Questo capitolo esplora l’origine concreta dei materiali riciclati per l'arte, riportandoci nei luoghi dove la materia scartata nasce, muta e attende una nuova possibilità. Le strade, con i loro frammenti effimeri, rivelano la rapidità del consumo urbano; le discariche mostrano la dimensione collettiva dell’eccesso; le fabbriche raccontano il lavoro attraverso i residui della produzione; le case custodiscono scarti intimi, carichi di memoria.
L’artista, muovendosi tra questi paesaggi, impara a vedere ciò che gli altri ignorano: l’energia nascosta degli oggetti rifiutati. La raccolta diventa così un gesto critico, meditativo e sensoriale, un modo per interrogare la società attraverso le sue tracce materiali. Ogni frammento scelto non è solo un residuo, ma la possibilità di un nuovo racconto, di un futuro diverso per ciò che era stato lasciato indietro.
Un viaggio nell’origine dello scarto e nella ricerca artistica dei materiali che raccontano il nostro modo di vivere
Novembre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Saggio. Materia Nuova. Capitolo 10: Geografie del Riciclo tra Strade, Discariche, Fabbriche e Case
Cercare la materia significa prima di tutto imparare a vedere. Non a vedere come guardiamo di solito, distrattamente, ma vedere come chi sa che ogni oggetto, ogni frammento, ogni residuo contiene una storia, un’origine, un contesto. Prima ancora di diventare parte di un’opera d’arte, la materia riciclata è un pezzo del mondo, una traccia del nostro modo di vivere. Il riciclo non nasce nei laboratori, né negli atelier: nasce fuori, nelle strade, nei margini delle città, nelle fabbriche, negli spazi abbandonati o nelle case private dove ciò che non serve più tende a sedimentare in silenzio. È in questi luoghi che l’artista impara a riconoscere ciò che ha valore, ciò che porta una voce, ciò che può essere trasformato.
La geografia dello scarto non è casuale. Ogni luogo produce un tipo di residuo diverso, una materia che racconta la specificità di quel contesto. Le strade, ad esempio, generano uno scarto immediato, frenetico, segnato dalla velocità. Gli oggetti trovati sull’asfalto — una bottiglia incrinata, una vite consumata, un pezzo di plastica deformato dal calore — sono testimoni della vita rapida che li ha attraversati. Qui la materia non si deposita: transita. È una materia che ha conosciuto l’urgenza, l’imprevisto, l’abbandono istantaneo. Gli artisti che cercano materiali nelle strade devono essere rapidi, attenti, capaci di cogliere ciò che si presenta solo per qualche ora o qualche giorno. In città, lo scarto è fugace: ciò che oggi appare, domani è già stato risucchiato dalla logica del pulire, spazzare, riorganizzare.
Le discariche, invece, sono paesaggi della saturazione.
Qui lo scarto non è più individuo, ma massa: montagne di materiali compressi, stratificati, ammassati l’uno sull’altro senza alcuna gerarchia. Non c’è più la delicatezza del singolo pezzo, ma la potenza di un eccesso collettivo. La discarica è lo specchio ingrandito delle nostre abitudini: tutto ciò che abbiamo scelto di non riparare, tutto ciò che abbiamo consumato in eccesso, tutto ciò che abbiamo rimosso, vive ancora lì, in un orizzonte che sembra infinito...