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L’ENIGMA DELLA CASA ABBANDONATA DI FOPPOLO. CAPITOLO 2: SUSSURRI NELLA NEVE

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 2: Sussurri nella neve
Sommario

Le prime luci dell’alba trovano Marco Anselmi ancora sveglio, tormentato da un’immagine che non dovrebbe esistere. Una sagoma sfocata, un dettaglio impossibile da ignorare. È solo un’illusione o qualcosa di più?

Nel silenzio sospeso di Foppolo, ogni ombra sembra avere un segreto, ogni sussurro un monito. La neve copre ogni cosa, ma non può cancellare le paure di chi, come lui, cerca risposte.

Mentre il paese continua a vivere nell’omertà, Marco si inoltra sempre più nel mistero della casa abbandonata. Incontra persone che sanno più di quanto dicono, raccoglie frammenti di verità nascosti tra sguardi schivi e porte socchiuse. Ma più scava, più l’oscurità sembra stringersi attorno a lui.

C’è qualcuno che non vuole che la verità venga alla luce. O forse… qualcosa.

E quando una telefonata inattesa lo conduce a un incontro che potrebbe cambiare tutto, Marco capisce che sta per varcare una soglia da cui potrebbe non esserci ritorno.

Una notte, un appuntamento, un luogo che non ha mai smesso di osservare.

Il secondo atto dell’indagine ha inizio. Ma il vero orrore deve ancora mostrarsi.

L’enigma della casa abbandonata di Foppolo


Giugno 2024

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Sussurri nella neve. Capitolo n° 2 


Le prime luci dell’alba trovarono Marco Anselmi ancora sveglio, nella stanza 204 dell’Albergo Bernardi a Foppolo. Aveva trascorso una notte agitata, tormentato dal ricordo di quella casa sinistra e, soprattutto, da ciò che la sua fotocamera aveva immortalato. Per quanto cercasse di convincersi che si trattasse di un’illusione ottica, di un semplice gioco di luci e ombre, non poteva ignorare la sensazione che qualcosa, o qualcuno, lo avesse davvero osservato dal piano superiore.

La luce lattiginosa del mattino, fioca e intrisa di riflessi azzurrognoli, penetrava con fatica attraverso la finestra velata di brina. Lo scricchiolio dei tubi del riscaldamento si mescolava al lamento lieve del vento, dando all’intero albergo un’aria di sospensione. Marco si preparò in silenzio, infilando i pochi abiti che aveva portato con sé. Decise di dare un’occhiata alla fotografia sullo schermo della fotocamera un’ultima volta, quasi sperando di scoprire un dettaglio che potesse rassicurarlo.


Ma la sagoma c’era ancora: confusa, scura, in cima alle scale.

Non poteva negare l’evidenza. Con un brivido, staccò lo sguardo e nascose la fotocamera nella tasca interna del giaccone.

All’uscita dall’albergo, la neve candida avvolgeva ogni cosa, come un manto silenzioso che tentava invano di ricoprire i segreti e le paure del piccolo paese. Marco respirò a pieni polmoni, nonostante l’aria pungente sembrasse tagliargli la gola. Era deciso a tornare al Cervo Nero prima che fosse pienamente giorno, sperando di trovare Gianni libero da occhi indiscreti, per scambiare con lui qualche parola in più sulla casa abbandonata e su quell’apparizione....

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