurata dei materiali riciclati, che devono rispondere a criteri di qualità ben definiti per garantire la performance del prodotto finale. Materiali come plastica, gomma da pneumatici e scarti di asfalto vengono raccolti da centri di riciclaggio certificati. Plastica: Viene triturata in piccoli pezzi e pulita per rimuovere contaminanti. Gomma dagli Pneumatici: Dopo essere stata triturata, la gomma subisce un processo di liberazione dalle fibre metalliche e tessili. Scarti di Asfalto: Vengono macinati fino a raggiungere la granulometria desiderata.Miscelazione con Bitume I materiali preparati vengono quindi miscelati con il bitume. Questa fase richiede un controllo preciso della temperatura per assicurare che il bitume e i materiali riciclati si legano efficacemente, formando una miscela omogenea. La proporzione tra bitume e materiali riciclati varia a seconda delle specifiche tecniche desiderate per la tegola finale.Formazione della Tegola La miscela ottenuta viene poi trasferita su una linea di produzione dove avviene il processo di formazione della tegola: Impregnazione del Rinforzo: Un tappeto di fibre di vetro o cellulosa passa attraverso un bagno di miscela bituminosa, assorbendola e garantendo la struttura portante della tegola. Stratificazione: Vengono aggiunti strati successivi di miscela per aumentare lo spessore e le proprietà fisiche della tegola. Raffreddamento e Taglio: Dopo la stratificazione, la tegola viene raffreddata e tagliata nelle dimensioni desiderate.Aggiunta di Granuli Minerali Una volta formata la base della tegola, sulla superficie viene applicato uno strato di granuli minerali. Questi non solo conferiscono colore e estetica alla tegola ma migliorano anche la resistenza agli UV e alle intemperie. In alcune varianti, i granuli possono essere sostituiti o integrati con materiali riciclati finemente macinati.Controllo Qualità Ogni fase del processo produttivo è sottoposta a rigorosi controlli di qualità per assicurare che le tegole soddisfino gli standard richiesti in termini di resistenza, durabilità, e prestazioni. Vengono eseguiti test per verificare l'aderenza, la flessibilità, e la resistenza agli agenti atmosferici.Impatto Ambientale del Processo Produttivo Il processo produttivo delle tegole bituminose con materiali riciclati è progettato per minimizzare l'impatto ambientale. L'uso di materiali riciclati riduce la dipendenza dalle risorse naturali e diminuisce la quantità di rifiuti destinati alle discariche. Inoltre, l'ottimizzazione energetica delle fasi produttive contribuisce a ridurre le emissioni di CO2, rendendo il processo più sostenibile. Montaggio delle Tegole Bituminose Realizzate con Materiali Riciclati Il montaggio delle tegole bituminose riciclate rappresenta una fase critica che determina la funzionalità, l'estetica e la durabilità della copertura. Questo capitolo esplora le pratiche ottimali di installazione, integrando considerazioni architettoniche che influenzano la scelta e l'applicazione di questi materiali.Preparazione della Superficie Prima di procedere con il montaggio delle tegole, è essenziale preparare adeguatamente la superficie di copertura. Questo include: Pulizia: Rimozione di detriti, vecchie tegole, o altri materiali dalla superficie di copertura. Ispezione: Verifica dell'integrità della struttura portante e dell'eventuale presenza di aree danneggiate che necessitano di riparazione. Impermeabilizzazione: Applicazione di uno strato di sottocopertura impermeabile per proteggere ulteriormente l'edificio da infiltrazioni d'acqua.Linee Guida per il Montaggio Il montaggio delle tegole bituminose riciclate segue procedure specifiche che garantiscono la massima efficacia: Posizionamento Iniziale: Le tegole devono essere posizionate partendo dal bordo inferiore del tetto, procedendo verso l'alto. Questo assicura una sovrapposizione ottimale che favorisce il deflusso dell'acqua. Fissaggio: Le tegole vengono fissate alla superficie di copertura mediante chiodi o adesivi specifici. È importante seguire le indicazioni del produttore per il numero e la disposizione dei punti di fissaggio. Allineamento: Mantenere un allineamento preciso delle tegole è cruciale per l'aspetto estetico e la funzionalità del tetto. L'uso di linee guida o di strumenti di misurazione può aiutare a garantire l'uniformità dell'installazione.Considerazioni Architettoniche Durante il montaggio delle tegole bituminose riciclate, diverse considerazioni architettoniche devono essere prese in conto: Design del Tetto: La forma e la pendenza del tetto influenzano la scelta delle tegole e delle tecniche di installazione. Tetti con pendenze elevate o con molte interruzioni (camini, lucernari, ecc.) richiedono una pianificazione dettagliata per assicurare l'integrità della copertura. Estetica: La varietà di colori e texture disponibili permette di integrare le tegole con l'architettura dell'edificio, contribuendo all'armonia estetica complessiva. La selezione deve considerare il contesto ambientale e le normative locali, se presenti. Ventilazione del Tetto: Una corretta ventilazione sotto la superficie di copertura è fondamentale per prevenire l'accumulo di umidità e prolungare la vita delle tegole. La progettazione architettonica deve includere soluzioni per la ventilazione adeguata. Vantaggi delle Tegole Bituminose Riciclate Rispetto ad Altre Coperture Le tegole bituminose realizzate con materiali riciclati offrono numerosi vantaggi rispetto ad altre soluzioni di copertura, sia da un punto di vista tecnico ed economico che ambientale. La comparazione con altre tipologie di coperture impermeabili evidenzia l'efficacia di questa soluzione innovativa nel contesto dell'edilizia sostenibile. Vantaggi Tecnici Durabilità: Le tegole bituminose riciclate sono estremamente resistenti agli agenti atmosferici, tra cui pioggia, neve, e raggi UV, garantendo una lunga vita utile della copertura. Facilità di Installazione: La leggerezza e la flessibilità delle tegole bituminose facilitano il montaggio su una vasta gamma di strutture edilizie, riducendo i tempi e i costi di installazione. Versatilità Estetica: Disponibili in vari colori e texture, permettono una facile integrazione con l'architettura dell'edificio. Comparazione con Altre CopertureTegole in Ceramica o Cemento: Pur offrendo un'estetica tradizionale e una buona durabilità, sono generalmente più pesanti e costose, sia in termini di materiale che di installazione. Coperture Metalliche: Anche se resistenti e leggere, possono essere più costose e richiedere una manutenzione specifica per prevenire la corrosione. Membrane EPDM (Etilene Propilene Diene Monomero): Sebbene offrano una buona impermeabilizzazione, non forniscono la stessa varietà estetica delle tegole bituminose e possono essere più impegnative da installare su tetti con molte interruzioni. Vantaggi Economici Costo-Efficienza: Le tegole bituminose riciclate sono spesso più economiche rispetto ad altre soluzioni di copertura, grazie ai minori costi di materiale e alla facilità di installazione. Manutenzione: Richiedono una manutenzione limitata, contribuendo a ridurre i costi nel lungo termine. Vantaggi Ambientali Riduzione dei Rifiuti: L'uso di materiali riciclati nel loro processo produttivo contribuisce significativamente alla riduzione della quantità di rifiuti destinati alle discariche. Minore Impatto Ambientale: La produzione di tegole bituminose riciclate comporta, in genere, un consumo energetico inferiore e minori emissioni di CO2 rispetto alla produzione di tegole tradizionali o di altri materiali da copertura. Comparazione Ambientale Tegole in Ceramica o Cemento: Sebbene possano avere una lunga vita utile, il loro processo produttivo è energivoro e produce un'impronta di carbonio significativamente più alta. Coperture Metalliche: Possono essere riciclate al termine della loro vita utile, ma la loro produzione richiede grande quantità di energia e risorse. Membrane EPDM: Nonostante siano durevoli, la produzione di EPDM è basata su idrocarburi, e il materiale è meno facilmente riciclabile alla fine della vita utile rispetto alle tegole bituminose riciclate. Riciclo e Fine Vita delle Tegole Bituminose Realizzate con Materiali Riciclati Il ciclo di vita delle tegole bituminose non termina con la loro rimozione dal tetto. Queste possono essere riciclate e riutilizzate in vari modi, contribuendo significativamente alla riduzione dell'impatto ambientale del settore delle costruzioni. Il processo di riciclo è articolato in diverse fasi, ciascuna delle quali svolge un ruolo cruciale nel trasformare le tegole usate in risorse preziose per nuovi utilizzi. Raccolta e Trasporto Il processo inizia con la raccolta delle tegole bituminose rimosse durante lavori di ristrutturazione o demolizione. Queste vengono quindi trasportate a impianti di riciclaggio specializzati. È importante che il trasporto sia organizzato in modo efficiente per minimizzare l'impatto ambientale e i costi associati. Selezione e Pulizia All'arrivo all'impianto di riciclaggio, le tegole sono soggette a un processo di selezione per separare eventuali materiali non riciclabili o contaminanti. Successivamente, vengono pulite per rimuovere chiodi, residui di adesivo e altri detriti. Triturazione Una volta pulite, le tegole vengono triturate in piccoli pezzi o granuli. Questo processo è fondamentale per facilitare la successiva fase di trasformazione. La dimensione dei frammenti è attentamente controllata per soddisfare i requisiti specifici dei vari utilizzi finali. Ulteriore Elaborazione I frammenti di tegola possono subire ulteriori processi di elaborazione, a seconda delle necessità. Questo può includere la separazione di ulteriori materiali, come la fibra di vetro dal bitume, o trattamenti per modificare le proprietà chimico-fisiche dei materiali riciclati. Riutilizzo I materiali riciclati trovano impiego in una varietà di applicazioni, che includono: Asfalto per le Strade: I granuli di tegola bituminosa riciclata possono essere integrati nell'asfalto utilizzato per la pavimentazione stradale, migliorando la resistenza e la durata del manto stradale. Nuove Coperture: Parte del materiale riciclato può essere riutilizzato nella produzione di nuove tegole bituminose, contribuendo a ridurre il consumo di risorse vergini. Sottofondi per Pavimentazioni: I frammenti di tegola possono essere usati come materiale per sottofondi in progetti di pavimentazione, offrendo una soluzione economica e sostenibile. Libri e Manuali Tecnici "Materiali da costruzione sostenibili" di Paolo Fumagalli. Questo testo, disponibile in italiano, offre una panoramica completa sui materiali da costruzione eco-compatibili, con un focus particolare sul riciclo e sul riutilizzo dei materiali nel settore edile, inclusa una sezione sulle tegole bituminose riciclate. "Sustainable Construction: Green Building Design and Delivery" di Charles J. Kibert. Benché in inglese, questo libro è una risorsa chiave per comprendere i principi della costruzione sostenibile, inclusi i materiali riciclati per le coperture e le loro implicazioni ambientali. "Recycling of Roofing Materials", articolo presente sul Journal of Green Building. Questo studio, sebbene in inglese, approfondisce il processo di riciclaggio delle tegole bituminose e il loro impatto ambientale, fornendo dati e analisi dettagliate. "L'impiego di materiali riciclati nell'edilizia: normative, prestazioni e casi studio" – Un articolo disponibile attraverso le risorse universitarie italiane, che esplora le normative italiane ed europee relative all'utilizzo di materiali riciclati in edilizia, inclusi i casi studio sulle tegole bituminose.
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Come nascono e si risolvono le varie forme di umidità nella casaAnalisi tecnica e sostenibile delle cause dell’umidità domestica, dalle risalite capillari alla condensa interstizialedi Marco Arezio In una casa concepita secondo principi di sostenibilità, il comfort non si esaurisce nella gestione della temperatura o nel risparmio energetico. A fare davvero la differenza è il microclima interno, un equilibrio delicato tra calore, ventilazione e umidità. Quest’ultima, spesso invisibile, è una delle variabili più complesse da controllare: incide sulla salute, sulla durata dei materiali e sulla sensazione di benessere che si percepisce in un ambiente. L’umidità è una forma d’acqua sospesa nell’aria sotto forma di vapore. La sua presenza non è di per sé negativa: un livello corretto di umidità è necessario per la respirazione, per la conservazione dei materiali naturali e per il comfort termico. Il problema sorge quando l’umidità supera o scende sotto determinati valori di equilibrio, trasformandosi in un agente di degrado, di fastidio o di inefficienza energetica. Comprendere come si origina, come si muove e in che modo interagisce con le strutture edilizie è la chiave per progettare case sane e durature. Umidità assoluta e umidità relativa: differenze e implicazioni Il primo passo per capire come gestire l’umidità in casa consiste nel distinguere due concetti fondamentali: umidità assoluta e umidità relativa. L’umidità assoluta rappresenta la quantità reale di vapore acqueo contenuta in un metro cubo d’aria, indipendentemente dalla temperatura. L’umidità relativa, invece, indica quanto l’aria è satura di vapore rispetto alla quantità massima che potrebbe contenere alla stessa temperatura. Questa distinzione è tutt’altro che teorica: spiega perché, ad esempio, in inverno si avverta spesso la sensazione di aria secca anche in presenza di riscaldamento. L’aria fredda proveniente dall’esterno, una volta riscaldata, non aumenta la propria quantità di vapore acqueo (cioè l’umidità assoluta), ma può contenerne di più. Di conseguenza, la percentuale di saturazione diminuisce, e l’aria diventa “relativamente” più secca. Lo stesso principio vale in senso opposto durante l’estate, quando l’aria calda e umida può raggiungere livelli di saturazione prossimi al 100%, rendendo gli ambienti opprimenti e favorendo la formazione di condense. Capire questa dinamica significa comprendere la fisica del comfort: l’umidità non è un semplice fastidio, ma una variabile termodinamica che dialoga con temperatura, ventilazione e materiali. Le principali tipologie di umidità negli edifici Le case non soffrono tutte dello stesso tipo di umidità. I fenomeni possono avere origini molto diverse, che vanno dalle infiltrazioni esterne fino alla semplice condensazione del vapore generato dalle attività quotidiane. In ogni caso, si tratta di manifestazioni di uno stesso principio fisico: la migrazione dell’acqua nei suoi diversi stati, attratta da differenze di temperatura e pressione. L’umidità di risalita capillare, ad esempio, è tipica delle abitazioni storiche o delle murature a diretto contatto con il terreno. I materiali da costruzione, se privi di barriere impermeabili, agiscono come spugne: l’acqua del sottosuolo penetra nei pori e risale per capillarità, lasciando macchie, sali e intonaci scrostati. È un fenomeno lento ma costante, che si combatte con tagli chimici, intonaci traspiranti e drenaggi perimetrali. Diverso è il caso della condensa superficiale, visibile sotto forma di goccioline su pareti o vetri. Essa si forma quando l’aria umida incontra una superficie più fredda e raggiunge il punto di rugiada. È frequente nei bagni, nelle cucine o nelle pareti perimetrali male isolate, e rappresenta la principale causa della formazione di muffe. Ancora più insidiosa è la condensa interstiziale, che si sviluppa all’interno dei pacchetti murari o nei pannelli isolanti, dove il vapore migra e si condensa in zone non visibili. Questo tipo di umidità, se non individuata in tempo, può compromettere la funzione isolante dei materiali e danneggiare la struttura stessa. Infine, esistono le infiltrazioni, dovute a difetti di impermeabilizzazione o a guarnizioni deteriorate, e l’umidità accidentale, legata a eventi occasionali come perdite d’impianto o allagamenti. In ogni caso, ciò che accomuna tutte queste manifestazioni è la necessità di una diagnosi tecnica: senza comprendere il percorso dell’acqua, non è possibile definire un intervento efficace. Effetti dell’umidità su salute, materiali e consumi energetici Gli effetti dell’umidità non si limitano a un disagio visivo o tattile: toccano il corpo, i materiali e i consumi energetici. Un ambiente con un’umidità relativa troppo elevata favorisce la crescita di muffe e acari, che rilasciano spore e allergeni nell’aria, generando disturbi respiratori e irritazioni cutanee. Al contrario, un’aria troppo secca secca le mucose, provoca mal di testa, stanchezza e disidratazione. Anche i materiali risentono profondamente dell’umidità. Il legno si deforma, il ferro arrugginisce, il calcestruzzo perde coesione. Un muro umido è un muro più freddo, poiché l’acqua riduce la resistenza termica del materiale. In termini energetici, questo significa che per ottenere la stessa temperatura di comfort, occorre più energia. L’umidità, quindi, non è solo una questione di salute o estetica, ma un fattore diretto di inefficienza energetica. In una casa moderna, dove sostenibilità ed efficienza sono obiettivi primari, monitorare e controllare l’umidità diventa parte integrante del progetto costruttivo, al pari dell’isolamento termico o dell’illuminazione naturale. Tecniche di prevenzione e controllo sostenibile Prevenire l’umidità significa lavorare su più livelli: quello strutturale, quello impiantistico e quello gestionale. Nei casi di risalita capillare, la soluzione più duratura è creare una barriera fisica o chimica alla base delle murature, impedendo all’acqua di salire. Gli intonaci deumidificanti, composti da malte macroporose o calci naturali, aiutano il muro a respirare, favorendo l’evaporazione. La condensa, invece, richiede una strategia differente. È necessario migliorare la coibentazione delle pareti, eliminare i ponti termici e garantire una corretta ventilazione. I sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) rappresentano oggi la soluzione più sostenibile: consentono un ricambio d’aria costante, recuperano calore e mantengono l’umidità relativa entro valori ideali. L’uso di materiali traspiranti è altrettanto importante. Calci idrauliche naturali, pitture ai silicati, fibre di legno e isolanti a base vegetale permettono una naturale regolazione del vapore, evitando accumuli. In edifici a basso consumo energetico, la gestione dell’umidità è inoltre automatizzata: sensori e centraline digitali misurano in tempo reale la temperatura e il tasso igrometrico, adattando la ventilazione o l’apertura delle finestre. I valori ideali di umidità e la scienza del comfort abitativo Ogni ambiente della casa ha un suo equilibrio ideale, che dipende dalla temperatura, dalla funzione del locale e dalla quantità di vapore generata. Secondo le norme UNI EN ISO 7730 e le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i valori ottimali di umidità relativa si collocano tra il 40% e il 60%. Nei soggiorni e nelle camere da letto, questa soglia assicura comfort termico e benessere respiratorio; nelle cucine e nei bagni, dove la produzione di vapore è elevata, si può arrivare fino al 65%, purché l’ambiente sia ben ventilato. I locali seminterrati e le cantine, invece, dovrebbero mantenersi sotto il 70%, evitando così la proliferazione di muffe e batteri. Una casa sostenibile è quella che riesce a mantenere questi equilibri in modo naturale, con materiali traspiranti e sistemi di ventilazione efficaci. La tecnologia, in questo senso, diventa alleata della biologia: igrometri digitali, datalogger e sensori di umidità integrati nei sistemi domotici consentono un controllo costante, garantendo ambienti salubri e consumi ridotti. Gestire l’umidità non è un atto correttivo, ma una scienza invisibile del comfort abitativo. Significa riconoscere che l’acqua, in tutte le sue forme, è parte del ciclo vitale della casa. Quando la si comprende e la si guida, anziché combatterla, l’abitazione diventa un organismo equilibrato: sano per chi lo vive, efficiente per l’ambiente, duraturo per chi lo costruisce.© Riproduzione Vietata
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I Polimeri Riciclati nei Composti WPC Plastica - LegnoLa componente di resina polimerica proveniente dalla raccolta differenziata per i prodotti in WPC plastica - legnodi Marco ArezioIl WPC, caratterizzato come un composto legno-polimero, nasce in Italia negli anni ‘60 del secolo scorso ad opera dei fratelli Covema che iniziarono la sperimentazione di miscele fatte con fibra o farina di legno con polimeri e additivi. Oggi la produzione di WPC è una realtà mondiale e l’uso dei pavimenti e dei rivestimenti, non solo nel settore edile, ha raggiunto un apprezzabile mercato in virtù delle doti espresse da questo composto. La produzione avviene, nella maggior parte dei casi, attraverso l’estrusione dei materiali selezionati in impianti che possono utilizzare monoviti o biviti con profili differenti. Il vantaggio dell’utilizzo degli estrusori bivite è espresso dalla maggiore capacità dell’impianto di lavorazione della massa in termini di miscelazione ed uniformità di lavorazione del materiale senza degradarlo. Le ricette che compongono il futuro elemento in WPC dipendono fortemente dalla macchina che si utilizza per l’estrusione (o lo stampaggio), dalla finitura del materiale che si vuole ottenere e dalle caratteristiche di durabilità ed impermeabilità del prodotto in funzione della sua collocazione finale. In linea generale si può dire che la quota in percentuale dei composti legnosi può variare dal 40 al 60% della ricetta e che i componenti polimerici, considerando un 5% medio come gli additivi come i coloranti, gli agenti di accoppiamento, gli stabilizzanti UV, gli agenti espandenti, gli agenti schiumogeni e i lubrificanti, pesano per la parte rimanente. La maggior parte della produzione mondiale di WPC utilizza il polietilene come legante polimerico in virtù della compatibilità nelle temperature di fusione delle due masse che compongono la miscela e per la facile reperibilità di materia prima riciclata sul mercato. Il polietilene riciclato utilizzato può essere in HDPE o in LDPE, vediamo le differenze: • L’HDPE è uno scarto che proviene dalla raccolta differenziata sotto forma di flaconi per il detersivo, shampoo, creme, bottiglie del latte e altri imballi di largo consumo che vengono raccolti dalle nostre case, selezionati in impianti automatici che ne leggono la natura chimica (densità del materiale), macinati in scaglie piccole, lavati in impianti industriali, selezionati per colore, se necessario, attraverso macchine a lettura ottica e successivamente estrusi per creare una materia prima sotto forma di granulo. L’HDPE è un prodotto stabile, pulito, monocomponente con solo piccole tracce di PP all’interno (tappi), prestandosi egregiamente all’azione di estrusione tipica del WPC. Si trova in abbondanza sul mercato in quei paesi in cui la raccolta differenziata è efficiente. • L’LDPE è uno scarto che proviene dalla raccolta differenziata dei film plastici che provengono dai rifiuti domestici ed industriali che per loro natura di utilizzo sono meno selezionabili, in termini di mono-plastiche rispetto all’HDPE. Possono essere di diversa provenienza e quindi di diversa qualità: Film agricolo viene raccolto normalmente con una certa percentuale di residui sabbiosi che devono essere eliminati, non sempre totalmente però, attraverso un accurato lavaggio. Il film, durante la sua vita subisce una degradazione dal sole che è da considerare quando si scelgono gli additivi della ricetta del WPC che dovranno compensare questo deficit. Film industriale o di primo uso sono quei materiali che vengono raccolti dagli scarti degli imballi delle aziende o dalle catene distributive e che rappresentano normalmente films puliti mai riciclati. La qualità di questo rifiuto è tra le migliori da utilizzare per il riciclo. Film derivante dalla raccolta differenziata che hanno contenuto rifiuti organici o altri contaminanti sia solidi che oleosi, il cui riciclo meccanico riduce in modo importante i componenti diversi dall’LDPE, ma non riesce ad eliminare completamente queste sostanze. • Il Polipropilene e un materiale che può derivare dalla raccolta differenziata sotto forma di scarti rigidi o sotto forma di film da imballo. La selezione meccanica restituisce una materia prima di buon livello che può presentare anche una certa percentuale di PE all’interno. Il PP è un materiale economico e duttile nella produzione del WPC. • Il PVC sotto forma di scarto può derivare dalla filiera industriale, quindi come scarto di lavorazione primaria sia sotto forma di raccolta differenziata come lo scarto di tubi, profili finestre, imballi, tessere e alto materiale da selezionare. Lo scarto post industriale è sicuramente il migliore in termini di pulizia da inquinanti e resa finale ma ha un costo elevato e una quantità reperibile sul mercato limitata. Il vantaggio dell’uso del PVC come legante polimerico è la stabilità dimensionale dei pezzi prodotti e la levigabilità. La funzione dei polimeri riciclati e degli additivi di protezione all’interno della miscela di legno creano numerosi vantaggi al prodotto finale.ImpermeabilitàImputrescenzaResistente ai raggi U.V.+Ottima lavorabilità a freddoBuona resistenza a flessioneOttimo mantenimento del coloreRiciclabilità nel settore del WPCResistenza all’azione corrosiva dell’acqua marinaAssenza di manutenzione superficialeCategoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - WPC - legno Maggiori informazioni sui polimeri
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