Nel cuore gelido del Palazzo Cotto, Elena affronta un corridoio che sembra sospeso tra due mondi, dove il silenzio si trasforma in un eco minaccioso. Due uomini anonimi la bloccano con una gentilezza che non ammette rifiuti, segnando l’inizio di una prova che non aveva previsto. Ogni gesto, ogni parola, diventa parte di una procedura opprimente, un meccanismo studiato per spogliarla non solo degli oggetti personali, ma della sua stessa identità.
Condotta in una stanza sterile, si trova davanti a regole spietate che la fanno vacillare, costringendola a misurarsi con il peso della diffidenza e del controllo. Il nome del professor Valenti emerge come un’ombra costante, e quando finalmente varca la soglia del suo ufficio, ciò che la attende supera ogni immaginazione.
L’incontro diventa una resa dei conti silenziosa, un confronto dove gli sguardi valgono più delle parole e il confine tra vittima e complice si assottiglia fino a scomparire. Elena si scopre circondata da figure inquietanti, presenze che sembrano conoscerla più di quanto lei conosca se stessa, e ogni frase pronunciata assume il peso di una condanna.
Il palazzo si rivela un labirinto di segreti, un luogo dove le regole cambiano senza preavviso e dove il potere ha il volto freddo della disciplina assoluta. Alla fine della giornata, Elena è sola con le proprie paure, ma anche con la certezza che nulla sarà più come prima. Un nuovo capitolo si è aperto, e da quel momento ogni scelta potrà condurla alla libertà o a una prigionia ancora più profonda.
Nel Palazzo Cotto, Elena scopre le regole spietate del sistema: collaborazionisti e ribelli, avatar e inganni. Una scelta impossibile la trascina oltre il punto di non ritorno
Agosto 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 18: Il Patto Oscuro del Professor Valenti
Elena avanzò lungo il corridoio del Palazzo Cotto con il passo incerto di chi sa di entrare in un territorio sconosciuto e, forse, ostile. Il marmo sotto i piedi era freddo, l’aria pulita e densa di un silenzio irreale. Ogni suono, uno sbattere di porta lontano, un colpo di tosse, la risata attutita di qualcuno dietro una parete, giungeva amplificato e strano, come provenisse da un mondo parallelo. Quando fu davanti all’ufficio del professor Valenti, due uomini la intercettarono, quasi materializzandosi dall’ombra delle colonne.
Portavano abiti civili ma ben tagliati, la cravatta appena allentata e un cartellino di identificazione al petto.
Volti anonimi e severi, sguardi diretti, nessuna traccia di sorrisi. Si fermarono a un metro da lei, bloccandole la strada. «Dottoressa Fermi?» chiese il più basso, tono cordiale ma privo di calore. Elena annuì, sentendo subito la tensione salire alle tempie. «La preghiamo di accomodarsi su quella panca,» continuò l’altro, indicando con un cenno una seduta fredda sotto una vetrata. «Dovrà attendere una collega prima di poter proseguire.» Il loro modo gentile non lasciava spazio a repliche: era una gentilezza implacabile, l’efficienza studiata di chi esegue procedure senza fare domande. Elena si sedette, la borsa stretta sulle ginocchia, lo sguardo in allerta.I due uomini restarono nei pressi, le mani dietro la schiena, mormorando parole che non riusciva a distinguere. In quella breve attesa, i pensieri le si attorcigliarono nella mente: era sottoposta a una restrizione? Dovevano controllare i suoi movimenti? O peggio, la consideravano una potenziale minaccia? Cercò di incrociare il loro sguardo, ma entrambi evitarono qualsiasi contatto visivo. Si sentiva improvvisamente sola, vulnerabile. La sensazione di essere diventata, in un attimo, una sospetta invece che una collega era acuta, tagliente. L’istinto la spingeva a protestare, a chiedere spiegazioni; la ragione le suggeriva di aspettare e osservare. Non dovette attendere molto. Dall’estremità del corridoio apparve una donna sulla cinquantina, i capelli grigi raccolti in uno chignon basso, un volto squadrato e segnato da rughe profonde alle tempie e intorno alla bocca. Indossava una divisa grigia con la targhetta “Funzionaria Distretto” appuntata sul petto.....
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