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L’ENIGMA DELLA CASA ABBANDONATA DI FOPPOLO. CAPITOLO 6.2: IL RICHIAMO DI MARINA

Slow Life
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Sommario

Nel silenzio della notte di Bellano, Giorgio Tormen, geologo e padre single, vive tra carte topografiche e ricordi sospesi, in una casa che riflette la sua solitudine ordinata. Una telefonata improvvisa da Marina, donna del suo passato e voce di un mistero irrisolto, riapre un capitolo che credeva chiuso.

La loro storia, nata tra frane e vallate alpine, torna a intrecciarsi con un’indagine che affonda sotto la neve e dentro le coscienze. Mentre prepara lo zaino per risalire verso Foppolo, Giorgio deve fare i conti con la propria paura e con l’amore, fragile e silenzioso, per sua figlia Chiara, adolescente in bilico tra sogni e consapevolezza. La notte si fa lunga, il lago tace, e l’alba promette risposte che cambieranno tutto.

L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 6.2: Il Richiamo di Marina


Novembre 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 6.2: Il Richiamo di Marina


Giorgio Tormen era seduto accanto alla stufa a pellet della sua casa, una struttura in pietra e legno affacciata sul lago di Como nel paese di Bellano, a metà strada tra l’abbraccio dolce dell’acqua e l’asprezza dei monti. La sua dimora non era grande, ma ogni dettaglio parlava di lui: travi a vista annerite dal tempo, scaffali zeppi di testi tecnici e vecchie riviste di speleologia, una parete interamente occupata da carte topografiche arrotolate con cura. In un angolo, un grande tavolo di rovere usato sia come scrivania che come piano da disegno, con penne, bussole, piccoli strumenti per analisi litologiche. Sul ripiano della finestra, qualche vaso di vetro con sabbie e rocce catalogate, raccolte nei suoi viaggi.

Fuori, la notte si era fatta di velluto blu, e il lago luccicava appena sotto la luna, calmo, come addormentato. Giorgio teneva tra le mani una tazza di caffè ormai freddo, ma non riusciva a smettere di pensare alla voce di Marina, a quella telefonata così imprevista e, al tempo stesso, inevitabile.


Si erano conosciuti quasi per caso — o per incastro.

Era il 2018, un'estate afosa, e Giorgio teneva un seminario sull’erosione montana e le fratture carsiche in un convegno organizzato a San Pellegrino. Marina era lì come relatrice per un’associazione ambientale, ma durante una pausa si era avvicinata per chiedergli chiarimenti su un dettaglio della sua esposizione, incuriosita da alcune slide che parlavano di gallerie abbandonate in Val Brembana.....

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