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LA RICETTA DELLA CASCINA DEL PELLICANO. CAPITOLO 8: IL SANTUARIO DEL LETAME E L’ORDINE SIMBOLICO

Slow Life
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Sommario

Alla Cascina del Pellicano il tempo si organizza da solo, con una disciplina che non ha mai letto manuali di management. Nei giorni feriali si lavora, poco e di nascosto, nei weekend si vende. Nel resto del tempo si respinge il mondo con educazione armata. L’elisir diventa leggenda, la provincia diventa folla, e la strada diventa una processione laica con SUV al posto dei ceri.

Tra reti oscuranti, droni troppo curiosi e un conte che scopre il piacere dell’autorità seduta, il successo assume una forma inattesa. Le istituzioni iniziano a tossire, i social a urlare, e persino la fede trova difficoltà logistiche. Nel frattempo qualcuno misura, qualcuno rimanda, qualcuno consegna telegrammi con cautela. Nulla esplode, ma tutto si carica. Perché quando il letame diventa simbolo, non è più solo una questione agricola.

Tra segreti, code infinite e droni abbattuti: quando un elisir agricolo manda in crisi viabilità, le istituzioni e il buon senso


Febbraio 2026

Romanzo giallo-ironico. La Ricetta della Cascina del Pellicano. Capitolo 8: Il Santuario del Letame e l’Ordine Simbolico

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.


Il ritmo delle giornate lavorative alla Cascina del Pellicano si assestò con una naturalezza che, a posteriori, sembrò perfino elegante: come certe abitudini nate per caso e poi trasformate in sistema, non perché qualcuno sia davvero capace di organizzare, ma perché la realtà — a furia di spingere — trova da sola la sua forma.

Si lavorava il sabato e la domenica.

Il resto della settimana era dedicato a due attività compatibili con l’animo del conte: il riposo e il segreto.

La domenica sera, quando l’ultimo cittadino ripartiva con il bagagliaio pieno di entusiasmo e l’odore di campagna ancora attaccato alle giacche tecniche, Ida chiudeva il cancello con un gesto che somigliava a una benedizione. Il conte, dietro di lei, annuiva con gravità, come se stessero sigillando un trattato internazionale e non semplicemente impedendo a gente felice di tornare a chiedere “solo una bottiglietta, per favore”.


Il lunedì mattina la cascina tornava quella di sempre: vasta, silenziosa, leggermente sproporzionata rispetto alle vite che conteneva.

Il portico ricominciava a fare il suo mestiere preferito: proteggere la pigrizia dal sole. I mattoni dell’aia si scaldavano lentamente, i pioppi frusciavano come vecchie comari che non vogliono smettere di commentare, e la concimaia — lei — restava lì, a borbottare nel suo modo discreto e indecente.

Eppure, qualcosa era cambiato.

Perché nei giorni “di riposo”, che in teoria avrebbero dovuto essere dedicati al nulla, il conte e Ida facevano la cosa più sovversiva che due persone della loro storia potessero fare: lavoravano in segreto.

Il riempimento delle bottigliette di Elisir del Pellicano divenne un rituale geloso, quasi monastico. Non era solo prudenza: era proprio una forma di protezione psicologica. Quando qualcosa nella vita ti gira finalmente a favore, senti subito il bisogno di chiudere le finestre, abbassare la voce e non dirlo troppo in giro, perché la fortuna è come un gatto: se lo guardi fisso, si offende e se ne va.

Ida impose le regole con una fermezza dolce ma inappellabile:

- Nessun aiutante del weekend.

- Nessun ragazzetto dei social deve vedere dove e come si riempie.

- Nessun forestiero deve mettere piede oltre le zone “turistiche”.

Il conte, per una volta, obbedì senza discutere. Aveva capito anche lui che il vero valore dell’elisir stava in una parola che gli faceva paura e piacere insieme: esclusività. Se il segreto fosse uscito dalla cascina, la cascina sarebbe diventata un fenomeno pubblico. E un fenomeno pubblico, prima o poi, viene regolamentato, studiato, commentato. Poi arriva la gente “competente”. E la competenza, alla Cascina del Pellicano, era una forma raffinata di disastro.

Così, dal lunedì al venerdì, la casa viveva in modalità clandestina....

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